All language subtitles for Pinocchio.2019.WebDL.1080p.AC3.ITA.SUB.LFi[EtHD]-ID2

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew Download
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian Download
ja Japanese Download
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish Download
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian Download
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish Download
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

[rumore di passi]

[porta che si apre]

[porta che si apre]

Buongiorno, Geppetto.

- Buongiorno. - [insieme] Buongiorno.

- Buongiorno. - Ti porto qualcosa?

- A me? - Sì.

No, no, volevo... Volevo una...

No, volevo solo scaldarmi un po'. Fuori fa un freddo! Hai sentito?

Come no?

Mi metto qui... un momento per scaldarmi, eh.

- Vai, siediti. - Grazie. Oh!

Scusa, ma mi stavo per rompere un piede. Guarda qua.

- Si può rompere da un momento all'altro. - Sta così, non si rompe.

Faccio questo lavoro in mezz'ora. Costa poco.

È solida, sta bene.

Va bene, come vuoi tu.

- Ma qui... - Ehi!

Scusate, ma... questo tavolo pende tutto a destra, hai visto?

- Il tavolo? - Qui non ci mangi.

- No. - Questo è più serio.

Ci vogliono un paio di giorni. Lo prendo domani e te lo sistemo.

- No, sta bene così, non ti preoccupare. - Va bene.

Allora vado, arrivederci.

Questa porta scappa proprio di mano. È da buttare via.

A entrare non si apre, a uscire non si chiude. Guarda.

- Te la rifaccio come nuova. - Non devi rifarmi niente. Siediti.

- Non costa niente. - Vieni.

- Te la sistemo. - No.

Mangia, questa te la offro io

se no piano piano tu mi smonti tutta la locanda.

Va bene, Moreno.

- Comunque, la porta va cambiata. - Lo so.

Ti do pure questo pezzo di pane col formaggio.

Grazie.

Però non devi dire più niente, va bene?

Non va fatto subito, qualche giorno regge. Anzi, il tavolo va bene così.

- Si è aggiustato. - Anche la sedia va abbastanza bene.

[voce dal megafono] È arrivato il divertimento!

È arrivata l'allegria!

Per tutti i bambini e tutte le famiglie!

Il Gran Teatro dei Burattini!

Si accettano anche cose da mangiare!

Il divertimento è assicurato!

Scusi, ma... Scusate, ma burattini come?

- Burattini burattini. - Ma fatti con il legno?

- E certo. - Ah, sì?

- Posso vedere un momento? - No. Affrettatevi!

Stasera, tutti con solo quattro soldi!

I burattini più belli del mondo! Sarà uno spettacolo bellissimo!

[megafono] Per tutti i bambini, per tutte le mamme!

Correte! Correte! Burattini veri! Sono burattini veri!

Affrettatevi! Bambini, correte dalle vostre mamme!

Vedrete lo spettacolo più bello del mondo!

Burattini veri! Sono burattini veri!

[in napoletano] Basta, non potete guardare!

Non si vede tanto bene.

- Va bene, grazie. - Ci vediamo stasera.

- Sì. - Affrettatevi!

Bambini, correte dalle vostre mamme!

Ecco lo spettacolo più bello di sempre!

Ah!

Oh!

Ah! Ah! Ah!

[bussano alla porta] Mastro Ciliegia?

Mastro Ciliegia!

Ciliegia!

- Ciliegia, che ci fate lì in terra? - Niente.

- Ciliegia, sono io. - Eh.

Eh...

- Come va, tutto bene? - Sì. Dite, dite.

No, sono venuto... per chiedervi un favore.

Ah.

Stamattina ho avuto un'idea, secondo me bellissima.

- Mi sentite? Ve la dico? - Sì.

Avevo pensato di fabbricare con le mie mani

un burattino di legno.

Però non un burattino qualsiasi, dev'essere il più bello del mondo.

La gente deve dire: "Ma chi l'ha fatto?"

E rimanere a bocca aperta.

E poi con questo burattino ci voglio girare il mondo

e guadagnarmi da vivere onestamente.

Gli ho trovato anche il nome.

- Avevo pensato a "Pinocchio". Bello, eh? - Sì.

- Ciliegia? - Eh?

Ditemi la verità, avete bevuto?

- No, non ho bevuto. - Avete bevuto.

- No. - Io lo so, me lo potete dire.

Geppetto, da me che volete?

Volevo un piccolo piacere.

- Sapete che vi voglio bene. - Dite.

- Vi ho sempre voluto bene. - Sì.

Mastro Ciliegia, avrei bisogno, se non vi dà noia,

di un pezzo di legno, perché io al momento non ho nulla.

- Ce l'avete un pezzo di legno? - Sì. Sì.

Ce l'ho, ce l'ho!

Prendi quello là.

Ma che dite? Siete ubriaco veramente? Questo è troppo!

Prendilo!

Non posso accettarlo, mi va bene uno scarto.

Te lo regalo! No! Questo no, mi serve.

- Te lo regalo. - Ma Ciliegia, questo... Fammi vedere.

Oh, mamma, questo è uno dei più bei pezzi di legno

che abbia mai visto in vita mia.

Qui ci viene... un burattino meraviglioso.

[battito cardiaco]

[battito cardiaco]

[battito cardiaco]

Ecco, ora ho quasi finito.

Mi senti, Pinocchio?

Mi senti?

Dai, Pinocchio.

Pinocchio!

Dai, di' qualcosa. Muovi la bocca per il tuo babbo.

Ecco, dì "babbo".

Bab-bo. Guarda, guarda.

Bab-bo.

Dai!

Pinocchio!

Bab-bo.

Babbo!

Mi è nato un figlio! Mi è nato un figlio!

Ho un figliolo! Mi sentite?

Sono diventato babbo! Sono diventato babbo!

- Che è successo? - Remigio!

- Ma lo sai che è successo? - Che?

- Ho avuto un figliolo. - Davvero?

- È nato ora. - Auguri!

- Grazie. Sono diventato babbo. - Geppetto!

- Barbara! - Che c'è?

Te lo volevo dire. Mi è nato un figliolo, sono diventato babbo.

- Così, da un giorno all'altro? - No, da un minuto all'altro.

- Mi prendete in giro? - No!

Sono felice per voi, ma ora andate a letto. Avete svegliato il vicinato.

Non era mia intenzione, ma volevo dire che mi è nato un figliolo!

Ho quasi fatto, eh. Ci siamo.

Ci siamo.

Guarda.

Questo sei tu, Pinocchio. Ti piaci?

Ti piaci? Ti piaci come ti ho fatto?

A me tanto.

Pinocchio, attento. Ora il babbo ti insegna a camminare.

Devi camminare bene, se no cadi e ti puoi fare male.

Devi stare attento. Guarda.

Ti insegno io, prima una gamba e poi l'altra. Uno e due.

Guardami, eh? Uno e due.

Uno e due, uno e due.

Se fai come me, fra due o tre giorni già puoi camminare da...

Pinocchio! Pinocchio! Ma hai già imparato?

[oche che starnazzano]

Pinocchio! Pinocchio!

Pinocchio! Non ti ho neanche finito di fare

e già mi manchi di rispetto?

Si comincia male, parecchio male!

Babbo, io vado!

Dai retta al babbo, torna... indietro.

[cani che abbaiano]

Aiuto! [belati]

Aiuto! [cani che abbaiano]

Pinocchio!

Pinocchio!

Pinocchio!

Pinocchio!

Pinocchio!

Chi è?

Sono io, sono il Grillo Parlante

e abito in questa stanza da più di 100 anni.

Ho visto come ti sei comportato con tuo padre

e voglio dirti una grande verità.

