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Questo è il mio paese, e io gli sono affezionato.
Poche case modeste e gente semplice,
che mi è cara nelle sue gioie e nei suoi dolori.
Oggi è giorno di festa per il paese.
Salgono tutti per festeggiare un fatto che alcuni forse non ricordano più,
ma che molti portano ancora impresso nel cuore.
Salgono tutti.
Meno un frate che, dal convento, scende al paese.
Buongiorno, Padre!
Andiamo su al convento a trovarvi!
E io vado giù in paese.
In paese non c'è più nessuno.
Beneditelo, Padre. Ha solo quindici giorni!
- Voi qui, Padre. - Buongiorno.
- Come sta la piccola? - Lo stesso.
C'è il Padre.
Siete venuto anche oggi che c'è festa al convento.
La mia festa è qui.
- Vorrei vedere la bambina. - Ma certo, Padre, entrate.
- Mi sembra che stai meglio, oggi. - Se ne sono andati tutti.
Sì, perché è la festa di...
vediamo...
Sai di chi è la festa, oggi?
- Sì, la festa di Marcellino. - No, non scappare, Nicolas.
E che cosa sai di Marcellino?
Tu lo sai?
Ho dimenticato, Padre.
Ho altro per la testa.
Beh, oggi sono venuto per raccontarvela.
Credete che sia necessario, proprio oggi?
Chi lo sa?
È una favola?
Sì. Una favola per i bambini. E anche per i grandi.
Andiamo, la devi conoscere.
Tu sei nato in paese. Tuo padre te l'avrà raccontata.
Me l'ha raccontata, ma l'ho dimenticata.
Allora ascolta.
Hmm... devi sapere che questa terra, questo paese in cui sei nata...
questa casa dove abiti...
una volta erano occupati dai soldato francesi.
E proprio in cima al colle...
dove ora stanno tutti, dove si trova ora il convento,
si rifugiavano gli ultimi nemici quando furono ricacciati.
Erano vinti ormai,
ma nella ritirata sparsero la strage distruggendo case e raccolti.
Gli spagnoli si sollevarono contro di loro per difendersi.
Li abbiamo sconfitti, ma a che costo!
Com'era ridotta la nostra povera terra.
Col tempo, i raccolti tornarono a maturare.
Gli alberi bruciacchiati misero nuovi germogli, le case distrutte furono riedificate.
E tutto tornò a vivere.
Restò una sola rovina.
La grande villa dell'antica nobiltà, abbandonata e sperduta in mezzo alla campagna.
Come mai erano rimasti solo quei ruderi,
quando tutto il resto era stato ricostruito?
Chi lo sa? Il luogo era divenuto proprietà del comune.
Qualche anno dopo, tre frati francescani si recarono dal sindaco del paese per rivolgergli una preghiera.
Per ora siamo solo in tre, ma con il vostro permesso di costruire un convento
diventeremo molti di più.
Sempre che crediate che la nostra opera possa essere di utilità, qui in paese.
E come sperate di riuscire?
Con l'aiuto di Dio... e col nostro lavoro.
Avete il mio permesso.
Sono convinto che ci sarete molto utili.
Ma... bisognerà riunire il consiglio.
Qui decido io.
Fra quelle rovine perdetti mio padre, e combattei nove ore per cacciare l'invasore.
Il consigliere anziano...
fa il maniscalco, sa trattare solo con i cavalli.
Vi accompagnerà a casa mia.
Là, vi daranno gli attrezzi che vi potranno servire... e qualcosa da mangiare.
E, fra qualche giorno, verrò su a vedere cosa avete combinato.
Che Dio vi benedica.
Ora che la Spagna è tornata agli Spagnoli,
siano i benvenuti quelli che vengono ad aiutarci a essere migliori.
Su, va'!
Riproviamo.
Cosa c'è da ridere?
Volete qualcosa, sì o no?
Aiutare.
Guarda. Quelli là fanno più presto.
- Che succede? - Niente, niente.
Forza!
Buon lavoro.
Il lavoro è stato duro, ma con lo sforzo comune...
Lo sforzo comune...
Con lo sforzo comune.
Passarono gli anni.
I frati erano cresciuti di numero, ormai.
Erano dodici.
E lavorarono tanto, e misero tanto amore nella loro fatica,
che il convento finì con l'apparire non solo molto solido, ma anche molto bello.
Una mattina, una mattina come tante altre mattine...
Il frate portinaio fece una scoperta sorprendente.
Un maschietto... è un maschietto.
Ho trovato un bambino! Davanti alla porta!
