All language subtitles for AJKSHAKLSALKKLKLKL

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian Download
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

Direttissimo Bologna-Ferrara-Padova in arrivo sul binario 9.

Direttissimo Bologna-Ferrara-Padova

in arrivo sul binario 9.

(voci non udibili)

- Grazie di essere venuta. - Me l'ha consigliato l'avvocato.

- C'è un treno fra un'ora se vuoi ripartire. - Un'ora ti basta? - No!

Allora eccomi qui.

- Dove vuoi che andiamo? - Se non lo sai tu!

- Come hai fatto col tuo lavoro? - Che lavoro? - Sei impiegata

in ospedale, nell'amministrazione. - Non più, mi occupo di libri.

- Ora fai l'intellettuale? - No, mi occupo solo di libri.

Degli editori mi hanno concesso l'esclusiva per tutta la provincia

e ho aperto una specie di agenzia. Oggi ho chiuso per motivi familiari.

- Motivi familiari? Sono commosso. - Non potevo dire la verità.

- E qual è la verità? - Appunto, qual è?

Signore, non prende i biglietti?

Ti capita mai di andare in un posto

e avere la sensazione di esserci già stata?

Capita a tutti. Chissà perché!

Sei più venuta a Venezia?

Ci sono tornata un paio di volte da allora.

- Perché non mi hai avvisato? - Ti ho scritto, ma non hai risposto.

- Se lo dici tu, può darsi. - E' così. - Ho capito.

La rivedi volentieri?

Sempre bella! Anche adesso.

Sembra una nave in fondo al mare.

E' bella da morire.

Non sei d'accordo?

- Allora? - Venezia è sempre Venezia.

Anche Pompei è sempre Pompei.

- E' vero che affonda? - Così dicono.

Sono sparite Menfi, Babilonia!

Perché Venezia dovrebbe sopravvivere?

Tu torneresti a viverci?

- Che vuoi dire? - Niente. Sei chiusa come un riccio!

Attento allora, potresti farti male.

(voci non udibili)

(voci non udibili)

(voci non udibili)

- Vieni qua! - Dai!

Ca' Foscari.

Che ora era quando ci incontrammo la prima volta? Mezzogiorno? Le undici?

Alle quattro del pomeriggio eravamo già a letto. Ricordi?

- Quanto puoi restare? - Devo essere a casa in serata.

- A casa? - Come dovrei dire?

- Lui sa che sei venuta? - Lui chi?

- Di chi vuoi che parli? Di lui. - Certo, noi ci diciamo tutto.

Il nostro è un rapporto leale.

Non ha fatto commenti? Non ha cercato di mandare l'avvocato al posto tuo?

- Voleva venire al posto mio. - No!

Uno dei più rispettabili cittadini di Ferrara voleva parlare con me,

uno dei meno rispettabili cittadini di Venezia! Per offrirmi quanto?

- Dieci milioni? Venti? - Non ridere di lui, è un uomo serio.

Mi ha aiutata molto.

- Giorgio lo chiama "papà"? - Certo.

- Abiti sempre qui, a San Samuele? - No, ho uno studio in Giudecca.

- Si sta più tranquilli. - Lui sa che suo padre è un altro.

Ah, Giorgio! Cosa fa?

- Va a scuola, come tutti i bambini. - Spero che vada in un bel collegio.

- Scuola pubblica. - Fa la seconda media? - La prima.

Giusto! Ha 11 anni tra un mese. Il 26 ottobre, vero?

- Già. - Sarà grande.

Mi hai chiamata per Giorgio, vero?

- Il tuo avvocato che ne pensa? - Rispondi.

Se volessi fare l'amore con te? E' un mio diritto in fondo.

Non siamo neanche separati.

Un tempo i capelli...

- Li portavi sciolti. - Tu non vuoi fare l'amore con me.

Chi te lo dice?

Lo so, ne sono certa.

Non hai mai capito niente di me!

- Ma mi hai chiamata per fare l'amore? - Sì!

- Non hai trovato un'altra donna? - Non sono nato per vivere in due.

- Lo so! - Allora? - Mi hai sempre tradito.

- Solo ora ho capito che il matrimonio è sbagliato. - Cosa?

E' come una licenza d'amare. Il prezzo è restare nel gregge.

