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(bambina) Mamma! Lorenzo sta male!
< Mamma! Lorenzo non respira, soffoca!
< Ti prego, mamma! Lorenzo non ce la fa più!
< Mamma!
< Non ce la faccio più!
< Fateci uscire! Aprite!
< Ti prego! Mamma, Lorenzo soffoca!
< Mamma! Mamma!
< Mamma! Fammi uscire!
< Apri! Lorenzo sta male!
(Arturo) Morgana.
(Morgana) Ti butto quel telefono. Basta!
(Morgana) Non siamo neanche sposati. Levati!
(Arturo) È più bello così. (Morgana) Certo!
(Arturo) Quando vi sposate? - Tra due mesi. - A Roma. - Con la Limousine.
(Arturo) Dove sono gli sposi? - Viva gli sposi!
(Arturo) Ciao, Prissy. Eccoli! Ragazzi!
- Ciao! - Hai rotto il cazzo con questo telefono. Levati!
- Dov'è Alessandro? Lo cerco da un'ora. (Arturo) Anch'io lo cerco. Ciao, ragazze.
Io devo ringraziare te e Alessandro. Siete stati meravigliosi.
- Perché.... < Brava, mamma!
Ci hanno prestato la casa, sennò non so come avrei fatto.
Auguri agli sposi!
(Esra) I beni in comune? (Arturo) Che fai?
- Niente. Bevo, parlo. (Arturo) Mina ed Esra.
- Le più grandi "wedding planner" della capitale. - Le fedi? - No.
- Volete la vostra canzone del cuore durante la cerimonia? - No.
Mi piacciono così, brave. Però questo lo cancelli.
(Arturo) Che cos'è? - Regalo di nozze. - Un salamone.
- Dice di tagliarlo a fette. - Una per volta perché è piccante.
(Arturo) Ecco i prossimi! - Siamo noi.
(Arturo) Ragazzi, foto di gruppo! - Foto di gruppo! - Tutti là.
- Dove? (Arturo) "Cheese".
Dite "cheese".
Era un video, non era una foto.
(insieme) Bacio! Bacio!
Auguri!
(Arturo) Ginevra. Scusi, le presento Filippo.
- Ci siamo già visti? (Arturo) Vi siete già visti?
Ci siamo sposati, amore mio.
Dai!
Voleva vedere la cabina armadio. Stanno ristrutturando. Emanuele, Arturo.
Emmanuelle, ti cerca il tuo promesso sposo.
Bevi.
Comunque non c'è niente da fare. Questa torta è come me, è "bona".
Quando vengo qua, mi sembra di stare a casa, come a casa mia. Infatti faccio la serva.
- Arturo, non fare quella faccia. - Sai da quanto non scopiamo? - Tra voi due?
Sì, dal Medioevo.
È così nelle lunghe relazioni. Dopo un po', la passione sparisce.
- Tu che ne sai di lunghe relazioni? - Io ho una relazione molto lunga.
È molto soddisfacente, molto.
Niente delusioni, il sesso è da Dio.
- Con chi? - Me stessa.
Ciao. C'è Alessandro?
Tieni, grazie.
Aspetta.
Grazie.
Amore mio!
- Bello. (Alessandro) Finalmente! - Ci ho messo un po'. Ho rotto la macchina.
- Poi l'autobus. Sono il ritardo fatto persona. - Lo so.
- Voi come state? - Come stai? (Alessandro) Avete fame? Lei è Annamaria.
Marco e Claudio sono gli sposi. Si festeggia qua.
(Esra) Bene arrivata! - Lui è Filippo.
- Ciao. - Arturo! Guarda chi c'è.
No! Dai! Che sorpresa!
- Ciao. - Ciao. Come stai? - Bene.
- Ciao. - Ciao. - Bambini, siete diventati grandi!
Mi sa che tu non li conosci.
- Lui non l'ho mai visto. Lei l'ho vista quando era piccola così. - Altezza cane.
Martina! Ha una fase aggressiva.
- Mamma! - Perché ti nascondi?
Non mi sto nascondendo, signora. Piacere di conoscerla.
- Piacere mio. - Ha la fase opposta, dà del lei a tutti. - Già lo amo.
Sembra timido. Poi vedrete, con il tempo... Si chiama Alessandro.
Io lo chiamo Sandro, anche se non gli piace.
- In questa casa c'è un altro Alessandro. - Sì, c'è un altro Alessandro.
Lei è Annamaria, quella storica. Avrete sentito mille volte questa storia.
- Lei mi ha presentato Arturo. - Veramente?
Meglio non sapere come.
- Li ho presentati quindici anni fa. - Quindici e mezzo.
- Non mi hanno fatto ancora causa. (sottovoce) Non me l'hai detto. - Sì, invece.
- C'è qualcosa per loro? - Certo. Quello che volete, c'è.
- Qualsiasi cosa, c'è. (Annamaria) Come stai? - Bene.
Mai indossare un tacco dodici.
Sì, slancia, rassoda i glutei, dà il giusto portamento.
- Ma se lo indossate, non lo toglierete più. Vi distruggerà. -I piedi?
No! L'anima. È come una droga.
Anch'io mi sono sempre innamorata degli uomini sbagliati. Sbagliati poi!
Magari erano l'unica via per arrivare a Filippo.
Bella questa!
Io sono Filippo. Tu?
Sono sempre Alessandro, signore, suo figlio.
Io ho due figli.
Ho avuto diversi uomini che sono scappati a gambe levate.
- Lei chi è? - È Annamaria, mia mamma.
Forse è meglio così. Loro sono veramente miei.
Sono miei di nome e di fatto. È meglio non avere un padre.
Complimenti! Bellissima signora.
I principi azzurri scolorano con il tempo.
- Oh! Che c'è? - Che c'è?
- Che c'è? - Dovevi dirmelo. - Te l'ho detto! - Non me l'hai detto!
- Te l'ho detto. Se non l'ho detto, mi sarò dimenticato. - Questi? Che fai?
(Ginevra) Ragazzi! Ragazzi! - Scusa, Annamaria.
- Non è per te, lo sai. - Mi dispiace.
Mi fa piacere che siate qua.
Quanto restate?
I bambini restano tre giorni.
Tu dove vai?
Vado in ospedale. Devo fare un po' di accertamenti.
- Ma non è niente. - Cioè? - No, è una cosa semplice.
Ho delle emicranie e...
Così, vanno, vengono e sono molto forti. Ehi!
Sono felice che i bambini restino qui. A Palestrina non mi fidavo di nessuno.
- È diverso, a Palestrina non si fidano di te. - Oh!
(Arturo) Ti sei divertito? - Quando?
Quando, secondo te?
Insomma. Così così.
- Sembravi vispo. - Arturo, fai il geloso? -Io? Figurati!
- Allora l'invidioso! - Sì, di che?
Senti, non ho fatto niente di male.
L'hai già fatto tu, l'ho già fatto io. A volte lo abbiamo fatto pure in tre.
- Pure in quattro. Poche volte, ma lo abbiamo fatto. - Beh, poche volte...
Non ricordo, ma almeno cinque.
Ma c'è modo e modo. Davanti a tutti, a casa nostra!
Per te gli altri non esistono, sono figure di contorno!
Oddio, che lagna! Mamma mia, che ho fatto di male?
