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- Perché hai quella faccia? - Voglio tornare indietro.
- Ti troverai bene. - A casa stavo benissimo.
Giulio, sei minorenne e io starò fuori fino a Natale.
- C'è Amina. - Ho visto che non ti controlla.
Sarei potuto venire con te.
Facciamo così...
Se a Natale i tuoi voti saranno buoni,
andremo una settimana al caldo in un posto di mare.
Inizia a pensare a qualche posto che vorresti visitare.
Però se le cose in Turchia vanno male, mandali a quel paese.
Sei proprio un bambino... Vieni qua.
Andrà tutto bene, vedrai. Per tutti e due.
- Il cellulare non ha campo. - Si può telefonare solo a certi orari.
Puoi chiamare dalle 13 alle 15 e dalle 19 alle 21.
Negli altri orari, siamo tagliati fuori.
- Che follia! - Ci si abitua.
- Come lo sai? - Mio fratello è stato qui qualche anno fa.
- Si è trovato bene? - No.
Innanzitutto, un caloroso benvenuto ai nuovi arrivati.
Spero che vi troverete bene.
Come tengo a ripetere ogni anno,
quello che questo istituto si aspetta da voi
coincide con quello che auspicano i vostri cari,
che un giorno possiate prendere il loro posto.
A guidarvi nel percorso che inizierete oggi
troverete ottimi insegnanti coadiuvati dai nostri educatori.
Saranno i vostri angeli custodi.
L'isolamento di questo luogo
non sarà una mancanza ma una possibilità,
quella di potervi concentrare su voi stessi
e di diplomarvi in maniera eccellente.
Arriverà infatti un giorno in cui vi capiterà di collaborare
o forse di competere.
Non dimenticatevi,
siete la classe dirigente del futuro.
Grazie a tutti e buon lavoro.
Voi non mi conoscete, mi chiamo Mathias.
Sono l'educatore che si occuperà di voi.
Ho lasciato le ali in camera perché stonano con il mio abito.
Il tuo abbigliamento stona con questo posto, lascialo in camera.
Volentieri, ma dovrei presentarmi nudo.
Vengo direttamente da Berlino. Conosce il "Bitches Castrated"?
Per questo i tuoi genitori
hanno già mandato una valigia con un guardaroba appropriato.
Sono molto bravi a fare le valigie!
Riescono a metterci tutto.
Anche i figli.
Da oggi comincia il vostro percorso didattico.
Ogni mese verrà redatta una graduatoria basata sui vostri voti.
I più dotati avranno accesso a corsi di macrosistema,
microeconomia,
finanza, marketing.
Perché sei qui?
Ho chiamato la mia vecchia scuola dicendo che c'era una bomba.
L'ho fatto con il telefono di mia madre.
Mi hanno beccato dopo 40 minuti.
Teniamo molto agli sport, soprattutto quelli di squadra.
Cosa mangi stasera?
Roast-beef. Voglio cenare presto.
Domattina ho l'aereo all'alba.
Lì dev'essere una noia mortale.
Hai ragione.
Ma anche a casa è una noia mortale senza di te.
Puoi sempre venire a trovarmi.
(segnale acustico)
Ha dimenticato di dire che siamo reclusi.
Non lo siete. Siete qui per ritrovare il giusto passo.
Ma non c'è molto da fare qui,
il paese più vicino è a 10 chilometri.
- Posso fumare una sigaretta? - No.
Se me ne fa fumare una, le compro una casa nuova.
(campanella)
A volte vorrei diventare invisibile,
così nessuno potrebbe trovarmi
e finalmente mio padre smetterebbe di prendermi per il culo.
Mio padre è un imprenditore importante
ma la sua vita non dipende da lui.
Che cosa vuoi dire?
A causa del suo lavoro, conosce brutte persone.
Mi hanno chiesto di cantare per loro, ma io non ho voluto.
- Ti hanno chiesto di cantare? - Sì.
Allora mio padre mi ha mandato qua per proteggermi.
E io ho deciso di non cantare mai più.
Mio padre è morto.
E tua madre?
Tempo scaduto.
(lamenti soffocati)
Benvenuto nella nostra scuola.
- Benvenuto. - Benvenuto, ciccione.
Chi è il prossimo?
Come ti chiami?
- Come ti chiami?
- È già carnevale? - Ehi!
(colpo)
- Forse non hai capito... (colpo)
È matto?
Ora tocca a te.
Sarò sincero.
Fatico molto a credere che qui dentro possano accadere cose simili.