- E i sacrifici di una moglie? - Il suo sacrificio è fingere

di godere con suo marito per tutta una vita! Non tu naturalmente!

Il nostro amore è stato sempre una guerra, anche nei momenti belli.

- Ci saremmo divorati se... - Se non fossi andata via?

Se tu non mi avessi costretta!

Ti sono stata fedele finché siamo stati insieme.

Hai delle piccolissime rughe qui che prima non avevi.

Ti stanno bene. Forse per questo sei più bella.

(ride) Si vede che i soldi fanno bene.

Mi fai paura.

Sei venuta solo per paura?

- Da te mi aspetto di tutto. - Di tutto?

Già, di tutto. Hai ragione. (ride)

Andiamo a prendere un caffè. Io sono stanco, tu no?

- Qui o lì? - E' lo stesso.

- Ci mettiamo qui fuori? - Fa un po' freddo.

O temi di comprometterti? Venezia è pettegola.

Poi sanno tutti che vado a puttane.

- Mi odi, vero? - Tu ti fai odiare.

Perfetto.

- Buongiorno, professore. - Guarda chi c'è!

- Mi porti di fuori due caffè. - Il grande maestro!

- Non la vediamo da un po'. - Un bicchier d'acqua.

Ho letto della nuova orchestra, complimenti!

- La dirigerà lei, professore? - No, io non dirigo, suono quando serve.

Sempre così noi veneziani! Una volta esportavamo geni in tutto il mondo.

- Oggi i pochi rimasti non vogliono più far nulla. Allora chi dirige?

- Si dirigono da soli. - Ragazzi appena diplomati?

Sono ben preparati.

- Li portano subito. - Cos'erano quelle pillole?

Niente, un po' di mal di testa. Sarà il tempo.

- Quante ne hai prese? - Duemila. Perché?

Ecco qua, professore. Signorina...

Grazie e tanti auguri per l'orchestra.

Di quale orchestra parlava?

Dei ragazzi del conservatorio hanno formato un'orchestra da camera.

Tu che c'entri?

Faranno il disco di un raro concerto per oboe e archi e hanno chiamato me.

- Lo proviamo in questi giorni. - Non suoni più a La Fenice?

Certo! Anzi, sono diventato primo oboe.

Sognavo di diventare Von Karajan.

Questo non è un gran risultato.

- Come sta tua madre? - Mia madre?

- Sì. Morta? - Sei il solito villano!

Che ti importa di mia madre?

- Non l'hai mai sopportata. - Sì, è vero.

Volevo chiederti di Giorgio, poi ho pensato a lei.

Ti sorprende se chiedo di Giorgio?

- Non ne ho il diritto? - E' stonato, se vuoi sapere questo.

Per il saggio della scuola la maestra gli ha detto di fingere di cantare,

altrimenti fa sbagliare gli altri.

E' bravo in matematica e scienze, ma in italiano va malissimo.

Forse legge troppi fumetti.

- Che dice di me? - Cosa vuoi che dica?

- Sa che quello non è suo padre. - Sì, ma così...

Non ne parliamo e forse non ricorda. Aveva 3 anni all'epoca.

- Non mi nomina mai? - Lo faceva fino a poco tempo fa.

Finiva la preghiera della sera dicendo: "Proteggi il mio papà vero

e fallo felice." - Edificante!

- Ora non lo dice più. - Non dice più le preghiere.

I bambini hanno periodi di fervore religioso, poi passa.

Io credo sia bene lasciarlo libero.

Quando era piccolo, mi ossessionava un'idea.

Mi dicevo: "Se morissi adesso che mio figlio ha un anno e mezzo,

non si ricorderà di me."

Chissà se tutti i padri lo pensano!

(fischio del vento)

Se si apre di colpo una finestra, sono guai! Cammina al centro!

- Cosa? - Stai attenta! - Non sento!

Fai tanta tenerezza!

- Quanti anni hai? - 19. - Io 23, quasi 24.

- Questa è casa tua? - No, è una camera in affitto.

- Non ti ho mai visto a Ca' Foscari. - Frequento il conservatorio.

Ancora due anni e forse sarò direttore d'orchestra. Spero!

Non sono mai stata a un concerto.

