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A 12 anni mi hanno regalato una bicicletta per andare a scuola.

Che io ricordi quella bicicletta è stata la cosa che più ho desiderato nella vita.

Passavo le lezioni con la paura che fuori me la rubassero.

Un'ansia senza fine,

se avessi potuto l'avrei portata in classe con me.

Finché un giorno sono uscito e la bicicletta non c'era più:

è stata una liberazione!

- Questo è il profilo di cui ti parlavo. - Ok.

Questa è un'integrazione alla tua pensione, praticamente,

l'unico modo per stare tranquillo in vecchiaia è una polizza integrativa.

Io ho trovato il primo lavoro da due mesi, ho 26 anni, mi sembra un po' presto.

Quando ci vuoi pensare, quando sarai vecchio? Non potrai fare più niente, lo devi fare adesso.

Non mi interessa granché, credo che avrò una pensione discreta.

Discreta oggi, però poi domani, con la diminuzione del potere d'acquisto,

con la pensione ci pagherai a stento le bollette.

Mia moglie percepisce una buona pensione, quindi credo che in due ce la faremo bene.

- E se vi separate? - Veramente ci siamo sposati da appena due mesi.

A maggior ragione, statisticamente è molto probabile che finirete col separarvi.

Anch'io ho una polizza come la sua.

Quando scade, tra un anno, userò quei soldi per il matrimonio o per comprare casa.

- Mi hai convinto, ok! - D'accordo? Grazie.

Hai dimenticato l'anniversario?

- Tu la ami, lei non ti ama? - No.

Peccato!

Su questo avevo una frase bellissima. Senti questa!

"Io le rose tu le spine". Bella, eh?

L'ha scritta un ragioniere che si era innamorato di donna bellissima, una hostess!

Lui veniva tutte le notti a mandare fiori. Questo era l'ultimo messaggio.

Che cosa hai combinato?

Ma che ho combinato? Dice che vorrebbe vedermi più convinto.

"Dammi un'altra possibilità". Ecco questa!

Questa è usata molto dagli stalker. Sei uno stalker tu?

- Sei impazzito? No, ma quale stalker? - Peccato! Gli stalker sono ottimi clienti.

- Uno qui, prima che lo arrestassero, ha speso 2000 euro in due mesi. - Pensa un po'!

- Dammi retta: "Mi manchi", funziona sempre. - "Mi manchi"?

Mi manchi...

Ecco qua...

- Consegno la mattina, prima di pranzo. Va bene? - Va bene.

- Senti, ma come è finita la storia del ragioniere con la hostess? - Malissimo!

Non riusciva a dormire, praticamente è impazzito.

Non ti puoi mettere con un'hostess. Non sai mai dove sta, cosa fa.

Si è messo con la donna sbagliata! Va be', grazie, eh.

Quando vi sposerete farete la... La divisione...?

La separazione dei beni, certo, sì... Poi quando ci sposeremo lo faremo.

Non per niente, ma tu comprerai la casa, metterai i soldi, è giusto così o no?

Però ti ho detto manca ancora...

- Come si dice in questi casi? Patti chiari... - Amicizia lunga. - Esatto.

- Stasera non uscite con Simona? - No, abbiamo cambiato programma... Così.

- Ah, non mi hai detto com'era il pollo con i peperoni? - Ottimo, bravissimo!

Ho comprato il baccalà, lo tengo due giorni in ammollo, sentirai che roba.

- Infatti, sentivo un odore... - Ah, si sente?

Scusa! Ciao, sto cercando un taxi, sai dove posso trovarlo?

Mi hanno detto che alla stazione ci dovrebbero essere.

- No. Mi dispiace, ciao. - Ciao.

- Scusa... Scusa! - Sì?

- Ciao, scusa, io sto cercando un taxi, sai dove sono? - No.

Però mi hanno detto che vicino alla stazione ci dovrebbero essere. Dov'è la stazione?

E' verso Castro Pretorio, sai dov'è?

Allora, guarda, da questa parte.

Tu vai sempre dritto su questo vialone, non sbagli. E poi da là chiedi a qualcuno, tanto è vicino.

Ma tu non è che fai un pezzo di strada in là, così lo facciamo insieme?

No, io sono praticamente arrivato, però se tu vai in quella direzione...

- Ok, grazie. - Da là puoi chiedere, va bene?

Senti, se vuoi ti posso accompagnare io, va bene?

Aspetta, non ho aperto. Prova. Adesso sì.

Grazie, eh! Ho appena fatto un esame all'università.

Anna.

Renato.

- Senti, Renato, non è che per caso vai verso San Giovanni? - No, da tutt'altra parte.

- Comunque non sei svelto. - Scusa?

Cioè, una ragazza ti chiede un passaggio così, no? Insomma...

No, che centra? E' che poi...

- Ci sono degli appuntamenti, non posso proprio... - Non posso cosa?

No, poiché hai detto che devi andare praticamente dalla parte opposta...

Ma, Renato, sto scherzando! E' uno scherzo, una battuta.

No, ma avevo capito...

Ho messo su il caffè, due minuti ed è pronto.

No, ma non serviva che ti disturbavi.

Carino qua... Studi qui?

- Che esame era? - Filologia italiana: ventotto.

Quasi trenta, vedi per poco! Ma sei fuori corso tu, mi sa un po'.

- Stai dicendo che sono vecchia? - Ti pare che ti dica una cosa del genere?

Prima stavo guardando... E' tua madre?

- Vi somigliate, l'ho capito subito, sembra simpatica. - E' morta.

- Mi dispiace! - Comunque non era simpatica.

- Mi dispiace che è morta. - Non te ne frega un cazzo.

- Come non me ne frega un cazzo? - Non te ne frega un cazzo.

- Me ne frega... - Non te ne frega un cazzo.

Che c'è, non ti va?

No, io pensavo che avessi fatto tutto questo per il passaggio e basta.

Te l'ho detto che non sei svelto.

Oddio, mi è caduta la borsa, scusa.

Abbracciami.

Stringimi, stringimi.

Stingimi. Più forte!

Allora lo prendi il caffè?

Sì, amore!

Scusa, non ho sentito!

Che fai?

- Non posso. - Un attimo, il caffè è quasi pronto.

