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Original subtitles

Oh! Oh!

Oh!

- Dove hai sfondato? - Non vedo. - Niente dovete vedere!

- C'è qualcuno? Fai vedere. - Sarà la cameriera dell'appartamento a fianco.

- La rossa? "Bona!" - Non c'è nessuno. Dammi il gesso, chiudiamo.

- Fai presto, abbiamo da fare. - Subito.

- Basta! Peppino! - Dove è andato?

Peppino! Peppino! Mannaggia, Peppino!

Bebè.

Bebè, svegliati.

Gli operai dell'appartamento di fronte hanno fatto un buco.

Al muro della camera mia.

Bebè. Oh! Hai capito che ho detto?

Ehi! Che vuoi fare?

- Ora? Qua? - Sì, qua.

Bebè, ma... Che hai stamattina?

Tu non stai mai così.

Aspetta, aspetta!

Aspetta che si strappa.

Sì, straccia tutto! Straccia!

Bebè.

Ah, Bebè...

Bebè...

Bebè.

- Chi è? - Come chi è? Sono Teresa, tua moglie.

- Che ore sono? - Non lo so.

- Sono le sette e mezza. - Io mi sono addormentato alle sei.

Tu mi svegli alle sette e mezza?

Gesù, io stavo sognando! Uffa! Madonna!

Levati.

Io lo sapevo, mannaggia!

Fosse quella bella Madonna del Carmine?

Bebè?

Bebè.

- Mamma. Oh, mamma! - Chi è?

Sono Teresa. C'ero io, mi stavo lavando i denti.

- Che è tutto questo rumore? - E' tua mamma.

Sono le sette e mezza, io devo andare in ospedale.

- E' entrata nel bagno, ci stavo io. - Si vede che non ti ha vista.

Nessuno mi vede stamattina, sono trasparente!

Non è colpa sua. Mamma è abituata alle sue comodità.

Si capisce. Va in bagno prima di me, dorme con il marito mio.

Facevo dormire mammina nella stanza della cameriera?

E' sempre la moglie del professor Gargiulo.

No, per carità! Tua moglie dorme nel letto della cameriera.

Poi non cameriera, infermiera diplomata.

- Io così sono entrata qui. - Adesso sei la signora Gargiulo.

E dormo nel letto della cameriera, da sola.

Mamma è anziana e la notte ha bisogno che io le stia vicino.

- Io no? - Uffa!

Ma la sera tu dici che hai sonno.

- La mattina vuoi svegliarti presto. - Devo svegliarmi presto, io lavoro.

- Pare che lavori solo tu. - Non pare, lavoro solo io in questa casa.

- Tu di giorno dormi, la notte giochi a Poker e perdi. - Zitta!

- Buongiorno. - Una schifezza di caffè!

- Ecco, buonanotte. - Buonanotte.

- Glielo hai detto? - No, mamma. Adesso non è il momento.

- Quella ora esce. - Glielo dico prima che vada via.

- E' nervosa. - Ti pareva!

Forse non mi avete vista, io sto qua.

Mannaggia!

Uno deve vestirsi al buio qua!

Visto? Che ti avevo detto?

Roberto, non puoi fare certe figure!

- Tu sei il figlio del professore Gargiulo. Hai capito? - Sì.

Stamattina occorrono settecentomila lire!

- Quali settecentomila lire? - Niente.

Mia sorella Ernestina fa una conferenza al Circolo della Stampa.

- Vuole settecentomila lire? - No.

Ma se devo andarci, devo mettermi un blazer.

Dove va girando? Teresa?

- Vuoi il caffè o no? - Che è questo bra... blazer?

- E' una giacca. - Una giacchetta costa settecentomila lire?

- Uffa! - Aspetta, mamma. Non è che Teresa non vuole comprarla.

Lei è infermiera, non sa quanto costa un blazer.

- No, Teresa sa una cosa. - Che scocciatura!

Io sto 287.000 lire in rosso. Non so nemmeno come coprire lo scoperto.

Puoi fare la cessione del quinto?

Un'altra volta? Quanti quinti ha lo stipendio mio?

Ti sei scordato che morivi dal dolore e dovevi curarti i denti?

- Il dolore è passato. - E io non ho più visto i soldi.

- Ho ricambiato con il mio amore. - Un amore platonico.

Ancora?

Hai visto? Mi sono messo contro la mia famiglia per amore tuo.

- Se è stata tua madre a convincermi! - Sì, sì.

"Tu fai l'infermiera, non hai niente. Mio figlio non è un granché."

"Ma tu diventi una Gargiulo."

Ha detto certe cose che se non ti avessi voluto bene, sarei scappata!

Vedi? Ora mi rinfacci una partita a carte per fare compagnia a mamma.

Tutto per una giacchetta.

Va bene.

Va bene. Vediamo come va questo appuntamento all'ospedale.

Da quello dipende il mio futuro, il nostro.

L'ispettore sanitario viene per vedere me.

Sai perché? Perché...

- Roberto! - Sì, mamma.

- Oh! - Chi è? - Bebè.

- Mi spegni la luce? - Che ne so che sei qua?

Sono invisibile?

- Scusate. - Scusate voi, non vi avevo visto.

Teresa, dove vai?

- De Crescenzo mi aspetta. - A te?

- Ho appuntamento alle 8,30. - Gli appuntamenti cominciano alle 8,30.

- Quanto durano? - Non lo so.

- Il tuo cognome? - Scapece.

Come lui. Pure lui si chiama Scapece.

- Papà. - Teresa.

- Non eri di riposo? - Ho un incontro di lavoro. Eri venuto per cercare me?

- No, per un'analisi. Andiamo? - Ho appuntamento con De Crescenzo.

E' l'ispettore sanitario. E' là, in quell'ufficio. Devi andarci pure tu?

Quello è un ufficio? Ho visto la gente che aspettava fuori.

Credevo che fosse il gabinetto. La "capa"!

Beh, ciao.

Stai bene.

Se il malato non si convince che è guarito, la medicina è inerme.

Tu che fai con i capelli al vento? Le infermiere hanno i capelli raccolti.

Se un giorno diventi primario come me... Guarda questa.

- Che fai senza divisa? - Buongiorno, Ernestina.

- Professoressa Gargiulo quando siamo in servizio. - Io oggi non lavoro.

Quando mai!

- Vieni con me. - Ho un appuntamento.

