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Original subtitles

(FRINIRE DI CICALE)

(Lucia) Mamma?

(Lucia) Miao.

(LUCIA FA DEI VERSI) (Mamma) Guarda, Lucia.

(RUMORE)

- (Mamma) Sì. - (Lucia) Mamma?

(Mamma) Sì. (LUCIA FA DEI VERSI)

(RUMORE)

(CANE CHE ABBAIA)

Va bene, Codice Orange.

Uhm.

- Codice Orange. - La conosco?

No.

Per quanto?

- Ho detto che è stata una cazzata. - Quello lo decido io.

Per quanto?

Ma sarà stato, non so, nemmeno due settimane.

Allora vuol dire minimo sei mesi, forse di più.

Perché? Ho detto: "Due settimane."

- Me lo ricordo bene. - Ho avuto una cosa anch'io.

E posso sapere per quanto?

Due giorni, sono sempre stata più veloce di te.

- Ah, due giorni? - (Lucia) Sì.

E quanto sarebbe secondo la tua scala? Un mese?

(Lucia) No, due giorni miei sono due giorni.

- Ah, solo a me diventano... - Sì. Lo sai perché, Arturo.

Perché i tuoi restano giorni e i miei diventano settimane?

Parla piano, c'è Rosa che dorme.

(Arturo) Che cos'è, "Interstellar",

che cinque minuti miei sono 60 anni tuoi?

Cos'è, la relatività di Einstein?

(Lucia) L'uomo, per sopravvivere, deve mentire più della donna.

(Lucia) I maschi, per procurarsi le femmine,

devono dirsi di essere meglio di ciò che sono.

fino agli uomini.

che ho sentito

da quando l'uomo ha inventato le cazzate.

Ah.

Ma sei così nervoso perché tu mi puoi tradire e io no?

Ma che cazzo di ragionamento è?

- Ma ti rendi conto? - Parla piano.

(sottovoce) Ti rendi conto, eh?

Innanzitutto sappiamo benissimo che gli uomini quando tradiscono

non lo fanno come le donne.

- Ah, no? E come lo fanno? - Lo sappiamo bene.

Gli uomini lo fanno così, soltanto col corpo.

Ma tu ti senti quando parli?

- No, alle volte mi distraggo. - E fai bene.

- Che cazzo ho detto? - (Lucia) Vaffanculo.

- (Arturo) Hai tirato fuori tu la natura! - Parla piano.

ad appellarmi alla natura,

ai topi e ai ragni del cazzo,

sulla differenza tra uomo e donna.

Le differenze ci sono eccome.

- Ci sono, di genere... - Lo so, e qual è?

- Ogni cosa che dico è una stronzata. - No, qual è?

No, ora voglio sentire, qual é?

- Qual è? - Qual è?

È che voi avete le uova.

Lucia.

Le uova. Mi dispiace, ma è così.

Tu, Arturo, sei un fenomeno da baraccone, veramente.

Ti dovrebbero mettere a scuola, mostrare ai bambini

e dire: "Non diventate come lui."

Hai capito? Tu sei così.

E che cosa sarebbe tutto quest'odio, scusami?

Io non ti posso odiare, sei troppo egoista, capito?

Sei un egoista, sei un pezzo di merda, non ce la faccio a odiarti.

Tu sei un egoista, sei un pezzo di merda schifoso.

- (Arturo) Chi è l'egoista qua? - (Lucia) Tu!

- Io sono egoista? - Sì.

Io, che mi sono preso tutto il pacchetto?

- Dove sta tuo... - Che cazzo ti sei preso?

Dove sta il padre di Rosa, il bassista? Dove sta?

Avevo 18 anni, ma che cazzo vuoi? Stronzo.

(Lucia) Dio, ti ho fatto male?

Io non ti amo più, prendi le tue cose e vattene.

Veramente, non ti amo più. Dai, vai.

Me ne vado subito, perché ora non ce la faccio a prendere le mie cose.

Vado via subito, torno domani.

(PORTA CHE SI CHIUDE)

(MOTORE SI AVVIA)

(ROMBO DI MOTORE)

(Commessa) Eccolo, pronto.

- (Commessa) Il vassoio è pronto! - Ah.

- Grazie. - Prego.

Ciao, Marco.

(RUMORI)

- Buongiorno, buongiorno a tutti! - Buongiorno.

- Ho portato le paste. - (Muratore) Ah, grazie.

Così facciamo colazione.

- Favorite, eh! - Sì.

- (Lucia) Come va? - Bene.

- Bene? - Sì.

- (Lucia) Come va col porticato? - Bene.

- Funziona? - Sì.

- Per mercoledì deve essere finito. - Va bene.

Buongiorno, Antonio, come va?

- Buongiorno. - Ma che c'è?

(Lucia) Abbiamo visite, eh?

- Lei così ci mette nei guai. - No.

Questa è una cosa che riguarda solo me, fidati.

- Sì, però ci aveva detto che... - Antonio! Dai, vita!

Scendi di sotto, che ho preso le paste.

(Muratore) Mettila qua.

(VOCI INDISTINTE)

(Tecnico) Mi dispiace.

- Lucia Ravi, geometra. - Lei cosa ci fa qui?

- Un lavoro. - Quale lavoro?

Io non l'ho chiamata e non la conosco.

Lei non mi ha chiamata perché non mi conosce, ecco perché.

Guardi, allora, vado dritta al punto.

Lo vede qui? Là, la parte est del tetto.

Io l'ho scoperto per caso passando di qua,

ma due mesi fa sono uscite le nuove norme catastali.

Sono una palla, nessuno si è preso la briga di andarsele a leggerle,

ma secondo le nuove norme, queste estensione, che sarebbe quella,

non può superare i 5 metri.

Voi... Mi ascolta? Voi siete fuori di 3 metri.

- Per la precisione, 3,27. - Ma è seria?

Sì, serissima. Quindi, cosa ho fatto?

D'accordo con Antonio,

ho fatto rifare il taglio in diagonale e la nuova muratura a rientrare.

Era la cosa più fedele al progetto originario.

Ora lei me lo dica: ho sbagliato?

Ma chi le ha dato il permesso?

- Nessuno. - Chiamo i Carabinieri.

- Perché i Carabinieri?

