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Non è male.
Forse è un po' larga di spalle.
Ma che dici zio, è perfetta.
Dici?
- Davvero questa portavi? - Certo.
Ero più secco di te. Praticamente ci ballavo dentro,
ma questa c'era e questa mi misi.
E poi alla fine è diventata una specie di portafortuna.
Ogni volta che ce l'avevo addosso mi pareva che nessuno mi potesse fermare.
Ma infatti nessuno ti ha fermato.
Però non ti devi sentire obbligato a metterla.
Zio, per me è un onore.
Vieni, guardati qua. Qua ti vedi meglio.
Quando presero papà tu c'eri?
Noi pensavamo che tutto era finito.
Invece tu eri sempre lì a dirci che non era finito niente.
Ora noi ci siamo per te zio.
Io, Salvuzzo, mia madre. Tutti ci siamo.
Bello mio,
vai a riposarti, fatti trovare pronto.
[segnale occupato]
Lo sai che è davvero buona questa carne?
Mi sembra diversa!
È diversa perch� lo hai ammazzato tu Saverio!
Carlo.
Deciditi.
O te ne vieni a letto immediatamente,
oppure prendi il telefono e lo chiami.
Vedi tu.
Sono contento che sei venuto.
Anche io. Hai fatto bene a chiamarmi.
Vero!
Io e te non parliamo abbastanza.
Siamo colleghi, dobbiamo parlare di più.
- Birra? - Sì.
Un'altra birra per favore.
Siediti!
Io lo so come ti senti per quello che è successo oggi.
Perch� è come mi sento pure io.
Però la colpa non è la nostra Savè.
Noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare.
- Che stai facendo? - Fammi spazio dai.
- Che stai facendo? - Andiamo dai!
Domani mattina facciamo richiesta dei reparti dei Vespri.
Va bene? Poi dividiamo l'aria da qua a Bivona in settori, lo vedi?
- Saverio? - Per cortesia, fammi finire.
Lì battiamo a tappeto uno dopo l'altro.
Prima quelli esterni e poi verso il centro. Stringiamo il cerchio, capito?
In due giorni Carlo lo prendiamo.
Saverio!
Quanto mi fa incazzare quando pronunci il mio nome col tuo tono!
Ti mi fai incazzare.
Io non sono mai stato così vicino a Bagarella.
Non sono mai stato così vicino mai in tutta la mia vita.
E ora tu mi vieni a parlare di uno
che non conta un cazzo e potrebbe essere ovunque!
[Barone] Grazie.
Sono anni che indago Saverio.
Anni di latitanti persi, di buchi nell'acqua.
Ma ora ci sono.
Ora ci siamo per davvero, lo stai capendo?
Di Filippo è la strada più veloce per arrivare a Bagarella.
Noi lo prendiamo, poi prendiamo tutti gli altri.
Tutti, compreso l'amichetto tuo.
Non è un amico mio.
Tu devi imparare a perdere Saverio.
Perch� ti succederà molto spesso.
E allora o resti là e ti lecchi le ferite,
oppure ti rialzi e cerchi un'altra strada.
Io non mi lecco le ferite, Carlo.
Io lo prendo. Lo prendo.
Mi sono fidato di te.
Tu mi hai fatto arrivare a Di Filippo.
E di questo, giuro, ti sarò grado per sempre.
Ora ho bisogno che tu ti fidi di me,
Insieme lo prendiamo Savè. Insieme.
Nei prossimi giorni ci mettiamo in osservazione fuori del covo di Di Filippo.
Alla prima occasione buona entriamo e lo riempiamo di cimici.
T'aspetto Savè.
Buonanotte.
[Barone] Il covo di Pasquale Di Filippo stava nel mezzo di niente.
Nessuna casa o baracca nei dintorni.
Nessun punto d'appoggio. Niente di niente.
A complicare le cose,
il fatto che Pasquale condivideva la latitanza con Domenico Spallone.
Due occhi in più da cui tenersi alla larga.
Quattro se contiamo quelli della moglie.
E farsi beccare in questo caso,
significava non solo far saltare l'operazione,
ma far capire a Bagarella quanto gli stavamo vicini.
