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(MUSICA IN SOTTOFONDO)
< Nico, okay. Su! - Pa, pa, pa, pa.
- Pa, pa, pa, pa. - Amore, dammi un bacio.
- Brigante! - Causa persa.
Ciao, amore.
< Cos'ha fatto Cosmo alla fronte? Ha rotto gli occhiali?
Mamma, non dargli il gelato prima di cena.
Scusa, con chi esci a cena stasera?
Ciao.
(BRUSIO E RISATE)
< Col motorino... Proprio col Ferrari!
< Gae: Vuoi cambiare tavolo? - No, ormai.
< Cameriera: Prego? - Un Riserva Ducale Oro del 2008.
Grazie.
- Che è successo nel 2008?
- È iniziata la crisi economica?
È nato Cosmo.
- Sei dimagrita. - Sono la stessa.
Anche io sono dimagrito. Ho eliminato i latticini.
Lo stracchino non è un latticino. La bufala sì.
Bisogna rifare gli occhiali di Cosmo. Si sono rotti.
- Dove? A scuola? < Cameriera: Il vino.
Sotto casa, mentre ti aspettavamo.
È scivolato.
Va bene. Quanto costano?
Non lo so. Li aveva fatti l'ottico di mia madre.
Perché non facciamo l'intervento al laser per togliere gli occhiali?
Hai detto mille volte questa scemenza.
Io sono scemo, si sa.
- Quest'estate che vuoi fare? - Cosa "posso" fare?
Io vorrei partire, staccare, a piedi, in bicicletta, da sola.
- Fare un lunghissimo viaggio. - Lo vorrei anch'io.
- Vorrei andare a Calcutta. - A Calcutta?
- Non mi sembra la stagione adatta. - Ho bisogno di stare da sola.
Separarmi dai bambini. Ma non posso andare così lontano.
- Ho paura a lasciarli. - Và in un posto più allegro.
< Non si può andare nella direzione opposta al proprio stato d'animo.
Che consolazione!
Potevi farti consolare dalla tua fidanzata.
- Non ce l'ho. Lo sai. - Non ti ho chiesto io di uscire a cena.
Senti, siamo qui per organizzare le vacanze dei bambini.
Cerchiamo di non offenderci e di essere meno pesanti.
- Cameriera: Volete ordinare? - Sì.
Gae: Cotoletta primavera.
- Per me un tortino di spinaci. < Anche un carciofo alla romana.
< Usate lo zenzero? Lo mettono dappertutto, allora...
- Siamo assetati d'Oriente. - Sono allergica.
Lo zenzero è una radice cinese. Assorbe tutto il peggio.
Siamo così abituati al peggio, che se ci tolgono i conservanti, crepiamo.
Siamo depressi.
Imbecilli e depressi.
< Nutrizionista non vuol dire medico.
- Non ti fidi? - No, anzi. Non mi fido dei medici.
Qual è il tuo problema principale?
< Quando mangio mi si gonfia la pancia.
Diventa dura come un tamburo.
Stenditi.
< Dottoressa, cosa fa una fata come lei in una palestra di periferia?
È una scelta.
Gli anabolizzanti li dà?
Se devi dire cretinate, esci. Sdraiati.
Io sto male davvero. Non voglio...
Rilassati.
No, no! Piano, piano. Ho appena fatto colazione, dottoressa.
< Non vorrei che mi rilasso troppo e...
< Ha sentito qualcosa? Sento che sto per morire.
Mi sento come Frankenstein junior, fatto di pezzi di cadavere
che fanno a botte tra loro.
Sono pieno di ideali, mentre il mondo non ne ha più.
Sei pieno di tossine.
È grave?
< No, ma devi togliere lieviti e latticini per iniziare.
- La pizza? - Scordati la birra.
Le canne sì, però.
Finalmente un sorriso! Avevo scommesso che ti avrei fatto ridere.
< Che hai fatto ai denti?
Scommettete su di me?
Ti chiamano "l'apache".
< Sembri uscita dalle riserve degli Indiani d'America.
Mi hai tolto tutto! Latticini, pasta...
- Che mangio? - Comincia con questa.
- Posso baciarti? - Certo che non puoi.
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
(GEMITI DI PIACERE)
< Gae: Nico l'ha lasciato da me. - L'abbiamo cercato dappertutto.
- Perché non me l'hai detto? - Non rispondi al telefono!
Gae: Grazie.
- Perché non mi fai salire più a casa? - I bambini soffrono quando vai via.
Tu gli fai vedere solo quello che vuoi.
Devono abituarsi alla tua assenza.
- Ti stai... riorganizzando? - Scusa?
Fai salire qualcuno in casa?
È tuo diritto, però dimmelo.
- Io non sono come te. - No, tu sei meglio di me.
Ci vuole poco.
Cin.
< Comunque mi sono sistemato.
Ho preso un bilocale con angolo cottura, molto carino.
< Lo so.
- Te l'ha detto Cosmo? - Sì.
Ho comprato una scopa elettrica.
È perfetta, fa tutto da sola. Nico la insegue...
Perché io e te non l'abbiamo mai comprata?
- Potevamo essere separati in casa. - Ma cosa dici?
< L'ha detto Cosmo.
- Gliel'ha detto la maestra. - La maestra?
- Parlano di queste cose in classe. - Studiano ancora Pascoli?
< No, studiano i Masai. La lunga corsa dei Masai.
I Masai.
Quali opere preferisce, dottoressa?
Mi piacciono le storie sospese. Persone che si sfiorano...
Forse non si incontrano mai.
Però si cercano. Ecco. Finali aperti, diciamo.
Niente di...
Niente di chiuso, tutto molto...
- Fluido. - Sì.
Delia: Invece lei cosa legge?
Biografie di cantanti rock. Spie, criminali...
Atleti caduti in disgrazia.
Gente che, insomma, nella vita si è data da fare.
Poi mi piace questo: il "Guinness dei Primati".
- Le piace questa roba? - Gae: Macroscopie, diversità.
Questo è molto interessante. La donna con mille piercing.
L'uomo con due cazzi.
Perché lei vorrebbe averli?
E usarli contemporaneamente.
- Come, non parti più? - No, resto qui.
Hai sempre detto che Roma è una fogna!
- Ho cambiato idea. - Hai cambiato idea? E quando, scusa?
Ciao, buongiorno.
È per questo tamarro che non parti?
Non è un tamarro, ma un ragazzo stupendo, generoso e creativo.
< Sta scrivendo un romanzo. E comunque mi voglio arrendere.
Hai speso 1200 sterline per lo stage di biodinamica!
- Va bene... - I voli? Li abbiamo già pagati!
< E io? - Parti da sola.
- Da quanto tempo non scopavi? - Senti, tu non sai niente di me.
- Di che parli? < E tutta la tua determinazione?
Le stronzate sulla linea medianica...
Non sono una donna determinata. Voglio essere ciò che sono.
Sono una debole, vulnerabile e bisognosa.
Tua madre ha ragione.
- Che ti ha detto quella decerebrata? < Di non fidarmi di te.
Ma vaffanculo!
Micòl?
O Mìcol?
Ma tu mangi?
- Ho bevuto un tè. - Un tè da stamattina?
Vuoi morire?
Io non lo so...
- Cos'è?
- È Carnevale.
Tieni...
Mangia.
Grazie.
- Di che? - Di amarmi.
Buono.
Che buono!
Che hai fatto?
- Che ho fatto? - Hai preso dei pugni?
No. Sono nato proprio così. Schiacciato.
E non sei cambiato crescendo?
No.
Per fortuna!