Lei arriva senza autorizzazione, si spaccia per mia dipendente

e fa fare dei lavori all'insaputa dei titolari.

- Ma voi eravate fuori di 3,27 metri. - Me l'ha già detto.

Ma lei non lo sapeva, e ora lo sa.

(Lucia) Non chiamerei i Carabinieri.

Dovessero venire qua e fare un'ispezione, che comunque è sempre una grande rogna,

per una cosa del genere la multa arriva fino a 15.000 euro più ripristino.

Guardi, io mica mi invento le cose.

- Mi sta ricattando? - No.

Lei aveva un problema e io gliel'ho risolto.

Beh, faccia come crede.

Chiami i Carabinieri, mi denunci.

- Si denunci. - (Architetto) Aspetti!

- Piano.

Io non la denuncio e lei non si fa più vedere.

- 1000 euro. - Ho detto che non la denuncio.

- 600. - Se parla ancora la sbatto fuori a calci.

(sottovoce) 300.

Lo finisce entro domani.

Poi non si fa mai più vedere.

- Mi dà la sua parola? - Giuro.

- Lo sa che ho fatto un ottimo lavoro. - Non scherzo!

Ho fatto un lavoro ottimo, splendido. L'ho salvata.

I babà sono contati, non vi accapigliate.

(Lucia) Torno domani,

così finiamo il lavoro.

Ciao, ragazzi.

(Lucia) Antonio, ciao!

(Lucia) Rosa?

Rosa?

Che c'è?

La retta della palestra, che altrimenti me ne scordo.

- (Lucia) Sei in ritardo. - (Rosa) No.

Sì, non hai ancora mangiato.

Avevi detto tu che mangiavamo un panino fuori.

- Sì? - (Rosa) Sì.

- E quando l'ho detto? - L'hai detto prima.

Ok, oggi facciamo un'eccezione alla regola e ci mangiamo un panino per strada.

(Rosa) Lo facciamo sempre.

Vuoi polemizzare?

- Non soffiare. - Non ho soffiato.

Guarda che anche se tu soffi dentro, interiormente, io ti sento.

Io sento tutto di te.

(Lucia) Avevo pure fatto il sugo.

(CAMPANE)

- Lucia. - Lucia.

Allora, qui ci sono le mappe, ok?

Hai già lavorato con noi, Lucia?

- Sì. - (Donna) L'ultima volta?

Mah, qualche tempo fa.

Aspetta, che ti cerco.

Ialano, Molisani, Nesce. Ma dove sei?

- Eccoti, Ravi. Più di cinque anni fa. - Eh, sì.

(Donna) Paolo Lucci ci ha tenuto in modo particolare.

Ha insistito perché lo facessi tu, Lucia.

- Paolo è un caro amico. - Ah.

Cioè no, non... Insomma no, diciamo che non lo vedo tanto.

- (Donna) Ok. - Ci conosciamo.

(Donna) Va bene.

È solo un rilevamento catastale, nient'altro,

però dev'essere fatto bene.

Martedì mattina deve stare sulla scrivania di Paolo, ok?

Sì, non c'è problema.

Allora, benvenuta nell'Onda, Lucia.

- Nel...? - (Donna) Nell'Onda.

- (Donna) A presto. - A presto.

- (Lucia) Arrivederci. - Buona giornata.

Allora ci vediamo nell'Onda.

- Nell'Onda. - (Lucia) Sì.

- Grazie, ciao. - (Donna) Ciao.

(FRINIRE DI CICALE)

Trasgrediamo le regole e mangiamo sul divano?

(VOCI DALLA TV) Mmh.

Risotto...

- Ah, wow. - (Lucia) Con sporcatura di asparago.

Aiuto.

Dimmi un po'.

- Che succede? - Niente, non succede niente.

- Ma lei è la cattiva? - Mmh.

- Ah, sì? Si vede. - Mmh.

Bionda cattiva.

(FRINIRE DI CICALE)

(CAMPANACCI)

(BELATI)

Quattro a sinistra, vai.

Ok, bolla.

Ok.

(Lucia) Altri due.

(Fabio) Bolla.

- (Fabio) Lo porto io il treppiede? - No, ce la faccio.

Ci sei?

- Sì, io sono già in bolla. - Ok.

È giusto, sei sceso, però qua invece dà 40.

Manteniamoci solo sulla linea dei punti principali, ok?

Sì, ma i punti principali sono diversi.

(Lucia) Dai, quale vuoi?

(Lucia) Giochiamo, vai. 2010?

(Lucia) No, facciamo la migliore,

la mappatura proprio che vince.

Oggi vince la 2011.

Ma come l'hanno fatta questa mappatura?

Dimmi come l'hanno fatta.

Abbiamo lavorato su mappe migliori.

(Lucia) Allora, quel bosco là per loro è qua, sopra di noi.

Portiamo a casa il lavoro.

Li abbiamo ripresi tutti i punti, adesso lo sappiamo che sono sbagliate,

però dai, portiamo a casa la giornata.

Impazzisco a lavorare così.

Non ti voglio dire che dobbiamo lavorare male pure noi,

però così ci incartiamo.

Rimaniamo razionali.

Cioè, chiudiamo un occhio, vuoi dire.

Perché ti ho chiamato a fare questo lavoro?

- Ti prendo la bolla al primo colpo. - (Lucia) Eh.

Può essere per quello.

(CAMPANE)

(VOCI INDISTINTE)

- (Paolo) Scusate. - Prego.

- Ti volevo ringraziare. - Non devi mai ringraziarmi.

- Scusami. - Non devi mai più scusarti.

(Paolo) Però non ho tantissimo tempo, dimmi tutto.

C'è un problema, credo, su quel terreno.

- Quale terreno? - Ma come, quello dell'Onda.

Che problema?

Le mappe che sono state fatte finora sono sbagliate.

Voi state per cominciare i lavori basandovi su dati sbagliati.

- Non... - Cioè, non completamente esatti.

- Lucia. - Le mappe del 2011...

- Lucia! - Sì?

Questi errori sono piccoli o grandi?

Tutti e due, purtroppo.

Allora facciamo una cosa.

Tu correggi quelli piccoli e noi andiamo avanti col progetto, ok?

Sono 20 anni, Lucia, che non succede niente qui.

20 anni!

Per una volta che il futuro bussa alla nostra porta,

noi che facciamo?

