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Voci indistinte
Fermi ! Fermi ! Basta !
Basta ! State indietro !
- Indietro ! - Dai, basta !
- Signora, non può oltrepassare ! - Basta !
Voci indistinte
- Dove va, mi scusi ? - Scusate. - Sì.
Siamo qui per fare il video dell'esplosione.
Ma siamo lontani, possiamo avvicinarci ?
- No, è questione di sicurezza. - E' un'ingiustizia.
- Sì ? - I giornalisti sono passati.
Vogliamo vederla al telegiornale, così non perdiamo tempo con voi.
Per favore, dietro ! Caruso, per favore !
Signori, ve ne dovete andare ! Allontanatevi !
Perché il sindaco si è ostinato a tirare giù quei due silos ?
- Stanno lì da sempre. - Vuole fare bella figura per le elezioni.
Ci stanno mettendo un sacco di tempo.
- Me ne vado, qui bastate voi. - Va bene, ciao.
- Permesso ? Grazie. - Fate passare.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Sono da solo, c'è posto ? - Ora non ci sono tavoli liberi.
- Torni tra mezz'ora. - Va bene.
Mi scusi, può accomodarsi al mio tavolo.
- "I don't want..." - No, davvero, mi fa piacere, prego.
- "Thanks", la ringrazio. - Enzo !
- "I'm John Zuck". - Piacere, Salvo Montalbano.
- Enzo, cosa c'è ? - Spaghetti alle vongole e misto fritto.
- Hai cucinato tu ? - No, mia moglie.
Le consiglio gli spaghetti, fanno resuscitare i morti.
- Allora prendo gli spaghetti. - Va bene, arrivo.
- Gradisce un po' di vino ? - Sì, volentieri.
Lei è americano ?
Sì, vengo da Chicago.
Complimenti, parla bene italiano.
Sono nato qui a Vigata.
- Ah ! - Il mio nome vero è Giovanni Zuccotti.
- Giovanni Zuccotti. Alla salute ! - "Cheers".
L'ho vista al molo che disegnava.
"Yes", mi diverto molto, è il mio hobby preferito.
Quel silos me lo ricordo da quando ero bambino.
Credo che lo abbiano fatto lo stesso anno che sono nato io.
Ah, lei quando è emigrato ?
Non sono emigrato.
Durante la guerra combattevo in Africa.
Fui fatto prigioniero e...
Fui spedito in un campo di prigionia in Texas.
Là ho conosciuto una signorina americana, Evelyn.
Quando fui rilasciato, ci siamo innamorati e maritati.
Volevo tornare a vivere qua, a Vigata.
Con mia moglie, ma...
Perché non è tornato ?
Io ed Evelyn eravamo pronti a partire
quando arrivò una lettera da un avvocato.
Ricordo molto bene il suo nome, l'avvocato Busacca.
Mio padre e mia madre erano morti in un incidente stradale.
Fu un brutto colpo.
In Italia non avevo più nessuno
così io ed Evelyn decidemmo di restare in America.
In America ho vissuto "all my life".
Dopo la morte di Evelyn
ho sentito il bisogno di tornare qui nella terra dove sono nato.
Volevo rivederla prima di morire.
Sono arrivato qui da una settimana
e ho fatto la scoperta di una cosa strana
degna di Pirandello.
(in siciliano) Guardi.
"Zuccotti Giovanni".
- E' il suo nome. - Sì, sono io.
Mi avranno dato per morto perché non sono più ritornato.
L'ho visto l'altro ieri.
Sono andato a parlare con il sindaco per chiedergli di toglierla.
Giovanni Zuccotti è ancora in vita !
Potrei anche lasciar perdere
ma il mio nome inciso là sopra
è come se cancellasse la mia vita.
Certo, e che le hanno risposto ?
Niente, il sindaco non c'era.
Non potevano dare appuntamenti.
Ho capito.
Vado io al Comune, la aiuto e le faccio sapere.
- Grazie. - Prego.
Rumore
- Mi scusi, la porta mi è scappata. - Che c'è ?
Dottore, è qui Nicolò Zito per parlare con "vossìa".
- Dice che ha fretta. - Fallo entrare. - Subito.
- Prego, si accomodi. - Sì.
- Ciao, Salvo. - Ciao, Nicolò, che succede ?
Sai cos'è questo ? L'hanno trovato nei silos.
Perché ce l'hai tu ?
Me lo sono fatto dare da un funzionario comunale.
Volevo fare un servizio, curiosità locali.
E poi l'ho letto.
Era avvolto in fogli di giornale per proteggerlo da umidità e topi.
"Il Quotidiano del Popolo", organo del partito fascista.
Questo è un diario del 1943.
E non ci sono scritte solo curiosità locali.
No, io al TG ho detto che si tratta di un diario di guerra
ho detto il nome del "picciotto" che lo scrisse
ma di quello che racconta è meglio che te ne occupi tu.
Non ti dico niente, leggilo.
- Devo scappare per un servizio. - Va bene. - Mi raccomando.
- Grazie. - Ciao. - Ciao.
* Carlo Colussi, autore del diario, all'epoca doveva avere 15 anni.
- Come lo sai ? - Dice che era il suo ultimo anno da avanguardista.
Si era avanguardisti fino a 15 anni
poi diventavi avanguardista moschettiere.
C'erano i figli della lupa, i balilla.
Tutta roba con cui indottrinavano le persone fin da bambini.
Su di lui ha fatto effetto.
In tutte le pagine il Duce è rappresentato come un eroe.
Comincia a scrivere nell'estate del '43.
Lo sbarco degli americani, la caduta di Mussolini.
Sì, il diario è pieno di rabbia.
Un ragazzo vede cadere nella polvere tutto quello in cui ha creduto
vede il suo Paese invaso dagli eserciti nemici.
Quindi c'è tanta rabbia, ma meno quando parla di Anita.
- Chi è ? - La sua fidanzatina.
Una ragazzina della sua stessa età di cui era innamoratissimo.
Per un periodo, Anita sembra essere la cosa più importante per lui.
- Perché poi ? - Poi arriva l'8 settembre.
L'Armistizio.
* Guarda cosa scrive nelle ultime pagine.
* "Ieri sera ho incontrato il camerata T."
"Anche lui dice che è ora di fare qualcosa"
"che dobbiamo salvare l'onore del nostro Paese."
Aspetta !
- Aspetta qui. - Cosa devi farmi vedere ?
Guarda.
- Me l'ha portata uno che conosco. - Cosa vuoi farci ?
Sono stanco, Anita, di questa vergogna ! Hai capito ?
Cosa credi di fare ? Ti fucileranno.
Me ne frego, me ne frego.
Non sono come tutte queste pecore che voltano le spalle alla patria.
Invece così le volti a me. Non ci pensi a me ? A noi ?
Cresci, Anita, ragioni come una bambina.
Allora perché mi hai portata qui ?
Perché mi hai fatto vedere quelle bombe ?
- Per sentirti il grande eroe ? - No, perché ti amo, Anita.
Lo so che devo morire, lo so.
Ma devi sapere perché lo faccio, lo faccio per noi.
No, non devi morire.
Un giorno la guerra finirà, dobbiamo solo aspettare.
Quando sarà finita, che rimane ?
- Che rimane, Anita ? - Rimarremo noi, Carlo. Io e te.
A me basta che siamo noi due.
* Anita riuscì a trattenerlo solo per pochi giorni.
Ecco: "L'ho fatto, ho compiuto la mia vendetta"
"e sono un uomo vivo."
"E' stato terribile, tremendo."
"Non pensavo che... Dio mio... Perdono."
E poi ? Non c'è altro ?
No, forse dopo quello che ha fatto non ha più voluto tenere il diario.
Il problema è capire cosa ha fatto, quale gesto estremo ?
