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(narratore) Questa è la sede centrale
di una megaditta italiana degli anni '80.
La crisi del Paese e la svalutazione galoppante
hanno finalmente generato nella classe impiegatizia
un nuovo, incredibile, morboso attaccamento al lavoro.
(in inglese) Otto, sette, sei, cinque,
quattro, tre, due, uno. Via!
- Sollevate i teli! - I teli!
(Filini) Arrighi. Genovesi.
Azzarita. Attanasio.
Fantesi.
Badalamenti.
Fanteri.
Castellazzi. Fantini, Borghesio.
Luciani.
- Buonanotte. (insieme) Buonanotte!
- Ciao, ragazzi! - A domani.
Fantozzi.
Come va, ragioniere? Tutto bene? Tutto a posto?
Aspetti. Funziona. Ho solo un leggerissimo fastidio alle ginocchia.
- Le ginocchia. - Okay.
La multa?
- Tenga, buona donna. - Sono tua moglie, Ugo.
Scusa, Pina! Non ti avevo riconosciuta.
Scherzavo.
- Perché sei qui? - Sono venuta a prenderti.
Andiamo al cinema o a guardare le vetrine?
Al cinema o a guardare le vetrine? Tu sei pazza.
Andiamo a casa. Monta, in fretta! Dai che perdo tutto.
Dai, veloce!
La sera gli abitanti della città avevano urgenza di tornare a casa.
(Fantozzi) Un posto libero! E' mio!
- Mi scusi, ho fretta. - Buongiorno, come va?
- Passo sul tetto della macchina. - Faccia. A domani!
Pista! Pina, le chiavi!
Dai!
- Permesso, signora. - Che modi!
Le chiavi! Porca miseria! Dammi le chiavi.
Potevi darmele aperte? Dov'è quella giusta?
Perché non metti un colore per riconoscerla? Dipingile!
E' Mariangela, nostra figlia.
Scherzavo, l'ho fatto per divertirla.
- Attento, ho messo la cera! - Avvisate!
Dov'è quella cosa?
Ne ho bisogno.
Era qui! E' sempre stato qui.
Eccolo!
Fantozzi, come tanti altri sventurati,
era stato travolto da un nuovo mortale nemico, il telecomando.
Come tutti, era un telecomando-dipendente.
Durante un'agghiacciante crisi di astinenza, aveva stabilito
il record condominiale.
380 cambi di canale in 26 secondi netti.
(donna) Basta, lo butto di sotto! (uomo) Ti ammazzo!
Meglio la morte!
- Lo riporto? - Dammelo!
A una certa ora della notte, le famiglie si ritirano sconfitte.
E' l'ora critica, l'ora di "Proibito",
di "Vietatissimo" e "Super Porno Show".
Aspetti.
Ah! Ahi!
Glielo metto qui.
Ah, "scodazzo"...
Apri qua.
Oh!
(gemiti di piacere)
Apri! Apri! Ti do una mano.
Che ragazza!
Togliti le mutande.
Ugo!
No, Pina!
Non vorrei che tu pensassi che io e questa signorina... Oddio, chi è?
Ecco, Pina.
Io stavo dicendo le orazioni della sera con questo sacerdote.
Da qualche sera lo seguo e dice cose estremamente interessanti.
Poi questo sacerdote fa veramente dei miracoli. Sai, Pina?
Pina, sai che cosa ti dico? Stasera mi sento uno strano fuoco dentro.
Se andiamo di là, sai che faccio? Ti apro in due come una mela.
- Sì! - No, non fare così.
Non cambia, ma porca...
La settimana bianca era una delle più tragiche tappe obbligate di Fantozzi
e dei suoi sventurati colleghi.
Prudentemente stavolta si erano iscritti a settembre,
ma il loro turno era scattato a maggio dell'anno successivo,
quasi a inizio estate.
- Fantozzi? - Non è ancora arrivato.
E' uno stronzo. Se non viene, meglio. Stiamo più larghi.
- Ma ha pagato la quota. - Eccolo!
Dov'è?
Allora, signori, montare.
- Si parte! - Piano, uno alla volta. Non facciamo come al solito.
- Muoviti, Puccettone. - E' anche sordo?
- Scusi, dove sono le cuccette? - Là avanti.
Dove?
Dove?
(fischio)
- Di qua, Fantozzi! - Signore, venga.
- Salga qua che parte. - I miei compagni sono dall'altra parte.
- Li raggiunge sul treno. Dia a me, ci penso io. - Attento agli sci.
- Stia tranquillo. - Il casco è pesantissimo.
Lo tiro io.
Scusi, ho perso un po' di sensibilità ai piedi.
- Finalmente! Eccolo. - Ragionier Fantozzi, dov'è stato?
- Poi vi racconto. - Stia attento.
- Ah! - Lo sapevo.
- Scusi, non l'ho fatto apposta. - Piano.
Per cortesia!
- Ah! - Scusi. Scusi.
Noi siamo stati al vagone ristorante.
- Adesso ci vado anch'io. - Ormai è chiuso.
- Non mangi più. - Già.
- E' chiuso? - Sì.
C'è una stazione, sono salvo.
- Mi dà un cestino? - Subito, signore.
- Quant'è? - 9.000.
9.000. Aspetti.
- Ha da cambiare 50.000 lire? - Certo.
Grazie. Mi dà il resto? Perché ho paura che parte.
Andiamo!
(fischio) Me lo dà, per favore? Parte!
Me lo "dii"!
Me lo...
Dieci a te, dieci a me. Dieci a te e venti a me.
Per 50.000 lire comprò
forchetta di plastica, coltello di plastica, bicchiere di plastica
e un'ala di pollo. (fischietto)
Di plastica.
