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Mi allacci?
Se mio cugino sapesse dove stiamo andando,
si rivolterebbe nella tomba.
- Ecco qua. - Come mi trovi?
Non ti dico niente.
Sono bella?
Non ti dovrei portare.
Il bastone dov'è?
All'ingresso.
Sei bello.
- Ti piace il posto? - Sì.
- Mi sembra un po' troppo, no? - Fa troppo schifo.
Don Pasquale Spallone. È una vita che ci sbava dietro.
È arrivato pure Nuzzo.
Ho visto.
Sai qual è la cosa buona di don Pasquale? La figlia.
Fa impressione vederli tutti insieme nello stesso posto.
Per un'occasione del genere, dico.
Fa impressione sapere che Marco è al centro di tutto questo.
- Mi sa che stanno arrivando. Sei pronto? - Pronto, sì.
Cosa devo dire? Non mi ricordo.
- "Sì", devi dire. - "Sì"? Sicuro?
Sicuro.
Direi che possiamo iniziare.
Carissimi, celebriamo il grande mistero dell'amore di Cristo per la nostra Chiesa.
Oggi Agata e Marco sono chiamati a parteciparvi con il loro matrimonio.
Riconoscenti per essere divenuti figli nel Figlio.
Marco, vuoi accogliere Agata come tua sposa nel Signore,
promettendole di esserle fedele sempre,
nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia
e di amarla e onorarla tutti i giorni della tua vita?
Sì.
Agata, vuoi accogliere Marco come tuo sposo nel Signore,
promettendo di essergli fedele sempre,
nella gioia e nel dolore, nella salute e nelle malattia
e di amarlo e onorarlo tutti i giorni della tua vita?
Sì.
Potete scambiarvi gli anelli.
Il Signore onnipotente e misericordioso confermi
il consenso che avete manifestato davanti alla Chiesa.
E vi ricolmi della sua benedizione.
L'uomo non osi separare ciò che Dio unisce.
Vi dichiaro marito e moglie.
Lo sposo può baciare la sposa.
Auguri!
Auguri, Agata.
Tanti auguri.
Viva gli sposi.
Bacio, bacio.
Congratulazioni.
Ehi.
La cerimonia è quasi finita.
Complimenti. Avete una figlia bellissima.
Peccato che qualche giorno fa la voleva ammazzare.
Stai calmo.
Oggi sigliamo la pace con le altre famiglie.
- È un giorno importante. - Giusto.
Pace, pace.
- Rilassati e goditi la festa. - Me la godrò.
Evviva gli sposi!
Auguri.
- Congratulazioni. - Grazie.
- Sei bellissima. - Grazie.
Grazie.
- Tanti cari auguri. - Grazie.
Quanti ne arrivano?
Grazie.
Comincio ad essere stanca.
Auguri e felicità.
Oggi, signori, è una gran bella giornata.
Io saluto la famiglia Corona
che è una grande casata.
E per non fare degli errori, brindisi faccio
a voi tutti uomini di onore.
Bravo!
Con i miei più sinceri auguri. Veramente.
Non c'è bisogno, Felice. Teneteli voi.
Grazie a voi. Grazie, Marco.
Ammazza quanto bevono questi.
Che c'è, hai visto qualcosa?
Non lo so, aspetta.
No, niente.
Agata, sei bellissima, ti auguro tanta felicità.
Tu sei un ragazzo fortunato.
- Mi raccomando, eh? - Grazie.
Don Pasquale ci augura tanta felicità.
Peccato che dieci anni fa ha fatto ammazzare mio cugino e sua moglie.
E tu pensi che ci possa essere la pace tra queste famiglie?
Grazie.
Scusate.
Scusate.
Voglio fare un brindisi.
Agata, quando eri figliola avevi un brutto carattere,
non è che crescendo sei migliorata.
Ricordo che avevi sette anni e dalla scuola mandarono a chiamare mamma.
Perché avevi picchiato un bambino.
Allora la mamma ti chiese cosa fosse successo.
Che ti aveva fatto, perché l'avevi picchiato.
E tu rispondesti "perché mi piace".
E lei, che era pronta per darti una sberla si mise a ridere
e disse a papà: "Tony, è inutile che la mandiamo a scuola,
questa ha già capito tutto."
Però ti sei fatta grande, sei diventata bellissima.
E mi dispiace che la mamma non sia qua per vederti.
Marco, a te che posso dire?
Per mia sorella non potevo sperare di meglio.
Viva gli sposi.
Evviva gli sposi!
- Grazie. - Grazie.
- Auguri. - Grazie.
- Grazie. - Grazie.
È stata una serata bellissima.
Grazie a voi per questo posto.
Ma figurati.
Sai, io e Nuzzo quando ci siamo sposati abbiamo fatto qui il ricevimento.
Comunque, adesso dovete fare un nipote per tuo padre.
Magari fra un po'.
Vogliamo fare le cose con calma.
Hai ragione, c'è tempo.
- Allora, buonanotte. - Grazie.
- Auguri. - Grazie.
