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Original subtitles

Che mai splende là?

Già spunta il giorno?

L'orda di Loge fiammeggia in fuoco intorno alla rupe.

Notte è ancora.

Perché non filiamo e cantiamo?

Se vogliamo filare e cantare,

a cosa tu finissi la fune?

A ben o mal riesca,

la fune allaccio e canto.

Al frassino del mondo io tessei un giorno,

quando grande e forte fuor del fusto verdeggiava

di sacri rami una selva.

In fresca ombra frusciava un ruscello.

Sussurrando saggezza scorrevan le sue onde.

Un sacro sapere io allora cantavo.

Ardito un dio per bere venne alla fonte

e d'uno dei suoi occhi ei pagò in eterno tributo.

Dal frassino del mondo ecco Wotan un ramo recidere.

L'asta d'una lancia tagliò quel forte dal tronco.

Nel corso di lunghi dì

la foresta dovette patire.

Caddero morte le foglie,

intristì arido l'albero.

Triste inaridì della fonte il sorso,

di senso oscuro diventò il mio canto.

Però, s'io oggi non tesso più al frassino del mondo,

pure a me deve l'abete bastare a intrecciar la fune.

Canta, o sorella, io a te la lancio.

Sai tu che fu poi?

Di fedelmente conchiusi patti,

le rune Wotan incise nell'asta della lancia

che egli tenne, sicurtà del mondo.

Ardito un eroe spezzò in tenzone quell'asta.

Balzarono in frantumi i sacri patti.

Comandò allora Wotan agli eroi del Valhalla,

del frassino del mondo che i secchi rami col tronco tagliassero a pezzi.

Precipitò la pianta,

inaridì in eterno il ruscello.

S'io fisso oggi all'aguzza rupe la fune,

canta sorella, a te io la getto.

Sai tu cosa succederà?

S'innalza la rocca costruita dai giganti.

Con degli dei e degli eroi la sacra stirpe

Wotan siede là nella sala.

Di tagliati ceppi un alto strato s'innalza a catasta intorno alla sala.

Il frassino del mondo era questo un giorno.

Brucia la legna in sacro incendio chiara,

la vampa arde e consuma la splendente sala.

Degli eterni dei la fine

ecco spunta, crepuscolo eterno.

Se ancora sapete,

nuovamente avvolgete la fune,

dal nord nuovamente te la getto.

Fila sorella e canta!

Spunta il giorno o luce la vampa?

Turbato è il mio sguardo.

Non chiaro io scorgo il sacro tempo antico,

quando Loge un giorno in chiaro incendio s'accese.

Sai tu che di lui avvenne?

Con l'incanto della lancia Io domò Wotan.

Consigli ei sussurrò al dio.

Alle rune dell'asta, per farsi libero,

rose il suo dente logoratore.

Allora della lancia con la costringente punta

Io bandì Wotan,

a bruciare intorno alla rupe di Brunilde.

Sai tu che di lui avverrà?

Della spezzata lancia le pungenti schegge

Wotan pianterà un giorno profondo all'ardente nel petto.

Consumatore incendio ecco s'accende.

Lo appicca il dio del frassino del mondo

ai ceppi ammassati a catasta.

Volete sapere

quando questo avverrà?

Lanciate, o sorelle, la fune!

Cede la notte, nulla io più scorgo.

Della fune i fili non trovo più.

Se n'è arruffato l'intreccio.

Confusa una visione il senso mi confonde infuriando.

L'oro del Reno rapì un giorno Alberico.

Sai tu che ne avvenne?

L'aguzza pietra ha intaccato la fune.

Più non si tende saldo il tessuto dei fili, se n'è arruffata la trama.

Dal fondo d'invidiosa distretta mi s'erge incontro l'anello del Nibelungo.

Una vendicatrice maledizione rode l'intreccio dei miei fili.

Sai tu che ne avverrà?

Mal ferma è la fune, non mi basta.

Se verso il Nord ne debbo il capo piegare, tesa sia più forte!

Spezzata!

Spezzata!

Spezzata!

Finì la scienza eterna!

Al mondo annunziano le sagge più nulla.

- Giù! - Alla Madre!

Giù!

A nuove imprese, eroe caro,

come t'amerei senza lasciarti?

Un solo affanno mi fa esitante

che a te troppo poco è valso il mio valore!

Quel che gli dei m'insegnarono te l'ho donato,

delle sacre rune il ricco tesoro.

Ma della mia forza il virgineo ceppo

l'eroe sfrondava a me,

al quale ora io m'inchino.

Spoglia di sapere

e pur piena di desiderio.

Ricca d'amore

e pur priva di forza.

Possa tu la povera non disprezzare,

ché a te solo consentire può,

non più donare.

Più m'hai dato, donna celeste,

che io non sappia serbare,

non t'adirare, se la tua dottrina mal dotto m'ha lasciato!

Pure un sapere io ben serbo,

che per me vive Brunilde.

Una dottrina facilmente ho appreso,

il rimembrar di Brunilde.

Se vuoi donarmi amore,

ripensa solo a te, rammenta le tue imprese.

Ricordati del selvaggio fuoco

che traversasti intrepido, mentre intorno alla rupe il fuoco ardeva

per conquistar Brunilde!

Ricordati della vergine guerriera,

che nel profondo sonno tu trovasti,

cui l'elmo tenace tu apristi a forza

per risvegliar Brunilde.

Ricorda i giuramenti, che ci congiungono.

La fede ricorda che noi portiamo.

E ricorda l'amore per cui viviamo.

Brunilde allora eterna brucerà

a te santamente nel petto.

S'io qui, carissima, ti lascio, nella custodia santa della fiamma,

in cambio delle tue rune,

quest'anello ti porgo.

Di quante imprese mai ho compiute, ei la virtù rinchiude.

Io ho ucciso un selvaggio drago, che Io custodì a lungo con rabbia.

Ora serba tu la sua forza

qual pegno sacro della mia fedeltà.

Gelosa ne sarò, come del solo mio bene.

Or prendi, in cambio dell'anello, anche il mio destriero!

Fendeva con me un giorno la sua corsa i venti,

con me la sua poderosa virtù egli ha perduto.

Via sopra le nubi, tra lampeggianti uragani,

non più si lancerà baldo per la sua strada,

ma dovunque tu Io conduca, e sia pure tra il fuoco,

Grane ti seguirà senza tremare.

Poiché a te, o eroe, egli deve obbedire!

Tu abbine cura.

Tua voce ascolterà.

Oh porti Grane il saluto frequente di Brunilde.

Dunque, per tua virtù soltanto, dovrò io ancora operar le imprese?

Se le mie tenzoni tu scegli, le mie vittorie torneranno a te.

Sul dorso del tuo cavallo, protetto dal tuo scudo,

non più io mi tengo per Siegfried, solo son io il braccio di Brunilde.

O fosse la tua anima Brunilde!

Per lei s'accende il mio coraggio.

Così tu saresti in uno Siegfried e Brunilde?

Dove io sono, ambedue saremo.

Deserta, dunque, la mia sala di roccia?

Congiunti ambedue ci accoglierà.

O santi dei!

Schiatta sublime!

Pascete il vostro occhio a questa sacra coppia!

Separata, chi la dividerà?

Divisa, mai si separerà!

Salute a te, Brunilde, o risplendente stella!

Salute a te, Siegfried, o luce vittoriosa!

- Salve, raggiante amore! - Salve, raggiante di vita!

Salve! Salve!

Ora ascolta, Hagen.

Dimmi, eroe.

Vivo io felice sul Reno,

o, Gunther, ad onore di Ghibich?

Invidio te, legittima prole.

Colei che noi due fratelli partoriva,

madonna Grimhilde, volle ch'io l'intendessi.