Guai ai ragazzi che disubbidiscono ai loro genitori.

Non avranno mai bene in questo mondo.

- Non mi va di obbedire. - Eh?

- E quando andrai a scuola? - Infatti non mi va di andare a scuola.

Povero Pinocchio, mi fai proprio compassione.

- E perché? - Perché sei un burattino.

E quel che è peggio, hai la testa di legno.

- Ora mi hai stufato. - Perché ti ho chiamato "testa di legno"?

- Mi fa innervosire! - Vedi? Sei una testa di legno!

- Basta, zitto! - Testa di legno!

Mi hai stufato!

Ahi!

[Grillo Parlante piange]

[Grillo Parlante piange]

- Chi è? - Pinocchio! Ma sei in casa?

È tutto il giorno che ti cerco! Sono il tuo babbo!

- Aprimi! - Babbo, arrivo!

Oh!

- Babbo! - Pinocchio, apri!

Non posso, non ho più le gambe!

Che vuol dire? Apri!

- Non ho più le gambe! - Aspetta!

Veloce, babbo, veloce!

Ah!

Pinocchio! Pinocchio, ecco il babbo.

Il babbo sta arrivando, non ti preoccupare.

Ah!

Ma guarda là! Come hai fatto a bruciarti i piedi così?

Mi sono addormentato con i piedi sul fuoco.

Ti sei addormentato con i piedi sul fuoco? Pinocchio!

Ma devi stare attento!

Se non venivo io, che facevi, ti bruciavi tutto?

Guarda lì. Ti avevo fatto due piedi, Pinocchio, belli, ma belli

tanto belli, che mi garbavano tanto. E ora come si fa?

Me li rifai?

No! Se te li rifaccio, scappi un'altra volta. Così impari!

- Ti prego! - Ho detto di no.

Appena ti ho fatto e hai imparato a camminare, sei scappato.

Ti ho cercato ovunque. Non te li rifaccio.

Ti prego, babbo, babbino.

- No. - Dai, me li rifai? Ti prego, babbo.

Pinocchio, ora dormi. Stai buono con le gambe.

Fermati. [Geppetto sospira]

Fermati! Giù.

Guarda come sono belle, eh?

- Giù, basta! - Ma sono nuove, babbo.

Ho capito, ma le userai domani. Dai, che ti devi svegliare presto.

Ora dormi, che domattina dobbiamo andare a scuola.

Insieme agli altri bambini

imparerai a leggere e a scrivere con l'abbecedario.

Che cos'è un abbecedario?

Che cos'è l'abbecedario, Pinocchio? È un libro dove ci sono le lettere.

Hai capito? Per andare a scuola bisogna comprarlo.

Bisogna comprarlo.

- Cecconi, buongiorno. - Oh, Geppetto. Buongiorno.

Avrei bisogno di un abbecedario.

- Ah, volentieri. - Grazie.

Ecco. Ecco ora... Ora non posso pagare subito...

però... ho tanti lavoretti che mi devono rientrare.

- Come prima cosa ti pago. - Sì, ma se non ti pagano, che succede?

- Mi pagano di sicuro. - No.

- Mi serve l'abbecedario. - Lo so.

- Mi dispiace. - Mi serve subito.

Va bene, senti, allora... Va bene se ti do la mia casacca?

Guarda che sono costretto a fare. Guarda che pezzo.

- Te la do, come anticipo. - Ma questa ha più di 100 anni.

- È vecchia. A chi la vendo? - Che cosa hai detto?

- Ha 100 anni, è vecchia. - Questa non ha 100 anni, ne ha 200.

Non è vecchia, è antica. È un pezzo da collezione.

Sai di chi era? Del nonno del nonno della marchesa.

Pensa te! Grazie.

Ma anche il giubbetto era del nonno del nonno della marchesa?

- Il giubbetto? - Sì.

- Lo vuoi? - Per fare l'abbinamento.

- Giubbetto, casacca... - Con questo freddo? Va bene.

L'abbecedario mi serve.

Comunque, anche il giubbetto era del nonno del nonno della marchesa.

E... i pantaloni?

No! No, questi erano di mio nonno, non erano del nonno della marchesa.

- Anna, Albertina! - Salve.

Ho portato mio figlio a scuola.

Andiamo, che si fa tardi. Andiamo, Pinocchio.

Mastro Ciliegia! Proprio voi cercavo.

È il pezzo di legno che mi avete regalato.

[Pinocchio] Buongiorno.

Bravo, Pinocchio. Non ho fatto un capolavoro? Si chiama Pinocchio.

È mio figlio.

Ciliegia.

Ciliegia?

- È mio figlio. Ciliegia? - Eh?

Avete bevuto, eh? Vabbé.

Arrivederci, Ciliegia. Dovete bere meno. Andiamo.

[megafono] È arrivato il divertimento, è arrivata l'allegria!

Che c'è?

Che cos'è?

È il Teatro dei Burattini. Ci sono i tuoi fratelli

burattini come te. Anzi, no, perché tu sei il più bello di tutti. Forza.

- Ma che fanno? - Fanno... i burattini.

Si divertono, fanno ridere la gente. Andiamo a scuola.

Prima studi e dopo, forse, ci andiamo.

Su, andiamo a scuola ora.

- Ecco. Ciao, Pinocchio. - Ciao, babbo.

Devi essere il più bravo di tutti. Me lo prometti?

Ciao.

Ciao, figliolo mio. Ciao.

Ho portato mio figlio a scuola.

Ehi, ehi!

Ma sei un burattino? I fili dove stanno?

- Prego. - Io non ho i fili.

Cerchi lavoro?

- No, sono venuto qua a guardare. - Servono quattro soldi. Ce li hai?

No.

Allora vai. Affrettatevi, mancano solo pochi minuti!

Affrettatevi, affrettatevi, ci sono gli ultimi posti!

Non puoi entrare. È l'ultimo spettacolo!

- Avresti quattro soldi? - No, caro.

Siamo quasi pieni!

- Scusi! - Avete quattro soldi da darmi?

Quattro soldi? E tu che mi dai?

[megafono] Il Gran Teatro dei Burattini! Prego, prego!

Correte, è l'ultimo spettacolo!

- L'abbecedario del mio babbo. - Fammelo vedere, no?

Come sono stanco! Oggi proprio non ho voglia di fare nulla.

Idea: mi fingerò sordo, così non lavorerò.

- Arlecchino, prendimi la medicina! - Devo andare in cucina?

Quale cucina? La medicina! Corri a prenderla in farmacia!

Ma quale Lucia? Non conosco nessuna Lucia.

- Chi è questa Lucia? - Voi la conoscete?

[insieme] No!

- Sei diventato matto? - Il gatto! È scappato il gatto!

L'avete visto? [insieme] No!

- Gatto! - Ma quale gatto?

- Il gatto mio. - Matto! Matto!

E che diavolo!

- [insieme] Oh! - Il diavolo!

- Chi mi ha chiamato? - Ti ha chiamato lui!

Io? Allora, brutto disgraziato, ci senti!

Pantalone, dimmi la verità. Chi è stato?

- Arlecchino. - La bocca della verità.

- Chi l'ha chiamato? - [insieme] Lui!

Pantalone! È stato Pantalone!

- Decidetevi! - È lui che fa il burlone.

Sogno o son desto? Numi del firmamento...

Quello laggiù è un burattino di legno!

- Sì! - È come noi!

- È vero! Ma come ti chiami? - Pinocchio.

Pinocchio, vieni fra le braccia dei tuoi fratelli di legno.

Vieni, Pinocchio!

Vieni. Vieni.

