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Facci scendere!
Aspetta, Luca. Devo parlarvi. Ascoltatemi bene.
Tra quattro giorni lascerete questa casa
e verrete a stare con me e i nonni.
Non soltanto in visita, come oggi
ma per sempre. Va bene?
Papà non vuole.
È il giudice che ha deciso così. È la legge.
Vi voglio bene. Hai capito?
No, aspetta!
Luca! Aspetta, ti ho detto!
- È vero che staremo con te? - Sì, amore mio.
Sì, te lo prometto.
Vieni qui.
Compratevi il gelato.
Chi è il giudice? Perché vuole comandarti?
- Nessuno mi comanda. - Dice che è la legge.
La legge con me non funzione. Entrate.
- Il puntellamento? - Domani iniziamo a disarmare
altrimenti non finiamo più. Siamo molto indietro.
- Invece qua? - È soprattutto qui.
- Roberto? - Ciao. - Ciao, amore.
- Ti abbiamo portato il pranzo. - Va bene.
- Pausa per tutti! - Andiamo, ragazzi.
- Ciao. - Ciao.
- Riccardo? - Mia madre va a prenderlo all'asilo.
Beato te che hai una moglie che ti porta il pranzo in cantiere.
- Ciao, Anna. - Ciao, Antonello.
C'è pure Diego qua. Come va la scuola?
- Sei sempre il primo della classe? - No, è Malcolm. Io sono il terzo.
Meglio, essere primi non conviene.
- Ce n'è anche per te. - No, visto che siete tutti qui
vi invito a pranzo in trattoria. - Davvero?
Sì, ma prima vi faccio vedere una cosa.
- Che cosa? - Una sorpresa.
- Andiamo con "l'amore mio". - La tua auto?
Deve essere un giorno speciale
non fa salire nessuno, neppure la moglie. - Veramente?
- Tutti a bordo! Vieni, Diego. - Okay.
- Vuoi stare davanti, o dietro? - Dietro. - Bravo.
- Che cos'è? - È il progetto per un residence sulla spiaggia.
La ditta è fallita due mesi fa
ma la licenza è valida e la posizione unica.
Che intenzioni hai?
Ho fatto un'offerta per tutto il lotto. Ti va di finirlo insieme?
- Lo trasformiamo in un residence di lusso. - Magari!
- Chi ci dà i soldi? - La banca. Se ci va bene, è la svolta.
- Diventiamo la ditta più importante della zona. - Se non va bene?
Andremo molto in perdita.
Che dici, Diego? Ce la facciamo io e papà?
- Dico che ce la fate. - Ecco un ottimista in famiglia!
Rintocchi delle campane
Vuoi andare sola?
Non può opporsi, ho l'ordinanza del giudice. Me li deve dare.
- Ti accompagno. - Papà, non c'è bisogno. Resta con la mamma.
Preparate le stanze per i ragazzi.
Non voglio che si sentano sperduti quando sono qua.
No, vengo con te. È meglio.
Oggi tornano i miei nipoti.
Squillo del telefono
Pronto?
- Chi parla? - Non lo so.
Pronto?
C'era una donna che piangeva.
Vieni con me, andiamo in cucina.
Elena è morta?
È stato il marito?
Questo sono io.
Questo qui. Questa è lei, mia cugina Elena.
L'ultima volta che l'hai vista eravate bambini?
Sì, mi sono trasferito al nord da piccolo e non ci siamo più visti.
A parte la foto, ho questi confetti.
Me li spediva per il battesimo di ognuno dei suoi figli.
Luca, Giovanni e Claudio.
Questo è tutto ciò che ho di loro.
- Hai conosciuto suo marito? - No.
Sapevo che aveva delle difficoltà
ma non avrei mai pensato che sarebbe arrivato a ucciderla.
Chi si prenderà cura dei bambini?
Andranno in un istituto?
Mi ha chiesto di prenderli con noi.
Lorenza.
È mia cugina, fa l'assistente sociale.
Dice che sarebbe per poco tempo. Dovremmo tenerli qualche mese qui.
Finché i nonni si riprendono.
Come facciamo con cinque bambini?
- Lorenza. - Roberto.
- Quanto tempo! - Era meglio incontrarci in un'altra occasione.
- Lei è Anna, mia moglie. - Ciao, piacere. - Piacere.
- Scusi, il volo era in ritardo. - Non si preoccupi.
- Brigadiere Ialongo. - Salve.
È meglio usare l'auto di servizio.
Seguitemi.
(brigadiere) Il marito ha ferito prima il padre, che la difendeva
poi ha accoltellato lei.
- Nessuno è intervenuto? - No, né prima, né dopo.
(Lorenza) Erano separati da un anno.
Il tribunale voleva restituirle i figli
e Domenico l'ha ammazzata.
Buongiorno, signora Di Stefano. Loro sono i signori Falco.
- Tu sei Roberto? - Sì, zia.
Le mie più sentite condoglianze.
Sono Anna.
Guarda, questi li aveva fatti tutti Elena.
Cercava un po' di tranquillità.
- Questi sono... - Luca.
Giovanni e Claudio.
Aveva anche fatto la camera per i bambini.
"Sono stata sposata per circa otto anni con Domenico."
"Purtroppo da subito mi resi conto di aver sposato"
"una persona completamente diversa da quella che avevo conosciuto."
"La mia è una storia vera fatta di violenza, sopraffazioni"
"e quotidiane umiliazioni."
"Quando ho scoperto la tossicodipendenza di mio marito"
"mi è crollato il mondo addosso"
"ma ero già in attesa del nostro primo figlio Luca..." - Anna.
Sì...
Lorenza mi ha detto che i bambini non sanno nulla.
- Cosa? - Di quello che è successo.
- Domenico ha ucciso Elena. - Come?
Gli hanno detto che Elena è morta in un incidente stradale.
Non gli hanno detto che Domenico è in carcere
ma che è partito per la Germania per lavoro.
Quando glielo diranno?
Dovremmo...
Forse dovremmo dirglielo noi, quando i ragazzi saranno pronti.
Possiamo ancora tornare indietro se lo vogliamo.
No.
Eccoli, sono loro due.
- Gli sbirri! - Luca e Giovanni, venite un attimo.
- Aspettate... Luca! - Ragazzi, fermi. Sono Roberto.
- Sono il cugino di vostra madre. - Andiamo!
