All language subtitles for Una Grandes familia ep 2

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Original subtitles

A volte gli sbagli dei figli non si vogliono vedere, perché fanno male.

Fanno più male dei propri sbagli, perché i loro sbagli sono i nostri.

E vorremmo prenderci la colpa al posto loro, perché a differenza delle nostre,

ci sembra che non esistano colpe che a un figlio non si possano

perdonare.

Ernesto, aspettami.

Vuoi un passaggio in città? Vengo a Milano con te.

Non c'è bisogno.

Ho il diritto di sapere meglio le cose. Voglio fare delle domande a Chiara.

Vuoi vedere la faccia che farà quando dovrò dirle che la casa è ipotecata?

Ernesto, io ho sempre saputo tutto.

Che quella casa era troppo, che tutto era troppo.

Non è colpa di Chiara.

Edoardo ha sbagliato.

Non è detto.

Magari in questa storia degli ammanchi, delle fatture false...

Qualcosa vi è sfuggito.

Dai, andiamo.

Nora.

Forse è meglio se non vieni.

Dimmi un motivo per non venire.

Tu non riesci a pensare che Chiara soffra per la morte di Edoardo come

soffri tu.

Nessuno soffre come me.

Io voglio vedere le sue cose prima che sparisca tutto.

Questo è per te. Buon compleanno, bruttone. Grazie, simpaticona.

Ci sono tutte le nostre canzoni.

Without you.

Impegnativo, eh? Senza di te è così.

Senza di te non riesco a fare più niente ormai. Dai, non ridere.

Vuoi che ti venga a prendere?

Ti ho già detto che torno da sola.

Sono sempre venuta in motorino. Cos'è resto ti ha preso la smania di fare la

madre tutto insieme?

Ti ho solo chiesto se volevi un passaggio al ritorno, calma. Io ti ho

solo risposto che non lo voglio.

È stronza.

Ernesto. Scusa mamma, ma vale stronza sul serio?

Gli adolescenti sembrano tutti stronzi.

Guarda, ho fatto una macchia di cioccolato sulla maglia di papà. Non l

'ho fatta apposta.

Quando torna si arrabbia.

Gli dico che mi ha rubato il mio disegno, che così lo frego.

Gli dico che sono arrabbiato io.

Non si arrabbierà.

Sei sicura che te la senti di entrare? Non cominciate a trattarmi come una

pestata, sto benissimo.

Comunque guarda che Valeria ha detto che oggi interroga.

Dovreste preoccuparvi voi.

Io ho appena perso il padre, è uscito anche su tutti i giornali. Se mi

interroga proprio oggi... Scoppio a piangere e faccio una scenata che se la

ricorda tutta la scuola.

Raul, ora che bella.

Tieni, te la regalo.

È bellissima.

Così penserai a me quando la vedi.

Io ti amo, amore. Anch'io.

Io di più.

Ti amo.

Pronto? Eh, sono Ernesto, ciao.

Come tra mezz'ora siete qui?

Volevamo chiamarti prima, ma pensavamo che tu dormissi.

No, beh, veramente, ho accompagnato i bambini a scuola.

Scusa, allora ci vediamo dopo.

A dopo, grazie.

Ciao. Ciao Chiara, ciao.

Ha detto che ha portato i bambini a scuola.

Data l'eccezionalità dell'evento potrebbe anche nevicare.

Oh signor!

Nick, svegliati! Nick, ti muovi?

Niccolò!

Niccolò, forza!

Non sappiamo ancora perché l'abbia fatto.

o cosa ci sia dietro.

L'unica cosa certa è che non possiamo permetterci di affrontare una situazione

del genere in questo momento.

I conti della fabbrica non sono a posto, la situazione non è chiara per niente.

A quanto monta l'ipoteca su questo appartamento?

È una cifra troppo alta, non la possiamo affrontare adesso.

A meno che tu non disponga...

Di qualche altra risorsa?

Qualcosa che non sappiamo?

Lo sa benissimo che io di mio non ho nulla.

Il conto in banca, le carte, è tutto nome suo.

Non abbiamo più niente.

A più tardi.

Nicoletta.

Ciao, Nicoletta.

Ciao.

Mi dispiace.

Questa di tuo fratello è una vera tragedia. Grazie.

Comunque sappi che tu puoi contare su di noi sempre, per qualsiasi cosa.

Anzi, perché non vieni a cena da noi questa sera?

E Vittorio?

Grazie, ma non posso.

Devo vedere una vecchia amica e... Va bene, allora nei prossimi giorni ti

metti d'accordo con Vittorio? Grazie.

Ciao, amore. Ciao. A dopo.

A dopo.

Adesso c'è un'altra cosa.

In fabbrica non abbiamo trovato niente, niente di niente, nessuna traccia. Il

computer di Edoardo ha una password che nessuno conosce. Basterebbe una piccola

cosa per metterci sulla strada giusta. Che ne so, il numero di un conto, delle

fatture, il riferimento a delle operazioni fatte, qualcosa.

Nella cassaforte non c'è niente, io in giro non ho visto niente.

Forse perché tu non l'hai mai cercato.

