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Ehi...
(parlano in inglese)
COLPI DI TOSSE
CAMPANELLO
COLPI DI TOSSE
Come stai?
Hai preso l'aereo.
- Ho preso l'aereo. - E non è caduto?
No... a quanto pare, no.
Sono contento che sei qui.
Andiamo dentro, dai.
Pato, guarda chi c'è.
Zio Tommaso è venuto dal Canada. Te lo ricordi?
- Ciao. - La valigia?
L'ho lasciata in albergo, è qui davanti.
Ma come in albergo? Stai qui, no? Perché non stai qui?
Ho il jet-lag, meglio se dormo da solo.
- Non ti è mai stata simpatica questa casa. Pato? -Un po' è vero.
- Perché non mi hai detto che venivi? - Per farti una sorpresa.
Me l'hai fatta la sorpresa. Però me la potevi fare anche prima.
Non provi un po' di sensi di colpa per questo?
Sì, parecchi.
Io non ci dormirei dai sensi di colpa.
Infatti non ci dormo.
Per causa tua, non dormo la notte e vado da uno psicologo.
- Vai dallo psicologo? - Eh, già.
Che cazzo gli dici allo psicologo?
- Non gli avrai mica detto la verità? - No.
Aspetta, ti ho portato una cosa. Prima che mi dimentico.
Un bel whisky.
E altre cose.
- Cos'è questo? - Un disegno dei bambini.
Queste sono cose che è meglio evitare.
Allora, Tommaso... quanto ti fermi?
- Quattro giorni. - Come mai così poco?
Lunedì devo tornare a lavorare.
Sei qui per farmi il discorsone... pure tu.
Quando ho saputo quello che hai deciso...
..ho pensato che ne potevamo parlare.
- Ho fatto male? - Sì, hai fatto male.
Se la pensi così pure tu, puoi andare a fare in culo in Canada.
Prendi tutta questa roba e torni a casa.
- Il whisky magari lo tengo. - Senti un po', Giuliano...
Tu conosci la mia paura dell'aereo, no?
Quindi, secondo te, io mi faccio un viaggio così lungo...
..arrivo qua, tu mi mandi affanculo e io torno a casa?
Resto quattro giorni, Giuliano.
E mi devi sopportare. Magari sarà un po' difficile.
Ma io ti ho sopportato tutta la vita, tu mi puoi sopportare quattro giorni.
Allora fai una bella cosa...
..prendi Pato e lo porti al parchetto qui davanti. Te lo ricordi?
Ci vediamo fra venti minuti. Io vado a fare una doccia.
Okay.
Quanto sei bello!
Bello non sei mai stato.
Andiamo?
Vai.
- Vai! (Tommaso) Ecco qua. -Presa!
Qua, cuccia. Giù.
Giù, Pato.
< Bravissimo.
Ciao...
- Pato, ciao. - Lo conosci?
Sì. Tu sei amico di Giuliano?
Eh, sì.
Dagli questa.
- Me l'ha chiesta una settimana fa, ma non l'ho più visto. -Va bene. Grazie.
- Sono 50 euro. - Come no.
Scusa, credevo che aveste un accordo tra voi, ma...
- 50 euro... così... - Tranquillo.
Ma figurati!
- Tanto... - Giuliano come sta?
È a casa a fare la doccia. Direi bene.
Tu sei molto amico suo?
Eh, sì.
< Me lo saluti tu? < Certo.
- Chi devo dire? - Lo sa!
Ah, lo sa. Certo. Lo sa, sì!
- Ma è Pato? - A quanto pare, è la star del parchetto.
- E dov'è Giuliano? - A casa.
< Tutto bene? - A casa. Allora...
Io vado a casa. SQUILLI DI CELLULARE
- Ehi. (Giuliano) Allora vieni?
Sì, stiamo arrivando. Ma prima di me arriva una ragazza che ti cercava.
Una un po' agitata. Carina, ma... Vi lascio soli? Dovete dirvi qualcosa?
- Come è fatta? Occhi azzurri? - Sì. Carina, occhi chiari, però...
- Era agitata. - Capelli lunghi, alta un metro e 68?
Mah, forse un metro e 69, 70.
- Ma che ne so? - Che incubo!
Esco prima che arrivi. Ci vediamo alle scalette.
- Ti ricordi le scalette? - Sì, me le ricordo.
SEGNALE DI LINEA INTERROTTA
Ma come fai tu?
Non mi guardare così, mi viene l'ansia.
(sottovoce) Tommaso... andiamo, quella è ancora nei paraggi.
- Andiamo. (sottovoce) Ma chi è?
Una rompicoglioni, un'attricetta...
- Poi ti spiego bene. Andiamo. - Dove andiamo?
Dal veterinario, sta qui sotto. A piedi ci mettiamo un attimo.
Tommaso, ma perché stiamo parlando piano?
- Non lo so, hai cominciato tu. - Ho cominciato io?
Comunque, prima della ragazza agitata...
..un'altra mi ha dato questa roba per te. Magari è meglio non andarci in giro.
- 20 euro. Le avevo detto 50. - No, sono 50. Gliel'ho dati io.
Ti ha fregato. Sono 20.
- Quale metto? (Tommaso) Perché metti una foto del cane?
Così lo adotta qualcuno. Almeno si spera.
Non lo può prendere tua cugina?
No, ha una casa piccolissima e ha anche un gatto.
È una bella rogna. Tra l'altro, con lui ancora ci devo parlare.
- Ah, ci devi parlare. - Fai dell'ironia? -No.
Non sono piante, sono cani. Lui ha un suo punto di vista.
Guarda come sta attento. Che sguardo!
- Sì. - Questo capisce tutto.
Io ho due figli e uno è Pato. Hai capito?
- Signor Baroni, può entrare. - Sì, grazie.
Me lo tiene? È molto sensibile, non vorrei che assistesse.
Andiamo, Tommaso.
- Ricontrolla i parametri. - Certo, dottore.
- Ciao, Giuliano. - Come stai?
Bene. Tu? Scusate, oggi è un inferno.
Non ti preoccupare.
- È una cosa veloce. - Dimmi.
- Ho un problema con Pato. - Per la zampa?
No, la zampa sta benissimo.
Volevo sapere come potrebbe reagire a una perdita, a un lutto...
Se...
- Se muore... - Il padrone.
Come potrebbe reagire?
Beh... come nel caso di un abbandono.
- Gli animali soffrono le perdite. - E a livello fisico?
All'inizio potrebbe sembrare assente, avere reazioni psicosomatiche...
..problemi di digestione...
Ho capito. Sai quelle notizie sui giornali...
..quei titoloni che scrivono per far piangere la gente?
Il cane che veglia per giorni il padrone morto...
- Vogliamo andare in ufficio? - Non ce n'è bisogno.
Ero solo un po' preoccupato per il cane.
Siccome devo darlo in adozione...
..sarebbe meglio una famiglia con bambini...
..o un uomo solo come me?
Non lo so, Giuliano.
Se vuoi, posso sentire un mio amico esperto in psicologia animale.
Sarebbe una bellissima idea.
Gli pago delle visite anticipate. Voglio che chiunque lo prenda...
..poi deve venire da te.
- Non gli faremo mancare nulla. - Lo lascio qualche ora.
- Andiamo a fare un giro. - Va bene.
- Grazie. - Di nulla.
- Ciao, Giuliano. Arrivederci. - Arrivederci.
Quanto sei bello, Tommaso.
Quanto ti voglio bene.
