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Ha fatto finta di non vedermi. Mi ha fatto quasi pena.
Sto pensando di recitare di nuovo.
Otterrete ciò che volete, ma prima dovete liberarvi di ciò che vi ostacola.
Signora Aurland, metto in moto la macchina.
Strano sia stata una vipera a farmi vedere chi è il vero padre di Severin.
È stato saggio scegliere di stare con me quando i bambini sono suoi?
- Aveva rinunciato al bambino. - Pensi che Ane l'abbia tenuto?
Sono sicuro che sia così. Hanno pagato 20.000 e l'hanno preso.
Hanno preso mia figlia. Volevo dirtelo,
ma mi dicevi che non avrei preso i soldi!
Traduzione di Hanna Lise
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Dissi: "Non faremo niente del genere finché non saremo fidanzati. "
E sai cosa? Valter ha detto: "La penso come te."
La pensiamo allo stesso modo. Ma non sarà come te e Morten.
- Me e Morten? - Non siete ancora sposati.
Valter e io non aspetteremo così tanto tempo.
- Tuo padre è tornato. - Dove è stato?
In giro con la macchina.
- Qualche notizia sulla bambina? - No, sfortunatamente.
- Non sono andati all'orfanotrofio? - Ane non sapeva quale fosse.
Ma Meta, la signora a Kibak, era lì quando sono andati per Emma.
- Giusto. - Allora lei dovrebbe saperlo.
Non andare ancora lì. Ane è appena andata a letto.
Non ha dormito tutta la notte.
- Cosa stai facendo? - Niente. Scendi.
- È per il tuo esame? - Vai di sotto, Edith!
- Ti trasferirai e andrai all'università! - Non dirlo a nessuno.
- Ho detto a Valter che avresti reagito così. - Quindi gliel'hai detto.
- Sì, certo. L'esame è in geografia? - Non lo so.
Potrebbe essere matematica, scrittura, storia o geografia.
- Posso aiutarti. - Aiutarmi? E come, Edith?
Posso indicarti un paese e chiederti qual è.
- Si può leggere. - Non se lo copro col dito.
- Cos'è questo? - India.
No, l'India è qui.
Lo so, ma è ancora l'India.
Lontano dall'India ci sono Birmania, Siam e l'Indocina francese.
Non te l'ho chiesto! Qual è il nome di questo paese?
- Quello è il Congo Belga. - Non è ...
Sì, è giusto! Cos'è questo?
È la Svezia, Edith.
Allora conosci tutti i paesi del mondo?
- Dov'è Amanda? - Lavora con Philip.
Bene. Ho appena ricevuto il contratto del cementificio.
- È stato veloce. - Sì, sono passati solo due giorni.
Questo non significa che Morten vuole tradirti.
Therese, chiudi la porta. Voglio parlare con Max.
Morten ha suggerito uno scambio. Gestisco io la società di costruzioni.
Mentre lui gestisce il cementificio, che non vale così tanto. È strano.
- Sì, non so... - Max anche pensa che sia strano.
Quindi ha davvero brutte intenzioni.
- Pensi che abbia trovato l'oro? - Questo è quello che pensa Georg.
Non so cosa abbia trovato. Ma penso che dovremmo scoprirlo.
Potresti andare ad Aalborg e passare al cementificio.
- E spiare il tuo socio? - Lui non è il mio socio, vuole andarsene.
Vai a vedere se c'è qualche grosso ordine a mia insaputa.
- È una questione tra te e Morten. - Max!
Non pensi a te ed Amanda quando erediterete la società?
- Non di recente. - Vedi che riguarda anche voi.
Tu non vuoi che qualche estraneo rubi ciò che è nostro.
Orgoglio, onore e famiglia...
e noi siamo una famiglia, Max. Lo stesso sangue.
Quasi. Non sarebbe più facile se andassi tu?
Andiamo! Lui è il mio socio. Non posso andare a spiare il mio socio!
Stai diventando molto pigro. Hai ordinato un caffè?
- Ne vuoi un po'? - No, grazie.
- Stanno già dormendo. - Chi? - I bambini.
- Ah, bene. - Verrai a Skagen dopo?
- Skagen? - Ne abbiamo parlato stamattina.
