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Original subtitles

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Noi siamo picari, soprattutto siamo liberi.

Come gli zingari, non molto stabili, uccelli tra alberi o topi tra mobili.

Noi siamo nomadi.

Con i nostri limiti.

Ammazzati dai debiti.

Siamo diversi dai nostri simili, siamo maestri dei sogni impossibili.

Noi siamo picari.

Come cani parliamo alla luna. Ascoltaci!

Poveri ciechi, vendiamo fortuna.

Ascoltaci, ascoltaci, ascoltaci.

Dacci di più.

Noi siamo picari.

Repressi e lunatici.

Fantasmi invisibili di incontri frenetici.

Daremo un occhio per un po' di fortuna. Ascoltaci!

La vita è un balocco, un pozzo, una luna.

Ascoltaci, ascoltaci, ascoltaci.

Dacci di più.

Rubare.

Mangiare.

Dormire.

Qualche volta l'amore.

Noi siamo picari.

Soprattutto siamo liberi.

Come gli zingari, non molto stabili, uccelli tra alberi o topi tra mobili.

Noi siamo nomadi.

Noi siamo picari.

Mia madre si spezzava la schiena con noi figli

e faceva la puttana di mestiere.

Stai buono.

Di conseguenza, mio padre faceva lo sfruttatore,

dato che non lavorava.

Va bene?

Era un marito fedele e il mestiere della mamma non lo disturbava.

Cercava di aiutarla come meglio poteva.

Shh! Venite!

- Che cosa ci dai da mangiare? - Bambini, state buoni.

Venite vicino a me.

Mio padre era premuroso con tutti noi figli,

ma ne aveva procreata solo una minima parte.

Carlos Blanco era un biondo quasi albino.

Carlos Nigro era più nero del cacao.

Teresita era di tipo saraceno.

Manuel era riccio e colore carota. Alfonsino era riccio e castano.

- L'ultimo era Paquito. - Tu eri il più grande?

No, era Pedro, ma era stato affidato a un "cavallante" di passaggio.

Eravamo così poveri da non avere cibo o scarpe.

Una volta un cliente abbandonò un paio di zoccoli

e noi litigammo per averli.

State buoni! Guardate che avete fatto!

Bambini!

- Fermi! - State buoni! Gli zoccoli dove sono?

State buoni.

Guardateli bene.

Gli zoccoli andranno al primo di voi

che si avventurerà per il mondo come Pedro.

- Tu prendesti gli zoccoli? - Sì, poco tempo dopo,

quando arrivò un mendicante cieco. Dio cancelli il suo nome!

- Abita qui donna Petita? - E' mia moglie, possiamo aiutarti?

Sì.

Non so come sono arrivato qui senza il mio cane, è scappato!

- Donna Petita? - Petita!

- Fatti vedere. - Non vedo.

Ho chiesto in giro, tutti hanno detto che siete gente buona e generosa.

- Non rifiutate aiuto ai bisognosi. - Chi ti manda, ti ha preso in giro.

Non possiamo darti né cibo né denaro.

Lo so, ma la carità non si fa solo con il cibo o il denaro.

C'è anche la carità dei sentimenti, la carità dei sensi.

Petita, soccorri l'ammalato!

Dai da bere all'assetato, da mangiare all'affamato!

E soddisfazione a chi ti chiede amore.

Petita non ha cibo e denaro, ma possiede tanto amore

e può donarlo al povero bisognoso che bussa alla sua porta.

- Non capisco. - Vuole che la mamma "gliela dia" per elemosina.

- Zitto. - No! Voce di innocente, voce di sapiente.

Sei un uomo di mondo, conosci l'arte del chiedere e dell'ottenere.

- Ti faremo la carità che chiedi. - Ringraziamo il Signore.

- Petita, preparati. - Da che parte?

In compenso, devi prendere questo mio figlio,

per essergli maestro nella vita.

- Il figlio che ha parlato? - E' magro, ma è robusto.

Ha i denti sani e la mente sveglia.

- Ti darà soddisfazione. - Non più di quel bastardo del mio cane!

Anche lui è bastardo.

Dov'è?

Lo prendo. L'esperienza che farà con me in giro per il mondo

vale più di una montagna di zecchini d'oro.

Spero che donna Petita saprà come ripagarmi. Dov'è il letto?

Da questa parte.

Attento.

Lazarillo, so che non ti rivedrò più, cerca di essere buono.

Che Dio ti guidi per il resto dei tuoi giorni.

Noi ti abbiamo allevato come abbiamo potuto.

Ti abbiamo affidato a un buon padrone. Addio, bambino.

Da oggi dovrai continuare solo con le tue forze.

- Trattalo bene e veglia su di lui. - E' in buone mani.

Vai, figlio mio, nella vita farai molta strada.

Se intendeva le mille miglia che ho fatto sotto il sole e le intemperie,

quasi sempre inseguito da sgherri e mariti cornuti,

- è stato un buon profeta. - Il padrone fu buono?

Pessimo! Che il suo nome sia cancellato.

Era furbo come pochi, avaro, crudele e meschino.

Lo capii appena usciti da Salamanca. Arrivammo al ponte fuori città,

sulla cui entrata c'è un animale di pietra che somiglia a un toro.

Qui c'è un toro di pietra, vero?

- Sì, è un toro. - Sai che è una statua miracolosa?

- No. - Te lo dico e te lo dimostro. Portami alla statua.

- E' una statua... - Attento al gradino.

Dimmelo prima. Che guida sei?

Avvicinati. Avvicina l'orecchio

al muso del toro.

Sentirai un gran rumore di trombette di festa!

Fai come ti ho detto.

Dove sei? Avvicina la tua testa a quella del toro.

Senti la musica dei cimbali?

Scemo, impara! Il ragazzo di un cieco deve saperne una più del diavolo!

Tu credi a tutto quello che ti dicono? Io devo insegnarti a vivere.

Il bastone dov'è?

Da oggi, quando ti diranno le cose, sarai meno ingenuo!

Dammi la spalla.

Ricorda, "mors tua, vita mea".

- Che cosa significa? - Non lo so, ma sento che va bene.

A modo suo quel cieco

fu una guida preziosa nel cammino dell'esistenza.

Qui ad Avila la gente è più ricca, però fa poca elemosina.

Fermati, cercami un posto per riflettere.

Se sei bravo, puoi guadagnare

perché è più facile ottenere qualcosa da uno spilorcio ricco

che da un povero che non ha nulla! - Siediti qua.

Solo per le persone ricche mi farai i segnali che ti ho insegnato.

- Fammeli sentire. - Ufficiale, due fischi brevi.

Sì.

Donna incinta, fischio da allarme.

- Poi... - Damigella.

Damigella, fischio tipo ammirazione.

Languido!

- Monsignore, due fischi brevi. - No! Monsignore!

- Un fischio prolungato e uno... - Cosa?

- Uno breve! - Vai!

Ripetilo!

Devi studiare! Non te lo meriti, ma oggi sarò generoso.

Apri la bocca. Guarda che belle croste! E' quasi tutto formaggio.

Che lo Spirito Santo vi salvi da una brutta morte, fratelli!

Ricordate che tutti dovete morire, senza scampo!

Chi avrà donato, sarà perdonato e chi non donerà,

finirà nelle fiamme dell'inferno!

Ma il Signore Iddio vi darà felicità e denaro,

affinché possiate condividerlo con questo povero cieco.

Cosa? Madre fortunata,

la tua creatura avrà uno splendido destino!

Io mi inchino a un santo, a un principe, a un futuro eroe!

Sei cieco. Come sai che la mia padrona è incinta?

Ho un'anima veggente, il Signore mi ha fatto questo dono.

Donna, tuo figlio sarà un grande della Terra e io mi inchino a lui.

Un giorno gli dirai della mia profezia e gli racconterai

che un povero cieco ti ha salvata dal pericolo di un parto difficile.

Tieni, fai un infuso e bevilo quando avrai i primi dolori.

Pregherò per te. Qui, per le anime sante del purgatorio.

Grazie, signora, anche da parte loro. La bontà fa nascere i fiori.

Indovinate io chi sono?

Tu sei una damigella

che vuole ingannare questo povero cieco senza fargli un'elemosina.

- Perdonatemi. - Volevi indurmi in tentazione!

Ti perdono!

Fai i segnali più forte, non li sento!

Per te ho un unguento miracoloso, ti sentirai in paradiso!

Tieni, prendili, ti serviranno per le tue battaglie d'amore.

Cospargilo sopra e lui si ergerà turgido e vittorioso!

Come osi, impostore! Ti denuncerò!

- Perdono! - Soldato! Gendarmi!

