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- Domenico! - Lascialo dormire, perché lo svegli? - Sai com'è...
Allora digli di fare le cose perbene.
Non è più un bambino, lo sa anche lui.
- Dentro c'è prosciutto? - Sì.
Un'occasione così non capita tutti giorni.
- Fagli le raccomandazioni. - Fammi un piacere.
Se hai tempo, passa allo spaccio, sono rimasta senza olio.
- Quale olio? - Quello nelle lattine. - Va bene, ciao. - Ciao.
- Franco. - Che c'è?
Muoviti, devi ancora finire i compiti.
- Dai! - Sì.
(un cane abbaia in lontananza)
Tutte le mattine, la solita storia.
Avete tutto il giorno di tempo, ma vi riducete sempre all'ultimo momento.
Tuo padre è ancora arrabbiato. Un giorno si stancherà di questo.
- Dove sono i miei libri? - Li avrai lasciati in cucina.
Guardalo, non sa neanche dove mette i suoi libri.
Chi ti ha detto di prendere la mia cinghia?
Poi la rimetti a posto.
Non fare il furbo.
- E non alzare troppo le spalle! - Cosa c'è? - E' per la cinghia.
Gliel'ho data io, non brontolare. Non sei più un bambino.
A che ti serve la cinghia? Andrai a lavorare.
E' assurdo, bisticciano sempre, come cani e gatti.
Non sembrano neanche fratelli.
E la busta? Se fai così anche all'esame, siamo a posto.
Tuo padre si è raccomandato.
Molta gente, al posto tuo, sarebbe felice.
Se riesci a entrare lì, hai un posto sicuro per tutta la vita.
- Hai il fazzoletto? - Sì. - I soldi ti bastano?
- Non lo so. - Buongiorno. - Buongiorno.
- Non lo sai? Ti ho dato 1.000 lire. - Sì, ma devo anche mangiare.
- Quanto vuoi spendere per mangiare? - Vai in latteria. - Non lo so.
Sei sempre andato in latteria.
Quante storie!
- Domenico! - Eh? - Tieni, prendi!
- Non fa niente. - Franco, vieni qui!
Dalli a tuo fratello, digli di portarmi il resto stasera.
- Non fare lo stupido. - Dice sempre così
e poi è più sentimentale degli altri. - Tu sei in classe mista?
Che fortuna! Io vado a scuola dai preti.
Hai visto il bambino che va a scuola?
- Scusi. - Il capo!
- Buongiorno, ingegnere. - Buongiorno.
- Desidera? - Sono venuto per... - Quarto piano, Ufficio Personale.
- Per gli esami... - Sì, quarto piano, Ufficio Personale. - Grazie.
Scusi, dove si trova l'Ufficio delle Opere Assistenziali?
- Cosa? - L'ufficio dove danno soldi ai poveri.
(voci non udibili)
- Sono entrato e si è messo a urlare. Che stupido! - E tu?
L'ho lasciato parlare e poi ho detto: "Io sono un fattorino,
ma lei è un villano. Non sono obbligato a farle da serva."
"Non è compito mio prenderle dei panini per fare merenda."
- Che ha risposto? - Non ha fiatato. - Bravo.
Ingegnere, se non disturbiamo, torneremo da lei.
- Dopo l'esame, mi faccia sapere. - Certo.
- Mi scusi se mi sono permessa. - Se posso essere utile, volentieri.
- Grazie. - Arrivederla. - Ignazio, saluta l'ingegnere.
- Buongiorno. - Ciao, caro.
Grazie.
Vieni qui.
Hai sentito l'ingegnere?
(sottovoce) Lo prenderanno di sicuro, è un raccomandato.
(sottovoce) Non significa niente, conta l'esame.
Se non passi l'esame, non ti prendono.
E' vero che il più importante è l'esame psicotecnico?
- Non lo so. - Io l'ho già fatto una volta, per il militare.
- Signori, buongiorno. - Buongiorno. - Sono un incaricato della società.
