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SI AFFITTA APPARTAMENTO
- Un gettone. - Non serve, in fondo a sinistra. - Grazie.
Mamma, sono Jeanne.
C'è un appartamento sfitto a Passy, vado a vederlo.
Dopo vado alla stazione, arriva Tom.
A più tardi. Si, passo da casa, ciao.
Sono qui per l'appartamento, ho visto il cartello.
Il cartello? Quale cartello?
Sempre cosi', non mi dicono mai niente.
Vorrei vederlo.
- Per affittarlo? - Ancora non lo so, forse.
L'affittano, lo sfittano e lo so sempre per ultima.
Le sembra giusto?
Se vuole andare su da sola... puo' andare, io ho paura dei topi.
La chiave è sparita.
Ne succedono di cose strane.
Bevono anche sei bottiglie al giorno.
Aspetti, non vada via, ce ne dev'essere un'altra.
Eccola.
Lei è molto giovane, vero?
Mi lasci andare!
E' matta!
E lei chi è?
Mi ha fatto paura. Come è entrato?
Dalla porta.
Già, l'ho lasciata aperta,
pero' non l'ho sentita entrare.
- Ero già qui. - Come dice?
Allora la chiave l'ha presa lei, per questo la portiera non la trovava.
Queste vecchie case hanno un fascino.
Ci starebbe bene una poltrona qui davanti al caminetto.
La poltrona deve stare...
- davanti la finestra. - Lei non è di qui.
E' straniero, vero?
- Lo prende in affitto? - E lei?
Non lo so.
- Si sente male? - No.
Rispondo io?
- Pronto? - Si'?
Qui non c'è più nessuno. Troppo tardi, è già affittata.
Non lo so.
Allora ha deciso di prenderla lei?
Era già deciso cosi', ma...
ora non so più che fare.
Le piace?
- Ti ho chiesto se ti piace. - Devo pensarci.
Pensaci presto.
Credevo fosse uscito.
- Attenta! - Per chi ci hanno preso?
Stiamo girando, non vedi? Stiamo girando un film.
Se ti bacio, questo puo' essere cinema!
Se ti accarezzo i capelli, questo puo' essere cinema.
Che diavolo dici? Li conosci?
E' una lunga storia, in due parole: "Ritratto di ragazza".
E' per la televisione e la ragazza sei tu!
Tu sei impazzito! Potevi chiedermelo prima.
Si, ma volevo cominciare con la "ragazza del ritratto"
che incontra il fidanzato... Questa è la mia troupe.
Cosi' mi hai abbracciato sapendo che era un film.
Vigliacco! Traditore!
Vedrai, sarà un film d'amore.
Dimmi, tesoro, che hai fatto durante la mia assenza?
Ti ho pensato giorno e notte e ho pianto.
Amore, non posso vivere senza di te.
Magnifica, stop! Fantastico!
lo avrei già finito, ma c'era la polizia e non potevo toccare niente.
Non volevano credere al suicidio, troppo sangue.
Si sono divertiti a farmi rifare tutti i suoi movimenti.
"E' passata di qua...
Poi è passata di qui..."
Ho aperto la tenda... ho dovuto rifare tutto come lei.
I clienti non hanno chiuso occhio tutta la notte.
L'albergo era pieno di poliziotti.
A quelli piace giocare col sangue.
Sembrano topi.
Se era triste, se era allegra,
se era un matrimonio felice.
Da quanto eravate sposati, perché non avevate figli.
Che maiali!
Mi hanno dato subito del tu.
Hanno detto: "Tipo inquieto il tuo padrone.
Lo sai che faceva il pugile?"
E allora?
"Ma gli è andata male."
Poi è diventato... attore.
Poi ha trafficato nel porto di New York, ha suonato il bongo.
Ha fatto...
il rivoluzionario nell'America del Sud,
giornalista in Giappone.
Un giorno sbarca a Tahiti.
Si arrangia, prende la malaria.
Poi arriva a Parigi e qui...
incontra una donna con i soldi, la sposa e...
"E da allora che fa il tuo padrone?" Niente!
E io dico: "Posso pulire ora?" "Non si tocca niente."
"Credi che la tua padrona si sia uccisa? E perché?"
Poi mi spinge in un angolo e comincia a tastarmi.
Io ci sarei andata all'obitorio, ma con il lavoro che c'è!
Forse a quest'ora stanno facendo l'autopsia.
- Perché non chiudi l'acqua? - Devo ridarle il rasoio.
Non è il mio.
A loro non serve più, hanno chiuso l'indagine.
Aveva dei tagli al polso e anche al collo.
Questa dove la metto?
- Poteva bussare. - Era aperto, la metto qui?
No, davanti al caminetto.
- Attenzione! - Metta li.
Quattro piani! Dove lo vuole il tavolo?
- Non lo so, deciderà lui. - Io la lascio qui.
- Per fortuna che siamo specialisti. - Ma non c'entrerà mai.
Suo marito aveva detto che era un lavoretto!
Che bordello.
- Grazie. - Auguri!
Quella poltrona deve stare davanti alla finestra.
Sono venuta soltanto per riportarti la chiave.
- Per riportarle la chiave! - Non mi interessa la chiave.
Levati il cappotto.
Avanti, aiutami.
Prendi queste sedie e vieni con me.
Mettile dall'altra parte.
Anche questa.
Non hai perso tempo.
Senti un po', me ne devo andare.
Signore, io devo andare via.
Il letto è troppo grande, non c'entra.
- Non so come chiamarti. - Non ho nome.
- Vuoi sapere il mio? - No, non lo voglio sapere!
Io e te siamo senza nomi. Qui, niente nomi.
- Nessun nome. - Lei è pazzo!
Forse, ma non voglio sapere niente di te.
Né dove stai né da dove vieni.
- Niente, niente, capisci? - Mi fa paura.
Ci incontriamo senza sapere niente di quello che siamo fuori di qui.
D'accordo?
Ma perché?
Perché non abbiamo bisogno di nomi qui dentro.
Capisci?
Dobbiamo dimenticare tutto cio' che sappiamo.
Tutto, cose, persone, tutto cio' che siamo stati,
gli amici, la casa. Dobbiamo dimenticare ogni cosa.
Non lo so...
- Ci riusciremo? - Non lo so.
- Hai paura? - No.
Vieni.
- Pensavo di trovarti qui. - La aspettavo più tardi.
Ho preso il primo treno.
Paul, che orrore, è terribile.
Papà è a letto con l'asma.
Il medico gli ha permesso di venire.