Vieni! Cammina, ti devo parlare.

- Buongiorno, professore. Peppino, c'è il professore. - Buongiorno.

- Che hai preso stamattina? - Il caffè. Quarantadue.

- Non è uscito. - A Napoli no, ma a Bari sì. Devi darmi 200.000 lire.

- Aspetta. - E' uscito il 42?

- Io ho pure il 23. - Ora vediamo.

- Dammi 200.000 lire. - I soldi vanno per la settimana prossima.

- Perché? - Ho il 38 in ritardo.

Che mi importa? Mi sono giocato la pensione sul 42.

- Ora è uscito e non vuoi pagare? - Non preoccuparti, prendi il 38.

- E' uscito il 42 a Bari. - Aspetta!

- Calma, controlliamo. - L'ho preso, è uscito il 49.

- Dove vai? - Controlla qua.

- Io ti denuncio! - Madonna santa!

Sarai pure una Gargiulo, ma io non volevo che sposassi mio fratello.

- Che c'entra? - Adeguati al clima di efficienza che ho instaurato qui

o cambia padiglione.

Ma io servo i pazienti come i preti all'altare! Si sono lamentati?

Ci mancava! Non si lamentano, perciò non se ne vanno.

Il malato va aiutato a guarire. Ma tu che capisci di medicina?

Stamattina mi servono 12 letti. Chi soffre non può aspettare.

Io che devo fare?

Che è? Che è questo coso? Nossignore!

Che succede qua dentro?

Il padiglione Gargiulo ridotto in questo stato.

- Che vergogna! Che pena! - Eh!

- Il tonno. - Quanti letti vuoti! Allora non ne avete bisogno.

- Infermiera, tutti quelli fuori dai letti in uscita. - No!

- Questo reparto è tuo. - No, io sto dall'altra parte.

Non contraddirmi! Con il tuo senso della pietà

trasformeresti l'ospedale in ospizio. - Io ho questa da ieri sera.

Il prossimo che protesta lo butto fuori.

- Lo dimetto su due piedi. - Ci vorrebbero i piedi!

I medici vengono solo per prendere le scommesse clandestine!

- Quali scommesse? - C'è un medico che prende le scommesse clandestine.

Un medico? Che dici?

- Non è vero, che dici? - Lo giuro, dottoressa, dovete credermi.

Sulle partite, sui cavalli. Qui giocano tutti, bugiardi!

- Quale medico? - Aveva il camice bianco, si chiama "il Professore".

- Passava qua. - Dove sta questo medico fantasma?

Si è nascosto sotto un letto? Sotto a questo?

- Cerchiamo, faccio l'ispezione. - Così trovate gli scarafaggi.

Dov'è? Che fai qua impalata? Cerca pure tu.

Vediamo. Dove sta? Cose da pazzi!

Adesso voi controllate letto per letto.

Se non si trova, tu esci con una denuncia per diffamazione!

Io denuncio voi! Se non si trova, vuol dire che non volete trovarlo.

Siete una massa di cornuti, tutti quanti!

Non ti permettere! Tu stai parlando con la figlia del professor Gargiulo.

Ma chi è questo professore Gargiulo?

Si può sapere?

Professore Gargiulo!

Io sono la signora Gargiulo. Non l'ho visto neppure il giorno delle nozze.

Tu sei pure una Gargiulo, ma sei una disgrazia per il mio padiglione.

Sì, so che non mi sopporti, ma questa disgrazia dura poco.

De Crescenzo mi nominerà capo settore dell'ispettorato sanitario.

Quindi sono io che me ne vado e non ho ancora finito!

Anzi, ho finito.

Avanti.

- Permesso? - Chi è?

- Sono Teresa Scapece. - Chi?

Ricorda? Avevamo appuntamento alle otto e mezza.

Adesso vi presentate? Date qua.

Prima aveva gente e non volevo disturbare.

- Che è questa cosa? - Il curriculum.

- Il curriculum? - Sì, il mio, per il passaggio a capo settore.

- Che passaggio? - Non ricorda?

Mi aveva detto che si era liberato un posto e di portare il curriculum.

Doveva portarlo venerdì. Io ho già dato il posto.

Come venerdì? Sono venuta venerdì e lei ha rimandato.

Ho rimandato? Venerdì?

Io l'ho dato sabato. Non ricordo.

Comunque, visto che non serve più, gentilmente...

Oggi devi darmi un milione che ho vinto sul pareggio dell'Avellino.

- Non farmi fesso. - Dottore, io vorrei darvelo.

Ma è uscito il 42 a Bari e ho pagato tutti quanti giù. Adesso non li ho.

Dovevi pagare prima me perché se mi incazzo, sai che succede?

Ecco la ricevuta che mi hai dato della giocata su carta intestata

della dottoressa Ernestina Gargiulo. - Sì, ho capito.

- E' un pezzo di carta, si può stracciare. - Sì?

- Ora vai giù, ti fai ridare i soldi e paghi me. - Come vado giù?

Ho una scheggia nella gamba. Quando cambia il tempo, mi fa male.

Dirò alla Gargiulo che c'è uno che fa lotto clandestino nel suo padiglione

scrivendo le scommesse sul suo ricettario. - Sì, aspettate.

Ragionate. Che gusto ci trovate a mandarmi in galera?

Fate scoppiare uno scandalo e coinvolgete un sacco di gente.

- Che me ne fotte? Io voglio il milione mio! - Dove lo piglio?

- Te lo fai prestare. - Da chi? Qua noi siamo due.

Veramente siamo tre.

- Permettete? - Che cosa?

- Che fate? - Lei voleva un milione, lui non ce l'ha e ve lo do io.

- Ecco qua. - Io non capisco.

- Siete d'accordo. - No, non siamo d'accordo.

- Io non l'ho mai vista. - Si capisce!

Adesso mi avete vista, tutti e due.

Ora se permettete, io me ne vado.

Ah! La penna. Buongiorno.

- Ma almeno è coperto? - Garantisco io.

Pronto. Ernestina, sei tu? Stavo cucinando.

Teresa? Non c'è, quella chissà dove va!

Eppure lo sa, mamma vuole mangiare in orario. Che ha fatto?

- Roberto, chi è? - Niente, mamma, poi ti spiego.

- E' Ernestina al telefono? - Mamma, dopo.

Quando? Io non capisco niente qui, pare la casa dei pazzi.

Pronto? No, niente, è mamma.

