Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
BASATO SU FATTI REALMENTE ACCADUTI
Inspiro ed espiro.
Alla prossima inspirazione, alzo le braccia
unendo i palmi in alto,
guardo i miei pollici,
separo le spalle dalle orecchie.
Espiro e apro le braccia.
Così. Guardo il mio dito sinistro,
a sinistra.
Così. Restate ferme. Ottimo, Alicia.
Bene.
I piedi in perpendicolare, Eleonora, così.
Arrotondate la schiena,
l'ultima a salire è la testa.
Teniamo gli occhi chiusi,
le braccia ai lati del corpo.
Rallentiamo la respirazione.
Rallentiamo il ritmo cardiaco.
Va bene, apriamo gli occhi.
Molto bene, ragazze.
Ci vediamo giovedì.
- Grazie. - Grazie, Tomás.
Grazie a voi.
- Grazie. - Grazie.
Muoio di fame.
- Bella lezione. - Grazie.
Bella lezione, molto.
Sì, anch'io.
La cheesecake è squisita.
- Ne prendo una fetta, Alicia? - Sì, certo.
Credo di essermi allungata troppo. Ho esagerato.
Dici? La prossima volta andrà meglio.
Avete sentito Beba?
È andata a New York con un'amica.
Un'amica che non siamo noi.
Da quando è vedova viaggia sempre.
Spero che incontri qualcuno.
- Mi passi la torta, Alicita? - Sì, scusa.
Come sta Ignacio?
Bene.
Va ancora in azienda.
Non era andato in pensione?
Sì, ma si inventa sempre qualcosa per andare.
Per me è meglio, così non sta sempre in casa.
Zia!
Guarda.
- Che bello, è per me? - È un amore.
È bellissimo!
Grazie mille.
- Scusi, signora. - Va tutto bene, Gladys.
Vai in cucina, lo metti sul frigo.
- Vieni con me? - No! Va bene.
È così dolce.
E com'è simpatico.
È enorme.
Quello che non vediamo da un po' è tuo nipote.
Martincito ha la stessa età di Santi, no?
Sì, hanno entrambi tre anni.
Emma ne fa tre a maggio. Mia figlia sta cercando un asilo
ma sono carissimi.
Sì. Mia nuora paga lo stesso per l'universitÃ
- e per l'asilo di Malena. - Assurdo. I prezzi sono alle stelle.
Guarda questa palla, zia!
- Cosa c'è, tesoro? - La palla.
La palla!
Hai visto quanto è grassa Eleonora?
- Guarda. - Non se ne cura, hai visto, Gladys?
Tu e io dobbiamo iniziare la dieta domani o finiremo come lei.
Sì, signora.
Vediamo, Santi.
Che stai facendo, Santi?
Abbiamo la plastilina.
Ma che bel disegno.
Voglio appenderlo sul frigo.
Vuoi venire con me?
- Vieni, appendiamolo. - Sì.
- Lo appendiamo qui. - Lì. Ecco.
- E con la plastilina cosa facciamo? - La plastilina.
Vuoi guardare i cartoni sulla TV grande?
Sì, andiamo.
Andiamo a guardare i cartoni.
- Dove ho...? - Sul divano.
Oh, sì, guardiamo i cartoni.
Che cos'è?
Vediamo. Ecco qua!
Voglio più giù.
Ci sediamo con il signor Orso?
- Sì. - Sì, eccoci qui col signor Orso.
- Zia! - Cosa c'è, tesoro?
Voglio più giù.
Più giù.
- Sì? - Questa telefonata proviene
da una struttura penitenziaria da parte di...
Eh... Daniel.
Per accettare, prema tre. Per riascoltare...
Dottoressa.
- Dottore. - Sì, arrivo subito.
Oh, Daniel, figliolo.
Daniel, tesoro.
Oh, come sei magro.
Vieni, siediti.
Dai,
dicci cos'è successo.
Marcela.
Mi ha denunciato di nuovo.
Perché?
Avevi detto che stavate parlando.
Sì, mamma, ma la conosci.
Promette di farmi vedere Martincito io ci casco...
Come noi. Da quanto tempo non vediamo MartÃn?
- Se telefono lei riattacca. - Aspetta.
Perché ti hanno portato qui?
Come perché?
Daniel, le altre volte non ti hanno arrestato.
Appunto. Non le bastava e ha sporto una denuncia pesante.
Cosa dice il difensore?
Cosa vuoi che dica? Niente.
Avrà 80 casi. E non ha voglia di lavorare.
Non posso stare qui per quell'inetto e non posso pagare un avvocato.
No, tu devi stare tranquillo.
Papà chiamerà Roberto
e vedremo cosa possiamo fare.
Sei così magro.
Possiamo portarti da mangiare?
Sì.
Sì, per favore.
E portami un pacchetto di sigarette e una scheda telefonica.
Quello che vuoi.
Tesoro.
Pereira.
Trasferimento.
CORTE PENALE ISTRUTTORIA N° 31
Avanti.
Levale le manette e falla sedere qui.
Nome e cognome.
Come ti chiami?
Gladys Pereira.
Solo Gladys?
Non hai un secondo nome?
Susana.
Data di nascita?
30 aprile 1996.
Luogo?
Colonia Aurora,
Misiones.
Nome del padre?
Tuo padre.
Non ce l'ho.
È morto?
Come si chiamava?
Alfonso Pereira.
Tua madre?
- Nome della madre? - MarÃa.
MarÃa cosa?
Non l'ho conosciuta.
Documento.
Il numero del tuo documento.
- Non lo so. - Ciao.
Potrebbe essere 39.154.543?
Sì.
Domicilio?
Vivo con la mia padrona.
Sì, ma dove?
Posadas 1550, sesto piano.
- Nella capitale? - Sì.
Ti lascio con il dottor Vieytes,
puoi parlare con lui.
Tornerò a prendere la tua dichiarazione.
- Silvia, come stai? - Bene.
Gladys, giusto?
Va bene.
Gladys, sono il dottor Pedro Vieytes, e sono il tuo avvocato d'ufficio.
Sei d'accordo?
- Sì. - Bene.
Ti chiedo di dirmi cos'è successo.
Ti sei alzata di notte,
sei andata in bagno…
e cos'è successo?
Sei andata in bagno, ricordi?
Non ricordo.
Gladys,
sei accusata di omicidio aggravato dalla parentela. Sai cos'è?