Meglio cosi, io sono più forte.
- Cosa sta cercando? - Qualcosa che mi spieghi.
Una lettera o un segno.
Non c'è niente, gliel'ho detto, non si è trovato niente.
E' impossibile che la mia piccola Rosa,
nemmeno una parola, per sua madre.
- E' inutile cercare ancora. - Neanche per te, suo marito.
Ha bisogno di riposare.
Credo che la 12 è libera.
Con un rasoio?
A che ora è successo?
Non so proprio, durante la serata.
E poi?
Gliel'ho già detto per telefono:
poi l'ho trovata cosi' e...
ho chiamato l'ambulanza.
Dopo la tua telefonata,
papà ed io siamo rimasti svegli tutta la notte a parlare di Rosa e di te.
Papà parlava a bassa voce,
come se la cosa fosse accaduta da noi.
Paul!
- Dov'è successo? - In una camera.
Ha sofferto?
Lo domandi ai dottori che fanno l'autopsia.
L'autopsia?
I biglietti a lutto ce li avevo a casa.
Ho avuto tanti morti, pensero' a tutto io.
La voglio vestire con le mie mani, con tanti fiori.
I biglietti,
le partecipazioni, i fiori...
Ha tutto in quella valigia.
Non ha dimenticato niente.
Pero' io non voglio preti.
- Non voglio preti qui, intesi? - Ma, Paul...
I funerali devono essere religiosi.
No! Sua figlia Rosa non era credente.
Qui nessuno crede a quel vostro Dio!
Paul, non gridare. Ti prego, non fare cosi.
Ti prego!
In chiesa non vogliono i suicidi.
In chiesa non li vogliono i suicidi, non lo sa?
Le daranno l'assoluzione.
L'assoluzione e una bella Messa, non chiedo altro.
Capisci? Rosa, Rosa è la mia bambina.
Ma perché si è uccisa?
Perché uno si uccide?
Perché?
Lei non lo sa, vero?
Lei non sa il perché.
Senti... adesso guardiamoci soltanto.
E' bello non sapere niente l'uno dell'altro.
Si.
Forse... possiamo godere senza toccarci.
Senza toccarci?
Va bene.
Ti stai concentrando?
Sei già venuta?
- E' difficile. - Si', lo so.
Devi metterci più impegno.
Voglio inventarti un nome per te.
Un nome? Oh, Cristo.
Mi hanno dato milioni di nomi nella mia vita.
Non voglio nomi, meglio un verso, un grugnito, un suono.
Vuoi sapere il mio nome?
- E' molto maschile. - Si'. - Senti il mio.
Questo è il cognome.
Non dovevi farlo.
Ma non è una parrucca, sono miei.
Sono brutta, eh? Dillo che ti piaccio, dillo!
Si che mi piaci. Ascolta...
Vedi... non so com'è.
Anche se sei cambiata, sei come prima.
Vedo l'inquadratura, la macchina è in alto...
e scende lentamente verso di te.
Tu indietreggi, sono i ricordi dell'infanzia.
C'è anche della musica.
Si avvicina a te in primissimo piano...
Sbrighiamoci a girare, ho fretta.
Ma prima parliamone un po'.
Stasera si recita a soggetto. Sta a voi seguirmi.
Era il mio amico d'infanzia.
Stava ore e ore a guardarmi, sono sicura che mi capiva.
I cani sono migliori delle persone e sono più sensibili.
Vi presento Olympia, la mia tata.
Mustaphà sapeva distinguere i poveri dai ricchi.
Se entrava qualcuno ben vestito, stava buono.
Ma se entrava un vagabondo, bisognava vederlo!
Il colonnello gli faceva riconoscere gli arabi dall'odore.
- Aprici la porta di casa. - Prima dammi un bacio.
Su, vai ad aprire.
Olympia impersona le virtù domestiche.
Fedele, molto economa e razzista.
Dopo la morte di papà ci trasferimmo nella vecchia casa di famiglia.
La mia infanzia è legata a una quantità di odori.
Le muffe dei muri, il bucato, la marmellata.
Venivano a giocare tanti bambini. Correvano dalla mattina alla sera.
Invecchiare è un delitto. Quella sono io.
E quella è M.lle Sauvage, la maestra.
Severa e religiosa.
Era troppo buona e ti viziava.
Questa è Christine, la mia amica del cuore.
Ha sposato il farmacista e ha due bambini.
Qui è come in un paese, ci si conosce tutti.
Io a Parigi non ci potrei vivere.
Qui si è tagliati fuori. E' strano guardare dietro di sé.
Stop! Perché dici che è strano?
E' la tua vita, la tua infanzia, è tutto quello che io cerco qui.
E voi che cavolo fate qua? Via, sparite!
Che vogliono questi scocciatori sempre alle calcagna? Sparite!
La porta. Apro la porta!
Apro tutte le porte!
- Ma cosa fai? - Preparo l'inquadratura.
Ecco, ho trovato. La marcia indietro.
E lei che fa qui? Si tolga dai piedi! Via, via! Sparire!
Un ritorno all'indietro. Si.
Capisci? Come una macchina ora ingrani la marcia indietro.
Chiudi gli occhi e torna indietro. Non ti fermare.
Cosi', avanza. Avanza all'indietro.
Cosi'. Ritrovi la tua infanzia.
- Papà... - Brava hai ingranato. Sei partita.
- In grande uniforme. - Non avere paura. Superi gli ostacoli.
- Papà in Algeria. - Hai 15 anni.
Quattordici, tredici...
dodici, undici, dieci, nove...
- Ci sei - Il mio passaggio preferito a nove anni.
Ecco il mio quaderno.
Ero in terza elementare. Tema: "La campagna".
Svolgimento: "La campagna è il paese delle vacche.
La vacca è tutta vestita di cuoio.
La vacca ha quattro lati: il davanti, il didietro...
il disotto e il disopra!" E' divertente, no?
Le fonti della mia cultura: il Grand-Larousse lo ricopiavo.
"Mestruazioni: sostantivo femminile.
Funzione fisiologica consistente nel flusso e riflusso.
Pene: sostantivo maschile.
Organo della copulazione nell'uomo variante da 5 a 40 centimetri.
Tom? Tom!
- Tom! Guarda. - Chi è?
- Il mio primo amore. - Chi?
E' mio cugino Paolo: il mio primo amore.
- Ma ha gli occhi chiusi. - Come?
Ha gli occhi chiusi!
Suonava il piano come un dio!
E' cosi' che lo ricordo. Seduto al piano.