Pagherai la tua insolenza con 20 frustrate

e cinque tratti di corda! - No, vi prego.

Sono un povero cieco, abbiate pietà!

- Impostore! - Perdonatemi! Fatemi la grazia!

- Dove sei? Portatemi da quel maledetto! - Non l'ho fatto apposta!

Avevi sbagliato il fischio per liberarti di lui, vero?

No, ero troppo piccolo per restare solo.

Fratelli di disavventura, fate l'elemosina a quest'altro fratello

storpio e cieco.

Iniziai a recitare le geremiadi e a pensare come trarne un guadagno.

Non era facile perché quell'uomo, che il suo nome sia cancellato,

era furbo più del diavolo.

Chi avrà donato sarà ricompensato,

ma chi non donerà finirà nelle fiamme dell'inferno.

- Per l'anima della mia sposa. - Il Signore la accolga in parad...

- Non ho sentito il "dlin" - Quale "dlin"?

Il "dlin" della moneta che cade! Dove l'hai messa?

- Voi siete matto! - Dove l'hai nascosta? Dammela!

- Non ho fatto niente! - Dove l'hai messa? Parla o ti strangolo!

Adesso l'ho sentita.

Quanto hai resistito con lui? Più di un anno.

Un giorno dissi basta e presi al volo l'occasione propizia.

Dove mi porti?

- Cosa vedi? - Un casolare, è oltre un fosso.

Non c'è un ponte o un passaggio?

Forse ce n'è uno a tre miglia più avanti.

Ancora tre miglia? Il casolare è disabitato?

Il fumo esce dal camino, stanno cucinando.

Maledizione!

Il fosso quanto è largo?

Come tutti i fossi, non è molto largo.

Un passo, massimo due. Ve lo faccio sentire?

Tira.

Tira!

- E' profondo? - No, sono solo otto, dieci spanne.

Non è molto.

- Tieni. - Datemi la sacca, sarete più leggero.

Giusto. Venendo con me, hai imparato qualcosa.

- Questo è il punto più stretto? - Vi metto nella direzione giusta.

Bene.

- Più lungo che potete! - Prendo un po' di slancio.

Via!

Maledetto!

In un solo colpo cancellò il suo nome e se stesso.

Così cominciai la vita libera del picaro. Non ho avuto più padroni.

Ha fatto la fine che meritava.

E' anche vero che se tu non incontravi un maestro come lui,

chissà dove saresti finito! - Dove dovevo finire?

- Peggio di così mi sembra difficile! - La vita è un balocco, caro mio!

- La chiami balocco? Ahi! - Fannullone! Voga e non parlare!

I primi giorni è un po' dura,

poi ti fai furbo e impari ad arrangiarti.

Bella scuola!

- Da quanto tempo sei qui? - Da quasi un anno e mezzo.

- Devo fare ancora sette anni. - Io nove! Sono pochi?

- Che cosa hai fatto? - Ho accoltellato un uomo

che mi aveva rubato il posto davanti alla chiesa.

- Bravo! - E tu?

- Questioni di gioco. - Cioè?

Gioco, carte, dadi!

Voga!

L'accattonaggio non fu la mia scuola.

Non ho conosciuto né fame né miseria.

Io ero figlio unico e mio padre guadagnava bene

con mestieri che richiedevano estro, fantasia, finezza e precisione.

Mio padre ufficialmente era orologiaio,

ma in realtà era truffatore e baro, a carte e a dadi.

Vieni.

Guarda.

Undici!

Tocca a te.

Due! Figliolo, il mestiere del baro non è comune o volgare, è un'arte.

Nell'arte del dado il lancio è importante.

Purtroppo, in una divergenza per questioni di gioco,

fu costretto a usare il coltello e lo condannarono a morte.

Salì sull'asino senza mettere piede nella staffa.

Era dritto e sorridente, come se andasse a una festa.

Era uno spettacolo.

Fatelo aggiustare, qualcuno potrebbe farsi male.

Le porte del cielo sono aperte per tutti. Ricorda che...

Padre, mi basta una benedizione, non voglio sembrare troppo lungo.

Mentre gli mettevano il cappio, mi guardò.

Mi fece un ultimo sorriso.

Cadde giù dritto, senza scalciare come fanno tutti.

A piedi uniti, come un pennello.

Doveva restare appeso due giorni e poi essere fatto in quattro pezzi

da issare alle porte della città.

Io, appena fece notte, andai a prendere l'eredità.

Saltai giù e anch'io sarei andato per il mondo, ma c'era un prete!

Quelli si intromettono sempre!

Mi portò da una famiglia di nobili che vivevano in tre

in un palazzo di cento stanze. Dio li fulmini!

Marchese, marchesa e marchesino grasso, incipriato e con tre nomi.

Potrebbe andare bene come assistente pedagogico

per il nostro Pablo Alfonso Ignazio.

Cosa ne pensa il nostro precettore?

Mi sembra robusto e resistente.

E' un ragazzo solido, non vi deluderà. Sei fortunato.

Va bene, ma "assistente pedagogico" cosa significa?

Bene, vediamo, vediamo...

Le truppe francesi dove respinsero le valorose cavallerie

aragonesi e catalane, marchesino Pablo Alfonso Ignazio?

- Qui. - Bestia!

"Assistente pedagogico" significava

che poiché il precettore non avrebbe mai potuto picchiare il suo allievo,

io mi prendevo le botte che si meritava quello "zuccone".

Stia attento.

In che anno? Nel millecento...

- 1187! - No! 1112.

Marchesino Pablo Alfonso Ignazio,

si è tutto sbrodolato.

A letto senza cena!

In questo modo, Pablo Alfonso Ignazio soffre più

che se le punizioni fossero inflitte a lui stesso.

E' di animo sensibile e delicato.

Allora, signor marchesino, ripeta.

I quattro evangelisti sono Matteo, Luca, Giovanni e...

- Erode. - Vai!

Non era un animo sensibile, quel figlio di puttana sbagliava apposta.

Resistetti tre giorni.

Intinga.

- Cosa fa? - Stai attento!

- Leccalo tutto! - Lascia il marchesino!

Vai al diavolo!

A questo mondo tutto serve.

Avevo imparato un po' di storia, di geografia, di grammatica

che possono servire a un picaro. - A finire incatenato ai remi!

- La vita è un balocco! - Zitti!

Vogate!

- Questo remo è pesante! - Ci farai il callo.

- Le mani mi bruciano. - Sputaci sopra.

- Lavora, sfaticato! - Le mani mi bruciano!

Rinfrescati con questa!

Perché ridi?

Ti ho detto che ci farai il callo.

Grazie, amico!

C'è una nave pirata! Vogate o ci abbordano!

- Pirati! Siamo fortunati! - Forza con i remi! Battitore, accelera!

Forza, figli di cane!

Dai!

Muoviti!

Forza, voga! Dai!

Ehi, tu! Fermati.

- Ci sono i pirati! - Zitto e fai come ti dico.

Vogate o vi massacro!

Vi stacco la pelle a frustate!

Perché?

Non hai capito che se i pirati ci abbordano, noi siamo liberi?

- Una falla! Moriremo! - Liberateci! Aiuto!

- Liberateci dalle catene! - Sbrigatevi! Maledetti!

- Forza con quella fune! - Tira di più!

Muoviamoci!

Presto!

Ce la fate?

Dobbiamo inclinarla di più, mezza falla è sott'acqua.

Forza! Chiamate in coperta i galeotti!

Fuori! Tutti a babordo!

Fuori! Tutti da quella parte!

- Forza! - Svelti!

- Fuori! - Cammina, vieni fuori.

- Perché tiri? - Non ti muovi!

- Chi è stato? - Forse era agganciato male.

No, voglio sapere chi è stato di loro due. Sei stato tu?

Lui!

- E' stato lui! - Tu mi hai salvato la vita rischiando la tua?

Ti ha mandato il Signore! Come ti chiami?

- Guzmàn de Alfarache. - Io sono Lazarillo de Tormes.

Il Signore mi ha mandato qui per salvarle la vita,

insieme al mio compagno.

- Zitti! - Lui è un figlio di puttana!

Va bene! Liberateli!

Da questo momento siete liberi, sarete al mio servizio.

Agli ordini!

Capitano, sollevi il piede.

Non muova le dita.

No, un Asso.

Una cozza.

Dove eravate?

- Sempre qua. - Cosa fate?

Capitano, le sto attaccando degli alamari bellissimi.

- Le piacciono? - Farai il brodo con quel gabbiano?

No, farò un bel ventaglio per lei.

- Le piace? - Continuate.

Attento alla scala.

- E' l'ora d'aria per chi sta sotto. - Una boccata!

Uscite, l'ora d'aria finisce presto!