- Neanche mi piaceva quello. - Ma va'!
(Annamaria) Mi siete mancati tanto.
(Arturo) Tu no.
(Alessandro) Si dorme, però. Non cominciate.
- Mangi dolce e salato la mattina? - Mica è salato questo. - Quello.
Vabbè, non ho messo il sale. Tu metti il sale.
Vi sapete fare la doccia? Da soli, voglio dire.
(Martina) Certo. (Arturo) Lui si sa lavare i denti?
- È ovvio. - Sanno lavarsi i denti, farsi la doccia.
Potrebbero lavare tutti noi messi insieme. Sei pronto?
Fatto.
- Mi raccomando, badate a questi due. - Certo. - Parlavo con loro.
- Ciao. (Arturo) Ciao.
- Buongiorno! (Ginevra) Buongiorno. Ciao! Come stai? - Bene, grazie.
- Lei? - Molto bene, grazie. Un momento. Dunque...
(Arturo) Solo con me non parli? - L'ordine arriva venerdì. Inviamo la fattura via mail.
- Va bene, Prissy? - Sì. - Mi raccomando, entro mezzogiorno. - Va bene.
- Arrivederci. - Arrivederci. Allora? - Li ho portati a fare la spesa.
(sottovoce) Puoi tenerli per un'oretta? - Sì, possono stare con noi.
No, devo insegnare a Prissy la fattura elettronica.
- È una giornata complicata. - Anche qui? Non bastava a casa?
- Io devo studiare, voglio aprire un negozio. - Capisci che concorrenza?
Ti propongo uno scambio. Loro restano con me un'ora e io ti consegno lui per due.
- Va bene, grazie. Ciao! - Ciao. Filippo...
(Prissy) Ciao. - No, Filippo. Scherzava. - Sì.
- Filippo! - Grazie. Arrivederci.
Filippo!
Noi vogliamo una torta a tre piani, ma non come questa. A me non piace.
Si può scegliere una torta firmata da un grande chef?
- Certo. - Sì, ma io ti ho accontentato con la Limousine. - Che dici?
- Io desideravo una Rolls Royce. - Sì, vabbè! - Scusate.
- Continui tu con loro? - Certo. - Ciao!
- Come va? (Martina) Ciao, Mina! - Un caffè, per favore. Senza latte.
Questo è il mio regno. Ordinate quello che volete.
Ci sono cose freschissime. Pizze, gelati, spremute. Tutto.
- Che prendiamo? - Quello che volete. - Volete una fetta di torta? - No, grazie.
(Mina) Li ha mollati a te? - Certo.
- Puoi tenerli un'oretta? Non di più. - Ci hai preso per Telefono Azzurro?
- Guarda quanta gente. - Abbiamo scelto quelle striate. - È scemo.
- Abbiamo scelto quelle del Madagascar. - Non volevate il mughetto? - Cioccolato.
Volete una fetta di torta?
- Scusa un attimo. - Che fai?
Sai che mettere il rossetto mi rilassa.
- È normale che sei agitata. Sono agitato pure io! - Vuoi un po' di rossetto?
Dai! Mettimelo.
Cretina.
- Mi dici che hai? - Magari te lo dico tra tre giorni.
- Secondo me, tu sei agitata per il dottore. - Sì? Te lo farei vedere!
Qui non si fanno strappi alla regola.
Non cominciate a dire che avete avuto un'emergenza, perché non funziona.
Qui noi abbiamo le emergenze. L'orario delle visite è quello.
Fuori orario entrano solo i parenti stretti.
- Lei è il marito? - No.
Fidanzato?
- No. - È solo un amico. - Solo un amico.
Vabbè, qualche eccezione... per quelli belli e spiritosi si può fare.
Buongiorno. Oggi la tripla diventa quadrupla.
(Alessandro) Buongiorno. - Prego. - Buongiorno.
Io sono Annamaria e sto qua. Se sapete giocare a Burraco, ci divertiremo.
Sì, Burraco!
Queste sono rimaste a Rubamazzo. Qui fare una festa è una battaglia persa.
Lei che fa? Il pompiere?
Il pompiere? No, perché?
Boh, così... L'avevo...
- L'avevo immaginata in divisa. - No, faccio l'idraulico.
La divisa da idraulico non c'è.
- Ora la vedete così, ma lei è una baronessa. - Ti ringrazio.
- Perché ti vergogni? Sei baronessa. - Io avevo una parente baronessa.
Bene, questa stanza sta diventando la Reggia di Caserta.
- Vabbè, amico. È ora dei saluti. - Sì.
- Poi saluti pure noi? - Tu non fare la spiritosa. Andiamo.
- Ti chiamo dopo. - Ciao.
(Annamaria) Ciao.
(Martina) Non abbiamo più l'omino. Abbiamo perso Joy.
- Abbiamo perso il diamante e Joy. Abbiamo perso tutto! - Ragazzi...
- Ragazzi! - No. (Arturo) È ora di andare a letto.
C'era il ruscello. Come facevo?
- Bambini, parlo con voi! È ora di andare a dormire. - Sì! - Mi ascoltate?
- È ora di andare a dormire! - Ancora svegli?
- Non ascoltano. - Andiamo!
Spegnete quel coso! Pipì, pigiama e a lavare i denti. Forza, andiamo!
- Prima controlliamo se ci sono i ragni in camera? - I ragni?
Ieri ce n'era uno. Per fortuna c'era mamma. Io odio i ragni.
- Andiamo a controllare. Che problema c'è? Arturo, vieni? - No, devo lavorare.
(Martina) Ce n'era uno sotto al letto. (Alessandro) Strano, Arturo pulisce tutto.
(Alessandro) Preso! (Martina) Che fai, lo metti sul letto?
(Alessandro) No, questo è il famoso ragno gratta-pancia!
(Martina) Ah! Basta! (Alessandro) Ah! Fermi.
"Sulla durezza."
- Adesso dormite. (Martina) Ti sembra facile?
- Vi devo raccontare una storia? - Provaci.
- Ma... una favola? - Vabbè, mica abbiamo cinque anni!
Allora?
Allora...
Che malattia ha la mamma?
Non lo sanno. Per questo deve fare tutte quelle analisi.
Facciamo così.
Perché non mi raccontate voi una bella storia?
Che storia?
Tipo...
La cosa più bella che vi è successa.
I delfini a Zoomarine, l'anno scorso.
È in fissa con i delfini, lascialo stare.
(sottovoce) I delfini sono bellissimi. - Sì, certo, proprio belli!
(sottovoce) Oh... Andiamo.
- Eh? - Andiamo.
- Tu capisci la lingua bantu? - Perché? Io sono della Magliana.
Non capisco perché dobbiamo venire tutti gli anni qui, a San Pietro e Paolo...
..a morire di caldo e a farci uccidere da questi piccoli mostri.
Non sei obbligata a venire. Non è il Carnevale di Viareggio.
Ha parlato Miss Sincerità e Autenticità.
Crede di essere Mina ed è la brutta copia, fallita, di Grace Kelly.
Guarda.
Sei antica!
- La Dea Fortuna ha un segreto. (uomo) Chi è questa dea?
- È il santuario dove lavora Annamaria. - È un trucco magico.
Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Chi lo sa?