Te io invidio, non invidiarmi tu!

Se ereditai primogenitura, a te soltanto venne la saggezza.

Contrasto di metà fratelli non si compose mai meglio.

Non è che lode resa al tuo consiglio, se t'interrogo intorno alla mia fama.

Allora il mio consiglio biasimo, poiché la tua fama è ancor manchevole.

Alti tesori infatti io so, che il Ghibicungo ancor non s'è acquistato.

Se tu li taci, biasimo anch'io.

Nel vigore maturo dell'estate pronto il ceppo è già.

Te, o Gunther, senza sposa,

te, o Gutrune, senza sposo.

Chi consigli tu, dunque, di sposare, che porti a nostra fama giovamento?

Una donna io so,

a cui null'altra è pari.

Alta su rupi è la sua dimora.

Un fuoco brucia intorno alla sua sala.

Solo chi si fa strada in mezzo al fuoco, potrà essere Io sposo di Brunilde.

Può il mio coraggio sostener la prova?

A un più forte ancor si destinò.

Chi è costui, il più battagliero di tutti?

Siegfried, germoglio dei Wälsidi, egli è il più forte degli eroi.

Una coppia di gemelli dall'amore soggiogati,

Siegmund e Sieglinde, il più puro dei figli generarono.

Chi la selva forte educò,

quello stesso desidero sposo a Gutrune.

Quale impresa sì prode ha mai compiuto,

che eroe di tutti il più grande egli è nomato?

Davanti a Neidhöhle il tesoro dei Nibelunghi un gigantesco drago custodiva.

Gli chiuse Siegfried la spaventosa gola,

con la spada vittoriosa Io uccise.

Da tale impresa prodigiosa venne a giorno la fama dell'eroe.

Del tesoro del Nibelungo ho inteso:

raccoglie il più invidiabile tesoro?

Chi bene Io sapesse adoperare,

soggetto il mondo avrà.

E Siegfried l'ha conquistato in battaglia?

Servi gli sono i Nibelunghi.

E lui soltanto conquisterebbe Brunilde?

Nessun altro vi riuscirà.

Come dubbio e dissidio insieme tu desti!

Quello di cui non verrò mai a capo, che io Io desideri, mi fai venir voglia?

Se portasse Siegfried a te la sposa in casa,

tua non sarebbe allor Brunilde?

Chi mai obbligherebbe quel giocondo a conquistare la sposa per me?

L'obbligherebbe presto il tuo pregare,

se prima a sé Io stringesse Gutrune.

O schernitore tu, Hagen malvagio!

Come potrei a me Siegfried legare?

S'egli è il più splendido eroe del mondo,

le donne più soavi della terra l'avranno già da lungo tempo amato.

Ricordati del filtro nello scrigno. Fidati di me, me Io sono conquistato.

L'eroe che tu brami,

quel filtro a te legherà in amore.

Se ora qui Siegfried entrando

la drogata bevanda assaporasse,

ch'ei prima di te abbia mai visto donna,

che donna mai gli si sia avvicinata,

di tutto questo si dovrebbe scordare.

Or dite,

è saggio il consiglio di Hagen?

Lodata sia Grimhilde, che tal fratello ci ha dato!

Potessi mai vederlo, Siegfried!

Come rintracciarlo?

Quando va a caccia di imprese gioiosamente intorno,

angusta selva gli si fa il mondo.

Ei vien di certo a cacciare,

anche alla riva di Ghibich lungo il Reno.

Gli darei volentieri il benvenuto.

Dalla parte del Reno echeggia il corno.

Eroe e cavallo in una barca.

Così brioso dà di fiato al corno.

Un batter lento

come di pigra mano,

spinge la barca rapida contro corrente.

Di forza sì robusta nell'alzata del remo

solo colui si vanta, il quale ha ucciso il drago.

Egli è Siegfried, certo nessun altro.

Via se ne passa in caccia?

Ohi oh! Dove vai, o tu, sereno eroe?

Dal forte figlio di Ghibich.

Alla sua reggia t'invito.

Da questa parte, ormeggia qui.

Salute!

Salute, o Siegfried, nobile eroe!

Il figlio di Ghibich qual è?

Gunther, sono io, che tu cerchi.

Della tua fama ho udito ampiamente sul Reno.

Con me dunque ti batti, oppur sii mio amico.

La lotta lascia! Sii il benvenuto!

Dove ricovero il cavallo?

Gli offrirò io la sosta.

Tu mi chiami Siegfried, m'hai tu già veduto?

T'ho riconosciuto soltanto dalla tua forza.

Abbimi cura di Grane.

Mai tu tenesti di più nobile razza alla briglia un cavallo.

Lieto saluta, o eroe, la reggia di mio padre.

Ovunque tu cammini, qualunque cosa mai tu scorga, considera come tua propria.

Tuo è il mio retaggio e popolo e paese

e tu, mio corpo, aiuta al giuramento! Me stesso per vassallo mi consegno.

Né popol né paese posso offrire, neppur casa né corte di mio padre.

Unico mio retaggio, il mio proprio corpo.

Vivendo io Io consumo.

Una spada soltanto io posseggo, da me stesso temprata.

O tu, mia spada, aiuta al giuramento! Questa, con me, offro all'alleanza.

Però del tesoro del Nibelungo non sei forse signor?

Del tesoro m'ero quasi scordato: tanto io stimo ozioso il suo bene!

In una caverna l'ho lasciato a giacere, dove già un tempo Io guardava un drago.

E nulla ne prendesti?

Questo tessuto, inconscio del suo potere.

L'elmo magico io conosco, dei Nibelunghi opera ingegnosa.

Coperto ch'abbia il tuo capo,

vale a te per mutar qualsiasi figura.

Se voglia ti prende del luogo più lontano,

ti ci trasporta subito al volo.

E d'altro, nulla hai tu tolto al tesoro?

- Un anello. - Ne avrai cura di certo?

- Un'augusta donna Io tiene in custodia. - Brunilde!

Con me, o Siegfried, tu non devi scambiare.

Gingillo ti darei per il tuo gioiello, anche se tu prendessi ogni mio bene.

Senza compenso ti servirò.

Benvenuto, ospite, nella casa di Ghibich.

Ti porge sua figlia la bevanda.

Dimenticassi tutto quel che tu m'hai dato,

Da un insegnamento mai mi scosterò.

Il primo sorso all'amor fedele,

o Brunilde, io bevo a te!

Qual vivo fulgore colpì l'occhio mio!

Perché davanti a me tu chini gli occhi?

Ah, donna bellissima! Chiudi il tuo sguardo.

Il cuore nel petto il suo raggio mi brucia.

In correnti di fuoco io già Io sento, che il mio sangue esso incendia.

Gunther, come si chiama tua sorella?

Gutrune.

Son buone rune quelle che dai suoi occhi indovino?

Come vassallo mi sono offerto a tuo fratello.

M'ha respinto il superbo.

Disdegno come lui mi porteresti,

se mi ti offrissi in alleanza?

Hai tu una donna, Gunther?

Non ho sposato ancora, né donna mai forse goder potrò.

Su di una sola ho posto il pensiero,

mai nessun mezzo me l'acquisterà.

Cosa ti sarebbe negato se io ti stessi al fianco?

- Alta su rupi è la sua dimora. - "Alta su rupi è la sua dimora."

- E fuoco brucia intorno alla sua sala. - "Fuoco brucia intorno alla sua sala"?

- Solo chi si fa strada nel fuoco, - "Solo chi si fa strada nel fuoco."

può esser Io sposo di Brunilde.

La rupe, dunque, non mi è lecito scalare.

Il fuoco mai non mi si spegnerebbe.

Io non temo alcun fuoco, per te la donna io impalmerò.