Metterlo in allarme. Rischiare di perderlo di nuovo.
In ogni caso Bagarella al momento
pareva l'ultimo dei pensieri di Di Filippo.
Vai Tommaso!
Bravo!
[Barone]Usciva di casa
solo per vedere gli allenamenti di suo figlio.
Hai visto a papà? Bravo-bravo! Bravo a papà.
[Barone] Ala destra in una squadretta da due soldi
di cui Pasquale era anche presidente.
Un latitante presidente di una squadra di calcio.
Vai Tommaso.
Oh, vacci piano!
Dai che non ti sei fatto niente, gioca.
[Barone] Succede anche questo nella nostra bella città.
[Barone] In ogni caso,
dopo alcuni giorni di osservazione,
Di Filippo aveva finalmente svelato il suo punto debole.
E saper sfruttare le debolezze,
è il compito di ogni buon magistrato.
E io invece cos'ero? Io, cos'ero diventato io?
Capitano Bonamano dice che la postazione è attiva.
Cosa facciamo?
Aspettiamo il dottor Barone?
No, andiamo.
È andato.
Dai!
Ma vaffanculo.
[radio] Sta tornando. Ragazzi tutti fuori, tutti fuori.
Ricevuto.
Fuori tutti quanti!
[vociare]
Oh e sempre qua sei. Levate!
[radio] Ha imboccato il vialetto verso casa.
Ho lasciato aperto!
Ma dove minchia ho messo l'accendino?
Minchia se l'è preso Spallone.
No, glielo devi passare nella guida.
Guarda, così.
- E poi? - E poi lui va qua.
No Tony, sotto deve andare prima.
Sì però sta macchina è troppo complicata.
Macch� complicata, sei tu che non lo sai fare, guarda!
Devo farlo io perch� sennò poi non mi ricordo niente.
Deve passare qui, giusto?
Che è quello sguardo?
Lo so che qua dentro non mi ci vedi?
Ti sbagli.
Solo Tony a me mi sembra strana questa cosa.
Quale cosa?
Questa, che improvvisamente ti mettono qua a vendere jeans.
Ma guarda che questa gente fa così.
Questi da un giorno all'altro cambiano tutto.
Magari è una specie di buona uscita.
Dopo tutto quello che ho fatto per lui.
Ci pensi? Ah? Un negozio tutto per noi.
Ho imparato a fare l'autista?
Posso imparare pure questo.
Ho solo paura che ci facciamo illusioni un'altra volta.
E noi non ce le facciamo illusioni, mh?
Però fidati.
Perch� stavolta ho una bella sensazione.
- Dottore! - Don Luchino.
Minchia è bellissimo qua.
So che hai messo a disposizione la tua terra per il picciriddu.
E io quelli che mi aiutano non li dimentico Antonì.
Don Luchino per me è un onore.
Vieni.
- E queste macchine? - Ti ha fatto una sorpresa.
È arrivato il momento che ti siedi a tavoli più importanti.
Grazie Don Luchino.
Mio nipote Giovanni lo conosci?
Il rispetto che avevo per tuo padre è così grande
che mi sembra di conoscerti da sempre.
Uno che parla con gli sbirri,
non si deve permettere di nominare mio padre.
[Di Caro] Giovanni!
[urla e versi]
Levatemelo da qua.
[Mangano] Aiutami.
Zio non mi dici niente?
Ti tremavano le mani.
Giovà, ci vuoi dare una mano pure tu?
Non voglio levare l'onore a tuo nipote.
Ma un ricordo della bella giornata me lo prendo.
Prendi il bidone.
Fallo fare a mio nipote.
Vai, prendilo da sotto.
Mi raccomando girati e non respirare.
Bagarella, Mangano, Giovanni Riina.
Noi questi ce li dobbiamo sempre ricordare.
Pensano che possono fare quello che vogliono.
Ma come cambia il vento, giuro sul Signore, che gli rompo le corna.
A tutti.
Ma che minchia ci ridi Giovà?
Rido perch� oggi è un grande giorno Enzì.
Un grande giorno.
Tieni Enzì. Mettitela pure tu.