- Come? - È facile. Devi guardarlo fisso, così.
Rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi...
..e lei ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te.
Bravo!
Bello.
Devo dire che a me queste salite fanno male.
- Al ginocchio. - Esra, io te lo dico da un po'.
- Dovresti dimagrire. - Mi fa male il ginocchio, mica la pancia!
(Alessandro) Io ancora ti rispondo! SQUILLI DI CELLULARE
Annamaria, ciao.
Bene, tutto bene. Stiamo tornando. I bambini stanno benissimo.
A che ora vengo a prenderti domani?
Perché? Ah...
Sì, ma lo dici tu ai bambini.
Io non...
Va bene.
Sì, ci sentiamo dopo. Ciao.
Non la fanno uscire. La trattengono ancora qualche giorno in ospedale.
(Esra) Mannaggia. (Mina) Cinque attivi, quindici passivi.
Dieci versatili. Qui saranno almeno una trentina.
Magari anche due in fin di vita. Uno è a pochi metri.
Secondo te, è quello seduto o quello in piedi?
- Non sai pensare ad altro? - Mi distraggo. (cantano) Nei giorni vicino a me.
- Non ci posso credere! (cantano) Nel rivedere te.
Ricordati di chihuahua, dei giorni accanto a me...
..esasperati dal desiderio di rivedere te.
- L'ha insegnata anche a te? - Sì, loro non dormivano.
Esra ha detto che era la tua ninna nanna. Si tranquillizzano.
Lei è in fissa con Mina. Mio padre voleva un maschio...
Tua madre la femmina per chiamarti Mina.
Eccomi qui, battezzata da lei.
- Sai altre canzoni di Mina? - Le so tutte. - Allora?
- Vi fanno impazzire? - No. Sono bravissimi, vero?
- Voi non mi dite niente degli zii? - Non sono nostri zii.
- Uno è figo! - Non lui. L'altro.
Simpatici! Stasera vi canto "Chihuahua".
Che volevi dirmi?
Che pensano i dottori?
Non so, penso che stiano aspettando il macchinario nuovo. Tutte cazzate.
Quali cazzate? Dimmele.
Qual è il problema? Tenere i bambini qualche giorno in più?
- Pensi questo? - C'è di peggio nella vita.
Io sono preoccupato per te.
Quindi io mi dovrei preoccupare perché tu sei preoccupato per me.
Annamaria!
- Puoi tornare qua, per favore? - Abbassi la voce. - Scusi.
- L'orario delle visite è finito. Non siamo al Colosseo. - Ha ragione.
Volevo sapere... Senta, ma che cosa cercano?
- I dottori che cercano? - Che devono cercare? Le solite cose.
- Devono capire se e come operare. In caso, quando. - Operare che?
A me lo chiede?
Oggi le verdure si mangiano. Zucchine, patate bio e pollo ruspante.
- Lavatevi le mani. Fra cinque minuti è pronto. - Le abbiamo lavate.
- Ciao. - Ciao. - È pronto? Tra mezz'ora devo scappare.
Devi lasciare le borse lì?
- Sicuro che non sapevi dell'operazione? - Se lo sapevo, te lo avrei detto. - Certo.
(Arturo) Come mi hai detto che ci mollava i bambini.
- Finalmente ti è uscito. Il problema sono i bambini. - No. - Ti danno fastidio? - No.
- È che non mi dici più un cazzo. - Tutta questa scena per un piatto di pasta.
(Alessandro) Veramente stai così? - Non rigirare la frittata.
- Non sono i bambini, sei tu! - Non urlare. - Non sto urlando! - Stai urlando!
- Poi se sentono... - Ora ci cacciano per colpa tua. - Perché?
Perché sei uno zombie. Non parli mai, non si sa che vuoi. Hai una faccia...
- Lasciami in pace! - Che cosa?
Fatico tutto il giorno!
Torno a casa un minuto per riposare e trovo te con questa faccia. Che vuoi da me?
- Mamma è malata per colpa tua. - Bugiarda!
Voglio sapere quello che Annamaria ha detto a te e tu non dici a me.
- È all'ospedale per colpa tua! - So quello che sai tu e sono preoccupato.
- Non sto pensando a te né a noi! - Quando fai così, non ti sopporto!
Non ti sopporto più!
Io ti ammazzo! Deficiente!
- Che problemi hai con il cervello? - Sandro! Ehi! Fermi!
- Ha cominciato lui! (Arturo) Calmati. - Mi ha bagnato!
- È deficiente! - Basta, calmati.
Calmati.
Calmati.
Adesso mangiamo, okay?
Sì, adesso mangiamo.
Arturo ha fatto il pollo buono.
Siediti qua.
Scotta.
- Solo arance fresche. - La ringrazio, signora.
- La vuole anche lei? - No, grazie. Molto gentile.
- Suo figlio è proprio educato. - Non è mio figlio.
È il mio nuovo assistente. Sandrino, chiave inglese.
- Quale delle due? - Quella piccola.
Dai, vieni qua.
No, apri l'acqua del rubinetto.
Adesso metti la mano qui e stringi questo tubicino.
Lo senti? Senti come scorre?
Questa è come se fosse una vena che va verso un'arteria.
- Fate il corpo umano a scuola? - Sì.
L'impianto idraulico è come se fosse un corpo umano. Capito? Vive, respira.
Adesso metti la mano su quest'altro tubicino.
Senti che qui non scorre niente? È l'arteria che va verso il cuore.
Se non scorre niente, che significa? È bloccata.
Quindi adesso noi la sblocchiamo.
Allora, adesso io blocco questa valvola grande.
Intanto tu tieni, con tutta la tua forza, la valvola piccola lassù.
- Se non ce la faccio? - Se non ce la fai, il lavandino avrà un infarto.
Ma di sicuro ce la fai. Forte, con tutte e due le mani.
- Se lo rompo? (sottovoce) Chi se ne frega. Dopo lo aggiusto io.
Non devi mai avere paura di fare le cose. Okay?
Quindi... Con tutti i muscoli. Dai, forza. Spingi! Dai!
Ecco qua, svitato.
Fatto. Hai visto? Ci sei riuscito.
- Abbiamo fatto? - No, io ho fatto. Adesso tu pulisci.
Che fai?
Dai, scherzo! Sei stato bravissimo.
Perché mi guardi? Chiudi l'acqua e bevi l'aranciata.
- Che c'è? - Niente.
- Che fai? - Traduco.
Che è?
- Un filosofo inglese del Settecento. - Sarà una palla.
Martina, mi fai lavorare?
Gioca con l'iPad. Anzi, vai sul terrazzo. È una bella giornata.
Va bene.
Allora?
- Perché mamma ha chiamato mio fratello come Alessandro? - Non lo so.
Sono molto amici, si vogliono bene.
- Quanto bene? Bene bene? - Martina, che c'è?
Però un po' si somigliano.
- Chi? - Lui e mio fratello.
Alessandro e mamma si conoscono da tempo. Lo sai, no?
- Allora? - Dormivano anche insieme.
L'ha raccontato lei.
- Come fratello e sorella, però. - Ma che dici! Ci hai creduto?
Comunque, dormivamo insieme tutti e tre.
- Tu sei stato tanto a Palestrina, vero? - Quando lavoravo sotto padrone, secoli fa.