- Sei veneziano? - Sì, tu? - Anch'io.

- Mi piace qui. - Ti piace?

- Come sei bella! - Grazie.

- Ti vergogni? - No, ma io non ho mai...

Non hai mai fatto l'amore con un uomo appena conosciuto?

Non ho mai fatto l'amore.

E' la cosa più bella del mondo.

(fischio del vento)

- Passerà presto, è troppo forte. Dove andiamo? - L'hai già chiesto.

- Sì? - E non mi hai detto perché mi hai fatto venire.

- Me l'hai già chiesto. - Non hai risposto. - Hai fretta?

- C'è un treno alle 12! - Non puoi rispondermi sempre così.

Non mi hai fatto soffrire abbastanza?

- Anche tu mi hai fatto soffrire! - Va bene, ho capito.

- Cosa? - Tanto...

- L'altro tuo figlio quanti anni ha? - Quattro.

Come passa il tempo! Porta il nome del padre o il mio?

Quello del padre. Io non figuro come madre allo Stato Civile.

E' la soluzione migliore per tuo figlio, visto che il padre è ricco.

Verrà il divorzio anche in Italia e tutto si accomoderà.

- Forse accadrà qualcosa di meglio del divorzio. - Cosa?

Tempo al tempo!

Sentito come puzza l'acqua qui?

- Anch'io ho parlato col mio avvocato. - Ti avrà detto

che non potrei mai venire condannata per adulterio. - Chissà!

Credi che ti affidino Giorgio? Ti sei fatto le puttane di mezza Venezia!

Che bel padre saresti! Io sono a posto.

Tu vivi in concubinaggio. Lo affiderebbero a me, ho casa e lavoro.

- Sapevo che era per questo. - Potremmo fare a metà.

Cosa?

E' semplice, mio figlio a me.

E il suo a te.

Tu provaci!

Signore e signori, non è nelle consuetudini,

ma vorrei dedicare l'esecuzione di questa sinfonia

alla persona che mi è stata sempre vicina.

La sua fede nel mio genio, mi ha condotto sulla via della gloria.

Mia moglie!

(canticchia la sinfonia numero 5 di Beethoven)

(musica classica: sinfonia numero 5 di Beethoven)

(canticchia la sinfonia numero 5 di Beethoven)

(musica classica: sinfonia numero 5 di Beethoven)

Torno subito, aspetta qui.

Mi hanno proposto una serie di concerti in Italia e poi all'estero.

E tu sarai sempre con me, amore mio, tutte le sere a teatro.

La gente ti guarderà e dirà:

"Vedete? Quella è sua moglie."

Sono stato bravo?

A volte ho pensieri che mi spaventano.

- Cioè? - Senza di me saresti diventato un grande direttore.

Stupidaggini! Siamo separati da sette anni e non ho combinato niente.

Non c'era la stoffa. Meglio così!

- Perché? - Lo so io.

- Illustrissimi! - Come va, avvocato?

Mi segue sempre, ma non le do confidenza.

Posso avere anch'io dei cedimenti sentimentali.

Che male c'è a rivedere quella casa? Era il nostro nido d'amore.

Lì ci siamo amati, odiati, è nato nostro figlio.

- Per questo la ricordo come un incubo. - Anche me? - Cosa?

- Sono stato un incubo? - Mi hai fatto solo del male.

- Allora perché sei venuta? - Mi hai chiamata e non so perché.

Ma qualunque sia il motivo, sono disposta a tutto.

Non mi porterai via quello che ho!

- Anche i soldi? - Si tratta di soldi, dunque.

Eccola.

(campane)

Vista la cucina? Grande e comoda.

- Quanto viene al mese? - Ne parliamo dopo.

(sottovoce) Andiamo a fare l'amore. - Il soggiorno è freddino,

ma con una stufetta...

- E la camera matrimoniale? - E' la più bella di tutta la casa.

Ho vissuto in questa casa per quasi 30 anni. Mi sono sposata qui.

- Dà sul Campo, vero? - Certo, signora.

E' proprio una bella posizione, centrale, silenziosa. Guardate!

(sottovoce) - Andiamo a fare l'amore. - Aspetta!

Siete sposini?

Ricordi la finestra?

- Sì, era la terza dall'angolo. - Le hanno ridipinte tutte.