L'ospedale vuole visitare Severin, e il signor Weyse si è offerto di portarci.
Allora non c'è bisogno.
- Mi farebbe piacere però. - Ci siete andati voi l'ultima volta, quindi...
Sì... ma comunque...
- Cosa stai leggendo? - Una cosa sulle elezioni tedesche.
I nazisti hanno più di due mandati ora.
- Come finirà, Helene? - Non eravamo d'accordo sui giornali?
- Sì, ma devo aggiornarmi. - Da quanto tempo lo fai?
Tutta l'estate? Questa è la ragione per cui mi mandi a nuotare ogni giorno?
Considerando i segreti che mi hai tenuto nascosti, questo è il minimo.
Tutto ciò che Meta sa è che hanno detto di venire dall'orfanotrofio.
Come ha potuto consegnargliela? Come, papà?
Quella donna guadagna aiutando con discrezione le ragazze.
Ane ha rotto l'accordo prendendo i soldi e tenendosi la bambina.
- Allora non farai nulla? - Che dovrei fare?
Scopri dove si trova la ragazza.
Non darle false speranze. Capito?
Allora, hai dormito un po'?
Molly ti ha preparato qualcosa da mangiare.
Ecco qua,
- Ti sentirai meglio se mangi. - Restituirò i soldi.
Tutto.
I bambini sono tornati a Saeby. Si sono divertiti.
- Hanno chiamato? - No, Jorgen ha chiamato.
Ha detto che puoi andare a prenderli quando prenderai il treno mercoledì.
Ma potrei darti un passaggio, visto che facciamo la stessa strada.
Pensaci su. Vuoi andare in spiaggia?
- Otto, ci sono appena stata. - Non lo sapevo.
- Hai già venduto la fabbrica? - Non abbiamo avuto notizie da C.W. Obel.
- Il signor Molin sta aspettando la chiamata. - Allora andrà tutto bene.
È una buona idea essere ubriachi mentre chiami C.W. Obel?
Non ho bisogno di consigli da chi ha sprecato i soldi che ho appena guadagnato.
Erano del signor Varming, non tuoi.
- Scusatemi, una telefonata per voi. - Asta Obel?
No, è per la signora.
Per me?
- Chi è? - Non ho capito il nome.
Finirà presto, signor Molin.
L'estate. Era pieno di speranze e sogni ...
ma nulla dura per sempre, vero?
- Bisogna assaporare ogni momento. - Vieni.
- Chi era? - Erik Wettergren del Teatro Dramaten.
Oh...
Cosa voleva?
Assicurarsi di aver frainteso quando hai detto
che non volevo tornare a teatro.
Cosa hai detto?
Non ti ho fatto fare brutta figura, August. Ho detto che era vero.
Ma che ora ho cambiato idea.
Era felicissimo. Ci vedremo presto a Stoccolma.
- Presto? - Sì.
- Come ci arriverai? - In treno.
Come lo pagherai, cara Alma?
Hai dato via tutti i nostri soldi.
Il signor Wettergren ha chiamato?
Mi sono sentito in dovere di chiamare Erik ...
e suggerirgli di parlarvi in persona.
- Sì, ha chiamato poco fa. - Eccellente!
Avete chiarito l'equivoco?
Non era un malinteso, signor Weyse.
Mio marito non vuole che torni a fare teatro.
Che ne dici?
Ne abbiamo una dove sembra pazzo del gelato?
Sì.
C'è questo.
Tutto qui? Abbiamo sbagliato tutto quel giorno?
Mi sembra di ricordare una bella fotografia.
Beh, abbiamo anche... questo.
Philip!
Che ore sono? Ho promesso a Max di non fare tardi.
- Abbiamo quasi finito. - Torna in albergo con me.
- Non mi va. - Dai!
Non voglio più incontrare Ditmar. E lui è andato avanti, comunque.
Non l'ho visto ultimamente. Mangia in camera sua. Dicono che è malato.
Sei sveglio.
- Ti senti meglio? - Non proprio.
Mi sento ancora male.
Torno a casa oggi.
- Oggi? - Sì, inutile stare qui.
Ma viene mio fratello con i suoi amici.
Avevo dimenticato.
Ma ne abbiamo parlato per tutta l'estate. Vengono oggi.