Non è una questione di un attimo, è che proprio non fa per me.

Se una cosa non fa per te meglio lasciar perdere.

- Scusa? - Non vivrei più tranquillo.

Farei la fine di quel ragioniere che non dormiva più.

Una bicicletta che mi ruberebbero subito.

Ma che cazzo dici?

Niente.

- Va be', aspetta, ti lascio il mio numero. - No, meglio di no.

E allora ciao.

- Chi è? - Controllo.

Sono qui. A posto?

- Il signore chi è? - Un mio amico.

- Favorisca i documenti per cortesia. - Guardi che posso ricevere.

Non mi faccia perdere tempo, ho il collega che aspetta in macchina. Documenti.

- Sei incensurato, no? - Eh, certo, perché?

Una volta tanto che mi viene a trovare qualcuno.

- Buongiorno. - Buongiorno a tutti! Ciao, gioia.

- Che ci fai qua? - S'è rotta una tubatura dell'acqua e non si poteva lavorare.

Allora ho fatto la spesa e sono tornata.

- Arrivederci. - E speriamo di no.

Scusa, ma non era...

Gioia mia, non capisco, perché ti arrabbi con i poliziotti.

Quelli sono gli unici che ti vengono a trovare.

- Come gli unici? - Ma perché non gliel'hai detto?

Che cosa?

- Sono agli arresti domiciliari. - Ma se ti ho incontrata per strada.

Avevo un permesso per fare un esame.

Non ha passato l'esame ma si è trovata un fidanzato.

Scusi?

Per essere la prima volta che esce, ha una buona media: un'uscita-un fidanzato.

Ma non dev'essere stato difficile.

Ma lo sai che tua madre è proprio antipatica? Avevi ragione, ma proprio l'espressione che è...

Ma non era morta?

Sì, comunque tu me lo dovevi dire. Per quale reato scusa?

- Rapina. - Rapina? Bello.

A mano armata, aggravata e continuata!

Pure! Alé! Perfetto!

Certo che mi preoccupavo, ti sembro uno che va in giro coi banditi?

Hai ragione, gioia mia. Cosa devo dirti? Me la sono dovuta mettere in casa.

Senta, signora, non è che possiamo fare il paragone tra me e lei.

Lei è la madre, io l'ho conosciuta stamattina per strada.

E lo dici pure.

Va be', io vado via. E' proprio antipatica...

- Quanti anni ti mancano ancora? - Un paio d'anni.

Ma è successo qualcosa?

- Dico, problemi? - No. Nessun problema!

Con Simona tutto bene?

Simona? Sì, tutto bene!

Sì, però, scusa, di' la verità: si è comportata male ha fatto qualcosa?

Ma chi?

Simona!

Simona? Ma perché ti vengono in mente certe cose? Io non capisco...

- Perché ti vedo strano. - No, sto così perché sono stanco.

Anzi mi sa che vado a letto. Buonanotte.

Buonanotte!

Niente, quindi non devo più fare il turno di domenica, capito?

Buono, no? Così abbiamo anche più tempo per stare insieme.

- Tu? - Che ho fatto io?

- Siamo io e te qua. - Eh, infatti...

- Ma niente il solito: appuntamenti, appuntamenti... - Mi sei mancato.

- Anche tu. Te l'ho scritto, no? - Sì, sì.

- Scusa per l'altro giorno, sono stata troppo impulsiva. Grazie. - Hai fatto bene.

Hai fatto bene perché...

Perché hai dato modo anche a me di... Insomma, di tornare a riflettere...

- Quindi vuoi sempre che ci sposiamo? - No!

- Ho detto no? - Hai detto no.

Volevo dire: sì, certamente... Sì.

E poi mi sei mancata, veramente, proprio tanto.

Tu sei proprio sicuro che vuoi stare con me?

- A forza di farmi la domanda mi fai venire il dubbio... - In che senso?

No, mi fai venire in mente il dubbio che forse...

Ecco, io dico di sì, però forse è no.

E' un incubo questo, Renato? Cosa stai...? No, non capisco, che fai?

Prima mi mandi le rose, poi mi dici sì, no, sì, no...

Allora che mi hai chiamato a fare? No, dimmelo, sto perdendo tempo?

Perdo tempo con te? Dimmelo prima.

Mi vuoi rovinare la vita? Dimmelo! Se è così, dimmelo!

Io potrei mai rovinare la vita a te? Dai.

- Sei proprio stronzo. - No.

Sì.

Vaffanculo, Renato.

Sono agli arresti domiciliari.

Per altri due anni.

Dimmi tutto!

Niente, come ti ho detto al telefono...

Non è per me, è per una persona che conosco.

Ha fatto degli anni di carcere. Rapina...? Sì, rapina.

Adesso le hanno dato i domiciliari, dovrebbe fare ancora due anni.

- Ok. Come sai io non faccio penale. - Sì.

Però dimmi tutto, se ti posso essere utile chiedi pure.

Io volevo capire come funziona questa cosa dei domiciliari.

Nei domiciliari, come sai, un soggetto non può uscire di casa.

Se esce anche solo per andare a prendere un caffè è evasione.

A parte questo, non c'è nessuna possibilità che magari la facciano uscire prima...

- In Italia hai visto com'è... - Ah, dici che il carcere non se lo fa nessuno.

- Infatti. - Hai ragione.

Allora, questa è una condanna definitiva.

Oltre lo sconto per buona condotta, di cui usufruiscono tutti, non ci sono altre riduzioni.

- Quindi è proprio difficile difficile? - Molto difficile, anzi, quasi impossibile.

La legge permette solo rarissime eccezioni, a questo proposito il testo è molto chiaro.

Mi dispiace. Se posso esserti d'aiuto in qualcos'altro...

- Ma non è che torna? - Ma chi? - Tua madre.

E' al lavoro, fa la parrucchiera. Ieri si è rotta una tubatura.

- Dove? - Ma che cazzo dici?

No, perché ho letto che era una condotta, non una tubatura.

Durante il giorno che fai?

Niente, l'avvocato mi ha detto di dare qualche esame,

così magari impressiono il giudice, ma io non ci capisco un cazzo...

Per il resto, guardo questo cesso di televisione

e cerco di evitare mia madre.

