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# Fateci largo, noi siamo i "cacasotto"
# fissando il cielo blu con i calzoni giù.
# Facciamo le cose che tutti fanno al mondo.
# Non ce ne frega un po', nessun ci può fermare.
# Andiamo, andiamo. Cercando tutti insieme prima o poi
# potremo trovare un posto solitario per noi.
# Fateci largo, noi siamo i "cacasotto"
# fissando il cielo blu con i calzoni giù.
# Facciamo le cose che tutti fanno al mondo.
# Non ce ne frega un po', nessun ci può fermare.
# Andiamo, andiamo. Cercando tutti insieme prima o poi
# potremo trovare un posto solitario per noi. #
L'illustre pedagogo ha detto...
- che i figli saranno lo specchio dei padri. - Sciocchezze!
- Lo specchio dei padri? - I padri pensano ad altro oggi.
Non pensano più ai figli, papà?
- Spegni la radio! - Sì, avvocato.
- Succhia, Biberò! - Stai zitta, faccia da scimmia!
Le femmine non ti lasciano mai in pace.
Ciao, papà.
- Cervellone arriva in auto, il padre è ricco. - Anche mio padre lo è.
- Perché non vieni in auto? - Va presto in cantiere.
- C'è vacanza! - Pecos Bill, che succede? - Il direttore è morto!
- Ma abbiamo solo un giorno. - Dovevano darci più giorni.
Giusto!
- Dobbiamo andare a casa? - No, io non torno a casa.
- Andiamo a giocare a palla? - Sì! - Facciamo due squadre da 3.
- Ma siamo 7. - Biberò fa l'arbitro. - Non voglio farlo.
- Facciamo 4 e 4, gioco anch'io. - No, Gianna.
- Non sei del nostro gru... gruppo. - Abitiamo nello stesso quartiere.
- Non ce ne frega niente, non vogliamo femmine tra noi. - Andiamo.
- Non puoi fare quello che facciamo noi. - Di che si tratta?
È un gioco che voi donne non potete fare. Aspettatemi!
Senza l'arbitro non si può iniziare!
- Non è vero che Pecos Bill è innamorato di te. - È così.
- Non ti ha voluta. - Con gli amici si vergogna di essere innamorato.
- Bella scusa! - Vi mostrerò la prossima lettera d'amore.
- Mostraci quelle vecchie. - Non le ho. - Lo sapevo.
Le straccio per paura di mia madre, sono lettere audaci.
Sbrighiamoci!
Forza noi, abbasso voi!
Dai!
Forza!
- Rigore! - Lo tiro io.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. Tutti indietro!
Figli di un cane bassotto!
Aspetta!
- Fermi! - Ci spara, via!
Vigliacchi!
Scappate, ma vi ho visti in faccia.
Se vi prendo...
Il vetro!
- Questo è gioco con squadre equipaggiate. - Hanno la divisa.
- Calzettoni e gi... ginocchiere. - Se avessimo tanti soldi...
- potremmo formare una bella squadra. - Con le scarpe vere.
- Io non voglio vestirmi da prete per fare l'arbitro. - Stai zitto.
Parliamo di cose serie. Tu non potresti rimediare da tuo padre...
Posso rimediare uno schiaffo!
- Cervellone, tu? - Papà non mi dà soldi, non vuole che prenda vizi.
Dite ai vostri padri che potrei farli arrestare da mio padre.
- Ha parlato il figlio dell'ispettore Rock! - È un maresciallo di PS.
Rimedia clienti a tuo padre, "Perry Mason". Deve dargli la percentuale.
- Questi giocano bene. - Andiamo.
Primo io!
- Ora che facciamo? - Io torno a casa.
No, altrimenti i parenti scoprono che oggi non c'è stata scuola.
- Sgonfiamo le gomme alle auto? - Ci picchieranno come l'altra volta.
- Prendiamo in giro gli infermieri. - Come?
- Portiamo Bi... Biberò in ospedale e diciamo che si sente male. - No!
Se vengo, mi fanno il clisterino!
Non creare problemi, noi dobbiamo divertirci.
- No! No! - Non puoi fuggire.
- Ormai abbiamo deciso, farai il clistere. - Ti abbiamo circondato!
- Guardate che ho trovato. - Deve esserci anche la madre.
- Non c'era nessuno. - Fammi vedere. - Andiamo a vedere.
- È bello! - Dammelo, l'ho trovato io!
- Se si trova un bambino, si porta al commissariato. - Giusto, andiamo.
- Sì, andiamo. - Ma al più vicino commissariato c'è mio padre.
- Se sa che non sono andato a scuola, mi picchia. - Oggi c'è stata vacanza.
- Mi picchia lo stesso perché non ho aiutato mia madre. - Allora?
- Riportiamolo alla madre. - La conosci? - No. - Allora taci.
Rimettiamolo dov'era.
Mio padre ha fatto condannare molti per mancato soccorso.
Ma se lo lasciamo qui, morirà di fame.
- Andiamo al covo e lì decideremo cosa fare. - Sì, andiamo.
Dov'è mio figlio?
- Il dottore ha chiamato il maresciallo. - Voglio mio figlio!
Maresciallo, dov'è la mia creatura?
- Lei era svenuta e l'hanno portata qui. - Ma dov'è mio figlio?
Stia calma, quando l'hanno soccorsa, non aveva il bambino.
- Invece lo avevo. - Forse si è allontanato.
- Avrà avuto paura. - Ma ha solo 6 mesi! - Allora non si è mosso.
- Cosa ha fatto prima di sentirsi male? - Non ricordo.
- Mi fa male la testa. - Cerchi di ricordare, è importante.
Io tornavo da una villa dove cercavano una sarta.
Io faccio la sarta a giornata.
Avevo camminato tanto, ero stanca, il bambino pesava.
Allora mi sono seduta su un prato.
Mi sembra dalle parti dell'Acqua Acetosa.
Poi, quando mi sono rialzata, la testa ha cominciato a girare...
- e allora sono andata a cercare aiuto. - E poi? - E poi...
- E poi non ricordo più niente. - Comincia a cercare.
- Signorsì. - Fate presto, ho paura!
Stia tranquilla, lo ritroveranno.
Io di... direi di portarlo alla Lupa del Campidoglio, così lo allatta.
- E forse diventa anche Re di Roma. - È una leggenda...
- quella della lupa che allattò Romolo e Remo. - Fatti venire un'idea.
Portiamolo al parroco.
È partita la fesseria delle 10.30!
- Perché? - Se andiamo in parrocchia, ci fa 2 ore di catechismo.
- E dice che abbiamo fatto vacanza. - Portalo a tuo padre che è cronista...
- così mette l'annuncio sul giornale. - Ora dorme, lavora di notte.
- Glielo porto al ristorante, io mangio lì. - Mangi al ristorante?
- Sei ricco anche tu? - No, da quando mamma è morta, mangio al ristorante.
- Queste fortune a me non capitano mai. - Vuoi far morire tua madre?
- No, ma non sono mai stato al ristorante. - Ho un'idea. - Parla.
