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(uomo) Salvo! Dai, sbrigati!
- Amore. Non ti devi stancare. - Ma io sto bene.
Posso fare tutto.
Dai, dai.
(uomo) Dai, vieni! Dai, che è tardi. Vieni.
(FARFUGLIANO)
Andiamo, è tardi.
Andate, così io lavo. Non portate altra sabbia in casa.
- Capito? - Hai sentito che ha detto?
- Guarda che dicevo a te. - Dicevi a me?
- Ciao. - Mettigli le ciabatte, sennò cade
- e si fa male sugli scogli. - Sì!
No.
(FARFUGLIANO E RIDONO)
Ma tu lo fai il tuffo oggi?
- Sì, ma papà, tu mi guardi? - Certo.
Papà resta sempre vicino a te.
Poi, quando cresci, sai che faccio?
- Ti porto al Picco della Morte. - Quanto è alto?
È altissimo. È laggiù. È pieno di bambini morti sotto.
No, non è vero.
Quanto sei bello, scendi.
Sei pesante.
(VERSI)
- L'avrà perso qualche bambino. - È mio.
È tuo? Come si chiama?
- Mercoledì. - Perché Mercoledì?
Perché oggi è mercoledì,
- E che c'entra? - Come c'è scritto
nel libro che mi legge mamma.
Uno si chiama Venerdì,.
Fammi vedere. Fammi vedere.
- Ti ho fregato. - No! Ridammelo!
- E mio! - No, è mio!
- È mio, è mio... - Salvo. Ehi. Salvo.
- Che c'è, bimbo? - È mio, l'ho perso.
L'abbiamo trovato a terra. Salvo, ridaglielo.
- No. - (padre) Perché no?
- Perché no. - Mio padre i giocattoli me li compra.
Senti, facciamo una bella cosa? Andiamo a fare un bel tuffo,
- così facciamo vedere a quel cretino? - Sì. Sì.
- Vuoi bene a papà? - Sì.
Dammi un bacio.
- Vai avanti, ti raggiungo. - Sì.
- Capito? - sì.
Papà arriva subito.
- Va bene. - Devo salutare degli amici.
Va bene.
Vai, vai. Vai, vai.
(Salvo) Quella è stata l'ultima volta che ho visto mio padre.
Salvo De Benedictis, quinta B, 16 maggio 2019.
Aspetta qui, Salvo.
Bambini, silenzio.
Allora, ho corretto i vostri temi di ieri.
Siete stati tutti molto bravi. Ma qualcuno è stato più bravo di tutti.
Tommaso, puoi venire qui un momento, per piacere?
L'hai portata per tanto tempo tu e adesso se l'è meritata Salvo.
Va bene?
Andate a posto.
(FISCHIO)
(FISCHIO)
Papà, per la Comunione, posso avere la canna da pesca?
Sì, ma quello è un giocattolo. Non prendo mai niente.
Mamma, lo sai che Salvo è stato il primo della classe?
Bravo, Salvo. Quando diventerai tu il primo della classe, asino?
- Ancora no. - Che è questa faccia? Che hai?
Io lo so, ma non lo posso dire.
- Passa! - Passa la palla!
- Passa qui! - Dai, passala!
Dalla a me!
- Ahi! È rigore! È rigore! - Ma quale rigore?
- E rigore! - No, non è vero!
- È rigore. - Allora vado io in porta.
(GRIDA D'ESULTANZA)
sì!
Palla!
Palla!
Non mi riconosci?
Vuoi sapere che dicono?
Ora che te ne vai...
- Eh? ".uCÌ Vieni a trovare ogni tanto?
(zia) Salvo, vieni qua.
Vieni dalla zia, vieni.
Allora, abbiamo parlato con tuo padre.
È venuto a prenderti perché vuole stare un po' con te.
Adesso?
Perché?
Perché sono tuo padre.
- Ma per sempre? - (zia) Non per sempre.
Soltanto per qualche giorno.
Poi lunedì, ti riporta qua. Va bene? Vedi, è scritto pure qui.
Solo quattro giorni.
E poi ritorni a casa tua.
(in tedesco) Non voglio andare con lui.
Che ha detto?
Non vuole venire con te.
Grazie a voi. In sette anni, non me l'avete mai portato.
È colpa vostra. Bravi.
(zio) Vieni, Salvo.
Andiamo a preparare la borsa.
Era stupenda Maria, doveva mettersi con un pezzo di merda.
- Che hai detto? - Che mia sorella è morta per colpa tua.
- Non ti permettere più di dirlo! Mai più! - Calmati.
Ma dove andiamo?
- Che stai facendo? - Devo fare pipì.
- Dopo. Ti accompagno io. - Non sono più un bambino.
No, e che sei? Aspettami qua, non ti muovere.
Anzi, chiuditi dentro. Arrivo subito.
(padre) Il vecchio come sta?
(con accento albanese) Il vecchio? Il vecchio è sempre vecchio.
Lui non muore, Lui è solo vecchio.
Ecco dei soldi per il viaggio.
Il vecchio ha detto che devi essere da lui entro mezzogiorno.
L'ha ripetuto tante volte.
