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Agli inizi del VII secolo d. C, l'Europa travagliata da guerre,
invasioni, carestie, regicidi ed epidemie,
vide la contemporanea esistenza di tre importanti personaggi.
A Roma, distrutta dai barbari di Alarico, Papa Onorius I,
pontefice illuminato e severo.
A Oriente, l'imperatore Eraclius I, erede dell'antico trono di Bisanzio,
ambizioso e scaltro.
Al di là delle Alpi, Dagobert I, della dinastia dei Merovingi.
Ebbene, i destini di questi tre personaggi, intrecciandosi,
avrebbero prodotto imprevedibili conseguenze.
Eraclius I, Onorius I, Dagobert I,
chi sarà veramente primo dei tre? Lo sapremo presto.
- Chi ha parlato? - La Santa Chiesa.
Otarius, stavo dentro un sogno di una tale goduria...
E tu mi svegli urlando come una scrofa.
Io sono la bocca della Santa Chiesa, ed essa io veglio affinché tu,
peccatore, non fornichi fuori dal sacro vaso di Nanthilde tua sposa,
- davanti a Dio e agli uomini. - Ma Alpaide mi dà il suo latte,
mi spidocchia, mi spulcia, è come una seconda mamma per me.
Che ti ha fatto scordare gli insegnamenti della prima.
Mica tutti, mi ha insegnato anche a non fidarmi dei monaci.
Io non sono un puro e semplice monaco, sono mastro di palazzo.
Non dimenticarlo, Dagobert
Cosa sognavi, dunque, di così godevole, mio re?
Se te lo dicessi, non sarebbe più un mio sogno.
Spesso il maligno approfitta del nostro sonno, per insinuarsi in noi.
- Da dove passerebbe? - Dai buchi del naso.
Ciò è dimostrato dal recente Concilio dei vescovi di Campania.
- Se mi tappo il naso? - Ci sono le orecchie.
Mi posso tappare anche quelle, e non mi dire da dove passerebbe.
Il ma gno sa quanto te e me che soffro di dissenteria,
non si arrischierebbe mai.
Maestà!
Fuori! D'ora in poi rivolgiti a me per iscritto, tanto non so leggere.
Attento, maestà,
non v'è corona che possa evitare la collera dell'Altissimo.
E nemmeno testa che non possa cadere finché la corona sarà sulla mia.
E se mi gira, alla prossima tappa, ti faccio decapitare.
Vattene!
Finito il latte, peccato.
Alpaide!
Ho sognato che dormivo in un bel letto caldo e fuori c'era il sole.
Io ho sognato che giocavo con il re.
- A che gioco? - Non ve lo dico.
- Dai, diccelo - No!
Andiamo, il re ci aspetta.
Alt! Fermatevi!
- Cosa succede? - Non so.
Otarius.
Guardate.
Avvertite il re. Presto!
E'sul trono.
Gratta lì.
- Maestà! - Così?
Che c'è?
C'è un incaglio sulla strada, venite è importante.
Più importante di quello che sto facendo?
Temo di sì, maestà.
- Un altro. - Vedi,
quando uno è re, non può nemmeno farla in santa pace.
- Dammi un po' il coso. - Cosa?
ll coso lì... ll mantello.
- Com'é? - Molle.
- E l'odore? - Forte
Allora, sto migliorando.
- Cosa c'è, monaco? - Maestà.
- Che c'è? - Una cosa orribile, maestà.
Qui ne succede sempre una.
- Venite, maestà. - Ma che cos'è?
Guardate, maestà.
E' una testa di porco con la corona. L'allusione è chiara.
- C'é una spia fra di noi. - E' il simbolo dei barbari, mio re.
Sì, hai ragione. Va bene, levalo. Presto!
Preferirei perdere un braccio che toccare quella maledizione.
- Tu, allora. - Chi, io?
Sì, tu. E' il tuo re che te lo ordina.
Non mi hai detto centomila volte che il feticismo e la stregoneria
non hanno posto in un cuore cristiano?
- E' vero, maestà. - Chi è il più cristiano di noi?
- Sei tu o sono io? - lo, maestà.
Allora provalo, leva di mezzo questa roba.
Butta via questa maledizione, te l'ordino.
Per le sacre piaghe del Cristo, maestà,
dovrò pregare e giaculare a lungo prima di toccare questa diavoleria.
- Pregare quanto? - Tre clessidre, almeno.
No, tre clessidre, no. Sgombra subito.
- Fai passare il tuo re. - Maestà.
- Tu, togli di mezzo quel feticcio. - Chi, io?
- Sì. - Lui.
- Lui. - Io?
- Lui! - Io?
- Tu! - Lui.
Che succede?
l barbari! l barbari!
- Tutti a cavallo! - Dagobert, i barbari.
Oddio, i barbari. Scappiamo!
Soldati, salvate il vostro re.
Date la vostra vita se necessario.
La vostra vita, per il re.
Oddio!
Scappiamo!
Presto, la mia spada.
- Datemi la mia spada. - Non c'è.
Quando serve una cosa, non la trovi mai.
- Ehi, tu, vieni qua. - Sì, mio re.
- Porta in salvo la corona. - Grazie, maestà.
Fortunato, è morto per salvare il suo re.
Seguitemi, il vostro re vi protegge.
- Aiuto! - Aiuto!
- Si salvi chi può. - Aiuto, ci vogliono violentare.
Lasciateli fare, la guerra è guerra.
Un'aquila.
Un cavallo. ll mio regno per un cavallo!
Oddio!
Chi è?
Femmina.
Voi, maestà... Dagobert!
Mio re!
Mio re.
Su, alzati. Chi sei?
Mi chiamo Crodielda.
Ma io ti ho già vista. Sei al mio seguito?
Sì, servizio in cucina.
- Hai freddo? - Sì, maestà.
Tremi tutta.
Tieni, il mio mantello.
- Grazie. - Pesa, eh?
Aspetta, facciamo così.
- Ecco. - Grazie, maestà.
Stai bene sotto il mantello del re?
- Sì. - Hai fidanza?
- Non hai timore del tuo re! - No, maestà.
- Quanti anni hai? - Sedici, maestà.
Una bella età.
I lupi, maestà.
- I lupi! - Dove?
Là.
Maestà.
- Maestà! - Coraggio, corri.
Non mi lasciate, ho paura.
- Non aver paura, il tuo re ti protegge. - Maestà.
Vergogna! Un re senza corona e senza spada è men che un uomo,
i lupi lo sanno, ecco lì, ridono di me.
Tutto è perduto, anche l'onore, ho abbandonato i sudditi fedeli,
le mie devote ancelle, sono solo su un albero in mezzo alla foresta.
- lo, un re? - Ci sono anch'io, mio re.
- Che fai? Chi sei? - Crodielda, non siete solo, maestà
Ti avevo scordata, il mio spirito è turbato,
tutti quei poveri soldati sgozzati,
e Alpaide nelle mani di quei marrani, neri come l'inferno.
A proposito, a "boccine" tu come sei messa?
Non posso certo competere con Alpaide, ma mi difendo.
Non dal tuo re voglio sperare. Su, fai vedere, fai vedere. Dai!
Il tuo re è il miglior giudice del reame.
Sulla mia corona perduta,
giuro che il Creatore non sembra aver lesinato in grazie con te.
Crodielda, Crodielda, ti voglio, vieni.
- Maestà, ma io sono pulcella. - Questa è una bella notizia.
E questo che cos'è?
Ho paura.