Dovete venire con noi.
- Perché? - Brigadiere, mi scusi.
Posso parlarci io? Grazie, grazie.
Io mi chiamo Anna.
Sono la moglie di Roberto, il cugino di vostra madre.
Conoscevi mia madre? Sai che ha fatto un incidente?
Oh! Non parlare di questo con persone che non conosci.
Aspetta, Luca. È proprio a causa dell'incidente che loro sono qui.
- Loro vi aiuteranno. - Che vuoi dire?
Verreste a stare da noi finché tutto non si sistema.
- Verrete a casa nostra, a Senigallia. - E dov'è?
Bambini, in macchina. Dai! Andiamo a prendere vostro fratello.
- Dai, dai. - Prego. - Vi seguo in macchina.
Questa è la casa del padre.
È meglio che i bambini restino in macchina.
Hanno chiamato gli altri sbirri.
Situazione delicata. Lasciate parlare me.
Brigadiere, non vi dovevate scomodare.
I miei nipoti la conoscono la strada di casa.
L'ordinanza dice che i bambini non possono stare qui.
Sono stati affidati per un anno ai signori Falco.
- Come vi permette di entrare in casa? - Non complichiamo le cose.
Dovete darci Claudio, su!
Brigadiere, noi vogliamo bene ai nostri bambini.
Noi non gli facciamo mancare niente ai bambini! Niente!
Dov'è il bambino?
Guarda, non sa neanche come si chiama e vuole fargli da madre.
Claudio. Dov'è Claudio?
Parole non udibili
Vieni. Vieni in braccio.
Tranquillo, amore. Non succede niente.
Mettiti su... Non sta su. Non cammina.
- No, non cammina. - Vieni, piccolo. Vieni.
Mettigli la coperta addosso.
Se non cammina la colpa è di sua madre.
Non doveva separarsi da mio figlio! Non si doveva separare!
Mi raccomando, appena arriviamo in aeroporto... Sono sconvolti.
- Potrebbero seguirci. - Potrebbero venire riprendersi i bambini?
Non credo, ma attenti anche quando sarete a casa vostra.
Benvenuti nella vostra nuova casa.
- Dove stanno i vostri figli? - Dalla nonna.
- Perché? - Perché io e Anna siamo venuti in Sicilia a prendervi.
Non potevamo lasciarli qui da soli.
Adesso andiamo a dormire così domani mattina quando vi svegliate
troverete a casa Diego e Riccardo. - Questa è una buona idea.
Io voglio il mio letto.
C'è il nostro lettone che è molto comodo, potete dormire lì.
- Voglio il mio letto! - Perché non dici qualcosa a tuo fratello?
- Siete stanchi, dovete dormire. - Io non ho sonno.
- Se volete andate a dormire voi. - Allora, io farei così.
Chi ha sonno come me e Anna, va a dormire subito.
Chi invece non ha sonno, magari ci va dopo.
- Prendi lui. - Eccolo.
Vieni da me.
Mettilo prima tu.
Shsh...
C'è spazio anche per te.
Per questa notte facciamo così
ma domani compriamo altri letti.
Ti ho detto che non ho sonno.
Se ti viene sonno, il posto c'è.
Se hai bisogno, chiamami.
Sai, ho notato una cosa.
Certe volte fanno finta di conoscere solo il dialetto
ma se vogliono, parlano benissimo l'italiano.
È normale, lo facevo anch'io quando mi hanno portato al nord.
- È una forma di difesa. - Difesa da cosa?
Dal mondo che non ti capisce.
Quindi se il mondo non ti capisce
tu parli più strano così ti capiscono ancora meno? - Esatto.
Funziona così. È strano, ma è così.
- Che fai? - Eh? - Che fai? - No, niente.
Guardi se quelli vengono a prendere i bambini?
Tu lo sai che siamo due incoscienti, vero?
Sono Domenico, lasciate un messaggio dopo il beep.
Papà, sono Luca.
Ci hanno portati a casa di un cugino a Senigallia.
Dicono che stai all'estero.
Vieni a prenderci quando senti il messaggio, hai capito?
Perché noi non vogliamo stare qui.
Eccoci qua!
Anna?
- Ci sei? - Mamma?
Ecco il mio amore!
- Mamma, grazie per avermi tenuto i ragazzi. - Figurati.
Noi ci divertiamo un mondo insieme, vero?
Come va con i ragazzi siciliani?
- Tutto bene. - Posso vederli?
Certo, però dobbiamo fare in silenzio perché stanno dormendo.
- Vuoi venire anche tu? - No, io ti aspetto in cucina con Riccardo.
Vieni, amore della nonna!
- Sei pronto? - Sì. - Piano, piano.
Non assomigliano a me e nemmeno a papà.
Perché sono solo i tuoi cugini di quarto grado.
Sai, che cosa puoi fare?
Puoi fargli trovare uno dei tuoi giocattoli quando si svegliano.
- Così gli facciamo una sorpresa. - Uno dei miei giocattoli? - Eh.
- Quale? - Quello che vuoi tu.
Certo, avete fatto una cosa bellissima.
Oggi ci si può permettere a malapena un figlio
e due già sono troppi, figuriamoci poi cinque.
Mamma, hanno il nonno in ospedale, la nonna sotto shock.
Non poteva tenerli nessuno, ho fatto quello che mi hai insegnato tu
qualcosa di buono, qualcosa di concreto.
Non come quelli che si riempiono la bocca di parola e basta.
- Pensa ai tuoi di figli... - Io ho pensato ai miei figli.
Se fossi stata al posto di quella povera donna?
No, a te non poteva mai capitare.
- Non ti saresti mai messa con un tipo come quello. - Adesso, basta.
Bene. Allora io me ne posso andare.
- Non vuoi conoscerli? - No, eh...
Li conoscerò un'altra volta, meglio.
- Senti, mamma... Secondo te ce la faremo? - Sì.
Credo di sì, tanto poi... È una cosa temporanea.
Io sono Diego.
- Quanti anni hai? - Otto e mezzo, e voi?
Guarda che ha lì, il robot della pubblicità.
- Dammelo! Lascialo! - Dammelo a me!
- È mio! - Dammelo! - Lascialo! È mio!
Guardate che ho altri robot!
- Lascialo! È mio! - È mio! - Dammelo!
- Non è colpa mia! - Basta, basta!