Poiché io sarò tuo vassallo, e sarà tuo il mio coraggio,

s'io per donna otterrò Gutrune.

Gutrune volentieri ti concedo.

- E Brunilde io ti porterò. - Come la trarrai in inganno?

Con la frode dell'elmo magico, mi cambierò nella tua figura.

Presta, dunque, ad impegno, giuramento!

Fratellanza di sangue giuri un giuramento.

Di vita florida sangue vivificatore nella bevanda ho stillato.

Fraterno fervido, a baldanza mischiato, fiorisca nella bevanda il nostro sangue.

Fede io bevo all'amico.

Libera e lieta dall'alleanza fiorisca

fratellanza oggi di sangue.

Se l'alleanza spezza un fratello,

se l'amico froda il fedele.

Quel che oggi a stille beviam da amici,

via scorra a zampilli,

espiazione porti all'amico.

Così io offro alleanza.

Così

a te fede io bevo.

Perché non giurasti pur tu?

Il mio sangue vi guasterebbe la bevanda.

Puro non mi scorre e nobile come a voi.

Freddo e ritroso in me ristagna,

la guancia rossa fare a me non vuole.

E però resto lontano dall'ardente alleanza.

Lascia quest'uomo ingiocondo.

Pronti in viaggio.

All'ormeggio è la barca.

Rapida condurrà alla rupe.

Alla riva una notte attenderai sulla barca.

Dopo ti porterai la donna in casa.

- Non prendi prima riposo? - Ho fretta di tornare!

Tu Hagen, sorveglia la reggia!

Dove corron quei veloci?

In barca, a impalmare Brunilde.

Siegfried?

Vedi quanto gli preme di conquistarti in moglie?

Siegfried, mio!

Qui io seggo a guardia, guardo la corte,

la reggia impedisco al nemico.

Al figlio di Ghibich spira il vento.

Ei se ne va per sposare.

A lui regge il timone un forte eroe,

periglio alcun non avrà.

La propria sposa

egli a lui porta sul Reno.

Ma porta egli a me l'anello.

Voi, figli baldi

e lieti compagni,

veleggiate pure in letizia.

Per quanto meschino vi sembri,

a lui tuttavia servite,

al figlio del Nibelungo.

Sussurro da lungo tempo consueto la lontananza mormora al mio orecchio.

Un aereo cavallo s'appressa, a gran corsa.

Sulla nuvola galoppa tempestando verso questa rupe.

Chi m'ha, solitaria scoperta?

Brunilde! Sorella!

Dormi o sei sveglia?

Il grido di Waltraute a me sì gioiosamente noto!

Sei tu che vieni, sorella? Ardita ti slanci verso di me?

Là nella selva ancora a te familiare

smonta da cavallo, e fai posare il destriero.

Tu vieni da me? Tanto sei ardita,

da poter senz'orrore portar saluto a Brunilde?

Per te soltanto è stata la mia fretta!

Hai dunque osato, per amore di Brunilde,

infrangere il bando di Wotan?

Oppure come? Oh parla!

Fosse contro di me Io spirito di Wotan fatto più mite?

Quando contro il Dio Siegmund protessi,

errando, Io so, adempii pure al suo desiderio.

Che abbia l'ira placata, noto mi è.

Poiché, se subito mi chiuse nel sonno, e a questa rupe m'avvinse.

Se m'assegnò schiava a quell'uomo,

che, trovandomi sulla strada, mi svegliasse,

alla mia ansiosa preghiera concesse pure favore.

Con divorante fuoco circondò la rupe,

a impedire al vile la via.

Così felicissima

mi fece la punizione.

L'eroe maggiore sua sposa mi fece.

Nell'amor suo

oggi io risplendo e rido.

T'ha attratta, sorella, la mia sorte?

A tanta ebbrezza pascerti vuoi?

Partecipare a quel che m'è toccato?

Partecipare al tumulto che te tiene, o pazza?

Altro m'ha mosso con angoscia, a infrangere il comando di Wotan.

Angoscia e paura te, mia povera, stringono?

Il perdono non venne ancora?

Davanti all'ira tu tremi del punitore?

Potessi io temerlo, una fine troverei alla mia angoscia!

Stupita, io non t'intendo.

Contieni il tuo tumulto, ascoltami attenta!

Verso il Valhalla nuovamente m'urge quest'angoscia

che m'ha spinta qui dal Valhalla.

Degli dei eterni che avviene?

Con intendimento ascolta quel ch'io ti dirò!

Da che da te si congedò,

a pugne più non ci chiamava Wotan.

Senza meta né consiglio, noi cavalcammo a stormo nell'angoscia.

Gli animosi eroi del Valhalla Wotan evitò.

Solitario a cavallo, senza sosta né riposo,

egli percorse, viandante, il mondo.

Da poco egli è tornato.

Teneva egli in mano i tronconi della sua lancia.

Quali gliel'avevan ridotti i colpi d'un eroe.

Con muto cenno

i nobili del Valhalla alla foresta spedì,

ad abbattere il frassino del mondo.

Del tronco i ceppi comandò d'ammassare,

in torreggiante catasta, tutt'intorno alla sala degli eroi.

Degli dei il consiglio fece convocare.

Il trono occupò egli con sacra solennità.

Al suo fianco comandò agli ansiosi di sedere.

In cerchio e in ranghi la sala riempirono gli eroi.

Ei dunque siede,

né dice parola,

sull'augusto seggio muto e accigliato.

I tronconi della lancia saldi nel pugno.

I pomi di Holda

egli non tocca.

Ansia e stupore stringono,

inorridiscono gli dei.

Ambedue i suoi corvi

ha mandato in viaggio.

Se tornassero un giorno a lui con buona nuova,

ancora una volta allora,

per l'ultima volta,

sorriderebbe eternamente il dio.

Le sue ginocchia abbracciando, stiamo noi Walkirie ai suoi piedi.

Cieco ei rimane ai supplicanti sguardi.

Noi tutte consuma ansia e timore senza fine.

Al suo petto io mi premei piangendo.

Si velò allora il suo sguardo.

Di te si ricordava, Brunilde!

Profondo ei sospirò

e chiuse gli occhi,

e come in sogno

ei mormorò:

"Se alle figlie del Reno

ella rendesse l'anello,

dal peso della maledizione

sarebbero redenti il dio

e il mondo!"

Allora io meditai:

dal suo fianco tra muti ranghi io m'involai.

Con segreta fretta inforcai il mio cavallo

e a te tra i nembi cavalcai.

Te, o sorella, ora io scongiuro.

Quel che tu puoi ora sia tuo voler.

Termini il tormento degli eterni!

Quali novelle d'angosciati sogni tu m'annunzi, o triste!

Alla sacra degli dei nebbia celeste

io sono, folle, fuggita.

Quel che ora dici io non Io intendo.

Torbido e confuso il tuo senso m'appare.

Nel tuo occhio sì esausto

brilla fiammeggiante vampa.

Con smorta guancia tu, pallida sorella,

che vuoi tu, selvaggia, da me?

Alla tua mano, l'anello.

È quello. Ascolta il mio consiglio, per Wotan, gettalo da te!

- L'anello? Da me? - Rendilo alle Figlie del Reno!

Alle Figlie del Reno, io, l'anello?

Il pegno d'amore di Siegfried?

- Sei tu fuor di senno? - La mia angoscia ascolta!

La sciagura del mondo gli va connessa. Gettalo da te via nelle onde!

A finire la miseria del Valhalla, getta nel flutto il maledetto!

Ah, sai tu che vale per me?

Come puoi tu intenderlo, spietato cuore?

Più che la gioia del Valhalla,

più che la gioia degli eterni, vale per me l'anello.