Sì?

Scusa, Ernestina. Ho una cosa sul fuoco. Aspetta, vengo subito.

Pronto? Sì, sto qua.

- Mamma. - Che c'è?

- Ernestina deve dirti una cosa. - Proprio ora?

Arrivo.

Pronto. Che ha fatto Teresa?

Aspetta, cambio telefono. Qua non si sente niente.

Sì, è un oggettino di gusto con tutte le sfumature.

E' fatto molto bene.

Vostro marito ha il palato fine. Beato lui!

- No, era di sua madre. Me lo ha dato per il matrimonio. - Ve lo ha dato?

- Brava! Guardate pure voi. - Non c'è bisogno, lo conosco.

No, guardate.

Scostatevi un po', sennò non si vede niente.

Bello, eh? Bello, che capolavoro!

Sì, è bello.

- Vostra cognata, la professoressa Gargiulo, come sta? - Bene.

Viene sempre qui per il deposito estivo della pelliccia.

A proposito, io ho la sua cartella.

- Ora la cerco, così voi gliela date. - Non serve, non vi scomodate.

- Per carità. - Voi siete gentile, per questo mi sono rivolta a voi.

Brava.

- Sentite, io volevo sapere... - Brava.

- Questa spilla, secondo voi, quanto... - Brava.

Signor Troncone?

- Signor Troncone! - Eh?

- Secondo voi la spilla quanto... - La spilla.

La spilla è una discreta imitazione.

Vostro marito l'avrà pagata più di centomila lire. Sì, sì.

Centomila lire? La spilla centomila lire?

Sì, ma io ve ne posso dare anche di più.

Centoventi, centotrenta.

Allora è falsa! La spilla di mamma è falsa? Centomila lire?

Duecentomila lire. Vanno bene duecentomila lire?

Duecentomila lire. Questo è tutto.

Duecentomila e non dovete neanche lasciarla in pegno.

Voi siete così bella che se garantite di persona...

Trecentomila vanno bene? Aspetta, dove vai?

Piano, mamma.

- State uscendo? Dove andate? - Alla conferenza di Ernestina.

- Che è stato? - Tu pure però! Quella ha ragione.

Ragione di che?

- Il blazer! - Lo hai comprato.

Con quali soldi?

- Che è successo? - Non lo sa.

- Che mortificazione! - Mortificazione?

- Hanno telefonato dalla banca. - Il direttore?

Gli dispiace per mia sorella che ti ha presentato

ma se domani non porti i soldi, si rivolge all'ospedale. - Madonna!

- Che gli hai detto? - Niente, ha risposto mamma.

- Che ha detto? - Che era un cafone e di non telefonare più a casa.

Certe schifezze deve vedersele con tua moglie.

Hai capito?

Sono schifezze? Le mie sono schifezze?

- Allora le vostre? - Smettila.

Smettila? Che cosa smettila?

I soldi che perdi a Poker, la spilla di mamma che era falsa

e le mie sono schifezze? Dove vai? Aspetta!

Questo è un guaio serio. Entro stasera noi dobbiamo trovare i soldi

a costo di vendere questo blazer!

Che "dobbiamo"? L'unica cosa che devo fare è calmare mia sorella.

- Poi si vedrà. - Che si vedrà?

- Mamma! Dove va questa? - Amore, perché urli?

- Fa finta di non vedermi! - Amore.

Chi crede di essere questa fetente che trucca le carte e manco vince?

- Fa la gran dama! - Buonasera.

- Stai comoda, mamma? - Sì, grazie.

- Chi è questo? - Il dottor Defisio, è un allievo di Ernestina.

Appena ha saputo che tu non potevi venire, ha voluto darci un passaggio.

- Lo ha saputo prima di me. - E' un piacere.

- Conosci mia moglie? - Fortunatissimo.

- Lei non ci gratifica con la sua presenza? - No, non vi gratifico.

Peccato! Noi andiamo, dobbiamo passare a prendere Cicci Mazzò.

- Si capisce. - Di nuovo.

Sì. Come?

Sono la figlia di Michele Scapece. Non so se vi ricordate.

Vi ricordate, ecco...

Un piccolo prestito.

Un milione.

Però l'interesse del 35% per un mese è troppo alto.

Se mi avete chiamato, è perché nessuno vuole darvi i soldi.

Quindi l'interesse non è il 35, ma il 40% perché c'è troppo rischio.

- Come? - Voi date un assegno di un milione e quattro a un mese

e io vi do i contanti. Naturalmente voi non dovete firmare l'assegno.

Non possiamo trovare un'altra garanzia? Io ho uno stipendio.

- Avete l'automobile? - Sì.

- Di chi è questa macchina? - E' mia, ma è intestata a mio...

- Aggancia questa macchina. - No, un momento!

- Non posso prendere manco un caffè? - Guarda che mentalità!

- Avete l'automobile o no? - Ce l'avevo, mannaggia!

La macchina mia!

Mannaggia! Ma perché?

Signora.

Signora.

- E' vostra? - Sì, è la macchina mia.

Credevate che l'avessi rubata?

- Vi siete spaventata? - No. Stavo facendo una telefonata importante...

- Ho dovuto smettere. - Telefonate dopo, no?

Che telefono a fare?

- Dove andiamo? - Prendiamo un caffè, no?

- Bella macchinetta, veloce. Non l'avevo mai guidata. - Sì?

- Sì? - Buonasera. Mi porti due caffè a quel tavolo.

Sto qua.

Prego.

- Io mi chiamo Ferdinando. - Teresa Gargiulo.

- Parente del... - Sono la nuora del professor Gargiulo.

No, intendevo del meccanico di Viale Elena.

- Ah! No. - Vabbè, non fa niente.

- Comunque piacere. - Piacere.

Queste sono le chiavi vostre.

- Scusate, perché avete preso la mia macchina? - La stavano portando via.

Io che dovevo fare? Voi stavate telefonando.

Allora mi avete vista? Prima, voglio dire.

Certo. Come si fa a non vedervi?

Questo caffè è una schifezza.

Ora sì.

Allora arrivederci e buona fortuna.

Andate già?

- Grazie. - Prego.

- Sentite. - Sì?

- Volete un passaggio? - No, io sono arrivato.

Buonasera.

- Auguri! - Che bella sorpresa!

- Champagne francese. - Porta bene!

Non incrociate la coppa, porta male.