E una mela bacata.
- Piano. - La mano!
- Che maniere sono? - Che maniere!
Se mi lascia passare...
- Il piede! - Questa è la mia cuccetta.
Che fatica!
E' veramente comodo qui.
Io mi tolgo gli scarponi.
Dormite tranquilli, domattina vi sveglio mezz'ora prima di Ortisei.
(russa)
Non c'era da stare tranquilli. Filini era un dormitore da competizione.
Ma il geometra Calboni era ancora più temibile per una sua turba
dal nome scientifico di "ventilatio intestinalis putrens".
(scorregge)
L'aria diventò subito irrespirabile.
Mamma, che puzza!
Puccettone, vai in toilette invece di appestarci con i tuoi venti.
Sei impazzito? Ti vanti di avere partecipato ai campionati...
Io? Ma che dici?
Ragioner Fantozzi, non si respira più.
- Vada fuori a scaricare l'aria. - Si sbaglia.
- "Vadi" fuori, ragioniere! - C'è un equivoco.
- Per favore, "eschi"! - Vada!
- Calboni si vantava... - Quando si è così, si prende un singolo.
Esca! Non si resiste!
- Vada fuori! - E' un maiale.
- Un maiale? - Sì.
Ma sei tu, Calboni...
(Calboni) Qui si respira a fatica e lui ci appesta con i suoi gas!
Fantozzi fu riammesso nel gruppo solo la mattina dopo,
quando fecero il trasbordo sul trenino della Val Gardena.
- Ecco la neve! - Eccoci.
- Giù, ragazzi. - Voglio fare a pallate di neve.
Voglio fare un pupazzo.
Scusi, Filini, dov'è la neve?
Non ha letto il cartello? "Ortisei".
La neve c'è sempre a Ortisei. Ora il pulmino ci porterà sulla neve.
L'organizzazione è sempre perfetta.
- Filini! - E' lui.
- E' questo signore. - Permette? Ragionier Silvio Filini.
C'è la mano qui. La mano. No.
(accento tedesco) Venite dall'Italia? - Non siamo in Italia?
- Siamo partiti ieri. Non sapevate del nostro arrivo? - Certo.
Ma con voi italiani non si può essere sicuri di niente. Tutti a posto!
Scusi, professore, sa dov'è la neve?
Fai domande da stupido.
La neve non aspetta gli italiani.
Invece della neve, vacanze alternative intelligenti.
Tu puoi fare scuola di roccia o conoscere il folklore del Sudtirolo
o fare una cura dimagrante nella nostra clinica.
Voi mafiosi italiani mangiate sempre spaghetti.
- Per lo sci? - Non si scia!
Fai i capricci, italiano? Vacanze alternative, ho detto!
Dopo una notte orrenda passata a decidere sulle vacanze alternative,
il gruppo si divise a seconda dei gusti e delle tendenze.
Calboni, Colzi e Filini optarono per la scuola di roccia.
- Dove mi attacco? - Forza!
Calboni fu messo imprudentemente capocordata.
Scusate. (scorreggia)
Fantozzi che aveva promesso a Pina di perdere con lo sci almeno 5 chili,
decise per il dimagrimento alternativo.
Si ricoverò nella modernissima clinica
per seguire la famosa dieta del professor Birkermaier
dell'Università di Jena. (accento tedesco) Undici.
182.
E' molto carino qui.
Poi è allegro, mi piace. Avete aperto da molto questa...
Ma come...
(uomo) Ho fame!
Ho fame!
Che cos'è? Dove mi portate?
Di nuovo, professor Birker.
- Benvenuto nella sua nuova dimora. - Grazie, professor Birker.
- Birkermaier! - Birkermaier.
Scusi, io non ho fatto colazione.
- In che cosa consiste la dieta? - Niente, venti giorni di digiuno.
- Niente mangiare, niente bere. - Ma come? Niente mangiare?
Scusi, professor Birkermaier. Allora quel cessetto a che serve?
Al sesto giorno di cura, Fantozzi era allo stremo.
Tu, mafia, spaghetti e baffi neri, come va?
Bene, professore.
Da quando non mangi più spaghetti?
Io non lo ricordo più.
- Sei giorni? - Sei.
Molto bravo!
Per fare una buona cura, occorre grande forza di volontà.
- Va bene, professore. - Chi non ha volontà...
(schiocchi di frusta) Aah!
(schiocchi di frusta) Ahia!
Guarda.
Ahia! Ahia!
Pietà!
Per sviluppare una grande forza di volontà,
invito tutte le sere un tuo camerata alla mia cena.
Io mangio, lui guarda.
Lui guarda e io mangio.
Chi tocca il cibo, "kaput"!
Lui non ha resistito.
Ha rubato e mangiato una briciola di pane che era sulla mia tovaglia.
Però ho visto... Insomma.
Vuoi essere mio ospite stasera?
Grazie, ma stasera ho un impegno con una zia.
Tu scrivi il suo nome.
Quale nome scrive? No, guardi che... No!
- Prego. - Professore.
Vieni.
Seduto.
Prego, seduto.
- Dove ti sei seduto? - Dove mi ha detto.
- Qua. - Lei mi ha detto...
Che cosa abbiamo di buono stasera?
Che c'è di buono?
Polpette di Bavaria!
Cuore di patata, farina, aromi.
Peccato che tu non possa mangiare.
Quattro tipi di carne, prosciutto, formaggio, uova.
Ricordi il tuo camerata che ha mangiato? Aaah!
Un po'.
Si scioglie in bocca.
Un boccone, una polpetta.
Una polpetta, un bicchiere di...
Vino del Re...
Della Valle del Reno.