Puoi stare molti anni in prigione.
Se non mi dici cos'è successo non ti posso difendere.
Silvia.
Silvia.
Non è in grado di dichiarare.
Chiederò un rinvio e una perizia psicologica.
Ma il giudice la trasferisce in prigione.
Sì, ma oggi non posso fare niente.
Va bene, come vuoi.
SCUOLA MATERNA BILINGUE
Ciao.
Zia!
Ciao.
Ciao.
Ciao, tesoro.
Dammi un bacino.
- Andiamo, zia. - Sì, andiamo. Ciao!
Ti voglio tanto bene, zia.
Cosa vuoi fare ora? Andiamo a bere il latte?
- Taxi! - Vediamo, taxi!
Chiama il taxi, dai.
Chiamalo con la mano.
No, amico, l'ultima volta è stato qui...
circa sei mesi fa, e ne ho fin qui di lui.
Ho detto ad Alicia: "Guarda che è strano".
Gladys, non usare la solita zuccheriera, metti quella del servizio.
Non lo capisci da sola?
Ti gira la testa? Sei incinta?
- No, signora. - Meglio,
perché qui non c'è posto per nessun altro,
specie ora con questi problemi.
Beh, sai com'è, è impossibile.
- Del latte, Roberto? - Va bene così, Alicia.
Che possibilità ci sono di farlo uscire subito?
Poche, per non dire nessuna.
Dev'esserci un modo, non è nemmeno stato processato.
Ha già una condanna
- a due anni con la condizionale. - Per cosa?
Beh, violazione di un ordine restrittivo e lesioni personali.
Ha avuto seguito?
È proprio lì.
Quella è una...
Scusa, Roberto, ma è solo una stronza.
Tuttavia, con una precedente condanna, se viene rilasciato e succede qualcosa,
la colpa ricadrà sul giudice.
Quindi aspetterà il processo in carcere.
Hai visto dov'è? Con chi è rinchiuso?
- È molto pericoloso. - Basta, Alicia,
- se non si può... - Come sarebbe?
- Quanto dovremo aspettare il processo? - Conosco da anni il procuratore.
Gli ho detto che Daniel è figlio di amici.
Sarà una priorità .
Tra 60 giorni avremo il processo.
Vuoi dire due mesi.
Alicia…
la procedura normale dura da sei mesi a un anno.
Qui sì.
Adesso sì.
Va bene,
dimmi della tua famiglia.
Tieni.
Bevilo finché è caldo.
Dimmi della tua mamma.
È morta quand'ero piccola.
Quanti anni avevi?
Cinque, quattro.
Hai conosciuto tuo padre?
Sì.
Ti ha allevata da solo?
Sì.
Più o meno.
Come: "Più o meno"? Cosa vuol dire?
A volte andava nel bosco e mi lasciava sola.
Stavi da sola tutto il giorno?
A volte molti giorni.
Molti giorni? E chi badava a te?
I cani.
Se vedevano qualcuno, abbaiavano.
Non c'era nessuno, una vicina, una zia, che potesse badare a te?
No.
Vivevamo lontano.
Nel bosco.
E quando papà era a casa, com'era?
Dormiva la siesta con me.
Tuo padre si è risposato?
Sì, ma è stato peggio.
Perché peggio?
Dovevo badare ai loro figli.
Cucinare,
lavare,
pulire, facevo tutto io.
E quanti anni avevi?
Dodici o tredici.
Come sei finita a Buenos Aires?
Una vicina.
La signora Teresa mi ha comprato un...
Mi ha mandata qui.
Mi ha mandato dalla figlia come domestica fissa.
Come ha fatto? L'ha detto a tuo padre?
No, mi ha comprato un biglietto e mi ha mandato dalla figlia.
E vedi ancora sua figlia?
No.
No?
Si è fidanzata ed è tornata là .
Hai un ragazzo?
Ma sei uscita con qualcuno.
Sì, sei uscita con qualcuno.
Chi è il padre?
Gladys?
Di là .
Signor Daniel Ignacio Arrieta,
è accusato di violazione di proprietà privata,
porto abusivo di armi,
violenza sessuale e lesioni aggravate dalla parentela
e violazione di un ordine restrittivo
contro la signora Marcela Sosa.
Ora ha la possibilitÃ
di dichiarare in merito,
ma devo informarla di tre cose:
durante la dichiarazione non potrà interpellare il suo legale,
potrà rifiutarsi di dichiarare senza che questo vada a suo sfavore,
e che il processo procederà anche se lei non dichiarerà .
Vuole deporre?
Sì, Vostro Onore.
Prego, si sieda davanti alla corte.
Prima di iniziare, deve confermarmi i suoi dati personali.
Nome e cognome?
Daniel Ignacio Arrieta.
Nazionalità ?
Argentina.
Il nome di suo padre e di sua madre?
Ignacio Jorge Arrieta e Alicia Campos.
Stato civile?
Sposato, separato.
Separato o divorziato?
Non siamo divorziati.
Qual è la sua professione?
Libero professionista.
Cosa fa?
Sono un commerciante.
In cosa commercia?
Ricambi per moto.
Dove abitava al momento del suo arresto?
GarcÃa Lorca, 484, interno tre.
Può iniziare a dichiarare.
Come?
Inizi a dichiarare riguardo a ciò di cui è accusato.
L'accusa è una bugia.
Marcela non mi fa vedere mio figlio da oltre un anno.
Inventa scuse, mi ha denunciato 23 volte, per non farmi vedere mio figlio.
Visto che non è bastato per mandarmi dentro,
mi ha teso un tranello. Mi ha detto...
che doveva parlarmi di Martincito, e ci sono cascato.
È sempre stato così. Mi tradiva con i suoi colleghi.
L'altro giudice non mi ha creduto e ha dato ragione a lei.
Quando eravamo sposati, mi umiliava sempre.
Ho avuto problemi con il negozio, problemi finanziari,
l'ho dovuto chiudere.
Poi non riuscivo a trovare lavoro e lei mi umiliava sempre.
Ho iniziato a drogarmi perché lei si drogava.
Mi dava i soldi per comprarle la droga e finivo per drogarmi anch'io.
Poi è diventata...
una malattia, per me. Ho sviluppato una dipendenza.
Però non ho mai...
Non ho mai rubato, sono di buona famiglia,
mi hanno educato come si deve.
