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[colpi di tosse]
[colpi di tosse]
[in francese] Signor Gary.
Sì, signore.
[a bassa voce] Chi è quel signore che sembra malato? Non era qui anche ieri?
È qui da una settimana. È un ingegnere italiano.
E quell'auto strana qua fuori, è la sua?
Sì, è la sua.
Vuole disperatamente che lei legga un documento che ha portato.
Non volevo disturbarla.
Gli ha detto che ci occupiamo di dispute tra stati sovrani?
Dice che è un capo di stato
e che non se ne andrà se prima non leggerà il documento.
A me sembra pazzo, ma è anche molto determinato.
Facciamo così,
mi passi il documento e lo faccia sembrare una cosa importante.
- [ad alta voce] Ecco il documento. - Ah, grazie. Grazie.
Lo leggerò con moltissima attenzione.
Benissimo. Grazie mille, arrivederci.
NAZIONI UNITE
[in francese] Dov'è?
- Chi? - Quell'uomo con la tosse, dov'è?
- Sono riuscito a liberarmi di lui. - No!
Lo mandi nel mio ufficio, devo parlargli.
Veloce, veloce!
Signor Rosa, da prassi devo chiederle se sa che giorno è oggi e dove si trova.
È il 10 novembre 1968.
Strasburgo, Consiglio d'Europa.
E che cosa può fare per lei, signor Rosa, il Consiglio d'Europa?
Salvare la mia isola.
Lei ha comprato un'isola?
No, l'ho fatta.
[in francese] Dice di averla creata.
E in quanti giorni l'avrebbe creata quest'isola?
Non mi dica in sei.
Sarebbe una coincidenza davvero incredibile.
Non in sei giorni. In vari mesi, l'ho fatta.
Quindi lei possiede un'isola che ha creato.
No, creato non l'ho detto. Io sono un ingegnere. L'ho solo costruita.
Poi… [tossisce]
magari il mondo sull'isola…
[in francese] Dovrei andarmene. Quest'uomo è confuso.
Ha bisogno di aiuto, ma non del nostro.
Ho bisogno dell'aiuto del Consiglio d'Europa. Son qua per questo.
Tranquillo, sig. Rosa.
Tranquillo non posso stare, perché arriveranno e distruggeranno tutto.
Questa è l'isola che ha costruito?
Sì, perché, come le ho detto, sono un ingegnere.
♪ Dottore, dottore Dottore del buco del cul, vaffancul ♪
♪ Dottore, dottore Dottore del buco del cul, vaffancul ♪
Comunque dottori, se permettete, lo siamo già.
Abbiamo fatto gli esami di stato e siamo ingegneri, non…
♪ Ingegnere, ingegnere, Ingegnere del buco del cul, vaffancul ♪
Ma che cazzo fai, te?
[urla e applausi]
- Penitenza! Penitenza! - Ma penitenza, cosa? Stavo parlando…
- Non vale! - Ragazzi, ha ragione lui.
Non vale, se sfidi un professionista…
- Mi hai preso il bicchiere! - Penitenza!
- Penitenza! - Ma cosa?
- Dicevo una cosa all'ingegnere… - Dai, insistono.
Allora, io direi, come equa penitenza…
di fargli fare
la più classica delle figure di merda! - Ma cosa? No!
[tutti urlano e applaudono]
Ma le regole non son queste…
- Io non ho perso. - Figura di merda!
Allora, la prima ragazza che incontra,
le parla un po' e mentre lei non se ne accorge,
gli stampa un bel bacio sulla bocca!
Cazzo.
Ciao.
Tutto bene?
È bello vederti.
Arrivo subito. Sì…
- [tutti in coro] Bacio, bacio, bacio. - No, è…
No, è che oggi abbiamo fatto l'esame di Stato.
- Sono ufficialmente ingegnere. - Congratulazioni.
- Bacio, bacio, bacio… - Grazie.
Ragazzi, non si può fare.
Non si può fare.
Ma vorrebbero che ci baciassimo, perché ho perso un torneo di birra.
Non ho neanche perso, in realtà. Si son fissati che non ho…
Ragazzi, se non si può fare, non si può fare.
- Ragazzi, è inutile… - È inutile che insistono a dire…
Non si può fare…
Ti trovo bene.
Anch'io ti trovo benissimo.
- Davvero. - Grazie.
Ma vogliamo bere una cosa insieme?
Oh, comunque…
una coincidenza incredibile, no? Incontrarci qui per caso…
Insomma. Bologna è un po' quella che è.
Sì, sì, sì.
L'ultima volta che ci siam visti…
eri con… con… coso là, no?
- Carlo. - Carlo. Carlo, giusto. Carlo.
Carlo.
Che non è qua con te, mi pare.
Siamo un po' in crisi, ultimamente..
Mi spiace moltissimo.
Non è vero che ti dispiace.
Dai, si capiva benissimo che eravate…
Insomma, che era una storia un po' così la vostra, un po'…
Dai, una cosa passeggera.
Quant'è che eravate insieme? Qualche mese?
- Tre anni. - Tre anni?
Quasi quanto siamo stati insieme noi?
Immagino lui piaccia ai tuoi.
- Perché siete in crisi? - Anche tu gli piacevi.
Tuo padre mi odiava. Non hai risposto.
Vabbè, forse un po' ti odiava, ma…
Neanche tanto, se pensi che ha quasi perso la vista
quando gli hai fatto esplodere la TV durante Italia-Russia
e non ci hai mai chiesto scusa.
Implodere, e continui a non rispondere.
Abbiam litigato perché dice che dopo tre anni dovremmo pensare a sposarci.
- Implodere cosa? - Ecco, vedi che c'era qualcosa? Sposarvi?
Attenzione al matrimonio, Non è mica per te, quello là.
Cosa ne sai ché non lo conosci. Adesso sei te che non rispondi.
Implodere il tubo catodico che mica esplode. Implode.
Gli elettroni viaggian sottovuoto.
E poi a tuo padre avevo detto mille volte di star lontano.
Io cercavo di fargli vedere meglio la partita.
- C'erano tre righe… - Scusa.
- Sono le 11. - Come può vederla con quelle righe?
- Devo andare, domani ho lezione. - Aspetta.
Ti accompagno io.
Perché? Da quand'è che hai la macchina?
Mi scuso un po' per gli interni.
Ma la macchina l'ho costruita per l'esame da ingegnere.
Volevo portare una cosa proprio pratica, no?
E allora mi son concentrato un po' più sul motore che sull'abitacolo.
Per far prima, al posto dei sedili, ho messo il divano di mia nonna, per dire,
che ormai è morta…
- È morta nonna Margherita? - Sì, due mesi fa.
- Non ha retto la nostra separazione. - Ci siam lasciati tre anni fa, dai.
Infatti è stato un lento declino. Piano piano, proprio.
- Giorgio… - Mi spieghi perché ci siam lasciati, noi?
Perché stare con te è troppo rischioso.
Bisogna pur rischiare, se vuoi cercare di cambiare il mondo, no?
Sì, ma non è che cambi il mondo se togli tre righe dalla TV, eh?
- È bella, sai? - Cosa?
- La macchina. - Sì? Grazie.
È strana. Strana, però…
Hai costruito una macchina da solo. Funziona, cammina.
Non sarà la Jaguar di Diabolik, ma insomma…
La che? La Jaguar di chi?
Diabolik.
- Il re del terrore! - Chi è?
Il fumetto, quello nuovo, ne parlano tutti.
- Mai sentito, Giorgio. Te lo giuro. - Bellissimo!
- È questo ladro intelligentissimo… - [sirene polizia]
che indossa tutto… ha sempre delle maschere…
- Sono per noi. - Sono per noi? Allora ci fermiamo.
Salve.
- [bussa al finestrino] - Ah, sì.
- Buonasera. - Buonasera.
C'è un motivo in particolare per cui questo veicolo è sprovvisto di targa?
Perché il veicolo non l'ho mica comprato. Il veicolo l'ho costruito.
Questa macchina non ha la targa?
Veramente alla targa non ci ho pensato.
Visto che vogliamo fare gli spiritosi, scendiamo dall'auto.
Documenti, patente e libretto.
Salvatore, controlla anche se hanno precedenti, va.
Eccoci qua.
Ora le spiego.
La macchina l'ho proprio costruita io, con le mie mani.
Perché sono un ingegnere.
E allora, per lo stesso principio della targa,
non ho neanche il libretto, ovviamente. E neanche la patente…
Mi hai portato su una macchina senza la patente?
Io ti ho portata, mica ti ho costretto.
- Tu hai insistito. - Ho insistito?
Non t'avrei portato in giro per Bologna con un'auto senza targa,
- senza patente, mezzo ubriaco… - Lei è ubriaco?
No, non sono ubriaco.
Ho perso un torneo di birra, che poi non ho perso…
Salvatore, abbiamo i precedenti di questi o no?
Senta, sono un avvocato, quindi moderi i termini.
- "Questi" lo dice a qualcun altro. - Ah, giusto. Qua c'è il mio avvocato.
- Perciò stiamo calmi. - No, non sono il tuo avvocato.
Sono un associato di diritto internazionale.