- Lo vendiamo. - E chi lo compra? - Gli zingari li pagano bene.
I soldi sono miei, l'ho trovato io.
- Se lo vendiamo, i soldi sono di tutti. - Sì! - No!
Non è una cosa bella, gli zingari li fanno lavorare nei circhi...
- e li mandano a chiedere l'elemosina. - Per questo li pagano bene.
- Io non ho il coraggio. - È una mascalzonata, ma...
- Può fruttare l'equipaggiamento per la squadra. - Le maglie a strisce!
- Biancoazzurre. - No, giallorosse!
Io decido i colori sociali, sono il capo.
- Lo vendiamo? - Non ho ancora deciso. - È una mascalzonata.
- Non lo so. - Lo hai detto tu. - Però nessuno lo cerca.
- Potrebbe anche morire di fame. - O finire in un befotrofio.
- Sì, con gli zingari starà meglio. - Sì, vendiamolo! - Sì!
- Io voglio la divisa da arbitro. - Biberò, smettila.
- Tu che fai qui? - Ho sentito tutto. - Ci ha spiato.
- Spia! Vai via! - Che vorresti fare?
- Lo dico a tuo padre. - Bloccate tutte le uscite!
Nessuno esca!
Ora sei in "bàlia" nostra.
- "Balìa". - Ora capisco perché a 12 anni fai ancora la quinta.
- Io sono un uomo d'azione. - Sei un ragazzino ritardato.
Ma perché devi sempre darci fastidio?
- Voglio stare con voi. - Per disturbarci.
Posso servirvi e so mantenere un segreto.
Pecos, intavola trattative.
- Sei disposta a intavolare? - Sì se accetti le mie condizioni.
- Parla. - Primo: entro a fare parte ufficialmente della banda.
- Sei entrata. - Secondo: devi scrivermi una lettera.
- Io? - Gianna, con i voti che prende, è il meno adatto.
- Allora? - Che devo scriverti? - Te lo dirò quando saremo soli.
- Hai promesso? - Promesso. - Giuramento! - Giuramento!
Un momento! Metti la mano qui sopra.
- Ripeti ciò che dico io. - Conosco il vostro giuramento.
- Giuro di non tradire mai... - Se non voglio guai.
- Allora andiamo a vendere il bambino. - Sì, vendiamolo!
- È carino! - Bello!
- Ora dove troviamo gli zingari? - Io li ho visti stamattina.
- Allora andiamo. - Andiamo. - Accidenti!
Ha mangiato il cocomero anche lui? Me l'ha fatta addosso.
Non possiamo portarlo via così bagnato, piangerebbe sempre.
- Un bambino che piange viene notato. - E sarebbe svalutato.
Ci penso io, lavo il pannolino e lo faccio asciugare.
Ma così perdiamo tempo.
Intanto potremmo andare a trattare con gli zingari.
- Così facciamo avanti e indietro con il bambino. - Già.
- Andiamo, ragazzi! - Sì, andiamo!
- Se mi lasciate sola, vado via anch'io. - Resta Gambalesta.
- No, devi rimanere tu. - Andate. - Il bambino ha fame.
- E tu procura il latte. - Gambalesta, tu passi in latteria?
- Sì, ora c'è mia sorella. - Vai e prendi anche il biberon.
- E allora? - Via libera!
- Andiamo. - Dai, sbrigati!
Fo... forza, Biberò.
Niente, maresciallo. Non c'è traccia del bambino.
- Avete chiesto in giro? - Quella donna è... - O troppo furba.
- Si è liberata del bambino e ora si crea un alibi. - La interrogo?
No, accompagnala a casa.
Interroga i vicini, chiedi chi è, come vive, chi è il marito...
- e se questo bambino esiste davvero. - Signorsì.
È bello, buono e intelligente.
Si può portare in giro perché non fa mai pipì addosso.
- Non sono io! - Il bambino in vendita è di pochi mesi.
In vendita? Chi vi ha detto che compriamo i bambini?
Andate via!
Ahi!
- Perché li hai mandati via? - Potevano metterci nei guai.
Noi non abbiamo bambini e uno ci servirebbe.
- Allora devo comprarlo? - No, di' loro di sì e poi ci penserò io.
Vai, corri, guarda dove vanno.
Scrivi. "Mia cara Gianna, come ti ho scritto altre volte"
"sono innamoratissimo di te."
"Quando sarò grande e avrò preso la licenza elementare, ti sposerò."
"Elementare", non "alimentare".
- Poi che altro hai detto? - "Ti sposerò."
"Ti scrivo questa lettera per farla vedere alle tue amiche"
- "che non ci credono." - Anche il giorno di vacanza faccio il dettato.
- Hai scritto? - Sì.
"Il tuo fidanzato Piero detto Pecos Bill."
- Tu sei matta, allora sono io che ti scrivo. - Certo. - Vai via!
- Sì, vado via, vado a denunciarvi. - Aspetta, firmo solo Piero.
Di Piero ce ne sono tanti, di Pecos Bill ci sei solo tu.
Ma perché sei venuta qui?
- Sono qui! - Gambalesta!
- Mio padre stava per scoprirmi. - Ma il latte è troppo gelato.
- Va scaldato. - Come? - Mettilo sotto la camicia, si scalderà.
Che freddo!
Oh! Che freddo!
È andata male, gli zingari non comprano più bambini.
Stavano per picchiarci.
Siamo sfortunati, gli zingari sono diventati persone perbene.
- Dammi il latte. - Tieni. - C'è anche questo.
- Addio maglie a strisce! - Scarpe, calzettoni. - Divisa da arbitro.
- E "mo"... "mo" che facciamo? - E mo... mo... mo... - Moplen!
Fai lo spiritoso? Ora saremo costretti a fare il catechismo.
- Dobbiamo portarlo dal parroco. - È la cosa più sensata da fare.
- Guardate come succhia, è carino. - Ma perché lo hai trovato?
Poverino!
- Sta arrivando la zingara. - La zingara? - Cosa?
Fammi vedere!
Andiamo alla porta.
- Dov'è il bambino? - È lì. - Lì!
È bello. Di chi è?
- Di nessuno. - L'ho trovato io!
- Quanto volete? - 700.000 lire. - Stai zitto, il capo è lui.
Vediamo... Scarpini, magliette per 6, un pallone
divisa da arbitro... 50.000 lire.
- Se avevo 50.000 lire, venivo qui? - Quanto vuole darci?
- Niente, non ho soldi. - Allora perché è venuta?
- A prenderlo in affitto. - Cosa?
- Vi do 1.000 al giorno. - In un anno guadagneremo tanto.
- Aspettate, dobbiamo parlare. - Andiamo.
Allora abbiamo deciso.
- Accettiamo. - Ma come avverrà il pagamento?
- Potete venire a riscuotere tutti i giorni, alle 17. - Dove?
All'accampamento.
Dalle il bambino.
Lo tratti bene.
- Arrivederci, signora zingara. - Arrivederci!