Adesso dobbiamo farlo.

Stiamo sempre a cercare posti dove rintanarci e non abbiamo mai pensato a

casa mia. Tu sei matto. Io sono logico. Ma dai, è appena andata via.

Appunto. A rigor di logica è estremamente improbabile che ripassi. E

poi qui non entra mai nessuno.

Mi sei mancata.

Anche te.

Ed era così celoso delle sue cose.

Non voleva che nessuno mettesse le mani qui dentro.

Cominciamo. Ruggero.

Ciao, cercavo Eleonora. La mamma non c'è.

E Nico?

Nemmeno Nico.

Lei può dire che sono passato? Alla mamma o forse preferisce a Nicoletta?

Siamo tutte e due.

E quelli lì?

Per chi sono?

Immagino che siano per tutti e due anche quelli, no?

No.

Queste sono per te.

Ci avrei bene a chidarle, no?

Ah, sì.

Ciao, ci vediamo. Ciao.

Non scommetterci che so chidarle.

Mi dai una mano con gli esami?

Sarebbe un onore.

Ma quale onore?

Una rottura di balla.

Schere di ignoranti che mendicano un 24.

Ti fa un brutto effetto fare l'amore con me?

Sì, mi rende insopportabile la mediocrità.

Non so cosa Ernesto si aspetti di trovare qui con la possessione che do.

Mi nascondesse qualcosa?

Forse si aspetta di trovare una spiegazione.

Quella che cerchiamo tutti noi.

Di capire perché ci ha messo in questa condizione la sua azienda, i suoi figli.

Beh... Sicuramente un motivo ce l'ha.

Edo non era un uomo da...

Le scelte ventate.

A te non ha mai fatto mancare niente però.

Né a te né ai bambini.

Ti ha sempre dato il necessario e...

Anche di più.

Nora, nello studio non c'è niente di utile.

No, neanche qui. E poi io sono stanca di mettere le mani nelle sue cose. Non ce

la faccio più.

Te l'avevo detto di non venire.

Buongiorno.

Ho saputo dell'anticipo e ho fatto prima che potevo.

Di che cosa dobbiamo parlare? Di quello.

Quello.

Ricorso Frattini, sì. L'ex ricorso Frattini.

La domanda è stata presentata il 17 settembre, cioè due giorni dopo la

scadenza del termine. L'ufficio ha respinto il ricorso e noi abbiamo perso

la causa ancora prima di andare in udienza.

E il nostro cliente ha fregato.

Laura, forse in questo periodo stai pretendendo troppo la te stessa.

Un momento un po'... No, no, ma lo immaginiamo, eh? Però quel ricorso è

antecedente alla scomparsa di tuo fratello. Qui non si tratta di mancanza

di rispetto per il tuo lutto.

Qui stiamo parlando di altro.

Questa discussione avviene adesso, in un momento in cui me la sarei davvero

voluta risparmiare. Questa è mancanza di rispetto.

Cosa dobbiamo fare?

Laura, sul caso Bisogni alla fine hai avuto ragione, ma noi...

Rimaniamo dell'idea che tu ti sia esposta inutilmente.

Abbiamo sempre pensato che volessi fare troppo. Troppo?

Le tue capacità sono grandi, ma non inesauribili. Quest'ultimo episodio

dimostra che facevi già fatica prima a seguire tutto.

Adesso forse è il caso di prendersi una pausa. O almeno di rallentare.

Ho sempre dimostrato di aver ragione, mi pare. Almeno nove volte su dieci. Però

quell'unica volta che hai torto magari può essere più importante delle altre

nove. Vedi Laura, a me è questo che mi spaventa, questa tua idea di essere una

super donna, di potercela fare sempre.

Prenditi qualche giorno, anche qualche settimana. Mi dispiace, non ho mai

creduto nelle pause di riflessione, bisogna stare dentro le cose per cercare

di risolvere i problemi, non fuori.

Noi non è che ti stiamo chiedendo di prenderti qualche giorno, noi ti stiamo

dicendo che lo devi fare.

Allora facciamo così.

Diciamo che io non voglio lavorare con due persone che a una settimana dalla

morte di mio fratello mi vogliono far prendere una pausa di riflessione perché

hanno paura che io non lavori bene. Non mi piacciono queste due persone.

Non mi piacciono.

E sono contenta di non doverci lavorare più. Punto.

Quanto tempo abbiamo io? e i bambini per cercare un'altra sistemazione.

Prima lasciamo questa casa, più facile sarà con le banche.

Dobbiamo vendere anche la villa al lago, così allenteranno un po' la pressione e

ci daranno più tempo per i debiti della fabbrica.

Praticamente siamo in mezzo a una strada.

Ma cosa stai dicendo? No, io ho pensato che sarebbe giusto farvi venire da noi a

Inverigo.

È in pericolo.

Sì, ma non per sempre, soltanto mentre cerchiamo di sistemare le cose, mentre

cerchiamo una soluzione.

Valentina non sarà molto contenta, qui ha tutte le sue cose, i suoi amici.

Troveremo la soluzione migliore.