Ha paura che mi perda per strada?
Vince', non scherzare. Perché il vecchio non scherza.
E nemmeno io.
In sette anni, tu non hai mai parlato.
Ma non credere che ti dobbiamo qualcosa.
(PARLA IN ALBANESE)
Che vuol dire?
Vuol dire: "A Bari, domani a mezzogiorno".
Questa non mi serve, mi sono portato mio figlio.
Tuo figlio?
Così, se mi fermano, vedono lui e mi lasciano andare.
Un bambino è meglio di una pistola.
Dove cazzo vai? Sali in macchina, per favore!
Sali! Che ti avevo detto? Sali!
Sali! Sali!
Che ti avevo detto? Ti avevo detto di restare in macchina!
Senti, fai una cosa. Apri il cassetto.
Prendi la busta.
Aprila.
Quelli li tieni tu, va bene?
Ma di chi è questa macchina?
Di un amico mio.
Così stiamo più comodi, no?
- (Vincenzo) Hai finito? - Quasi.
(Vincenzo) Dai.
Fammi vedere. Bene. Ti stanno bene questi.
Aspetta.
Comunque, non me l'ero fatta addosso.
A posto. Andiamo, dai.
- Dove vai? - Vado a posare la penna.
Non la vuoi più?
Costa troppo.
Vieni qua, vieni.
Qua. Andiamo, che devo prendere altre cose. Dai, andiamo.
- (Vincenzo) Che c'è? - Eh...
Ah!
Tenga.
- Sono 89,90. - Vai, tocca a te.
(commesso) Grazie.
Scusi. Dai, dammi questi.
- (Vincenzo) Prenda questa. - (commesso) A me sembrava buona.
Sì, sì. No, ma anche quella...
(commesso) Ecco, grazie.
(Vincenzo) Grazie. Ecco. Andiamo.
Leggi. Leggi, leggi.
"Mi chiamo Salvo De Benedictis.
Ho 11 anni.
Questo signore mi vuole fare del male.
- Per favore, chiamate zia Anna." - Continua.
"Zero, quattro, sei, uno, sei, cinque..."
Ma come cazzo ti è venuto in mente? Eh?
Mi dici che cosa ti hanno detto gli zii di me?
Che stavi in prigione.
E basta?
Vieni.
Ti piace?
- Posso prenderla? - E certo, sono lì apposta.
Vuoi una cola?
Ma non è tardi?
Tardi? In che senso?
La zia non ce la fa bere la sera. Dice che poi non dormiamo.
Ma ora la zia non c'è. Quindi ce la possiamo bere.
- Come hai fatto? - Con l'accendino.
- E come si fa? - Così, vedi.
Usi l'indice, fai da leva.
Si apre. Da piccolo la aprivo pure con i denti.
Poi mi sono spaccato il canino e... Tieni.
Oh! Dove vai?
Posso farmi una doccia?
Vai, vai.
(dalla TV) # Quando penso e ti dico: "Va tutto bene" #
# Non fa niente, sono contento Non fa niente, sono contento #
# Preferisco sbagliare Non fa niente, sono contento. #
# Preferisco sbagliare Non fa niente, sono contento #
# Preferisco sbagliare Non la voglio una casa al centro #
# Preferisco sbagliare #
- # Stavo cadendo dalle scale mobili... # - Pronto? Pronto?
- # Perché era sola,.. # - Pronto?
(SPENGONO LA TV)
Devi premere lo zero per telefonare. Vieni un attimo in bagno.
Tieni. Dammi una mano a tagliare i capelli.
- Che devo fare? - Taglia. Taglia tutto.
Vai.
Taglia, taglia.
Ma c'è il mio nome?
E qua c'è quello di mamma.
Perché te li sei scritti?
Così.
Il mio, però, è dietro. Non lo vedi.
Non lo vedo, ma so che c'è.
Diciamo che mi guardi le spalle. Eh?
Prendi l'asciugamano che ho un po' freddo.
Taglia, dai. Taglia tutto.
Tagliamo questi capelli, dai.
# Dove mi porti? Non lo so #
# Ma credo di esserci già stata #
# Forse in un'altra vita o ieri #
# Quando non ero innamorata #
# Prenditi tutto e tienilo #
# Io non l'ho mai meritato #
# Lascia la tua fotografia #
# Nel bacio che hai soffiato #
# È la malinconia che ho #
# Ma la malinconia che ho #
- # Per le cose che succedono o no # - Grazie.
- # Non lo so se passera da sola # - Grazie.
# Mi son svegliata e c'eri tu #
# Mi accusavi di qualcosa... #
Che c'è? Non ti piace?
No, è che pensavo che fosse già sbucciata. Come la fa la zia.
- Ci sono le spine. - Te la pulisco io.
Ecco.
Apri la bocca, dai.
# (cantante) £ la malinconia che ho #
Hai ragione.
Ormai sei grande.
- Tieni, mangia da solo. - Grazie.
Beh? Com'è?
- Buono. - Buono, eh?
Ti devi fidare di me.
Mangia, si raffredda.
# (cantante) Non lo so se passera da sola #
Che leggi?
"L'isola del tesoro."
