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Original subtitles

[Barone] Giugno 1995.

Assedio sotto casa di Bagarella.

Assedio nella mia testa.

Mesi e mesi di lavoro per arrivare a oggi.

Per avere una possibilità di trovare quel bambino.

[McGregor] Attenzione, la Opel Swing sta lasciando il garage

di via passaggio MP1.

Calvaruso è al negozio.

C’è qualcun altro alla guida.

Gli stiamo dietro.

[Barone] Nel buio di una cantina,

nel seminterrato di un palazzo.

Sto arrivando Giuseppe. Resisti.

Ti vengo a prendere.

[McGregor] Adesso è in via Lincoln.

Via Roma.

Svolta in via Trento.

Sta parcheggiando.

È sceso dalla macchina.

Si sta dirigendo verso il negozio di Calvaruso.

È entrato.

Restiamo in attesa.

[Bagarella] Che ci fai co sto maschio?

Buongiorno Don Luchino.

Gli stavo dando una bella ravvivata.

Gli metto dei jeans, una camicia nuova.

Fai, fai.

Perch� mi sono fatto un giro qua nel quartiere

e ho visto come si sono organizzati gli altri.

Che mettono delle belle cose colorate,

che attirano i clienti, insomma una bella vetrina nuova.

Bello.

Io ho capito che a te guidare non ti piace più tanto vero?

No, che c'entra.

Io sto cercando solo di fare qualcosa.

Tony... di negozi è pieno il mondo.

O qua o da un’altra parte qual è la differenza?

Io qua non ti ci posso lasciare. Lo capisci?

Io ti ho sempre seguito.

- Non ti ho mai detto no. - Allora non lo fare manco ora!

Perch� la scelta è venire con me o finire sotto terra.

Se vuoi, ti posso dare un consiglio.

Quando io me ne andavo,

a Vincenzina non dicevo niente.

La salutavo davanti alla porta, lei sapeva che tornavo.

Tanto le femmine ste cose le capiscono.

Che c’è Tony?

E' una condanna?

Ma non l’ho firmata da solo sta condanna,

c'eri pure tu.

Questi mettili al manichino.

Non mi stanno bene, l’hai tagliati troppo corti.

Bagarella scenda dall’auto!

No, c’è uno sbaglio, io sono Franco. Franco Amato.

Ho i documenti.

Ti ho detto scendi dall’auto Bagarella.

Andiamo.

[McGregor ] Signori, abbiamo Leoluca Bagarella.

[grida di esultanza]

[musica]

Tu avevi detto tre giorni.

Tre giorni e nove ore invece.

Hai perso.

Hai perso.

[voci concitate]

Oh!

[stridio di ruote]

Fermo!

Fermo Calvaruso, non ti muovere!

[musica]

- Dov'è? - Non c'è a passeggio.

L’ottava sezione è già uscita.

Sicuramente sta alle docce.

Dove minchia sei?

Quant’è che mi cerchi?

[agente] Da quattro anni.

Bravi. Siete stati bravi.

[musica]

Niente, dottore.

- [agente] Com'è? - Uno schifo.

Ci serve qualcosa. Qualsiasi cosa.

Penso sia morta.

Lo penso pure io.

Signori, a prima vista qua non c'è niente di utile.

Fanculo.

Giù c'è un garage ma, che ve lo dico a fare,

- anche là mi sa che non... - Lo voglio vedere ora.

- Di qua. - Arrivo subito.

È solo un figlio di puttana Carlo.

Dottò, te l'avevo detto che era vuoto!

Una minchia c'è!

- Ha ripulito tutto! - Questa è una bella notizia.

- Ah, sì? - Sì, si stava preparando ad andarsene

- e noi l'abbiamo catturato prima. - Ah.

Savè, e sorridi oggi.

Sorriderò quando avremo qualcosa con cui andare avanti.

Andiamo alla DIA va. Non sei curioso di trovartelo di fronte?

Ah, perch� tu pensi che si penta? Oggi?

- Quello non si pente, Savè. - Non mi interessa.

Se non me lo dice lui dov’è il bambino, me lo dice Tony.

Te lo giuro che me lo dice.

[Bonanno] Allora signori che facciamo?

Ci prendiamo ancora un tempo

o lo mettiamo nel culo pure agli altri?

