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Original subtitles

- [uomo] Ehi, ti chiedo scusa. - [donna] No, lo so che ho ragione!

Per cortesia, può andare più veloce?

- Me lo dici, sì o no? - Amore, ma già te l'ho detto. Ti prego.

Non mi hai detto un cazzo! Se hai detto qualcosa, era una stronzata!

[risatina]

No, mi scusi, lei si faccia un pacchettino di cazzi suoi!

Amore...

Una chiamata me la potevi fare. Dire: "Amore, faccio tardi". Eh?

Tardi, poi... Sei arrivato giusto in tempo per partire.

C'era un nuovo fornitore che voleva farci assaggiare

i gamberi dall'Argentina.

- In Argentina non ci sono gamberi. - Certo che ci sono.

E ci teneva che noi assaggiassimo il pangasio

del Vietnam e il pinna gialla del Pacifico.

Non lo potevi scaricare, ma mi potevi avvisare.

Va bene. Potevo avvisarti e non l'ho fatto.

Perché non l'hai fatto?

Ho sbagliato. Ti chiedo perdono.

Paghi tu?

- [uomo] Sono 40 euro. - Sì.

E perché hai spento il cellulare?

Però l'ho riacceso, no?

No, aspetta!

Allora perché l'hai rispento?

Ma i cellulari sono fatti per questo. Hanno un tasto per accenderli e spegnerli.

Sennò non lo facevano. Si accendono e si spengono in base ai momenti.

Ah, perfetto!

Quindi tu hai scelto di spegnerlo!

Amore, era una noiosissima riunione con i fornitori.

Spero che almeno ti sia scopato una che si lava.

Grazie.

E dai, amore, però se dobbiamo partire così...

Ma io non ci vengo proprio alle Maldive, non mi imbarco nemmeno.

Ho contato il tempo, sai?

Fin quando è arrivato il messaggio che eri di nuovo raggiungibile

- sono passati 33 minuti. - Sì? Sì.

Trentatré minuti prima della cena con i fornitori.

- Ma dai, amore... - Ssh! Poi il vuoto, per due ore.

Avete cenato in un bunker?

Te l'ho già detto, siamo stati Al Maestrale.

- Ah, sì? - Sì.

Vediamo lo scontrino.

Ma che scontrino? Lo sai che offrono loro in queste occasioni.

Io poi ti ho chiamato. Ha fatto due squilli e hai rifiutato.

- No. - Poi il nulla fino alle 03:00.

No, non ho rifiutato la chiamata!

L'ho acceso per avvisarti che facevo più tardi.

Poi, quando l'ho acceso è comparso il tuo nome,

perché come al solito mi avevi chiamato a ripetizione

e appena l'ho acceso, si è scaricato e non ho potuto più parlare con te.

- Primo, io non ti chiamo a ripetizione. - No?

No! Magari ero preoccupata e avevo bisogno di qualcosa.

Secondo,

da quando in qua vendiamo pesce in Vietnam?

Amore, ma infatti non lo vendiamo.

Lo compriamo. Il pangasio viene tutto dal Vietnam.

Quando senti "persico", si parla di pangasio. Lo sanno tutti.

- Io no. - Vabbè.

E quindi che cazzo avete fatto fino alle 03:00?

Amore, già te l'ho detto.

- Siamo stati a bere tutti insieme. - Dove?

In un bar squallido, ora non mi ricordo il nome.

- Non ti ricordi? - No.

E certo che non te lo ricordi!

- Non urlare. - Nel tuo racconto c'è un buco di tre ore.

- Amore! - Eh, "amore".

Amore!

- Buonasera. - Amore.

Ma dobbiamo partire davvero così? Dai, ti prego.

Ma secondo te, ti tradivo prima di partire per le Maldive?

Eh? Guardami.

Andiamo.

- Quinta fila. - Grazie.

Scusi! Non si chiude.

- Che c'è, amore? - Non si tira su. Scusi!

Non riesco... No, è che stava tutto sbracato, così...

Grazie.

Ma che fai? Già dormi?

Amore, lo sai che ho paura, dai. Se non vedo, è meglio.

[russa]

[continua a russare]

[urla]

["It's Not Unusual" di Tom Jones in sottofondo]

[uomo] Quindi, insomma, hai capito? A un certo punto, silenzio radio.

Non mi ha più chiamato. Ma proprio svanita.

Evaporata. E io ci sono rimasto male.

Non ci crederete, ma ci sono rimasto male.

Mi piace, questa è la verità.

Che poi non c'entra se uno ha i figli, è sposato, ha una famiglia, voglio dire...

Cioè, è più.... Giulia, amore!

- Preparo il gelato. Per tutti? - Sì.

- Sì, grazie. - Sì, sì.

La verità è che uno a un certo punto dice: "Ok, ho trovato un centro.

Ecco, sono equilibrato.

Sto bene, tutto a posto, ho la mia vita normale".

A un certo punto,

ti risale proprio quel...

Non so, quel senso di... Un bisogno strano...

Un senso di... Non so come spiegare.

Ho quel senso di...

Quel senso di.

- Senso di che? - Quel senso lì. Eh.

Fammi capire. Cioè, se lei fosse rimasta...

tu avresti lasciato Giulia?

Ma no, Lisa!

- No! Ma certo. - Ma che? Ma come ti viene in mente?

Ma stai scherzando?

Lasciare Giulia? Mai, no. Io amo Giulia.

Amore, ma che fai, vieni o no?

- [Giulia] Arrivo! - La amo come amavo Virginia. Ti ricordi?

Il problema è che non durano mai abbastanza.

[ride]

Meno male da una parte, perché sennò... si accumulano.

- Una sull'altra, un casino. - Marcello l'hai sentito?

- Chi? - Il cugino di Carlo.

Fallo parlare.

- Ha parlato. - Fallo finire.

La verità è che...

se un uomo tradisce, tradisce a metà.

Cinque minuti, non eri più là.

- Ah, la canzone! - Cita.

Lui cita Julio Iglesias.

Ma come fai? Come fai a gestire questa cosa in maniera così naturale?

Che vuoi dire?

Tua moglie sta di là e tu ci parli con nonchalance di...

Lisa, non farmi le paranoie. Ci conosciamo da 15 anni, vi parlo a cuore aperto.

- Chiudilo. - Eh?

Chiudilo.