Era notte fonda e in giro non c'era nessuno.
I vostri educatori a turno restano svegli per sorvegliare.
Quando siete passati, ci hanno fatto stare zitti.
Non sto mentendo.
Lei che ne dice, Mathias?
Giulio...
Anche io sono stato allievo qui, qualche anno fa.
Mi sentivo solo.
E avevo paura.
Devi affrontare la situazione.
(voci non udibili)
Sei stato un coglione.
Perché?
Scommetto che hanno finto di non credere a quello che dicevi.
Perché dovrebbero permettere una cosa simile?
- Fa parte dell'offerta formativa. - Che formazione sarebbe?
Se un giorno dovrai licenziare in un colpo solo 100 tuoi dipendenti,
non dovrai avere scrupoli.
Mia madre non lo farebbe.
Mio padre, sì.
(russano)
- Tà tà tà tà! - Fermo!
- Sei matto? - Non proprio.
La diagnosi è "Borderline Cluster B".
- Che vuoi? - Mi serve un compagno.
Seguimi.
- Chiamo la vigilanza? - Lasciali fare.
Voglio osservarli.
Non riesco a dormire. A Berlino andavo a letto quando qui ci alziamo.
I tuoi vivono lì?
Mio padre vive in Brasile, mia madre a Bruxelles.
- E tu che facevi a Berlino? - Un anno fa sono scappato di casa.
Mi hanno ripreso quasi subito, ma sono scappato ancora.
- E loro? - Penso che la trovassero una specie di soluzione.
- Che stronzi! - Non sono stronzi.
Ma non dovevano fare figli.
- Non avevi paura a stare in giro da solo? - Quello è il bello!
- Io non ne sarei capace. - Proviamo.
- Che dici? - Guarda.
Laggiù...
È la seconda volta che li becco.
- Dove vanno? - Non lo so.
Ma voglio scoprirlo.
Dove siamo? Abbiamo...
Che facciamo?
(campanello)
Prego...
Grazie.
(voci non udibili)
Alla fica!
Dai, rilassati!
Un altro giro?
(con accento ucraino) Ti prego, fai finta di scegliermi.
- Sceglierti? - Così mi salvi da quello.
È tutto gratis.
- Vieni. - No, grazie.
Non ti piaccio?
Non è per quello...
Ti prego, non lasciarmi con lui.
(gemiti di piacere)
Sei andato nel privé con quella?
- Me lo ha chiesto lei. - Che avete fatto?
Mi hai lasciato solo come uno stronzo e non vuoi dirmi niente?
- Non abbiamo fatto niente. - Sei frocio?
Vaffanculo!
(ridono)
Sbrighiamoci, è tardi.
(urla di gioia)
Non farti più vedere in quel posto, altrimenti questo...
te lo faccio bere.
Non rompeteci più il cazzo!
Ecco...
- È un'ottima annata. - Andate in classe.
Questo posto è di uno squallore sconcertante.
Per questo mi piace!
- Scusa, ma lei era già prenotata. - Che vuole?
Hai bevuto?
- Tieni. - Che fai? - Sono per l'altra volta.
L'altra volta? Sei scappato.
Scusa un momento.
- Che cazzo ti è saltato in mente? - Non sei contenta?
Pensi che tutti stiano sempre ai tuoi comodi?
Posso darti più soldi.
Allora vieni.
(respira affannosamente)
- Che hai? - Slacciami.
(respira affannosamente e tossisce)
- Vado a chiamare qualcuno. - No.
Non chiamare nessuno, ora mi passa.
Siediti qui, stammi vicino.
Che ti è successo lì?
È il morso di un cane.
Era un buon cane, l'unico amico che avevo.
Però mi ha azzannato quando ho cercato di scappare.
Da dove?
Dall'inferno.
E poi?
L'ho ammazzato.
E sono scappata lo stesso.
Sei del collegio?
Come ti chiami?
Giulio.
Piacere, Giulio. Io sono Elena.
Non possiamo stare
troppo tempo qui da soli, è meglio se vai.
Torna a trovarmi.
- Perché non possiamo andarci? - Ci andremo un'altra volta.
Avevi detto che saremmo andati al caldo. Qua fa un freddo terribile!
Invece qui c'è un sole che spacca le pietre.
Ma forse a Natale non potrò tornare in Italia.
- E resterò qua tutte le vacanze? - Ascolta...
- Cosa? - Ho sposato tuo padre a 18 anni.
Quando ne avevo 23, si è immerso e non è più risalito.