Che c'è? Abbiamo fatto un bell'affare.
Bell'affare! Ora sappiamo che il bambino esiste.
Maresciallo, io ho interrogato.
Tutti dicono che quella donna gli voleva molto bene.
- Stamattina l'hanno vista uscire con il bambino. - E ora dov'è?
- Forse lo ha raccolto qualcuno. - Tu lo avresti preso?
- Io ne ho già 5! - Ecco!
Chi trova un bambino lo porta in Questura o in un ospedale.
- Il marito! - Il marito è in Venezuela.
- Allora lei ha fatto un figlio quando il marito era fuori. - No.
Il marito è partito due mesi fa e il bambino ha 6 mesi.
- Bisogna cercare di farla parlare. - Lei non parla, piange.
Dopo le parlerò io. Ora dico alla Centrale che oltre ai giornali
diano subito la notizia anche attraverso la radio.
- Hai l'indirizzo di questa signora? Ha il telefono? - Ecco il numero.
La Centrale. Faremo mettere l'apparecchio sotto controllo.
Il "pesciolino" abboccherà.
Sei contento che tra due mesi diventerò la tua mammina?
- Ho fame. - Hai ragione, non so perché tuo padre ritardi.
Ma ti avevo chiesto se sei contento che io diventi la tua mamma.
- No. - Non ti piaccio? - Devi piacere a mio padre.
Bel modo di rispondere! Devi essere rieducato, ma ci penserò io.
Non ci penserai tu, so che mi manderete in collegio
ma io non ci andrò, preferisco stare dai nonni.
Impertinente!
- Buongiorno. - Salve. - Ciao, Umberto.
- Ciao. - Scusa il ritardo. - Dite che noi donne non siamo puntuali.
- Ho avuto da fare. - Ma sei il capo cronista. - Sì.
Ma all'improvviso è arrivata una notizia e ho dovuto pubblicarla.
Una madre dice di aver perso il suo bambino. Credo lo abbia ammazzato.
- Non lo ha ammazzato! -Che ne sai? - Le madri non ammazzano i figli.
- Smettila. - Questo ragazzino è un po' presuntuoso.
- Ci sono molte madri cattive. - Quelle vere no!
- Se continui così, ti manderò in collegio. - Sì, appena ti sposerai.
- Aspetta... - Dopo! - Papà, mangiamo? Ho fame. - Anch'io.
Ma tua madre non è ancora rientrata e dobbiamo aspettarla.
Che hai fatto oggi a scuola?
- Il maestro ci ha spiegato le signorie. - Finalmente ti hanno detto...
- come si diventa signori! - No, le signorie sono...
Ernesto, scusa se ho fatto tardi.
- Posso servire? - Sì, Linda. - Servi con calma.
- Intanto il padrone di casa può ancora aspettare. - Brontolone!
È colpa di tuo figlio, ho parlato un'ora con il suo direttore.
- Perché sei andata dal direttore? - Tu pensi solo al cantiere.
Con quello che si spende in questa casa, devi dire "signor cantiere".
- Per mandare avanti la "baracca"... - Per una volta pensa a tuo figlio!
Il direttore mi ha detto che va male.
Tu devi studiare di più.
- Guardalo, sembra che mi rida in faccia. - Commendatore, al telefono.
- Chi è? - Il commendator Biagetti. - Vengo subito.
- Perché mi guardi? - Mi dai 1.000 lire?
Devo premiarti per ciò che mi ha detto il direttore?
- Il direttore non ti ha detto niente. - Non sono una bugiarda.
- Il direttore è morto. - Non dirlo a tuo padre, avrai le 1.000 lire.
Il commendator Biagetti non voleva darmi l'appalto.
Ma io so ciò che combina, l'ho ricattato e mi darà l'appalto.
- Figlio mio, impara. - Ha imparato abbastanza. Servi il signore.
- Che c'è? - Brodo. - Brodo... Già, la linea!
Campanello
È Pino. Ero preoccupata, la scuola è finita da un'ora.
- Gli do uno schiaffo... - Lascialo stare. - Il cocco di mamma!
Bel regalo mi hai fatto dopo 12 anni!
Avremmo avuto solo la grande che si sposa, invece ricominciamo con lui.
- Buon appetito. - Non girare, intanto devi sederti qui. - Fallo mangiare.
- Vieni. - Non ti faccio niente, siedi.
- Dove sei stato? - A scuola. - Fino a quest'ora?
- Ho tardato perché il direttore è morto. - Fa morire la gente!
Non sono stato io, non ho colpa se è morto.
- Forse è vero. - No, fammi vedere le mani.
- Girale. - Perché lo picchi?
Non è stato a scuola, non ha l'inchiostro sulle mani.
Attenzione! Questo è un comunicato urgente.
Una madre colta da malore ha smarrito il suo bambino di 6 mesi.
Chiunque lo abbia ritrovato, è pregato di informare la polizia.
- Che genitori fortunati! - Romoletto, che dici?
- Dove vai? - Ho da fare. - Oggi tu non esci.
- Non esci! Ora mangia. - Dai, mangia.
Gianna! Gianna!
- Signora Rosa! - Hai visto mio figlio a scuola? - Sì, all'uscita.
Chissà dove sarà andato! Ha 12 anni e ancora si comporta così.
- Tra poco Piero tornerà. - Se il padre torna e non lo trova...
- oggi lo picchia con la cinta. - Non tarderà. - Che ha quel bambino?
- Non lo so, piange. - Non so che fare, strilla da due ore.
- Devo chiamare il medico. - Si vede che sei una sposetta.
Avrà dei disturbi allo stomaco.
Dagli olio di mandorle con del prezzemolo tritato.
- Adesso lo mando a comprare. - Fa molto bene.
- Una donna ha perso il bambino. - Cosa? - L'ho letto sul giornale.
Allora mio marito non viene a pranzo.
Ogni volta che preparo la trippa, gli succede qualcosa.
Io non ho fatto niente! Sono il figlio del maresciallo Toniolo.
Lo so, tuo padre mi ha mandato a dirvi che non viene a pranzo.
- Perché? - Stiamo cercando un bambino. - Che ha fatto?
Niente, ha 6 mesi! Lo ha perso la madre.
- Ciao. - Arrivederci.
- Mamma! - Vieni su!
Papà ha mandato un agente per dire che non viene. Cercano un bambino.
Lo immaginavo! Quando succede qualcosa, lui è sempre di servizio.
- Vieni su. - Non posso, c'è da fare in parrocchia.
Ho capito.
- Mamma, lo lascio qui. - Vieni a spogliarti a casa.
- Vieni a prenderlo tu. - Cosa?
- Vieni al covo. - Devo consegnare il latte. - Poi chiama Fantomas.
- Sei già sceso! - Sono venuto a cercarti, ho sentito la radio.
E sta indagando mio padre.
- Ora che facciamo? - Decidiamo al covo, chiama Biberò.
- Ehi! - Vieni! - Non posso, devo controllare il portone.
- Lascia stare. - No, se vado via, mi picchia.
