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Answer the fuck!
Come on, come on ... Answer!
Reply!
Reply!
(FREE LINE SIGNAL)
(AMBULANCE SIREN)
- Dad ... - Tell me.
I want mom. Do you call her, please?
- Mom can't go out. I'm here. - But I want it!
How puppy you are!
Good evening, I need ... I'm Gemma 13. I need a car now ...
Gemma 13. I need a car, I have to go to the hospital urgently.
Yup.
How do you wait? I don't wait for a shit!
I can not wait!
(AMBULANCE SIREN)
I'm here.
- Be calm. - Yes, dad.
- But ... call mom, please. - I'll call you, yes.
Oh God!
Oh God!
How can I do?
Wait here, please.
- Mom! - Love!
My love! Mum is here. I'm here.
- Then? That say? - It's all OK.
- Che cos'è una colica? - E un mal di pancia forte forte.
- È passato, vero? - Sì, sta bene. Come sei venuta?
Con il taxi.
|| taxi? Ti hanno permesso di venire in taxi?
No, vabbè. Andiamo a casa, poi ti spiego.
Vabbè.
- Eccoci. Andiamo? - Sì, andiamo.
- Andiamo da nonna. - Sì.
- Amore, come hai fatto il nodo? - Scusa.
- Pensaci tu. - Sì. Lo metto a posto io…
- che non sono brava, ma meglio di te. - Sei bravissima.
- A che ora finisci il turno oggi? - Alle cinque.
Ci vediamo dopo.
- Tieni. - Un bacio a mamma.
- Ciao, amore. - Ciao.
- Un biscotto perla bimba. Ciao. - Tieni.
- Ragazzi! - Eccoci!
Dobbiamo sbrigarci perché se c'è traffico, arriviamo tardi.
- Sì. - Prendo un biscotto.
Ci sbrighiamo altrimenti facciamo tardi come ieri.
(in romano) Buttagli fuori 'sta roba.
Vaffanculo! Hai rotto il cazzo.
Non potete! Sono 60 anni di lavoro. La mia vita è qui.
Devi metterci sei minuti a levarti dal cazzo!
Vaffanculo!
Oh! Che hai deciso?
Ti vuoi alzare da 'sta macchina? Entra dentro!
Guarda se questo va via!
- Avete sistemato il vecchio? - Sistemato.
Bravo.
Andate a fare quello che sapete.
- Vado pure io? - Ancora stai qua?
"Daje", sbrigati. Vai! Andate.
- Mi hai chiamato? - C'è stata una rapina in una gioielleria.
- Un altro servizio su una rapina? - Angeli, che c'è che non va?
Te, se non c'è il morto…
- Ci devi andare. Sbrigati! - Vado.
È bella questa cravatta.
Bellissima.
Amore… guarda. Una notizia bomba, ho scritto un articolo bellissimo.
In cinque righe lo hanno risolto.
Tu sei una bomba con questi capelli.
Io ti amo perché non mi ascolti.
Poi perché sei l‘unico marito al mondo
che si accorge quando la moglie va dal parrucchiere. L'unico!
Io non solo ti ascolto,
ma mi accorgo di tutto quello che ti riguarda.
- Tutto! - Quindi stai molto attenta.
Certo!
Viola!
Amore, prendi la bambola. Vieni qua.
Andiamo.
- Ti aspettiamo giù. Vieni? - Sì, arrivo.
- Mamma! - Sì?
Ci tiri il pallone nuovo che questo si è bucato?
Eccolo.
- Grazie. - Vai!
Ma', sbrigati! Ho fame.
Eccomi, arrivo.
- Oggi porto i ragazzi al cinema. - Bene!
Viva!
- Evviva la nonna! - Grazie, nonna.
Brava nonna, così andiamo a casa e ci riposiamo.
Adesso si riposano!
- Andiamo a riposare pure noi? - Che altro fai, se non dormire?
- Delicatissima. - Simpaticissima.
Signori, tutto bene?
- Sì, grazie. - Bene.
Il ristorante è sempre pieno. Sono contento.
Stringo i denti e vado avanti. Ostia è diventata un casino.
- Sono cazzi. - Sì.
- Siediti con noi. - No, grazie.
Torno in cucina perché se ci penso, mi viene la gastrite.
- È di buonumore. - Madonna!
Ale, noi andiamo a trovare papà oggi. Ti va?
SÌ.
Sofi, noi andiamo da nonno. Fai la brava.
Sì, mamma, faccio la brava.
Lei è brava.
Questo è il caffè più buono di Ostia...
e Io faccio io.
Certo. Però devo regalarti Ia macchinetta elettrica.
Quella con le cialde.
- Non ti azzardare! Sembri tua madre. - No!
- No, papà. Lei è peggio di mamma. - Peggio di mamma?
- Sì. - Non credo.
Non credo proprio, è impossibile.
Grazie.
Papà, come si chiamava lo stabilimento...
Dove andavamo quando eravamo piccole.
- "Nettuno"? - No!
- Il ”Village". - No, adesso si chiama ”Village".
"Nettuno".
Si chiamava "Nettuno". Era lo stabilimento del mio amico Franco.
- Chissà che fine ha fatto! - In che senso? Perché dici così?
Niente.
Hai detto: ”Chissà che fine ha fatto", un po' preoccupato.
Era per dire. Non lo sento da un po‘, allora…
- Voi così mi rovinate. - Ringrazia Dio che sei ancora viva.
- Questi non bastano. - Non me li puoi levare tutti!
- Non puoi! - Perché, devi fare la spesa?
Non tornate più qua!
Non tornate perché, te lo giuro, non ce la faccio a pagarvi!
Non giurare, fai solo brutta figura.
Bella lei!
Tu ce la fai, lsabe‘.
Scommettiamo che ce la fai?
# Giurin, giurello... #
Pezzo di merda!
Federi‘, sei te.
Isa!
- Era uno dei Costa quello? - Sì.
'Sto stronzo!
Perché non mi hai detto che ti ricattano?
Che ti devo dire? Che stiamo tutti nella merda?
Tito, il "giornalaro". Peppe, il ristoratore.
Il ”tabaccaro", mio cognato. Ti devo fare la lista?
Tutti nella merda. Tutti a dare soldi a 'sti pezzi di merda!
Sei venuta per prendere il latte perle creature, vero?
SÌ.
Ce la faremo, non ti preoccupare. Reggi.
Ti do due pastarelle, Ie porti ai ragazzini.
- Gli dici che le manda zia Isa. Capito? - Grazie.
Non ti preoccupare per me.
Vai! Vai a casa, cammina!
No, no. Shh...
- Amore, sei tu. Mi hai fatto prendere… - Zitta.
...un colpo.
Amore...
- I bambini? - Dormono.
Sì... Zitta.
Ti amo.
Anch‘io... ti amo.
Mi sei mancata.
- Mi sei mancata. - Che accoglienza!
- Vai sul marciapiede? - Fatti i cazzi tuoi. Fai il vigile?
Aspetta qua.