- E com'è? - Non lo so, sto ancora all'inizio.
Posso farti vedere una cosa?
1 pirati hanno un sacco di tatuaggi, come te.
Hanno anche un elefante. Uguale al tuo.
(Salvo) Cosa significa?
Significa che... Che l'elefante si ricorda tutto.
Dormi adesso, domani dobbiamo arrivare a Bari.
Cosa c'è a Bari?
A Bari? A Bari c'è il tesoro.
Dormi.
- (conducente) Visto che ripresa? - Pensa con questa a Montecarlo, al casinò.
Hai sentito mio fratello? In estate, vuole andare a giocare i soldi al casinò.
Eh, sì, me ne sto al paese con Addolorata, Incoronata e neanche una chiavata.
- E tu, Enzo, che fai quest'estate? - Niente, che devo fare?
- Sto con Salvo e Maria. - E come sta Maria?
Come deve stare? Speriamo.
(conducente) Oh, oh, oh! Attenzione.
Come ti chiami tu?
Domenico Ciciriello, nato a Foggia, il 17 maggio 1977.
- E tu? - Daniele Maraniello, nato a Lecce il 13...
Cazzo, una cosa dovevi imparare, Vito.
(carabiniere) Patente e libretto, per cortesia.
Avete precedenti?
Assolutamente no.
Può scendere e aprire il portabagagli?
Qualche problema, Brigadiere?
- Stavamo semplicemente tornando a casa. - No, è un normale controllo,.
Anche i documenti dei signori, per cortesia. Mattia!
- (carabiniere) Vieni qua, avvicina Botolo. - Il cane.
- Faccia a terra, non ti muovere! - Ahi! Ahi!
(in barese) Dammi la pistola.
- Dammi la pistola. - Andiamo via. Andiamo!
(GEMITI)
Vito!
Come sto?
Forse un po' cafoni.
Vado un attimo in bagno.
Vai.
0h, dove cazzo sei andato? Perché ci hai messo tanto?
Non è che se te lo dico, ti arrabbi?
- Hai chiamato la zia? - No, che zia.
- Andiamo. - Nel negozio ho visto una cosa,
ma i soldi li avevi tu.
- Pero, l'ho preso lo stesso. - Ah.
- Fai vedere. - Vedi? Ne avevo uno uguale da piccolo.
Bello. Io ti ho preso questi invece. Tieni.
Li ho pagati, però. Ora sei un pirata pure tu. Andiamocene, dai.
(VERSI)
Non sei troppo grande per giocare coi robottini, eh?
Perché l'hai buttato?
Tieni, Si è un po' rovinato.
Mercoledì.
# Di tempo ne è passato #
# E sono ancora qua #
# E oggi come allora #
# Io tifo Andria #
# Alè, alé, alé, alè,., #
Ma che squadra tifi tu?
La nazionale.
Che nazionale? Tu devi tifare Andria. Eh.
- Andria? - SÌ.
Ma in che serie gioca?
Ora è in serie D,
Però, torneremo...
Bello il mare, eh?
E queste?
- Che dici, le aiutiamo? - si.
(CLACSON)
- Serve una mano? - No, grazie, non c'è bisogno.
Sicuro?
- Tieni, falla scendere. - si.
- Che carini, sembrate proprio una squadra. - Grazie.
- Voi di dove siete? - Innsbruck.
- Ah. - (ragazza castana) Conosci?
Sì, è.
- In Austria, no? - si.
- (Salvo) Fatto. - Mettilo a posto.
- Non senti caldo con gli stivali? - Ah.
No, sono abituato, li porto da tanto. Senza, mi sentirei...
- Nudo? - Sì, diciamo.
Oh!
Che hanno detto?
- À posto. Fatto. - Grazie.
Grazie, Vincenzo. Sei stato gentilissimo.
Prego.
Come hai detto che si chiama questo posto di mare?
Ah, Scarpelli. È più avanti, non potete sbagliare.
C'è l'insegna fuori con scritto "Scarpelli".
- Va bene. Ci vediamo. - Ciao.
- Ciao. - Ciao, ciao.
Ma che hanno detto prima in tedesco?
Non ho sentito.
Carine, però, eh?
Boh.
Ciao.
(GEMITI)
- Vieni. - Oh!
- Dammi la mano. - (in barese) Quel bastardo! Quel bastardo!
(GEMITI)
(Vincenzo) Dai.
Dai.
Tranquillo, Enzo. Non è morto il carabiniere.
Tranquillo.
(BUSSANO ALLA PORTA)
(VERSO)
(BUSSANO CON INSISTENZA)
(RINTOCCO DI CAMPANE)
Stai fermo!
Smettila di toccare tutto!
Su, dai, vieni. Dai, vieni.
Anzi, no, no, resta lì.
Mi offri una sigaretta?
Grazie.
(tutti) Benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori.
- Scusi. - Adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen.
Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori.
- Adesso e nell'ora... - Scusi.
- Perché si fanno male da soli? - Chiedono perdono alla Madonna.
Che hanno fatto?
Questo lo sanno solo loro.
Che ti avevo detto? Di restare in macchina. Perché te ne sei andato?