Vino della...
Del...
Vino...
- Tu mangi? - No.
Tu mangi? Infermieri!
Infermieri, lui mangia! Lui mangia tutto!
Lui mangia!
(Tv) Italia-Argentina, la rivincita di un Mondiale.
Un mercoledì, un mese dopo, tutti erano sintonizzati su un unico canale
per la cronaca differita della rivincita tra Italia e Argentina.
Fantozzi era in prima linea. Poltrona, tavolino davanti alla Tv,
vestaglia di flanella, spaghetti in cottura,
birra gelata e rutto libero.
Pina, portameli al dente!
Se Bettega gioca bene, sono fottuti.
Poi ci sono Cabrini, Causio con i suoi numeri
e Benetti che è una belva.
Ammazza quanti! Vabbè, da domani mi metto a dieta.
Che odore è?
E' il mio nuovo profumo, "Temptation".
Nuovo profumo? Non ti sei mai profumata!
- Una volta bisogna pur cominciare. - Che dici? Sei diventata scema?
- Attento, tira! - Perché tu...
non hai consumato litri di lavanda quando avevi tutti i tuoi giri?
- Come ti sei conciata? - Per questa pettinatura, chiamata Schiaffo,
sono stata due ore dal parrucchiere.
Allora spettinati, così non sembri un essere umano. Vai!
Che fa? E' impazzito?
- Devo dirti una cosa importante. - Non il risultato della partita!
Non è il risultato. E' una cosa più importante.
(Tv) Calcio di rigore contro l'Italia! - Almeno per me.
(Tv) Può essere la svolta della partita. - Ugo, ti prego.
- Rigore contro l'Italia. - E' importante.
Ugo, non immagini quanto sia importante.
(Tv) Ecco che prende la rincorsa, parte il tiro... Parato!
Tié! Kempes, parato!
- Adesso ascoltami. - Già.
E' veramente importante, Ugo!
Ti concedo venti secondi di udienza, parla!
Mi sono innamorata di un altro uomo.
Vabbè, ora lo hai detto. Vai, c'è la partita.
Fammi stare in pace. Tunnel di Causio. Questi stronzi!
Al ventunesimo del secondo tempo, Fantozzi realizzò.
Me lo dici così, porca puttana?
Ti sei innamorata di un altro?
Pina, io ti ammazzo!
Che fai lì? Ammazzo tutte e due. Vi ammazzo!
Anzi, sai che faccio? Mi ammazzo io.
Così vi frego. Voglio vedere come fate a mantenervi senza...
Pina, chiama un'ambulanza.
Mi sono pugnalato con la forchetta.
No, Ugo, è inutile che tu faccia la commedia per impressionarmi.
Io lo amo.
Credo che la nostra storia si sia ormai esaurita.
Attento, ho già separato i letti! (tonfo)
Fantozzi litigò con la moglie tutta la notte.
Alla fine decise di tenere un comportamento calmo e civile.
Lo sapranno tutti e mi prenderanno per il culo.
Dovrò cambiare città, amici.
- Cornuto! - Scusi, come fa a saperlo?
Lo so e basta!
- Buongiorno, ragionier Fantozzi. - Buongiorno.
- Come va? - Benissimo.
- Allora facciamo le corna! - Se ha voglia di sfottere, non è giornata.
Che le prende? Che succede?
- Puccettone, prendiamo un cappuccino al bar? Mi offri un cornetto? - Ah!
La puntina!
Non offro un cavolo! Mangiatevi le vostre di corna.
- Che ha? - E' nervoso, andiamo noi.
Certo.
Pronto, Pina? La cosa ha già fatto il giro della città.
In ufficio lo sanno tutti. Dimmi chi è.
Pina, non farmi incazzare. Voglio sapere chi è il tuo amante!
Pina, vado all'Ufficio Personale, mi licenzio e vi frego...
Pronto, Pina?
Ma porca...
Fantozzi decise di scoprirlo da solo.
Ugo, io vado.
Torni?
- Vado solo a fare la spesa. - Va bene.
Prese un giorno di ferie, aspettò che Pina uscisse
e si mise a rovistare la casa in cerca di indizi.
Una lettera, una fotografia.
A questo punto venne colto da un leggero sospetto.
(Cecco) Prendi questo, bionda! (cliente) Mi dia anche lo zucchero.
(Cecco) Certo. Sa chi mi ricorda lei?
Donatella "Erezione", quella di "Splendido splendente".
Buongiorno! Si è fatta i capelli double face?
Bella signora, che le do oggi? Gli sfilatini o tutto il filone?
Sono tre chili. Glielo ficco nel sacchetto?
Se torna nel pomeriggio, le faccio trovare un filoncino speciale.
- Pane per i suoi denti. - Allora torno nel pomeriggio.
- Alle cinque va bene? - Per lei il filoncino speciale c'è sempre.
(canta) Sono diabolico nell'amplesso,
sproporzionato per le dimensioni del sesso
e se trovo la donna adatta...
Era Cecco, il nipote del fornaio sotto casa.
Era un orrendo butterato di 26 anni
con il culo molto basso e un alito tremendo, tipo fogna di Calcutta.
- Papà, non guardi la televisione? - Sono stanco della vita ormai.
- Che fai? Fumi? - Sì e bevo anche.
- Che è? - Un incisivo inferiore.
- Mammina dov'è? - Mammina sarà uscita a comprare...
del pane.
Tesoro, siediti vicino a tuo padre.
Amore, ormai tu sei...
Sei grande.
Se mammina, che è buona come il pane, dovesse lasciarci, che sarà di noi?
Non preoccuparti, papà. Staremo insieme tutta la vita.
Soli tu e io.