- Vai a cagare. - Vacci tu! Che cosa vuoi?

Vai a cagare, è meglio.

- Vai a cagare. - Perché devo andarci?

Vai a cagare, è meglio.

- Vado a cagare. - Vai.

Siediti.

Permesso.

Permesso.

Scusate.

Tu sei nuovo e non conosci le regole.

Chi non le segue...

Quali regole?

C'è una sola regola. Qui comandiamo io e i miei amici.

- Va bene. - Zitto.

- Ho detto che va bene. - Zitto e ascoltami.

E' per domani notte, al terzo turno, tutti d'accordo.

Tu rubi la chiave della catena lunga che ci lega ai banchi.

Il tuo amico farà lo stesso con la chiave della Santa Barbara,

dove ci sono le armi di riserva.

La chiave è attaccata nella cabina del capitano.

Domani, qui a quest'ora, mi porterai le chiavi.

Noi pensiamo al resto.

- Che hai? - Mi scappa!

- Dalla paura? - No, mi scappa la maniglia! Sto cadendo in mare!

Sei un vigliacco, vattene. Non fare scherzi, altrimenti...

Sì, ho capito.

Hai detto che la chiave della Santa Barbara è attaccata a...

Ho capito, me lo ricorderò.

Guzmàn.

- Allora? - Siamo liberi, ammutinamento.

Tutto è pronto e tutti sono d'accordo.

Tu prendi la chiave della Santa Barbara e io quella della catena.

Fai finta di niente, sorridi.

E' un piano perfetto. Fai come ti dico e ti porterò via da qui.

- Quando? - Domani sera, terzo turno.

Ho capito.

- Guzmàn, dove vai? - Vado dal capitano.

- Perché? - Ascoltami bene.

Gli ammutinamenti falliscono sempre e gli ammutinati muoiono.

- Io mi metto dalla parte di chi comanda. - Sorridi!

Dico tutto al capitano, così ne ricavo il mio tornaconto.

- Vuoi tradire i compagni? - Un picaro non ha compagni.

- Se non ci stai, io denuncio anche te. - Non dire così.

- Capitano! - Dove vai?

- Devo parlarle. - Le parlo prima io! - La ciurma...

In nome di Sua Maestà cattolica, il nostro amato re!

Dato che il tentativo di sommossa coinvolge i galeotti ai remi,

a eccezione dei due galeotti che sono stati esonerati dai remi,

che come ricompensa lanceranno le zavorre da impiccagione...

Tornerò dall'inferno per vendicarmi!

Dispongo con l'impiccagione all'albero di mezzana,

che venga messo a morte un uomo ogni sette dal primo di babordo.

Dispongo che il promotore dell'ammutinamento

sia impiccato all'albero di maestra,

dopo aver subito l'estrazione delle unghie delle mani e dei piedi

e la bruciatura degli occhi con ferro arroventato.

Tutti gli altri

saranno privati del loro giorno in coperta per due anni.

Silenzio! Zitti!

Procedete!

Uno, due, tre,

quattro, cinque, sei, sette. - Lasciatemi!

Aiuto! Lasciatemi!

Non voglio morire!

Lasciatemi!

Aiuto!

Come sale! E' già arrivato!

Il secondo!

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette.

Prendetelo.

- E' questa. - E' la sua.

Lasciatemi!

- Corda al collo. - Pronti.

- Procedete. - Uno!

Due! Tre!

Chi è stato?

Addosso!

Buttate le catene!

Addosso!

Fatemi scendere!

Vi impicco tutti!

Buttateli a mare!

- Muoviti! - Che fai? Spingi?

Piano!

Divertiti.

Allora...

Gli faremo le unghie e gli occhi.

Poi li mandiamo a prendere il fresco insieme a quel burattino lassù.

Ti faccio notare che noi abbiamo mandato lassù quel burattino

e non per caso, tutto era programmato.

- L'avete fatto apposta? - Sì, ci siamo sbagliati apposta.

Zitto. Voi pensate di avere diritto a un premio.

- Sì. - E' tutto merito nostro.

Zitto. Vi farò uscire di galera.

- Grazie. - Come?

Avevi detto che gli ammutinamenti falliscono sempre!

Se non mi davi il sacco sbagliato, eravamo a bordo a fare i signori!

Te la prendi sempre con me! Tu mi hai dato la corda sbagliata!

- Uno squalo! - No, è un pezzo del capitano.

- Era in gamba! - Non mi fa ridere.

- Se potessi rompere le catene! - Cerca un pescesega!

- Questa fa ridere? - Abbiamo bisogno di un santo.

- Io ho un santo protettore. - Chi è?

- Sant'Ubaldo Pecoracio. - Non l'ho mai sentito.

- Era il santo protettore di mia madre. - Devo fidarmi di un santo

con quel nome che era anche il protettore di una troia?

- Cosa? - Tu hai detto che tua madre faceva la puttana!

- Sempre meglio della tua. - C'è un tamburo!

Lui ce l'ha mandato! Grazie, Sant'Ubaldo!

Hai visto? Tu non ci credevi.

- Ringrazialo anche tu. - Stai zitto! Devi tornare a cagare!

- Allora non attaccarti! - Chiedi al santo da che parte dobbiamo andare.

L'acqua calda viene dal sud e quella fredda dal nord.

Ho le palle fredde e il culo caldo.

Lì è il sud e lì è il nord. Là c'è l'Africa e là c'è la Spagna.

- Allora di là, a casa. - Vieni dalla mia parte.

- Gambe distese e andiamo. - Vai! Spingi!

Non appoggiarti troppo, mi fai scivolare!

- Ohh! - Chi è?

- Chi è? - Io, ho sbadigliato.

- Mi hai svegliato. - Lo sbadiglio non si trattiene.

- Allora sbadiglia piano. - E che gusto c'è?

Ho fame.

Mangia questa!

Andiamo a cercare qualcuno che ci liberi. Troveremo dei pescatori.

I pescatori ci denunciano per prendere i soldi della taglia.

- La campagna è meglio. - I contadini sono meglio?

No, ma troveremo dei polli.

- Mi piace di più il pesce. - Mi piace di più il pollo!

- Pesce! - Pollo!

Giochiamocela ai dadi.

Con te ai dadi? Non sono matto.

- Vuoi giocare a indovinare? - Sì.

Eccola, una conchiglia.

- Conchiglia, conchiglia... - Scemo, gioca

Allora, indovina in che mano l'ho nascosta.

- Dov'è? - Qua. Apri questa mano.

- Dov'è? - Te ne pentirai!

Mi ringrazierai, caprone!

Hai visto?

- Ringraziami! - Di cosa?

- Sai cosa c'è lì dentro? - I mugnai arrabbiati.

C'è la farina, imbecille! Farina bianca e gialla.

- Per fare tortille, focacce, tondoni... - Avevi detto polli.

Per fare farinate, polente!

Quelle belle polente!

- Andiamo! - Aspetta! Mi stacchi la mano!

Corri!

Di qua, senza farci vedere.

Di qua! Imbecille, di qua!

Entriamo.

Prendiamo un sacco ciascuno.

Che cosa fai?

Sei un selvaggio!

Prendiamo un sacco.

Il terremoto!

- Il sacco si è aperto! - Andiamo via, ci scoprono!

Via!

C'è un uomo attaccato alle pale del mulino!

Ora!

Forza!

Chi è quel matto?

Andiamo!

- E' un maniscalco? - E' quello che ci serve.

- Arrivederci. - Arrivederci.

- Andiamo? - Nascondi bene le catene.

Non agitarti. Lascia parlare a me.

- Speriamo bene. - Vai.

Uno, due, uno, due!

- Fai piano, fai rumore! - Tu fai rumore!

Vai! Uno, due.

- Buongiorno. - Salve.

Salve.

Ho perso la chiave di questo lucchetto.

Può aprirlo, per favore?

Ponzia!

- Non siete di queste parti. - Sì. - No!

Sì o no?

Lui sì e io no.

Ponzia! Figlia di puttana, dove sei? Che cosa fai?

- Sono qui, che c'è? - Porta il mazzo di chiavi da 40.

Quindi tu sei di qui?

Sì, qui vicino, vengo dai mulini qui dietro.

Siete galeotti! C'è una bella taglia sugli evasi!

Dovevi stare zitto. Non siamo galeotti, siamo prigionieri.

- Qual è la differenza? - Non siamo criminali.

Eravamo insieme ad altri devoti per un pellegrinaggio in Terra Santa,

quando la nostra nave è stata assalita dai pirati.

Ponzia, ci hanno incatenati per condurci prigionieri

nelle loro terre inospitali, ma il Signore non ci ha abbandonati!