Vero. Che sfiga. Non ce ne facciamo un cazzo.
La signorina, niente. Invece qui, su Rosa, ci sarebbe…
- Cosa? No. - …un precedente.
Quello là non è un precedente,
quello è un'interdizione al volo che è completamente diverso.
Poi, il biplano, come da ordinanza del giudice, l'ho disassemblato.
E i pali della luce, ho lavorato due estati in un bar per ripagarli.
Hai volato su un veicolo non omologato?
Sì, ho volato su… Cos'è ora questa fissazione
di omologare tutto? Che dobbiam fare?
Mettere una targhetta sul culetto di ogni piccione
che vola in Piazza Maggiore?
Salvatore, accosta l'auto che dà fastidio e chiama il carro-attrezzi.
Non c'è bisogno. Salvatore, ci penso io.
Tu la rompi facendo… Non sai mica come si accende.
Adesso lei sta indietro, perché il veicolo è sotto sequestro.
Come, sotto sequestro? Sta scherzando? Salvatore, cosa fai?
- Fermo! Così spacchi tutto! - Deve rimanere a distanza.
- Non mi ha ascoltato… - Non puoi fare così!
- Mi ascolti. - La ascolto.
- Stai fermo. - Non farti toccare.
- Non può toccare tutto. Salvatore… - Tenga giù le mani!
Comunque, non c'era nessun bisogno di farti venire.
Ti hanno svegliato inutilmente.
Me la stavo cavando benissimo da solo.
Il commissario ha detto che il giudice avrebbe convalidato l'arresto,
- perché sei recidivo. - Che c'entra con l'altro?
Questo qua è un reato terrestre, quello era una roba aerea.
Perché non ci riesci, Giorgio? Perché non ci provi, almeno?
- A fare cosa? - A essere normale.
Saresti più felice. Guardati, come sei ridotto.
Ma come parli? "Essere normale"… Ma come ti esprimi?
Ho ottenuto un appuntamento con Battistini.
Gli ho mostrato i progetti della tua auto. L'hanno colpito.
Ti vuole nel suo team.
Non devi far vedere le mie cose alla gente.
- Sono private. - È un posto ambito,
dovresti essere felice.
Sì, papà. Lo so. Grazie. Grazie.
- Ora puoi accostare che voglio scendere? - Qui?
- Sì. - Perché? Non vieni a casa?
Fermati un attimo. Fammi scendere.
Dove vai adesso?
[Gabriella] I nazisti chiamati a rispondere delle accuse
di crimini contro l'umanità
si appellavano al diritto positivo,
chiamando in causa quella famosa frase:
"Eseguivamo soltanto gli ordini."
In altre parole: "Osservavamo la legge che, per quanto…
brutale è pur sempre la legge."
Dunque, a questa deresponsabilizzazione,
i giudici rispondevano, invece, appellandosi al diritto naturale.
Il diritto naturale non è altro che quell'innato senso di giustizia
che risiede all'interno di ognuno di noi
- ricordandoci che è più importante… - Puoi scalare?
…anteporre ciò che è giusto alle regole.
Ciò che è giusto alle leggi.
Perché le leggi cambiano.
Ciò che è giusto rimane per sempre.
Questo…
non deve farci pensare che non sia importante osservare le leggi,
anzi è assolutamente importante,
soprattutto le leggi stradali, il codice della strada, ragazzi.
Le targhe sono importanti. Bene.
Per oggi va bene così.
Ci vediamo la prossima settimana. Capitolo tre, processo di Tokyo.
Ma prof, abbiamo fatto solo dieci minuti.
Perché, evidentemente, sono concetti difficili da metabolizzare,
soprattutto per te, Nicolini, che ti ho già bocciato tre volte.
- Tu vieni con me. - Sì.
Scusate.
Chiedo scusa. Scusate ancora.
Cosa sono questi?
Dei polpastrelli blu?
Mi hanno preso le impronte, Giorgio.
- Le mie ce le avevano già… - A me, capito?
Io, fra sei mesi, ho il concorso per la cattedra,
non lo puoi fare se hai precedenti penali.
La serata è finita un po' male.
- Infatti sono qua a chiederti scusa… - Un po' male? Ci hanno arrestato.
Allora è finita malissimo.
In tragedia.
Però quello che è successo prima…
- non si può certo cancellare. - Te vivi in un mondo tutto tuo.
- Perché? Non ti piace? - No, perché si finisce arrestati.
Perché vivi in un mondo tutto tuo, ma il mondo non è tutto tuo, ricordalo.
- Non l'hai costruito come la macchina. - Forse, dovrei.
Fare cosa?
- Costruire un mondo tutto mio. - Giorgio, era una metafora.
- Ma ci verresti? - Non si può costruire un mondo.
- Ma magari, sì. - No, invece!
Perché nonostante pensi il contrario, te non sei un genio.
Tu inventi giocattoli per colpa dei quali, sistematicamente, ti fai arrestare
e io, per un attimo, me l'ero quasi dimenticato.
Ciao, Giorgio.
[applausi e fischi]
Un secondo e 40.
Un secondo e 40 al quarto giro?
- Ma sei sicuro? - Certo, ingegnere.
Che cazzo di gomme abbiamo montato?
Luca, ce la siamo rischiata. Lo sapevamo.
Ma che rischiato. Ci stiamo suicidando, cazzo.
Dobbiamo dirlo a Bruno.
Cambiamo strategia. Tiriamo di brutto. O la va o la spacca.
Tiriamo già al quarto giro?
Allora andiamo avanti così e arriviamo mezz'ora dopo!
Ragazzo! Dai, vai alla curva sette, fallo vedere a Bruno.
Dai! Che cazzo aspetti? Corri! Sbrigati!
- Ma chi cazzo è questo qui? - Un ragazzo nuovo.
Battistini dice che è un ingegnere bravissimo.
Secondo me è rincoglionito, altro che ingegnere bravissimo.
[Angelo] Dottore, giuro che non ci saremmo neanche avvicinati alla cassaforte.
Angelo, io capisco, ma è già la terza volta dall'inizio dell'anno
che mancano dei soldi
e siamo solo a febbraio.
Babbo, non ti addolorare.
Lascia parlare me.
È…
indescrivibile il…
dolore
che voi altri, con la vostra cupidigia,
avete provocato a questa azienda,
a questa famiglia e a quest'uomo giusto.
Quest'uomo che vi ha accolti nel momento del bisogno,
quando voialtri, vestiti soltanto della vostra disperazione,
giungevate qua, dalle vostre terre lontane e selvagge.
E voi come l'avete ripagato?
Rubando da quella stessa mano che vi ha sfamato.
Ma, signor Maurizio,
non ci sono prove che siamo stati noi.
Angelo…
Angelo, ma come puoi dire una roba del genere?
In cassaforte c'erano cinque biglietti da cinquantamila lire.
Adesso non ce n'è più neanche uno
e di calabresi in giro
ci siete soltanto voi. O no?
Questi vengono, fanno…
Ci sono solo loro, no?
Allora, io devo andare,
perché abbiamo un'azienda da portare avanti, anche se…
con qualche difficoltà in più da oggi, per colpa vostra.
[Maurizio] Quindi facciamo una piattaforma.
[Giorgio] Facciamo un'isola.
Sì, ho capito, però a forma di piattaforma.
È un'isola! Anch'io all'inizio pensavo di farne una vera, proprio di sabbia.
E sono stato dei mesi a cercare di trovare un modo.
Ma è impossibile, Maurizio.
Poi,
ho visto la soluzione.
Un'isola d'acciaio.
D'acciaio!
Ma te l'immagini, un'isola tutta nostra dove fare quel cazzo che ci pare?
Dove vivere davvero secondo le nostre regole?
Quindi basta cantiere con mio padre?
Ma che cantiere, certo!
Perché io lo odio, il cantiere. Cioè, capisci?
C'è questa puzza che la sento tutto il giorno.
La puzza del grasso delle barche, della benzina, dei calabresi.
Ma dimmi una roba, ce lo possiamo mettere un bar?
Un bar dove beviamo il cazzo che ci pare?
Sì, certo. Non ne farei proprio il centro della cosa, diciamo,
- però sì… - E dove la vuoi fare, quest'isola?
Questo è il bello.
Fuori dalle acque territoriali italiane.
Dove nessuno ci può rompere i maroni.
E dov'è? Lontano?
Dove vogliamo. Basta che sia a sei miglia dalla costa.
Io pensavo di farla qua,
- di fronte a Rimini. - Ottimo.
E da dove cominciamo?
[Giorgio] Spiamo come costruiscono le altre piattaforme.
- Allora? Come fanno? - Pali da 34
con iniezioni di cemento armato sui basamenti.
- Basamenti da quanto? - Non lo so, grossi. Basamenti grossi.
- Cosa vuol dire grossi? Da 90, 150? - Non lo so, non ho il metro!
Vieni te la prossima volta, no? Dai, tirami su, muoviti.
Prima che qualcuno chiami la sicurezza.
[Giorgio] Ricapitolando: un iniettore di cemento subacqueo,
e poi, quanto? Una trentina di pali?