- Buongiorno, Catarella. - Buongiorno.
Dottore, mi scusi !
Hanno trovato un "novantino" morto.
Con tutto il rispetto, non è una grande notizia.
Mi sono spiegato male.
E' un cadavere novantino morto di "ammazzatina".
- Ah, un'ammazzatina. - Mi sembra sparato.
- Fazio. - No, non può essere, non ci credo, dottore.
- Credere a che ? - Che Fazio ha sparato al novantino.
No, dico, Fazio dov'è ?
Fazio è sul luogo dell'ammazzatina e aspetta vossìa.
- Qual è il luogo dell'ammazzatina ? - L'ho scritto per non dimenticarlo.
"Villa Todaro, contrada Granatella." Questo me lo tengo, grazie.
Prego, dottore.
- Commissario. - Che mi dici del morto ?
Angelino Todaro, 92 anni, gli hanno sparato in salotto.
- Dottoressa, buongiorno. - Commissario Montalbano.
- Il dottor Pasquano non c'è ? - E' ancora in ferie.
Ci ha preso gusto. Che mi dice ?
Ucciso con quattro colpi al torace, sicuramente una pistola.
Direi da distanza ravvicinata, uno è arrivato al cuore ed è morto.
- Più o meno quando ? - E' presto per dirlo.
Presumibilmente fra la mezzanotte e le due di notte.
Ci sono altri segni di violenza ?
Lo devo ancora esaminare.
A prima vista, no.
- Chi l'ha trovato ? - La cameriera.
E' arrivata alle 7,30 e l'ha trovato così.
Si chiama Zina, sta per Vincenzina.
- Era molto scossa, è in terrazzo. - Andiamo a parlarle.
- Grazie, dottoressa. - Arrivederla.
- Salve, commissario Montalbano. - Buongiorno.
- Allora ? - Angelino era così buono, dottore.
Gli volevo tanto bene, è tutta colpa mia.
Tutta colpa mia !
Cominciamo dall'inizio, lei è arrivata stamattina...
Arrivo tutte le mattine alle 7,30.
Preparo la colazione e vado a fare la spesa, perché lui dorme poco.
Stamattina sono arrivata, ho bussato e non mi rispondeva.
Allora l'ho cercato per tutta la casa.
Niente, non rispondeva.
Ho cominciato a gridare, ma niente
fino a quando l'ho trovato nel salotto.
Era tutto pieno di sangue.
- Ha toccato il cadavere ? - Sì.
Sì, l'ho tirato.
Poi l'ho toccato, ma era freddo freddo.
Morto.
Secondo me, c'entra qualche femmina in questa storia.
Femmina ?
Perché femmina ?
No, niente, non so neanche io perché l'ho detto, commissario.
Però nelle cattive azioni le femmine c'entrano sempre.
Lei ha avvertito i parenti del signor Todaro ?
Ho telefonato sua nipote Rosalba, dopo aver chiamato la Polizia.
E poi anche suo figlio Matteo.
Va bene, signora... Spada.
- Vada con Spada e Fazio. - Arrivederla.
Le faranno redigere il verbale. Grazie.
- Ehi. - Ehi, allora ?
Potrebbe essere un furto finito a schifio.
Come sarebbe andata ?
Il ladro potrebbe essere entrato da varie finestre.
Magari il vecchio era sveglio, ha sentito rumore e l'ha visto.
Il ladro si è spaventato e gli ha sparato, poi è scappato.
- Non ti quadra ? - No, è che cerco di farmi un'idea mia.
- Scusi, non può entrare. - Devo vedere. - C'è la Scientifica.
Spada, Caruso, fatela passare.
Buongiorno, sono il commissario Montalbano.
Sono Rosalba, la nipote di Angelino Todaro.
- Voglio vederlo. - Non può, stanno facendo i rilievi.
- E' stata una rapina ? Dei ladri ? - Non lo sappiamo ancora.
Se per lei va bene, approfitterei per farle qualche domanda.
Prego.
Come ha saputo di suo nonno ?
Due ore fa mi ha chiamato Zina.
Sono corsa subito, non ero qua a Vigata.
- Dov'era ? - A Erice.
- Come mai ? - Ero da un amico, ho passato la notte da lui.
- Questo amico può confermare ? - Confermare ? Perché ?
E' una formalità.
Sì, certo.
E' Riccardo Catalano e può confermare quanto le ho detto.
Avete una fabbrica che lavora il marmo ?
Marmi, graniti, pietre. Li lavoriamo e vendiamo.
- Chi dirige l'azienda ? - Io.
Finché ce l'ha fatta, il nonno l'ha diretta lui.
Quattro anni fa ha passato il timone a me.
Zina mi ha parlato anche di Matteo.
Sì, Matteo è mio zio.
Era il fratello minore di mio padre, si chiamava Luigi.
Perché non dirige lui l'azienda ?
Il fatto è che il nonno e lo zio Matteo
non sono mai andati d'accordo.
Non lo so, è così da quando ero bambina.
Suo zio non ricopre nessuna carica nell'azienda ?
No, il nonno non voleva, non lo riteneva all'altezza.
Però, comunque, era suo figlio
e riceve regolarmente una quota dei profitti.
- I soldi non gli sono mai mancati. - Ma che fa ?
Non so, che deve fare ? Campa.
Campa di rendita, passa il tempo andando a caccia, a pesca.
Gli ho telefonato prima di venire e lui è rimasto di sasso.
Era sconvolto.
Prego, prego.
Facciamo veloce, ho da fare.
Se vuole, la convoco in commissariato.
- No, non c'è bisogno, accomodatevi. - Ok, grazie.
Volevo parlarle della morte di suo padre.
Senta, delle cose degli estranei non me ne frega niente.
Mio padre era un estraneo.
Sua nipote Rosalba ci ha detto che era sconvolto quando ha saputo.
Che volete sapere ?
Quali erano i vostri rapporti ?
Mio padre mi odiava e io odiavo lui.
Ma era sempre mio padre.
Fino a quando uno è vivo
c'è sempre la speranza che qualcosa cambi
ma dopo la morte non c'è rimedio.
Perché vi odiavate tanto ?
E' successo tutto dopo la tragedia dove morì mio fratello Luigi.
Io e mio fratello andavamo a pesca subacquea insieme.
Un giorno eravamo giù in una grotta
e a un certo punto mi sentii male.
Mio fratello mi portò a galla e mi salvò la vita.
Poi lui riscese giù per recuperare l'attrezzatura
e rimase incastrato in una fenditoia.
E morì.
Mio padre non me lo perdonò mai.
La ritenne responsabile ?
Fui cancellato come una merda di cane.
Quando ha visto suo padre l'ultima volta ?
Forse non sono stato chiaro, è una vita che non lo vedo.
In così tanti anni avrete avuto l'esigenza di vedervi.
Per parlare c'era Zina che faceva la spola tra me e lui.
Se doveva dirmi qualcosa, Zina me la riferiva
e io facevo lo stesso.
Ora se mi fate la gentilezza...
Un'ultima domanda, dov'era stanotte ?
A pescare con la mia barca.
Era solo o qualcuno può confermarlo ?
Da solo, come sempre. Non faccio molta vita sociale.
Ora se mi fate la gentilezza...
A cosa pensi ?
Ve la dico così come mi è venuta in mente.
Sai che quello che abbiamo ritrovato nel silos
è un diario del 1943 ?
Giuseppe me l'ha detto.
Non vi pare strano
che il giorno dopo in cui ritroviamo questo diario
viene ammazzato un novantino
uno dei possibili testimoni di quell'epoca ?
- Ammazzato per un diario di più di 70 anni fa ? - Sì.
Non vedo il collegamento, può essere una coincidenza.
Tu ?
L'ammazzatina di un novantino non è una cosa frequente
però anche a me pare che...
Mister Zuck.
