All language subtitles for The-Doors-Mr.-Mojo-Risin-The-Story-of-LA-Woman-2011-720p-BDRip-x264-DTS-755-CaLiBeR-ITA

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian Download
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

Il film inizierà in cinque momenti, annunciò la voce spensierata.

Tutti quelli senza un posto, attenderanno il prossimo spettacolo.

L.A. Woman era come tornare a casa... Era semplice, era blues, era proprio...

Era l'ossatura, l'essenza di cosa eravamo.

Il rock and roll deve nascere dai garage.

Il disco aveva quel tipo di feeling. Era quasi come una jam.

E' stato probabilmente l'album più divertente da fare.

1970, avevamo ancora un album da fare, avrebbe potuto essere l'ultimo.

Dobbiamo fare l'album in questo momento Zen.

Non parlavamo del futuro.

"Il futuro è incerto. La fine è sempre vicina."

Era un album che raccoglieva tutto

con un bel fiocco, e ti presentava l'essenza dei The Doors personalmente.

Trovarono un'unità che era esattamente ciò di cui avevano bisogno

per mostrare al loro pubblico che avevano ancora

ciò che inizialmente tutti avevano amato di loro.

Musicalmente, penso che funzioni ancora.

Sono passati 40 anni, ed è ancora un disco fantastico.

¤ Sobrio Subber Productions ¤ www.facebook.com/sobriosubberp

Sottotitoli a cura di - Maladolescenza -

Intendo che tutt'ora, c'è un ragazzino di 16, 17, 18 anni

che sta ascoltando i The Doors per la prima volta

come una nuova band, e sta scoprendo un nuovo mondo.

Eravamo un quartetto. Ci ho sempre pensati come

un quartetto jazz moderno del rock and roll.

I The Doors sono divenuti icone della storia culturale

non solo del rock and roll, ma degli Stati Uniti.

Si erano affermati nella coscienza americana.

Si erano definiti come personaggi speciali.

Quando arriviamo al '69,

i The Doors avevano raggiunto, probabilmente una fama continentale.

Eravamo gli sporchi, grezzi, Doors.

Non penso cercassero la fama, ma certo li raggiunse.

Dopotutto, da dove deriva il nome The Doors?

Deriva dal libro di Aldous Huxley, The Doors of Perception (Le porte della percezione).

Derivato a sua volta da un verso di William Blake.

"Se le porte della percezione, fossero purificate,"

"tutto apparirebbe all'uomo come in effetti è."

Puntini, puntini, puntini... "lnfinito."

Vi era una nuova cultura nascente.

Veniva chiamata la controcultura, ma noi abbiamo sempre pensato

che fosse la nuova cultura, la cultura del 21esimo secolo.

Lavoravano sia sul livello intellettuale che compositivo,

era molto più alto rispetto la maggior parte dell'altra gente.

Per me, erano alla pari dei The Beatles e Dylan.

Jim guidava con la sua poesia.

Non sventolava una bandiera ed urlava "seguitemi."

Ma raggiungeva il tuo cuore ed il tuo interno, scuotendoti

facendoti capire chi tu fossi e cosa contasse per te.

Ci consideravamo uno specchio della società.

Commentavamo cosa accadeva.

C'era molto altro da esplorare. Era solo l'inizio.

Pensai, "Okay, abbiamo fatto tre album"

"nello stesso identico modo, con la stessa configurazione."

"Facciamo entrare i fiati e gli archi."

L'idea di fiati ed archi, era qualcosa di cui io e Ray avevamo parlato

ancora prima del nostro primo album, perché amavamo il jazz.

Era qualcosa con cui volevamo sperimentare e provare.

Hanno successo. Hanno delle hit.

Hanno dei dischi che la gente pensa siano merda.

Hanno vissuto l'esperienza di una vita,

compressa in meno di quattro anni.

Quel che hanno fatto, prima nel Morrison Hotel

e poi in L.A. Woman, è tornare al blues.

Erano una band appropriata per i loro tempi,

sempre al limite di qualsiasi cosa stesse accadendo.