Però poi ci sei tornato.
Ho rifatto i cessi del museo della Dea Fortuna grazie ad Annamaria.
- Perché? - Quanti anni fa? - Boh.
Otto, nove.
Arturo, non girarci intorno. Che vuoi sapere?
Oggi Martina mi ha fatto notare che Sandro ti assomiglia.
Sandro?
- Ti fa ridere? - Ma dove?
Martina pensa che Sandro sia tuo figlio.
Accidenti, Martina è sveglia!
È una ragazzina intelligente.
Capisce quando fra due persone c'è amore, passione.
Sì o no.
Non è proprio un'emicrania. È una specie di morso alla testa fortissimo.
La buona notizia è che probabilmente non è un tumore.
Comunque, loro mi faranno una biopsia, ma è una cosa... e non è un aneurisma.
- Bene. - Ha un gomitolo di arterie, è una cosa congenita.
Dicono che, siccome ci sono nata, in teoria è meno pericoloso.
- Comunque, un'operazione al cervello non è una cosa semplice. - Tu che ne sai?
- Devono decidere. - Hanno deciso.
Non capisco perché parli. È una cosa tecnica.
Io spero solo che si sbrighino, perché voglio uscire di qui.
Poi c'è una cosa che mi "rode". Hanno detto che avrebbero usato una sonda.
(Alessandro) Invece? - Invece pare che mi apriranno.
Apriranno la testa?
- Andrà tutto bene, stai tranquilla. - Sì, non preoccuparti.
Va bene. Comunque, non era una scusa per mollarvi i bambini a tradimento.
Non preoccuparti, i bambini stanno benissimo senza di te.
- Poi se ne occupa Alessandro, stanno benissimo. - Sei geloso?
Grazie.
(Arturo) Che angoscia quella signora!
Non è un medico e parla.
Per fortuna non è un tumore né un aneurisma. Bene, no?
La convalescenza sarà lunga. Basterà organizzarci noi due con i bambini.
Ehi...
È Annamaria, Arturo. Non è una qualunque.
- Lo so. - No, non lo sai.
Non lo sai.
Non hai mai capito quanto io tenga a lei.
Io e lei stavamo praticamente insieme, quando ci ha presentato.
Poi ha capito di me e di te e...
Ha fatto un passo indietro, così.
Io l'ho data per scontata.
Non me lo ha mai fatto pesare.
Invece forse, in tutti questi anni, io dovevo aiutarla...
..con i figli, con la sua vita incasinata.
Non sono stato capace.
Alla fine, questo sono io.
Sono un incapace.
Però sei capace ad allacciare il casco.
Cretino.
- Dividiamo il dividendo per il divisore. - Sì, ma a me serve arrivare al quoto.
Il quoto?
- Il quoto. - Anco Marzio. - Anco Marzio.
- Tullo Ostilio. - Tullo Ostilio. No, ricomincia. - Perché? - Ricomincia.
(Alessandro) Romolo... - Adesso arriviamo al quoto.
- Un attimo. - È giusto o sbaglio? Diviso sette alla quarta...
- È sette all'ottava? - Rispondo a un messaggio, poi ti ascolto.
- Romolo, Numa Pompilio. - Numa Pompilio. - Tullo Ostilio. - Tullo Ostilio.
- Anco Marzio. - Già detto. - L'ho detto prima? - Sì.
Diviso per sette alla seconda e il dividendo è...
- Io ho fatto il Classico. (Sandro) Non ti distrarre. - Non mi distraggo.
Li so! Numa Pompilio...
Va ridiviso per sette alla seconda. Quindi il dividendo è...
- Tarquinio Prisco. - Tarquinio Prisco! È come Mammolo, non lo ricordo mai.
Quarantanove. Giusto?
- Anche a te viene quarantanove? - Sì. - Brava! Quarantanove, brava.
- Romolo. Numa Pompilio. Tullo Ostilio. - Vi sbrigate? Ho fame.
- Non interrompermi, li ho tutti qua. - Lasciali finire. Penso io alla cena.
- Tullo Ostilio. - Tullo Ostilio. - Anco... coso.
- Anco Marzio. - Anco Marzio. - Anco coso!
Tullo Prisco... Se non li so, non li so.
Tu non hai fame?
- Sì o no? - Sì. - Allora mangiamo. Basta Romolo, Numa Pompilio.
Triste?
No! Perché dici così?
Scusi.
Ho sbagliato?
Non hai sbagliato, è vero. Sono triste.
Perché ho detto di no? Che stupida!
Non sei un bambino.
Scusami tu.
Mi dispiace.
Perché?
È un piacere stare con una donna come lei.
Triste?
Come potrei?
Ti rinnamori ogni giorno di me. Oddio!
È così bello!
(Alessandro) Arriva la cena!
Pizza!
- Oddio! - Dove vai? Mangiamo qua. (Alessandro) Sì. Prissy!
- Vieni? Esra, Mina! - Dai, Prissy! È buona calda.
- Esra! Mina! (Esra) Arriviamo. - Si fredda!
- Vai. Attento, brucia! - Che gusti ci sono? - Tutto.
- Mozzarella e pomodoro. (Arturo) Prosciutto. - Salsiccia.
Pezzi di dinosauro.
SCROSCIO DI PIOGGIA
TUONI
SQUILLI DEL CELLULARE
Arturo, che c'è? Sono al lavoro.
Scusa, tu chi sei?
Come sta adesso?
Vabbè, mandami l'indirizzo. Arrivo subito.
- Ha finito? - Ho un'urgenza. - Che dico alla signora? - Torno domattina.
- Alessandro? - Sì. - Piacere, Michele. - Ciao.
Si è sentito male all'improvviso. Mi sono spaventato.
- Volevo chiamare il 118, ma ha insistito perché chiamassi te. - Come sta? - Dorme.
- Gli ho dato un tranquillante. - Dobbiamo svegliarlo, non ho tanto tempo.
- Devo spiegarti. - Non devi spiegarmi niente. So già tutto.
Te l'ha detto?
Stai tranquillo, capita. Dopo tanti anni, succede pure a me.
(Michele) Quindi hai un'altra storia anche tu.
Senti, bello... Una scopata non è una storia.
Non è una storia anche se dura da due anni?
Come... da due anni?
Vabbè! Da tempo mi promette di dirtelo.
All'inizio era una scopata ogni tanto, poi...
Non ti sei accorto di niente?
- Distratto. - Accorto di che? Sta sempre a casa, non esce mai.
- Però tu esci sempre. - Sì, ma io...
- Questa l'avete fatta a casa nostra? - Parla piano, lo svegli. - Lo sveglio?
Pensi che lo porto via in braccio?
- Guarda questo. A casa nostra! - A casa vostra mai, lo giuro.
Lui viene da me quando sei impegnato.
- Anche per me non è facile. - Immagino, infatti sono commosso.
Fino a un'ora fa, gli ho creduto. In questi giorni voleva dirtelo.
- Che cosa? - Che ti lasciava e veniva da me.
Da te?
- Quando, scusa? - Però rimandava sempre!
Io lo avevo intuito. Appena si è sentito male, ha voluto te.
Solo te. Mi ha obbligato. "Chiama Alessandro".
- Che altro c'è da capire? Ama te. - Quindi che vuoi? Devo pure consolarti?