Scatenò una tempesta con tuoni e fulmini,

finché la nave dei pirati fece naufragio

e tutti quei pagani infedeli furono inghiottiti.

Voi come vi siete salvati?

- Con l'aiuto di... - Con l'aiuto del tamburo!

Con l'aiuto del tamburo di Dio!

Stavamo andando al suo santo sepolcro per chiedere una grazia.

- Quale grazia? - Quale grazia?

Parla, parla.

Per me! Per questo uomo onesto!

Questo mio amico accompagnava questo povero cieco.

Io sono storpio sin dalla nascita! Sono sordo!

Non stavamo andando a chiedere una grazia, ma un miracolo!

Un miracolo.

Ponzia, dammi le chiavi.

Eccole.

- Avete fame? - Sì, siamo naufraghi!

Al volo!

A te.

Tu sei cieco?

Tu lo accompagnavi?

Ponzia, sellami il cavallo! Vado dai gendarmi.

- Perché hai fatto il cieco? - Il tuo cervello non funzionava più!

- Tu non sai fare il cieco! - Io ho vissuto con un cieco!

- Faccio il cieco benissimo! - Ti ha tirato la mela e l'hai presa al volo!

L'ho fatto per fame e la fame ti inganna sempre.

Vi ho portato un po' di carne.

Mangiate in fretta, altrimenti se ne accorge.

Ponzia, tu sei buona.

- Non sei come tuo padre. - Non è mio padre! Spero non lo sia.

- Non sei sicura? - Mi chiama "figlia di puttana"

perché mia madre è scappata con un mulattiere 12 anni fa.

- Ha fatto bene! - Mi odia! Mi tratta come un cane!

Pensa che io non sia sua figlia. Che vita è questa?

Noi siamo incatenati, altrimenti ti aiuteremmo.

Ti diremmo: "Siamo picari, vagabondi,"

"la nostra vita non dà certezze, ma è libera!"

Andiamo dove la fortuna e i piedi ci portano. Ti piacerebbe!

Purtroppo non possiamo portarti perché siamo incatenati.

Qui ho una casa e del cibo. Io non vi conosco, come posso fidarmi?

Ponzia, la vita è un balocco.

- Sì, più o meno. - Vai.

Vai!

Dici sempre che la vita è un balocco! Non significa niente!

- Però funziona! Tu non lo capisci, caprone! - Balocco, balocco...

Guarda, funziona! Forza, apri!

- E' quella giusta! - Si è aperto!

Ponzia, prendi la chiave da 50 per il lucchetto del carro.

Tira la catena!

A terra.

Muovetevi! Presto!

Le guardie! Se mio padre mi trova con voi, mi ammazza! Salvatemi!

Stai tranquilla.

Forza!

Uno! Due e tre!

Riprendiamo le catene.

- Sono lì. - Prendeteli.

- Forza! - In piedi!

La chiave da 50!

- Avanti! - Queste catene stringono tanto!

Cammina!

Dividiamoci! Ognuno per sé, Dio per tutti!

- Addio, Guzmàn! - Addio!

Derubare un nobile è come offendere Dio.

- Non ci sono soldi. - Un nobile non porta denaro con sé,

soprattutto in un luogo come questo dove ci sono tanti ladri come te.

- Hai rubato spinto dalla fame? - Sì, illustrissimo.

Naturalmente, non so che cosa sia la fame.

Ma per un ignorante come te è una consigliera molto persuasiva.

- Molto, illustrissimo. - Non ti denuncerò ai gendarmi.

- Grazie. - Chi è nobile ha il diritto di punire,

ma il dovere di redimere.

- Tu hai un'occupazione? - No, illustrissimo.

- Chiamami "eccellenza". - Sì, eccellenza. - Vuoi un lavoro?

Sono un picaro.

L'avevo intuito. Ho quello che fa per te.

Ho bisogno di un cameriere personale, uno stalliere.

Non ti parlo del compenso perché un nobile del mio rango non tratta.

Ti darò quello che mi sembrerà più giusto.

Potrai vivere nel mio palazzo a mie spese.

Nonostante quello che hai fatto, voglio darti piena fiducia.

Nel mio palazzo non ci sono porte o cassetti chiusi a chiave.

- Accetto, eccellenza. - Gamba.

Di qua.

Sciogli il cavallo.

Sarai al mio fianco, all'altezza del posteriore sinistro dell'animale.

Posteriore.

- Cavaliere, mi lasci passare. - Sì, se mi dimostrerà di averne diritto.

- Elenchiamo i titoli? - Sì. Io sono conte e marchese.

Anch'io.

- La mia famiglia lo è da dodici generazioni. - Anche la mia.

Fra i miei antenati ci sono tre cardinali e un grande ammiraglio.

Tre generali e un primo ministro.

Noi abbiamo un santo, San Castrino dei lebbrosi.

Noi abbiamo soltanto la beata Gasperina.

La lascio passare, cavaliere.

- Da quanto sei al suo servizio? - Quattro anni.

- Io cinque. Quante zie hai? - Una.

Io tre e una è monaca. Fammi passare.

D'ora in poi, tu porterai queste.

Questa è per il portone, non devi aprirlo senza il mio consenso.

Il resto sono mobili, stipetti, cassapanche.

Dovrai strigliare e pettinare il cavallo due volte al giorno.

- Due volte. - Mattina e sera.

- Dov'è la biada? - No, non gradisce biada né fieno.

Barbarone è un cavallo da guerra di gusti semplici, ma delicati.

Lo porterai a pascolare l'erbetta fresca sui prati intorno a Zamora.

Gradisce solo quello. Seguimi.

Lasciami!

- Vieni. - Grazie.

Non spaventarti. La casa è grande, ma io occupo solo un'ala.

Avrai poco da riassettare.

- I mobili e i cassettoni dove sono? - Li aspetto da un giorno all'altro.

Arriveranno dal mio castello delle Asturie dal quale mi sono trasferito.

- Non ho comprato manco un cassetto. - Forse le avrebbe fatto comodo.

Non tollero l'idea di vivere accanto a un solo oggetto

che non sia appartenuto ai miei avi.

E' buio, accendi il candelabro.

- Il candelabro? - Sì.

- E' laggiù, lo vedi? - Mi scusi, eccellenza.

Se mi indica la cucina e mi dice che cosa desidera per la cena...

Non parlarmi di cena!

Oggi ho mangiato da un amico arciprete

che mi ha fatto stramangiare.

Dopo questi stravizi,

fino a domani non riuscirei a mettere in bocca nulla.

- Piuttosto, tu hai cenato, vero? - No, eccellenza.

- Contavo di cenare con i soldi del suo borsello. - Vergine santissima!

Per stasera dovrai pazientare, domani provvederemo in altra maniera.

Vabbè. Ho con me un po' di pane avanzato, vado a mangiare.

- No, no. - Scusi, le lascio il candelabro.

Puoi mangiare qui, siediti.

Accanto al camino è più confortevole. Siedi, ti do il consenso.

- Posso? - Siedi.

Mettiti comodo.

Madre santissima...

Guzmàn, ti dico che tu mangi con il miglior garbo del mondo.

Nessuno può vederti mangiare

senza sentirsene venire la voglia anche se non ha fame.

Quella è fontina della Sierra?

Non lo so, è una crosta.

La crosta è la parte più gustosa del formaggio.

E' un cacio saporitissimo!

Senza pane non si apprezza appieno!

Buono.

I cibi semplici sono sempre i migliori, ricordalo.

- Tieni. - Grazie, da tanto non bevevo vino.

- E' acqua. - Ecco.

No, prendi!

Raccogli la roba. Seguimi.

Aiutami a rifare il letto.

Così impari e da domani lo rifarai da solo.

Con garbo.

Ecco. Così, senza pieghe.

La coperta.

Al castello ho un letto enorme con baldacchino.

Vieni, spogliami.

E' d'oro?

Sì. Era della mia povera mamma, non me ne separerei mai.

Contiene una reliquia che protegge dalle malattie e dalle disgrazie.

- Anche dalla miseria? - Non mi interessa.

Ascolta, adesso ti consegnerò la tua livrea.

Abbine cura.

Mi raccomando, chiudi tutte le porte e le finestre.

Qui è pieno di ladri che vanno in giro svaligiando le case dei ricchi.

Dorma tranquillo, eccellenza.

- Svegliami domattina all'ora della terza messa. - Non dubiti.

Che cosa vuole per colazione?

- Non si fa colazione. - Non si fa.

- Devo prendere la comunione, ho l'obbligo del digiuno. - Ecco.

Spegni il candelabro.

Pitale.

Qui.

Buon riposo, eccellenza.

- Oh! - Guardate prima!

E' di marchese!