- Buongiorno. - Sì, ciao!
Salve.
lfogli dello stabilimento di quelli che abbiamo ammazzato.
- Sì, signor Costa. - Sbrigati o fai la stessa fine.
Ecco.
- Ecco a lei. - Muoviti!
”Stabilimento Village". Ora vaffanculo pure te!
- Tito, buongiorno. - Ciao, Fede.
Che è successo quì?
Ecco che è successo, e non è la prima volta.
- Non si può fare qualcosa? - Che puoi fare a questi?
- Dai, ti do una mano. - No, ti sporchi tutta.
Qualche volta bisogna pure sporcarsi le mani.
Aspetta, prendo l'acqua.
(sottovoce) Bastardi.
- È chiuso qua. - Chiuso?
Vi serve qualcosa?
No. Scusa se sono entrata, ma ho visto accostato e allora…
Se a casa tua la porta è accostata, io non entro.
Vabbè, certo.
Volevo salutare Franco, il proprietario. E amico di mio padre.
- Franco non sta più qua. Si è licenziato. - Mi dispiace.
Noi venivamo sempre qua da ragazzine, io e mia sorella con la mia famiglia.
- Posso fare un giretto, se non disturbo? - Prego.
Grazie.
- Ahò, io la conosco. È di Ostia. - Non l'ho mai vista.
Ha tre ragazzini.
(RISATE)
(- Non mi schizzare, Federica! - Dèi!)
(- Che dici, finiamo il castello? - Va bene.)
(- Ti voglio bene, Fede. - Anch‘io, Ale.)
Questo è Diego. Si sta facendo strada nel clan.
Questo è Calogero.
È il boss del clan Costa, detto Leone. È il più potente della zona.
Insieme al cugino Osvaldo governano tutto.
Questo è Rocco, il vecchio boss che ancora sovrintende.
Questo è lo Zoppo, Io scagnozzo un po' di tutti e questo è il Rumeno.
È nel clan da poco. Poi hanno tanta manodopera a disposizione.
Vabbè, poi?
Da anni il clan dei Costa spadroneggia a Ostia.
Si sono impossessati di ristoranti, bar, pizzerie, autolavaggi. Tutto.
Sono pericolosi. È un'organizzazione criminale che usa un metodo mafioso.
Per non parlare degli stabilimenti balneari. Hanno costruito un muro.
Il mare è l‘oro di Ostia ed è tutta roba loro.
Quindi?
- Che vuoi? - Fammi fare questa inchiesta.
Riccardo... ti prego.
- Perché dovrei? - Come perché? Sotto c'è roba pesante.
Appunto.
Tu vivi a Ostia. C'è la tua famiglia, ci sono i tuoi figli.
- Devi stare attenta. - Ok.
Federica, non fare cazzate.
Quali cazzate? La mafia a Ostia non esiste! Lo dicono tutti.
Ragazzi, prepariamoci, si va. Paolo, doppia telecamera.
Attacca il cavetto.
Ecco, fatto.
Ok, si vede.
Ragazzi, non ci dividiamo mai. Sempre a vista.
Capito? - Ok.
- Ok. Tutto a posto? - A posto.
- Pronti. - Andiamo.
Dica! Siamo chiusi.
Sono una giornalista. Volevo parlare con il titolare.
- Ancora qua? - Sì. Posso parlare con il titolare?
Ora lo chiamo.
Ahò, Ia ”giornalara" vuole parlare con te.
- Che vuole? - Non lo so.
- Buongiorno. - Lei è Calogero Costa, vero?
No.
- Come si chiama? - Calogero, ma Di Senna.
- Mi sta a riprendere? - Sì. Perchè?
Senza il permesso, non è legale.
lllegali noi? No, scusi.
- Spegni la telecamera. - Ecco, meglio.
Spegni
- Questo è demanio pubblico. - No, questa è casa mia.
- Dammi la telecamera. - Altrimenti che fai?
- Altrimenti? - Buono.
- Altrimenti ti sparo in testa. - Volevo solo intervistarla, calmo.
Ora mi dite chi vi manda e che cazzo volete.
Sono Federica Angeli.
Mi manda "La Repubblica".
- "La Repubblica"? - Sì.
Vieni con me.
Voi guardate 'sto bel mare con gli amici miei.
- Vieni, seduti si parla meglio. - Di qua?
Non volevi parlare con il titolare? Sono io il titolare.
Che facciamo?
Posa la borsa sul tavolo.
Daje!
Svuota pure le tasche.
Dai, mica ho tutto il giorno!
Ora siediti là.
- Sto in piedi, è uguale. - Ho detto di metterti seduta là!
Ti conosco, sei di Ostia.
SÌ.
Sono nata e cresciuta quì.
Dimmi un po‘, giornalista di Ostia.
Che cazzo vuoi da noi? Con queste telecamere che vuoi raccontare?
Ahò! Vuoi rispondere?
Guardi...
Non me ne frega un cazzo di guardare! Ti dico che devi fare.
Prima di tutto stai buona e zitta, poi mi dai la telecamera.
Prendi quei due stronzi, vai affanculo e ti scordi questo posto.
| ragazzi Ii lasci andare, non c'entrano niente.
Io decido se lascio andare qualcuno.
Poi mi pare che sei brava a scrivere, ma non ad ascoltare.
Sono stato chiaro. Ho detto che mi dai la telecamera,
prendi quei due stronzi e vai affanculo.
Io ti levo la serenità dentro casa e magari comincio dai ragazzini.
Ora ti do una ”dritta", per non farti correre pericoli inutili.
Qua le divise e i politici fanno come diciamo noi.
Qua se fa caldo o se fa freddo, Io decidiamo noi. E così da 40 anni.
Siamo un esercito. Mettitelo in testa.
(SQUILLI DI CELLULARE)
Dimmi.
- Sto a guardare. - Allora che hai deciso?
Dammi 'sta cassetta, capellone.
Giornalista, vieni qua.
Alzati, vieni qua!
Guarda un po‘.
Hai visto i due stronzi?
Si sono cacati sotto e mi hanno dato quello che volevo. Tu, invece?
Ti fai minacciare, ti fai dire le cose brutte.
Vattene, non mi servi più.
Daje, prendi 'sta roba.
Ahò, andiamo!
Giornalista di Ostia!
Ricorda che ti ho detto. Io ti levo la serenità dentro casa.
Magari comincio dalia ragazzina più piccola, quella con gli occhi belli.
Non fate entrare più nessuno.
- Tutto a posto, ragazzi? - A posto.
A me tremano le gambe.
- Avete registrato tutto? - Tutto.
Il bottone, a posto?
Ha registrato? Vai, abbiamo tutto! Andiamo.
"- Altrimenti? - Buono."
”Altrimenti ti sparo in testa."
- Porca troia! - Hai visto? Che ti avevo detto?
- Questo materiale è una bomba! - Parla piano.
Angeli...
- L‘inchiesta è tua. - Se non mi ammazzano prima.
Appunto.
Oh!
Vedrai in che cazzi ci mettiamo.