[musica]

Fanculo!

[agenti] Fermo! Fermo!

Fermo!

Su, di sopra! Nino Mangano.

- Mani sulla testa! - Calmi, tutto a posto.

- Tutto a posto. - [agente] Tutto a posto una minchia!

- [Mangano] Fatemi prendere la giacca. - [agente] Muoviti testa di cazzo!

Ferma!

Piano!

Vieni, vieni!

[colpi alla porta]

- [agente] Basta Calvaruso! - Ma quanto devo aspettare?

Sono ore che cerco di parlare con qualcuno!

- Il mio avvocato dov'è? - L'abbiamo chiamato poco fa.

Mi sa che lo devi contare un poco meglio il tempo,

che per l’ergastolo ti viene comodo.

"Mio marito è l’uomo migliore del mondo,

si merita una statua d'oro." Statua d'oro sta minchia!

[voci sovrapposte]

Cristo santo. Dottore non si stacchi da me, eh!

[applausi]

[voci non udibili]

[brusio]

Buongiorno, sig. Bagarella.

Sono il procuratore capo di Palermo Andrea Elia.

Sono qui per chiederle se intende dire qualcosa,

se ha qualche dichiarazione da fare.

E che vi devo dire?

Se intende pentirsi.

Avvalersi della protezione dello stato.

Dr. Elia, io sono stanco.

Immagino che siete stanchi pure voi,

che per prendermi avete tanto lavorato.

Io penso che sia giusto se ora ci andiamo tutti a riposare.

Abbiamo ragione di credere

che il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo

sia una ritorsione ad opera sua.

Ci dica dov’è il bambino.

A me pare che qua c’è stato uno sbaglio di persona.

Voi non avete capito bene chi avete arrestato.

Io sono Leoluca Biagio Bagarella

e con lo stato non c’ho parlato mai.

Sono tante le cose di cui ci potrebbe parlare.

Bagarella, noi abbiamo arrestato

anche i suoi più stretti collaboratori.

Non creda che le saranno così fedeli.

[Mazza] Tutti cedono prima o poi, tutti.

E allora buona fortuna, dr. Mazza.

Spero davvero che ci possa ripensare Bagarella.

Se quel bambino muore, io te la faccio pagare.

Barone, lei facesse 'u procuratore

che io faccio 'u carcerato.

[Mazza] Andiamo Saverio.

Grazie, sig. ministro... grazie davvero, sì.

Sì, sì.

Cinque chiamate di Teresa senza risposta.

Tu chiamala. Ti aspetto di là.

- Tu l’hai sentita Giada? - No.

Ancora manco sai dov'è, vero?

No.

- Dai, chiama tu che chiamo anch’io. - No, dopo Carlo.

- No ora, subito. - No, per favore.

Prendi il telefono e chiama, vai.

Scusate se vi interrompo,

andiamo a leggere un po' o avete da fare?

- È il registro di Mangano? - Certo.

- Dove ci mettiamo? - In ufficio da me.

Andiamo.

[musica]

Questo posto è sempre bellissimo.

Sono felice che le piaccia.

Beh, qualcuno potrebbe dire che cade a pezzi.

Ma è bello anche per questo.

Perch� è imperfetto.

Senta, ma le dispiace se le do una mano?

Mi farebbe piacere.

È la prima volta che faccio questo genere di cose.

Brava.

Abbiamo concepito qua nostra figlia, sa?

Siete in crisi, lei e il padre?

Perdoni l’intrusione, è che è arrivata da sola con la bimba

e ogni giorno allunga la permanenza.

Che poi per me, può rimanere quanto vuole...

No, non siamo in crisi.

Io sto rinnovando giorno dopo giorno,

solo perch� lui sta ritardando.

Ma arriverà, ne sono sicura. Arriverà.

[voci dalla tv]

[Brusca] Enzo, andiamo che è tardi.

Ma non gli portiamo niente? A mani vuote andiamo?

Vitale c’ha pensato.

Leoluca Bagarella, considerato il capo dei capi della mafia

dopo l’arresto del cognato Totò Riina,

è stato catturato a Palermo dagli uomini della DIA,

la direzione investigativa antimafia.

Bagarella al momento dell’arresto era solo

e non ha opposto resistenza.