- Pinocchio. - [insieme] Oh!

- Pinocchio, Sei nostro fratello. - Sei nostro fratello.

[rumore di passi] Scappa, Pinocchio! Devi scappare!

- Via, via! - Che succede qui?

Scappa, vai via! Perché?

Scappa!

Vieni qui! Ehi, tu!

- E tu chi sei? - Io sono Pinocchio.

E i fili? Senza fili?

Tu vieni con me, via! Ricominci lo spettacolo.

Colombina! Colombina!

- Aiuto! Aiuto! - Avanti! Ricominci lo spettacolo!

Vieni con me, via! Vieni!

A domani!

- Scusate? Scusate! - Sì?

Aspettate, manca un bambino.

Ho già guardato, non ce ne sono più.

No, manca mio figlio. L'ho portato stamattina.

Se le dico di no... Com'è questo bambino?

È un bambino... bello, con un cappellino e un vestitino rosso.

Ha un abbecedario nuovo. Si chiama Pinocchio. Poi, vabbé, è di legno.

Di legno? Mi perdoni, qui di legno sono rimaste solo le seggiole.

Dev'esserci mio figlio, l'ho portato stamattina. Controlli!

Visto che mi ha detto com'è, guardi al Teatro dei Burattini.

Ho da fare, ora non glielo dico più. Abbia pazienza.

Al Teatro dei Burattini?

[maiale che grugnisce]

[voci di bambini]

- Cecconi? Cecconi! - Sì, sono qua.

- Non c'era il Teatro dei Burattini? - Sì, c'era, ma sono andati via.

- Ma dove sono andati? - Dove sono andati non lo so.

- Non l'hai visto? - No.

Hai visto se c'era un burattino rosso? È mio figlio.

C'era. È andato allo spettacolo e poi... non lo so.

Non lo sai.

Me l'hanno preso. Me l'hanno rubato.

Era troppo bello. Era troppo fatto bene, lo sapevo.

Mi hanno preso Pinocchio, hanno preso mio figlio.

Ma io lo ritrovo!

Lo devo trovare, dovessi andare anche al di là del mare.

Lo ritrovo.

Qua si spegne tutto.

Il fuoco va ravvivato! Gendarmi!

Portatemi il burattino nuovo, farà una bella fiammata.

Lasciatemi!

Non voglio morire, salvatemi!

Vi prego! Non voglio morire! Salvatemi!

Ha starnutito! Continua a toccargli il cuore e la tua vita sarà salva.

Non voglio morire e lasciare da solo il mio povero babbo!

- Lui non ha nessun altro! - Il montone è mezzo crudo!

Lui fa tutto per me!

- Ho fame! - Vi prego, no!

- Mettetelo nel fuoco, via! - Il mio babbo ha solo me!

Non mi lasciate morire così, per favore!

Lasciatelo.

Certo, il tuo povero babbo...

non avrebbe piacere se ti buttassi tra i carboni ardenti, vero?

Povero vecchio. Io...

Se non posso buttare te, però... Bisogna compatire pure me, ho fame.

Non mi piace il montone mezzo crudo!

Se non butto te devo buttare qualcun altro. Portatemi Arlecchino, forza!

- Portatelo sul fuoco! - Come Arlecchino?

Arlecchino, sì. Avanti!

- No! Non voglio morire! - Perché lui?

[Arlecchino] Non voglio essere bruciato!

- Lui no! - O te o lui. Avanti!

Lasciatelo! Gettate me nel fuoco, piuttosto!

[Arlecchino] Non voglio morire!

- Lasciatelo! - Fermi.

Sei un bravo burattino.

Bravo. Vieni qua, dammi un bacio.

Allora vuol dire che mi accontenterò...

di mangiare un montone mezzo crudo.

Per merito di Pinocchio

la grazia ad Arlecchino... è fatta!

- Sì! - Grazie, Pinocchio!

[grida di esultanza]

- Sì! - È fatta! È fatta!

Evviva, siamo salvi!

[grida di esultanza]

[sottovoce] Pinocchio.

Pinocchio!

Vieni.

Come si chiama tuo padre?

- Geppetto. - Che mestiere fa?

- Il povero. - Guadagna molto?

Guadagna così tanto che non ha nemmeno un soldo in tasca.

Ah.

E questo vestito come te l'ha fatto?

- Con le sue coperte. - Davvero?

È povero, è povero.

Allora... tieni.

Prendi queste cinque monete d'oro.

- Portagliele subito. - Cinque monete d'oro?

- Vi ringrazio tanto, signor Mangiafuoco! - Sì.

- Salute. - Grazie.

Dai.

- Ciao. - Ciao, Pinocchio.

- Ciao, Pinocchio. Torna a trovarci. - Ciao, Pinocchio.

Buon viaggio.

Salutamelo, eh.

- Grazie tante, signor Mangiafuoco. - Ciao, ciao.

Salutalo tanto. Ciao.

Scusate!

- Scusate, sapete dov'è il mio babbo? - Shh!

- Vedi, vedi. - Sapete dov'è il paese di Geppetto?

Stiamo pescando, vai via.

Lo devo trovare al più presto!

- Ah! - Ah!

Ce n'era una.

Peccato, gli volevo dare questi cinque zecchini d'oro.

Cinque zecchini?

- Ah! - Aspetta! Aspetta un attimo!

- Ti aiutiamo noi. - Noi.

Hai detto cinque zecchini?

Sono davvero cinque zecchini d'oro.

- [Volpe] Sono cinque zecchini. - [Gatto] Cinque zecchini.

- [Volpe] D'oro. - [Gatto] D'oro.

- [Volpe] E che ci fai? - [Gatto] Che ci fai?

Comprerò una casacca per il mio babbo.

- [Volpe] Mmh. - [Gatto] Mmh.

- E l'abbecedario per me per studiare. - Mmh.

- La casacca è una bella idea. - [Gatto] Sì.

L'abbecedario per studiare...

- [Gatto] L'abbecedario... - L'abbecedario...

Per lo studiare, io ho quasi perso una gamba.

- [Gatto] Quasi perso una gamba. - [Volpe] Lui è quasi diventato cieco.

Cieco.

- [Volpe] Se dai retta a me... - [Gatto] Se dai retta a lui...

- Ti do un consiglio. - Ti da un consiglio.

- Te lo dico perché sei bello. - Perché sei bello...

- Io sono la Volpe. - Pinocchio.

- Bellissimo nome! - Io sono il Gatto.

- Pinocchio. - Bellissimo nome!

Ad ogni modo...

ti interesserebbe, visto che devi comprare una casacca

- far diventare questi cinque zecchini 50? - [Gatto] 50.

- 100? - [Gatto] 100?

- 500. - 500?

- 1000? - 1000.

- 2.000? - 2.000?

- Ti interessa? - Ti interessa?

- Così tanti? - Sì. Ti dico come.

Ora siamo amici, te lo posso dire, però non ci deve sentire nessuno.

- Shh. - È un segreto.

Conosco un campo, il Campo dei Miracoli.

- È qua vicino. - Qua vicino.

- Shh. - Shh.

- Se noi tre ci andiamo... - Sì.

Prendiamo la monetina, lo zecchino.

Facciamo una buchina, lo seminiamo, sotterriamo bene.

Poi che ci vuole? Un po' d'acqua, abbondante.

Acqua, acqua, acqua.

Attendiamo qualche ora. Che succede? Il seme germoglia.

- Germoglia, germoglia, germoglia. - Germoglia, germoglia, germoglia.

- Nasce una pianta colma di zecchini. - Una pianta colma di zecchini.

Da uno zecchino, una pianta con 500 zecchini.

- Ti interessa? - Ti interessa?