Commissario, è lei.
- Salve. - Mi scusi.
A volte alla mia età la testa se ne va per conto suo.
- Prego, si accomodi. - Grazie.
Ero passato al suo hotel e mi hanno detto che era qui.
"Yes", dico sempre dove vado perché mi dà un senso di sicurezza.
- Sì, sono felice di vederla. - Grazie.
Sono passato in Comune per parlare con il sindaco
ma in questo periodo è fuori dall'Italia per una convention.
Mi sono raccomandato che mi avvertissero quando torna.
Anche se dovesse tornare dopo che lei è partito
mi occupo io della sua vicenda. - Grazie, commissario, davvero.
Sa, potrebbe non essere un errore e nascondere un fondo di verità.
Come le ho già detto, Pirandello.
Musica di banda
La festa di San Giorgio, che meraviglia !
In questi anni l'avevo scordata.
I miei genitori mi ci portavano sempre.
Mi ricordo le persone nelle strade.
Le luci.
Sì, i fuochi d'artificio, lo zucchero filato.
Poi la banda.
Non so perché, quando sento la banda
mi viene la pelle d'oca, mi commuovo.
Oh, beati gli occhi che ti vedono ! Tutto questo tempo al Comune ?
La storia antica è una cosa lunga.
- Accomodati. - Grazie. - Mangi ?
No, come se avessi accettato.
- E' stato molto complicato. - Perché ?
Gli archivi non si trovano più per un incendio negli anni '50.
- E' stato un buco nell'acqua ? - No, ho trovato qualcosa.
Il silos che hanno demolito dal '42 al '44
fu l'abitazione dei profughi italiani dalla Libia.
Carlo Colussi era uno di questi.
Sì, abitò lì per quei due anni.
Ma le cose che sappiamo di lui finiscono qua.
Non ci sono altri documenti, dal '44 se ne sono perse le tracce.
- Per via dell'incendio ? - Esatto. - Nel '44 che successe ?
Il silos venne sgombrato, le famiglie trasferite
e il silos venne chiuso.
Perciò il diario era lì.
- Sì. - Colussi viene sgomberato.
Non sa se portare il diario che è pericoloso per i contenuti
non vuole distruggerlo e lo nasconde nel silos.
Esatto.
Poi, tra i profughi, ho trovato una ragazza di 15 anni
che si chiama Anita De Rossi.
- La "zita" di Colussi. - Probabile. - Anche di lei non si sa nulla ?
No, ho trovato molte carte.
Ha vissuto due anni nel silos, poi si è trasferita a Montelusa
si è sposata e ha fatto un figlio ed è morta da dieci anni.
E il marito e il figlio ?
L'unico parente in vita è una nipote che si chiama Alessandra.
- Cerchiamo di contattarla. - Sì, ci penso io.
- Mangia qualcosa. - Non voglio disturbarla.
- Ma mangia qualcosa ! - Va bene, se insiste, grazie.
Enzo !
Sei stato bravo, non era semplice.
Evviva ! Alla tua !
(in vivavoce) Stavolta ti devi proprio inchinare.
Jacomuzzi, siamo tutti genuflessi. Cammina, vai avanti !
* Ho notato subito che i proiettili erano insoliti.
* Anche le tracce di polvere da sparo. - E quindi ?
* Todaro fu ucciso con una pistola della Seconda Guerra Mondiale.
* Per la precisione una Beretta M23 ancora perfettamente funzionante.
* Incredibile, no ? Non mi fai un applausino ?
Sì, è incredibile ! Tanti applausi e figli maschi.
- Ciao. * Ciao.
Se la pistola è della Seconda Guerra Mondiale
l'ammazzatina c'entra col diario. - Andiamoci piano, non è detto.
Ascoltatemi, dal diario emergono fatti gravissimi
forse anche un omicidio compiuto da Colussi.
Lo stesso diario dice che forse non era da solo.
Vi leggo: "Il camerata T. che era nella milizia"
"mi ha dato cinque bombe a mano."
Qualcuno gli ha portato le bombe a mano.
Ditemi voi.
Lui lo chiama camerata T. con la "T" puntata.
Non potrebbe essere Angelino Todaro ?
Nelle ricerche su Todaro ho trovato un'informativa
che diceva che era nella milizia fascista.
- Vedi ? - E' possibile che abbia aiutato Colussi.
Scusate, voglio farvi riflettere sul fatto
che fantastichiamo su una "T" che è su un diario di mille anni fa.
- Buongiorno. - Buongiorno, commissario.
- Buongiorno a tutti. (insieme) Buongiorno.
Mi hanno detto che era qui.
Anche ieri sono venuto quaggiù.
Ho conosciuto questi gentlemen e abbiamo fatto amicizia.
- Parlano in dialetto stretto. - Sì.
All'inizio non capivo
ma siccome anche i miei parlavano così
mi hanno invitato a giocare a carte, ma non ne sono capace.
- Sì. - Le sto facendo perdere tempo.
Perché è venuto a cercarmi ? Ha qualche notizia da darmi ?
- Notizie dal sindaco ? - Ho bisogno di parlarle.
- Noi ce ne andiamo. - Sì, arrivederla.
Siamo al solito bar a giocare, quando vuoi vieni a trovarci.
- Va bene. - Ciao. Buongiorno.
- Arrivederci. - Arrivederci.
Senta, volevo chiederle se aveva mai visto questa persona.
Si chiama Carlo Colussi, viveva qui nel '43.
Colussi non è un cognome di queste parti.
- No. - No, mi dispiace.
Mi dispiace, commissario.
Non l'ho mai visto.
Nel '43 sono partito soldato.
No... Perché mi chiede di lui ?
E' una lunga storia.
Senta, ha da fare ? Le va di venire in un posto con me ?
- "Why not" ? - Bene, le do una mano.
Venga.
Ho trovato la foto che mi chiedeva.
- Grazie. - L'unica di mia nonna da giovane.
Guardi questa foto, si chiamava Anita De Rossi.
No, commissario, non l'ho mai conosciuta.
Lei assomiglia tantissimo a sua nonna.
Sì, è vero, è identica.
Cosa volevate sapere della nonna ?
Devo chiarire alcuni fatti accaduti ai tempi della guerra.
Non so se potrò aiutarla, mia nonna non parlava della guerra.
Che io mi ricordi, ero piccola.
Mia nonna era sempre impegnata a casa
aveva sempre un pensiero per tutti, tranne che per lei.
- Ha parlato di un certo Colussi ? - Colussi ? - Sì.
No, mai sentito. Chi è ?
Era un ragazzo che sua nonna ha conosciuto nel '43 a Vigata
quando era sfollata nei silos.
Dovrebbe essere stato un suo primo amore.
No, non mi ha detto niente.
Per mia nonna quegli anni erano un tabù.
Non sapevo avesse vissuto a Vigata.
Credevo fosse sempre stata qui a Montelusa.
Lo vengo a sapere da lei.
Questo Colussi è ancora vivo ?
Devo scoprirlo.
Buongiorno, Catarella. Fazio ?
Spada ? Caruso ?
Mimì ?
Pasanisi ?
Dove sono tutti ? Catarella !
Oh, Catarella, che è successo ?
- E' morto il dottore. - Cosa ?
Il dottore è mancato.
Ma che dici ? Io sono vivo.
Non dicevo vossìa, ma il dottore dottore.
Il dottore Pasquano è morto.
Il dottor Pasquano è morto ?
Poveraccio ! Era molto malato.
Ha telefonato poco fa la moglie.
Augello, Fazio e tutti sono andati là dalla "signoruzza".
Fazio aveva chiamato a vossìa, ma aveva il cellulare spento.
Brusio
- Signora. - Commissario.
- La mia compagna, Livia Burlando. - Condoglianze. - Grazie.