La meraviglia dell'ignoranza è figlia. Questo è il re del tuo re.
Veni, cavalcami, fai l'amazzone, facciamo una galoppata.
No! No!
Alleluia!
Ah, sì! Mamma!
Cos'è? Un upo? Chi sei?
- Perchè? - Come perchè?
- Ho detto, chi sei? - lo? Otarius.
- Otarius? - E voi?
lo sono il re! E chi altro?
Grazie al cielo, maestà, siete voi.
Dunque mi spiavi, e hai visto?
Solo sentito. Ho udito gridare "mamma" da una voce femminile.
- Non siete solo? - No, non completamente.
Hai sentito bene, proprio "mamma. Spulcellavo una vergine.
- Sopra a un a bero? - Gli uccelli non fanno altro sugli alberi.
Sua Santità
mi ha scritto che disapprova i vostri congiungimenti adulterini.
Non sfidate la collera di Dio.
Oggi il tuo Dio mi ha dimenticato.
Trovi normale che il re dei Franchi stia appollaiato su un ramo
con i lupi che fanno le bave in attesa che caschi?
lo protesto, diglielo.
lo ci sto poco in confidenza e questo é il tuo lavoro, su, prega.
Guardate, mio re, i lupi se ne vanno.
Bravo, Otarius.
Grazie, Signore.
Mio Dio, perdonatemi
- Consacrerò me e i miei alla difesa della Chiesa. - Guardate.
Ecco perchè! Ritiro a mia promessa.
E'Argobal.
Coraggio, Argobal.
Porco Giuda, viene verso di noi.
Argobal, pusillo, cosa fai? Non li porterai qui! Siamo già in troppi.
Quel merdoso farà scoprire il suo re.
Mio Dio, sortimi di qui,
e giuro sulla Santa Croce che andrò a Roma dal buon papa Onorius
per divenire miglior cristiano, lo giuro.
Signore, salvaci, il re ha giurato.
Eccoli qui.
Argobal, mio impavido eroe, mi senti?
-S ì, mio re. - Ti nomino conte d'Australio, sei contento?
- Sì, maestà. - Monaco, benedicilo.
Maestà...
Passa prima tu, monaco, ha l'aria di essere marcio.
- E' solido? - Sì, maestà.
- Maestà... - Ah, no, non esageriamo.
Di là.
Ho preso una febbre quartana, senti?
Sì, sì, scottate.
Che roba è? Che bestia è quella, monaco?
Un orso?
Ah, no, è un boscaiolo. Vieni, spaccaciocchi.
Bravo, sono il tuo re.
- Come vedi la mia maestà è anch'essa uomo come te. - Me?
- No, me. lo sono il re, Dagobert. - Cagobert.
- No, Dagobert I, re dei Franchi. - Dov'è?
Lui è qui, davanti a te.
ll poveretto ha la capoccia più dura del suo legno Bambacione, dimmi
Dove hai trovato la corona del tuo re?
- L'ho trovata per terra, sotto ad un cespuglio. - Bravo.
Sono contento, congratulazioni, ma adesso deve ridammela.
Dai, forza.
Ma sono il re, insomma. Va bene, guarda.
Butta un occhio, ecco. Vedi? Sono io, è il mio profilo.
Vuole vedere l'a tro profilo il bischero.
- Ridammela. - Diamogliela
- Tenila, il re te la regala - ln piedi, ti compro a mia corona.
D'accordo?
Re, hai messo la corona "all'onversa".
L'ho messa così in segno che tutto mi è andato a rovescio da ieri.
- Forse lassù qualcuno non mi ama, frate? -Temo anch'io.
Faresti meglio a temere qua cuno quaggiù. Tu, portaci fuori di qui.
- Va bene. - Dai.
Mio bietolone, mostraci il cammino
Belle le foreste, io amo gli alberi, sono miei amici.
Ne ho imparate di cose in questi boschi.
-Anch'io, maestà. -Già.
Tagliaboschi, ti farò ministro delle foreste Oddio, la febbre mi va su.
- Bella, vieni qua. - Giù quelle manacce
Ehi, buffone, come sta il re? Che dicono i dottori della sua cacca?
Vogliono che si veda quel che fanno.
Anche, ma soprattutto per la gran puzza.
Che succederà quando arriverà la regina da Parigi?
Quando la vedrà, il re peggiorerà.
Per i polmoni insisterei su salasso.
E vi ricordo i migliori mesi per cavar sangue, secondo la regola.
Mai il primo di maggio o l'ultimo di aprile o di settembre
Ma di quali mesi straparlate, collega, se siamo in febbraio?
Vi ricordo che quello di sua maestà è come una canna vuota
- Sei Eloi? - No, sono Crodielda
Voglio Eloi, voglio il vescovo.
ll rabarbaro è un lassativo unito alla senna che é un purgante...
ll re continua a perdere le sue deiezioni.
Allora, Esculapio della mia "fava", cosa proponete?
Di fargli una trasfusione di merda per via rettale.
- Non è prescritta dalla scuola Salernitana. - C'è la regina, via!
Vai, Crodielda.
Voglio Eloi.
Voglio il vescovo.
Dagobert.
Dagobert, mio signore e sposo, sono qui.
A cognizione della vostra infermità, sono corsa qui da Parigi a cavallo.
Che cosa dite?
Vi vedo valoroso, ma vi ho portato la guarigione.
Ummerius, mago erborista di Auxerre.
L'uomo la cui strada è cosparsa di miracolose guarigioni,
grazie ad elisir e pozioni da lui medesimo, scoperte e distillate.
- No. - Venite, Ummerius.
- Via. - E va
Aprite questo, maestà.
Bisognerà che adesso mi aiutiate
tappandogli naso.
Bisogna farlo per obbligarlo ad aprire la bocca, attenzione.
- Apra la bocca. - Apri.
Pronti a versare.
Ecco, versate, è il momento.
E' sperma di vipera, urina di vergine, bava di rospo adulto,
e aromi naturali per dare il buon sapore.
Ecco fatto, gli farà molto, molto bene.
- Basta, basta, adesso. - No, ancora.
Se gli può far bene, ancora.
- Non bisogna esagerare. - lncredibile.
Ecco, sta già meglio.
Sì, sta già meglio.
Non gli do due ore di vita.
Ero immerso in una notte senza fine,
tormentato dalla visione dei miei orribili peccati.
- Ora sto meglio. - La tisana di Ummerius.
No, grazie alla croce di Eloi!
Essa è la saggezza della Chiesa, custode dei re cristiani.
Adesso mi voglio confessare.
Fuor tutti, lasciatemi solo, il peccatore con il confessore.
Sparite.
Andate, andate.
Su, via.
Via, via.
- Lasciateci soli. - Anche tu, frate, e chiudi la porta.
So che su quell'albero facesti promessa di andare a Roma, dal Papa,
per chiedere perdono dei tuoi peccati e se non lo fai,
verrai scomunicato e perderai tuo regno e la tua anima.
Per una concubina in più? Mi sembra che Dio esageri
Ci sono due uomini in te, uno pio, l'altro lascivo.
Non potresti trattare con l'uno e l'altro separatamente?
Tu bestemmi ogni volta che apri bocca.
Sì, ma anche se non parlassi, pecchere ugualmente.
- Lo so, purtroppo. - Si vede?
Pensi ad una cosa sola, anche davant al tuo vescovo,
e se non fai come promesso, l'inferno ti aspetta.
Solo il Papa può salvarti.