A quanto pare Edoardo non ci ha dato il tempo e nemmeno i soldi per trovare una

soluzione. Non dobbiamo decidere tutto oggi.

Mi dispiace, Chiara.

Cerca di capirla, scusala.

È sconvolta.

Anch'io sono sconvolta.

Ma non è questo il problema.

Ecco perché non volevi che venissi. Ce l'avevi già in testa. Ma lo sai anche tu

che è la soluzione migliore, no?

Eh, certo.

Tanto tu tutti i giorni vai in fabbrica, no?

Ci rimango io a casa con la Tramp e le sue fisse, no?

Ma ci sono Valentina e il piccolo.

Ah, lo so bene che c'è Valentina e il piccolo.

Se no perché l'avrei presa in casa secondo te?

La sopporterò per amore loro.

Edo, amore mio, ogni momento che riesci a rubare mi riempie di gioia. Questi

mesi sono stati i più belli della mia vita.

Vorrei sapere scrivere meglio, per poterti raccontare quello che provo per

te. Quello che significa stare tra le tue braccia, sentirti dentro di me.

Ti amo, Claudia.

Ulvi! No, tranquillo, non ci interessa quel cellulare.

Stai giù, per favore.

Questa è la posizione più comoda.

Oggi siamo venuti a farti un regalo.

Certo, tu non l'hai mai chiesto, però io lo so come mi guardi. Lo sa tutta la

scuola.

Mi chiamo il professore. Stai giù, stai giù.

Faccio stare zitto io adesso.

Ehi ragazzi, cosa fate qua dentro?

Forza, andiamo.

Non ci rimanere in mani, è solo rimandato.

Buongiorno professore.

E tu?

Forza dai.

Sì.

Va bene, dottor Bisogni. Siamo d'accordo. Ci vediamo lì.

Ci vediamo questo pomeriggio, sì, così ne parliamo. Qualche pensamento? No, no,

no, nessun ripensamento.

Perfetto. A più tardi.

A dopo allora.

Allora, Chiara, dammi una mano. Tutti dietro la frusta.

Pronto? Senti, sei la prima persona a cui lo dico.

Cosa?

Mi sono licenziata.

Ah, e adesso che cosa farai?

Vado a lavorare come responsabile nel dipartimento legale al San Giulio. Mi ha

chiamato direttamente Matteo Bisogni. Ma è un coglione.

Che cosa significa?

Bisogni è un coglione. Che coglione?

È il nuovo datore di lavoro di mia sorella, che è anche l'amministratore

della più grande azienda ospedaliera della regione.

Coglione!

Coglione! Complimenti, eh?

Insegna pure le parolacce ai bambini.

Ragazzi, zitta che se no non sento. Ma se neanche lo conosci, eh?

L'hai visto solo una volta, l'ha messa per edo.

Eh, non c'è bisogno di conoscerlo.

Bisogna un conservatore. Certo, se uno non la pensa come te, è un incapace. No,

non ho detto incapace.

Ho detto coglione.

Non riesci neanche a ripeterlo. Va bene, ti saluto.

Aspetta, dai, sto scherzando.

Bisogna quello che è. Ma sembra una persona seria abbastanza oretta.

Sono contento per te, sorella.

Mi fai passare la voglia di chiamarti.

Sempre con questa abitudine di condividere tutto coi fratelli, poi nel

momento buono ti rendi conto che in comune hai ben poco.

Ma stai parlando di me o di Edoardo? Di tutti, di tutti.

Hai saputo qualcosa da papà?

Hai riuscito a capire perché Edoardo ha fatto quello che ha fatto?

Tu non riesci proprio a chiamare le cose con il loro nome. Perché ha rubato dalla

fabbrica, vuoi dire?

Per i soldi?

Stai parlando di tuo fratello.

Lo so che sto parlando di nostro fratello, ma c'è la verità?

Adesso fammi tornare a lavorare con i ragazzi.

Almeno loro dicono sempre quello che pensano.

Congratulazioni di cuore. Sì, sì, certo.

Ciao, eh?

Ciao, Raul. Ciao, ciao.

Come?

Non ho capito, Flavia. Cosa ha detto?

Sei troppo grande.

Ah, sì, sono troppo grande.

Eh? Non sei troppo grande per Raul, Raul. Se sono troppo grande per Raul?

Sì.

Allora, ora vi dico un segreto. Io sembro grande, ma in realtà sono piccolo

così. Sì, così.

Un po' di più.

Così. Così.

Così.

Bravo. Come sono, Flavia? Sono piccolo così.

Stefano, e te cosa ci fai qui?

Ciao vecchio.

Ciao. Brown, che facciamo? Guarda, finite di fare i disegni, di giocare e

poi andiamo in campo.

Ok.

Vieni.

Ti devo parlare.

Per sapere cosa ne pensi te. A chi dobbiamo credere? Che cosa dobbiamo

pensare?

Se non lo sei tu che ci lavoravi insieme.

Dai che nessuno ci lavorava.

Faceva tutto da solo. E se doveva chiedere qualcosa a qualcuno non la

chiedeva a me.

Mi teneva lì per bellezza.