Un neonato! Un bellissimo bambino! Venite, fratelli!
L'ho trovato fuori. L'ho preso e si è messo a piangere.
Che è successo?
Benedetto Nostro Signore!
Chi ce l'avrà lasciato?
Hai detto che si è messo a piangere quando l'hai preso in braccio.
Perché?
Non lo so.
- Ma che ne facciamo, di questa creatura? - A me piace molto.
Non cominciare a toccarlo.
Avrà fame.
- Che potrebbe piacergli? - Ora porto dell'acqua!
Potremmo tenerlo con noi, Padre?
Ecco l'acqua.
Che fame!
Fratelli, fratelli. Non dobbiamo affezionarci a questa creatura.
Non c'è nulla, o quasi nulla, che noialtri possiamo fare per lui.
Una cosa si può farla, col permesso del reverendo Padre...
Possiamo farne un cristiano, per lo meno.
Andiamo.
E che nome gli mettiamo, Padre?
Secondo me, dovremmo dargli il nome del santo di oggi.
- Giusto. - È San Marcellino.
Chi sarà il padrino? Frate Francisco?
Marcellino, ego te baptizo in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Ascoltate, fratelli. Il sole è già alto, e noi siamo molto in ritardo.
Credo sarà bene che quelli che si recheranno per la cerca nei paesi qui intorno
tentino discretamente di informarsi.
Primo, se un bambino fosse scomparso da qualche casa.
E se è così, troverete il villaggio in agitazione.
Oppure... se questo è il gesto di una madre disgraziata,
dobbiamo convincerla con ogni mezzo a riprendersi il bimbo.
Al ritorno mi direte.
- Dove sono i cucchiai? - Devono essere in cucina.
- Sono qui i cucchiai? - Saranno in refettorio.
Da qualche parte dovanno essere, questi cucchiai.
Ma dove si è nascosto, Fra' Thomas?
- Dorme. - Ha passato la notte.
Bene... Ci arrangeremo da noi.
- Che manca? - I cucchiai.
Eccoli qui, i cucchiai!
Non l'ho fatto apposta, Padre.
Non fa che piangere. È malato.
- Perché poi dev'essere malato? - Perché piange.
Quando un bambino piange, qualcosa gli duole. Quando qualcosa gli duole, è malato.
Quando è malato, piange.
Sta piangendo, ergo... è malato.
Fratello!
Buona sera, fratello.
Oggi mia moglie mi ha detto: "Se passi dal convento,
porta questo ai frati per il bambino".
Grazie. Grazie, a nome suo.
Dio ve ne renda merito. E vi benedica.
- Buona sera, fratello. - Buona sera.
- Non stringere troppo. - Sono stato io a trovarlo.
Finalmente sorride!
Sì, sì, sorride... ma se mi fermo un momento, addio!
Io credo, Padre, che finché cercheremo di indagare con discrezione,
come ci avete consigliato, non riusciremo mai a scoprire niente.
La sola cosa che posso dirvi è che
non manca nessun bambino nei paesi in cui sono stato.
Notizie?
Sì, Padre.
Lasciateci soli, fratelli.
Intanto il bambino è acora qui.
Non ce l'ha ancora levato nessuno.
Fratelli...
I genitori di Marcellino non si trovano.
Staranno probabilmente in cielo.
Son contento! ...che siano in cielo...
ecco cosa intendo...
Sono ormai due mesi che questa creatura vive con noi.
Fratelli...
La missione che ci siamo proposta non è quella di allevare bambini.
Dodici frati intorno a un bambino...
I nostri doveri sono tanti.
- Non li trascureremo, Padre. - Lavoreremo.
Io penso che per il suo bene non dovrebbe restare qui.
Gli ci vuole una madre.
Bisognerà trovargli una famiglia.
Una buona famiglia, onesta, cristiana, lavoratrice.
Una famiflia dove, soprattutto, ci siano altri bimbi.
Padre.
Dio vi accompagna.
Non vengo a chiedere, oggi. Anzi, vengo a dare.
Non capisco, Padre.
Tu saprai che da due mesi teniamo un bambino con noi, su al convento.
Abbiamo cercato i suoi genitori, ma sono morti.
Tu, Juan, sei un uomo onesto.
Tua moglie è una buona cristiana, e i tuoi figli sono bravi ragazzi.
Mi dispiace, Padre. Non posso.
Con voi, il nostro bambino avrebbe una famiglia.
E il Signore apprezzerà, se farai quest'opera di bene.
Il pane è poco... e le bocche sono molte.
- Sia lodato Gesù cristo. - Sempre sia lodato.