Uno sguardo sull'oro suo lucente, un folgorar del suo sacro fulgore

più mi sorride

che la beata vostra eternità.

Poiché da lui beato

l'amore di Siegfried a me riluce.

Amor di Siegfried!

Oh se potesse a te dirne la gioia!

Di quell'amore m'è l'anel salvaguardia.

Tornatene dagli dei al sacro consesso!

Del mio anello sussurra loro.

L'amore mai io non potrei lasciare,

l'amore mai non mi potrebbero levare,

neppure se crollare in frantumi la raggiante magnificenza del Valhalla!

Questa la tua fede? In lutto così tu lasci, o senza amore, la sorella?

Via slanciati, vola a cavallo!

L'anello non mi toglierai!

Guai! Guai a te, sorella!

Guai agli dei del Valhalla!

Lampeggiante nembo,

portato dal vento,

vattene turbinando.

Il tuo timone a me più non drizzare.

Roseo tramonto tinge il cielo.

Con più viva luce balza la vampa vigilante.

Com'è che lambisce sì furiosa la divampante onda a questo vallo?

Fino in vetta a questa rupe vortica la marea di fuoco.

Siegfried!

Siegfried di ritorno?

Il suo appello ei m'invia!

Su! A lui incontro!

Tra le braccia del mio dio!

Tradimento!

Chi giunse a me?

Brunilde!

Uno sposo è venuto

che la tua fiamma non ha spaventato.

Te ora per moglie io pretendo.

Ora me tu devi seguire.

Chi è l'uomo che ha potuto

quel che solo al più forte è destinato?

Un eroe che t'addomesticherà,

se la violenza soltanto ti doma.

Uno spirito maligno su quella rupe sta.

Un'aquila al volo è venuta, per dilaniarmi!

Chi sei tu, o terribile?

Sei tu di schiatta umana?

Vieni tu da Hella dalle notturne schiere?

Un Ghibicungo io sono,

e Gunther è l'eroe che, donna, tu seguire devi.

Wotan!

Corrucciato dio crudele!

Ahimè!

Ora io scorgo il senso della punizione.

A scherno e oltraggio me vuoi scacciare.

Si fa notte.

Nella tua stanza devi a me maritarti!

Rimani lontano! Temi questo segno!

Tu a vergogna non mi costringerai,

finché l'anello mi proteggerà.

A Gunther diritto dia esso di nozze. Sii a lui con l'anello maritata!

Indietro, infame! Vile ladro!

Non arrischiarti ad avvicinarmi!

Più forte dell'acciaio mi rende l'anello.

Mai me Io ruberai.

A sfilartelo dunque m'insegni.

Ora tu sei mia, Brunilde, sposa di Gunther.

Verso il tuo asil ora moviamo.

Che potresti mai impedire, misera donna?

Ora testimonia tu, Notung,

che sono stato leale pretendente.

Fede mantenendo al fratello,

dalla sua sposa separami!

Dormi, Hagen, figliolo?

Tu dormi e non odi me, che il sonno ha tradito?

Io t'odo, elfo maligno.

Che intendi a me narrare nel sonno?

Ricordati della potenza che avrai in tua mano,

se sarai tanto animoso, quanto a me ti partorì tua madre!

Se coraggio a me donò mia madre,

non però le posso esser grato,

che alla tua astuzia sia soggiaciuta.

Vecchio pria del tempo,

livido e pallido,

i gioiosi odio,

né gioia ho mai.

Hagen, figlio mio, odia la gioia,

se me senza piacere, oppresso dal patire, così tu ami, come tu devi,

e se tu sei forte, fiero e savio.

Color che combattiamo con notturna guerra, già miseria dà loro l'odio nostro.

Chi un giorno a me strappò l'anello, Wotan furente ladro,

dalla propria razza fu abbattuto.

Contro il Wälside ei perse potenza e potestà.

Con la schiatta tutta degli dei in angoscia egli scorge la sua fine.

Non più io Io temo, cadere egli deve con tutti.

Dormi tu, Hagen, figlio mio?

La potenza degli eterni

chi l'erediterà?

Io e tu erediteremo il mondo,

s'io mal non mi fido della tua fedeltà e collera e dolor con me dividi.

La lancia di Wotan il Wälside mandò a pezzi,

lui che Fafner, il drago, affrontando atterrò, e conquistò, fanciullo, l'anello.

D'ogni potere ei s'è impossessato, Valhalla e Nibelheim a lui s'inchinano.

Contro l'eroe impavido il mio maledir stesso vien meno.

Egli non conosce dell'anello il valore, a nulla egli impiega l'invidiabile potere.

Ridendo in amoroso ardore, la vita ardendo ei passa.

Trarlo a rovina sol ne conviene.

Odi tu, Hagen, figlio mio?

A sua rovina

egli già mi serve.

L'anello d'oro, il cerchio, occorre conquistare.

Una saggia donna vive per l'amore del Wälside.

Se mai gli consigliasse alle figlie del Reno,

che un giorno m'ammaliarono, di rendere l'anello,

l'oro per me andrebbe perduto, nessuna astuzia più l'arriverebbe.

E perciò, senza indugio, mira all'anello!

Te, senza paura, perciò generai, perché contro gli eroi per me tenessi saldo.

In verità, non abbastanza forte per domare il drago,

impresa destinata solo al Wälside,

pure a tenace odio Hagen io educai.

Ora mi deve vendicare, l'anello guadagnare, a onta del Wälside e di Wotan!

Me Io giuri tu, Hagen, figlio mio?

L'anello conquistare io saprò, tranquillo attendi.

Me Io giuri, Hagen, mio eroe?

A me stesso Io giuro,

cessa l'affanno.

Sii fedele, Hagen, figlio mio.

Eroe fido, sii fedele!

Sii fedele!

O fedele!

Ohi oh, Hagen, uomo stanco! Mi vedi arrivare?

Ehi, Siegfried, rapido eroe,

- donde vieni tu? - Dal sasso di Brunilde!

Lassù aspirai quel fiato col quale t'ho chiamato.

Sì veloce è stato il viaggio!

Mi segue più lenta una coppia, arriveranno in barca!

- Hai dunque domato Brunilde? - È sveglia Gutrune?

Ohi oh, Gutrune, vien fuori!

Siegfried è qua. A che là dentro indugi?

A voi due dirò, come avvinsi Brunilde.

Dammi il benvenuto, o figlia di Ghibich! Buona novella ho per te.

Freia ti saluti, di tutte le donne ad onore!

Libera e benigna or sii, a me felice. Donna mia quest'oggi sarai.

Brunilde dunque segue mio fratello?

Facilmente la donna fu a lui sposata.

Il fuoco non l'ha bruciato?

Neppure a lui avrebbe fatto male, ma io per lui l'ho traversato,

perché far mia ti volli.

- E te il fuoco ha risparmiato? - Mi rallegrò la fluttuante vampa.

- Brunilde ti scambiò per Gunther? - Gli rassomigliavo al capello.

Così operò l'elmo magico, come Hagen aveva saggiamente insegnato.

- T'ho dato buon consiglio. - Domasti tu la donna altera?

Ella cedette alla forza di Gunther.

E a te si congiunse?

Al proprio marito obbedì Brunilde un'intera notte nuziale.

Ma pur tu le valesti da marito?

Presso Gutrune dimorava Siegfried.

Ma pure gli restò Brunilde al fianco?

Tra est ed ovest, il nord.

Così vicina, gli era lontana Brunilde.

Come l'ebbe dunque Gunther da te?

Tra la morente vampa di quel fuoco,

in mattiniera nebbia, dalla rupe ella mi seguì a valle.

Presso la sponda rapido il posto scambiò Gunther con me.

Per virtù dell'elmo magico, desiderai esser qui d'un subito.