Ed il limite è il posto in cui vuoi sempre essere.

Questa è Changeling. E' la prima canzone che abbiamo registrato

e divenne la prima traccia dell'album.

Se ne escono fuori con questo fighissimo pezzo rock The Changeling.

E la prima cosa che senti dire a Jim Morrison è "Lasciati andare."

Okay, sono pronto a lasciarmi andare. Vediamo cos'hai da offrire.

Credo che, in un certo modo, anticipasse la sua dipartita.

Ha avuto tutti questi problemi.

Che altro puoi fare come cantante di una rock band?

Parla solo di se stesso, è quello il cambiamento nella canzone.

Sta esprimendo cosa accadrà.

Sta dicendo a tutti, "Ci siamo."

"Mi vedrete cambiare."

Ci avevano sparato sulle strade del Kent State.

Bobby Kennedy era morto. Martin Luther King era morto.

I nostri più grandi leader della pace erano stati assassinati.

Era un periodo terribile.

I problemi degli Stati Uniti stavano salendo a galla

e nel 1970 ci fu l'invasione della Cambogia.

Era lo stesso anno in cui venne realizzato L.A. Woman.

La situazione in Vietnam si stava scaldando.

Cercavamo di uscirne. C'erano rivolte nelle strade.

La follia si era diramata in America.

Jim sentiva che dovevi cambiare dentro, e poi cambiare il mondo.

Non gli interessava troppo la politica pubblica.

Ma eravamo nell'occhio del ciclone.

The Changeling, per me, rappresentava

e dava voce a tutte quelle cose che abbiamo attraversato

negli ultimi anni.

I mutamenti dell'America, ed il fatto che fossero un gran cambiamento.

Janis Joplin morì nello stesso anno

Jimi Hendrix morì nello stesso anno, entrambi per overdose.

E Jim stava a sua volta esagerando con la sua droga, che era l'alcool.

Morrison, era stato arrestato.

Era stato in corte. Era completamente ubriaco.

Aveva avuto tutte le donne che avrebbe potuto desiderare.

Aveva provato ogni cosa

a cui un giovane alla conquista del mondo avrebbe aspirato.

Stavano costruendo la colonna sonora

non solo per la controcultura, ma per la coscienza liberale

che stava crescendo e di cui facevano parte.

Finisce l'album... ma cosa succede quando l'album è finito?

Lasciò la città. Non aveva bisogno di restare per mantenersi.

Poteva lasciarsi tutto alle spalle

e provare a cercare una nuova vita a Parigi, o forse, la sua morte.

"Sono stato giù per così tanto che ormai mi sembra il su."

Ecco cosa canta in L.A. Woman, nell'album.

Stava sentendo il pieno effetto del sistema giudiziario americano

in un periodo in cui il sistema giudiziario americano aveva un tornaconto per cui agire.

Durante la mia vita coi The Doors, fummo sempre attaccati dalle istitituzioni.

C'era una campagna costante contro di noi.

I The Doors crearono il terrore nel cuore dell'America

perché tutta questa generazione di ragazzini

si stava alzando e dicendo, "No, questo non mi va bene."

"Ho una posizione. Ho una vita." E non c'erano precedenti a riguardo.

Miami fu sicuramente un punto di svolta per la carriera dei The Doors.

Fu una notte folle. Faceva caldo, tutti sudavano,

14,000 persone che aspettavano l'arrivo del Lizard King a Miami.

Jim era un ragazzo della Florida. Stava tornando a casa dalla California.

Sapete, sono nato qui. In questo Stato.

Lo sapevate?

Sono nato proprio qui, a Melbourne, Florida, 1943.

Poi mi sono fatto furbo, e sono andato in una piccola città chiamata Los Angeles.

Potevano vederlo non come un performer o un fan,

ma quasi come un sociologo.

Il fenomeno di questo rapporto tra una rock band ed il pubblico.

"Cosa posso farci? Come posso giocarci?"

Siete tutti un branco di fottuti idioti!

Siete tutti un branco di schiavi.

Lasciate che la gente vi dica cosa fare.

Per quanto ancora lascerete che vi muovano come vogliono?