Cosa c'era dietro quei bilanci fasuli? Lo sapeva solamente lui. Se Edo ci ha

lasciato davvero nei guai vuol dire che non era la persona che pensavamo fosse.

Io non ci credo.

Te riesci a parlare così perché a te non piaceva. Non ti è mai piaciuto.

Non ti piaceva il suo modo di vivere, le cose che faceva, le scelte che prendeva.

Guarda che io e Edo abbiamo fatto scelte diverse.

Ma le abbiamo sempre rispettate.

Anzi, eravamo contenti l'uno per l'altro.

Poi c'è la storia di Chiara, no?

Ancora?

È successo 18 anni fa.

Ma tu pensi che potrei avercela ancora con lui per questo?

È soltanto che mi fa incazzare. E fa incazzare tutto, mi fa incazzare quello

che stanno passando mamma e papà, quello che stiamo passando noi, tutta la

famiglia.

Per quello che ha combinato ci rimetterò anche questi ragazzini qua.

Ciao!

Per me non ti è mai passata.

Guarda che ero piccolo, ma c'ero.

E quando te la scippate per essere sposata, a te fissavi il muro.

Senti Stefano, non c'è bisogno di andare così lontano.

Ed ora mi guardava negli occhi da un anno.

E quando fai questo lavoro ti accorgi che se qualcuno ha qualcosa da

nascondere lo vedi da come si siede, da come muove le mani, da come non ti

guarda.

Ed aveva qualcosa da nascondere e non l'ha confidato a nessuno.

Ma quando è che è successo?

Quando è successo cosa?

Che noi fratelli abbiamo smesso di dirci tutto.

Hai fatto tardi.

I giapponesi non mi mollavano più, te l'avevo detto che avrei fatto tardi.

Ma almeno non è valsa la pena?

Vediamo.

Vieni?

No, vado a fare una doccia.

Ora?

No, sono fuori da stamattina.

Pronto?

Pronto?

Pronto, chi parla?

Sono Chiara Rengoni.

Non ti preoccupare, Eleonora.

Ci vediamo stasera.

Va bene.

Ciao. Ciao, ciao, ciao. A dopo.

Wow.

È l'inizio della fine del mondo.

Chiara, va a stare alla villa.

Beh, non dici nulla?

Sarà contenta la mamma.

Sì, contenta come una Pasqua.

Ci vuole stasera a cena, per condividere i nervi.

Scusa, ma è stata un'idea sua quella di trasferirsi? No, è stata un'idea di tuo

padre. Perché comunque la casa di Milano la devono lasciare.

A questo punto siamo, cazzo.

Vedrai che se giù sarà tutto.

I soldi non possono essere spariti.

A proposito, ma che cercavi nella cassettiera?

Perché? Perché hai lasciato un disordine. C'era anche una conchiglia

per terra.

Allora?

Ma no, niente.

Stavo cercando un libro e... Sai come mi prende quando non trovo le cose.

L'appartamento non è un regalo di Edoardo.

Sei quello che sta pensando.

Non stavo pensando niente.

Perché è venuta qui oggi?

Per guardarle in faccia, credo.

Per capire qualcosa di più di... Edoardo.

E' morto da così poco tempo.

E già mi sembra di non conoscerlo più.

Io credo che se Edoardo... Avesse voluto farle sapere di noi...

E l'avrebbe detto.

E comunque mi dispiace, ma io...

Davvero in questo momento non sono disposta a raccontargli ciò che io

provassi per lui.

Io ho bisogno di capire.

Lo so, ma non posso essere io quella che spiega.

L'ho perso.

Adesso mi sembra di averlo perso completamente.

E allora siamo i due.

Sono venuta fin qui, ho rintracciato l'indirizzo.

Pensavo di spaccare qualcosa, di metterle le mani addosso.

Se questo può farla stare meglio, lo faccia.

Ma non credo che servira a molto.

Qui purtroppo c'è soltanto la mia vita e non quella di suo marito.

Se non le dispiace questa la tengo io.

Però una cosa voglio dirgliela e voglio farlo per rispetto nei confronti di

Edoardo.

Lui non credeva che lei lo amasse ancora.

Ed è per quello che stava con me.

Ma perché ti sei fissato che erano per me?

Guarda che il figlio dell'impero dei cessi ci sta provando, te lo dico io.

Quelle rose erano per te.

Ammesso che fossero per me, il fatto che uno sia gentile non vuol dire che ci

stia provando.

Ah, ho capito.

Ti sento cucinare. Vieni a cena a Vittorio, è vero? Che palle i fratelli

che stanno tutto.

Almeno mi risparmi la solita tiritera.

Sul fatto che l'uomo con cui stai ha trent'anni più di te, è sposato, ha due

figlie e che potresti aspirare a molto meglio?

Grazie.

Te? Perché sei ancora in ufficio? Sto cercando di capirci qualcosa sui conti

di Edo.

Hai visto mai ci arrivasse io?

Lo volesse Dio.

Dai, ci sentiamo, ciao.

Ciao.

Tuo padre... vuole il divorzio.

Mi dispiace dirtelo così.