Le sue dita correvano sui tasti.
Suonava per ore e ore.
In fondo al giardino ci sono due alberi.
Un platano e un castagno.
La domenica, dopo la Messa,
ci sedevamo li ognuno sotto il suo albero.
Era bellissimo, ci guardavamo negli occhi.
Questi alberi per me erano la giungla.
- Che fate? - Stiamo facendo la cacca.
- Perché? Non si vede? - Proprio qui dovevate venire?
Scappiamo!
Lazzaroni! Lazzaroni!
Guarda che si deve vedere! Non vi azzardate più!
- Andate a cacare al vostro paese! - Gira! Gira!
Neanche qui si puo' più stare in pace! Vi faccio vedere io!
- Hai girato? - Tutto.
Olympia ha dato un'idea precisa sul razzismo nella periferia parigina.
Sembra proprio una giungla.
- Parlami di tuo padre. - Non abbiamo finito?
- Solo cinque minuti. - Ho fretta, ho un impegno di lavoro.
Allora, il colonnello? Il colonnello!
Il colonnello aveva gli occhi verdi e gli stivali lucidi.
L'amavo come un dio, mio padre.
Com'era bello nella sua uniforme.
Un sacco di merda.
Cosa? Non ti permettere!
Tutte le uniformi sono merda, tutto fuori di qui è solo merda.
E poi non mi frega niente di sapere le cose del tuo passato.
E' morto nel '58 in Algeria.
'58, '48 o '98...
Ti proibisco di scherzare sul '58.
Piantala di parlare di cose che non ci riguardano.
- Che ci frega di tuo padre? - Va bene.
Dimmi di che devo parlare e cosa devo fare.
Vieni sulla nave pirata.
Perché non ritorni in America?
Non lo so.
- Brutti ricordi, forse. - Brutti ricordi?
Mio padre era un ubriacone.
Rozzo, attaccabrighe e sparaballe. Superputtaniere.
Era un tipo duro.
Mia madre era molto... Molto poetica.
Anche lei un'ubriacona.
Mi ricordo che una volta, quando ero bambino,
l'arrestarono tutta nuda.
Vivevamo in un paesetto, una comunità agricola, in una fattoria.
Quando ritornavamo da scuola,
lei non c'era. Era in galera o chissà dove.
Io dovevo mungere la mucca.
Mattina e sera e mi piaceva.
Ma ricordo una volta che mi ero vestito
per accompagnare una ragazza a una partita di pallacanestro.
Stavo uscendo quando mio padre dice:
"Vai a mungere la vacca." E io: "Per favore.
Mungila tu per me."
E lui: "Vai a mungerla e non rompere!"
Cosi' io feci tardi e non ho potuto cambiarmi le scarpe.
Erano sporche di merda di vacca e quando arrivai dalla ragazza,
anche la macchina puzzava tutta di merda.
Non lo so... non riesco mai a trovare dei bei ricordi.
Neanche uno?
Si, forse uno.
C'era un brav'uomo, un nostro vicino.
Era vecchio, povero e si ammazzava di fatica.
Io scavavo un fosso per lo scolo delle acque proprio al confine.
Lui indossava una tuta e fumava una grande pipa.
Spesso non ci metteva il tabacco.
Lui odiava il lavoro. C'era caldo e polvere.
Mi faceva male la schiena. Allora mi mettevo a guardare...
la sua saliva che scivolava lungo il cannello
e si raccoglieva in fondo alla pipa.
Scommettevo con me stesso quando sarebbe caduta la goccia.
Non ho mai indovinato. Non ho mai visto cadere la goccia.
Quando ero stufo di scommesse andavo in giro per la campagna.
Avevamo un bellissimo...
Mia madre mi aveva insegnato ad amare la natura.
E' tutto quello che ha saputo insegnarmi.
Davanti alla casa c'era un'enorme distesa, un campo.
Coltivato a senape e avevamo un cane nero molto bravo.
Si chiamava Dutchy. Andava nel campo a caccia di conigli,
ma non riusciva a vederli.
Cosi' saltava tra le piante di senape cercando di individuarli.
E questo... mi sembrava molto bello,
anche se non ha mai preso un coniglio.
- Ti ho fregato. - Davvero?
"Non voglio sapere niente del tuo passato, baby."
Credi che ti abbia detto la verità?
E' possibile.
Possibile.
Io sono Cappuccetto Rosso e tu sei il lupo.
Ma che braccia forti che hai!
Per meglio strizzarti quando ti chiavo.
E che unghie lunghe che hai!
Per meglio graffiarti il culo.
Che pelo peloso che hai!
Per farci un allevamento di piattole.
Che lingua lunga che hai!
Per meglio... indovina un po'.
E questo a che serve?
Questo ad alcuni dà tanta gioia.
- Ed ad altri solo pene. - Pene?
E' buffo. E' come quando da piccoli si gioca a fare i grandi.
Mi sembra di tornare all'infanzia.
Eri felice da piccola?
E' meravigliosa l'infanzia.
I bambini sono peggio dei grandi, fanno la spia.
Sanno solo ammirare l'autorità, si vendono per una caramella.
- Io non ero cosi'. - No?
Scrivevo poesie,
disegnavo bei castelli con torri... tante torri.
- Non pensavi mai al sesso? - No, niente sesso.
- No, niente sesso. - Torri.
- Ma eri innamorata del tuo maestro. - Era una donna.
- Allora era lesbica. - Come lo sai?
E' un classico.
E tu?
Il mio primo amore fu mio cugino Paul.
No! Mi farai venire le emorroidi, se continui a fare nomi.
Me ne frego se quello che dici è vero o falso, ma non fare nomi.
- Perché non li sopporto. - Scusa.
Sentiamo un po'.
Racconta.
Avevo 13 anni e lui era sottile, bruno.
Rivedo un buffo naso... un buffo amore.
Me ne innamorai quando lo sentii suonare il piano.
O quando ti mise una mano tra le cosce?
Era un ragazzo prodigio: suonava con due mani.
E quante mani aveva?
- Ti toccava col piedino? - Si moriva di caldo.
La solita scusa, e poi?
Nel pomeriggio, quando i grandi riposavano...
- Tu gli toccavi il pistolino. - Sei matto?
- Allora ti toccava lui. - Non gliel'ho mai permesso!
Bugie, bugie! Ancora una e ti cresce il naso fino alla luna.
Non ti ha mai toccata?
Guardami negli occhi e dimmi che non ti ha mai toccata.
Mi ha toccata, ma dipende in che modo.
Ah, dipende in che modo. E come?