[Maurizio] Sì, più o meno. Fa' che li facciamo sottili da 90.
Poi dobbiamo aggiungerci dieci operai specializzati.
Fai anche che li prendiamo calabresi, senza assicurazione né contributi.
Fai anche che l'ultima settimana li mandiamo a cagare con una scusa
e non li paghiamo un cazzo.
- Qua ci partono 100 milioni. - E se togliessimo il cemento?
Arriviamo a 80, ma il problema è il trasporto.
Per spostare 30 pali da 90 a sei miglia di distanza
- dovremmo noleggiare un cargo. - Se fossero di legno,
potremmo portarli galleggiando.
Ma non possiamo fare l'isola di legno. Dev'essere acciaio.
Ma l'acciaio mi dicono che non galleggi.
[sirena di una nave]
[Maurizio] Oddio.
Quella nave lì è d'acciaio
e per qualche stregoneria che non ho mai capito,
quella galleggia.
Dunque, il ferro non galleggia,
ma il ferro vuoto, invece, sì.
Con tubi vuoti, noi risolviamo il problema del trasporto.
Ho capito, ma come facciamo a costruire una piattaforma su dei tubi vuoti?
Ma chi ha detto che restano vuoti?
Una volta arrivati sul punto,
togliamo un'estremità
e il tubo cosa fa? Si riempie d'acqua
e si poggia sul fondo.
Lo costruiamo con dei tubi pieni.
Pieni d'acqua, però.
[Giorgio] Poi i soldi dei tubi te li do, eh?
Tranquillo. Non ci perdiamo per 700.000 lire.
- Settecentomila lire? - Eh!
Dove li hai presi tutti questi soldi?
Di solito li rubo dalla cassaforte di mio padre.
- Non se ne accorge? - Sì che se ne accorge, 700.000 lire.
Do la colpa a dei calabresi che lavorano per lui.
Poi lui li denuncia, boh, a volte li licenzia…
Mi sa che ci siamo. Spegni il motore. Spegni!
[Giorgio] Ecco.
Se i miei calcoli sono giusti,
da questo punto in poi,
siam fuori dalle acque territoriali.
Non siamo più in Italia, Maurizio.
Siamo in acque internazionali.
Non comanda più nessuno qua.
Non c'è più nessuno che ci può dire cosa fare,
cosa non fare e compagnia cantando, Maurizio, eh?
Siamo liberi!
Maurizio!
Maurizio?
- Ehi, Maurizio? - Eh?
No, dico… ora c'è la parte più delicata.
- Sì, sì. - No, bisogna stappare i tubi e tutto.
Un conto è far le cose nella vasca da bagno,
un conto è farle in mare aperto. Mi raccomando.
Tiri su la saracinesca,
e ti allontani via subito.
Ho, capito, dai! Me l'hai detto 100.000 volte, andiamo!
- Perché è una cosa pericolosa. - Te senti… senti 'st'odore di libertà?
No, Maurizio, sento soltanto questa puzza di un liquore alle erbe da quattro soldi.
- Sei già ubriaco e son le otto. - Secondo te facevo 'sta roba da lucido?
Dai!
Senti te che roba.
Oh, comunque,
è grappa alla pesca.
Ah, ecco.
Vai. Vai allora, dai.
Oh, mi raccomando, eh!
È tutto nelle tue mani, ora, eh?
Tutto nelle tue mani.
Ricordati.
Senti la responsabilità?
Ah, mi raccomando. Ricorda bene tutti i passaggi, eh!
Apri il portellone e via!
Ti allontani via subito, eh?
Mi ascolti, Maurizio?
Mi ascolti?
Mi ascolti?
Quando mai.
Funziona! [grida di felicità]
Ma no, Maurizio!
Perché non mi hai ascoltato? Ho detto: "Vai via, allontanati subito!"
Non mi ascolta mai! Deve far di testa sua, deve fare!
Eccolo! Ecco la fine che ha fatto.
Ora io sono qua, da solo, sulla barca in mezzo al mare, eh?
Bravo! Bravo!
Funziona! [ride felice]]
Funziona, sì! È il giorno più bello della mia vita!
Non vedo l'ora di rifarlo! Dai, dai!
Quindi voi avete trasportato dei tubi,
li avete piantati sul fondale,
avete costruito una piattaforma di 400 metri quadrati
e nessuno vi ha detto niente?
No.
Almeno fino all'arrivo della trivella. [tossisce]
La trivella?
Sì. Per trovare l'acqua potabile.
Per essere un'isola a tutti gli effetti, hai bisogno di un'indipendenza idrica,
e così ci siamo messi a scavare.
Ma non la possiamo spegnere 'sta trivella?
Son tre giorni che mi spacca la testa.
Maurizio, l'acqua è fondamentale.
Se poi il problema è il costo della trivella,
come ti ho detto, dobbiamo fare bene i conti.
Anche degli operai. Tutto.
Ma va! Ma questi mica li paghiamo davvero!
Anzi, loro sono molto riconoscenti. Erano a tanto così dalla prigione.
Hanno rubato i milioni dalle casse di mio padre.
Non li avevi presi te i soldi dalla cassaforte?
Non secondo la procura di Rimini.
- [sirena] - Giusto.
Che palle. Spegni un attimo questa trivella, poi la riaccendiamo.
Non è che ha proprio l'interruttore, eh? Non è un tostapane.
Capitaneria di porto a…
a isola non identificata.
Vi intima subito il riconoscimento delle persone presenti
e la cessazione immediata di qualunque attività.
No, non possiamo spegnere! Non c'è l'interruttore.
Ultimo avviso.
L'occupazione abusiva dell'etere pubblico
è un reato penale perseguibile con detenzione immediata
in caso di flagranza…
- L'etere pubblico? - Non ha capito niente. Ci parlo io.
Non è…
un tostapane che si accende e si spegne.
- E siamo in acque internazionali. - Non è una radio, soprattutto.
Non siamo una radio!
Non… Pensa che la trivella sia un'antenna per trasmettere.
Non trasmettiamo nulla! Non occupiamo l'etere, è una trivella!
Per l'acqua, cerchiamo l'acqua.
[Giorgio] Cerchiamo l'acqua.
Ha detto che cercano l'acqua?
L'avrà capito?
Ma in che senso?
Ma perché cercate l'acqua in mezzo al mare?
Beh, per…
per fare uno Stato indipendente.
Uno stato indipendente con o senza radio?
Senza radio!
- Ah! - Uno stato senza radio.
Ottimo, grazie per la collaborazione.
- Buona serata. - A voi.
[rumore di un'esplosione]
- Altra acqua? - No, grazie.
Allora andiamo, che porto i calabresi a terra.
Sai cosa pensavo?
Io, quasi quasi, resto qua.
- Qua dove? - Qua, sull'isola.
Abbiamo tutto.
Abbiamo l'acqua, abbiamo il caffè, abbiamo tutto.
È anche una giornata magnifica.
Mi faccio la prima notte.
Sei sicuro?
Che cosa l'abbiamo fatta a fare un'isola, se poi non ci stiamo?
Sono sicuro, sì.
Oh, comunque…
è bellissima.
Cazzo, è incredibile.
[Giorgio] Grazie, Maurizio.
Grazie.
Senti, è meglio se non ci abbracciamo più davanti ai calabresi.
- Ti dà fastidio? - Sì, sì. Hai ragione, scusa.
[musica italiana alla radio]
[tuoni]
[tuoni e mare in tempesta]
[voce maschile] Ehi!
Ehi!
Che cos'è qua?
Questa è un'isola libera, indipendente! Abbiamo anche l'acqua potabile!
Va bene, poi me lo spieghi dopo! Dammi una mano a salire!
[in francese] Pietro Bernardini.
Ufficialmente, saldatore,
e che viveva da mesi su una barca,
è ora il primo abitante sedentario dell'isola.
- Davvero il primo abitante è naufragato? - Sì.
Eh, oh!
Sembra, inoltre, che ci sia un altro abitante.
È un apolide tedesco che si chiama…
Ehm... Che si chiama…
[Giorgio] Neumann.
Wolfgang Rudy Neumann.
Esatto.
Wolfgang Rudy Neumann.
[Giorgio] La leggenda narra che nel 1943,
Neumann venne arruolato con la forza
e mandato a Rimini a difendere la linea gotica.
Appena vide la spiaggia, però, capì che cosa voleva fare nella vita,
e senza pensarci troppo, una notte abbandona il suo accampamento
e va in comune a chiedere la concessione per un lido.
Nasce così il mito di Wolfgang Rudy Neumann,
il più grande organizzatore della Riviera Romagnola.
[Peppe] Rudy! Rudy, vieni qua! Vieni qua!
[Giorgio] Alla fine della guerra, però, il reato di diserzione fu confermato.
E con esso, la revoca della cittadinanza tedesca.
Dimmi, Peppe.
Ti ho mai detto che mestiere faceva mio padre?
- No, Peppe. Mai. - L'allevatore di bufale.
Sai di che puzza una bufala?
- Di mucca? - Di merda.
Prima, sono stato in bagno. Mi sono quasi commosso,
ho rivissuto tutta la mia infanzia.