Favorite con noi, fratello.
No, grazie. Devo solo favi una domanda.
Dite, fratello.
Vi piacerebbe avere un figlio?
No, no, voialtri non dovete fare niente.
Il bambino c'è già.
Sì. È il piccino che teniamo su al convento.
Un piagnone. Strilla giorno e notte.
Non riusciamo a chiudere occhio da che è arrivato.
E come mangia! Ogni tanto ci tocca digiunare.
Ma il peggio è che strilla. Strilla sempre, senza posa.
Più che quando mangia, che almeno non strilla.
Il Signore ti aiuterà, se lo preghi.
Non ho bisogno del suo aiuto.
Non bestemmiare.
Non cominciate con le prediche, fratello. Portatemi il bambino e basta.
Idiota!
Dove mangiamo noi ce n'è abbastanza per un altro marmocchio.
Siete diventato muto o che?
Forza, fratello! Che vi prende?
Non ti do il bambino.
Ehi, frate del diavolo!
Che cosa vi prende?!
Non sono un frate del diavolo, sono un frate di Dio.
E tu, sei un uomo ingiusto. Non ti do il bambino.
Santo cielo.
E voi, fratello?
Io, ecco...
son salito sulla montagna... e ho parlato con... con un pastore...
Però lui non c'era... e io gli ho chiesto...
e lui mi ha detto di no... insomma... che non può...
Non può occuparsene.
Ma... non si tratta per caso di quel pastore che vive solo,
e che ha ottant'anni?
Sì, sì. È proprio lui.
Già.
Non abbiamo avuto molta fortuna, a quel che vedo.
Ma da questo momento...
un altro frate si occuperà di trovare una casa per Marcellino...
...io.
Avanti, Padre.
Quando vi vedo, mi sento sempre meglio e più allegro.
Don Emilio. State lavorando?
Sì. Mi rallegro che siate venuto. Sedetevi.
Stavo compliando un documento, che interessa proprio voi, Padre.
Prima di andarmene, voglio sistemare una faccenda.
Ho stabilito che questo municipio vi faccia dono perpetuo del terreno
e del fabbricato che abitate.
Don Emilio, così voi ci costringereste ad abbandonare la casa.
Noi frati non possiamo avere nulla di nostro, e viviamo solo di carità.
Non sapevo che il vostro ordine fosse tanto severo.
Ad ogni modo vi siamo grati lo stesso
E non vi dimentichiamo mai nelle nostre preghiere.
Ne ho bisogno.
Dunque, come mai da queste parti? Rosa!
Dite, Padre. Dite.
Si tratta di Marcellino.
- Vorremmo dargli una famiglia. - Che peccato.
Ormai è troppo tardi. Io ne ho per poco.
Ma lasciatemi pensare.
Rosa!
Senti Rosa...
Quanti figli ha Vargas... il mugnaio?
Sei, signore.
Buongiorno, Padre! Volete qualcosa?
No, no, niente, niente. Grazie, buongiorno.
Parlategliene voi, fratello.
Io?
Reverendo, Padre. Avete trovato?
Certo.
Una famiglia buonissima. Con sei figli sani e belli.
Però... il posto dove abitano lascia a desiderare.
Difficoltà idrografiche.
Marcellino rimarrà al convento.
Ogni frate gli farà da padre e da madre.
Non cercheremo oltre. Né lo affideremo ad alcuno.
Sempre che il Padre Provinciale non disponga altrimenti.
Diventerà un frate come noi.
- Gli insegnerò musica. - E io a coltivare l'orto.
- E io a leggere. - Io a cucinare.
Fratelli, fratelli. E a pregare, chi?
Io, se nessun altro vuole.
Permettete, Padre?
- Dormivate, Padre? - No. No, ho sentito tutto.
Anch'io me ne sono rallegrato, figliolo.
Potete venire, Padre? Ho bisogno di confessarmi.
Fratelli! Fratelli, presto!
- Che c'è? - Che succede?
- Don Emilio sta morendo, ha chiesto di voi. - Vengo io.
- Vado prima ad avvisare il Padre Superiore. - Molto bene.
Chi muore. E chi nasce.
Di chi muore, si sa se è stato un uomo giusto.
Ma di chi nasce, che possiamo sapere?
Sono contento che il nuovo sindaco sia un uomo giusto.
Sicuro. Potete star tranquilli.
Saprò compiere tutti i miei doveri, ma anche far rispettare tutti i diritti del sindaco.
Molto bene.
Alfonsa, porta il vino, che festeggiamo la nomina!
Buona idea.
Preparami il vestito nuovo.