Poi il dolore divenne insopportabile e decise di farla finita.
(Cecco canta)
(fracasso)
(Cecco canta)
Oddio, lo ammazza. Oddio!
Ehm... Ehm...
Posso parlarle da uomo a uomo?
Lei mi deve rendere conto.
Lei mi deve rendere conto!
- Lei mi deve rendere conto... - Dei conti si occupa zio Antonello.
Va bene.
- Mi perdoni. - Tu chi sei?
Io sono il ragionier Fantozzi, marito della signora Pina Fantozzi.
E' quello delle 700.000 lire di debito.
- Che fai con tutto questo pane? - Lo domandi a suo nipote.
Lei insidia la mia signora.
- Quale signora? - Mia moglie.
- Tua moglie? - Sì.
Lei è il collezionista di mostri!
Ha il mostrino piccolo e il mostro più lungo.
Sarà soddisfatto di avere completato una così bella collezione.
Bravo! Qui tutti parlano di voi.
Quando arrivate, "Fantozzi!" (pernacchia)
Noi pensavamo che la signora lavorasse al Circo Togni.
L'unica cosa che potete fare è un viaggio a Lourdes.
Tutti e tre! Fate i bagni in piscina e aspettate il miracolo.
- Allora lei non me la porta via. - Portarla via?
Solo gli spazzini la portano via se la lasci tra i rifiuti.
- E' l'unico modo perché con te il destino è stato beffardo. - Grazie.
Grazie! Allora lei è testimone.
Siamo d'accordo, non la porta via.
- Che cazzo dici? - Come?
Questi non sanno chi è. Hai una foto? Prendi una foto del mostro.
- Di mia moglie? - Sì. Fai passare una bella serata a questa gente.
Non si divertono mai, sempre chiusi nel guscio.
- Fai vedere la foto del mostro! - Ecco.
- Questa l'abbiamo fatta a Riccione. - Guarda! Sai che è questa?
E' la sintesi della disgrazia, l'apoteosi della schifezza.
Guardate e ridete anche voi che non ridete mai.
Tieni.
- Mi dia la foto. - Falli ridere!
Dai, fagliela vedere.
- Dammi la schifezza. - Mi dia la foto.
L'ha portata via.
Visto che a tua moglie piace lo sfilatino, portale anche questo.
Sapete che vi dico? Voi non capite niente di donne!
La mia è bellissima!
Sapete una cosa? Io non comprerò mai più il pane da voi.
- Fantozzi? - Sì? (pernacchia)
Grazie.
Ho parlato con quel giovanotto.
Ho avuto un colloquio molto civile.
Abbiamo avuto uno scambio di vedute e lui è stato veramente comprensivo.
Poveraccio! Si è innamorato come una bestia.
E' pazzo di te, ti trova una donna bellissima. Molto sexy!
Sei piaciuta moltissimo a tutti i suoi amici.
Ti trovano straordinaria.
Ora lui è...
Lui sarebbe anche disposto a rinunciare
perché non vuole rovinare una famiglia.
Però, come tu ben capisci, l'ultima decisione spetta a te.
Che fai allora?
Ho già deciso, Ugo.
Resto con te... perché ti stimo moltissimo.
Sì, ma amare no?
Aiutami a riunire i letti. Il lenzuolo grande è nell'armadio.
Pina, sono contento perché capisco che è finito proprio tutto.
Sembrava una mattina come le altre.
Invece l'irreprensibile segretaria del direttore ereditario
uscì dal suo ufficio con una triste notizia.
Hanno telefonato, è sicuro!
Il direttore ereditario ha la rosolia!
Il direttore ereditario aveva 106 anni.
Quel morbo infantile poteva essergli fatale.
Gli impiegati accolsero la notizia con composto dolore.
(insieme) Urrà!
Fantozzi pensò che quell'occasione andava aiutata con qualsiasi mezzo.
Buongiorno, signor prete.
Prego, figliolo.
- Io vorrei far dire una messa. - Pro o contro qualcuno?
- Contro. - Contro costa il triplo, 30.000. Cantata, 50.000.
- Cantata. - Lo odi molto, figliolo.
A quell'iniziativa di Fantozzi, ne seguirono altre, tipo...
Rosarioni giganti in sala mensa.
- Ave Maria... - Ave Maria...
Furono esauditi.
Fantozzi si presentò alle esequie in lutto totale.
- Signora, ha visto per caso... - Aaah!
Aspetti.
Aspetti.
Stia calma. Capisco il suo dolore, ma mi lasci.
Mi lasci il braccio.
Chi prende la cassa?
- Io! - Anch'io la porto.
La prendo anch'io.
- Ragioniere, non capisco. Aveva marito? - Chi?
- Il conte. Vede la corona? - Non so, si informi.
Scusi, questo è il funerale del conte Vignardelli Bava?
No, vedova Ricci.
Ragioniere, abbiamo sbagliato funerale.
- Perché? - Qui è la vedova Ricci.
- E' la vedova Ricci? - No, tenente Gambardella.
Tenente Gambardella?
Ecco!
- Scusi, signora... - No, Filini!
- Stia attento! - Mi lasci, signora!
- Mi lasci! Che cosa fa? - Aspetta.
Ehi, dove siete? Dove siete?
- Filini, andiamo via! E' pericolosa. - Vengo.
Attento!
I due raggiunsero il funerale giusto in un ritardo mostruoso.
Davanti a questo cippo d'oro forgiato con la fusione delle fedi nuziali
donate spontaneamente da voi fedeli impiegati,
secondo la volontà dell'illustre scomparso...
annuncio il nome del suo successore.
Il vostro nuovo direttore totale sarà...