[Pinocchio] Bello!

Eh, sì. Vogliamo andarci?

- Sì? - Sì.

Andiamo, vieni con noi. E poi facciamo una cosa.

Visto che dobbiamo attendere l'alba, ci fermiamo all'osteria.

- Spizzichiamo qualcosina. - Qualcosina.

- Così facciamo amicizia. - Facciamo amicizia.

Mangiamo qualcosina e attendiamo, e all'alba seminiamo gli zecchini.

- La piantina al mattino fiorisce. - Ma io non ho fame.

- Va bene, spizzichiamo qualcosina. - Qualcosina.

E all'alba la piantina... 500 zecchini, uno zecchino.

Due zecchini, 1.000. Tante piante piene di zecchini.

[Pinocchio] Se io ripianto 1.200 zecchini, ne escono sempre di più?

Sì.

- Avevi detto "spizzichino". - Uno spizzichino molto buono.

- Ma... - Buono.

- Ma se... - Ah!

Qui c'è il midollo.

Ma se io pianto cinque zecchini d'oro

quanti me ne escono fuori?

- Allora, innanzitutto... parla piano. - Piano.

- Ci sentono. - Ci sentono.

Se tu pianti uno zecchino, 500.

- Cinque zecchini, 2.500. - 2.500.

Spizzichiamo. Lasciaci spizzicare. [grugniti]

Così tanti? 2.500? Posso 500 a voi?

No! Allora non ci siamo capiti! Non ci siamo capiti!

- Se fai così, ci offendi. - Ci offendi.

Questa piuma... Noi non lo facciamo per interesse.

- Per interesse. - No, lo facciamo per amicizia.

Perché sei nostro amico.

Siamo amici?

- Sì. - E allora!

Perché non possiamo andare ora?

- Spizzichiamo. - Spizzichiamo.

- Facciamo un riposino. - Riposino.

E all'alba siamo sul posto.

[grugniti]

Pinocchio! Vieni, vieni.

- Guarda. - Guarda.

Ti piace? Hai visto la piantina com'è fiorita?

Fiorita...

Bello, eh?

Hai visto? E tu non ci credevi.

- Prendi le monete. - Monete.

Sono tutte tue.

- Vai, corri. - Monete!

- Prendile! - Monete!

Salta più in alto. Hop!

Non ci arriva. È piccolo, il nostro amico.

Ti aiutiamo noi, siamo qua apposta. Siamo tuoi amici.

Prendi questa.

Questa, questa, questa... e questa, questa...

- Quella! Questa! - Quale?

Quante monete! Quante monete per il tuo babbo.

[in coro] ♪ Quante monete Per il tuo babbo ♪

- ♪ Quante monete per il tuo babbo ♪ - Qua! No, là!

- Lascia. - ♪ Pa pa pa pa ♪

- ♪ Quante monete per il tuo babbo ♪ - [Pinocchio ride]

[bussano alla porta]

[porta che si apre] Sveglia, è mezzanotte!

- Chi è? - Sono l'oste.

- I miei compagni sono pronti? - Sono già andati via.

Mi hanno detto di dirti che ti aspettano alla fine del bosco.

- C'è anche da pagare il conto. - Non hanno pagato loro?

No, perché avevano paura di offenderti.

- Offendermi? - Sì.

Andiamo, su, via. Io ti aspetto giù.

Pinocchio! Pinocchio!

Chi è?

Pinocchio, sono io, e voglio darti un consiglio.

Ritorna indietro.

Porta i quattro zecchini che ti sono rimasti al tuo povero babbo

che piange e si dispera per non averti più veduto.

Non posso tornare indietro. Domani il mio babbo avrà 2.000 zecchini.

Ascoltami, Pinocchio, non ti fidare

di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera.

Quelli o sono matti o sono imbroglioni.

- Dai retta a me, ritorna indietro. - Io vado avanti.

Ricordati che i ragazzi che vogliono fare di testa loro

- prima o poi se ne pentono. - Va bene. Buonanotte, Grillo.

- Ora sta' zitto, però. - Buonanotte, Pinocchio.

- Che il cielo ti salvi dagli assassini. - Sta' zitto!

Gli assassini non esistono.

[versi di animali]

Oh!

- Siamo gli assassini! - Assassini!

Dacci gli zecchini!

Li devo dare al mio babbo!

- Dacci gli zecchini! - Zecchini!

Gli zecchini!

- No, non posso! - Prendilo!

[corvo che gracchia]

Vi prego, apritemi! Vi prego, apritemi!

Sono inseguito! Vi prego, non so che fare!

[finestra che si apre]

In questa casa non c'è nessuno. Sono tutti morti.

Ma come nessuno? Ti vedo! Ti prego, aprimi!

- Sono morta anche io. - Ma come morta?

Aspetta, ti prego! Non lasciarmi!

- Prendilo! - Ti prego!

Dacci gli zecchini! Vieni qua!

- Li ha messi in bocca, levaglieli. - Morde!

- Impicchiamolo. - Sì.

O li sputi o ti impicco al primo albero.

[Pinocchio grida]

Muove ancora un piedino, leggermente.

Dobbiamo aspettare che muoia, così non morde più.

Poi gli apriamo la bocca... e gli leviamo gli zecchini.

Gli zecchini.

- Andiamo all'osteria. - All'osteria.

- Spizzichiamo. - Spizzichiamo.

- Qualcosina. - Qualcosina.

Vediamo.

Ancora qualche spasimetto. Attendiamo.

Babbo mio, se tu fossi qui...

[Gatto e Volpe russano]

Fatina? Sono arrivati i dottori.

- È venuto pure il Grillo. - Falli entrare.

Dottori! Dottori, prego, venite.

Venite, prego. Prego, prego.

Avete passato la cera?

Scusate. Sapete, la Lumaca...

D'altronde...

Vabbé, vediamo questo malato, su.

Respira. Più forte!

Siamo di fronte a un banalissimo caso di tronchite acuta.

Hai la tronchite acuta!

- Ma che dice, Dottor Corvanti? - Perché?

Questo è un gravissimo caso di morbus lignorum

- volgarmente detto lignite. - Hai il morbus lignotus!

- Che ti avevo detto? Non ascolti mai! - Mi fa vedere la venatura?

Sì, c'è la venatura, ma c'è anche la scrostatura.

- Serve un impacco di resina. - Lei è specializzato in "legnosi"

- ma qui parliamo di tronchite acuta. - Qual è la diagnosi?

Questo burattino vivrà o morirà?

- Il burattino vivrà. - Il burattino morirà.

- Come? - Morirà.

- Niente da fare, è "legnosi". - Tranquilla.

- Stia zitto, è truciolosi. - Morirà. Morirà!

- Vada via! - Pinocchio, io ti avevo avvertito!

Non mi hai dato ascolto. Te l'ho detto tante volte.

Mi devi dare ascolto. Mi devi dare ascolto!

Va bene? Ciao, ci vediamo.

Ahi!

[Grillo Parlante piange]

Sbrigati, il burattino scotta!

Con calma.

Ogni cosa vuole il suo tempo.

Le cose si fanno lentamente.

Se ti prendi questa medicina, in pochi giorni guarirai.

- È dolce o amara? - È amara, ma fidati di me, ti farà bene.

Non ce la faccio.

- Su, Pinocchio, è soltanto una medicina! - Amara.

[Fatina sospira] Quante storie...

Se non la prendi, non guarirai mai.

- Non è vero. - Sì, Pinocchio, la tua malattia è grave.

- Non me ne importa. - Ah, no?

- No. - E sei poi muori?

Non me ne importa.

- Ah, non te ne importa? - No.