Un vento forte intanto spinge gli amanti su per il Reno,

e perciò ora preparate l'accoglienza.

Siegfried, il più possente fra gli uomini!

Turbare mi puoi così?

Una vela io vedo in lontananza.

Ringraziate dunque il messaggero.

Facciamo che benigna abbia accoglienza, che qui resti serena e di buon grado!

Tu, Hagen, invita i guerrieri, nella corte di Ghibich, a festeggiar le nozze!

Donne gioconde io chiamo a festa,

me gioiosa volentieri seguiranno.

Riposerai tu, cattivo cavaliere?

L'aiutarti è per me un riposo.

Ohi oh!

Ohi oh oh!

Voi, di Ghibich vassalli, mettetevi in cammino!

Sciagura! Sciagura!

Armi! Armi!

Armi, via per il paese!

Buone armi, armi forti taglienti alla battaglia!

Ecco periglio!

Periglio! Sciagura! Sciagura!

Ohi oh! Ohi oh!

A che squilla quel corno? A che chiama a stormo?

Veniam con gli scudi, veniamo con l'armi.

Hagen! Hagen! Ohi oh!

Qual è qui frangente? Quale oste è vicina?

Chi a noi dà battaglia?

È Gunther in pericolo?

Veniamo con armi, con acre difesa.

Ohi oh! Oh! Hagen!

Armatevi bene e non indugiate.

Gunther dovete ricevere,

egli ha preso una donna.

Gli incombe periglio? L'incalza il nemico?

Donna fatale ei porta con sé alla reggia.

L'inseguon dei congiunti i nemici vassalli?

Vien solo, nessuno Io segue.

Dunque ha vinto il pericolo, ha vinto la pugna? Via, racconta!

L'uccisore del drago gli fu schermo al pericolo.

Siegfried eroe ebbe a campion.

A che dunque deve Io stormo aiutarlo? A che Io aiuta Io stormo?

Forti tori dovete abbattere.

Scorra sull'ara, il loro sangue a Wotan!

Che cosa, Hagen, a noi che chiedi ancor?

Un cinghiale abbattere voi dovete per Froh,

ed un robusto capro sgozzare per Donner.

Ma pecore sacrificare a Fricka,

perché sia propizia agli sposi.

Uccise che abbiamo le bestie, che restaci a fare?

La coppa di corno prendete,

da amabili donne d'idromele e vino piacevolmente colma!

La coppa alla mano, che ne facciamo?

Trincate forte, finché non vi domi l'ebbrezza

tutto ad onore degli dei,

che diano buone nozze.

Gran sorte e ventura sorride ora al Reno,

poiché Hagen il truce può esser sì gaio!

La spina di siepe ormai più non punge.

A banditor di nozze è stato comandato.

Or cessate di ridere, guerrieri valorosi!

Accogliete la sposa di Gunther.

Ecco Brunilde che con lui s'appressa.

Siate devoti alla sovrana e fedeli al suo servizio.

Se offesa avrà, sia vendicata.

Salve! Salve!

Benvenuti! Benvenuti!

Benvenuto, Gunther! Salve!

Salve!

Salve a te, Gunther!

Salve a te e alla tua sposa!

Benvenuto!

Brunilde, la più augusta tra le donne,

io qui vi porto a specchio del Reno.

Donna più nobile mai fu conquistata.

Alla schiatta dei Ghibicunghi

gli dei han dato favore.

Al sommo della gloria oggi s'elevi!

Salve! Salve a te, felice Ghibicungo!

Salute a te, diletto eroe!

Salute a te, sorella cara!

Lieta io ti vedo al fianco di colui

che a sua donna t'ha conquistata.

Due coppie felici vedo qui splendere.

Brunilde e Gunther,

Gutrune e Siegfried!

Che avviene?

Che avviene?

È fuor di sé?

Che cosa turba la vista di Brunilde?

Siegfried... qui! Gutrune?

Di Gunther la mite sorella a me sposata, come a Gunther tu.

Io... Gunther? Menzogna!

Mi svanisce la luce.

Siegfried non mi riconosce?

Gunther, la tua donna si sente male!

Svegliati, donna! Ecco il tuo sposo.

Ah, l'anello alla sua mano!

Lui? Siegfried?

Che avviene?

Ora ascoltate accorti quel che la donna davanti a voi accusa!

Un anello ho veduto alla tua mano,

non ti appartiene,

mi fu tolto da quest'uomo!

Come hai potuto da lui ricever l'anello?

L'anello non ho io ricevuto da lui.

Se a me togliesti l'anello col quale a te mi sono disposata,

proclama il tuo diritto, deve tornare a te.

L'anello? Non gliel'ho dato. Ma Io ravvisi proprio bene?

Dove nascondesti l'anello che mi predasti?

Ah, costui fu che a me strappò l'anello.

Siegfried fraudolento ladro!

Nessuna donna mi diede l'anello.

Né fu una donna a cui Io conquistai.

Io riconosco a punto il premio della lotta,

che davanti a Neidhöhle un giorno io sostenni,

quando il forte drago abbattei.

Brunilde, donna ardita! Conosci tu bene l'anello?

Se è quello che tu desti a Gunther, allora è suo,

e Siegfried se l'è conquistato con frode,

che, traditore, dovrebbe espiare.

Frode!

Frode!

Vergognoso inganno!

Tradimento!

Tradimento!

Quale simile mai fu vendicato!

- Tradimento? Contro chi? - Tradimento? Contro chi?

Santi dei!

Celesti reggitori!

Questo voi sussurraste nel consiglio vostro?

M'insegnaste dolori che nessuno provò?

Vergogna m'infliggeste, quale mai fu sofferta?

Ebbene, vendetta consigliate, quale mai non si diede.

Collera m'accendete, quale simile ancor non fu domata.

Fate che Brunilde spezzi a se stessa il cuore,

per sfracellare colui che a lei fece frode.

Brunilde, consorte, moderati!

Vattene, infame! Tu stesso tradito!

Poiché sappiate tutti,

non a lui, ma all'uomo costa sono sposata.

- Siegfried, Io sposo di Gutrune? - Lo sposo di Gutrune?

Da me piacere estorse e amore.

Tal cura hai dell'onore tuo?

La lingua che l'offende debbo io di menzogna accusare?

Udite, s'io ho tradito la fede.

Fratellanza di sangue ho giurato a Gunther.

Notung, valida spada,

garantì della fede il giuramento.

Mi separò il suo filo da questa trista donna.

O tu, astuto eroe, vedi come tu menti.

Come alla tua spada male tu ti richiami!

La lama sua m'è nota, ma pure il fodero.

Dalla parete chiuso pendeva

fedel l'amico acciar,

mentre a nozze volava il suo padrone.

Come, ha tradito la fede e di Gunther l'onore egli ha offuscato?

Ha tradito la fede?

Son infamato,

se la parola di costei non negherai.

Siegfried infedele, frode hai tu meditato?

Prova che quella falsamente t'accusa!

Discolpati, ne sei in diritto! Fa' tacer l'accusa, presta giuramento!

L'accusa faccio tacere, il giuramento io presto.

Chi vuol di voi l'arma sua rischiar?

La punta della lancia io v'arrischio.

Il giuro custodisca essa in onore.

Lancia lucente! Arma sacra!

Soccorri al mio giuramento eterno!

Per la punta della lancia, io giuro il giuramento.

Punta, bada al mio dire!

Dove il tuo filo può ferirmi, tu feriscimi.

Dove la morte mi deve colpire, tu colpiscimi.

Se codesta donna ha accusato il vero,

s'io al fratello ho tradito la fede!

Puro acciar!

Arma sacra!

Soccorri al mio giuramento eterno!

Per la punta della lancia, io giuro il giuramento.