Cos'è che conta nella vita? L'amore.
La famiglia, le unioni, i rapporti.
Io e Pato.
Io e te.
Mi hai messo dopo il cane.
Però va bene. Se mi porti a fare colazione, va bene tutto.
Adesso ci andiamo a fare colazione.
Chi l'avrebbe detto che, dopo tanto tempo, saremmo rimasti amici?
Io no.
Ti posso dire una cosa importante?
- Ma facciamo colazione? - Aspetta! Devo dirti una cosa.
Dai, di'.
Ho sempre ammirato di te il fatto che non chiedi mai nulla in cambio.
Tu sei generoso, Tommaso. Io no.
E vabbè. Grazie.
- E tu? - Io che?
Non hai imparato nulla da me in tutti questi anni?
- Neanche una cosa? - No, niente.
Che sei coraggioso. Tu sei coraggioso.
Hai sempre affrontato le situazioni con coraggio.
Anche adesso.
È valsa la pena venire giù da quel buco di culo...
Come si chiama il paese? Mi faceva sempre ridere.
Non mi ricordo mai: "Casomai"...
.."Hai-visto-mai", "Dove-cazzo-stai"... Come si chiama?
- Cat's Eye. - "Che-sai"!
- No, Cat's Eye, Occhio del Gatto. - Occhio del Gatto.
Taxi! Cat's Eye.
Senta, mi porta a Cat's Eye?
- Buongiorno. -Buongiorno. - Scusa per il ritardo.
Non si preoccupi, dottore.
Stamattina mia cugina non è potuta venire.
- Ho portato il mio amico. - Piacere. -Piacere.
Viene da Cat's Eye, un paese...
..del Canada. Non so se conosce.
Di solito ci va chi ha problemi con la giustizia.
- Non ho problemi con la giustizia. - Lo immaginavo.
È venuto a salutarmi.
Per sempre.
Come ti accennavo, dovremo cominciare un nuovo ciclo di chemioterapia.
L'idea è cambiare farmaco. E come ti ho detto...
..vorrei fare anche una TAC al fegato. È prioritaria.
Vieni domani o dopodomani per le analisi e facciamo la TAC venerdì?
No.
Ero venuto per dirle che io non vengo più.
Giuliano, se la volta scorsa, parlando del risultato delle analisi...
..ti ho dato l'impressione che magari... - No.
Abbiamo fatto il possibile. Vero, dottore?
Sì.
A me non va più. Non mi va di entrare e uscire dall'ospedale.
Non mi va più.
Mi mancheranno le infermiere.
Quello sì.
È un anno che combattiamo con questo cazzo di cancro ai polmoni.
Adesso che respiravamo un po'...
..si è messo a passeggiare per tutto il corpo. Capito, Tommaso?
Se io facessi questa chemioterapia con il nuovo farmaco che dice lei...
..guarirei? So che di solito la gente non lo chiede, ma io sì.
- Guarirò? - No. No.
Non credo.
Morirei lo stesso.
Sì.
- E che senso ha? - Per guadagnare tempo, Giuliano.
Rifletti sulla decisione da prendere.
- Avevi promesso di stare zitto. - Mi faccio 10 ore di aereo ad andare...
..e 10 a tornare per stare zitto? Per venire qui e non dire niente?
- Di quanto tempo parliamo? - È difficile dirlo.
Ci sarà un'accelerazione senza il trattamento.
Se non continua il trattamento, quanto tempo può reggere?
Non è facile prevederlo, dipende dall'evoluzione della malattia.
Direi che c'è poco altro da dire.
- Devo firmare qualche foglio? - No.
Scriverò un rapporto per la commissione dell'ospedale...
..e trasmetterò la tua decisione. (Giuliano) Va benissimo.
Dimenticavo che le ho portato una stupidaggine.
È un film che ho fatto tanti anni fa.
Un film di rara bruttezza. Però ricordavo che a lei piacciono i polizieschi.
Si chiama "A costo di farla franca".
Grazie, non dovevi.
Se ci ripensi, io sono qua.
Ciao.
- Grazie. Arrivederci. - Arrivederci.
Giuliano, parliamo un attimo?
- Mi faccio leggere le carte. -No. - Vieni, fatti leggere le carte.
- Mi voglio far fare i tarocchi. - Forza. Scegli quattro carte.
- Quattro? - Sì.
- Tommaso. - Eccola qua. Vai.
< Fammele sistemare. Dunque...
Che vuoi sapere? Amore, lavoro, passioni...
- Il futuro. Il mio futuro. - Futuro? Ce l'ho.
Ecco qua.
- Voi siete molto amici, vero? - Sì.
Però ho l'impressione che litigate spesso.
- Lo vedi che ci prende? - Eh! È il lavoro mio.
Tu sei un creativo. Fai un mestiere creativo?
Non so, sei uno artistico.
E tu che eri scettico.
Ah, no. Questa è una bella cosa: farai un lungo viaggio.
Lunghissimo.
- Ma sei un grande. Hai capito? - Vabbè.
Se mi cerchi, sono là.
- Si è incazzato? - Dove vai? Tommaso?
(Giuliano) Non è incazzato. È che mi vuole bene.
Io non godo di ottima salute.
- Mi dispiace. - Comunque tu sei davvero un grande.
- Gli altri pensano che sia una stronzata. E invece... -È una cosa seria.
Tu ci credi veramente.
- Vabbè, grazie. - Aspetta un attimo.
- Non hai soldi, vero? - Vedi che sei un fenomeno?
- Sei il numero uno. Come ti chiami? - Enzo.
- Ciao, Enzo. - Buona fortuna.
È un fenomeno. Se ci fosse ancora la schedina, la farei fare a lui.
Che c'è?
Niente. Non sono più abituato.
- A cosa? - A te.
- Posso farti un regalo? - Certo.
- "La vita delle anime". - Se non vuoi leggerlo, lo capisco.
Come no. Ormai me l'hai regalato, lo leggo.
- Grazie. - Arrivederci.
Chi era quella ragazza del parco? Quella un po' strana, carina...
È un'attrice. Molto, molto attrice.
E qual è il problema? Pure tu sei attore, molto attore.
È vero, ma lei è un'attrice sensibilissima.
Forse troppo. È sensibile per qualsiasi cosa, per tutto.
E se sei sensibile per tutto...
..non sei sensibile per niente. Ecco qua, vedi? Agenzia delle Entrate.
- Queste sono cose serie. - Ammazza! È alto.
È alto sì.
- È alto sì, caro Tommaso. - Grazie.
- Grazie mille. - Però...
..ho 90 giorni di tempo per pagare. - Vabbè.
Che è? Che guardi?
È entrato un attore con la moglie. Ha finto di non vedermi.
- Magari non ti hanno visto davvero. - No, mi hanno visto.
- Hanno guardato qua. - E perché avrebbero fatto finta?
Sentono l'odore della morte.
E si spaventano.
Spaghettino con le vongole?
- Mi perdoni un attimo? - Dai, Giuliano.
Non serve, Giuliano.
- Sergio! Come stai? - Ciao.
- Bene, diciamo bene. Tu? - Ciao, Giuliano.
- Provo a schivare i colpi questo periodo. - Tu? Tutto bene?
- Bene. -Come al solito. Lei lavora sempre e io molto meno.
- Niente di nuovo. - Sempre il solito.
Tu sei in scena o ho letto male?
Sono in scena con "Le relazioni pericolose". Perdibile.
Mi hanno detto che è divertentissimo. Veniamo di sicuro.