Fammi un piacere. Digli che non vado avanti così, finisce qui.
Non mi cercasse né mi chiamasse più. Va bene? Grazie.
Quando uscite, chiudete la porta.
Pure il messaggero d'amore devo fare!
Oh!
Oh! Svegliati, deficiente.
Dai! Cammina.
- Oddio! - Vestiti, forza.
- Mi passi i pantaloni? - Già.
Magari prima rimetti le mutande! Testa di cazzo.
- Due anni! Bravo, complimenti. - Se è per questo, tu anche da prima.
Però io sempre "una botta e via". Invece tu se non inventi una storia...
Sei ipocrita pure quando scopi. Rimorchia in chat, non sa chi è e già lo ama!
(Arturo) Non l'ho rimorchiato in chat. - No? E dove?
In una galleria d'arte, al vernissage di una mostra.
Paura, eh? Quindi è uno che batte per i musei.
- La mostra era la sua. - Ho visto il capolavoro!
Complimenti, bella posa. Stupenda.
Mi hai preso per il culo per due anni, Arturo.
- Te lo avrei detto. - Quando?
- Quando te ne eri già andato? - Non stavo andando via.
A me risulta diversamente.
Comunque, ti consiglio di disfare i bagagli. Non so se quello ti riprende.
- Anzi, secondo me, no. - Che gli hai detto? -Io?
Stai tranquillo, non ti ho rovinato la piazza. Ha fatto tutto da solo.
Si è accorto di quanto mi ami. Pensa, adesso lui è geloso!
Vorrei sapere che gli hai fatto credere.
Sono curioso di capire come lo hai raggirato.
Mi sembra di vederti.
(imita Arturo) Dopo tanti anni insieme, il sesso non c'è più.
Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Siamo come fratelli.
No, forse "fratelli" è troppo. Gli avrai detto tipo...
(imita Arturo) C'è complicità, però siamo come amici.
Un po' più di amici. Siamo come...
Come siamo?
Che siamo io e te, Arturo?
Dagli un nome, vediamo che ti inventi.
Mamma mia! Ti si è sciolta la lingua?
Non parlavi così tanto con me da secoli. Le corna ti fanno bene.
Dai, dai, dammela! Dammela.
Sei proprio un bambino.
Martina.
- Sandro! - Hai lasciato i bambini soli? - No. - Li hai lasciati soli? - Sì.
- Li ho lasciato da soli. - Sei scemo? Martina!
- Sandro! - Martina! - Sandro! - Sandro, Martina!
(Alessandro) Guarda in terrazza. - Sandro!
(Arturo) Esra, Mina, ci siete? (Alessandro) Ha lasciato due ragazzini da soli!
(Arturo) Ragazzi! Prissy! Non c'è nessuno a casa?
- Martina! - Come ti è venuto in mente! - Sarei tornato subito.
- Una cosa devi fare. Non fai un cazzo tutto il giorno! - Come? - Lascia perdere.
- Sandro! - Martina!
- Avete visto i bambini? (Filippo) Chi? - Sandro, Martina! - Chi sono? - Vabbè.
(Ginevra) Che è successo? - Li ha scordati! - Sarei tornato subito!
Sandro!
- Marzia, hai visto i bambini? - No. - Li avete persi?
- Ma no, saranno... - Li ha persi! - Martina! - Sandro!
(Annamaria) "Io sottoscritta, Annamaria Muscarà..."
"..nata a Palermo il 10 luglio 1981..."
"..residente in Via della Stella 12, Palestrina..."
- Nadia, hai visto due bambini sui dieci, dodici anni, in giro da soli? - No.
(Annamaria) "Nel pieno possesso delle mie capacità fisiche e mentali nomino..."
"..in caso di mio decesso o di mia incapacità di intendere e di volere..."
"..a causa di incidente o di malattia grave, Alessandro Marchetti..."
- Avete visto due bambini? - Sì, al supermercato, dieci minuti fa.
Al supermercato. Arturo, sono al supermercato! Dai!
(Annamaria) "Nato a Roma il 27 gennaio 1977..."
"..e residente a Roma in Via della Lega Lombarda 43..."
"..a prescindere dal suo stato civile, tutore fino alla maggiore età..."
"..come da articolo numero 348 del Codice Civile..."
"..di mia figlia, Martina Muscarà, nata a Roma il 15 febbraio 2007..."
"..e mio figlio, Alessandro Muscarà, nato a Roma il 21 novembre 2011."
Ma porca miseria!
- Porca miseria! Dai! - Chi vi ha detto di uscire?
- Chi vi ha detto di uscire? - Siete impazziti? - Ci fate spaventare!
- Si scappa così? - Non si fa! - Non voglio sentire una parola. Andiamo!
(Annamaria) "Non essendo stati riconosciuti dai padri naturali..."
"..Alessandro Marchetti è stata la persona più presente nella crescita..."
"..e nell'educazione dei miei figli e più di ogni mio familiare o amico..."
"..ha stabilito con loro un rapporto di dialogo, fiducia e affetto."
Comunque, siete stronzi, perché voi lo sapevate.
- Giuro che non lo sapevamo. - Esra, tu lo sapevi di sicuro. - No!
- Perché avremmo dovuto saperlo? Arturo non parla mai di sé. - Che ha fatto Arturo?
- Ha un altro. Lo avevo immaginato. - Prissy...
(Esra) Tutti abbiamo un altro, non solo Arturo.
- Chi è Arturo? - Prissy lo sapeva e voi no.
Mina non lo sapeva. Sapete tutto di tutti e questa cosa no.
Senti, tu non lo avevi capito.
Rifletti sul perché è successo.
Pure? Lui usciva quando io andavo a lavorare.
- Voi ciechi. Però io ero la troia e lui il santo. - Alessandro...
Non parlare di me come se non ci fossi. Poi le parolacce davanti ai bambini.
Si sente in colpa per i bambini! Prima li scorda e ora è travolto dalla vergogna.
- Vieni un attimo di là, per favore. - No. - Vieni, ti devo parlare. - No.
- Vieni un attimo di là. - Devi dirmi qualcosa? Dilla davanti a tutti.
Ti vergogni?
Basta.
Basta.
Finiamola qui.
Io non ce la faccio più e già da un po'.
Adesso io vado via. Domani torno a prendere le mie cose.
(in inglese) Sorpresa! - Mamma!
Mammina!
- Mammina! - Ciao!
(Arturo) Ho aperto la porta ed era lì. - Mi ha aiutato un'infermiera.
- Accidenti che vestito! - Hai visto? Sono tornata per voi. - Grazie.
Sto fino a tardi, poi mi riporta Mina.
Volevo dirti una cosa per i bambini.
- Ho scritto una lettera. - Io e Arturo ci stiamo separando.
Perché?
Ha un altro e non è uno sfizio.
Non ci si lascia dopo tanti anni per un paio di corna.
- Ti sei lasciata per molto meno. - Che c'entra? Io sono un'impulsiva.
Non riesco a stare in coppia.
Voi siete due gemelli siamesi. Chi vi stacca!
Invece è arrivato il momento di farlo...
..e lo dobbiamo fare da soli.
Io non posso più tenere i bambini.
Non ce la faccio da solo.
Mi lasci con il culo per terra adesso che ho l'operazione?