Anche l'azienda era immersa.
- Nei debiti. - Perché me lo dici?
Non sapevo fare nulla, ho dovuto imparare tutto di corsa.
Non voglio che tu cresca così.
- Correndo? - No, impreparato.
Come tuo padre.
(voci non udibili)
Sono venuto a salutarti, Giulio.
Torno per qualche giorno alle mie montagne.
Qui siamo al mare?
Hai legato con Edoardo.
Sì, ma anche con altri.
Ecco, bravo... anche con altri.
Evita relazioni troppo esclusive.
Potresti rimanerne deluso.
Due settimane passano in fretta.
Buon Natale, Giulio.
Buon Natale, Mathias.
Dov'eri finito?
- Ti sei perso la tombola. - Non sei più andato a Santo Domingo?
Sai che cosa diceva sempre mia nonna?
Che l'anima è fatta di tutte le cose di cui non riesci a sbarazzarti.
E io non riesco a sbarazzarmi di te.
All'amico migliore che abbia mai avuto.
Pensa com'erano gli altri!
E questi?
Non sono un granché, ma il preside non aveva di meglio.
- Dove le hai prese? - Le ho prese.
Edoardo...
Edoardo, che c'è?
Niente, andiamo via.
Buon anno.
A te.
Perché c'è un piano del collegio completamente abbandonato?
- Perché ti interessa? - Ci siamo capitati per sbaglio.
Che cosa ci avete trovato?
- Puzza di chiuso. - C'era altro?
Non lo so.
Ma a volte capita di trovare
quello che non sapevamo di cercare dove non credevamo di trovarlo.
- È uno scioglilingua? - No.
È di un poeta armeno del 1400.
La prima volta che sono stato in collegio avevo 11 anni.
A scuola ero bravo.
Ma i miei volevano sempre che io...
fossi qualcos'altro.
E poi?
Dormivo per terra.
Dimagrivo.
E alla fine, mi hanno convinto che ero matto.
Per mio padre ero un investimento a perdere.
La microeconomia si rifà a modelli astratti e non realistici.
- Oggi parliamo di Teoria dei Giochi. (sottovoce) Ancora non sei stufo?
- Tu mi hai insegnato quanto è bello scappare. - Tu non scappi affatto.
- Che vuoi dire? - Non lo hai capito?
È tutto organizzato.
Cosa succederebbe se qualcuno decidesse di abbassare i prezzi?
- Gli altri adeguerebbero i propri prezzi. - Esatto.
(sottovoce) Sanno benissimo che la notte andiamo lì e lo accettano.
- Stai diventando paranoico. - Contento tu...
- Non siamo obbligati a fare sempre tutto insieme. - Figurati...
Zitti! De Liguori, lei sa cos'è l'interdipendenza strategica?
Nessun negozio abbasserà i propri prezzi
per evitare di doverli abbassare tutti ottenendo un minor ricavo.
Molto bene.
Interdipendenza strategica.
È come la nostra situazione.
I tuoi insegnanti mi hanno detto che ti sei addormentato a lezione.
La notte non dormo.
In questi casi, aiutiamo gli alunni con qualcosa.
Ma credo che a te non serva.
Mi sbaglio?
È vero che ci spiate?
Io non vi spio, Giulio.
Imparo solo a conoscervi.
Tu stai attraversando un bosco.
Scuro...
Freddo...
Vorresti tornare indietro.
Non farlo.
(rumore indistinto)
Chi c'è?
- Che fate qua? - Vogliamo venire anche noi.
- Chi vi ha spiegato come venire qui?
- È stato Edoardo.
Sapevo che ti avrei trovato qui.
Lei conosce questo posto?
La mia stanza è questa accanto.
- Stavi cercando me? - Hai visto Elena?
Quella con la cicatrice?
- L'hai vista?
- È con un uomo.
Se vieni con me, te la faccio dimenticare.
L'aspetto.
Erano miei amici.
Speciali.
I migliori, per certi versi.
E per altri?
Gli mancava qualcosa.
Quando si sono tolti la vita, ho capito che non sarei più andato via.
Forse perché mancava qualcosa anche a me.
Non ne posso più, andiamo via.
- Fuori! - Forza, cammina...
(voci confuse)
Quel bastardo l'ha quasi strangolata!
Portate i vostri animali fuori da qui o chiamo la polizia!
Fuori!
- Fuori! - Andiamo... Fate spazio!
Le persone che vi permettevano di uscire
sono state sospese dal loro incarico.