Vi dovete sbrigare allora.
Mancano poche repliche.
- Dove sei seduto? - Lì, con il mio amico Tommaso.
- Non ti avevo visto. - Come no. Mi avevi visto benissimo.
Hai fatto finta di non vedermi e anche lei.
- Giuliano, per favore... - Non pretendo che mi chiamiate...
..o mi cerchiate. Non lo pretendo.
Però, se ci incontriamo...
..in posti pubblici, magari un saluto, eh?
O un abbraccio, farebbe molto piacere. Non lo so, magari...
..in qualche modo vi capisco.
Non so come reagirei sapendo che tu, Sergio, hai un cancro ai polmoni.
Bene, tolgo il disturbo.
- Ciao, ragazzi. - Ciao.
- Ti senti meglio? - Molto, molto meglio.
- Eravamo allo spaghettino... - Alle vongole. -Alle vongole.
Ma io mi ci gratterei un po' di bottarga.
Temo che il Visconte di Valmont torni da noi.
La zia lo vuole invitare nuovamente. Pare che sia un libertino.
A Parigi non si parla d'altro. Pare che abbia sedotto anche...
..la nipote di Madame Violette che stava per sposarsi.
Ascoltate le mie preghiere. Andatevene! Mia madre sta per arrivare.
Se ci trovasse qua così, sarebbe un vero guaio!
- No. - Sì!
Perché il cuore mi batte...
..così forte quando gli scrivo.
È la quinta volta che lo vedo. Mi viene un sonno!
(Giuliano) Non disperate. La vostra amata Cécile.
Grazie.
Eccoli qua. Via!
PAROLE NON UDIBILI
- Va bene il bancone? - Sì, certo.
Ciao.
- Salve. - Vuoi una birra? -Sì.
Due birre. Grazie.
Dalle foto sembra che stai bene.
Si mandano sempre le foto migliori.
- Comunque sto bene. - E quando torni, non ti manca?
- L'Italia? - Sì.
No. Mi mancate tu e Giuliano, mi mancate voi.
- Tu come stai? - Io sto bene. Ci provo.
- Daniele ha deciso di fare l'attore, come lo zio. -Ecco fatto.
- Grazie. -Grazie. - E il padre?
Il padre è gentilissimo e carinissimo una volta al mese.
- Che grande! A lui, allora. - Sì.
Com'è andata dal medico oggi?
Gli ha detto quello che ha detto a noi.
Io ci ho provato, Paola.
Ma non c'è stato niente da fare.
L'ho fatto a modo mio, magari l'ho fatto male.
Però non ho neanche tutta questa esperienza.
È il primo amico che muore.
Non sai quanta gente mi chiama, mi chiede, vuole sapere.
Però poi hanno la loro vita.
Io sono completamente da sola.
- Non ce la faccio, mi devi aiutare. - Ci sono io, non sei sola.
Sono venuto apposta.
Magari poi le cose le faccio male, ma...
..adesso imparo. Ci riprovo. Comunque ci riprovo.
- Hai promesso. - Certo. -Ciao, ragazzi.
Ciao. Devo dirti molte cose.
Soprattutto rispondi ad Alfredo, per favore.
Alfredo non deve rompere i coglioni.
- La mia agente sei tu d'ora in poi, contenta? -Sì, che culo! Grazie.
- Ti è piaciuto lo spettacolo? - Sì.
- L'hai capito? -No. - Lo sapevo. Emilio!
VIBRAZIONE DI CELLULARE
- Giuliano. - Che stai facendo?
Sto dormendo.
- Tommaso... - Non voglio parlare, vorrei dormire.
È già un miracolo che mi sono addormentato.
- Ma vieni? - Aspetta, aspetta.
Passi? Faccio aglio, olio e peperoncino. È ora di cena in Canada.
Ma non siamo in Canada. Siamo in Italia ed è ora di dormire.
Ci facciamo una canna, ci viene fame, mangiamo e dormiamo.
Ma perché devo ricominciare la giornata da capo?
Tommaso, io soffro di insonnia.
Se dormo, faccio sogni verissimi e mi fanno un po' paura.
Spesso sogno i miei genitori.
Il tuo libro dice che è normale sognare i morti nella mia situazione.
- Sai perché? - No. Perché?
È un modo inconscio di prepararci al viaggio.
Pensare a chi verrà a prenderci.
- Perché? Ti vengono a prendere? - Certo.
E dove? Come funziona? C'è un punto di raccolta?
Ma che ne so. Sono ancora al primo capitolo.
A te chi piacerebbe ti venisse a prendere?
A te chi piacerebbe ti venisse a prendere?
Ma che ne so... Dai, Giuliano.
Io mio padre. Anche se non ci ho mai fatto pace, vorrei che venisse lui.
Mi darebbe sicurezza. Mia madre era rincoglionita.
O arriva tardi o si perde.
Fammi capire. Ti vengono a prendere per accompagnarti in cielo?
- Non lo so. Penso di sì. - Ma non eri ateo tu?
Sì, molto. Prima molto.
Ora per niente. Ti credo.
Io continuo a leggere. Se hai fame, chiama.
Oh!
Ti voglio bene. SEGNALE DI LINEA INTERROTTA
Pure io.
COLPI RITMATI ALLA PORTA
COLPI RITMATI ALLA PORTA
(Giuliano) Eccolo qua! Buongiorno, Tommaso!
Andiamo.
Come stai? Ti ho fatto preparare delle uova strapazzate...
..e del succo d'arancia. Vieni pure, Camilla. Metti qui.
Guarda com'è bella Camilla. Presumo... Grazie, Camilla.
Mangiate questo lì a Cat's Eye, no?
Colazione perfetta. Non ho la vasca da bagno.
Lavo Pato. Non vorrei puzzasse ora che lo portiamo dai signori.
Va bene? Mangia tutto, sennò poi rompi i coglioni che hai fame.
Ci sarà lo shampoo per cani? Non credo.
< Ecco qui. Vieni, Pato.
< Ecco qua. Bene.
< La doccetta è corta qui.
< Pato, semplificami. Okay.
< Metti la zampa. Bene.
< Dai che la doccia è corta. Stai in piedi.
Capito, Pato? Se la famiglia dove andiamo non ti piace...
..tu ci fai l'occhiolino e li mandiamo a fare in culo.
Dai, Tommaso.
- È Caterina? - Eh?
Non è Caterina quella? Vieni.
- Che stai facendo? - Stai basso. -Eh?
- Stai giù. Passiamo di qua. - Veramente? Fai sul serio?
Ti abbassi? Sennò ti riconosce.
Guarda che scena.
- Piano. - A 50 anni passati...
- Giuliano! - Caterina.
Abbiamo perso il telefono di Tommaso.
- Ah... - Sì.
- Sei sempre nei paraggi? - Perché non rispondi mai?
- Non rispondo a nessuno. L'hai trovato? -Mi sa che non era qua.
- Ti posso parlare? -No, adesso no. Stiamo andando dalle persone...
..che dovrebbero prendere Pato. - Vuoi farlo adottare? -Sì.
No, non lo so, Caterina. Adesso vediamo.
- Lo prendo io. - Ma cosa? Non è il caso.
- Non è il caso. Ci fai andare? - Possiamo parlare dopo lo spettacolo?
Sì, dopo lo spettacolo. Magari ti chiamo io.
Ciao.
- Arrivederci. < Ciao.
Grazie.
- Permesso. - Avanti. < Prima Pato.