Asta, bada al mio dire!

Il tuo peso consacro perché l'abbatta.

Il tuo filo benedico, perché Io ferisca.

Perché, come tutti i suoi giuri ha tradito,

così quest'uomo, ora ha giurato spergiuro!

Donner, aiuta! Tuoni la tua tempesta!

Donner, aiuta! Tuoni la tua tempesta,

l'orribil oltraggio a cessar.

Gunther! Alla tua donna opponiti, che ti mente vergogna spudorata!

A lei offrite e tempo e riposo, a lei, selvaggia donna della rupe,

che il fuoco suo sfrontato le si plachi,

che una diabolica malia contro tutti noi incitò.

Guerrieri, andatevene. Lasciate questa diatriba di donne.

Tremanti noi cediamo di buon grado, dove battaglia si faccia con la lingua.

Credi, m'è del tuo maggior cruccio,

che mal sia riuscito a lei illudere.

L'elmo magico, quasi mi pare, che soltanto a metà m'abbia nascosto.

Ma rancore di donna presto si quieterà.

Che io l'abbia per te conquistata,

certo la donna ancor ti sarà grata.

Su, su, guerrieri!

Seguitemi al banchetto.

Nozze liete voi preparate.

Piacer giocondo in riso ora erompa!

In corte e al luco, sereno avanti a tutti,

mi vedrete oggi ancora.

Quei che sente l'amor,

al mio animo lieto

sia felice del par.

L'astuzia di quel demone sta qui nascosta?

La potenza di quale incantesimo s'è qui esercitata?

Ed ora dov'è il mio sapere contro questo groviglio?

Dove le mie rune contro questo enigma?

Ah sventura, sventura!

Danno immenso!

Ogni mio sapere io gli ho insegnato!

In suo potere serva mi tiene.

Nei suoi lacci prende la preda, che, dolorante dell'onta propria,

egli, il ricco, in esultanza prodiga!

Chi m'offrirà dunque la spada, ond'io questi vincoli infranga?

Confida in me, donna tradita.

Chi t'ha tradito, il suo tradimento vendico.

Su di chi?

Su di Siegfried che ti ha tradita.

Su di Siegfried... tu?

Un solo sguardo di quell'occhio suo folgorante,

che pure attraverso la mentita figura a me raggiò luminoso,

ogni tuo migliore ardire muterebbe in angoscia.

Forse che alla mia lancia Io sottrarrà il suo spergiuro?

Giuro e spergiuro, oziosa cura!

Un più forte rintraccia, per armare la tua lancia,

se di tutti il più forte intendi affrontare.

Conosco di Siegfried la forza vittoriosa, e come duro sia l'ucciderlo in campo,

e perciò or tu sussurra a me consiglio accorto, come l'eroe a me potrebbe cedere?

O irriconoscenza, turpe compenso!

Ogni arte mia gli prodigai

perché incolume fosse ognor.

Su di lui inconscio, s'esercitò quel magico mio gioco,

che ora dalle ferite Io preserva.

Allora nessuno potrà colpirlo?

In lotta aperta no,

però se tu Io colpissi al dorso...

Giammai, io Io sapevo,

avrebbe ceduto al nemico,

né giammai, a lui fuggendo, volto il dorso,

e perciò su di questo risparmiai Io scongiuro.

E lì Io colpirà questa mia lancia!

Orsù Gunther, nobile Ghibicungo!

Qui sta la tua donna forte: che ti chiudi costa nel tuo cordoglio?

Oh smacco, oh scandalo!

Guai a me, del mondo il più infelice.

Nell'obbrobrio ti trovi. Lo nego forse?

O uomo vile! Falso consorte!

Dietro l'eroe tu ti nascondesti, perché premi di gloria conquistasse per te!

Affondata è nel profondo la generosa schiatta,

che tali trepidi ha generato.

Io ingannatore, e ingannato.

Io traditore, e tradito.

Schiacciate il mio cervello! Schiantate il mio cuore!

Hagen soccorri! Soccorri al mio onore!

Soccorri alla tua madre,

che sì me pure partoriva.

Non mente o mano giovare ti può.

A te soltanto occorre la morte di Siegfried.

La morte di Siegfried!

Quella soltanto laverà la tua onta!

Fratellanza di sangue noi ci giurammo!

L'infranto patto paghi ora il sangue!

Il patto ha infranto?

- Da poi che ha tradito! - M'ha tradito?

Te egli ha tradito e me avete, voi tutti, tradita!

A rigor di giustizia, tutto il sangue del mondo la vostra colpa a me non pagherebbe!

Pure la morte d'uno solo valga per tutte.

Cada Siegfried, ad espiazione sua e vostra.

Cada per la tua salvezza!

Smisurata potenza a te verrà, se l'anello da lui conquisterai,

che sol la morte a lui potrà strappare.

L'anello di Brunilde?

L'anello del Nibelungo.

Sarebbe dunque la fine di Siegfried?

La sua morte giova a tutti noi.

Pure Gutrune, ahimè, alla quale io Io diedi,

Io sposo suo punendo, come mai potremo guardare?

Che mai mi consigliò la mia sapienza? Che cosa m'insegnarono le rune?

In disperata miseria ne ho chiaro presagio.

Gutrune si chiama l'incantesimo

che mi ha rapito Io sposo.

Agonia la colga!

Se la morte di lui deve turbarla, a lei sia nascosta l'impresa.

A lieta caccia noi andremo domani.

L'eroe in foga ci precederà, l'avrà ucciso un cinghiale.

Così dev'essere! Siegfried cada!

Così dev'essere! Siegfried cada!

- L'onta espierà che a me recò. - Deve morir l'invitto eroe.

- L'almo tesoro saprò conquistare. - Un sacro giuro il vile tradiva.

- Col suo sangue sconti la colpa. - E perciò sia l'anello a lui strappato.

- Onnisciente, vendicatore iddio! - Padre degli elfi, principe caduto!

- Dei giuri sapiente! - Signore dei Nibelunghi!

- Wotan, verso di noi volgiti. - Alberico, conta su di me.

- Comanda alla tremenda schiera - Comanda ancora alla schiera nibelunga

- che qui ascolti il giuro di vendetta. - Che a te obbedisca, signore dell'anello.

Ci manda il sole lucenti raggi.

Notte è nell'abisso,

era chiaro un tempo,

quando integro e sacro l'oro del Padre ancor vi risplendeva.

Oro del Reno! Oro chiaro!

Come lucente un giorno tu raggiavi,

stella augusta del profondo.

Weialala Leia, wallala leialala.

Bel sole, manda a noi l'eroe,

che ci renda l'oro.

Se a noi Io lasciasse,

l'occhio lucente noi non l'invidieremmo più.

Oro del Reno! Oro chiaro!

Come tu lieto raggeresti allora,

libera stella del profondo.

Odo il suo corno.

- L'eroe s'appressa. - Teniamo consiglio.

Un elfo m'ha fatto sviare, così che la posta ho perduto.

Ehi furfante, in quale rupe ascosa la belva mi hai tu?

Siegfried!

- Di che ti lagni verso questo fondo? - Con quale elfo te la prendi?

T'ha forse un elfo beffato?

Dillo, Siegfried! Dillo a noi!

Attratto avete a voi l'irsuto compagnone che mi sfuggì?

S'egli è il vostro damo, a voi, dame gioconde, volentieri Io lascio.

Siegfried, che ci darai, se ti lasciamo la preda?

Ancora preda non ho. Chiedete, dunque, a vostro desiderio.

- Un anello d'oro si rileva al tuo dito. - Daccelo.

Un drago immane per l'anello freddai.

Per le zampe d'un orso sciagurato ora io Io dovrei offrire in cambio?