Sentiamo subito i particolari collegandoci con Palermo.

[giornalista] Un uomo d’azione Leoluca Bagarella.

Un capo passato attraverso tutte le tappe criminali,

da trafficante di droga a spietato sicario.

Uomo di fiducia di Totò Riina,

di cui era anche cognato.

Contro di lui una montagna di accuse

per le stragi di Capaci e di via D’Amelio,

per le bombe a via Fauro a Roma e in via dei Georgofili a Firenze.

[giornalista 2] Un’altra poltrona vuota intorno al tavolo

della cupola di cosa nostra.

L’arresto di Bagarella spiana la strada

ai propositi bellicosi di Giovanni Brusca,

descritto dai pentiti come una belva.

[Enzo] Ci sei rimasto soltanto tu, Giovà.

Se lo dici così pare una minaccia.

Ma no, ma che dici Giovà? No, volevo dire...

Ho capito cosa volevi dire.

Andiamo, va.

Ma non è meglio aspettare?

Magari facciamo qualche telefonata,

vediamo come vanno le cose.

Non è che Don Luchino se la canta?

Don Luchino avrà tanti difetti,

ma non sarà mai un pentito.

Gli vuoi portare qualche cosa?

Portiamo questa.

Quella di papà?

Quella di papà.

[Brusca] Fratè, portagliele.

Nick queste sono di qua, sono buone.

Attenti alle spine che ti sfondi le dita.

Grazie mille Giovanni.

[parla in inglese]

E che è? Toro Seduto?

Viene da Colombia.

Da Colombia? Accettarono?

Sì.

Cinque milioni alla fonte

e ne prendi altri 70 quando mi porti la merce

negli Stati Uniti.

A proposito, secondo te, tu quant'è che potresti...

100 chili a botta.

100 chili.

E il 30 per cento rimane a me.

Il 30 per cento rimane a te

quando la merce arriva sull’isola,

ma i contatti con i Colombians li teniamo noi.

Ok.

Hey, deal done.

Ehi.

[risate]

[Brusca] Andiamo a festeggiare.

Allora... alla Colombia!

[uomini] Alla Colombia!

[Mazza] Bingo, lire: 2.400.000.

- Bingo è ovunque. - E anche Olivetti, guarda.

- [porta si apre] - Allora?

Siete pronti?

- Per che cosa? - Per la conferenza stampa.

- Qui come va? - [Barone] Eh, insomma.

Quattro anni di attività criminale, date, importi e soprannomi.

Solo soprannomi, non c'è un nome, non c'è un indirizzo.

- [Elia] Maniacale eh? - [Mazza] Inquietante.

[Mazza] È pieno di sigle, asterischi, rimandi.

Mi sa che ci vorrà un bel po' prima di capirci qualcosa.

[Barone] Forse no.

Bingo, Olivetti, Castagna, 'U Petruni, Cochis, bla-bla-bla.

Tutti uomini di Mangano al servizio di Bagarella.

La chiave è Tony signori.

Deve averli conosciuti, incontrati in questi anni.

- Andiamo a chiederglielo. - [Elia] Non ora, Barone.

Adesso andiamo che ci stanno aspettando.

Scusa, ma non è necessario che andiamo tutti no?

- Tony è una pista calda. - Neanche per idea!

- Tutti di là fra cinque minuti! - Io posso convincerlo a fidarsi,

perch� mi conosce. Prima che lo portino via.

[Elia] Avevamo detto di no, di dargli tempo.

Saverio, è inutile che dica cosa siete riusciti a fare oggi,

ma adesso di là ci venite non per voi,

ci venite per gli altri, ci venite per dir loro che sono liberi!

Almeno da Leoluca Bagarella. Chiaro?

E c’ha ragione.

Dobbiamo mandare un segnale forte e chiaro.

Si devono cagare addosso tutti!

- [Mazza] Tutti si devono cacare sotto! - Adesso vi date una bella sistemata.

Vi rendete presentabili, andiamo subito di là

con la schiena dritta e un bel sorriso convincente.

E comincia dalla cravatta.

[voci in sottofondo]

[musica]

[Elia] Buongiorno a tutti.

Oggi, 24 giugno 1995 è un giorno storico.

Un giorno che vogliamo, dobbiamo ricordare e replicare.