[Brusca] Siamo arrivati eh.
[Rosalia] Dove siamo?
Aspettate che vi apro io.
[Rosalia] Va bene.
[Brusca] Vieni Rosà, vieni a papà, vieni.
[Rosalia] Non aver paura.
Vieni a papà.
[Rosalia ride]
Vieni Enzì. Vieni, cammina
Giovà, la finiamo con questo teatrino?
Aspetta, rilassati! Ti ho detto che faccio io.
Mi dici dove siamo?
A casa Enzì.
[musica]
[musica]
[Brusca] Enzì! Vieni, ti faccio vedere la tua stanza.
Come ci starai qua?
Allora? Non dici niente?
[urla]
[Brusca] Ma che minchia fai?
Hai costruito un castello, hai costruito!
E io non ne sapevo niente!
- Ah Enzì. - Enzì sto cazzo.
Tu te ne stai sempre col Tedesco, a fare progetti.
E io che sono tuo fratello, ma è come se non esistessi.
Non esisti? Non esisti?
Ma che cazzo dici?
L'hai guardata bene la stanza, o hai fatto finta?
- L'ho guardata. - L'hai guardata a minchia.
A minchia l'hai vista.
L'hai vista la poltrona?
La poltrona!
La poltrona di papà, quella che prese insieme alla televisione.
Che tornava a casa la sera e ti trovava sempre col culo piazzato là sopra.
Quanto lo facevi incazzare.
L'hai vista la fuciliera di zio Mario.
Ti ricordi quando a quattro anni prendesti il fucile e lo puntasti contro tutti noi?
Sì?
E tutti a dirti: “Enzì sta buono”.
Se sono sopravvissuto a quello ormai non mi ammazza più nessuno.
Dentro a queste mura, dentro casa mia, ci porto te.
Mio fratello ci porto e nessun altro.
[Enzo piange]
[squilli del telefono]
Pronto?
Buonasera, sono la segretaria del procuratore capo Andrea Elia.
Posso passarle il dottore?
Certo, sì certo.
- Buonasera, perdoni il disturbo. - Buonasera dottore.
È da stamattina che provo a chiamare il dottor Barone
e non mi risponde al telefono.
Lei ha notizie?
No dottore, a dire la verità io non l'ho sentito Barone.
Mi faccia una cortesia.
Dia un'occhiata a casa sua se non è troppo di disturbo.
Ci mancherebbe, nessun disturbo.
- Avete visto il dottor Barone? - No.
Dottore! Dottor Barone!
Vai di là.
Dottore! Dottore!
Che stronzo.
- Non parte. - Parte.
È vero che parti?
Dai piccola, dai.
Eccola che parte.
Hai visto che è partita?
Respira Saverio, respira.
Non hai respirato mai nella tua vita tu.
Vai!
[musica]
No Giusy, il bambino chance un futuro.
Ma non è che lo dico perch� è figlio mio, no.
[Giuseppina] Ma Pasquà, ma non starai esagerando?
No, ma ha un mancino che è una cosa scioccante.
[Giuseppina] A proposito,
mi ha detto di nuovo di quella storia del vestito per la festa a scuola.
Passamelo va!
[Giuseppina] Tommasino ti vuole papà.
[Tommasino] Pronto
[Pasquale] Noi abbiamo fatto un discorso o sbaglio?
[Tommasino] Lo so ma i miei compagni...
Mio figlio da sbirro non lo vesto, posso?
[Tommasino] Mi piace, e mi piace pure la pistola.
Allora, senti una cosa gioia mia. Ascoltami bene a papà.
[Pasquale] Tu hai presente
il rispetto che tutti portano a nonno Masino? Anche se è in carcere.
E secondo te nonno Masino se lo è messo mai un cappello da sbirro?
Si è messo mai una divisa, che ne so, un lampeggiante sulla macchina?
- [Tommasino] No. - No.
Perch� il rispetto quando tu te lo meriti te lo devi guadagnare.
[Pasquale] Quelli che si mettono la divisa è perch�
non sanno come meritarsi il rispetto,
poi quando tornano a casa e se la levano, lo sai che rimane?
Niente a papà.