- Sarà... - Mmm?
- Sarà... - Mmm?
Il dottor ing. Gran Mascalzon di Gran Croc,
visconte Cobram.
No!
Tra tutti, quello del visconte Cobram era il nome più temuto.
Era quello della corsa ciclistica.
Da giovane era stato un mediocre ciclista.
A 18 anni era entrato nella società
e aveva fatto strada facendo il leccaculo e la spia.
Ora, raggiunto il potere, voleva
che il ciclismo lo praticassero tutti i suoi dipendenti.
Il ciclismo è uno sport sano. E' contro la vecchiaia e le malattie.
Ma soprattutto conferisce grande lucidità ed efficienza sul lavoro.
- Invece il tennis? - Fa schifo.
- E' roba per signorine. - Da finocchi!
- Il calcio? - Beh, il calcio...
- Che cosa? - Beh, è uno schifo.
- Un vomito! - Sì.
Bene!
Voglio anche dirvi che mi fanno pena e schifo gli impiegati
che vengono in ufficio in macchina
e la sera corrono a rinchiudersi in quelle scatole di sardine
invece di fare una bella sgambata fuori città.
- Lei! - Io? - No, lei, lì dietro.
Io? Non voleva parlare con lui?
- Io, va bene. - Alla Milano-Sanremo del 1931
è arrivato terzo Piemontesi, secondo Guerra...
- E primo? - Primo? Primo Carnera.
Che cos'è la punzonatura?
E'... La punzonatura.
Dunque, dicesi "punzonatura" quando...
- Non lo ricordo più. - Non lo ricorda più.
(risate)
Mi sembra...
Si potrebbe ipotizzare che la punzonatura sia una cattiva azione.
Quando si dice: "Gli ha dato una gran punzonatura."
Ah, sì! Quando uno sciame di api...
No, è un piatto regionale abruzzese.
Un piatto regionale abruzzese.
(risate)
Allora mi risponderà...
Mi risponderà...
Fermi!
La punzonatura è l'assegnazione dei numeri di corsa.
Le cose cambieranno, qui.
Voi non sapete che cosa vi aspetta, maledetti smidollati! Fuori!
Purtroppo loro sapevano che cosa gli aspettava.
Si improvvisavano ciclisti o erano fottuti.
- Andiamo! Andiamo! - Ssh! Fermi.
Pronti? Tra il nostro Martano e lo spagnolo Trueba
fu un bel duello nell'agosto del '34.
- Era giugno. - Giugno '34. Scusi, ho sbagliato.
Giugno, Trueba. Soprannominato la Pulce dei Pirenei.
Stasera dove andiamo a fare la sgambata?
- Dove andiamo? - Facciamo il giro dei laghi.
No, facciamo il giro delle sette colline.
No, andiamo a cenare da mia zia a Pinerolo e torniamo in nottata.
(sottovoce) Sono 1.200 Km. - Che cosa sono 1.200 Km?
- Che sono? - Niente.
- Allora, signori, tutti a Pinerolo! (insieme) A Pinerolo!
(sottovoce) Dove ha messo la sua macchina?
- Dietro l'angolo, vicino alla sua. - Andiamo a fare questa gita.
- A Pinerolo! - A Pinerolo.
- Andiamo a Pinerolo. - A Pinerolo! Ci ha creduto.
Cobram! (pernacchia)
- Ecco la sgambata! - Andiamo!
- Una sgambata? - Tié! Tié!
- Andiamo a casa. - Fermi!
Andiamo per gradi. Come prima uscita, basteranno 20 Km.
- Venti? - In sella!
In sella, alla bersagliera.
No! Un momento.
(Fantozzi) Signor cane! No, ingegnere!
(ringhio)
Il diavolo non è così brutto come si pensa.
Sì, ho fatto 20 Km senza soffrire. Mi sento i muscoli sciolti...
Buonasera, ragioniere.
(tonfo)
Tre ore dopo Fantozzi ebbe qualche leggera difficoltà di movimento.
Pina, aiutami! Non arrivo alla maniglia.
Ho qualcosa che non va alle articolazioni elementari.
L'indomani in sala mensa entrò un plotone di super mutilati
di tutte le guerre.
Erano i tragici partecipanti all'allenamento della sera prima.
- Mi dà la carne? - Le posate.
- La carne non c'è? - Non so, tenga le patate.
Io volevo la carne.
- Vino! - Vino?
Sì, vino.
- Vino. - Pronto.
Grazie.
(Fantozzi) Vorrei la frutta. - No, ha già le patate.
- Almeno il pane. - Va bene, ecco il pane.
Attenzione!
Ho una grande notizia da darvi.
Tra 15 giorni, domenica 28 luglio, metterò in palio
la prima Coppa Cobram ciclistica per i dipendenti della nostra azienda
sulla distanza di 40 Km.
Ma...
- 50? - 50.
- Qualcosa non va? - No, va tutto benissimo. Anzi, è poco.
- 55? 60? - 70.
Siete pregati di iscrivervi tutti!
Mi raccomando lei, si alleni!
La sera prima del fatale giorno
Fantozzi e Filini fecero un miserabile, disperato tentativo.
- E' pronto? - No, vorrei ritirarmi.
- Allora vuole fare la Coppa. - No!
E' facilissimo, ho preparato il testo.
Deve solo leggere. Adesso le faccio vedere come dovrà fare.
- "Pronto? Il visconte Cobram?" Camuffi la voce. - Sì.
- "Sono il dottor Bergman Valadier." - Sarei io.
"Ho visitato i suoi dipendenti Filini e Fantozzi"
"e ho riscontrato la sindrome di Ménière."