- Fermatevi, basta! Datemi questo giocattolo! - No! - È mio!
Basta, finitela! Forza, in cucina!
Roberto ha portato la colazione. Muoversi!
Che ci si comporta così?
- I dolci! - I cornetti sono ancora caldi.
Sedetevi a fare colazione. Su!
Non vi piacciono i dolci?
Papà non vuole che prendiamo la carità di nessuno.
Ecco, ci mancava pure questa.
- Che c'è da ridere? - Sei bravo a farti fermare dagli sbirri.
State zitti adesso.
Buongiorno. Cinque bambini in macchina e senza cintura.
Sì, ci perdoni. Questa mattina c'è stata un'emergenza e...
Non posso fare eccezioni.
La prego, abbiamo avuto una mattinata molto difficile.
Stavano sul giornale, sono quelli che hanno preso i bambini siciliani.
Bravi! State facendo una bella cosa.
Anche se per me siete matti.
- Andate per questa volta. - Grazie.
(in siciliano) Avete visto che gli sbirri non sono così male?
Vorremmo che Giovanni andasse in classe con Diego
così si sentirà meno spaesato.
- Se vostro figlio è d'accordo. - Diego è un bambino altruista.
- Nessun problema. - D'accordo.
Signori Falco, mi complimento per il bel gesto che avete fatto.
- Grazie. - Non ce ne rendiamo conto, ma... - Giovanni.
Hai visto?
È il nostro mare. Vedrete che vi piacerà.
Anche se non è bello come quello della vostra Sicilia.
In Sicilia non c'è il mare.
Il loro paese è all'interno. Non avete mai visto il mare?
- Non vi hanno portato al mare? - Che stai dicendo?
Se c'era il mare, papà ci portava.
Tra poco arriverà un altro vostro compagno.
Lui ha perso da poco la mamma.
Dobbiamo essere tutti comprensivi. Dobbiamo aiutarlo.
Noi già lo sappiamo com'è morta la sua mamma. Era sul giornale.
Quello che è successo è davvero brutto.
Lui non sa ancora la verità
e voi non dovete mai parlargliene.
Parla sottovoce
- Tu sei Luca, vero? - Luca Romeo.
Benvenuto Luca, io sono la maestra Daniela.
Non ti va di dire almeno buongiorno?
Per oggi faremo un'eccezione visto che è il primo giorno
ma da domani rispetterai la regola come tutti.
Brusio Ragazzi, silenzio.
Allora, riprendiamo la lezione sui mammiferi.
- Direttore, dovrei parlarne un attimo. - Anna, me lo immaginavo.
Io l'ammiro davvero, ma questa è un'azienda che sta sui mercati
e io non posso dare un aumento. - Non volevo chiederle un aumento.
Volevo sapere se può darmi il part-time.
- Con cinque ragazzi è un po' un problema. - Mi faccia vedere la mano.
- Come? - Avanti, mi faccia vedere la mano.
È la prima cosa che le ho chiesto di mostrarmi quando l'ho assunta.
Quella fede non c'era, e io che cosa le dissi?
- Di non sposarmi. - Lei si è sposata dopo un anno.
Mi sono innamorata e lui era un cliente di questo supermercato.
- Ci siamo conosciuti qui. - E subito dopo ha avuto un figlio.
Poi ne ha avuto un altro e dopo altri tre... Andiamo, Anna!
Non ho lasciato che le mie gravidanze creassero problemi all'azienda.
Me lo dà il part-time sì o no?
Facciamo così, avrà il part-time, ma alle mie condizioni.
Potrà capitarle qualsiasi tipo di orario, non mi faccia pentire.
Lamenti
Lamenti
Zitto, scemo! Zitto!
Zitto! Urla
Luca, che hai?
Lamenti
Ehi, che succede?
Vai, vai dai piccoli. Amore, vai a letto.
Luca. Luca?
Calmati, era un brutto sogno. È tutto passato.
Calmati.
- Hai avuto un incubo. - È solo che qui si dorme male.
C'è troppo caldo.
Va tutto bene. Shsh...
Vuoi che rimanga qui vicino a te?
- Posso chiederti una cosa? - Dimmi, amore.
Il 12 c'è il Festival del Fantasy a Fano.
- È quel festival dove ci veste da eroi fantasy? - Sì. - Sì.
- Va bene. Ci andiamo. - Promesso? - Promesso.
Sono Domenico, lasciate un messaggio dopo il beep.
Papà, perché non mi rispondi?
Non funziona il telefono in Germania?
Senti, c'è un posto dietro la scuola dove puoi venirci a prendere.
Lì non ti vedono, io ti aspetto lì fra tre giorni alle otto.
Devi venire così ci porti in Germania con te, hai capito?
- Antonello. - Ciao, Roberto.
Abbiamo finito le colonne e poi mi è venuta un'idea per il bagno.
Ho progettato una vasca idromassaggio.
- Poi la vedrai. - Hai visto i giornali sulla crisi?
- Quali? Quelli in America? - La Borsa di New York è crollata.
Non abbiamo i soldi alla Borsa di New York, magari li avessimo!
Cosa fai? Non puoi fare sforzi con la tua schiena.
Lascia perdere.
Il prestito che ci ha fatto la banca, il tasso è variabile.
Adesso per colpa della crisi è aumentato.
Con tre cantieri aperti sono più le uscite che le entrate.
Tiriamo un po' la cinghia finché non finiamo.
Non possiamo più tenere tutti.
- Sono tutti padri di famiglia. - Lo so.
Stavo pensando al ragazzo albanese, lui non ha famiglia.
Va bene, mettiamolo lì.
- Lui è bravo. - Lui un lavoro lo trova sicuramente.
Se vuoi ci parlo io.
Tocca a me.
Roberto, per adesso lo sostituisco io.
Vedrai che ce la faremo.
Enrico?
Lascia, finisco io qui.
Sono molto contento di quello che stai facendo al cantiere.
Ci sto bene e riesco a mettere da parte i soldi per la mia famiglia.
Anche io ho iniziato come apprendista
e ho avuto delle belle soddisfazioni.
Ma anche qualche batosta.
Io e Antonello ci siamo indebitati parecchio per aprire il cantiere
le spese sono anche aumentate e dobbiamo rinunciare a qualcuno.
Perché io? Lavoro peggio degli altri?
No, è che sei l'unico che non ha famiglia.