Correggiamo gli errori?

Ok, allora io mi concentro sugli errori...

- Piccoli. - Piccoli, sì.

- Martedì ti porto tutto in ufficio. - Fantastico.

- Lucia. - Ciao, Paolo.

- Cammina leggera. - Sì.

- Happy hour. - Sì.

- Ehi. - Sì?

- Ti voglio bene. - Sì.

Ciao.

Fabio, per quanto riguarda quel terreno, io ci ho pensato.

Senti, lasciamo decidere loro.

Per una volta non voglio creare problemi, non me lo posso permettere.

Noi gli diamo quello che vogliono.

Tanto sono loro a decidere, no? Non noi.

(Lucia) Sali altro mezzo.

(Lucia) Aspetta, ancora mezzo.

(Lucia) Là.

(Fabio) Ok, bolla.

(VOCE INDISTINTA)

(CAMPANACCI)

(Pastore) Ehi!

(PARLA IN UNA LINGUA STRANIERA)

Scusi?

Non capisco.

Aspetta.

No.

Mi dispiace, non ho niente, quando lavoro lascio tutto in macchina.

(Lucia) Aspetti.

Fabio, hai 5 euro, qualche moneta?

No, ho lasciato il portafogli in macchina, perché?

Perché qua c'è...

Credo che sia una barbona e le volevo dare qualcosa.

Pazienza.

Nemmeno lui ha niente, mi dispiace.

Magari dopo.

(Lucia) Se dopo ripassa vediamo se abbiamo qualcosa.

(PARLA IN UNA LINGUA STRANIERA)

No.

(Lucia) Parla, ma non capisco che dice.

Ma cosa? Ma con chi parli?

Credo che sia una barbona, qua vicino a me.

Mi fa pena, e poi questa sembra così giovane.

Ma com'è possibile che ancora oggi ci siano cose così?

Mi sembra assurdo.

(Lucia) Ehm...

Fabio?

Cambiamo postazione, ok?

(Fabio) Ricevuto.

(BELATI)

Tu non l'hai vista?

No.

Ma com'era?

Era una profuga.

Che ne so. Ce l'hai la televisione a casa?

Aveva una giacca grande sulle spalle,

tutta una cosa blu sopra.

Una poveraccia.

- Io non l'ho vista.

(FRINIRE DI CICALE)

(FRINIRE DI CICALE)

(CANZONE DALLA RADIO: "GOOD GOD DAMN" DI ARCADE FIRE)

Oh.

Oh!

Ma sei pazza?

Siamo in mezzo a una strada, ti stavo per investire!

(in inglese) Parli inglese?

Questa è una strada, capito? "Street."

"Cars", "brum brum", capito?

(Madonna) Tu sai chi sono.

Sì, ti sposti, per favore? Devo andare a casa.

Io sono la madre di Dio.

Sì.

Sì, certo, la madre di Dio.

(Lucia) Guarda, già è tanto essere una madre, cazzo.

(CANZONE DALLA RADIO: "GOOD GOD DAMN" DI ARCADE FIRE)

(CANZONE: "GOOD GOD DAMN" DI ARCADE FIRE)

(Lucia) Allora, da bambini non si vuole mai fare la doccia e va bene,

ma tu sei una ragazza, non sei più una bambina.

(Lucia) la differenza tra una ragazza e una bambina

è la consuetudine a farsi la doccia.

(Rosa) Ok, mamma, ma così diventa un'ossessione!

e non è più un'ossessione.

a farmi la doccia, sei contenta?

(Madonna) Vai dagli uomini.

Vai dagli uomini.

Sì.

(Madonna) Vai dagli uomini.

Scusa un attimo.

- (Rosa) Che c'è?

- Dai, sbrigati. - (Rosa) E la doccia?

Prendi le cose che ti servono per domani.

- (Rosa) Ma perché? - Perché sì, vai.

Di' loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa.

Sì, certo, come no.

- Dai. - Mamma!

- Andiamo. - (Rosa) Che c'è?

(Lucia) Dai, andiamo.

- (Rosa) Aspetta, ma... - (Lucia) Andiamo.

- (Rosa) Ma dove?

(Rosa) Ma dove andiamo? Tu sei matta!

- Che stai facendo? - Sali in macchina.

- (Rosa) Ma che dici? - Sali in macchina.

- (Rosa) Dove andiamo? - Da Claudia.

- (Rosa) Claudia? - Chiamala.

(Lucia) Chiamala.

Ce l'hai il telefono? Su, chiamala.

- Rosa. - (Rosa) Ciao.

- Ciao, tesoro, come stai? - Io bene.

Mamma?

Che fai là, scusa? Sali.

Io credo di avere un problema, Claudia.

(Claudia) Che problema?

Non ne voglio parlare di fronte a Rosa.

Rosa, allora, rimanete a dormire da me stanotte.

(Rosa) Tanto decide lei.

Ok, dai, vieni, ti faccio vedere la stanza.

- (Lucia) Va tutto bene, amore. - Mmh.

(Lucia) Magari non benissimo, ma...

(Claudia) Allora, ti do degli asciugamani.

Anche uno più grande se vuoi fare la doccia.

- Non voglio farmi la doccia. - (Claudia) No, ok.

(Claudia) Dormi sotto?

Lei era lì,

in cucina.

- Cioè, la profuga? - Sì.

- Era lì in cucina. - (Claudia) Come è entrata?

Non lo so, però Rosa non poteva non vederla,

ma non la vedeva.

E questa cosa...

Questa ragazza

ha parlato.

Vuoi sapere che mi ha detto?

Cosa ha detto?

"Sono la madre di Dio."

"Vai dagli uomini e digli di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa."

(Lucia) Non ci credo.

A me. A me, capito?

Praticamente...

Eh.

A me, capito?

Forse un po' di stanchezza.

- Può succedere, no? - Sì.

Che in momenti di stanchezza forte...

Infatti, io sono molto stanca, sì.

Anche tu quando sei stanca vedi...

- Non mi è mai successo. - (Lucia) Ah.

- Potrebbe anche... - Però può capitare.

Potrebbe capitare.

Io ho visto un documentario una volta che...

Insomma, un documentario che parlava di questo,

come il cibo influisce sui neuroni

e puoi avere delle allucinazioni, chiamiamole così.