- Sei così spilorcio? - Tanto avaro al mercato?

Liberale con le donne avresti ad essere.

Se il mio bene in voi io dissipassi, con me se la prenderebbe la mia donna.

- È così cattiva? - Ti sa picchiare?

L'eroe già si sente addosso la sua mano!

Ma sì, ridete pure allegramente. Vi lascerò pur sempre nel dolore.

Poiché, se va la vostra brama all'anello, a voi, beffarde, mai Io donerò.

- Così bello! - Tanto forte! - E sì desiderabile!

Ma che peccato ch'egli sia avaro!

Ma perché soffrire di fama sì meschina? Debbo tanto lasciarmi diffamare?

Se di nuovo tornassero ai margini dell'acqua, l'anello potrebbero ottenere.

Olà! Olà! Olà! Voi, gaie dell'acqua amatrici!

Leste venite, vi donerò l'anello.

Lo serba, o eroe, Io guarda ben,

finché non sarai conscio del malanno, che nell'anello coltivi.

Ti sentirai lieto allora, se dalla maledizione t'avremo liberato.

Cantate, dunque, quel che voi sapete!

Siegfried!

Siegfried!

Siegfried!

Storia triste narriamo.

A tua sventura tu conservi l'anello.

Dall'Oro del Reno la vampa ha tratto il cerchio.

Chi l'ha, astuto, temprato e con vergogna perduto,

Io maledisse per tutti i tempi,

perché generasse morte a chi Io portasse.

Come il drago cadde, tu pure cadesti,

e oggi stesso.

E perciò noi ti facciamo sapere.

Se tu l'anello con noi non scambi,

perché sia accolto nel profondo Reno,

il suo flutto soltanto estinguerà la maledizione!

O voi, donne astute, smettetela!

Non m'attiran lusinghe, né terror mi fan le minacce.

Siegfried! Siegfried!

Noi ti diciamo il vero. Alla maledizione cedi!

L'intrecciarono le Norne, tessitrici, alla fune di legge primordiale!

La mia spada spezzò una lancia.

Se di legge primordiale dentro la fune eterna,

esse intreccian selvagge maledizioni.

Notung spezzare saprà la fune alle Norne!

Bene mi mise un tempo in guardia un drago di fronte alla maledizione,

ma la paura non m'insegnò!

Anche se il retaggio del mondo potesse un anello conquistarmi,

per amoroso favore me ne priverò volentieri.

Ve Io darò, se mi darete piacere.

Ma se mi minacciate e corpo e vita,

in sé chiudesse l'anello neppure il valore di un dito, non mai l'avrete da me.

Poiché e corpo e vita vedete.

Così via da me io li getto lontano.

Venite, sorelle! Sparite a quel folle!

Di tanto valore si stima l'eroe

quanto più cieco e misero egli è.

Giuramenti ha giurato e non li osserva.

Rune ei conosce e non le intende!

Supremo bene dato gli fu.

Ei Io respinse e non Io sa.

Solo l'anello che a lui morte darà, il cerchio vuole serbare.

Siegfried, addio!

Una superba donna oggi stesso da te malvagio erediterà.

A noi ella darà migliore udienza!

Da lei! Da lei!

Weialala Leia, wallala leialala.

Nell'acqua come in terra, vedo l'arte femminile.

Chi non si fida del loro lusingare, Io spaventan col loro minacciare.

Chi ardito Io sfida, la loro diatriba, eccogli addosso arrivare.

Eppure, s'io a Gutrune non portassi fede,

una delle donne graziose,

una avrei voluto per domare.

Ohi oh!

- Ohi oh! - Ohi oh!

Ohi oh! Eh eh!

Infine ti troviamo. Dove te n'eri volato?

Scendi!

Qui è fresco assai.

Qui riposiamo e prepariamo il pasto.

Lasciate in pace la preda, e offrite gli otri.

Da chi la fiera ci ha fatto fuggire, ora dovete meraviglia udire

quant'abbia preso Siegfried nella caccia.

In pericolo vedo la mia cena. La preda vostra chiedo spartir con me.

Tu a mani vuote?

A selvatica caccia io sono uscito, ma solo fiera d'acqua s'è mostrata.

Se a questo ben mi fossi provveduto,

tre uccelli acquatici selvaggi v'avrei preso di certo,

i quali là sul Reno mi cantavano che io oggi sarei stato trafitto.

Cattiva caccia sarebbe,

se l'uomo stesso senza preda una fiera in agguato l'abbattesse.

Ho sete.

Ho sentito dire che la lingua canora degli uccelli tu bene intenderesti.

Ciò vero sarà?

Da lungo tempo io non mi curo più del loro cinguettare.

Bevi, Gunther, te l'offre tuo fratello.

Tu v'hai mesciuto illanguidito e livido.

Il tuo sangue soltanto!

Col tuo Io mischio allora.

Ora insieme col tuo è traboccato.

Alla madre terra fa' che sia ristoro.

O troppo gioioso eroe!

O troppo gioioso eroe!

Così la comprendesse bene,

qual è l'augel da te.

Da che io le donne ho udito cantare,

degli uccelletti mi son scordato.

Però un tempo tu li comprendevi?

Olà Gunther, uomo d'umor nero!

Se ne avrai piacere,

storia io ti canterò dei miei giovani tempi.

La sentirò volentieri.

Canta dunque, eroe!

Mime era il nome d'un bisbetico nano.

Sotto giogo d'invidia ei m'educò,

perché il fanciullo, cresciuto un dì,

abbattesse per lui nella selva un drago, che pigro là custodiva un tesoro.

M'insegnò a temprare ed a fonder metalli.

Ma quel che l'artiere non poté,

dell'apprendista doveva riuscire.

I pezzi d'un infranto acciaio a temprar di nuovo in spada.

L'acciar saldai del padre mio, Io temperai e Notung ne feci.

Valido alla battaglia parve al nano l'acciaio. Ei mi condusse alla foresta.

Dove uccisi Fafner, il drago.

Ma attenti ora state bene al racconto,

perché meraviglia vi debbo raccontare.

Mi bruciò le dita il sangue del drago.

Alla bocca le portai per rinfrescarle.

M'ebbe un poco appena irrorato quel liquido la lingua,

e quel che là cantavan gli uccelletti, io potei d'un subito comprendere.

Sui rami ove posava, uno cantava:

"Olà! Ora appartiene a Siegfried il tesoro dei Nibelunghi!

Oh, trovasse nella caverna ora il tesoro!

Se l'elmo magico volesse conquistare, ad impresa gioiosa certo gli varrebbe.

Però se potesse l'anello rintracciare, esso Io renderebbe padrone del mondo!"

Anello ed elmo magico, dunque, fuor ne traesti?

E l'uccelletto udisti ancora?

Anello ed elmo magico io me l'ero arraffati.

Allora io prestai di nuovo ascolto al trillante giocondo.

Posato sulla vetta esso cantava:

"Oilà! Ora appartiene a Siegfried elmo ed anello.

Oh non s'affidi a Mime che è traditor!

Siegfried dovrebbe impadronirsi del tesoro e sulla strada il nano Io spia.

Ed alla vita di Siegfried tende insidia: oh se di Mime Siegfried diffidasse!"

- Giusto ti ammonì? - E a Mime gliela facesti pagare?

Con bevanda mortale ei mi si accostò.

Poi, tremante, l'idea mi confessò. Stese Notung il vile.

Quel che non aveva temprato pur Mime assaporò!

Che mai t'apprese l'uccelletto ancora?

Prima bevi, o eroe, dalla mia coppa.

Una grata bevanda io t'ho drogata,

per ridestarti chiara rimembranza,

che il lontano passato non ti sfugga.

In dolore verso la vetta in alto tesi l'orecchio.