Io non pretendo un'assoluzione completa, ma almeno un condono.
Non si può rimediare un condono? Oggi non si nega a nessuno.
Papa Onorius ha un compito difficile,
è il braccio e il giogo della bilancia.
Da una parte l'imperatore di Bisanzio, Eraclius,
gli crea problemi religiosi che sfiorano l'eresia,
dall'altra tu, con i tuoi vizi e storture.
Già, un Papa fra un imperatore eretico e un re erotico.
Appunto, mentre ambedue dovreste essere l'usbergo della Chiesa,
e la sua spada.
Bene, allora è deciso, quando avrò recuperato le forze, partirò.
Appena fatto.
- Teni, ciuccia. - Grazie, mio buono Eloi.
Annuncerò alla Corte la mia partenza per a Città Eterna.
Il Signore ti accompagni.
Mia maestà Dagobert I, re de Franchi.
Veni, maestà.
Le culotte sono a rovescio.
Silenzio.
lmparate, per il re, il rovescio dritto è, e il contrario sua mercé.
Dunque, il vostro re affronterà un viaggio a Roma.
Porterò il devoto omaggio mio, nonché il vostro,
al padre della Santa Madre Chiesa, il Papa...
Ho finito.
Mi scappa.
Maestà!
Sì, la faccio qua, sono a casa mia, no?
Non guardare tu.
Landek, vien A che cosa serve il potere se non se ne abusa?
Ehi, voi, piano.
Rotolate piano queste botti, è vino di gran pregio, piano.
Perchè tanto vino?
Mia dolce sovrana, il viaggio sarà lungo,
e il contenuto di quei barili lo renderà meno tedioso.
Maestà!
Questa spada vi accompagnerà fino a Roma.
Ma è di legno.
Perchè è simbolo di un re messaggero di pace, per questo é di legno.
Ben detto.
Grazie, Eloi, la porterò fino a Roma.
Tieni, ministro, è il più bel giorno della mia vita.
Evviva il Papa! Bene, si va.
- Vieni, monaco. - Maestà.
Otarius!
Presto, finite di caricare, tutti a bordo.
- Avete sentito l'ordine del re? - Vai, strega.
Un viaggio così lungo... Non lo invidio, povero Dagobert.
Su, bellezze, uscite.
Fuori, svelte.
Dentro, dentro.
Veni a gustare questo vinello!
La grande avventura del buon re Dagobert cominciava allora.
lntraprendeva un arduo cammino per incontrare un personaggio che temeva
e che aveva sempre cercato di evitare,
portando, tra e provviste, le sue concubine,
cioè la causa per cui andava ad impetrare un difficile perdono.
Dagobert temeva l'ira del cielo,
ma sfidarla era più forte di ui.
Prega per quei poveri impiccati.
- Sei tu, Landek? - Sono io, maestà.
E' una notte regale, Landek, guarda.
Sembra che ci siano ancora più stelle di ieri.
Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo.
Bello! I vostri detti, maestà, un giorno saranno sulla bocca di tutti,
ma guardate che sulle stelle vi sbagliate.
Ce n'è una meno di ieri.
Che cos'è quello? Che cos'è?
Un barbaro? Uno svevo?
- E' un funerale. - Ecco un barbaro che non temo.
Non fare lazzi sulla morte, Landek.
Nel mio regno non ci si scherza su.
- Sent il re che fa l'amore. - Beato lui.
- Fermatevi, il re sta male. - ll re ha mal di denti.
- Alt! - Cavate il cavadenti!
Il cerusico!
Che c'è, maestà? Adesso non abbiate paura.
Adesso ve lo strappo e non sentirete niente.
No, tu fai più male del male che ho già.
No, niente, niente, niente.
- Ve lo giuro su Esculapio. - Vieni qui, tu.
- Eccomi. - Daresti un braccio per il tuo re?
Ho una buona novella per te, tieniti il braccio, a me basta un dente.
Forza, strappalo a lui, così vedo se fa male.
- Sì, maestà. - No.
- Fermati, dove vai? - No!
- Apri la bocca. - No.
Fermalo, fermalo.
- Tenetelo fermo. - Giralo.
- Stai fermo. - No.
Buono... Fatto!
Visto, maestà? Non ha sentito niente.
Sì, però ho sentito io. Grazie, vai pure.
Andiamo, ragazzi, si parte.
Sapete che mi è passato il mal di denti?
E' proprio vero che un male scaccia l'altro.
- Dai, forza! - Spingiamo, su.
- Dai, forza! - Dai.
Piano
Piano, ragazzi.
Mettetemi giù.
- Hai visto? - Siamo impantanati.
- Un bel guaio. - Cosa facciamo? - Sire!
Non sarà facile districarci, siamo bloccati.
Penso che sarà molto difficile superare le Alpi.
- Allora, hai qualche proposta? - Ho io un'idea, maestà.
- Una sola? - Urge far conoscere al Santo Padre lo stato delle cose.
Propongo di precedervi ed informarlo.
Sì, è una buona idea. Così mi libero di lui.
- Dagli un buon cavallo... ma non il mio. - Bene.
Sì, va bene quello.
Non fermarti per strada e di' al Papa che sarò a Roma al più tardi.
- Al più presto, volete dire! - No, a più tardi fra un mese.
Non mi capisce mai.
E non stancarmi il cavallo, eh?
Oh, Santità!
Santità!
E' disceso.
E' disceso, ce l'avete in testa.
Guardate, Santo Padre, lo Spirito Santo.
Eccolo lì.
Cornelius, mi consumo la lingua a ripetervi che lo Spirito Santo
è la terza persona della Trinità che procede di padre in figlio.
Non credo che la mia modesta persona ne sia degna.
Non c'é bisogno di essere Sant'Agostino per capirlo, chiaro?
Sì, Santo Padre.
Via.
Come vedi, è vero che lo Spirito Santo è rappresentato dalla colomba,
ma non tutte le colombe sono lo Spirito Santo.
Santità, scusate.
Un messaggero inviato dal re dei Franchi
prega umilmente Vostra Santità di essere ricevuto in prima udienza.
- Chi é costui? - Trattasi di un monaco,
e afferma che la cosa è di estrema importanza.
Bene, lo si faccia entrare in biblioteca.
Mio povero fratello, ma voi state dormendo.
Io dormo? No
- Chi è? - Io, il vostro Papa.
Il mio Papa..
Svegliatevi, fratello, è difficile la conversazione con uno che dorme.
- Santo Padre... - Sì?
Ma siete voi?
Perdono! Perdono, venerabile Santo Padre.
Non mi ero accorto di essere alla vostra presenza.
Mi hanno detto che siete latore di un messaggio de re dei Franchi.
Recate voi risposta alle mie lettere?
Che c'è? Avete qualche impedimento?
Sono bloccato, Santo Padre, impossibilitato a rialzarmi.
Undici giorni su un cavallo
e una notte intera sotto, quando mi tonfò addosso.
No, restate dove siete, non muovetevi, rimanete.
Ma comunicatevi il messaggio. Allora?
Santissimo Padre, Dagobert I, re dei Franchi, è in viaggio per Roma,
e prima o poi sarà davanti a voi per confermarvi a sua debo... debo...
- Non è per questo che mi presi il carico di scrivergli. - E per...
E per farsi perdonare i peccati mortali che gli tormentano l'anima.
Qual peccati?
Enunciatemi tutti i peccati mortali e veniali che ha commesso il re.
Veniali, pochissimi, i mortali, tutti.