- Non hai paura della morte? - No.

- No? - No.

Vedremo. Falli entrare.

- Vedremo. - Avanti!

- Prego. - Di qua.

- Di qua, di qua. - Si scivola!

Ma... chi sono quelli?

Tu non ti sei preso la medicina e sono venuti a prenderti.

Come "a prendermi"?

Io non voglio morire! Ti prego, Fatina!

- E io che cosa posso fare? - Ti prego, dammi la medicina!

Aspettate.

- Ora vuole prendere la medicina. - No, la chiamata è stata fatta.

A bara vuota non possiamo tornare indietro.

Mi spiace, Pinocchio.

- È così. - Ci dovevate pensare prima.

La chiamata è stata fatta e la bara va riempita. Giusto?

Sì!

- Come, va riempita? - Datemi una mano.

No! No!

- Ti prego! Non voglio morire, ti prego! - Aspettate!

- Andate. - Che peccato tornare a bara vuota, vero?

- Eh! Andiamo. - Andiamo.

Al mio tre. Uno, due, tre. Vai.

- Sono andati via? - No.

- Se ne stanno andando? - Sì.

Di qua.

- Ora? Se ne sono andati? - No.

- Attenti. - [Pinocchio] Ora?

Le scale! [tonfo]

- Ahia. - Sì.

Dai, ora esci e prenditi questa medicina.

Beh, ora che sei guarito

perché non mi racconti un po' che cosa ti è successo?

- Stavo nel Teatro dei Burattini... - E perché?

- Beh, la scuola era chiusa. - Mmh.

Io aspettavo che riaprisse

perciò sono andato al Teatro dei Burattini.

[Fatina] Mmh.

E sei entrato senza pagare?

Sì. Mi hanno fatto entrare così.

- Che sta succedendo? - No, niente. Lascia stare.

E poi? Dimmi.

C'era Mangiafuoco, che mi ha dato cinque zecchini d'oro.

Poi?

Li ho persi e ho incontrato due assassini nel bosco.

E dimmi, non c'era nessuno che ti ha detto

di stare attento e di ascoltarlo?

No, io non ho visto nessuno.

Ma che sta succedendo al naso?

No, niente. Hai detto delle bugie e ora ti sta crescendo il naso.

Attento a dove lo punti.

Come... Ma...

Oh, no!

Fermalo! Fermalo, se no ci rompe tutto!

Ahia! Oh!

No, attento, non mi fare male. Non mi fare male!

- Fermalo, per favore. Rompe tutto. - Sì, sì.

Ahia!

Ahia.

[cinguettio di uccelli]

Sei qui?

Bu!

Adesso tenetevi, tenetevi forte, che accelero.

Pronti? Via!

Guarda come corro!

"Andava..."

"sempre coperta..."

"dai suoi capelli..."

Appena si addormenta andiamo a giocare.

"Con in capo..."

"una ghirlanda di fiori..."

[Lumaca russa] Vai.

"E con delle vesti"

"tutte tempestate di diamanti."

Ora va', Pinocchio. Trova il tuo babbo e poi tornate qui.

- Mi raccomando, stai attento. - Va bene. Ciao, Fatina.

Ciao.

Medoro? Saluta Pinocchio.

Ciao.

Pss!

Dai! Uno spizzichino!

Pss! Pss!

Facci spizzicare!

[rumore di passi]

- Pinocchio! - Pinocchio!

- Amici! - Che bello rivederti.

Ma... che ci fate qui?

Stiamo aspettando che si liberi un tavolo.

Tavolo.

- Per spizzicare. Ci piace, ti ricordi? - Spizzicare.

- Che fine avevi fatto? - Io? Ma che fine avete fatto voi?

- Noi ti stavamo cercando! - Cercando.

- Sapessi quanto ti abbiamo cercato! - Cercato.

- Che ti è successo? - Successo?

Stavo camminando nel bosco e ho incontrato degli assassini.

- Assassini? - Sì. Ho provato a scappare...

Scusa se ti interrompo. Chi erano questi assassini? Non lo sai?

- No. - Ah!

Volevo... Era per dire. Racconta.

Ho chiesto aiuto a una casa, ma non mi hanno aperto.

Mi hanno preso gli assassini e mi hanno impiccato all'albero.

- Il giorno dopo mi ha salvato la Fatina. - Ah.

- La Fatina... - La Fatina.

Gli assassini mi avevano impiccato.

- E la Fatina ti ha salvato. - Sì.

Una domanda: le monete ce le hai sempre?

- Sì, stanno qua. - Ah, sì? Che bello! Vedi, gli amici?

- Amici! Amici! - Che facciamo?

Ma...

- Chi è? - Gli avanzi di oggi.

E che ci faccio?

Quello che hai fatto l'altra volta, te li mangi.

Ma scusi, ma... Ma che è? Mi dà gli avanzi?

Avanzi.

- Aspettavamo il tavolo. - Tavolo.

- Gli avanzi che cosa? - Che cosa?

- C'è un errore! - Errore!

- C'è un errore. - Errore!

Aspetta un attimo. Che è?

Sono avanzi! Allora, che si sappia: questi avanzi a noi no!

No!

Li posso anche mangiare, ma per protesta.

Protesta!

Andiamo al Campo dei Miracoli. Hai sempre tutte le monete?

- Sì. - Andiamo.

Ecco, Pinocchio, questo è il Campo dei Miracoli. Ti piace?

Eh? Bello.

- Così? - Scava bene. Sì, bravo.

- Bravo. - Bene.

- Perfetto. - Perfetto.

Gli zecchini ora.

Tappa, tappa.

- Mimetizza, mimetizza. - Mimetizza.

Con le foglie.

Perfetto. Ora ci vuole l'acqua per innaffiare.

- [Gatto] Acqua, acqua. - Io non posso andare per la gamba.

- Lui non ci vede. Allora vai tu. - Non ci vedo.

Fai una cosa. Vedi quegli alberi? Li scavalli e troverai un laghetto.

- Prendi un po' d'acqua. Abbondante acqua. - Acqua.

- Innaffiamo e la piantina fiorisce. - Fiorisce.

- Vado? - Vai!

- Vai. - Dopo gli alberi. Vai, Pinocchio.

Vai, vai. Vai, Pinocchio, sparisci.

- Qui? - No, vai!

- Vai! - Più in là!

- Corri, Pinocchio! - Vai!

Scavalla gli alberi. Dietro c'è il laghetto.

- Vai! Sparisci, sprofonda nel laghetto. - Vai!

È andato. È andato.

Amici, dove siete?

Amici?

Gatto e Volpe mi hanno detto del Campo dei Miracoli

dove tu metti le monete e poi ti escono tantissimi zecchini d'oro.

Come? Parla più forte.

Mi hanno detto: "Vai a prendere l'acqua per innaffiare la buca."

E poi, quando sono ritornato

perché io dovevo annaffiare gli zecchini che avevo messo...

[verso]

Hai annaffiato gli zecchini?

- Sì, perché... - L'hanno chiesto loro?

Dovevo fare una buca e poi chiuderla e annaffiare.

No! No!

Quando sono ritornato, erano spariti gli zecchini.

- C'era la buca senza gli zecchini? - Sì.

Oh, poverino!

E chi erano? Chi erano?

- Gatto e Volpe. - Gatto e Volpe?

- Conosciamo un Gatto e una Volpe? - No.

[grida] Non conosciamo un Gatto e una Volpe.

Allora che vuoi? Che cosa chiedi?

Io chiedo giustizia, che mi ridiano i quattro zecchini d'oro

più uno che mi hanno fatto spendere al Gambero Rosso

perché mangiavano solo loro.