[ride]

Hai moglie e figli. Potresti essere fedele come tutti gli altri?

[versi]

Che c'è di così divertente?

E tu che ridi?

Mi fa ridere lui, la faccia che fa.

Conosci coppie che dopo dieci anni di matrimonio non si sono fatte un giro?

Sì, certo. Noi, per esempio.

Ah... No, per carità, certo.

- Scusate, volevo dire, a parte voi... - [uomo] Eccolo.

A parte voi, è ovvio.

Evvai.

[dialogo indistinto]

- Ma mi sono persa qualcosa? - No, amore. Niente.

Parlavamo... Mi stavo ricordando di una cosa vecchia.

- Bene. - Del suo ex fidanzato.

Nicola ha ragione, forse non esiste una singola coppia

che sia rimasta fedele per dieci anni.

Dieci anni? Dieci anni sono tanti.

Beh, sì.

Ascolta, qualsiasi cosa fosse successa, io non me la prenderei.

Ma prendere cosa?

Se mi dicessi che mi hai tradita, non me la prenderei.

Ma cosa? Che stai dicendo?

- Stai male? - Guardami, Mauro.

- No, non mi chiamare per nome... - Guardami.

- Sembro arrabbiata? - Eh?

- Sembro arrabbiata? - No.

Una cosa sola ti chiedo però.

Giurami che non parlerai mai di me con i tuoi amici

come fa Nicola di sua moglie.

Ma che dici? Dai, dammi le chiavi. Andiamo.

Quello che hai fatto è normale.

- Ma che ho fatto? Sei matta? - Dimmelo tu.

Che ho fatto? Niente.

- Ma guardati. - Che è?

Sei più bello ora che dieci anni fa.

Tutte le mie amiche pensano che tu sia un fico.

Non mi importa se hai inzuppato ogni tanto il biscottino da qualche altra parte.

Biscottino?

- Ma come parli? Dammi le chiavi. - Voglio saperlo, tutto qua.

Ma perché insisti?

- Eh? Dammi le chiavi. - Andiamo a casa?

Dai, andiamo a casa e... ti dico tutto.

Però mi dici la verità.

- [Lisa] Ciao. - Ciao.

- Tutto bene? È stato buono? - Sì, dorme già.

- Ok, grazie. Fai tu, amore? - [Mauro] Va bene.

- Grazie, Alice. - Grazie a te.

- Ciao, buonanotte. Ciao. - Ciao.

[sbuffa]

- Che fai? - Un bicchiere?

Andiamo a letto, è tardi.

Dai.

- Oh, Dio Santo. - Sto ascoltando.

Per me non è una buona idea parlarne adesso.

Adesso andiamo a letto. Domani mi prendo mezza giornata.

Lavoro la mattina e mi prendo il pomeriggio.

- Vengo qua e ne parliamo. - No.

[Mauro] Oddio.

Va bene.

Il weekend in cui sei rimasta a dormire a Tarquinia, Vittorio aveva il morbillo.

Non aveva il morbillo.

Aveva gli orecchioni.

- Aveva gli orecchioni? - Sì.

- Ah. - Beh?

Vabbè.

Adesso lo sai.

Che cosa so, scusa?

- È tutto. - Ma tutto che?

- Ma stai scherzando? - Perché?

Perché voglio sapere di più! Voglio sapere i dettagli.

Voglio sapere dov'è successo.

Con chi?

Eh?

Dove l'hai conosciuta?

Non lo so, era in un locale, ero pure ubriaco.

Poi siamo venuti a casa con degli amici a bere l'ultimo drink.

E questa persona è sbucata. Forse si è infilata in macchina.

Non lo so. Cioè, non è che sono andato lì

a prendere telline.

- L'ho trovata qui. Eh? - Carina?

- Carina? - Non te lo so dire.

Perché non è che ce l'ho proprio... ben chiara, diciamo.

Voglio un nome!

Non so come si chiama. No, ma figurati se lo so.

- Dai. - Dammi un nome.

Ma che...

Roberta, mi sembra. Mi pare, Roberta.

Roberta come?

Roberta Fabbri. Fabbri Roberta.

Roberta Fabbris.

- E vi siete rivisti? - No, no, no.

E vi sentite?

Perché no, se è una bella ragazza.

Sì, dai, sì. Ci siamo visti, sì. Ci siamo visti, Lisa.

- Ci siamo visti. - Quante volte?

Una? Quattro?

Sedici? Sei mesi? Un anno?

- Abbastanza. - Abbastanza. Abbastanza quanto?

Abbastanza per una storia.

Cioè, adesso è diventata una storia?

Ma dai.

E sei tu che hai rotto?

Hai detto: "Fermiamoci qua, non andiamo oltre?"

Sei tu che ne avevi abbastanza?

Non ci è rimasta male?

Ma che c'entra? Perché ti interessa questo?

- Che c'entra? - No, dico,

- una ragazza così... - Ma così come?

Dai, hai capito.

Roberta Fabbris.

- Senza "S" comunque, Fabbri. - Il locale,

la vedo ballare, la vedo sorridere.

No, no.

Mi piace.

- Chi te l'ha presentata? - Nessuno.

Nessuno? Nessuno non vuol dire niente.

No, vuol dire "nessuno"!

- Nessuno! - Camminava nel cuore della notte

e ha bussato perché aveva freddo?

Non lo so, è uscita dal locale e avrà seguito il branco

come si fa con gli animali, roba tribale, gli odori, che cazzo ne so!

E chi c'era in questo branco? C'era qualcuno dei tuoi amici?

Qualcuno dei miei?

Sono stato molto discreto, ok? Non ci ha visto nessuno, va bene?

- Discreto come? Fammi capire. Vieni qua. - Dove vai?

Vieni. Discreto nel senso che... i nostri amici erano qua, sul divano?

E tu eri seduto qua? Eri qui, seduto davanti a loro?

[urlando] Che te la scopavi davanti a loro?

Eh? Chi c'era?

- Dimmelo! - Perché? Dammi il telefono. Oh!

Se non me lo dici, chiamo tutti i tuoi amici!

E che fai? Ti incazzi con tutti per colpa di una scopata? Dammelo.

[Mauro] Stai perdendo il controllo, che stai facendo?

Che fai? Oh, ma butti la roba di sotto?

- Pulisco! - Ma no!