Portiamo a letto la bambolina? No.
Andiamo. È cotta, la porto di là.
- Sogni d'oro. - Ciao, papà.
- Si è addormentata subìto. - Ammazza! Hai i poteri.
Oggi è successa una cosa importante al lavoro.
- Dimmi.
Mi sono fatta assegnare un‘inchiesta su Ostia.
- Bene! - Mafia.
Hai presente il "Village", lo stabilimento di Franco?
SÌ.
Glielo hanno portato via. Franco non esiste più, è sparito.
Adesso c'è una società fantasma
e uno dei soci è riconducibile al clan dei Costa.
Oggi sono andata lì con due reporter. Ho chiesto di parlare con il titolare
ed è arrivato Calogero Costa, il boss.
Questi, con intimidazioni e minacce, portano via tutto alla gente.
- Che è successo? Ti hanno minacciata? - Non era contento
che ficcassi il naso nei suoi affari. - Ti hanno minacciata?
Non hanno paura di niente, si sentono i re di Ostia.
Rispondi!
- Ti hanno minacciata? - Sì.
Bene.
Ha detto che… devo lasciar perdere, che stanno tutti con loro…
- ed è meglio per me. - Brava, lascia perdere.
- Lascia perdere. - Lascio perdere?
Io voglio fare questa inchiesta.
- Vado fino in fondo. - Non te lo puoi permettere.
- Non ce lo possiamo permettere. - Vabbè, ora sono esausta.
- Ne parliamo domani? - Parliamone domani.
- Andiamo a dormire. - Vai, adesso arrivo.
- Che è questa faccia? - Niente!
- Ti aspetto a letto. - Sì.
Dottor Serra, grazie per il suo tempo e per avermi concesso l‘intervista.
Negli ultimi anni il suo impero imprenditoriale è cresciuto molto.
È quasi triplicato! Non è facile in un territorio ostile come Ostia,
- con le difficoltà burocratiche. - Beh, impegno e lavoro.
Certo. Dottor Serra, dalle testimonianze risulta
che dietro i roghi degli stabilimenti di Ostia ci sia la sua mano.
- È vero? - Prego?
È vero che dietro i roghi degli stabilimenti ci sia la sua mano?
Un uomo con la sua statura imprenditoriale.
Male lingue.
Chiacchiere. Gente invidiosa che mi vuole male.
Io sono un benefattore. Anzi, Io scriva.
"Il benefattore."
Certo.
Senta, è vero che lei negli anni '80 assoldò un killer, tale Garrone,
quello che gambizzò Valerio Stazzi, il capo clan della famiglia?
Lei poi gli chiese di uccidere Corsani. È così?
- Leva 'sta telecamera. Levala! - Toin la telecamera.
- Chi le ha raccontato queste cose? - Io sono una giornalista.
Prima di venire qui, mi sono informata.
Stammi bene a sentire.
Se adesso faccio una telefonata a chi dico io, tu non lavori più.
Non scrivi più, ma non solo in Italia, in tutto il mondo.
Io non ti faccio scrivere più manco sui muri. Mi sono spiegato?
Sì, dottore…
benissimo. Si è spiegato bene. Abbiamo finito, andiamo.
Ancora con la telecamera accesa?
Grazie della sua disponibilità. Buona giornata.
Io lo denuncio, questo testa di cazzo.
Questa è la denuncia contro Costa e questa è la denuncia contro Serra.
Prego. Signora, rilegga bene prima di firmare.
Ma io… so bene che ho detto. Non ho bisogno di rileggere.
Grazie.
- A posto? - A posto.
- Arrivederla. - Arrivederla.
Signora, posso dirle una cosa?
- Lei è stata veramente molto coraggiosa. - Grazie.
Massì, li ho denunciati.
- Chi hai denunciato? - | Costa.
Che cazzo hai fatto, Federica!
Sai che ci può succedere adesso?
Viola?
- Viola e Lorenzo? - Non so, dove sono? Viola!
Viola! Dove sono andati?
- Viola? - Viola?
- Viola! Lorenzo! - Lorenzo!
- Ale, dove sono i tuoi fratelli? - Erano qua un secondo fa.
- Dove? - Sull‘altalena.
Ma dove? Sono spariti?
- Viola! - Lorenzo!
- Viola! - Dove siete? Viola!
Dove stanno? Viola!
Lorenzo! - Viola!
- Dove siete? - Eccoli.
- Dove vi eravate cacciati? - Stavamo qui dietro.
Fede, eccola!
- Perché eravate lì? - Ti allontani senza dire niente?
Ero là dietro.
- Devi avvertire! - Dove eravate?
Rincorrevo una lucertola ed è andata dietro al cespuglio.
Amore, io ti devo vedere sempre.
Vai a giocare invece di cercare lucertole!
Ti rendi conto?
È questo quello che ci aspetta.
Lo so, ma io non riesco a piegare la testa, a fare finta di niente.
- Che insegniamo ai nostri figli? - Ho paura, Federica.
- Lo so. - Ho paura per loro.
Pure io.
(COLPI DI PISTOLA)
Bastardo, pezzo di merda!
Ti ammazzo!
Alzati, pezzo di merda!
Che c'è? Lo spettacolo è finito, chiudi le finestre!
Dai che mi hanno sparato, andiamo!
Ho detto di chiudere!
Riportami a casa.
Fedefica!
-Ti prego, non farlo. Sei ancora in tempo. - Massimo, è mio dovere farlo.
Basta.
Signora... lei è sicura?
- Che vuol dire se sono sicura? - Questa gente non dimentica.
- Cerchi di capirmi. - Vedi? Lo dice anche il maresciallo.
- Lascia perdere! - Io sono certa di quello che ho visto.
Metta a deposizione la mia testimonianza.
Va bene.
Adesso guardi queste foto.
Le sfogli con calma e mi dica chi, tra i presenti, era sotto casa sua.
Eccolo qua. Uno è lui.
Prenda tutto il tempo che vuole.
- Questo. - Sicura?
Sono sicurissima.
Calogero e Osvaldo Costa. So pure i nomi.
Va bene.
Allora metti a verbale.
La testimone ha riconosciuto i partecipanti all'evento delittuoso.
Io glielo voglio dire, signora. Anzi, glielo devo dire.
Purtroppo l‘unica persona che ha ricostruito la scena del crimine...
- è lei, signora Angeli. - Sì, va bene.
Io sono certa di quello che ho visto e questa è la verità.
Firmi quì.
- Grazie. - Sono due copie.
- Fatto? Finito? - Direi di si.
- Maresciallo. - Arrivederla.
Andiamo.
- Arrivederci. - Arrivederla, grazie.
Siediti, Federica.
- Dimmi. - Sentì…
Tu sai… che puoi contare sempre su di noi, vero?
- Certo.
- Grazie. - Però… noi siamo in apprensione per te.
Ha telefonato il prefetto.
Domani mattina ti devi presentare dal generale Verdelli
al comando provinciale dei Carabinieri.
Al comando provinciale?