Vi seguirò in questa serie di esami anche se lo scopo di queste prove
è quello di avere un'idea più precisa delle vostre qualità.
- L'esame psicotecnico. - Ah!
Non vi preoccupate, sono prove molto semplici che supererete facilmente.
Ora devo controllare sull'elenco i vostri nomi.
Poi il fattorino vi consegnerà i fogli degli esami.
- Bernasconi Giuseppe. - Presente.
- Bonfanti Attilio. - Presente.
- Cantoni Domenico. - Presente.
- Cappelli Guido. - Presente.
- Cavallaro Elisabetta. - Presente.
Colombo Carlo.
Colombo Carlo non c'è?
- Guacci Corrado. - Presente.
- Anzoni Ignazio. - Presente.
Mio figlio.
- Lo Cascio Attilio. - Presente.
- Masetti Antonia. - Presente.
- Monguzzi Arte... - Arteme.
Con la M, hanno sbagliato anche sulla lettera.
Correggiamo. Noseda Filippo.
- Presente. - Poletti Luciana. Ponzoni Ernesto.
- Che roba è? - Gli esami.
Esami di cosa?
- Esami per andare a lavorare. - Questa è bella!
Accomodatevi pure. Anche laggiù in fondo.
Sparpagliatevi, c'è molto posto. Chi vuole, può togliersi il cappotto.
Sui banchi troverete fogli e matite.
I fogli sono timbrati e non si possono sostituire.
Se sbagliate, correggete tranquillamente.
Problema.
"Da un rotolo di filo di rame
lungo metri 520..."
"Metri 520..."
"Ne vengono tagliati i tre quarti."
"Dalla rimanenza, ne vengono tagliati ancora
i quattro quinti."
"Quanti centimetri di filo di rame sono rimasti?"
E' tutto.
Tempo, un'ora.
Cominciate.
- Ecco. - Già finito?
- Sì. - Bene.
Vada pure al suo posto.
Signori, il tempo è scaduto.
Consegnate il vostro lavoro.
Mi passi il foglio.
Anche lei, grazie.
Anche lei.
Non importa, lasci stare.
Consegni così com'è.
Pasta in bianco, pasta al sugo. Porto subito l'acqua minerale.
Lei deve mangiare? Si accomodi in cucina.
Servi quel signore, per favore.
Ecco l'acqua minerale.
Si accomodi, vengo subito.
Una paillard ai ferri senza pepe.
Riso, pasta, zuppa di verdura?
- Pasta. - Bistecca, formaggio, uova?
- Uova. - Acqua minerale, aranciata, chinotto...
- Acqua naturale. - Bene.
- No, è del signore. - Passami il giornale.
"Percuote la vecchia madre."
"Tracce di sangue sulle scale."
"Tenta di uccidere la moglie inseguendola per i campi,
brandendo una scure."
"Temperature in leggera diminuzione."
"Nevicate sull'arco alpino."
"Nebbie nella Val Padana."
- Ciao, anch'io ho fatto l'esame. - Ciao. Buongiorno.
- Ci hanno detto di tornare alle 15. - E' meglio un po' prima. - Sì.
- Vieni da fuori Milano anche tu? - No. - Hai mangiato in latteria.
A casa sono sola, mia madre lavora.
- Non si mangia male in latteria. - No...
Sai cosa c'è? Senti.
- Non senti niente? - Odore di fritto.
- Forse perché abbiamo mangiato in cucina. - No, è la latteria.
- Ne vuoi un po'? - Poco. - Una goccia basta, è essenza.
- Perché la metti lì? - Sento meglio il profumo. - Dai, impiastro!
Ecco, adesso sembri una signorina.
- Quanto ti è risultato il problema? - 24. - Anche a me.
- Non era difficile. - Neanche un po'.
- Hai visto quello vicino alla finestra? - Quello con l'impermeabile?
- Poveretto! Forse non ricordava più l'equivalenza. - Già!
Era sposato, hai visto? Portava la fede al dito.