Quanto a voi, questa cosa non avverrà più.
Se succederà di nuovo, verrete puniti severamente.
Domande?
I nostri genitori saranno avvisati di questo fatto?
Le vostre famiglie sanno che quanto succede qui viene risolto qui.
- Mi eviti? - Meglio tardi che mai.
- Il problema non sono io. - No, tu sei solo uno stronzo.
Io sono tuo amico!
- Davvero? - Pensi ancora che io sia paranoico?
Avevo ragione su quel posto.
Perché ne hai parlato con gli altri?
- È colpa tua se ora siamo in gabbia come topi. - Lo siamo sempre stati.
Il collegio, quel locale... Siamo come cavie da laboratorio.
Litigare fra noi non serve a nulla
ed è la cosa peggiore che possiamo fare in questo momento.
- Qual è la migliore? - Scappare.
- Hanno mandato via Miky. - Senza neanche salutare.
Tutta colpa di quel locale. Ho sentito dire che lo hanno chiuso.
- Chi te lo ha detto? - Un uomo della cucina.
Prima parlavo sul serio.
(squilli di cellulare)
- Pronto? - Ciao, Giulio, come stai?
- Ciao, mamma. - Finalmente sono tornata.
Hai capito che ti ho detto?
C'è qualcosa che non va?
No, niente. E quindi?
Quindi ci vediamo.
Sei contento? Vorrei venire questo week-end.
È meglio di no.
Io non posso.
Non sono come te, non posso scappare.
Certo che puoi.
Possiamo farlo insieme.
No... Mi dispiace.
Pensa che faccia farà tua madre quando le presenterai una mignotta.
Giulio... Giulio...
È meglio che tu non lo veda.
(Giulio piange e grida)
Giulio...
È meglio che tu non lo veda.
(Giulio grida)
Siamo qui per raccoglierci insieme
su ciò che è accaduto gettandoci tutti nello sconforto,
il mistero che porta un giovane brillante e amato
a compiere un gesto che rimarrà incomprensibile a tutti noi.
Rispettiamo la sua fragilità.
Uniamoci nel dolore della sua famiglia.
Faremo del nostro meglio
perché ciò che è accaduto non accada mai più.
- Io me ne vado. - In che senso? - Scappo.
- Venite anche voi. - Questo posto fa schifo ma...
Per me, lì fuori è anche peggio.
Come farai?
Ti aiuterò io.
(canta) Oggi è una magnifica giornata.
Una giornata di felicità.
La mia bella donna se n'è andata.
Mi ha lasciato infine in libertà.
Son padrone ancor della mia vita.
E goderla voglio sempre più.
Ella mi ha giurato nel partir
che non sarebbe ritornata mai più.
Vivere senza malinconia...
Vivere senza più gelosia...
Senza rimpianti,
senza mai più conoscere cos'è l'amor.
Cogliere il più bel fiore,
goder la vita
e far tacere il cuore.
Vivere finché c'è gioventù,
perché la vita è bella
e io voglio viverla sempre più.
Giulio...
Buon viaggio.
(voci non udibili)
Elena...
Non ero sicuro di trovarti ancora qui.
Devo aspettare che mi diano quello che mi spetta.
Ne ho per tutti e due.
- Come facciamo? - Te l'ho detto, i soldi li ho.
Non intendevo quello.
Ti cercheranno.
Stai tranquilla, non ci troveranno.
(canta in ucraino)
Cos'è questa canzone?
La ninna nanna.
Mia mamma diceva di cantarla quando avevo paura.
Hai paura di me?
Che fai?
(Elena grida)
Riprenditi i tuoi soldi e lasciami!
(grida confuse)
Lasciami!
Giulio...
Dovresti venire con me dal preside.
Perché?
C'è una persona che vuole parlarti.
Hanno ritrovato il corpo di una ragazza.
Con lo sciogliersi della neve, hanno ritrovato il cadavere di una ragazza.
Ispettore, è meglio che continui lei.
Si chiamava Elena Spivak e aveva 20 anni.
Il medico legale non ha potuto stabilire con certezza
la data della morte, ma il periodo coincide con i giorni in cui
uno studente di questa scuola si è suicidato.
Sappiamo che tu eri il suo migliore amico.
Per noi sarebbe molto importante
capire se c'è un collegamento tra queste due morti.
Sai se c'era qualcosa tra di loro?
Sì.
Sicuro?
Edoardo era innamorato di lei.
Ma lei no.
Lo usava e basta.
Per adesso abbiamo finito.
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