Pensa che non la vedevo da quando sono scappata di casa a diciassette anni a Catania

e lei poi si è trasferita a Roma in questa casa che ha ereditato dalla zia.

Cioè, tu sei scappata di casa a diciassette anni?

Sì, ero anche un caso famoso.

- "Chi l'ha visto?", mi ha dedicato due puntate. - Ma dai?

Mia madre ha addirittura pianto in diretta.

- E quando sei scappata che hai fatto? - Niente.

Ho vissuto tanti anni a Marsiglia,

anche se ho girato parecchio,

con Franco, il mio ex, francese.

Tu che fai?

Anzi, non me lo dire, magari sei sposato, hai figli, non lo voglio sapere.

E quindi insomma... ti annoi parecchio.

Sai il giorno bene o male passa.

La sera, minchia, non passa mai.

Mi manca tutto, la pizza, il cinema, parlare in macchina fino a tardi.

Tutto.

Però le cose che mi mancano di più sono quelle che non ho mai fatto.

Ad esempio, lo sport, io non l'ho mai fatto,

ma ora vorrei proprio fare lo sport.

- Ma come non torni? - No, papà, non torno stasera a cena.

- Avevo fatto il baccalà... - Cos'hai fatto, il baccalà?

- Va be', me lo porto domani a lavoro dai. - Bravo! Portatelo al lavoro!

- Signora, gradisce un po' di pizza, di birra? - No, no, grazie vado a cena fuori.

- Come sto? - Bene.

- Sembri una zoccola. - Buona serata.

Ho fatto un grande spaghetto pomodoro e basilico.

Guarda come si vede questa televisione.

- Ciao, papà. - Ciao.

Com'era il baccalà, si è mantenuto fino a pranzo?

Sì, perfettamente. Anzi, era molto delicato.

No, perché era un po' caldo.

Meno male che era delicato.

Capirai, te lo sarai divorato, due giorni in ammollo.

Cazzo.

Gioia mia, dici sempre che il televisore non si vede.

Ha delle immagini bellissime.

Ma tua madre cosa fa la sera?

Ma i cazzi tuoi?

Com'è, ti piace?

Va bene, vado. Per qualunque cosa chiama.

- Però chiama, non chiami mai. - Ok, ciao.

Sai che ieri dalla compagnia hanno chiesto conferma sui tuoi risultati?

- Secondo me ti propongono dirigente interno ai concorsi. - Davvero?

- Dove lo trovano uno come te? Vendi polizze anche ai morti. - Va be'.

- Ci vediamo dopo a pranzo con gli altri per il torneo? - No, ho un appuntamento di lavoro.

Che stai facendo?

- Sono qua. - No, aspetta, ti devo notificare questa.

Che stai facendo?

..sono un piccolo angolo di paradiso che solo recentemente ha iniziato ad aprirsi al turismo

e che conserva la purezza dei suoi paesaggi unita al rispetto delle tradizioni.

Io vado, ho un appuntamento.

Mancano tre settimane all'esame e mi pare che ne so meno dell'altra volta.

Fammi sapere la data precisa, così io mi organizzo e ti accompagno.

- Sì, ma se non puoi non c'è problema. - No, mi fa piacere.

Hai paura che mi cerco un altro passaggio?

Eccoli.

- Che dici, glielo faccio un caffettino? - Ti ammazzo.

- Guarda che... - Franco.

Che ci fai qua? Oh, che ci fai qui?

Come che ci faccio qua? Sono venuto a trovarti.

Come mai sei fuori?

Come mai?

Mi hanno dato un permesso di un giorno dalla mattina alla sera.

Ma in realtà scadeva ieri sera.

- Ma si può fare questa cosa? - Non si può fare, questo coglione è evaso.

- Ma questo chi è? - Non sono affari tuoi.

- Ah, lui sarebbe il tuo uomo. - Sì. Infatti tu qui non puoi stare.

Perché?

Franco, tu qui non ci puoi stare.

Le guardie passano tutti i giorni, a tutte le ore, e possono entrare a controllare.

Tranquilla, me ne vado, torno in Francia.

In Italia non c'è futuro.

Comunque, non voglio disturbare.

- Il bagno? - Davanti a te, appena esci.

- Io devo andare. - Sì, vai.

Ma possono entrare veramente a fare controlli?

- Io devo andare, vado. - Vai.

Ragazzi, con questo sigaro avete appestato l'aria.

Va' a dire a quello di stare zitto e fermo.

Sono qui.

Salve.

- Ma il sigaro non si aspira. - Infatti lui non fuma.

- Oh, piano. - Oh, ma non lo vedi che non si riprende?

- Eh, per forza, è morto. - Minchia, morto! Sei sempre esagerata!

- Può essere, non ha un gran fisico. - Tu devi stare zitto perché è tutta colpa tua!

Devi andartene da questa casa, devi andartene!

- Va be', non è il momento. - Gioia mia, se ne deve andare, ti ha rovinata.

Gioia mia, potevi fare la moda, potevi fare la televisione, potevi fare il cinema.

- Anche il cinema. Ormai lo fanno tutti, anche quelli che non lo sanno fare. - Lo so!

E invece niente, mai una soddisfazione!

- Basta ora. Mamma! - Non ci posso pensare!

Rispondi, per favore? Dovrebbe essere per me.

- Ti fa male la testa? - Si.

Più qua però, mi brucia la guancia.

Apprezzo molto quello che hai fatto, sai?

Scusa se cammino, ora in carcere c'è l'ora d'aria.

- Se non lo faccio sto male. - Figurati.

Tesoro mio, ho pensato tanto, mi dispiace, mi dispiace molto,

ma io in questa storia non ci voglio entrare, devo pensare un po' a me stessa.

Ma perché se ne va?

Mi hanno chiamato.

La persona che mi organizzava la fuga ha avuto un problema, è finito all'ospedale.

Tra poco ci vado pure io all'ospedale.

Finché non si rimette non posso muovermi.

A meno che...

No, pensavo, a meno che non mi dai una mano tu.

Mi porti in giro, incontro chi devo incontrare, documenti falsi tutto il resto.

Un paio di giorni e me ne vado.

Non posso. No, proprio non posso, mi dispiace.

- Aspetta, ti aiuto! - Grazie, piano.