- È tenerissimo. - È una razza buonissima.
Bene, non ci serve un cane da guardia.
No, nonostante l'aspetto...
Eccoci qua. Come si chiama il bambino?
- Sasha. - Che bel nome!
L'abbiamo adottato in Russia. Aveva tre anni.
Che dici, Pato? Ti piace questa casa?
- È bellissima. < Perché l'hai chiamato Pato?
- Per il giocatore del Milan? - No. Per il fratello di Falcao.
È una cosa mia.
- Beh, tua... - Nostra. Della città.
Ecco.
Noi invece siamo molto felici.
- Soprattutto per la terapia. - Quale terapia?
Il terapeuta dice che è un bene per il bambino...
..adottare un animale come abbiamo fatto con lui.
L'identificazione tra i due è...
- Adottati tutti e due. - Sì.
Bene.
Perché hai deciso di lasciarlo?
Perché devo fare un viaggio molto lontano.
- Non potevo portarmelo dietro. - Bello. Dove vai?
Dove vado?
Dove andiamo...
Sì.
Cat's Eye.
- È un posto bellissimo. - Ma che bello!
Che bello! E perché non lo portate con voi?
Perché abbiamo...
..un appartamento piccolino, senza spazio fuori.
- Ah... - Sì, ma è una bomboniera.
- E poi quello è un paese comunque... - Tollerante.
Quando tornate in Italia, verrete a trovarlo qui.
Su quello non c'è dubbio.
Perché non lo lasciate oggi per provare?
- No. Perché? - Per vedere come si trova con Sasha.
- È una buona idea. - Non è una buona idea.
Vedi anche come si trova lui, no?
Tranquillo. Starà benissimo.
Domani ci sentiamo e vieni a prenderlo.
Perché no?
Beve molta acqua.
E mangia alimenti per cani, le crocchette.
- Io ci metto in mezzo dei pezzetti di carne rossa. -Va bene.
E va matto per l'ossobuco.
- L'ossobuco. (Giuliano) Il midollo.
- Bene. - Ora non c'è bisogno...
- No, no. L'ossobuco. - Stasera ossobuco.
Okay. Volete vedere la casa...
..per vedere dove starà Pato? - Certo.
- Vi faccio strada? - Grazie.
(donna) Andiamo di qua. Attenzione alle scale.
(Tommaso) Su c'è la zona notte? (donna) Sì. La zona notte.
Ormai era tanto che stavamo insieme.
Mangiavamo insieme, dormivamo insieme.
Guardavamo la TV. È dura.
Non l'hai abbandonato. Domani lo rivedi.
Stanotte dormi con me. Non voglio dormire da solo.
- Va bene. - Dormi sul divano, tanto per te è uguale.
No, non è uguale. Però va bene.
Andiamo. Devo fare una cosa.
Che cosa?
Non ci posso credere, dai.
Se non vuoi venire, lo capisco.
Salve. Io avevo bisogno di una bara.
Una bara non tanto costosa.
- È per un parente? - No.
No, è per me.
Ah.
- Ha già in mente qualcosa? - No, è la prima volta. Lei capirà.
- Le faccio vedere alcuni dei modelli che vanno per la maggiore. -Sì.
Ecco, vede?
- Lei quale sceglierebbe di questi? - Dipende da quello che si cerca.
- No, lei, proprio lei. - Per me dice?
- Sì. Quale? - Beh, io...
A me piace molto questa, per esempio. È il modello Oriente.
Bella, no?
- Ho capito. E perché? - Ha rifiniture di pregio.
Tutti gli interni sono fatti a mano, è di quercia.
- E soprattutto è un Made in Italy. - E soprattutto costa 2.500 euro.
Sono tanti... 1.500.
No, non posso. Il modello Oriente è il top della gamma.
- Mi dispiace. - Ho capito... 1.800?
- 2.300. È di quercia. - A me poco cambia...
..se è di quercia. 1.800.
- 2.200? - Ha detto 2.100?
Io ho sentito 2.000, ma forse mi sbaglio.
L'usato non lo trattate?
- Come usata, scusi? - Sicuro. Usato sicuro.
Vabbè, 2.000. 2.000 euro e ce la portiamo via.
- Non adesso che siamo in taxi, però... - Con calma.
- Stai preparando un discorso? - Quale discorso?
- Per il funerale. Lo stai preparando? - No, non lo sto preparando.
E non ho nessuna intenzione di prepararlo.
- Non credo che parlerò. - Allora non parla nessuno.
- E vabbè. -Invece un bel discorso pesante, con la bara al centro e i fiori.
- La finisci? - Non ti ridurre all'ultimo.
Io ti conosco. Ti riduci all'ultimo e poi il discorso viene una merda.
- Hai capito? Allora? - Allora basta.
Chiedo il conto.
Mamma mia!
- Che c'è? - Si sta sedendo?
- Ma chi? - Quello che è entrato adesso.
- No, sta in piedi. Perché? Chi è? - È un amico.
Sono stato a letto con la moglie.
Si sono lasciati subito dopo. Insomma, un amico... -Sta venendo qui.
Giuliano.
Luigi!
Allora? Sei in forma strepitosa. Quanto è che non ci vediamo?
- Vai a correre tutte le mattine? - Solo quando posso.
- Ho capito. Non ti avevo visto. - Sono appena entrato.
- Non ero sicuro che fossi tu. - Come va?
- Molto bene. Lavoro... Ciao. - Ciao, sono Tommaso. -Luigi.
- E lo studio? Ce l'hai ancora? - Sì, ho un nuovo socio.
- Sono veramente contento. - Senti, Giuliano...
..ho saputo del tuo problema.
Me l'hanno detto da poco e mi fa stare molto male.
Volevo solo dirtelo. Ti penso certe volte, sai?
Mi dispiace veramente.
- Grazie. - Coraggio.
- Vi lascio mangiare. - Grazie. Grazie davvero, Luigi.
- Luigi... - Ah, ti presento Monica.
- Lui è Giuliano. - Piacere. Giuliano. -Piacere mio.
Senti, prima sei venuto lì a parlarmi...
..e non me l'aspettavo. Mi hai emozionato.
- Ti devo chiedere scusa. - Non c'è bisogno.
Sì, invece. C'è bisogno, perché eravamo amici.
Ho fatto veramente una brutta cosa. E poi ti chiedo scusa...
..perché non l'ho fatto in quel momento. - Accetto e ti ringrazio.
Però quello che è successo mi ha permesso di conoscere Monica.
- Aspettiamo un bambino. - Ah!
- Auguri. (Monica) Grazie.
Andiamo, Giuliano.
- Salve. - Ciao. -Ciao.
Auguri ancora.
(attrice) Il Visconte di Valmont vuole tornare qui.
La zia lo vuole invitare nuovamente. È un libertino.
< A Parigi non si parla d'altro. - Mi sa che tocca a me. Che devo dire?
- Che devo dire? - Che ne so. Lo chiedi a me?
Ho questo vuoto di memoria... Mi succede sempre più spesso.
- Tocca a me o no? - Chiedo a qualcuno. Aspetta.
Chiama qualcuno.
Si vanta con la Marchesa delle sue conquiste.
(attrice) Ha origliato il Visconte...
Scusa. Giuliano non si ricorda la battuta. Gli serve un suggerimento.
- Aspetta qui. - Sì.
Buongiorno, madame.
State dissertando sull'amore.
Buongiorno, Visconte. Parlavamo degli insidiosi percorsi dell'amore.