Ma la vita mi ha ridotto a questo, a far ascoltare questo ai miei.
Ho fatto di tutto per smettere, anche terapia, ma niente.
Ogni volta che mi rialzavo, Marcela mi trascinava giù umiliandomi.
Mi trattava come uno straccio.
Diceva che non ero abbastanza uomo.
E mi tradiva con i suoi colleghi. Lei lavorava fino a tardi
perché lavorava di notte, e con quella scusa... Diceva che lavorava.
Ma sapevo che mi tradiva con i suoi colleghi.
E mi drogavo per sopportare quell'inferno.
Il matrimonio è scoppiato.
Litigavamo...
mi urlava di tutto per farsi sentire dai vicini,
e mi picchiava pure. Una volta ho cercato di difendermi
e ne ha approfittato per denunciarmi e prendersi mio figlio.
Non vedo mio figlio da quel giorno.
Da quel giorno, non me l'ha più fatto vedere.
L'ha messo contro di me.
Non voleva vedermi, non mi chiamava "papà ".
Lei e sua madre gli hanno fatto il lavaggio del cervello.
A quel punto ero disperato.
La chiamavo e cambiava il suo numero.
La chiamavo da sua madre e diceva che non c'era. Anche al lavoro,
non mi rispondeva.
Le ho scritto su Facebook, per e-mail, su Whatsapp.
Mi ha bloccato.
Ero sempre più disperato perché volevo vedere mio figlio.
Sa com'è non poter vedere il proprio figlio?
Sono dovuto andare di persona.
Ne ha approfittato per dire che la minacciavo di morte.
Mi ha denunciato e mi hanno dato un ordine restrittivo
per tenermi lontano da lei e da mio figlio.
Inoltre, ho il mutuo da pagare.
Non trovavo lavoro per via delle accuse,
e con la dipendenza dalla droga era ancora più difficile.
Non potevo comprare la droga, ero distrutto.
Pensavo di uccidermi.
Ma poi mi ha chiamato per dirmi che...
voleva vedermi per parlare di Martincito, e ci sono cascato.
Mi ha ingannato.
Mi guardi.
Non ho niente…
non ho mio figlio,
sono distrutto, in prigione.
Ha finito la sua dichiarazione, signor Arrieta?
Sì.
Risponderà alle domande delle parti?
No, non risponderò.
Allora può tornare al suo posto.
Gladys?
Gladys?
Gladys.
È tardi, tra poco le ragazze saranno qui.
Arrivo, signora.
Dico solo che avrebbe potuto avvisare, no?
La figlia le ha detto che non sapeva a chi lasciare i bambini.
Meglio, più cibo per noi.
Alicia,
stai bene?
Sembri preoccupata.
Sì, sto bene. I soliti problemi, ma sto bene.
Tua nuora, vero?
Dicono che ha denunciato di nuovo Daniel.
La mia ex nuora.
Gli rende la vita impossibile.
Povero tuo nipote, dover affrontare tutto questo.
È terribile!
Ma cos'è successo?
Perché lo hanno arrestato, vero?
E tu come fai a saperlo?
Non lo so, per questo chiedo.
Non lo rilasciano perché lo ha denunciato troppe volte.
È pieno di ex mogli che fanno impazzire gli ex mariti.
- Sì? - Vanno in tribunale e vincono sempre.
Certo, lo fanno per togliergli i figli.
Sai da quanto tempo non vediamo Martincito?
Da più di un anno.
Guarda che puoi chiedere di vederlo.
Anche se i genitori litigano, come nonna ne hai il diritto.
Sì, lo so, ma io e Ignacio abbiamo deciso di non immischiarci.
- A volte è peggio. - Certo.
Ciao, Alicia.
Ciao.
- Ciao, Alicita. - Ciao.
La lezione di yoga giovedì è da me.
Oh, non so se ce la faccio, ho gli imbianchini in casa.
Riguardati.
Sì, certo.
Per favore, si alzi per il giuramento.
Giura di dire la verità e nient'altro che la verità ?
Sì, lo giuro.
Prego, si sieda.
Nome e cognome?
Ignacio Jorge Arrieta.
Età ?
Settanta.
- Stato civile? - Sposato.
Professione?
Ingegnere.
Pensionato, scusi.
Domicilio?
Posadas 1550, sesto piano.
Conosce l’imputata?
Sì.
Come la conosce?
È la nostra domestica, beh, lo era.
Da che data a che data?
Dal 2014, febbraio 2014...
fino ad ora. Fino al fatto.
Il suo rapporto con l'imputata
le impedisce di rispondere la verità alle domande che le verranno fatte?
No.
Ora sarà interrogato dal procuratore generale.
Grazie, Vostro Onore.
- Ci dice come conobbe l'imputata? - Sì.
Ci fu raccomandata da un'amica di mia moglie.
Ci serviva una domestica fissa.
Le facemmo fare una prova e da allora ha lavorato e vissuto con noi.
Aveva già il figlio, Santiago, vero?
No, Santi arrivò molto tempo dopo.
E voi come reagiste?
Bene. Fu mia moglie...
ad accorgersi che Gladys era incinta.
Gladys non lo sapeva, non aveva capito, non ne era consapevole.
E quando nacque il bambino, cosa faceste?
Lo abbiamo praticamente cresciuto.
Il fatto è che Gladys è una persona molto semplice.
Non è molto intelligente. È cresciuta nel bosco, in campagna.
Ma è sempre stata onesta.
Sono persino mancati dei soldi in casa e non abbiamo mai sospettato di lei.
Assolutamente no.
Fino al fatto.
Come descriverebbe il rapporto di Gladys con Santiago?
Era buono.
Sì...
mia moglie l'ha guidata riguardo all'educazione,
a come crescerlo,
e lei chiedeva sempre cosa fare.
Ha conosciuto il padre?
Sì.
Un ragazzo che lavorava nel quartiere.
Ma appena ha scoperto che era incinta,
non si è fatto più vedere.
Noi non ci siamo voluti immischiare molto perché...
Non lo so, sono cose personali, no?
Vostro onore, l'accusa ha finito.
Grazie, signor Arrieta, può tornare al suo posto.
Gladys.
Gladys, non hai messo il bicchiere del bagno.
- Dov'è? - È lì, signora.
Stasera non ceniamo in casa.
Sì, signora.
C'è del riso col pollo in frigo.
Gladys, il bambino ha la febbre.