Ha lottato finché ha potuto
ma il male era troppo forte e lui troppo debole.
- Non sapevo niente. - Lui era così.
Non ha detto a nessuno che stava male.
Venga, commissario.
Pregano
Me lo sentivo, commissario.
In 20 anni il dottore non ha mai chiesto le ferie.
Mai.
Rintocchi di campane
In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Preghiamo.
"O Dio che ti sei manifestato a Mosè come una fiamma che non consuma"
"mentre deponiamo nostro fratello Marco ti preghiamo."
"La fiamma viva del tuo Spirito lo pervada"
"e gli ridoni la vita a immagine del tuo Figlio risorto."
(insieme) Amen.
"Eterno riposo dona a lui, Signore, splenda a lui la luce perpetua."
"Riposi in pace. Amen."
Fazio.
Tu, Mimì, Galluzzo, Spada, Caruso e Catarella nel mio ufficio.
Sì.
Bussano alla porta Avanti.
- Commissario. - Grazie, metta qui sulla scrivania.
- Grazie. - Buongiorno.
Bussano alla porta Avanti.
- Commissario. - Vieni, vieni.
- Novità ? - No, la nipote di Anita De Rossi non sa niente.
- Hai scoperto qualcosa su Todaro ? - No, niente di niente.
Ho iniziato la mia ricerca, ma ho trovato pochissime carte.
- Come mai ? - Ho contattato tutti, enti, uffici, archivi.
Ma con tutti i documenti che hanno, vai a sapere quando ci rispondono.
- Certo. - Ma forse ho trovato una cosa interessante.
- Dimmi. - Si ricorda Catalano ?
Quello con cui Rosalba è stata la notte in cui morì il nonno ?
Esatto. E' sposato e ha due figli.
- Mette le corna alla moglie. - Così pare.
- E quindi ? - Le ho detto solo mezza messa.
Mi dici le cose col contagocce, vai avanti.
Catalano lavora per i Todaro, ergo è un dipendente di Rosalba.
- Rosalba non ce l'ha detto. - No. - Perché ?
- Lo chiede a me ? - Non lo sai ?
- No. - No.
Signora Carciofolo, buongiorno !
- Buongiorno, commissario. - Come sta ?
Come vuole che stia ?
Dopo tanti anni che ho fatto la "criata" al signor Angelino...
Mi dice quando posso entrare nella casa del padrone ?
Non lo so, perché ?
Per mettere un po' di ordine, fare un po' di pulizie.
Lui ci teneva assai all'ordine e alla pulizia.
E voi chissà come avete lasciato.
- Ci vorrà qualche giorno, le farò sapere. - Grazie.
- Visto che ci lavorava da tanto... - Uh !
Volevo chiederle qualcosa del passato di Todaro.
Se posso essere d'aiuto, se mi ricordo qualcosa, certo.
Sa se nel '43 gli successe qualcosa di molto grave ?
Nel 1943 avevo un anno.
Lo so, magari l'ha sentito dire o gliel'ha raccontato lui.
Anche se io ci lavoravo da "picciridda"
il signor Angelino non parlava mai del passato
soprattutto non parlava mai della guerra.
Come mai, secondo lei ?
Secondo me, perché era fascista, ma fascista forte.
Non voleva farlo sapere in giro.
Oppure forse perché la guerra gli ricordava cose brutte.
Matteo mi ha detto che non parlava con suo padre
e che quando dovevano parlarsi lei faceva da intermediario.
Sì, avanti e indietro come una pazza, commissario.
- Che si dicevano ? - Non lo so, non lo raccontavano a me.
Mi scusi, lei come faceva a...
Ora glielo spiego, dottore.
Per evitare che io sbagliassi a riferire qualche ambasciata
si mandavano dei pizzini di carta.
Ma io mai, mai, mai mi sono azzardata a guardarli.
- Pizzini ? - Sì. - Stanno a casa Todaro.
Quello li ha buttati tutti.
Non poteva vedere il figlio, figuriamoci se teneva i pizzini.
E Matteo ?
Matteo, quando riceveva il pizzino di suo padre
lo leggeva, tutto preciso, poi lo accartocciava
e lo buttava nel cesso.
Tirava l'acqua con la catenella due volte per la rabbia.
A volte no, diciamo le cose giuste.
Io lo trovavo a prendere il sole sulla sedia a sdraio in terrazza.
Gli portavo il pizzino.
Devo dire la verità e le cose giuste.
Lui lo leggeva tutto e poi...
Ci sputava sopra, lo accartocciava
e lo buttava sul tetto del palazzo di lato.
Ma un padre e un figlio così dovevano fare ?
Cose da pazzi !
Sparo
Buongiorno.
- Non ho tempo, il sole è alto. - Riconosce questo ?
Cosa vuole da me ?
Smetta di fare la commedia, so bene che ha sparato lei.
Chiamo l'avvocato, non può insinuare...
Io chiamo la Scientifica.
Capiranno subito che questo è uscito da uno dei suoi fucili.
Cammini, scenda.
Perché minchia mi ha sparato ?
Sono uscito con la macchina, ma avevo scordato il galleggiante
e sono tornato indietro.
Ho visto un cristiano sul tetto e ho pensato a un ladro.
Allora ho preso il fucile che tengo nel bagagliaio
e gli ho sparato per farlo scappare.
- Non volevo colpire nessuno, mi creda. - E poi ?
Poi mi sono accorto che era lei
mi sono spaventato e sono scappato di corsa.
Le pare che mi metto a sparare a un poliziotto ?
Diciamo che le credo.
Piuttosto, che ci faceva sul tetto di casa mia ?
Zina mi ha detto dei pizzini che vi scambiavate con suo padre.
Sono andato sul tetto per vedere se c'era ancora qualche pizzino.
- I pizzini di mio padre ? - Sì, mi dica una cosa.
Suo padre le ha mai parlato di qualcosa di grave
che gli era successo quando era molto giovane ?
Una volta mi scrisse che ero il castigo della sua vita.
Ah.
Castigo per qualcosa che aveva fatto in passato.
- Qualcosa di molto brutto. - Secondo lei, cosa ?
Non lo so, era un segreto e non voleva che si sapesse.
- Ma cosa ? - Non lo so, commissario.
Se mia madre l'avesse saputo, me l'avrebbe raccontato.
Si sono sposati nel '50.
Quindi dev'essere qualcosa che risaliva a prima di loro.
Va bene.
- La saluto. - Arrivederci. - Arrivederci.
"I'm sorry", commissario, non so come aiutarla.
- Non le viene in mente niente ? - No, no.
Mi ricordo quando arrivarono i profughi dalla Libia
mi ricordo che li fecero alloggiare nei silos che all'epoca erano vuoti.
Qualche settimana dopo sono partito per il fronte.
Nelle poche lettere che ricevetti
nessuno mi raccontò qualcosa che potesse corrispondere
al misterioso gesto di Colussi, no.
Non ricorda qualche suo amico
che non è andato in guerra e può ricordare l'accaduto ?
Uno a cui l'abbiano raccontato ?
Pepè Panarello.
- Pepè Panarello ? - Sì, Peppe, come ho fatto a non pensarci ?
- Ricorda quando è venuto a Marina ? - Sì.
Parlavo con quei signori anziani. Compreso me, si capisce.
Ce n'era uno in particolare che sembrava molto agitato.
- Prendetevi questo sette ! - Settebello !
Ce l'ho sempre io il Settebello, tu non ce l'hai mai !
Mai, com'è possibile ?
- Buongiorno. - Vai a scuola a studiare.
- Signor Panarello. - Buongiorno.
- La disturbiamo ? - No, accomodatevi. - Grazie.
- Ciao. - Ciao, Johnny.
Allora, avrei bisogno del suo aiuto.
- Sì. - Allora...
Sono a caccia di qualcosa che non so bene neanche io.