Uè! Che c'è?

Problemi di cuore?

Allora di soldi.

Sono assai?

Un milione.

Questo è tutto?

Entro domani mattina.

Tu per un milione... Madonna!

Vabbè.

Andiamo.

Dove?

Corsa 567.

- Quali cani? - Sono belli.

Ti compro io i cani veri.

- Auricchio, è l'anima di Ferdinando che non ti fa vincere? - Sì, sì.

- Mi porti sfortuna tu? - Io?

- Chi è? - Auricchio. E' una brava persona, ma a me porta male.

Accoppiata 24.

- Sai dov'è Friariello? - Non si è visto stasera.

- Tu ne sai niente? - Stava qua, sarà uscito.

- Quelli sono cani? - Sì.

- Corrono come i cavalli? - Non eri mai stata qua?

No, mai visti.

- Permesso! - Che maniere!

- Chi è? Ferdinando. - Sapete dov'è Friariello?

- Sta nella merda, non può uscire. - Andiamo.

- Dove? - A trovare Friariello.

- Devo venire pure io? - Sì.

- Che è questa puzza? Quella veramente è merda? - Certo.

E' il concime per il prato del cinodromo.

- Ferdinando. - Shh!

Perché siamo venuti qua?

- Pezzo di carogna! - Aah!

Mannaggia, Ferdinando! Mi stavi facendo cacare sotto!

- Questa chi è? - E' un'amica, Teresa.

Piacere, Friariello.

- Piacere. - Ancora con una di queste.

Le femmine portano le malattie. Te lo vuoi mettere in testa?

- Non preoccuparti, scherzo. Mica sono "ricchione"! - Che vuoi?

- Ferdinando, hai visto Auricchio? - Sì.

- Tu che facevi qua dentro? Che hai combinato? - Niente.

- Peppe la Bestia, vuole uccidermi di mazzate. - Un'altra volta, eh?

Che devo fare?

Senti, Teresa deve fare un milione entro stanotte. Puoi fare qualcosa?

- Dove? Qua? - Ho capito, come al solito. Parlo io con Peppe la Bestia.

- Dove va questa? Ferdinando! - No.

- Tu è meglio che vai con lui. Vengo subito. - No! Che devo fare?

- Vieni con me. - Dove? Io voglio restare qua.

Vabbè, rimani. Così ti acchiappa Peppe la Bestia e ti fa il servizio.

Hai capito?

Quale servizio? Che hai fatto a Peppe la Bestia?

Gli ho parlato di una macchina ferma a Via Aniello Falcone.

Nuova, senza manco un graffio.

E' colpa mia se quando sono andati a rubarla, dentro c'erano due

che stavano fottendo?

Attenta là. Me lo fanno sempre, nessuno mi spara.

Mi minacciano di prendermi a mazzate perché sanno che è peggio.

Attenta là. Io non posso prendere mazzate perché ho i polmoni fradici.

- Non sia mai prendo una botta, sputo sangue e buonanotte. - Perché? Tu...

- Che? Ti metti paura? Io sto bene, mica sputo sangue... - Aah!

Uè, dove sta? Teresa.

- Che fai lì? - Sono caduta.

Ti avevo detto di fare attenzione. Vieni.

- Ferdinando dov'è andato? - E' andato da Peppe la Bestia.

Vieni qua. Piano piano, metti il piede qua.

Ferdinando è bello, è forte.

- E' l'innamorato tuo? - Io sono sposata.

Beh? Fosse la prima volta!

Cuore a cuore con il marito e appena volta le spalle, za za.

- Quale "za za"? - Come si chiama tuo marito?

- Che te ne fotte? Si chiama Gargiulo. - Parente...

- Del meccanico di Viale Elena? No. - No.

Di quella zoccola della professoressa Gargiulo.

Ha voluto cinquecentomila lire per un posto letto in ospedale. Tieni.

- Che è? - E' il segnale per Scarrafone, lui ti dà i numeri.

- I numeri? - Tu vai da Scarrafone e lui sa già che deve fare. Vieni.

Entra qua dentro.

Io non posso venire perché mi conoscono. Vai!

I concorrenti alla quarta corsa, pronti alla partenza.

Scusate, il signor Scarrafone?

- Scarrafone! - Perché strilli?

C'è questa.

A quest'ora vieni? Dammi qua!

Cammina.

Vieni.

- Che è quella roba? - Che cazzo vuoi?

- Una parola. - Vattene!

- Tieni. Stai attenta a quello là, ha la scimmia addosso. - La scimmia?

- Aspetta, stai qua. - Ho da fare.

- Aspetta. - Dopo.

- Un minuto. - Dopo!

Io vedo solo cani! Solo cani!

Corsa 341. Sei, cinque, tre.

Sei, cinque e tre. Abbiamo vinto! Sono troppo forte o no? Vai!

Ora noi andiamo a incassare. Stai buona e non muoverti da qua.

Andiamo.

- Ecco qua, paga. - Paga, presto.

Vieni qua! Mi serve la roba.

- Che vuoi? Lasciami! - Guarda.

Ti do questo, l'ho scippato ora ora.

Aspetta, dammi la roba!

- Lasciami! - Lasciala. Friariello, dammi una mano. Stai calmo.

- Vuoi passare un guaio? - La roba.

Che c'è? Lei ha finito la roba. Guarda che faccia!

- Un'altra volta, va bene? - Sì.

Aveva la roba, ma è finita. - Fai guidare Ferdinando.

- Sono cose da pazzi! Tutto bene? - Sì.

Sei grande, grande, grande come te

sei grande solamente tu.

Madonna, sono bravo, eh? Mannaggia!

- Uè, canta pure tu. - No.

- Che è? Non sai le parole? - Non ho motivo per cantare!

- Che vuoi? - Tieni.

- Che è? - Il motivo per cantare.

Sono cinquecentomila lire. Questo abbiamo vinto. Tieni.

Che mi avete fatto portare? Che era la polvere bianca?

Bicarbonato per digerire chi fa domande cretine.

Non dire più queste cose. Per chi l'hai presa?

Lei è la signora Gargiulo.

Va bene così?

Allora? Prendi questi soldi o no?

Sentite, io devo telefonare a casa.

E' tardi, mio marito è malato. Per questo non è qua con me.

Dai, prendili che volano.

Sì, però telefoniamo.

Pronto, Gargiulo. Io ho fatto solo cinquecentomila lire.