Lo so, me l'ha già detto lui.

Vuole farsi una nuova famiglia in Canada.

Buon per me.

Prima succede meglio è. È sempre tuo padre, eh?

Tu credi di odiarlo, no? No, no.

Non lo odio.

Alla fine lui cerca solo di essere felice.

Tu dovresti aiutarlo.

Io non credo nel divorzio.

Certo.

Non separi l'uomo e ciò che Dio ha unito.

Esatto. Perché non ammetti semplicemente che... Perché non ammetti? Senti

semplicemente che vuoi ancora bene a papà.

Per questo che il divorzio ti fa stare male.

Che cosa vuoi che faccia? Che mi metto a piangere qui adesso?

Io non sono così.

Puoi fare un sforzo per me?

Siamo venuti qui nel ristorante più buono della città.

Io voglio festeggiare con te un cambiamento importante nel mio lavoro.

In un momento difficile.

Mi sto sforzando.

Cerco di non pensare a mio fratello. Lo faccio anche per te.

Solo che io non ti ho chiesto niente.

Dove sto sbagliando? Me lo dici?

Faccio l'autoritaria e ti irrita.

Cerco di lasciarti fare quello che vuoi e non riesco a vederti neanche

sorridere.

Io lo so che la tua età è... Parli come un libro.

Così mi hai preso il modello di una generazione.

Magari io e i cazzi miei diversi dagli altri 17 anni. Per favore.

Vuoi parlare con me?

Poi ti spaventi se dico cazzo.

Mangiamo qua.

Sono un cretino.

Io lo so che mi vuoi bene e che stai facendo uno sforzo.

Passerà. Te lo giuro.

Ordina i secondi.

Quello che vuoi, tutto cosa monistica.

Non mi muovo neanche se mi trascini con le catene.

Credi che a me faccia piacere andare a vivere a casa di tua nonna? Per me sarà

l'inferno in terra molto più che per voi.

Non mi importa se a te fa piacere o no. Io non ci vengo, le leggi di labbra, non

ci vengo.

Puoi passare i piedi in terra quanto vuoi.

Non c'è altra soluzione.

Ma sì invece, resto qui con una delle mie amiche.

Valentina, hai 15 anni.

Non puoi decidere da sola, vieni con noi.

Dai, intanto dura poco, vale.

Ma no!

Ma cazzo, non voglio!

Ti prometto che cercherò di tornare presto qui.

Troveremo un'altra soluzione. Mi cercherò un lavoro e tra qualche mese

siamo a Milano.

Tu, tu non hai mai alzato un dito in vita tua.

Che lavoro credi di trovare, eh?

Io non ho mai lavorato perché tuo padre non voleva che io lavorassi.

E perché non ce n'era bisogno.

Ma questo non significa che io non ne sia capace.

Se c'è necessità...

Immagino. Alla fine sono sempre io che devo pagare per quello che sbagliate

voi. Per te che non sei in grado di mantenerti e per quell'altro che ha

pensato bene di morire lasciandoci tutti nella merda.

Non ti permettere mai più di parlare così di tuo padre in mia presenza.

E adesso vai in camera tua, chiama le tue amiche, fai i saluti e prepara i

bagagli. Tu vieni con noi.

Non devi piangere, mamma.

Non sto piangendo, sono solo triste.

Non dovete essere tristi.

Papà non è morto.

Quante volte ve lo devo dire?

Mi devi credere, mamma.

Non lo so quando arriva.

Insomma è deciso.

Veramente l'ha deciso lui.

Per chiarire, non mi fa piacere.

Però sicuramente Chiara la tratterò benissimo.

Così come ho sempre trattato benissimo tutte le fidanzate e tutte le mogli dei

miei figli.

Cosa c'è da ridere?

Niente, mamma mia.

È il passaggio alla fase 4 che è impossibile. Le colonne d'Ercole delle

nuore. Praticamente il livello del videogioco è inarrivabile. Di cosa state

parlando voi due?

Di quella roba delle fasi. E cioè?

È una nostra teoria.

Dai allora, sentiamo.

C'è la fase 1, che sono i primi mesi.

Rifiuto. Cioè fai finta di considerare che le donne dei tuoi figli siano lì per

sbaglio, tipo incidente di percorso.

Dopodiché c'è la fase 2, dai 6 mesi ai 2 anni.

Dove ti rendi conto che queste donne non ci si può fare niente. Però le tieni

comunque a debita distanza.

Rapporto molto formale, buongiorno, buonasera.

Poi, se tutto va bene, scatta la fase 3.

Dai due anni in su. L'accettazione.

Praticamente è come se tu dicessi, queste donne non se ne vanno dalla

famiglia e quindi devo cercare il modo di farmi le piacere.

Perché poi arriva la mitica fase 4.

La consapevolezza.

Queste donne sono le mie nuore, fanno parte della mia famiglia, io voglio loro

del bene, eccetera, eccetera, eccetera. E finora a questa fase non c'è mai

arrivata nessuna. Impossibile.

Io non ho mai sentito tante sciocchezze tutte insieme.

Ti prego, veramente Martina.