So solo che è accaduto molti anni fa.
Se mi domanda una cosa di ieri o di oggi, lasciamo perdere.
Se mi domanda una cosa di anni fa, possiamo parlare.
Siamo a cavallo, perché è accaduto anni fa
precisamente il 15 settembre 1943.
- Il 15 settembre del '43, mi faccia pensare. - Prego.
- Il 15 settembre del '43. - Sì.
No, non ricordo niente.
Successe qualcosa di importante, provi a ricordare.
No, non è successo niente. Il 15 settembre del '43 ?
- Niente di niente. - Sicuro ? - Non è successo niente.
- Va bene. - Mi dispiace.
- Ci mancherebbe, grazie. - Di niente, a disposizione.
Rintocchi di campane E' l'orologio del Municipio ?
- Sì. - Maria santissima, ma certo !
- Si sieda, commissario ! - Perché ?
Ma certo che è successo...
Colpi di tosse
- Scusi. - Prego, ci mancherebbe.
Colpi di tosse
- Quando gli Alleati presero la Sicilia... - Sì.
Nacque il problema di far sparire tutto l'esplosivo e le munizioni
che gli italiani e i tedeschi avevano abbandonato.
Una cosa impressionante !
Gli americani pensarono di buttare tutto in fondo al mare.
Requisirono dei pescherecci
e affidarono la cosa a una squadra di soldati americani.
Questi cosa fecero ? Quando ci penso mi viene ancora la rabbia !
Venivano con i camion pieni di esplosivo e munizioni
e dai camion passavano l'esplosivo ai soldati sui pescherecci.
- Una cosa pericolosissima. - Beh, certo.
Nel paese tutti pregavano il "Signuruzzu"
perché era inevitabile che qualcosa succedesse
e infatti capitò.
Il 15 settembre del 1943 un camion saltò in aria.
Morirono quattro soldati americani e nove soldati italiani prigionieri
che aiutavano nel carico e scarico dell'esplosivo.
- Fu un incidente ? - Sì, e si poteva evitare.
Fare un lavoro del genere era una cosa da pazzi, da incoscienti !
Dove ci fu l'esplosione ?
Vicino al vecchio silos che hanno demolito giorni fa.
Perché si è ricordato dell'accaduto
solo quando ha suonato il mezzogiorno ?
Quando il camion saltò in aria
l'esplosione fu talmente forte
che si ruppe il vetro dell'orologio del Municipio.
Nelle lancette dell'orologio c'era appiccicata una cosa nera.
Tutti pensavano fosse una gazza o un piccione morto.
Dopo poco tempo è venuto il tecnico
e si scoprì che non era né una gazza né un piccione morto.
- Che cos'era ? - Che cos'era ?
Una mano di un soldato americano nero
che con l'enorme scoppio saltò per circa 200 metri.
Una cosa impressionante !
Riepilogando, otto giorni dopo l'8 settembre del 1943
Carlo Colussi, furibondo per l'Armistizio
butta contro gli americani le bombe che gli aveva fornito il camerata T.
Crede che quella strage fu "intentional" ?
No, credo che ce l'avesse solo con i soldati americani.
E' vero, quando si rese conto di quello che aveva fatto
era così sotto shock da smettere di scrivere sul diario.
Sì. Adesso bisogna capire che fine hanno fatto lui e il camerata T.
Perché le interessa tanto questo camerata T. ?
Penso che ci sia un legame tra il diario del '43
e un caso che sto seguendo.
Dopo aver parlato con Pepè mi sono convinto che il legame c'è.
Bisogna capire qual è.
Un omicidio.
Sì, un omicidio.
Se fu Todaro a dare le bombe a Colussi
sarebbe complicità in strage.
Ammesso che Todaro è il camerata T.
resta da capire chi lo ha ammazzato e perché.
Il ritrovamento del diario ha riacceso antichi rancori sopiti.
Chi sapeva che Todaro c'entrava con la strage di Colussi ?
Anche questo è vero.
Di Rosalba Todaro hai scoperto qualcosa ?
No, poco e niente, è una donna casa e lavoro.
Ha vissuto con il nonno che le ha pagato gli studi.
Laureata a pieni voti, ha fatto un master in gestione aziendale.
Per qualche anno l'ha affiancato e da quattro anni comanda lei.
Fidanzata, sposata ?
Per quello che ne so io, non ha uno "zito" fisso.
Bussano alla porta Avanti.
- Posso ? - Vieni, vieni.
- Oggi dovrai fare uno sforzo. - Ah, sì ? Perché ?
- Devi farmi i complimenti. - Dimmi.
Passavo davanti a casa di Todaro
e ho visto all'angolo un carretto di frutta e verdura.
- Sì, l'ho visto. - Ho parlato con il "verduraro".
Si chiama Agostino, sta lì quasi tutti i giorni.
Ha detto che ultimamente ha visto entrare e uscire da casa Todaro
un sacco di femmine belle e giovani.
- Permesso ? - Avanti, commissario, entri.
Buongiorno, Zina.
Scusi, hanno tolto i sigilli solo due ore fa.
Non si preoccupi, le faccio solo due domande.
L'altra volta lei fece riferimento alla possibilità
che l'omicidio Todaro fosse dovuto a un fatto di femmine.
Lì per lì non ci ho dato peso
era strano che uno di 90 anni corresse dietro alle donne.
Ma abbiamo scoperto che ultimamente c'è stato un grande viavai di donne.
Di questi ultimi tempi le cose con Angelino...
Con il signor Todaro, non andavano tanto bene.
Era sempre arrabbiato, zitto.
Gli dissi: "Guardate che la vecchiaia è così."
"Bisogna stare attenti." E lui si arrabbiava di più.
Allora decise di licenziarmi.
- Ah. - Telefonò a un'agenzia di colf
e cominciò a chiamare gente per fare i colloqui.
Si presentarono tante femmine.
Penso che lo fece apposta per farmi arrabbiare.
Puoi trattare così una donna che ha vissuto sempre per te ? No.
Arrivarono femmine nere, ragazzine
femminoni biondi alti dell'Est.
Belle femmine, di tutti i tipi.
Ma tutte queste femmine qualcosa di "tinto" dovevano portarlo.
- Infatti, così è stato. - Perché ?
L'ho visto salire io, con questi occhi
in una macchina con una di queste femmine
che se lo portò chissà dove.
Quando è stato ?
Una quindicina di giorni prima che morisse.
Se lo portò con la macchina chissà dove.
Ho capito. Non è che ricorda il tipo di macchina ?
Che tipo ? Io mi ricordo la targa.
- Ah. - Ho una memoria fotografica.
Mi scusi, c'è nessuno ?
Commissario, ma che sorpresa !
- Signor Vescovo ! - Venga. - Che piacere !
Mi scusi, cercavo Melina Camarella.
Sì, certo, giustamente.
- Melina è mia nipote. - Ah.
- E' andata a Montelusa per fare la spesa. - Ho capito.
- Lei abita qua ? - No, vede, sono reduce da una brutta influenza.
Ho pensato di passare qui da lei in campagna qualche settimana.
- Certo. - Adesso mi sento guarito.
- Voglio prendermi un caffè con lei, lo accetta ? - Con piacere.
- Prego, si accomodi. - Grazie.
Scusi, commissario, perché vuole parlare con Melina ?
- Ha fatto qualcosa di... - No, è una pura formalità.
Indago sull'omicidio di Angelino Todaro.
- Sì, povero Angelino, ho saputo. - Lo conosceva ? - Sì, benissimo.
E' stato qui due settimane fa.
- Angelino Todaro è stato qua ? - Sì, voleva parlarmi.
Sembrava una cosa urgente.
Ho chiesto a Melina di andarlo a prendere in macchina.
Quando è arrivato qui era molto turbato
e voleva che lo confessassi.