- Che fa? Ha già preso la comunione. - Non mi basta mai.

Alla Cattedrale di San Gaudenzio danno anche il vino.

- Che vuoi? - Ti interessa?

Vieni.

Fammi vedere.

- A chi lo hai rubato? - E' del mio padrone.

Deve venderlo, ma non vuole farsi conoscere.

- Quanto vuole? - Duecento scudi.

- Venticinque. - Accetto.

Il mio padrone è un signore, non contratta.

- Sbrigati. - Il nodo è stretto.

Hai un coltello?

- Taglia. - Potrei scannarti e prenderlo gratis.

Per questo faccio prezzi buoni.

Al ladro! Guardie!

- Quello mi ha derubato! - Chi?

- E' quello che scappa, prendetelo! - Lasciatemi, non ho fatto niente!

- Dove vuoi andare? - Non ho fatto niente!

- Mi ha rubato un medaglione che avevo al collo. - L'ho comprato!

- No, lo ha tagliato con il coltello. Lo ha in tasca. - Fai vedere.

E' lo stesso laccio, appena tagliato! E' mio, ridatemelo.

Non è vero, gliel'ho pagato 25 scudi! Frugatelo, è una moneta d'oro!

Vabbè. Se proprio volete, frugatemi.

Guzmàn!

- Dove sei? - Sono qui, eccellenza!

Io esco.

Vado a fare una passeggiata, non credo che tornerò per mangiare.

Ehi, c'è una moneta.

Raccoglila.

E' d'oro! Siete fortunato, eccellenza.

- Un pezzo d'oro da 25. Di chi è questa moneta? - E' mia! Grazie.

- Al ladro! - No!

Quale ladro? Gliel'ho data io.

- Ma come? Trova una moneta e la dà al primo che passa? - Non era mia.

- Ma neanche di quello là. - Questo riguarda la sua coscienza.

- Sembrava una persona onesta. - Onesta?

Io ho messo la moneta per terra. Dio sa cosa ho rischiato per rimediarla!

Va bene, apprezzo il pensiero. Ma è meglio che sia finita così.

La farina del diavolo è andata in crusca.

Fate la carità a un povero cieco

che è stato colpito da una disgrazia più grande della sabbia del deserto!

Fratelli cristiani, date un obolo a un povero percosso dalla malasorte!

Pregherò la divina misericordia per l'anima del vostro defunto

affinché lo raggiungiate in paradiso il più tardi possibile.

Anche a me! Anche io ho fame.

- Fate la carità! - Fate la carità, vi prego!

Grazie, il Signore ti benedica! Pregherò per te tre Padre Nostro.

Se date, vi sarà dato. Il nome del Signore sia benedetto!

Date un obolo! Osservate la mia mano!

Dio te ne renda merito e ti ricompensi nei Cieli!

La vita fugge come l'ombra e mai si ferma! Mai si ferma.

Fermo! Al ladro!

Facevi lo zoppo, eh? Scappi!

A chi volevi rubare? Brutto imbroglione, proprio a me!

Farabutto!

- Bravo, sei un attore nato. - Chi è?

- Hai spillato mezzo reale perfino a me. - Se vuole, glielo rendo.

Adesso ci penso. Prima lavati.

Su, lavati. Avanti, cammina!

Pulisciti bene, forza!

Bravo, così va molto meglio.

Non avere paura, non sono un gendarme.

Lasciati vedere, così.

- Sì, puoi andare. - Dove?

Io sono il capo di una compagnia di teatranti impegnata oggi

per una rappresentazione sacra dalle Suore Battistine all'Immacolata.

Gli sgherri dell'Inquisizione hanno arrestato uno dei miei attori

per bestemmie e atti osceni.

Da stamattina sono in giro in cerca di un rimpiazzo.

Penso che tu fai al caso mio.

- Io? Un attore? - Devi dire poche parole. Se non le dici, è uguale.

- Per me è meglio. - Devi stare in scena con un'espressione sofferente.

- Così? - Bravo! Ti darò un reale!

No, hai avuto l'anticipo. Se vai bene, ti prendo in compagnia.

Dunque tu ti rifiuti ancora una volta

di sacrificare al divino Diocleziano, nostro imperatore.

Esiste un solo Dio nei cieli, illustre Sulpicio.

E' colui che ci ha rivelato nostro Signore Gesù Cristo.

Salvami, Signore,

con il tuo amore.

Dunque tu, traditore immondo, non vuoi riconoscere maestà e potenza

del divino Diocleziano!

Riconosco la sua maestà e la sua potenza, ma non la sua divinità.

Salvami, Signore,

con il tuo amore.

Sai che per questo tu meriti la morte?

Sarà la benvenuta, in grazia del nostro dolce Signore Gesù Cristo.

Morte sia!

- Scoccate! - No, le frecce no!

Che è?

- Signor impresario! - Che è?

- Niente, una cosa nostra. - Vestiti, che fai ancora in quelle condizioni?

Ho trovato questo biglietto nelle mie scarpe e io non so tanto...

Mi legga lei che c'è scritto.

"Sono devota di Santo Sebastiano e ora anche di te."

"Lo rappresenti con verità e dolcezza."

"Vieni giovedì alle grate. Mi farò riconoscere"

"con un colpo di tosse lungo e due brevi."

Complimenti, sei piaciuto!

Sì, ma che significa "giovedì alle grate"?

Il giovedì le monache di clausura ricevono in parlatorio

i parenti, i conoscenti e anche i loro spasimanti.

Chissà che effetto fa con una monaca!

- Date qualcosa a questo poveraccio. - Levati di mezzo!

- Signore! - E' per me.

- No, questa tosse è mia! - Come osa?

Due lunghi e uno...

'Sto "allampanato"!

Non si sente niente.

Com'eri bello legato alla colonna così inerme, indifeso, nudo.

- Ti hanno fatto tanto male? - Sì, tantissimo!

- Tu come ti chiami? - Suor Trafitta delle Sette Spade.

- "Trafitta"? - Ora ti prego, Sebastiano, apri la camicia.

- Lasciami toccare le sante piaghe del tuo costato. - No, bambina.

Via via! Sì, suora.

Ecco, Trafitta.

Che fai?

Se tu sapessi che balsamo sono le tue dita

per le mie ferite!

Suor Sette di Spade, ancora un po' qua!

Fatti toccare pure tu il costato, magari con tutta la tonaca.

- Un attimo! - No, mio dolce, non oggi.

Passa un tuo dito in uno dei pertugi e io mi inginocchierò a baciarlo.

Un dito?

Più in basso.

- Più giù! - Dove?

Sì! Sì!

Ammazza, Trafitta! Sì!

Sì!

- E' ora, si esce! - Dai, Trafitta.

- Dai! Mi lasci così? - Addio, mio amato.

Avanti, fuori!

- Trafitta, vai via? - Fuori!

- Lei, laggiù. Fuori! - Un momento!

- Si è incastrato il dito! - Si esce al primo tocco!

- Trafitta è giovane? E' vecchia? - Via, è roba di clausura!

- Via! Via! - Ho capito, ma...

Via!

Aprite!

In nome del re, aprite al notaio criminale!

- Guzmàn. - Sì, eccellenza?

Apro io. Tu vai nella stalla e fai uscire Barbarone dall'altra parte.

- Ma... - Lo terrai con te in cambio dei servizi che mi hai reso.

- Sei un bravo giovane, Guzmàn. - Aprite!

Marchese, scappi anche lei. Ci penso io!

Un nobile non scappa mai. Vai, ragazzo.

Prego.

- Desiderate? - Cerchiamo il marchese Felipe de Aragona, conte di Asturia.

- Sono io. - Su denuncia del proprietario del palazzo,

di negozianti e fornitori ho un decreto di ingiunzione

per una somma di debiti e obbligazioni da lei mai evasi.

- Sì, lo so. - Intende soddisfarli?

Lo vorrei, ma momentaneamente sono sprovvisto di contante.

Allora ho un decreto di sequestro per mobili, suppellettili, argenti,

gioielli, tappeti, pellicce e tutto ciò si trovi nella sua abitazione.

- Accomodatevi. - Soldati!

Qui non c'è niente! E' vuoto!

- Tutte le stanze sono vuote! - C'è solo un pitale.

Anche qui non c'è niente!

- Abbiamo trovato solo questi. - E' vostro.

Sono costretto a portarla davanti al tribunale degli insolventi.

Un passo più indietro, prego.

Buono, Barbarone.

- La vita è proprio un balocco. - Ancora!

Io vestito da cavaliere vado a piedi e tu vestito da servo vai a cavallo?

Rimediamo subito, dammi il vestito e tutto torna.

Ignorante, questo è un costume da attore.