- Mi sono svegliato e tu non c'eri! - Andiamo, cazzo.
Ce l'hanno rubata!
(CANTO RELIGIOSO)
(tutti) Tu sei benedetta fra le donne e benedetto...
- Non si passa. - È un'emergenza, veramente.
Toto.
Enzo. Enzo.
(in dialetto) Togliamoci di mezzo.
(TOTÒ RIDE)
Mi devi aiutare, è successo un casino.
- Che è successo? - Mi hanno rubato la macchina.
Tranquillo, la troviamo.
Qua un posto c'è dove la portano, non è Bari, Tranquillo.
- Hanno rubato Mercoledì,. - Lui è mio figlio Salvo, ti ricordi?
Salvo. Oh, Gesù, quanto sei cresciuto.
Andrea!
E lui è Andrea, mio figlio.
- Andiamo? - Cerchiamo la macchina.
- Ci parlo prima io, è meglio. - Sì, ma me la devono ridare subito.
Enzo, mi conoscono, ma 400 o 500 euro glieli dobbiamo dare.
Tu hai dei soldi?
SÌ, sì.
(VIBRAZIONI DI CELLULARE)
Restate in macchina. Non ti muovere.
Oh, conosci le moto?
Non ti piacciono?
Mio padre deve prendermi la moto da cross.
(GUAITO)
Ma dove vai? Dobbiamo aspettare qua.
(Toto) E basta, Enzo!
(VOCI INDISTINTE)
(Toto) E basta!
Vai!
Oh, ma che è successo?
Allora?
Niente, niente.
(PORTA CHE SI APRE)
Sei tu Salvo?
Scusa.
Grazie.
Ti seguo.
Salvo!
Io non...
Se ti dico di restare in macchina, tu resti in macchina, cazzo!
È chiaro?
Non volevo fare male a quello.
Volevo solo spaventarlo.
Come fai con me.
Mio figlio si è fissato con queste cazzo di moto.
E basta con questi conti, Totò. Ma chi deve venire qua?
Ehi. La domenica non mi bastano i tavoli.
Ma perché devi chiedere scusa alla Madonna?
Non mi batto il petto per chiedere scusa, ma per avere una grazia.
Che grazia?
È un segreto.
Però sei il figlio di Enzuccio e te lo posso dire,
perché Enzo per me è come un figlio.
E tra padre e figlio non ci devono essere segreti, giusto?
Giusto.
Le chiedo di farmi stare buono.
E che non mi faccia fare più minchiate.
Vai a guardare le moto. Devo parlare con zio Toto.
Nemmeno lo voglio sapere cosa c'è in macchina.
A occhio e croce, 70 chili.
Se la tagliamo al dieci, possiamo farci 100.000 euro.
Qui c'è tua moglie, la metti nella trattoria.
Per questo sei venuto?
No.
Lo sai perché sono venuto.
Il professore non lo trovi più ormai.
Sono sette anni che è sparito,
- L'hai cercato? - Per fare cosa?
Per finire all'ergastolo?
Basta, Enzo. Basta, basta veramente.
Guarda mio figlio, ha 16 anni.
Che vita abbiamo fatto fare a questi ragazzi? Alle mogli?
Scusa.
Ho sbagliato a venire, dovevo andare da tuo fratello. Salvo!
Ehi, ma non sai niente di Vito?
Un anno in isolamento l'hanno tenuto.
Un anno.
(BUSSANO ALLA PORTA)
(VERSO)
(BUSSANO CON INSISTENZA)
Professore, venite con me.
Venite con me, professore.
- Vai, vai. Aspetta. Aspetta. - Ahi, ahi!
(GEMITI)
Vi devo chiedere una cortesia.
- Aspetta, aspetta. Ci sei? - Aspetta, aspetta!
Dovete nascondere la Porsche che è qui fuori per qualche giorno.
Ma che è successo?
Veramente lo volete sapere?
Vai. Vai.
(URLA)
- (Vincenzo) Oh! - Ahi!
Ma che stai facendo?
Eh? Che fai?
Niente, volevo tirare fuori la borsa.
Metti sempre le mani dove non le devi mettere.
Ti sei pisciato addosso di nuovo?
No, questa è acqua. Cos'è quella, invece?
- Farina. - Se è farina, perché la nascondi là?
Allora, facciamo così. Se quella è acqua, questa è farina.
Siamo d'accordo?
Affare fatto?
Va bene.
Affare fatto.
Andiamo.
# (dalla radio) Mare, profumo di mare... # # Mare, profumo di mare #
# Come cazzo ti devo trovare? #
- Dici sempre quella parola. - Quale?
- Il pisello. - Non ho detto pisello,
- ho detto cazzo. - Quindi si può dire?
- No. Io lo posso dire, tu no. - E perché?
Perché, perché... Facciamo così, tu puoi dire pisello
perché hai il pisello,
poi quando cresci e il pisello diventa cazzo, puoi dire cazzo.
E quand'è che il pisello mi diventa...
E io che cazzo ne so? Tra qualche anno, no?
Che indicazione del cazzo, "il lungomare". Dove cazzo sta?
Ah, eccolo là.
Vito!
(Vincenzo) Oh!