Non ci sono regole. Non ci sono leggi.

Fate quel che volete. Fatelo.

Ed infine Jim disse loro, "Cosa volete?"

"Cosa volete da noi?"

"Siamo una rock and roll band, suoniamo dei bei pezzi,"

"ma voi volete dell'altro, vero?"

"Sì!"

E allora credevi che Jim Morrison avrebbe fatto qualcosa.

E quello spaventava la gente.

E allora Jim Morrison prende e dice: "Che ne dite se vi mostro il mio cazzo?"

"E' questo che volete?"

E allora pensai: "Mio dio, è ubriaco."

"Se lo fa sul serio, finiamo nella merda."

"Sarà un disastro."

Era tipo una tortura per me, perché avevo trovato la mia via nella vita,

e amavo la musica, ma il nostro cantante aveva fatto un patto col diavolo.

Cercavano una rivolta, e quando l'hanno avuta

veramente, le conseguenze caddero su di lui.

Lo incastrarono per atti osceni in luogo pubblico,

profanità, ubriachezza molesta,

ed il mio preferito, simulazione di rapporto orale.

Prima il concerto, poi il dopo-concerto,

e poi il processo, pesava tutto sulle spalle di Jim.

Era determinato a creare un precedente.

Quel che viene trattato qui

è la libertà d'espressione artistica.

Fu trovato colpevole su due capi d'accusa, doveva scontare tre anni,

forse meno, un anno e mezzo a Raiford. Il penitenziario di Raiford...

Jim era uno spirito libero. Era impossibile

attacare la sua coscienza minacciandolo con tutto questo.

Il tour fu cancellato. Avevamo un tour di 20 città.

Miami era la prima.

Non potemmo suonare da nessun'altra parte.

L'associazione dei proprietari di sale di concerti aveva avuto un gran meeting

e ci avevano banditi dalle maggiori sale degli Stati Uniti.

Ha quasi ucciso la band, e probabilmente uccise Jim.

Ha completamente ucciso quella cosa che un artista ha

quando sa che sta facendo la differenza

e che sta facendo qualcosa,

e tutto d'un tratto, deve andare sulla difensiva.

Beh, okay, non possiamo suonare. Registriamo e basta.

Penso che tornare in sala di registrazione fosse un modo per ritrovare il vero obbiettivo.

Perché quand'erano in sala, il motivo primo

per cui si riunivano era chiaramente ovvio per loro.

Ci raduniamo al laboratorio dei The Doors

all'angolo de La Cienega e Santa Monica.

La prima domanda è: "Qualcuno ha qualche canzone?"

E ovviamente, Jim e Robby se ne uscivano

nuovamente con un pacco di pezzi, come hanno sempre fatto.

I The Doors erano in sala prove, cercando di mettere insieme il nuovo album,

quello che poi divenne L.A. Woman.

Andai a diverse prove, e Jim specialmente, era molto annoiato.

Non sembrava riuscire a farsi prendere.

Paul non era felice, e quando se ne andò, la band non ne fu entusiasta.

Perché disse loro che non gli piaceva la musica,

per quel che aveva sentito, e se ne andò dalle prove.

Ho saputo che dopo ha convocato la band a Sunset Sound

e riascoltò.

Suonammo male, estremamente male.

Riders On The Storm non era buona.

Paul Rothchild pensava sembrasse musica da cocktail.

Non c'era niente.

Non potevi cogliere alcun tipo di atmosfera.

Dissi: "Questo album sarà un disastro."

In un momento mi alzai, andai in sala

e dissi: "Ehi, sentite, mi sto annoiando."

"La prima volta nella vita che sono in sala di registrazione"

"lavorando alla console."

Poi dissi loro: "Ehi, sentite, voi mi piacete e mi piace la musica,"

"ma a me sembra che la cosa non mi stia prendendo"

"e che io non funzioni con voi."

Paul andò a casa. Rimanemmo sotto shock.

Quindi decidemmo "Ehi, facciamolo da soli."

"Sappiamo fare un disco oramai. Ne abbiamo fatti cinque."