Ne faccio altri cinquecento

poi vengo subito a mettere la suppostina dove piace a te.

Madonna che esagerazione! Lì c'è il telefono.

- Là dove? - Dove ci sono quei due seduti.

- Un bar non è più semplice? - A quest'ora?

- Dico che mi mandate voi? - Di' che ti manda Ferdinando.

Tanto noi siamo qua.

Scusate, mi manda Ferdinando.

- C'è un telefono? - Chi vi manda?

- Mi manda Ferdinando. - Allora venite con me.

- Dove andiamo? - Venite.

- Camminate! - Mi serve un telefono.

- Ho capito, da quella parte. - Dov'è?

- Non vi preoccupate. - Mi manda Ferdinando.

Sta lì il telefono, andiamo.

- Non spingete. - Voi camminate!

- La signora dice che la manda Ferdinando. - Ferdinando?

- Lei così ha detto. - Sì?

- Io volevo solo un telefono. - Un telefono? Qua?

- Sì, a quest'ora i bar sono chiusi. - Si capisce.

- So che sembra strano, però io... - Strano.

Perché?

- Questo Ferdinando vi ha accompagnato adesso? - Sì.

Come ha fatto?

Questo Ferdinando è morto la settimana scorsa.

E' morto?

Ha avuto un incidente. Gli è scoppiata la macchina sotto.

- Il pezzo più grosso era così. - Impossibile.

Esatto. Che sei venuta a fare qua? Chi ti ha mandato?

Ferdinando. Mi ha accompagnato un momento fa.

- Ora dove sta? - Sta con la macchina...

- Pasquale! - Comandate.

- La signora voleva telefonare. - Noi la facciamo telefonare.

- Parlerà al microfono. - Lui ogni tanto sparisce.

- Poi fa un giro e riappare. Ma che è? - Chi cazzo c'è dentro?

Levati.

Salvatore! Pasquale!

Teresa, vieni.

- Vieni via. - Salvatore!

Muoviti!

Corri!

Madonna, è vivo!

E' vero che è Ferdinando. Dove cazzo lo avete messo?

Pasquale!

Portatelo qua!

Ce la mette dove dico io!

Quanto è bello quaggiù.

Quando c'è vento di mare, le lampare dei pescatori si mettono qua sotto.

Si riparano. Qua diventa un mare di luci.

Quel camion è mio, loro me lo avevano rubato.

- Io l'ho solo ripreso. - Ssh, non voglio sapere niente.

Io non rubo mai, specie se una cosa è già mia.

- Dove siamo qua? - Stiamo sotto Posillipo.

Dicono che una volta quella villa era di un principe.

- Ma io questo posto... - C'eri già stata?

No, ma stanotte ho fatto un sogno che era tale e quale.

- Quasi. - Perché quasi?

Ferdinando.

Tu che vuoi da me?

Tu?

Io?

Che cosa romantica!

Ho fatto una pisciata al chiaro di luna che le mancava solo la parola.

State sempre attaccati voi due, eh? Andiamo.

- Tutte le scuse sono buone. - Che vuoi?

Che voglio!

- Vieni! - Aspetta.

- Ferdinando dov'è? - Dopo, ora ha da fare.

- Che cosa? Fermati, devo chiederti una cosa. - Ssh!

- Che è? - Zitta.

- Che c'è? - Niente, c'è una serpe. Io vado.

Una serpe?

Ci sono le serpi qua? Eh?

Friariello?

Friariello, aspetta un momento. Friariello?

Friariello!

- Ti fermi? - Piano, non posso prendere mazzate.

- Io sì? - Chi ti tocca!

Mi avete mandato a nome di un certo Ferdinando morto per una bomba.

- Allora questo Ferdinando chi è? - Lui è il migliore, il più forte.

Auricchio, il camorrista del porto, vuole la tangente sui trasporti.

- Lui ha messo la bomba nella macchina di Ferdinando? - Sì.

- Lui dove stava quando è scoppiata? - In macchina.

- Non è morto? - Certo.

- Tu hai visto l'Arcangelo Gabriele. - Fermati. Dove mi porti?

- A fare le cinquecentomila lire. - No, io non vengo.

Va bene, rimani qua. Però non muoverti, è pericoloso.

Se vedi cose che si muovono, non ti preoccupare.

Non sono gatti, sono "zoccole".

Io non posso fare questa vita. Friariello!

- Quanto sei bello! Che ti piace di me? - I soldi.

- Chi è questa? - Una più bona di te.

- Vieni, andiamo sopra. - Andiamo.

Vieni, ho una cosa tra le mani.

- Che cosa? - Un affare.

- Sicuro? - Mi conosci.

- Proprio per questo. - Io vado al bar.

Uè, la gente aspetta!

- Il banco è cinquecentomila lire. - Sono cento per me.

- Vuoi prendere qualcosa? Whisky? - Quale whisky?

- Buonasera. - Micione, la signora è venuta per la tombola.

- La signora? - Si può fare, no?

- La signora se la sente? - Certo, sennò non la portavo.

Vabbè, allora facciamo la tombola.

Stasera ci vai bene.

- Permesso. - Prego.

- Uè! La tombola con quella là. - Prendete le cartelle.

Preparate i soldi.

Scusate. Voi veramente siete parente del professore Gargiulo?

Sì, sono la nuora. Piacere.

Fetente di merda! Allora voglio sei cartelle!

Dammene sei, capito? Fai presto!

Stasera mi tolgo tutti gli sfizi.

Guarda che bel signore! Prendi i soldi.

- Tu devi darmi trecentomila lire! - Presti i soldi a Friariello?

Signora, dove andate?

- C'è un telefono? - Sta sopra.

- Grazie. - Fate presto.

Un momento.

- E' vero che giù stanno facendo una tombola? - Eh.

Mannaggia! Volevo farla io. Questa era una serata buona.

- Ora chissà quale Pernacchia l'ha fatta prima di me. - Senti, ma...

Questa tombola com'è?

Si vendono le cartelle a dieci, venti, quarantamila lire l'una.

Si fanno pure settecentomila lire.

Metà li prende Micione e il resto lei.

- Chi? - La Pernacchia, quella che ha organizzato il gioco.

- La Pernacchia. - Poi chi fa tombola vince.

Se i soldi li prendono Micione e la Pernacchia,

quelli che si giocano? - Si giocano lei.

Lei chi?