Ricordi quante volte gliel'abbiamo chiesto noi?

- Dove vai? - Vorrei rivederla.

- La signora Gemma ci farà salire. - Ma nella nostra situazione...

Non sa niente di noi.

- Chi è? - La signora Gemma è in casa?

Che cosa vuole?

- Abbiamo abitato qui. - E' una sartoria. - Possiamo salire?

Adesso è chiuso, è una sartoria.

- Che ne dici? - Sarebbe ora che mettessi giudizio.

Consiglio prezioso, ma non manca molto.

- Ferma così, non muoverti. - Cosa c'è?

Peccato, ti sei mossa.

Per un momento, ti ho vista com'eri.

Tutta occhi e ossa!

- Ricordi come ti chiamavo? - Stuzzicadenti! - E che altro?

Ossicina.

Avevo sempre fame, non facevo che mangiare.

Una sposa smaniosa.

Mai visto qualcuno con tanta voglia di fare l'amore.

Anche tu ne avevi sempre voglia.

E' andato tutto a rotoli, ma nessuno ha mai fatto l'amore come noi due.

Forse per questo è finita così.

Era troppo bello per durare.

- Ho visto il tuo uomo. - Come?

Da lontano, mentre usciva dalla sua fabbrica.

- Come fai a fare l'amore con lui? - Lo faccio io, non tu!

- Lo fai solo con lui o c'è qualche altro ogni tanto? - Affari miei!

- Torna pure alla stazione se vuoi. - No, adesso no.

Ho fatto la modella e poi la supplente in una scuola serale.

Ricordi che ci avevi lasciato senza un soldo?

So io quello che ho passato, un inferno.

E sempre sola, in tutti i sensi.

Quando ho incontrato Emilio, ero disperata, non ce la facevo più.

Lui cominciava a farsi una posizione, ma non è quello che credi.

Lavorava 14 ore al giorno e lo fa ancora,

anche adesso che è a capo di un'azienda.

Se gli dico di tornare a casa prima la sera

o di portarmi a fare un viaggio, a te farà ridere, ma lui lo fa.

- Maestro. - Ciao. - Non sono i soldi che contano, è il rispetto,

i sentimenti veri, puliti, la pace che mi ha creato intorno.

Vuole bene anche a Giorgio e Giorgio sta bene con noi.

Ci saremmo sposati se tu non fossi sparito quando volevo l'annullamento.

Non puoi uscire.

Fingi di disprezzarlo perché è ricco,

invece lo odi perché ha successo.

- Perché volevi vederlo? - Riempiono quelle ceste di granchi appena nati.

700, 800... Quanti ce ne stanno.

Dopo qualche mese li tirano su e vendono i granchi rimasti,

i più forti, quelli cresciuti nutrendosi dei più deboli. Lo sapevi?

- Cosa volevi da Emilio? - Non mi frega niente di Emilio,

né di te, di Giorgio o dei soldi!

- Allora perché sei venuto a Ferrara e mi hai chiamata? - E vattene!

Vattene via se hai coraggio, se siete tanto forti!

- Vattene se sei sicura che non posso farti nulla! - Ti odio!

Anch'io ti odio!

Mi fa schifo la tua mentalità borghese!

Mi hai detto subito che hai parlato con l'avvocato

e che non posso toglierti niente! Chi ti ha chiesto niente?

Torna da lui! Tanto, quando siete a letto insieme, ci sono anch'io!

Nella tua testa!

Vigliacco! Vigliacco!

Tu hai sempre giocato con me, con le mie paure!

Vuoi essere sempre tu il più forte! Ti odio!

- Vigliacco! - Smettila!

Non dovevo venire!

Smettila adesso. Asciugati gli occhi, voglio portarti in un posto.

- Dove? - Vedrai.

Andiamo.

Coraggio.

Che senso ha questo pellegrinaggio?

Non tutto deve avere un senso.

(voci non udibili)

- Ci mettiamo fuori? - Va bene.

- Adriano, ci mettiamo fuori. - Contento lei!

- Ciao! - Perché hai litigato col maestro durante le prove?

Chiedilo a lui.

- Telefono ai ragazzi per la prova, tu ordina. - Cosa prendi?