Prendemmo Bruce Botnick, che era probabilmente il miglior tecnico in città.

Jim allora disse, "Dobbiamo registrare qui?"

"Non voglio registrare qui."

Allora dissi, "Che ne pensi della nostra sala prove?"

"Potrebbe andar bene?"

"Sala prove?" dissi, "Sei a tuo agio lì?"

Disse, "Amiamo questo posto."

Era la sala in cui provavamo da una vita.

La nostra musica era intrisa nei muri.

E quindi era perfetto. Era casa.

Sembrava che stessero cucinando qualcosa, lavorando insieme.

Erano sempre in sincronia.

Si piacevano a vicenda,

andavano tutti d'accordo.

Sembravano felici.

Suonavano giù dalle scale e potevi sentire la musica,

era fantastico. Ero molto eccitato per i nuovi pezzi.

Facemmo una cosa tipo disco da garage band.

Fu brillante, e funzionò squisitamente.

Abbiamo sempre amato suonare Crawling King Snake.

Era una delle nostre canzoni preferite di John Lee Hooker.

E penso che avessimo già pensato di farla diversi anni prima

ma non l'avevamo mai fatto,

e dato che questo era un album più blues,

il momento era perfetto.

Quell'elemento blues che i The Doors avevano tenuto nascosto,

che riuscirono però a far diventare qualcosa fuori dal mondo.

Quindi Crawling King Snake

fu una sorta di ritorno alle origini che amavano.

A Jim piaceva pensarsi come un vecchio bluesman.

Era una grande fan di Muddy Waters e di Howlin' Wolf,

e tutti quei vecchi tizi blues.

Amava la verità di quelle canzoni e la loro grezzaggine.

E ci si relazionava.

Se fosse stato per lui, avrebbe preso sempre quella strada.

Crawling King Snake è un bellissimo costume per Jim.

Vestiva un ruolo, pensava, ma lo diventava anche.

Robby Krieger lo trovava qualcosa di ingegnoso.

L'arma segreta dei The Doors. Quell'uomo aveva sempre qualcosa pronto.

E diceva, "Ne ho una. Si chiama Love Her Madly."

"Love Her Madly," come Duke Ellington.

Duke Ellington diceva sempre alla fine di un concerto,

"We love you madly" ("Vi amiamo pazzamente.")

Robby prende quello e ci gioca un po'

per fare Love Her Madly. La suona alla chitarra.

Sapevo che Love Her Madly, una volta fatta, sarebbe stata una hit.

Lo sapevo e basta, come gli altri.

Stavo provando con una chitarra a 12 corde,

e la melodia mi arrivò da sola.

In quel periodo con la mia ragazza, che poi divenne mia moglie, Lynn,

litigavamo spesso, lei si arrabbiava

e se ne andava, sbattendo la porta

così forte che la casa tremava.

E da lì che ho preso il verso. "Quando esce dalla porta."

La minore. (A minor in inglese, a-moll in diverse altre lingue).

Il tempo è così.

Ed eccola.

E poi Jim inizia a cantare.

Robby, nuovamente, sottovalutato.

Non solo come chitarrista ma come autore.

Guarda tutto quello che ha fatto. Light My Fire, Love Her Madly,

Love Me Two Times, Tell All The People...

"Non la ami pazzamente quando esce dalla porta?"

Che gran verso. Certo che la ami.

"Esatto, non ti voglio più vedere. Abbiamo chiuso."

"Aspetta un attimo."

Allora sento, "Oh, Dio! Voglio metterci il Vox Continental qui."

La forza maggiore dei The Doors come scrittori era che non si pensavano

come autori individuali che univano vari pezzi.

Erano un'unica band-autore.

Mi sembrava un po' troppo commerciale come primo singolo.

Vi fu un gran vantaggio del non presenziare alle prove.

Ebbi la possibilità di avere una prima impressione.

E quando ti si rizzano i peli del collo con una canzone,

è quella a cui presto attenzione, e questo successe con Love Her Madly.

Fu la prima volta che provammo a suonare con un altro chitarrista,

con un chitarrista ritmico.