- Non tutto insieme che poi... - Piano piano.

Dov'è la giacca con la borsa?

Guarda che se lo trovano qua, io perdo davvero i domiciliari, torno subito in carcere.

Se mi beccano insieme a lui, che è evaso, dove mi mettono secondo te? E dai, su!

Senti, è meglio che la chiudiamo qua e che non ci vediamo più io e te, credimi.

Va bene, ciao, vai. Ciao, vai!

Peccato, perché pensavo che stavamo bene insieme.

Ah, pensa, non me ne ero accorto, pensavo che stavo bene solo io.

E pensa a quanto sei sveglio!

- Sono talmente sveglio che me ne vado. - E vattene. - Sto andando.

- E che stai aspettando? - Niente, guarda! Vado via.

- Fuori! - Sì, calma, eh! - Via! - Vado.

Perché cazzo ho chiamato?

Chi me lo ha detto di chiamare? Perché ho chiamato?

Perché ho chiamato? Che cazzo mi ha detto la testa?

Io sono un coglione, dovevo per forza chiamare. E adesso chi dorme?

Mannaggia, ma chi me l'ha detto di farlo?

- Pronto. - Eh, scusa non avevo sentito il telefono.

- Ah, ma ti disturbo? - Stavamo giocando.

- Come mai? - Il gioco delle coreografie.

Con il surround qui vibra tutto.

L'ha montato Franco. E comunque non era così difficile da montare.

Senti,

se lo aiuto ad andare via

arriveranno altri?

Nessun altro.

- Salve, buongiorno. - Buongiorno.

Io avrei bisogno della valutazione di questo braccialetto.

Se vuole glielo peso, ma la cifra si aggira intorno ai 600, 650 euro.

Ma io non lo venderei.

Tieni.

Bella donna, eh? Questo bracciale me l'ha regalato lei.

Sono tre giorni che sono qui e mi hanno fatto solo la lastra.

Pensano che ho tempo da perdere. Ora sono in lista per una TAC.

Sono in lista, perché in questo ospedale sono tutti più urgenti di me!

- Stanno tutti per morire! - "Mortacci tua".

Mi è venuta una fitta qua, un dolore... Non mi passava, eh.

- Un dolore qua? - Eh, qua! - Saranno calcoli forse?

- Ma che, sei un medico? - No.

E comunque se entro domani mattina non mi fanno la TAC, vi mando tutti a cagare.

- Di' a Franco che Sergetto non lo molla. - Chi è Sergetto?

- Sono io Sergetto. - Ah, scusa.

- Va be', dammi queste cose. - Sì.

- Franco. E' un mito. - Eh.

Scopa come un riccio.

Comunque domani è tutto pronto, mancavano solo le foto.

- Va bene, allora torno domani. - Ma dove vai?

Cassetto.

Cassetto.

- Primo, secondo? - Primo.

In fondo.

Ecco!

Occhio che è carica.

L'uscita dov'è?

Non è possibile.

- Scusa? - Il pronto soccorso è di là, sempre in fondo.

No, va be', non è possibile.

Be', allora io vado.

Tanto per saperlo, dov'è che stai?

Sto da mia sorella.

- Ah, non stai dal tuo fidanzato? - Non ce l'ho un fidanzato.

E come mai? Con chi uscivi tutte le sere?

- Non ce l'ho più. - Ah, è già scappato.

No, è che non sapevo come fare a spiegargli

che sto da mia sorella perché a casa ospitiamo un criminale.

E' una persona perbene,

allora ho preferito smettere di vederlo piuttosto che raccontargli una bugia.

E invece gli potevi raccontare una minchiata, non è una dote dire sempre la verità.

Così quando vi scopriranno penserà che sono una bugiarda, una delinquente come te.

Ah, brava l'hai detto, sono una delinquente!

Gioia mia, perché fai così?

Che fai, amore?

- Il musone? - E lasciami.

- Non ci parlo con te. - Perché? - Chiedi pure perché?

- Ah, sì? - Eh, sì. - Ah, ti sembra questo il modo di comportarsi?

Tu mi hai fatto portare una pistola, hai capito?

Senti...

Devo incontrare Dori, sai quella del Compro Oro.

E' la prima volta che ci incontriamo fuori dal parlatorio del carcere.

- Dove la posso portare? - Vai in albergo.

- Con quali documenti? - Che ne so?

No, io pensavo a casa tua.

- No, va be', ma tu stai scherzando. - Sai da quant'è che non vado con una donna?

Ho capito, ma a casa a mia c'è mio padre!

Pensi che se stasera andassi da Anna, mi rifiuterebbe?

Certo che sì.

Va bene, ora che torniamo posso sempre provare.

Senti, papà, io...

Che è successo qualcosa?

- Non è successo niente, ti volevo solo dire... - Eh, va be', dimmi, tranquillo.

Se mi parli sopra però diventa difficile.

Niente, io...

Mi devo vedere con una donna, che però non è Simona.

E dovrei vederla qui.

Fai bene.

Fai bene nel senso che... A farti gli affari tuoi, perché questo ti rende più forte, più...

Io con tua madre non l'ho mai fatto, hai visto il risultato.

- Bene. - Bene.

- Questo è il tuo carrellino? - Sì. - Ti serve?

E' un aiuto per la spesa, no?

Ma non è da vecchio?

Grazie!

Allora, ragazzi, ora che papà esce... Eccolo. Andate voi.

Aspettate, eh. Aspettate.

Ok, perfetto.

Ragazzi! Oh! Per favore! Franco, dai, per favore!

- In macchina no! Salite in camera mia, almeno! Signora! - Un minuto!

- Ciao. - Ciao.

- Scusa, avevo le cuffie, non ho sentito il citofono. - No, macché...

Franco?

Di là.

Perché?

Niente!

- Com'è andata? - Diciamo bene.

E' completamente pazzo.

E' voluto andare prima in centro. S'è rifatto il guardaroba con la mia carta di credito.

Ha voluto un orologio di marca.

Va be', comunque, domani avrà i documenti e se ne andrà.

- Che leggi? Divina Commedia. - No, non si capisce niente.

"Grandine grossa, acqua tinta e neve per l'aere tenebroso si riversa;

pute la terra che questo riceve."