E anche qualcuno di più.
Ho qui l'elenco.
Eccovelo.
Su un albero?
Là.
Pastore supremo, comprendo la vostra indignazione, anzi, la condivido,
ma imploro la vostra santa pazienza.
Incontrate il re e cercate in lui quel che c'é di buono.
- Vana ricerca - Punitelo pure se vorrete,
per ciò che vi è in lui di malvagio,
ma il mio dovere è quello di implorarvi
di comprendere che il re è credente
e fedele servitore della Chiesa.
Signore Nostro che sei nei Cieli, prendi cura dell'anima di Dagobert,
che deve essere perdonato de suoi molti peccati.
Apri quel sacco, presto.
Prendi, prendi pure tutto ciò che posseggo, figliolo.
- Spero solo che ciò che ti hanno dato per spogliarmene... - Giù!
- Valga di più. - Preparati a morire.
Signore, perdona loro perchè non sanno quello che fanno.
Un momento, scusa, perchè dici che non sappiamo cosa facciamo?
- Tu lo sai? - Ti dobbiamo tagliare la testa.
Questo l'ho capito, ma perché?
- Già, perchè? - Ma perchè dirgli perché?
- Perché é il Papa. - Per me é un uomo e basta.
- Ma tu lo sai perché lo fai? - Lo so, mi hanno pagato per questo.
Ma tu fai ciò solo perchè ti pagano?
Basta, io so che ho avuto l'ordine di ucciderlo e lo ucciderò.
Andiamo, che Dio accolga la sua anima.
Venite, Santità vi nasconderò in un luogo sicuro.
Cos'hanno trovato?
- Dai qua. - Che cos'è?
- Si direbbe un dente di liofante. - Ci sono dei liofanti qui?
- Siamo sul Piccolo San Bernardo, maestà. - E allora?
State passando dove un altro grande condottiero de passato passò.
- E chi è? - A...
- Archimede. - No, A...
Aristotele.
Annibale. E'Ann bale, andiamo.
Ne farò dono al Papa che è amico degli animali.
- Arriva il re - Arriva Dagobert, il re Franchi.
- ll re dei Franchi. - Andiamo a vedere, corri.
Salve.
Non esagerate con quelle monete, non esagerate.
- Evviva il re! - Chi è quello?
Non lo so!
Salve, monaco.
- Sei forte - Maestà, bacio la mano.
- Maestà. - Ma cosa biascichi? Parla.
ll Papa è scandalizzato dai vostri estri, minaccia l'inferno.
Meno male che ti ho mandato avanti, bel risultato!
Siate prudente, umile, serio, servile e prono al pentimento.
- Tutto in una volta? - Lo dovete. Per di qua.
La chiave simbolica della porta de la città.
- La chiave. - Dov'è il buco?
- Ah, eccolo. - Sì.
Più giù. No, no, più dentro.
- Ma é la sua chiave? - Gira, spingi, ancora.
Va bene, fai tu, vediamo come fai.
Vai, sei bravo tu.
- Fai tutto tu, eh? - Perdonatemi. Forza, a destra.
A destra.
Naturalmente dovevi cascare su di me.
Maestà, o sono il cardinale Basilius, il Papa è là.
- Dagobert. - Sì, va bene, ho capito.
Chiedo venia per l'equivoco, ma se l'abito non fa il monaco,
ancora meno fa il Papa.
Perdonate questa che è la più piccola delle mie colpe.
Non ti fare cruccio per così poco, figliolo.
Grande è il godimento nel ricevere il più potente dei re cristiani.
Non so se il più potente, ma certo il più devoto.
Pongo la mia corona ai vostri piedi, al servizio della Santa Chiesa,
e dichiaro a questa assemblea, affinchè tutti lo sappiano,
che noi siamo ormai i soldati di Cristo.
Soltanto ieri
eravamo barbari.
Domani saremo seduti alla comune tavola delle raffinatezze,
dello spirito e delle buone maniere.
Oggi noi siamo ciò che noi siamo.
lmprevedibili, rudi, selvaggi.
La nostra natura è ancora ingombra di usanze pagane,
di costumanze primitive, a volte feroci, a volte orgiastiche,
in cui le femmine e i loro culi,
per non parlare di altre loro pertinenze,
insomma tutta la roba che sapete, hanno un'enorme importanza.
Dagobert, non dimenticare che ti trovi nella casa de Signore.
Chiedo perdono, Santo Padre, per ciò che ho appena finito di dire.
Non finito! Immagino che avrai altro da dirmi domani.
Per oggi ha già detto assai, poi, Dagobert, penso che sarai stanco.
Ho già predisposto per il vostro a loggiamento.
- Hai qualche altro desiderio? - Ne ho due, sì.
Vuoi prendere un bagno?
No, l'ho preso prima di partire,
ma vorrei pregare sulla tomba di Simon Pietro,
glorioso martire e miglior esempio per i re e per i loro sudditi.
Accordato. L'altro desiderio?
- Poi vorrei farvi un piccolo dono. - Sarà sempre ben accetto.
Contrano.
Sì, maestà.
Ma dov'eri? Dammi quell'osso.
Alla faccia! Gran bell'osso!
Chissà che brodo! Grazie.
E' un dente di liofante del grande Annibale che ha invaso l'Italia.
E quando é successo? Non mi si disse niente.
Lo credo bene, sono passati otto secoli.
Eh, sì, gran bel dente, veramente. Ti ringrazio, figliolo
- Rutignus. - Agli ordini, Santità.
Porta via questo dente.
Andiamo.
Dagobert.
Non posso crederci, non è il Papa che ho conosciuto io.
Tu sei sempre pessimista, che frate sei?
Ricordi?
Mi mettesti cuore e trippe in subbuglio. Il Papa qui, il Papa là.
Ecco, padrona, con questo, l'asina ha dato tutto il suo latte.
- Per favore, Aco, scosta le tende. - Bene.
Bello!
Sì, sei tanto bella tu.
Dammi un bacio, tortorella.
- Come sei dolce. - Principessa.
- E' arrivato, è qui. - L'hai visto? Com'è?
Guardate.
- E' così brutto? - E sulla moneta é meglio, principessa.
Aco.
Santità, vi ricordo ciò che mi avete promesso, di parlarmi in segreto,
e dove, meglio di una tomba?
Lasciateci soli.
- Cosa fai qui? - Potrei esservi utile.
Ne so più su di voi di quanto ne sappiate voi stesso.
E' meglio che dimentichi o questa tomba può diventare la tua, fila.
Non fare tante scene.
Ho un peso sulla coscienza, vi prego, confessatemi.
Conosco i tuo peccati, un bel catalogo, non c'é che dire.
Ma c'è molto perdono di riserva per un grande re cristiano come te,
perchè la Chiesa ha bisogno di uomini come te
e come l' mperatore di Bisanzio. Devono proteggerla dai suoi nemici,
africani, persiani, giudii, berberi, zingari e mammalucchi.
Facendo loro un ma... pagare il fio.
Pastore supremo, io sto con voi e la Chiesa come il mio popolo con me.
Datem l'assoluzione.
Allora piega la capa e raccogliti in preghiera.
Ho in mente grandi disegni per te, figliolo.
- Am tu la caccia? - Sì, dopo un'altra cosa.
Ho già disposto per domani una grande battuta al cinghiale
sull'altra sponda del Tiber Giorn di fuoco ti aspettano, re.
Non riesco a crederlo, con me il Santo Padre espresse propositi
da far tremare l'Arcangelo Michele, ora sembra un altro Papa.