Allora il vestito non è tuo, ma il mio cavallo, sì.

Io ho la paga di un reale al giorno.

Bene, abbiamo cavallo, vestito e un reale.

Ci mettiamo in società e facciamo il colpo dei cannoli alla catalana.

Va bene, scendi.

Io? Piuttosto tu, spogliati.

Per fare il colpo dei cannoli ci vogliono un padrone e un servitore.

Appunto, tu mi dai il vestito e io faccio la parte del padrone.

Tu che sei figlio di una puttana fai il servitore.

Io sono un attore, faccio qualunque parte meglio di te.

- Allora... Sorteggiamo? - Sì.

Facciamo con le dita.

Questo no. Questo!

Vai!

Ciao.

Tempo fa ho assaggiato i tuoi cannoli alla catalana. Eccellenti.

- Ne ordino cento per i miei ospiti di questa sera. - Cento?

Cento. Manderò qualcuno a ritirarli.

Lazzaro, dai un reale di acconto e raggiungimi dal gioielliere.

- Ecco, è un reale! - Grazie.

- E' per l'assaggio. - Prego.

La dama alla quale è destinato il dono ha pelle chiara e occhi cerulei.

Vostra eccellenza dirà che è ovvio,

ma l'occhio ceruleo si abbina allo zaffiro.

- Preferisco i colori del mio stemma, giallo... - L'oro.

- Bravo. Bianco... - Le perle.

- Le perle. Rosso... - Ci vuole il rubino!

- Verde... - Lo smeraldo.

Adesso non ho niente di pronto, ma posso farlo su ordinazione.

No, ho fretta. La mia dama non può aspettare.

Sì? Vediamo.

Va bene, quanto costa?

Settanta scudi, eccellenza. E' un prezzo che non posso discutere.

- Lo prendo. Lazzaro! - Sì, eccellenza?

- Dai a questo uomo sessanta scudi. - Ma si era detto...

- Sessanta è ben pagato! - Lo faccio per lei.

Le ricordo che abbiamo lasciato cento scudi al pasticcere

perché li cambiasse in monete da cento che poi avremmo ritirato.

Eccellenza, vada a ritirare il suo denaro.

Al suo ritorno le darò il monile, non ho fretta.

Ma io sì e molta!

Mi segua con il gioiello. Venga.

Tu, di quei cento consegnane sessanta a questo diffidente signore.

- Intesi? - Sessanta al signore.

- Contento? - Sempre agli ordini.

- Va bene? - Sì.

- Gioiello. - Certo.

- Cavallo. - Subito, eccellenza.

- Vostro servitore. - Addio.

Salta!

Vai!

- Oste! - Prego, cavaliere.

- Il conto. - Tre reali. Avete mangiato bene?

Alla vostra!

Volete altro?

Sono indeciso tra una bella pernice dorata

e una bella passera nera di pelo riccio.

Quella è una bella passera?

Paghiamo.

Tre reali a metà fanno...

- Un reale e mezzo. - A metà?

Tu hai preso il pasticcio di lepre.

Costa il doppio della mia zuppa di fagioli!

Hai voluto fare società, quindi spese e guadagni a metà! Un reale e mezzo.

Diventi nervoso. Io ho messo il vestito e il reale!

- Io ho messo il cavallo e l'idea! - Beh, l'idea.

Tie'. Io ho lasciato una monaca che succhiava il dito come nessun'altra!

Guarda chi arriva! Pollastre e passerette.

Arrivederci.

- E' calda. - Dopo.

- Salute a lei. - Salve.

- Salute a voi. - Vogliamo concludere in gloria questa magnifica cena.

- Con una bella ammucchiata! Quanto costa? - Dipende.

- Da che cosa? - Una donna sola o una dopo l'altra.

Sempre una per tutti e due insieme, due una per uno.

Due per tutti e due insieme.

- Che ha detto? - Non capisci mai!

- Facciamo due per ognuno di noi. Quanto viene? - Dipende.

- Ancora? - Da quello che scegliete.

- Noi scegliamo sempre il meglio. - Certo, siamo picari!

Due reali e mezzo per un'ora, cinque per la notte, a persona.

- Le persone siamo noi due? - No, loro quattro.

- Porco Giuda, sono bei soldi! - Facciamo una in due.

Grazie, cara, brava. Mangia qualcosa.

No, sono stanca. Vado a dormire. Chiamami.

- Possiamo sederci? - Sì, accomodatevi.

Per curiosità, quanto rende una puttana?

Beh, dipende.

- Ci avrei giurato! - Nel mio caso è un buon investimento.

- Quanto buono? - Dipende!

- Zitto! - Se si tolgono le spese

di locanda, vitto, vesti, profumi, acconciature e qualche capriccio...

Se sfruttate bene, circa trenta reali alla settimana per ciascuna.

Naturalmente se non si ammalano.

Ciao, babbo.

- Buonasera. - Buonasera.

- Buonasera. - Brave, bambine. Su, mangiate.

- Babbo, la mamma dov'è? - Sta riposando.

Attenzione, la mia è un'azienda familiare.

Si amministra meglio. Minori spese, tutto in comune.

- Lavoriamo in armonia. - Lei con quanto ha cominciato?

- Con niente, mia moglie. - Hai capito chi?

Quando capii che mi avrebbe tradito, non ho voluto fare il cornuto gratis!

Mia moglie era brava e guadagnò subito molto.

- Mi portò la sorella, mia cognata Ines. - Pure?

Poi una cugina, molto pelosa.

Poi ebbi la fortuna che generò due figlie femmine.

- Brave, obbedienti. Queste vanno a ruba, non si fermano mai! - Lo credo!

Così ho potuto investire in qualche altra ragazza, comprata qua e là.

- Si possono comprare? - Avete soldi da investire?

- Dipende. - Zitto! Lascia parlare me.

Dunque...

Per trenta scudi ho questa. E' quanto l'ho pagata io ad alcuni zingari.

- Perché la vende? Ha dei problemi? - No, ha troppe qualità.

Però è forestiera e non lega molto con le altre.

Litigano sempre e alla mia età non ho più voglia di discutere.

Guardatela bene, prima di acquistarla.

Sangue caldo e grandissima esperienza.

- Ha tutti i denti? - Sì, tutti.

- E' di pelo riccio? - Giratela.

- No, è setoso, ma è meglio. - Ma che "meglio"?

- A me piace setoso! - A me piace riccio!

- Setoso! - Deve piacere solo ai clienti.

Datemi retta, io ho esperienza. Voi statene fuori.

- Noi non... - No, non è una donna!

E' il vostro patrimonio. Se mischiate i ruoli, sono guai.

Va bene, affare fatto. Ecco, questa è la mia parte.

Questa è la mia.

Neanche uno sconto per il rischio?

Rosario, hai cambiato padrone. Ora sei di questi due cavalieri.

Già. Rosario!

- Siamo i padroni! - Quelli nuovi!

- Perché si copre? - Scusate, permettete?

Scarpe e indumenti non sono compresi. L'ho venduta a peso netto.

Nuda?

Noi siamo picari.

Soprattutto siamo liberi.

Come gli zingari, non molto stabili, uccelli tra alberi o topi tra mobili.

Noi siamo nomadi.

Con i nostri limiti.

Ammazzati dai debiti.

Siamo diversi dai nostri simili, siamo maestri dei sogni impossibili.

Noi siamo picari.

Come cani parliamo alla luna, ascoltaci.

Poveri ciechi, vendiamo fortuna.

- Fanno la coda! - Bravi, venite!

Avete fatto bene, non vi pentirete. Questi sono soldi spesi bene.

- Siamo quasi arrivati. Venite. - Fermo, Barbarone!

Accomodatevi sulla staccionata. Si apre l'esercizio!

Questo è il primo bordello ambulante!

Con tutte le comodità, ma soprattutto lontano dagli occhi della moglie!

- Senza spese di locanda. - E reumatismi da fossi e pagliai.

E' merce di primissimo ordine.

Per il giorno dell'inaugurazione, prezzi speciali.

Il primo che alza la mano e dà l'esempio, mezzo reale.

E' anche l'ultimo! Pagamento anticipato. Vai e sbrigati.

I tuoi compari aspettano in calore! Chi è il secondo?

- Pagate mezzo reale e mettetevi in coda! - Fermo lì!

- Il negretto in fondo. Sì, dico a te. - Tenetelo caldo! Già fatto?

- Non mi vuole. - Come non ti vuole?

- Ha detto di no. - Come sarebbe? - Non mi vuole!

- Perché? - Non mi piace.

- Non deve piacerti! - No?

- No! - Tanto io con quello non faccio.

- Che ha detto? - Non fa.