Quante volte ti ho detto che ogni 20 minuti devi andare
a togliere la merda dal pavimento,
dalle pareti, dal lavandino, dal bordo del cesso…
Ma perché devo farlo io?
Scusa, tutte le persone che cagano qua chi ce le porta?
È il mio lavoro. Porto gente nei locali. Per quello mi paghi.
No, io ti pago perché sono un benefattore.
Poi, se non ti sta bene, perché non apri un lido tutto tuo?
Sai perché. Non danno concessioni se non sei italiano.
Ma allora apritelo in Germania, sei tedesco!
Perché non sono neanche cittadino tedesco.
Allora, guagliò,
vai va.
[uomo 1] Visto che costruiscono un'isola al largo di Rimini?
[uomo 2] Un'isola?
Sì, ma è un pazzo di Bologna, è una cosa assurda.
Cosa ci si fa con un'isola?
Fuori dalle acque territoriali, puoi fare quello che ti pare, non lo so.
Te lo dico io, faremo una gran baracca.
[presentatore] Un applauso all'organizzatore n.1 della riviera:
Rudy Neumann!
[Neumann] Cioè,
- avete costruito da soli tutto questo? - [Giorgio] Sì.
Perché cazzo l'avete fatto?
Per lo stesso motivo per cui un cane si lecca i testicoli.
Non ho capito.
Perché lo può fare.
In che senso?
Un cane si lecca i testicoli perché può farlo.
Noi siamo ingegneri, volevamo costruire un'isola,
- lo potevamo fare e l'abbiamo fatto. - Esatto.
Non ho capito la cosa dei testicoli. Ve li leccate?
No, non ci lecchiamo i testicoli.
Era un modo di dire. Avevamo voglia di costruire un mondo nostro
dove sentirci davvero liberi, e l'abbiamo costruito.
C'è un uomo nudo che si sta facendo la barba.
Sì, si chiama Pietro. Vive qua.
Qui sull'isola?
Sì, è un naufrago.
- Non parla molto, ma… - Qui io però conto solo tre cose.
Un'isola semi-deserta,
dell'acqua quasi dolce e un naufrago seminudo.
- Un po' povero come mondo libero. - Aspetta,
allora anch'io conto solo tre cose:
un disertore tedesco, un organizzatore che non conosce nessuno…
e il terzo non mi viene neanche. Giorgio, questo arriva, critica…
Non si fa così, cioè, non dobbiamo accoglierli tutti.
Invece sono quelli come lui che dobbiamo accogliere: naufraghi, disertori…
Qui davvero non interessa a nessuno chi sei, da dove vieni.
Ora parla così, ma ha fatto tutto per una ragazza.
- Non è vero. - Sì, invece.
Questo posto ce l'ha un nome?
[Giorgio] Con Rudy Neumann, cambiò tutto.
Il successo fu incredibile e immediato.
La voce di uno stato libero e indipendente cominciò a spargersi a macchia d'olio,
prima in tutta la riviera romagnola,
poi in tutta Italia,
e, alla fine, venivano da tutta Europa
per vedere quello che ai loro occhi
era una specie di miracolo.
[musica e risate]
E poi, ci fu il fattore tempismo.
Quello fu un anno che sarebbe stato impresso nella storia del secolo
e che tutti ricordano per le ultime due cifre di quella data:
il sei e l'otto.
Noi del maggio francese non sapevamo quasi nulla,
se non che loro scendevano in piazza
e incendiavano Parigi per un mondo migliore.
- Noi, quel mondo migliore… - Eins, zwei drei…
…l'avevamo direttamente costruito.
Oggi, 1° maggio 1968,
cinquecento metri fuori dalle acque territoriali,
indipendenti da chiunque, si fa la storia!
- Qui siete davvero liberi! - [il pubblico esulta]
Benvenuti sull'Isola delle Rose!
Ci serve una lingua.
In che senso?
Viene gente da tutta Europa.
Serve una lingua ufficiale che non sia l'italiano,
che però non sia neanche di un altro Stato.
Una lingua libera, internazionale.
Purtroppo, non penso mica che esista.
Invece, secondo me, sì.
[Giorgio] Per la stampa, eravamo più importanti della politica interna,
delle rivolte studentesche, perfino della guerra in Vietnam.
Cazzo.
Stai andando via?
Sì, sono incinta.
Oh, come sei incinta? In che senso, incinta?
Oddio, ma io come lo dico a mia madre?
Ma non è mica tuo, deficiente. Ci siamo conosciuti ieri sera.
Ecco.
- Pietro, ma hai preso solo Cynar? - Alla gente piace il Cynar.
Non lo metto in dubbio, ma magari a qualcuno va di bere qualcosa di diverso.
Oh, vi sbrigate?
Ho sentito quelli del molo. Oggi ci sarà il pienone.
- A che punto siete con il bar? - Ha preso solo Cynar.
Penso che alla gente piaccia molto.
Maurizio, non dovevi andare anche tu a fare la spesa?
Non so se ve ne siete accorti, ma sono ai margini del progetto.
Ti prego, non ricominciare con la storia del nome.
Sì invece, perché avevamo un nome bellissimo. Elegantissimo.
"Isola di Maurizio e Giorgio" non era né bello, né elegante.
Sì, invece. C'è una ragazza che ti fissa.
Oddio.
Qualcuno deve subito andarci a parlare e dirle che sono morto in Vietnam.
- Ciao! - Che piacere! Che bella improvvisata!
- Sono incinta. - Io ho un certificato di sterilità
rilasciatomi durante la guerra
- che attesta che… - Ma guarda, non sono sicura che sia tu.
- Ma in che senso? - Ci sono varie possibilità.
E questo, però, non è bello?
Cioè, non è che una ragazza può andare in giro…
Mi hanno detto che questo posto è mitico, ma il bar fa schifo.
A me serve un lavoro. E sembra che a voi serva una barista.
Alzati. Dai, alzati.
Allora, qua stiamo degenerando.
Il tedesco sta raccogliendo le iscrizioni per la gara di sci nautico di fine estate.
Ti sembra una roba normale?
Era questa la nostra grande idea iniziale?
No, perché se parli di mondo libero, io ho altre prospettive.
E sarebbero?
Un grande torneo di poker.
- Una bisca. - Ma no, ci giochiamo i cicchetti.
I cicchetti di grappa. Se uno perde, beve.
se poi vince, beve ancora e se vuole giocare dei soldi,
non possiamo dire di no.
Comunque l'importante è che siamo d'accordo noi.
Ora vado. Che se quello raccoglie i soldi, è un casino.
Poi ne riparliamo magari, Maurizio.
Ehi!
Allora?
Questa è la cosa che fanno più spesso.
Buttano camicie, cravatte, giacche, un sacco di vestiti.
Non capisco perché, ma lo fanno in tantissimi.
Senti, ma è la tua morosa?
Ma chi?
La cosa… la barista.
Ma va, è incinta.
E il bambino è tuo?
Ma cosa mio? No, non si sa proprio di chi sia.
A lei pare proprio non interessare. Dice che ci sono varie teorie.
È proprio l'emblema di questo posto: una ragazza di 19 anni,
libertina, incinta.
Pensa, sulla terraferma avrebbe mai trovato lavoro? Mai. Qua, invece…
Lo sai che sono contento di vederti?
Ero sicuro che saresti venuta prima o poi.
- A Rimini non si parla d'altro, Giorgio. - Devi vederla di notte, cos'è.
Impazziresti.
Ma ti fermi? Resti?
Mi sposo tra poco, Giorgio.
Come, ti sposi?
Ma va.
Non ti vuoi davvero sposare.
Tu appartieni a questo mondo più di qualsiasi altra persona.
Giorgio, non so se questo è proprio un mondo.
È più una discoteca, un lido.
Non è una discoteca, è uno stato indipendente…
e libero.
Abbiamo anche l'acqua potabile e tutto.
- Abbiamo una lingua ufficiale. -Ok, ma vedo gente che balla,
gente che beve, una barista carina e mi sembra una discoteca. Tutto qua.
Con il nome in esperanto.
Ti sembra. Così.
Vabbè Giorgio, scusa,
devo andare.
Stammi bene.
Tu hai una vaga idea della difficoltà di portare questa gente in alto mare?
Non ce l'ho e sai perché?
Perché non c'è nessuna difficoltà di portare la gente qua.
La vera difficoltà è stata costruirla quest'isola.
E mentre noi lo facevamo, tu pulivi i cessi di un lido.
Io ero l'organizzatore e l'ho lasciato perché due ragazzini avevano
una palafitta deserta in mezzo al mare e non sapevano cosa farsene.
- Io l'ho reso un sogno. - Ma il sogno era nostro, non scordarlo.
Non trasformerai mai questo posto in una bisca clandestina.
Su quest'isola non c'è niente di clandestino! Devi capire questo!
E lo sci nautico è una roba da ricchi viziati. Puoi farlo ovunque.
Il poker, invece, no. Si può fare solo qua.
- Perché nel mondo reale è un reato! - Esatto, ma qua no!
Perciò abbiamo costruito un'isola. Giorgio, diglielo anche tu.