Perchè?
Accomodatevi.
Lui è il colonnello comandante del nucleo Scorte, De Carlis.
- Buongiorno. - Conosco la dottoressa da tanti anni.
Abbiamo spesso collaborato insieme. A tale proposito...
la situazione è grave. Il prefetto ha chiesto di intervenire.
Federica… da questo momento in poi ti verrà assegnata una scorta.
- Una scorta? - Non possiamo rischiare.
Firma ogni singola pagina.
Ma se non firmo…
Che… Che succede se mia moglie non firma?
Non è come in ospedale che firmi per uscire e la responsabilità è tua.
Lo Stato ritiene la sua vita in pericolo.
- Darete una scorta per i bambini? - Mi dispiace.
Per i minori la scorta non è prevista.
Scherziamo?
Federica, non puoi venire meno a questa prescrizione.
("Magari comincio dalia ragazzina più piccola.")
Federica…
mi ascolti?
Sì... sì, ho capito.
- Ho capito. - Firma.
Ma… quanto tempo durerà questo provvedimento?
Finché la sua vita non sarà più in pericolo.
De Carlis ti spiega la situazione, la scorta ti informerà sui dettagli.
- Bene. - Signora Angeli,
lei non potrà frequentare luoghi
senza il placet degli uomini della scorta. Sono uomini specializzati.
Non potrà uscire negli stessi orari né affacciarsi al balcone.
Affacciarmi...
Potrà muoversi solo accompagnata da due carabinieri.
Qualsiasi posto pubblico in cui deciderà di andare
- deve essere prima bonificato. - Quindi non posso fare più niente.
Non possiamo fare più niente.
Dai, firma.
Appuntato Micheli Angelo. Lui è l‘appuntato Carboni Bruno.
- Saremo la sua ombra. - Onorato.
Suo marito dovrà seguirci con mezzi propri.
Come? Non... viene?
Non posso più andare in macchina con mia moglie?
No, mi dispiace.
- Prendo la mia e vi raggiungo. - D'accordo.
Dottoressa, man mano le spieghiamo tutto. Ora la portiamo a casa.
- Mio marito? Non è più dietro. - Lo abbiamo perso nel traffico.
Noi dobbiamo tenere una velocità elevata.
Mamma.
Come stai?
Bene, bene.
No, niente. Avevo bisogno di sentire la tua voce.
Niente! È solo che...
Volevo salutarti, era solo un salutino.
Tutto bene, sì.
Tutto qui, sì.
I bimbi, bene. Stanno a casa. Ci vediamo domani.
Ok. Ciao, mamma.
- Sbloccate i finestrini? - Sono bloccati per motivi di sicurezza.
Non si può.
Madonna, però!
Possiamo passare un attimo al mare prima di andare a casa?
Certo, dottoressa.
Non si preoccupi, è solo un attacco di panico. Vedrà che respirando...
Faccia dei respiri profondi. Venga, l'aiuto.
No, grazie. Faccio da sola.
# Soffierò al vento le parole
# perché siano verità.
# Che pure chi non vuol sentire
# prima o poi le sentirà.
# Le scriverò vicino al sole
# a illuminare questa gente e l‘omertà.
# E pure chi non vuol vedere ci vedrà.
# C'è chi continua a camminare
# tira dritto che non c'è...
# Non c'è niente da guardare
# Non c'è colpevole peggiore
# di chi tace, però sa.
# E avere paura è essere complici a metà. #
(TUONO)
Come glielo dico? ! miei figli non sanno niente.
Noi dobbiamo andare. Se avesse bisogno di uscire, ci chiami.
Va bene. Stasera non… non esco. Domani mattina otto meno un quarto.
Alle otto meno un quarto mi trova qui. Mi raccomando.
Non esca mai da sola. D'accordo?
- Grazie, Angelo. - Grazie a lei.
Buonasera.
- Ehi! Ciao. - Mamma.
- Mi sei mancata. - Come va? Bravi che studiate!
Tutto bene.
- Fai Algebra? - Sì.
- Ciao! - La mamma.
Amore!
- Ecco la principessa. - Ciao, tesoro.
Ha mangiato? - Ha mangiato tutto.
Brava.
Allora, ragazzi, un attimo di attenzione.
La mamma deve darvi una notizia fantasmagorica.
- Addirittura? - SÌ.
Allora...
Signori e signorine...
la mamma qui presente, grazie,
ha scritto un articolo bello e importante.
È talmente bello, talmente importante
che mi hanno dato due autisti.
- Oddio! - Che ficata! Brava, ma‘.
- Brava. - Con una macchina elegantissima.
La mattina mi aspetteranno sul pianerottolo.
Mi accompagnano perle scale, poi aprono lo sportello
e dicono: "Dottoressa, prego".
Mi accompagnano sempre.
Che ficata!
Che fico! Fra quanti articoli ci danno la villa?
La villa? Non lo so, piano piano. Prima la macchina, l'autista.
- Poi magari la villa. - Con calma.
- Avete la mamma importante. - Bello.
Gli autisti sono anche per noi?
No, per voi... No, ancora no.
Brava, comunque.
- Buongiorno, dottoressa. - Angelo.
- Stiamo scendendo. - Vado?
No, la precedo io.
- Stanno montando Ie grate alle finestre. - Perfetto.
Fede!
La giornalara si sta cacando sotto. Le hanno messo la scorta.
Allora non rifletti. Vuol dire che siamo ancora più forti.
- Leviamoci dal cazzo. - Andiamo.
Quei due ragazzi che ti seguono mi mettono soggezione.
- A te no? - Sì, sono stordita.
Devo ancora capire in che vita sono scivolata. Prendiamo un caffè?
- Un attimo, devo bonificare. - Non si preoccupi, non fa niente.
Ci sediamo... ci sediamo qua. Niente bonifiche.
Senfi,Fedefica. Non credi di avere esagerato?
Tu la vedi così. Io penso di fare la cosa giusta.
Ostia è un piccolo centro. Si vive tutto in modo amplificato.
Trecentomila abitanti lo chiami "piccolo centro"?
Non sono scema.
Ho una figlia che vuole fermare la mafia da sola.
Non sono così presuntuosa, ma non posso fare finta di niente.
- Non ce la faccio! - Invece devi farlo.
Vuoi capire che puoi essere rapita, ammazzata?
- Poi metti in pericolo tutti noi. - Ti prego, non esagerare.
Per una volta ti vorrei sentire dalla mia parte.
Lo sono!
Perciò dico che ti devi fermare, ora! Lascia decantare.
- Dimentichi che sono una giornalista. - No!
Prima di tutto sei mia figlia
che, ti ricordo, ha tre bambini alti così. - Io penso a loro.
- Faccio questa battaglia anche per loro. - Non sono d'accordo.
Ma questo a te poco importa, vero?
Federica, ti prego.
Ti scongiuro, rifletti bene.
Ti chiedo solo questo, nient'altro.
- Ciao... amore mio. - Ciao.
Andiamo.