Uno per lavorare deve avere famiglia?
Come te che vai sui giornali a fare bella figura?
- Questo non è vero, lo sai. - Vaffanculo, Roberto.
Campanella
- Tu entra. - Ma la campanella sta suonando.
Fatti gli affari tuoi, dai. Vattene!
Ma chi ti conosce?
- Ma dove vuoi andare? - Là dietro.
- Perché? - Viene a prenderci.
- Ma chi? - Papà.
- Ma lui sta in Germania. - Verrà.
Che c'è? Non vuoi che viene papà?
- Sì. - Ragazzini, che ci fate qua?
Forza, bisogna andare dentro. A scuola.
- Fatti i fatti tuoi. - È suonata la campanella
Dai, andiamo.
- Tu vieni con me... - Non mi toccare!
Adesso andiamo tutti e due dal preside, forza.
- Spione! Che ci guardi, spione! - Andiamo, forza.
Mi perdoni, lei lo sa che questi bambini hanno subito un trauma
e da allora non si sono ripresi.
Capisco, e anche il bidello.
Ma lei deve comprendere, bisogna fare qualcosa.
Ci vuole l'intervento da parte di uno psicologo
vada ai servizi sociali del comune, loro vi aiuteranno.
Perché avete litigato con il bidello?
Che vi aveva fatto?
- Ti ha fatto qualcosa? - Niente.
Niente, allora perché? Vieni qui.
Perché? Rispondi.
Adesso basta.
Sei stato tu a fare la spia.
- Io a mamma non ho detto niente. - Camminate, venite qui.
Forza, camminate.
Su, andiamo.
Ci hai parlato con papà?
Muto! Fammi sentire cosa dicono queste.
..e poi ci sono gli incubi.
Soprattutto Luca che sembra quello più forte.
- Ma che gli raccontano a questa? - Che siamo pazzi.
Per loro noi siamo pazzi.
Questa dottoressa cura i pazzi.
Grazie.
I raccomando, fate i bravi. Quando avete finito mi aspettate qui.
- Va bene? Grazie, dottoressa. - Di niente.
Dai, entrate.
Buongiorno, io sono Sara.
E voi come vi chiamate?
- Giovanni. - Giovanni, e tu?
Che bel nome. Perché fai così?
- I pazzi fanno così. - I pazzi?
I pazzi non esistono.
Esistono al massimo le persone che soffrono.
Io non soffro. Perché sono qua?
Bella domanda. Siamo qua per parlare.
Siamo qui per conoscere meglio noi stessi.
Questo è uno spazio di libertà
dove possiamo dire tutto quello che vogliamo.
- Possiamo dire tutto, tutto? - Sì, tutto.
Qualsiasi cosa vi sta a cuore.
Cantano in siciliano
Che sta dicendo?
Musica melanconica di sottofondo
Claudio, guarda ti faccio vedere.
Prima appoggi il tallone e poi la pianta, così.
Tallone e pianta. Prova.
Bravo. Ha visto?
Il bambino non ha niente che non va, è bravissimo.
È solo un problema psicologico.
Ti è piaciuta la dottoressa?
Sì, eh. Ti è piaciuta, lo so che ti è piaciuta.
Voglio un?
Vuoi una caramella?
Hai visto che sei bravo quando vuoi, sai parlare benissimo.
- Scusi, dove le ha comprate? - Prego. - Grazie.
Quante ne prendi?
- Bravo. Grazie. - Prego.
Come si chiamano questi?
- Coccodrilli. - Bravo, lo vedi che sei bravo.
- Salve. - I miei figli hanno finito la seduta?
Sì, almeno un quarto d'ora fa.
Mi hanno detto che li aspettava fuori.
No, gli avevo detto di aspettarmi qui.
Oddio. Grazie.
Ti dico che non lo so!
Dovevo accompagnare Claudio a fare la posturale.
Sì, va bene, vediamoci lì.
Secondo me da Malfoy si vestono tutti.
Ma che, scelgono sempre Harry Potter.
- Marcello. - Luciano.
I tuoi non sono ancora venuti?
No, ma saranno qui a momenti. Me l'hanno promesso.
Allora ci vediamo al festival.
- Ciao, Diego. - Sì, a dopo.
- Li hai trovati? - No, nessuno li ha visti.
Se li ha presi qualcuno, o qualche amico del padre?
Non dire sciocchezze, stai calma, non avere paura.
- Dobbiamo chiamare la polizia. - No, no.
Se li hanno presi sì, ma se si sono allontanati
si sentirebbero inseguiti. - Allora cosa facciamo?
Conosciamo tanta gente, giusto? Ci facciamo aiutare da loro.
Antonello, ti devo chiedere una cortesia, sono spariti i bambini.
Avvisa tutti quelli che conosci, tutti gli operai. Grazie.
Pronto? Sì, dimmi.
Quanti anni hanno questi ragazzi?
Fai così, manda un messaggio a tutti i dipendenti comunali
e anche ai vigili.
Noi ci sentiamo dopo. Ciao.
Che bello, siamo soli Giovanni!
Ehi.
Hanno chiamato i tuoi genitori, i tuoi fratelli sono spariti.
Li stanno cercando.
- Magari sparissero. - Come?
Tutto bene, non si preoccupi.
Cornuti! Siete tutti cornuti!
Dai, Giovanni, diglielo anche tu!
Senegallesi, cornuti!
Cornuti "
E tu che hai da guardare?
Cornuto pure tu.
- Luca e Giovanni? - E tu chi sei?
- Io sono il sindaco. - Il sindaco di che?
Il sindaco di Senigallia.
Sì, i bambini sono qua, li ho trovati.
Luca, Giovanni!
Secondo voi è normale fare una cosa così?
Stavamo solo facendo un bagno. Era la prima volta.
Ma fa freddo! E poi non dovete scappare.
Sindaco, grazie mille. Mi dispiace per tutto questo disturbo.
Si figuri. Comunque mi venga a trovare in comune
se posso dare una mano, con molto piacere.
- Arrivederci. - Arrivederci.
Che vi sembra?
Che vi sembra?
È l'Etna, il vulcano.
Sta vicino a casa vostra.
Noi non siamo mai usciti fuori dal paese.
Allora. Attenzione alle mani.
Il vulcano quando erutta sputa fuori tutto il fuoco.
E quando la guardi fa paura, fa molta paura
però è anche uno spettacolo meraviglioso.
