All language subtitles for italian forced

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French Download
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

La sinistra unita non sarà mai sconfitta!

II candidato Salvador Allende!

In compagnia del poeta Pablo Neruda.

Neruda, Neruda, il popolo ti saluta!

Gli anni di Unidad Popular sono stati un sogno a occhi aperti,

un Paese intero, una società intera innamorata.

C'era un'intensità di vita

che dura per sempre,

l'attimo eterno del momento

in cui la speranza non è per domani, ma oggi, adesso.

È stato un grande momento della nostra vita,

il momento più importante che abbia vissuto la mia generazione,

perché pensavamo che avremmo reso questo Paese più felice,

che non ci sarebbe stato più l'analfabetismo,

che la terra sarebbe stata dei contadini,

che gli operai avrebbero avuto una vita migliore.

Era un Paese innamorato diAIIende

e di ciò che stava succedendo.

Era fantastico, era giusto, era bello.

- E tu? - Io stavo Iì, in mezzo alla gente.

Ricordo che all'epoca girai un film che si chiamava "II primo anno",

che era la ripresa di tutto ciò che succedeva mese dopo mese,

per un anno, il primo anno di Allende.

Era stupendo, era una festa continua.

In campagna, in città, nelle case,

c'era un'allegria che in Cile non avevo mai visto.

Un socialismo umanista e democratico,

era questa la scommessa di Allende,

che distingueva il governo di Unidad Popular

da tutti gli altri socialismi esistenti all'epoca,

regimi gerarchici,

molto autoritari, addirittura dittatoriali.

Per la prima volta al mondo,

un socialista, con la sua ideologia marxista

arrivava al potere democraticamente, con il voto.

Prima era sempre successo con le armi e cose del genere.

II mondo ne fu molto colpito e gli americani si spaventarono.

Gli archivi desecretati della CIA,

il Rapporto Church del Senato degli Stati Uniti,

documentano in modo certo l'intervento statunitense

per impedire l'elezione di Salvador Allende,

finanziando

importanti quotidiani come El Mercurio

e altri settori della destra cilena,

per impedire prima di tutto che Salvador Allende venisse eletto.

Una volta eletto, è dimostrato

dagli stessi documenti americani

il ruolo fondamentale dei soldi americani

nella cospirazione e nella sedizione in Cile.

Non c'era pane, zucchero, olio,

non c'era elettricità...

Non c'era benzina.

La destra aveva cominciato a boicottare tutto.

Quindi, siccome erano i padroni delle fabbriche,

non distribuivano ciò di cui la gente aveva bisogno.

ZUCCHERO

Loro avevano tutti i mezzi di comunicazione, noi niente.

C'era una campagna aggressiva dei giornali di destra

per dare un'immagine di malgoverno,

un'immagine di incapacità di governare,

un discredito continuo che emergeva dai giornali

con titoli cubitali

in tutte le edicole.

Era una specie di messaggio alla gente che ripeteva continuamente:

questo governo non funziona, ci porta alla bancarotta, va tutto a rotoli.

E noi, da parte del governo, non avevamo alcuna possibilità di replicare,

non avevamo nessun mezzo di comunicazione dalla nostra parte.

E velo dico, compagni,

compagni da tanti anni,

ve Io dico con calma, con assoluta tranquillità:

non ho la natura dell'apostolo e neppure quella del messia,

non ho la vocazione del martire.

Sono un combattente sociale

che ha un compito da svolgere,

che il popolo mi ha affidato.

Ma mi stiano bene a sentire

quelli che vorrebbero far tornare indietro la storia

e tradire la volontà maggioritaria del Cile:

pur senza avere la vocazione del martire,

non farò un passo indietro.

Che Io sappiano: lascerò la Moneda

quando finirà il mandato che il popolo mi ha affidato!

Non ho alternative.

Solo crivellandomi di colpi

potranno impedire la mia volontà,

che è quella di realizzare il programma del popolo.