Beh, onestamente, anche io me la sono vista brutta. Beh, col fatto che non

vogliamo sposarci.

In compenso però Chiara dalla fase 1 non è mai uscita.

Me ne approfittate perché non c'è vostro padre a difendermi, eh?

È molto tardi. Lo so.

Sua figlia Sara la starà aspettando.

Lei sa che non la lascio da solo.

Anche se non ho capito che cosa ci sta a fare ancora qui.

Si sieda.

A casa di Edoardo a Milano non abbiamo trovato niente. Come se si aspettasse...

Che qualcuno potesse mettere il naso fra le sue carte.

Sì, il dottore Edoardo era una persona molto precisa.

E ci ha lasciato in questi guai.

Direi previdente.

Direi preoccupato.

Come preoccupato?

Preoccupato che qualcuno potesse arrivare fin lì.

Serafina, lei aveva chiesto...

di far sparire dei documenti se gli fosse successo qualcosa.

Sapeva che gli sarebbe successo qualcosa.

Non capisco. Che cosa vuol dire, dottore? Che se ne è andato senza

lasciare indizi. Solo quelli che voleva far trovare.

Voglio dire che è morto.

Che ha avuto l'incidente al momento giusto. Poi sarebbe uscito tutto.

Sarebbero venuti a galla gli amanchi e le banche non l'avrebbero più coperto e

avrebbe dovuto affrontare tutto e tutti.

E so che il suo corpo non è stato ancora trovato.

Che cosa sta dicendo?

Sto dicendo i miei pensieri a voce alta.

Vada.

Serafina. Dottore.

dica volevo solo sapere se mi posso ancora fidare di lei

Sei tu, vero?

Papà, mi rispondi, per favore.

Non ti preoccupare, non lo dica a nessuno che sei tu.

Papà, rispondimi, per favore.

Tino, con chi stai parlando?

Con papà.

Non ho parlato, ma era lui, sono sicuro.

Adesso dormi.

Buonanotte.

Buonanotte.

Lascia acceso la luce, per favore.

Penso a tante cose, al centro, ai cavalli che avrei voluto comprare per i

ragazzi, alla mia famiglia.

Raul, sai perché ti amo?

No, perché?

Perché sei un uomo dai grandi ideali, un combattente, un sognatore, per tutte

quelle cose lì.

Però anche per cose molto più stupide, molto più materiali.

Per l'odore che ha la tua pelle.

Per come facciamo l'amore.

Perché?

Come facciamo l'amore?

Potrei essere più specifica nei complimenti se avessi una memoria,

diciamo, più recente.

Raul Rengoni, cosa deve fare una donna per farti capire che ha voglia di fare l

'amore con te?

Ciao Stefano, sono io.

Senti, io sto tornando a casa.

Non avevo più voglia di star qui. Ci vediamo domani a colazione.

Ciao.

Amore mio, non riusciranno a distruggerti.

Il lavoro da fare è tanto e ci vorrebbero braccia ben forti, eh?

Sono miei cugini, loro sono molto bravi. Visto che tu di cugini ne hai una

cinquantina, potevamo sceglierne qualcuno un po' più. Hai tante, ma

perché sto fresa, insomma, sembra che non mangino.

Loro sono molto forti, signora. Ah, sì, sì. E allora non perdiamo tempo.

Allora, dunque, il lavoro da fare è molto, come vi ho detto, ci sono due

stanze. Una per i bambini, una per mia nuora. Venite, venite.

Poi bisogna rinfrescare tutto, togliere tutti quanti i mobili, perché loro sono

abituati al lusso.

Buongiorno signora, mi scusi per il ritardo, ma quel tram una volta passa e

dieci no.

Niente di grave.

Comincio subito dalla cucina, eh? No Anna, aspetta, devo dirti una cosa.

Prego.

Salvatore, cosa dici, va bene se oggi dopo la scuola andiamo a trovare la

mamma?

Baseterra Salvatore, Baseterra Salvatore, è in contatto?

Rispondete, passo.

Siamo in contatto, io sono.

Che succede?

Succede che oggi volevamo andare a trovare sua madre tutti insieme, visto

che non lavoriamo.

Sempre che lei non abbia di meglio da fare, per esempio salvare l'umanità

oppure incontrare qualche bella ragazza, allora noi magari potremmo rinunciare.

Ma deve andare bene anche la mamma.

Lo sappiamo te, la mamma va bene.

Certo che lei va bene, l'ho chiamata. Dice che sarebbe molto contenta di

vederti. Molto.

Anch'io sono felice di vedere lei.

Se lei è felice di vedere me.

Noi dobbiamo partire.

Dobbiamo lasciare questa casa.

Dopo la scomparsa di Edoardo non possiamo più rimanere qui.

Quanto mi dispiace.

Tutto così all'improvviso.

Buongiorno.

Valentina.

Sta facendo lo sciopero del silenzio e anche quello della fame quindi forse è

inutile che le prepari la colazione.

Ciao.

È normale?

Che cosa?

Africani che vanno e vengono coi secchi di vernice.

La mamma, che deve far vedere il suo spirito di accoglienza, capito?