Ancora, ivi posato, esso cantava.

"Oilà! Siegfried ha ucciso, dunque, il nano fellone.

Ora gli insegnerò l'eccelsa beltà.

Sopra alta rupe ella dorme, fuoco a lei arde intorno alla dimora.

Se l'incendio passerà,

e la sposa sveglierà, Brunilde allora sarà sua!"

E tu seguisti dell'uccelletto il consiglio?

Pronto senza indugiare, mi posi dunque in cammino,

sin al colle avvampante giungeva.

Attraversai la fiamma e trovai ricompensa.

Una dormiente

donna dilettosa,

lucente acciar la copria.

L'elmo io disciolsi alla fanciulla stupenda.

Arditamente la destò il mio bacio.

Oh, come bruciante allor mi cinse

il braccio della bella Brunilde!

Che ascolto!

Tu comprendi anche di codesti corvi il gracchiare?

Vendetta m'han consigliato.

Hagen, che fai?

Che hai fatto?

Hagen, che hai fatto?

Ho vendicato spergiuro!

Brunilde!

Sacra sposa!

Svegliati! Apri il tuo occhio!

Chi di nuovo or t'assopì?

Chi t'ha avvinta in sì angosciato sopore?

Lo svegliatore è venuto.

Con un bacio ti sveglia,

e un'altra volta alla sposa i legami egli infrange.

Ecco a lui ride la gioia di Brunilde!

Ah, quell'occhio, ora aperto in eterno!

Ah, di quel respiro il gioioso alitare!

Dolce vanire, brivido santo.

Brunilde manda a me l'addio!

Ha squillato il suo corno?

No, ancora a casa non torna.

Tristi sogni m'hanno il sonno turbato!

Nitrì selvaggio il suo cavallo,

me di Brunilde un riso svegliò.

Chi era la donna che verso la sponda il piè traeva?

Temo Brunilde!

È in casa?

Brunilde! Brunilde!

Desta sei?

Vuota la stanza.

Era lei dunque che ho visto in cammino verso il Reno?

Ha squillato il suo corno?

No, tutto deserto!

Potessi almeno vederlo subito, Siegfried!

Ohi oh! Ohi oh! Svegliatevi! Svegliatevi!

Fiaccole! Tizzoni fiammanti! Preda di caccia portiamo a casa.

Ohi oh! Ohi oh!

Suvvia, Gutrune, saluta Siegfried!

Il forte eroe se ne torna a casa!

Che è avvenuto? Hagen! Non ho udito il suo corno!

Il pallido eroe più squilli non dà.

Non più corre alla caccia, non più alla pugna,

non più muove a conquista di donne gioiose.

Che porta quella gente?

La preda d'un cinghiale selvaggio, Siegfried, l'uomo tuo morto.

Gutrune, soave sorella,

l'occhio solleva,

non tacere.

Siegfried! Siegfried ucciso!

Via, fratello infedele, assassino del mio sposo!

Oh, aiuto! Guai! Guai!

Siegfried l'hanno ucciso!

Non accusare me! Accusa Hagen, costa.

Ecco il cinghiale maledetto che ha dilaniato l'eroe.

Me ne vuoi per questo?

Angoscia e sciagura sempre t'afferri!

Ebbene sì! Io l'ho ucciso.

Io, Hagen, l'ho colpito a morte.

L'asta mia, su cui giurò,

vendicatrice fu.

Sacro diritto di preda mi son dunque conquistato,

e perciò io qui esigo l'anello.

Indietro! Quel che mi fu destinato, non dovrai mai ricevere.

Giudicate, guerrieri, il mio diritto!

Tocchi tu al retaggio di Gutrune,

figlio d'elfe svergognato?

Dell'elfe il retaggio così esige suo figlio!

Qua l'anello!

Quietate del vostro dolore l'onda sfrenata!

Lei che voi tutti tradiste,

vendetta: la sua donna.

Fanciulli io ho udito frignare verso la madre,

quando loro nasconde il dolce latte.

Non però m'è suonato dignitoso lamento,

del più augusto degno tra gli eroi.

Brunilde, donna infausta! Causa sei tu d'ogni male.

Tu contro di lui spingesti tutti. Guai che tu venisti qui!

Taci, sventurata!

Sua moglie tu non fosti mai,

concubina tu l'avvincesti.

Io, sono la sua donna legittima,

a cui egli giurò eterno giuramento,

prima che Siegfried t'avesse mai veduta.

Hagen maledetto! Che m'offristi il veleno che a lei Io sposo rapì.

Ah, sventura! Or tutto apprendo.

Era Brunilde la sposa,

ch'egli obliò col filtro.

Ceppi robusti accumulatemi là,

sulla riva del Reno, a catasta.

Alta e chiara divampi la vampa,

che consunte le membra

al sommo eroe farà.

Qui portate il suo cavallo, che insieme con me segua l'eroe.

Poiché dell'eroe al più sacro onore partecipare,

è del mio corpo estremo desir.

Adempite al voto di Brunilde!

Pura come il sole, a me raggia la sua luce.

Era il più puro colui che mi tradì!

Traditore della consorte, fedele all'amico,

dalla propria sposa sola a lui cara

si staccò con l'acciar.

Più leale di lui, nessuno giurò giuramenti.

Più fedele di lui, nessuno mantenne patti.

Più puro di lui,

nessun altro amò.

Eppure ogni giuramento, ogni patto,

e l'amor più fedele,

nessuno al par tradì.

Sapete voi, come questo avvenne?

O voi, dei giuramenti sacri custodi!

Il vostro sguardo volgete al mio dolore.

Considerate vostra colpa eterna.

La mia accusa odi,

o augusto tra gli dei.

Per l'impresa sua più prode,

che al tuo desiderio tanto valse,

tu consacrasti colui che l'operò, alla maledizione cui tu eri votato.

Me dovette quel purissimo tradire,

perché una donna diventasse saggia.

So io, ora, quel che a te serve?

Tutto,

tutto,

tutto io so,

tutto mi s'è aperto.

Anche dei tuoi corvi io odo il grido.

Con messaggio bramato ansiosamente,

ambedue ora rinvio alla dimora.

Pace,

pace,

o dio!

Ormai del mio retaggio io m'impossesso.

Maledetto cerchio! Anello spaventoso!

Il tuo oro io afferro, ecco, e via Io dono.

Delle acque profonde o sagge sorelle,

nuotanti figlie del Reno,

saggio parer debbo a voi.

Quel che bramate a voi io rendo.

Dalla mia cenere fatene vostro possesso.

Il fuoco che mi sta per consumare purifichi l'anello maledetto.

Voi nel flutto dissolvetelo.

Limpide custodite l'oro lucente

che audace mano vi rapì.

A casa, o corvi, in volo!

Ed al vostro signor Io sussurrate, quel che qui, sul Reno, avete udito!

Lungo la rupe di Brunilde passate in volo!

Colui che lassù divampa ancora, Loge, avviatelo al Valhalla!

Poiché della fine degli dei spunta ormai il crepuscolo.

Ecco, l'incendio io scaglio

nella rocca splendente del Valhalla.

Grane, mio cavallo!

Abbi il mio saluto!

Sai anche tu, amico mio, dov'io ti conduco?

Tra fuoco ardente là giace il tuo signore,

Siegfried, l'amato eroe.

Festante a seguirlo è il tuo nitrito?

A lui t'alletta la ridente vampa?

Senti anche il mio petto come divampa.

M'accende ardente desio

perché io Io stringa,

e, stretta a lui, in sommo amore,

poterlo sposare!

Ehi aho! Grane! Saluta il tuo signore!

Siegfried! Siegfried! Vedi!

Beata ti saluta la tua donna!

A me l'anello!

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