Perché uno ha delle carenze, per esempio?

Ecco, sì, esatto.

- Io mangio molto male. - Male, infatti.

Io sto impazzendo.

Quel lavoro mi sta facendo impazzire, è così.

Tu non impazzisci, va bene?

Sai perché?

Perché ci sono io qua.

- (sottovoce) Non dirlo a nessuno. - (sottovoce) Ma che sei matta?

- (Lucia) Promettilo. - Te lo prometto.

Non lo deve sapere neanche Rosa,

perché altrimenti pensa che la sua mamma è matta.

Non è niente.

- Può succedere. - Dici?

- È la stanchezza. - Sì.

Domani andiamo da qualcuno che ti aiuta.

Comunque, non impazzirai, hai capito?

(Lucia) Una notte.

- (Lucia) Casa nuova, stanza nuova. - Sì, certo.

Tre, 11... Via del Corso, 13.

Me lo sono segnato, è 13, qua.

Allora, vediamo.

(Psichiatra) Che sensazioni ha provato in quel momento?

Panico, paura, terrore.

Sudavo, tremavo, avevo freddo, mi sentivo svenire.

È abbastanza?

- (Psichiatra) Lei è credente? - No.

Chi ha più tempo di credere oggi? Siamo onesti.

- (Psichiatra) Mai stata? - Bah...

Da piccola credo di sì.

Credevo a Gesù, alla Madonna, all'asinello, tutto il gruppo.

Da piccoli crediamo a tutto, no?

Siamo stupidi, non facciamo che credere e credere.

Anche a Babbo Natale abbiamo dato una chance,

a un vecchio alcolizzato che va in giro con renne rubate.

- (Psichiatra) Lavora? - Mmh.

- (Psichiatra) Che lavoro fa? - Sono un geometra.

Niente di che, è un lavoro che possono fare tutti.

(Psichiatra) Perché dice così?

Perché è una cosa facile.

E lei non crede di avere delle qualità?

No, sono pignola, questa è la mia specialità.

Però...

Anche ora, come mi sto comportando al lavoro...

Non va bene, è da irresponsabili.

Lei è molto severa con se stessa.

(Lucia) Sì, non sopporto chi non lo è.

Perché, che c'è di male? È umano avere dei difetti.

però poi la gente si approfitta.

Io penso che uno dovrebbe cercare sempre di fare il meglio che può.

Almeno ci deve provare.

(Psichiatra) È sicura?

le sembrerà sempre insufficiente

e la farà sempre sentire in colpa?

(Lucia) Io penso che queste siano soprattutto parole, dottore.

- Ha dormito dalla sua amica stanotte? - (Lucia) Sì.

(Psichiatra) Perché vuole dormire lì?

È comodo, ha una casa grande, stiamo bene.

Ha paura di ritornare a casa sua?

(Lucia) Sì.

Perché ha paura di rivederla?

Mah...

Questa cosa sta lì

e mi guarda.

Invece, io vorrei sempre scappare.

Sono matta?

(Psichiatra) È un po' presto per dirlo, diciamo.

Cosa significa per lei essere matta?

Beh, già vedere la Madonna... Sono un passo avanti.

(ARRIVANO AUTOCARRI)

(Madonna) Sono qui. (LUCIA TRASALISCE)

Sì, lo vedo.

(Madonna) Sei andata dagli uomini?

Non ho avuto molto tempo, no. Giuro.

Tu devi fermarli e dire loro di costruire una chiesa...

(Lucia) No!

- No? - (Lucia) No.

Io non faccio queste cose, non costruisco chiese, mi dispiace.

(Madonna) Ma devi, è importante.

Ho detto di no, se è no è no.

Che fai, insisti come i bambini?

Come no?

e perché ci sei,

ma davvero, io te lo giuro,

non ti ho chiamato.

Sai, magari ti sei sbagliata.

Magari volevi andare nella casa a fianco.

- È così. - (Madonna) No.

Sono venuta per te, solo per te.

- (Lucia) Dio, che sfiga! - (Madonna) Lucia, vieni.

- (Madonna) Andiamo insieme a fermarli. - Sì, certo, come no.

Arrivo, aspetta.

(Lucia) Ma che giorno è oggi? 13, 17?

(Lucia) Tutte a me.

(Lucia) Spazzolino e shampoo, come prima cosa.

- Andiamo a costruire la chiesa. - (Lucia) No!

- (Lucia) Non si può. - (Madonna) Perché?

un sacco di normative.

Insomma, non è che le cose si fanno così, a caso.

Sto impazzendo.

- (Madonna) Non capisco. - Non capisci mai.

(Madonna) Se dico di edificare una chiesa, lo fanno sempre.

ti è andata male.

(RUMORI)

Perché non combattiamo io e te?

- Perché non combatti con me? - Perché sei troppo piccola.

Hai paura?

No.

(VOCI INDISTINTE)

Mamma?

(RISATE)

- Va bene, non importa. - (Lucia) Vai.

- Ma dove stiamo andando? - (Lucia) Da Claudia.

Ma perché, ora viviamo da Claudia?

Cosa c'è, non ti piace? Ti sta antipatica?

No, è che pensavo che avessimo una casa nostra.

E infatti abbiamo una casa nostra, sta' tranquilla.

Perché non torniamo a casa?

- Perché? - Dimmi perché non torniamo a casa.

- Perché? - Sì.

Beh, perché...

Perché abbiamo un problema all'impianto elettrico.

Una cosa pericolosissima, un corto circuito.

(Lucia) Mi è successo da piccola.

La stessa cosa, nella casa dove vivevo con i miei.

(Lucia) Un casino, pericolosissimo.

Io non voglio che muori fulminata.

Io pure pure, ma tu non puoi morire fulminata.

(Lucia) Quella volta abbiamo rischiato tutti, capito?

(Lucia) Il nonno, la nonna, io...

(CANZONE: "OOH LA LA" DI GOLDFRAPP)

(VOCE INDISTINTA)

(APPLAUSI)

(VOCE INDISTINTA)

(Sindaco) È per questo che noi ringraziamo il dottor Serra.

- Ah, ciao. - Ciao.

- Ciao. - Ciao.

Stiamo un'altra mezzoretta, eh? Non di più.

- Salutiamo Paolo e ce ne andiamo, ok? - Sì.