Oh.

Oh, oh.

Tu vuoi...

Eh! Mmh. Mah...

Beh, che... Dunque ti hanno derubato?

- Sì. - Sei stato derubato, sei innocente!

- Mettetelo in prigione! - Come, in prigione?

- Ma io sono innocente! - Chi è innocente va in prigione!

- Perché? - In questo paese funziona così.

- Ma... perché in prigione? - Gli innocenti vanno in prigione.

Pure io ho una cosa da dire: sono colpevole anch'io!

Aspetta, aspetta, aspetta. Che cosa dici?

- Pure io sono colpevole. - Vieni qua. Vieni qua.

Anch'io sono un ladro.

Che cosa hai rubato?

- Ho rubato un maiale. - Un maiale? Un maiale è un po' pochino.

- Anche una gallina. - Gallina, maiale... No, no, no!

Non va bene, no, no, no. Di più, di più, di più.

Ora che mi ricordo, ho rubato anche un gioiello.

[verso] Un gioiello?

- Sì, tutto d'oro e d'argento. - Allora sì!

Bravo! Bravo, bravo, bravo! Liberatelo!

Bravo, complimenti.

Pensa, ho rubato così tanta roba che non me la ricordo più.

Babbino! Babbino! Sono Pinocchio, sono io!

- Aprimi! - Pinocchio! Che fai?

Tuo padre non è più qui. È tanto tempo che è andato via.

- È venuto a cercare te. - Ma dove mi è venuto a cercare?

Ha detto che sarebbe andato ovunque per trovarti.

Era disperato, piangeva.

Ha detto: "Vado alla fine del mondo a cercarlo, nelle grandi Americhe."

- "Devo trovarlo." - Dove sono le grandi Americhe?

Sono là lontano.

Si deve attraversare il mare per andare.

Dov'è il mare?

Tesoro, il mare è là lontano.

Cercava te, tesoro.

Vai! Stai attento! Corri!

Torna indietro!

È pericoloso! C'è il mare grosso! Torna indietro!

Torna indietro! Torna!

Non ce la farai mai!

Torna!

[verso di gabbiani]

[rumore di stoviglie]

Eh... Piano, piano, senza fretta.

Lumaca!

Oh! [Lumaca ride]

Ma la Fatina?

- È diventata... grande. - Eh.

Vai.

- Perché è grande? - È lei. Vai.

- Lo stesso vestito, gli stessi capelli... - Sono io.

Ma... come hai fatto?

È un segreto.

Vai!

[Lumaca ride]

Ma... come hai fatto a diventare grande?

- Pure io voglio diventare grande. - Ma tu non puoi crescere.

- Perché? - Perché i burattini non crescono mai.

Nascono burattini, vivono burattini

muoiono burattini.

Ma... io non voglio essere un burattino per tutta la mia vita.

Voglio diventare un bambino come tutti gli altri.

Lo diventerai

se saprai meritartelo e se ti comporterai bene.

Ma... come faccio per meritarmelo?

Devi abituarti a essere un bravo burattino.

Allora da domani andrai a scuola e studierai.

- Ripeti. - Andrai a scuola e studierai.

- Scuola? - Sì.

Allora, vediamo se hai studiato.

In un recinto ci sono 18 pecore.

Sette nella notte scappano.

Il contadino la mattina quante pecore trova?

Otto?

La mano.

[maestro ride]

Sui ceci!

Oh!

[bussano alla porta] Avanti.

Vieni qua, forza. Qua.

Leva il cappello davanti al maestro. D'ora in avanti stai qua, capito?

Lo lasci pure qua, ci penso io.

Vediamo se sei preparato.

Diciotto pere, per due.

Mmh. Non lo sai?

- Non lo so. - Non lo sai? Non lo sai? La mano.

- Ah! - Sui ceci.

Sui ceci.

E ora copiate quello che scrivo io.

"Il maestro..."

"è un secondo..."

"padre..."

"per... i suoi..."

"scolari."

Ma... [risate]

Oh! [rospo che gracida]

[risate]

Ehi! Ehi! Ehi.

[rospo che gracida]

Ah!

Ah!

[risate] Ah!

[maestro grida]

- Aspettami! Vengo con te! - Vieni.

[belati]

Domani andiamo a rubare in un posto dove hanno... salsicce,

prosciutti, formaggi, però dobbiamo fare attenzione

perché l'ultima volta il padrone mi ha dato una bastonata. Guarda.

[bussano alla porta]

[Lumaca] Chi è? [bussano alla porta]

[Lumaca] Chi è che bussa a quest'ora della notte?

- Sono io! - Io chi?

- Pinocchio. - Pinocchio chi?

Il burattino di legno!

Ah, quel burattino che aveva promesso alla sua Fata

di andare a scuola, di studiare...

e poi se ne è scappato via. Oh.

Quel burattino lì? Sei sicuro?

Sì, quel burattino. Ti prego, mi apri?

Mi apri?

Te lo prometto, non scapperò più!

Mi apri?

Lumachina! Aprimi, ti prego!

Pinocchio?

Pinocchio!

La Fata ha detto che questa volta ti perdona

ma la prossima volta non ti farà più entrare.

Tieni.

Vai a scuola e fai il bravo.

"Chi... non va... a scuola..."

- "cresce... ignorante." - Lucignolo dov'è?

- Non viene più. - Perché?

- Non lo so. - Lavora nei campi col padre.

- Ma perché ci va? - Non lo so.

- Quanto torna? - Non lo so.

Non si parla durante la lezione! Le mani!

- Non senti dolore? - No.

"I buoni fanciulli..."

Due.

Bene così.

"Quando..."

"egli venne..."

"a sapere..."

Adesso facciamo una piccola magia.

- Magia? - Sì.

Fai così.

[Lumaca legge rapidamente]

"A..."

"Animo risoluto, pensò..."

- "di mandare una magnifica..." - Vai.

"Carrozza."

[Lumaca legge rapidamente]

Un pastore in un recinto ha 300 pecore.

Nella notte ne scappano 47, ma tre tornano subito.

Poi 24 si ammalano, nove muoiono e le altre guariscono.

Poi due scappano. Quanto fa? Mmh?

Fa 245?

Giusto. Giusto, Pinocchio. Bravo.

Avete visto come è diventato bravo Pinocchio?

Ti do un bel dieci e lode.

Dieci e lode.

Sempre così.

Fai la pallina e poi schiacci la pallina.

Ne dobbiamo fare tante

perché domani qui facciamo una bella festa.

Festa?

Una bellissima festa.

Il maestro dice che sei bravo.

Allora... domani finirai di essere un burattino

e diventerai un bambino come tutti gli altri.

Che cosa aspetti? Corri a invitare i tuoi amici. Corri!

- Lucignolo! - Lucignolo?

[donna] Lucignolo!

[donna] Lucignolo!

- Lucignolo. - Shh! Vai via, che così mi fai scoprire.

- È successa una cosa. - [donna] Lucignolo!

Finisco di essere... un burattino.

- Divento un bambino. - Forte.

Domani c'è una festa a casa mia, ci vieni?

- No, non posso. - Perché?

- A mezzanotte devo partire. - Dove vai?

- Vado in un paese... - [donna] Lucignolo!

Vado in un paese bellissimo

il più bello del mondo. Si chiama Paese dei Balocchi.

Si gioca, si corre, si salta tutto il giorno.

Fai ciò che vuoi. Non ci sono regole né maestri.

Ci si diverte e basta. Se vuoi, puoi venire.

[donna] Se ti prendo, si fanno i conti! Lucignolo!

- Ma io ci tengo a diventare bambino. - Allora non venire.