- Appena puoi, vieni al covo. - Che è successo? - Cose gravi!
- Pastaelenticchia è rientrato? - No. - Lo avverto io.
- Ma che è successo? - Dopo te lo dico. Ciao!
Parli, ha voluto liberarsi volontariamente del bambino.
- Me lo dica. - Perché avrei dovuto abbandonarlo?
- Possono esserci molti motivi. - Ha delle foto del bambino?
- L'unica che avevo l'hanno presa loro. - La smetta.
- Al giornale mi hanno chiesto qualche foto. - Non ci sono!
- Continuiamo. In un momento di disperazione... - È di suo marito?
- No, è di mio fratello. - In un momento... - Posso prenderla?
- Io la butto fuori! - Io devo fare il giornale.
- E io non sto qui a divertirmi. - Si calmi. Posso prenderla? - Sì.
Ma a cosa le serve la foto di mio fratello?
A qualcosa servirà, grazie.
In un momento di disperazione, lei non ce l'ha fatta più e...
- Da quanto tempo suo marito non le scrive? - Da poco.
Mi scrive ogni 15 giorni e ogni mese manda i soldi per me e il bambino.
- Allora perché cercava lavoro? - Per guadagnare qualcosa.
- È in regola con l'affitto? - Non lo pago, sto con mia zia.
Forse lo hanno trovato. Pronto?
È la casa del bambino che ha perso la madre?
Cioè della madre che ha perso il bambino? È lei?
- Allora stia tranquilla, il bambino sta bene. - Mi dica dov'è!
Non lo so, so solo che sta bene.
- Ha riattaccato. - Mio Dio, ti ringrazio, mio figlio è vivo!
Zia! Zia!
- Poveretta! - Chi era al telefono? - Una donna, ha contraffatto la voce.
- È un rapimento, avverto subito il giornale. - Serve a me!
Il telefono della donna che ha perso il bambino è sotto controllo?
Adesso? Ha ricevuto ora una telefonata anonima! Sbrigatevi.
- Si accomodi. - Grazie. - Faccia presto.
- Scendi. - Non posso uscire, sono prigioniero. - Di chi? - Di papà.
Sono in castigo, mio padre mi ha preso i pantaloni e le mutande.
- Li ha chiusi a chiave nel comò e io ho anche freddo. - Accidenti!
- Tuo padre è in casa? - No. - Allora ci penso io.
- Vengo su, avverti tua madre. - Mamma!
- Mamma, ti vuole Cervellone! - Chi è? - Il figlio dell'avvocato.
Sta venendo su. Ha suonato.
- Aldo, sei tu! Entra. - Sono venuto a prendere Pino.
Oggi non può uscire, è in castigo.
- Lo voleva il parroco, deve fare l'angioletto. - Cosa?
Nella recita di beneficenza.
Si è ammalato quello che lo faceva e suo figlio è bello come un angelo.
È vero, mio figlio è bello come un angioletto.
- Ma di fuori, perché dentro è un diavolo! - No, io sono buono!
Allora dirò al parroco di sceglierne un altro. Peccato!
Aspetta.
Se si tratta di beneficenza, non posso dire di no al parroco.
Vieni, ti vesto.
Il giornale!
Ti ho riconosciuto, sei uno di quelli che hanno rotto la finestra!
"Scrivo la lettera per farla vedere alle tue amiche che non ci credono."
- "Il tuo fidanzato Piero detto Pecos Bill." - Allora è vero.
- Sei fidanzata come una ragazza grande. - Sì. - Che fate insieme?
- Parliamo di noi e ci teniamo per mano. - Ti ha baciato? - Una volta.
- Com'è? - È bello.
È come mangiare il gelato. Ora devo andare, mi aspetta.
- Che peccato! La stracci? - Sì, mia madre è antiquata.
Potrebbe farmi una scenata. Ciao, ci vediamo domani.
Una donna ha fatto una telefonata misteriosa.
- Chi sarà questa donna misteriosa? - La zingara! - Per farsi prendere?
- Cerca di fare un'estorsione. - Che cosa vuoi dire?
- Vuole ricattare la madre. - Noi aspettiamo che si faccia sera
per andare a riscuotere quelle miserabili 1.000 lire...
- e quella si farà dare molti soldi dalla madre. - La madre è povera.
La zingara vuole farci fessi.
- Io comincio ad avere paura. - Anch'io. - Torniamo a casa.
Non iniziamo a fare i "cacasotto", non si torna indietro.
- Vogliamo la squadra di calcio? - Sì. - E le maglie a strisce?
A strisce avremo tutto il vestito.
- No, nel Minorile, fanno tenere i propri vestiti. - Cos'è?
- Il carcere per i minorenni. - Ma cosa dici?
Siamo uomini o femminucce? Gianna è più coraggiosa di tutti voi.
È vero, lo sono.
Cosa devo fare?
Vieni, Gianna. Di' loro che bisogna andare fino in fondo.
- Vogliono ritirarsi? - Sì, hanno paura.
Se aveste fatto ciò che ho fatto io, sareste morti di paura.
- Che hai fatto? - Ho telefonato alla madre per tranquillizzarla.
- È lei la donna misteriosa. - Non dovevi farlo.
Ora siamo fregati, mio padre capirà tutto.
Ora anche tu hai paura? Ho chiamato da un telefono pubblico...
con il fazzoletto sul microfono come fanno i ricattatori nei film.
Lei è brava.
Ma ora la polizia sa che il bambino è stato preso da qualcuno.
- Sospetteranno di noi? - Di noi no, ma sospetteranno degli zingari.
- Se quelli parlano, è finita per tutti. - Ma che hai combinato?
Ho letto il numero sul giornale e le ho telefonato.
- Non volevo che la madre soffrisse, sono una donna anch'io. - Cosa?
- Credi di essere Anita Garibaldi? - Ascoltate.
Ora non possiamo più andare dagli zingari per farci pagare le rate.
- Sarebbe la nostra rovina. - È vero, le rate sono una rovina.
- Lasciatelo parlare. - Andiamo al campo degli zingari.
Ci faremo dare una somma e liquideremo questa faccenda.
Sì, si liquida la merce per chiusura d'esercizio.
- Sì! - Almeno compriamo le maglie a strisce. - È giusto.
- Siamo tutti d'accordo? - Sì! - Va bene. - Allora andiamo.
- Presto! - Sbrigati!
- Biberò! - Andiamo!
- Non ci sono più. - Siete sicuri che fossero qui? - Sì.
- Io ricordo il posto. - Sei sicuro? - Domandiamolo a lui.
- Hai visto gli zingari? - Sì, ma sono andati via da un'ora.
- Da che parte? - Di là. - Sono andati via per non darci i soldi.
- E noi riprenderemo il bambino. - Gianna ha ragione.
- Coraggio, ragazzi, inseguiamoli. - Andiamo! - Dai. - Forza!
- Sali, Biberò. - Carica! - Dai!
Ragazzi, vi spiego il piano dell'attacco, l'ho studiato bene.