Voglio fare una visita.
Che vuoi?
Voglio che mi speghiate perché uno dei vostri frati mi ha offeso.
E voglio il bambino.
Perché?
Perché ho detto che potevo allevarlo e mantenerlo in casa,
e poi me lo ha negato.
Non ho da invidiare nessuno, e non sono abituato a subire rifiuti.
Per giunta... adesso sono sindaco.
- Mi piacerebbe vedere... - Ti piacerebbe vedere... che cosa?
Se avete il coraggio di negarmelo un'altra volta.
È così.
Allora, vi rifiutate ancora?
Sì.
Perché?! Sono un ladro, io? Sono un assassino? Un malvagio?
Niente di tutto questo. Ma sei iracondo e orgoglioso.
Voglio il bambino!
Menti. Vuoi solo soddisfare il tuo orgoglio.
Non ami il bimbo, e non lo alleveresti bene.
Non ti importa di lui.
Vuoi avere ragione, e mantenere il puntiglio.
Non ti do il bambino.
E va bene.
Tenetevelo pure, il vostro marmocchio.
Ma qui... qui, no!
Siete avvisati... potete farci quello che volete,
perché né lui né voi resterete qui.
Parola di sindaco.
Firmate.
Don Emilio diede il permesso ai frati senza il consenso del Consiglio.
Io non lo tollero. Firmate.
Don Emilio senza firma né permessi ha fatto un'opera buona.
Tu, per fare una cattiva azione, ci chiedi di firmare.
Io non firmo.
Non ne parliamo più.
Può cambiare d'aspetto un grande albero in cinque anni?
Può mutare, in quel breve periodo, un muro di pietra?
Poco o niente, vero?
Ma come è cambiato un neonato, quando lo rivediamo dopo cinque anni.
A quell'età, Marcellino era diventato robusto e vivace.
Aveva dato un nomignolo a ciascuno dei frati.
E ormai, anch'essi non si chiamavano più tra di loro
Fra' Thomas, Fra' José, Fra' Francisco... ma come li chiamava il bambino:
Fra' Malato, frate Porta, Fra' Pappina o Fra' Ding-dong, a seconda di quello che ciascuno faceva.
Era la gioia e il tormento di tutta la comunità.
Perché se era buono come il pane, non sempre lo erano le sue azioni.
Le sue scorribande in cucina, in refettorio, nell'orto o in cappella
tenevano in agitazione i frati.
Tutti, però, si tenevano nascoste l'un l'altro le sue marachelle.
Come viveva Marcellino? Che faceva tra quei dodici frati?
Vedrai...
Perché ora ti descriverò un giorno qualunque della sua vita.
È come una filastrocca...
Sogna, sogna, Marcellino, già comincia ad albeggiar.
Perché veglian dodici frati che ti guardano dormir.
Marcellino, Marcellino, già ti devi risvegliar.
Perché veglian dodici frati che ti guardano dormir.
Marcellino, Marcellino, ci si lava col sapon.
Mangia, mangia tanto, come Fra' Pappina.
Mangia la frittata, e mangia tanto pan.
Come suona la campana, se la suoni tu con Fra' Ding-dong.
- Ding-ding. - Ding-dong.
- Due e due? - Quattro.
- Quattro e quattro? - Otto.
Otto e otto?
- Venti. - Mi fai disperar.
Prega, prega, Marcellino. Un buon bimbo deve orar.
- Padre Nostro... - Padre Nostro...
- che sei nei cieli... - che sei nei cieli...
- santificato... - santificato...
Con il sol va a nanna il bimbo, con il sol si desterà.
Su lui veglian dodici frati, la sua nanna canteran.
San Francesco, su dal cielo, i suoi sogni veglierà.
Dormi, dormi, Marcellino, che Gesù con te sarà.
- Avete bisogno di aiuto? - No, grazie, fratello...
...è talmente vecchio, questo carro.
È rotta?
Sì. Però adesso la ripariamo.
Ciao.
Abiti qui?
Da quand'ero piccolo. Ci sono venuto che avevo una settimana.
- Ho bussato alla porta, e... e... - E cosa?
E poi sono rimasto con Fra' Pappina e tutti gli altri.
- Non hai il papà? - Sì. Ne ho dodici.
Dodici? E la mamma?
Di madre non ne ho nessuna.
Tu sei una mamma?
Sì, ho due bambini. Il maggiore è come te.
Manuel!? Manuel!? Manuel!?
- Marcellino!! - Arrivo!
Questo è Fra' Pappina, sai? Ciao.
Sei bella, tu.