Eccole!

Allora, c'è Lucia Ravi, geometra,

e Claudia Manfredini, il nostro ufficio stampa,

ma credo tu conosca già.

L'architetto Serra, il creatore dell'Onda.

- Molto lieto. - (Paolo) Sì.

Amo quando il tempo cambia così all'improvviso.

L'idea di movimento, certo, bello.

in questi luoghi?

Sì.

Scusi.

(Madonna) Perché?

Cosa?

Lo sai.

Che te ne frega di un rilevamento catastale, scusa?

Voi mentite.

Bisogna dire la verità, Lucia.

La vita è corta.

Tu non esisti.

Io non devo parlare con te, tu sei una mia allucinazione.

(Madonna) Tu sei una mia allucinazione.

- Tornalo a dire. - Tornalo a dire tu.

(Lucia) No.

Ferma, non esisti.

(CANZONE: "VESSEL (FOUR TET REMIX)" DI JON HOPKINS)

Ah!

Basta, ti prego.

Ok, ti prego, basta.

Ti prego, basta.

Ho capito.

Claudia!

- Oh, Paolo, ciao.

- Cos'ha Lucia? - Niente.

- Cos'ha? - Niente, perché?

- Ma come, non hai visto? - No, è solo un po' stanca.

- È un periodo. - Cosa?

Ma sì, è un po' stanca, Paolo. Ha delle visioni, ogni tanto.

- Delle visioni? - Capita a tutti.

- Cosa? - Vede delle cose.

- A me capita spessissimo. - Che cos'ha?

Vede la Madonna, va bene?

Non ho capito.

Lucia vede la Madonna e ci parla, d'accordo?

E cosa si dicono?

Niente, discutono, il più delle volte discutono.

La Madonna le dice di costruire una chiesa sul campo.

Lucia le dice che non se ne parla, giustamente.

- Quella insiste e Lucia si incazza. - Quale campo?

- Il campo, Paolo. - Quale?

Quello dell'Onda.

Paolo, scusami.

(Claudia) Paolo.

- (Uomo) Complimenti. - Grazie.

(Claudia) Salve.

Ma perché hai scelto Lucia per fare questo lavoro? Me lo dici?

Ci saranno almeno altri 30, 40 geometri nella città, perché proprio lei?

Perché è una disgraziata.

È l'unica che può firmarmi quelle carte senza creare problemi.

- Allora ci sono dei problemi, ha ragione. - Ma certo.

È pienissimo di problemi. Guardati in giro, problemi ovunque.

Ma c'è un problema di corruzione?

(Claudia) Scusa, Paolo, a questo punto io vorrei saperlo.

- Corruzione? - (Claudia) Sì.

Corruzione? Siamo noi la corruzione.

Sei tu, io, quelli che vivono qui.

Guarda quelli là, sono corruzione anche loro.

A fare le cose per bene dovrebbero metterci dentro tutti per corruzione,

prima i vecchi e poi i bambini.

No, cominciamo dai bambini, corrotti dalla nascita.

Mettiamoli dentro.

Rastrelliamo gli asili, facciamo degli arresti preventivi.

Andiamo dentro tutti quanti e buttiamo via la chiave.

La corruzione...

(PAOLO SBUFFA)

L'alternativa è stare fermi, non fare niente

e morire.

Ma guarda chi c'è!

(Giulio) Ciao, tesorino.

(Giulio) Ecco.

Vuoi un tè?

(CANZONE: "IN A SENTIMENTAL MOOD" DI DUKE ELLINGTON E JOHN COLTRANE)

Ehi, non hai perso il vizio, eh?

La vedo, lei mi parla, io ci parlo.

Vado da uno psichiatra e mi dà delle medicine,

ma io continuo a vederla e mi mena.

(Lucia) Guarda.

(Lucia) Oggi mi ha quasi strozzato.

E qua.

E da quando?

Due giorni.

Ma è meraviglioso.

No.

- Ma come, non sei contenta? - No.

Queste cose succedono solo agli artisti, ai poeti,

alla gente che cerca, alla gente che non si accontenta.

Non so, alla gente come me.

- (Lucia) Sì.

Avrei dovuto vederla io.

(CANZONE: "IN A SENTIMENTAL MOOD" DI DUKE ELLINGTON E JOHN COLTRANE)

Papà, ma io da piccola credevo?

(Giulio) In che cosa, cara?

A Dio, a Gesù. Lo sai, quelle cose.

Ah, quelle cose.

- (Giulio) Mah, insomma. - Eh.

- (Giulio) Non più di tanto, perché? - Perché sto cercando di capire.

Ah, certo.

Beh, una cosa posso dirtela: credevi in te stessa, quello sì.

- Davvero? - Sì, molto.

E che è successo poi?

Sei cresciuta.

uno degli spazi nell'Onda?

No.

Sala Auditorio Giulio Ravi.

Non lo sapevo.

- Sono felice. Per loro, eh. - (Lucia) Mmh.

Papà, ti ricordi quel campo dove mi portava la mamma da piccola?

Quello dietro al bosco, laggiù.

Lei mi diceva che era caduta una stella, un asteroide, qualcosa.

Ma era caduto davvero o era una sua fantasia?

Guarda, non mi ricordo proprio. Non ricordo assolutamente nulla.

(Giulio) All'epoca ero sempre in tournée.

Poi non avevo ancora risolto del tutto

quel mio problemino con l'eroina.

Sì, lo so.

- Dopo è andato a posto. - Lo so.

Ma perché non riprendi a suonare?

Beh, perché?

Quando suonavo,

quanti venivano a sentirmi?

- Forse 50 persone. - Eh.

(Giulio) Magari 70, quando andava alla grande.

Poi dopo, quando ho deciso di smettere,

adagio adagio la gente è venuta

a seguirmi sulla mia pagina Facebook.

Sai quanti sono adesso?

Sono 65.000.

(Giulio) Hai capito? 65.000.

Vedi? Il silenzio paga.

Dai, vado.

- (Giulio) Ciao. - Ciao.

(CANZONE: "IN A SENTIMENTAL MOOD" DI DUKE ELLINGTON E JOHN COLTRANE)

(FISCHIA)

Che cos'è questa stronzata della Madonna?

Ciao, Arturo, come stai? Io molto bene, grazie.