Quello che prendi tu.

- Cosa desidera? - Cosa c'è? - Risotto con seppie nere,

zuppa di pesce, spaghetti, fettuccine, lasagne.

- Spaghetti per due. Abbondanti. - Dopo? - Vedremo.

Vino bianco o rosso?

Non rimango a Venezia. Cosa faccio qui?

- Quei due che bevono? - Soligo, un buon vino locale.

Quello lì.

- Scusi. - Prego?

- Adolfo non c'è più? - No, da tanti anni. Chissà dov'è! - Grazie.

Ho fatto la domanda per il concorso.

E quando studi? Sei sempre con me!

Un tempo i capelli li portavi sciolti.

Abbiamo le prove alle 20.15, non potrò accompagnarti al treno.

Non importa.

Piuttosto in Alaska, gli ho detto!

C'è sempre qualcuno che ricomincia.

- E' giusto, no? - Ma! Vorrei dirgli: "Vattene prima che sia tardi."

Oppure: "Vai a casa mia c'è un grande letto, divertiti."

C'è un grande letto?

Non pensavo a quello che credi, volevo solo prenderti in giro.

- Flaubert era un genio. - Che c'entra Flaubert?

Niente. Posso bere alla tua felicità?

Dimmi cosa c'entra Flaubert.

- Ha scritto un romanzo intitolato "Madame Bovary". - Lo so. Poi?

Il bovarismo è così innato nell'animo femminile

che una donna prova gusto a tradire l'amante andando a letto col marito.

Posso bere alla tua felicità, ovunque essa sia?

Chi lo sa se ho mai smesso di amarti!

- Io lo so. - Cosa? - Non hai mai smesso.

Se credi che venga a fare l'amore con te, ti sbagli.

Non credo niente.

- Prego. - Spaghetti?

Che idea meravigliosa! C'è un significato?

Che dicevo quando portavano gli spaghetti?

- Dai, che ti dicevo? - Mi dicevi: "Mangia."

E poi?

Dicevo "mangia" e poi?

"Che dopo facciamo l'amore."

"Che dopo facciamo l'amore!"

Era bello?

Ti prego, voglio saperlo.

Era bello?

Con te, meraviglioso!

- Ti vergogni di quelli là? - No.

Eccoli!

Evviva gli sposi!

- Un brindisi, auguri e felicità! - Grazie a tutti!

(applausi) Auguri, signora.

Evviva!

Signor Alvise!

Beata te che hai sposato un musicista, girerai il mondo.

Io sono nata in Giudecca e non sono mai stata neanche in San Marco.

Questa unione!

Due anime belle.

Amore, misericordia, sacrificio!

Come sei bella!

Tu seguirai tuo marito.

E tu provvederai alla tua sposa e ai figli.

Vorrei aggiungere un'altra cosa

che vi renderà più coscienti del grande dono...

La più bella sposa di Venezia.

- Perché hai sciolto i capelli? - Così. - Stavi tanto bene!

- Quando sei stato a Ferrara? - La settimana scorsa.

- Volevi vedere Emilio? - E' difficile da spiegare.

Avevo la curiosità di vederlo.

In realtà ero venuto per vedere te e Giorgio.

- Giorgio? - Un pomeriggio ho visto te.

Hai preso un taxi. Eri molto elegante.

Oggi sei vestita da povera. Temevi il colpo dei soldi?

- E Giorgio? - Non so se l'ho visto.

Verso le due sono entrati nel tuo palazzo tre ragazzi.

Sembravano tornare da scuola. Avevano 10, 11 anni.

Uno di loro era abbastanza alto, bruno.

Aveva i capelli lunghi e un maglione blu girocollo.

Mi è sembrato che mi somigliasse.

Speravo di sentire la voce del sangue dentro, ma non ha funzionato.

Niente!

- Forse funziona solo per i padri decenti. - Lasciaci perdere.

Non è una gran vita la nostra.

Forse non siamo nemmeno tanto felici, almeno per quello che mi riguarda.

Ma non ci manca nulla, viviamo tranquilli.

Giorgio è sano, cresce bene, è sereno.

Ti prego, se gli vuoi un po' di bene,

lasciaci perdere.

Come fai a vivere a Ferrara con quell'individuo?