- Vince'! - Oh.
Vince'.
- L'ho trovata. L'ho trovata. - Chi hai trovato?
La modella del professore, quella del quadro.
All'inizio non ci pensavo, ma poi ho capito!
- Cosa hai capito? - Che la dovevo cercare qui!
- L'ho trovata, è questa della foto. - Sì.
Vince', ma non hai capito dove siamo?
- È il posto dove hanno trovato la Porsche. - Sì, e lei abita lì.
Ora è uscita, ma tanto torna.
Io sto qui tutti i giorni.
Vince', io non ho più il coraggio.
- Tienila tu. - Che fai? Levala. Spaventi mio figlio.
No, tienila tu, a me trema la mano.
Ci facciamo dire dove sta quel pezzo di merda.
Vince', io non sono pazzo, Vince'.
- No, non sei pazzo. - Non sono pazzo, è lei, te lo giuro.
Andiamo là, parliamo con calma.
- È lei. - Sì, è lei.
Mi dai un bacio?
Eh?
Niente.
Vito.
Vito.
Vito! Oh!
(Vincenzo) Oh!
Aspetta, Vito!
- Vito. - (donna) Ma che è? Ma che...
- No, Vince', Puttana! - Madonna, ma che...
- Entra. Entra, cazzo! - Dov'è quel pezzo di merda?
Entra dentro, cazzo!
- Puttana! Pezzo di merda! - Entra, cazzo!
- (Vito) Che fai, Vince'? Lasciami! - (Vincenzo) Dai!
- Puttana! Dov'è quel pezzo di merda? - Oh!
- Vince', ma che fai? - Oh, aspetta.
- Perché l'hai lasciata andare? - Ssh.
- (Vito) Perché l'hai fatta andare via? - (Vincenzo) No, no.
- Lo devi trovare. Me lo prometti? - Te lo prometto.
- Vince', me lo prometti? - Dai, tirati su.
Ssh. Non è niente,
Oh. Ssh.
(VITO PIANGE)
Ssh. È tutto a posto.
- (Vincenzo) Ciao, Teresa. - (Teresa) Ciao, Vincenzo.
Ciao.
Ciao.
Apri il cassetto.
- Dove stiamo andando? - Come?
- Hai detto che andavamo a Bari. - E quindi?
Che hai promesso al tuo amico?
Non gli ho promesso niente, volevo solo calmarlo.
Non è vero,
Chi dovete trovare?
Lo so che quella dietro non è farina.
Non ho più cinque anni, ora me le devi dire le cose.
Va bene, allora facciamo così.
Adesso ci fermiamo all'autogrill e ti racconto tutto con calma.
Te lo ricordi l'indirizzo della zia?
Via Luca Giordano, 27.
- Perché? - Così le mandiamo una cartolina.
Sarà contenta, no?
Perché te ne sei andato?
Salvo, non me ne sono andato.
Non parlo di adesso.
(SALVO PIANGE)
Vieni qua.
Lasciami, lasciami.
Mi dispiace.
Ma non è stata colpa mia.
E di chi?
Di quella persona che stiamo cercando.
- Che facciamo qua? - Niente, perché?
In mezzo alla strada. Perché il bambino piange?
È successo qualcosa?
No, niente. Ma qual è il problema, scusi?
Intanto, con questo vetro non potete circolare. Collega!
Patente e libretto.
Apre il bagagliaio?
Arrivano questi documenti?
Sì.
Un attimo.
(BUSSANO AL LUNOTTO)
Senti, adesso tu esci e ti sdrai per terra.
Vai fuori, sdraiati per terra e stai giù.
Fai come ti ho detto.
- Ma che volete? - Salvo.
Che volete da noi?
Ci hanno tirato una pietra, io sono un bambino e ho avuto paura.
Per questo stavo piangendo.
Ma perché non ce l'ha detto prima?
E se lei non mi fa parlare, scusi.
Rientra in macchina. Non preoccuparti.
- Volete sporgere denuncia? - No, no.
- Lo faccia riparare, però. Arrivederci. - Arrivederci.
Mi sa che avevi ragione.
Un bambino è meglio di una pistola.
Oh. Hai visto chi sono? Le tedesche.
Sono venute dove abbiamo detto noi. Le chiamiamo?
No, dai, non mi va.
- Facciamo pari o dispari. - Vai, dispari.
Pari. Uno, due, tre.
- Sei, ho vinto io. - Ma hai tirato dopo.
E certo che ho tirato dopo.
Che tiro prima?
(CLACSON)
(Vincenzo) Allora?
(VINCENZO RIDE)
Tieni, un cono per te.
- E il ghiacciolo per te. - Non mi hai sentito?
- No. - Ho cambiato idea, voglio la birra.
- Ah. - Ho voglia di bere.
Vabbè, vedo se me lo cambiano.
Vuoi il ghiacciolo?
- No. - No?
Bagnati la testa che fa caldo qua.
Vado a vedere.
Tuo padre è proprio gentile.
- Salvo, non te lo fai il bagno? - Non ho il costume.
Ma tu sei piccolo, puoi stare col pisellino di fuori.
- Tuo padre, quanti anni ha? - 38.