- "Cerbèro, fiera crudele..." - Cèrbero.

Penso Cèrbero.

- E che cosa sarebbe? - C'è la nota.

- Queste piccoline dici? - Sì! - Si devono leggere?

Mostro infernale...

- Sei bravo. - Macché!

Ho il diploma. Ho preso un bel voto, ma...

No, no, sei bravo!

Non come me, non sono brava. Ciao Dante.

Vieni qua, no?

Sì...

Grazie!

- Perché? Mica mi devi ringraziare. - E invece sì.

Senti, prendi le chiavi di casa, non si sa mai, sono sotto la doccia, le cuffie...

No, ti pare che...

- Tanto io non le uso. - E va be'.

Scopiamo?

Sì.

Tieni. Dentro ci sono i documenti e un cellulare con una scheda tarocca.

Poi c'è la chiave di una catena che ho messo a un motorino sotto casa di Anna.

- Che motorino? - Oggi mi dimettono.

- Dì' a Franco che non si può fare niente! - In che senso, scusa?

Tra due settimane devo tornare qua.

- Mi devo operare! - Mannaggia, mi dispiace!

- Di' a Franco che non posso partecipare. - A cosa?

Sono finiti i giochi, hai capito? Dobbiamo fare le persone serie.

Lascia perdere. Lo so, scusami.

- No, va bene, dai. - Andiamo a prendere un po' d'aria fuori?

Sergetto!

Mia nonna si operava di calcoli tutti i giorni e quello per un calcolo...

- Ha fatto un voto a San... - San Rocco.

San Rocco?

Ma poi non ho capito, cos'è che dovevate fare?

- Come "che dovevate fare"? Una rapina, cosa vuoi che faccia? - Una rapina?

Il colpo della mia vita. E' un anno che la preparo.

Se no che cazzo sono evaso a fare?

Oddio, Franco... Io lascerei perdere le rapine.

- Il colpo della mia vita! - E, sentiamo, cosa sarebbe questa minchiata?

Rapinare il Compro Oro del marito di Dori.

- Ah, questo sarebbe il colpo del secolo? - Non mi sembra una grande idea onestamente.

Non è come sembra!

Il negozio fa parte di una catena di Compro Oro

che serve a riciclare il denaro della grossa criminalità.

Soldi e preziosi vengono accumulati lì dall'organizzazione.

La roba però non va nella cassaforte, ma in un nascondiglio nel retro.

Domani però, dopo pranzo, la roba sarà spostata. Me l'ha detto oggi Dori.

Una rapina...

Formidabile!

Che nessuno può denunciare!

L'unico modo per entrare nell'ufficio è fingersi cliente,

ma io non posso perché il marito mi conosce.

Per questo mi serviva quel cazzone...

Una volta dentro doveva aprirmi le porte.

Dori disattiverebbe la videosorveglianza.

Perché vorrebbe lasciare quel coglione di marito...

Ma come il marito ti conosce? Dori non è una di quelle schiantate che ti scrivevano in carcere?

Se ti dico che il marito mi conosce, mi conosce.

E va bene...

Lui l'ha beccata con una cosa che le avevo mandato.

Ma poi non è solo il fatto che mi conosce,

c'è quell'altro problema, lo sai, no?

- Quale problema? - Zagaglia! - Balbetti? - Sì, ma solo durante le rapine.

Ah, solo durante le rapine... Che vuoi che sia.

- Fai il rapinatore, Franco. - E allora?

Per questo mi serve qualcuno che parli per me.

Se lo faccio, voglio centomila.

- Ci sto! - Anna... Cosa "ci sto"? Dai, per favore.

Domattina dobbiamo essere pronti e uscire di casa alle 09:30. Lo scooter è qui sotto.

- A posto! - Dai, per favore! Ma stai scherzando? Mi guardi un attimo?

- Stai scherzando? - No, sulle rapine non scherzo mai. - Certo, sul lavoro non si scherza, è sacro!

Mi servono i soldi! Mia madre ha un grosso debito con le banche!

Tu non ti rendi conto! Se entrano quando tu non ci sei, perdi i domiciliari!

Anna, io sto rischiando il carcere per te!

Oh, ma ti vuoi fidare di me? Ti sto dicendo che vado, faccio questa cosa e torno!

Io vado a fare una telefonata di lavoro.

Dopo la rapina io vengo con te.

- Allontanati: è un'operazione di polizia. - No, so perché sei qui. Lo so!

Anche stasera non è rientrata.

- Ma è partita? Dove se n'è andata? - Io non lo so. Solo solo che a casa non c'è!

Io sto male...

Non riesco più a lavorare. Oggi sono stato in questura a chiedere le ferie perché io non...

Che cosa le ho fatto?

Veramente, non lo so! E poi Anna della madre con me non parla.

Però forse... Lo sai che con te parlerebbe?

Mi stai prendendo in giro? - No.

Domani... 09:00-09:30... ci parli.

Cioè dici che...

sia il caso di andarci a parlare?

Scusa, posso disturbarti un secondo?

No, perché tu dopo vai via, no?

Ho rendicontato tutti i soldi che ho speso in questi giorni.

Poi magari la mia parte la dai ad Anna.

Sarebbero 4419,50.

Facciamo 4400.

E' tutto segnato fedelmente, insomma.

- 4400 e... - Io credevo di più.

Va be', comunque non voglio che arrotondi.

No, no, no. Ti ho detto che ti restituisco tutto.

- Quello tienilo tu così almeno... - Lo tengo io? - Possiamo scendere.

Scendiamo!

Anche senza la pistola... Digli di togliere la pistola.

Ma non serve, capito?

Chi è?

Non ci posso credere.

Per questo saliva sempre lui. Io non lo avevo capito.

Se la fa anche con gli sbirri.

Comunque, non lo so dov'è. E anche se lo sapessi, non te lo direi.

Perciò te ne puoi andare. Ho fretta, oggi ho da fare.

Io non riesco a capire.

Perché mi ha chiamato e mi ha detto che era meglio che non ci vedevamo più?

E che ti devo dire? Si starà vedendo con qualcun altro.

Conoscendola è molto probabile, credimi.

Perciò ora esci da qua e vai a festeggiare perché quella è meglio perderla che trovarla.