Sembrano i dentini dei bambini.
Che hanno appena tagliato le gengive.
- Dovrei farmeli rifare? - Non ti azzardare.
Se lo fai, ti lascio.
Non scherzo.
Okay?
Mangia.
Delia: Mia madre ha lasciato mio padre quando avevo sette anni.
Sono corsa alla finestra, ho pensato: "Mi butto".
"Arrivo giù prima di lei".
Pensavo fosse colpa mia.
Era sempre a dieta, sempre abbronzata.
Una mamma dovrebbe avere una pancia materna.
Lei portava sempre dei bikini così piccoli!
Vedevo i peli che uscivano dal triangolo.
Era molto bella.
Sexy.
I miei compagni la guardavano.
Sicuramente facevano pensieri sessuali.
I tuoi amici si facevano le seghe su tua madre?
- Non lo so, non lo dicevano a me. - Che brutto.
Non le ho mai fatto conoscere un ragazzo.
Ti credo!
Ha detto alle sue amiche che ero lesbica.
Non ci credo...
Smettere di mangiare è stato facilissimo.
< Sentivo un'energia incredibile.
Finalmente controllavo tutto.
Prendevo una mela, la dividevo in pezzi sempre più piccoli.
E...
Poi ho imparato a vomitare anche quelli.
Così mi sono rovinata i denti.
Non sai quanto dolore è legato al cibo.
(GEMITI DI PIACERE)
- Pulisciti la bocca. - Che ho?
Sei sporco.
Gae è sempre stato un artista. Ha vinto anche una gara di poesia.
- Mamma, ero alle elementari! - Dillo, a chi l'hai copiata?
- Non parlare con la bocca piena! - "Fregame piano", ti frega al ralenti.
È abbonato a "Focus". Sa tutto.
Quanti anni ha papà?
Papà è morto.
- Che cazzo, ve l'avevo detto! - Ci siamo dimenticati.
- Mi dispiace tanto. - Un infarto, due anni fa.
< Gae: Era un grande foniatra.
Al suo funerale, c'erano tante persone dello spettacolo.
< Curava le corde vocali dei cantanti lirici e degli attori.
La voce è importante. Io ero sindacalista!
- Com'era il tempura? < Moscio! Poca birra nella pastella!
< Non lo mangiare! A una certa età non devi mangiare più, giusto?
- Bisognerebbe mangiare di meno. - E rompere meno il cazzo.
Mi rimbalza tutto addosso. Prendo ogni giorno un'aspirina per la circolazione.
< Faccio motocross e anch'io ho bazzicato nel cinema.
Ora comincia l'autobiografia!
- Pasolini mi voleva fare un provino! - Pasolini era innamorato della madre.
Quando nevicava la prendeva in braccio come una bambola.
Noi non ci formalizziamo. Tu ti formalizzi?
No.
Delia, tu mi vedi? No, sbagli.
Credi di vedere un uomo. Ma sono trasparente.
< Sai quando mi vedono? Quando porto lo stipendio a casa.
< Allora sì, mi vedono, ma per il resto sono un fantasma.
Sono come tuo padre. Ma come si dice?
"The show must go on". Così dicono gli americani.
Serene'...
(COLPI SULLA CASSA)
- Ti sei ricordato? < Bella.
♪ La radio trasmetterà... ♪
Io te l'avevo detto.
Non sai che fortuna avere una famiglia così.
Dici? Io non vedo l'ora di scappare.
♪ L'ascolteranno gli americani che proprio ieri sono andati via ♪
♪ con le loro camicie a fiori che colorano le nostre vie ♪
♪ e i nostri giorni di primavera... ♪
("1950" DI AMEDEO MINGHI IN SOTTOFONDO)
(SQUILLI DI CELLULARE)
Gae: Grazie.
Dimmi, mamma.
Passamelo.
- Cosmo, che fai in piedi? - Passamelo.
Parliamo domattina del cane.
Vai a dormire. È tardi. Ciao.
- Volevo parlargli! - Mi dispiace.
Non gli hai detto che eravamo insieme?
Non volevo illuderli.
Non dormono?
No, mia madre ha promesso di comprargli un cane.
- Come sta tua madre? - Dipende dal superalcolico.
- Faglielo prendere, il cane!
- È bastato il criceto.
Ancora con questa storia? L'ho salvato mille volte.
È campato tre anni, un record. Poi è morto in grazia di Dio.
Cosmo voleva portarlo dal veterinario.
- Ma no, si ricompra! < Delia: Come no!
Il veterinario costa 50 euro, il criceto costa 8.
Cosmo era legatissimo, se lo teneva nel calzino.
< Appunto, si tiene in gabbia, non nel calzino!
Parliamo ancora del criceto dopo quello che è successo?
- Per Cosmo era più di un criceto. - Un topo è un topo!
Non è grave se muore.
È grave se muore un parente.
- Non so che hai in testa. - No, tu!
< Lo farai diventare un alienato, vedrà tutto in modo simbolico.
- La sta vedendo da solo, la realtà. - Delia, non è sano.
E cosa è sano, Gaetano?
< Dire a un bambino di 8 anni che non si porta il topo all'ospedale.
< E che nessuno gli farà una flebo. - Stà zitto.
< Nessuno salverà un cazzo di topo. < Così imparano l'amore?
No, così imparano a campare.
Nessuno salverà te, Gaetano. Quando sei diventato così stupido?
- Perché non li tengono legati? < Uomo: Delia!
< Delia: Non ci posso credere.
Fulvio!
Che ci fai qui? Strega!
(CANE ABBAIA)
< Fulvio: Ciao, tesoro mio! Ti aspetto!
- Chi è quel cazzone? - Un vecchio amico di mio padre.
- Ti ha messo le mani in bocca.
- È un dentista!
Ti ha scopato?
Scusa?
Ti piacciono i vecchi?
Sei scemo.
Quante storie hai avuto prima di me?
Un pò.
Quante? Te lo ricorderai...
Una decina.
Una decina!
Chi è stato il primo? Il dentista?
Ahia.
Il dentista?
Sai che ti faccio? Il dentista? Il dentista?
(gridando) Basta! Ti ho detto basta!
È finita, Gaetano!
Sei un paranoico del cazzo. Lasciami perdere, Cristo!
Lasciami perdere!
- Sono paranoico? - Mi manchi di rispetto!
- Ma che cazzo dici? - Che cazzo ti hanno insegnato?
Ho paura che mi lasci, capisci? Ho paura che mi tradisci.
Se mi tradisci, mi ammazzo.
Mi pianto un coltello nella pancia e faccio come Mishima.
Ma stai zitto, tamarro!
Gae: Oh!
(gridando) Sei un tamarro, Gaetano!
Non ti tradirò mai!
- Piuttosto me lo taglio! - Dalia: Ecco, taglia!
Alessio!
< Chi ha scritto "Delitto e castigo"? < La so. Woody Allen.
(RISATE)
- Protagonista di "Crimini e misfatti"? - Raskolnikov.
(RISATE)
< "Abbiamo pronunciato la nostra parola sulla terra"
"e abbiamo fatto fiasco". Chi è? - Dürrenmatt.
< Micol: Lo svizzero!
< Ragazzo: Fai schifo! - Bravo!
< Anno di uscita de "L'angelo sterminatore".
1962.
Hai rotto il cazzo!
"Viridiana" è del '61 ... Ho aspettato a dirlo. Magari qualcuno sapeva...
(VOCIARE)
< Ma voi non sapete un cazzo, siamo la generazione della patacca.
Siamo quelli del remake. Cos'abbiamo inventato noi?
(tutti insieme) Un cazzo.