- La montagna butta fuori fuoco? - Sì. - Ti pare che siamo scemi?
Vi prometto che vi ci porto. Va bene?
Diego, ci sei?
Diego, scusaci. Non volevamo farti perdere il festival.
Abbiamo avuto un problema con Giovanni e con Luca.
Pensavate che erano scappati
ma si stavano solo facendo il bagno.
Amore, non c'è anche domani il festival del fantasy?
No.
Amore, ti porto io, l'anno prossimo.
Certo, l'anno prossimo.
Diego, apri la porta.
Diego, apri la porta, non farmi pregare.
Diego.
Non dire niente, lo so già cosa vuoi dirmi.
Che loro hanno più bisogno, che devo capire
che era un'emergenza.
Amore, io so che ci tenevi al festival.
Non me ne importa niente del festival.
Vieni.
È giusto che io ti chieda scusa.
Ho sbagliato, amore. Abbiamo sbagliato.
Però vedrai che le cose si sistemeranno.
Ci vuole solo un po' di pazienza con Luca e Giovanni.
Possiamo contare ancora su di te?
Sì.
Visti gli articoli 533, 535 e 442 del codice di procedura penale
escluse le aggravanti di cui all'articolo 61, numeri 1 e 4
del codice penale
si dichiara Romeo Domenico
colpevole dei reati a lui ascritti. Urla
Silenzio in aula!
Silenzio, silenzio!
Ritenuta la continuazione degli stessi reati
e ridotta la pena per la scelta del rito abbreviato
la condanna è fissata a 20 anni di reclusione
oltre al pagamento delle spese processuali. Silenzio!
Silenzio!
Visto l'articolo 32 del codice penale si dichiara l'imputato
sospeso dall'esercizio della potestà genitoriale.
L'udienza è tolta.
Sei tu che tieni i miei figli?
Trattali bene, quando esco li voglio trovare come li ho lasciati.
Tu li devi lasciar stare.
- È soddisfatto? - Prego.
Signor Falco. Sono l'avvocato Di Leo.
Sì, salve, la conosco, l'ho vista in TV.
Volevo solo dirle che quello che sta facendo insieme a sua moglie
è veramente straordinario.
Per questo meritereste di essere aiutati.
- Da chi? - Dallo Stato.
Visto che non è stato capace di difendere Elena
adesso sarebbe il caso che risarcisse i suoi figli, no?
- Non è possibile. - Deve essere possibile.
Per questo dobbiamo cambiare le cose.
Lei e la sua famiglia non siete soli.
Io in questi anni ho radunato moltissimi parenti delle vittime.
Sono più di mille oggi in Italia gli orfani di femminicidi.
Tutti senza diritti.
È una battaglia che vale per tutti.
Sì, io la ringrazio ma...
purtroppo noi non possiamo permetterci un avvocato.
Non è un problema. Questo è il mio numero, mi chiami quando vuole.
Grazie.
- Ciao, Antonello, che ci fai qua? - Sono venuto a prenderti.
Scusami se non sono venuto in cantiere né ieri, né oggi
ma dovevo andare in Sicilia. - Sarai stanco. Andiamo a casa.
Dobbiamo chiudere.
Come chiudere?
Se dichiariamo fallimento adesso la banca si prenderà il residence.
Almeno non verrà a pignorarci casa.
Ma tutto il lavoro che abbiamo fatto sarà inutile.
Mi dispiace, non abbiamo più liquidità.
Dobbiamo chiudere.
Questo è la tua parte, di quello che resta.
Hai detto che non avevamo più liquidità? - Li anticipo io.
A te servono più che a me.
- Ciao. - Ciao.
Vuole riprendersi i figli quando uscirà di galera.
Anche se gli hanno dato 20 anni.
E anche se forse la legge non glielo permetterà.
A volte penso che ci siamo infilati
in una storia più grande di noi.
Antonello è venuto a prendermi alla stazione e...
Avete chiuso.
Tu come fai a saperlo?
Me lo immaginavo.
È colpa mia, ho fatto il passo più lungo della gamba.
Non è colpa di nessuno, non è colpa tua.
Non mi lascerai da sola.
Cosa stai dicendo?
Cosa dici?
Senti, dobbiamo fare un patto io e te.
Mi devi promettere che non mi lascerai mai da sola.
E io ti prometto che non lascerò mai te solo.
Anche se le cose dovessero cambiare, anche se non dovessimo amarci più.
- Io e te ci ameremo sempre. - Non lo puoi sapere.
La vita cambia.
Non lo vedi che la nostra vita è già cambiata?
Noi dobbiamo rimanere insieme per i nostri figli.
Lo prometti?
Te lo prometto.
Ma lei è proprio sicura di volerlo fare?
Ce l'ha già un posto alle casse.
Sì, però potrei fare il turno alle casse e dopo alle pulizie.
Ma no, mi dia retta, non ce la farà.
Direttore, la prego, mi aiuti.
Mio marito ha perso il lavoro.
Grazie.
- Buongiorno, ragazzi. - (insieme) Buongiorno.
Oggi la vostra maestra è malata quindi la sostituisco io.
Potremmo iniziare...
Che ne dite di fare un tema?
- (insieme) No. - Dai, facciamo un tema.
Lettera alla mia mamma, potrebbe essere un regalo per lei.
- Sì. - Maestra
va bene lo stesso se scriviamo a una persona a cui vogliamo bene?
Sì, certamente. Possiamo scrivere e festeggiare
un'amica a cui vogliamo bene.
Allora, lettera a una persona speciale. Al lavoro.
Grazie, Sara. Mio marito ti ha assunta come operaia.
Figurati, a volte è un piacere sporcarsi le mani.
- Grazie. - Quando siamo arrivati avete detto che era casa nostra.
Non possiamo più pagare l'affitto, ma andremo in una casa più grande.
Se è più grande, anche l'affitto costerà di più.
- No, lì l'affitto non si paga. - Esistono case dove non si paga?
Sì, quella dove stiamo andando. Dai, a bordo.
- Forza. Ciao, Sara, grazie. - Ciao, a dopo.
Andiamo in macchina.
Venite, venite.
Vediamo un po' che sorpresa c'è.
Che sorpresa c'è?!
Sorpresa!
Questa è la nostra casa nuova.
- Staremo qui? - Sì.
L'appartamento al piano terra lo finiremo noi.