Dietro la casa c'erano due alberi, un platano e un castagno.
Io sedevo sotto il platano e lui sotto il castagno.
E... 1-2-3, cominciavamo a masturbarci.
Il primo che godeva, vinceva.
Perché non mi ascolti?
A che età hai goduto per la prima volta?
La prima volta?
Andavo a scuola ed ero molto in ritardo.
Mi misi a correre. La strada era in discesa.
Improvvisamente sentii una cosa violenta che veniva da qui.
Correndo, godevo...
Allora correvo sempre più forte e più correvo più era bello.
Due giorni dopo provai a correre di nuovo, ma niente da fare.
Perché non mi ascolti?
Quando ti parlo, mi sembra di parlare al muro.
La tua solitudine è pesante. Non è né indulgente né generosa.
Sei un egoista!
Anche io so bastare a me stessa, sai?
Non riesco a dormire con questo sassofono.
Sono entrato in questo hotel per una notte e ci sono rimasto 5 anni.
Quando avevamo l'albergo, io e papà ci venivamo solo per dormire.
Ora c'è un po' di tutto.
Qui ti puoi nascondere, ti puoi drogare, fare musica.
- Tolga quella mano. - Non sei solo, ci sono io.
Sei pazzo! Ora comincio a capire.
Vuole che lo faccia smettere?
Va bene, lo faccio smettere.
Che vuoi fare, Paul?
Vedrà che smettono. Smetteranno subito perché hanno paura.
Ci vuole poco per farli tremare. Sa di che hanno paura? Glielo dico io.
Hanno paura del buio. Hanno paura di essere uccisi.
- Accendi. - Voglio presentarla a un paio di clienti.
Amici, venite a salutare la mamma.
Mamma, questo è il signor Saxophone.
E quello è il nostro fornitore di droga, mamma!
Ogni tanto ci porta roba veramente buona.
E li c'è la bellissima Miss Pompino 1933.
Se si toglie la dentiera, è meglio di tante giovani.
- Accendi! - Amici, venite a salutare mamma!
- Accendi! - Ha paura del buio, mamma?
Ha paura del buio. Ma sicuro, tesoro.
L'accontento subito. Faccio subito un po' di luce.
- Buonasera, signora. - Buonasera.
- Buonasera, Marcell. - Buonanotte, Paul.
- Chi è? - Le piace?
Era l'amante di Rosa.
Ma che ci faccio qui con te?
- L'amore? - No!
Diciamo che vieni qui perché ti piace scopare.
Mi hai preso per una sgualdrina?
- Per chi ti ho presa? Per una che? - Troietta.
- Di' puttana, parla pulito. - Puttana.
No, sei solo una ragazza fuori moda che cerca di adeguarsi.
Preferisco essere una puttana.
- Perché frugavi nelle mie tasche? - Per sapere qualcosa di te.
Per sapere qualcosa di me.
Se vuoi sapere qualcosa di più, cerca dentro lo slip.
Per ora sappiamo che compri i vestiti ai Grandi Magazzini.
E' un po' poco, ma è già un buon inizio.
Non è un inizio, è già una fine.
Bene, lasciamo perdere. Quanti anni hai?
- Sabato faccio novant'anni. - Non li dimostri.
- Hai fatto l'università? - Certo.
Ho frequentato l'Università del Congo
per studiare il coito delle balene.
E' raro che un barbiere faccia l'università.
Vuoi dire che somiglio a un barbiere?
No, ma quello è un rasoio da barbiere.
E' permesso dalla legge, basta saperlo usare.
Si, ma è sempre pericoloso.
Nelle mani di un pazzo.
Hai intenzione di sfregiarmi?
No.
Sarebbe come scrivere il mio nome sulla tua faccia.
Come si fa alle schiave.
Quelle si marchiavano sul sedere, io ti voglio libera.
Io non sono libera!
Lo sai perché non vuoi sapere niente della mia vita?
- Perché odi le donne. - Credi? - Ma cosa ti hanno fatto?
Vedi... o le donne pretendono di sapere sempre io chi sono
o pretendono che io sappia chi sono loro e questo mi annoia a morte.
Io non ho paura di dire chi sono: ho 20 anni compiuti...
No, come te lo devo dire che non voglio sapere niente?
Lo vuoi sentire in tedesco?
Capito?
So che non è facile, ma devi rassegnarti.
Sono una rarità cosi a coppia.
Sembrano fatti apposta per farci stare insieme anche dopo.
Non credi?
Che ti prende? Perché stai cosi?
Sei arrabbiata? Arrabbiata?
Devo riconoscere che sono felice con te.
Ancora! Vieni qua, giochiamo!
Ancora!
Eccomi, sono pronta.
Usciamo insieme.
Ma..
Cafone... nemmeno un "ciao".
Tom!
Jean!
- Aspetta, faccio una volata! - Resta là, devo parlarti!
Perché non me lo hai detto poco fa al telefono? Cosa c'è?
Trovane un'altra per il tuo film.
- Perché? - Tu ti approfitti di me.
Mi costringi a fare cose che non ho mai fatto.
Perché rubi tutto il mio tempo.
Perché sei sempre tu a comandare, non sono la tua schiava!
Il film è finito.
Sono stanca di farmi violentare!
Avanti.
Mi voleva parlare? Coraggio, sono qua.
Non sono venuto per piangere con lei.
Le dispiace se continuo a lavorare?
Mi distrae dopo quello che è successo.
Identiche!
- Rosa le aveva volute identiche... - Le vestaglie.
Lei non puo' dirmi niente che io non sappia.
Stesso colore, stesso disegno...
Lei è preciso...
Mi domando perché conserva quei ritagli di giornale.
E' un lavoro o un hobby?
Hobby è una parola che non mi piace.
E' un lavoro per arrotondare lo stipendio.
Allora è una cosa seria.
E' un mestiere che fa leggere. Molto istruttivo.
Sia sincero.
Non sapeva che avevamo la stessa vestaglia.
Abbiamo molte cose in comune.
Marcel, io so tutto.
Rosa mi ha parlato spesso di lei.
Credo ce ne siano pochi di matrimoni come questo.
Buffo, vero?
Ho sete.
- Un sorso di Bourbon? - Aspetti.
Voleva il Bourbon?
Anche questo un regalo di Rosa?
Non mi piace, ma Rosa voleva che ne tenessi sempre una bottiglia.
Mi stavo domandando proprio questo.
Se tra questi dettagli, da queste cose senza valore,
è possibile risalire e capire insieme...
Insieme?