- Tu hai fatto le commerciali? - No, le medie.
Volevo studiare lingue, ma poi mi sono stancata.
Tanto una donna, prima o poi, si sposa.
A me piacciono questi con tanti bottoni, cinturini...
A me piace tutta la roba sportiva.
Se avrò un lavoro, comprerò una motocicletta insieme a mio padre.
Ora lui ha un motorino, ma se la prendiamo insieme, prendiamo una 150.
- Sai guidarla? - Sì, sono stato spesso sul motorino di mio padre.
Il motorino è diverso da una 150. Magari avete un motorino a pedali!
Quanto credi ci daranno di stipendio?
Non lo so.
Tu quanto vorresti prendere?
Io vorrei, se si potesse...
Se si potesse? Allora, un milione!
Se mi dessero 35.000 lire al mese, sarei contenta. E' il primo impiego.
Mio padre dice che in queste grandi aziende, gli stipendi non sono alti.
Però sono posti sicuri per tutta la vita.
Senti che odore di caffè?
Prendiamo un caffè?
Sì.
- Due caffè. - Paghi tu? - Sì. - Grazie.
Grazie, signore.
Grazie, signore.
- Cosa c'è? - "Signore"!
Spostiamoci.
C'è confusione.
- Cosa c'è? - Mi è caduto il cucchiaino.
Aspetta, c'è il mio.
- Com'è? - Buono.
Un po' amaro.
Io li vedo tutti i giorni. Non sanno che cosa fare.
Fanno e disfanno. Hanno ricominciato sette volte.
C'è troppa gente che comanda. Sono tutti ingegneri!
- Vieni qui un momento. - Andiamo, sono le 14.30 passate. - Saluti.
Non potete calpestare il prato!
- Siamo in ritardo. - Dovevate muovervi prima.
Mani alzate sopra la testa. Roteare le mani come per imitare
il movimento dello svitamento di una lampadina.
Imitare il movimento dello svitamento di una lampadina.
Basta. Braccia in avanti all'altezza del mento.
Braccia in avanti all'altezza del mento!
Palmi in su... Palmi in giù.
Palmi in su... Palmi in giù.
Palmi in su. Palmi in giù.
Palmi in su, palmi in giù.
Palmi in su. Palmi in giù.
Aspetti che glielo dica io. Palmi in su. Palmi in giù.
Su. Giù. Su. Giù.
Sempre con le mani all'altezza del mento.
- Flettere le ginocchia. - Flettere le ginocchia. Via!
Le signorine possono girarsi verso il muro.
Giù.
- Basta, va bene. - Basta!
Adesso tutti da questa parte, nell'angolo. Su!
- Avanti il primo soggetto. - No, lei venga con me.
No, con la faccia verso la parete.
Adesso ripeta ad alta voce tutto quello che le dirà il dottore.
- Ho capito. - Diciassette.
Biciclette!
Cinquantadue.
Eh? Non ho capito.
Si accomodi.
Alle domande che le verranno fatte,
lei dovrà rispondere solo sì o no, nient'altro, ha capito?
- Ti dispiace mangiare fuori casa? - Eh?
Ti dispiace mangiare fuori di casa tua?
- No. - L'avvenire ti si presenza senza speranze?
No.
- Sei spesso tormentato da intensi pruriti? - No.
Hai bagnato il letto fra gli 8 e i 14 anni?
- No. - Hai avuto qualche volta delle noie serie
e hai perduto il lavoro per motivi di ubriachezza?
No.
Provi repulsione per l'altro sesso?
- No. - Ti capita spesso di bere per dimenticare i tuoi dispiaceri?
- Qualche volta. - Non qualche volta, sì o no!
No.
Ciao.
- Mi hai aspettato? - Era presto. - A te com'è andata? - Bene.
- Anche a me. - Chi ti ha interrogato?
- Quello con il camice lungo, che faceva i piegamenti. - Ah!
- Perché ridi? - A me hanno fatto certe strane domande.
Porci! Anche a me.