Manuel?!
Non senti che ti chiama Fra' Malato?
Dov'eri? Avanti, siediti.
Oggi, impareremo una lettera molto facile.
La più facile di tutte. Vedrai che ti piacerà scriverla.
Si chiama "O".
Ed è rotonda come la ruota di un carro. Guarda.
Ho visto una mamma.
- Dove? - Là fuori.
- Ti è piaciuta? - Molto.
- Manuel! Manuel! - Arrivo.
- Chi è? - Manuel.
- E chi è Manuel? - suo figlio.
- E com'è? - È come me... me o ha detto lei.
- Non lo hai visto? - No.
Perché la luna è grassa e poi è magra?
Perché... ecco, perché... La luna è sempre la stessa, Marcellino.
Quello che cambia è la parte che... ecco, guarda...
che il sole illumina sempre...
Sei ancora troppo piccolo e non potresti capirlo.
Ma è come ti dico io.
Quella che vedi è la parte su cui batte il sole.
Ce l'abbiamo tutti, una mamma?
- Certamente. Tu... io. - E anche il Padre Superiore?
Sì, pure il Padre Superiore. Tutti, Marcellino, tutti.
E dove sta la mia?
Sta su, in cielo.
- Ed era bella? - Sicuro. Era bellissima.
Manuel. Manuel?!
Manuel... Manuel!
Vieni a vedere. Ma spicciati.
Questo è il mio tesoro, Manuel.
Questo me l'ha dato Fra' malato. C'era una medicina.
Ecco una zampa di gallina. Me l'ha data Fra' Pappina.
Guarda che bello questo corno.
E questo me l'ha regalato la guardia. È quello che vale di più.
Lo vedi questo? È un vetro azzurro. Serve per guardare il sole.
Ho anche tanti ossi di tutte le misure. Giochiamo insieme?
- Co chi parla, Marcellino? - Con Manuel.
- E chi è Manuel? - Ah, vorrei saperlo anch'io!
Vieni, vieni. Adesso facciamo una cosa.
Lo costruiremo insieme, io e te.
Con chi stai parlando, Marcellino?
- Con Manuel. - Ah, con Manuel.
- È un tuo amico? - Sì.
- E... parla anche lui con te? - Naturale.
E... gioca anche a palla con te?
Questo no, ma a tante altre cose sì.
Sei stato molto cattivo. Tutti i frati sono arrabbiati con te.
Anch'io lo sono.
E lo sarò ancora di più, se non ubbidisci a quello che ti dico.
Per quella scala non devi salire.
Per quella scala non devi salire mai.
Mai.
Hai capito? Mai.
Marcellino!
Quante volte ti devo dire che lassù non ci devi salire?
Lassù c'è un uomo grande che se ti vede
ti prende e ti porta via per sempre!
Vai a giocare da un'altra parte.
Non bisogna mai far paura ai bambini, fratello.
Bisognerà pure che abbia paura di qualche cosa.
Le devi fare molto dure, sennò non si ossono tirare.
Attento. Ecco.
Prepara le armi, Manuel. Il nemico si avvicina!
Mira, mira bene. Ora!
Fuoco! Manuel, il cane scappa!
Scappa!
Il nemico è in fuga! Ha paura! Scappa!
- E Marcellino? - Starà fuori.
Perché sta fuori, quando dovrebbe star dentro?
- Che volete che gli succeda? - Non si può dire.
Poi, se gli abbiamo detto di star dentro non deve scappar fuori. Stia dentro.
- Non potrà star sempre con noi. - Dovrebbe star dentro, e non fuori...
perché fuori possono accadergli brutte cose...
e qui dentro invece no.
Cosa credete, che Marcellino sia una specie di fiore?
È un bambino come tutti gli altri.
- Deve correre, deve giocare. - E se accade una disgrazia?
Ma che disgrazia, andiamo. Ha quasi sei anni.
Deve imparare a conoscere il mondo
Perché non lo portate al paese con voi, un giorno?
Tra una settimana comincia la fiera di Alda Mayor.
- È una cosa che si può fare. - Per me si stanca troppo.
Sì, sì. Si stanca troppo.
Andiamo, Manuel.
Fa piano, Manuel.
Marcellino, dammi un po' d'acqua, figliolo.
- Ti senti male, Fra' Malato? - Un po'.
Se io ti dò un bacio dove ti fa male, forse ti passa.
Certo, Marcellino, sicuro. Avanti, dammelo.
Hai visto? Non mi fa più male.
- Davvero? - Certo, figliolo.
- Ora va. Va a giocare. - Ciao.