Vabbè, ma...
Qua non c'è il clima giusto. È una gabbia di matti.
Io mi sono portato Sandro al lavoro, ma ero in una casa.
Io giro per cantieri. Due bambini sono una responsabilità, lo capisci?
Non ce la faccio più.
Quindi?
Una soluzione ci sarebbe.
Qual è?
Lo sai.
No... Lei no.
- Solo per poco tempo, finché non stai bene. - Ho detto di no!
- Basta. - Vieni qua.
Vieni qua.
Hai paura?
SINGHIOZZI
"ALDATILDIK" DI SEZEN AKSU
(Martina) Mamma!
TUONO
- Che fai? - Dormo qui.
Finché ci sono i bambini, dormi in camera da letto.
- Ci hanno visto litigare. - Che c'entra? Un conto è un litigio, un conto è...
È il divano.
(infermiera) Abbiamo fatto la biopsia. Mi raccomando, non stancatela.
Piano, piano.
(Arturo) Ciao.
Stai bene con la fascia.
Va bene.
Provate.
Provate a chiamarla.
Tanto lei non verrà.
Non li vorrà tra i piedi.
Tenetemi fuori.
Non voglio che la preghiate.
Non insistete.
Quella è una strega.
Tanto voi siete più streghe di lei, quindi...
Questa me la pagherete.
(Alessandro) Buongiorno. La signora Elena? (Elena) Con chi parlo?
< Buongiorno. Sono Alessandro Marchetti. Sono un amico di Annamaria, sua figlia.
< Sì, cioè no. Stia tranquilla.
Non è niente di grave. Però è che... Annamaria si deve operare.
- È in ospedale, ma sta bene. (vivavoce) Che operazione?
Ecco, signora. È una cosa un po' delicata, perché è alla testa.
Però non è uno di quei mali brutti.
Cioè, è una cosa... congenita.
Poi io non so dirle molto di più.
Però il punto è che... Annamaria farà una convalescenza un po' lunga.
- Oddio, mi dispiace. - Sì, questo è il problema.
Ci vorrebbe qualcuno che tiene i bambini.
Io la sto chiamando per i bambini, perché i suoi nipoti stanno qui da noi.
- Da voi chi? - Da me e da Arturo.
Buongiorno, signora. Sono Arturo. Buongiorno, signora Muscarà.
Adesso i bambini sono qui da noi.
Però loro vivono a Palestrina, vicino Roma e non possono stare soli. Non è che...
- Può venire qui per un po'? - No, mi dispiace.
Non sono in condizioni di muovermi. Ho una gamba che mi fa vedere le stelle.
Però, scusi. Non potrebbero venire i bambini da me?
Forse io non sono stata una buona mamma, ma potrei essere una buona nonna.
- Mi dia il suo numero, la chiamo io. - Ehm...
Va bene, signora. Lo dico ad Annamaria, poi magari la richiama lei.
Comunque, grazie, non si preoccupi.
- Arrivederci. - Arrivederci, a presto.
Arrivederci, grazie.
- Non dovevamo chiamare quella signora? (Ginevra) Dopo, amore.
Sì, mamma. Anch'io ti amo tanto.
Sandro, che fai qui?
Ora parli pure da solo?
Sandro.
Dai, andiamo.
(Sandro) La Dea Fortuna guarisce tutte le malattie.
(Arturo) È vero. Secondo gli antichi, aveva poteri lenitivi.
(Alessandro) È quello che ha detto Sandro, ma con parole più difficili.
- Fai sempre il saputello. - Tu sei ignorante.
- Lo ero pure prima. - Peccato, non me ne sono accorto.
Io non mi sono accorto di tante cose. Faccio sempre in tempo.
Che hai?
Che guardi?
Io ero qui, con un gruppo di turisti.
Facevo la guida.
Gli spiegavo che... per i Romani la fortuna, in realtà, era il caso.
Ci si presenta davanti neutro...
..e, che sia buono o cattivo, dipende solo da noi.
- Alessandro e vostra mamma erano seduti lì. (Alessandro) No, io non ero seduto.
Hai ragione.
Annamaria era seduta. Tu eri in piedi, di spalle.
Lei mi ha salutato e ti sei girato a guardarmi.
Vi siete piaciuti subito?
Lui a me, sì. Però io ero troppo rustico per il principino.
Io gli sono piaciuto perché ero il suo opposto.
Lo ricordate ancora?
Mamma, staremo benissimo.
Poi è bello vedere il posto dove tu sei stata bambina.
Mi hanno detto che ci sono un giardino e una casa grandissimi.
- C'è anche il mare vicino. (Annamaria) Dolcezza!
Mi raccomando a tutti, non fate arrabbiare la nonna.
Bisogna ubbidire, ha sempre ragione.
- Fidatevi di me. - Va bene.
- Tu controllati. - Non ti preoccupare, mamma. Ci penso io.
Beh...
Tutto bene quello che finisce bene, no?
Così avete modo di risolvere le vostre cose.
(Alessandro) Qua.
- Vuoi un gelato? - Sì.
- Possiamo andare a prendere un gelato? - Avete i soldi?
- Sì, ne ho ancora un po'. - Vabbè. Però state là, non allontanatevi.
- Martina, stai attenta a tuo fratello. - Sì.
Mi passi il ketchup?
Senti, Arturo, io...
La vorrei finire in maniera civile.
Senza farci male.
Da quando sei partito, fai la mummia. Io non ti ho chiesto di venire.
Potevo portare i bambini anche da solo.
Certo.
Anche loro sono più tuoi che miei, no?
Come tutto. Come Annamaria, gli amici, la casa, ovviamente.
- La casa è tua, quindi vado via io. - Quanto ti piace fare la vittima!
Ho un presagio. Adesso cominci a dire della carriera universitaria, delle rinunce.
Dai, lo sento già.
Ho fatto delle scelte. Sbagliate, ma ho fatto delle scelte.
Quindi tu hai scelto di non fare lo scrittore.
Ricordo quando è arrivata la lettera dell'editore che rifiutava i tuoi racconti.
Hai pianto tre giorni.
Parliamo della cattedra? Per rinunciare, devi fare il concorso e vincerlo.
Dopo rinunci. Tu neanche la domanda hai fatto!
- Te l'ho impedito io? - Ho rinunciato a tutto per venire a Roma.
Tu hai rinunciato a una vita di merda rispetto a quella che ti faccio fare io.
Vogliamo fare i conti della serva?
Vogliamo vedere quanti soldi porti a casa con le traduzioni del cazzo che fai?
Ti metti a fare l'artista incompreso con me?
Non è colpa mia se sei un fallito.
(sottovoce) Che stai facendo?
Dai, fallito, passami il ketchup.
Beh?
Che fate qua a quest'ora?
Lui mi ha svegliato. Io dormivo tanto bene!
- Perché? - Era preoccupato per te, non ti vedeva.
Ma dai!
Io avrei potuto essere un professore dell'università.
Sarei potuto andare a insegnare.
Ma ho rinunciato a tutto.
Sì, ho scelto io. Lo so, è una mia scelta.
Tanto tempo fa.
Ma è durato...
..un attimo.
Poi che cazzo è successo?
Quando è cambiato tutto?
Nessuno ti avvisa.
No, nessuno ti dice: "Attenzione, pericolo".