- Credi che ci prenderanno? - Sennò perché ci hanno chiamati?
- Che tram prendi? - Vado a piedi, sono solo due fermate.
- Fino alla stazione nord. - Allora ti accompagno, tanto è presto.
- Sono gomme? - Sì.
- Oh! Siete matti? - Non viene giù niente.
- Bisogna metterci i soldi. - Ce li ho messi. - Allora è rotta.
Butti giù la vetrina per una gomma? Che testa!
Intanto ti ha fregato 10 lire.
- Ma tu dove abiti proprio? - Meda.
- Tu come ti chiami? - Cantoni. - No, di nome.
- Domenico. - Un po' antico come nome.
- E tu? - Cosa? - Come ti chiami?
- Magalì. - Magalì? Ma che nome è?
- E' un nome francese. - Tu sei francese? - No.
Ha cominciato a chiamarmi così un ragazzo che sta nella mia via.
Non mi piaceva il mio nome e allora adesso mi chiamano tutti così.
- Ma il tuo vero nome qual è? - Antonietta.
- Anche Antonietta non è brutto. - No.
Sul certificato di nascita io ho due nomi, ma mi chiamano solo Domenico.
- L'altro com'è? Magari è più carino! - Mi pare Trieste.
Trieste? Ma che nome è?
Forse è per quando Trieste è diventata italiana.
(canticchia)
Non è questo il mio tram, io vado verso San Siro.
- Ma se devi andare, vai. - No, c'è un treno ogni mezz'ora.
Beh?
Sai una cosa?
- Domenico come nome ti si addice. - Perché?
Sei un po' antico anche tu, come il tuo nome.
- Adesso però devo andare. Ciao! - Ciao!
- Casomai ci si rivede. - Se ci prendono a lavorare...
- Speriamo, ciao. - Ciao.
(Domenico canticchia)
(Domenico canta ad alta voce) Vorrei trovare parole nuove,
ma mentre piove, piango con te!
Ciao, ciao, bambina,
un bacio ancora
e poi per sempre ti perderò.
Vorrei trovare parole nuove,
ma mentre piove, piango con te!
- Ciao. - Ciao.
- Com'è andata? - Bene.
- Bene. Bene come? - Bene.
Insomma, racconta.
Abbiamo fatto il tema, il problema
e nel pomeriggio abbiamo fatto l'esame psicotecnico.
Di questo cosa ne dice, signora?
Credo che vada bene, me lo faccia vedere.
- Quello lì? - Quello costa circa 26.000 lire.
No, ho avuto troppe spese. Deve andare a lavorare.
- Mi faccia vedere qualcos'altro... Quello lì. Sì, quello lì. - Ecco.
(rumore di pioggia)
- Piove ancora? - Non lo so. - E' nuvoloso o sereno?
Nuvoloso.
- Domenico. - Sì?
- Spegni la luci, dormi che è ora. - Sì, adesso.
Muoviti, sennò domani mattina servono le trombe per svegliarti.
L'impermeabile non lo metti, ora esce il sole.
Tira giù il bavero.
Con tutta la brillantina che ti sei messo in testa, lo sporchi!
- Ciao, Michele. - Ciao.
No, solo per quattro.
- Pancetta. - Sì, pancetta.
Buongiorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Ciao. - Ciao. - Sei qui anche tu? - Sì.
- Buongiorno! - Buongiorno.
- Permesso? - Scusi. - Prego. Buongiorno. Ciao.
Siediti.
- Ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao.
- Hai visto? - Cosa? - Ci hanno preso.
- Cosa hanno detto i tuoi? - Sono stati contenti. - Anche mia madre.
- Ciao. - Buongiorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Hai visto? Sono tutti quelli che c'erano all'esame. - Sì.
- Però non siamo in molti. - No.
Chissà gli altri!
- Forse non li avranno presi. - Non lo so.
- Noi siamo stati fortunati. - Altroché!
- Duraschi e Ponzoni ci sono? - Ponzoni sono io. - Venga.