Non vedevo l'ora di mostrargli questo posto. È solo per due giorni.
Non hai più la febbre. Penso tu stia meglio.
- Quanti sono? - Sei in totale.
- E sono venuti qui dalla Germania? - Così pare.
Mica in un giorno.
Valter una volta ha fatto 30 chilometri in un giorno.
- Non mi sorprende. - Ma non abbiamo stanze libere.
- No, faranno campeggio. - Puoi esercitarti col tedesco.
- Edith! - Era solo per dire.
Morten non tornerà dall'Inghilterra fino alla prossima settimana.
Vorrei prendermela col padre di Jesper, e farmi dire dov'è la bambina.
L'unica persona che lo direbbe è Jesper, lui non vorrebbe che Ane soffrisse.
- No, è vero. - Ho provato a chiamare al Comune.
Non c'è nessun Jesper Duelund.
Beau Chapeau, sono la signorina Duelund.
- Salve, sono Fie, la sorella di Ane. - Chi?
Fie, la sorella di Ane. Volevo organizzarmi per le cose di Ane.
Le poche cose di Ane sono state spedite alla stazione stamattina.
È stata molto gentile, grazie. Ehm, signorina Duelund?
Avevo promesso di chiamare vostro nipote Jesper, ma non ho il suo numero.
So cosa volete fare.
Vostra sorella non ha rispettato l'accordo. Questo è quanto.
Ane restituirà ogni centesimo se vostro fratello ci dicesse...
dov'è la bambina.
Signorina Duelund?
Bene, vedo che ci siete ricascato.
- Contro il parere del mio medico. - Non ascoltatelo.
In quale altro modo potrebbe sopravvivere l'industria del tabacco?
- Notizie della signora Obel? - No, non ancora.
Non ancora, ma c'è ancora tempo.
Non li avremmo sentiti se fossero interessati?
È troppo presto per trarre questa conclusione.
Come potete vedere, sono convinto che venderò la vostra fabbrica di tabacco,
e non è dovuto al mio tasso modesto.
Assolutamente.
Ma sento che è molto importante per voi, signor Frigh.
In effetti. Ma non per mia moglie.
Preferirebbe che nostro figlio ereditasse la fabbrica un giorno.
Quindi è una buona cosa che non sia lei a prendere la decisione.
Avete assolutamente ragione. È bene che questo non dipenda da lei.
- Posso entrare per un momento? - Sì.
Avete detto che vostro marito non vuole ...
che torniate a teatro. Non voglio interferire ...
ma non è quello che desiderate?
Penso, signora Molin, che ormai un po' vi conosco,
e ho saputo della vostra carriera nel teatro di Stoccolma ...
quindi sarebbe un peccato non tornare.
Dovrebbe anche essere possibile arrivarci.
Mio marito non vuole pagarmi il viaggio a Stoccolma.
Intendete il biglietto del treno?
- Non ho soldi miei. - Ma che diamine.
La vostra carriera non dovrebbe dipendere di qualcosa di così banale.
- Non posso accettare i vostri soldi. - Sì, potete. Dovete.
Siete un artista. Il vostro posto è il palco.
Quando vostro marito vi vedrà recitare, realizzerà il suo errore.
- È troppo, signor Weyse. - Potete restituirmeli dopo.
Forza. Prendeteli.
Per favore, non piangete. Qual è il problema, signora Molin?
- No! Pensate a vostro marito. - È finita tra me e August.
Dal momento in cui ci siamo incontrati, ho capito che io e voi siamo uguali.
Sì, è vero. Mi avete anche aiutata e desiderate il meglio per me.
Sì, è vero.
Mi dispiace. Adesso avrete una brutta opinione su di me.
- No, invece. - Lasciatemi spiegare.
- Verrò nella vostra stanza stasera. - Stasera?
- Una delle cameriere vi ha visto entrare qui. - Sì, eccomi qui.
- Severin e io siamo pronti a partire. - Sì, arrivo.
Andiamo all'ospedale di Skagen. Severin, il morso della vipera. Arrivederci.
- Vostra moglie è appena andata a Skagen. - Lo so. Posso avere altro caffè?
- Certo. - Come sta andando?
- Riuscite a studiare? - Sì, durante le pause.