E sareste pronte a rigettarli?
In nome della vostra scellerata castità?
Voi dimenticate che l'amore è una medicina.
< È l'arte di aiutare la natura.
- Disturbo? - Direttore, lei non disturba mai.
- Ti ho mai presentato il direttore? - Piacere.
- Molto lieto. Piacere. - Prego. Si sieda.
- Come va? - Giuliano, Giuliano...
Ho saputo della tua malattia. Me l'hanno detto una settimana fa...
..e mi sono messo a piangere.
E non ho parole di consolazione.
- La ringrazio. -Però, come diceva il nostro Oscar Wilde...
.."Se un amico non mi invita per il suo compleanno, non mi importa."
"Ma se non condivide con me un grande dolore, io mi offendo".
E io mi sono un po' incazzato con te, devo dire la verità.
Perché penso che avrei dovuto essere il primo a saperlo.
- Siamo amici o no? - Certo che siamo amici.
Chi ha fatto il finimondo per portarti qui?
Sembrava una bestemmia...
..portare un attore della TV su questo palcoscenico.
È stato lei. Ma io pensavo di darle fastidio, non mi sembrava...
..il caso. - Giuliano, sei una bellissima persona.
Quando me l'hanno detto, volevo fermare tutto...
..mandare tutto a fare in culo, ma non si può.
Il teatro deve sempre andare avanti.
Anche se trovare il tuo sostituto...
..è praticamente impossibile.
- Chi è? - Filippo. Filippo Buttafuoco.
Ti prego, non fare commenti né paragoni.
È il meglio che ho potuto trovare.
Tu mi capisci, no?
Ti penso sempre, credimi. Buonasera.
Mi ha licenziato.
Mi pare di sì.
Va tutto in malora, Tommaso.
Brutto.
(TV) Le carcasse di auto e motorini raccontano la potenza dell'esplosione...
..che questa mattina ha fatto strage... SQUILLI DI CELLULARE
- È Paola. (Giuliano) Rispondi, Tommaso.
- Tanto vorrà il resoconto della giornata. (Tommaso) Paoletta.
Come stai?
Noi bene. Sì.
PARLA IN ARABO ALLA TV < Tranquilli.
Lui è un po' giù.
No, la replica è andata bene, solo...
In camerino è venuto il direttore del teatro.
Te la spiega meglio lui questa roba.
Glielo dico. Okay.
Ciao. Ciao, ciao.
(TV) Vengono definiti i "cuccioli di leone" del Califfato.
- Diventeranno combattenti della Jihad. - Hai ancora il whisky?
- Sì. - Dice se la richiami.
Sì, la richiamo.
Che senso ha uccidere in nome di Dio?
(TV) Non si può verificare la veridicità del video.
È una cosa che sa fare benissimo da solo.
(TV) In diversi attentati l'Isis ha usato...
Vabbè, però ora spegniamo la TV, perché ci manca solo questa.
Anzi, mettiamo pure un po' di musica.
Con questo apparecchietto del futuro... Guarda qua!
"AIN'T NO SUNSHINE" DALLO STEREO Ancora va però.
- Sì. - Facciamo un brindisi, Giuliano?
Un brindisi a una cosa che mi è rimasta impressa. Ti prego.
- Cosa? - Ti prego.
Alle pastarelle del direttore.
- Se le è riportate indietro. - È vero.
- Perché? Per chi erano? - Non lo so. -È un mistero.
Si sarà sbagliato.
- Ammazza! È forte. -Con te mi è successo come quando hai cinque anni.
Sei piccolo e vedi un altro bambino che ti sta simpatico.
Gli dici: "Vogliamo essere amici per tutta la vita?"
- Solo che con te è successo all'università. - Ma tu all'università avevi cinque anni.
Tutto torna. E poi non hai mai fatto l'università.
Smetti di dire questa cosa. L'hai occupata...
..perché sentivi sapori strani.
Sei sempre stato un grandissimo cane da tartufo.
- Hai ragione. - Ma da tartufo bianco.
(Giuliano) Eh, sì.
Sì, sì... Come no.
È stato buono il cane?
Grazie.
E quindi?
< No, non c'è problema. Ci vediamo dopo.
Grazie, grazie. Ciao.
- Che palle! - Che è successo?
Ieri il bambino non ha fatto in tempo a conoscere il cane.
È arrivato tardi. Al parco ci vanno oggi.
- E a prendere Pato ci andiamo domani. - Vabbè.
Meglio, no? Vuol dire che ci tengono.
Sì, speriamo di sì.
- E quindi oggi che si fa? - Che ne so.
Il programma era di andare a prendere Pato.
- Ma Leonardo? - Bello di papà.
< Quanto è bello!
Fra qualche giorno fa 23 anni. Pensa come passa il tempo.
È vero! Chiamalo, vediamoci.
Mangiamo insieme. Mi fa piacere vederlo.
Non sarebbe una cattiva idea. Dici davvero?
- Certo. - Ma per quando?
Anche oggi. No?
Ma questa è un'idea geniale.
Tu sei un grande! È un'idea favolosa!
Se poi vuoi restare con lui, io lo saluto e vi lascio soli.
Ma se io ti porto sempre come esempio quando si parla di studio, di vita.
Gli racconto un sacco di cazzate.
I biglietti falli tu, io non ci capisco niente.
- Quali biglietti? - I biglietti aerei.
Oh! Leo vive a Barcellona.
A Barcellona?
- Studia lì. Te l'ho detto cento volte. - Non mi ricordavo.
- Dai. -Quindi dici di andare a pranzo a Barcellona?
- L'hai proposto tu. - Non ricordavo che era in Spagna.
Ho capito, ma hai avuto questa idea geniale.
Sei un genio, sei pure laureato.
Se mi dicessero: "Dove vuoi andare, Giuliano?"
Io direi: "Con il mio amico Tommaso a Barcellona, a trovare mio figlio Leo".
Al compleanno, poi. Dai, fai i biglietti.
Io vado a fare una doccia. E poi, Tomma'...
..l'hai detto, ma se non te la senti...
Prendiamo del pane, andiamo a Villa Borghese, ci sediamo su una panchina...
..e diamo da mangiare alle paperelle. - No, no.
Potrebbe essere il nostro...
Ti ho già detto grazie?
Ma Leo come sta?
Meglio.
Poi lui non è uno che esterna molto.
Fa bene. E poi io non...
Non gli ho detto tutto tutto.
- Cioè? - Cioè!
Lui...
..crede che la situazione sia sotto controllo.
Perché glielo dovrei dire?
Voglio che stia bene. Quando sarà il momento, glielo dirò.
(Giuliano) Che è questa faccia?
Ma perché glielo devo dire? Gli ho fatto passare un anno terrificante.
Sta a Barcellona con la fidanzata, sta bene.
- Perché gli devo rompere i coglioni? - Magari ha diritto di sapere.
- Tutto qua. - Ammazza che palle!
Ammazza che coglioni! Tutti a dare consigli.
Non avete la minima idea di cosa significhi.
Ehi! SEGNALE ACUSTICO
- Che c'è? -Signorina, ci porta una bottiglia d'acqua o un caffè?
Adesso no. Deve allacciare la cintura, stiamo attraversando una turbolenza.
Ecco qua.
Non sarebbe bello adesso?
Io e te, morire insieme.
Ma che c'entro io? Scusa.
- Che vuol dire? È destino. - È il tuo destino. Che c'entra il mio?
- È il nostro. - Ecco. -Senti?