- Preparagli un bagno tiepido, ora torno. - Sì, signora.
Santi ha la febbre.
Che cos'ha?
Non lo so.
Ma se non me ne accorgevo io...
Non so cosa le passi per la testa, ultimamente.
Gli serve un bagno tiepido e...
sperare che migliori.
E se restassimo?
- Stai scherzando, vero? - No, non scherzo.
È malato.
Che ci pensi sua madre.
Non possiamo dare buca a Héctor.
Sono nostri amici.
Ti prego.
Su, Alicia, dai.
No, non voglio andare.
Perché?
Non voglio che mi facciano domande su Daniel.
Cosa c'entra Daniel con questo?
Roberto ha parlato perché è un pettegolo,
- e ora lo sanno tutti. - Roberto non ha parlato.
- Sì. - No.
Ho parlato io di Daniel.
Vado.
Vieni?
Ci dice come conobbe l'imputato?
Ci conoscemmo circa sette anni fa.
Lui si era allontanato dalla sua famiglia.
A dire il vero, suo padre lo aveva cacciato di casa.
Anch'io ero in lite con la mia famiglia, e scattò un'intesa.
Era affascinante, un uomo, e io ero una bambina.
Quanti anni avevate?
Lui 30 anni, io 22.
Dopo circa un anno rimasi incinta e andammo a convivere.
In realtà , lui si trasferì da me.
Aveva appena chiuso la concessionaria di moto e aveva molti debiti.
Il piano era di trovare un nuovo lavoro
e aiutarmi con la gravidanza.
Ma il tempo passava, MartÃn nacque e Daniel non trovava mai un lavoro.
Quindi dovetti interrompere il congedo di maternità ,
ma i soldi non bastavano per tutti e tre,
così trovai un secondo lavoro di notte.
L'aiutava con il bambino?
Badava al bambino mentre lavoravo.
Ma a dire il vero, quando tornavo dovevo fare tutto io.
Cambiargli i pannolini, pulire la casa, preparare i pasti.
Non era di grande aiuto.
Non si sforzava molto a trovare lavoro, e quando iniziò con la dipendenza, meno.
Di cosa faceva uso?
Beh, prima beveva molto,
poi passo alla cocaina, poi iniziò a fumarla.
E allora iniziarono gli abusi.
Mi insultava, mi umiliava,
anche davanti alle mie amiche, che smisero di venire a trovarmi.
Poi si mise in testa
che lo tradissi con i miei colleghi,
e mi chiamava puttana.
Io, una puttana? Lavoravo 14 ore al giorno,
arrivai ad avere tre lavori.
La violenza era solo psicologica o anche fisica?
All'inizio mi maltrattava.
Mi sputava,
mi costringeva a dormire fuori casa.
Se non gli piaceva quello che cucinavo, me lo tirava addosso.
Con la droga la paranoia non faceva che peggiorare.
Gli proposi di fare terapia di coppia,
perché lo amavo e credevo di poter risolvere le cose.
Ci andò due volte.
Poi basta.
Alla fine, ci andavo da sola.
Quando i soldi finirono, iniziò a fumare paco,
e allora iniziarono le botte.
Il problema non era quando era fatto, perché restava K.O.
e io più o meno facevo la mia vita.
Il problema era quando non aveva la droga, diventava molto violento.
Iniziai a dargli i soldi per comprarsela,
perché lasciasse in pace me e Martincito.
Pensai molte volte di andarmene, ma non sapevo dove.
Con i miei non parlavo e non avevo più amici.
E poi...
le botte, gli abusi, la mancanza di sonno, tutto insieme, era troppo,
e non avevo il tempo di pensare a cosa fare.
Ero sopraffatta, non so come facessi a vivere.
E quando decise di andarsene?
Un giorno finì la droga e impazzì.
Rinchiuse MartÃn e me in una stanza e iniziò a picchiarci.
Picchiava mio figlio.
Disse che ci avrebbe uccisi e poi si sarebbe suicidato.
A un certo punto afferrò un coltello e capii che non ne saremmo usciti vivi.
Così, quando si distrasse,
presi mio figlio e mi lanciai dalla finestra.
Non avevo dove andare,
e ci accolse una collega che mi aiutò a sporgere la prima denuncia.
Dopo essere andata via con il bambino,
- ha rivisto l'imputato? - Sì.
Riuscì a scoprire dove abitavo e veniva a minacciarmi.
- L'ha minacciata di morte? - Sì.
Vivevo nella paura perché sapevo di cosa fosse capace.
Continuai a denunciarlo fino a ottenere un distanziamento,
un ordine restrittivo.
Ma non gli importava, veniva lo stesso.
Diceva di amarmi e di voler tornare con me.
Rifiutavo e lui perdeva le staffe.
Le sue denunce hanno sortito qualche effetto?
Nessuno.
Restava tutto solo sulla carta.
Non venivo protetta, non c'erano pulsanti antipanico.
Solo quando mi accoltellò si degnarono di ascoltarmi.
Il primo processo penale iniziò allora.
Sì, gli diedero due anni, ma con la condizionale.
La soluzione fu peggiore del problema, perché era ancora più arrabbiato con me.
E durante tutto quel tempo, lei sapeva come lui si mantenesse?
- Lavorava? - No.
I vicini mi dissero che era sempre in casa e che vendeva ciò che c'era dentro.
Avevo lasciato tutto, qualche risparmio, i mobili, due televisori, tutto.
Vendette tutto.
Non rimase niente.
Ci dica, per favore...
cosa accadde la notte dell'aggressione.
Tornavo a casa dal lavoro.
Mi afferrò da dietro,
mi minacciò con una pistola e mi spinse in casa.
Ero terrorizzata perché MartÃn stava per arrivare
e volevo che andasse via prima del suo arrivo.
Iniziò a minacciarmi.
Mi chiese se fossi stata con Rubén,
che era un mio collega.
Non sapevo se negare o dirgli di sì,
si sarebbe arrabbiato comunque.
E allora, lottando, mi strappò i vestiti, e poi...
E fu allora che la violentò?
Sì.
Lei non si difese?
Sì.
Ma aveva una pistola.
Volevo solo che finisse e se ne andasse prima dell'arrivo di Martincito.
Ormai non mi importava.
Per fortuna, quando sentì il campanello si spaventò e fuggì.
Se fosse rimasto, non so cosa sarebbe successo.
Grazie.