(CAMPANELLO)
- Ehi! - Tesoro mio, ciao.
- Come stai? - Bene. Tu?
- Guarda che ti ho portato. - Che è? L‘hai fatta tu?
No, è la crostata al cioccolato di mia suocera che ti piace.
Sì. La conosco.
- Hai saputo? - Non si parla d'altro!
- Perché non l‘hai detto? - Non ti ho detto niente, scusa.
E successo tutto così in fretta. Non ho capito più niente.
Però ti posso dire una cosa?
Chi te lo fa fare?
Ti metti in un casino, ti avverto.
Poi non so che è peggio.
-In che senso? - Se vivere sotto ricatto
- o come te, sotto minaccia. - Pure tu mi dai contro, quindi.
- Hai qualcosa contro questi? Delle prove? - Certo.
Sto facendo un'inchiesta, da tempo. Mica sono pazza.
Beh, oddio. Un po' pazzerella, sì.
- Vado a fare la spesa. Vuoi qualcosa? - No.
- Hai il latte perla piccola? Hai tutto? - Sì, grazie. Vai.
Va bene.
Un‘altra cosa ti volevo dire.
Quelli della scorta, quanto “so' boni"! Lo vogliamo dire?
- Sentì. Te ne vai? - Quello riccetto... Tu, zitta zitta.
- Ciao. - Ciao.
- Ho affidato il servizio a Carlo. - Non lo sapevo.
Parla con lui.
Controllalo, perché non mi fido tanto.
- Eccoti qua. Cercavo te. - Ciao.
Ciao, grazie. Vieni con me.
- Dove? - Vieni.
Avanti, è aperto.
- Direttore. - Federica.
Accomodati.
Allora, Federica.
Le tue inchieste, in tutti questi anni, sono state preziose per noi.
Però noi abbiamo concordato una cosa, anzi ho deciso…
di levarti dall‘inchiesta di Ostia. Non te ne occuperai più tu.
È l‘unico modo, Federica.
L‘unico modo per tutelare la tua incolumità e non solo la tua.
Anche quella dei tuoi figli, di tuo marito, dei tuoi cari.
Questi signori devono sapere che Federica Angeli non è da sola.
Ha alle spalle centinaia di migliaia di lettori
del giornale nel quale lavora.
Ho dovuto farlo, per proteggerti.
Proteggermi?
Quella porta per te è sempre aperta.
Chiamami in qualunque momento.
Quando hai bisogno di me, sarò a tua disposizione.
È tutto.
Grazie, direttore.
Federica… Federica!
Sai che oggi mi hanno sollevato dal caso Ostia?
Non me ne occupo più io.
Non fingerò di essere dispiaciuto.
Invece io sì, tanto.
Anche se dicono che lo fanno per proteggermi.
Fede...
Ti senti mai sola?
Neanche la scorta per i bambini ci hanno dato.
Il giornale non lo fa per proteggerti...
ma per non avere problemi.
Ecco qua. Questi li ho fatti con il cuore e con le mie mani.
- Che belli! - Sono bellissimi.
Sono pure buoni, fatevi male.
- Fammi sentire. - Una vagonata di glicemia.
- Ci voleva, eh? - Sì.
Mmh... Vero?
Buoni. Madonna che buoni!
Sentì, ma…
Massimo come l'ha presa questa storia della scorta?
Male.
L'ha presa male. Sai, tutte limitazioni.
È difficile. L‘altra sera... Ale si è sentito male.
- Si è sentito male? - Una colica, fortissima. Niente di grave.
Però dovevamo andare all‘ospedale. Era notte e non avevo loro.
- Non potevo uscire. - E un incubo.
Sì, un dramma.
Poi si sta ingelosendo. - Di chi?
(sottovoce) Di loro.
Ti ho detto che sono boni.
- Ridi! - Rido.
Tu che fai adesso?
Adesso che ti hanno tolto l‘indagine. Si dice “inchiesta"?
- Come sai che me l‘hanno tolta? - Me lo hai detto…
Sei rintronata? Me lo hai detto al telefono.
- Quando? - Ieri?
Me lo hai detto, al telefono. Sentì, sentì.
FEDERICA: Li ritrovavo dovunque.
Fuori dal giornale, nei bar, sotto casa, davanti alla scuola.
Ero fuori dall'inchiesta, ma i clan sapevano
quante informazioni avevo su di loro e che volevo portarli in tribunale.
- Non ditelo a mio marito. - No.
Ecco qua. Buon lavoro.
- Che cos'è? - Mafia Capitale.
Mi togliete l‘inchiesta su Ostia e mi mettete su Mafia Capitale?
- Basta lavoro sul campo, solo ufficio. - Bella presa per il culo!
Si sa tutto su questa inchiesta. È un lavoro inutile e di merda.
Non mi sono spiegato. Devi spulciare le intercettazioni, una per una.
Fiati, sospiri, pause. Voglio sapere tutto! Questi sono gli ordini.
- Matteo, grazie di essere venuto. - Figurati!
Mi ha fatto piacere la tua chiamata. Io ti sto seguendo.
So tutto di quello che fai. Dai, dimmi che succede.
- So che ti stai occupando di Roma. - Mi hanno fatto questo regalo!
Dopo il pool antimafia di Palermo, Mafia Capitale. Vabbè!
A me hanno tolto l‘inchiesta su Ostia per mettermi su Mafia Capitale.
Una rabbia! Sto proprio giù.
- Sono demoralizzata. - Tu? Dai!
Sappiamo che non mollerai l'osso di Ostia manco morta!
Non è giusto.
- È un'ingiustizia. - Tu faglielo credere.
- Massimo e i bambini come stanno? -I bambini stanno bene, crescono.
(STRIDÌO DI PNEUMATICI)
CALOGERO: Infame!
"Infamona"!
Sai che fine fanno gli spioni?
Sentili, sentili.
'Sti pezzi di merda!
'Sta stronza!
Giornalara infame di merda!
Lufida!
No, dove vai? Stai giù.
- Stai qua. - Mamma.
Mamma...
- Perché urlavano quei signori là sotto? - Niente, amore.
Urlano e basta, non dicono niente. Vieni nel lettone con mamma e papà.
Vieni, tesoro.
Ora andiamo a casa.
- Piano, non fare cadere la nonna. - Bel regalo ti ha fatto nonna!
Sei contento? Saluta Tito.
- Ciao, bello. - Ciao.
- Mio Dio! Corri. - La macchinina!
- Andiamo! - Nonna, era un prete?
Svelto! Veloce!
Pezzi di merda!
- Federica! - Ciao.
Perché il ristorante è vuoto? Non c'è nessuno.
La gente non viene più.
- Mi dispiace, è colpa mia? - Scherzi? Dai!
Anzi, grazie per tutto quello che stai facendo per noi.
- Invece sono mortificata. - Non devi esserlo. Dai, vieni a tavola.
- Ti aspettano. - C'è mamma!
- Eccoli! - Ciao.
- Ciao a tutti. Ciao. - Ciao.
- Avete mangiato? È buono? - Sì. lo ho finito.