Quanto ti odio quando fai domande come questa!

Che avrei dovuto fare?

Cercare clienti sotto i portici di Piazza San Marco?

A Ferrara abbiamo amici che credono o che fingono di credere

che io sia la moglie di Emilio! Porto la fede, lo vedi?

Non tornerei più a a Venezia, è marcia!

Questi colori glieli dà il marciume che la divora da secoli!

Muore! Tornerà a essere il fango che era.

E' proprio questo che la fa bella.

Non tutti possono capire, bisogna avere in sé il senso della morte.

Tu avresti il senso della morte? Da quando?

Chissà, forse da sempre.

Sei solo un buffone.

- Dillo ancora. - Sei un buffone!

Forse hai ragione, ma io sto morendo.

Tutti stiamo morendo.

Ma io morirò presto. Cinque o sei mesi.

Forse meno dicono i medici.

Ma che stai dicendo?

La verità, mia cara.

Non è un nuovo imbroglio, vero?

No, questa volta...

Purtroppo no.

- Si può intervenire, fare qualcosa? - No.

Che cos'hai?

Male...

Male qui.

(voci non udibili)

Ti amo!

Ti amo!

Ti amo!

(voce non udibile)

Il brutto sarebbe perdere la personalità

e finire così, a poco a poco.

Queste cose fanno brutti scherzi, dipende da come si evolvono.

Bella roba!

Quello che mi spaventa non è tanto il dolore fisico.

Anche quello mi fa paura, ma puoi prendere calmanti o fare iniezioni.

Gran brutto male!

E la gente non ne parla mai. Strano! Come se non esistesse.

Se io dimentico qualcosa, non riconosco una persona,

o mi sembra di essere già stato in luoghi in cui non sono mai stato...

Può capitare a tutti, ma quando capita a me,

è diverso.

Bisognerebbe rassegnarsi.

Ma non credo che accetterò di spegnermi così, come una candela,

senza far niente.

A me è sempre mancato qualcosa per essere un vero uomo,

anche in questa circostanza.

(grida)

Zitti!

Zitti, fatemi contare.

Uno, due, tre, quattro, cinque,

sei, sette, otto, nove. Aspettate un momento.

Signore, ci può tenere questo?

Vorremmo giocare a "ruba bandiera", ma siamo in numero pari.

- Scusi... - Certo.

- Ha accettato! - Grazie.

Grazie, signorina! Ha accettato, facciamo le squadre!

Pronti? Cominciamo.

- Quattro. - Dai! - Salta!

1 a 0!

Cinque!

- Stai attento. - Pronti?

- Due! - Forza!

- Vorrei che fossi già morto. - Lo so.

Lo vorrei anch'io.

Ma ci vuole pazienza.

Signori, dovete imbarcarvi?

- No. - Mi dispiace, qui non si può stare.

E' vietato. Seguitemi, vi accompagno fuori.

Cosa ti aspetti che faccia?

Assolutamente niente. Andiamo.

- E' importante questo concerto? - Per me sì.

Benedetto Marcello o Alessandro, non si sa bene.

Noi lo chiamiamo Anonimo Veneziano.

E' stato scritto 250 anni fa, nel pieno splendore di Venezia

e sembra il lamento funebre per questa città.

Abbiamo inciso l'allegro, è venuto bene. Stasera proviamo il largo.

E' meraviglioso!

(canticchia il Concerto in Do Minore di Benedetto Marcello)

Se vuoi, ti accompagno alla stazione. C'è un treno alle 16.

Portami a casa tua.

- No, mi fa rabbia se pensi... - Non penso a niente.

- E' quella? - Sì.

- Mi piace qui. - Ti piace?

Un ambientino da scapoli.

Come vedi, ho cambiato tutto anch'io.

Non c'è rimasto niente da allora.

C'è rimasta questa.

- Quella c'è sempre. - Cosa dicono le donne che vengono qui?

Non credono che sei mia moglie. Dico che sei scappata con uno ricco

e rispondono che si vede che sei una puttana. Fai come a casa tua!

Mia cara, ti scrivo dopo 7 anni per non lasciare equivoci tra noi.

Mi uccido perché sono stato colpito da un male inguaribile

e non voglio finire così, giorno per giorno.