Quasi da un anno Rosa ed io, senza passione, ma con regolarità...
- Credevo di conoscerla come... - La propria amante.
Per esempio.
Tempo fa successe una cosa che non sono stato capace di spiegarmi.
Vede li sul muro?
Era montata in piedi sul letto.
E cercava di strappare la carta con le mani.
L'ho fermata, perché si spezzava le unghie.
Ma ci metteva una violenza... strana.
Non l'avevo mai vista cosi.
La nostra camera è dipinta di bianco.
Rosa voleva che fosse diversa dalle altre camere dell'albergo.
Per cercare di darle... l'aspetto di una casa normale.
Avrà voluto cambiare anche qui. Cosi ha cominciato con la carta dei muri.
Un po' di febbre... merda.
Lei ne aveva di opportunità.
Doveva essere molto bello... diciamo vent'anni fa?
Mai quanto lei.
Ha ancora molti capelli, eh?
Bisogna tagliarli spesso e lavarli. Io li lavo quasi tutti i giorni.
Fa anche dei massaggi?
- Si', massaggi. - Sembra in forma, eh?
Che cosa fa per la pancia? Questo è il mio problema.
- Ecco... ho un segreto. - Me lo dica.
Pensa di lasciarci? Mi hanno detto che ha preparato la valigia.
Eh, l'America.
Perché Rosa la tradiva con me?
Lei non puo' convincersi che Rosa si sia suicidata.
E' difficile anche per me... convincermi.
Ecco il mio segreto.
Trenta volte ogni mattina.
Quello che non riesco a capire di Rosa...
è che cosa ci trovava in lei.
Ci sei?
C'è nessuno?
Ciao, mostro.
Dove lo metto il regalo? Lo nascondo!
- Sei più bianco del solito. - In cucina c'è del burro.
Allora ci sei e non rispondi.
- Vai a prendere il burro. - Mi aspetta giù un taxi.
Portami il burro.
Quello che mi fa impazzire
è che tu sei cosi maledettamente sicuro che tornero'.
Ma cosa credi?
Che un americano seduto per terra in un appartamento vuoto,
che mangia formaggio e beve acqua sia uno spettacolo interessante?
Che cosa c'è qui sotto? C'è il vuoto.
Senti?
- E' vuoto. - Già, dev'essere un nascondiglio.
- Non aprire. - Perché?
Non lo so, ma non aprire.
E quello lo posso aprire?
Aspetta, forse ci sono dei gioielli dentro.
Forse c'è oro.
- Hai paura? - No.
No?
Tu hai sempre paura.
Forse c'è qualche segreto di famiglia là sotto.
Segreto di famiglia?
Te lo dico io il segreto di famiglia.
Che cosa fai?
Voglio farti un discorso sulla famiglia.
Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alla virtù.
Adesso ripeti insieme a me.
No! No!
- No! - Ripeti!
"Santa famiglia".
Avanti, ripeti.
Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini.
- Sacrario... - Dei buoni cittadini.
Dei buoni cittadini. Ah!
Ora, ripeti.
Dove i bambini sono torturati finché dicono la prima bugia.
I bambini sono torturati...
La volontà è spezzata dalla repressione.
La volontà è spezzata... dalla repressione.
Dove la libertà...
La libertà!
La libertà...
La libertà è assassinata dall'egoismo.
Famiglia...
Tu...
Merda!
Ehi! Tu... si, tu!
Ho una sorpresa per te.
- Cosa? - Ho una sorpresa per te!
Bene, adoro le sorprese.
Che roba è?
Musica, ma non riesco a farlo funzionare.
Contenta adesso?
Sai perché ho allontanato la troupe?
Perché vuoi restare solo con me e non volevi che sentissero.
Perché volevo restare solo con te?
- Perché devi dirmi una cosa molto seria. - Si'.
Ho una cosa molto seria da dirti.
- Allegra o triste? - E' un segreto.
Allora è allegra. Che tipo di segreto?
Un segreto tra un uomo e una donna.
Roba di sesso o amore?
Amore, ma non è tutto.
Un segreto che parla d'amore e che non è d'amore. Cos'è?
Fra una settimana ti sposo.
- Cosa? - Voglio sposarti! - Cosa?
- Voglio sposarti! - Mi vuoi sposare?
- Chi sposi? - Sposo te. - No. - Si'.
- Si'. - No. - No. - Si'.
- Ci sposiamo o no? - Non lo so.
- Allora si? - Si. - No. - Si'.
Mi levo questa.
Manda tutto in campagna.
- Che ne pensi, Jeanne? - Olympia sarà contenta.
Ci sono andata con Tom.
Sta mettendo su un museo di famiglia.
Gli stivali di papà, no. Li tengo con me.
Mi danno un brivido strano toccarli.
Chissà perché queste cose militari non invecchiano mai.
Da piccola mi sembrava pesante quando papà mi insegnava a sparare.
Quella la tengo io. In una casa è meglio avere un'arma.
Ma se non sai adoperarla.
Basta averla. Fa il suo effetto.
Hai conservato tutto di papà.
Questo era il suo attendente?
Bell'esempio di berbera...
Razza forte i berberi, ma come domestiche sono impossibili.
Sono contenta di mandare tutto in campagna. Qui si accumula troppo.
Non ti preoccupare. Tra poco avrai tutto il posto che vuoi.
- Che vuoi dire? - Niente.
Signora colonnella, ho l'onore di annunciarle...
Cosa?
- In questo giorno fatidico... - Quale giorno fatidico?
Mi sposo fra una settimana.
- Che dici? - Con Tom tra una settimana.
- Cosa hai detto? - Con Tom!
Cosa fai tra una settimana?
- Partito! - 5... seconda!
Che aspetta?
- Entrate in campo, si gira! - Ecco, un momento.
Come lo vedi il matrimonio?
- Il matrimonio? - Si'.
Lo vedo dappertutto, sempre.
Come dappertutto?
Sui muri, sulle facciate dei palazzi...
- Sui muri, sulle facciate? - Sui cartelloni pubblicitari.
Di che parlano i cartelloni pubblicitari?
Di automobili, di olio di semi, di sigarette...
No, la pubblicità parla della giovane coppia.
Prima del matrimonio senza figli.
Poi, dopo il matrimonio con i figli. ll matrimonio, insomma.
ll matrimonio ideale, riuscito.
Cosa trovavi fra le mura buie delle chiese?
Un marito distrutto dalle responsabilità e una moglie musona.
Oggi il matrimonio della pubblicità è sorridente.