- Perché non fai? - Non mi piace nessuno di quelli là.

- Sono vecchi, sporchi e panzoni. - Con quelli non faccio.

Ridateci i reali!

- Rivogliamo i soldi! - Sì, ho capito. Vai!

Per i soldi ci vuole un attimo di pazienza. Stai fermo!

Che fai? Scappi, figlio di puttana? Aspetta!

Vai al galoppo!

Ti abbiamo pagata a peso d'oro!

Tie', brutta pezzente!

Ci hai fatto spendere tonnellate di reali!

Scappi, eh?

Se ti prendo, ti riduco una poltiglia!

Ti ribelli al padrone? Ahi!

- Ti rompo i denti! - Le rompi i denti?

Sei matto? Così rovini il patrimonio! Fermo!

- Tu sei una puttana, devi fare... - Fermo.

Volete insegnarmi il mestiere? Ci sono puttane buone per tutti

e puttane che scelgono il cliente. Io sono una di quelle.

- Non ce lo aveva detto. - Adesso ve lo dico io!

Attenti a come vi regolate. A me piacciono giovani, alti e biondi!

- Ma sentila, in Spagna non esistono alti e biondi! - Aah!

- L'ammazzo! - Voleva dire simpatici, piacenti. Un po' tipo noi, dico bene?

- Noi decidiamo con chi devi andare! - Con quelli giovani, alti e biondi.

Stai fermo, calmo!

Basta, cerchiamo di dormire!

Dormiamo! Cerchiamo di passare una notte tranquilla.

Non si riesce a chiudere occhio qui!

Signore e signori! Grazie, bambino.

- Proverei con lui, è quello giusto. - Aspetta, secondo me non fa per lei.

Come no? E' alto, giovane, biondo.

- Ci andrei anch'io. - Bicchieri lavorati a mano! Grazie.

Ma alto, giovane, biondo.

E' biondino, biondiccio. Poi ha una bocca piena di denti.

- No, quella ce lo tira dietro. - Che vuole di più? Lui va benissimo.

Piace alle donne.

Ferma.

Ci siamo.

Ehi, tu! Abbiamo trovato il biondo.

Prego, osserva la merce.

Ma...

- D'accordo, va bene. - Lo credo! Vai.

- Che fai? Vai dentro. - Aspetto che l'altro finisca.

- Ha trovato un uomo? - Meno male!

Noi andiamo in giro a fare i ruffiani?

- Stai bene. - Hai pagato?

- Che devo pagare? - La tariffa.

Tira fuori i soldi!

- Io pagare una donna? Mi ha chiamato lei! - Certo, è una puttana.

- Che mi importa? - Perché lo hai chiamato?

- Mi piaceva. - Ti piaceva?

Io ti faccio schifo e quel pidocchio ti piace?

- Attento a come parli! Io sono picaro. - Anche noi, fuori i soldi.

- Mi ha pagato lei, guarda che mi ha dato. - I nostri orecchini!

- Voi me li avete regalati e io li ho dati a lui. - Dacci gli orecchini!

Calmi! Chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato.

- Scappa! Scappa! - Sì?

Ahi, brucia!

Lo difende, gliela dà gratis!

Gli fa pure i regalini. Te li do io i regalini! Che ha quello meglio di me?

- Fermo, rovini la merce! - Sì, la rovino!

Ahi! Puttana, lo fa apposta!

- Rifiuta quelli che pagano e la dà a quelli che non pagano! - Fermi.

Fermi.

A te non la do neanche se paghi.

- Io che c'entro? - Quello si è innamorato!

- Ti sei innamorato? - Io? Di quella?

- Ma quando mai! - Ho fame!

- Cucina! - Io non sono cuoca, ma puttana!

- Allora falla! Qui chi non lavora non mangia. - Non toccarmi.

Basta! Vieni qui, basta.

- Cucino io. - Sfaticata!

Cucino io.

Stanno ancora lì. Da tre ore stanno lì.

Non sei contento? Più ci sta, più paga.

Sì, ma sta sempre con quello? Da cinque giorni, tutti i giorni.

- Non vuole cambiare zona. - Meglio, si sta bene qui.

- Guarda che ho pescato. - Se lui si innamora e la porta via?

Io lo dico per la società. Ora lo butto fuori. Capito che voglio dire?

Ho capito.

Su! Finito, si chiude. Fuori!

- Io ho pagato fino al tramonto. - Ci siamo, il sole non c'è più.

- Manca più di un'ora! - Tu stai zitta! Adesso ti do l'ora che manca.

Così chiudiamo il discorso.

Ecco, questo è il...

Oh!

Questa è la moneta, vai!

- Vai, non voglio vederti più. Vai da quella parte. - Ti aspetto!

Basta che te ne vai. Finito, chiuso! Finalmente!

- A domani! - A domani!

Ma che domani? Non ci sarà domani!

Che facciamo? Partiamo subito?

- No! - Che fai?

- Sciolgo la società. - Perché? Che è successo? - Tu, scendi!

- Che ti succede? - Mi sono stancato di... Questo è il nostro patrimonio.

Carro e cavallo che sono indivisibili e fanno un lotto solo.

L'altro lotto è la ragazza.

Non voglio neanche giocarmeli. Ti faccio scegliere, quale vuoi?

La ragazza.

Per questo mi sono stancato. Scendi, puttana inutile!

- Via gli stracci! - E' pazzo!

Vai, Barbarone!

Vai! Vai!

- Ci ha lasciato il pesce. - Adesso? Che facciamo?

Cambiamo vita. Io lavoro e tu fai la signora, servita e riverita.

Mezzo reale per attraversare sulle spalle e due reali sulla lettiga!

- Quanto ci vuole per attraversare? - Sono a pieno carico.

Due reali con la lettiga e mezzo reale... Muoviti, forza!

- Per te. - Grazie. La fatica è mia, ma i soldi sono suoi.

- Dovrebbero pagare al chilo. - Prego, monsignore. Si accomodi.

Prego. Lavora e stai zitto.

- Adesso questo... - Zitto e lavora!

- Attenzione, cautela. - Non spingere!

- Sono in discesa. - Cautela!

Abbiamo detto con cautela.

Andate piano. Andate piano!

- Disgraziato, io ti ammazzo! - Mascalzone, Dio ti punirà!

Disgraziato! Vattene!

Mangiate di meno, con quella pancia vi fate pure portare in carrozza!

- Affamatori di cristiani! - Disgraziato!

Uno per non farli bagnare, si fa venire un malanno!

Bagnatevi i piedi!

- Buonasera, signor Lazarillo. - Buonasera.

Fai il bagno tutta nuda?

- Come devo fare il bagno? - Almeno chiudi la porta a chiave.

Il bagno a quest'ora! E' tutto in disordine, il letto è da rifare.

Ci sono stata fino adesso.

Non avevi detto che tu lavoravi e io facevo la signora?

Per fortuna siamo con questo locandiere.

Siamo qui da una settimana e non chiede quattrini.

- E' una brava persona. - Lo credo, me lo faccio tutte le mattine.

Brutta lurida!

Lei si lava!

Io mi faccio il culo nel torrente e tu a letto con quel vecchio porco!

- E' possibile che sei così puttana? - Sì!

- Se devo campare con il tuo lavoro, non campo! - Già.

Sai che ti dico? Hai ragione.

E' inutile cercare di cambiarci, io sono un picaro e tu una puttana.

Stai su!

Gli hai chiesto l'altra camera per te?

Ci sono due clienti, quello e quello.

- Vado a combinare. - No, vado io.

- Quanto chiedo? - Minimo un reale.

- Per tutta la notte, facciamo quattro. - Vabbè.

- Allora? - Fatto. Due reali, viene a mezzanotte.

- Quanto rimane? - Un paio di ore.

Allora hai tempo pure per il vecchio. Vai.

- Vado. - Brava! Visto com'è facile fare società e andare d'accordo?

L'ho domata.

Amore, svegliati!

Chi è? Che vuoi?

- Chi sei? Vai via! - Ma come?

- Io ho pagato due reali. - Hai sbagliato stanza.

- Lei è in quella accanto. - Io ho pagato per te. Lei ha detto che tu...

Vai via, zozzone! Lei è stata, maledetta!

- Rosario! - Fermo, io ho pagato!

Rosario! Rosario!

Dov'è? Rosario!

- Rosario! - E' uscita con il signore anziano.

Con il vecchio?

Disgraziata!

Rosario! Me la paghi!

- Perché? Io la devo dare e tu no? Hai un buco pure tu? Usalo! - Io?

Addio!

- Undici. - Un'altra volta!

Chi vuole giocare con me? Chi vuole provare la buona sorte con me?