Grazie per avermi suggerito il mappamondo.
È il fratello della contessa. Sono venuti dalla Germania.
Si accampano tra le dune.
Per quanto ne so, sono membri di "Gioventù hitleriana".
- Vi porto quel caffè. - Grazie.
- Mio fratello è arrivato dalla Germania. - Sì, ho sentito.
- Avete visite? - Sì, è il cugino di Ditmar.
- Hanno camminato fin qui da Amburgo! - Non conoscono i treni.
I nazisti amano marciare.
Buongiorno, Heine.
- Avete fatto buon viaggio? - Sì, è andata molto bene.
- Il tempo è buono. - Sì, è stato sempre bello.
- Abbiamo avuto solo un po' di pioggia. - Questi sono i tuoi amici?
Horst, Gunther, Hermann, Bernth, Rolf.
Mia zia e cugino di Frijsenholm.
- Benvenuti nel nord dello Jutland. - Grazie.
- Dobbiamo farti vedere tante cose, vero? - Mitzi ti farà da guida.
- Io oggi devo partire. - Di già?
- Pensavo avessi cambiato i tuoi piani. - Non è stato possibile.
Riunioni in Parlamento. Mi dispiace. Spero sia di vostro gradimento il soggiorno.
Grazie.
- Questo è inaccettabile! - Staranno bene senza di me.
Lo sapevi da tutta l'estate. È solo per due giorni.
- Puoi farcela tranquillamente. Che succede? - Niente.
Mitzi mi ha detto che hai visto il signor Dupont di recente.
Per questo vuoi andartene così disperatamente?
È perché non riesci a dimenticarlo?
Ditmar, il signor Dupont appartiene al passato. Sei sposato ora!
Come quando hai abbandonato l'amore della tua vita?
Non dirmi che non hai mai pensato a lui
o hai visto la sua faccia quando eri con papà.
Non hai il diritto di infangare il mio amore. Sei innamorato di un uomo!
È innaturale! Maledico il giorno in cui hai incontrato il signor Dupont.
Ti ha fatto impazzire!
Forse dovrei dire a quelli del torneo che il dottor Ploug e io non parteciperemo.
- Perché? - Perché non lo faremo.
- Ci hanno registrati senza chiedere. - Non preoccuparti, Olga.
- E se il dottor Ploug venisse? - Come potrebbe?
- Non gli ho scritto. - No, ma...
Forse sentirà che c'è un torneo.
Come farebbe a sentirlo, Lydia? A volte mi preoccupi davvero.
Siete andati a nuotare? Sapete dov'è Max?
- Se n'è andato. - Andato? E dove?
Doveva fare qualcosa ad Aalborg. Controllare qualcosa in fabbrica.
- Scoprire cosa sta facendo Morten. - Non puoi essere serio, papà.
Signor Madsen, telefono. È il signor Berggren.
Sono nell'ufficio del direttore. Sta facendo una pausa caffè.
Ho dovuto dire che mia moglie sta partorendo per poter utilizzare il telefono.
C'è una bella foto che ti ritrae, Georg. Una tua e una di Morten.
- Hai trovato qualcosa? - Dice che è un affare come un altro.
Nessun grosso ordine o qualunque cosa tu stia pensando.
Morten gli ha detto di dire così. Guarda nei cassetti.
- Non posso farlo! - Sì, puoi. Sei solo.
C'è una rivista sporca. Cosa abbiamo qui?
- L'altro cassetto. - Sì.
Non c'è niente qui, Georg.
- Oh. Aspetta un minuto. - Che cos'è?
Un'offerta. Il cementificio Aalborg Portland ha fatto un'offerta.
Lo sapevo! E Morten non ha detto nulla al riguardo!
Non è strano. L'offerta è troppo bassa.
Cosa state cercando?
Mia moglie ha appena avuto un bambino. Sto cercando una matita.
- Lì. - Ah! Non le avevo viste. Grazie mille!
- Siamo tornati da Skagen. - Severin sta bene?
Sì, sta bene. Se c'è altra cioccolata calda... Severin è stato molto coraggioso.
- Vi porteremo una tazza. - Sarà contento.
Abbiamo visto il giovane trombettista della scorsa estate.
- Jesper? - Jesper, sì.