- Lei? - Eh! Chi fa tombola la porta in una stanza di queste e...

- In una stanza e poi? - Poi stanno insieme.

- No. - Come no?

- Se lei non ci vuole stare? - Gesù, perché?

- Lei fa la tombola. - Cambia idea.

- Se non le piace chi ha vinto, ridà i soldi e... - Micione la ammazza.

Se non lo fa lui, lo fanno i clienti. Qua sono tutti camorristi.

Non vuoi perdere questa lingua! Vai di sotto!

Signora?

Andiamo? Giù hanno cominciato.

Ottantotto.

- Trentasette. - Il morto.

- Cinque. - La mano. La mano.

- Quarantadue. - Il cappello.

- Sessantadue. - Il morto ammazzato.

Ho fatto terno!

Ha fatto terno.

Ho fatto terno! Che vuoi? Andiamo avanti!

- La femmina nuda. - Ventuno.

Ho fatto pure quaterna. Ho fatto quaterna!

Ha fatto la quaterna. Vieni.

- Dove andate? - Alla toilette.

No, aspettate. Sedetevi qua. Alla toilette andate dopo.

Non è un locale per ricchioni!

Non vi impressionate.

- L'ospedale. - Settantatré.

- Trenta. - Le palle del tenente. - Le sciacquo e le tengo meglio.

- Diciotto. - Il sangue di chi ti è morto.

Attenzione, andiamo per la tombola.

Vanno per la tombola.

- Ventiquattro. - Le guardie.

La vuoi finire? 'Sto fetente!

Ventotto. Ventotto!

Le "zinne"!

Ne manca uno. Andiamo avanti.

- Posso andare un minuto? - Vi ho pregato, abbiamo detto dopo.

Trentadue.

- Tombola! - Tombola?

Hanno fatto tombola, signora.

Il signore ha fatto tombola. Va bene!

La prego, da questa parte.

- Buonasera. - Buonasera un...

- Non controllate la cartella di questo signore? - Certo.

Calmo.

- La parola di un uomo non vale niente? - Tra di noi va bene.

- Ma a te, chi ti conosce? - Chi lo conosce?

- Chi cazzo lo sa? - Guarda se non sei sempre tu!

- Vuoi conoscermi? - Amico.

Basta. Adesso lo spiego io al signore.

Non è sfiducia, ma il controllo si fa. Siamo brava gente.

- Si capisce. Controllate voi, io non ho tempo da perdere. - Date a me.

Controllo io.

- Se servo qualcosa, sono nella stanza numero? - Cinque.

- Ecco fatto. - Friariello, controlliamo.

- Scusate. Questo è uscito? - Sì.

- Questo? - Sì.

- E questo? - Sì.

- Ti pare tombola? - Sì.

Vieni.

Chiudi la porta. La porta!

Ti piace qua?

- In che senso? - Zitta, vieni.

Non ti preoccupare. Ssh!

- Vieni. - Friariello?

- Vuoi restare qua? - No.

Uè! Ssh...

Ferdinando.

Ferdinando.

Uè! Dov'è Ferdinando?

- Non lo so, forse è andato dentro per aiutarti. - A fare che cosa?

Come? La cartella, i numeri da controllare.

- Micione era d'accordo con noi. - Come era d'accordo? Eh?

A Micione conviene. Se fa la tombola vera, a quella deve dare la metà.

Invece a noi dà cinquecentomila lire e lui prende tutto il resto.

Se qualcuno se ne fosse accorto? Se Ferdinando non avesse vinto?

Tu sempre cinquecentomila lire avresti vinto.

Facevi un piccolo sacrificio, zu zu.

Mannaggia alla morte!

- Che fai? - Disgraziato!

- Mi fai male! - Come ti permetti?

Non posso prendere mazzate!

- Perché non me l'avete detto prima? - Se lo avessi detto...

- Basta! Buona, stai ferma. - Lasciami! Arriva una macchina.

Zitta!

Ti sta bene il blazer.

- Già rinfacci? - Quando mai?

- Che numero è la stanza? - La solita, la numero sette.

- Oh! - Che c'è? - Ha detto "la solita".

Sì, qua affittano le stanze alle coppiette. Andiamo.

- Ma quelli sono due uomini. - Beh?

Sono troppo forte, Ferdinando, vero?

Cinquecento prima e cinquecento adesso, voilà!

- Questo è il milione. Sei contenta? - Grazie.

Cazzo, è contenta. Ridi un poco pure tu, dai!

- Che hai? - Friariello, ognuno ha i fatti suoi.

- Vuoi incazzarti proprio ora? - Io non devo incazzarmi mai?

Gesù, guarda questa! Invece di essere contenta.

- Di che? - Sai Micione quanto ha incassato per tutta la tombola?

- No. - Due milioni.

- Beh? - E' una soddisfazione.

Quello sa che ha vicino una femmina che vale tutti questi denari?

- Chi? - Tuo marito, Gargiulo, lo sa?

Gesù, ride.

Che ridi a fare?

Guarda come si diverte!

Costruiscono le case, ma non vogliono darcele. E' una speculazione.

Il cancello si blocca, vi ho detto di aggiustarlo.

- Buonasera. - Buonasera, Ferdinando!

Ferdinando, aspetta.

- Controlli la domanda per la casa? - No, ora è tardi. Lo faccio domani.

- Vuoi il minestrone? - Non posso ora, ho fretta.

- Lo mangio domani. - Vabbè.

- Sei bello, Ferdinando! - Grazie.

- Ciao. - Pino.

Vieni, Gennarino. Devo parlarti.

- Senti, non farlo più. - Non ho fatto niente.

- Non dirmi bugie, io ti voglio bene. - Grazie, Ferdinando.

Niente, Carmela.

Dai, Friariello, accompagnala tu.

- Che è qua? - Buonasera, Michele.

Oh! Vuoi scendere?

Avviati, va'. Là, vedi?

Signorina! Signorina, dove andate?

- Vado dal signor Ferdinando. - La scala a destra.

Scusate, ma voi non eravate ricoverato all'ospedale?

Non avevo cinquecentomila lire, perciò adesso sto qua.

Più o meno pure io.

Che hai? Hai preso il raffreddore?

Come la fai lunga! Con un'aspirina ti passa.

Giri di notte e poi ti lamenti. Hai sempre una faccia che fa schifo.

- Hai un fazzoletto? - Come?