- Si è voluto confessare. - Sì.
Però, insomma, per dirla tutta...
Non voleva solo confessarsi
ma voleva fare una grossa donazione alla Chiesa.
Una cifra enorme, ben 10 milioni di euro.
- Dieci milioni ? - Sì.
- Che gli ha detto ? - Ho detto che per una cifra simile
doveva prima parlare con il figlio e con la nipote.
Insomma, con gli eredi diretti.
Non avrei accettato la donazione senza il benestare dei parenti.
Gli ho detto questo.
Mi disse che aveva accennato qualcosa alla nipote, Rosalba.
Sì, lei capiva i suoi motivi
ma avrebbe voluto parlare di nuovo con lui e fare dei conti.
Quella sera ci lasciammo convinti di rivederci un'altra volta
ma purtroppo...
Mi scusi, cosa le confessò Angelino Todaro ?
No, commissario, non posso, la confessione è segreta.
- Ma devo trovare l'assassino. - Lo so, ma io...
Facciamo così, mi risponda con un sì o con un no.
Il motivo di questa famosa donazione di 10 milioni di euro
era legato a qualcosa che aveva fatto molti anni fa ?
- Sì. - Ah.
Oggi mi sono riguardata il diario.
Volevo che guardassi una cosa, qua.
"Cara Anita, scrivo il tuo nome e la mano mi trema e lo comprendi."
"Ti vedo che dischiudi un bel sorriso e penso..."
Cos'è questa roba ?
Cerca di scrivere una poesia per Anita, è innamoratissimo.
Vai avanti.
Ah.
Perdonami.
- Mi ha trattenuto il camerata. - Tranquillo.
- Oggi è il tuo compleanno, giusto ? - Sì.
Io ho fatto questo, l'ho fatto con le mie mani.
- Ti piace ? - Sì.
- Aspetta. - Mi aiuti ? - Sì.
Questo è grano della nostra terra.
Promettimi che lo porterai sempre con te.
Un giorno saremo finalmente sposati, avremo una casa.
Questo grano dovrà crescere libero, per noi.
Va bene ?
Come mi sta ?
Sei bellissima.
Cos'hai oggi ?
Ho paura, Anita.
Ho paura di quello che posso fare.
Non ce la faccio a guardare gli invasori che ci calpestano.
E' più forte di me, non ce la faccio.
No, non devi fare niente.
Ci sarò io con te.
Sarò il tuo angelo custode.
Per sempre.
Bussano alla porta Avanti.
- Disturbo ? - Vieni.
- Porto carico. - Prima io, siediti.
Sai che Rosalba Todaro ci ha detto una "farfanteria" ?
- Sì. - Sì che ? Come lo sai ?
Dai suoi tabulati ho visto
che la mattina del ritrovamento del cadavere
alle 7,15 Zina l'ha chiamata per dirle quello che era successo.
Però, subito dopo, alle 7,20, Rosalba ha fatto una telefonata.
- A chi ? - A Catalano, il suo amante.
- Catalano non era con lei a Erice ? - Esatto.
Perché avrebbe telefonato a uno che era coricato nel letto con lei ?
- Perché non stava con lui. - Si è fornita un alibi ?
Uno che fa un'ammazzatina, l'alibi se lo costruisce prima.
- Anche questo è vero. - Vuoi dell'acqua ? - Sì.
E il suo carico ? Sapeva della telefonata ?
No, ma ho saputo che Todaro voleva donare soldi alla Chiesa.
Ben 10 milioni di euro.
- Minchia ! - Eh. - Rosalba lo sapeva ?
- Sì, e non ce l'ha detto. - Ah.
- Quante farfanterie ci ha detto ? - Tante, troppe.
Andiamola a trovare, va'.
Per il resto, il lavoro è semplice.
Salve. Le dispiace se faccio qualche domanda ?
Mi sorprende vedere suo zio qua.
Secondo le volontà di suo nonno, non poteva mettere piede in ditta.
- Ci accomodiamo ? - Certo, prego.
Mio zio mi è utile nella gestione della ditta
ora che nonno non c'è più.
Gli ha detto che Angelino Todaro, per espiare una colpa del passato
voleva donare 10 milioni alla Chiesa cattolica
mandando all'aria i conti dell'azienda ?
Commissario, com'è giusto che sia, lei sta cercando un movente.
Ma mi creda, né io né Matteo avremmo mai ucciso nonno Angelino
anche se stava mandando all'aria la ditta per il suo folle rimorso.
Allora perché si è creata un alibi con Riccardo Catalano ?
Quella notte non è stata con lui.
Perché non avevo un alibi per quella notte.
Se le avessi detto che il nonno voleva gettare via il patrimonio
avrebbe subito pensato che ero colpevole della sua morte.
Perché ha chiamato suo zio che non sentiva da tanto ?
Non sapevo che fare.
Insieme abbiamo cercato qualcosa che potesse convincere il nonno.
Le consigliai di andare da mio padre e di parlare di mio fratello Luigi.
Doveva ricordargli quanto contava l'azienda per Luigi
e che se l'avesse mandata a farsi fottere
sarebbe stato come cancellare un pezzo del suo amato Luigi.
Ha funzionato, ci ha ripensato.
Ha detto che per il momento avrebbe rinunciato alla donazione.
Qual è la colpa che suo nonno avrebbe voluto espiare ?
Mi creda, non lo so.
Ci ho provato tante volte a chiederglielo, però...
Parlare di quella storia lo innervosiva tanto.
Alla fine, ho rinunciato.
Sono davvero belli.
Dove hai imparato a disegnare così bene ?
"I'm a technical designer".
Quando tornai dal campo di prigionia
studiai in un istituto tecnico negli States.
Come prima cosa
mi presero a lavorare in un'industria tessile.
Ho disegnato tante cose
foulard, stoffe, tutta la vita.
E questi, quando li hai disegnati ?
Questi disegni li faccio da quando sono in pensione.
Ho più tempo.
A casa mia...
Passavo molte ore in veranda da solo a disegnare.
Una sera, aveva piovuto tutta la giornata
e quando il cielo cominciò a diventare chiaro
mia moglie e io uscimmo fuori a "taliare" un tramonto bellissimo.
Evelyn rimase ferma immobile
come persa nell'infinito
a guardare quell'orizzonte.
Ci sono momenti nella vita di un uomo
in cui ti pare di fermare un attimo di felicità.
"And so", ho provato a fare un ritratto di Evelyn.
Ho provato "many times".
Mi è rimasto un solo schizzo.
- L'hai conservato ? - Sì.
E' appeso nella nostra casa.
E' l'unico ritratto che ho fatto.
E come le piaceva !
Così me lo sono tenuto e "sometimes"...
Ecco, qualche volta parlo con quel ritratto.
Oh !
Bellissima, bellissima.
- Tuo figlio ? - Joseph, "my son", sì.
Purtroppo anche lui non c'è più, è morto in Vietnam.
Da qui partono i pescatori che usano ancora le lampare.
Li ho visti anche a Boccadasse, escono di notte per pescare.
Mio padre portava anche me, a volte.
- Ti piaceva ? - Sì !
Mi svegliava in piena notte e non riuscivo a stare sveglio.
Poi, quando eravamo in mare al largo
il sonno mi passava in un attimo.
Stavamo lì ore e ore a pescare
e la notte volava via.
Io e lui, da soli.
Senza dirci niente.
* Ci bastava stare vicini a guardare il mare, le stelle.
Allora, ragioniamo.
I due sanno che Todaro vuole fare una grossa donazione
che significherebbe la loro rovina.
Vanno a trovarlo e lo convincono a non fare questa donazione.
Così pensano di essersi salvati il culo.
Però, a questo punto, c'è un imprevisto.