Sorridente... sui manifesti.
Ma perché non prendere sul serio il matrimonio sui manifesti?
Il matrimonio... pop.
Pop! Ecco la formula.
A gioventù pop, matrimonio pop.
E se il matrimonio pop non va?
Lo si ripara come un'automobile.
Gli sposi sono due operai in tuta che riparano un motore.
E in caso di adulterio che succede?
Invece di due operai ce ne sono tre o quattro.
E l'amore? Anche l'amore è pop?
- No, l'amore non è pop. - E se non è pop, che succede?
Gli operai vanno in un appartamento segreto.
Si levano le tute, ridiventano uomini e donne e fanno l'amore.
- Sei splendida. - E' l'abito che fa la sposa.
Sei più bella di Rita Hayworth.
Meglio di Joan Crowford, di Kim Novak,
meglio di Laureen Bacall,
di Ava Gardner quando amava...
Mickey Rooney!
Ma che fate? Fermatevi! Dobbiamo finire la scena!
Scappate per due gocce d'acqua! Siete impazziti?
Tornate al vostro posto! Vi arrendete per un po' di pioggia?
Siete tutti licenziati!
- Dov'è Jeanne? - E' uscita di corsa!
- Cosi, sotto l'acqua? - Aveva un impegno di lavoro!
Jeanne! Jeanne!
Jeanne!
Perdonami! Ho sbagliato!
Volevo lasciarti, ma non posso.
Non c'è niente da fare.
Non posso. Non posso lasciarti, mi capisci?
Mi vuoi ancora con te?
C'era un vecchio fattor che una mucca allevo'.
Alla moglie dono'.
Sei tutta bagnata.
Ah!!!!
Un topo. E' solo un topo.
Più topi che uomini a Parigi.
Voglio andar via!
Ne vuoi un bocconcino? Prima mangia e poi vai.
Questa è la fine!
Questa è la fine, ma io preferisco la testina, è più buona.
Non vuoi proprio assaggiare?
Ah!
- Ma che hai? Non ti piacciono? - Voglio andarmene!
Non potro' più fare l'amore in questo letto.
E' disgustoso, nauseante.
Chiaveremo sul termosifone o in piedi sul caminetto.
Chissà se c'è della maionese, la morte sua è con la maionese.
Ti lascio "il boccone del prete".
- Culetto di topo con maionese. - Voglio andarmene.
Non ne posso più.
Me ne vado.
Non ci tornero' più, non mi vedrai più.
Dove vai, baby?
Dimenticavo di dirti una cosa.
- Sono innamorata di un altro. - Che notizia commovente!
Dovresti levarti questi stracci bagnati.
Vado a fare l'amore con lui.
Prima dovresti fare un bagno caldo.
Altrimenti prenderai un malanno.
E poi sai che succede se ti prendi la polmonite?
Crepi! E sai che succede se crepi?
Mi devo inculare quel topo.
- No! - C'era un vecchio fattor...
Fammi scendere!
- Sono innamorata. - Innamorata? Finiro' per piangere.
Sono innamorata, hai capito?
Innamorata!
Tu sei vecchio e stai ingrassando.
- Grasso? Sei gentile. - E anche mezzo calvo.
E quei pochi sono quasi bianchi.
E tu fra 10 anni giocherai a pallone con le tue tette.
- E sai io che faro'? - Starai su una sedia a rotelle.
Puo' darsi, saro' un vecchietto sorridente e felice,
che si avvia verso l'eternità.
Come sei poeta, allora prima di avviarti lavami i piedi.
Certo.
- Quell'uomo ed io facciamo l'amore. - Davvero? Meraviglioso.
- Sa scopare bene? - E' magnifico.
Quanto sei stronza.
Le scopate migliori le puoi fare soltanto in questo appartamento.
Alzati.
- Lui è pieno di mistero. - Davvero?
Dov'è il sapone?
Senti, stupidina...
il solo ed unico mistero che hai conosciuto in vita tua è qui dentro.
Lui è come gli altri, ma allo stesso tempo è diverso.
Allora è come tutti gli altri.
A volte mi fa perfino paura.
- Come? - Mi fa paura.
- E' il tuo pappone, confessa. - Puo' darsi, l'aspetto ce l'ha.
- Sai perché mi sono innamorata? - Dillo, ti supplico.
Perché ha trovato il modo giusto per farmi innamorare.
- E vuoi che lui ti protegga e abbia cura di te. - Certo.
Vuoi che questo forte lucente e possente guerriero
costruisca una fortezza dove puoi rifugiarti.
In modo che tu non debba mai aver paura.
Mai sentirti sola, mai sentirti esclusa, è cosi'?
- Si'. - Non lo troverai mai.
Ma io l'ho trovato.
Presto lui si costruirà una sua fortezza con le tue tette,
con la tua vagina, con il tuo sorriso, col tuo odore.
Una fortezza dove lui si sentirà sicuro e cosi' stupidamente virile
che vorrà la tua riconoscenza sull'altare del suo cazzo.
Quest'uomo l'ho trovato.
No, sei sola. Sei tutta sola.
E non potrai liberarti di questa sensazione di completa solitudine
finché non guarderai la morte in faccia.
No, questa è solo una stronzata romantica.
Finché non sarai capace di guardare nella morte,
nel buco del suo culo. Sprofondando in un abisso di paura.
Allora forse...
- Solamente allora, forse riuscirai a trovarlo. - Ma io l'ho trovato.
Sei tu. Tu sei quell'uomo!
Dammi le forbici.
- Cosa? - Le forbici per le unghie.
No, fallo da te, tagliati le unghie della mano destra. Queste due.
Ecco.
- Adesso mettimi le dita dentro. - Cosa?
Mettimi le dita nel culo, hai capito benissimo.
Vado a comprare un porco e ti faccio scopare da quel porco.
Ti faro' vomitare addosso da quel porco
e ti chiedero' di ingoiare il suo vomito.
- Faresti questo per me? - Si'!
E poi scannero' quel porco mentre ti sta scopando
e tu andrai dietro di lui
e gli annuserai le budella mentre sta morendo.
- Faresti tutto questo per me? - Si', anche di più.
Di più e di peggio.
Sei ridicola truccata cosi.
La caricatura di una puttana.
C'è la mano di mamma, vero?
Povera Ofelia annegata in un bagno.
Se tu potessi vederti, sai che risate!
Il capolavoro di tua madre.
Cristo, ci sono troppi fiori qui dentro, non si respira.