Comunicato della Giunta militare cilena.

Santiago, 11 settembre 1973.

Le Forze armate e la Polizia del Cile dichiarano

che il signor presidente della Repubblica

deve rimettere immediatamente il suo alto mandato

alle Forze armate e alla Polizia del Cile.

In questo proclama

si sollecita il presidente della Repubblica a dimettersi.

Non Io farò.

Denuncio davanti al Paese l'incredibile atteggiamento

di soldati che vengono meno alla loro parola e al loro dovere.

Faccio presente la mia decisione irrevocabile

di continuare a difendere il Cile.

Abbiamo ascoltato il primo messaggio di Allende

e ci siamo stupiti molto, abbiamo detto:

"Fanno sul serio, il colpo di Stato ci sarà davvero".

Poi siamo arrivati al nostro studio e abbiamo ascoltato

gli altri due messaggi di Allende

e abbiamo provato prima una sensazione

di sbalordimento, e poi di paura.

A poco a poco tutte e due le cose.

Non sapevamo cosa fare.

Eravamo in cinque nello studio ed eravamo indecisi.

Allora io ho detto al cameraman, Jorge Miller:

"Andiamo alla Moneda a vedere cosa succede, vediamo se si può filmare,

vediamo che possibilità ci sono."

Avremo fatto sì e no duecento metri

e c'erano sparatorie dappertutto,

dalle case si aprivano le finestre

e la gente applaudiva quando sentiva gli spari.

E quando hanno iniziato a passare gli aerei,

ogni aereo che passava era come se qualcuno avesse segnato un gol.

Era terribile.

II palazzo della Moneda

dovrà essere evacuato entro le ore 11.

In caso contrario verrà attaccato dalle Forze aeree cilene.

Sette anni.

Sì, me la ricordo perfettamente, sì.

Entrambi i miei genitori

insegnavano nella scuola pubblica.

All'epoca erano separati...

Proprio durante il golpe dovevano separarsi!

Quindi io e i miei due fratelli

vivevamo con la mamma in una casa di Conchali.

Gli aerei hanno iniziato a passare molto bassi

e i miei fratelli e io ci siamo arrampicati sul muretto

per vedere gli aerei e fare ciao con la mano...

Mia madre ci ha preso di corsa e ci ha chiuso in casa,

ha preso tutti i suoi libri...

Ah, mi commuovo!

Ha preso tutti i suoi libri, Ii ha messi nel patio,

Ii ha cosparsi di benzina e Ii ha bruciati.

Una massa di gente che camminava, triste,

tutti in silenzio, una massa di gente che camminava dal centro,

andando verso il sud.

Non correva nessuno, ma quel silenzio...

Poi hanno cominciato a passare gli aerei...

Lavoratori della mia patria:

in questo momento conclusivo,

l'ultimo in cui posso rivolgermi a voi,

ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno

questo momento grigio e amaro

in cui il tradimento pretende di imporsi.

Sappiate che,

molto prima di quanto si pensi,

si apriranno nuovamente i grandi viali

dove passerà l'uomo libero,

per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo!

Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole

e sono certo che il mio sacrificio non sarà vano.

II discorso di Allende

è stato un addio intenso,

che abbiamo vissuto politicamente.

Ascoltandolo, abbiamo capito che non ci sarebbe stata nessuna resistenza,

né militare

né politica.

Ancora non sapevamo

che Allende sarebbe morto,

ma ascoltandolo, siccome Io conoscevamo,

abbiamo capito che dava per finita un'epoca.

Io sono stato fatto prigioniero dall'esercito

e in quel momento sono tornato da prigioniero a Chile Film.

Ne ero appena uscito.

E da una radiolina che aveva il portiere del luogo

abbiamo appreso tutti costernati,

i soldati, i sergenti, i prigionieri come me,

il portiere, tutti quelli che si trovavano lì,

della morte del presidente.

Ricordo un gesto.