- Sofia e Mario? - Eh!
Dalia nonna.
Avete già finito, mangioni!
- Andate a giocare, allora. - No, i bambini rimangono qua, seduti.
- Ciao. - Perché lo dici così?
- Mi spiegate che è successo? - Te lo dico io, Federica.
Quando ero di fronte all‘edicola di Tito con Alessandro
è venuto uno schifoso e ha fatto il segno della croce
a tuo figlio.
Il segno della croce.
- Perché non me lo hai detto? -Ti ho chiamato e il cellulare era spento.
(sottovoce) Mi dispiace.
- Hai capito che è successo? - Sì.
- Così diventa complicato per tutti. - Tua sorella ha ragione.
Tu puoi fare quello che vuoi, ma noi abbiamo paura.
- Fede... - Mh?
Non ti intromettere.
Fatti gli affari tuoi, è meglio per tutti. Diglielo, Enzo.
Non lo dico perché penso che stia facendo la cosa giusta.
- Ci vuole coraggio per farlo. - Coraggio?
Ci vuole coraggio!
- Che stronzate dici? - Scusate, sono stronzate!
Federica…
Non mettere il naso in queste cose, è roba grossa. Basta!
Che cosa?
Più di togliermi dall'inchiesta, che devo fare?
Prendi per il culo?
Qui non sei sola. Qui siamo tutti noi soli!
- Dove vai? - Vado a fare due passi.
Massimo, aspetta. Vado io. Mamma, va tutto bene.
Bambini, venite qua.
- Vieni, tesoro. - Che è successo?
Va tutto bene.
Fede!
Fede, aspetta.
Sono tanto preoccupata per te.
Io non sono quella forte. Sei sempre stata tu quella più forte.
Lo so, ma…
Neanche io avrei mai immaginato di trovarmi in una situazione simile.
La mia vita è stata completamente stravolta!
Ormai sono obbligata a essere forte.
Mi manca l‘aria, mi sento soffocare. Mi hanno tolto la libertà, a me!
Perché non andiamo via?
Veniamo anche noi. Andiamo, non so... a Sydney.
Però andiamo via da questo posto.
Io non posso andare via.
Se andassi via…
tutto quello che ho fatto fino adesso sarebbe stato inutile.
Che c'è?
C'è qualcos'altro? Io ti conosco. Dimmi.
Stanotte hanno dato fuoco alla macchina di Filippo.
Che cosa?
Non è perla macchina. Filippo è preoccupato per Sofia.
Ho tanta paura, Fede!
È giusto che avete paura. E giusto!
Mi dispiace.
Scusa, però te Io dovevo dire.
Scusa.
Che scusa e scusa!
GIORNALISTA: Non sai niente? La televisione, i telegiornali.
Non vedo televisione e non leggo giornali. Ora vattene, avete rotto il cazzo.
Sicuro che non sai niente?
Hai rotto il cazzo!
- Ahia, mi hai rotto il naso! - Vaffanculo!
Io ti rompo il culo!
Portalo via, 'sto zozzone! Hai rotto il cazzo.
Vattene!
Dopo questa testata
si riaccenderanno i riflettori su Ostia.
- Sì? - E su di te.
- Sarà la tua garanzia sulla vita. - Sì?
Certo.
Ora il sindaco di Roma mi ha nominato assessore alla Legalità.
Ti sarò più vicino.
Il sindaco mi ha fatto un gran bel regalo!
Questa è una cosa tanto importante per me, Matteo.
Lo so. Però vedi…
Dovrai farmi capire qualcosa in più sulle finte associazioni antimafia.
Con la scusa dell'antimafia, manipolano informazioni false
- per fare fuori chi li intralcia. - Chi c'è dietro?
Non lo so. Ho dei sospetti, ma nessuna prova.
Magari tu all‘interno potrai scoprire qualcosa di più.
Ci provo.
- Vabbè, io devo andare. Ciao. - Ciao.
Angelo, ho finito.
Vieni, cercavo proprio te.
Con 'sta capocciata a quello della TV, ci hai messo nella merda.
- Che ti dice il cervello? - Hai visto come mi guardava?
Ti guardava! Non ti basta quella troia delia "giornalaia"?
Vedrai come ci rompono il cazzo.
Sai tuo nonno che diceva?
"Dove ci sta il sangue, arrivano le guardie."
- Eccomi, zio. - Vieni con me, ti devo parlare.
Andiamo.
Ecco il cocco dello zio. Vai, cagnolino.
Questo ha rotto il cazzo come la giornalista.
(CAMPANELLA)
È suonata Ia campanella. Andiamo.
Dio, quanto piove!
- Ciao. - Ciao.
- Mamma! - Ciao, ma‘.
- Ciao. - Hai preso 18 note oggi?
- Venti. - Venti?
Può venire Mario da noi che abbiamo il nuovo gioco della Play?
Va bene, lo prendo io Mario.
- No, abbiamo... piscina. - Non è vero.
- Abbiamo piscina oggi. - E domani.
- È cambiato. Ciao. - Ciao.
- Ciao, Lore. - Ciao.
Ciao.
- Hanno cambiato il giorno della piscina. - Può essere.
Che hai fatto ai capelli? Copriti, piove. Mamma non ha l‘ombrello.
Sono allergica agli ombrelli.
Vai, facciamo una corsa.
- Andiamo? - Vai, vai.
Mamma, guardami!
Non ti vedo, amore. Vieni più in qua.
No, affacciati tu.
Mamma non può affacciarsi, lo sai.
Fronti? Via!
Come scivoli bene. Brava!
Brava, ti vedo.
Odio questi autisti. Non ci fanno fare niente.
No.
- Non si odia nessuno, mai! - Viola. Deanna.
Con questo freddo?
Ha insistito tanto! Bisogna farle fare qualcosa.
Tesoro, come stai?
Bene, però la mamma non riesce a vedermi.
Tu non la vedi, ma lei ti vede sempre.
- Vai, ultimo scivolo e poi a casa. - Sì. Ciao.
Dài, via! Fiano.
Sai come sono fatti i bambini.
Non posso guardare mia figlia che fa Io scivolo. Ti rendi conto?
Però tua figlia sarà fiera di te.
Lei vuole solo che la mamma la guardi giocare. Che ne sa!
Come lo sono io…
perla vita che hai scelto, che abbiamo scelto.
- Che è quella faccia? - Devo farti vedere una cosa.
- Che mi deve dire la maestra? - Oggi... ho litigato con Mario.
- Hai litigato con Mario? Perchè? - Beh...
Mario ha detto che dovevo stare muto perchè... sono figlio di un‘infame.
Ha detto che… tu sei un'infame perché hai fatto la spia sui Costa.
- Mario ha detto che sono infame? - Sì, io infatti...
non me Io aspettavo da lui.
Tu che hai fatto?
Beh… Gli ho sputato, ma lui mi ha dato un pugno.
Come gli hai sputato? Non si fa! Sei in punizione.
Io ti ho difesa!