Te la sei scopata qua, vero? Eh?

Te la sei scopata qui sul divano, giusto? È qua che te la sei scopata? Fammi capire.

Vuoi parlare piano che dorme il bambino?

Il problema è che me la sono scopata sul divano mentre gli amici mi guardavano?

Se andavo in albergo,

oppure in macchina coi giornali, andava bene?

- Era diverso, sì. - Ah, era diverso?

Io sono stato con una donna che mi ha consolato perché in quel periodo

- lo facevamo una volta al mese. - Magari così tanto.

Ma che è colpa mia, scusa?

- Stai dicendo che è colpa mia? - Sì.

- È colpa mia? - Tu...

Tu pensi che io l'abbia fatto solo per farmi una scopata?

O perché da quando è nato Vittorio, non siamo più una cosa insieme?

Non lo siamo mai più stati.

Vuoi la verità, Lisa. Vuoi la verità?

Vuoi sapere perché l'ho fatto? Per due ragioni.

Vuoi che te le dica tutte e due?

La prima...

mi piace la fregna.

Ma che devo fare.

Sono un uomo, è una cosa ancestrale, no?

Come si dice? L'uomo va a caccia e la donna è chioccia.

L'uomo porta il cibo, la donna raccoglie, cucina.

È così! L'uomo è così! È uno che deve spargere il seme!

Siamo carne da cannone. Ecco com'è.

Sei una merda, Mauro.

Questa è la seconda ragione.

Io sono una merda!

E tu non te ne sei mai accorta. Mai.

Cosa aveva lei di così speciale?

Niente! Solo che non era te. Tutto qua.

[musica swing in sottofondo]

- [Lisa] Me ne vado. - Dove?

- Lui lo porto con me. - Come?

Oddio, Lisa. Lisa, non mi sento bene.

Ahi, ahi. Eccolo qua.

Mi sento tutta una cosa pesante qui.

Oddio.

- Oddio. - E no.

Sono io che non mi sento bene.

Ora mi sento meglio. Può essere una cosa brutta. Senti.

Lasciami il braccio, per favore.

Parliamo due minuti, per favore.

Non possiamo buttare dieci anni così. Due minuti ce li dobbiamo.

- Solo due minuti. - Sbrigati.

Vogliamo fare una tisana? Almeno ci calmiamo un po'.

Ma vaffanculo.

Non lo so, Lisa. Non lo so.

Mi sentivo furbo, volevo dimostrare qualcosa...

Che cosa? A chi? A chi volevo dimostrare che?

Perché così mi sento, mi sento senza capelli,

con la pancia, mi sento pieno di pensieri, Lisa.

Ce li abbiamo tutti i pensieri.

Sì, ma io ho i problemi veri.

Al lavoro sono sei mesi che mi trascino, non ti dico niente per preservare

l'ambiente, la serenità familiare,

ma come vedi, poi le cose vengono fuori.

E poi New York a me... New York mi ha ammazzato.

Non averti portata a New York è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

- Che cazzo c'entra la vacanza a New York? - Come che c'entra?

Era il tuo sogno.

L'abbiamo progettato e non ci sono riuscito.

Questa roba mi ha fatto sentire inutile, completamente...

Anche con Vittorio mi sentivo intimidito, mi sono detto:

"Ma che padre ha questo ragazzino?"

Quindi mi sono messo in discussione anche come padre. Un casino, Lisa.

E giustamente...

hai pensato di scoparti una puttanella.

Beh, non è che mi sono scopato una puttanella.

È che mi sono sentito lusingato da questa attenzione, da questa...

Insomma, tutti questi messaggini ogni giorno, mi sentivo bene.

Lisa, io ti devo dire una cosa terribile.

Ancora?

Quanto mi piaceva piacere.

Credo che questa cosa ci abbia fatto bene.

Io ti amo, Lisa. Ti amo davvero. Per davvero ti amo.

Non pensi che possiamo trasformare tutto quello che ci sta succedendo?

Che siamo abbastanza forti da sbrogliare...

questa matassa di narcisismo?

Non ho il diritto di avercela con te.

Io non ti posso giudicare.

Sai perché?

No, perché?

Perché ho fatto la stessa cosa.

Perché pensi la stessa cosa pure tu, vero?

- No, ho fatto la stessa cosa. - Ah.

Hai fatto la stessa cosa?

In che senso la stessa cosa, scusa?

Dai, amore.

Che vuol dire "ho fatto la stessa cosa"?

Oh, Lisa! Ma... Oh, Lisa!

[Mauro] Ma con chi?

Lascia stare, per favore. Sarebbe una pessima idea.

Ma l'idea è stata tua.

- O no? - Sì, avevo bisogno di dirtelo.

- Ah! - Ho sbagliato.

Almeno siamo pari.

Ma pari un cazzo! Ma quale pari?

È diverso! Forza.

Ti ascolto, sono tutto orecchi.

- Hai già detto tutto. - Cioè?

Ho fatto qualcosa di stupido? Sì, per i tuoi stessi motivi.

- Adesso andiamo a letto. - Non possono essere i miei stessi motivi!

Ah, no? Perché no?

Perché io sono un uomo e tu una donna. Io vado a caccia e tu...

- Come abbiamo detto? Sei chioccia. - Sì?

- Io do e tu prendi. Esatto. - Davvero?

Perché quando voi scopate,

c'è sempre qualcosa di più profondo, perché siete romantiche.

- Perché voi accogliete e noi... - Sì?

E dai, sì, pure il gesto è diverso!

La pensi così, eh? Altri stereotipi sulle donne?

Non sono stereotipi questi!

È la legge. È così!

Ma vaffanculo comunque!

- Vaffanculo te! - Ma vaffanculo, guarda.

Ti conosco, ti sei innamorata. Guardami.

Eh? Tu non vai in giro a scopare qua e là.

No, sei troppo cerebrale. Tu sei innamorata di uno stronzo.

Guarda. Non ci posso credere.

Hai aperto lo scenario.

L'hai aperto, non ci posso credere.

Ti rendi conto che fino a tre minuti fa io stavo lì a piangere?

- Mi stavo per mettere in ginocchio. - Avresti dovuto.

Lisa, tu sei una puttana.

Sei una merda, Mauro.

Scusa, Lisa. Non dovevo chiamarti puttana.

Tu sei meravigliosa.

- Ancora? - Scusa davvero.