Avrà cambiato idea vedendomi.
Tarocco, il Papa è molto più illuminato di un monaco.
Certo.
Sì, o meglio, il fine giustifica i mezzi.
Landek, prendi nota per i posteri, fine giustifica i mezzi.
Cinghiale, a noi due.
- Di qua, ma dove vai? - Di qua. Via! Via!
Dove vai? D qua.
Di qua! Di qua!
- Chi è? - Ma è la Vergine Maria.
Chi siete voi perentrare così nelle dimore altrui?
Siete forse un re?
Per il vero, sono Dagobert, re dei Franchi,
ma non è questa la ragione del mio arrivo tumultuoso.
lnseguivo un cinghiale con la mia gente e si é infilato qui.
Maestà, non permetterò mai che si versi sangue in casa mia.
Quella povera bestia ha cercato scampo qui e l'avrà, lo voglio.
Ciò che donna vuole, Dio lo vuole e il re anche.
Dico bene?
Noi ci ritiriamo e togliamo il disturbo,
ma spero di ridarvelo presto per rivedervi. Alé, avanti all'indietro.
- Aco! - Sì.
Quando verrà il giorno, prepara quel cinghiale marinato ai cinque aromi.
- Capito? - Sì, principessa.
Avanti.
Santo Padre, abbiamo qui l'illustre Dagobert, re franco, in persona.
- Cornelius non la impalloccolare, che entrasse. - Sì.
Sua maestà Dagobert I, re dei Franchi.
Felice di vederti, figliolo. Fatto buona caccia?
Ebbene, temo di essere io, Santità, la selvaggina
Un dardo ha trafitto il mio cuore, ho visto la Vergine Maria.
Le ho parlato e mi ha risposto.
Un prodigio! Convocherò un Concilio.
- Vostra Santità, voglia scusarmi. - Prego.
La mia esaltazione vi ha forse indotto in errore.
Trattasi di una mia interpretazione personale della Vergine.
ln verità ho incontrato una donna di una beltà... Come dire .
Straordinaria, da far impallidire il giorno! Capite?
Una femmina di sogno che vorrei avere al mio fianco.
- E allora? - Voi potete tutto e forse ..
Dagobert, chiedi al Santo Padre ausilio
di procurarti una concubina supplementare? Ma stai pazziando?
E' una sola, al posto delle altre.
Dagobert, basta con queste sozzerie da lussurioso.
- Come ti dissi, ho ben altri disegni per te - Ma Santità.
Ti prego, non insistere.
Sai chi mi manda questa missiva di primaria importanza?
- L' mperatore di Bisanzio - Eraclius?
Esso.
"Dopo confirmazione di fedeltà alla mia persona,
ed appresa la lieta novella del tuo viaggio al sacro soglio..."
- Mi "seguiti"? - Sì, sì.
"Eraclius il Grande dichiara la sua deferenza al re dei Franchi,
gli assicura la sua devozione e la sua speranza di veder...
Di veder cementate unità d'intenti ed alleanze grazie a un maritaggio
tra a figlia di Eraclius e Dagobert medesimo."
Vostra Santità, Dagobert medesimo è già sposato.
Ah, sì? Ma anche un re può diventare vedovo.
E poi tu conosci la figlia di Eraclius, la principessa Hèmérè?
No, e con tutto il rispetto che vi devo, io non vedo come...
Allora prima di parlare, vedi, e non abusare della mia pazienza.
Non è male.
La principessa Hémèrè di Bisanzio.
Cosa? La Madonna e la principessa di Bisanzio sono la stessa persona?
Miracolo!
Madonna, permettete che io baci le vostre scarpe
poichè non oso baciare i vostri piedi.
Vola, vola a Bisanzio, vola.
Di qua, attenti al vescovo.
Molto bene, bravi, non fatelo cadere.
Ecco, per di qui.
Bravi, qui. Deponete
Ecco, è arrivato il cinghiale
-Che cos'è, serpente? - No, sono delle anguille del lago di Bolsena.
E' una mia ricetta, una vera ghiottonia.
Si fanno annegare vive nel vino di Vernaccia e poi si arrostiscono.
Anguille? Avreste mai pensato che fossero anguille?
- Non conoscete le anguille? - No.
A voi vi riconoscerei tra mille, anche se fossi cieco.
- E come fareste? - Agusto.
- Non amo la volgarità. - Scusatemi, allora dall'odore.
Avete un profumo che riconoscerei anche in un letamaio.
Che bel madrigale!
Dicevo che il vostro profumo è così delicato
che non lo confonderei mai con un altro odore.
Per esempio, vivo in mezzo ai cavalli che, quanto a puzze...
Specie il mio che sfiata da ogni parte come una zampogna
- Che porco! - Questa ce la paga.
Scusatemi, era solo uno scherzo.
Se pallido come un cero, perchè non fai onore alla nostra mensa?
- Sono in penitenza, Santo Padre. - Ti dispenso, mangia.
Mi piace questo Papa, somiglia a un Papa, come io ad una vergine.
- Ma perchè fai penitenza, Otarius? - Per punirmi dei mali pensieri.
Dovrai farne di digiuni! Così morirà di fame e mi libererò di lui.
- Dagobert. - Sì?
- Godiamoci il papato poichè Dio ce l'ha dato. - Sì.
Ehi, Santità.
- Vade retro, simbolo del maligno! - Non temere, frate,
non é il serpente del Paradiso Terrestre.
Vorrei vedervi più tardi.
Attento, frate
Voi, maestà? Cosa siete venuto a fare?
- Sono qui... - Perché non siete rimasto con gli altri?
Non sono gli altri che mi interessano, Hèmèrè, ma voi.
-Vi sembra questa l'ora? - Quest'ora, un'ora fa, fra un'ora,
a qualunque ora... L'amore pulsa quando vuole, vieni.
- Alè, vieni qui. - Devo forse urlare?
Devo farvi buttare fuori dai miei servi come un ladro o un ubriaco?
- Fuori! - Come un ubriaco forse, ma non come un ladro.
- Voglio solo quel che mi è dovuto. - Quello che vi è dovuto?
ll vino deve avervi fatto uscire di senno, maestà.
Mi fai male! Prima vellichi, mi fai gli occhiolini
e poi mi repelli come un tarpano, come l'ultimo dei leccapiatti?
- lo sono un re, sono il re. - Caro Dagobert, se voi siete re,
io sono pulcella, perciò avrete da me quello che volete,
solo se e quando vi sarò sposa, prima no.
Come non detto.
Chiaro?
Ma io ti sposo
Entrate.
Mi diceste di raggiungervi, suppongo, per confessarvi
- Di che cosa? - Sta a voi dirmelo.
Mettete l'anima a nudo.
Solitamente la notte è il mio corpo che metto a nudo.
Ma che state facendo? Cosa fate?
Va bene, aspetterò che ve ne andiate.
Che fai, ti fermi?
Ma no, continua, dev scoprirti.
Dai, baldracca, sai che ti ho visto sull'albero?
Ti ho vista, libidinosetta, ti ho vista con questi occhi.
Cosa avete visto, vecchia cornacchia?
Ho visto le tue carni ardenti di cagna in calore.
lo vi ho visti, tu e il re... Che sconcio.. No!
Stai buona, vi ho visto e ho anche sentito le grida, i mugolii,
i muggiti di bestia!
Calmatevi, frate, calmatevi.
Voi scottate! Avete il sangue a bollore, ma io conosco un rimedio.