Perch� oggi la testa dei Corleone è stata decapitata.

Un doveroso ringraziamento alla DIA

e a tutti gli uomini che hanno reso possibile

questo risultato enorme. Ora vorrei passare la parola

ai sostituti procuratori che si sono occupati dell’indagine.

Innanzitutto, ben trovati.

Sono stati cinque giorni di fuoco

che hanno coronato lunghi anni di duro lavoro.

Quindi perdonerete un po' di stanchezza.

Diciamo che negli ultimi giorni io e il dr. Barone

non abbiamo dormito granch�.

Ci sono novità sul piccolo Di Matteo?

Può darsi che i nuovi arresti

ci possano fornire nuovi indizi

anche se non sarà facile naturalmente.

Comunque vi garantisco che io e il dr. Barone

faremo tutto il possibile.

[parole non udibili]

Il piccolo Di Matteo

deve tornare a casa.

Chiedo scusa, scusatemi un secondo.

Giuseppe Di Matteo e la speranza di trovarlo vivo

rimangono il nostro obbiettivo.

E ribadisco che io e il dr. Barone

faremo tutto il possibile.

Altre domande?

[giornalisti] Io, io!

[Elia] Prego.

[musica]

- Mi scoppia la testa. - Eh.

Lo so.

Una grande giornata, eh dottore?

Grande, veramente grande.

[Barone] Io ci devo parlare.

Capisci?

Lo so che il suo avvocato non c’è, ma ci devo parlare.

[porta si apre]

Vuoi restare in silenzio per tutto il tempo?

Ma se non so manco perch� sono qua?

Perch� dal tuo negozio è uscito uno dei latitanti

più ricercati di tutta Italia: Leoluca Bagarella.

Quello era un cliente. Non l’avevo visto mai prima.

Sei sicuro Tony?

Può essere entrato qualche volta.

E' sempre un negozio, no?

Ma io la posso vedere mia moglie?

No.

È lì dentro vero?

- Sì. - Da quanto?

Da poco.

Non mi incazzo solo perch� oggi è oggi.

Dai forza, tiriamolo fuori da lì.

Tu non hai idea di quanto abbia bisogno di provarci.

E poi dai, chi lo sa? Magari ha ragione lui, no?

Forse ci riesce.

- Spostati. - Ti prego Andrea!

Potrebbe uscire da lì dentro con in mano i nomi

degli altri assassini di Falcone.

Io sono così stanco.

Sai perch� sei così stanco?

Perch� a un certo punto hai cominciato a prenderla

come una guerra personale.

Credimi, vi assomigliate più di quanto pensi.

Io ti posso aiutare.

Ma tu prima devi aiutare me.

Sto cercando quel bambino.

Ma quale bambino? Io non ne so niente.

Va bene dai. Ricominciamo da capo.

Mangano lo conosci giusto?

A casa sua abbiamo trovato un registro pieno di soprannomi,

che abbiamo ragione di credere possano essere

i carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Aiutami a capire chi sono Tony. Aiutami.

Bingo, Olivetti, Cochis, Castagna.

Non è come l’altra volta che t’ho arrestato.

Tu da qua dentro non esci più, capisci?

- Sei nella merda fino a qua! - Non so niente!

Lo sappiamo che sei l’autista, Tony!

Io lo so chi sei! Sta indagine è cominciata da te!

Sono giorni che ti seguiamo, che ti guardiamo!

Tua moglie là fuori è sola Tony, sola.

E se non ci sei tu a proteggerla, tuo figlio è solo Tony!

Solo!

Devi prendere ora sta decisione, altrimenti non ti posso aiutare.

Cominciamo dal piccolo Di Matteo. Va bene?

Dimmi dov'è, dimmi solo dov'è.

È un bambino Tony.

E se fosse tuo figlio?

Se io...

Se io parlo...

...lei me lo promette che mia moglie e mio figlio...

- Sì. - Sono al sicuro?

Sì.

- [avvocato] E' là dentro il mio assistito? - Guardami Tony.

- Dimmi dov'è. - [porta che si apre]

Continua Tony, dov'è?

Dov’è Giuseppe, Tony?

Sta zitto Tony, non dire più neanche una parola.

Come si permette a cominciare l’interrogatorio

- senza l'avvocato, senza di me? - Vaccarò, non è un interrogatorio!