< Però abbiamo importato, sì. La festa di Halloween.
< Abbiamo importato il sushi e le polacchine dalla Polonia.
Cos'hai contro la Polonia?
Niente, ma chiedi alla gente cosa vuole fare nella vita.
(tragico) La gente cosa vuole fare?
Prova a chiedere a Micol cosa vuole fare nella vita.
- Micol, cosa vuoi fare nella vita? - Organizzare eventi!
(VOCIARE)
< Vogliamo una festa continua! - Sulle macerie di tutto!
< Cosa ti aspetti? Siamo cresciuti tra la caduta del muro e l'1 1 settembre.
< Abbiamo visto solo calcinacci. Capito?
Calcinacci! Comunque basta fumare. Qua dentro non si fuma più.
Non è un locale!
Tra l'altro, neanche nei locali adesso si più fumare.
Quindi spegni la sigaretta. Dammi, su.
- Ti sei iscritto a Greenpeace? - Ma che Greenpeace!
< Delia: Scusate, eh...
Sono incinta.
Cosmo.
(RISATE)
Mitomani!
(RISATE)
(VERSI DI PREOCCUPAZIONE)
Gae: È svenuto! Tiriamogli su le gambe!
Alessio! Ragazzi! Mi date una mano?
Gae: Alessio!
Ma che cazzo porti, il vino? Devi portare l'acqua!
(VOCIARE)
- L'acqua! < Delia: Aiutami!
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
- Posso attaccarmi pure io? - Sei geloso?
< Sì, molto.
C'è un altro maschio che ti succhia. Beato lui.
Fammi assaggiare.
(NEONATO PIANGE)
< Piano.
Fà piano.
< Com'è?
Strano.
Buono.
Avrà preso 50 grammi. Lo devi riattaccare.
Non ce la faccio più.
No, il neonato anoressico no. Vero che hai preso da mamma?
< Cosmo... ehi. Che c'è? Forse deve...
fare il ruttino.
< Delia: Dallo a me. - Tienilo.
Amore mio!
(RUTTINO)
(insieme) Eccolo!
- L'ha fatto. - Sì! - Perfetto.
Bravo.
Così lo svegli.
Controllo se si appanna.
È vivo?
È vivo.
(VERSI)
Vedi? C'è un occhio dentro. Il mio occhio è sempre con te.
Io che vi guardo, che vi proteggo.
Voglio essere un padre migliore del mio.
Tu sarai un padre migliore.
(VAGITI)
< Cosmo! Amore di mamma.
< Gae: Ore di baci, nei parchi, contro i muri.
Come gli adolescenti quando cominciano a provare un altro corpo dentro.
Crescevi insieme alla saliva.
Non eri più il povero stronzo di prima.
Perché lei ti voleva, come una pianta cerca il sole.
Come tutte le cose stupide che si cercano nel mondo,
solo per vivere.
Si staccavano per poco e si guardavano soddisfatti,
come operai sudati.
"Fondamenta di saliva per un amore".
< Ma ti sei commossa?
È meravigliosa.
Ma quanto sei bella!
Io ti faccio fare un figlio all'anno!
Facciamo come quelli delle comunità. Pregano e fottono.
Allora io li prendo i primi quindici giorni di agosto.
- E dove li porti? - Non lo so. Mi organizzo.
A Ostia, dai tuoi.
C'è lo iodio, portiamo le canoe...
Così tu ti metti al computer, loro li rimpinzano di schifezze
e vanno a letto alle due di notte.
Ma è estate! E poi sono i nonni!
Perché non fai qualcosa da solo con loro?
Hanno bisogno di stare con te, non nel casino...
Hanno bisogno di stare con me? Mi hai cacciato!
Tu non stavi con noi.
Non ci posso pensare: i gonfiabili, la sabbia, il prosciutto cotto...
< Nico che si perde sempre il ciuccio.
Vorrei fosse novembre.
Le calze, gli stivali...
Non vedo l'ora di rimettermi gli stivali.
- Ti è sempre piaciuta l'estate! - In un'altra vita.
Hai ancora quegli orecchini?
Quali?
Quelli.
Cosmo, non toccare niente. Non toccare i tasti, stai fermo.
< I morti stanno fermi! I bambini giocano, toccano...
< 300 grammi! Una sanguisuga!
< Mamma: Le calze che volevi.
< Gae: Sarà un bevitore di birra. Ha proprio la stazza, vero?
Ma nere?
< Le volevo nere, te le avevo chieste nere!
- Sono nere! - No, sono grigie!
- Grigio canna di fucile. - Va bene, le cambio!
Ma che cambi? Le ho aperte, ho tirato anche un filo...
Non se ne accorgono. Gliele riporto.
Non riporti proprio niente. Io non faccio certe cose.
Se vuoi, me le metto io! Me le metto...
Vado sulla strada e rimedio qualche euro che mi sembra...
Con quegli occhioni, basta un filo di rimmel.
Se abituate alle braccia anche questo, avete chiuso! Io ve l'ho detto!
< Se mi avessi abituata alle braccia, forse avrei meno problemi!
Ho usato il metodo anglosassone, my love.
- Ecco perché parli inglese! - Che dici, tu?
Cos'è questo metodo anglosassone? Perché io sono di Ostia...
Te lo dico io! Consiste nel lasciar piangere la figlia nella sua cameretta
mentre la mamma, in salotto, beve Veuve Clicquot con un tenore inglese.
- Non mi è mai piaciuto! - Delia: Questo è.
- Ne faccio un altro, vuoi? - Sì.
A tre anni, l'ho trovata nel letto di mio padre
con uno che non era mio padre.
< Sei sempre stata sonnambula, my dear! Era buio, avevi tre anni. Sognavi!
You were dreaming.
Non puoi aver visto e ricordarti un bel niente.
Io ho visto tutto, ricordo tutto e non ho sognato niente.
< Vede tutto, ricorda tutto e non sogna. Stà attento, Gaetano.
< Mamma: È tanto bello dimenticare! Io sogno la demenza senile.
- Grazie. - Hai presente?
Salute.
"Ciao mamma, sono Delia. Tua figlia".
"E chi sei tu? Infermiera, cacci quell'estranea. Mi vuole derubare".
(RIDONO)
Amorino... Siete sicuri che volete chiamarlo Nicola?
< Sì, mamma. Lo chiamiamo Nicola. Come papà.
Perfetto. Dal cosmo all'oltretomba.
- Mi dici che sei venuta a fare? < Sì.
Pagare l'affitto.
Vai via! Gaetano, la cacci?
Esagera, è il crollo ormonale.
Ha bisogno di un bersaglio. Sono un poligono sempre aperto.
Uno di questi giorni ti mette una mela in testa e comincia a tirarti frecce.
Ma finché vi amate, la testa di Guglielmo Tell sarà la mia!
(MUSICA DAL COMPUTER)
< Cosmo! Ma che hai fatto?
Hai cancellato tutto? Non dovevi toccare niente!
- Che era? - Un'idea.
Non sai quanto era bella.
Non devi toccare niente, capito?
Papà lavora con il computer! Mannaggia a te!
Fai lo spiritoso con mia madre?
Io? Ma che vuoi? Sei tu che la fai venire!
(COSMO PIANGE)
Gae: Cazzo.
Vieni da mamma.
Pare che adesso ci danno il fondo. Pare, dico.
Sembra che arrivi questa piccola coproduzione con il Belgio.
Ti avanza un seggiolino per la macchina?
Quello di Flavia. Fa un pò schifo, ma se vuoi...