Chi era?

- Non importa. - No, importa. E mi devi dire

soprattutto una cosa, Lisa, ti prego.

Dimmi che non ce l'aveva più grosso del mio, dimmelo.

Dimmelo che è sempre stato meglio con me. Per favore. Eh?

Questa cosa per me è di vitale importanza.

Ma la potresti dire, per favore, con delicatezza? Eh?

Cercando anche le parole.

Com'è che dicevi prima?

- Di lasciarci tutto alle spalle? - Ma chi?

Ma chi ha mai parlato così? Parlo così io?

Mi rispondi? Ce l'aveva più grosso del mio?

È importante per me saperlo.

Non mi rispondi perché è così? Perché è la verità?

Mauro, smettila.

Mamma mia, che tragedia.

Perché me l'hai detto?

Eh?

- Mamma. - Amore.

Vittorio, vai a dormire. Mamma e papà stanno parlando. Vai.

State ancora insieme?

Ciao, io vado.

- [Lisa] Ciao, amore. - Ciao, amore.

Torni a casa a mangiare?

- No, ci vediamo stasera a cena. - Devi portare Vittorio dal dentista.

Certo.

E questa?

Ah, quella l'ha voluta incorniciare mio padre a tutti i costi.

È bella.

Ah.

Ciao, amore mio.

Ciao, papà.

Bevi un po' di succo.

[applauso]

[uomo] Il gruppo Rizoma...

sta fissando il suo obiettivo per il primo trimestre

in un aumento a 9,4 milioni.

Anche grazie a venditori come Favini.

Un vero e proprio campione delle vendite.

Si è aggiudicato per questo il premio produttività.

Ovviamente esistono fertilizzanti organici specifici azotati.

Ma il loro costo proibitivo non ne consente l'uso.

Questo è possibile grazie alla compagnia Rizoma.

Che io ringrazio per l'attenzione concessa

in questi due giorni.

E vi auguro un anno produttivo e...

fertile!

Scusa, hai una sigaretta?

Me ne sono rimaste soltanto quattro. Scusa.

- Buongiorno! - Buonasera.

Ah, sì, giusto, buonasera. Sono le 19:00.

- Iulia! - Julia.

Julia. Spagnola.

- Basca. - Ah, ok.

- Ok. E che ci fai in Italia? - Uno stage per la mia scuola alberghiera.

Bello. Bellissimi i famosi Paesi Baschi.

Li conosci?

Un poquito.

Senti, Julia...

avete sigarette qui?

- No, mi spiace, non vendiamo sigarette. - Ah, ok.

E com'è stare lontano dal proprio paese?

Non è triste? Non senti la mancanza degli amigos?

Del tuo... corazon?

Veramente non ho un fidanzato.

Ah, non ce l'hai il fidanzato. Ok.

[telefono che squilla]

Giusto, carpe diem...

Un attimo.

Sì, prego.

Green Park Hotel, qua Julia.

Ah, ah!

Sì, un attimo, verifico.

[musica allegra in sottofondo]

Hola, qué tal?

Hola!

- Sera. - Ah, buonasera.

[ride]

Mi scusi, ma...

la ragazza che era qui prima è andata...

- Via. - Ah.

- Ok. Perché lei fa il turno di... - Il turno di notte.

E quindi lei...

Lei fa il turno di giorno.

- Ok. - Ok, sì.

- Grazie, molto gentile. - Prego.

Sto prendendo uno di questi...

[musica jazz]

[voci indistinte]

Diciamoci la verità.

A figa, siamo messi veramente malino.

Hai ragione.

Io comunque sono andato in buca con quella della reception.

Ah, sì?

Non vorrei darti una brutta notizia,

ma credo che Favini abbia fatto centro prima di te.

- Chi? - Favini, il miglior venditore dell'anno.

[uomo] Ha vinto anche il premio produttività.

Oh, sappiamo perché ha vinto.

No.

Ha vinto perché è un grande venditore.

Meglio di te, sicuro.

Forse anche meglio di me.

Anche se mi dà fastidio ammetterlo.

[voci indistinte]

Cristina, scusa.

Sono quattro a testa. C'è scritto sul menù.

Ah, sì. E quindi?

Ne hai presi sei.

Va bene.

- Ecco, ora sono quattro, contento? - Ok.

La direzione ringrazia.

Sono ancora sveglie?

Andate a letto, è tardi.

Sì, anche papà ti vuole bene. Sì.

[segnale di errore]

Sì, è andato bene, ma sono così contento

di essere tornato in camera.

[suoni dalla TV]

No.

No, sto scrivendo...

il resoconto della convention

di quest'anno. Come al solito, sai.

Amore, dai, andiamo a dormire, sono così stanco.

Ciao. Anch'io. Ciao.

Sì. Buonasera.

Guardi, sto cercando di accedere ai contenuti extra.

Ah, proprio...

Io ho una carta di credito.

Magari le do il numero della carta così lo prendo a parte, insomma...

Ah, no?

No, perché pensavo che invece si potesse... No?

Sì, ho capito. Va bene.

[trilli dal cellulare]

[musica rock]

Ehi, vodkina?

[ride]

È arrivato.

[inudibile]

Che c'è scritto?

Ma questa è vecchissima, la conoscevo. È quella della suora, no?

[voci indistinte]

[musica rock]

Ehi. Hai il ritmo nel sangue, eh?

E allora praticamente c'è... C'è questo qua...

Questo tipo che muore.

Ed ha un buon lavoro. Veramente un ottimo lavoro.

Carriera pazzesca e...

E muore senza una buona ragione. Allora muore

e vola in paradiso, no?

Allora arriva in paradiso e...

E il paradiso è proprio come ce lo immaginiamo, no?

È tutto bianco, con gli angeli

con le ali e...

Arriva in paradiso e dice...

Oddio, com'è che era? Ehm...

Ah, ecco, sì!

E dice: "No, voglio parlare con San Pietro!

Voglio sapere perché sono morto".

E arriva San Pietro.

Arriva San Pietro e dice: "Amico, calmati.

Non puoi venire qui e fare casino".

Perché San Pietro parla così. E dice: "Che cazzo..."

Non dice "che cazzo", ma...

Aspetta un attimo, il finale è bellissimo, ti giuro.

E dice:

"Ehi, datti una calmata!"

- E lui: "Perché sono morto?" - Scusate.