- Sapete qual è il rimedio? - Qual è?
- Facciamo l'amore. - L'amore? Vade retro!
Malafemmina! Vade retro, Satana!
Sì, facciamo l'amore come l'ho fatto con il re, sull'albero,
quel piccolo re che vi odia, vi disprezza, vi sbeffeggia.
-Sì, facciamo l'amore, sì. - Come il re!
- Vieni, facciamolo. - Sì, l'amore.
Sì, come lui, sull'albero. Vieni, vieni.
Sono meglio di lui io, il re é brutto.
- Io sono bello. - Lui è brutto
- Tu sei bello. - Anche tu sei bella, dannazione.
Sono dannato, finirò nelle fiamme dell'inferno.
L'inferno è bello.
- Chi è? - Sono io.
- lo chi? - Ma insomma, il re, chi vuoi che sia?
- Apri, Ragnitrude. - lo sono Eglentina.
Dov'è Ragnitrude? Ho bevuto come tre re.
Ragnitrude! Ragnitrude!
Sto male, maestà, quelle orribili anguille mi hanno fatto male,
non ho neanche la forza di aprirvi.
Lasciateci dormire, maestà.
Perchè non andate da Crodielda, la vostra favorita?
- Chi è? - Non si domanda, si apre.
- Oddio, Dagobert. - Crodielda, apri la porta alla mia regale persona.
Non questa notte, siete stato assai poco regale con noi questa sera.
Apri e ti proverò il contrario.
Andate dalla vostra bizantina, ve ne toglierà di voglie quella là.
- Attenta a te, te la farò pagare. - Siete voi che me la dovete pagare
Da domani si riapre il conto.
Apri o butto giù la porta. Allora?
Che serata!
- Dove ti sei cacciato? - Io?
Sì.
Perdonate la mia audacia, maestà, così desterete palazzo,
sua Santità, i vescovi.
Che m'importa? Hai idea di ciò che mi incoglie?
Sono pieno di femmine e mi lasciano con la lingua a penzoloni
- Posso fare qualcosa per voi? - Tu, uomo? No, questo mai.
Non fraintendetemi, vi piacerebbe una giovane, bella come poche?
- Qua costumi? - Facili.
Maestra nelle giostre d'amore, fu due anni nell'harem di tre califfi,
dove apprese i brevetti della lussuria orientale.
Caduta in cattività e tratta su una nave di pirati barbareschi,
tanto li debilitò, che naufragarono sulla spiaggia di Centum Celle
e così fece ritorno qui, ove è nata.
Sì, mi piace. Chi è questa famosa baldracca?
- Mia sorella Lavinia, maestà. - Portami da lei all'istante.
- La tua mamma cosa fa? - Si é ritirata.
Signore, imploro umilmente il vostro perdono.
Quel a sciagurata mi ha fatto cadere nel peccato carnale
contro la mia volontà. Siete stato testimone, ho ceduto,
ho ceduto alla vertigine del suo sesso ardente e profondo.
Signore, aiutatemi, l'inferno è fra le sue gambe, aiutatemi.
Mio Dio, aiutatemi! Mio Dio, aiutatemi...
- Aiutatemi. - Otarius.
Otarius!
- Chi mi chiama? - Sono io, qui, la tua coscienza.
Sul muro, guarda.
La mia coscienza... è possibile?
- Allora esiste! - Certo.
E chi può essere se non io, Otarius, poichè mi chiamo come te? Che fai?
Perchè ti punisci? Non lo sei stato abbastanza tutti questi anni,
al servizio di un re che ti disprezza e ti umilia?
E' vero, anche quella me lo ha detto poco fa. Crodielda!
Lo so, ho sentito, c'ero anch'io
Allora perché non hai impedito quell'abominevole congiungimento?
Perchè avrei dovuto? Anni di penitenza, di umiliazioni
e pesci in faccia contro pochi minuti di sollazzo?
Non solo non te l'ho impedito, ma sono stato io a ben consigliarti
mandandoti a fornicare con la zozzetta del re.
- Cosa? - Ma allora che coscienza sarei?
Buona o cattiva, lavoro nell'ombra, suggerisco.
- Dirigo. - Perchè non mi hai parlato così prima d'oggi?
Non eri ancora pronto. Ora per te è il momento di prendere coscienza
Noi due, insieme, faremo un buon lavoro
nel nostro interesse, per la nostra gloria.
Nostra gloria.
Non siamo meno degni degli altri di gustare l'ebbrezza del potere.
Se tu lo vuoi, ci chiameremo, forse, Otarius il Grande.
Otarius il Grande.
Resta tranquillo per ora, riprendi la tua solita aria umile.
Sì, così, bravo. Così, bravo.
Così, benissimo.
Ancora più umile, ecco, perfetto.
Li avremo tutti in pugno.
Non guardi il disordine.
- Non sarà mica lei? - No.
Chi è?
Vecchio ruffiano, c'è già un cliente.
Scusatemi, Santo Padre, è una beffa.
Quest'uomo ha approfittato del mio stato di ebbrezza.
Non volevo disturbare.
Forse siete qui per la mia stessa ragione?
- Capisco gli uomini e vi do la precedenza. - No.
Veni.
Hai bestemmiato ancora, Dagobert, però ti scuso,
mi hai scambiato con un altro.
Ora siediti e ascolta, capirai.
Colui che tu conosci come Papa é un impostore.
Abusando della somiglianza con me, qualcuno l'ha posto al mio posto.
Ma il Papa Onorius I sono io, unico e solo discendente di San Pietro.
Conosci tu Eraclius I di Bisanzio?
Sì, l'imperatore di Bisanzio, il padre di Hèmérè.
Eraclius stava per essere fulminato dalla scomunica per eresia.
Quindi pensò di liberarsi del Papa che voleva condannarlo, cioè o,
e di mettere sul Sacro Soglio un suo seguace,
un mediocre e sconosciuto attore di atellane, un certo Introchius.
- Introchius? - Figlio di Introchia da Acerra,
al quale il vescovo Basilius impartì frettolose lezioni papesche.
No, non è possibile.
Maestà, perdonatemi, ricordate come avete conosciuto la principessa?
Sì, il cinghiale, la caccia...
ll cinghiale fu costretto ad infilarsi nel giardino della villa.
Comandavo io gli uomini che ve l'hanno pilotato
Hèmèrè è partecipe dell'intrigo di suo padre
che vuole dartela in moglie, dopo, naturalmente,
aver eliminato la regina Nanthilde, tua sposa.
- No. - Se Hèmèré avesse dato alla luce un figlio maschio,
- ti avrebbero ucciso - E' incredibile.
E sul trono di Francia si sarebbe seduto un nipote di Eraclius,
imperatore diretto e indiretto di un immenso impero.
Eraclius non passerà. Dirò ai miei soldati: "Schiacciate l'infame".
- E con lui, tutti i nemici di Dio. - Sono pronto, ve lo giuro.
Bravo, concerteremo poi come debellare i traditori della Chiesa.
Domenica vi sarà la consacrazione della nuova basilica di Sant'Agnese.
Sarà quella l'occasione.
- Adesso vai, io debbo pregare. - Sì.
Andiamo.
Lavinia.
Lavinia, sappi che sua maestà dormirà qui stanotte.
- Posso andare? - Sì, puoi, anzi devi.
- A domani, maestà. - Vai.
Posso fare qualcosa per voi, maestà?
Sì, probabilmente sì, e parecchie cose.