Dai, su, non ho tempo per queste cose.

- (Lucia) Lo vuoi un caffè? - Si, ma ora il nostro bar è dei cinesi.

E allora?

E allora ci hanno spazzato via come classe media, cosa dobbiamo fare?

Io non dimentico certe cose.

- (Lucia) Se lo vuoi te lo offro, se no... - È dei cinesi adesso.

(Lucia) "'Sti cazzi!"

(PORTA CHE SI APRE)

Tazzine di carta.

Io sono in un momento di una certa difficoltà,

quindi ti prego di essere delicato.

Sì.

- Quanto ci guadagni? - Eh?

(Arturo) Quanto ci guadagni?

Non ho capito.

A dire questa storia, che c'è la Madonna che vuole fare una chiesa lì all'Onda,

qual è il rientro tuo personale?

- Nessun rientro. - (Arturo) Dai, su.

- Nessun rientro. - Mi spieghi perché lo fai?

Perché la vedo!

- Ma Lucia, vedi la Madonna? - Sì, la Madonna, quella.

Cioè, tipo Fatima, con la grotta e le pastorelle.

- Tu sei una di quelle pastorelle? - Sono una di quelle pastorelle.

Lucia.

Se volevi che tornavo, bastava un WhatsApp.

Te l'ho mandato?

- (Arturo) No, infatti. - Eh.

- Senti, Rosa come sta? - Bene.

- Continua a scherma, sì? - (Lucia) Sì.

- È molto portata. - Sì, lo penso anch'io.

L'anno scorso c'erano le Olimpiadi in televisione, no?

Quando c'era la scherma la guardavo sempre perché era come se vedessi lei.

Lo pensavo anche io.

Non vuoi che torniamo insieme?

Arturo, ti ho detto che vedo la Madonna.

Possiamo tornare insieme lo stesso, che c'entra?

Guarda, la mia vita ora è...

Non te lo puoi neanche immaginare.

Perché la mia no, eh?

Mi spieghi, per favore, in che senso vedi questa cazzo di Madonna?

Nel senso che la vedo. La vedo, ci parlo, ci litigo.

Mi mena, ci prendiamo a botte.

Ma sei andata da qualcuno? Non so, da un esorcista, qualcosa?

No, da un esorcista no, sono andata da uno psichiatra.

Ok, uno psichiatra. È anche meglio, no?

- Sì, anche per me. - Eh.

Già...

E lui che ti dice, scusami?

Come stai tu?

Io sto bene,

a parte un problema che ho con gli stranieri al cantiere.

Perché gli stranieri? Che ti hanno fatto?

Già è tanto che...

La lingua non la capisco.

Loro fanno sempre cricca tra loro, non c'è proprio integrazione.

Dicono che sono tutti laureati e sanno le lingue.

Dicono che gli rubo il lavoro, sono fissati con questa cosa qua.

una cosa da specializzato,

non da manovale o da facchino,

ma da specializzato quale sono, al cantiere,

deve uscire fuori questa cosa della Madonna.

Ah, è colpa mia? Mi dispiace tanto.

Ma proprio lì, eh?

Arturo, io ho paura di impazzire

e che se impazzisco, mi levano Rosa.

Avrebbero anche ragione.

Sì, ma vedrai che piano piano finisce questa cosa qua.

Poi ci sono io, no?

Sono tornato adesso, no?

(Arturo) State più serene, anche con Rosa.

- Tutto tornerà a posto. - (Lucia) Mmh.

Vi sono mancato?

E ci mancherai sempre.

Ciao.

(Paolo) Lucia,

firma.

- Che cos'è? - Il rilevamento.

L'ha fatto Fabio.

- Hai copiato una mappa del 2011. - Lo so, tu l'avresti fatta meglio, ma...

Ma ormai c'era tempo solo per diventare ridicoli. Dai, forza.

Grazie.

(PORTA CHE SBATTE)

Ciao.

(Fabio) Siete delle merde.

(Paolo) Sai quante persone stavano aspettando questo?

(Lucia) Tante?

Ma è gente come noi, che vive qui, che cerca di stare meglio.

Che c'è di male a cercare di essere più felici?

(Lucia) Niente.

Perché?

Perché io voglio vivere, va bene?

Voglio vedere le serie in TV la sera con Rosa.

Voglio parlare di vini,

di retrogusto fruttato, ambrato, metallico.

Perché voglio avere un libro sul comodino sul Buddismo

e non aprirlo mai.

E poi voglio andare a mangiare le patatine fritte, voglio...

Io voglio non capire un cazzo.

Ecco perché.

Oddio.

(SOSPIRA)

(RUMORI)

(VOCI NON UDIBILI)

(VOCI INDISTINTE)

Tu mi devi dire le cose come stanno.

I problemi, Rosa, non si sollevano, si affrontano.

Mamma, qui l'unica che scappa dai problemi sei tu.

Dio.

Abbiamo un problema all'impianto elettrico, è pericoloso.

Arturo aveva ragione.

- Cioè? - Ha fatto bene a lasciarti.

Chiedimi scusa.

Chiedimi scusa.

Chiedimi scusa.

- Sei stronza. - (Rosa) Sì.

Ecco riunita la nostra bella unità di crisi.

- (Paolo) La stampa? - Due, tre giornali locali l'hanno saputo.

ma niente di che.

- (Paolo) Ok. - Poca roba.

Allora, adesso vi dico come stanno le cose.

La Madonna dice che là non si può e questa è una brutta notizia,

perché io so come andrà a finire, lo so per esperienza.

Finirà che il progresso si mette contro la natura.

E come siamo diventati cattivi, e quanto eravamo più buoni,

e come si stava meglio un tempo, che i bambini nascevano a casa, eccetera.

Io in questo quadro non vedo niente di positivo,

soprattutto perché la Madonna, spero sarete d'accordo con me,

ha un gran numero di follower,

non solo qui, ma anche nel resto del mondo.

Quindi?

- Paolo? - (Paolo) Sì?

Forse dovresti dire alla tua collaboratrice, Lucia Ravi,

che gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi

sono un tantino più sofisticati di quelli che avevano all'epoca del buon Gesù.

non potersi relazionare a lui.

Credo che sarebbe molto più collaborativo di sua madre.

(Serra) Convinceremo anche lei.