- Ma è brutta. - Venite.
Ma che brutta, ma cosa dici.
- Entra. - Questa è la tua nuova casa.
- Che bella. - Dove sono le stanze?
Le stanze sono dove volete.
Dovete scegliervele. Questa sarà la stanza mia e di Anna.
- Sceglietevi la vostra. - Questo si frega tutto lo spazio.
Questa è nostra.
Ma non ci sono i muri.
Per ora useremo queste, metteremo delle tende.
Poi in una settimana i muri li tiro su io, anzi, tutti insieme
che mi aiutate. - E il bagno?
Il bagno è l'unica cosa finita, ma c'è una sorpresa. Venite con me.
- Sorpresa, sorpresa. - Che cosa c'è?
- Attenzione, fermi. - Cosa c'è?
- Ta-dan! Fatta con le mie mani. - (insieme) Wow!
La potete provare anche subito.
Guarda, Riccardo, la vasca!
Schiamazzi
Sei sicuro che possiamo stare qui?
Finché non la mettono all'asta sì. Nessuno ci può mandare via.
E ci vorranno mesi.
La faccio diventare la casa più bella del mondo.
Te lo prometto.
- Mamma. - Ciao, Giulia.
- Ciao. - Che ci fai qui?
Beh, Roberto mi ha detto che oggi vi sareste trasferiti
in questo posto lontano da Dio e dagli uomini
ho pensato che era giunta l'ora di conoscere i ragazzi.
- Nonna! - Amore bello, vieni qui.
Ciao.
- Ma chi è questa? - Che dice?
Lei è mia mamma. È la nonna di Diego.
- Loro sono Luca e Giovanni. - Ciao, piacere.
- Piacere. - Nonna, sono per noi?!
Sì, tesoro, potete scegliere quella che volete. Anche voi due.
- Mountain bike? - Certo. - Che figata!
- Ti sei giocata tutta la pensione? - Insomma.
Almeno così non rischiate di prendere multe
con quel furgone scassato che avete.
Schiamazzi
Buoni, bimbi, fate piano.
Mamma.
Avete sentito?
- Io ho sentito. - Ha detto mamma.
Tutto a posto?
Per me sarai sempre Anna, capito?
- Sbagli il naso. - Che vuoi, vattene.
Glielo fai troppo grande.
Lei l'aveva molto più piccolo di così.
Allora te la ricordi mamma.
È che l'avete uguale.
Aveva il naso come il tuo.
(segreteria) Sono Domenico, lasciate in messaggio dopo il bip.
Canta in siciliano
Canta in siciliano
(Lettera ad una persona speciale.)
(La mia amica Valentina.)
(Il primo giorno che ti ho incontrata)
(ho pensato che potevamo diventare veri amici.)
(Ho subito capito che eri molto gentile e affettuosa.)
(Mi piacerebbe passare del tempo con te.)
(Spero che questa lettera ti faccia piacere.)
(Dal tuo futuro amico, Luca Romeo.)
(dialetto siciliano) Mia figlia era bella come il sole.
Aveva i capelli color castagno
castagno scuro.
Io gli facevo le trecce.
Pianto
- Signora. - Vieni a prendere un po' d'aria.
A bere un bicchiere d'acqua.
- Scusate. - Prego.
Fra dieci minuti faremo la vostra intervista.
Alberto, puoi venire un attimo?
L'hanno fatto diventare il loro santuario. Li hai visti?
Sono due poveri vecchi ammalati di dolore.
Come riprenderanno i bambini in casa quando finirà l'affidamento a voi?
Lei e sua moglie avete preso in casa i tre figli di sua cugina
quando è stata accoltellata dal marito? - In affidamento un anno.
(Tv) Quindi tra qualche mese i bambini torneranno qui in Sicilia?
Sì, a meno che non decidiamo di tenerli per sempre con noi.
State pensando di adottarli?
Non ce lo siamo mai detti
ma credo che sia io che mia moglie Anna lo pensiamo.
Sì, dentro di noi lo pensiamo.
> Mamma, sorpresa!
Lilly abbaia
- Chi è questo? - È una femmina, si chiama Lilly.
Abbiamo detto un po' di nomi, ma alla fine abbiamo scelto Lilly.
- L'abbiamo trovata al parco e ci ha seguiti. - Chi se ne occupa?
- Se ve ne prendete cura come trattate la vostra stanza, non si può. -Ciao!
- Scusate, il treno ha tardato. Lui chi è? - È una femmina, è Lilly.
- Lilly! Lilly! - Anna vuole cacciarlo via.
- No, è carina. - Mamma, ci pensiamo noi a lei, tu non devi fare niente.
Andiamo. Lilly abbaia
Che fastidio ti dà? Poi i ragazzi sono contenti.
- Così adottiamo anche Lilly. - Adottiamo? - Sì.
L'hai detto anche tu in Tv che volevi chiedere l'adozione.
I loro nonni sono stanchi, non ce la faranno a tenere i ragazzi.
- Noi non siamo stanchi? - Molto.
Non abbiamo ancora detto ai ragazzi ciò che è accaduto veramente.
Anche il nostro rapporto è cambiato, non c'è più calore, gioia...
- Non è vero. -Sì, è da tanto che non passiamo del tempo insieme, un'ora!
- Non è vero. - È vero, lasciami.
- Non possiamo separarci da loro. - No. - Non possiamo.
Piangerei tutte le notti se tornassero in Sicilia.
Adesso sono come i nostri figli, come i miei figli.
Sono stanca, devo andare a dormire.
Devo svegliarmi presto, ci sono una montagna di panni da stirare.
Fra due mesi scade l'affidamento e vuol dire che tornerete in Sicilia
dai vostri nonni materni.
Però ci sarebbe un modo per restare da noi se voi state bene.
Anna e io potremmo... Potremmo adottarvi.
Se voi accetterete, diventerete nostri figli a tutti gli effetti
come Riccardo e Diego.
- Dovremmo chiamarvi mamma e papà? - No. Se non volete, no.
Elena sarà sempre vostra madre. Sempre!
E mio padre? Perché non dici di mio padre? Domenico Romeo.
Sarà sempre mio padre? Perché non lo nominate mai qua dentro?
Dobbiamo fare la cuccia a Lilly.
Loro almeno sembrano fratelli.