È tutto, Vostro Onore.
Grazie, signora Marcela Sosa, può tornare al suo posto.
Attento, scotta. Soffia.
- Mangia. - Dire che è un drogato?
Di' a Roberto di no, è assurdo.
No, è assurdo pensare che lo dichiarino innocente, Alicita.
Può solo dichiararsi colpevole e dire che era drogato.
Ma non hanno niente.
- È la parola di lei contro la sua. - Hanno qualcosa.
Roberto ha parlato con l'accusa.
E allora?
Hanno dei campioni di sperma.
Sì, certo. Lei lo ha sedotto proprio per poter andare a fare il test.
Ascolta, Alicia.
Se il DNA dello sperma coincide con quello di Daniel,
più i precedenti, è fritto.
Ora,
se si dichiara colpevole
e dice che era drogato...
Mio figlio non è un drogato!
E nemmeno uno stupratore!
Abbassa la voce, per favore.
Dobbiamo parlare con...
quel penalista, come si chiama? L'avvocato di Héctor.
Di chi? Héctor?
- Sì. - Echezabal?
Quello, Echezabal.
Costa una fortuna, Alicia.
Ignacio, è tuo figlio.
Se dobbiamo fare uno sforzo o tagliare le spese, lo facciamo.
So che è mio figlio, ma non si tratta di tagliare le spese, Alicia.
Echezabal non riscuote solo per sé,
ma per distribuire, per corrompere.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.
Venga il tuo regno.
Sia fatta la tua volontà , come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri...
Gladys.
Sì, signora.
- Poi vieni in cucina che ho i tuoi soldi. - Arrivo, signora.
Vieni, Gladys, ti prego.
Sì, signora.
Firma qui.
Poi contali, ok?
Non porteremo più i vestiti in lavanderia.
- Ci penserai tu. - Sì, signora.
Non andare più al mercato biologico.
Sono dei ladri.
- Sì, signora. - Verrò con te a fare la spesa.
Non capisco perché escano tanti soldi.
Cosa stavi facendo?
Niente.
Come sarebbe?
Mi fa male la pancia.
Vieni, seguimi.
Te l'ho già detto, quelle cose si fanno in campagna.
Qua se ti senti male e ti fa male la pancia
prendi il Buscopan.
Venti gocce ora e 20 stasera.
Se domani stai male, dimmelo.
Grazie, signora.
Prego.
- Signora Arrieta? - Sì.
- Prego. - Grazie.
Mi segua.
- Signora Arrieta. - Piacere.
Piacere mio. Dottor Echezabal.
Quindi lei mi dice che non c'è niente da fare.
Speravo che mi offrisse un'alternativa.
Questo è uno scenario molto complesso.
La soluzione non sarebbe soltanto giuridica.
Mi scusi, non capisco.
In tribunale non c'è speranza.
Dobbiamo capire come possiamo far cadere il caso.
Non sarà né facile né economico, ma si può fare.
Di quanto parliamo?
Credo che potremmo farcela per 400.000.
Quattrocentomila pesos.
Dollari.
Ci sono spese urgenti per poter cominciare.
Poi possiamo legare il 50% del mio onorario al risultato.
In realtà noi...
non credo che possiamo permettercelo.
Stia tranquilla, ci pensi.
Ne parli con suo marito.
Se c'è la volontà , possiamo trovare il modo di renderlo accessibile.
Va bene.
Sono ai suoi ordini.
Grazie, dottore.
Gladys?
Gladys, sei tu?
Ignacio, svegliati.
Ho sentito dei rumori e Gladys non risponde. Gladys!
- Va' a vedere. - Vado.
Gladys?
Gladys?
Gladys?
Gladys?
Alicia.
Alicia.
Alicia.
Grazie.
Sì, certo, dottore.
Certo.
Avrà tre o quattro anni.
No, non credo che ci sia un pericolo.
Hai scritto tutti i nomi?
No, quello lascialo in bianco, lo compilerà il medico.
Quindi accettate la custodia temporanea del minore?
Sì, certo.
- Scrivi il nome di tutti. - Confermato, dottore.
Spiegherò loro la procedura.
Va bene.
Dopodomani al più tardi
andranno al tribunale dei minori.
No, si immagini, grazie a lei.
Fate entrare il prossimo testimone.
Si sieda.
Lei è stato citato a testimoniare nella causa penale
contro Gladys Susana Pereira,
accusata di omicidio aggravato dalla parentela.
La segretaria la informerà delle pene per falsa testimonianza.
Dovrà scontare da un mese a quattro anni di carcere
il testimone che menta, neghi o taccia la veritÃ
davanti all'autorità competente.
Se accadesse durante un processo penale a detrimento dell'imputato
la pena sarebbe da uno a dieci anni con pubblica interdizione
per il doppio del tempo.
Si alzi e faccia il giuramento.
Giura di dire la verità e nient'altro che la verità ?
- Sì, lo giuro. - Si sieda.
Nome e cognome?
Esteban Alejandro Palleros.
Professione?
Sono un medico.
Dove lavorava il primo giugno?
Ero di guardia al 118.
Conosceva l'imputata prima di quella sera?
No.
La interrogherà il procuratore dottor Vitali.
Grazie, Vostro Onore.
Signor Palleros, cos'è successo la notte del primo giugno?
Sì.
Ero in ospedale. Arrivò un codice rosso dal quartiere Recoleta.
Dovevo assistere una donna svenuta e con un'emorragia.
Al mio arrivo, la padrona di casa mi disse che si trattava della sua colf.
Potrebbe confermare che la paziente era l'imputata?
- Sì. - Continui.
Era cosciente, ma sotto shock.
Aveva perso molto sangue.
La visitai e capii che aveva partorito.
Le chiesi dove fosse il neonato ma non...
non sembrava capire.
Il signore mi disse che era svenuta in bagno,
così andai in bagno
e nella doccia c'era il corpo del bebè.
Non presentava segni vitali.
Descriva esattamente ciò che vide entrando nel bagno.
C'era sangue sul pavimento,
bagnato d'acqua, e c'erano un secchio e un mocio.
Chiaramente avevano cercato di pulire.
La tenda era sporca di sangue come se fosse stata spostata con la mano.
E dietro la tenda, nella doccia, c'era il bebè.
Ci dica com'era il corpo.
Sul pavimento della doccia, avvolto in un telo.
Può dirci la causa della morte?