- Noi ci conosciamo da tanto tempo. - Se non è un interrogatorio,

il mio cliente non è tenuto a risponderle.

Devo parlare col mio avvocato in privato.

- Tony. - Barone, esca.

E comunque ci saranno delle conseguenze!

Cristo!

Muoviti, Enzì.

Stasera è speciale Giovà, vengo pure io.

Voglio vedere che faccia fa Emanuele,

ora che a Don Luchino se lo sono giocato.

- No. - Perch�?

Perch� a te ancora interessa troppo quello che pensa Emanuele.

Dammi.

Sempre in ritardo sei, eh?

Non è facile venire qui. Lo sai che cazzo rischio.

Avanti, ho pochi minuti.

[Pitti] Con chi sei venuto?

Ma che te ne fotte a te?

- Ma pure le domande fa ora questo? - Giovanni, finiscila.

Facciamo quello che dobbiamo fare.

Ti�.

- Lo vedi oggi sì? - [Pitti] Forse.

Devo aspettare che mi danno la conferma sull’appuntamento.

Dipende da te solo quando ci sono da prendere i soldi?

Non è semplice, che cazzo credi?

È un carcere.

Non è possibile così all’ultimo minuto.

Ora basta.

Fai quello che devi e senza perdere tempo.

Ora io devo parlare con mio fratello.

Vai.

[E. Brusca] Giovà, ma perch� ti brucia?

Sei nervoso?

Dovresti essere contento.

Oggi è una giornata speciale per te.

- Ora sei tu il capo. - Mh.

E sono un capo che non si fida di nessuno.

A Pitti lo devi lasciar perdere.

Lui è gli occhi di papà, ricordatelo.

Ah sì? E ci vedono bene 'sti occhi?

Io voglio che papà le sappia le cose.

Col peso giusto, però.

Perch� io mi rompo il culo a fare quello che faccio.

Io voglio che papà sappia che ho riallacciato con gli americani.

Un traffico tutto mio,

un traffico che lui non ha mai saputo fare.

Allora facciamo così.

La settimana prossima vado a colloquio

e glielo vado a spiegare personalmente a papà,

- di come ti stai muovendo bene. - Stiamo a posto, stiamo.

Con tutte le minchiate che gli hai sempre detto su di me.

Fai buon viaggio di ritorno, Emanuè.

E ricordati che da oggi sono pure il capo tuo.

Segnatelo.

Gliel’ho detto, ho trovato un incidente

e la circonvallazione era tutta bloccata.

- Che potevo fare? - Lascia perdere.

Ne parliamo dopo.

- [B. Brusca] Avvocato. - Bernardo, buonasera.

Perdoni l’attesa.

Direi di iniziare subito che il tempo è poco

e le carte da firmare sono tante.

E vediamole queste carte.

[voce dalla tv] Oggi, 24 giugno 1995, è un giorno storico.

Un giorno che vogliamo, dobbiamo ricordare e replicare.

Perch� oggi la testa dei Corleone è stata decapitata.

Un doveroso ringraziamento alla DIA

e a tutti gli uomini che hanno reso possibile

questo risultato enorme.

Ora vorrei passar la parola ai sostituti procuratori

che si sono occupati dell’indagine. Prego.

[Mazza] Innanzitutto, ben trovati.

Sono stati cinque giorni di fuoco

che hanno coronato lunghi anni di duro lavoro.

Comunque vi garantisco che io e il dr. Barone

faremo tutto il possibile.

Il piccolo Di Matteo deve tornare a casa.

Mamma, mamma...

Chiedo scusa.

[Mazza] Giuseppe Di Matteo e la speranza di trovarlo vivo,

rimangono il nostro obbiettivo.

E ribadisco che io e il dr. Barone

faremo tutto il possibile.

Lo sai che giornate che ci aspettano da domani in poi?

Bersagli umani, bersagli.

[musica]

[grida di esultanza]

[brusio]

Giudice Falcone.

Perch� solo a te piaceva sto schifo di caffè.

Alla tua salute, Giovà.

[parole non comprensibili]

[Russo] Guarda chi c'è! Barone!

Oh! Barone-Barone!

Qua dobbiamo festeggiare,

dobbiamo andare a mangiare, dobbiamo andare a bere!