Sopra l'armadio, in camera, ho trovato una scatola di cartone
con un sacco di cose inutili: penne, catenine,
monete straniere... preservativi, conservavi tutto, eh?
Anche un colletto da prete.
Oggetti dimenticati nelle camere, anche il rasoio veniva da li'.
Anche se un marito vivesse...
duecento maledetti anni...
non scoprirebbe mai la vera natura di sua moglie.
Potrei anche... potrei anche arrivare a capire l'universo,
ma non riusciro' mai a scoprire la verità su di te. Mai...
Chi diavolo eri?
Quella mattina... ricordi quella mattina?
Ero convinto che non ti avrei mai portato a letto se non dicevo...
Cosa dissi... ah, si.
"Mi prepari il conto, devo partire."
Ricordi?
L'altra sera,
ho un po' chiarito le cose con tua madre.
E si è svegliato tutto l'albergo.
C'erano tutti i tuoi... "ospiti", come tu li chiamavi.
Ero un ospite anch'io, non è vero?
Eh? Soltanto un ospite.
Per cinque anni sono stato più un ospite che un marito.
Un ospite privilegiato, certo.
Poi, per aiutarmi a capire, mi lasci Marcell in eredità.
La copia del marito in una stanza che è la copia della nostra.
Sai, non ho avuto il coraggio di chiederglielo,
non ho avuto neanche il coraggio di chiedergli
se anche i vostri vizi erano gli stessi vizi che avevamo noi due.
Il nostro matrimonio non era altro che una tana per te.
Per uscirne ti è bastato un rasoio e una vasca piena d'acqua.
Tu, povera puttana, disgraziata,
stronza, zoccola schifosa.
Sei peggio della peggiore troia che sia mai esistita e sai perché?
Perché hai mentito con me! Proprio con me.
Hai mentito sapendo di mentire.
Avanti, dimmi che non mentivi.
Hai qualche cosa da dire? Da rispondere?
Non riesci neanche a scusarti.
Dimmi qualcosa, sorridi, povera stupida!
Dimmi qualcosa di dolce.
Sorridimi e dimmi che mi sono sbagliato.
Avanti, rispondimi, brutta porca.
Maledetta troia fottuta, bugiarda, vigliacca, cagna.
Perdonami.
Scusami, ma non posso vedere...
Non posso vedere la tua faccia ridotta cosi'.
Via queste ciglia finte.
Tu non ti sei mai truccata. Non ti sei sporcata il viso.
E' stata tua madre.
Tu odiavi il rossetto.
Rosa, Dio mio!
Perdonami.
Io non so perché l'hai fatto.
Lo farei anch'io, se sapessi perché l'hai fatto.
Ma non lo capisco.
Non lo so.
Ma trovero' anch'io un modo.
Non c'è nessuno? Aprite?
Che c'è?
Eccomi. Vengo.
Devo lasciarti, Rosa.
Devo andare, tesoro mio. Mi stanno chiamando.
- Aprite! - Si', eccomi.
Finalmente! Vogliamo sbrigarci? Sveglia! Sveglia!
- Aprite! - Sono le 5 del mattino.
Ho bisogno della 4. Mi basta per mezz'ora.
Diciamo un'ora... si', per sicurezza.
- Si', un'ora. - Siamo al completo.
Non raccontiamo storie!
Quando siete al completo mettete il cartello, io lo so.
Sono stufa di discutere.
Chiama la padrona.
Muoviti! La padrona non ha mai fatto difficoltà.
Siamo vecchie amiche, la signora Rosa ed io.
Mi apra, su.
Cambia sistema con me se vuoi che non lo dica alla signora Rosa.
Entri, tutto sistemato.
Contento? Mi ha piantata.
Mi dispiace.
Sbrigati, non dovrebbe essere lontano.
Convincilo a ritornare, digli che cosi non si fa!
Per favore, non le dica che mi ha trovato.
Ha visto che faccia?
Una volta mia moglie mi bastava, ma ora...
ha una malattia della pelle, sembra un serpente.
- Uno come deve fare? - Vieni con me.
Dove... mi lasci! Che diavolo!
- Vigliacco! - Ma come si permette!
- Vigliacco! - E' pazzo?
- Pezzo di merda! - Non mi tocchi!
Porco bastardo! Sparisci!
Bastardo!
Perché?
Dove sei andato?
Perché te ne sei andato?
Cerchi di ricordare, il signore del 4° piano?
Abita qui da pochi giorni.
Non conosco nessuno. Entrano, escono...
Il signore del 4°, la signora del 1 °. Che ne so?
E i mobili dove li hanno portati? Su non c'è più niente.
Dove gli manda la posta? Mi dia il recapito.
Non ce l'ho. Chi la conosce questa gente?
- Nemmeno il nome? - Niente, niente.
Senta...
Ho trovato un appartamento per noi. In via Gouven.
Si, a Passy.
Vieni subito? Vieni subito!
Hai capito dov'è?
Ti aspetto, fai presto.
Entra.
Ti piace il nostro appartamento? E' pieno di luce.
C'è anche una cameretta in più, puo' starci un letto piccolo.
Per un bambino va bene.
Fidel. E' un bel nome per un maschietto. Fidel, come Castro.
Ma io voglio anche una figlia: Rosa.
Come Rosa Luxembourg. E' meno conosciuta, ma non è male.
Avrei voluto filmarti tutti i giorni.
Al mattino quando ti svegli, poi la sera quando ti addormenti.
Quando fai il tuo primo sorriso.
Invece non ho filmato niente di questo.
Tieni.
Oggi è l'ultimo giorno di riprese. Il film è finito.
A me non piace cio' che muore, che finisce.
Bisogna cominciare qualcosa di nuovo, insieme. Subito, subito.
Ma è enorme!
- Dove sei? - Sono qui.
- Ci si perde! - Non cominciare!
- Come hai trovato questo appartamento? - Per caso.
- Cambieremo tutto. - Tutto!
Cambieremo il caso in destino.
Avanti, decolla!
Tu sei in cielo! Stai planando! Risali!
Scendi in picchiata! Giù! Fuori il carrello!
Che mi succede? Un vuoto d'aria...
Ma che succede?
Eppure il cielo sembrava sereno.
Non possiamo più giocare cosi, non siamo più bambini.
- Siamo adulti. - Adulti? Ma è terribile.
Si, è terribile.
- Gli adulti cosa fanno? - Non so.
Dovremo inventare i gesti, le parole...
Gli adulti per esempio...
Una cosa è certa.
Gli adulti sono calmi, seri, logici e pelosi!
- Rilassati e risolvono tutti i problemi. - Si. Si!