No, no, no. Via il sesso, via la passione.
Il romanticismo. Tutto.
Ci può anche stare.
Però noi avevamo un progetto. Capito?
Perché adesso io non ricordo neanche che cazzo di progetto era?
Che dobbiamo fare ancora insieme? Solo aspettare di invecchiare?
Sai che a volte lo guardo e mi sembra di non conoscerlo?
Però mi fa anche tanta tenerezza quando...
Quando fa le sue stronzate. Ne fa tante!
Perché io lo conosco davvero.
Io so chi è, capito?
Ma non so se basta.
No.
Mi sa che non basta.
Non invecchieremo più insieme!
Voi siete già vecchi.
(Mina canta) Non voglio ballare.
C'è solo mezza luna stanotte.
Niente può accadere.
Perfino lontano da niente succede qualcosa.
Ma non qui.
Mi serve qualcuno...
..che pensi a me come si pensa a una sposa.
Allora portami a casa. Do ve eravamo rimasti?
La gente parlava e beveva, l'amore era quasi innocente.
C'è una luna turchese diamante stanotte...
..che può spezzarmi il cuore.
Tu con le tue mani, io con i miei occhi, con la mia bocca...
.. tornando a casa, aiutiamoci a ricominciare.
Vestita come una signora...
..solo per farmi amare.
Ma non sono sicura...
..che non sia tardi stanotte per tutti e due.
E tu perché non parli?
Una parola sospenderebbe il mio rancore.
Io non so più quello che dico.
Umiliata in silenzio, forse strappata dal mio sentimento.
So, so che anche in piena luce...
..saresti il mio primo pensiero...
.. fin troppo vivido e forte, come il bagliore del giorno.
Ho dato troppa importanza a questo amore.
C'è una luna turchese diamante stanotte...
..che ferirebbe ogni cuore.
Sì, sono triste e mi manchi anche se ti cammino accanto.
Sempre caro sei stato al mio dolore.
Dammi solo un po' d'acqua...
..perché ho aspettato tanto.
Perché ho vissuto sempre...
..la speranza in certezza per poi tornare da te.
(Martina) Aspettate.
- Buongiorno. - Buongiorno. (Lea) Buongiorno.
- Benvenuti. - Grazie. - Io sono Lea. Prego.
(Arturo) Non è la nonna.
- Buongiorno, benvenuti! - Sono Alessandro. - Alessandro.
- Io sono Elena. - Arturo. - Questi sono i miei nipoti.
Io sono la vostra nonna. Lo sapete?
Tu sei Sandro. Tu sei Martina.
Che bel viso hai!
Che sguardo fiero!
Accomodatevi, prego.
(Lea) Potete lasciare i bagagli qua.
(Elena) Vi sono tanto grata per avere portato i miei nipoti qua.
Non potete immaginare da quanto tempo io desideravo questo momento.
- Si figuri! Sua figlia ci ha parlato molto di lei. - Beh...
Non oso immaginare come! Qui c'è un rinfresco per voi.
- Che abbiamo preparato, Lea? (accento siciliano) Tre tipi di granite.
Latte di mandorla, limonata, tè freddo e cannoli.
- Vi sistemate e poi potete mangiare. - Bambini! Questa è la vostra stanza.
Vi piace? Qui non vi annoierete mai, starete benissimo. Vero, Lea?
- Sì, potete fare gite in barca, bagni. Quello che volete. - Sapete nuotare, spero.
- Ci sono i delfini? - Grazie a Dio, no.
Per voi, la signora ha fatto preparare due stanze vicine con il bagno in comune.
(Lea) È una sistemazione provvisoria. - Tanto vi fermate solo per una notte, no?
- Sì. - Qui dormiva Annamaria.
Un giorno ha provato a dare fuoco alla stanza. Ho dovuto cambiare la tappezzeria.
- Lui prende questa. - No, tu. - Prendila tu. - Non c'è problema.
- Per favore! - Va bene. (Elena) Vi siete messi d'accordo? - Sì.
- Lei è Arturo, vero? - Sì. - Venga, l'accompagno.
(Elena) Questa era la stanza di Lorenzo, l'altro mio figlio.
Su questo letto, lui è morto.
Da allora non ci ha dormito più nessuno. Lei è il primo.
Grazie.
(Elena) Ho conosciuto il barone Muscarà a Todi.
Era amico di amici della mia famiglia.
L'unica cosa buona che mi ha lasciato è stata Lea.
La mia famiglia si occupa dei baroni da generazioni.
Senza di lei, non ce l'avrei fatta.
Insieme ne abbiamo passate di tutti i colori. È come una sorella, anzi di più.
Non esageri, signora.
- La signora esagera! - Qui siamo rimaste soltanto io e lei.
Prima c'era mia figlia, che però è scappata, e poi mio figlio.
Ma anche lui se n'è andato troppo presto.
- Molti anni fa, una tragedia. - Overdose.
- Scusi, non dovevo. - Non ti scusare.
È stata Lea a presentarmi Melina e Leonardo. Loro organizzano tutto.
Se la signora non affittasse le ali laterali della casa, andrebbe tutto in malora.
(Elena) Vedrete che belle feste organizzano.
(Lea) Da qui, noi non sentiamo niente.
- Non ci disturba nessuno. (Leonardo) Nessuno vi vedrà.
Però vi divertirete lo stesso e per lei i bambini saranno una distrazione.
- La signora non ha bisogno di distrazioni. - Scusi, dicevo per dire.
Sarà un bel periodo.
Quanto durerà? Quanto staranno qui i miei nipoti?
Dipende dalla convalescenza di Annamaria.
Si rimetterà presto pur di non lasciarli con me.
- Speriamo. - Martina!
Mangia.
- Te lo ridò domani. - Sì.
- Ti serve altro? - No. - Torna a letto e cerca di non svegliare Sandro.
- Sei sicuro che vuoi dormire qui? - Certo. Perché no?
- Voi due non dormite insieme? - Martina, è tardi. Andiamo. - Va bene.
- Buonanotte. - 'Notte.
No, no. Non chiudere.
Salutate mia figlia.
Ditele che magari sarà un'occasione per rivederci dopo tanto tempo.
Comunque, devo ringraziarvi per avere portato due nuove vite in questa casa.
Grazie a lei per l'ospitalità.
- Portate i miei saluti ad Annamaria. - Certo, ci mancherebbe!
Va bene, noi andiamo.
Fate i bravi.
- Andate al mare, qui è bellissimo. - Non esagerate con i gelati.
- Dai, tra qualche giorno torniamo a prendervi. - Non ci credo. - Perché?
(Arturo) Torniamo. - L'ho promesso. Sandro.
- Sandro, non fare così. Sandrino! - Lo lasci stare.
È emotivo come tutti in famiglia, ma imparerà il controllo. Ci penso io.
Vieni, Martina.
- Arrivederci. - Arrivederci.
(Elena) Sandro, che hai fatto?
Magari era una recita, ma li ha trattati bene. Davvero.
- Se lo dite voi! - Quando è tutto finito, vado giù e te li riporto. Lo giuro.
Ma voi?
- Come state? - Bene.
Ho trovato una stanza in affitto. Appena posso, mi trasferisco.
Ma non preoccuparti, continueremo a occuparci di te insieme.