Volevamo sentirci liberi, quindi abbiamo pensato:

"Okay, prendiamo questo tizio Marc Benno," che suonava perfettamente

tutta la roba ritmica, cosa che mi permise

di suonare da solista direttamente.

E Bruce Botnick portò Jerry Scheff,

il bassista di Elvis Presley.

Jim si accese di colpo... Era felice come una pasqua. Disse:

"Il bassista di Elvis Presley? Con me? Suonerà con noi?"

Dissi: "Esatto."

Quindi chiamai Jerry e disse "Assolutamente, mi piacerebbe molto."

E fece della roba veramente brillante.

La linea di basso in L.A. Woman. Santo cielo!

L.A. Woman, sotto alcuni aspetti, è un film noir, un rock and roll film noir,

e mi ricordo di andare in centro a L.A. Quando guidavi per le strade

e camminavi laggiù, potevi sentirti

come in uno di quei vecchi film noir in bianco e nero.

Per me, nato a Los Angeles, è il nostro inno.

Sai cosa descrive L.A. meglio di L.A. Woman?

Risposta: niente.

Era la quintessenza

di cosa volesse dire vivere in California.

Sai, le donne lo prendevano e lo cibavano.

Ma in molti diversi modi non solo col cibo.

Con supporto, con sesso, emozioni, alcolici...

Le stava ringraziando nella canzone, ma le stava lasciando, tutte loro.

E stava lasciando la città che amava.

"Città della notte" è un riferimento al romanzo omosessuale

della gran Los Angeles di John Rechy. Il gran romanzo "Città della notte".

Ecco quindi il riferimento letterario.

"Un altro angelo perso nella città della notte."

Wow, sai, il testo era così piacevole, era...

Così Raymond Chandler, così Nathanael West,

così anni '30, '40, il lato oscuro di Los Angeles,

un posto in cui Jim sarebbe stato bene.

Penso che qua ci sia l'assolo di piano di Ray.

Sì, questo era registrato a parte.

Ma funziona benissimo col suo piano Wurlitzer.

La band di Al Kooper, i Blood Sweat and Tears,

suonavano un pezzo chiamato Day ln The Country.

E' questo... suonavo Day ln The Country.

Penso gli piacesse quella parte di L.A., potevi essere un forestiero in L.A.

Potevi nasconderti sotto una barba

e cavartela anche se eri una rock star.

"Vedo i tuoi capelli bruciare. Le colline prendono fuoco."

Ecco cos'è la poesia.

In poche parole, crei un mondo.

Questo tizio con delle parole...

Così percussive. Che ci sentivo immediatamente dei ritmi.

Ed ecco John alla batteria. Senti cosa fa.

E tutto su un'unica traccia.

Dovevamo prendere decisioni a quei tempi.

Era tutto su 8 tracce.

Quindi le abbiamo unite.

Senti le tracce di John e Jerry Scheff messe insieme.

Gran musicista, grande atmosfera.

Batteristi e bassisti sono fratelli,

preparano il groove. Sono legati.

E poi Morrison dice quel verso classico, un'anagramma del suo nome.

"Jim Morrison." Giochi con le lettere, le mischi,

le muovi, e arrivi a

"Mr. Mojo Risin'."

Era quella qualità d'essere più forte di tutto ciò che ti circonda.

E scalare tutto ciò.

Mr Mojo Risin'. Bellissima immagine.

E viene dal blues.

"l got my mojo working." Muddy Waters, Willie Dixon.

"Mojo" era un termine blues per la sessualità.

E quindi, pensai: "Beh, e se lentamente accellerassi il tempo?"

"Come un orgasmo."

E sentite quest'urlo di Jim.

Si stava divertendo.

Sì! Era come se l'energia nella stanza stesse superando ogni limite!

Eravamo al di sopra. L'energia era lassù.

I The Doors trascendevano spesso noi quattro.

La canzone L.A. Woman, fu sicuramente creata in studio,

semplicemente seduti durante una jam.

Ecco per cui dico sempre che è la canzone simbolo dei The Doors,

per il modo in cui è stata scritta.