II sergente che comandava il plotone che mi teneva prigioniero,

che si toglie l'elmetto e dice:

"Merda, che stiamo facendo?"

Ecco, lì stanno mettendo ora il corpo disteso

dell'ex presidente della Repubblica, Salvador Allende,

in un'ambulanza dell'esercito.

Lo hanno portato fuori passando per la porta di via Morandé 80.

Siamo riusciti a vederlo e possiamo confermare

che il viso è completamente distrutto.

Ho sempre sostenuto che il presidente fu assassinato.

L'ho sempre sostenuto pubblicamente,

l'ho sostenuto anche in un film che si chiama "Allende nel suo labirinto",

e in un altro che si chiama "Allende, il tempo e la storia",

nei quali dico: "No, fu assassinato".

La storia Io dirà tra venti, quaranta, cinquant'anni,

che fu assassinato.

Ci sono molte prove che sia stato così.

Le Forze armate e la Polizia

hanno agito oggi

al solo scopo patriottico

di far uscire il Paese dal caos

in cui Io stava facendo precipitare il governo marxista di Salvador Allende.

La Giunta manterrà il potere giudiziario

e la sovrintendenza della Corte dei conti.

L'attività delle Camere

è sospesa fino a nuovo ordine.

Era la fine di tutta una vita democratica

che di colpo si trasformava in dittatura.

La cosa più impressionante era proprio questa:

non avevamo esperienza né con i militari,

né con regimi dittatoriali,

e questo Paese, che era così libero,

si trasformò di colpo in un Paese atroce.

Per strada c'erano solo militari.

Da una determinata ora della sera fino a una certa ora del mattino,

non potevano circolare auto, solo veicoli militari.

Chiaramente, questo provoca un clima di paura.

Tutti sapevano

quali erano le camionette che usava la polizia segreta DINA,

quali erano le auto che usava la DINA...

La gente aveva paura.

Sentir suonare il campanello di casa, di notte,

voleva dire il peggio.

Avevi paura di uscire.

Dovevi andare a fare la spesa e tornare subito a casa,

non andare in giro, chiuderti in casa.

Quella era la vita nuova, rimanere chiusi in casa.

E quando sono venuti a prendermi, cinque giorni dopo,

siamo andati in caserma e poi mi hanno portato allo Stadio Nazionale.

Di fatto, ci sono due campi di detenzione.

Quello nello Stadio Nazionale, che è molto affollato,

ospita poco più di 7.000 persone.

All'inizio non ci davano niente da mangiare.

II terzo giorno hanno cominciato a darci una zuppa.

A un certo punto è arrivato un uomo,

ci ha fatto abbassare i pantaloni

e ci hanno messo sui genitali un olio

per evitare la diffusione di pidocchi nello spogliatoio.

Nessuno aveva i pidocchi, ma loro pensavano che Ii avessimo.

Alcune signore della Croce Rossa

ci lanciavano caramelle, come fossimo scimmie.

Cadevano per terra.

Di notte accendevano la luce,

non si sa perché.

Una mitragliatrice che stava in corridoio

la caricavano e la tenevano pronta a sparare.

Poi, il quindicesimo giorno,

un ufficiale ha pronunciato il mio nome,

io sono uscito e mi sono messo in mezzo al campo.

Saremo stati venti, trenta persone.

Ci hanno detto che eravamo liberi di andare.

Prima di uscire un ufficiale ci ha fatto un discorso,

dicendoci come dovevamo comportarci,

che non bisognava disobbedire agli ordini militari,

che bisognava andare a letto presto,

che non bisognava fare nessuna attività politica, eccetera.

Come fossimo bambini.

Siamo usciti dallo stadio,

ricordo che eravamo quattro o cinque amici,

e ci siamo seduti in strada

perché non sapevamo cosa fare.

Non avevamo soldi per l'autobus, non sapevamo cosa fare.

Dopo un po' ci siamo resi conto che dovevamo andarcene di corsa

perché c'era il coprifuoco.