Appena il sole si nasconderà dietro gli alberi
Pastaelenticchia e Fantomas andranno nel recinto dei cavalli.
Metteranno in fuga gli animali per attirare l'attenzione degli zingari.
Davy Crochett e io immobilizzeremo gli altri.
- Gianna e Biberò cercheranno di prendere il bambino. - Va bene.
- Io non faccio niente? - Tu stai con il triciclo sulla strada...
pronto a scattare e appena Cervellone ti porta il bambino, via a razzo!
- Adesso dove vado? - Al covo. - E voi? - Noi ce la caveremo.
Sì, capo.
- Sono stato chiaro? - Sì. - Bravo. - Chiaro.
Se qualcuno ha paura, lo dica subito.
Nessuno ha paura? Bene, sono soddisfatto di voi.
Ora dobbiamo solo aspettare.
Meno sei, meno cinque, quattro
tre, due, uno, zero! All'attacco!
- Ahi! - Che fai? - Sono caduto. - Proprio adesso dovevi cadere?
Già e mi sono anche slogato un piede.
- Sono in tanti, che facciamo? - Proviamoci.
- Questi ci ammazzano di botte. - Hai paura? - Sì. - Non ti vergogni?
- No. - Non fare il vigliacco.
Biberò, dove sei?
Eccomi, con la roba che mi avete messo addosso, non posso muovermi.
- Questi non si muovono. - Insisti!
- Che c'è? - Qualcuno fa innervosire i cavalli. Andate a vedere. - Ehi!
Aiuto, scappiamo!
Andiamo.
- Ma che stai facendo? - Ahi! - Ahi!
Cosa vogliono? Da dove vengono?
Ahi! Ahi!
Disgraziato!
Le voci si sovrappongono
- Vittoria! L'ho preso! - Quello è mio figlio.
Mi sono sbagliato. Ahi! Gli occhiali dove sono?
- L'ho preso! - Vieni qua.
- Prendi questo! - Ahi!
È tutta colpa tua, io volevo comprarlo.
Dai, sbrigati, metti dentro.
Lamenti
Lasciateli stare altrimenti ci portano tutti in Questura.
Ahi! Ahi!
Aspettatemi!
- Accidenti, quanto picchiano questi zingari! - Ahi!
- Zitto o non sento lo scatto. - Che devi sentire?
- Lo scricchiolio dell'osso che si rimette a posto. - No, ho paura.
Non ti farò niente, stai tranquillo.
- Hai sbagliato gamba, questa è quella sana. - Già. - Ahi!
- Mi brucia. - Certo, ce l'hai rosso come quello di una scimmia.
È andata bene, potevo rompermi, quello mi ha buttato da "100" metri.
Ho preso tanti schiaffi che non ho un dente fermo.
A me fa male la testa!
Per fortuna il piano era chiaro! Se era "scuro", ci ammazzavano.
- Capo! - Se mi mancate di rispetto, vado via.
- Sei matto? - No. - Se ci abbandoni, siamo rovinati.
Il bambino piange - Ecco, ora piange. - Cullalo, così smette.
- Adesso faccio anche la balia, dov'è Gianna? - Non c'è.
Accidenti, sta sempre qui e quando serve, non si trova.
- Non telefona. - Richiamerà per chiedere il riscatto.
- Non ho soldi, che le do? - Niente, il telefono è sotto controllo.
Lei deve trattenerla al telefono, così sapremo da dove chiama.
- Arresteremo tutti e lei riavrà il suo bambino. - Lo spero.
Lasci squillare ancora e la trattenga.
- Ora e parli tanto. - Pronto? Pronto?
Sono la mamma di prima, il suo bimbo è in buone mani e lo riavrà presto.
- Signora, pronto? - Parli, parli.
- Ha riattaccato. - Lei non collabora. - Che dovevo fare? - Parlare.
- È la signora che ha smesso. - Ma è una delinquente. Che le ha detto?
- Mio figlio è in buone mani. - Già. - E lo riavrò presto. - Quando?
- Non l'ha detto. - Non ha parlato di riscatto, di consegna? - No.
- Non si lavora così. - Non è colpa mia! - Non pianga.
Oggi il nostro mestiere non si può più fare, è cambiato, senza senso.
- "Suo figlio è in buone mani, domani lo riavrà." - È meglio.
- Ma perché non hanno chiesto il riscatto? - Non me lo ridaranno?
Non lo so, dove sono i criminali di una volta?
Scrivevano: "Se volete rivedere vostro figlio, dovete darci tanto."
"Lascerete in tal punto..." Noi ci appostavamo e li prendevamo.
- Allora? - Niente, aspettiamo.
- Mi dà un gelato da 50? - Certo.
- Grazie. - Prego.
- Avrà fame. - No, gli zingari gli avranno dato da mangiare.
- Ha una pancia piena di latte. - Forse è piena di "cacca".
- Biberò, stai zitto. - Per me quel bambino sta male. - Perché?
- È bello, grosso, colorito. - Avrà sonno, cantagli qualcosa.
- Non sono Adriano Celentano. - Cantagli la ninna nanna.
- Dobbiamo darlo via subito. - Se piange, come lo portiamo via?
- Ci farà scoprire subito. - Ma dov'è quella "patata"? - Sono qua.
- Non chiamarmi patata. - Dove sei andata? - Non te lo dico.
Guarda che ha questo bambino. Il bambino piange
- Questo bambino sta male. - Che ha? - Ha la pancia gonfia.
- Non riesce a fare il bisognino. - Ve lo avevo detto. - Che si fa?
- Dobbiamo lasciare il bambino. - Mamma mi fa sempre la "peretta".
- Spingiamo sulla pancia, forse così la fa. - No.
Per favore, zitti, sto pensando.
Bisogna dargli un po' d'olio di mandorla con il prezzemolo.
Il prezzemolo si rimedia, ma l'olio di mandorla...
- Lo vendono in farmacia. - Tirate fuori i soldi.
- È partita la fesseria delle 16.20. - Perché? - Se avevamo i soldi...
non ci mettevamo nei guai con questo bambino. - Svuotiamo le tasche.
- Forza, datemeli. - 10, 20. - È la mia gomma.
- Hai solo questi? - C'è anche questo. - 40.
- È tutto? - Sì. - Bastano 50 lire?
Non credo, quando mio cognato compra le medicine, dice le parolacce.
- Se questo bambino muore, andiamo tutti in galera. - Al riformatorio.
È sempre galera.
- Tieni. - 1.000 lire! Le avevi e non ce le davi?
- Dove le hai prese? - Me le sono fatte dare da mamma.
Tua madre ti tratta bene.
Ma che fai, piangi?
- Non è niente. - Ragazzi, non c'è tempo da perdere.
Fantomas, vai e compra l'olio di mandorle. Dagli i soldi.
- Andiamo, Pastaelenticchia. - Voglio venire anch'io.
- Al prezzemolo ci penso io, Gambalesta, vieni con me. - Andiamo.
Io vado a comprare il giornale per sapere le ultime notizie.
- No, tu non ti muovi da qua. - Che vuoi da me?