Paolo, là sotto non c'è niente, te l'assicuro.

Divertente.

Molto, molto divertente. Ma veramente molto, molto divertente.

- Fermali. - Come faccio?

(Lucia) Scusi, buon uomo.

Lo vedi?

Mi scusi, signora, lei non può entrare, abbiamo cominciato i lavori.

Ma chi ti credi di essere, eh?

Non fai altro che dirmi: "Vai dagli uomini."

Ci sto andando, va bene? Lasciamelo fare.

Poi non ho capito, non si può costruire niente,

però una chiesa sì?

Va bene, vado.

Buongiorno, salve.

(Lucia) Buongiorno a tutti.

Allora, io non voglio assolutamente creare dei problemi.

Ve lo giuro, io odio creare problemi,

però il piano quotato che ho fatto

risulta troppo diverso da quello delle mappe precedenti.

Questo vuol dire che questo terreno ha qualcosa.

- Qualcosa? - (Lucia) Sì, qualcosa.

Io non so che cosa, ma ha qualcosa che non va.

non ci stiamo a girare tanto intorno.

Lo sappiamo tutti, non facciamo finta di niente.

Io vedo la Madonna. Ci parlo, ci litigo, la vedo, va bene?

andare oltre questo, io lo capisco,

i dati tecnici sono comunque dati tecnici e non li ha fatti lei, ma io, giuro.

Cosa c'è in questo terreno, Lucia?

Non lo so.

Io ho fatto solo un piano quotato, ma c'è qualcosa di anomalo.

Io...

Io lo sento.

Lo sente?

- Di': "Acqua." - (sottovoce) Che vuol dire?

(sottovoce) Cosa c'entra l'acqua?

- C'entra. - Devo dire: "Acqua"?

Lo dico.

Acqua.

Acqua.

Acqua.

- (Serra) Lucia? - Eh?

Ma lei è qui?

Esattamente dove...

(Serra) Scusate.

- Molto affascinante. - No.

Scusate.

(LUCIA SOSPIRA)

Lucia.

Arturo.

Che ci fai qua?

Dormivo.

E perché non lo fai a casa tua?

Perché non ce l'ho più casa mia.

- L'ho subaffittata. - (Lucia) Ah.

- Ah, sì? - (Arturo) Sì.

- E a chi? - A dei russi.

- Su internet, sì. - Non ci credo.

- Ci sono i siti. - (Lucia) Veramente?

(LUCIA RIDE)

- (Arturo) Ci sono. - (Lucia) È tardi, vai.

- (Lucia) Mi fai... - (Rosa) Mamma?

- Ehi, Rosa. - Andiamo a mangiare?

- Sì, andiamo. - Noi andiamo a mangiare.

Tu dormi qui, dormi.

Oggi ti hanno trattata come una deficiente,

non so se te ne sei accorta.

No, te lo dico. Te ne sei accorta?

Non è per fare polemica,

però, onestamente, non è che avessero tutti i torti.

No, avevano ragione.

- (Arturo) Avevano ragione. - Sì.

- (Lucia) Mmh. - Ah, te ne sei resa conto?

- (Lucia) Sì. - E allora?

Se tu impazzisci, ti tolgono Rosa.

- (Arturo) Me l'hai detto tu. - Parla piano.

Ecco le patatine.

- Ah. - Mamma.

- Patatine. - (Lucia) Una.

No.

Come no? Una, l'ho già mangiata.

Cos'è questa novità, adesso, scusa?

Le cose belle vanno condivise con tutti, no?

Ne abbiamo parlato tante volte, non ti ricordi?

Avevamo detto: "Tutto, tranne le patatine."

È vero, dopo un'attenta discussione, eravamo arrivati a questo punto,

che le patatine...

Ti ricordi, Rosa? Io me ne ero scordato.

- In effetti, le patatine... - (Lucia) No.

Non si mettono sullo stesso piano...

Di tutto ciò che si condivide nella vita.

- Vai a prendere le salse? - Ah, già, è vero.

- Si ricorda. - Si ricorda.

(Lucia) Anche l'acqua!

Tu stai rovinando tutto.

Per questo motivo qua rischi di perdere tutto questo.

Che cosa vuoi fare?

Non lo so.

Ma che cosa senti?

C'è qualcosa che non va.

Dove, nel cosmo?

e non so perché mi riguarda.

Ma riguarda anche noi?

- (Lucia) No. - No.

No.

(CANZONE: "EVERYTHING YOU'VE COME TO EXPECT" DEI THE LAST SHADOW PUPPETS)

È lei, la Madonna!

- No, non sono io. - (Donna) No, sei tu!

- (Lucia) No. - (Donna) Fammi toccare.

- No! - (Lucia) Signora...

- (Donna) Fammi toccare. - (Lucia) Aiuto.

(Paolo) No!

- Sono matti.

- Appunto. - Lo so.

- Adesso siediti un attimo. - Sì.

- Rilassati. - Salve.

(Paolo) Ecco.

- (Serra) Come va, Lucia? - E allora?

Che succede?

(Serra) Al primo travaso,

naturalmente abbiamo dovuto usare le idrovore.

Potevamo scaricare solo l'impianto fognario,

e così abbiamo fatto.

l'hanno fatta nel 1978.

Le idrovore, ovviamente, non hanno retto e quindi l'acqua è fuoriuscita ovunque.

Io lo dico senza ironia, mi creda, ma non si è trattato di un miracolo.

È stato solo un problema di fogne.

Il miracolo noi lo aspettiamo sempre.

Speriamo nella prossima volta, Lucia.

(Lucia) Sì!

(Lucia) Grazie.

Grazie.

(LUCIA RIDE)

(Lucia) Non è un miracolo, capito?

Sono solo fogne. A casa.

Signora, vada a casa. Non è un miracolo, sono le fogne.

(Lucia) Vada a casa. Anche voi, a casa.

(Lucia) Grazie!

(Madonna) Lucia?

(Madonna) Lucia?

(Madonna) Lucia.

(Madonna) Guarda.

(Madonna) Guardati intorno.

(Madonna) Guarda intorno a te.

Questa è la tua chiesa.

Questa...

sei tu.

(Arturo) Permesso?

- (Lucia) Dai!

(Arturo) Magari c'era qualcuno. Perché hai staccato tutto?