Non voglio cacciarvi, ma sono molto stanca.

No, stavo raccontando... Vabbè.

- Ciao, grazie. - Avevo quasi finito...

- Comunque fa ridere la... - Ciao.

Ehi, ciao.

Dormivi già? Ti ho svegliata?

- No, dimmi. - [Favini] Chi è?

È...

Nessuno, Lorenzo.

Ah! Chiedigli se ha una sigaretta. Ciao, Lollo.

- Ehi. - [donna] Hai una sigaretta?

- Ne ho solo tre, mi dispiace. - Ci bastano.

Ciao.

Sì, buonasera.

Mi scusi, mi servirebbe il numero della camera

della signorina Lorusso Cristina.

Sì.

Ehi, ti ho svegliata?

E... stavo andando a letto.

Com'è la tua passera? Cioè, la tua stanza. Ha una bella vista?

Beh, dà sul parcheggio. Fai un po' te.

Così puoi controllare la macchina.

- Siamo venuti in pullman. C'eri anche tu. - Beviamo qualcosa?

No, guarda...

Dai, non si può dire di no a un prosecchino ghiacciato.

Oh, scusami per prima all'aperitivo.

Ero un po' annoiato.

Veramente adesso lo sono ancora di più.

No, dai, sto scherzando!

Sei con la società da tanti anni, no?

Sono venuta nel '96, fanno 16 anni il 23 ottobre.

Ho 52 anni, fai un po' te.

Ma dai!

Non pensavo fossi una 50enne. Cioè, non sembri una 50enne.

Ecco...

- E ti occupi del settore Marche, giusto? - No, non tutte le Marche.

Io sono responsabile del settore nord. Diciamo, grossomodo...

Scusa. Da Ascoli...

No, scusa, da Pesaro ad Ancona perché....

Io e mia moglie stiamo insieme da 14 anni, quindi...

E sai, è normale che dopo un po' le cose non vadano più bene come prima,

come una volta.

Abbiamo anche superato momenti difficili.

Posso farti una domanda?

Sì.

- Posso usare il bagno? - Ah, sì.

Grazie.

La verità è che dopo tanti anni, non so...

io sono cambiato, lei è cambiata,

i nostri corpi si conoscono da così tanto tempo.

Non c'è più quella passione, quel fuoco.

Sento ancora di avere il bisogno

di... avere un incontro.

Un incontro che mi faccia provare di nuovo quella scintilla...

che si prova quando uno non conosce una persona, no?

Quel fuoco, quella passione che è data proprio dall'ignoto.

La verità è che mia moglie...

- Penso non sia abbastanza... - Espansiva?

Esatto, sì.

Espansiva, esatto.

- [Cristina] E... - Ci sono due letti.

- No, proprio no. - Ma io mi metto lì.

- No, proprio no. - Ma dai!

- No! - Ma dai!

Noi adesso andiamo a dormire perché è proprio l'ora di dormire.

- Ok, va bene. - Grazie.

- Bacino. Dai, salutiamoci almeno, no? - Sì.

No! Ma...

- Dai, non fare... No! - Occhio!

- No, veramente, guarda... - Sono scivolato, non l'ho fatto apposta.

Ascolta. Veramente, guarda.

- Non roviniamo tutto. - Ma non roviniamo tutto.

Quello che dico anch'io. Non rovinare, stiamo bene.

- No? - No.

Dai.

Devi starnutire?

- [Lorenzo] Tu sei sposata, no? - Sì.

Faccio 11 anni a dicembre, il 18.

E voglio dire, in 11 anni ti sarà capitato qualche volta di...

- ...avere un'avventurella. - No, mai.

Guarda, basta. Devo andare a dormire, sono cotta.

Dai, Cristina, carpe diem, cazzo.

Abbiamo bevuto il prosecchino, stiamo bene, siamo qui tranquilli.

Stiamo andando forte. Il meglio deve ancora arrivare.

No, guarda, è proprio il tempo di andare a dormire.

Ok.

Tu dormi lì e io qui.

No, allora non hai capito. Andiamo a dormire.

Sì, però ognuno nella sua camera.

- Dai. - Dai.

Dai! Ti prego. Guarda che mi sento solo.

No, adesso ti spiego.

Tu adesso vai a dormire e dormi bene.

Ti fai un buon sonno e domani parliamo sul bus.

Dai.

Dormi con me?

Ma perché proprio io?

Beh...

[sbatte la porta]

E questo cos'è?

Scusa.

Forse ho un po' esagerato.

[musica allegra in sottofondo]

[voci non udibili]

[voci non udibili]

[donna] Arrivo subito.

Julia! Hola, qué tal? Todo bien?

- Scusa, sono un po' in ritardo. - Ah, ok.

Ok.

Permesso. Scusi, permesso.

Scusate.

Bel bestione, eh?

- È tanto tempo che... - Tanto tempo che?

E?

Quasi tutti saliti.

E tu di dove sei?

- Moldavia. - Ah, bellissimo.

- Conosci? - No.

Se non conosci, non dire.

- No, era per dire. - Ecco, non dire.

Quanti cavalli ha?

Ok, ok!

Scusi?

[donna anziana] Scusi, devo fare un cambio di residenza.

[uomo] Scusi, direttore.

Buongiorno, signora. Cosa posso fare per lei?

- Devo fare cambio di residenza. - Sì.

- Ecco. - Ha portato i documenti?

- Sì. - Me li fa vedere?

Com'è andata al lavoro?

[uomo] Bene.

Non ti piace?

Eh? Sì, buono.

- Tu non mangi? - Ho già cenato. Devo finire un lavoro.

Devo sbrigarmi.

Sennò faccio tardi alla partita.

[musica classica in sottofondo]

[uomo] Ciao, amore.

- Ciao, amore. - Come va?

- Lavori ancora? - Eh.

- Com'è andata la partita? - Bene.

Abbiamo vinto.

[squilli di cellulare]

[donna] Pronto?

Certo che è tardi. Perché mi chiama a quest'ora?

[parla in francese]

Sì, settimana prossima, spero.

[parla in francese]

Ok, arrivderci.

- Sei pronta? - Perdonami, amore.

- Ma devo finire questo lavoro. - Vuoi che andiamo un'altra volta?

No, dai, ormai sei pronto. Vai, amore, non ti preoccupare.