"Pertanto proibisco che partecipino alla sua bella iniziativa sportiva"
"altrimenti declino ogni responsabilità."
Grazie e buonasera.
- Facile. - Ma non ha fatto il numero.
- Vuole partecipare alla Coppa? - No!
Allora, forza! Camuffiamo la voce, molletta.
Molletta. Patata.
Apra la bocca. Imbuto.
Lo regga. Asciugamano che copre.
E ora...
Stringiamo. Respira?
Questa è la conca di rame, questo è il testo. Eh? Non capisco.
- Faccio l'accento svedese? - Sa farlo? Lo "facci", va bene.
Faccio il numero.
Tre, quattro,
sette, otto, uno.
Nella conca!
- Pronto? - Fantozzi, è lei?
Contento? Mi ha rovinato tutto. Accento svedese!
(frase incomprensibile)
- Non capisco. - Mi viene da vomitare.
- Figuriamoci! - Senta, vorrei dare un ultimo bacio...
Alla babbuina... Alla bertuccia. All'Albertina. Come si chiama?
- Mariangela, mia figlia. - Vada.
No. Ecco il mio angelo.
Addio, tesoro.
Bravi!
Bravi!
Bomba? Ho la bomba, quella buona.
Bomba? Ho la bomba, quella forte. La volete?
- Eccola qua. - Che c'è dentro?
Metedrina, simpamina, aspirina, "franceschina", cocaina
e peperoncino di Cayenna. La volete? 100.000.
- La prendo. - Va bene.
Con questa arrivi primo e ti fa anche "arrizzare".
Chi vuole la bomba?
- Bravo! - Bravo.
- Attenzione, preparatevi! - Omaggi, signor duca.
Corridori, in sella!
- L'ambulanza? - Certo, per ogni evenienza.
Puccettone!
- Partecipi alla Coppa. - Calboni, ti sei fatto male?
Io non sono stronzo come voi. Mi sono procurato una frattura bilaterale.
Così mi hanno messo al rifornimento.
- Questo perché? - Non si sa mai.
- Comunque, nel caso avvertirò io la signora. - Se si potesse evitare.
Attenzione! Mancano dieci secondi.
Padre nostro che sei nei cieli...
(fischio)
Attento!
Alzatevi, deficienti! Rammolliti!
Fateli alzare!
Andategli addosso!
Visto che vi alzate? Bravi!
Forza, andiamo!
Sulla salitella di Viale De Amicis,
poi nominata tragicamente "Cima del Diavolo",
incontrarono l'immancabile tempesta
teatro di ogni Gran Premio della Montagna.
Nell'epicentro, 50 gradi sottozero.
(sibilo del vento)
Il geometra Belli che somigliava a un'orata si perse nella nebbia.
Fu venduto a tranci in un supermarket rionale.
Quattro.
- Ragioniere, va in fuga? - No, freni rotti!
Aiuto! Oooh!
Che c'è? Figli maschi. Dov'è lo sposo? Non importa, cantiamo.
(canta) Ma che ci frega se ci va storta.
Ecco papà, è ancora vivo. Dai!
Al secondo attacco della salita furono colti dai sintomi da fatica.
Asfissia.
Occhi a palla.
Arresti cardiaci.
Lingue felpate.
Aurore boreali, miraggi.
Ormai disidratato, Fantozzi pensò di essere vittima di un'allucinazione.
Ma...
Porca miseria!
(colpo)
- Ecco. - Vuole salire?
No, dopo.
Buongiorno.
Al secondo passaggio nella tempesta, un tifoso si mosse a compassione.
Oddio, non ci vedo più!
Ferma, ferma!
Posso presentare il geometra Vannini?
- Sono io. - Cantiamo.
(cantano) Ora vediamo, domani chissà!
Pochi superstiti raggiunsero l'agognato rifornimento.
- Avvicina! - Tieni!
Al volo, Pina! Tira!
- A me! - A me!
La Coppa Cobram era diventata una gara a eliminazione.
Erano rimasti in due per contendersi la vittoria finale con ogni mezzo,
anche il più sleale.
Vada più adagio, per pietà.
Ragioniere!
Oddio!
Permettete? Ragionier Colzi. Cantiamo!
(cantano) Ma che ci frega se ci va storta.
- E' Fantozzi! - Bravo!
Alla fine di luglio, alle 11 di mattina,
Fantozzi era stato misteriosamente convocato con il collega Filini
dal direttore magistrale duca conte Piermatteo Barambani.
Per l'occasione aveva indossato un abito nuovo
e aveva deciso di prendere un caffè tonificante.
Porca puttana! Mi frega sempre.
Calma, Fantozzi. Basta spingere qui.
Ecco qua il suo caffè.
Visto?
Stia attenta con il caffè, ho il vestito nuovo. Posso?
- Ho il vestito nuovo. - E' nuovo, eh?
Sì, devo andare da Barambani e quello vuole tutto... No!
E' vuoto! Hai avuto paura, Puccettone?
Che scherzi! Vado a bere lì il caffè.
Sì, stronzi, ridete.
Io devo andare da Barambani. Se ti vede con una macchietta, è capace...
- C'è Fantozzi? - Era qua.
- C'è Fantozzi? - Era lì.
- Quando lo cercano, non c'è mai. - Calboni!
Puccettone, che fai? Ti cercavano.
Ho pensato: "Vado all'angolo a bere un caffè..."
- Lo hai visto? - No.
A bere un caffè.
Ragionier Fantozzi, finalmente!
Mi scusi per il ritardo, ma ho avuto un curioso incidente con un caffè.
- Perché ci ha convocati? - Non so. Lei lo sa?
- No. - Andate, di là.
Speriamo bene.
Prego. Oddio!