Abbiamo costruito una discoteca.
- Che roba abbiamo fatto? - Il nostro piccolo mondo libero,
la nostra isola felice,
ma a che cosa serve tutto questo
se non ci riconoscono proprio come nazione indipendente?
Ma non ci riconoscono chi?
L'Italia, l'Europa e gli altri Stati.
Io sono contrarissimo, se la metti così. Cosa ci frega se ci riconoscono?
Se volevamo uno stato, mettevamo delle regole. Ma non ne vogliamo.
Se non ci riconoscono, restiamo una discoteca
in mezzo al mare.
Abbiamo già tutto: le monete, i francobolli…
abbiamo le poste. L'unica cosa che manca…
è un governo,
ma il governo siamo noi.
Io sono il Presidente,
Franca, Ministro dell'Economia,
Pietro, Sorveglianza e Difesa.
Che ministero è la Sorveglianza?
È "Sorveglianza e Difesa" proprio per questo.
Sei il custode. Più che difendere, sorvegli.
Rudy, gli Esteri e tu, Maurizio, gli Interni.
Non so se è una buona idea.
Maurizio ha ragione. Si incazzeranno.
E allora?
- Io ministro mi ci sento. - Ah!
Chissà come la prenderanno i miei. Di solito do solo notizie orribili.
Di preciso come si procede?
[Cossiga] L'idea è quella di riposizionare
intensificando le camionette dei militari nei punti strategici,
per lanciare un veemente messaggio di forza,
approfittando dell'estate per riprenderci le università occupate,
- che poi son tutte tranne una. - Solo una ne è rimasta? Quale sarebbe?
Luigi, di nuovo con queste camionette?
Lo so, Giovanni, ma non so se hai notato che i ragazzi che fino a sei mesi fa
seguivano i corsi e ossequiavano i prof,
all'improvviso si sono trasformati in un'orda di odio e di violenza.
È ovvio che questa è tutta colpa dell'inquinamento,
dell'alimentazione eccessivamente proteica e della televisione.
Ieri sera ho acceso per caso,
c'era una serie di squartamenti,
mostri, gente che copula…
Sul primo canale, ma vi sembra normale?
- Guarda che quella era l'Odissea. - Era l'Odissea?
Non lo so, io a metà son crollato.
E va bene, allora…
procediamo con questi presidi.
Se non ci sono altre questioni urgenti, ci aggiorniamo a giovedì.
Grazie.
Forse, Giovanni, a proposito proprio di giovani,
ci sarebbe una cosa…
Ma, niente. Te la dico la prossima volta.
- Non ti preoccupare. - No. Dimmi, Franco.
È una cosa di poco conto.
Ne parliamo la prossima volta, È una sciocchezza.
A maggior ragione. Dici questa cosa e ce ne andiamo tutti a mangiare.
Ma niente,
in pratica che succede?
C'è questo ragazzo con dei suoi amici
a Rimini
e niente…
cinquecento metri fuori dalle acque territoriali,
quindi al largo di Rimini,
che ha fatto?
Ha costruito un'isola.
E si è dichiarato indipendente.
- Non ho capito. Ripeti. - Ma niente, Giovanni, è una sciocchezza.
Te l'ho detto. Ora che la dicevo,
che mi ascoltavo mentre la dicevo, effettivamente sentivo
che può suonare più grave di quello che poi alla fine è.
Dei ragazzi che, a Rimini, 500 metri fuori dalle acque territoriali,
hanno costruito un'isola e si sono dichiarati indipendenti.
Indipendenti da chi?
Ma dall'Italia, credo. Da tutti. Indipendenti…
Un'isola, che poi, da quello che ho capito è una specie di piattaforma
- che hanno fatto loro. - "Da quello che ho capito"?
Ti prego, non drammatizziamo una cosa che drammatica, ti assicuro, non è.
E come l'hanno costruita questa piattaforma?
- Non lo so. - E quanto ci hanno messo?
- Non lo so. - Quanto ci hanno messo?
Non lo so. Un tempo congruo alla costruzione di una cosa del genere.
Allora perché noi l'abbiamo saputo solo ora?
Probabilmente perché le autorità locali, vista l'extraterritorialità della cosa,
- avranno pensato che non fosse di loro… - Scusami.
Ma tu come l'hai saputo?
Ecco. Questo, forse, è l'unico dettaglio
che eleva un po' il grado di percezione della gravità di questo piccolo evento,
perché, in pratica, ce l'ha detto…
Sì, insomma, ci ha chiamato l'ONU.
- Ci ha chiamato l'ONU? - Per questo non te lo volevo dire.
Stiamo montando un caso. Perché stiamo montando un caso,
- per una ragazzata. - Scusa, Franco.
Ci hanno chiamato le Nazioni Unite e tu dici che è una ragazzata?
Chi abbiamo all'ONU? Chi c'è dei nostri?
- Randelli. - È morto l'anno scorso.
Ricordi il nome del funzionario che ha chiamato?
Io non credo fosse un funzionario, Giovanni.
- Meno male, allora era un segretario. - Segretario, sì, cioè…
Non un segretario, ma proprio il segretario generale dell'ONU.
- E questo quand'è successo? - Due giorni fa.
E tu che hai fatto in questi due giorni?
Io ho subito mandato due dei migliori agenti dei nostri servizi.
- E dov'è il loro rapporto? - Ehm…
Non abbiamo più loro notizie da…
oltre 40 ore.
Altre otto e, per legge, dobbiamo avvisare le famiglie a mezzo telegramma.
[sospira]
- [giornalista] Presidente Leone? - Buongiorno.
Allora.
- Dimmi che li hai trovati. - La aspettano al telefono.
- Sono vivi, quindi. - Sì, direi di sì.
Rimpiangeranno di esserlo.
Agente,
io spero davvero lei abbia una spiegazione valida
per la sua inqualificabile condotta.
- Ho tradito mia moglie. - Agente, si ricomponga.
Qui la situazione ha preso una piegaccia.
La prego, non glielo dica. Io la amo moltissimo!
- Aspetta. - Ministro? Agente Piazza.
Priorità assoluta è la pratica degli abitanti dell'isola
di mettere nel vino frutta di stagione. Poi bevono il vino e mangiano la frutta.
Agente Piazza, si chiama sangria. In Spagna la fanno da sempre.
Agente Piazza, io sono quasi sicuro
che lei sta parlando con un ministro della Repubblica italiana da ubriaco.
- È il Ministro! - Torni subito a Roma con un rapporto…
- Sì. - …il più dettagliato possibile.
Se non volete finire di fronte alla corte marziale
con l'accusa di alto tradimento.
[riaggancia il telefono]
[sospira]
[sigla del telegiornale alla TV]
E dopo gli Esteri, passiamo al Costume.
O meglio, rimaniamo agli Esteri,
ma ci rimaniamo in costume.
Questo dilettevole gioco di parole è quanto mai utile per raccontare
quella che sembra essere
la più grande attrazione del litorale riminese.
L'isola delle Rose.
II fondatore, Giorgio Rosa, parla di utopia, di libertà.
Ma cosa si nasconde all'interno di quest'isola?
Droga?
Decadimento dei costumi?
Gioco d'azzardo?
Ce ne parla il Ministro dell'Interno, Franco Restivo.
La sedicente Isola delle Rose non può e non deve assolutamente
essere annoverata come uno Stato indipendente.
[giornalista] Ministro, è vero che l'ONU ha aperto una pratica
secondo cui i termini d'indipendenza in effetti ci sarebbero?
No, allora. Questa pratica non ci riguarda.
Noi, come Stato italiano non possiamo assolutamente tollerare una piattaforma,
priva di regole,
su cui non possiamo garantire la sicurezza dei nostri cittadini.
Le acque saranno anche internazionali, ma i cittadini sono italiani
e la loro sicurezza, sì che ci riguarda. Eccome.
Che roba è?
Lettere di richiesta di cittadinanza.
Il ministro, non volendo, ci ha fatto una pubblicità incredibile.
- Arrivano da mezzo mondo. - Ora ci conoscono ovunque, Giorgio,
e vogliono la cittadinanza dell'Isola delle Rose.
- Dio benedica il presidente. - Dai, su. Alzati.
- Sei forte. - Grazie.
Allora? Come va?
Scusate il ritardo.
Presidente?
Sì, dai babbo. Sono degli hippy. Sono scenografici.
- Avete già ordinato? - Ti stavamo aspettando.
Bene, dai. Eccomi. Cameriere?
Eccoci. Cosa c'è di fresco?
Oltre al pescato del giorno,
avremmo un astice stupendo da preparare in vari modi.
Allora?
- Cosa dite, astice per tutti? - Mezza porzione di tagliolini.
Come? Mezza porzione tagliolini, babbo?
Sì, mezza porzione di tagliolini.
Se è per i soldi, siete miei ospiti.
- Mezza porzione… - Niente, mezza porzione.
Allora due astici e mezza porzione di tagliolini.
Va bene. Grazie.
- Allora? Ti trovo bene, mamma. - Grazie.
Sono legali, Giorgio?
Questi soldi che guadagni sono legali?
Ma cosa vuol dire legale?