È a Skagen?
L'abbiamo visto quando stavamo lasciando l'ospedale.
- Quindi era a Skagen. - Devi suonare in qualche albergo lì.
Chiamerò dopo.
- Volevo solo ringraziarti. - Ma figurati.
Eri molto silenzioso. C'è qualcosa che non va?
Bene, entra.
- È la signora Molin. - Signora Molin? Che cosa?
- Vuole lasciare suo marito. - Davvero?
Chiunque l'avrebbe capito.
- Sì, ma ... - Mi ha dichiarato il suo amore.
- Mio Dio! - Proprio prima che ce ne andassimo.
E tu sei innamorato di lei.
- Davvero? - Ma naturalmente, Edward.
Beh... siamo entrambi artisti. Attori.
- Sì, state bene insieme. - Probabilmente hai ragione.
- Non ci avevo pensato, sai. - L'amore non può essere pianificato.
No, infatti. Non si può, Helene.
E lei è bellissima.
È divertente. È intelligente.
Ha talento. È bellissima.
- Sì, l'hai già detto. - Beh, se lo pensi davvero...
Forse dovrei imparare un po' di svedese.
Sì, ti darebbe un vantaggio.
- Grazie, Helene. - Sono felice di aiutarti. Devo cambiarmi.
Beh, è semplicemente meraviglioso.
- Sì, dal momento che non pagherai tu. - Allora vai.
Vattene, cara Alma. Esci e vai a Stoccolma.
Ma prima dimmi cosa si aspetta in cambio il signor Weyse.
- Niente che non voglia dargli. - No, è meraviglioso.
Meraviglioso. Sai cosa? Da bambino avevo paura di avere gli incubi...
ma rispetto agli incubi che mi fai passare ogni giorno con te...
Allora sarai felice di liberarti di me.
- Questo maledetto bottone! - Aspetta, August.
Fai fare a me. Dovrai imparare a farlo da solo.
Non penserai che resterò solo per molto tempo, eh?
- Stai fermo. - Il mondo è pieno di donne.
Donne meravigliose. Donne sensuali. Donne che apprezzano le attenzioni.
- Quindi fai la tua scelta. - Sì, lo farò, cara Alma.
E mandami una cartolina quando sarai di nuovo nei quartieri poveri di Sodermalm.
Ora hai solo bisogno del papillon. Devo sistemarti anche quello?
Mitzi!
Che succede?
- Devo tornare indietro. - Mitzi.
Che succede?
- È qualcosa che ho sentito. - Cos'era?
Ditmar stava parlando con sua madre. Non sapevano che ero lì.
- Ama qualcun altro. - Ditmar?
- Devi aver frainteso. - No.
Mitzi, gli uomini sono così. La dimenticherà presto.
Non è una donna, è un uomo.
- Cosa? - Ditmar è innamorato di un uomo.
Ditmar? Un pervertito?
- Gli parlo io. - No!
Sì, deve smetterla.
Lascialo stare. Non fare niente, lascialo stare.
Sì, va bene.
L'uomo è un ospite dell'hotel?
No, non dorme in hotel.
Vive in una piccola casa vicino alla spiaggia. Non si incontrano.
Allora non devi essere così sconvolta.
Ditmar avrà capito che è sbagliato.
Andrà tutto bene.
- Helene, vieni con me. - Solo un minuto. Dev ...
Non va bene questa cosa di me e la signora Molin.
- Non è interessata a te? - Non le ho nemmeno parlato.
È perché... perché... sono innamorato di qualcun altro.
- Tu? E non me l'hai detto? - Non potevo.
E perché?
- Perché sei tu, Helene. - Io? Non è possibile.
So che non è possibile, ma è quello che provo...
e mi spezza il cuore, mi sento arrabbiato e infuriato!
Beh, vedi come fare. Vado a dare la buonanotte ai tuoi figli.
- Jesper Duelund. - Sono Fie dell'hotel.
- Sono molto felice di sentirti. - Sei tu?
La signora Aurland ti ha visto a Skagen, quindi ho chiamato tutti gli hotel.
Perché?
Hai saputo che Ane ha partorito tre mesi fa?
- No. - Siete stati insieme la scorsa estate.
Sì, certo.