- Sicura? - Sì.

- Va bene. - Ciao.

Ciao.

- [film] Sei sicuro? - [film] Sì, vai tranquillo.

Qui in mezzo al nulla? Posso portarti fino a casa.

Davvero, non preoccuparti. Tieni. Vedi un po'.

- [uomo] Allora? - [uomo] Mi ha dato un passaggio a casa.

[uomo] Ah!

[voci dalla TV]

Amore?

- Sì? - Vuoi che ti cucini qualcosa?

No, grazie, amore.

Mangio un panino per strada, è tardi.

Allora perché non resti?

Te l'ho detto, è una partita importante.

Non posso mancare.

[TV] Adesso ti vengo a prendere io.

[TV] Paolo, scendi!

- Quant'è l'una? - Sono cinque euro.

- Quante sono? - Cinque.

- Venti. Va bene 20? - Sì, va bene. Contento.

- Grazie. - Grazie.

[musica romantica in sottofondo]

[donna] Ciao, amore.

Com'è andata la partita?

Bene. Abbiamo vinto.

[radio] In serata è poi arrivata la smentita del capo dell'opposizione.

In chiusura, lo sport.

Gli appassionati di basket possono tirare un sospiro di sollievo.

Dopo una notte in osservazione, gli esami hanno escluso lesioni gravi

per la stella Dragomir, il playmaker rimasto privo di sensi

a seguito di un pauroso scontro di gioco

che ha costretto l'arbitro a interrompere la partita.

Il match verrà rigiocato in data da definirsi.

E passiamo al calcio.

Questo fine settimana torna in campo la serie A dopo lo stop per le nazionali.

[donna] Se fossi in lei, non mi appoggerei troppo.

Neanche se le immagina le zozzerie che fanno qui dentro.

[TV] Allora? Vogliamo fare silenzio?

[voci dalla TV]

[rumore di passi]

Dove vai?

Te l'ho detto, ho una cena di lavoro. Tanto tu hai la partita, no?

Eh, sì.

[porta che si chiude]

[donna] Com'è andata la partita?

Bene.

Abbiamo giocato benissimo.

È stata una serata fantastica.

["The End of The World" di Sharon Van Etten in sottofondo]

[clacson]

[musica swing in sottofondo]

Mi servirebbe la chiave della stanza di mio marito.

Non abbiamo chiavi, ma tessere magnetiche.

- Mi dia la tessera. - In che stanza alloggiate?

Senta, non lo so, non mi ricordo.

Mi sono persa e la tessera ce l'ha lui.

- Lui chi? - Mio marito, gliel'ho detto!

La sua non ce l'ha?

- No, non me l'avete data. - Ne diamo sempre una a testa.

Se le dico che non ce l'ho, non ce l'ho!

Quante volte lo devo dire? Non c'è.

Occhiali, borsa, portafoglio, non c'è.

Senta... mio marito è affetto da una grave cardiopatia congenita.

Mi ha detto che sarebbe sceso e non è sceso.

Gli telefono e non mi risponde.

Se dovesse succedergli qualcosa di grave, io la riterrò responsabile.

Mi dice dove siamo alloggiati?

Signora, io non sono autorizzato...

Mi dia nome e cognome, o chiamo il direttore. Anzi, lo chiami.

- Un attimo, vediamo se c'è una soluzione. - Me lo auguro.

A che nome avete prenotato?

Questo è il mio nome da ragazza. Cerchi il secondo.

- Eccolo qua. - Oh.

- Il numero è quello sulla tessera. - Grazie.

- Terzo piano! - Arrivederci.

Buona giornata!

Sì, prego?

Buongiorno, Valeria.

- Bellissima come sempre! - È di sopra, fa le valigie.

Io to ho detto di non sposarti. Ma non mi hai dato retta.

Silvia?

[uomo] Amore?

[cane che ringhia]

Amore?

- Ma che fai, parti? - Sì, parto.

Vado da mia madre.

E porto via anche il cane.

E perché parti, scusami? Dove vai?

Perché parto?

Non ce ne andiamo noi, tu te ne vai da questa casa.

Ti do una settimana di tempo. Una.

Dopo non voglio vedere cose tue in giro.

- È chiaro? - Ma non stai bene?

Io non sto bene?

Non sto bene io?

Eh.

Tu giochi al pompino invisibile mentre guidi.

Ti trombi una troia dentro un albergo e sono io che non sto bene?

Ma non ti vergogni?

Ma di che stai parlando?

Di che parli, scusami?

Quale pompino? Ero in ufficio fino a poco fa.

Chiedi alla mia segretaria.

Parla direttamente con i miei avvocati.

- Scendo, c'è mio padre che mi aspetta. - Silvia!

Tu mi fai paura.

Tu veramente mi fai paura.

Tu sei matta. Sì, veramente, tu sei pazza.

Ma che faccia tosta di merda hai? Eh? Ti ho visto con i miei occhi.

E che cosa fai tu?

Invece di seguirmi e di dirmi:

"Amore, non è come pensi, ti posso spiegare".

Niente. Continui a farti i tuoi porci comodi?

Io ti rovino, Carlo. Ti giuro su Dio che io ti rovino.

Ti lascio in mutande stavolta.

Aveva ragione mio padre quando diceva: "Non ti sposare

quel mantenuto. Vedrai che una volta sposato attacca il cappello".

Non hai visto me.

Tu sei matta.

Silvia, tu non stai bene.

Tu sei un bastardo schifoso bugiardo!

Ma che bugiardo? Non ero io!

- Ti ho visto in albergo! - Non è vero!

Hai avuto un'allucinazione!

Allora se è così, se è come dici, andiamo in quest'albergo e controlliamo.

- Verifichiamo. - Ma verifichiamo che? Cosa verifichiamo?

Mi avranno pure registrato, no?

Se sono stato lì, ci sarà scritto da qualche parte. O no?

Non posso credere che tu sia così stupido.

Infatti, non sono stupido. Ti sto dicendo la verità.

Lascia le valigie, facciamo così.

Se questo può servire a farti credere...

che non ti dico cazzate, andiamo in albergo.

Andiamo. Mi porti in questo albergo, mi dici dov'è.

Vai piano.

Piano, la curva. Silvia, per favore!

Lo dico io quando vado piano!

Ci vuoi fare ammazzare? Eh?

Ecco, eri lì.