Guarda come va a finire qua.
E poi è il destino di tutti alla fine.
Polvere eri...
Oh, e dai! E su!
Guarda che città!
Guarda che città! Questo è il futuro.
Questo è il futuro. Tommaso, guarda la gente.
- Ridono tutti. -Questa è la piazza, dobbiamo andare in giù.
- Guarda. - Vedi un po'.
- Eccola. - Giù di qua.
- Che bellezza. Che bellezza! - Tieni.
- 7... 5. Là! - Eccola là.
- Lui è a casa? - Non lo so. Non l'ho sentito.
- Come non l'hai sentito? - Gli ho telefonato venti volte.
Gli ho lasciato un paio di messaggi, ma non risponde.
Ma veniamo a Barcellona e non sappiamo se Leo c'è?
Sei fastidioso.
- Non ti preoccupare. Eccolo qui il 5. - Ma se non c'è?
Dov'è?
- Ciao. Conosci Leo Baroni? - Leo Baroni?
(in spagnolo) Un secondo. Patricia!
(in spagnolo) Chiedono di Leo! - Leo non c'è.
(in spagnolo) È andato via stamattina presto. -Grazie.
- Che dice? - È uscito stamattina. Ho capito questo.
(in spagnolo) Sai dove può essere? - All'università. Di sicuro.
Grazie.
- Allora... - All'università, facile.
Guarda che bellezza.
Qui è pieno di gioventù. Passano la giornata a farsi le canne.
A fare l'amore, ad ascoltare musica... Capito?
La gioventù.
- L'università non è vicinissima. - Ma che ti frega!
Andiamo incontro al futuro. Andiamo.
Facciamo quattro passi. Il futuro!
Ecco, però il futuro è da quest'altra parte.
Adesso andiamo di là... COLPI DI TOSSE
Tutto a posto?
Comunque, siamo nella direzione giusta.
Oh!
- Vuoi un po' di acqua? - No, no.
C'è un bar là. Prendiamo l'acqua e poi un taxi.
No. Ce la faccio, ce la faccio.
- Piano piano. - Vabbè, dai.
Fammi appoggiare un attimo.
Leo! Siamo a Barcellona.
Sì. All'università.
- Nella hall. - Ma che è un albergo? Chiostro.
- Questo è il chiostro. - Nel chiostro. -La hall...
- Che vuol dire mi vedi? - Qua dietro.
- Papà. - Ma mi fai parlare al telefono?
- Che è successo? - Niente. Hai visto chi c'è?
- Sì, ho visto Tommaso. Ciao. - Come stai?
- Bene. Tu? - Non c'è male.
- Ma stai bene? - Tutto bene, non ti preoccupare.
Tommaso doveva venire a un congresso a Barcellona, no?
- Sì. - E abbiamo deciso di venirti a trovare.
- Sì, cioè... Però avvertimi che vieni. - Ti avverto?
È da stamattina che sei staccato.
- Sì, sto a lezione. -Andiamo a pranzo. Mangiamo una cosa insieme.
Sì, devo vedere. Ho un po' di impegni.
- Stasera ho un concerto di amici di Sophie. -Allora ferma tutto.
Tranquillo. Tanto noi in giornata abbiamo l'aereo per tornare a Roma.
Stai tranquillo. Io ti ho visto e...
..questo mi basta. - No, ma dai. Non fare così.
Non me l'aspettavo. Siete arrivati così...
Va bene. Andiamo a mangiare adesso? Che dite?
- Adesso. -Chiamo Sophie e andiamo a Barceloneta, al mare.
- Che dite? - Perfetto.
Questo è il posto dove vi volevo portare. FRENATA DI BICICLETTA
Grazie.
Mentre voi state qua, io vado a cercare una cartolina, okay?
Okay.
- Ci mettiamo qua? - Sì.
- È bello qui. -Sì. - Ci vieni spesso?
Abbastanza, sì.
Ho conosciuto qua Sophie.
- Cos'è? -Un regalino. Non mi potevo presentare a mani vuote.
(in spagnolo) Aspettiamo due persone. - Va bene.
Ah!
- Beh... - Piccolina, ma insomma...
- No, no. - È una... Lo sai cos'è?
- Sì. - Una pipetta.
Qui ci metti fumo, erba... insomma, quello che preferisci.
No, grazie. Bella. Io non fumo, però...
- Però grazie. - Che vuol dire che non fumi?
Non fumo.
- No, ma mi piace. - Bravissimo. Ottimo.
Cazzo, non fumi?
Vabbè, la metti lì.
- Vogliamo dare uno... - Sì.
Leo...
Mah...
Senti, ti trovi bene? Fai quello che ti piace?
Sì.
Sì...
E niente, per trovare una cartolina ormai...
Ma mia moglie si è fissata che vuole una cartolina.
Io non ho capito questo congresso che avete... Che roba è?
- Congresso. - Il congresso?
È noiosissimo, una roba terribile.
- Robotica. - Robotica?
A Montreal lavoro in un'azienda di prototipi e insegno all'università.
Questa cosa del Canada è assurda.
Tu sei andato lì un giorno, così. E sei rimasto là.
- Ti sei sposato e stai lì adesso, no? - Sto lì.
- Attento che qui fai la stessa fine. - Non credo di rimanere a Barcellona.
A me piacerebbe tornare a Roma, quando avrò finito di studiare.
A Roma? A fare cosa? Che fai a Roma? Sai le lingue.
Puoi andare dove vuoi. Fai la guida turistica?
A casa tua? Fai il centurione?
Che vuoi fare? È un deserto.
- Non ci tornare a Roma. (Leo) È arrivata Sophie.
(Giuliano) Ecco la famosa Sophie. - Ciao.
- Mio padre e Tommaso, un amico di papà. -Piacere.
Sono veramente contento di conoscerti.
Anche per me è un piacere. Perché non mi hai detto che veniva?
- Perché non lo sapevo. - È stata una sorpresa mia e di Tommaso.
Perdonate il mio flebile italiano.
- No! -Già che hai detto "flebile", parli meglio di noi.
Scegliete quello che vi pare. Tanto paghiamo noi.
Tu!
- Sono belli o no? - Dai, papà. Ti prego.
Siete bellissimi, stupendi.
Grazie. Comunque anche lei nelle foto è meno bello "che vivo".
- Si dice così? - Dal vivo. -Dal vivo, sì.
È quest'aria stropicciata che mi dà tono.
Leo mi parla sempre di lei. Dice che è molto speciale.
Dice che sono molto speciale? Invece con me parla pochissimo.
Sono dovuto venire quaggiù per conoscerti.
Così mi sento "responsabilizzata".
Ma sei bellissima! Non ti preoccupare.
Lei come sta?
Bene.
- Abbastanza bene. - Brindiamo?
- È o non è il compleanno del ragazzo? - Sì!
Certo che sì. Io direi uno Champagne.
- Sì, tanto paghiamo noi, no? - E certo.
(in francese) Cameriere!
- Hai promesso. -Appena finisco gli esami. A Natale torno a Roma.
Ti do il mio appartamento, così stai con Sophie da solo.
Io vado da mamma a dormire.
Tu che vai a dormire da mamma fa ridere.
- Comunque, se vengo a Roma, so dove andare. -Ah, sì?
- Senti, come sei messo a soldi? - Ne ho abbastanza.
No, papà, veramente. Non ce n'è bisogno.
(Leo) Li ho. - Che vuol dire?
Possono sempre servire.