I boss stanno rientrando.
Spallone, Vergano, Corona. Ci sono tutti.
Ciao, grazie.
Rimani qua.
Tutto a posto?
Pensa a tua moglie.
- Auguri. - Ciao.
Voglio dire due parole.
Tutti noi siamo nati e cresciuti qua.
Ci conosciamo da sempre.
Eppure non facciamo altro che ammazzarci.
E in questa guerra abbiamo perso amici, persone care
e soldi.
È arrivato il momento di cambiare questa situazione.
Se vogliamo essere veramente forti, dobbiamo essere uniti.
Perché ha preso una cassa in fondo?
Ne cercava una in particolare.
Ah, è champagne.
La seconda?
Non la controllano?
Sarà champagne pure quello.
C'è qualcosa che non mi torna.
Che fai? Non lo puoi chiamare.
Barbara, dove vai?
Cazzo.
Grazie.
Grazie a te.
- Complimenti, bella festa. - Grazie.
Grazie.
Che cazzo ci fai qua?
- Sta succedendo qualcosa. - Che vuoi dire?
I Gargano hanno in mente qualcosa.
Ho visto movimenti strani. Devi andare via.
Devi andare via.
Ti prego, scappa.
- Ciao. Sei bellissima. - Grazie.
- Auguri. - Grazie.
Tutto bene?
Arrivo subito.
Lo so che cosa state pensando.
Queste sono chiacchiere.
È falsa politica. Vogliamo i fatti.
E allora vi dico che nel giorno del matrimonio di mia figlia
io voglio arrivare a un accordo con voi.
A una giusta divisione del porto.
Ognuno di voi avrà la sua parte.
- Ti devo parlare. - Ora no.
- È urgente. - Aspetta.
Ehi, ferma.
Chi cazzo sei? Che ci fai qua? Eh?
Andiamo, dai. Andiamo.
Cazzo. Cazzo, cazzo.
Ce ne dobbiamo andare e di corsa.
Vieni. Forza, dai, dai.
Non è per debolezza che voglio questo accordo.
Nuzzo, ricordati le parole di tuo padre.
La guerra si fa agli sbirri.
Non tra di noi.
Io sono d'accordo con voi, don Antonio.
Troppi figli di mamma sono morti e ora deve regnare la santa pace.
E allora brindiamo.
Alla pace.
Te l'avevo detto che ti saresti pentito. La pistola.
Ammazzalo.
Non lo può fare. Ormai è uno di noi.
Agata, Agata...
Cosa hai fatto?
Che hai fatto?
Che cosa hai fatto?
Papà, che cosa hai fatto? Che hai fatto?
Perché?
Vieni via.
Lasciami! Lasciami. Perché? Perché lo fai?
- Perché? - Agata.
- Ti odio! - Vieni via.
- Vieni via. - No!
Vieni via.
No!
- Faccio io. - Vi odio!
Perché?
No, no!
Vieni, vieni. Buona, buona.
No!
Vieni con me.
Caricate 'sti porci, forza. Veloce.
Vincenzo dov'è?
- Dove cazzo è zu' Vincenzo? - Eh...
Vattene! Vattene o ti sparo.
Zu' Vice'.
Che cazzo fai, mi spari?
- Parliamo, no? - C'è poco da parlare.
Io non voglio parlare!
Non mi avete mai ascoltato e non mi avete mai rispettato!
Io non sono più un Corona!
Fermo, non ti muovere. Non ti muovere o ti sparo.
Per quello che conta, io non ne sapevo niente.
Me lo sentivo che c'era qualcosa sotto.
Mio padre non ha mai fatto niente per me.
Non so come ho fatto a credere alle sue parole.
Giurami che non te ne vai.
Ti ho fatto una promessa.
La mantengo.
Sei tutto quello che ho.
- Ho freddo. - Vieni qui.
Speravo mi chiamassi.
Come stai?
I Corona hanno fatto sparire i cadaveri.
Non siamo riusciti a recuperarli.
Io non ne sapevo niente, sono rimasto a guardare, così.
Dove sei adesso?
Puoi parlare?
No, adesso no.
Vi faccio un rapporto dettagliato appena posso.
Ti devo dire una cosa.
Domani vado a Roma.
Quando torni?
Non torno.
Che vuol dire "non torno"?
Non ce la faccio più, amore mio.
Devo andarmene.
- Ho un volo domani pomeriggio. - Aspetta, Barbara.
Ehi.
Cazzo.
Chi è?
Che ci fate qua?
Agata.
Agata.
Marco, vieni. Papà ci vuole parlare.
Ho parlato col Turco. Lo incontrerete a Roma, domani.
E poi c'è un'altra cosa.
Vincenzo.
Appena tornati da Roma, lo dovete trovare.
È una cosa che mi brucia, non mi fa dormire la notte.
Forse Santo aveva scoperto qualcosa su mio fratello.
E lui l'ha ammazzato.
Agata? Come sta?
Ci vorrà un po' di tempo.
Il tempo, per fortuna, non le manca.