Pezzo di merda.
[Pasquale] Ti dico un segreto,
la pistola ce l'ha pure papà e appena ritorno te la faccio vedere.
- [Tommasino] Promesso? - Passami la mamma.
Giusy, mh, speriamo che si convinca.
Rispondi su.
Rispondi su.
[squilli di telefono]
Sì, pronto.
Me la passi.
La svegli, fai quello che ti pare ma io adesso ci parlo!
Allora?
Non è qui Saverio.
Ma che dici?
Ha preso la mia macchina, Carlotta ed è andata via.
[Dorino] Dice che ha bisogno di un po' di giorni per riflettere.
[Barone] Ma riflettere su cosa?
Da quanto è partita?
Pensi che con me ci parli?
Che con me si confidi?
[Dorino] So soltanto che è incazzata nera.
Da quanto? Perch� non me l'hai detto?
Non mi mettere in mezzo!
Da quanto tempo.
[Raja] Respira Saverio, respira!
Ohhh!
[Raja] L'hai ammazzato tu Savè.
[Giada] Hai detto che qualsiasi cosa succeda,
dobbiamo restare uniti. Che possiamo tenere tutto sotto controllo.
È ancora così vero?
[Mazza] Tu mi parli di fiducia? Hai ricominciato a fare tutto da solo.
Non lo sai fare sto mestiere Barone!
[Giada] Sei un disadattato, un egoista!
Perch� tu devi vincere a tutti i costi vero?
Di quel bambino a te non te ne è mai fregato un cazzo!
Shhh!
A posto. Se li può provare.
Vediamo.
"Si taliassi."
Sì.
Mi sembra vadano bene.
Bravo.
E io lo dico sempre,
come Tony dove lo metti metti, impara subito.
Quant'è?
No, ci mancherebbe, si figuri.
Dimmi quant'è.
Per un orlo sono cinquemila lire.
Cinquemila lire.
Uno, due, tre, quattro e cinque.
- La porto a casa, andiamo? - No, non ti preoccupare.
Ora mi faccio una bella passeggiata.
Ti saluto Tony.
- Buon lavoro. - Arrivederla.
[parole indistinte dalla tv]
[canta una ninna nanna]
[vociare dalla televisione]
Andiamo.
Andiamo presto.
Muoviti.
Prendila sta palla dai!
[squilli di cellulare]
Prendila sta palla dai! Oh-oh-oh aspetta, adagio però.
Spallone!
Pasquale, abbiamo la casa piena di cimici.
Noi cambiamo aria. Fai lo stesso pure tu.
[Pasquale] Oh? Spallone! Spallone!
Cazzo!
Dottore ha sentito? Che facciamo?
Aspetta in linea!
[Raja] L'hai ammazzato tu Savè.
È sapore del sangue.
Non sono un cinghiale coglione!
[squilli di telefono]
[squilli di telefono]
[squilli di telefono]
Capitano, sta andando via, che facciamo?
E prendi sto telefono Savè che lo so che ci sei.
Prendi sto telefono!
[squilli di telefono]
Cristo se ne va. Se ne sta andando!
Testa di cazzo.
[Barone] Carlo.
Io non so neanche perch� ti sto chiamando,
visto che non vuoi lavorare.
Spallone ha scoperto le cimici.
Abbiamo dieci secondi per decidere che fare.
Se li arrestiamo perdiamo Bagarella.
Se non li arrestiamo
quelli gli raccontano tutto lo perdiamo comunque.
Stai capendo?
Lo sai che c'è?
Vaffanculo.
Avevi detto che li prendevamo insieme,
invece me li prendo da solo.
Cinque secondi, che minchia facciamo?
Arrestiamoli.
Ben tornato.
- Bonamano, arrestiamoli. - Perfetto.
[grida e voci concitate]
[grida e voci concitate]
Scendi!
[urla]
[urla]
Lasciami! Pezzo di merda! Vaffanculo!
Tedesco, vai a farti una passeggiata.
Qua ci rimaniamo noi.
Oh ciao Giusè.
Vieni, sposta il tavolo.
Tieni questo.
Qua.
Minchia. Ma quante sono?