Brutto discolaccio. Esci subito di lì!
È questa l'educazione che ti danno al convento, demonio?
Aspetta che ora ti aggiusto io!
Guardate come mi ha conciato, quel piccolo delinquente.
Abbiate pazienza, signor sindaco. Sono bambinate.
Bambinate!
La colpa è vostra, che avete allevato quel ragazzo come un selvaggio.
È questo che gli avete insegnato?
Valeva la pena che avesse tanti frati attorno, quel diavolo!
Cercate di calmarvi, e non gridate. Non siamo sordi.
Sì. Sarà meglio che mi calmi.
Con voi che non siete neanche uomini è meglio non parlare.
Quella tonaca vi protegge.
Dov'è il Padre Superiore?
Chiamatelo! Che venga a vedere come quel vostro brigante ha trattato il sindaco di questo paese.
Stava fuori, invece di starsene dentro!
Ha la febbre.
Dategli acqua fresca, e che stia tranquillo.
Dovrebbe dormire.
Per quella scala non devi mai salire.
C'è un uomo grande.
Per quella scala non devi mai salire.
Lassù c'è un uomo grande che se ti vede ti porta via per sempre...
Ti porta via per sempre... Ti porta via per sempre!
Che hai, Marcellino? Dormi, figliolo, dormi.
- Ha la febbre alta? - Sta sudando.
Se rimanete un momento, Reverendo Padre, io vado a prendere dell'acqua fresca.
Andate, andate, fratello.
Tutte le mamme vanno in cielo?
Certo... tutte. Tutte le mamme vanno in cielo.
Allora è vero, quello che mi ha detto Fra' Pappina.
- Sicuro. Cosa ti ha detto? - Che hai una mamma anche tu.
Sì. Ma la mia è già andata in cielo.
E come si va in cielo?
Essendo molto buoni.
- E io, sono buono? - Certo. Tu sei molto buono.
Allora ci posso andare.
Questo dipende, Marcellino, dalla volontà di Dio.
Sta molto meglio.
- Fra' Pappina. - Figliolo.
Come si fa ad andare in cielo?
Co-cosa dici? Oddio mio. Stai calmo, calmo.
Poverino.
Dormi, figlio mio. Dormi.
Sta attento che non sentano, Manuel.
Qui non possono vederci.
Hai visto?
Era... era vero quello che dicevano i frati.
Giovanotto! Non t'avevamo mai visto, qui.
Sono Marcellino.
- È la prima volta che viene con me. - Ciao, ometto. Ciao.
Guarda lì.
È Marcellino.
Ehi, Padre. Siete venuto a vendere Marcellino?
Senti Marcellino... io devo entrare qui un momento.
C'è un malato che si vuole confessare.
Tu aspettami qui e non ti muovere, eh?
Ritorno subito.
- Tu chi sei? - Marcelino.
- Mi aiuti? - Sì.
Allora spingi.
Oh! Vieni qui, ragazzino! Vieni qui, ladro!
Fermatelo!
Ladro! Brutto ladro!
Marcellino! Marcellino!
Ora basta!
Sono curioso di vedere chi di voi mi negherà la sua firma...
come allora.
Dimenticate il danno che ha fatto al nostro paese.
Alla nostra fiera, che era famosa in tutta la regione.
Dappertutto si dirà che qui da noi non si può star tranquilli.
E se i frati pagassero i danni?
I danni li pago io, se è necessario.
Dove prenderebbero i quattrini, quegli accattoni? L'importante è il resto...
il furto, lo scandolo, i feriti!
Dobbiamo pensarci, Pasquale.
Pensateci.
Ci rivedremo qui, oggi alle cinque precise.
Esteban.
Senti, è probabile che oggi abbia bisogno dei 400 scudi che tu mi devi.
Ma... ora...
Vorresti dire che ora non puoi ridarmeli?
Ma quando si tratta di andare contro di me, questo lo puoi fare.
Han firmato, i codardi. Ora.
Ho dato ai frati un mese perché se ne vadano dal paese.
Quello che dico non ti piace. Lo so.
Quello che faccio non ti piace mai.
Però il pane che mangi sì, eh?!
Gli ordini sono ordini, Padre, ma questo è un incarico che... credetemi,
non avrei voluto eseguire io.
Non preoccuparti, quando sarà il giorno stabilito...
nessuno dovrà venire a scacciare i frati dal convento. Ce ne andremo da soli.
Ma soltanto quel giorno. Prima no.
Se potessimo esservi utili...
Nessuno ci puo aiutare,
se non colui che può cambiare il cuore degli uomini.