- Io. - Anch'io.

Bene. Bravi.

- Ecco. - Sono truccati.

La sorte è cieca, amico mio, come la morte.

Attento a come parli.

Sei un duro, eh?

Fai questo mestiere senza essere passato per la dogana di Mozzafiato.

Non ho mai sentito che si paga dazio per fare il baro.

Se non fai parte della confraternita, da queste parti si paga.

Credevo che fare il baro fosse una professione libera esente da tasse.

Quando si paga, è una volta per tutte, dando in pegno il collo.

Ma ogni luogo ha le sue leggi, mi atterrò a quelle di questa città.

- Sentiremo come la pensa il signor Mozzafiato. - Sentiamo Mozzafiato.

- Salute. - Che c'è, figliolo? Perché non sei al tuo posto all'arsenale?

Ho trovato questo che esercitava senza permesso.

Mi sembra un giovane sveglio. Te l'ho portato perché tu lo esamini.

- Chi sei? - Guzmàn de Alfarache, figlio di Mateo,

morto impiccato nel luglio del '68 e di Aldonza Saturna di Rebollo,

strega e fattucchiera, morta un anno dopo.

Tre volte alla gogna, cinque al palo con nerbate e tre anni di galera.

- Che sai fare? - So giocare ai dadi, sfilare le carte buone, marcarle.

Me la cavo abbastanza al Battimuro

e so sfilare le saccocce con decisione. - Ma sono cose vecchie.

Anche un principiante sa farle.

A coraggio, come vai?

- Ha grinta. - Sì?

Saprebbe fare parlare il coltello meglio di un avvocato in tribunale.

Va bene, mettiamolo alla prova e vediamo subito che sa fare.

- Rigagnolo! - Sì?

Porta il quaderno delle commissioni.

Sbrighiamoci, sennò facciamo tardi e non si finisce mai!

Leggimi quali sono i mandati da assegnare.

La confraternita dà molto e chiede poco.

Però guai a chi sgarra.

- Dimmi. - "Dodici bastonate da uno scudo l'una al vetturiere."

"Scadenza, giorni sei. Acconto, scudi cinque."

"Incarico affidato a Cascamorto e non eseguito. La scadenza è domani."

- Andava stasera, ormai avrà fatto. Ne rispondo io. - Andiamo avanti.

"Sei legnate al sarto su richiesta della dama"

"che ha lasciato la collana."

"Incarico dato a Scamozzato, non eseguito, scaduto da due giorni."

- Scamozzato! - Il sarto è malato e non esce di casa.

- Appena esce, lo prendo. - Avvertimi!

- Ho avvisato la committente. - Devi avvertire me. Alzati!

Per questa tua inadempienza, venticinque nerbate a culo nudo.

- C'è altro? - Lo sfregio al mercante, aspettiamo conferma.

E' stato confermato.

Vuoi farlo tu?

E' un debutto straordinario.

Di che si tratta?

Sfregio da venti scudi. Se ci riesci, diventi fratello senza noviziato.

Vabbè, ci sto. Però un momento.

Dovete darmi il coltello, il mio è spuntato.

I ragazzi ti daranno il coltello.

- Poi voglio le indicazioni. - Io ti darò le indicazioni, ma dopo.

Adesso voglio mangiare e bere.

Avanti, un po' di movimento. Che è questo mortorio? Andiamo!

Alzate le gonne!

Ehi!

- Vedi questo coltello? - Ragazzo, porto soltanto pochi spiccioli.

Lo faccio per evitare che...

Con questo io devo farti uno sfregio da qui a...

Madre Vergine!

- Perché? - Ho avuto questo incarico.

- Uno sfregio di undici centimetri. - Perché non me lo fai?

Non so se mi conviene o se non sia meglio per esempio...

- Cinquanta scudi. - Sessanta sono meglio.

- Hai appena detto che non li hai. - Li ho in casa, qui di fronte.

Vado a prenderli e torno.

Ascolta, se non ti fidi, vieni a casa mia.

- Vivo solo con mia moglie. - Nella tana del lupo?

Sono vecchio e malandato.

Hai un coltello, almeno fidati di lui.

- Scusa se mi appoggio. - Dove andiamo?

A quel portone.

Aspetta.

Io e mia moglie siamo soli e di questi tempi...

- Fernando, sei tu? - Sì, sono io.

Apri, abbiamo un ospite.

- Prego. - Accomodati.

- Facciamo in un minuto. - Buonasera.

Lui è un bravo giovane, un angelo mandato dal cielo.

- Dio la benedica! - Gli devo molta riconoscenza oltre a cinquanta scudi.

- Avevamo detto sessanta. - Certo. Sai? E' tanto bisognoso di denaro.

- Poverino! Forse gradisce qualcosa. - No, prendo i soldi e vado via.

- Dov'è l'alchermes? - E' qui.

I nostri "marcantoni" sono ancora di là?

Sono straordinari, sono fatti in casa da mia moglie.

Su, vai a cercarli.

Hai capito? Glieli facciamo assaggiare. Quanti ce ne sono?

- Quattro. - Molto bene! Bastano.

- Hai capito bene? - Sì, ho capito.

- Intanto io ti do un po' di alchermes. - No!

Siediti, quella è la più comoda.

Questo è speciale.

- I soldi. - Sì, vado a prenderli.

Ma... Quelli sono tutti figli suoi?

Sì, cinque.

Tutti maschi. Se sapessi, dei veri diavoli!

Quello è un quadro recente?

No, sono passati un po' di anni.

Ormai sono cresciuti.

A quel tempo se la facevano ancora... Addosso!

Indietro!

- Prendetelo! - Aiuto!

Aiuto!

E' un assassino! Presto, guardie!

- Eccolo! - Prendiamolo!

- Da quella parte! - Prendiamolo!

Fate largo!

Tenetelo fermo!

Popolo della città di Arévalo, fai silenzio e ascolta.

Oggi, 11 luglio 1598,

sarà data esecuzione alla condanna a morte per impiccagione

di un feroce criminale, assassino di un gendarme di Sua Maestà

e al taglio della mano destra di un ladro di borse falso guaritore.

Tali condanne siano di ammonimento per i cristiani, i mori e i giudei.

Guarda e medita, popolo di Arévalo e rendi grazia al Signore

e alla giustizia di re Filippo.

- Che aspettiamo? I condannati ci sono. - Come no, sono pronti.

- Aspettiamo il boia capo, oggi aveva un matrimonio. - Levati!

- Un matrimonio? - Stamattina si sposa il figlio, perciò è in ritardo.

Eccolo, arriva.

- Salve. - Felicitazioni.

Dammi il cappuccio!

- Avanti con i tamburi! - Ragazzini, andate a casa!

Ahi, stai attento! Benda quello che deve essere impiccato.

Svelto, gli sposi mi aspettano per mangiare!

- Guzmàn, che hai fatto? - Chi sei?

- Lazarillo, che fai qua? - E' un lavoro, nessuno vuole farlo.

- Però pagano bene. Dimmi di te. - Ho infilzato uno sbirro.

Faccio la fine di mio padre, ma senza cerimoniale.

- Allora? - Subito!

- Che destino! Proprio io devo farti questo? - E' il destino del picaro.

- Però potresti aiutarmi. Fai che la corda si spezzi. - Muovetevi!

Lo farei, ma io sono un avventizio. Il boia fa le impiccagioni.

- Io taglio la mano al ladrone. - Vorrei essere al suo posto.

- Sì? - Avventizio!

- Ti sbrighi? - Sì, siamo pronti! Ecco fatto.

- Non bendarmi! - Ti impressioni.

- No! - Chi deve essere impiccato?

- Lui! - Portalo qui! Tu taglia la mano a quello!

Presto! Gli ospiti mi aspettano, si fredda tutto.

- Chiedi perdono a Cristo, fra poco sarai al suo cospetto. - Come?

C'è uno sbaglio, non ho fatto niente. Ho solo rubato, sono innocente!

Ma che innocente? Chiedi perdono a Dio. Pentiti, assassino!

Madonna degli impiccati, accidenti a te!

- Non ho fatto niente! - Maledetto, figlio di puttana!

Dove mi portate? Che è questa corda al collo? Via!

- Giù le mani! - Sono innocente!

Taglia la mano.

Amico mio, la vita è un balocco.

Vai!

E' tiepido.

E' un po' acido.

- Invece di tenere la pecora, succhi l'uncino? - Rubate il latte?

- Il capraio! - Prendete la roba mia?

- Prendi il latte. - Acchiappa il mastello!

Lasciate il mastello! Ladroni!

Aiutami!

Delinquenti! Se vi prendo, vi ammazzo!

- I cani! - Sbrana quei delinquenti!

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