Ti piace?
Attento!
Gli Arabi sai come li chiamano? Li chiamano i martelli di Allah.
Dice che buttano giù gli elicotteri russi Enzì, gli elicotteri.
Tanto lo so che fine facciamo!
Non so neanche come andrà a finire con il picciriddu,
o se Don Luchino ci porta tutti quanti all'inferno con lui.
Sia che vinciamo,
sia che perdiamo, Enzì,
lo facciamo assieme,
noi due.
Non ti preoccupare Giovà. Ci resto io con lui.
Grazie, sta là.
Vai va,
Che per stare qua ci vogliono i coglioni.
[musica]
Ferma qua, ferma qua.
Ventiquattro ore, ventiquattro cazzo di ore!
Io non lo voglio perdere il lavoro per colpa sua!
Leonardo ti calmi per favore? Su.
Mi sono fatto una passeggiata. Duecento metri a piedi.
Ne vogliamo fare un caso diplomatico?
Duecento metri a piedi?
Devo credere che lei ha passato un giorno intero qua dentro?
Tu sei libero di credere quello che vuoi perch� non mi interessa.
- Dai andiamo. - Cosa è successo alla macchina?
Un cretino, me l'ha presa mentre faceva retromarcia.
- Un cretino sì? - Dai su.
- E quella ferita in testa? - Minchia che palle!
Sono caduto dalle scale. Ti piace? Possiamo andare?
Prima però passiamo in farmacia per quella ferita.
Va bene, andiamo in farmacia. Va bene.
Dottore,
lo so che per lei sono giorni difficili,
ma io non sono il suo guardiano.
Io sono con lei, e lei con me ci deve parlare.
Va bene?
Mi ha fatto cagare addosso.
Elia ci da tempo fino a domattina,
poi comunicherà alla stampa la notizia dell'arresto.
Qua dentro attaccano fra tre ore quindi cerchiamo di farcele bastare.
- Di chi è sto posto? - Del cognato di Bonamano.
Che hai fatto là?
Niente.
Quanto tempo è che non ti fai una doccia?
Onestamente? Non me ricordo.
Qualsiasi minchiata devi dire o fare, ora o mai più.
I tuoi casini personali voglio che li lascia qua fuori, va bene?
Giada se n'è andata con Carlotta.
Doveva iniziare un lavoro a Roma e non si è mai presentata.
Non risponde al telefono e non ho la minima idea di dove sia.
Questo è tutto. Più o meno.
Mi dispiace.
Però adesso vedi di non pensarci.
Allora!
Caltagirone,
Rovello,
Trapanese,
Pistocchi.
Com'era quell'altro?
Mezzacosta? Mezzachiesa, una roba del genere.
Vabbè tanto uno più uno meno non è che cambia.
E questi sono solo quelli che si sono venuti in mente qua fuori,
senza nemmeno impegnarci tanto.
Che comunque vuol dire 41bis,
che vuol dire fine pena mai.
E l'avrebbe confermato pure il suo avvocato
se ci avesse fatto l'onore di raggiungerci.
Vabbè!
Fai pure!
[Mazza] Bravo Di Filippo.
Vedi che ci capiamo. Io e lei ci intendiamo al volo, vero?
Si possono spegnere questi forni per favore?
No.
Il padrone ci ha detto che dobbiamo portare a temperatura i forni.
Il pane. Ma noi tanto facemmo in fretta no?
Lo sa che fine fa Bagarella se viene fuori che lei ha collaborato, no?
Sparisce.
Esattamente. Vedi che è bravo.
Allora, io e lei domani mattina ce ne andiamo in procura
e buttiamo giù una bella dichiarazione d'intenti
per la sua collaborazione con la giustizia.
Non rida, perch� lei ora mi deve dire dov'è Bagarella.
Noi andiamo e ce lo prendiamo, subito.
Io vi aiuterei.
Però non lo so dov'è.
Male, Di Filippo. Cominciamo malissimo.
Ma che fate, non mi credete? Non lo so dov'è.
Ma secondo voi,
quando ci chiama per parlare ci invita a casa sua a prendere un caffè?
Ma veramente pensate che funziona così?