- Eri lì, merda. - Non faccio mai questa strada.

È impossibile.

Forse eri distratto.

Eri distratto dal navigatore, perché adesso ci sono dei navigatori

che oltre ad indicarti la strada, te lo succhiano pure.

Ma come te lo succhiava? Te lo succhiava bene?

Dimmi com'era

questo pompino...

Invisibile, sì.

Invece questo fantomatico hotel, appunto invisibile, dov'è?

È di qua, giusto?

E che ne so io? Non so neanche dove siamo.

Che figlio di puttana che sei.

- Puoi andare piano? - Ancora?

Eccoci qua. Siamo arrivati.

- Vieni. - [Carlo] Ma vieni dove, scusa?

- Dove andiamo? - Non ricordi di esserci già stato?

Avrai parcheggiato qui, no? O lì, dove hai parcheggiato?

Io non sono mai stato qui! Non ho mai visto questo garage.

Non preoccuparti, te lo faccio ricordare io. Vieni.

Mi vuoi aspettare, per favore? Eh?

Scusate, dobbiamo prendere l'ascensore.

Mi dispiace, in questo piano è fuori uso.

Ma... lui l'ha preso tre ore fa.

Impossibile, ci stiamo lavorando da tre giorni.

È che c'è la puleggia motrice che si blocca.

[uomo] Tieni.

Comunque ci sono le scale. Quelle non si rompono mai.

Prendiamo le scale.

Silvia!

Perché dobbiamo fare figure di merda?

Per favore! Aspetta!

Penso che tu abbia già vinto l'Oscar come miglior bastardo dell'anno.

Silvia, per favore, non diamo spettacolo anche qui.

[uomo] Buonasera, signori. Stanza per due?

Avevate riservato? Perché si è liberata una junior suite...

No, senta, io avrei bisogno di parlare con il suo collega.

- Di chi parla? - Del suo collega.

Il ragazzo asiatico che c'è la mattina.

No, la mattina ci sono sempre io.

Poi il mio turno termina alle 18:00.

Collega invisibile.

Senta, potrebbe controllarmi sul database del computer

se il signor Del Gallo è stato qua nelle ultime 24 ore?

- Nel vostro hotel? - Mi perdoni,

ma la legge sulla privacy non mi consente di fornire certe informazioni.

Ma la privacy di chi? La sua? O la sua?

Parliamo della mia privacy.

Della mia privacy, eh?

Signora, la prego, si calmi.

Non mi calmo per un cazzo!

- Chiami il direttore! - Guardi.

Il signor Del Gallo sono io. Carlo Del Gallo, ecco, può guardare qui.

Può esaudire la curiosità della signora.

- Signora un cazzo! - Appunto.

- Veramente io... - [Carlo] Dato che lo chiedo io...

Non c'è violazione di privacy in questo caso.

- Signora, veramente io non... - Lo faccia. Mi faccia la cortesia.

- Si fidi. - Lo faccia!

Grazie.

- Suo marito non è mai stato qui. - Come, scusi?

Non so come aiutarla.

Come, mi scusi? C'è scritto lì.

[Carlo] Non sono mai stato qui. Mi scusi.

Non c'è problema. Abbiamo controllato, ora andiamo.

- Leviamo il disturbo. - Controlli meglio.

Ma cosa? Non si preoccupi.

Togliamo il disturbo.

Non mi devi toccare. Mi fai schifo, bastardo che non sei altro!

- Mi scusi! - Non si preoccupi, stia tranquillo.

Dove vai? Silvia, aspetta!

Allora, che piano è? Quinto, quarto?

- Terzo! - Il terzo?

Questa cosa che stai facendo non si può fare.

- Era la 326. - Io non ci posso credere.

- Adesso ti faccio vedere. - Silvia! Per favore!

Abbiamo già fatto abbastanza casino qua dentro!

[parlano in russo]

No, sorry. It's a mistake.

Sì, era questa la camera.

[voci accavallate]

Ci sono altre persone. Per favore.

- Abbiamo già fatto una figura di merda. - Era la 326!

Ma c'è altra gente.

- Me lo devi dire! - Cosa?

Perché non me lo dici?

Tu non stai bene. Amore.

Dimmelo!

Bastardo! Dimmelo!

Amore, ma che hai? Ti vuoi calmare?

Amore, che hai? Oh!

Signora!

[parlano in russo]

- Silvia! - Signora!

- Amore, ma che hai? - Signora!

Chiami un'ambulanza, per favore.

[uomo] Signora, non si muova.

[Carlo] Allora, dottore?

Io non sono un dottore e lei non può stare qui.

Scusi, però mi dica cos'ha mia moglie.

Per il referto deve aspettare il dottore.

Ho capito, ma ditemi qualcosa. Non mi lasciate così.

- Ecco, parli con lui. - Ma che succede?

Dottore, volevo solo sapere che cos'ha mia moglie.

La TC non ha rilevato anomalie di sorta.

Meno male.

La signora attraversa un periodo di stress?

- Sì. - Non sottovaluti lo stress.

È una vera e propria patologia.

Scusi, dottore, ma...

potrebbe generare delle allucinazioni anche?

Non è da escludere. Ma lo vuole un consiglio?

Guardi che sua moglie ha solo bisogno di riposo assoluto.

La faccia ricoverare in una di quelle cliniche specializzate.

Lei là potrà rilassarsi.

Essere seguita da un medico.

- Dice? - Sì.

Amore, hai sentito cosa hanno detto i medici, no?

Non è niente di grave.

Non c'è nulla di preoccupante.

Devi soltanto continuare a fare tutto quello che facevi prima.

Ventiquattro...

Vabbè, 25.

Tieni.

Grazie, amore.

[voci indistinte]

Romy! No!

[urla]

Oddio, Romy!

- [uomo] Ben arrivati. - [Carlo] Buongiorno.

- Grazie. - Sua moglie si troverà benissimo qui.

La quiete del luogo e la terapia del sonno faranno il resto.

Ne sono certo. Non è vero, cara?

Ciao.

Ciao.

[uomo] Prego.

- Arrivederci. - Arrivederci.

[musica jazz in sottofondo]

Ehi.

Salve.

Ciao.

- Allora, come mi trovi? - Arrivederci, grazie.

- Sei stupenda. - Grazie.

- Ho una piccola sorpresa per te. - Dove?