Sì, è morto per asfissia. Si vedeva che non era nato morto.
Quindi è nato vivo e poi è stato soffocato.
Sì, esatto.
Non può essere morto come conseguenza di un aborto?
No, è nato, ha respirato ed è stato soffocato.
L'autopsia lo conferma.
Potrebbe essere stato il cordone ombelicale?
Non lo aveva addosso e non aveva segni sul collo.
Grazie.
Vostro Onore, l'accusa ha finito.
Avvocato della difesa?
Lei dice che il corpo era avvolto in un telo.
Può spiegare meglio cosa intende?
Era avvolto.
Avvolto, come?
Così, avvolto.
Ma avvolto come un pacco, come se lo si volesse nascondere,
o era fasciato come si fa con un bebè?
Sì, non...
- Non saprei dirlo. - Il viso si vedeva?
Sì.
Quindi il telo avvolgeva il corpo, ma non il viso, come si fa con un bebè.
Sì, il viso si vedeva.
Va bene.
Dice che il bebè è morto per asfissia, ma che non aveva segni sul collo.
Com'è stato soffocato?
L'unico modo è ostruire le vie respiratorie.
Bene, coprendo bocca e naso.
Sì.
Non può essere un incidente?
Non capisco.
Forse l'imputata voleva zittire il bebè e lo ha ucciso accidentalmente.
Dovreste chiederlo a lei. Io so solo che è morto per asfissia.
La difesa ha finito, Vostro Onore. Grazie.
Vede, signora Marina, ciò che temo è una perquisizione.
Questa settimana la polizia è venuta tre volte,
e anche un cancelliere del tribunale...
Buonasera, Roro.
Buonasera, signora.
Ha tenuto il bambino?
Sì, e non so cosa succederà ...
Finalmente dorme.
Fa molta fatica a dormire da solo.
Tanto a mezzanotte verrà in camera nostra.
Ignacio, dobbiamo accettare la proposta di Echezabal.
Pensiamo da tanto di ridimensionarci un po'. È il momento.
È l'unico modo per salvare Daniel.
Che si dichiari colpevole.
Se si dichiara colpevole, come ne verrà fuori?
E noi come ne verremo fuori?
- Non capisco. - Dopo la storia di Gladys,
quanto impiegheranno i media a scoprire che Daniel è in carcere?
Sono stanco di rimediare alle stronzate di tuo figlio!
Prima...
i 100.000 per il bar, poi le moto, poi...
abbiamo venduto il locale di Arenales
per pagare i debiti della concessionaria.
L'unica volta... L'unica, ok?
...in cui siamo stati razionali
e non gli abbiamo sostituito l'auto, per Dio,
che era perfetta, era un capriccio,
non abbiamo visto Martincito per un anno.
Tu non gli hai voluto dare i soldi.
Non si può portare un bambino in un'auto non sicura.
Sono stanco di dover tenere sempre il portafogli aperto
e la bocca chiusa, non ne posso più.
Io non ne posso più.
Facciamola finita.
Ok, bene, facciamola finita.
Firmiamo con Echezabal
e prendiamo un appartamento più piccolo, ok?
Fai quello che vuoi, ma...
senza di me.
Come, senza di te?
Me ne vado, Alicia.
Ho chiuso.
Ci può dire la sua specialità ?
Sono psicologa, specializzata in infanticidio.
- Ha periziato la mia assistita. - Sì.
Come può una persona tranquilla, remissiva, senza precedenti,
come Gladys, arrivare a questo?
Prima di tutto, voglio chiarire
che questi eventi accadono in situazioni di estrema angoscia.
Spesso, come nel caso di Gladys,
la madre non ricorda l'accaduto.
Quindi ci sono somiglianze con altri casi?
Sì, certo.
Il principale fattore comune è che la madre si convince
che la gravidanza non esiste, e quindi il parto non avverrà mai.
Nel caso di Gladys, è nata e cresciuta in estrema povertà .
Ha subito abusi in famiglia.
È incapace di affrontare la maternità .
Il primo figlio lo ha allevato la sua datrice di lavoro.
Sua madre è morta quando era molto piccola
e la compagna di suo padre l'ha costretta alla schiavitù.
Inoltre, aveva molta paura delle conseguenze di una nuova gravidanza.
Ovvero della minaccia della datrice di lavoro
di cacciarla se fosse successo.
E, infine, c'è la possibilitÃ
che la gravidanza sia seguita a uno stupro.
La difesa ha finito, Vostro Onore.
Signor procuratore.
Grazie, Vostro Onore.
Anche supponendo di accettare le cause da lei elencate,
non c'erano altre soluzioni per il problema dell'imputata?
Persino l'aborto sembra meno drastico che aspettare nove mesi,
partorire e soffocare il figlio.
Secondo Gladys, la nascita non sarebbe mai avvenuta.
Aveva già un figlio.
Non aveva un ciclo da mesi, era ingrassata,
non sospettava di essere incinta?
È più complicato di così.
L'angoscia di un figlio non voluto
più il pensiero di finire in mezzo a una strada, era troppo.
Per queste madri, la negazione arriva a un punto tale
da non avere mai i sintomi, il pancione né l'aspetto da donna incinta.
La negazione è un meccanismo di difesa naturale
che tutti noi usiamo.
Lo usiamo lei e io per evitare l'angoscia del pensiero che un giorno moriremo.
Va bene.
Supponiamo che la negazione
le abbia impedito di sapere di essere incinta.
Una volta partorito, perché non l'ha dato in adozione?
Se non voleva che si sapesse
avrebbe potuto lasciarlo in chiesa.
No, non erano delle opzioni per lei.
Gladys Pereira è semianalfabeta con un leggero ritardo mentale.
Anche se è semianalfabeta, anche se ha un leggero ritardo mentale,
non ha pensato che soffocare un neonato è sbagliato?
Ripeto.
Un parto inaspettato in una donna che non sapeva di essere incinta
provoca uno shock capace di cancellare qualsiasi pensiero razionale o morale.
Anche qui.
E anche qui, signora Arrieta.
Abbiamo finito?
Per ora è tutto.
Bene.
Ecco...
Lei, Marcela,
può fare ricorso?
Può, ma senza il test del DNA del campione di sperma non procederà .
POLIZIA SCIENTIFICA LABORATORIO FORENSE
- Cosa dovrei farci? - Quello che vuole, ora è suo.