- Buongiorno. - Buongiorno. - No, tranquilli. Vado via subito.
- Loro sono due miei cari amici. - Come va? - A parte il mal di testa, bene.
Siamo pronti? Domani mattina presto, eh?
Stasera minestrina e basta.
- Tra poco andiamo a tagliare i capelli. - Il tosapecore, no! - Un pochino.
- Quello che serve. - Preparati.
- Dopo l'operazione qualsiasi stranezza è normale. - Per lei la stranezza è normalità.
Magari ripeterai le stesse cose o non parlerai per alcuni giorni.
Quindi preparati. Okay?
- Ve la lascio, non stancatela. - Certo. - A dopo. - Arrivederci.
- Non abbiamo commentato il dottore, ma parliamone. - Ecco, appunto.
- Aspettavo che... Ti vuoi fare operare? - Magari una visita approfondita.
Io l'ho fatto per risparmiarti, sennò ti ammalavi...
- Sappiamo di quale malattia. - Lo so. Hai detto "niente di che"!
All'anima del niente di che! Poi quello non la racconta giusta.
- È vero. - Come tutti, no?
Annamaria...
- Annamaria! - Annamaria! - Ehi! Annamaria!
- Ehi! - Oddio! - Dottore!
- Dottore! - Annamaria, tirati su! - Che succede? - Non lo so. - Aiuto!
- Spostati! - Annamaria! Annamaria!
- Facciamo una TAC. (infermiera) Enrico! - Dai, subito! - Enrico! Veloce.
Dai, veloce!
- Annamaria! - Dai! - Andiamo giù.
(infermiera) Annamaria! Annamaria!
Annamaria! Gira, gira.
Grazie.
- Grazie. - Annamaria...
Grazie.
- Condoglianze. - Grazie.
- Signora Elena, che disgrazia! Che dolore! - Grazie.
Una casa distrutta.
(sottovoce) l bambini non sono in camera. - Come non ci sono? - No.
(Elena) Voi perché siete ancora qui? - Volevamo salutare i bambini. Dove sono?
l miei nipoti sono sconvolti e i vostri saluti sarebbero un altro distacco.
Signora, Annamaria voleva essere cremata e lei lo sapeva.
Nessuno della mia famiglia è stato cremato e non ho fatto un'eccezione per lei.
Però erano le sue volontà.
Annamaria ha sempre fatto di testa sua e ha sbagliato sempre.
Soltanto la malattia l'ha fatta un po' ragionare e ha mandato i bambini da me.
Veramente l'abbiamo costretta noi. Lei proprio non voleva.
- Abbiamo i nostri problemi da risolvere, altrimenti... - Altrimenti che cosa?
- Li avremmo tenuti noi. - Sì. - Con l'aiuto dei nostri amici. -l vostri amici?
Conosco i vostri amici. Chi...
La profuga con quel figlio o figlia mezzo di plastica che non si capisce cos'è?
Oppure la venditrice di cessi con il marito mezzo scemo? Oppure la negra?
Questi sono i vostri amici e con loro volevate fare crescere i miei nipoti?
- Come fa a sapere queste cose? - Ho sempre saputo tutto di Annamaria.
Era mia figlia, sangue del mio sangue.
- La faceva controllare. - Veramente voi due avete potuto credere...
..di poter crescere i miei nipoti? Voi due che siete pure...
- Che cosa? Lo dica! - Lea!
- Lea! Accompagna questi signori. (Alessandro) Non c'è bisogno.
Conosciamo la strada.
Non vi preoccupate, molto presto i bambini si dimenticheranno.
- Della madre? Non credo proprio. - Della madre, no. Di voi due, sì.
Di qua. Venite con me, di qua.
Questa era di Annamaria. Io l'ho conservata.
La signora non me l'ha fatta mettere nella bara con lei.
Se permettete, la do a voi come suo ricordo.
Voi le volevate bene e io pure.
Prima suo fratello e poi la mia bambina.
Non è giusto.
Quando erano piccoli, io ero giovane, sì.
Ma come potevo aiutarli?
Io ancora sento, di notte...
Sento ancora...
..i loro colpi dietro l'armadio. Li sento piangere.
Elena... La signora Elena...
È stata tutto per me, più della mia famiglia.
Come fa a cambiare proprio ora? Non può cambiare.
Io avevo sperato che...
..almeno voi...
Ma voi avete i guai vostri. Io l'ho capito.
Voi siete nati inguaiati. Che Dio mi perdoni!
- Ma io non voglio che la signora Elena ci ricaschi ancora. (Arturo) Cioè?
- In che senso "ci ricaschi"? - Ssh...
(Alessandro) Che significa? Pure Sandro e Martina... - Zitti!
Io niente dissi, niente pensai.
Io parlavo di prima, di tanti anni fa.
Adesso andate.
Andate e che il Signore vi indichi la strada giusta!
Hai sentito che ha detto?
Che abbiamo già i nostri guai.
Mettiamoci ancora di più nei guai.
(Elena) Dove andate? (Alessandro) Dove sono i bambini? - Fuori!
Stanno dove devono stare. Chiamo la polizia.
- Sandro! Martina! (Alessandro) Dammi il telefono!
- Hai rotto il cazzo! - Pervertiti! - Tu non chiami nessuno. - Carogne!
(Elena) Lea! (Martina) Aiuto! - Martina! - Sandro!
- Come vi permettete! - Che succede? - Ferma lì! - Vi mando in galera!
(Arturo) Sandro, Martina! - Apri! (Elena) No! Fermi!
- Basta! - Dammi le chiavi! - Ve le do io.
- Dammele! Stai zitta! - Eccole.
- Basta! (Lea) Basta, signora. Basta!
(Elena) Voi siete rovinati! Voi non mi conoscete, imparerete chi sono.
- C'è davvero un armadio. Lì chiudeva Annamaria. Allora è vero! - Sì!
- Se lo meritava. - Entra là dentro! (Arturo) Che hai fatto?
- Sei un mostro! - Entra. Strega!
- Mostro! - Strega! (Elena) In galera!
Ringrazia Dio che non ti chiudo in questo armadio, stronza!
- Hai capito? Stronza! (Elena) Maledetti! Pervertiti! Froci!
< Questo è rapimento di minore. Marcirete in galera!
(Martina) Abbiamo perso la nave.
Avevate detto che dovevamo andare a Messina per prendere il traghetto.
(Arturo) Ci vogliono tre ore per andare a Messina. - Se guidi tu, quattro.
- Allora che facciamo? - Ci pensiamo domani.
(Martina) Se vi arrestano?
Ehi...
Ci pensiamo domani.
Domani mi dici che hai da guardare.
- Un delfino! - Davvero? Ma davvero? - Là, guarda.
Sandro, aspetta! Sandro!
(Arturo) Sandro, aspetta!
< Sandro, dove vai?
< Sandro, aspetta!
Sandro!
Aspetta, Sandro!
(Annamaria) Ragazzi, sapete che la Dea Fortuna ha un segreto?
È un trucco magico. Allora.
Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene?
Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi.
Li tieni ben chiusi e lui ti scende fino al cuore.
Da quel momento, quella persona starà con te per sempre.
Per sempre.
Per sempre.
Sottotitoli: Laser S. Film s.r.l. - Roma
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