Siamo uno Stato indipendente
a un passo dall'essere riconosciuto dall'ONU
e decidiamo noi cos'è legale.
- Nessuno decide da solo cos'è legale. - Papà, non facciamo niente di male.
Non stare a dare retta a quello che dicono i telegiornali.
Perché non venite dopo pranzo? Siamo a 20 minuti di barca.
Andiamo insieme. almeno vedete quello che facciamo.
Te l'ho detto che ho brevettato un sistema di tubi telescopici per costruirla?
Ti piacerebbe moltissimo.
Venite?
Dopo pranzo la mamma riposa, meglio di no.
Va bene,
allora un'altra volta, magari.
Ehi!
I tuoi non vengono?
Mia madre deve riposare dopo pranzo.
Non te la prendere.
Per loro è difficile capire quello che stiamo facendo.
Mah…
È il signor Rosa, giusto?
Guardi, noi stavamo andando. Dobbiamo scappare.
- Sì, sono io. - Se volete,
parlate con la persona che si occupa dell'Estero.
Sig. Rosa, le dovremmo parlare.
- Le stavo dicendo che c'è una persona… - Va bene.
Andiamo.
Aspettami alla barca, arrivo subito.
Sig. Rosa, lei sa chi siamo?
- Le onoranze funebri? - Siamo del SID.
Sì. l'avevo capito. Era una battuta.
- Non ci siamo già visti, tra l'altro? - Sono stato circa 40 ore sull'isola.
- Lei è quello che ha perso il mignolo. - No, no.
Non avevo veramente scommesso il mignolo.
Sì, è stata una partita a carte memorabile.
Deve cessare ogni attività sull'isola immediatamente.
Quale attività?
Dai nostri rapporti risulta che abbiate un bar gestito da una minorenne
e che si pratichi il gioco delle carte.
E allora?
I signori non stanno giocando a carte in un bar?
- Perché non possiamo farlo? - È diverso
da ciò che accade qui, davanti l'occhio vigile dell'autorità.
Ah ditelo subito che è questione di occhio vigile.
Giorgio, senti, quello che cerca di dire il maggiore
è che noi apprezziamo il tuo esperimento sociologico.
Però come tutti gli esperimenti, adesso basta.
Basta cosa?
Sai che a fine mese c'è il rinnovo delle concessioni per i bagni
e qua il maggiore ha potere di firma?
La vedi questa valigetta?
Dentro ci stanno le carte che fanno in modo
che tu ti sia seduto qui che non c'hai un cazzo
e ti alzi con due bagni che ti scegli tu.
E stiamo parlando che sei sistemato per le prossime tre generazioni.
Scusa, poi l'hai detto tu stesso. Fate le stesse cose.
Il bar, le carte, le fai qua e non in mezzo al mare.
Che differenza c'è?
Nessuna, appunto, tranne la licenza che ti diamo noi.
E tu mi dirai: "Io là non pago un cazzo di tasse."
Perché, secondo te qua le paga qualcuno? E dai, Giorgio!
E che cazzo.
Guarda che è una cosa seria, eh.
Io sto cercando di salvartela, questa cazzo di isola.
Allora, un attimo d'attenzione, per favore.
- Presidente, posso dirlo io? - Se ci tieni.
Va bene. Come sapete, stasera abbiamo riservato l'isola tutta per noi
per un Consiglio dei Ministri straordinario
come la notizia che vi sto per dare.
Il nostro Presidente, Giorgio Rosa, ha finalmente sciolto le riserve
e da domani l'isola potrà ufficialmente fornire
- cittadinanza ai richiedenti. - [applausi]
No. Che cazzo applaudite? Non era quello… fermi!
Non era questa la notizia. Questa era una comunicazione ufficiale.
La notizia, invece, è che abbiamo stampato il primo passaporto, il più importante,
e di comune accordo, abbiamo deciso di consegnarlo
a chi di noi un passaporto non ce l'ha mai avuto, quindi…
Rudy, questo è per te.
No!
- Qua ci voleva l'applauso, dai! - No, ragazzi, veramente!
[applausi]
- Grande, Neumann! - Abbraccio.
[Leone] Quindi speriamo che, con l'aumentare dei presidi militari,
la situazione rientri,
ma soprattutto speriamo di riprenderci l'università,
- perché in pratica ce n'è rimasta una. - Lo so. Sono tempi difficili,
ma tu non ti devi preoccupare, stai facendo un ottimo lavoro.
E noi qui siamo tutti molto contenti.
Grazie, Emanuele.
Allora, Giovanni.
Ci vediamo tra due settimane,
- come al solito. - Certo.
E cerca di riposare un po',
che m'hai preso una puntina di grigio.
Infatti avrei bisogno di un po' di ferie.
C'è anche questo.
Giovanni scusa,
già che ci siamo, c'è una cosina di cui ti volevo parlare.
- Sì. - Vista anche
la rilevanza che gli riserva certa stampa scandalistica.
Guarda Emanuele, ci stiamo lavorando.
Non avevo mica dubbi, solo che qua i tempi sono cambiati.
Io, prima, riuscivo a filtrare le informazioni,
ma adesso Sua Santità vuole informarsi in prima persona.
La mattina, si alza e legge tutto.
Ora, io questo sono riuscito a intercettarlo e a sfilarlo dal mucchio,
ma se lo vedeva, erano cazzi.
Giovanni…
questo è un culo.
Capito, Giovanni? Un culo su un giornale.
Dimmi se ti pare una cosa normale.
No, no, certo, però, caro Emanuele,
non vogliamo mica montare un caso su un culo.
Non è il culo in sé, che mi pare anche proporzionato, gradevole,
ma quello che il culo rappresenta.
Il culo su un'isola nella quale, da quello che leggo,
puoi fare tutto quello che vuoi.
Capito, Giovanni? Un culo e tutto quello che vuoi.
Giovanni,
con un culo puoi fare tutto quello che vuoi?
No, te lo dico io, non puoi.
Altrimenti, non lo governiamo più, questo paese.
Certo.
La verità è che sono fuori dalle nostre acque territoriali,
- quindi fuori dalla nostra giurisdizione. - Come ti dicevo, una cosina.
Franco dove sta?
E queste che cazzo sono?
Giovanni caro, non sapevo saresti passato.
Me lo dicevi e andavamo a prendere una cosa al bar,
che qua, lo vedi, c'è disordine. Un casino.
- Che cazzo sono queste lettere? - Nulla.
Richieste di rinuncia alla cittadinanza italiana,
a favore di quella dell'Isola delle Rose.
Non proprio. Nel senso che non funziona così.
Non è che uno scrive e togliamo la cittadinanza.
E che è, l'abbonamento a Famiglia Cristiana, che lo disdici?
No, Giovanni, poi molte sono in un italiano stentato.
- Non ci perdere… - Quante sono?
Circa 300. E ci ha chiamato il Consolato tedesco.
A loro ne sono arrivate 100.
Alla Francia una trentina e quattro dagli USA.
Quattro, Giovanni. Negli USA non se li sono nemmeno filati.
Veramente una figuraccia.
Franco, io adesso mi sono veramente rotto il cazzo.
Le lettere, le interrogazioni parlamentari,
i culi che non possono fare quello che vogliono…
- I culi che? - Tu adesso mi risolvi questo problema,
anche a costo di andarci a nuoto, col cacciavite tra i denti
a svitare bullone per bullone questa cazzo di piattaforma.
Franco, noi ci conosciamo da 30 anni,
ma tu, veramente incazzato, ancora non mi hai mai visto.
Dimmi che mi hai capito.
Ho capito, Giovanni. Ho capito.
Rosa!
Rosa!
C'è Battistini.
Ti vuol parlare.
Niente, piove anche domani.
A questo punto dobbiamo iniziare subito
i lavori per la copertura del secondo piano,
e poi, assolutamente, allungare la tettoia.
Giorgio, mi ascolti? Stai pensando alla roba del riscaldamento?
È importante. Tra un mese qua crepiamo di freddo.
- Bisogna trovare una soluzione. - Tu, Rudy?
- Che pensi? - Non lo so, ragazzi.
L'isola è un posto estivo.
Per esperienza, è difficile spostare gente in autunno.
Cosa vuol dire che è difficile? Questo è uno stato indipendente.
Mica possiamo chiudere per ferie. C'è gente con la cittadinanza.
E tu, Franca, che dici?
Io sto entrando nel sesto mese. Non so ancora quanto posso rimanere.
E la storia del natural born citizen? Sono mesi che ne parliamo.
Sì, ma l'ostetrica ha detto che non viene sull'isola.
- È troppo pericoloso. - Te lo dice
perché le rompe venire fin qui.
- Lascia stare, te ne trovo io una. - Te, Pietro?
Che progetti hai?
Va bene tutto, ma che progetti vuoi che abbia Pietro?
Dai, ragazzi, cerchiamo di essere un po' costruttivi.
Tutta questa negatività non ci fa bene.
- Cosa vi hanno offerto? - Allora, la tettoia…
Cosa dici, Giorgio?
Cos'è che vi hanno offerto?
Aspetta,
sono l'unico a cui non hanno offerto nulla?