Le consiglio di distruggerlo.
Quando lo rilasceranno?
Ho già chiesto l'archiviazione. Questione di giorni.
Grazie, dottore.
Grazie a lei.
Signora Arrieta.
È un'ottima scuola materna.
Sicura di non volere un caffè?
No, grazie.
A questo punto dell'anno è molto difficile che li accettino,
ma ho parlato con la direttrice e non ci sono problemi.
Sinceramente non mi sembra un'ottima scuola materna.
Beh, lo è per lui in questa situazione.
Perché ci sono molti tipi di famiglie,
una platea molto più eterogenea,
che lo aiuterebbe a evitare di essere stigmatizzato.
Giusto?
Con quello che sta attraversando, non voglio imporgli dei cambiamenti.
Vede, ciò che gli occorre adesso è uno spazio
in cui poter interagire liberamente con i suoi pari.
- Sì. - Deve creare legami su un altro livello.
Un livello più sano per lui,
nuovi legami. È una bellissima opportunità .
Una bellissima opportunità .
A me sembra...
che invece di aiutarlo ve lo stiate levando dai piedi.
No, Alicia, non è così.
Siamo molto preoccupati.
L'intera comunità educativa è molto preoccupata.
Lei ha detto a Gladys Pereira che non c'era posto per un altro figlio?
Non sapevo che fosse incinta.
Comunque, potrebbe averle detto che non c'era posto per un secondo figlio.
Scusi, ora accusate me di ciò che ha fatto lei?
Quello che ha fatto è indicibile.
È imperdonabile.
Nemmeno gli animali lo fanno.
E ora scopro che la responsabile sono io?
Dopo tutto quello che ho fatto per lei?
Quando è arrivata a casa mia, sapeva a stento parlare.
L'abbiamo educata.
Suo figlio l'ho cresciuto io.
Non sapeva di essere incinta.
Quando l'ho portata a fare le analisi
era di sette mesi.
Chiunque l'avrebbe cacciata.
L'ho aiutata per ogni cosa.
Ho cresciuto suo figlio,
l'ho portato dal pediatra,
l'ho iscritto a un ottimo asilo.
Andavo alle riunioni dei genitori!
Perché lei non sa relazionarsi con la gente.
E ora sarei io la responsabile...
della bestialità che ha fatto?
Dio!
Dopo l'orrore che ho vissuto in casa, nella mia casa?
E la vergogna pubblica che stiamo vivendo.
Non ha risposto alla domanda, signora Arrieta.
Lei ha detto,
o commentato, a Gladys Pereira
che non c'era posto per un altro figlio, sì o no?
No.
La difesa ha finito, Vostro Onore.
Grazie, signora Arrieta. Può andare.
Grazie mille.
Ma non avremmo il tempo per cucinare. Si farebbe tardi
per preparare le cotolette che volevamo...
Andiamo, zia.
Dai, Santi. Attraversiamo adesso, ok?
Cosa faccio?
Aiutami con i piatti, Santi.
Tienilo forte, con entrambe le mani.
Oh, attento.
- Zia! - Attento a non farlo cadere.
- Non l'ho rotto. - Non senti un buon odore di cotoletta?
Voglio mangiare.
Qua, zia.
Ben fatto, Santi.
Sei il miglior aiutante che abbia mai avuto.
Ecco Pedro!
- Cosa? - Pedro.
Il pupazzo.
È venuta la mamma.
La sua mamma.
Molto bene.
Ti piace ancora essere imboccato.
- Zia! - Posso vedere?
- No. - Ora te lo do.
- Zia! - Ecco fatto.
Santi.
- Ne voglio una. - Ancora carne?
Quello no! Ti è caduto il cibo, zia.
Mi è caduto il cibo.
Ora lo taglio e lo metto nel tuo piatto.
- Ciao. - Ciao, mamma.
Oh, figliolo.
- Che fortuna che sei qui. - Va tutto bene?
- Scusa il ritardo. - Non fa niente.
Ho fatto le cotolette.
- Davvero? - Ormai sono fredde,
- te le scaldo. - Fantastico.
Come stai?
Bene, ho un po' di fame.
Che fortuna che sei qui.
Bello, mi fai compagnia?
Arrivo.
Meglio, mamma.
Papà non ti meritava.
Devi considerarlo un nuovo inizio, una nuova opportunità .
Un nuovo inizio per tutti, no?
Lo spero.
Forse c'entra qualcosa con il casino di Gladys.
È davvero buono.
Non mangiavo così da secoli.
Un pasto vero.
Ti va un caffè?
Sì.
Un bel caffè.
Sai? Ho parlato con Chino.
- Te lo ricordi? - Sì, certo.
Restaura moto, lo sai?
Pensavo che se ci danno 20 o 30 mila per la casa, posso farlo anch'io.
È un buon affare, compri una moto abbandonata, a pezzi,
la ripari e la vendi ai collezionisti.
Con i miei contatti nel mondo delle moto e dei ricambi, sarei a cavallo.
Cioè, Chino è bravo, ma io un po' di più.
Ho molta esperienza.
E mi aiuterebbe a ripartire.
In piedi, prego.
Potete sedervi.
Signorina Gladys Susana Pereira,
la legge le concede l'ultima possibilità per parlare davanti a questa corte.
Vuole usufruire di tale diritto?
Vostro onore, la mia assistita non usufruirà di...
Vuole essere ascoltata?
Sì.
Proceda.
Non so cosa mi sia successo.
Dio solo lo sa.
So che la mia vita non importa.
È perduta.
Ma quella di Santi importa.
Deve avere una vita migliore della mia.
So che non ho il diritto di chiederle niente,
ma voglio che sia affidato alla signora Alicia.
Voglio anche scusarmi con la signora Alicia.
Sono state dette cose brutte su di lei.
È stata molto buono con me.
Per me è come una madre.
E anche per Santi.
Grazie.
Grazie, signorina Pereira.
Devo chiarire che non è compito di questa corte
decidere a chi affidare la custodia di suo figlio,
ma riferiremo quanto lei ha espresso al giudice minorile competente.
Ora sarà data lettura della sentenza.
I membri della giuria del tribunale penale n. 20
della Città Autonoma di Buenos Aires hanno sentenziato sulla causa n. 8975
per omicidio aggravato dalla parentela contro Gladys Susana Pereira,
carta d'identità n. 39154543.
argentina, nubile, studi elementari incompleti,
collaboratrice domestica,
domiciliata prima dell'arresto alla via Posadas 1550,
attualmente alloggiata in una struttura penitenziaria.