- Che fa? - Credevo che volesse ballare, scusi.
Permesso.
- Caro Bambacci! Caro Follini! - Fantozzi e Filini.
Che fate il prossimo week-end?
Pensavamo di restare in ditta a fare un po' di straordinario.
Io ho una barchetta. Mi costa un miliardo, ma sono anche democratico.
La mia famiglia siete voi poveracci.
- Come? - Voi disgraziati.
Voi inferiori. Questa è la parola giusta.
I miei cari inferiori! Come ben sapete, io amo molto i pezzenti.
- Volete essere miei ospiti sulla mia barchetta? - Lui sì e anche io.
Benissimo, ora andate fuori dalle palle. Accomodatevi.
Grazie, marchese duca conte, della preferenza veramente...
Commossi! Andiamo.
(Filini) Attento!
Accidenti, ragionier Fantozzi, che ha fatto?
- Non l'ho visto, guardavo le barche. - Poverino!
- Si è fatto male? (parla in inglese)
- E' inglese. Lei parla inglese? - Sì.
- Gli chieda se si è fatto male. - Dunque...
- Come ha detto? - "Si è fatto male?"
(in inglese) Che ore sono? - Vaffanculo!
- Che ha detto? - A posto.
- Dov'è la barca? - Eccola!
Carissimi! Carissimi inferiori!
Bene arrivati!
- Buongiorno, duca marchese. - Buongiorno, signor ammiraglio.
- Dobbiamo salire di qua. - Sì, prego.
(Fantozzi) Salga. - No, prima lei.
- No, lei. - Vada lei.
- "Salghi"! Non abbia paura. - Vado io, ma sono un esordiente.
(in inglese) Vaffanculo!
Ragioniere, che ha fatto?
Così, op!
Così, op.
- Perde acqua. (Barambani) Che fa?
- Mi sono voluto rinfrescare. - Ha fatto bene. Imbarcatevi.
- Dopo di lei. - Vorrei ritirarmi da questa crociera.
No. L'affronto con prudenza.
"Venghi"!
Non mi sento molto sicuro, ma...
Ecco, ancora un passetto. Bravissimo!
Venga, Filini, ce l'ho fatta!
Porca puttana!
Scusi, non pensi che abbia un'attrazione per lei.
Ed ecco, cari poveracci, questa è la parte prodiera.
Avete visto la mia barca, la mia piccola casa. "Parva sed apta mihi."
Qui io sono felice, persino in vostra compagnia. Ah!
- Che c'è? - Le scarpe!
Devo chiedervi la cortesia di togliervi le scarpe.
Le barche sono come moschee.
Le togliamo.
- Togliamoci le scarpe. - Sì.
Datemele.
Voilà!
- Abbia pazienza... - Andate a cambiarvi nella cabina della ciurma.
- Degli ospiti. - Benissimo. Per le scarpe non c'è speranza.
Permesso. Scusi... Ci incastriamo, corriamo un grave rischio.
Permesso.
Attenti alla testa.
Ragionier Filini, attento alla testa.
- Ancora una cosa, inferiori. In barca non ci sono fannulloni. - No.
Ci sono tante piccole cose da fare.
Ci divideremo i compiti perché in barca si è tutti uguali.
Ora, cari ospiti, facciamo un bel brindisi alla nostra crociera.
Perché... Cioè, io vado.
Con permesso.
Salpiamo! Filini, tiri su l'ancora. Bambocci, molli gli ormeggi.
- Fantozzi. - Sì, Fantocci. Molli gli ormeggi!
- Filini, lo blocchi. - Sì.
- Bambocci, "sciolghi" la cima. - Sì, è questa. No, è quella. E' questa.
- Non quella, la cima di bitta! - La bitta.
Si sbrighi, Bambocci!
Poi le spiego.
- Filini, tolga i parabordi. - Vado.
(sirena)
Sentito che trombe?
- Questo pulsante che è? - E' la velocità.
- Questo? - Motore di destra.
- Motore di destra. - Motore di sinistra.
- Commutatore. - Questo?
No! (sirena)
- Ha una voce forte. - E' ultrapotente, 18.000 megasuoni.
Eccomi, signor conte, c'è un leggerissimo rollio.
Molto leggero, ma molto insistente.
- Molto... - Beccacci, mi versi!
Mi sto avvicinando. E' molto insidioso.
- Che fa? E' il mio vino! - E' in fresco.
Eccomi.
Aspetta.
- Ehilà! - Eccoci qui!
(Barambani) Ancoriamoci qui! Pronti per la manovra!
Cazzi quella gomena!
Non ho capito. Come "cazzi"?
- Cazzi quella gomena! (Filini) Cazzi, sennò si incazza.
E' questa? Vabbè, allora cazzo.
- Faccio tre giri o quattro? - Che fa? Cazzi! La leghi, la fissi.
- La fisso. Non ricordo... - Prenda il mezzo marinaio.
- Dov'è il mezzo marinaio? - Ha visto un marinaio piccolo?
- No. - E' un sardo?
- Lo cerchi dietro al tangone. - Vada dietro al tangone.
Dietro il tangone! Ah, il tangone!
Il tangone! (cantano)
All'argano! Filini, giù l'ancora!
Lei, Mamozzi, all'ancorotto di rispetto!
Il mio nome è Fantozzi.
Via! Questa è molto pericolosa.
Buongiorno, signora.
(Barambani) Bacherozzi, si sbrighi che mi gira la barca.
Aspetta. Questo viene... Eccolo qui.
Ragionier Fantozzi, che ha fatto?
- Mi sono voluto rinfrescare. - Sì?
- Com'è l'acqua? - E' stupenda.