- Basta, Maurizio. - Ma "basta, Maurizio" cosa?
Voi sapevate tutto e non mi avete detto niente?
Che cosa hanno offerto a te?
Prendi la scusa del bambino, ma cosa ti hanno offerto in realtà?
E con che faccia siete venuti qua a dirmi 'sta roba…
- Ciao, mamma. - Ciao.
Non avevo mai guardato la televisione di giorno.
Mi spiace molto, babbo.
È colpa mia.
Non credevo arrivassero a tanto.
- Cosa ti hanno offerto? - [sbuffa]
Due bagni.
Quelli che voglio io, poi.
- Due bagni. - Eh.
Con tutti i sacrifici che abbiamo fatto per farti studiare,
solo adesso decidi di fare l'albergatore.
C'è sempre un momento in cui…
devi dire di sì,
o no?
Quello che dici te.
Han detto che i miei livelli di efficienza
sono al di sotto degli standard previsti dall'azienda.
Non ho mai preso un giorno di permesso.
Non vado in malattia da cinque anni.
Ho sempre fatto quello che mi han chiesto. Sono sempre stato al mio posto.
Digli di no, Giorgio.
Di' di no anche stavolta.
[musica inquietante]
[il pubblico grida spaventato]
[Giorgio] Permesso? Scusatemi. Mi dispiace moltissimo…
Permesso. Scusate. Chiedo scusa.
Non è che potete scalare?
Può scalare? È una cosa urgente, devo… chiedo scusa.
Chiedo scusa moltissimo.
Grazie. Scusate.
Scusi tanto. Grazie.
- Cosa ci fai qua? - Son due giorni che ti cerco. Dov'eri?
Conosci Carlo, l'uomo che sto per sposare?
Carlo, piacere! Giorgio.
Gabriella mi ha parlato tantissimo di te.
Carlo, piacere.
- Che succede, amore? - Niente, non ti preoccupare.
Senti, non è una discoteca.
Non è una discoteca per niente. È uno stato vero e proprio e libero,
tanto che ci stanno attaccando. Adesso te…
- vieni ad aiutarmi a difenderlo. - Va bene. Scusa amore, torno subito.
Andiamo.
- Mi scusi, è urgente. - Scusate.
Non dovevi scrivere all'ONU. Li hai fatti incazzare.
Volevo dimostrare che siamo uno stato libero e indipendente.
Sei libero territorialmente,
ma un italiano è italiano anche fuori dalle acque territoriali.
Non se le persone possono scegliere.
Perciò abbiamo iniziato a stampare passaporti.
È questo il punto, Giorgio. Tu potresti avere ragione,
ma non lo ammetteranno mai,
perché diventeresti un pericoloso precedente.
Quindi? Chi mi può aiutare?
- Non lo so, forse un prete. - Dai!
Ci sarà qualcuno. Un giudice, un ente, non so,
un re Salomone del cazzo che si occupa di queste situazioni.
Le dispute fra stati le segue il Consiglio d'Europa a Strasburgo.
Oh, perfetto, andiamoci allora.
Ma dove?
- A Strasburgo. - Giorgio, non si può andare
al Consiglio d'Europa da privati cittadini.
Infatti ho uno stato e vado con il mio avvocato che saresti te.
È il tuo campo, diritto internazionale.
Ti offro la più grande avventura della tua vita:
salvare uno Stato indipendente, cioè…
Vieni o no?
Giorgio…
- [attrice grida] - [pubblico sussulta]
[Giorgio] Così…
sono arrivato qui.
[in francese] E così, sono arrivato qui.
[in francese] È tutto?
- Sì. - Sì.
Grazie.
Maggiore, io mi debbo congratulare con lei a nome del popolo italiano.
- Non era affatto facile. - Grazie, signor Ministro.
Quanto abbiamo speso alla fine?
Sono quattro poveracci, signore.
Ce la siamo cavata con un bar, un lido, un passaporto
e una barca a vela.
E quel… come si chiama? Orlandi?
Maurizio Orlandi.
È un alcolizzato. Non è capace che di bere.
È inutile parlare con quelli come lui.
Ottimo, Maggiore. Ottimo.
[sussurra qualcosa all'orecchio]
- Perché vi parlate all'orecchio? - Per non disturbarla.
A me disturba che vi parlate all'orecchio. Che gli hai detto?
- Niente d'importante, signor Ministro. - No.
Hai fatto una brutta faccia. Che t'ha detto?
Giorgio Rosa
è al Consiglio d'Europa.
Signore non vuol dire nulla.
È andato in gita turistica. Non ricevono mica privati.
Il Consiglio d'Europa l'ha ascoltato
dopo una settimana passata nell'androne del palazzo.
È stata nominata una commissione d'urgenza e Giorgio Rosa ha dato la sua versione.
E va bene.
[squilla il telefono]
[squilla il telefono]
[in francese] È incredibile. Non so come tu abbia fatto.
Hai raccontato una storia incredibile.
E, qualunque sarà il risultato, finirà nella storia.
Nessuno ha davvero idea di cosa sta succedendo oggi qui. Traduci.
Apriranno un dossier ed esamineranno il caso. Vai.
Praticamente il Consiglio d'Europa si pronuncerà sulla tua isola.
È andata bene.
[in francese] Qualcuno può rispondere, per favore?
Allora, Giorgio.
Non devi assolutamente abbassare la guardia.
Forse dovremmo consultarci con gli esperti.
Qualcuno può rispondere al telefono?
[in francese] Pronto?
Sì.
Sì, ehm… sì.
Sig. Tomà?
È urgente.
Non ora, prenda il messaggio. Richiamo dopo.
No. È il ministro degli Interni italiano.
Ma non è per lei.
Vuole parlare con il sig. Rosa.
Pronto?
[Restivo] Quand'ero ragazzo,
avevo una sola grande passione:
la bicicletta.
Riuscivo benissimo a conciliare
l'attività politica con qualche discreto piazzamento
in competizioni locali di tutto rispetto,
ma all'improvviso
dovetti smettere.
Nel 1947 lasciai per sempre la bici
perché…
tutti i giorni che Dio mandava in Terra,
io e altri 551 fessi
dovevamo scrivere
una serie di frasette numerate
che avrebbero costituito le fondamenta
di questa Repubblica che stava per nascere.
Bisogna pensare a tutto, sai?
Calcolare tutte le variabili.
Basta sbagliarne una che crolla tutto
e la libertà, per la quale noi abbiamo tanto combattuto, svanisce.
A rileggerle oggi quelle frasette,
io credo che abbiamo calcolato bene.
E tu,
che non sei altro che un insignificante pezzo di merda,
vorresti essere l'eccezione a quel calcolo perfetto?
Voi parlate tanto di libertà, ma la vostra è una libertà condizionata.
Quella assoluta vi spaventa.
Non è tanto per ciò che ho fatto, ma per ciò che potrei fare,
che lei mi odia.
Io sono fuori dalle acque territoriali. È una questione che non vi riguarda.
Fai tanto il gradasso,
ma poi scrivi a loro, vai al Consiglio d'Europa.
Sei anarchico fino a un certo punto, allora,
se hai tutto questo bisogno di qualcuno che ti riconosca.
Tu hai costruito una piattaforma di 400 metri quadri
con quattro disperati e credi che sia uno stato,
ma tu non hai la più pallida idea di cosa significhi garantire la libertà
a 40 milioni di persone.
Non accetto lezioni da uno che ha fatto sospendere un uomo
con 30 anni di carriera alle spalle
- solo per intimidirmi. - Fatti un favore, vattene da là.
Risparmiati quest'umiliazione. Sei rimasto solo. Non hai speranze.
Il Consiglio d'Europa ha appena deciso di prendere in carico la pratica
e da domani mattina iniziano le consultazioni,
per cui fai il pieno d'avvocati, stronzo,
perché questa storia è appena cominciata
- e tu non mi puoi fermare. - E va bene, testa di minchia.
Tu hai fondato uno Stato? Beh, pure io.
Ma lo sai qual è la differenza fra i nostri due stati?
È che io ho un arsenale bellico che te l'atomizza, quell'isola di merda.
Corri subito a Rimini, perché sennò rischi di perderti
i fuochi d'artificio più belli di sempre!
Mi sa che devo tornare a Rimini.
Tra due giorni si riunisce il Consiglio.
Tra due giorni mi sa che non c'è proprio più l'isola.
[sirena]
[altoparlante] Unità incursori pronta entro 15 minuti.
Seguiranno ulteriori istruzioni.
Questa non è un'esercitazione. Ripeto. Questa non è un'esercitazione.
Unità incursori pronta entro 15 minuti. Questa non è un'esercitazione.
[commesso] E poi, diciamoci le cose come stanno.
Oggigiorno, una cerimonia moderna si conclude sempre
con la consegna agli invitati del Cacciatore.
Quella lì che ha in mano è la punta di diamante della collezione '68-'69.
Il cacciatore coi suoi due bracchi.
Volendo c'è anche la versione base, quella senza bracchi.
Si risparmia qualcosina.
Ma si perde molto in eleganza e simbologia.
Cosa facciamo, amore?
Cos'è questa?