Viene abbattuto il silos
e dentro trovano un diario del '43 di un certo Carlo Colussi.
Ho capito, sei convinto che il camerata T.
che passò le bombe a Colussi è Todaro.
Esatto, ora la coscienza di Todaro ribolle
cambia di nuovo idea e decide di fare quella donazione.
Quindi a Matteo e a Rosalba non rimane altro...
Non rimane altro che ammazzare il vecchio e salvare il patrimonio.
Mi quadra, ma queste per ora sono solo supposizioni.
Sì, supposizioni finché non riusciamo a dimostrare
che il camerata T. è effettivamente Todaro
e che quindi è stato complice di Colussi nella strage del '43.
A che punto è quella richiesta di informazioni ?
Arriveranno a giorni.
- Speriamo siano giorni vicini. - Speriamo.
Signor Zuck, tutto a posto ?
"Very good", Mario. "Thank you".
- Grazie. - Grazie. - Grazie.
Commissario, sono molto felice di essere qui.
Ci venivo sempre da "picciutteddu", "you know" ?
- Sa chi cucinava ? - No.
- La nonna di Mario. - No !
Come va la storia del diario ?
Ci sono ancora molti fili appesi che non riesco a collegare.
- Non capisco bene. - Cosa c'è da capire ancora ?
Colussi ha commesso un massacro
perché era accecato dall'amore per la patria.
Ha idea di quanti "picciotti" della mia età all'epoca
erano convinti che il fascismo
avrebbe riportato Roma alla testa dell'Impero ?
Sì, ma se questa storia fosse dei giorni nostri
andrei a parlare con Anita.
Quei due si amavano pazzamente.
Magari anche lei ha lasciato un diario
qualche lettera o qualcosa di scritto.
Sono le uniche cose rimaste in casa di nonna.
Questo sembra un diario.
Senta, le dispiace se tengo tutto per un paio di giorni ?
- No, si figuri. - Grazie.
- L'accompagno. - Sì.
Se nei prossimi giorni trovo altro, le faccio sapere.
Mi farebbe cosa gradita. Intanto, grazie, mi è stata utile.
- Arrivederci. - Arrivederla.
Anche Anita teneva un diario.
- Vai al 13 settembre, due giorni prima della strage. - Sì.
Ecco.
"Oggi è successa una cosa terribile, terribile."
"Sono stata con il mio amore tutto il giorno."
"Poi sono andata a fare la spesa."
* "Mamma mi ha dato la tessera per comprare pane e olio."
"Good morning. Documents, please".
- "What's your name" ? - Anita.
Più bella che foto.
"All right".
Ciao, bella.
Anita grida
Lasciatemi ! No !
No ! Lasciatemi !
No ! No ! No !
No, vi prego ! No !
No ! No ! No ! Vi prego !
No, vai via, vai via.
- Cosa è successo ? - Vai via.
Abbiamo sbagliato.
Colussi non ha commesso un omicidio per motivi politici, ma per amore.
Anita non ha potuto fermarlo.
Il diario di Anita non si interrompe e continua fino alla fine dell'anno.
La sua famiglia per dimenticare si trasferisce a Montelusa
ma Anita non ha mai smesso di pensare a Carlo.
- Non sappiamo cosa gli è successo. - Esatto.
Questo è quanto.
Ho pensato ti facesse piacere sapere cosa ho scoperto.
Hai fatto bene, ero curioso, avevo letto il diario
ma non pensavo tanto dolore, tanta sofferenza.
Nicolò, la guerra è "tinta" anche quando è finita.
- Grazie per il whisky, ci vediamo. - Aspetta, devo chiederti un favore.
E ti pareva ! Ti pareva che Salvo Montalbano ti chiama
per un puro gesto di cortesia !
Ma quando mai !
Devi farmi un appello.
Aspetta, non ho capito, vuoi che io...
Dici che cerchiamo Carlo Colussi
uno che abitava nel silos e che nel '43 aveva circa 15 anni.
Ma ti rendi conto ?
Mi chiedi di fare un appello
per cercare uno che se è vivo ha più di 90 anni.
Hai qualcosa contro i novantini ?
- No, ma mi pare tempo sprecato. - Fallo lo stesso.
- Va bene, ti saluto. - Ti accompagno.
Rumore
- Mi scusi, la porta mi è scappata. - Che c'è ?
C'è una "pupa" che vuole parlare con vossìa personalmente.
- Che significa una "pupa" ? - Una pupa.
Una pupa del capo ? Una bambola ?
- Cos'è ? - No, una pupa donna.
- Una donna, una pupa. - Falla entrare. - Subito !
Si accomodi, prego.
- Salve. - Salve. - Franca Puca.
Ah, ecco. Commissario Montalbano, prego.
Grazie, purtroppo ho poco tempo.
Alle 9 prendo servizio all'ospedale, sono della cooperativa di pulizie.
Faremo presto, mi dica.
Ieri ho visto il TG di Rete Libera.
- Sì. - Zito chiedeva informazioni su un certo Carlo Colussi.
- Lo conosce ? - Lo conosco ? A questo cristiano gli devo la vita.
- Mi racconti. - Commissario...
Da "picciuttedda" ho fatto tante minchiate
ma la più grossa è stata diventare tossicodipendente.
Mio padre e mia madre mi portarono alla comunità di San Lazzaro.
Là Frate Pietro mi aiutò a rifarmi una vita.
Anche il lavoro che ho adesso me l'ha trovato lui 15 anni fa.
Eh, ma Carlo Colussi che c'entra ?
Vossìa deve sapere una cosa.
Carlo Colussi si fece prete e prese il nome di Frate Pietro.
Quando gli domandai come mai cambiò nome
mi rispose che Carlo Colussi morì nel 1943.
Frate Pietro, vorrebbe parlarle il commissario Montalbano.
Ragazzi, andate con Frate Carmelo, ci vediamo dopo.
- A dopo. - Arrivederci.
Prego, commissario.
- Si accomodi. - Grazie. - In che posso aiutarla ?
Le ho portato questo.
Quanto tempo è passato ! Carlo Colussi !
Ero una testa calda.
Dove l'avete trovato ?
Dentro i silos che hanno demolito giù al porto.
Abbiamo anche il diario di Anita De Rossi.
Commissario, mi sta portando in un luogo
che avevo sotterrato.
Sa della strage del '43 ?
Sì. Quello che vorrei sapere è cosa ha fatto dopo Carlo Calussi.
Caro commissario
quando mi sono reso conto di cosa avevo fatto
sono scappato per l'orrore delle morti che avevo provocato.
Sono scappato perché non avevo ascoltato Anita
che mi aveva implorato di perdonare i suoi stupratori.
Ho camminato come un automa.
Mi hanno ritrovato privo di sensi
su una spiaggia alcuni frati.
Mi hanno soccorso, mi hanno portato al loro convento.
Ho capito che il Signore
mi stava indicando una via per riparare ai miei peccati.
Quegli uomini che pregavano intorno a me
mi hanno aiutato a diventare missionario.
- Ha più rivisto Anita ? - Sì.
Sì, commissario.
Ci siamo incontrati, abbracciati, ma...
Anita...
L'unica donna che ho amato.
E' stato in quell'incontro...
Mi sono riappacificato.
Stretto a un legame
che nulla avrebbe potuto distruggere.
Sa che è morta una decina di anni fa ?
L'ho saputo, commissario.
Sono stato sulla sua tomba.
Ho chiesto al Signore la grazia di rincontrarla
nella Sua gloria.
Ma immagino...
Immagino che lei non sia venuto qui
solo per la curiosità di sapere com'è stata la mia vita.
No, avrei una domanda specifica da porle.
Il camerata T. che descrive nel suo diario
l'uomo che le avrebbe dato le bombe per fare la strage
è Angelino Todaro ?
No, Angelino Todaro no.