Che c'è? (NICO PIANGE)
< Gae: Costa 130 euro ed è obbligatorio.
Gae!
- Nico ha perso il ciuccio! - Era ora!
< L'ha perso? Ora lo troviamo! Tieni, prendi Cosmo.
Stai calma, però.
Dovremmo averne uno di scorta!
Non fanno più quel modello.
Che c'è? Hai perso il ciuccio? Non ti preoccupare.
< No, no, ora lo troviamo.
< Eccolo! Vedi dov'è?
No, i microbi!
Dammi qua.
- I microbi? - Tieni.
- I microbi? Sono il padre! < Mamma lo va a lavare.
Grazie.
Nico, Cosmo, voi non sapete cos'è un fondo di garanzia.
Voi ignorate completamente il problema dei fondi ministeriali...
Amore...
Delia?
Che hai?
- Ho paura. - Di che?
Della meningite, del cancro al seno, dei pedofili...
Da quando sono nati i bambini ho paura di tutto.
< Li ami, è normale. Vuoi proteggerli.
Ho paura di avvicinarmi alla finestra con loro in braccio.
- Se impazzisco? - Tu non impazzisci.
Ci trasferiamo in campagna? Andiamo a vivere lì.
- Nico è qui con voi? - (insieme) No!
E dov'è?
Ma dove sta?
- Te lo sei perso? Nico! - Era solo un minuto!
(gridando) Nico!
Delia: Nico!
Eccolo...
Amore mio!
- Tu e i fondi di garanzia... - Un minuto!
- Mi sono girato... - Volevi stare un'ora?
Scusami, è un bambino! Ti lascio il bambino e lo perdi?
- Non è possibile! Andiamo. - Muoviti.
Ha detto "un minuto". Quanto volevi stare? Un'ora?
< Altoparlante: La signora Mazzini Chiara è attesa dal figlio allo Småland.
Ma lei copre o le serve un mutuo?
Io copro, non voglio debiti.
< Guardi che i ricchi fanno i debiti!
Comunque con 10.000 di caparra mettiamo il cappello sulla proprietà.
Va bene. Mia moglie.
- Piacere. - Piacere, Delia.
Siamo stati fortunati, vero?
- Bellissimo. < Delia: Bello?
- Cosmo: Il cane, mamma. - Sì, un Labrador.
I Labrador amano i bambini.
< No, prendiamo il Border Collie.
È la Ferrari del cane.
- Prendiamone due. < Gae: Li prendiamo da caccia.
Che ne dici, amore, se comincio ad andare a caccia?
Come Hemingway.
< Cosmo: Nico vuole la scimmia. < Delia: No.
La scimmia si appende ai lampadari, apre gli armadi.
La scimmia fa la cacca dal lampadario e la tira in testa a chi passa.
Papà è uno scemo!
< Nella colombaia faccio lo studio.
Wi-fi collegato col mondo...
D'inverno nevica?
D'inverno?
Facciamo l'amore. E andiamo in letargo.
Dai...
Possiamo mettere delle arnie.
Possiamo mettere delle erbe medicinali.
Possiamo fermarci.
< Stare.
Semplicemente respirare.
Certo.
- Ma la scuola? - Vanno a scuola coi burini.
Tanto gliela facciamo noi.
Ecco. Questo è il Paradiso.
- Che hai detto? - Niente.
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
< Delia: Hanno venduto quella casa.
< Mi piaceva così tanto il posto, il silenzio.
< Saremmo finiti col vino alle 5 del pomeriggio davanti al caminetto.
Si sa che in campagna si beve molto.
- Come hai fatto a cambiare idea? - Facile.
Sposto il file nel cestino, svuoto, e vado avanti. Che devo fare?
Non fai nulla di quello che dici.
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
Cosmo è un'enciclopedia. Sa tutto.
Anche quando tu pensi: "Come fa un bambino a saperlo?"
Lui la sa.
- Sai quanto ha mangiato Nic! - Sì? Ha mangiato Nicola?
Quant'è dolce! Un piccolo Casanova.
Casanova a un certo punto è sparito. Cerca qui, là...
- Dov'era andato? - Si faceva i giretti.
< Erano qua sotto, sul lungomare. Li guardavo dal terrazzino.
- Mamma! - Ma che cavolo le hai detto?
- Per l'assicurazione... - No, no. Lascia stare.
- Poi me lo ridarai. < Non ci devi ridare proprio niente.
Gaetano, andiamo? I bambini puzzano e li devo lavare.
Adesso andiamo. Mamma, dove sono i miei libri di cinema?
Sotto al letto!
Dai, andiamo. Su.
Vesti tu Cosmo?
Li abbiamo portati al cinema in piazza.
< Stanno facendo una rassegna per rivalutare la periferia.
Che film abbiamo visto?
"American Beauty". Stupendo. A Cosmo è piaciuto tanto.
< Film meraviglioso! E che sceneggiatura! Perfetta.
Lì hanno le scuole. Qui stiamo a culo per terra.
Ma che ne sai tu?
Ah! Il tiramisù!
Non posso esprimere un'opinione da spettatore?
< Delia: Non c'è problema, grazie. - L'ho fatto con il decaffeinato.
- Crescono d'aria? - Ha detto di no!
- Che cosa urli?! - Ha detto che non lo vuole!
< Serena: Luigi, basta. - Stà zitto! Stà zitto!
Che urli? Tua madre si è alzata alle 7, ha pulito le uova una a una,
perché tua moglie ha paura della salmonella. Almeno grazie!
< Ma grazie di che? Chi vi ha chiesto niente!
< Luigi: Non fai niente per nessuno. - E tu?
Lavoravo, mi alzavo presto. Scioperavo.
< Gae: Tu soprattutto scioperavi.
- Ci vediamo, eh? - Sì.
E avete lottato bene! Ci avete lasciato col culo per terra.
Dici: "Non c'è la scuola". E ti credo!
Non sei neanche capace di mantenere la tua famiglia!
< Ma stà zitto! Andiamo! Delia, andiamo. I bambini puzzano! Dai!
(NICO PIANGE)
- Basta piangere, tu! - "American Beauty", eh?
Vaffanculo. Andiamo, dai.
< Delia: Come sta tuo padre?
< Gae: L'hanno operato alla prostata. Ma possono ancora scopare.
Delia: Buon per loro.
< Gae: Ma si eredita il cancro alla prostata?
< Non so neanche dov'è la prostata. Piantala!
- Che brutta abitudine che hai. - A che serve questa candela?
Illumina. È romantica.
Romantica.
(RISATA)
Non preoccuparti, tesoro. Vieni qui, è così che si fa.
< Gae: Dovresti metterti con un vecchio così, con i figli cresciuti.
< Uno che ti porta in vacanza: costiera, tornanti, slow food, Viagra.
< Una bella pensione. Uno di quelli che si è mangiato l'Italia.
Non possiamo prendercela con nessuno.
- Io me la prendo con tutti. - Perché sei un fallito.
Siamo due falliti.
(GEMITI DI PIACERE)
(VIBRAZIONE DEL CELLULARE)
Non ti muovere. Resta così.
È un viaggio. Verso Plutone.
(VIBRAZIONE DEL CELLULARE)
- Sì? < Gaetano, sono Alessio Righetti.
< Ti disturbo? - No, figurati.
< Ho un progetto curioso, voglio fare una cosa potente e dissacratoria.
< Una sitcom sulla crisi economica.
Va bene, perfetto. Posso fare una scaletta.
< Bravo, intanto fai così.
< Ti interessa una striscia preserale? - Certo, mi interessa moltissimo.
- Chi lo finanzia? < Gli albanesi. Ora loro hanno i soldi.