Guarda.

Oddio, ma è stupendo!

Ahia!

Amore, non ti conosce, è normale.

- [Silvia] È identico. - A Romy, lo so.

L'ho presa apposta.

- Come la chiamiamo? - Nastassja.

Come la Kinski.

- Nastassja? - Nastassja.

[uomo] Buonasera, dottore.

Buonasera, Marcello.

Che bella sorpresa, ha riportato la signora.

Buonasera, Marcello.

- Le serve aiuto? - No, grazie.

[Carlo] Siamo tornati!

["L-O-V-E" di Nat King Cole in sottofondo]

Buongiorno, dottor del Gallo! I suoi vestitti.

- Direttamente alla 326. - Ovviamente.

È sempre un piacere.

- Grazie per l'ascensore. - Grazie, dottore.

Grazie, dottore.

Silvia!

Silvia!

Amore!

Silvia!

Amore.

Amore, ti posso spiegare. Credimi, non è come pensi.

Lui non c'entra niente.

Non significa niente.

Ma lui chi?

["It's Not Unusual" di Tom Jones in sottofondo]

[voci indistinte]

Chi arriva ultimo, paga!

[voci non udibili]

Non vale!

[voci non udibili]

Guardi, abbiamo prenotato per tre a nome Zordini.

Perché date sempre il mio nome?

- Zordini per tre, giusto? - Sì.

- Sì. - Perfetto.

- Vi accompagno al tavolo. Sì. - La seguiamo?

Grazie.

Non mangiare il pane che ti rovini la cena.

Aspetta, così mangi.

Adesso dico una cosa, la dico e la nego.

Non mi sentirete dirla mai più.

- Va bene. - Ok.

- Buonasera. - Salve.

Buonasera.

Posso servire dell'acqua?

Gassata o liscia?

- Naturale. - Gassata.

- Ci dia direttamente la lista dei vini. - Allora?

Bollicine?

- Vedova o Frate? - [insieme] Frate.

- Tanto paghi tu. - Perché?

Sei arrivato ultimo.

Allora? Che volevi dire?

Che me le scoperei tutte.

Il 90% delle donne presenti in questo ristorante, me le scoperei.

Ah, sì?

I signori hanno scelto?

- Il Plateu Royal per quanti è? - Quattro.

E noi ce lo mangiamo in tre.

- Da bere? - Dom Pérignon.

Ottima scelta!

E vorrei precisare, senza averle mai viste.

Ah, sì? Senza averle mai viste?

- Sì, al buio, così. - [uomo] Pure io.

[Zordini] Cosa?

Senza averle mai viste. Bravo!

E dai.

- Signore. - Perfetto.

No, faccio io. Mi scusi.

- No, lasci. - La prego.

- La prego io, scusi. - No.

- Lasci. - No, guardi.

E lasci! Eh!

È una questione di principio.

- Di principio? - Si fidi.

- Grazie. - Grazie.

Grazie. Dai qua.

Anzi, non soltanto il 90% delle donne in questo ristorante,

ma nel mondo.

Addirittura.

Quindi, quando tu dici il 90%, tu intendi veramente il 90%?

- Qual è il problema col 90%? - [Zordini] Voglio capire.

Perché se è il 90%, allora ci sono pure le nostre mogli.

È naturale, scusami, Lorenzo.

- Certo. - Ecco.

Quindi tu ti scoperesti mia moglie.

E certo.

Cioè, ti scoperesti... Hai sentito che dice?

- Che dice di male? - Si scoperebbe mia moglie.

Beh, chiedigli perché.

- Aprila, non ci riesco. - Perché?

Per proteggerti.

Proteggermi da cosa?

- Scusami. Io ti piaccio? - In che senso?

- Come uomo, come persona, ti piaccio? - Sì.

Sennò non saresti mio amico.

Vorresti che a scoparsi tua moglie fosse un estraneo,

uno che non conosci, magari fa pure schifo.

Ma questo che c'entra?

- No, c'entra. Rispondi! - Ma messa così non ha senso.

- No, invece ha senso. - Cioè?

Se io mi scopassi tua moglie, sarebbe al sicuro.

- Al sicuro? - E certo, pure tu saresti al sicuro.

È vero, saresti molto più al sicuro.

Non facciamo discorsi sessisti, per gli uomini sì, per le donne no.

- Vale pure per le donne. - Vale pure per loro.

Ma cosa vale per gli uomini come per le donne?

- La percentuale. È matematica. - No, no.

- Non è matematica, è statistica. - Allora se è statistica,

perché non posso stare nel dieci percento?

Che cazzo ridi?

Per quello è troppo tardi ormai.

Sai qualcosa?

No, io no.

È troppo tardi per tutti, soprattutto per te.

- Dai, è tardi. - Tardi cosa?

- Sei in ritardo, è tardi. - Perché?

[Lorenzo] Vai, bello!

[Lorenzo] Grande, bravo! Grande!

Grande!

Comunque la cosa è questa.

Se voi ci pensate, noi facciamo mutui

per comprare case, per comprare cellulari nuovi.

La macchina nuova, mandiamo i figli a imparare l'inglese.

E tutto questo per che cosa?

- Eh? - Perché? Sto chiedendo.

- Per che cosa? - Per cosa?

Per quella!

Per quella.

Per quella.

Quella.

Quella.

Per quella.

- [Lorenzo] Per quella? - Quale?

Quella.

Quella no.

- Perché? - Ma come perché?

Dice che quando andiamo a letto con qualcuno,

andiamo a letto con noi stessi.

Non scopiamo qualcun altro, ma noi stessi, giusto?

Quando scopiamo, scopiamo noi che la stiamo scopando.

Allora è narcisismo.

Ecco.

No, perché Narciso si odiava, non si amava.

È vero, lui si è buttato a mare.

No. Il mare?

- No, era il lago. - Lago?

E allora, pure un depresso che odiava il rischio...

- Che rischio? - Il rischio del fallimento.

- Quindi noi siamo depressi... - Tu, sicuramente. Sì.

Guardate un po'.

Guardate chi è entrato.

A te che fai tutto il precisino, era uno stagno comunque.

- Che? - Era uno stagno comunque.

Sì.

Io con una come quella ci andrei.

A me piace quella col vestito rosso.

No. Io no.

["L-O-V-E" di Nat King Cole in sottofondo]

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