- Hai un fazzoletto? - Sì, ho il fazzoletto.

Mettitelo in bocca.

Come ti permetti?

- Che ha quello? - Niente.

Cazzo, niente!

E' grazioso qua.

- A me pare proprio una schifezza. Hai fame? - Sì, grazie.

Panino?

Siediti là.

Siediti.

Che ore sono?

- Come? - Sono le tre e mezza.

Grazie.

- Madonna, come è forte! - Non ti piace?

Non sono abituata, poi mi ubriaco.

Beh?

Senti.

Queste stazioni che trasmettono la notte, eh? Quante sono!

Poi è strano, perché puoi sentirne una sola. Non è che...

Dov'è Friariello? Prima non stava bene.

- Ferdinando, no! - Non ne vuoi più?

- Sì. - Tieni.

- Basta. - Non ti ubriaca.

Se poi succede?

Poi vediamo.

Perché mi hai portato qua?

Aspetto una telefonata e non posso rispondere io.

Dov'è il telefono? Eccolo.

- Rispondi. - Io?

Pronto?

No, non c'è Ferdinando.

Sì, dite a me.

Sì.

Sì.

Pronto?

Che ha detto?

Sai il posto, il prezzo e sai pure dove prendere quello che sai.

Insomma già sai tutto.

Non ha detto perché non poteva dirlo direttamente a te.

- Ridi, fammi vedere come ridi. - Non serviva che rispondessi io, vero?

- Stai ridendo. - Rispondi!

Perché sei sempre incazzata? E' per Gargiulo?

Tu giri la notte e lui si incazza.

Però manda te a cercare il milione. Che mestiere fa?

Poi vuoi sapere se ti ho portato qua per rispondere al telefono!

Tuo marito che dice? Se lo scopre Gargiulo, che dice?

- Lasciami! - Ridi. Se non ridi, non ti lascio.

- State fottendo? - Non si sa.

Non avevi un appuntamento? Se volete, avete cinque minuti.

Ma viene una cosa arrangiata.

Io lo dico per voi.

Io vado a preparare il camion.

- Ha telefonato qualcuno? - Sì, ha detto che Ferdinando sapeva tutto.

Davvero? Madonna, Ferdinando va in Brasile!

Vende il camion di nascosto e va in Brasile.

- In Brasile? Quando? - Subito. Aspetta che Auricchio lo uccida?

- Hai risposto tu al telefono. - Sì.

- Come lo sai? - Ha detto che andava a pagare la tangente ai camorristi.

Se lo chiamavano, non poteva stare qua. Perciò ha portato te. Capito?

- Ho capito. - Devi andare via, subito.

- Perché? - Devi lasciarlo stare.

- Perché? - Ora ha conosciuto te e magari perde tempo.

- Sei pazzo? - Lui deve andare via subito!

Altrimenti stavolta lo ammazzano veramente.

L'altra volta una donna lo ha venduto.

- Gli hanno messo la bomba sotto la macchina. Tu vuoi farlo morire? - No.

- Allora prendi la macchina e vattene. - Aspetta un momento!

Fammi parlare con lui almeno!

No!

Fammi questa carità, io non ho nessuno al mondo.

Ferdinando è bello, è forte.

Lui ha sempre sognato il Brasile e deve andarci.

Lì c'è il sole, fa caldo.

Poi magari porta pure me.

Va bene.

- Vabbè, me ne vado. - Sì, però non farti vedere.

Non deve accorgersene. Lo distraggo io. Tu prendi la macchina e vai via.

Teresa!

- Dov'è il rumore? - Guarda.

- Là dietro, sarà il carburatore. - No, non c'entra.

- Allora quello che è? - E' il turbo diesel. Fai vedere.

- Là sotto. - Non sento niente.

- Non senti che fa din, din, din? - Fai vedere.

Là, Ferdinando. Ho sentito un rumore, deve essere l'iniettore.

- Chi è? - Sei un fetente! Sei una carogna!

- Zitta, per amor di Dio! - Come zitta? Come zitta?

- "Io non ho nessuno. Ferdinando è bello." Vattene! - Basta!

- Che è successo? - Ha rubato duecentomila lire.

Non darle retta, è pazza.

Io sono pazza? Voleva pure che andassi via di nascosto.

- Pensava che non me ne sarei accorta. Ladro! - Non ascoltarla.

Chissà dove li ha messi. Di sicuro sono in macchina.

Questa ti è caduta in macchina.

Friariello.

Come? Un'altra volta?

Non è la mia, lo giuro. Non è la mia.

Devi credermi, se te lo dico io.

Ti giuro, non è mia.

- Se te lo dico io, devi credermi. - Un'altra volta?

Ferdinando.

Non è mia.

Mannaggia alla morte!

Li ho presi io, va bene?

- Non ho più amici, contenta? - Io? E' colpa mia?

- Sei contenta? - E' colpa mia? Tu hai rubato i soldi, non io!

Tu hai rovinato tutto, lo sai?

Per fare che? Per andarti a comprare quella schifezza?

- No, tu devi starmi a sentire. Abbi il coraggio... - Basta!

Non romperci il cazzo, capito?

Hai capito?

Che diavolo!

- Io vado a consegnare il camion. - Ferdinando.

Basta.

- L'ho venduto a Don Carminiello. Tu vai da lui e ritiri i soldi. - Io?

Sì, deve pagarti 48 milioni.

- In mano a me? - Sì.

Mettili qua dentro. Prendi la sua macchina.

- Appuntamento alle cinque e mezza a Piazza Francese. - Ferdinando!

Sali.

- Dove? - Vuoi i soldi? Vieni a guadagnarli.

Dove andiamo?

Che vuoi da me?

Dovevo dirgli che era stato bravo? Allora bravo!

Sai quello che fa con i soldi del camion tuo? Si compra tutte siringhe.

- Ma che è? - Senti, signora Gargiulo.

Sai perché non sparano a Friariello? Perché la morte non gli fa niente.

La morte campa con lui, come uno di famiglia.

Tu campi insieme a Gargiulo.

Che puoi capire?

Niente.

Io non posso capire niente.

Non ho il tempo. Io mi sveglio alle sei e mezza.

Fatico tutto il giorno.

La sera quando sono le nove, nove e mezza, io non mi addormento.

- Io svengo. - Non c'entra questo.

No?

Già, tu fai la vita avventurosa. Tu campi la notte.