< Crisi economica in chiave comica. Dobbiamo far ridere.
< La gente si ammazza... - Non c'è problema. Faremo ridere.
< Penso sia una bella occasione per te. Perché non vieni a trovarmi?
- Gae... - Sei a Saxa Rubra o in sede?
< No, vediamoci in palestra. - Okay, a domani.
< Saluta tua moglie. - Okay. Ciao.
Amore, scusa.
Scusa, amore mio.
Dov'eravamo rimasti?
Devo aprire la partita IVA.
Allora? Quando posso venire a prendermi la roba?
Quando non ci sono i bambini.
Hai svuotato l'armadio?
Sì, mi serviva spazio. Siamo pieni di roba inutile.
- Hai trovato la maglietta rossa? - Quale?
- La maglietta rossa col teschio. - Non ce l'ho presente.
Non ce l'hai presente? Me l'hai tolta tante volte!
< Ti ricordi quella volta in palestra? Non te lo ricordi?
Dicevi: "Non mi basta mai". Mi hai massacrato.
Non me lo ricordo.
- Non te lo ricordi? < No.
Sarò inaffidabile e superficiale, ma tu sei falsa e bugiarda.
< Tu manderesti in galera le persone.
Chi ti dice che non sia più sola di te in casa?
Ho fatto tutto io: ho montato la libreria, ho messo Sky,
e anche il wi-fi nel cesso.
Fà un sacco nero e butta tutto. Butta il cadavere. Ha una penna?
< Grazie. Scusa.
Ma daglielo, il numero! Daglielo, vedrai che te la dà.
- Dici? - Fidati.
Da quando mi prendi per il culo?
Sarebbe meglio se mi versassi un tot al mese.
Così so su cosa posso contare.
Ora conta su questi. Sono un bel pò di soldi, prenditeli.
E non rompere.
- Sei sicuro di averli? - No, ti faccio l'assegno a vuoto.
Ma come cazzo ho fatto a vivere con te in tutti questi anni?
Come cazzo ho fatto io a fare due figli con te!
Puttana, puttana, puttana, puttana.
< Mi hai rovinato la vita. < Tu hai rovinato la mia.
- Non vali niente. - Lo so. Non me ne frega un cazzo.
< No, Nico, non lo devi fare. Papà sta lavorando. Ahi!
Cosmo, amore, scendi da lì. Ti fai male.
Non fumare qui. Fuma fuori!
Sai che li stai lasciando a una persona inadatta?
Sei il padre, eh!
Bambini, papà ha un romanzo nel cassetto.
Ma per vivere si è venduto al mercato delle sitcom, delle saghe criminali...
La lavatrice è pronta. Falla partire. Ciao.
E delle biografie dei santi!
(PORTA SBATTE)
Ora mi hai scocciato. Vai!
Vai! Mannaggia!
Cosmo, scendi da quelle scarpacce.
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
(TUONI)
< Papà, il criceto sta male. Trema.
I criceti non si ammalano. Si ricomprano.
Mangia la pizza.
(ACCLAMAZIONI E APPLAUSI)
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
La storia di una seconda vita.
Un pugile.
Prende un cazzotto qua, nella tempia.
Va in coma
e poi si risveglia.
E guarda la vita con occhi diversi.
Ma che fai? Lascia stare queste cose.
< Tutti i bimbi del mondo mangiano le merendine e i nostri no.
- Devono mangiare sedano e carote. - Almeno mangiano cose sane.
< Che pensi, funziona o no? - Sì, funziona.
< Funziona. Acqua tiepida, proprio.
Ci credi nella seconda vita?
No. Penso che dobbiamo goderci questa.
È un pò questo. Si sente che non sei sincero.
- Non so, magari hai ragione tu. - No, no. Hai ragione tu.
< Non sono coraggioso come Mishima, non voglio fare harakiri.
Ma Cosmo...
Secondo te, potrebbe essere omosessuale?
Ma come ti viene?
< Si mette le mie scarpe, dondola quando è triste,
accavalla le gambe...
< Anche io mi mettevo i vestiti di mia madre.
- È solo sensibile. - Ho paura che soffra.
Uno scrittore dovrebbe avere una vita simile a quello che scrive.
Invece guarda dove vivo. Giocattoli, ciucci...
< Dimmi tu, che vita faccio? Bollette, surgelati, pannolini cagati.
È la vita che abbiamo voluto. Li abbiamo voluti, i figli.
< Cos'è quest'odore? - L'ammorbidente.
Quanto cazzo ce ne metti?
Non ti piace più l'odore della tua famiglia?
< Prendi lo stendino.
< A proposito, è morto il criceto.
(GEMITI)
(CONATO DI VOMITO)
Delia: Cosa stai scrivendo?
< Cinema. - Cinema.
- Scrivi per il cinema? - Già.
Wow.
Quindi sei tra i pochi privilegiati che possono avere un lavoro artistico?
Ciò che faccio ha poco a vedere con gli artisti.
Anzi, mi sento piuttosto frustrato.
- Allora non lo fare. - Dovrò passarti qualche soldo, o no?
Passa a prendere i tuoi figli, quando ti aspettano.
Ecco il turning point della serata.
Ti abbiamo aspettato due ore sul marciapiede con quel caldo.
Lo so.
È per questo film che non sei venuto?
< Ero carcerato con quel pazzo di Saverio.
Cosa vuoi che siano due bambini rispetto a un copione?
Ero in ostaggio. Come te lo devo dire?
I bambini ti aspettavano col costume sotto i pantaloncini.
- Mi dispiace. < Per andare al mare.
- Mi dispiace. - E qualcuno aspettava me.
< E chi? - Non ti riguarda, sono affari miei.
Sono libera di fare quello che voglio. Anzi, non lo sono.
- Volevo andare in montagna. - Con quella psicopatica di Micol?
Perché non sei venuto? Perché sei così?
Abbassa la voce.
Cosmo si è fatto male mentre ti aspettavamo.
Doveva fare la cacca e siamo andati al bar.
- Il gelato e il caffè. - Grazie.
È scivolato in quel cesso.
Avevo Nico in braccio, è stato un attimo.
Sono caduti gli occhiali, ha battuto la fronte.
Si è sbucciato. La maniglia era arrugginita.
- Sono coperti dall'antitetanica, no? - Sì, penso di sì.
- Dove sono i libretti sanitari? - A casa, penso.
- Non te li sei portati via? - No. E quando, poi?
- Quando hai portato via i copioni... - Quando mi hai lanciato i copioni.
Tu sei fuori.
Non sei normale.
Io ti rovino.
Ti tolgo i figli.
Psicopatica del cazzo.
Devo mettere a posto le foto.
(DELIA SINGHIOZZA)
Devo conservarle per quando saranno grandi.
< Ho paura che pensino che ci sono state solo liti.
E gli scontri, e lo schifo...
Invece si devono ricordare che era un grande amore.
Era un grande amore e ci siamo amati tanto.
Che li abbiamo voluti...
Che io li ho voluti, li abbiamo voluti...
Io me lo ricordo.
Pensavo che era colpa mia se i miei genitori si erano separati.
< I figli dei separati si separano.
È l'esempio che gli hanno dato.
Non hanno la forza di reagire.
Le devo conservare per loro, le fotografie.
< Tu sei ancora innamorata di me.
Sei ancora innamorata di me.
Fulvio: Avevamo preso una ricciola di circa dieci chili.
L'ho sfilettata a bordo mentre tuo padre preparava l'aperitivo.
Aveva messo i bicchieri nel ghiaccio. Era tutto perfetto.