- Duraschi? - Sono qua.
Scusate, il tram ha fatto tardi.
Per fortuna non hai ancora il cartellino da timbrare!
- Da domani prendi il tram prima. - Senz'altro.
Un momento di pazienza e vengo anche da voi..
Sì.
Credi che ci chiameranno in ordine alfabetico?
Non credo, Ponzoni viene dopo di me, io sono nella C.
- Anch'io vengo prima, sono nella M. - Già.
- Fa caldo qui dentro. - Non è il caldo, è l'emozione.
Anche a me sudano un po' le mani.
Cappelli. Cavallaro. Cantoni.
Io!
- Ciao. - Poi ci vediamo, ciao.
- Andiamo fuori? - Sì. Lei va a un reparto esterno,
alla direzione tecnica.
Lontano da qui si sta meglio.
- Sartori! - Dica, signorina. - Faccia accomodare. - Sì.
Venga.
Si accomodi, prego.
Non so se gliel'hanno già detto all'Ufficio del Personale,
ma qui, per ora, non abbiamo bisogno di impiegati.
Per la verità, avevo chiesto un fattorino.
Ad ogni modo, prima o poi si troverà una sistemazione anche per lei.
Che scuole ha fatto?
I tre corsi, volevo fare il geometra,
ma ho un altro fratellino che studia, quindi abbiamo deciso che io...
(bussano alla porta) Avanti!
Ha intenzione di andare avanti a studiare oppure...
Magari alle scuole serali.
- Basta averne voglia e si può fare tutto. - Sì.
Per ora, ci sarebbe un posto come fattorino d'anticamera, se vuole.
Piuttosto che restare a casa senza fare niente...
Così può iniziare ad ambientarsi, conoscere il reparto, fare pratica.
(bussano alla porta)
Avanti!
- Sì? - Scusi, signor ingegnere, la giustifica del mio ritardo.
E' già il terzo, se non sbaglio. E siamo solo ai primi del mese.
Ormai i suoi figlioli sono cresciuti, non sono più dei bambini.
Potrebbero arrangiarsi da soli.
Senta, lo presenti lei a Sartori.
Gli dica di spiegargli un po' il lavoro, di fargli fare qualcosa.
- Va bene. - Vada pure con la signorina.
Mi raccomando, abbia giudizio.
- Sì. - Andiamo.
- Sartori! - Sì? - L'ingegnere glielo affida.
Gli faccia vedere qualcosa, il lavoro da svolgere in anticamera.
- Chi è? - Il nuovo fattorino.
- Com'è? - Carino, molto giovane.
- Si accomodi. - Grazie.
Questa me l'ha mandata il ragioniere dal Cervino, tutti gli anni va lì.
(citofono)
Lascia che suoni.
Quando sono stanchi di suonare, smettono.
Deve sapere che qui c'è una brutta abitudine, l'urgenza.
Hanno tutti premura.
Ma se hanno premura, invece di stare lì tutto il giorno seduti,
vadano fuori a prendere l'aria fresca, gli fa bene alla salute.
- Ragioniere, ha visto cos'è successo? - Cosa?
- Si è bruciata la lampadina. - Ancora? Bruciano alla svelta!
Io non faccio niente, non le tocco.
Sono lì che lavoro e quelle saltano.
Ragioniere, guardi qui, per favore?
- In data di oggi. - Sì, in data di oggi.
(sottovoce) Don Luigi carissimo, mi presterebbe una sigaretta?
- Amico mio. - No!
Accidenti! Per una sigaretta!
(sottovoce) Per me quello è un "trombetta".
Un ruffiano, uno che non guarda in faccia la gente.
Non ci vede!
(musica in lontananza)
Dateci dentro a consumare la luce! Tanto non pagano loro.
Cosa avrà da scrivere quello tutte le sere?
- Cosa scrive? - Scriverà un romanzo, non lo so.
"Un altro punto oscuro."
"Perché non ricordò subito il suo viaggio con l'amico?"
Taglia poco le basette.