Nonostante l'età, ricordo benissimo quel nome.
Pasquale Tripepi, uno strozzino che faceva affari con la borsa nera.
Pasquale Tripepi ?
Musica di banda
Salvo, dov'eri ?
Lasciamo perdere. Mi cercavate ?
- Sono arrivate le carte su Todaro. - Beh ?
Niente, a parte l'arresto durante la guerra.
Nessun precedente penale, nessuna collusione con la mafia.
In 40 anni mai una multa.
Pagava le bollette un giorno prima della scadenza.
Un cittadino modello.
A volte i cittadini modello fanno le cose peggiori.
L'ideale sarebbe stato parlare con un avvocato
suo collaboratore dall'inizio.
- Perché non ci hai parlato ? - Vito Busacca è morto nel 1989.
- Come si chiamava ? - Vito Busacca, lo conosce ?
No, ma era l'avvocato della famiglia Zuck.
- Ah. - Quando era in America con la moglie Evelyn
lo avvertì della morte dei suoi.
- Signor Panarello, buongiorno ! - Commissario, buongiorno !
- Come sta ? - Bene, lei ? - Bene.
- Volevo parlarle. - Prego.
- Le offro un caffè ? - Sì, amaro, grazie.
Ci porta due caffè, cortesemente ?
- Allora... - Mi dica.
Lei conosceva l'avvocato Busacca ?
- Commissario, "babbìa" ? - Perché ?
E' la seconda persona che mi domanda di lui.
- Il primo è stato l'americano ? - L'americano, Johnny.
E' venuto qualche giorno fa.
Parlando è uscito fuori il nome dell'avvocato Busacca.
Mi ha chiesto dei suoi genitori e voleva sapere se me li ricordavo.
Certo che mi ricordavo.
Sua madre poverina piangeva sempre perché pensava al figlio lontano.
Il padre no, era una persona più severa, non parlava mai.
Ma nel suo cuore sperava che il figlio sarebbe tornato.
- E' normale. - Certo.
- Avete parlato dell'incidente ? - Sì.
Sapeva tutto quanto
però non sapeva quello che è successo dopo.
- Che è successo dopo ? - Glielo spiego.
Deve sapere che il papà di Giovanni era una persona equilibrata.
Guidava bene, era prudente e la macchina era nuova.
- Una distrazione può accadere. - Sì, può accadere.
Ma quando la macchina cadde nel burrone non ci fu la frenata.
Ma la cosa più strana è un'altra.
Quando seppe dall'avvocato Busacca
che la sua casa con tutto il terreno intorno
era stata venduta per pochi "piccioli".
E il Comune la ricomprò a peso d'oro perché era nel piano regolatore.
Bravo, commissario, ha capito tutto.
Sono arrivati i caffè.
- Grazie. - Io lo prendo amaro. - Prego.
Anche io oggi lo prendo amaro.
- Senta, ma Zuck... - Sì. - Sapeva del piano regolatore ?
Gliel'ho detto io quando mi ha chiesto tutto.
E l'avvocato Busacca ha comprato la casa degli Zuck.
Insieme a un altro, che all'epoca faceva il meccanico.
Non mi chieda come si chiama
perché sono vecchiarello e la memoria perde colpi.
Ma quale vecchiarello e quali colpi !
- Ha la memoria di un bambino. - Una volta. - Le dico io il nome ?
- Come vuole. - Il socio di Busacca si chiamava Angelino Todaro ?
E' "iddu" !
Sa qual è stata
la prima cosa che mi ha colpito quando sono arrivato in America ?
No, signor Zuck.
Il fatto che lì tutti si danno del tu, tutti.
All'inizio pensavo fosse una cosa negativa
poi alla fine mi piaceva.
Se io e lei ci fossimo dati del tu
glielo avrei detto prima.
Ho ucciso io Angelino Todaro.
Che cosa è successo ?
Panarello mi parlò di Busacca.
Mi disse che Busacca e Todaro
volevano comprare il terreno dei miei genitori per pochi dollari.
Fu Todaro a manomettere...
a tagliare i freni della macchina dei miei per ucciderli.
La colpa che tormentava Todaro
e che l'aveva spinto a voler donare 10 milioni
era l'assassinio dei suoi genitori ?
Quando è stato ritrovato il diario
ho deciso di andare da Panarello per farmi dire qualcosa dei miei.
Commissario, non avevo più niente.
Non avevo "nenti".
Nemmeno una fotografia dei miei genitori.
Ero un uomo senza radici.
Ma Peppe mi rivelò che le radici le aveva tagliate un uomo.
Un uomo, non il destino.
Così sono andato da quell'uomo quella sera.
Avevo pensato di tornare a Chicago, ma non potevo partire.
Ho capito che dovevo parlare con lei.
Dovevo dirglielo, ci sarebbe arrivato lo stesso.
Con quale coraggio ti inginocchi davanti al Signore ?
Mi chiamo John Zuck.
In un'altra vita, quando vivevo qui in Sicilia
il mio nome era Giovanni Zuccotti.
Bernardo Zuccotti e Agata Malaspina
sono i miei genitori.
Qualche giorno dopo l'omicidio
ritornai nel posto dove la macchina era precipitata.
Sotto a un cespuglio ho trovato questa.
L'ho portata con me per tanti anni
l'ho conservata e ancora mi domando perché.
C'è inciso il nome di tua madre.
Perché li hai uccisi ?
Non avevano fatto male a nessuno.
Una mattina l'avvocato Busacca venne in officina.
Mi propose di tagliare i freni della macchina di tuo padre.
Così feci e ci fu l'incidente.
Dopo poco tempo, l'avvocato Busacca si presentò
con una borsa piena di piccioli.
Non ne avevo mai visti tanti in vita mia.
- Erano sporchi di sangue ! - Male chiama male.
Ho fatto soffrire tante persone.
Puoi ingannare la tua coscienza, ma non la giustizia divina.
Così un giorno il Signore si prese mio figlio maggiore.
Ho cacciato l'altro e ho cresciuto nell'azienda mia nipote.
Cinica e spietata, come me.
Ma ora, guardando indietro
vedo solo dolore e sofferenza.
Mi chiedo: "A che è servito tutto questo ?"
Perché mi racconti queste cose ? Che cosa vuoi da me ?
Vuoi la mia compassione ? Vuoi il mio perdono ?
Devi fare solo quello per cui il Signore ti ha mandato.
Non so come spiegarlo.
Quando avevo la pistola tra le mani
ho sentito una forza che mi trascinava.
Allora ho pensato alla morte dei miei genitori
ho pensato a mio figlio, a mia moglie, alla rabbia !
Così ho puntato la pistola contro di lui e ho fatto fuoco
finché non ho svuotato il caricatore.
Ho portato la pistola con me.
Volevo farla finita.
All'improvviso, ho visto le luci per la festa di San Giorgio.
Ho ricordato quando ci andavo da "picciriddo".
La volevo vedere ancora una volta, la festa.
Così ho buttato via la pistola.
Sì.
Signor Zuck, la devo arrestare.
Lo so, è il suo dovere.
Potrebbe solo aspettare domani, per favore ?
Vorrei vedere un'ultima volta la festa di San Giorgio.
Un'altra volta, "one more time".
Sarà l'ultima volta che la vedrò.
Musica di banda
Rintocchi di campane
Squillo di telefono
- Pronto ? * Commissario. - Fazio, dimmi.
* Ha chiamato un signore, ha trovato un morto sulla spiaggia.
Ho capito.
- Senta... - Lascia stare, Fazio.
Dimmi solo dove.
- Commissario. - Allora ?
Si è sparato alla tempia con una pistola della Seconda Guerra
che potrebbe essere la stessa usata per Todaro.
- Stavo pensando... - Poi ti dico, fai strada. - Di qua.
Commissario, è di qua.
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