Ecco. Stai tranquillo, così porti Sophie a mangiare da qualche parte...
..in un bel ristorante. - Grazie.
Noi andiamo. Tra poco abbiamo lezione.
- Sophie. - Ciao, è stato un piacere.
- Mi raccomando, trattalo bene. - Certo.
Ciao. Piacere e in bocca al lupo.
- Alla prossima. - Ciao, Tommaso. -Bello, Leo.
(Tommaso) Stai bene. - Anche tu.
Va bene. Ciao, papà.
- Ci vediamo a Natale. - Sì.
- Mi stavo portando via la mappa di Barcellona. -Non fa niente.
- Ciao, Leo. - Ciao.
Non ce l'ho fatta, Tommaso.
Non ce l'ho fatta neanche stavolta.
Dove vai?
A piangere, da solo. Un attimo.
Stasera mi voglio ubriacare.
E voglio farlo insieme a te.
Perché te lo meriti.
CANTA "CAN'T TAKE MY EYES OFF YOU"
VOCI NON UDIBILI
Hai visto come si diverte? Lo sai che è colpa tua?
Andiamo a ballare. Dai!
MUSICA SOFT
- Giuliano. - Caterina.
Perché mi eviti? Sono venuta anche sotto casa.
- Caterina, perché non mi lasci stare? - Che ti ho fatto?
- Perché non mi hai detto niente? - Sei una ragazza intelligente.
Per favore, dimenticami.
So che stai passando un periodo delicato...
..ma possiamo superarlo insieme.
- Io sono pronta. - Ci siamo visti tre volte in tutto.
Tu lo cerchi il dolore.
Ma vedrai, sei giovane...
La vita poi lo distribuisce, un po' per uno.
Non avere fretta.
Ti prego... rispetta almeno il mio di dolore.
Se ti dico di lasciarmi stare, lasciami stare. Eh?
VOCE NON UDIBILE
(Tommaso) E lui ha detto: "Uccidete la sirena".
PAOLA RIDE È arrivato uno lì...
..un colpo secco.
E la coda, che prima faceva PAM PAM PAM...
Così... sospeso.
Quanto sei stupido!
Quando parti?
Dopodomani mattina.
Domani è l'ultimo giorno.
- Mi fa strano. - Potevi restare qualche giorno in più.
Giuliano!
Giuliano.
Ehi.
Domani sera vi faccio una pasta alla Norma illegale per quanto è buona.
Paola, non mi lasciare solo con lui. Non lo sopporto più.
- Guarda, nemmeno io. Non ci lasciare soli. -Ci provo, dai.
Ci provi? Una volta un mio amico si è commosso...
- Andiamo. -Ha dato una forchettata... - Devi venire.
- Sennò mi parla tutta la sera della pasta alla Norma. -Alla fine piangeva.
- Avrà avuto altri problemi, no? - Va bene, vengo a mangiare la pasta.
Vai.
(Paola) Giuliano... - Eh? -Prendi le vitamine!
Buonanotte.
'Notte.
Oddio...
Mamma mia.
Ho paura, Tommaso.
Tanta.
Vorrei non pensarci, ma come faccio?
Come quando non vuoi pensare a una cosa e ti viene in mente.
Non vuoi pensare agli elefanti...
..e la prima cosa che ti viene in mente sono gli elefanti.
La notte, quando penso alla malattia, mi gira tutto.
Ti ricordi quando veniva il luna park qui, con il Rotor?
Ti attaccava alle pareti da quanto girava veloce.
Me lo ricordo, sì.
Ecco...
Quando penso alla malattia, mi sento così.
È come se stessi lì dentro.
Solo che prima eravamo giovani e ci divertivamo.
Adesso non ho più il fisico.
Sì, va bene. Va benissimo.
Non c'è problema.
- Non si preoccupi. - Pato.
Grazie. Arrivederci, grazie.
Grazie.
Vogliono i cuccioli. Quando dico l'età di Pato, cambiano il modo di parlare...
..la voce. - Ma la coppia con il bambino adottato?
Non lo vogliono più. Il bambino ha paura che Pato muoia.
- Il bambino ha paura che Pato muoia. - Eh...
Sì, di un'altra separazione, dell'abbandono...
Non ci aveva mai pensato nessuno.
- Non ci avevano pensato. - E quindi che facciamo?
- Che facciamo? -Posso dare un pezzo di tramezzino al cane?
- No! - Perché?
Perché è un cane. Hai mai visto un cane che mangia un tramezzino?
Lo puoi accarezzare se vuoi.
Piano. Non è un peluche.
Vabbè. Basta ora, dai. Ciao, buon appetito.
Eccoci qua.
- Prosciutto e mozzarella. - Sono uscito con il cavallo.
Stai calmo. Devi stare calmo.
Tu poi dici che baro.
Qui.
Che fai, giochi a...
(Giuliano) E io, per non saper né leggere né scrivere...
- È sotto minaccia la regina. - Fatti i cazzi tuoi.
- Se voglio mangiare questo, posso? - Allora giochiamo a dama.
- Facciamo prima, no? Una bella dama. - Vabbè.
Oggi c'è la pomeridiana, voglio andare a vedere quell'incapace.
Scusi, lei è Giuliano Baroni?
- Sì. - Che piacere!
Sono un suo fan da sempre. La seguo sin dagli inizi.
- Ah, sì? - Piacere. -Grazie.
Le posso chiedere un selfie? Sennò in parrocchia non mi crede nessuno.
- Dallo a me. -Ma sì, perché no? - Grazie.
- Pato! -Lei è molto popolare tra noi, la amano tutti.
(Giuliano) Ah, sì? Tra il clero dice? - Sì, sì.
- Tommaso? - Gloria!
- Ciao. -Come stai? - Bene. Ma sei tornato a Roma?
Sono venuto qualche giorno a trovarlo.
Non mi ha detto niente. Non parla spesso con me.
- Se lo chiamo, non risponde. - Ma non risponde a nessuno.
(Gloria) No. - Oh!
La mia ex moglie con il mio migliore amico.
- Hai visto? -Ma guarda. Mi riporti indietro di qualche anno.
- Sì, eh? - Hai parlato con Leo?
- Sì, perché? - Ieri siamo andati a Barcellona.
(Gloria) A Barcellona? - Per il compleanno.
Sì, siamo andati a trovarlo. Toccata e fuga...
- Una festa a sorpresa. - Che bello! - Toccata e fuga, sì.
Abbiamo brindato...
E... ci ho anche un po' parlato.
Ah, finalmente!
Giuliano, io non sapevo più cosa fare.
Negli ultimi tempi mi chiamava, mi faceva domande...
..io non sapevo cosa rispondere, poi...
Niente... non me la sono sentita di dirgli bugie.
E gli ho detto...
Gli ho detto tutto.
Era devastato, poverino.
Ho cercato di spiegargli che è una decisione che va rispettata...
..perché è una tua scelta.
- Sì, come no. - Vabbè, però tu ci hai parlato, no?
Sì, ma non abbiamo parlato poi tanto.
Sei stato bravo.
Vabbè, vado.
- Mi ha fatto piacere. - Anche a me. -Ciao, Gloria.
- Ciao. - Ciao.
- Per qualsiasi cosa tu mi chiami, va bene? -Va bene.
Comunque anche voi mi portate indietro nel tempo.
Sempre insieme come vent'anni fa. Ciao!
L'avrei dovuto capire dall'abbraccio.
Chiamalo.
Certo. Lo farò.