- Quasi quasi faccio un tuffo anch'io. - Lo faccia!
Pista!
(tonfo)
Ragioniere, tutto bene?
Stia attento, con questa signora ho avuto un'esperienza indimenticabile.
Ah! Tiro al piattello. Filini, il fucile!
- Attento, è carico! - E' carico?
- Pupazzi! Ha lo score? - L'ho curato...
- Dov'è lo score? Il segnapunti. - Eccolo! Lo punti verso il duca.
- Pronto? Piatto! - Piatto.
- Che piatto ha tirato? - Quello.
Era un piatto d'argento, Settecento inglese!
- Settecento inglese? Io... - Prenda i vostri piatti in cambusa.
- Facciamo una gara, due piatti a testa. Colpo in canna! - Qui?
- Cominci lei. - Lo punti...
- Pratico, no? - No, non è pratico.
- Non è molto... Intanto io... - Bacherozzi, dove va?
Segni i punti, tiri i piatti.
Filini, pronto a sparare! Piatto!
Il piatto è pronto. Piatto!
- Mancato! - Mi dispiace.
Le avevo detto...
- Un altro colpo, pronto? - Sì.
- Piatto! - Piatto!
Mancato!
- Mancato! Mancato. - Mancato ancora.
Scrivo proprio "mancato".
- Bambozzi, ora spari lei. - Io? No, preferisco...
- Prenda il fucile, tocca a lei. - Dia a me lo score.
- Forza, Filini, piatto! - Ecco.
- Pronto, Cagnacci? Piatto! - Via!
- Tenga il fucile. - Fate sparire tutto!
Leviamoci di qui. Nascondete tutto, salpiamo!
Stia attento alla testa. (botta)
Stia attento alla testa. (botta)
Nel viaggio di ritorno il duca conte Barambani,
per un maledetto guasto ai motori, divise i compiti con i suoi ospiti.
Alla fine dell'estate, davanti alla tragica prospettiva
di un nuovo anno di ripugnante lavoro,
Fantozzi fu preso dalla solita crisi di insofferenza e di ribellione.
Il megapresidente è uno stronzo!
A volte vorrei scriverlo in cielo. Così!
Come?
(allarme)
(impiegato) Che succede? - Guarda!
(impiegata) Com'è possibile? - Venite a vedere!
(impiegato) E' uno scherzo!
Il Gran Consiglio dei Dieci Assenti li sottopose a perizia calligrafica.
- Che fanno fare? - Fanno scrivere quella frase.
- E' una stronzata. - Tocca a lei.
Ha visto qual è la frase? Non dà confidenza.
Mi dia.
No, non è lui.
- Vada. - Grazie, riverisco.
- Vada! - Scusate. Riverisco anche a voi.
Esca ora!
- Vuole uscire, per favore? - Avanti un altro!
Ha chiuso.
- Scriva quell'ignobile frase. - Non ho le mani.
- Queste che sono? - Sono paralizzate.
- Non faccia il buffone, scriva. - A macchina?
Io non ho la penna.
Queste sono da parata.
Scriva!
- Con la destra. - Ecco, con la destra. Allora scrivo.
Eccoci qui, pronti.
- Sono analfabeta. - Scriva!
Scrivo. Proprio come...
Ecco, ho messo anche il punto esclamativo.
- E' lui. - Le è scappato scritto un giudizio!
- Non so. - Io la faccio cacciare, massacrare!
- La faccio a pezzi e la spedisco a Olbia! - Aspettate.
Io ti stacco orecchie, braccia e gambe, le metto in valigia
e le spedisco a Olbia! - Io lo taglio in quattro e lo spedisco a Olbia!
- A Olbia avete istituito il nuovo centro di raccolta? - Come?
- Carogna! - Farabutto!
- Bastardo! - Buffone!
Il megapresidente Arcangelo!
Si accomodi, caro Fantozzi.
E' stato lei, vero?
Lo sapevo.
Prego.
Pina!
Le farà piacere avere sua moglie vicino in questo momento.
- Lei è convinto di quello che ha scritto di me? - Io...
Io non l'ho scritto, l'ho solo pensato.
Lei non deve pensare, Fantozzi. Questo è il suo errore.
Venga con me.
Avanti, cancelli.
Bravo, Fantozzi.
Ora lei scrive di sé stesso quello che ha scritto di me.
No, tolga "un po'".
Bravo, Fantozzi.
Mi raccomando, non lo cancelli.
Molto gentile, sire.
Si vede molto?
Non tanto, poi basta non guardare.
Sì, basta non leggere.
Comunque mi hanno sputtanato, porca miseria!
Però non riusciranno a farmi fuori perché io ho una caratteristica.
Loro non lo sanno. Io sono indistruttibile e sai perché?
Sono il più grande perdente di tutti i tempi. Ho perso sempre tutto.
Due Guerre Mondiali, un impero coloniale,
otto Mondiali di Calcio consecutivi,
capacità di acquisto, fiducia in chi mi governa.
E ho perso la testa per un mostro... per una donna come te.
Eccolo! Arriva! (risate)
Ridete, sì! Ridete, ridete!
(Fantozzi) Ride bene chi ride ultimo.
Io sono un uomo riuscito.
- Fantozzi! - Dica.
(pernacchia)
Vabbè, d'accordo. Riuscito, no. Ma almeno diciamo che sono fortunato.
Che cosa mi manca? Io ho tutto. Ho una stupenda casa a equo canone,
un telecomando a 99 canali.
Ho una figlia meravigliosa.
Meravigliosa e una moglie fedele.
Io sono il più felice di tutti. Voglio giocare! Spostati, Mariangela.
Sono for-tu-na-tis-si-mo.
(tonfo)
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