Non c’è una minchia da festeggiare, va bene?

Barone che è sta faccia, vieni anche tu.

Ma poi c’è tanta roba da mangiare. Meglio bere!

Tuo figlio ha mangiato stasera?

In che senso?

Nel senso che ha mangiato?

E se ha mangiato, che cosa ha mangiato?

Panini, focaccia, pasta?

E gliel'ha preparato tua moglie?

O magari un mafioso che sputa nel piatto

perch� un figlio di un pentito non si merita niente?

- Andiamo che questo è pazzo. - Toscano!

È brutto pensarci eh? Ma quanto è brutto pensarci?

600 giorni di prigionia Toscano! Ma che cazzo ne sai tu!

[voci concitate]

Basta! Fermi!

Ma sei impazzito?

Vieni Saverio.

- Lui ride, capito? - Dai.

Ci siamo calmati?

Sì.

Cancella.

No, spetta a Carlo.

Mazza odia farlo... cancella.

Dai che ce lo siamo meritato.

Forza cancella quel nome e torniamo dagli altri.

Magari a chiedere scusa.

Bingo, Olivetti, Castagna, 'U Petruni.

Posso continuare se vuoi eh?

Fammi prendere il registro di Mangano che te li scrivo tutti i nomi.

I nomi di cosa nostra che ci metteremo anni

a capire chi sono e lo quando capiremo

il bambino sarà andato!

- Saverio vai a casa. - [Barone] Non ci vado a casa.

- Che ci vado a fare? - [Elia] Non lo so.

Ma il mio non è un consiglio. Non ti voglio qui.

Io devo stare qui Andrea.

L’hai detto tu no?

Sono un kamikaze, la mia reputazione fa schifo.

Ho avuto una possibilità, me la sto giocando no?

Sì, ma non sei in grado di farlo. Non dormi, non mangi.

Dio solo sa ogni tanto respiri

e senza sentirti in colpa per qualche cosa.

Guardarti mi fa sentire un uomo di merda!

Saverio vai a casa, sei sospeso.

- Ti prego Andrea non lo fare. - Vai a casa.

- Andrea per favore non lo fare. - Fuori!

Ci parlo io con Andrea.

Tu però adesso te ne vai a casa e non fai altri casini.

E da domani ti prometto che ci rimettiamo a travagliare.

Adesso dobbiamo travagliare Carlo.

Ma solo io lo vedo che non lo abbiamo trovato il bambino?

Resta lucido.

Un obbiettivo impossibile non ti rende un uomo migliore.

Io ne so qualche cosa.

Ti ricordi quando sono entrato qui?

Il giorno in cui l’hanno rapito Carlo.

[agente] Bagarella!

[musica]

Dottore...

...se vuole posso salire, ci facciamo il bicchiere della staffa.

No, grazie.

[Zaza] Come dice lei, decomprimiamo.

Andate a casa ragazzi.

[Barone] Mi dici dove siete per favore?

[Giada] Lontane da te, come volevi no?

[Barone] Avrò il diritto di sapere dov’è mia figlia o no?

[Giada] Allora io adesso te lo dico

e tu te la vieni a prendere subito. Va bene così?

[rumore delle onde del mare]

[musica]

[brusio]

[Giada] Vogliamo vedere i cartoni, eh?

Qua non c'è niente.

[voce dalla tv] L’operazione come avete detto

è stata condotta dalla DIA e dalla polizia.

Bagarella è stato portato alle Tre Torri

dove la DIA ha il suo quartier generale, a Palermo.

Guarda chi c’è là. È il tuo papà quello.

[rumore di motore dell'auto]

[musica]

- Buongiorno. - Ma io mi ricordo di lei.

Grazie mille!

[colpi alla porta]

- Io sono un coglione. - Sì.

Sei un coglione, sì.

E tu lo vuoi sposare sto coglione?

[Carlotta piange]

[voci sovrapposte]

- A Don Luchino! - [tutti] A Don Luchino!

Io so che tirarlo fuori da lì non sarà una passeggiata,

ma lo sapete voi altri,

Don Luchino pensava a tutto e ha pensato pure a questo.

[tutti] A Don Luchino!

[Messina] Vi ricordo di mettere a travagliare.

[risate]

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