- Hai un letto? - Sì.
Mostramelo.
Allora?
E'vero ciò che dice tuo fratello, che pratichi il meretricio?
E che sei gran "campiona" nei duelli amorosi?
- Ero. - Come eri?
Non più da quando il Santo Padre entrò qui, mi sono convertita,
e quando tutto sarà finito, io prenderò il velo.
E' così eccitante, riconvertire una convertita.
- No, per favore. - Vieni, fammi vedere come facevi l'amore.
- No, maestà, vi imploro. - Vieni, zitta!
- Faccio in un attimo - Come osi?
Sul mio letto!
Perdonatemi, indulgete, Santità, non so cosa ho fatto,
non so che m'ha colto, mi sono lasciato un po' trasportare.
Ad un certo momento mi è venuta come... Santità, compatitemi.
Santità, grazie per questo schiaffo ndimenticabile,
lasciate che vi baci a mano ..
Questa mano benedetta!
Grazie, Santità, é indimenticabile.
Mastro Demetrius, finalmente,
sono impaziente di vedere questo capolavoro.
Questo gioiello è degno della tua terribile fama, Demetrius,
come è degno della grande regina Nanthilde, per il suo compleanno.
Così vuole la politica.
Non é da tutti morire lo stesso giorno in cui si è nati.
Povera margherita!
Accomodatevi, maestà e Santo Padre.
Maestà, qui, sedetevi qui.
Maestà, Eminenza.
Santo Padre.
Maestà.
Qui, principessa.
Presto, Procopius, tira la tenda.
Scopri il mosaico.
Che meraviglia!
Maestà, vedete quelle tre figure? Quello con la barba è San Piietro.
Tu sai sempre tutto.
Vai a nasconderti.
Santità, la benedizione.
- Guarda! - Che c'é?
Un altro Papa.
Ma sono identici.
- Chi ha messo quello specchio? - Non è uno specchio.
Colui che qui vedi è l'unico vero Onorius Papa.
Tu non sei che un usurpatore, Introchius figlio di ILntrochia.
E' il diavolo, prendetelo, ricacciatelo all'inferno.
- Fermi! - Che nessuno si muova.
Questa è l'ora della verità
Colui che quest'uomo chiama diavolo è in realtà il vero Onorius.
Ne sono sicuro come è sicuro che io sono io.
Dagobert, non cadere nell'inganno, abbi fiducia in chi ti ama.
Mi amate, Hèmèrè? Lo scopro ora, ma è tardi.
Sì, è essa stessa strumento di questa trama, prendetela.
Non toccatemi.
Non ascoltate chi si è venduto a peso sul mercato del tradimento.
Fedeli, guardie, chi ci insulta, insulta anche voi, voi e la Chiesa.
Introchius, figlio di Introchia, piccolo attore di atellane,
preparati a recitare il tuo ultimo atto.
Maestà, ricordate, fin dal primo istante io vi dissi
che quest'uomo non somigliava al Papa,
che non era lo stesso Papa che avevo raggiunto per vostro mandato, no.
E' lui il nostro Santo Padre.
E costui é l'usurpatore, ingabbiatelo!
Fermati, ciarlatano.
- Cornuto. - Sì, cornuto.
- Fetuso - Districateli
Questo impostore ha tentato di strangolarmi.
Non é vero, sei doppiamente impostore.
- Perchè cercavi di fuggire? - Eri tu che fuggivi vedendoti perduto.
Perduto sei tu davanti a Dio e a tutti quelli che tenti di ingannare.
- Introchius! - No, Introchius sei tu.
- Introchius sei tu - Introchius sei tu!
Allora, monaco del mio brachiere e di ciò che contiene,
chi ha chiesto il tuo avviso?
Perchè ti sei messo tra i piedi?
Come lo riconosciamo ora il vero Papa? Tu che sai tutto... Avanti!
- Maestà, è stata la voce della mia coscienza. - Asco ta la mia di voce.
Corri al fiume, abbraccia la più grossa pietra che puoi trovare
e buttatici dentro, stracciaculo.
Di questi due uomini chi può dire quale sia il verace, il genuino,
il grande Papa Onorius?
- Io. - E quale il fraudolento?
- Lui. - Lui! - Nessuno!
Nessuno tranne me.
La notte in cui incontrai il vero Onorius nel rifugio
dove aveva trovato scampo da una congiura che lo voleva morto,
il Papa ebbe a darmi un sacrosanto schiaffone.
Il braccio secolare della Chiesa, uno schiaffo nobliabile
che mi brucia ancora.
Perciò ognuno dei due pretendenti mi dia uno schiaffo
ed io dirò quale mano sia del vero Papa.
- Schiaffo! Schiaffo! - Forza!
- Prego, dopo d voi. - Perchè io? Voi, cominciate voi.
- No. - Signori, non facciamo i bambini.
Coraggio, vinca il migliore.
Non sono sicuro, per il vero, non sono sicuro, é meglio riprovare
E' già meglio. Con impegno.
Forza!
E' difficile, vi assicuro che é difficile.
Ancora uno. Posso averne un altro? Grazie.
- Più forte. - Sì, più forte.
Uno, due, tre, via!
Bravo.
E' lui, lo riconosco, è lui vero Papa. Papa Onorius!
Applauditelo.
- Evviva il Papa! - Evviva!
L'importante non è vincere, ma partecipare.
- Morte all'impostore! - Mozzategli il capo!
- Impiccatelo! - Amorte!
lnginocchiatevi.
- Perchè non ti inginocchi? - Non mi riconoscete, Santo Padre?
No, chi sei tu che ti permetti?
Colei che dette asilo al vero Papa, sfuggito al pugnale de sicari.
Se foste voi, mi riconoscereste. E' il falso Papa Introchius!
Non lasciatelo scappare, prendete l'impostore.
Guardie, catturatelo!
Viva il Papa!
- Viva il Papa! - Evviva!
- Merito un altro schiaffo, eh? - Molto, molto di più, figliolo.
Tutte queste emozioni mi hanno smosso le interiora.
- Dove sono le decenze? - In fondo a sinistra.
Grazie.
Permesso.
- 1.500 Ave e 1.500 Pater - Ogni settimana per un totale di 3 anni.
E ancora 1.000 Credo, più i digiuni, tutti i venerdì e le domeniche,
ma purtroppo il compleanno di mia moglie sarà di domenica.
Va bene, per quella domenica sei dispensato, ma solo quella domenica.
Ma perché mi invitate a pranzo se sono in penitenza?
Perchè oggi non é venerdì nè domenica.
Questo è troppo!
Mi volete avviziare, Santità.
Quale squisitezza si nasconde là sotto?
Dagobert, attento alla tua di testa.
Aiuto!
Il morto ha parlato.
E con te ci rivediamo all'inferno.
Introchius!
Introchius? Aveva detto Introchius.
Era quello l'ultimo guizzo dell'impostore
o una nuova indecifrabile verità?
Dagobert ripartì per le sue terre, dilaniato da passioni e dubbi.
Maestà!
Maestà.
-Al sangue. -Ti ringrazio.
Ne vuoi?
Beati popoli che non hanno storia.
Mio sgorbio, se sapessi come pesa sulla testa la corona di re!
E quali tempeste devastano cuore e anima di colui che la porta!
Da tutti agognata, sembra voglia dirti: "Tu sei solo".
Io vorrei essere solo, ma con quella sulla testa.
Teni, tappetto. Contento?
Otarius, a che punto sei con le mie preghiere?