Verso gli africani?

No, verso Chiara.

Viene a stare qua con i ragazzi.

Ma te che ci fai qua?

Niente. Avevo finito il lavoro all'università e...

Ho deciso di tornare.

Ma se cucinavi, vero, il professor Morirti?

Dai, cos'è successo?

Non avevo più voglia. Non avevo più voglia di passare la serata con uno che

poi se ne sarebbe andato.

Ecco, e quindi preferisco svegliarmi qua con te che mi rompi le palle.

E allora lo vedi che questa testolina incomincia a dare segni di guarigione?

Brava.

Lo vedo quando ho voglia di vederlo, non quando lui può. Ecco.

Così un amante si libera dal cliché dell'amante.

E poi comunque oggi viene un mio amico esperto di computer per entrare nel pc

di Edo, quindi... Mi sono viste tutte le scartoffie, i conti di Edo.

Scarte a vetro, non senza coprire.

Ciao.

E tu da quant'è che sei qui?

Da stanotte.

Che bella. È che devo stare dietro a questi pasticcioni. Dovete coprire.

Guardate che anche i battiscopa fanno parte della casa, non è che siccome

stanno in basso... Alla fine niente la fa star bene, come darsi a fare.

Anche se deve rimettere a posto la stanza di Edo.

Papà, che ci fai qui? Il dottore ha detto che non dovevi muoverti di casa.

Eh, lo so, quello che ha detto il dottore dopo il mio ictus.

Solo che mi manca tanto questo posto. Beh, adesso starei meglio, non bisogna

mica avere fretta.

Ma tu sei più bravo di me.

A posto lì sarà il tuo, eh?

E io potrò andarmene in pensione con le stampelle e tutto.

Ma che dici?

Sono mesi che non mi metti al corrente di niente. Quando sono entrato hai

chiuso quella cartella, ma... Mi nascondi mica qualcosa?

Ma va, ma... Non sapevo che stessi entrando, ho chiuso distinto la

cartella. Non ho mica segreti per te, ti faccio vedere. No.

Non serve.

Ho molta fiducia in te.

È tanto tempo che aspetto questo momento di vederti lì sulla mia poltrona.

Amore, ancora così, amore? Spiegati, dai, che se no arrivi in ritardo.

Io scappo, eh? Vado al San Giulio.

Oggi si comincia.

In bocca al lupo.

Crepi.

In bocca al lupo anche a te, eh? Per il compito.

Grazie.

Ricordati le luci quando esci. Ciao.

Sì, ciao.

Buongiorno, dottore. Buongiorno. A che ora è arrivato? Se glielo dico si

arrabbia. Può chiamare Nicoletta e dirle di sbrigarsi? Poi devo vedere Antonio.

Ah, Serafina, si fa mandare da casa mia una bella foto di mia moglie? C'è uno

spazio vuoto qua e mi piacerebbe mettere lei che mi guarda.

Sono tornato.

Sì, è tornato.

Io ho bisogno di capire.

Una cosa voglio dirgli.

E voglio farlo per rispetto alle confronti di Edoardo.

Lui non credeva che lei lo amasse ancora.

Ed è per quello che stava con me.

Ciao, Chiara.

Ciao, Raul.

Come va?

Bene, abbastanza.

Oggi è una giornata difficile, dobbiamo portare Salvatore da sua madre.

Senti, ma... Stasera, quando arriviamo a casa di tua madre, tu ci sarai? Sì?

Perché me lo chiedi?

Mi piacerebbe trovare una persona amica.

Sono tutte persone amiche.

Non hai bisogno di me.

Tu lo sai che con tua madre sarà dura.

Non quanto credi tu.

Alla fine la cosa di cui ho più bisogno è di sentirsi utile.

Se davvero ne avesse voglia, con noi potrebbe sbizzarrirsi.

Non so di cosa abbiamo più bisogno.

Sì, me lo immagino.

No, non te lo immagini.

Tuo fratello... Tuo fratello aveva...

Aveva... Cosa?

Chiara, ci sei?

Sì. Che cosa aveva, Edo?

Sembrava forte.

E invece era debole. Non sai quanto.

L'ho sempre fessata.

Raul... Stasera mi starai vicino?

Se posso, sì.

Ciao.

Ciao.

Serafina, lei è la persona che gli è stata più vicina ultimamente.

Chi era diventato mio figlio?

Un uomo.

Solo un po' più piccolo di quello che tutti credevano e con un peso enorme

sulle spalle.

Quel peso gliel'abbiamo messo noi.

No, era inevitabile.

Se lo portava nel nome, nella storia della famiglia. E lui voleva...

Ad ogni costo esserne all'altezza.

Se ha sbagliato è stato per quello.

Aveva il mio carattere.

Il mio orgoglio.

E il senso della dignità di suo padre.

Due cose troppo grandi per stare insieme.

Ma se il mio Edo ha sbagliato è perché... Perché non aveva altra scelta.

Sì, anch'io penso questo.

Sì, è così.

Io... Io voglio che lei sappia che

non ho tradito suo marito.

Com'è

difficile.