Vado io a comprare il giornale.
- Che fai lì seduto? - Sono stanco. - Tieni in braccio il bambino.
- Fallo tu, io sono un uomo. - Già, sei più forte. - Sono cose da donna.
- Va bene, io vado via. - Va bene, lo prendo.
Il bambino piange
- Piange lo stesso. - Con il movimento si potrebbe liberare il pancino.
- Proprio addosso a me! - Roba di bambino, è roba innocente.
- Questo innocente mi ha stancato. - A te i bambini non ti piacciono.
- Sono problemi. - Quando mi sposerò, ne voglio avere almeno tre.
- Tu non ti sposi? - Non mi sposo. - Sei "Peppino cuoco Sopraffino"?
Il nome che porto non ti dice niente?
Pecos Bill, il leggendario eroe della prateria!
Il pericolo è il mio mestiere. Immagina Pecos Bill che torna a casa...
e la moglie lo rimprovera perché ha fatto tardi. Lui combatte i Sioux.
Il bambino piange
- Cosa volete? - 1.000 lire d'olio di mandorla. - È per un bambino?
No, è per il nonno.
Ci ha creduto! Ci ha creduto!
- Vai! - Accidenti, la catena! - Spingi. - Forza!
Io vi uccido!
Un cono da 50, crema, fragola e pistacchio.
- Mi scusi, signore, potrei vedere un attimo il giornale? - Va bene.
La carcassa del capodoglio che è a Fregene sarà distrutta.
Roma. Dopo la seconda telefonata della donna che rassicurava la madre
sulla salute del bambino, la polizia ha intensificato le ricerche...
per restituire la creatura alla madre.
Una signora ha offerto un premio in denaro
per chi restituirà il bambino. Notizie dall'estero.
- Quant'è un premio in denaro? - Non so, da una lira ad un milione.
Un milione!
Mi scusi.
Sapevo che sarebbe finita così, per passeggiare, mi sono sporcato.
- Non sei contento? Ora il bambino sta bene. - Ma sto male io.
- A quest'ora non si può asciugare la camicia. - È un pezzetto.
Ahi! È proprio sulla pancia! Mi può venire una polmonite.
Tu hai i polmoni così in basso? Tirala fuori, si asciuga prima.
È inutile, senza noi donne non sapete fare niente.
Vai via!
Pecos, abbiamo rimediato il prezzemolo. Tieni.
Sdraiati sul tavolo, mettitelo in bocca e fai l'abbacchio al forno.
- Il ragazzino ha fatto? - Certo, ora sta bene per un mese.
- Cosa? Accidenti! - È contento.
- Ecco l'olio! - Eccolo.
- Non serve più. - Mi avete fatto buttare 1.000 lire.
- Non sapevamo che facesse da solo. - Lo assaggio. - 1.000 lire buttate.
- È buono! - Lascia, Biberò.
- È buono! - Fammi assaggiare. - Anche a me.
Basta! Pensiamo alle cose serie.
Silenzio. Che ne facciamo del bambino?
- Portiamolo dove l'abbiamo trovato. - Non si può lasciare all'aperto.
Ora è tardi, vogliamo deciderci? Dove lasciamo il bambino?
- Si è fatto buio, dobbiamo tornare a casa. - C'è una grande notizia.
- Quale? - Parla. - L'ho sentita ora dal giornale radio.
- Un milione di premio a chi ritrova il bambino. - Chi ce lo dà?
- Non l'ha detto. È un anonimo. - Che? - Che?
- È uno che non vuol far sapere chi è. - Già, ma hai capito bene?
- Non sono scemo, quando l'ho sentito, mi è preso un colpo. - Già.
- Possono anche essere 2 milioni. - Il bambino l'ho trovato io.
Altro che maglie a strisce, con un milione ci compriamo Pelè. Urla
- Quant'è un milione? 300.000 lire? - No!
Calmi, la radio ha detto che danno un premio a chi ritrova il bambino
e lo consegna alla polizia. Ma lo danno a chi lo ritrova...
e non a chi l'ha preso. - Che vuol dire? - Dovevamo riportarlo subito.
- È vero. - Noi diremo che l'abbiamo trovato adesso.
- Lo daremo alla polizia e intascheremo il milione. - Già.
Ma mio padre prende il bimbo
ti interroga e ti "strappa" la verità. Andremo tutti al Minorile.
- Dobbiamo rinunciare ai soldi? - Credo di sì. - Ho un'idea.
- Possiamo metterci d'accordo con il parroco. - Come? - Gli diciamo
"Padre, vuole mezzo milione?" Gli spieghiamo e gli diamo il bambino.
- Il parroco non fa certe cose. - Bisogna prendere una decisione.
- Sono le 21, bisogna tornare a casa. - Sì, mia madre mi starà cercando.
Anche a me, credo che il milione me lo daranno, ma di calci.
- Lasciamolo sui gradini della chiesa. - E poi cerchiamo il parroco.
Gli diremo che lì abbiamo trovato il bambino. Non ci darà tutto...
- ma qualcosa sì. - Ma quando ti confesserai, gli dirai la verità.
- C'è il segreto della confessione e il parroco non potrà parlare. - Già.
- È deciso? - Sì. - Attenta.
- Andiamo. - No, io non ho deciso. - Non mi interessa!
- Scusa, salgo un attimo per vedere se Marco è tornato. - Sì, sbrigati.
- Buonasera, signora Vittoria. - Il ragazzino non è rientrato.
- Forse non l'ha visto. - Non poteva entrare, ho ancora la sua chiave.
- Dove sarà andato? - È quello che mi domando anch'io per mio figlio.
- Stasera gliele do. - Hai sentito? - Sì, non è il caso di preoccuparsi.
- Mi preoccupo, forse gli è successo qualcosa. - Non drammatizzare.
- Sali o faremo tardi. - Non mi interessa, aspetto Marco.
Si tratta di mio figlio e non mi interessa la tua causa di domani.
Mia cara, è anche mio figlio, ma non sto qua a divertirmi, io lavoro.
Tornerai a lavorare dopo che avremo ritrovato nostro figlio, vieni qui.
- Matilde, sarà andato al cinema e tornerà. - Certo.
- Ascoltami... - Vedrai, un giorno non tornerà più a casa.
- Ecco cosa succederà. - Va bene, vengo!
- Spero vada tutto bene. - Che ti ha detto?
- Neanche suo figlio è tornato. - Significa che stanno insieme.
- Con questi rapimenti di bambini... - Ma quello è un neonato.
Non rapiscono i ragazzi di 10 anni. Ti preoccupi di lui solo adesso?
Ci dovevi pensare prima. Se sta solo tutto il giorno la colpa è mia?
- Io devo lavorare tutto il giorno. - Se tu stessi meno al lavoro...
- e stessi più a casa, vicino a noi... - A te piace stare bene!
- Vuoi fare la bella vita, divertirti. - Se stessi più con noi...
- ne farei anche a meno. - Potevi stare tu vicino a nostro figlio.