Quante volte ho detto che i cretini che provocano vanno ignorati?
- Ma... - Vai in camera tua. Vai!
- Buongiorno. - Buongiorno.
Mi scuso per il comportamento di Lorenzo con il suo compagno.
Suo figlio ha reagito dopo numerosi attacchi da parte dei compagni.
Poi non è colpa loro.
Sono ragazzi, sentono parlare a casa e si fanno la loro idea.
Già. Poi Mario... Io e la mamma siamo molto amiche.
Lo so.
I bambini si conoscono da quando sono nati. Ma che cosa li ha scatenati?
Credo perla scorta. Quando l'ho saputo, ho messo una nota a tutti.
Però non sia dura con lui perché in questo momento soffre moltissimo.
Certo. Sta soffrendo perla scorta e…
- per tutto il resto. - Sì, lo so.
- Va bene, gli parlerò. - D'accordo.
- Arrivederci. - Arrivederci.
- Perché sei qui? - Per lo stesso motivo tuo, credo.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Giornalista, le posso parlare? - Lasciatelo passare.
Voglio sentire che deve dirmi. - Dottoressa...
Perquisitelo.
- Lo voglio ascoltare. - Alza le braccia.
Fermo, sono pulito!
- Tenga le mani a vista. - Dica.
Senta.
Facciamola finita con questa storia. Facciamo una cosa semplice.
Ai suoi ragazzini non succede niente e la palestra riapre.
- Più semplice di così! - No, facciamo una bella cosa.
Per me i vostri figli sono sacri. Quindi ai miei non succede niente
- se no sono cazzi amari! Chiaro? - Dottoressa...
Sono stata chiara?
- La prego! - Mi lasci finire.
In quanto alla palestra,
se voi pagate l‘affitto e siete in regola, ne potete aprire pure 12.
Perché non ci incontriamo... io e lei da soli
e facciamo due chiacchiere? Ci pensi.
Andiamo, ragazzi.
"Mortacci tua", 'sta testa di cazzo!
- Ciao, ragazzi. - Ciao, Lore.
- Ciao, amore. - Ciao.
- Non doveva venire papà? - Sono venuta io. Ti dispiace?
No.
Sentì, amore. lo... volevo parlare di quello che è successo ieri.
Non mi scuserò perché a me non piace quello che hai fatto.
Però volevo dirti che… che ti capisco.
Mi dispiace per quello che stai vivendo.
È che...
Da Mario non me Io aspettavo. Siamo amici da una vita.
Lo so.
- Lo so. È difficile, eh? - Abbastanza.
Ma… è per quello che ti dicono, perché ti senti tradito?
Ma'... se ti ammazzano?
Ma quando mai! Quando muoio io? Mi hai vista?
- Tu scherzi sempre.
Ma in queste situazioni, non fai ridere. Non fa ridere.
Non fa ridere.
Mamma, sei davvero coraggiosa.
Anche tu. Mica è facile.
- Andiamo a prendere un gelato? - Dai.
Doppia panna? Tripla? Sopra e sotto?
Ma che cazzo! Mirko Bonetti, non è possibile.
Pure lui!
Che puzza! Mamma, si sta allagando tutto!
Come?
Allontanati. Porta i tuoi fratelli di là, corri! Andate di là!
Cazzo…
Angelo, venga subito qua. Ho la casa piena di benzina!
Mandate una pattuglia, subìto! Sto sola con i bambini. Ho paura!
Dio... Sì.
Lo vedi questo? Lo vedi questo?
- Lo vedi o no? - Sì.
C'è puzza di benzina a casa mia, a casa nostra!
Adesso si fa come dico io, altrimenti porto via i miei figli
e tu puoi continuare a fare come ti pare.
- Nostri. - Miei!
- Non gridare, stanno dormendo. - Urlo quanto cazzo mi pare!
- Ti rendi conto di quello che hai detto? - Sì.
Tu ti rendi conto che non sei un supereroe?
Massimo, anche volendo
non posso più tornare indietro. Non posso!
Tu no, io no.
Ma loro si. ! nostri figli devono stare fuori.
Ciao, Federica.
"Passivo come un uccello che vede tutto, volando…
e si porta in cuore nel volo in cielo la coscienza che non perdona."
- Pasolini. - Dimmi.
Veniamo al sodo. ll tuo nome, Mirko, è apparso
- sull‘ordinanza di Mafia Capitale. - Scherzi.
No, non sto scherzando.
- Che legami hai con questa gente? - Nessun legame.
Nessun legame?
Ho letto il tuo nome. Ci conosciamo da tanto, mi sono esposta per te.
Se hai combinato dei casini, te la faccio pagare.
Federica…
- Lo giuro su mio figlio. - Non si giura sui figli!
Sei il presidente del mio municipio.
Bella mazzata mi hai dato! Non me l'aspettavo.
- Tito! - Ciao, Fede.
- Che fai qua? - Ti stavo aspettando.
Io c'ero quando hanno fatto il segno della croce a tuo figlio.
L'ho visto e ora mi sono rotto i coglioni.
Hai ragione. Che vuoi fare?
Che voglio fare? Che ho fatto. Li ho denunciati.
Li hai denunciati? Grande, Tito!
È importantissima questa cosa. Grazie.
Ciao, Fede.
Grazie.
- Può rallentare un attimo, Bruno? - Certo.
Io qui divento pazzo. Che minchia di posto è Ostia?
- Hai visto? - C'è marcio ovunque.
Sentì, Matteo.
Io ti devo chiedere… una grossa cortesia.
Dimmi.
Mi imbarazza un po‘, è una cosa molto privata.
Ti ascolto.
Devo avere più informazioni possibili,
devo sapere tutto quello che esce fuori... su questa persona.
Io non ho più i mezzi che avevo quando ero magistrato.
Però… ho un collaboratore che è un ragazzo sveglio.
- Fede, ci penso io. - Grazie.
Grazie veramente.
FEDERICA: Dopo qualche giorno ebbi la conferma di ciò che temevo
e che non avrei mai voluto sentire.
Ehi!
Ehi.
Grazie per l‘accoglienza in pompa magna.
Sfotti!
Quella Chiara Colombo, della quale mi hai chiesto informazioni,
dicono che sia molto vicina a Mirko Bonetti.
Le notizie sono poco rassicuranti. Ci sono dentro fino al collo.
Mi dispiace.
Che merde! Ti rendi conto?
Chiara è la mia migliore amica da vent‘anni!
Mi dispiace.
Ora devo tornare a 'sta cazzo di cena o mi danno per disperso.
- Sì. Vai, scusami. - Figurati!
Vai, vai. Sei così bello!
- Sei elegante. - Sfotti, sfotti.
Ciao!
Sei tu! Mi hai fatto prendere un colpo.
Ci conosciamo da vent‘anni!
Vent‘anni! So tutto, ti ho visto con Bonetti.
Shh...
- Sei matta? - Zitta!
Due cose non ti posso perdonare.
La prima, sei complice con la mafia.
- Che dici? - È così!