Ecco l'assolo di Robby.

Devi essere in macchina, col volume al massimo.

Urlando nell'autostrada di Los Angeles,

ascoltando L.A. Woman. Così capirai la canzone.

L.A. Woman, la metafora della città come donna è geniale.

"I polizziotti in macchina non hanno mai visto una donna così sola."

E' semplicemente una roba grandiosa.

E' metaforico. Guarda verso la fisicità della città,

e pensa a lei, e noi dobbiamo prendercene cura.

E' la mia città quindi occupiamoci della donna di L.A.

Texas Radio and The Big Beat. Jim la recitava come poesia

durante i concerti, ma non c'erano i bridge che canta nella versione studio.

E mi ricordo Ray che disse, "Ehi, e Texas Radio?

"Sai, non l'abbiamo mai fatta veramente"

Era quello il discorso con Morrison ogni volta.

Non era tanto riguardo la musica, ma riguardo cosa lui rappresentasse.

Di che sta parlando?

Cosa vuol dire? Cosa sta tentando di dirci?

Ecco Jim mangiarsi il microfono.

Lascio solo John e Jim

così puoi sentire come lavorano insieme.

Ecco un grande esempio di canzone che nasce, come seme

fiorisce e diventa una canzone completa.

Non in un periodo di diversi giorni.

Era una poesia questo giro.

Io, non so perché, tenevo il tempo,

ma poi decisi di seguire la melodia col rullante.

C'erano stazioni in Messico, che trasmettevano oltre al confine.

Wolfman Jack trasmetteva dal sud del confine,

in tutto il sud, mandando R&B selvaggio ed ululando alla luna.

Quelle sarebbero state cose che un sacco di ragazzini dell'età di Jim

avrebbero sentito.

"Voglio raccontarvi di Texas Radio and the Big Beat."

"I negri della foresta."

La scena che dipinge è primitiva.

Uno dei migliori versi mai scritti.

Perché quando sei fatto,

e sei là fuori sul bordo, sei immacolato.

Sto parlando di psichedelia.

Di espandere la propria coscienza.

Era un viaggio per diventare immacolati.

La vita di Jim era poesia.

Con tutto il tumulto, la mancanza di rime,

lo stile libero che ha la vita.

Non penso ci sia stato miglior poeta nell'era di Jim.

Verso la fine del missaggio,

Jim disse che voleva andare a Parigi.

In una delle mie foto in sala di registrazione,

c'è una lavagna,

e scritte sulla lavagna ci sono le parole "piazza pulita."

Jim doveva fare piazza pulita.

Penso fosse il suo dono alla band.

Poteva fare quel che voleva fare

se prima lavorava con loro su questo album,

che credo lui pensasse come il suo ultimo.

Disse, "Vado a Parigi," e noi rispondemmo: "Cosa?"

"Non hai ancora finito."

"Non abbiamo ancora finito con il disco. Non abbiamo missato tutte le canzoni."

Disse: "Tranquillo amico, io ho fatto le mie tracce."

"State andando bene. Sembra fantastico."

"Me ne vado a Parigi con Pam."

Non credevo, soprattutto dopo che salutai Jim,

che non sarebbe mai tornato come membro di qualsiasi band.

Non c'è dubbio che Jim stesse annunciando la sua dimessa.

Voleva fare lo scrittore.

Non era un "Non vi parlerò mai più."

Non era ostile. Era:

"Questo è quel che farò con la mia vita e vedremo che succede."

Ovviamente, era tutto un po' strano

e dicemmo: "Ehi, va bene. Fai quel che devi fare."

"Quando ritorni, ci occuperemo di questo."

A noi sembrava una buona idea.

Sfortunatamente, le cose non andarono così.

E allora partì per Parigi, e non lo vidi mai più.

Ecco tutto. Non lo vidi mai più. Non ci avevo nemmeno più parlato.

Era lì solo da circa tre, quattro mesi...

Siamo i cavalieri sulla tempesta. Penso che lo siano tutti quelli

che hanno avuto vicissitudini nella vita, amori, delusioni...