Per la richiesta di risarcimento avanzata da Falco Roberto
tutore dei minori Romeo Luca, Romeo Giovanni, Romeo Claudio
per la mancata protezione di Di Stefano Elena
assassinata dal marito Romeo Domenico
il Tribunale rigetta l'istanza. Mormorio
Si riserva il deposito della motivazione.
Roberto, ci aspettavamo un rifiuto. Sarebbe stata la prima volta
che lo Stato condanna se stesso. - Infatti non ce la faremo mai.
- Ha qualcosa da dichiarare? - No.
Roberto, per questo dobbiamo andare avanti, andremo in Cassazione
perché anche se non è mai successo, bisogna che succeda. - Va bene.
Ma non so quanto possa andare avanti così.
Anche pagarmi il biglietto per venire in Sicilia è stato difficile.
- Avvocato, non posso permettermelo. - Farà ricorso? - Mi scusi.
Anche mia madre è stata uccisa quand'ero una bambina.
Sono come i figli di Elena, per me è tardi, ma siamo con lei.
Non si arrenda, la prego.
Ragazzi, tra poco si mangia! Che cosa state combinando?
- Vieni qui. - Dammi questo. - Ehi!
- Dammelo! - No. - Prima tu. - Che succede?
- Va bene. - Ci stiamo scambiando i panni, un'idea di Giovanni.
Ciao!
Com'è andata? Male?
Mi dispiace molto.
Gliele hai comprate tu?
- Gliele hai comprate tu? - No, perché?
- Ma che belle queste figurine! Chi te le ha date? - Luca.
Luca.
Che succede?
Come te le sei procurate queste? Come le hai comprate?
- Luca! - Luca, ti stanno parlando.
- Luca, tu hai rubato queste? - Lui lo fa sempre.
- Luca. - Luca! Luca, guardami quando...
Luca, guardami quando ti parlo.
Così?
Luca, ti ho fatto una domanda ed esigo una risposta. Le hai rubate?
No.
- No. - Non mentire, è da vigliacchi.
Tu vuoi insegnare il coraggio a me?
Luca, noi siamo gente onesta. Io non mi spacco in quattro per voi
e voi diventate dei delinquenti. - Per quattro figurine?
Anche se fosse una, che cambia? L'hai rubata, è contro la legge.
Per me, la legge non vale.
Forse per te no, ma per noi sì.
A casa mia io non le voglio. Le riportiamo all'edicolante.
Che cosa? Vuoi fare la spia?
Non voglio fare la spia, voglio educarti.
Andiamo.
Entrate in casa.
Entrate in casa. Forza!
Dai, andiamo a casa.
Andiamo.
- Ciao. - Ciao. - Luca deve dirti una cosa.
Allora?
Ti ho preso le figurine.
Ti ho preso le figurine. Contento?
Mi dispiace tantissimo.
Scusati.
- Ti ho detto di scusarti. - No! - Non preoccuparti, succede sempre.
La cosa strana è che siate tornati a scusarvi, questo non succede mai.
- Sono mortificato. - Non c'è problema.
Tu sapevi che tuo fratello rubava? No?
- Sei sicuro? Ci hai detto che lo sapevi da sempre. -Mi sono sbagliato.
Ah, ti sei sbagliato! Scatto della serratura
- Allora? -Ha fatto ciò che doveva. - Non dovevo dire niente a quello.
- Dovevi scusarti. - A lui neanche interessava delle figurine.
- Ti ha considerato uno scemo. - Io sarei uno scemo?
Uno scemo che lavora dodici ore al giorno per mantenervi
che manda la moglie a fare le pulizie. -Dovevi lasciarci con papà.
- Certo, tuo padre! - Roberto.
- Mio padre non chiedeva scusa a nessuno. - Non rispettava nessuno!
Ecco perché! Nemmeno tua madre!
Avrebbe dovuto rispettarla, avrebbe dovuto amarla.
- Roberto, basta, ti prego! - Sai che ha fatto? - Roberto, basta!
- L'ha ammazzata! - Roberto! - L'ha ammazzata! - Basta!
Ecco che ha fatto!
Bugiardo! Sei un bugiardo!
No, non è un bugiardo.
Purtroppo è la verità.
E vorrei tanto che non fosse così, ma non posso farci niente.
Però dovete sapere che vostra madre vi voleva molto bene.
- Nostra madre non ci voleva bene. - Era ciò che vi diceva vostro padre.
La verità è che vostra madre voleva portarvi via e lui non voleva.
- Bugiardo. - Ce lo aveva promesso l'ultima volta che l'abbiamo vista.
Ha detto che ci avrebbe portato via per sempre, ma poi è sparita.
- Ci hanno detto che era morta. - Non è stato papà.
La picchiava sempre, era sempre arrabbiato con lei.
- Perché lei ci aveva abbandonato. - Non è vero!
Ecco i dieci euro, te li ricordi?
Ci ho messo una croce sopra per non spenderli.
Ce li ha dati mamma per il gelato l'ultima volta che l'abbiamo vista.
Pagaci le tue figurine.
Dovevate dircelo.
Non dovevo farlo.
Era inevitabile che crollassimo.
Ma non dovevano saperlo così.
- Voi che fate qui? - Possiamo dormire con voi?
Forza!
Tu non vieni?
Adesso gli parlo io.
- Come fai? - Che cosa?
Come fai a non voler bene a tua madre?
Lei non era come la tua, lei non stava con noi
e tu non puoi capire che vuol dire avere una madre che non sta con te.
Invece lo so. Da quando siete qui voi, io non ho più mia madre.
- Ma che stai dicendo? - Lei sta solo con te e con i tuoi fratelli.
Fingi di fregartene, ma ti sei preso tutto, la mia famiglia, la mia casa.
- Non è vero. - Ma vaffanculo! Basta!
Ora sono io che vado via e per sempre! Non voglio più vedervi!
Vai via!
Tuoni
È andato via.
Ha detto che non torna più.
Diego!
Diego!
Mamma, ho paura, è sparito da tutta la notte.
Invece no, è colpa mia.
L'ho trascurato, non mi sono accorta che stava male.
Diego! Diego!
Diego!
(segreteria) "Sono Domenico, lasciate un messaggio dolo il bip."
Ora so perché non rispondi, sei in prigione.
Io credevo in te
ma ora che faccio?
Mi hai tradito, sei un traditore.
- Luca. - Vattene via!