Non hai parlato con tuo padre di recente?
- No. - Ane non voleva rinunciare al bambino.
Tuo padre l'ha scoperto, e ora non sappiamo dove sia il bambino.
- Jesper? Chi è? - Arrivo subito.
Ascolta, non posso parlare ora.
Sono con la mia ragazza e i suoi genitori. Non sanno del bambino.
Fie, non capisco. Non eravamo d'accordo che avrebbe rinunciato?
- Non l'hanno pagata? - Lei non vuole i soldi.
- Vuole tenere il bambino. - Jesper.
- Il dessert è stato servito. - Non posso parlare ora.
- Chi era? - Pensavano che suonassi ancora.
Che stupidaggine.
- Ma ti manca? - Assolutamente no.
Per fortuna. Sai cosa ne pensa mio padre.
- Sei tornato. Che bello. - Sì.
Ora rimango qui, e anche tu.
Devo solo andare domattina da Philip, prima che ti svegli.
Ma che cavolo, Amanda.
- Valter, cosa ci fai qui? - Mi manchi.
- Sveglierai Otilia. - Farò piano.
No, non possiamo. Ne abbiamo già parlato.
Non finché non siamo fidanzati.
Voglio solo dormire qui.
- Sei gentile e calda. - Davvero?
Sì.
- Che fai? - Scusa.
- Non ti piace? - Non ho detto questo.
- Oh. Allora ti piace? - Forse.
No, no, signora Molin. Questo non si può fare.
Mio Dio, signora Molin!
Hélène. Che succede? E il nostro accordo della scorsa estate?
- Che tu appartieni a Hjalmar? - Non in questo modo.
- Cosa intendi? - Hjalmar e io non ...
- Non dall'estate scorsa. - Non dall'estate scorsa?
Helene ...
Pensavo che Jesper avrebbe fatto qualcosa.
- I ricchi pensano solo a loro stessi. - Non c'è niente che possiamo fare?
Come ho detto, più velocemente ce ne scordiamo, meglio è!
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Hai dormito un po'? - Sì.
- Un po'. - Allora starai bene presto.
Emma è sempre felice quando si sveglia al mattino.
Anche quando è con Meta. Come si sentirà ora...
a svegliarsi in un posto diverso con degli estranei?
- Succede qualcosa, Otto? - No, no.
- Non sei venuto a fare colazione. - No, sono andato a fare una passeggiata.
- Hai raccolto delle pietre? - Sì. Mi è venuta questa voglia.
Poi ho avuto un po' di vertigini, quindi mi sono dovuto sedere per un po'.
- Sto bene ora. - Ero preoccupata.
Spero di non essere stato un fastidio
per tutta l'estate, Alice.
È stato difficile per me accettare la tua decisione ...
ma ora penso sia la cosa migliore, considerando come ti senti.
Mi fa piacere sentirtelo dire, Otto. Grazie.
Spero che possiamo continuare ad essere amici per il bene dei bambini.
C'è un'altra cosa, Alice.
La signora Obel ha chiamato il signor Molin, stamani.
Ho accettato il suo consiglio e aprirò una società a responsabilità limitata.
Insomma, la fabbrica di Frigh sarà venduta.
So che non è quello che volevi ...
ma non ce la faccio davvero più.
Per favore, fate le congratulazioni a vostro marito.
- Deve essere felice. - È sicuramente di umore migliore.
Sta pagando il mio viaggio a Stoccolma, quindi mi piacerebbe restituirvi questi.
Sono molto grata, signor Weyse, per tutto quello che avete fatto per me.
- È stato un piacere. - E per quello che ho detto ieri.
- Ero un po'... - Basta. Non dite altro.
Allora vado.
- Buon viaggio, signora Molin. - Grazie.
E fatemi sapere come vanno le cose a Stoccolma.
Ho appena scoperto ...
che lei è la signora Andersen stessa.
Ecco perché si chiama Hotel Andersen. Ovviamente.
- Non è più mio. - Ma siete ancora qui.
Spero sia stato un bel soggiorno per voi.
Sì, e penso di parlare per entrambi ...
quando dico che siamo stati raramente in un posto dove ci si può rilassare così tanto.
E ci siamo goduti ogni secondo. Non è così, Alma?