Ah no? E com'è che funziona? Mo dicesse.
Ci vediamo ogni volta in un posto diverso.
Come fa mezza chiamata prende la scheda e la butta e cangia numero.
Voi siete convinti che siete voi che state addosso a lui,
ma è lui che sta addosso a voi. Ma da anni ormai.
Non avete capito niente.
Quello chance una radio con la quale sente tutte le comunicazioni degli sbirri.
Ma a distanza di chilometri però.
Come c'è un ordine di arresto quello lo sa prima di voi.
Guardate che facce.
Non se l'aspettavano.
Ma che cazzo ridi?
Che cazzo ti ridi?
Che pensi che basta la buona volontà per evitarsi il 41bis?
Io non lo so dov'è.
Non farci perdere tempo Di Filippo.
Vi posso dire uno che lo sa però.
Vi posso dare l'autista.
Vada avanti Di Filippo.
Chi me lo dice che mi posso fidare?
Pasquale.
I buoni siamo noi sai?
E cambiamo idea in fretta.
Se non mi dici quello che mi devi dire, adesso,
magari domani non m'interessa più.
Si chiama Tony. C'ha un negozio di jeans vicino alla stazione.
Vi interessa?
Vieni di là un secondo.
Calmo, Carlo ragioniamo.
La voce dell'arresto di Di Filippo starà già cominciando a girare.
Se non lo mandiamo in carcere adesso, capiranno che sta collaborando.
Non lo so. Noi quel Tony lo possiamo agganciare solo domani mattina
quando apre il negozio.
Non ce l'ho una soluzione.
Io sì.
Mandiamolo in galera.
Sì. Bella idea, bravo.
Ma perch� no? Perch� no?
Della nostra chiacchierata lo sappiamo solo io e te.
Potremmo fare come cazzo ci pare.
E con Elia come la mettiamo?
A Elia glielo spieghiamo per bene.
Dopo aver chiamato la penitenziaria però.
Che equivale a fare come cazzo ci pare.
- Lo vedi che mi segui. - Savè!
È l'unico modo, lo sai.
Savè se qualcosa va storto in quel negozio vicino alla stazione,
se sto Tony capisce che gli stiamo dietro,
Di Filippo dal carcere ci esce in orizzontale.
Sinceramente, io me ne fotto della vita di questo pezzo di merda,
perch� c'è un bambino rinchiuso in un buco da un anno e mezzo.
Cinquecento ottantadue giorni.
Appunto. Cinquecento ottantadue cazzo di giorni.
- Sempre se è ancora vivo. - È vivo Carlo.
È vivo.
Okay.
Ti mandiamo in carcere. Ti devi fidare di noi.
Sta minchia! Sta minchia! Io dentro non ci vado!
Io dentro non ci vado.
Tira fuori i coglioni eh, Di Filippo.
Sei un pezzo di merda!
Mi avevi dato la parola, mi avevi dato! Io mi sono fidato!
E allora continua a farlo.
Tranquillo che noi ti portiamo fuori da lì.
Quelli mi ammazzano!
Lo capiscono subito quello che succede.
Pasquale,
quarantotto ore, non un minuto di più.
Noi prendiamo Bagarella e tu sei fuori dall'Ucciardone.
Parola mia.
Io sono morto.
- Io sono morto. - Fidati.
Andiamo De Filippo.
[musica]
[radio] Passiamo alla cronaca.
In manette poche ore fa il boss Pasquale Di Filippo,
uomo di fiducia del superlatitante Leoluca Bagarella.
Il procuratore di Palermo, Andrea Elia,
ha dichiarato che sarà richiesta per lui
l'applicazione del carcere duro.
Un'importante vittoria questa, nella lotta alla mafia corleonese.
Responsabile del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo,
figlio del pentito Santino Di Matteo,
di cui non si hanno più notizie ormai da oltre un anno e mezzo.
Va bene. Va bene, sì.
Signore si sente bene?
No, non è niente.
No sto bene, grazie. Sto bene.
È sicuro?
Grazie. Sto meglio, grazie.
Dai Aurora, che facciamo tardi.
Mi scusi.
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