Io vado. Ciao.

Dove vai? Ma perché?

- Ma sei sicuro che arriva questo carro? - Sì, sono sicuro.

- Ma io non lo vedo! - Adesso arriva.

Ci vuole tanto, ma poi ti diverti.

Ti avevo detto che ti accompagnavo fino a qui e poi me ne andavo.

Dai, vieni.

Vieni, che ti diverti!

Oh, eccolo.

- Ciao, Pinocchio. Io vado. - Ciao, Lucignolo.

[voci indistinte]

E tu, amorino mio, vieni con noi o rimani?

Su, chiamatelo. Forza, bimbi.

- [insieme] Vieni! Vieni! - Senti? Vieni!

- Vieni. Vieni! - [insieme] Vieni! Vieni!

- [insieme] Vieni! Vieni! - Vieni!

Ti chiamano tutti, lo senti?

Allora forza, sali sul carro. Vieni!

Ti divertirai, te lo prometto.

[insieme] Vieni! Vieni!

[voci indistinte]

Siamo arrivati, amorini.

Adesso scendete, mi raccomando, ma con calma. Senza farvi male.

Forza, scendete. Vieni.

Ti aiuto io, vieni. Dai! Vieni.

Amorino.

Dai. Forza, forza, forza.

[grida di esultanza]

[voci sovrapposte]

Vieni, vieni.

Forza, forza! Tirate, tirate! Forte!

[grida di esultanza]

Diciannove...

venti... ventuno...

Di qua? Di qua è tutto a posto.

- Buonanotte, amorini. - [insieme] Buonanotte.

Ci vediamo domani.

Ventisette... ventotto...

Domani ci divertiremo.

Ventinove... trenta.

Buonanotte.

[risate]

- [Lucignolo] Chi è? - Sono io, aprimi!

Adesso non posso.

Per caso, pure tu ti sei svegliato con delle orecchie strane oggi?

[Lucignolo] A dire la verità, un po' sì.

Beh, fammi entrare! Aprimi, veloce!

Mi sa che abbiamo lo stesso problema.

Penso di sì.

- Dai, togliti il sacco. - Toglitelo prima tu, no?

Vabbé, facciamo così: al tre ce lo leviamo.

[insieme] Uno, due, tre.

- Ma che orecchie hai? - Che orecchie hai tu?

- Ahia. - Fa male?

- Sì. - Ahi! Però...

- Non possiamo andare in giro così. - In effetti...

- Oddio, non mi reggo in piedi. - Che cosa...

Aiutami!

- Ahia! - Ma che hai?

Che sta succedendo?

- Aiuto! - Ahia!

Aiuto.

- Ah! - Ahia! Ahia!

[ragli] La mano!

- Aiuto! Aiuto! - Aiuto! Pinocchio, aiutami!

[raglio] Aiuto!

Aiutateci! [raglio]

Aiuto!

Aiuto! Aiuto! [raglio]

[raglio]

[ragli]

Amorini?

Vi ho riconosciuto, amorini.

Oh, vi sento!

Amorini, come ragliate bene!

Eccomi qua, amorini.

Questo ciuchino si chiama Lucignolo.

È coraggiosissimo.

Ha una forza straordinaria.

Per quello che vi può servire, mi sembra perfetto.

- Mi sembra un bell'animale. - Grazie.

Aspetti un attimo. Questa cicatrice qui sulla fronte?

- Ma... - No, no, no, cicatrici no.

- No? - Porta tristezza.

- Ah. - Non lo prendo.

Va bene, allora abbiamo un altro ciuchino. Eccolo qua.

Si chiama Pinocchio. È intelligentissimo! Eh!

È docile, mansueto...

E poi... apprende subito.

- Apprende subito, proprio. - Ehi.

Per i numeri che dovrà fare

è straordinario, a mio modesto parere.

[ragli] Ehi.

È reduce da una lunga e gloriosa tournée nelle Indie

e nelle lontane terre d'America.

Signori, stasera si esibirà per voi in numeri ineguagliabili

insuperabili, mai visti prima!

Mesdames et messieurs, ecco a voi

il ciuchino Pinocchio!

Applauso! [applausi]

Eccolo! Eccolo, con il suo clown!

Allegro, allegro.

Bravissimi! Adesso, l'uomo più alto e l'uomo più piccolo del mondo

insieme per portare il cerchio di fuoco! Applauso!

E ora, signore e signori

so che questo può essere un gioco impressionante

troppo pericoloso, ma noi sappiamo quello che facciamo.

Siamo pronti. Rullo di tamburo. [rullo di tamburo]

Voglio un applauso di incoraggiamento. Uno, due e tre!

[insieme] Oh!

Ancora! Un altro! Via!

Ancora un altro! Uno, due e tre!

[raglio]

Pinocchio non è caduto. È un giuoco che abbiamo fatto con voi

per rendere questo spettacolo straordinario. Non può inciampare!

Portatelo via.

Chiamiamo l'uomo più forte del mondo a portare via il ciuchino Pinocchio.

Un applauso per l'uomo più forte del mondo.

[applausi] Eccoli insieme.

Guardate la bravura dell'animale, guardate come finge di zoppicare.

Eccolo qui. Ancora un applauso, grazie.

Un applauso! [applausi]

Purtroppo ti sei azzoppato, caro il mio Pinocchio.

È giunto il doloroso momento di salutarsi.

Con questa pelle ci facciamo un bel tamburo. A mare, su.

Uno... due... e tre! [ragli]

[ragli]

[fischio]

E adesso aspettiamo.

Che c'è?

E tu chi sei?

- Pinocchio dove l'hai messo? - Sono io!

- Ma come, "sono io"? - Sì, sono io!

- Il ciuchino? - Sì, Pinocchio!

- Ma come è possibile? - È possibile!

In acqua ti sei trasformato?

Sì! Non avete fatto i conti con la mia Fatina!

Oh! Un burattino che parla.

Eh? Ci può servire al circo.

Pinocchio! Vieni qua!

- Vieni. Non ti faccio niente, dai. - Ciao!

- Vieni qua! - Ciao!

Dai, non ti allontanare!

Tuffati, dai.

- Tuffati. - No, no, no.

- Tuffati! - Tu vai.

- È un ordine! - Tu vai.

- Tuffati! - No!

È giusto. Tuffati tu.

- Perché io? - Ti tuffi tu.

- Non so nuotare. - Ti lanciamo.

- Ho paura dell'acqua. - Non mi interessa!

Prendi questo... Dove vai?

- Non so nuotare. - Vieni qua!

- Vieni qua, maledetto. - Non so nuotare.

- Ciao, Pinocchio. Ciao! - Vieni qua! Ehi!

[rumore]

Aiuto!

Aiuto! Aiuto!

Aiuto!

Aiuto!

È inutile che tu gridi "aiuto".

[respiro affannoso]

Chi vuoi che ti salvi?

- Tu chi sei? - Io?

Io sono un povero Tonno

che è stato inghiottito dal Pescecane proprio come te.

E tu che pesce sei?

Io non sono un pesce, sono un burattino.

Ah.

Se non sei un pesce, perché ti sei fatto inghiottire dal mostro?

Non mi sono fatto inghiottire, è lui che mi ha inghiottito.

Oh.

- Ora come si fa? - Eh... Bisogna rassegnarci

e aspettare che il Pescecane ci digerisca entrambi.

Digerisca? Ma io non voglio essere digerito!

Nemmeno io voglio essere digerito

ma mi consolo con il pensiero che quando si nasce tonni

c'è più soddisfazione a morire sott'acqua... che sott'olio.