- So che non hai un buon rapporto con tua madre. - No, non ce lo abbiamo proprio un rapporto.

Comunque...

volevo dirti che quando vi toglieranno la casa,

mi farebbe piacere se Silvana venisse a vivere con me.

- Che vuol dire "quando vi toglieranno la casa"? - Ti ho detto che aveva fatto dei debiti.

- Li ha fatti per pagare i tuoi avvocati. - Peggio per lei. A me andavano benissimo quelli d'ufficio.

Scusa, quando vi levano la casa?

Fra un paio di giorni ci sarà un'asta giudiziaria, ho notificato l'atto due giorni fa.

Io sono molto preoccupato per Silvana. Io la conosco.

- Ah, la conosci? - Sì, la conosco. E' una persona molto fragile e non ha avuto una vita fortunata.

- Se vi tolgono la casa? - Lui la conosce e ha avuto una vita sfortunata.

- Se vi tolgono la casa tu che fai? - Lui la conosce... Che faccio secondo te?

- Sì, la conosco. - Torni in galera?

La sfortuna ti capita. Lei se le è andate a cercare tutte, una dietro l'altra, capito?

Se la conosci, lo sai, no? Lo sai che chiunque passava se la faceva e se ne andava. La conosci!

- Va be'... - Perché io sono nata così.

- Era giovane. - Sì, giovane... - Dai, Anna!

Ha il cervello di una bambina di otto anni. E' minorata, non si accorge di niente.

Erano tutti sposati o figli di puttana. Si vedeva da un chilometro di distanza!

Solo lei non se ne accorgeva. Ci cascava sempre e poi veniva a piangere sulla mia spalla.

- Tua madre è una persona straordinaria! - Straordinaria... - Sì. - Straordinaria!

- Ma che minchiate che devo sentire stamattina! - E ti vuole anche molto bene!

Mi vuole bene? E' per questo che quando ero piccola mi diceva sempre che ero io il problema?

Diceva che non se la prendeva nessuno perché aveva me.

Non mi ha ma aiutato. Mai! Io una madre non ce l'ho mai avuta! Mai.

Mi sapeva dire solo una cosa: trovati uno coi soldi perché lei si trovava solo sfigati.

- E vedo che continua! - E allora perché non te ne vai? - Infatti, perché? Perché?

Perché sono una poveraccia!

- Chi è? - Polizia!

Come polizia, oh? Ma io qua non ci posso stare!

Apri.

- Buongiorno, è la signora Anna Ferrante? - Sì.

- Dovremmo perquisire l'appartamento. - Perché? - Semplice controllo.

- Il signore chi è? - È il mio fidanzato. - Il fidanzato. - Documenti? - Sì.

Un attimino.

- Trovato qualcosa? - No. - Qui dentro che c'è? - Qua? E' la camera di mia madre.

Andiamo.

- Oh... - Che c'è?

Qua c'è uno...

Sono un collega.

Pronto.

Buongiorno. Senta io volevo un'informazione per...

- Sono riuscita a farli ritardare: dovete sbrigarvi! - Perfetto, muoviamoci!

Se no arriviamo che si sono già portati via tutto!

Dai che facciamo tardi!

Ci ho ripensato, non vengo!

- Come non vieni?! - Non lo faccio più!

- Non mi puoi mollare all'ultimo momento! - Ho deciso. Basta.

Vi toglieranno la casa e tornerai in carcere! E' questo che vuoi?

Ma perché...?

E' sempre stato così, non ci si può fidare.

Sono evaso per fare il morto di fame!

Un piano facile facile e non trovo un coglione qualunque disposto a farlo.

Com'era questo piano?

- No, be'... "Coglione qualunque" era un modo di dire, eh? - Sì, sì...

E' un piano così perfetto che lo potrebbe fare anche un...

Io partecipo per la parte di Anna, va bene?

- Buongiorno! - Buongiorno.

Senti mi controlli queste cose?

Faccio io col signore.

Grazie.

Mi dica.

Salve.

Sono venuto...

per la valutazione di un... di una cosa.

Un attimo che...

Guardi bene in fondo alle tasche, perché a volte...

E' proprio lì che...

Mi sa che...

Dimenticavo... Non l'ho ancora tolta.

Bene! Dia a me.

- Guardiamo la punzonatura. - Sì, vediamola.

- Scusi un secondo. - Prego.

Dunque.

Eh, lo so...

- Me la ridai? Questa è mia. - No. - Come no? Me la dai?

E' mia, dammela!

Aiuto! Aiuto!

Ma... Ma... Ma... Man... Mani...

- Mani in alto! - Questo si era capito!

- Questa è una rapina! - Anche questo si era capito!

E che cazzo... Adesso vi spara! Vi spara a tutti e due!

- No... - Dammela!

Buttate giù le armi tutti e due!

- Come va? - Male!

Dio!

Pensa che un mio amico per lavorare prendeva l'ipodium!

E anche adesso che ha smesso con le rapine, e fa una vita regolare,

se deve andare in banca per un prelievo lo deve prendere.

Se no appena passa sotto il metal-detector si caga sotto!

Digli che se è malattia professionale scatta l'indennità.

Non vedi l'ora che me ne vada, eh?

- Di' la verità. - Guarda solo un po'!

Così torni a fare il padrone del castello.

Bravo!

Due galli in un pollaio sono troppi!

Tranquillo, sto andando!

Guarda, fosse per me, non avrei più nulla in contrario, Franco.

Te lo dico: ero partito un po' pregiudizioso nei tuoi confronti, questo te lo concedo, però...

alla fine sei diventato quasi simpatico per me.

Franco? Fra...

Ma cosa ha fatto?

Ma cosa ha fatto? Ma non va bene così! Porca puttana!

Franco! Che cazzo!

Oh!

Ecco l'e-mail, l'ho stampata. Che ti avevo detto? Uno come te non se lo potevano far scappare.

Pensa se diventi dirigente.

- Il corso comincia la settimana prossima nella sede di Milano. - Grazie.

- Senti, mi riscatti questa polizza? - Ma non sei contento? - Sì, sì...

- Me lo fai questo favore? - Sì, certo, mi servono i dati.

Sono i miei.

Riscatti la polizza?