Poco. (bussano alla porta)
- Chi è? - Sono la signora Seminari.
Sono rimasta senza caffè.
Che peccato, signora! Mi dispiace, ma sono rimasta senza anch'io.
Non lo prendo per via del cuore, mio marito, al mattino, prende il cacao.
Mi dispiace, non ne ho proprio.
Don Luigi, oggi è venuto uno.
Ha detto di essere un amico del povero zio
e che il notaio aveva la raccolta de "La Domenica del Corriere".
Lui la voleva comprare, a buon prezzo, naturalmente.
Qui al Casello cantano solo quelli che hanno voce.
E a proposito di voce, stasera ho il piacere di presentarvi
il nostro simpaticissimo Carletto.
Ci canterà il suo pezzo forte, prego, maestro.
Bravo, Carletto!
Bravo, Carletto! E' in gamba e ha quasi 60 anni.
- Canta ancora "I Puritani". - Dopo tocca a te.
(canta) Suoni la tromba, e, intrepido,
io pugnerò da forte,
bello è affrontar la morte
gridando libertà!
- E' in casa tua madre? - Si accomodi.
- Venga, signora Regina. - Sono 4 etti e mezzo.
- Grazie, quanto costa? - Il solito, 120 l'etto.
- Ma lasci stare. - No. - Può pagarmi domani.
Guardo nel portafogli.
Se avessi io dei figli così, gli avrei già spaccato la testa.
Ringrazi il cielo perché non ne ha, altrimenti farebbe come gli altri.
(insieme) E anche peggio.
(insieme) Uno, due, tre, flic o floc. - Flic! - Floc.
Ma è già suonata?
Suonerà adesso, manca un minuto.
Allora è meglio che mi incammini,
altrimenti poi troverò la baraonda.
- Arrivederci. - Arrivederla, buon appetito. - Grazie, altrettanto.
Io non lo capisco, è in pensione da tre mesi, ma sta sempre qui.
Si siede di là, dorme e aspetta l'ora della campana.
Chissà che viene a fare!
Quando lasceranno a casa me,
qui non mi vedranno più.
(campanella)
Tresoldi, come va? Sempre in gamba!
Sembra un giovanotto. Arrivederci!
- Chi è questo bel ragazzino? - Un nuovo impiegato.
Si troverà bene, qui è come una famiglia. Arrivederci.
Buongiorno, ragioniere.
- Che brava persona! - Sì.
Ad ogni modo, per non sbagliare,
è meglio parlare poco.
A questo mondo bisogna fidarsi di tutti...
Meno di quelli che hanno due buchi nel naso.
(voci non udibili)
I denti!
Si fa fatica a mangiare senza denti.
Brutta roba diventare vecchi!
Aspetta qualcuno?
- Una mia amica. - Come si chiama?
Non lo so.
Reparto?
Non lo so.
- Lavora qui in sede o fuori? - In sede, credo.
Secondo turno.
Quelli della sede, al secondo turno.
Noi andiamo e loro arrivano. Capito?
Oh, Signore, piove!
E' qui! E allora?
L'ha trovata? Niente?
Visto che acqua?
Non ha l'ombrello?
- Andiamo, l'accompagno io. - No, grazie.
Si vergogna perché sono vecchia? Andiamo, ragazzo.
Accidenti! Hai l'aria di un generale.
Sartori... Ecco.
- E lei? - Cantoni. - Cantoni...
Ecco.
Stamattina mia moglie mi ha dato un bacione.
Ormai me lo dà solo una volta al mese, il giorno di paga.
Accidenti! Sono arrivate le SS?
- Posso andare? - Vai altrimenti mi tormenti.
- Sartori, la lettera? - Non ho alcuna lettera.
- Fa freddo. - Dove andiamo? - Andiamo alla fiera?
- No, piove, sarà chiuso. - Andiamo all'idroscalo.
- Dai, andiamo alla fiera. - Andiamo, lì è bello. - E' deciso.