[ride]

Sott'olio? [respiro affannoso]

Ma... io voglio fuggire, voglio andarmene via.

Eh, fuggi...

se ti riesce.

Che cos'è quella luce laggiù?

E chi lo sa?

Io voglio andare a vedere.

- Beh, addio, Tonno. - Addio, burattino.

Ti auguro buona fortuna.

Babbo.

Babbo!

- Pinocchio! - Babbo! Babbo!

Pinocchio!

Pinocchio!

Figlio mio! Pinocchio...

Quanto ti ho cercato!

Pinocchio! Figliolo, ti ho cercato dappertutto.

Non si sta male qui, alla fine.

Sembra, ma è bello, perché poi il Pescecane mangia di tutto.

C'è pesce. Ho mangiato tanti pesci. Guarda, c'è una rete.

Ora che sei arrivato tu, possiamo pescare insieme.

Tu ti metti di là e io di qua. Possiamo prendere dei pesci grossi.

Guarda che bel posto, coi piatti.

Li c'è la camera da letto. C'è posto anche per te.

- Babbo? - Sì?

Dobbiamo fuggire.

- Come, fuggire? - Sì, dobbiamo fuggire, babbo.

No, io ci penserei ancora un po'.

Ora magari l'hai vista così un po' sottosopra

perché sei arrivato di sorpresa, ma se la metto a posto

diventa proprio bella. Vuoi vederla?

- Babbo? - Eh?

Non possiamo restare qui, dobbiamo fuggire!

Ci ho pensato, ma è impossibile.

Vieni con me.

- Pinocchio, è impossibile. - Vieni, dai, babbo!

Babbo! Vieni, dai!

- No, meglio di no. - È il momento giusto, ha la bocca aperta.

La potrebbe chiudere da un momento all'altro.

Sei sicuro? Aspetta.

Vieni, babbo. Vieni.

Pinocchio...

io non so nuotare.

Non ti preoccupare se non sai nuotare, io nuoto benissimo.

- E poi sono di legno, galleggio. - Lo so, ti ho fatto io.

Ma sei alto un metro, non puoi portarmi sulle spalle.

Affoghiamo e moriamo entrambi.

Babbo... io ce la farò.

Vieni con me.

Andiamo. Andiamo!

[respiro affannoso]

Pinocchio, affoghiamo!

Ce la posso fare!

Attaccati a me, burattino.

Tenetevi forte alle pinne.

- Si parte! - Vai, Tonno, vai.

- Grazie, amico mio. - Non mi devi ringraziare.

Se sono riuscito a fuggire dalla bocca del Pescecane

è perché tu mi hai dato il coraggio.

[respiro affannoso]

[piange]

Ma... perché piangi?

Perché nessuno mi aveva mai dato un bacio.

- Ma tu come ti chiami? - Pinocchio.

Pinocchio, ti porterò sempre nel mio cuore.

- Addio, Tonno. - Addio.

Oh... Che bella...

Che bella persona quel Tonno, eh?

Ad averlo saputo che c'era anche lui dentro al Pescecane

avremmo potuto scambiare due chiacchiere. Peccato.

- Babbo! - Sì?

Guarda!

Là, una casa, laggiù!

- Andiamo a vedere. - Andiamo, dai.

Oh...

Oddio.

Scusi? Potrei avere un po' di latte?

- Quanto ne vuoi? - Beh, un po'. Quanto me ne riesce a dare?

Un secchio di latte costa un soldo.

Un soldo io non ce l'ho.

Allora non ti posso dare niente, mi dispiace.

Ma è urgente, serve al mio babbo.

Il mio babbo ne ha bisogno. Sta male!

- Lo vuoi girare il bindolo? - Che cos'è il bindolo?

Ma poi, ce la fai?

- Ce la fai? - Ce la faccio a fare tutto.

Che cos'è il bindolo?

Il bindolo è quell'affare là.

Vai, vai! Ah! Ah! Ah!

Ah! Così! Vieni, Pinocchio.

- Sì. - Bravo, Pinocchio.

Ora, Pinocchio, stai fermo qua. Fermo.

- Ciao, Giangio. - Ciao.

Ci sono cinque pecore.

Tre capre, belle grasse.

Se tu le potessi vedere... Ce n'è una bella.

- E c'è una faraona! - Faraona.

Ora, appena fa notte, scavallo...

- e spizzichiamo. - Spizzichiamo.

- [Giangio] Ci vediamo domani. - [Pinocchio] Sì.

- Aspetta. - [Pinocchio] Ciao, Giangio.

Nasconditi! Nasconditi!

Ciao! Ehi, Pinocchio! Ti ricordi?

Sono la Volpe, il tuo amico. Che bello vederti.

Ti ho cercato tanto.

Ti volevo dire: lo sai chi ha rubato le monete?

Il Gatto, quell'infame, che è morto.

Io sono amico tuo, ti sono venuto a cercare.

Mi è dispiaciuto tanto che hai perso le monete.

Ma che fai qua?

- Lavoro. - Lavori?

- Che bello! E guadagni? - Dieci soldi al giorno.

Dieci soldi? Al giorno?

Ma scusa, ma allora... Io sono tuo amico.

Il Gatto non c'è più, è morto.

Prendiamo le monete e le piantiamo al campo. Ti ricordi le piantine?

Non mi ingannate un'altra volta.

- No. - Guarda chi c'è dietro di te: il Gatto.

- [Volpe] Perché sei uscito? - [Gatto] Perché sei uscito?

No, è lui il ladro.

Io sono amico tuo. Pinocchio!

- Perché sei uscito? - Ah!

Addio per sempre.

- No, io sono amico tuo! - Addio per sempre.

- Pinocchio! - Addio per sempre.

Ti stai sbagliando!

- Perché sei uscito? Perché? Perché sei... - Ah!

- Perché sei uscito? Perché sei uscito? - Ah!

Pinocchio, ti stai sbagliando!

- Mi dispiace, non ci casco più! - Pinocchio!

- Piantiamo le monete! - Addio, mascherine.

Aspetta!

[belati]

Pinocchio.

Fatina.

Io lo sapevo che hai un cuore buono

e io ti perdono tutti i guai che hai combinato.

Sii giudizioso e in futuro sarai felice.

[belati]

Babbo! Sono diventato un bambino!

Babbo, sono un bambino!

Sono un bambino, babbo!

Babbo!

Babbo!

Babbo! Sono diventato un bambino!

Babbo! Sono diventato un bambino, babbo!

- Pinocchio? - Babbo, sono un bambino!

Babbo, sono un bambino!

Pinocchio! Pinocchio!

[in sottofondo "Passo passo" di Dario Marianelli e Petra Magoni]

Chissà dove ti porta questa strada bianca

che sembra andare andare senza mai arrivare.

♪ Chissà se dietro quella curva Ce n'è un'altra che ti aspetta ♪

♪ E poi un'altra E un'altra ancora ♪

♪ Ma passo passo Continui a camminare ♪

♪ Cercando di capire Da che parte tira il vento ♪

♪ Se porta cielo oscuro O il profumo del futuro ♪

♪ Se frena o se ti spinge ♪

♪ Se si finge amico tuo ♪

♪ Chissà se questi campi E queste case e questi pini ♪

♪ Che passano vicini e silenziosi ♪

♪ Saranno ancora dietro a te Mentre cammini ♪

♪ E passo passo Te li lasci indietro ♪

♪ Ma tu non ti voltare ♪

♪ Non fermarti a controllare ♪

♪ Pozzanghere turchine ti salutano E tu vai ♪

♪ Il vento spazza il cielo Che si scheggia in mille pezzi ♪

♪ E tu giri ogni curva Per scoprire dove va ♪

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.