Dopo aver deliberato, e secondo quanto stabilito dal codice penale,
la giuria comunica la parte dispositiva della sentenza.
Questa giuria condanna Gladys Susana Pereira,
colpevole di omicidio aggravato dalla parentela
e con attenuanti eccezionali,
alla pena ridotta di anni 18 di carcere, più spese legali.
Art. 80, primo capoverso.
La lettura della sentenza completa sarà il 29 di questo mese alle ore dieci.
Firmato dai dottori Mariano Ventimiglia,
Fernando Ã
SCUOLA ELEMENTARE N. 17
Ciao.
Ciao.
- Com'è andata? - Ha chiesto della mamma.
Davvero? Vieni qui.
Ok.
- Ciao. - Ciao.
Andiamo dalla mamma.
Cosa vuoi?
- La mamma. - La mamma?
- Va bene. - Andiamo dalla mamma.
Va bene, sì.
Vuoi vedere la mamma? Ok.
Voglio che tu sorrida un po'.
Fatto.
Mettilo qui.
Questo?
Sì.
Mancano due minuti!
Grazie, signora Alicia. Grazie per averlo portato.
E per tutto quello che fa per Santi.
Sai che lo amo come se fosse mio, Gladys.
Signora...
Santi deve essere suo, per tutto il male che le ho fatto.
Non dire così.
Non sapevo cosa fare.
Ha detto che se glielo avessi detto, avrebbe ucciso me e Santi.
Poi ha smesso di venire a casa.
Di chi stai parlando, Gladys?
Quando sono mancati i soldi...
Suo figlio voleva entrare.
L'ho fatto entrare.
E mi ha preso.
Per questo Santi dev'essere suo.
Glielo devo.
Il bebè era di suo figlio Daniel.
Tempo scaduto! Andiamo, Gladys!
Ti voglio tanto bene, Santi. Obbedisci alla signora Alicia.
Ciao, Santi.
Ciao, mamma.
Apri la porta.
Piano.
- Prendo un altro giocattolo! - Non correre.
Cos'è successo?
Cos'è successo, Santi?
Dove sei?
Cosa c'è?
Sciocchino.
Stai bene, zia?
Prendiamo questo.
Forza.
Quello va a Juncal.
Sì, ok.
I traslochi sono una seccatura, no?
Hai parlato con Daniel?
No.
No, non tutti insieme, uno per volta, c'è del vetro.
Bisogna sorvegliarli.
PARLIAMO DI EDUCAZIONE SESSUALE INTEGRALE
SE SUCCEDE A TE, SUCCEDE A TUTTE NOI CHIEDI AIUTO
ABBI IL CORAGGIO DI DENUNCIARE
BASTA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
Avanti.
Grazie.
Quando avrà scontato metà della pena,
e con la buona condotta, avrà delle libere uscite.
- Diciotto anni sono ingiusti. - Sì.
Non si può fare appello per ridurre la pena?
Sì, certo. Ci appelleremo. Si fa sempre.
Ma una nuova dichiarazione di Gladys,
da sola, non basterà .
Se serve, posso testimoniare.
Ma l'ha già fatto, signora Arrieta.
A meno che non abbia qualcosa di nuovo da aggiungere.
Senza qualcosa di decisivo,
l'appello non reggerà .
Non è facile.
È difficile.
Ciao, MartÃn.
Ciao, amore.
MartÃn, entra. Vai dentro.
Che ci fai qui?
Ti ho portato questo.
POLIZIA SCIENTIFICA LABORATORIO FORENSE
Dove l'hai preso?
Non importa.
Spero che ti sia ancora utile.
Dallo al procuratore.
Ciao.
Ciao.
Ciao.
Come stai?
Ciao, Alicia.
Siete qui per l'appello di Gladys Pereira? Prego, entrate.
Grazie.
SEZIONE PENALE DELLA CORTE DI CASSAZIONE SALA N. 7
Guarda che cos'ho.
È latte?
Sì, latte per ricoprire
con il cioccolato la torta di compleanno.
Cosa fai?
Non si può rompere.
Non si deve rompere.
Guarda come ridi.
Ma guarda come ridi!
Un altro.
Ecco. Mettilo lì.
Proprio lì.
Questa telefonata proviene da una struttura penitenziaria
da parte di...
Daniel.
Per accettare, prema...
Che numero è?
Qui?
- Questo? - No, questo no.
Credo sia la prossima casa.
Vediamo.
- Qui! - Sì!
Entriamo? Ma...
Voglio suonare, zia.
- Bussiamo, dai. - Voglio suonare.
BUON COMPLEANNO, MARTINCITO
Vediamo se ti hanno sentito. Sì!
Ciao.
- Ciao. - Prego.
Vediamo un po'.
Glielo do io.
- Aspetta, vuoi darglielo tu? - Sì.
Aspetta.
Ciao.
Ciao.
- Grazie. - Grazie per averci invitato.
Ciao.
Andiamo? Vieni, tesoro.
- Me la vuoi dare? - Sì, la torta! Mi porto via tutto.
- Prego. - Oh, MartÃn.
Attento, tesoro.
Questo è per te. Buon compleanno, amore mio.
Vediamo un po'.
Piano. Lo prendo io, è proprio in fondo.
Ecco qua!
Bravi, bambini.
Buon compleanno, MartÃn.
Ti piace?
Davvero?
Potete colorare qui, guarda.
"CON LE SUE ULTIME FORZE, SI TRASCINÃ’ FINO AL BAGNO
E LÌ, SENZA PERDERE TEMPO, PARTORÌ VERSO L'ALBA
DICE DI ESSERSI SENTITA MOLTO CONFUSA, E POI,
CONGELATA, PERCHÉ NEL BAGNO DI SERVIZIO ENTRA LA NEVE,
EBBE APPENA LA FORZA DI SOLLEVARE IL BAMBINO.
QUANTO A VOI, VI PREGO, ASTENETEVI DAL GIUDICARE
PERCHÉ OGNI CREATURA HA BISOGNO DELL'AIUTO DELLE ALTRE."
FRAMMENTO DI DELLA INFANTICIDA MARIA FARRAR
BERTOLT BRECHT (1898-1956)
Sottotitoli: Maria Cristina Cavassa
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.