E che lavoro fa?
- Lo sai o non lo sai? - Ehm...
- Ha le macchine, vende le macchine. - Ah, ha un negozio.
Sì.
Me ne vado.
Vuoi un po' di gelato?
No.
Oh.
- Che c'è? - Niente.
Come niente? Hai questa faccia.
Mi stanno antipatiche. Mi prendono in giro.
Pure a te?
Secondo me, si meritano un bello scherzetto.
Eh?
Vieni qua, vieni. Coprimi, mettiti davanti.
Mettiti qua. Qua, qua, qua. Mettiti così.
- Che fai? - Ssh!
Come cazzo si apre?
Questi sono per il gelato, il passaggio e la birra.
- Che fai? - Ssh, girati.
Che dici?
È da femmina.
Però è un Cartier. Possiamo sempre regalarlo a qualcuno.
Andiamo.
Accompagno il bambino a fare la pipì, torniamo subito.
Ci andiamo a fare un tuffo?
- Ti porto in un bel posto. - Dove?
Si chiama "Il Picco della Morte".
Andiamo, andiamo, è qua sotto,
Certo che è alto, eh?
Sì, pa'.
Sono sette anni che non mi butto.
Lo so.
Dammi la mano, ci buttiamo insieme.
Pronto?
Uno...
due...
tre!
Oh! Dai, buttati!
(burattinaio) A me non importa proprio.
No, senti, forse non hai capito.
Questo sgarro me lo devi ripagare dalla testa ai piedi.
Non mi importa.
Se parli ancora, ti do una botta in testa e ti smonto.
Forse non hai capito chi sono.
(burattinaio) Perché, chi sei?
Pinuccio Naso di Cane.
Ma non farmi ridere.
Ah, si? Aspetta un momento.
Hai visto che bello?
A mezzanotte, fanno i fuochi d'artificio pure.
Succede un casino proprio.
(burattinaio) Aiuto, soccorso.
Un'altra volta impari a farmi questi sgarri. Hai capito o no?
(SPETTATORI RIDONO)
Papà...
Quella persona che devi trovare, che ti ha fatto?
Ha fatto andare in galera me,
- Vito e Toto. - Perché?
Sono sette anni che me lo chiedo.
Ma se lo trovi, che gli fai?
Ti sei divertito oggi con papà?
(ANNUISCE)
Pensa a quanti giorni ci ha rubato questo.
È un ladro di giorni allora.
Diciamo così.
Sì.
Pa', ci sono le tedesche.
(Vincenzo) Andiamo.
Dai, corri!
(SALVO GEME)
Oh. Ti sei fatto male?
- No, no. - Fammi vedere.
- Ehi, bello! Bello! - Oh.
Non fare quella faccia, ridai i soldi alle ragazze
- o faccio un bordello. - E anche l'orologio.
L'orologio non ce l'ho più.
- Vi posso dare... - Veloce!
- Ho questa. Eh? La volete questa? - Oh, oh!
À terra, a terra.
Anche voi in ginocchio, grazie.
Date il portafogli al bambino.
Bravi.
Dai. Che hai tu là? L'orologio?
- (ragazzo) Sì. - Vediamo. Com'è?
- È pesante - È da maschio. Questo è per la Comunione.
Ha fatto la Comunione e non gli avevo fatto il regalo.
(in dialetto barese) Che devi fare?
(PARLANO IN DIALETTO)
Più là! Non vi muovete. Fate i bravi, eh?
- Tranquilli. Andiamo, andiamo. - Aspetta.
Comunque...
non ho il pisello, ho il cazzo.
Ma che dici?
Ma che cavolo dici? Sei impazzito?
Penso sia questa.
E suona, dai. Suona, suona.
- Ci parli tu. - Eh?
- Ci parli tu. - si, sì, parlo io.
(donna) Sì?
- Ciao. - Oh.
No, scusami. Non ti volevo spaventare.
Siamo venuti io e Salvo a chiederti scusa per stamattina.
Salvo? Oh!
Grazie.
- Prego. - (Vincenzo) È un pensierino, niente di...
Sono quelle che piacciono a me.
(TELECRONISTA ALLA TV)
Ma che è successo oggi?
Quello lo vedo sempre qua sotto. Ma non pensavo fosse qua per me.
Si è messo a gridare e ha iniziato a chiamarmi... No.
Sì, non so che cosa gli è preso.
Possiamo entrare così parliamo con più calma?
- No, adesso no. - Ah, ok.
Magari domani.
- Scusa. - Cazzo, la partita!
- Che sono queste parole? - C'è la nazionale.
Andiamo al bar e la guardiamo.
Sì, ma io da lontano non ci vedo bene, lo sai.
Ti avvicini e la vedi. Scusaci.
- Ciao. - Va bene.
- Scusa. - Devi vedere la partita?
Sì, vuole vedere la partita.
- E vabbè, dai, entrate. - (Vincenzo) Possiamo?
Sì, non c'è cosa più triste che guardarsi la partita da soli.
- Grazie. Permesso. - Prego, prego.
Stanno ancora zero a zero comunque. Accomodatevi.
Mi vado a mettere qualcosa addosso.