Va bene.

Ciao, Renato.

Allora... Buone notizie.

La banca ha accettato la nostra proposta.

Da 129 stralciano la pratica a 80.000 euro.

Per l'estinzione del credito vogliono 46.000 euro che gli abbiamo promesso su assegno circolare.

Perfetto.

Poi il resto, signora, dovrà pagarlo lei mensilmente con il mutuo che le hanno concesso.

Certo.

Cioè, veramente l'hai fatta tu?

No, non ridere! Non ridere è una cosa pericolosa.

No, no...

E' andato tutto liscio.

Comunque la rapina l'hai fatta tu, erano soldi tuoi.

Che c'entrava il nostro debito?

Per me è stato così, proprio come trovarli per strada.

Ma erano tanti soldi.

Ti potevano cambiare la vita.

- Veramente vi stavano levando la casa, Anna. - Infatti mi fa piacere per mia madre.

Perché per me... Per quanto mi riguarda io non ce la faccio più a stare quai.

Ho anche pensato di tornare in carcere.

Se l'hai fatto per me...

Non ce n'era bisogno.

Io non ne voglio fare più di minchiate.

Non ne voglio fare più!

L'unica cosa che voglio è fare quest'esame.

Cioè, mi sono fatta anche l'angolo per studiare.

Tu mi avevi detto che con me stavi bene, però.

- Sì. - Sì.

- E infatti sto bene con te. - Però...?

- Non c'è un però. - No, c'è un però.

Tanto alla fine chi sono? Io sono l'unico cretino che hai trovato per strada quel giorno. Questo.

- No, non è questo. - No?

Insomma, tu vieni qua, scopiamo, guardiamo un film, mangiamo la pizza...

- Ma io alla fine non so neanche chi sei. - No? Non lo sai?

Te lo dico io chi sono, è semplice: io sono un coglione! Questo sono!

- No, è così, un coglione patentato! - Io non bisogno di tutto questo...

Ah, non hai bisogno? Ma chi se ne frega?

Quello che io voglio ora è fare quest'esame. Va bene?

Posso voler concludere una cosa nella vita, visto che non ho mai concluso un cazzo?

Una: fare quest'esame! E' che ho pochi giorni...

- Tu non lo superi, non è una questione di giorni. L'esame non lo passerai mai. - Ci voglio provare.

Guarda, la prossima volta rimorchiati un professore. Dammi retta, fai prima.

Me ne vado, guarda.

Mi aiuti?

Che hai detto?

Se mi aiuti. Magari se mi aiuti tu io ce la faccio. Tu sei bravo.

- Ma tu stai scherzando? - No, sono nella merda! - Che facciamo, ricominciamo?

Guarda, io non voglio, ma pur volendo non potrei, e lo sai perché?

Perché io dopodomani mattina devo partire per una viaggio di lavoro importante.

Perché io lavoro, non vado a rubare!

Che c'entra? Quella è stata una cosa una tantum, non conta!

Dove cazzo ho messo le chiavi?

E poi tu non sai leggere. Le bambine di cinque anni leggono meglio di te.

Sembri una mentecatta quando leggi. Prima di studiare bisogna imparare a leggere, Anna!

Hai capito? Se no dai gli esami di rapina!

A rapina vai bene.

Dove cazzo ho messo le chiavi?

Ecco le chiavi.

Vaffanculo!

- Quanti giorni mancano all'esame? - Cinque giorni.

- Eh? - Cinque! - Cinque giorni? - Sì.

- Hai fatto un programmino? - No.

- Un'agenda? - No... In che senso agenda?

Un prospettino in cui segni giorno per giorno tutto quello che devi...

Una tabellina di marcia.

- Qual è l'indice degli argomenti? - Questo.

- Allora... - Questo è il libro di...?

Ehm...

Date e luogo di composizione di: "Inferno", "Purgatorio", e "Paradiso".

Vai! Così, subito! Inferno?

- Il caffè, ti prego. - Ci penso io. - Cioè, non...

- No, cioè... - Se tu lo ripeti a manetta... - Che ore sono?

Se non memorizzi, all'esame non sai raccontare...

- Non so niente. - Va benissimo. Va da paura! - Ok.

Una cosa importante, invece. Ho letto che chiedono...

Lui, in realtà, ha ammesso di aver mangiato i figli.

- Comunque è splatter da morire "La Divina Commedia. - "La Divina Commedia"? - Minchia!

- Gli "spirti"? Ma non manca una "i"? - No, quello è italiano antico, Anna.

- Dillo tu, poi lo ridico io. - "Vulga"... - Dillo tu e poi lo dico io.

- "Antica vulgata". - "Antica vulgata"! - E grazie al cazzo!

Pronto?

Sì. Sì, sì, sono io.

Allora, innanzitutto grazie. Veramente grazie!

Io sono contentissimo, però, purtroppo, si è creata una situazione per me... inaspettata.

Sì. Praticamente non posso muovermi da Roma. Magari il prossimo anno...

Rifacciamo un excursus rapido. Dai!

Che era, diciamo, il teorico dell'antica vulgata.

- Ma che ci sia bensì un testo più antico... Era così? - No.

- Cominciamo così. Il ventitreesimo? - No, va be', così, no.

Ed è il testo più diffuso negli anni successivi alla morte dell'autore,

conservate nelle biblioteche private e pubbliche di tutto il mondo.

Veloce! No, non guardare.

Casentino Ravenna. Lucca, Casentino, Ravenna...

Dove è conservato il testo autografo della commedia?

- Questo è un trabocchetto. - Perché... Perché non c'è! Inferno 1306-1314...

Brava! Brava!

- Ventitreesimo? - Rinchiusi, e anche lui sarebbe morto allo stesso modo...

- Dei...? - Golosi! - Dei golosi!

Nel quinto canto de l'Inferno ci sono due personaggi molto importanti.

Paolo e Francesca, che erano quei due schiantati che facevano "cose" mentre studiavano.

Tu dillo così al professore.

- Ti mette un bel voto. - Embè...

- E se non ci vado? - No, macché non vai...

- Ho troppa paura. - Va be', è normale. Non è normale!

- Ho troppa paura, veramente, te lo giuro. - No, fidati, è normale. E' così, hai un esame...