Finora, maestà, ho recitato 780 Ave,
812 Pater e 680 Credo che sono i più lunghi.
Sei sicuro che se non sono io a recitarle,
l'effetto sarà lo stesso sul futuro della mia anima?
Ma certo, perchè penso che la devozione che porto al mio re,
sia superiore a quella che il re ha per se stesso.
Ebbene, perchè non provarmi questa devozione in loco,
compiendo per me una missione che mi sarebbe gradita?
Consideratela già compiuta.
Allora, vai dalla principessa,
e dille che se fosse disposta favorevolmente ad incontrarmi,
si potrebbero reperire taluni avvantaggi al suo viver quotidiano,
e tra l'altro, la sua franchigia immediata.
- Non so se ho capito - Che brucio di bramore per lei giorno e notte!
Non ci dormo più, perciò vai da lei e se mi si concede da testa a piedi,
la renderò al padre suo, coperta d'oro, hai capito? Vai, sì o no?
Sì, vado, corro, maestà. Corro!
E tu non mangi, gnappetto?
Maestà, venerdì e domenica digiuno al posto vostro.
Ah, già, me lo ero dimenticato.
- E' Dagobert che ti manda? - No
- Perchè sei qui? - Si é buon suddito in mille modi, principessa,
anche senza condividere gli eccessi di un re che io venero.
Sono stati giorni penosi per una donna di sangue regale, e umilianti.
Egli si vendica, principessa.
Non dimenticate che è mezzo barbaro.
Che farebbe il tuo re se gli rivelassi un pericolo mortale
che lo riguarda molto da vicino e che potrebbe sventare?
Principessa, sono un povero monaco senza ambizioni e smanie di potere,
il re conosce la mia fedeltà e mi accorda piena fiducia, parlatene.
So che c'è un dono, una spilla magnifica,
- destinata alla regina dei Franchi per il suo anniversario. - Ebbene?
ll solo toccarla,
nel suo abbagliante splendore,
significa morte.
- Oh, mio Dio! - Salvando la regina,
otterresti dal re indulgenza per me
Otarius, liberami da queste catene,
e ti mostrerò come so essere riconoscente.
Non dimenticate cosa avete promesso, principessa, io non lo dimenticherò.
Non dimenticatelo.
- Allora, sì o no? - Maestà, è no.
Maledetta! Sai cosa le rispondo? Tieni, principessa.
Alé, si va! A cavallo, ciricilloni, vi farò le chiappe nere.
Evviva! Il nostro re è tornato.
Evviva!
Salute!
Salve, mia regina, sono felice dl rivedervi.
Dopo due anni, finalmente a casa.
Potevi scrivere almeno una volta.
- Non hai ricevuto? - No.
Dagobert, prima io.
Che caratterino! Me lo ero dimenticato.
Questo bel tigrotto è il regalo de principe Rasshan.
Si direbbe che tutto il mondo voglia onorare il giorno benedetto
della nascita della regina.
Tutto il mondo, dite voi.
Vedete? Questi sono i presenti di Giudicael duca dei Bretoni,
di Mathilde di Noistria e di Rhomarich Borgomastro di Puis.
Ma perdonate la mia franchezza, non vedo il vostro dono, Dagobert.
E' incredibile, eppure avevo ordinato...
Ma perché le parole di un re non trovano mai orecchie?
Certo che sì, maestà, quale maestro di palazzo, ho personalmente...
In verità c'è un cadeau di cui ignoro la provenienza.
- E' senza nome. - Eccolo, é il mio.
Vedete, volevo che la sorpresa fosse ancor più sorprendente.
Maestà, perdonatemi, avrei dovuto immaginare.
Mai visto un esempio di oreficeria così perfetto, è un capolavoro.
- Sì, appuntatela voi stesso. - Mio re.
- Grazie - Faccio io... Ahi!
- Vi siete punto, Dagobert? - Niente.
Non è nulla.
Ecco il dono di regina Brunilde, un servizio per 120 persone.
- Però! - Un pranzo per pochi intimi.
- Questo cos'è? - E' il regalo di Giudicael, il duca dei Bretoni.
- E' un presente pesante. - Lo è di più il suo passato.
Ha fatto tagliare la testa al padre, all'amante e al cuoco.
Ha fatto bene... Ah!
- Mio Dio! - Soccorrete re.
- Dagobert! - Presto.
- Un dottore! - Sollevatelo, presto!
- In camera sua. - Un dottore.
Presto, sul letto.
Sul letto!
Piano.
Ecco qua, ho portato il toccasana, feci di lepre e sangue di lucertola.
Non è il suo corpo che necessita di cure, ma la sua anima, la psiche.
Sparite, ciarlatani.
Voglio parlare al vescovo finchè la mia lingua riesce a muoversi.
Sento...
Sento il diavolo aggirarsi intorno a me.
Il fetido caprone mi osserva
Ma perché si muore?
Dio, rispondi.
Non dici niente? Come al solito!
Eloi!
Perchè il Signore non mi risponde? Dov'è?
Dio è Dio perchè non si mostra.
- Siamo sicuri? - Sicurissimi.
Molti fra i sudditi del vostro reame non vi hanno mai visto, maestà,
eppure sanno che voi siete il re, che esistete.
E' questa la fede.
Grazie, Otarius, sei buono.
Ti chiedo perdono
per la malvagità con cui ti ho sempre trattato
e per i soprusi che spesso hai dovuto...
Hai dovuto subire.
- Tu, così devoto e fido. - Maestà.
Non piangete.
Sì, ho amato le femmine, la loro pelle,
i loro baci,
le loro carezze.
Crodielda, Ragnitrude, Eglentina, Hémèrè,
vi amo.
Cuori e culi, vi amo.
Nanthilde, ma sì, anche te.
ll re non può morire come i comuni mortali che stanno accorrendo qui
da tutta la nazione. Non possiamo permetterlo.
- Il popolo deve riconoscere nel suo sovrano un santo. - Sì.
Contrano, abbiamo in animo di fare qualcosa per il nostro re.
- Fate venire subito Agigulfo, il carpentiere. - Vado.
- Ho capito. - Cosa, Dagobert?
Lo spirito della foresta.
Bisogna amare gli alberi,
nostri fratelli.
Le cose erano andate come la coscienza di Otarius aveva previsto.
Per tre giorni e tre notti il buon re Dagobert
fu esposto all'adorazione dei suoi sudditi.
Il monaco Otarius gettò la tonaca alle ortiche,
che pare esistano solo per questo.
Smise di servire Dio, che poteva fare a meno di lui,
e si pose umilmente al servizio del suo popolo.
Eliminò la regina Nanthilde con l'accusa infamante...
E' lei che l'ha avvelenato per impadronirsi del potere, lei!
- Guardie, imprigionatela. - E' poco.
A furor di popolo, sostituì Nanthide con la bella Hémèrè.
Figlia di Eraclius, imperatore di Bisanzio.
- Ella sarà mia sposa. - Viva il re!
Fatta lei regina e sua sposa,
lui divenne, con scarso rispetto per la verità storica, re di Francia.
Il buon re Dagobert non fece, tutto sommato, una brutta fine.
Miracolo!
Miracolo!
Grazie ai buoni uffici della Chiesa
e a delle solide funi...
Quanto pesa questo re.
Fu assunto in cielo e venerato nei secoli come santo.
Anche questa, come molte storie della Storia, finisce in gloria.
Il potente vince e il popolo, riconoscente, si inchina.
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