(Vincenzo) Grazie.
- Ma veramente non ci vedi bene? - Io?
Eh.
Ho pensato che così ci faceva entrare.
(TELECRONISTA ALLA TV)
Vediamo la partita, che è meglio.
(in dialetto barese) Rigore? Ma vattene.
Ti va un amaro?
SÌ, grazie.
(dalla TV) Comunque, Paolo, ci sta regalando tanto spettacolo.
Le squadre si impegnano molto.
L'Italia potrebbe anche andare a vincere.
Ci stiamo divertendo.
- Bella mano. - Solo la mano?
No, intendevo quella del pittore.
Sempre lo stesso.
È una specie di ossessione?
(VERSO)
Era il mio professore di disegno al liceo artistico.
Ero la sua allieva preferita. Diceva che ero portata.
E quello ti piace?
L'ho fatto io.
Bello.
- Perché ridi? - Per la tua faccia.
- È bello. A me piace. - Non sai dire le bugie.
Mi sa che sono più brava come modella.
Che poi non è facile stare tutto quel tempo fermi, immobili.
Si impara a staccare il cervello, però.
Quindi, era il tuo professore?
Sì, è cominciato tutto quando avevo 16 anni.
Erano appena morti i miei genitori.
E mi servivano dei soldi. Così lui mi aiutava.
Però, ora sono anni che non lo vedo.
Ah.
Sono anni che non lo vedi?
Da un momento all'altro, non mi ha più voluto vedere.
Così, sparito.
Però, ogni tanto mi chiama.
Mi chiede una foto e io gliela spedisco con un mio disegno.
E dopo un po', mi arriva il quadro.
Quello là me l'ha mandato adesso.
- Pa', ma dormiamo di nuovo in macchina? - (donna) Come in macchina?
- No, è che stiamo viaggiando... - Ma scusa, rimanete qua.
- (Vincenzo) No, ce ne dobbiamo andare. - No, veramente.
Salvo dorme con me e tu ti metti sul divano.
- Non vogliamo disturbare. - Ma sì, prendo il lenzuolo.
- Sicuro? - SÌ.
- (Vincenzo) Grazie. - Lei è carina.
SÌ, è carina.
(donna) Oh!
Madonna. Mi hai fatto spaventare.
- Scusami, stavo cercando l'acqua. - Lo fai apposta. Tieni.
Tieni.
. - Salvo? - E anche per lui l'acqua.
Ah.
Tuo figlio ha una bella fantasia.
Perché?
Pistole, carabinieri, tu che sei finito in prigione.
Quindi adesso ho un criminale in cucina.
Sì, in mutande.
Però, un po' la faccia da cattivo ce l'hai,
Dici?
Ti sei lavato i denti?
- Andiamo. - Aspetta.
(VOCI ACCAVALLATE)
Ehi. Salvo.
Siamo arrivati.
Vuoi andare a giocare a pallone? Guarda.
Tra mezz'ora torno, devo fare un servizio.
- Non posso venire con te? - No.
Mi lasci di nuovo?
No, non ti lascio.
- Ma dove siamo? - À Bari.
Vai a prendere il tesoro allora.
Dai, tra un'ora...
Tra un'ora vengo.
- Avevi detto mezz'ora. - Va bene, mezz'ora.
Me lo dai un bacio?
Te lo do quando torni.
(BAMBINI CHE GIOCANO)
Vince'.
Finalmente.
Palla!
(Vecchio) Enzo!
(in barese) Stavo vedendo la macchina.
Don Pie', vi siete dimenticato di ridarmi la pistola.
(Vecchio) Vieni qua!
Rispondi.
(CLACSON)
Visto che sono tornato?
- Lascia, vieni. - Il libro.
Lascia. Ti faccio vedere una bella cosa, vieni.
- Eh? - Ma dove le hai prese?
Me le ha regalate un amico.
- Vende pellicce? - No, lui le regala. Noi le vendiamo.
(GRIDA DI DOLORE)
Me lo fate questo piacere, professore?
Professore, le abbiamo sporcato un poco il bagno.
(Vito) Totò.
Tutto a posto?
Il professore si è messo a disposizione, Vero?
Sto pensando di intestarvi un altro negozio il mese prossimo.
State facendo i milioni con noi, professore.
(IL PROFESSORE SORRIDE)
SÌ, se i negozi fossero i miei...
- Che discorsi sono, professore? - Ma io scherzo.
Però, se aumentate un po' la ricompensa...
Io sono sempre a vostra disposizione, lo sapete.
Avete proprio una bella mano.
(Vito) Ehi. Hai capito, il professore?
Con la scusa dell'arte. Vince', guarda questa ragazza.
Hai capito, il professore? Ma questa fa solo la modella
- 0 fa pure la monella? - È una bravissima ragazza.
È proprio brava.
Purtroppo non ha più i genitori e per necessità, io la sto aiutando.
Madonna, che anima sensibile ha il professore.
- Questa la tengo io. - Ma veramente mi serve,
per metterla nella stessa posizione quando viene a posare.
Una così si stanca a stare nella stessa posizione.
(Toto) Tra un paio di giorni, la veniamo a prendere.