Percio' questo appartamento non puo' andare.
Questo appartamento per noi non puo' andare.
- Dove vai? - A cercarne un altro.
Un appartamento come?
- Uno in cui si possa vivere. - Ma si puo' vivere qui.
E' deprimente questo appartamento e poi puzza. Vieni con me?
Devo chiudere le finestre, restituire le chiavi,
ho tante cose da fare.
- Ci vediamo. - Si', ciao.
Sorpresa!
- E' finita. - D'accordo, una cosa finisce e poi ricomincia.
Che cosa ricomincia? Io non capisco più niente.
Non c'è niente da capire: abbiamo lasciato quella casa.
Ricominciamo con l'amore e tutto il resto.
- Il resto? - Si', ascoltami.
Ho 45 anni. Sono vedovo e posseggo...
un piccolo albergo un po' malfamato, ma non un bordello.
Ho vissuto arrangiandomi finché mi sono sposato.
Mia moglie si è suicidata.
Sono il classico esempio dell'uomo che ha fatto centro.
Ho preso un'infezione nel '48 a Cuba
e ora ho la prostata come una patata americana.
Ma sono sempre un uomo valido, anche se non posso avere figli.
Sono un po' il tipo senza fissa dimora... e non ho amici.
Se non ti avessi incontrata, starei dietro a una scrivania
a scarabocchiare su qualche registro.
Per abbreviare questa lunga storia penosa,
io sono il tipo che...
Io vengo da un'epoca in cui un bullo come me...
entrato in un locale come questo e agganciata una come te,
l'avrebbe chiamata "pupa".
Scusi, so che interrompo i suoi pensieri, ma...
la sua bellezza mi ha cosi colpito che vorrei offrirle
una coppa di champagne. E' impegnata?
No.
- Posso? - Se le fa piacere...
Ragazzo!
Qui il tango è come un rito.
- Mi ascolta? - Si'.
Per affrontarlo in tutta la sua... Champagne.
Non ha bevuto il suo champagne perché era caldo...
Le ho ordinato uno scotch e non ha bevuto neanche quello.
Da brava, per far contento papà.
- No! Se mi ami, devi berlo tutto. - D'accordo, ti amo.
Brava.
Adesso parlami di tua moglie.
Parliamo di noi invece.
Va bene, ma questo posto è cosi squallido!
Si, ma ci sono io vicino a te.
Il maitre d'hotel.
Adesso sei cattiva.
Comunque non fa niente, io ti amo.
- E voglio vivere con te. - Nel tuo bordello?
Ma non è un bordello, insomma, dove vuoi arrivare?
Che differenza c'è tra un bordello,
un albergo o un castello?
Ti amo e il resto non conta.
La giuria ha selezionato le seguenti dieci coppie.
Numero 3. Numero 7...
8, 9...
1 1 , 12, 13, 14...
15 e 16.
Molti auguri per l'ultimo tango.
Ancora un po' di whisky.
- Credevo che non volessi bere. - Ho sete e voglio ancora whisky.
Certo! Cosi ti voglio.
Aspetta un momento.
Voglio bere anch'io con te, aspetta un momento.
Scusa.
Mi dispiace, ma non voglio sciupare il mio champagne.
Brindiamo alla nostra vita nell'albergo.
No, che albergo? No, aspetta un momento.
Brindiamo alla nostra vita in campagna.
Ami la natura? Credevo che l'odiassi.
Resto un ragazzo di campagna.
Ho passato la vita fra le mucche, sempre fra la cacca di gallina.
- Alla salute delle mucche! - Alle mucche!
Io diventero' la tua mucca.
Ti mungero' due volte al giorno.
- Cosa ne dici? - Odio la campagna.
- Perché odi la campagna? - La detesto.
Preferisco vivere all'albergo.
- Andiamo all'albergo. - No, meglio ballare.
Non vuoi ballare? Alzati! Lanciamoci.
Ora questi... vedranno come si balla.
Dove credete di essere! Andate via!
E' l'amore! Sempre...
Andate al cinema a fare l'amore!
Andate al cinema a fare l'amore. Questo è un ambiente di famiglia!
- Mi lasci stare! Non mi tocchi! - Sei mia!
- Voglio fare l'amore. - Basta, andate via!
Ti amo, tesoro. Baciami qui.
Vorrei ballare ancora. Ahi, le emorroidi.
Siediti, non pensiamo a niente.
Ricordero' questa notte per tutta la vita.
Ragazzo, champagne!
Se la musica è nutrimento d'amore, suonate!
Ma che hai?
E' finita.
Si puo' sapere che ha?
E' finita.
Che cosa è finito?
Dobbiamo lasciarci, non ci vedremo più!
Ma è ridicolo.
- E' ridicolo. - Io non scherzo.
- Non ti capisco. - E' finita.
Quando una cosa finisce si ricomincia da capo, no?
Sto per sposarmi. Andro' lontano.
E' finita.
Ma che fai?
Questa non è una maniglia, sono io.
E' finita.
Aspetta!
Ma guarda questa! Aspetta! Aspetta!
Ehi!
Vieni qui! Aspetta!
Dove vai, baby!
No! No!
Non ce la faccio più! Basta, è finita.
Vattene, vattene!
Vattene! Vattene!
Lasciami parlare.
Vattene, vuoi che chiami la polizia?
Sento l'odore di casa tua.
Io sono solo un turista americano che fa la tua stessa strada.
Dopo di lei, signorina.
Vai, chi ti tocca. In fondo non sei niente.
Che mi frega se non ti vedo più.
E' finita. E' finita!
Sei pazzo!
Aiuto! Aiuto!
Aiuto! Aiutatemi! Aiuto!
- No! - Stai zitta.
Aprite. Aprite!
- Aprite! - Non vedi che sei ridicola?
Hai vinto tu, ma giocavi in casa.
Un po' vecchiotto, ma pieno di ricordi.
Signorina.
Come vuole il suo eroe? Alla coque o strapazzato?
Hai corso l'Africa, l'Asia,
l'Indonesia, ma ora ti ho trovata.
Ti amo.
Voglio sapere il tuo nome.
I nostri...
I nostri figli...
Ricorderanno...
Non so chi è.
Mi ha seguito per la strada.
Voleva violentarmi. E' un pazzo.
Il suo nome non lo so.
Non so come si chiama.
E' uno sconosciuto.
Mi ha assalito, voleva violentarmi.
Non lo conosco.
E' uno sconosciuto.
E' un pazzo.
Non conosco il suo nome.
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