È vero, ma a volte mi sento sola e il figlio non basta.
Ernesto, anche tu mi manchi, sono anni che non usciamo più insieme.
Ci incontriamo qui a pranzo, a cena, ma è come se non ci vedessimo mai.
- Le 22 e non si vedono. - Dottore, mio figlio non ha mai fatto tardi.
Il mio alle 21 è sempre a casa.
- Smettila di suonare. - Facciamo tardi per l'ultimo spettacolo.
- Lo spettacolo è finito per sempre. - Fai il cafone? - Faccio sul serio.
- Accompagnami a casa. - No, scendi, mi serve l'auto. - Ma...
- Scendi! - No! Ma come vado a casa?
A piedi, con il taxi, come vuoi!
- Signora, salga, andiamo a casa di quel ragazzo... - Pecos Bill.
Scusi.
Mascalzone!
- Sono le 22, mio marito è andato a cercarla. - E mio figlio allora?
- Suo figlio è maschio e ha 12 anni. - Io non ho ancora paura...
perché mi hanno telefonato i genitori degli altri ragazzini.
Significa che stanno insieme. Se non viene a casa, mio marito lo rovina.
- Una ragazzina così piccola che fa tra quei ragazzi? - Giocano.
Ecco mio marito. Stai tranquilla.
Non è successo niente, noi siamo sempre i primi a saperlo.
- Gli riscaldo la trippa. - Buonasera. - Buonasera.
- Non c'è nessuno in questa casa? - Un momento, ti riscaldo la trippa.
- Tuo figlio dov'è? Cosa? - Dov'è Piero? Che dici?
- Bene, quando viene a casa, lo picchio. - Lascialo stare.
- Ora hai sentito. - Buonasera, amore. - Buonasera, cara. - Come stai?
- Così. - Stanco? - Un po'. - Assaggia.
- Ma è fredda! - Per non farti aspettare.
- Ecco Piero, ora lo sistemo. - Buonasera, signora. Buonasera.
Nostro figlio non è tornato. Accomodatevi. Il maresciallo?
- È tornato proprio ora, adesso lo chiamo. - Grazie. Grazie.
- Chi sono? - I genitori. - Di chi? - Gli amici di Piero. - Che ha fatto?
Niente, ma non sono ancora ritornati a casa, Piero è il capo...
Già, nella mia posizione fa queste cose. Ora dovrei dirgli...
- "Il figlio del maresciallo Toniolo è un delinquente". - Abbi pazienza.
- Dopo ti riscaldo la trippa così la trovi calda. - No, ho altri problemi.
Calma!
Calma, non parlate tutti insieme,
- altrimenti il maresciallo non capisce. - Parliamo uno alla volta.
Maresciallo, sono le 22 e i nostri figli non sono tornati a casa.
Ve la prendete con me? Lo so, neanche mio figlio è tornato.
- Suo figlio è il più grande di tutti. - È il capobanda.
- Tutto ciò che dice di fare, gli altri lo fanno. - Lei è responsabile.
- Io che c'entro? - Già, che colpa ha se suo figlio è il capobanda?
- Maresciallo, si sono spiegati male. - No, mi sono spiegato bene
- e se vuole, glielo rispiego. - Grazie, ma si preoccupi di suo figlio.
- Non si arrabbi. - Mi arrabbio. - Allora si arrabbi.
Io non me la prendo con lei se tempo fa suo figlio ha venduto al mio
- una foto pornografica. - Cosa? - Pornografica.
Non posso raccontare i particolari perché ci sono delle signore.
- L'aveva mio figlio che non ha ancora 7 anni. - Io che c'entro?
- Chissà dove l'ha trovata! - In un cassetto della sua scrivania.
- Lei crede a delle storie di ragazzi? - Sì. - Sono cose inutili.
Avvocato, queste cose non sono inutili, perché per queste cose
ci troviamo qui tutti insieme. Una oggi, una domani
e succede che una sera non tornano più a casa.
- Maresciallo, lei che è più pratico che possiamo fare? - Stare calmi.
Se fosse accaduto qualcosa, lo avremmo saputo.
Ora telefono in Questura per avvertire le auto in perlustrazione.
- Li cerco io, appena saprò qualcosa telefonerò. - Sì. - Offri qualcosa.
- Che gli offro da bere? - Non lo so. - Posso offrire un caffè?
No, grazie, ne ho presi già quattro.
Vorrei sapere perché si sono riuniti in una banda.
- È tipico dei ragazzi di oggi riunirsi in gruppi. - Ma perché?
Perché sentono che noi genitori non li curiamo ed amiamo abbastanza.
Il bambino piange, se cantiamo, non lo sentono.
Sirena - La polizia. - Via! - Nascondiamoci.
- Cercano noi. - O il bimbo. - A bordo forse c'è mio padre. - È una nave?
Sfotti, io non mi sento tranquillo se non lo portiamo davanti la chiesa.
- Ha ragione, stiamo camminando allo scoperto. - Forza.
- Buonasera. - Buonasera, maresciallo. - Hai visto mio figlio? -No.
- E altri ragazzi? - No, è tutto calmo, perché?
- Mio figlio ed altri ragazzi non sono rincasati. - Cosa?
- Se fosse successo qualcosa, lo avrei saputo. - Che fate? - Un giro.
- Come se non bastasse ciò che fate il giorno. - Buonanotte. - Buonanotte.
Parlano sottovoce
- A me il pancino fa "glu, glu". - Zitto. - Patata, lascialo qua.
No, vicino alla porta, è più riparato. È aperta.
- Non perdere tempo. - Allora è meglio metterlo dentro.
Fuori potrebbe ammalarsi e la responsabilità sarebbe la nostra.
- Ma deve rimanerci poco. - Facciamo come dice lei. - Va bene.
- Da sola ho paura, accompagnami. - Dai, sbrighiamoci.
Entra, voi aspettate qua e non fate rumore.
Mi avete capito?
- Lasciamolo qui. - No, bisogna metterlo bene in vista.
- Il parroco penserà che l'abbiamo trovato. - Lo metti sull'altare?
- Mettiamolo nel confessionale. - Attento, svegli il bambino.
C'è qualcuno, nascondiamoci.
- Sono due ladri e stanno rubando. - È un sacrilegio. - Zitta.
- È peccato mortale. Al ladro! Al ladro! - Stai zitta!
- Che succede? - È Gianna. - Entriamo, presto.
- Aiuto! - Al ladro! - Prendetelo!
- Gli ho data una botta. - Biberò, bravo, vieni.
Cosa è successo?
- Che fate qui? - Eravamo di passaggio.
- Sono venuti per rubare. - No! - Qualcuno ha gridato al ladro.
- Padre, avevano il sacco ed è pieno di ex-voto. - Non siamo ladri. - Padre, guardi.
Non vi muovete di qui. Ora chiamerò la polizia.
- Reverendo, ci vuole rovinare? - C'è anche il capobanda.
- Gianna, mi meraviglio di te. - Sono stata io a gridare
- perché ho visto i due ladri. - E qui detro, cosa ci facevate a quest'ora?