Avrei voluto chiamarti qui e dirtelo di persona,

ma non l'ho fatto perché...

- Vuoi bere qualcosa? - No, grazie.

Quando avrò inciso il disco, mi ubriacherò tutte le sere.

- Lo sai che ogni tanto un ubriaco finisce nel canale e muore? - Sì.

- Dove fate questa incisione? - A San Vidal.

E' una chiesa sconsacrata, l'hanno affittata i ragazzi.

L'acustica è perfetta, ci tenevano dei concerti già nel '700.

Non puoi trasferirti a Ferrara dopo avere inciso il disco?

- Dove, da te? - No, pensavo a una clinica

dove potrei starti vicino.

Devi essere pazza.

Io non potrei morire...

Non potrei aspettare di morire in un'altra città.

Non perché sia nato qui o perché sia la città più bella del mondo.

Ma perché è in agonia, come dicevi tu prima.

E mi dà la sensazione di morire insieme.

- Mi hai chiamato e resterò con te. - No, partirai col treno delle 18,10.

- No. - Allora alle 21,35, è l'ultimo. - No.

Sarai a Ferrara alle 23. Guardi le prove e poi parti.

(campane)

- Mancano 5 ore e mezza. - Cinque ore e mezza alla tua partenza.

E quattro ore alle prove.

Quattro ore alle prove.

No, la colpa non è stata tua.

Ti sei sempre data tutta quando facevi l'amore.

Ferocemente!

Eravamo giovani. Sono ancora giovane.

Non diventerò più un uomo. Non potrò più diventare un uomo.

Non posso dire "tra un anno", "un mese"!

Forse neanche "tra una settimana".

A volte penso: "La primavera prossima..."

- Zitto. - Non ci sarà primavera prossima.

- Stai zitto, ti prego. - Perché? Sono io che muoio!

- Devi ascoltarmi! - No!

Sai quale sarà il primo segno della fine? La vista.

- Una mattina aprirò gli occhi e sarà buio! - No, basta!

- Basta! - Perché basta?

- Devi ascoltarmi fino alla fine. - No! Basta!

Già adesso non vedo più il contorno delle cose.

Riconosci i miei occhi? Hai visto come ti ho guardato tutto il giorno?

- Ti fai male così! - Ora sai perché ti ho fatta venire!

Avevo bisogno di qualcuno.

Qualcuno con cui soffrire insieme.

E' per questo, capisci?

Quando ti capita una cosa come questa,

c'è da impazzire se si è soli. C'è da impazzire!

E non c'eri che tu, solo tu.

Insostituibile.

Sei andata via e sono stato solo.

Solo tu sai soffrire con me.

Era questo che volevo.

Adesso basta.

Basta davvero.

E' questo?

Non dire a Giorgio che ci siamo visti.

Fagli solo sentire il concerto quando sarà grande.

Posso dirgli che pensavi a lui mentre suonavi?

E a te.

(squilli del telefono)

Ho chiamato Ferrara. Avverti che prendi l'ultimo treno.

- Pensavo di farlo alla stazione. - Chi ti sente? Io non esisto.

Pronto? Giorgio.

Sì, ciao, sono la mamma, da Venezia.

Aspetta un momento.

E' Giorgio. Gli vuoi parlare?

Giorgio, di' a tuo padre che non vengo col rapido.

No, avvertilo tu.

Digli che sarò lì alle 23, con l'ultimo treno.

Digli anche che non si preoccupi, va tutto bene.

No, cenate pure. Io mi arrangio. Ciao.

Ecco un mangiadischi e un registratore.

- Non li hanno già, vero? - No, ne sono sicura.

Questo è per Giorgio e questo è per l'altro. Come si chiama?

Anna Maria. E' una bambina.

Una bambina?

Ricordi che volevo una bambina?

Non sarei stato un padre migliore.

Questo è per Giorgio e questo è per Anna Maria. E' più facile da usare.

- Prendo questi due. Quanto pago? - Le faccio subito il conto.

- Glieli mando a casa? - No, me li incarti.

- Grazie. - Grazie a lei.

Ti uccido io.

Se fosse capitato a me quello che hai tu, cosa avresti fatto?

Hai un libro con una pagina tutta segnata.