(voci confuse e risate)
Signore, vuole tirare? Otto palline, 50 lire.
Può vincere un pesciolino.
Bello!
- Dove lo ha comprato? - L'ho vinto alla fiera.
Bravissimo.
- Sa dove li vendono anche? - No.
In quel negozio di Via Torino.
- Sa dove? - No.
Una volta ne ha comprato uno anche mia moglie.
Un po' più grosso di questo, ma bello anche quello.
Poi una bambina di un nostro vicino di casa,
gli ha dato troppo da mangiare ed è morto.
Sono bestioline molto delicate.
Come va? Che bel bambino!
- Fatti vedere. - Ciao, ragazze.
Che bello!
- Ci sono delle bustine di cibo già pronte. Lo sa, vero? - Sì. - Bene.
Buon sangue non mente. Ha preso dal padre.
Fatemi vedere il bambino.
Che stella!
(piange)
Suo nonno gli fa i dispetti con i baffi e se vede dei baffi, piange.
A casa ho ancora il vaso dove c'era l'altro pesce.
- Glielo regalo. - Davvero? - Sì. - Grazie.
(voci confuse)
Lei è un bravo ragazzo.
Buongiorno, ingegnere.
- Posta dalla direzione tecnica. - Lascia lì.
Qualcuno se ne occuperà. Qui non si capisce niente...
- Ciao! - Ciao.
Dove sei andato a finire?
Mi hanno mandato a un reparto fuori, alla direzione tecnica.
- Come stai? - Bene.
Così vestito, quasi non ti riconoscevo.
Non avevano bisogno di impiegati,
ma mi hanno assicurato che in seguito ci sarà un posto libero.
Una volta entrato poi...
Io sono qui, all'ufficio dattilografe.
Sì, lo so.
- Ciao. - Ciao.
Perché non ti sei fatto più vedere?
La sera esco un quarto d'ora dopo e alla mensa vado al primo turno.
Potresti venire a ballare, al CRAL l'ultimo dell'anno fanno una festa.
Non so se mia madre mi farà andare, ma credo di sì.
Siamo tutti amici, compagni d'ufficio.
- Sarebbe bello. - La mia signorina!
Ora vado, non voglio farmi vedere parlare in corridoio. Arrivederci.
Tanti auguri di buon Natale.
- Vado da Angelo a vedere la Tv. - Torna presto.
E' maleducazione stare a casa della gente dopo una certa ora.
(dalla radio) Radio sera.
Che c'è di nuovo.
Gli auguri del presidente del Consiglio alla Camera.
A Genova, pranzo per 10.000.
Requisiscono il bottino, ladri melanconici.
(voci non udibili)
(dalla radio) Tutto il mondo attende la mezzanotte
per salutare il vecchio anno che se ne va e accogliere quello nuovo.
Tieni e non tornare a casa troppo tardi.
Alla sua età non uscivo mai la sera, neanche l'ultimo dell'anno.
Va solo al dopolavoro, al CRAL.
Sì, intanto se n'è andato.
Hanno sempre ragione loro. Con le chiacchiere, se la cavano.
- Buonasera, si accomodi. - Dagli un biglietto.
- Prego. - Ecco un cotillon. - No, questo è da donna.
Ecco, così va bene.
- Ecco la trombetta. - Dagli subito una bottiglia.
Ogni persona che entra ha diritto ad essere accompagnato da una dama
o da una bottiglia di vino. Lei è solo? - Ha una dama?
Allora ecco la bottiglia di vino. Tanti auguri.
- Auguri! - Auguri! - Auguri.
Lui ha avuto la bottiglia.
Aspetta qualcuno?
Venga qui.
Venga qui, starà in compagnia.
La bottiglia.
Andiamo là.
Venga qui, si accomodi.
- Ohilà! - Buonasera!
(voce confuse)
Signori, qui non balla neanche una coppia. Siamo qui per divertirci.
Questa è una nottata che non dobbiamo dimenticare.
Abbiamo perciò pensato di farvi una bella improvvisata.