Senza sapere esattamente cosa accadrà dopo.

Far fronte a tutto, un tipo di coraggio che dobbiamo avere per vivere.

Non è facile là fuori.

Riders On The Storm.

Un po' più jazz, più oscura.

Ha quella malinconia,

ma ha anche quella atmosfera di una band che suona insieme.

Riders ha un certo mood. Venne fuori originariamente da una jam su questo,

Ghost Riders ln The Sky.

Siamo in jam e c'è questa sorta di atmosfera,

un po' Western, un po' Clint Eastwood.

E da lì è mutata in una cosa tipo...

Poi è diventata Riders On The Storm.

Jim cambiò le parole da "Ghost riders in the sky" ("Cavalieri fantasma nel cielo")

a "Riders on the storm." ("Cavalieri sulla tempesta")

Dissi: "Okay, mi piace. Cavalieri sulla tempesta."

"Ma non possiamo fare Vaughn Monroe."

"Un vecchio Cowboy cavalcava un giorno oscuro e ventoso."

Quindi, dissi: "Vediamo cosa posso fare"

ed ecco cosa trovai.

Dobbiamo metterci un po' di jazz. Farlo più dark.

Ed ecco cosa accadde.

Jerry Scheff dice, "Com'è la linea di basso?"

E gli dico, "Semplice."

"Mi minore, la maggiore." Lui dice: "Oh, dai, è impossibile."

Risposi: "Cosa, per te?"

Ed ecco Jerry Scheff da solo.

Sta praticamente suonando cosa Ray avrebbe suonato con la mano sinistra,

se avesse suonato un piano basso, ma con più ampiezza,

perché quello che Ray poteva suonare con la mano sinistra

non era sempre traducibile nel basso.

Ecco, tipo questi slide.

A questo punto, cantando la sua parte, sapeva che sarebbe andato a Parigi.

E stava cantando il suo amore per Pam.

Ed ecco il solo di Ray, puoi sentirlo. E' in presa diretta,

che significa che non stava suonando tramite un amplificatore

ma direttamente nella console.

Più tuoni. Ci vogliono più tuoni.

La solitudine di quella canzone riassume

come stiamo in questo

tormento che chiamiamo mondo,

cercando di tenere la testa alta sopra il casino,

sopra la schiuma, sopra la tempesta.

Quel sospiro che canticchia "riders on the storm."

Puoi sentirlo negli ultimi due "riders on the storm."

E' lo spirito di Jim che sospira dallo spazio,

che sospira.. dall'oltremondo.

Il mio ultimo messaggio per Jim prima che andasse a Parigi,

gli dissi che avevo smesso di bere e che era l'ora che anche lui smettesse.

Sembrava solo e distante, come se le cose non andassero bene.

Forse era di nuovo il ciclo dell'alcolismo,

era ritornato nella sua vita laggiù.

Jim andò a farsi un bagno caldo

e lei disse di averlo trovato la mattina dopo.

Lei era andata a dormire e lui era morto nella vasca.

Sulla schiena. Disse che sorrideva. Mi fece piacere saperlo.

Quando lo seppi, non ci credevo, perché lui sembrava

tipo questo ubriacone irlandese che avrebbe fatto festa fino a 80 anni.

Jim era più grande della vita.

Il modo in cui era... non potevo immaginarlo morto.

Capimmo la gravità delle news da Parigi,

e sentire Bill Siddons,

il manager, che andò laggiù per aiutare ad organizzare il funerale,

che era tutto troppo reale.

Il telefono squillò il lunedì mattina, alle 4:30.

E mia moglie, Cheri, si alzò di scatto.

Il telefono squillava, poi disse: "Jim è morto."

La guardai e dissi: "Cosa?"

Presi il telefono.

Era Clive Selwood, il nostro manager discografico nel Regno Unito,

dicendomi che tre giornalisti diversi

l'avevno chiamato, dicendo che Jim era morto.

Avevo un aereo per le 3:30.

Ero già a Parigi alle 6:30 la mattina dopo.

Restai lì per un minuto

e sai, la bara era nel salotto.