- Non ci venite di giorno, ma di notte sì. - La porta era aperta.
- La luce era accesa e siamo entrati. - Bugiardo, le luci erano spente.
- Le ho accese io. - Voleva dire che abbiamo visto un movimento strano.
Siamo entrati e abbiamo scoperto i ladri, erano due, li ho visti bene.
Saremo dei cattivi ragazzi, ma non dei ladri. E poi in chiesa!
Conosco tuo padre e tutte le vostre famiglie e voglio credervi.
- Cosa facevate in giro alle 11 di sera? - Tornavamo dal cinema. - È vero.
- Non dire bugie o andrai all'inferno. - Non voglio andarci.
È venuta a cercarti tua sorella perché Cervellone, per farti uscire...
- ha ideato la storia dell'angioletto. - Volevamo portarlo al cinema.
Basta bugie! Le vostre famiglie vi hanno cercato. Il bambino piange
Santo cielo!
- Questo bambino? - L'avranno dimenticato i ladri.
- I ladri non rubano con un neonato. - L'avrà abbandonato qualche donna.
Stai zitta, non dire cose più grandi di te.
Oddio! Forse è il bambino rapito!
No, Santo Dio!
- Siete stati voi? - No. - Non l'abbiamo rapito.
- L'abbiamo solo trovato. - L'ho trovato io. - Dove?
- Lo cercano da stamattina. - L'abbiamo trovato stamattina.
- È colpa del direttore che è morto. - Direttore? Morto?
- Che dite? - Stamattina non c'era la scuola perché il direttore è morto e allora...
Invece di tornare a casa...
Capisco, per nascondere la prima marachella...
ne avete fatta un'altra ancora più grossa. Vergognatevi!
- Il milione a chi va? - Se lo prende tutto lui. - Cosa c'è ancora?
- Parlavamo del premio, del milione. - Quale milione?
- Il premio per chi trova il bambino. - L'abbiamo trovato noi. - Io l'ho trovato.
Santo cielo!
Avete portato qui il bambino per avere il premio in denaro
- e non per un sentimento spontaneo di pietà e di dovere. - No.
L'abbiamo portato a lei per darlo alla madre.
- Del milione lo abbiamo saputo dopo. - È vero. - Dio mio!
Voi trovate un bambino piangente, abbandonato
e il vostro pensiero qual è stato? - Di venderlo agli zingari. - Cosa?
L'abbiamo dato agli zingari, ma poi l'abbiamo ripreso.
- È incredibile. - Padre, ci servivano le maglie a strisce...
e un pallone vero per giocare.
Per avere un pallone vero, avete commesso tante cattive azioni?
Vergogna! Vergogna!
Andate a casa, è tardi, i vostri saranno preoccupati. Andate!
- Voi siete qui. Buonasera, padre. - Buonasera, maresciallo.
- C'è anche il figlio del maresciallo. - Papà... - Zitto.
- Sono vostri? - Sì, sono della Madonna, c'è stato un furto
e i ragazzi mi hanno detto che hanno visto fuggire due ladri. - Sì.
Non sono andati lontano, li ho già consegnati. Uno aveva diversa roba
ma non posso ancora restituirgliela. Vuole vedere i ladri? - Non qui.
Se è necessario, domani al commissariato. Il bambino piange
Si è svegliato.
È il bambino che si temeva fosse stato rapito e invece i ragazzi...
I ragazzi lo hanno trovato qui in chiesa
e mi hanno subito avvertito, così tutto finisce bene
e che il Signore mi perdoni. In quanto al premio in denaro
lo prenderò io. - Te lo avevo detto.
Maresciallo, mi aiuterà a distribuirlo a chi ne ha bisogno.
- Me lo hanno suggerito loro. Vero? - Sì, padre!
Grazie, padre, c'è bisogno di preti come voi.
Andate presto al cinema o farete preoccupare le vostre famiglie.
- Andate. - Buonanotte. - Buonasera. - Ciao.
- Fatevi vedere anche di giorno in chiesa. - Piero, resta qui con me.
- Papà. - Mi accompagnerai da quella povera donna. Tu le darai il bimbo.
- Potrei fare una telefonata? - Prego. - Devo informare la Centrale
- tranquillizzare quella povera madre e avvertire mia moglie. - Prego.
- Non lo farò più. - Non potrai farlo, ora staremo tutte le sere insieme.
- Davvero? - Al giornale mi hanno cambiato l'orario e starò con te.
- Intanto andrò in collegio. - Ci ho ripensato, non mi piace il collegio.
Grazie, papà.
- Maleducato, fai entrare prima il dottore. - Grazie, signora.
- Davy Crochett, fai passare prima la mamma. - Grazie, dottore.
- Buonanotte. - Arrivederci. - Ciao. - Ciao.
Adesso? Cosa dovrei farti? Romperti la testa?
Te ne approfitti perché tuo padre non c'è più, se fosse ancora vivo
non mi faresti disperare tanto, canaglia, assassino!
- No, mamma, non piangere. - Vuoi capirlo che non ne posso più?
Non ne posso più, vai in cucina a mangiare, c'è una tazza di latte.
Chissà che fame avrai! Vai! Assassino.
Madonnina mia, ti ringrazio. Ora è tornato, sono contenta.
Grazie, Madonnina, grazie.
- Stai mangiando, disgraziato? - Sì.
- Da domani, ti accompagno a scuola. - No, esci presto.
Andrò più tardi, anche se mi rubano sul cemento. Io lo facevo quando ero capomastro.
No, tuo padre, quando era capomastro, era un uomo onesto.
Dobbiamo essere onesti e dire sempre la verità.
Domani prendo io Nino, voglio sapere dall'insegnante come va.
- Ma oggi hai parlato con il direttore. - No, non ci sono stata.
- L'ho detto per giustificarmi. Vuoi sapere dove sono stata? - No.
Come vuoi, ti giuro che ora non avrai più motivo di chiedermelo.
Mio cognato non ha detto niente.
Mi ha dato due schiaffoni e ancora mi gira la testa.
- La soddisfazione di piangere non gliel'ho data. - Brava.
- Diventerai importante. - Tuo padre che ti ha detto?
- Mi ha detto che in qualità di figlio di un tutore dell'ordine devo dare l'esempio...
che l'albero si raddrizza quando sta sul ramo... No, non ricordo.
- Non ti ha picchiato? - No, ormai mi considera un uomo.
Mi sta venendo la barba. Voglio che mi cresca ispida e dura
perché devo accenderci i fiammiferi come Pecos Bill. Piero!
Papà, vengo. Rientro perché lo voglio tenere calmo.
- Ciao, bambola del West. Piero! - Sì, papà, vengo!
Papà, ti togli la cinta?
No, papà! No, aiuto!
Ahi! No! No! Ahi! Perdono!
- Eccolo, povera creatura! - Perché non sei salito con gli altri?
- Ho bevuto l'olio e mi sono cacato sotto. - Anch'io, ma di paura.
Andiamo, dai.
Fine
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