Andiamo, Pato.
(attrice) Quell'uomo mi terrorizza.
< Gli scriverò per pregarlo di starmi lontano.
Madame, buongiorno!
State dissertando sull'amore?
Buongiorno, Visconte. Ci intrattenevamo...
..parlando degli insidiosi percorsi dell'amore.
(attore) E voi sareste pronte a rigettarlo...
..per salvare la vostra scellerata castità?
- Credevo male, ma non così. (attore) L'amore è...
..come la medicina, soltanto l'arte di aiutare la natura.
- E la natura... spinge verso di voi. - Ahia!
- Si è fatto male. - Sicuro.
Adesso si fa una settimana di ghiaccio.
Scusatemi, io da ieri sostituisco un grande attore.
(attore) E non sono all'altezza, quindi chiedo scusa.
So che è in sala stasera. Un grande applauso a Giuliano Baroni!
Buttafuoco, eh?
Giuliano.
Caterina.
- Per favore. - Ti volevo solo abbracciare.
Vieni qui.
Rientro. Vado ad applaudirti.
Insomma, domani te ne vai.
Non mi piacciono gli addii, non verrò in aeroporto.
Infatti non voglio che tu venga.
Ci salutiamo per strada.
Va bene.
Prendi il taxi, vai all'aereo e te ne torni a...
..a Cat's Eye. E amen.
Mi sembra giusto così.
Devo andare un attimo al bagno.
Che c'è?
Oh!
Mi sono pisciato addosso.
- Mi sono pisciato addosso. - Non c'è nessun problema.
- Andiamo a casa e ti cambi. - Ma io ero un seduttore.
- Ero un seduttore, capisci? - Dai.
Due caffè.
Andiamo.
- Eccola qua. Ci siamo, ragazzi. - Qui è prima di andare a scuola.
La faccia è quella tutte le mattine.
Ecco qui.
- Il momento della verità. - Basta.
- A me poca, per favore. - Lei poca, tu poca...
- Chi la mangia? - Sennò mi riabituo, torno lì e...
Grazie.
- Ecco qui. - Com'era? Non è importante...
Non è importante la ricetta.
- La ricetta. -È importante saper ascoltare quello che si cucina.
Un Baroni d'annata in grande spolvero. Dove eravamo?
- Non mi ricordo. - Mamma mia! È buonissima.
- Tu non mangi? - No, stasera salto.
Buona.
- Non ci mettete la ricotta? - No, io no. -Nemmeno io. Grazie.
- Sentite, volevo dirvi una cosa. - Eccola là!
- È un segreto? Li so già tutti. - Impossibile.
Tutti è impossibile. Te lo dico io.
Volevo dirvi che io non aspetterò fino alla fine.
Quando le cose si metteranno male, molto male...
..prenderò una scatolina di pastiglie che mi ha dato un amico medico.
Bene. Hai detto questa stronzata?
- Che lo dici a fare? A che serve? - Non cambia nulla, Paola.
È solo per finire prima. Mi voglio evitare l'agonia finale.
E che debba essere tu a pulirmi il culo.
- Oppure mio figlio. - È per quello che è successo oggi?
- Ma no. - Che è successo oggi?
Mi sono... Mi sono fatto...
..la pipì addosso. (Paola) Beh?
Allora?
Era meglio se non ve lo dicevo.
Avrei dovuto scrivere una bella lettera.
Ormai l'hai detto! Ti manca la scena?
- Dai, Paola. - Tu stai zitto! Avevi detto che ci provavi.
(Giuliano) Ci ha provato. Come no.
Ha fatto quello che doveva fare, ma io ho deciso.
(Giuliano) Oh! - Dimmi che scherzi, per favore.
- Che pasticche sono? - Niente. Un amico medico...
Perfetto. Benissimo.
E da quanto ci stai pensando? Così, per sapere.
Da quando ho ritirato le ultime analisi.
Il medico mi ha detto che, di fatto, devo morire.
Perché non muori e la fai finita?
Tanto è questo che vuoi, giusto?
Tu non dici niente? Ti va bene così?
Ah, scusa. Tu sei venuto a fare una rimpatriata!
Io sono contento che tu ce l'abbia detto.
E quando sarà, se vorrai...
..io starò qui con te.
Non voglio che torni. È una cosa che farò da solo.
Perché non andate affanculo tutti e due?
Andate affanculo!
PORTA CHE SBATTE
Ho detto qualcosa che non dovevo dire?
Tieni, Tommaso. È il libro delle anime.
È interessante.
Leggilo. Non parla solo dell'aldilà...
..parla pure...
..dell'aldiquà.
< A che ora parti domani? - Due e mezza.
Allora ci vediamo...
..alle dieci in albergo da te?
Mi sono volati questi quattro giorni.
(Tommaso) È impressionante.
Buonanotte, Giuliano.
Buonanotte.
- È sveglio? -Sì. - Ho lasciato il telefono.
Ci salutiamo almeno?
Ciao. Ti tengo informato.
Anzi, no. Tanto sai come va a finire.
Paola.
Guarda che non è colpa tua.
Non è colpa mia. Non è neanche colpa di Giuliano.
Succede.
- E quindi? - Ognuno ha fatto quello che poteva.
Alcuni più degli altri.
Sai perché non ho sensi di colpa per Giuliano?
Perché sono orgoglioso di lui.
Molto orgoglioso.
- Gliel'hai detto? - No.
Non serve.
Salve.
Ecco qua.
Ho lasciato il telefono da te.
Me ne sono accorto.
- Il taxi l'hai chiamato? - No. -No, andiamo con la mia.
Beh...
- Mmh? - Eh...
- Eh? - Aho!
Aho?
Mi aspettate o ci salutiamo qua?
Io direi che ci salutiamo qua.
- Ciao, Paoletta. - Ciao.
- Buon viaggio. - Grazie.
Tieni, Tommaso.
- Eh? - Questo è il biglietto di Pato.
Questi sono i documenti, i vaccini e gli esami...
..fatti nel corso degli anni.
Volevo metterlo a bordo con te, ma... hanno detto che non è possibile.
Lo mettono nella stiva, in una specie di container.
Quando vai al check-in, lo prendono loro.
Questo è... L'ho fatta stamattina, è l'anti-rabbica.
Quando scenderai dall'aereo, è la prima cosa che ti chiederanno.
Se lo vedi che barcolla un po' come se fosse ubriaco...
..o sbava molto, è perché...
..gli ho dato delle pastiglie per calmarlo.
È una cosa normale, okay?
Quando arrivi, gli fai un bagno caldo e starà meglio.
Di' a quei banditi dei tuoi figli...
..che lo devono trattare bene.
(Noemi canta "Domani è un altro giorno") È uno di quei giorni che...
..ti prende la malinconia...
..che fino a sera non ti lascia più.
La mia fede è troppo scossa ormai...
..ma prego e penso tra di me...
.."Proviamo anche con Dio, non si sa mai".
E non c'è niente di più triste in giornate come queste...
..che ricordare la felicità.
Sapendo già che è inutile...
..ripetere: "Chissà! Domani è un altro giorno, si vedrà".
È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita.
Bilancio che non ho quadrato mai.
Posso dire di ogni cosa che ho fatto a modo mio.
Ma con che risultati non saprei.
E non mi sono servite a niente esperienze e delusioni...
..e se ho promesso, non lo faccio più.
Ho sempre detto: "In ultimo ho perso ancora, ma..."
"..domani è un altro giorno, si vedrà".
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