Stetti ore con Pamela, parlando e basta.

E lei disse, "Mi ha detto, quand'era lì,"

"quando sarebbe morto, voleva essere sepolto a Père-Lachaise."

Pensai che fosse bellissimo,

lo avevo capito così tanto da sapere addirittura dove voleva essere sepolto.

Penso che fosse più che giusto farlo.

E fui assolutamente chiaro,

avendo attraversato diversi scandali di stampa nella mia vita,

che la cosa migliore fosse non dirlo a nessuno.

Lo faremo a modo nostro. Seppelliremo un poeta.

Ho perso il miglior compagno di scrittura che chiunque abbia mai avuto.

Voglio dire, tutta la nostra vita andata.

Amavo suonare sulle sue parole,

ecco cosa mi manca. Non mi manca l'auto-distruzione.

Nel suo caso, le due cose andavano a braccetto.

Ogni volta che perdiamo una persona creativa,

perdiamo qualcosa da aggiungere alla cultura,

che avrebbe reso la cultura più ricca e luminosa.

Penso che con la morte di Jim, una delle luci degli anni '60 si sia spenta.

Hyacinth House fu la canzone più solitaria che Jim abbia mai scritto.

"Che cosa fanno nella Casa dei Giacinti per piacere ai leoni"

"Mi serve un amico tutto nuovo che non mi disturbi,"

"a cui io non serva."

Non voglio amici che abbiano bisogno di me.

Non voglio avere gente attorno che si affidi a me.

E' troppo pesante. Ho solo 27 anni.

Lasciatemi andare. Ho bisogno di un nuovo amico che non abbia bisogno di me.

Si riferisce alla sua donna?

O si riferisce ai suo amici tipo me?

Si riferisce alla band? Penso si riferisca a tutti.

Penso che dica, "Lasciatemi andare. Ho bisogno di qualcun'altro."

Ad essere franchi, gli ultimi anni della sua vita,

aveva diversi "amici" con cui passava il tempo

che stavano tipo

ad idolatrarlo e non lo scoraggiavano riguardo il suo abuso di sostanze.

Quelli sono amici?

Perdere della gente,

quelli che si aggrappano a lui che lo tirano giù.

Se stai con bevitori e drogati,

non stai per forza frequentando poeti simbolisti francesi.

Sono stramboidi e sfigati.

Ecco un momento per me per citare uno dei miei compatrioti,

un uomo dalla Polonia, il Signor Chopin,

e quindi faccio un po' di polonaise di Chopin.

Il mio assolo.

E Jim canta.

Stetti un bel po' di tempo con loro nello studio

e si divertivano.

Erano bellissime canzoni.

The Changeling era una sorta di tributo a James Brown.

Love Her Madly era chiaramente il singolo.

Quindi sapevo di avere un singolo per la radio AM,

e sapevo che avevo L.A. Woman e Riders On The Storm per le FM.

Era sicuro.

Era un album fantastico.

Se hai bisogno di un epitaffio,

se devi avere un ultimo disco,

questo era il disco da fare.

I The Doors sono un entità vivente.

Quando li metterò stasera, significherà qualcosa per il mio pubblico.

Quella musica parla a noi.

E parla ai bambini e alla gente più vecchia di noi.

Era una dichiarazione incredibile della loro forza come band.

E che partnership unica e straordinaria fossero.

Puoi sentirne il calore e la vita.

Fu veramente il nostro album più spontaneo.

Jim si galvanizzò nel produrre L.A. Woman.

Tutti lo facemmo, perché prendemmo tutte le decisioni.

Dava ispirazione.

Non credo che l'immaginazione, l'ispirazione,

la bellezza ad un alto livello spirituale siano mai andate fuori moda.

Che sia Bach, o Scriabin,

o i The Doors, la gente li ascolta ancora tutti.

"Il suo mondo dipende da te. La nostra vita non finirà mai."

La dichiarazione finale. La nostra vita non finirà mai.

Come dicevano gli antichi egizi

se dici il nome di un uomo, allora è vivo.

Quindi sfruttò questa occasione per dire

Jim Morrison.

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.