- Dove sta lei? - A Meda.
- Dove lavora? - Alla direzione tecnica.
Io sono in officina.
"Abboccato del Garda."
Scusi, permette?
A lui non l'hanno data perché siamo in due.
Se vuole, posso aprirla.
Scusi, dov'è il maestro?
- Buonasera. - Buonasera.
Vorrei cantare un pezzo dell'Otello.
L'Otello stasera? Ma è la fine dell'anno.
(voci confuse e risate)
(fischi)
- Non le farà male, è come acqua. - Ehi!
- E' la fine dell'anno. Alla salute! - Salute!
- Permettete? La mia signora. - Piacere.
- Felicissimo. - Piacere, signora.
Signore e signori, permette una piccola esibizione.
Abbiamo scritturato per voi un grande artista cantante.
Cantante, comico...
Cantante, diciamo.
Canterà per voi una canzonetta...
Sarà la stessa dell'anno scorso?
E' forte!
Canterò la triste storia della mia automobile.
Giovanotti, fate attenzione, adesso vi canto una triste canzone.
Una canzone che è uno stornello schizzato fuori dal mio cervello.
(risate)
I miei parenti, un po' stralunati, la mia automobile si sono mangiati.
Ha cominciato la mia zia che ha mangiato la batteria.
Poi gli inglesi, per mandarli via, mi han mangiato la carrozzeria.
Quel cannibale di Battista mi ha mangiato anche l'autista.
In compagnia di suo fratello mi ha mangiato lo sportello.
Mia sorella che porta gli occhiali ha mangiato entrambi i fanali.
(voci non udibili)
Cari signori, fate attenzione, ora vi do la spiegazione.
La mia automobile, sarò perdonato,
era fatta di cioccolato.
E ora riprendano le danze!
Finalmente!
Permette questo valzer, signora? (risate)
(voci non udibili)
Giovanotto, faccia qualcosa, non sia malinconico.
Proviamo a divertirci tutti quanti.
Prego, signori, ballate tutti quanti.
Balla?
Balliamo?
Attenzione, durante questo ballo,
ci sarà una nuvoletta che passerà così, lentamente.
E' il momento di approfittarne.
Ma ricordate, bisogna saperne approfittare,
perché se vi fate beccare, sicuramente farete una brutta figura.
Perciò, fidanzati, mariti, generi e affini, in piedi, tocca a voi.
Signora Benetti, prego.
Ma che roba è?
(canta)
(voci non udibili)
Passa la nuvoletta. Via!
Perché non balla?
Non è capace?
Vada.
Non importa, se non è capace, la porto io.
Venga.
(altoparlante) Meno 5, 4, 3,
2, 1... - E' mezzanotte, spara il cannone!
Signori, abbiamo ucciso l'anno!
Alziamo i calici e brindiamo al futuro!
Un avvertimento importante!
Per gentile concessione di chi straccia i biglietti all'ingresso,
vi comunichiamo che i mariti e i fidanzati
si possono baciare sulla bocca.
Beva, così sarà più allegro!
(voci confuse)
Personale.
Società.
Anche questo è della società.
Personale.
Cos'è?
"Capitolo 19."
Direi personale.
Una piuma.
Personale.
Prego, si accomodi.
(sottovoce) Hai visto? Roba da matti!
Arriva un pivello e te lo mettono subito davanti.
Sono le solite ingiustizie del ragioniere.
Ma io vado da lui, sono qui da 20 anni con questa lampadina.
- Non ne posso più! - Toccherebbe anche a me.
No, tocca a me! Questa è la mia fila.
Io non lavoro più.
Vado a parlargli.
- Così. - Ragioniere. - Dica.
Per il posto alla scrivania, io sono qui da 20 anni
con quella lampadina che mi danneggia la vista.
Non è giusto, fate le cose per bene.
Scusi, è questione di anzianità, per via della scrivania.
Lei dovrebbe spostarsi dietro. Non le dispiace, vero?
Lei capisce, grazie.
Mah!
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