- Perché piangi? - Io non piango, le femmine piangono.
Vattene via!
Non c'è niente di male a piangere.
Dai, cerchiamo insieme tuo fratello.
Lo stiamo cercando tutti.
- Diego! - Diego!
Diego!
- Cercate Diego? - Non lo troveremo mai.
- Perché è scappato? - L'ho picchiato, è stata colpa mia.
- Vedo che anche lui si è difeso. Dai, andiamo. - Dove andiamo?
Dai, salite.
Diego!
Diego, scendi!
Diego! Scendi giù!
No, resto qua!
Abbiamo provato a farlo scendere. Stanno arrivando i pompieri.
Non possiamo forzarlo, potrebbe cadere.
Ci provo io.
Diego, arrivo io.
Diego!
Diego, scendi immediatamente.
Scendi mettendo un piede davanti all'altro senza guardare in basso.
- Stare lì è proibito. - Hai detto che un giorno ci hai portato mamma
quando le hai fatto la dichiarazione.
È diverso.
Perché sei salito lassù?
Qua si sta in pace.
Non torno a casa, non ho più niente
non ho più una stanza mia, una casa mia, voi non ci siete più.
- Noi per te ci siamo sempre. - No, da quando sono arrivati
voi siete stati una madre e un padre solo per loro.
- Loro hanno perso la mamma. - E noi?
Siamo diventati poveri, viviamo in un cantiere sulla spiaggia
voi lavorate tutto il giorno oppure dormite.
O rincorrete Giovanni e Luca, che scappano e fanno qualche cazzata.
Che vuoi fare? Vuoi la vita che avevi prima che arrivassero loro?
Senza Giovanni, Luca e Claudio? Pensaci, sinceramente.
Non so cosa voglio, ma così non può andare avanti.
Hai ragione, amore.
Hai ragione.
- Antonello, devo chiederti un favore. - Certo.
È una cosa che non si può rimandare.
Ci presti la macchina?
Se oggi ci ferma la polizia, ci arrestano, siamo in sette.
Amore, non pensarci.
Cantiamo una canzone tutti insieme?
Cantiamo la nostra canzone?
# Una rotonda sul mare... # - Ve la ricordate? Vi aiuto io.
È la nostra canzone dedicata a Senigallia, cantiamola tutti insieme.
(coro) # Una rotonda sul mare... #
"Il nostro disco che suona."
(coro) # Il nostro disco che suona. #
"Vedo gli amici ballare."
(coro) # Vedo gli amici ballare. #
"Ma tu non sei qui con me."
(coro) # Ma tu non sei qui con me. #
- Tutti insieme. (coro) # Amore mio, dimmi se sei triste così come me.
(coro) # Dimmi se chi ci separò è sempre lì accanto a te. #
Luca! Mamma mia!
Oh, gioia! Gioia mia.
Giovanni!
Grazie e bentornati.
Ci vogliamo accomodare? Prego.
Vieni, amore.
Venite, bambini.
In questa stanza
vostra madre vi ha aspettati per giorni, per settimane, per mesi.
Vostra madre ha scritto questo diario per denunciare cosa le è successo.
Credo che lo ha scritto anche per voi.
"La mia è una storia vera, fatta di violenze e quotidiane umiliazioni."
"Quando ho scoperto la tossicodipendenza di mio marito"
"mi è caduto il mondo addosso."
"Ma aspettavo già il nostro primo figlio"
"e mio marito aveva preteso che io smettessi di fare il geometra"
"che svolgevo dopo aver conseguito l'abilitazione con tanti sacrifici."
"Di fronte alle mie continue rimostranze"
"promise che avrebbe fatto di tutto per disintossicarsi ma non lo fece."
"Nonostante le violenze continue, insopportabili"
"restai per mio figlio, per Luca."
"E poi per Giovanni e Claudio."
- Quella è la montagna con il fuoco dentro? - Sì, è l'Etna.
Non ci ho creduto quando l'hai detto eppure l'avevo davanti agli occhi.
Non so più a cosa devo credere.
Ti ho promesso che ti ci portavo.
E adesso ti ci porto.
"Mi picchiava con qualsiasi cosa"
"fino all'ultima, brutale aggressione."
"quando ho temuto per la mia vita e per quella dei miei figli."
"Quel giorno ero davvero convinta di morire."
"Dopo essermi recata per la prima volta al Pronto Soccorso"
"ho deciso finalmente di denunciare mio marito."
Eccolo qua, guardate.
I sassi sui vulcani sono stranissimi
li ho studiati a scuola l'anno scorso.
Rumori dal sasso
Ce n'è un altro dentro?
Dammi qua, lo porto a Valentina
quando andiamo a Senigallia.
Potete portare i sassi a scuola e li fate vedere ai vostri compagni.
- Buona idea, cercate i sassi. - Andate a prendere i sassi. Corri.
Tutto bene?
Papà, oggi non esce il fuoco, non erutta l'Etna?
Che sfiga! Siamo arrivati fino a qua e l'Etna neanche erutta.
- Andiamo. - Volete mangiare qualcosa prima di partire?
Un gelato.
- Che vi preparo? - Cinque coni, per me e per i miei fratelli.
Quant'è? - Dieci euro.
No, aspetta.
Subito.
Di limone.
Che c'è, bambini, non vi sono piaciuti?
Sì, sono buonissimi.
La giustizia deve riconoscere che Elena Di Stefano ha lottato
credendo nei suoi diritti e nello Stato che non l'ha protetta.
Per questo il suo cliente vuole un risarcimento?
Non per me. Tre bambini hanno perso una madre.
Se l'avessero aiutata, non saremmo qui.
Il risarcimento è stata rifiutato, ci sono stati molti rinvii?
Se ci dovesse essere un altro rinvio, io non mi muovo da qui.
Lo faccio per mia cugina e per i suoi tre figli.
Non mi muoverò da qui.
Questa volta non hanno rinviato, l'udienza sta per cominciare.
# Specchio dell'arma mia (Specchio dei miei occhi)
facci d'aranciu. (faccia d’arancio)
# Ca mancu 'ppun tesoru (Che nemmeno per un tesoro)
iu ti cangiu. (io ti cambio)
# Sciatu dell'arma mia (Respiro della anima mia)
quanto sei beddu. (quanto sei bello)
# La mamma t'ava fari (a mamma ti vuole fare)
munachedda. # (monachella)
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