Che puoi capire?

- Non fumare, è pericoloso. - Sì.

Con tutto il veleno che ho in corpo, un po' di nicotina che pericolo è?

Ora hai visto che pericolo è!

Hanno sparato?

Hanno sparato a me? A me hanno sparato? Madonna!

Fermati! Non sanno che ci sto pure io!

Sei lontana da questo cuore.

A te volo con il mio pensiero.

Niente voglio e niente spero che tenerti sempre a fianco a me.

Ferdinando!

Come io sono sicuro di te.

Oh vita, oh vita mia.

Oh cuore, e questo cuore, sei stata...

- Vieni. - A fare che? - Siediti al posto mio.

- Guida! Prendi lo sterzo, guida! - Ferdinando!

- Ferdinando! - Brava, vai!

Dove vai?

Guida! Brava, sempre dritta e canta.

Canta!

Il primo amore.

Il primo e l'ultimo

sarai per me.

Oh vita...

- Il primo e l'ultimo... - Mettiti al posto tuo.

Sarai per me.

Dove stiamo?

Siamo arrivati.

L'autopompa non deve passare qua la mattina! Perché annaffiate?

Qua affoghiamo nell'umidità. Mare, umidità, autopompa.

Siamo pesci noi?

- Allora al Brasile. - Al Brasile.

- Vuoi venire? - Sì.

- Eh? - Sì!

No!

Ferdinando! Friariello!

- Dove sta? - Vieni.

Friariello!

Rispondi! Friariello!

I soldi. Hanno presi i soldi.

Mi hanno aspettato.

- Chi? - Auricchio e un altro camorrista.

Ora stanno andando alla cava a prendere il camion tuo per bruciarlo

prima che Don Carmine vada a ritirarlo.

Così se non ti trovano loro, ti uccide lui.

Ferdinando, io non ho parlato.

Non ho detto io dove sta il camion.

- Ma ti hanno picchiato? - No.

- Allora perché stai così? Che ti hanno fatto? - Un buco.

Un altro buco.

Su, Friariello! Siamo all'ospedale, non preoccuparti.

Infermiere, presto! Il mio amico sta male.

Vai con Ferdinando, non lasciarlo solo.

Ora deve aspettare, il dottore non c'è.

- Come? - E' il cambio turno.

Un momento. Io sono la cognata della Gargiulo.

- Chiamate un dottore, deve essere ricoverato subito. - Sì. Dove andate?

- Dovete fare la denuncia. - Dopo.

Davanti a me non possono farti niente.

Sanno che vado a denunciarli. Io resto vicino a te.

Sta là, hai visto? Non l'hanno trovato ancora, non l'hanno bruciato.

Ferdinando!

Ferdinando! Aspettami.

Ferdinando?

Che vuoi fare?

Aspettami!

- Ferdinando! Che vuoi fare? - Che devo fare?

Parto, vado via. A me su quel camion non mi prendono.

- Che cos'è quella? - E' benzina.

- Allora che aspettiamo? Andiamocene prima che vengano quelli. - No.

Tu vai via.

- Come no? Andiamo via insieme. - Dopo, ora vai via.

Io voglio venire con te. Perché?

Vattene!

Vattene!

- Ferdinando! - Te ne vai o no?

Eh?

- Dove ci vediamo? - In Brasile, Teresa.

Piano, mamma. Calma.

Io non ho capito, hanno detto un incidente. Quella è pazza.

- Io lo sapevo. - Speriamo che non abbia scassato la macchina.

- Uno shock terribile! - Io non mi ero neanche accorta che non c'era.

- Credevo che dormisse. - No.

- Teresa! - Gesù, Gesù!

- Non stavi morendo. - Cose da pazzi!

- Perché ci hai fatto venire? - Stai zitto.

- Che dici? Non stai bene? - Stai zitto!

- Perché sei venuto? - Tu mi hai fatto telefonare!

Vattene.

Vai a casa, mamma ha bisogno di assistenza la notte.

Con il dottore Defisio e la solita stanza numero 7.

Non lo sapeva nessuno, eh? Vai via.

Ti ho chiamato perché hanno ricoverato un amico mio.

Soffre di polmoni e sta male.

Qua senza la tua raccomandazione nessuno se ne occupa.

- Come si chiama? - Friariello.

Si chiama Friariello. Fa il ladro, l'imbroglione.

- E' qui perché due camorristi gli hanno fatto un'overdose. - Sei pazza!

No, lui ha conosciuto il professore Gargiulo. Me lo ha raccontato.

Dove vai? Ernestina!

- Oltre a fare gli assegni a vuoto, frequenti pure i drogati? - Eh.

- Tu vuoi mandarci sui giornali. - Perché no?

Parliamo delle cinquecentomila lire che volevi per trovare un letto.

Che dici? Oppure raccontiamo quello che ho appena saputo da Friariello.

- La vera storia del professore Gargiulo! - Non ti permetto.

- Stai zitta. - Mi ha messo le mani addosso, questa stronzetta!

Io sono la moglie del professore Gargiulo!

- Ancora il professor Gargiulo? - Madonna!

Ancora questo fetente? Gli fate pure la statua!

Adesso se impieghi più di tre minuti per venire a fare il dovere tuo,

io racconto che tu sei figlia di Gargiulo, professore per soprannome,

che ha fatto i soldi con le medicine false

e non è venuto alle mie nozze perché sta a Poggioreale, in galera!

Fai presto!

Finalmente! Che soddisfazione!

Dottoressa, visitatelo.

- E' tutta la notte che sta qua. - Non sono dottoressa.

- Siamo invisibili. - Adesso chiamiamo la dottoressa.

Glielo diciamo, vi facciamo visitare.

- Le scarpe. - Eh?

- Le scarpe. - Le scarpe?

Sono duecentomila lire.

Le ho salvate da quelli del camion.

Tienile tu.

Quando arriva Ferdinando?

Non lo so, adesso.

Adesso.

E' forte.

E' bello, eh?

Non preoccuparti.

Quello lì...

Io lo conosco, a Ferdinando.

Quello viene.

Sei lontana da questo cuore.

A te volo con il mio pensiero.

Niente voglio e niente spero che tenerti sempre a fianco a me.

Sei sicura di questo amore

come sono sicuro di te.

Oh, vita, oh vita mia.

Oh, cuore, e questo cuore...

Il Brasile.

Sei stata il primo amore...

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