Quindi siamo saliti sull'autobus, senza pagare,

l'autista sapeva benissimo da dove arrivavamo,

e anche tutto l'autobus.

Quando siamo entrati sono stati tutti in silenzio

e guardavano tutti fuori dal finestrino, così.

Si avvisano i cittadini

che ogni atto di sabotaggio

nei confronti di attività nazionali

come imprese, fabbriche,

mezzi di comunicazione o di trasporto, eccetera,

verrà punito in modo severissimo.

Mi sembra una cosa buona, l'ho sempre pensato.

Noi militari cileni

ci tenevamo distanti dalla politica in generale.

Non era il nostro ruolo.

Noi militari non ci avvicinavamo mai alla politica,

almeno la mia generazione

e forse la generazione precedente.

Non ci piaceva partecipare alla vita politica.

Ma il Paese era sull'orlo di una guerra civile.

Ricordiamo un po' com'era arrivato al governo:

prima un'elezione democratica, certo,

ma aveva vinto le elezioni con solo il 36% dei voti,

vale a dire che più del 60%...

Sì, d'accordo.

Noi, difensori assoluti della democrazia!

Si reinstaura la democrazia,

perché il governo militare l'ha ricostruita.

II suo programma era assolutamente inaccettabile,

attuarlo avrebbe portato a un modello totalitario.

Ma quella era la fotografia di quel momento!

Ma dove andava a parare era chiarissimo, era...

Forse non era un governo a partito unico,

forse no, ma l'ideologia era una sola,

l'ideologia marxista-Ieninista.

Io non giustifico assolutamente la tortura.

Ce ne saranno anche state, io non ne ho mai viste...

Io, personalmente, e parlo della mia esperienza personale,

mi sono molto stupito che ci fossero stati

casi del genere quando sono stati condannati

e in effetti ho visto i filmati in cui riconoscevano di aver commesso cose...

Va bene, quelle sono responsabilità individuali,

ma nessuno della Giunta né del governo gliel'ha ordinato o qualcosa di simile.

I metodi utilizzati in quel decennio,

eliminano anzitutto

il Movimento di sinistra rivoluzionaria e i suoi esponenti principali,

poi il Partito socialista

e i principali dirigenti del Partito comunista, nel 1976.

È una carneficina terribile.

Un assassinio di quadri politici dell'opposizione,

indifesi, questa è la verità, indifesi.

Quando mi vengono a prendere,

sanno già che Ii posso portare dove vogliono arrivare,

quello era il problema.

Chiunque altro avrebbe potuto dire: "Non Io so",

oppure: "Sì, questa persona la conosco"...

Insomma, quello che vogliono è arrivare al comitato politico del MIR.

Ma io non ho mai parlato, non è successo niente.

Sono stata portata direttamente a Villa Grimaldi.

A Villa Grimaldi, quella volta sono rimasta 45 giorni,

che vuol dire che per 45 giorni

non ti riconoscono come detenuta, sei semplicemente scomparsa,

la tua famiglia ti Cerca dappertutto

e la polizia dice di non averti arrestato, che di te non sanno niente.

Guarda, la tortura è una...

Ne posso parlare perché noi, le militanti,

soprattutto le donne, parliamo di queste cose

perché è un modo di esorcizzare la paura e il dolore.

Allora, in quella situazione,

anzitutto la cosa strana era

che a spogliarti era una donna, capisci?

E poi ti spostano in questa stanza piena di uomini,

tre o quattro persone,

perché c'è chi esegue e chi si diverte.

Questa è la cosa tragica.

C'erano anche donne che gridavano,

perché ti fanno sdraiare su una rete,

una specie di branda...

un letto

che ha delle fasce d'acciaio.

Reti molto vecchie, sicuramente usate anche in altri Paesi.

Allora, ti legano alla rete per le braccia e per i piedi

e ti danno scariche elettriche,

soprattutto nelle parti umide, nella vagina, sul seno

e ti avvisano che ti interrogheranno

e che, quando sarai pronta a parlare, devi alzare la mano e dirlo

e allora si fermano per farti parlare.