(Lucia) Non volevo vederla più.

è prendere a martellate il contatore.

Tu avresti fatto la stessa cosa.

(Arturo) No, io avrei semplicemente abbassato il generale.

Ma non perché sono un tecnico.

- Posso? - (Lucia) Sì.

Se non sbaglio, qui tenevo sempre un cacciavite.

- (Arturo) L'hai buttato? - Perché avrei dovuto?

Perché uno, quando si lascia, butta via tutte le cose dell'ex, no?

- Per dimenticare. - (Lucia) Non ho buttato niente.

- (Arturo) Sicura? - Sì.

Guarda come eravamo belli.

Guarda qua, eh?

Ma perché, stavamo così male?

Sì.

- (Arturo) Pure questo te l'ha detto lei? - No.

(Arturo) Tu sei una cosa pazzesca, comunque.

- Sei fuori di testa su qualsiasi cosa. - Mmh.

Prendi gli psicofarmaci, addirittura, perché vedi la Madonna

e urli: "Acqua, acqua!"

Però poi, quando si tratta di noi, invece, sei lucidissima.

Perché?

Tu sei lucida contro di noi.

Se non trovo un cacciavite, non so che fare.

Possiamo stare qua a guardarlo oppure preghiamo e speriamo nel miracolo.

(Lucia, ridendo) Basta!

(Arturo) Non c'è, avrai fatto quei riti da donna.

- (Arturo) L'ex va via e bruci tutto. - (Lucia) Non ho fatto riti, ora lo trovo.

Sembra di stare nel tunnel dell'orrore.

(Arturo) Ti ricordi quando andavamo al luna park,

al tunnel dell'orrore, con Rosa?

(Arturo) Poi ci andavamo a sparare con gli aerei. Ti ricordi, Lucia?

(Lucia) Sì, mi ricordo.

che dovevamo spaventarci per finta,

perché Rosa era già grandicella e non si spaventava più?

Che cosa aveva, otto o nove anni?

- (Arturo) Lucia? - Eh?

(Arturo) Non ti nascondere, che mi spavento.

Facevamo gli scemi, e lei come rideva!

(Arturo) "Oddio, il mostro!" (ARTURO RIDE)

Chissà perché poi le risate più sceme sono sempre le più belle.

Guarda qua.

- Ma è il cacciavite? - (Lucia) Sì.

Lo vedi?

Dove l'avevi nascosto?

- (Arturo) Stava qua. - No, era là.

(Arturo) Ricordi di quando sono sceso dal trenino

per pisciare contro il mostro, lì nel tunnel?

(Lucia) Mi ricordo, è arrivata la Sicurezza.

Gli abbiamo dato una grande lezione al mostro, però.

a fare quella faccia.

(Arturo) Stavamo così bene, a ridere e scherzare, a fare finta.

Ma perché siamo usciti da quel tunnel dell'orrore, Lucia?

Stavamo così bene!

(CANZONE: "IN A SENTIMENTAL MOOD" DI DUKE ELLINGTON E JOHN COLTRANE)

Eh?

(CANZONE: "IN A SENTIMENTAL MOOD" DI DUKE ELLINGTON E JOHN COLTRANE)

(Rosa) Dammi la spada.

Io ti piaccio?

- Sei strana. - Che vuol dire?

- Sei diversa. - E che vuol dire?

- Oh.

Dimmi com'è. Dimmelo, mamma.

Non è come me la immaginavo.

- No? - No.

E com'è?

È...

È tosta.

Salve, Lucia Ravi.

- (Agente) Piacere. - (Agente 2) Salve.

- (Lucia) Il ragazzo sta bene? - (Agente) Sì.

- (Lucia) I genitori ci sono? - (Agente) Sì.

- (Lucia) Ok. - (Agente) Deve firmare delle carte.

- (Agente) Di qua. - (Lucia) Sì.

(Lucia) Nonno sta arrivando.

(MUSICA DI PIANOFORTE)

(MUSICA DI PIANOFORTE)

(MUSICA DI PIANOFORTE)

Se non lo fai tu, come farà Rosa a vedere che c'è qualcosa di bello?

(Lucia) Basta.

(Lucia) No!

(Lucia) Dai, ti prego, no.

(Lucia) Ahi!

Se non glielo farai vedere tu che c'è qualcosa di bello,

non lo farà nessuno.

E lei non lo saprà mai.

Capisci?

Fai esplodere tutto, Lucia.

Tutto.

Fallo per lei.

(Lucia) Ma che vuol dire far esplodere tutto?

(Lucia) Io non le so mettere le bombe.

(Lucia) No.

(Arturo) Lucia?

- (Lucia) Mmh. - (Arturo) Sono qui, ok?

- (Lucia) Mmh. - (Arturo) Era lei?

(Lucia) Sì.

E che diceva?

(Lucia) Che devo far esplodere tutto,

per Rosa.

Ma io non le so mettere le bombe.

- Bene. - (Lucia) Mmh.

Perché questa cosa delle bombe, secondo me, è una stronzata incredibile.

Rosa ha bisogno di andare a scuola, non che tu metta le bombe.

- Questo mi sembra evidente. - Sì.

- No? - Sì.

- Sì. - (Arturo) Mi raccomando, eh.

(Lucia) Sì.

(Lucia) Come faccio?

- Tu sei Fabio, no? - Sì.

- Lavori al cantiere? - Lavoravo.

Capirai, questi del cantiere... Io pure sto...

Senza che aggiungi altro, guarda.

- Tu lavoravi con Lucia, no? - Sì.

e ti ho visto...

È forte Lucia, no?

È forte.

Porca puttana.

- Non abbiamo fatto rumore, no? - (Fabio) No.

Andiamo, dai.

(Arturo) Aspetta.

(Arturo) Mi raccomando.

Vai.

(Arturo) Vai.

(Arturo) La parte manuale non è proprio...

(Arturo) È la parte più fastidiosa.

(Lucia) Dai, vieni.

Cazzo.

(Arturo) Vai!

- Perché? - (Arturo) Vai via!

(Arturo) Vai!

(Arturo) Sono stato io!

(Arturo) Sono stato io.

(CANZONE: "I PROMISE" DEI RADIOHEAD)

(Lucia) Aspetta.

(CANZONE: "I PROMISE" DEI RADIOHEAD)

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