Per quanto possano essere malvagi.
Per il ragazzo, non preccupatevi. Ho parlato con mia moglie.
Lo prendiamo con noi.
Vi prometto che diventerà una guardia, e vi farà onore.
Va' con Dio. Abbiamo ancora tempo. Tutto si aggiusterà.
- Ti aiuto? - No.
Se vediamo che si muove, scappiamo di corsa.
Sta' attento, Manuel.
Prendiamo un bastone.
Avvertimi. Avvertimi, se viene qualcuno.
Non si muove.
Devi aver fame.
Aspetta, ora torno.
Fra' Pappina, Fra' Pappina! Corri, che c'è uno scorpione!
Marcellino! Marcellino!
È pane solo, sai?
Non ho preso nient'altro, per la fretta.
Ora devo andarmene. Fra' Pappina mi cerca.
Ma domani te ne porto di più.
Aveva fame, Manuel.
Ma perché ci affanniamo tanto? I frutti non li potremo raccogliere.
Noi no. Però qualcuno li raccoglierà, fratello.
Solo il Signore può interrompere il nostro lavoro... Noi non possiamo.
Marcellino? Marcellino?
Oggi ti ho portato pane e vino.
Non so se ti piacerà. Ma i frati dicono che tiene caldo.
Non potresti scendere giù e mangiartelo qui?
Non ti faccio paura?
- No. - Sai allora chi sono?
Sì, sei Dio.
Tu sei un bambino buono. E io ti benedico.
Però, i frati dicono che sono cattivo.
- E Manuel, che dice? - Come, tu lo conosci?!
- È contento? - Sì.
Parliamo di te.
Da oggi in poi, tu ti chiamerai Marcellino Pane e Vino.
Marcellino Pane e Vino.
Mi piace.
Ti faceva... male?
Molto.
Fioretti del glorioso San Francesco d'Assisi e dei suoi frati.
Capitolo settimo.
Insegna Santo Francesco della pazienza dov'è perfetta letizia.
Venendo una volta Santo Francesco...
Venendo una volta Santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angeli,
con Frate Leone in tiempo di verno,
e il freddo grandissimo fortemente li bruciava,
chiamò Frate Leone, che andava un poco innanzi, e disse:
"Frate Leone, avvenga a Dio che i Frati Minori in ogni terra diano
grande esempio di santità e buona edificazione,
nondimeno scrivi a nota che non è ivi perfetta letizia."
E andando più oltre, Santo Francesco il chiamò la seconda volta dicendo:
"Oh frate Leone, benché il Frate Minore illumini i ciechi,
distenda gli atratti, cacci i demòni, renda l'udire a sordi, l'andare a zoppi
e il parlare ai mutoli, e che, maggior cosa,
risusciti il morto di quattro dì, scrivi che non è in ciò perfetta letizia."
Io mi chiamo Marcellino Pane e Vino.
- Shhh! Zitto. - Sta buono, Marcellino.
E andando poco oltre, Santo Francesco alzò la voce e gridò forte:
"Oh Frate Leone, se il Frate Minore sapesse tutte le lingue,
e tutte le scienze, e tutte le scritture,
sì che ei sapesse profetar..."
Non aver paura, Manuel.
Sono venuto a vedere se avevi paura.
E tu, Marcellino, hai paura?
- Io sì. - Vieni vicino a me.
Adesso arriverà il tuono.
Adesso non mi importa.
Marcellino.
- Che fai con quella coperta? - Ho freddo.
Non ne hai già una, come gli altri?
Sì, ma ho freddo.
Il vostro brodo, Padre.
Bevetelo caldo.
Hmm... È meglio, caldo.
Marcellino! Marcellino!
Marcellino.
Dove hai messo la coperta?
Su, avanti. Dimmi subito cosa ne hai fatto.
Non lo so.
Senti... Marcellino.
Fra' Pappina ti vuol bene,
ma bada che se un giorno si arrabbia, ci sarà poco da scherzare.
Siamo buoni amici, e tu non mi devi dire bugie.
E stanotte la coperta deve essere sul tuo letto.
Altrimenti racconto tutto al Padre Superiore.
Ciao.
Tieni la coperta, Marcellino. Non ho più freddo.
Allora me la riporto via!
Ecco la coperta. Non ho più freddo.
Marcellino! Marcellino!
Marcelino. Guarda! Guarda che bella lucertola che ho trovato!
- No. Non mi piace. - Come?
Oggi no.
Udito ciò, i ladroni molto si indignarono, e con gran dispetto si allontanarono.