E hanno iniziato a torturarmi.

II fatto è che nel mio caso ho perso moltissimo sangue.

A un certo punto, io sto aspettando di essere interrogata e torturata,

uno dei tizi mi strappa il nastro adesivo e mi toglie la benda

e io gli dico:

"Per favore, la smetta di strapparmi il nastro adesivo!"

AI che il tizio mi guarda e mi dice: "Ma come, il nastro adesivo...?"

E io: "Sì, perché mi sta strappando tutte le ciglia."

Allora la mia amica, che mi sta accanto, mi dice:

"Che t'importa delle ciglia se ci ammazzeranno?"

E io le dico: "Sì, ci ammazzeranno, ma voglio morire con le mie ciglia!"

Ricordo che mi trovavo lì, bendata e all'improvviso qualcuno bussa alla porta

e vedo una delle torturatrici che era una che si divertiva,

che quando ti torturavano gridava:

"Dagliene ancora, perché questa sa e non vuole parlare."

Mi dice: "Signora Marcia, perché non esce un attimo,

che le voglio chiedere un favore?"

Io esco, lei mi toglie la benda,

ed era incinta di sette o otto mesi...

Stava per diventare madre, aspettava un figlio.

Stava lavorando a maglia, e allora mi fa uscire per farsi aiutare.

"Lei saprà sicuramente lavorare a maglia", mi dice,

per farsi aiutare a fare un golfino per il suo bebè.

Ecco perché ti dico che è una follia,

perché mi ricordo di essermi seduta accanto a lei

e di averle insegnato a lavorare a maglia,

pensando che magari qualche minuto dopo mi avrebbe ammazzato.

Mi avevano torturato moltissimo e dopo aver arrestato Carmen Yafiez

l'hanno fatta sedere per terra

e le hanno mostrato che fine faceva...

Le hanno tolto la benda per farle vedere la fine che faceva chi non collaborava

e quella persona ero io.

Allora mi sono seduta vicino a lei e le ho detto: "Carmen, non parlare,

altrimenti dovrai vivere tutta la vita con il rimorso

che qualcuno che tu hai denunciato è morto o sparito.

E quello è un gran dolore.

Questo dolore si può superare, ma quel dolore non Io supererai mai più,

perciò non aprire bocca e sta' tranquilla

perché ce ne andremo presto da un'altra parte."

Ci processano per tortura,

perché siamo criminali, perché siamo delinquenti,

perché siamo sequestratori, perché siamo assassini.

Non è così.

L'esercito, gli ufficiali, i sottufficiali,

sono professionisti che hanno eseguito gli ordini.

Ora, che ci sia stato qualche caso

gestito in modo anomalo...

Sì, c'è stato.

Ma anche la nostra controparte

uccideva gente.

Noi ne abbiamo fucilati,

ci sono state fucilazioni, decise dalla corte marziale.

Le morti ci sono state da entrambe le parti.

Loro ce ne hanno ammazzati molti.

Si parla sempre del numero di morti...

Un morto è importante. Uno.

In Unione Sovietica ci sono stati milioni di morti.

Se parliamo di governi militari, in Argentina ci sono stati 30.000 morti.

Sa quanti ce ne sono stati in Cile? Neanche tremila.

Io sono accusato di omicidio e sequestro di persona.

La mia difesa è sempre stata molto chiara.

Sono vent'anni che dichiaro...

Sono prigioniero qui da dieci anni

e continuo a ripeterlo.

Primo: sono innocente di tutte le accuse che mi sono state mosse,

perché noi siamo stati perseguitati,

giudiziariamente e politicamente.

Una vittima. Io sono una vittima.

Per me non era pericoloso... Non era pericoloso.

Ha violato la giustizia e la legge cilena,

ha violato la Costituzione.

Io, Eduardo Iturriaga,

chiedo perdono per tutte le cattive azioni che posso aver commesso.