Vi lascio all'arte vostra.
(Salvo) E poi, che è successo?
Il professore ha fatto ritrovare la macchina dove ieri abbiamo incontrato Vito.
Dentro c'erano le nostre impronte.
Hanno arrestato tutti e tre.
Ma domani che facciamo?
Vogliamo vedere se funziona? Eh?
Vieni.
Vieni.
(VERSO)
Funziona.
Posso provare?
Vieni.
Allora, guarda, l'impugnatura è così,
Metti un'altra mano qua, così la tieni bene. Vai.
Ok.
Adesso, punta e pensa a qualcuno che ti sta antipatico.
Dai. Uno, due... vai.
(VERSO)
Ma l'ho mancato. Posso riprovare?
- No, no. Dai qua. Dai qua. - Dai, dai.
No, perché poi ci prendi gusto.
Pellicce, pellicce di visone, di castoro, di volpe,
pellicce di tutti i tipi, di tutte le taglie, di tutte le misure!
Di più.
Pellicce, pellicce, pellicce per voi, pellicce colorate!
- Mi fa vedere questa? - Chieda al ragazzo.
Certo, signora.
(RIDE)
Eccola qua.
- Ma mica è di visone? - Come no?
- È di visone ed è originale. - Allora costa troppo.
No, no, costano poco perché... sono usate.
Sembra nuovissima.
- Eh... sono usate poco. - Me la fa provare?
- Certo. - Posso?
E 50, metà a te e metà a me.
Che c'è? Non ti fidi?
Eh? E fai bene.
Non possiamo fare sempre questo?
Vendere pellicce rubate?
Lo dici tu alla zia?
Che c'è?
- È lui. - Ma chi?
- Quello con la giacca marrone. Senti. - Cosa gli vuoi fare?
- Seguilo di nascosto. - Che gli vuoi fare?
Gli facciamo solo qualche domanda. Vai.
- Vai. - Sicuro?
Sì. Seguilo. Non ti fare vedere!
- Grazie. Che gentile. - Sono di strada.
- Che bel vestito. - Grazie.
Io sono arrivata. Grazie, molto gentile.
Che fanno?
- Stanno parlando. - (donna) Grazie.
- Ciao. - Ciao.
- Si sono salutati. - Andiamo.
Sta scappando!
Ehi!
Pezzo di merda!
(GEMITI)
Vai là. Vai là.
- Ascolta, adesso tu mi aspetti qua, capito? - Perché?
- Così mi guardi le spalle. Ok? - Non mi lasciare.
No, non ti lascio.
Guarda se viene qualcuno. Non ti girare.
Merda!
- Tu lo sai chi sono io. - No, ti prego. Non sparare.
- Girati! - Non sparare.
Mi sono fatto sette anni di carcere per colpa tua, brutta merda.
- Non è stata colpa mia. - Non dire cazzate!
Dimmi, perché?
Perché l'hai fatta ritrovare?
- Perché? - C'era..
C'era questa povera ragazza che io aiutavo, che mi faceva da modella
quando siete venuti a casa.
Avete preso la foto e io... volevo fare il quadro, l'ho fatta venire.
Le ho fatto vedere la macchina vostra in garage.
E lei...
Lei mi ha chiesto di guidarla.
(Professore) Una macchina così bella non l'aveva mai vista.
Io non volevo, non volevo, non volevo.
Ma lei...
Lei era bellissima.
Siamo andati fino a casa sua.
(VERSI)
Era così contenta che mi ha fatto salire.
Ero felice.
E siamo rimasti così tutta la notte.
Poi, quando sono uscito...
Dimmi che non è vero.
Mi sono fatto sette anni di carcere per questo.
(SPARO)
No.
Papà! Papà!
Papà. Papà.
Papà.
- Papà. - (Vincenzo) Salvo.
Papà.
- Non mi lasciare. - Dammi un bacio.
Papà. Papà, no.
No.
Perché?
Perché?
Lui non ti voleva sparare.
Oddio.
Oddio.
Fermo!
(TONFO)
(donna) Dai, bimbi, su, muovere le braccia!
Respira. Batti le gambe. Vai, vai!
Su, dai, veloci!
Più veloci!
Salvo!
Salvo!
Salvo, dove vai?
(Salvo) Anche se abbiamo passato poco tempo insieme,
papa mi ha detto tante cose.
Mi ha detto che se cominci a sparare, poi non ti fermi più,
E poi ho capito un"altra cosa.
Che le persone più pericolose non sono quelle cattive.
Ma gli stupidi.
Perché non si accorgono di fare del male,
Come il professore.
E il mio papa invece era cattivo,
E sempre stato così,
Il guaio di quando sei cattivo, è che devi farlo fino in fondo,
Senno va a finire male,
E poi mio padre mi ha detto un'altra cosa.
La più importante,
Ha detto che per crescere,
non devi incolpare gli altri delle cose brutte che ti capitano.
Il vero ladro di giorni era lui, Vincenzo.
C'è una cosa che non dimenticherò mai.
Il suo ultimo sorriso.
Vai.
Io da grande, non voglio essere né stupido né cattivo,
Voglio essere coraggioso.
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