La seconda, hai detto a tuo figlio che sono un‘infame.
No.
Quel bambino è cresciuto a casa mia e tu gli dici che sono un‘infame!
Posso parlare?
No! Non ho mai avuto una delusione più grande.
Non ti metto le mani addosso perché c'è Mario di là.
Tu sei come loro. Mi vogliono morta e tu sei come loro!
Anzi, peggio.
Fedefica!
Fede...
Che sta succedendo?
Che succede?
Stai tranquilla.
Ci sono io, ok?
- Piangi, piangi. - No.
Brava!
- Fai sempre il contrario. - No.
Fai sempre il contrario.
Sì, ho capito. A dopo, ciao.
Chiudo?
So che non ne hai bisogno, ma volevo congratularmi con te.
Qui tutti noi, il giornale, ci saremo
- e ti supporteremo fino alla fine. - Urca, che paura!
Dov‘è la fregatura? Perché tu…
Eccola.
Che cos'è?
È la promozione a redattore senior. Congratulazioni.
Non fare quella faccia.
Sei una giornalista in gamba. Era il minimo che potevamo fare.
Grazie.
- Vi siete divertiti? - Molto.
Anch'io mi sono divertito.
Meno male, sei così triste. Ridi!
Che hai mangiato oggi a scuola, Viola?
Pasta con il... sugo.
- Poi panino con tonno e pomodoro. - lo, hamburger.
Hamburger? Dai!
Siete morti, te e i ragazzini e quella troia di tua moglie!
Che voleva?
- Niente, andiamo a casa. - Ci hai promesso il gelato.
Obbedisci!
Ragazzi?
Amore?
Vi devo venire a cercare?
Dai, dove vi siete nascosti?
Massimo? Viola?
Venite fuori?
(CAMPANELLO)
Fede, che fai qui a quest'ora?
Papà...
Che è successo?
Papà...
Massimo si è portato via i bambini!
Sono tornata a casa e non c'era più nessuno. Ha preso tutto!
Ha ragione.
Ha ragione lui! Io lo so...
Sono un pericolo.
Vieni con me.
Vieni.
Mettiti lì.
Ti voglio fare vedere una cosa.
Uffa, papà, ancora con queste riprese. - Un giorno mi ringrazierai."
Che stai facendo? - Un tema."
"- Di che parla? - Di una giornalista."
Una giornalista? - Sì, da grande farò la giornalista."
"Non lo sapevo. La giornalista che legge il telegiornale?"
”Che telegiornale! Una giornalista vera. Voglio stare fra la gente,
scoprire le ingiustizie, raccontare la verità."
”Vuoi fare tutto questo?"
"Sì, poi voglio stare con i deboli che subiscono, perché mi fa rabbia."
Papà, vai. Sto studiando. - Vado, ti lascio in pace."
"Ciao, amore."
Grazie, papà.
Grazie... Com'ero piccola!
Ero piccola.
Questa è la tua indole, tesoro mio. Sei fatta così…
e sei fatta bene, credimi.
Sei fatta per fare le rivoluzioni, per salvare la verità.
Ti devi perdonare, amore mio.
Se il cuore ti ha detto di fare così, hai fatto la cosa giusta…
e basta.
Tu lo credi davvero? Pensi che sia così, che ho fatto la cosa giusta?
lo ammazzerei di botte a questi che ti vogliono fare del male.
Mi sento così inutile!
Fain vedere chi sei, figlia mia.
- Fain vedere chi sei! - Sì.
Il resto...
verrà.
FEDERICA: La vita andava avanti e i miei bambini con Massimo erano al sicuro.
Successe tutto in una notte.
Vennero effettuati 32 arresti tra i componenti della famiglia Costa.
Il lavoro di anni mio e delle forze dell'ordine era stato premiato.
La Magistratura rilevò il 416 bis,
associazione a delinquere di stampo mafioso.
Carabinieri! Fuori!
Il potere di chi aveva corrotto politici e amministratori
terrorizzando Ostia, era crollato come un castello di sabbia.
Fuofi!
Buoni. State buoni.
Rumeno, ho chiamato l‘avvocato. Stai zitto!
Fai piano con 'ste manette.
Stasera torniamo a casa!
Fermo!
- Alza le mani! - Fiano!
Che cazzo fate! Che cazzo fate!
Federica… pensa a Mario.
Pensa a Mario... Ti prego!
(VOCE NON UD|B|LE)
FEDERICA: Era arrivato il mio giorno. Andai in tribunale per deporre.
Aspettavo questo momento da quando ho fatto la prima denuncia.
Con lo sguardo, cercavo Massimo.
Amore!
-I bambini? Stanno a scuola? - Sì, stai tranquilla.
- Sto qua accanto a te. - Sì.
FEDERICA: Sapevo che sarebbe stato accanto a me, in un momento così importante.
Hai visto che avevo ragione io? La mafia non esiste.
Riccardo!
Enzo, mi dispiace tanto per te e per Mario.
(VOCI NON UDIBILI)
- Isa! - Bella!
- Qua stai? - Chi ti molla.
FEDERICA: C‘erano tutti a sostenermi, tutti!
Non mi sentivo più sola. Avevo paura, ma dovevo essere forte.
Ero riuscita a portare questi criminali davanti alla giustizia.
- A me tremano le gambe. - No, no. Tu sei quella più forte.
SÌ.
- Dimmelo. - Tu sei quella più forte.
- Dai, Fede! - Sì.
Grazie... grazie!
Ehi!
Grande! Ce l‘hai fatta, Fede.
Grazie. Sì... Sì, sì.
(VOCI NON UDIBILI)
FEDERICA: Hai provato in tutti i modi a non farmi arrivare in tribunale.
Ma io sono qui, davanti a te. La mia parola… contro la tua.
RADIO: "Se ce l'ha fatta Federica, ce la potete fare tutti voi."
- Alza il volume? MASSIMO: “Io non la capivo all'inizio."
Non sono stato all‘altezza e me ne vergogno.
Quella di Federica è l‘unica via da percorrere.
MASSIMO: "Noi vogliamo che Ostia reagisca."
Vi chiedo di unirvi a noi, alla mia famiglia, a lei.
Federica è la nostra forza, non lasciamola sola.
(CAMPANELLO)
Angelo, che è tutta questa gente qui sotto?
Esca, venga a vedere.
- Esco? - Sì.
- Mi posso affacciare? - Questa volta, sì.
(SUONO DI FISCHIETTI)
Che c'è?
Prego.
- Posso aprire? Così mi affaccio. - Apra.
FEDERICA: Lorenzo, Alessandro e Viola, l'ho fatto per voi.
I had to give you the courage to make a choice,
the security of being on the right track.
To ironically downplay the fact that what happened to us was a game
it has been the priority for me in these five years.
That monster called the mafia was not supposed to reach you.
It didn't have to touch your beauty, your childhood,
your courage to bear even some little friend who said
that mom was an infamous, apart from a distorted life.
May my words enable you to choose which side to be on
I love you, mom.
I love you, mom.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.