A un certo punto, Nicola mi guarda e dice:
"Questo è il Paradiso".
< Un minuto dopo, non c'era più.
< Sciacqua, facciamo due lastre.
(RUMORE DELL'ACQUA)
< Non mi ha messo neanche la mantella di piombo, lo stronzo.
- Ma i denti stanno in alto! - C'è il rischio di deformazioni.
- Ma che cazzo dici? - No, è un casino.
Magari è una bambina. Mi piacerebbe avere una bambina.
Le bambine si innamorano dei padri.
- Perché ti sei rifatta i denti? - Non sapevo di essere incinta.
(VOCIARE)
Devo registrare.
Donna: Fatevi sentire!
Bravi! Bravi!
(DONNA CANTA)
< Donna 1 : Il terribile duca aveva rapito, un giorno,
la bella principessa Melisendra.
< Costui la teneva prigioniera
nella stanza più buia e segreta del castello.
< Donna 2: E non essendoci copertura wi-fi, la povera principessa...
Ti spari 1000 euro per la festa di tuo figlio, sei ricco!
Le cose le faccio o non le faccio. Ero adatto all'età del jazz.
< Scansati, che sennò ti acceco un occhio.
Io ci lavoro!
E da allora vissero felici e contenti ospiti di George Clooney!
(APPLAUSI)
Ciao!
♪ Tanti auguri a te! ♪
Ti richiamo, sono al compleanno di mio figlio. Non posso parlare. Ciao.
♪ Tanti auguri a te! ♪
(APPLAUSI)
< Delia: Sono andata ad abortire.
Ho preso la giacca a vento all'ingresso, quella vecchia.
Quella che uso per buttare la spazzatura.
E sono andata ad abortire.
Gaetano non è venuto.
Non l'ho voluto.
Mi sono seduta, ho aspettato, mi sono messa il camice,
e mi hanno fatto una leggera anestesia.
Mi ha dato anche un pò di euforia.
Non sono pentita.
Vorrei essere pentita.
Devi cambiare profumo.
Dopo un lutto, bisogna sempre cambiare profumo.
- Quell'aborto mi ha tagliato le gambe. < Sarebbe stato uguale.
Saremmo stati una coppia di separati.
< Magari con una bambina con una malformazione al cuore o altro.
- Forse ci avrebbe portato fortuna. - La fortuna non viene dal cielo.
La fortuna sceglie.
E noi non siamo nella lista.
Ti ricordi la prima risata di Nico?
Quale?
- In pizzeria, ad Anzio. - Sì.
< Te la ricordi?
- "A garganella". - Tu facevi così col tovagliolo.
Davanti agli occhi e poi... E lui rideva.
- Rideva e ci ha fatto ridere tutti. - Non la smetteva più.
Ci ha fatto scompisciare.
< Gae: Quando ci tirava i carciofi...
Dov'è finita quella risata?
(SIRENE)
- Ho visto la polizia! - Sì, ancora, ancora!
La polizia!
Ancora, ancora!
Buona, buona. C'è la polizia.
(GRIDA E RISATE)
Mi avvicino, arrivo vicino al bambino, e dico: "Bambino, rispondi".
Il bambino non si muove. A questo punto, lo spoglio.
Lo allineo e controllo se respira.
- Speriamo che respiri, cazzo. < Docente: Prego?
Dicevo... Speriamo che respiri.
< Non respira, lo faccio respirare io con cinque insufflazioni.
- Uno... - Non credo di resistere a lungo.
< Cerco i segni di circolo: motore, movimento, tosse, respiro.
1 , 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10.
< Chi vuole provare? Prego.
Allora...
< Non respira... Quindi?
- Allineo la testa, chiudo le narici... - Bene.
- Cinque insufflazioni. - Perfetto.
< Benissimo.
Chi è 'sto cazzillo?
< Bene... < Cinque.
Perfetto.
- Controllo. - Sì.
- Non c'è circolo. - No.
- Trenta compressioni. < Molto bene.
< Giù.
1 , 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10,
1 1 , 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20,
21 , 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30.
- Alternate a...? - Due insufflazioni.
Due insufflazioni.
< Bene.
< Perfetto, grazie. - Grazie.
< Prego.
Dica 33. No, sto scherzando.
< Per prima cosa, abbiamo detto... - Vediamo se respira.
< Non respira, non c'è movimento, quindi cominciamo la rianimazione.
< Ha dimenticato di allineare la testa. Così l'aria non passa.
- 1 , 2, 3, 4, 5, 6... - No, no.
< Così è troppo forte. Gli rompe le costole!
< Gae: Per carità, no.
Ciao, Antò, ci vediamo.
Tutti: Grazie, arrivederci.
(VOCIARE)
Uomo: Scusa, ha perso una scarpa!
Grazie. Ma io dico! Vieni qua...
Come hai fatto a perdere la scarpa?
Questo lo togliamo, bravo.
Oggi la scarpa, ieri i quaderni. Domani perdi la testa?
Vai.
- Sei un sognatore, tu! - Purtroppo sì.
Perché "purtroppo"? Sognare è bello.
(CAMPANELLA)
- Ciao! - Ciao. Sei stata a una festa?
Sì, poi ho fatto un provino per un programma pomeridiano.
- Ti hanno preso? - Non lo so, ero nervosa.
- Cosa mi volevi dire? - Ti volevo dire
che quello di stamattina è stato il miglior pompino di novembre.
Sono andato al lavoro carico di energia e di idee.
E tutto grazie a te...
Principessa Melisendra.
Stanotte ho dormito sotto casa tua, in macchina.
Mi piacerebbe dormire una notte con te.
Come una coppia normale. Fare colazione insieme...
- Prendi tè o caffè? - Cappuccino!
- Cappuccino... - Con tanta schiuma.
E se possibile, un pò di cioccolato.
Pure.
Ti amo.
Esagerata.
Nico!
< Che fai lì?
Andiamo, dai. A casa.
(VOCI DALLA RADIO)
Trenta colpi sul cuore.
7, 8, 9, 10, 1 1 , 12, 13, 14...
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
Coraggio, sei salva.
Sei viva!
(CLACSON)
Mamma, è verde.
Mamma?
(CLACSON)
"Chissà chi di noi morirà per primo". Sono certo che si chiedono questo.
- Chiedi il conto. - I vecchi se lo chiedono spesso.
< Non sai quante volte mi sono immaginato vedovo.
Come te la saresti cavata coi figli e tutto?
< Magari alla grande, anche meglio di te.
< Mi avresti rimpianta. - Forse era proprio quello che volevo.
Anch'io mi sono sognata vedova.
- Come morivo? - Cadevi dal motorino.
Ti dispiaceva?
Mi disperavo.
Poi vestivo i bambini per il funerale.
Ripensavo ai momenti belli, ai primi tempi...
Mi svegliavo piangendo.
Da morto, ti avrei amato infinitamente.
Non sai quanto ti amavo io da morta.
Eri stupenda.
Zitta, ferma.
- Tu sei cambiata. - Anche tu sei cambiato. Molto.
- Mi scacciavi se mi avvicinavo. - Scopare non basta.
- Se scopi, stai meglio. - Se non c'è rispetto, no.
< Ti ho sempre rispettata, anche troppo.
Ho sempre fatto come dicevi tu.
Tu dai il meglio fuori casa, con gli estranei.
Sto simpatico a tutti. Sto sul cazzo solo a te.
- Gli altri non sanno come sei. - Perché? Come sono?
Così.
Oggi sono rimasto chiuso nelle porte della banca.
< Ho avuto un attacco di panico.