Io non odio i miei avversari,

come invece i miei avversari odiano me,

perché se adesso si viene a sapere di questa intervista,

diranno: "Quel criminale di lturriaga", io non sono un criminale.

"Quel torturatore di lturriaga", io non sono un torturatore.

"Quel sequestratore di lturriaga", io non sono un sequestratore.

"Né perdono né oblio", dicono loro.

Io invece dico: "Perdoniamoci.

Perdonate voi e perdoniamo noi".

Senta, lei non è il giudice

e non è nemmeno il mio confessore.

Lei non è né giudice né prete.

Io non do interviste, ma ho accettato perché il signor Nùfiez

mi aveva detto che questa sarebbe stata imparziale.

Però non basta che mi diate...

che mi facciate leggere la dichiarazione che ho rilasciato,

perché se la inserite in un contesto che ci danneggia...

che ci danneggia con qualche brutta parola, per esempio...

Noi passavamo perla strada varie volte,

vestiti sempre in modo diverso.

Passavamo due o tre volte al giorno.

Ai due capi della strada c'erano questi blindati,

tipo blindati della polizia,

con quattro poliziotti che passeggiavano di fronte,

perché da questa parte non potevano passare.

Io sono sempre stato scarso in ginnastica, fin da piccolo.

Questo me Io ricordo, posso raccontarlo,

quand'ero piccolo un professore mi disse:

"Un giorno la ginnastica ti servirà."

E in effetti mi sono ricordato di lui.

Siamo andati ad allenarci in uno stadio di quartiere,

dove c'era un muro simile a questo.

Abbiamo detto: "Bene, ci siamo" e abbiamo saltato.

Ci siamo lanciati dalla parte opposta della strada,

ci siamo attaccati al muro...

Ancora oggi non riesco a capire come ho fatto a entrare,

perché ero rimasto a metà, appeso da un lato,

mi tenevo così, in un angolo.

E vedo due persone che si sporgono e mi tirano su.

Non so, saremo stati circa trenta o quaranta bambini,

avevamo molta libertà, correvamo dappertutto.

Noi bambini adattavamo

i giochi di strada alla realtà che avevamo davanti.

All'epoca c'era un gioco che si chiamava "sbirri e ladri",

cioè guardie e ladri.

Nell'ambasciata avevamo adattato il gioco,

chiamandolo "il rifugiato e il poliziotto."

E mettevamo sia un ostacolo che un traguardo,

il rifugiato doveva correre e saltare verso il traguardo,

i poliziotti dovevano acchiapparlo, se lo acchiappavano era morto.

Ci vengono ad avvisare che hanno gettato qualcuno dalla parte esterna del muro.

Allora siamo andati a vedere.

Lui si avvicina, io no, e dice che era Lumi.

E allora...

Questa parte è stata molto...

molto dolorosa, davvero terribile.

Dopodiché sono venuti e l'hanno portata via.

Più o meno dopo una settimana sono venuti dalla polizia segreta CNI

a interrogarci tutti,

perché secondo la loro versione c'era stata un'orgia

e nell'orgia l'avevamo uccisa.

Lumi era una donna eccezionale, era una donna davvero notevole.

Direi che era una delle poche donne

emblematiche combattenti del MIR.

Fu assassinata e lanciata

nel giardino dell'ambasciata italiana in un atto macabro,

con la connivenza e la complicità

dei principali mezzi di comunicazione in Cile,

per far credere che la morte

fosse avvenuta all'interno dell'ambasciata.

Parlo con il Partito comunista italiano, che è stato di grande aiuto,

e mi assumono in un'industria metallurgica.

Io sono sempre stato un burocrate, lavoravo in ufficio...

Mi assumono in un'azienda metallurgica che si chiama Mamoli,

che fa rubinetti.

E l'uomo impara di tutto, così ho imparato a fondere.

II popolo unito non sarà mai sconfitto!

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.