Poco di poi tornò al convento Frate Francesco con la sporta del pane
e col vino che egli e i suoi compagni avevano avuto in elemosina.
E raccontandogli il guardiano che aveva cacciato i ladri,
Santo Francesco molto lo redarguì, dicendogli che si era comportato crudelmente,
perché i ladroni e gli altri peccatori si accostano a Dio più con la dolcezza che con i castighi.
E per questa ragione, Dio, Nostro Maestro, il cui Vangelo abbiamo promesso di seguire,
dice che non i sani, bensì gli infermi necessitano del medico.
E che egli venne a far pentire non i giusti, bensì i peccatori.
E perciò sedeva spesso con questi a mensa.
È molto solo. Gli ci vorrebbe un amico.
Un amico? Io ne ho uno tanto buono.
Sì, sapete reverendo Padre, è un... ecco... Manuel. È un bambino...
come lui, solo che... ecco... cose da bambini.
Voi siete a contatto con lui più di ogni altro.
E a voi certamente non sarà sfuggito il suo strano modo di comportarsi.
Tutta la comunità è preoccupata per Marcellino.
Dobbiamo chiarire questa faccenda quanto prima.
- Il bimbo è un angelo, Padre. - Sì, sì.
Ma questo cambiamento è molto strano.
Forse è giunto il momento di separarci da lui.
- Separarci da lui.? - Sì, fratello.
Può darsi che sia malato e che noi non losappiamo.
Malato! Ma è robusto come una quercia.
No, fratello. Voglio dire malato di solitudine, di nostalgia.
Qui non ha nessuno della sua età.
Sentite, voi lo conoscete meglio di tutti noi.
Se non ci aiutate voi, fratello, non potremo fare niente.
- Sì Padre. Già da tempo... - Sedetevi, Fra' Thomas, sedetevi.
Mi fa impazzire. Sono già parecchi giorni che mi manca la roba dalla cucina.
Un giorno pane, un giorno carne, un altro pesce.
E il vino dentro all'orcio è calato di un bel po'.
- Il vino? - Sì, Padre. Persino il vino.
Ne son mancate già re bottiglie. Ed è stato lui, non ci son dubbi.
Ma è pericolosissimo, Fra' Thomas!
Io non capisco che ne faccia di tanta roba. Mangia tanto, a tavola.
Ma adesso, da qualche giorno, metto tutto sotto chiave.
Male.
Dovevo dirvelo prima, Padre. Perdonatemi.
No, non è a questo che mi riferivo.
Dico che avete fatto male a prendere l'iniziativa di mettere la roba sotto chiave.
Non la nascondete. Fate in modo che prenda tutto quello che vuole. E poi...
seguitelo...
L'importante è di sapere che cosa ne fa.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, e Marcellino.
...sempre...
Sei molto silenzioso. A che pensi, Marcellino?
Dove sarà la tua mamma, adesso?
Con la tua.
Come sono, le mamme? Che fanno?
Danno, Marcellino. Danno sempre.
E che danno?
Tutto. Sé stesse. La vita e la luce degli occhi, ai figli.
Finché diventano vecchie e curve.
Anche brutte?
Brutte no, Marcellino. Le mamme non diventano mai brutte.
Devo andare via. Mi chiamano.
Tu vuoi molto bene alla tua mamma.
- Con tutto il cuore. - Io, alla mia, di più!
Non dovete farvi prendere in giro da un bimbo così piccolo.
Dovete aspettare che venga a prendere la roba, e fare in modo di coglierlo sul fatto.
- Devo sgridarlo? - No, questo no.
Venite a riferirlo a me, e provvederò.
Bravo, Marcellino. Tu sei un bambino buono e io ti voglio dare in premio
quello che più desideri al mondo.
Dimmi... vuoi essere un frate, come Fra' Bernardo, come Fra' Pappina...
e il Padre Superiore?
Oppure vuoi che Manuel venga a giocare con te?
Voglio soltanto vedere la mia mamma.
E poi anche la tua.
- E vuoi vederle adesso? - Sì, sì, adesso.
- Dovrai dormire. - Ma io non ho sonno.
- Vieni. T'addormenterò io. - Va bene.
Dormi, Marcellino.
Fratelli! Venite!
Salite tutti! Marcellino!
Il bimbo... Signore...
E tutte le genti del paese e della regione...
salirono al convento quando si seppe del miracolo.
E da allora, tutti gli anni, col sindaco in testa,
il popolo accorre in questo giorno a festeggiare il miracolo
di Marcellino Pane e Vino.
Ho parlato di te, mio Signore.
E anche di te, Marcellino.
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