Non potevo andare né avanti né indietro.
Non ce la faccio a stare seduta.
< Ti chiedi mai come sarebbe stato se avessimo resistito?
(CANE ABBAIA)
< Gae: Guardate adesso!
L'ha morso, avete visto? Hai visto che l'ha morso?
< Ha fatto bene, papà? - L'avversario è stato scorretto.
< L'ha colpito sotto la cinta. Non puoi fare questo a Tyson.
- È Tyson!
- È un criminale.
Non è un criminale. Io ho letto la sua biografia.
< Il suo carattere difficile viene da un'adolescenza difficile.
Stai giustificando il gesto?
Non voglio giustificare niente. Ma non voglio neanche condannarlo.
< Sono uno scrittore. Cerco di capire. Sapete che Tyson aveva una colombaia?
< Lui adorava i suoi colombi e poi glieli hanno rubati.
E la madre, un'ubriacona, portava gli ubriachi nel letto col figlio!
Della madre di Tyson non mi importa. Mi importa dei miei figli.
< Non voglio che vedano questa macelleria!
Sai un'altra cosa?
Tu non sei uno scrittore.
E che sono?
Uno come tutti.
Uno che cerca un modo per affermare se stesso.
Io domani porto Cosmo in palestra a boxare.
Tu, Cosmo, lo lasci stare.
Non è presto per appiccicare le etichette ai nostri figli?
Che sono, marmellate? Mirtilli, lamponi, finocchio...
Puzzi. Lavati. E pulisci il bagno quando esci.
< E tira su la tavoletta quando pisci!
- Non conto più un cazzo qui. - Parla come il padre!
- Ma dove cazzo sto? - Prova a fermarti.
Posa quel cellulare,
prendi la mano di tuo figlio e guardala per cinque minuti.
E capirai dove stai e dove dovresti stare.
Sei tu che l'hai fatto diventare strano.
< Vuoi tenertelo sempre attaccato.
Ti piacerebbe essere mamma di un omosessuale celebre,
che ti porti in braccio nella neve, come la mamma di Pasolini?
- È mamma tua! - Ti piacerebbe!
- È mamma tua, quella! - Non mi toccare! Non mi toccare!
- Sei un poveraccio. - Sei tu una poveraccia.
Tu sei la poveraccia, questa è la verità.
Tu sposti la tua carica erotica, frustrata, su tuo figlio.
Tu dove la sposti la tua carica erotica?
- Levati. - Dov'è la tua frustrazione sessuale?
- Stà zitta. - Dove la metti?
- Mi hai fatto diventare impotente. - Dove la metti?
- Che cazzo fai? Stà ferma. - Tagliatelo!
Ti ricordi la promessa? Taglia il cazzo.
- Stà ferma con questa cosa. - Taglialo!
Ma che cazzo vuoi da me?
Che rispetti le regole.
Che vai dai tuoi figli e dici che Tyson è un criminale.
Vai!
Va bene.
(VOCI DALLA TELEVISIONE)
Bambini...
Mike Tyson è il più grande peso massimo di tutti i tempi!
Vai fuori da questa casa.
Vai fuori.
Tranquilli.
(CONATO DI VOMITO)
Sono momenti, si superano.
< Sì, non preoccuparti. Negli anni abbassi le penne tu.
- Abbassa le penne lei. - Subentra un grande freddo.
< (ridendo) Ho sbagliato col film. Volevo dire "un grande affetto".
Grande film "Il grande freddo".
L'abbiamo rivisto prima dell'operazione.
Come stai, papà?
Ho ancora l'erezione del mattino.
Mi piacerebbe fare un figlio con te.
Amore... Non diciamo stronzate.
Scherzavo.
Ho già dei figli. Non voglio farne altri.
Magari tra dieci anni.
< Tra dieci anni non sono certo neanche di essere vivo.
- Di certo, non avrò altri figli. - Te la prendi tanto!
(grida) Ho abbandonato i miei figli! Tu non sai neanche cosa significa.
Grazie.
Avevo freddo.
- Ceniamo insieme? - No.
< Modelli che passano veloci come manifesti di film.
Dov'è il mito? Dov'è finito Pan?
< L'ha presa da lontano, cazzo.
< Dove si è nascosto lo stupratore? Dov'è il trauma?
Delia: Andiamo, ragazzi. Aspettiamo papà per strada.
< Vi muovete? Dai!
I Greci ci dicono che nel divenire e mutare ci sono cose fisse, perché?
(SEGNALE ACUSTICO SMS)
< Guardano Venere, la prima stella della sera, l'ultima del mattino.
< Mentre voi guardate gli SMS.
< Perché Alma scende dalla macchina e corre incontro a Gregorio? Perché?
Mi sembravi d'accordo, ne avevamo parlato.
Ma è la sua terapeuta, lei sta rinunciando a qualcosa di sé.
< Sta andando verso lui. In quella stanza, Gregorio deve entrare da solo.
- Trasformarsi in uno scarafaggio. - Cosa dici? Dove vai?
- A fare pipì. - No, tu vai a drogarti!
< Per il ruolo di Gregorio voglio Tony Amenci.
Guarda cosa sta facendo. Non voglio comparse, voglio...
- Presenze. < Voglio presenze.
< Non figurazioni, ma figure.
< Tony Amenci è morto.
< Come, è morto? - Sì, due anni fa.
Allora... Non lo può fare.
Chi immaginava che questo diventava così cattivo?
- Mamma, devo fare la cacca. - Non potevi farla a casa?
< Il terzo atto è da sfasciare e rifare.
Abbiamo seminato male.
- Va bene, da lunedì ci lavoriamo. < Non da lunedì. Da adesso.
- Facciamo riposare le idee. - Si riposano se ci sono. Chiaro?
Se non ci sono, non riposa un cazzo.
34, 35, 36, 37, 38...
...76, 77, 68, 79...
Mamma, quando viene papà? Devo fare la cacca.
Ci vuole una sceneggiatrice. Una visione femminile.
< La sorca! Ridateci la sorca!
Saverio, devo portare i miei figli al mare.
Apri un prosecco. Ho sete.
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
Mamma, sta uscendo.
Forza, allora, andiamo!
Muoviti, cammina!
E sbrigati! Non ce la faccio più.
< Delia: Scusi, ci fa andare in bagno?
Bene, mi sembra che ci siamo. Abbiamo superato l'ostacolo.
Siamo entrati nella caverna, abbiamo combattuto il drago,
liberato la principessa e possiamo tornare con la ricompensa.
Grazie, ragazzi. Buon fine settimana.
(CAMPANELLA)
Che hai fatto? Una pallonata in faccia?
< Delia: Sono stata io.
< Ho sbattuto la testa di Cosmo contro la porta del bagno.
Che hai fatto?
Doveva fare la cacca. Si lamentava.
Non siamo risaliti. Io speravo che tu arrivassi.
L'ho portato al bar.
Gli sono caduti gli occhiali.
Ci sono inciampata, sono scivolata. Li ho rotti.
Ha cominciato a piangere.
Piangeva.
Ho perso la testa.
L'ho preso per i capelli e gli ho sbattuto la testa sulla porta.
Contro la maniglia arrugginita. Poverino, usciva il sangue.
Non ha detto niente, diceva solo: "Scusami, mamma. Scusami, mamma".
Delia, tu sei la madre migliore del mondo.
Se avessi avuto una madre come te, avrei imparato a rispettare le donne.
Come puoi essere così bugiardo?
Perché sono buono.
< Delia: Come si dice quando una sceneggiatura non si chiude,
non funziona?
< Gae: Si dice che "abbiamo seminato male".