È l'Isola delle Rose in argento.
Un souvenir che vendiamo a centinaia di turisti.
Se vuole,
abbiamo anche la versione in ferro battuto.
[Giorgio] Pronto, mamma?
Dormivate?
Sono le 23:00. Eh, certo, no, scusate.
No, niente.
Era per dirvi che sto bene.
Sono in autostrada. Sto tornando a Rimini.
Perché sono stato in Francia, ricordi? Per la cosa dell'isola.
E tra l'altro sta andando molto bene.
Domani si riuniranno per decidere.
Sì, ho mangiato, mamma.
Sì, ho preso un panino in Autogrill.
Sì, fanno dei panini.
Ti mettono dentro delle cose.
No, sto benissimo, mamma. Era…
così, per sentirvi.
No, non svegliarlo.
Non c'è bisogno.
Dai, salutamelo tu.
Ciao, mamma. Buonanotte.
Ci si sta in due?
No, dico, sulla barca, ci si sta in due?
Barca…
Questa qui? Sì…
No, niente, era un modo per dire che vengo con te.
Con me?
Va bene.
Ho chiamato Strasburgo. Hanno detto che c'era stato un problema.
Tua madre ha detto che stavi tornando. Ho pensato di trovarti qui. Ti muovi?
- Ah, ecco. infatti non capivo… - Ti muovi?
- Ma scusa… - No, ovviamente non mi sposo,
altrimenti non sarei qui, però, ti prego, adesso non me ne far pentire.
Fa strano vederla così vuota, eh?
Il bello è che anche così vuota, la odiano lo stesso.
Secondo te cosa possono fare?
Non lo so, Giorgio.
Un atto dimostrativo, qualcosa di simbolico, insomma.
Grazie che sei qua con me.
Sai, ora non…
sembra una…
una discoteca.
Oh, finalmente l'hai ammesso!
Ma quanto c'è voluto?
Ma invece questa cosa che dicono è vera?
Cosa dicono?
Che l'hai fatto per me, tutto questo.
Adesso ho fatto… ho fatto questo per te…
No. Se vogliamo risalire proprio alla genesi dell'idea,
è un certo concetto di ricerca di una libertà assoluta,
così è sempre…
[sirena di nave]
[rumore di elicottero]
[sirena di nave]
Meno male che doveva essere un atto simbolico.
Un onore averla qui, Ammiraglio. Le navi sono in posizione.
Civili sull'isola?
Due, Giorgio Rosa e una ragazza non identificata.
Perfetto. Aspettiamo l'ordine d'attacco da Roma.
Intanto armate i cannoni e portiamoci avanti,
che voglio rientrare per cena.
Poi c'è il bar. Come vede, ha già più o meno tutto.
- Ora le concessioni sono ferme… - [clacson]
…ma un domani si può sempre ricavare un ristorante.
Adesso, se firma qua,
io ho finito e me ne torno in comune,
che oggi è un macello.
Poi mi spiegherà come ha fatto a ottenere la licenza in così poco tempo,
sono ferme da anni.
[clacson e sirene]
Ma che succede oggi?
Ma dice che stanno abbattendo L'Isola delle Rose.
Ora, se però firma, perché io sto scappando.
Buongiorno a tutti. Eccoci, ci siamo.
La resa dei conti tra lo Stato italiano e la sedicente Isola delle Rose…
Sembra quasi ritornare alla crisi dei missili cubana…
Anche l'Italia avrà la sua Baia dei Porci?
L'Isola delle Rose…
- [bussano alla porta] - Avanti.
"Governo balneare".
Abbiamo lavorato 20 ore al giorno, domeniche incluse
e sembra che siamo andati a Ladispoli in spiaggia
e a mangiare gli spaghetti con le telline.
E che ti devo dire, Giovanni?
Ci lamentiamo sempre che è un paese con la memoria corta.
Almeno stavolta va a nostro favore.
Senti, io ti disturbavo per una firma rapidissima.
Ma che è uno scherzo?
No, ragazzi, scusate, ma la burletta di fine mandato l'ho inventata io.
E ti dico pure quando: quattro anni fa, dimissioni di Aldo.
Gli abbiamo fatto pervenire una dichiarazione di guerra dell'Albania.
Ha fatto una faccia.
Ah, no, vabbè. Le risate…
Giulio lacrimava. E chi vogliamo bombardare stavolta?
L'isola delle Rose, Giovanni. La dobbiamo distruggere.
Sì, e come la vogliamo bombardare? Con dei missili terra-aria?
Ho armato l'Andrea Doria.
Mi serve solo la tua firma per poter attaccare.
Hai mandato un incrociatore da Venezia?
Ma sei scemo?
Mi hai detto tu di risolvere il problema costi quel che costi.
E no, scusa. No.
Io ti ho detto di risolvere un problema. Non di bombardare.
E poi, sinceramente, lo sai qual è la cosa più bella di un governo dimissionario?
È che non sono più problemi nostri.
E poi è un'isola, è una cosa estiva.
Se vogliono riaprire a giugno, ci penserà chi ci sarà allora.
Ma che ce ne fotte?
Giorgio Rosa si è rivolto al Consiglio d'Europa,
che ha deciso di approfondire il suo caso.
Lo sai che significa?
Che se gli danno ragione, quello diventa uno stato a tutti gli effetti,
a due passi dai comunisti.
Dovrei firmare un atto di guerra?
Giovanni, noi siamo gli ultimi a poter fare qualcosa.
Fidati.
Ci sono delle navi da guerra attorno all'isola.
Non ti sfugge niente, eh?
Dobbiamo fare qualcosa.
- Oltre a bere, dici? - Dobbiamo andare lì a difenderla.
Mi spiace deluderti, ma di certo non faranno avvicinare la Laura Madre.
La Laura Madre no,
ma tutte le altre
forse sì.
C.O.C. C'è qualcosa in rapido avvicinamento, 36 gradi a est.
Qualcosa, cosa?
Non lo so, molte cose. Una piccola flotta.
Sci nautico. È una gara di sci nautico.
- Durante un'occupazione militare? - La autorizza la Capitaneria di Porto.
Ma che cazzo me ne frega? Fermateli subito.
Hanno pagato l'iscrizione mesi fa.
La Capitaneria di Porto non si assume oneri o rimborsi.
Bene.
Bene.
Adesso. Digli che viriamo!
Neumann, viriamo!
Viene da Roma. Autorizzano l'attacco.
- Perfetto, chiamate l'ammiraglio, forza. - Signore? C'è un altro problema.
Te l'avevo detto che serviva la gara di sci nautico.
Mi dispiace, amico mio. Davvero.
Piacere, Neumann.
Piacere, Gabriella.
Ho organizzato questa gara
che è servita a eludere un'occupazione militare.
La prossima volta, però, la organizziamo a fine agosto. Ora si gela.
Se ci sarà una prossima volta.
Ma adesso c'è Neumann!
Ora ci parlo io. L'ho già fatta una volta la guerra.
Scusate, ma mi devo mettere una cosa.
Vai.
Allora,
l'obiettivo è cancellare dalla faccia della terra quel…
Ammiraglio, c'è un problema.
I civili sull'isola si sono moltiplicati.
Che significa? Non sono dei cazzo di streptococchi.
Hanno usato la gara di sci nautico per salire clandestinamente sull'isola.
Signor Carrisi,
lei è molto fortunato a essere così giovane.
Sa nell'inferno delle rotte per Bengasi, cosa facevamo a quelli come lei?
Mi spiace, signore.
Sparate due colpi d'avvertimento. Sono ragazzini senza nerbo.
Scapperanno appena sentiranno l'odore di polvere da sparo.
Sì, signore.
[Rudy] E adesso che facciamo?
Cosa dici, Rudy?
Io che cazzo ne so?
Ma come, sei sempre a dire che hai fatto la guerra.
Non pensavo ci puntassero i cannoni.
Ragazzi, vogliono solo spaventarci.
Io non ci casco.
Militari. Sono tutti uguali.
Sembrano aggressivi, ma poi, le palle per sparare…
[colpi di cannone]
Ammiraglio, i civili sono ancora lì. Per mano.
Ci sfidano, signore.
Sparate più vicino.
Ammiraglio, io lo sconsiglierei.
- È troppo pericoloso. - Sparate più vicino.
E niente, mi ero sbagliato. A 'sto punto andrei, ci abbiamo provato.
- [Franca] Io non mi muovo. - Rudy ha ragione,
questi sparano con i cannoni. Stare qua è un suicidio.
- Se devi pensare al bambino… - Ma come?
L'hai detto tu: il primo natural born citizen.
Ancora con questa storia del natural born citizen.
Era una stronzata, uno scherzo!
Giorgio, ascoltami. Io un po' i militari li conosco.
È stato un piacere conoscerti, Rudy.
[colpo di cannone]
Mandate gli incursori.
[esplosione]
Senti, poi…
per quella storia del televisore di tuo padre…
mi dispiace.
Non ti ho mai chiesto scusa.
Ma sì, chi se ne frega.
L'importante è cambiare il mondo, no?
O almeno provarci.
Sottotitoli: Giulia Palmieri
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