- Sì. - Spero che ritornerete.
- Dovremo vedere cosa succede. - Vado a Stoccolma.
- Andiamo entrambi. - Entrambi?
Sì. Non posso lasciarti andare da sola. No, tesoro?
- I nostri bagagli? - Sono fuori.
Splendido. Addio, signora Andersen.
- Buon viaggio, signora Molin. - Grazie.
Devi solo firmarlo, Georg. Facciamola finita.
So che sei deluso dal fatto che Morten non ti stia tradendo.
Allora non firmare. Continua con la tua società.
Hai detto a Morten che eri triste perché se ne andava.
Allora mettiamo via questo, e resterete soci.
Se mi pento di questo, o se Morten mi sta imbrogliando...
e questo affare sta coprendone un altro più grande che non conosco ...
Allora, Georg? Mi sculaccerai?
Olga, il dottor Ploug viene per il torneo!
- Abbiamo ricevuto una lettera. - Abbiamo?
Sì, l'ha mandata a me. Non te l'ho detto.
- Gli avevo scritto. - Perché mai?
Perché so che in fondo sei interessata a lui.
Non sono assolutamente interessata, Lydia.
Non pensi che gli avrei risposto?
- Mi dispiace. - Cosa scrive? Fammi vedere.
Cara, cara signora Fjeldso.
Sono molto grato per la lettera di vostra sorella.
E che il vostro silenzio si sia spezzato dopo tutte le mie lettere.
Che proviate lo stesso per me, è più di quanto potessi sperare.
A volte è più facile dichiarare il i sentimenti di una persona indirettamente.
Capisco perfettaente. Posso chiamarti Olga?
- Che cosa hai fatto, Lydia? - Ti ho chiesto scusa.
Non giocherò a bridge con quell'uomo. Non lo vedrò.
- Qual è il problema con il torneo? - Ci andrai tu!
- Ma io non gioco bene come te. - No, ma dovrai farlo.
Eccoti qui.
Pensavo i tedeschi rimanessero qualche giorno...
ma se ne sono andati.
Possiamo parlare di noi?
- Sai dove sono stata la scorsa notte? - Credo di saperlo.
Dobbiamo parlarne.
- Questa volta è ... - Seria?
Sì.
Temo di sì.
Mi hai chiesto se secondo me era giusto quello che avevamo deciso la scorsa estate.
Vero. Allora è così.
Immagino che andrai via con lui mercoledì.
No, verremo con te. Nessun altro deve saperlo.
Sono contento.
Signor Berggren, vostra moglie è al telefono dall'ospedale di Skagen.
Amanda, cosa c'è?
Philip è stato picchiato.
- L'ho trovato stamattina. - Chi lo ha picchiato?
Non lo so. È svenuto.
- È stato derubato? - Non lo so. Non puoi venire?
- Non so se lui ... - Sto arrivando.
Si tratta di Philip. È stato picchiato. Ora è in ospedale.
È in cattive condizioni.
- Vado a Skagen. - No, non lo farai.
- Sì, devo farlo. - Ascoltami.
Tutti sanno cos'è il signor Dupont. Se lo vedrai ...
lo sapranno tutti. Ora ce ne andiamo a casa.
Oggi. Immediatamente. Stai ascoltando, Ditmar?
- Papà è impaziente. - Stiamo arrivando.
Sì, con dieci minuti di ritardo. Sai com'è fatto.
- Salve, signor Duelund. - Salve.
- Vedo che partite oggi? - Sì, in questo momento.
Vorrei dirvi una cosa.
Vai prima tu. Ci metto un minuto.
Come ho detto a Fie, non posso ...
Ane ha fatto di tutto per proteggerti.
Il bambino è registrato come illegittimo...
e il tuo nome non appare da nessuna parte, ma ora devi aiutare Ane.
- Devo andare. - Possiamo parlare fuori.
Così puoi dire alla tua nuova famiglia come dissemini bambini qui in giro!
No, come pensavo! Abbiamo promesso di tenerti fuori,
e lo faremo, ma devi scoprire ...
dov'è la bambina, così da restituirla a sua madre.
È con lei che deve stare, non in un orfanotrofio.
Bambina?
- È femmina? - Sì, è una bambina.
Si chiama Emma.
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