< Delia: E che fate? < Smontiamo tutto e ricominciamo.
- Semi migliori in un terreno migliore. - Si spera.
Vorrei innamorarmi di nuovo, Gaetano.
Ho voglia di innamorarmi.
Riprovare tutto con un'altra persona.
< Adesso sapresti scegliere meglio.
< Ora so dove ho sbagliato. < Hai sbagliato a scegliere me.
< No. Se potessi tornare indietro... - Gireresti i tacchi.
Rifarei quasi tutto.
< Lo dici per i figli.
Lo dico per me.
< E cosa non rifaresti?
I denti.
Almeno adesso rido.
< Sai cosa farei io, invece?
Mi inginocchierei.
Ti aprirei le gambe e ti leccherei.
< Potrò fare tutto nella vita, ma non baciare una donna come ho baciato te.
Dillo.
(a bassa voce) Cosa?
< Che non mi ami più. Dimmelo ora che siamo in pace.
Così me lo faccio scendere.
Non ti amo più, Gaetano.
Dillo tu.
< No. Io non ce la faccio.
Ti amo ancora.
Ti amerò sempre.
- Anche se mi stai sul cazzo. < Dillo.
Dillo.
Non ti amo più, Delia.
Lo vedi? Lo possiamo dire.
Ragazzi, ci dev'essere stato un errore.
Dovrebbe essere il vostro conto, non il nostro.
Io e la mia signora eravamo seduti qui prima che arrivaste voi.
Ma a lei piacciono i tavoli laterali, vuole starsene un pò appartata...
E quindi ci siamo spostati. E ci siamo scolati una bottiglia di champagne!
- Non è il caso di farla pagare a voi.
- È vero, è questo qui.
Già che ci siamo, finiamo questa bottiglia di champagne.
Festeggiate qualcosa?
La mia apparente resurrezione.
Vero, tesoro?
Se lo fate con me, mi fa piacere.
- Dev'essere bello inventare storie. - Più che inventare, io rubo.
- Bisogna anche saper rubare bene.
- È vero.
Sì, a me riesce facile.
< Spero che scriva una storia su di noi, che dici?
Vito, siamo troppo vecchi per interessare uno sceneggiatore giovane.
Magari trova degli spunti.
Anche lui aveva velleità artistiche.
- Sono stato un discreto baritono. - No, eri molto di più.
Ero una discreta promessa, poi mi sono innamorato di questa bella ragazza.
Non sapete che gnocca che era!
Che gnocca! Straordinaria! E ho messo su famiglia.
Famiglia con lei.
(LE VOCI SI FANNO LONTANE)
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
Non avevamo una lira. E c'erano le due bambine.
< Donna: La piccola aveva una grave cardiopatia. Tre interventi.
< Ci hanno mangiato il cuore e tutti i risparmi.
Ma abbiamo avuto anche giorni felici.
- Viaggi, Parigi... - Le Case del Fado a Lisbona...
Ballavamo sempre. Io e lei ballavamo sempre.
< Vito: Il bisogno di ballare. La vita è un ballo.
< Vito: Io vi conosco. Vi ho visti da qualche parte.
< Lascio i libri sulle panchine. Faccio quel genere di scambi.
Forse un giorno hai raccolto un mio libro da una panchina.
Io ho un cancro, un malloppo che mi sta qui sotto lo stomaco.
Viaggia come un terrorista e porta bombe da tutte le parti.
< Ogni tanto ne scoppia qualcuna...
(LA VOCE SI AFFIEVOLISCE)
♪ Il mio mistero è chiuso in me... ♪
Vito: Voglio vivere, la vita è adesso.
- Donna: Non sono interessati, Vito. - Non me ne frega niente.
Sono interessato io a loro.
Vito: Mi fate un favore? Non lo chiedo a tutti.
Ci penso da tutta la sera. Devo chiedere a quei due questa cosa.
Devo rompere le palle a quei due ragazzi.
Mi dai la mano?
Pregate per me.
Io non sono capace, mi scusi.
< Basta chiudere gli occhi e concentrarsi sul bene.
< Un pò astratto.
Per pregare, bisogna avere qualcuno che accolga questa preghiera, no?
< Lei non ha un destinatario? < No.
Peccato.
< Lei, bella ragazza? Vuole pregare per me?
E se fossimo tutti sogni che qualcuno sogna?
E se fossimo pensieri che qualcuno pensa?
- Andiamo a casa, amore? - Sì.
Vito: Ripassa domani, realtà. Per oggi basta!
< Ragazzi...
Nessuno si salva da solo.
Ma che fai?
Prego per quel vecchio.
- Ma che cazzo ti frega del vecchio? - Prega anche tu, vieni.
< Ma che dici? Ci prendono per pazzi. < Qualcuno ci ascolterà.
< Ma chi ci ascolta? Non ci ha mai ascoltato nessuno.
- Ma poi due più sfigati di noi... - Zitto! Prega!
Gae: Con tutti i cazzi che ho...
Delia: Ci ha scelti lui.
Ha visto quando ti ho tirato il gelato. Ha visto tutto.
Ci voleva dire qualcosa.
Di essere meno imbecilli.
Forse solo questo.
(MUSICA IN SOTTOFONDO)
Chiudi gli occhi.
- Perché? - Chiudi gli occhi.
Manda indietro il film.
Apri.
Ciao. Gaetano, piacere.
Piacere, Delia.
Sembri uscita da una riserva indiana.
- L'ho già sentita. - Non puoi averla sentita.
- È la prima volta che te la dico. - L'ho sentita.
No, è la prima volta.
Sai cosa mi piace di te?
No.
Gli occhi.
E anche un pò il culo.
Posso baciarti?
Certo che non puoi.
E tu cosa vedi?
I bambini.
Non vale, non li abbiamo ancora fatti.
Ma è così.
Quando guardo te, vedo i bambini.
(VOCI DALLA TELEVISIONE)
Gae! Ciao!
Ciao.
Sì, cambi anche me.
< Dalla: Un momento di grande gioia collettiva.
< Scrissi questa canzone, "La sera dei miracoli".
♪ È la sera dei miracoli, fai attenzione, ♪
♪ qualcuno nei vicoli di Roma con la bocca fa a pezzi una canzone. ♪
♪ È la sera che i cani parlano tra di loro ♪
♪ della luna che sta per cadere ♪
♪ e la gente corre nelle piazze ♪
♪ per andare a vedere ♪
♪ questa sera così dolce che si potrebbe bere, ♪
♪ da passare in centomila in uno stadio. ♪
♪ Una sera così strana e profonda ♪
♪ che lo dice anche la radio. Anzi, la manda in onda, ♪
♪ così nera da sporcare le lenzuola. ♪
♪ È l'ora dei miracoli che mi confonde... ♪
Delia, ma... non hai mangiato?
No.
♪ Si muove la città... ♪
Ho fame, mamma.
♪ Con le piazze, i giardini e la gente nei bar. ♪
♪ Galleggia e se ne va, ♪
♪ anche senza corrente camminerà. ♪
♪ Ma questa sera vola, ♪
♪ le sue vele nelle case sono mille lenzuola. ♪
♪ Ci sono anche dei delinquenti, ♪
♪ non bisogna aver paura ma stare un poco attenti. ♪
♪ A due a due gli innamorati ♪
♪ sciolgono le vele come i pirati. ♪
♪ E in mezzo a questo mare ♪
♪ cercherò di scoprire quale stella sei. ♪
♪ Perché mi perderei, ♪
♪ se dovessi scoprire che stanotte non ci sei. ♪
(MUSICA)
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