La catenina d'oro non la indossi più?

Si è rotta.

- Fammela vedere, io ho un po' di pratica. - Eh, certo, la specialista!

Prima le strappavi dal collo degli altri e poi le riparavi.

Cretino.

Questa è di mia madre.

E' morta tanto tempo fa. E' l'unica cosa che mi rimane di lei.

Papà!

Oh! Sei qui...

Perché non rispondi?

Papà, mi servivano e li ho presi.

E che ci hai fatto?

Ho conosciuto una ragazza.

Li ho usati per aiutarla.

Ma sei impazzito?

Forse.

Ormai è andata.

Tu sei tale e quale a tua madre.

Tu sei la fotocopia esatta di tua madre.

Sei questo.

Papà...

la mamma non ti amava.

Ecco perché se n'è andata.

Capita.

Tu, però, non puoi passare la vita a rimuginarci sopra.

Papà!

- Tu sei ancora giovane. - Ma per favore...

Per favore...

Questo significa che ciò che noi leggiamo non è esattamente il testo originale della commedia,

bensì il testo più antico,

che è possibile rintracciare e ricostruire.

Quello, cioè, più diffuso negli anni successivi alla morte dell'autore.

Signorina, ad alcune domande non ha neppure risposto,

per altre è andata un po' meglio, ma non è stata molto convincente.

Io ho la sensazione che le cose che lei ha studiato non le abbia fatte sue.

Per me non ci siamo.

No, la prego, mi faccia un'ultima domanda.

"Amore che nullo amato amar perdona".

- Questo frase che conoscono anche i sassi secondo lei cosa vuol dire? - Infatti, sì.

"Amore che nullo amato amare perdona" è il verso 103 del canto quinto de l'Inferno.

Come diceva lei è uno dei versi più famosi della commedia.

Queste tre terzine si compongono con un andamento anaforico, che significa...

E questo l'ha studiato. Va bene...

Ma mi dice, invece, che cosa vuol dire secondo lei? A parole sue.

Per me?

Allora, sì... Ehm...

In questo verso...

Francesca sta raccontando a Dante

di come aveva fatto a innamorarsi di Paolo.

Ehm... questo verso...

vuol dire che...

vuol dire che...

Vuol dire che quando qualcuno ti ama,

e ti ama veramente, tu lo senti.

E quando senti questa cosa, è come l'esplosione di una bomba, cambia tutto.

Tutto!

Se qualcuno ha deciso di amarti veramente, ha fatto bene.

Ha fatto bene perché, anche se all'inizio sembrava una cosa pericolosa

e senza senso,

poi, invece, l'amore ti sveglia!

E ti fa fare cose che non avresti mai pensato di fare.

Appunto anche amare.

Pronto?

Brava, tesoro! Sono contenta per te.

- Ciao. - Ciao...

- Come stai? - Bene.

- L'hai fatto tu? - No!

Anche a lei si smontano sempre le ruote?

- Sì, lo fa. - Eh, lo fa... E' vero!

Io il mio l'ho modificato.

- Come modificato? - Sì, sì! Modificato! Non è difficile. Funziona bene adesso.

Anna!

Anna?

Annì?

- Vieni, vieni! - Anna? - Allora sei contento? - Di cosa?

- Ma come non lo sai? L'hanno rimessa in libertà! - Dov'è? - Ah, non c'è? - No.

E vedrai sarà uscita un momento. Non ti ha detto niente perché ti vuole fare una sorpresa.

- Da oggi posso entrare qui senza problemi. - Mannaggia, ha lasciato il telefonino a casa.

Ah... Oggi si festeggia. Tutti quanti a cena, mi raccomando!

Che cosa meravigliosa! Non ci posso credere!

Gioia mia, mi raccomando, voglio che ci sia anche tua padre stasera: festeggiamo!

- Andiamo al ristorante e offro io! - No, no, no, no, no! Offro io!

Io ho dimenticato una cosa in macchina.

- Quella è mia figlia, te lo ricordo. Offro io! - Sì, ma io sono cavaliere.

Tu sei un mascalzone! Senza vergogna!

- Come vuoi tu! - Sei senza vergogna!

- Renato! Oh! - Ehi! - Renato! - Ciao.

- Mi hanno liberato! Sono libera! - Sì, brava! Me l'ha detto tua madre adesso.

- E non dici niente?! Eh, no, che dico? Sono contento. Brava. - E basta? - Ehm, sì.

- Dove stai andando? - Ho un appuntamento con un cliente importante.

- Va be', ti accompagno. - No, macché, figurati. No, no, preferisco di no.

Va be'... Che ti devo dire allora? In bocca al lupo!

- Ci vediamo più tardi? Stasera. - Va bene. - Mi fa piacere... Sono contento.

In realtà stavo pensando che...

Ho tutta la settimana piena piena di incontri, di appuntamenti...

- Quindi... - Ah... - Io in realtà non lo so proprio quando posso venire da te.

Non stai andando in nessun posto, vero?

Perché stai facendo così?

Come mai ti hanno liberata?

Ho avuto uno sconto ulteriore sulla pena. Credo perché ho passato l'esame.

Pensa te! Guarda che... Ma è veramente assurdo, eh!

Ma il cretino sono io che mi stupisco, che mi meraviglio che in un Paese pieno di criminali...

- La smetti? - A piede libero perché hanno fatto l'esame... - La smetti? Dai!

- No, no, no, ma è una cosa mia. - Preferivi che restavo agli arresti?

- No... Che c'entra? - Eh, Renato... Tanto prima o posi sarei uscita.

Va bene. No, ma io sono contento per te.

Scappo perché se no faccio tardi.

No! "Sono contento" cosa?

- Tu non vai da nessuna parte, tu torni a casa con me! - No, io invece passo.

Mi minacci? Mi spari... se non vengo a casa con te?

Perché mi stai trattando così?

Vado, se... non mi accoltelli. Mm?

Non ce la faccio!

Neanche ad andarmene!

Sono fregato.

Andiamo a casa?

Facciamo due passi? Eh?

- Due passi? - Eh. - Sì. - Dai.

Magari mi passa il magone o mi ci abituo, non lo so.

Che dici?

- Comunque ero uscita per farti aggiustare questa. - Grazie!

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