"Il suicidio come intervento nei due fatti che sfuggono all'uomo:

la vita e la morte."

In una situazione simile, chiunque pensa al suicidio.

La vita vuole fregarti, ma la freghi tu. Diventi tu il più forte.

- Non ce l'hai fatta e non hai finito la lettera per me. - E allora?

Allora non sei il più forte!

Sei solo un disgraziato che sta morendo e che ha paura!

Certo! Quando mi addormento, ho paura che la morte arrivi nel sonno!

Ho paura quando incontro una persona e penso: "Perché a me e non a lui?"

Ho paura quando suono perché potrei restare lì, con questo tra le mani!

Perché non dovrei aver paura?

(voci non udibili)

- Ho fatto l'audizione a La Fenice. - Com'è andata?

Per adesso in orchestra come secondo oboe, poi forse maestro sostituto.

Ma non voglio restare a Venezia.

E adesso ti comprerò un vestito da regina.

Come le regine di un tempo che, nelle grandi occasioni,

si vestivano tutte d'oro e d'argento.

- No, ti prego. - Non vuoi? Qui fanno i broccati più belli del mondo.

Sì, lo so, ma perché?

Non hai il senso delle convenienze, ti batti troppo per l'eredità.

Lasciami sperperare.

Se sarà ancora aperto.

(scatto di serratura) Sono sempre fortunato!

Non si sono ancora arresi alle macchine.

Ci sono telai vecchi di 300 anni. Al mondo c'è ancora molta poesia!

Sei bella! - Hai detto qualcosa?

No.

- Mi hanno detto che eri qui. - Ciao. - Ciao, come stai?

- Abbiamo poco tempo. Mia moglie. - Tua moglie?

- Buonasera. - Puoi mostrarle qualcosa? - Tu conosci la strada.

Prego, signora.

(voci non udibili)

(voci non udibili)

"Nella vita della maggior parte delle donne,

tutto, anche il più grande dolore,

fa capo alla messa in prova di un abito nuovo."

Proust.

Ricordi, amore mio, quando lo leggevamo insieme?

E' detto con molta arguzia, non trovi?

- Tutto fatto? - Sì. - Fammi il conto e manda tutto alla stazione,

al treno delle 21,30 per Bologna. - Va bene.

- Prego, signora. - Grazie.

- Arrivederla. E fatti vedere. - Ciao.

Spero sia rimasta contenta, signora.

Una volta ho visto tirar su un cane affogato.

Era orrendo, gonfio!

Chissà quanta acqua aveva bevuto!

Sembrava un pupazzo di gomma.

Solo gli occhi...

Li aveva ancora aperti e ti fissavano seri, composti.

Uno sguardo pieno di dignità.

(voci non udibili)

Sono sempre l'ultimo. Salutiamoci qui.

Tornerò.

No.

- Ma non vorresti... - Vorrei averti vicino fino alla fine.

Ma ho vergogna, capisci?

Sì, capisco.

Non ti ho dato che male.

No, tu puoi farmi tutto.

Perché sono tuo marito? O perché muoio?

Perché ti amo.

Ricordi la prima cosa che ti ho detto stamattina?

"Grazie di essere venuta."

Grazie di essere venuta.

Fatto! Tira su!

(voci non udibili)

- Eccomi qua! - Finalmente!

- Buonasera, professore. - Sono sempre l'ultimo.

Non si preoccupi, ci pagherà il caffè anche stasera.

La colpa non è tutta mia, ha voluto accompagnarmi mia moglie.

- Buonasera, signora. - Buonasera.

- Resterà un po' se non vi dispiace. - No, se non dispiace a lei.

- Io comincerei con una prova. - Come vuole lei.

Ma io registrerei anche questa.

- D'accordo. - Grazie.

Quando vuole.

- Pronti? - Impazienti. - Zitto tu!

Pronti? Pronti?

Va bene. Pronti!

Anonimo Veneziano, concerto in Do minore per oboe e archi.

Secondo movimento. Adagio. Registrazione prova.

Scusate.

Meglio che vai, amore mio.

A casa ti aspettano.

Ricominciamo.

Pronti?

Anonimo Veneziano, concerto in Do minore per oboe e archi.

Secondo movimento. Adagio. Registrazione prova.

Oh, Dio mio!

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.