Per fortuna la pallottola è uscita e non ha provocato danni seri.
Appena finiamo, con tutto il rispetto e la devozione, vi prego,
vi prego di lasciare questa casa.
Sì, avete ragione.
Ma prima mi devo rimettere in piedi.
Che vuoi fare?
La cosa giusta.
Sarebbe?
Non sono più in grado di fare bene il mio lavoro.
Iniziamo l'imbarco del volo 592.
È il mio volo.
Che cazzo significa?
Che non riesco più a vederti in mezzo a loro. Ho sempre paura.
E non sopporto più di vederti con lei.
È un mio problema, mi faccio da parte.
Questo è il nostro lavoro, è il tuo lavoro.
È cambiato qualcosa.
Agata.
Che vuoi?
- Esci subito. - Aspetta.
Quello che è successo era necessario.
- O noi o loro. - Ti ho detto di uscire.
Vieni qua.
Piangi, piangi.
Le lacrime non sono vergogna.
Io e papà ti vogliamo bene.
Se facciamo certe cose, le facciamo pure per te.
Il peso dei morti lascialo a noi.
Tu devi stare tranquilla. Tranquilla.
Ho visto Marco con un'altra.
Un'altra?
Erano all'aeroporto.
L'hai seguito?
Erano in atteggiamenti intimi?
Ma guardati.
Ti sei appena sposata e già fai i pedinamenti come una moglie gelosa.
Facciamo una cosa, lo chiediamo a Marco.
Sono sicuro che avrà una spiegazione. Marco ti vuole bene.
Hai capito?
Vieni qua.
Buongiorno.
Ehi.
Ciao.
Ha chiamato Bruno, vuole che vada a Roma con lui.
- Quando tornate? - Domani.
Come stai?
Ci vediamo domani.
Nelle ultime settimane le cose sono andate molto in fretta per te.
E lo capisco che prima di incontrare Agata avevi un'altra vita.
Magari ti è rimasto qualche filo da tagliare.
Ma ora sei sposato.
E mia sorella la devi rispettare.
Io le voglio bene.
Non ci sarà niente che la farà soffrire.
Era quello che volevo sentirmi dire.
Prego.
Lo preferiva col ghiaccio?
Sai?
Sono cresciuto in Anatolia.
Dalle mie parti c'è un detto che dice:
"Quando il pastore vuole, ottiene latte anche dal caprone."
Questo mi piace di voi calabresi.
Riuscite a ottenere qualunque cosa quando volete.
A qualunque costo.
Per noi è un piacere fare affari con lei.
Marco. La valigetta.
Un omaggio per il tempo perso.
Sei proprio come tuo padre.
Ascolta.
Vai.
Il carico partirà al massimo tra due ore.
Quando l'avrete consegnato al mio acquirente, avrete ciò che vi spetta.
Chi è? Agata?
Già gli manchi?
Domani voglio scendere con calma a Gioia.
Voglio dormire un paio d'ore.
A che ora?
Non lo so, fai tu.
Senti, Marco. Oh! E basta! Non lo vedi che sto parlando?
La cosa che è successa oggi col Turco cambierà il nostro giro d'affari.
Lo capisci?
Sono contento che questa cosa l'abbiamo chiusa insieme.
Un altro giro.
Un altro giro!
Bruno, io passo.
Sono a pezzi, vado in albergo.
No, io resto. Voglio festeggiare.
Prendo un taxi.
Vieni qua tu.
Non so se è stata una buona idea.
Senti, so che la situazione può essere difficile da gestire.
Sì, sì.
È difficile.
Ma tu sei una che non si arrende.
In aeroporto hai detto che qualcosa è cambiato.
Ho bisogno di sapere cosa.
- Ti prego, smettila. - Perché, smettila?
Perché?
Perché devo stare senza di te?
Vuoi lasciare l'operazione, vuoi chiudere?
Nessun problema, vado avanti con Emanuele.
Ma dammi un motivo perché io devo stare senza di te.
Sono incinta.
Domani ho l'ecografia.
Sono incinta.
Vieni qua.
Vieni qua.
Ti amo.
Ti amo, ti amo, ti amo.
È la cosa più bella che potessi dirmi.
- Davvero? - Te lo giuro.
- Ti amo. - Anch'io ti amo.
Ti amo.
- Mi fa il conto, per favore? - Subito.
La camera è stata pagata dal suo amico. È andato via stamattina presto.
Mi ha detto di dirle che è dovuto partire in aereo prima del previsto.
Ah, c'è anche questa.
Grazie.
Pronto?
Ehi, sei uscita?
No, l'appuntamento è tra un'ora.
Vengo anch'io.
- Davvero? - A tra poco.
Ehi, ti amo.
Lo so.
Grazie.
Posso aiutarla?
Sto aspettando la mia fidanzata, abbiamo un appuntamento.
- Il nome? - Migliardi.
Migliardi, Migliardi...
Si può accomodare.
Migliardi?
È il turno di Migliardi.
Doveva essere già arrivata, ma...
Adesso provo a chiamarla.
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