L'elenco di cose che non potrò fare.

Non si troverà niente da fumare.

I ragazzi saranno tutti di provincia vestiti malissimo.

Se vado in farmacia a comprare i preservativi, mia nonna lo sa il momento

dopo. Dovrò badare in continuazione a mio fratello, che adesso si è fissato

che mio padre non è morto e rompe i maroni a tutti sul giorno in cui

tornerà.

Poi una zia bigotta che cercherà di trascinarmi a messa tutti i santi

giorni. Uno zio che va a cavallo con i bambini malati.

Un'altra che...

Ma quanti zii hai?

Troppi.

Vabbè dai, guarda il lato positivo.

Se sono davvero così tutti arretrati, tu potresti diventare la star.

Portare un po' di casino in provincia potrebbe essere pure divertente.

Sempre se avrò la forza.

Ma adesso mi sembra di non riuscire a fare niente.

Che disastro.

Vuoi buttare via tutto?

Fate in modo di trovare quei soldi.

E fate in modo che Edo non passi per quello che non è. E cioè un ladro.

Adesso vado in fabbrica.

È arrivato l'amico di Nico.

Ci vediamo dopo.

Sì.

Lo spettacolo è finito.

Dipingete che c'è anche l'altra parete da dipingere. Su.

Sì?

Ah, buongiorno.

Allora?

Conosciuto tutti?

Sì. La sua segretaria è simpatica?

Molto, molto.

Bene.

Prima però vorrei che venisse con me all'altra struttura, all'ospedale di

Treviglio. Certo.

E poi, se non è un problema per lei, mi piacerebbe poterci dare del tu. Io

Matteo, tu Laura.

O fa troppo Tarzan e Jane?

No, no, va benissimo, Matteo. Grazie.

Dovrei essere i miei occhi e le mie orecchie. Dovrei mettere le mani in

tutto ciò che non funziona, senza guardare in faccia nessuno.

Dovrei essere il mio alibi per ripulire questo posto da comitati d'affari,

centri di potere, incrostazioni politicanti.

Devo fare quella cattiva, insomma.

Ma fin di bene.

Eh, la sintesi della mia vita.

Per questo ti ho voluta.

Allora, l'autista è giù fra venti minuti. Pensi di farcela?

Certo. Ci vediamo giù. A dopo.

A dopo.

Grazie.

Già finito? Sì.

Posso andare in bagno? Vai, vai.

Avanti.

Dottore, ci sono Nicolette e Stefano con un signore. E li faccia entrare, no?

Ma, non so...

Non vuole vederlo prima di farlo entrare qui. Cosa c'è, Serafino?

Faccio entrare?

Sì. Prego!

Pulvi! Nicolò!

Dai, cazzo, apri la porta, non farci perdere tempo.

E il frocio dov'è?

Dove stai qui?

Dove cazzo è finito?

Dov'è finito?

Yuri è uno degli hacker più potenti di Pavia. È un mago del computer.

Entra in qualsiasi punto della rete, anche in quelli proibiti.

Ma l'ha arrestato già due volte.

Qualche così complimenti.

Yuri, dovresti entrare nel computer di Edo.

C'è una password che noi non riusciamo a trovare. E poi ci dovrebbero essere dei

documenti criptati. Ci riesci? Io virtualmente sono capace di tutto.

Ma devo vedere il pezzo. Il pezzo.

Vedrai che bravo.

Ma non si lava la cara?

Poco. Per niente, direi.

Niente. Mi sa che ha bisogno di entrarci col mio.

Largo al bestiolino.

Fidati, papà.

Signor Iuri. Dica, signora.

Posso portarle qualcosa?

Un tè, un caffè? Ma magari pasticcini, pizzette, robe così, belle abbondanti,

eh? Va bene.

Grazie.

Ah, signora, non è che posso fare su una porra? Una porra? Serafina, lui vuole

pasticcini e una canna. Canna? Lei pensa ai pasticcini. Iniziamo a lavorare agli

additivi, pensiamo dopo.

Ecco, signora, i bagagli di Tino e Valentina sono pronti.

Posso aiutarla qua?

Tieni. Se c'è qualcosa che ti piace puoi prenderla.

Ma sono bellissimi, signora.

Grazie.

Se ci ripensa... No.

Non ci ripenso.

Se è necessario andare a Roma per parlare direttamente con il ministro, ci

andremo. D'accordo, dottore.

Nel caso, vieni anche te con me?

Certo.

Oh, scusa.

Sì? Sono io, sì.

Con chi parlo?

Nicolò?

Mi può dire... Arrivo subito, sì.

Che cosa è successo, Laura? Devo andare alla scuola di Nicolò.

Mi basta un taxi, dove è possibile?

Torna indietro, accompagniamo la signora Lengoni. Sì, dottore.

Avvisi l'ospedale che arrivo più tardi.

Certo.

Non ci credo, è impossibile.

Ci sono dei testimoni, dei ragazzi che erano in bagno in quel momento.

E poi suo figlio non ha negato.

L'oggetto contundente, una spranga, se l'è portato da

casa e questo vuol dire che era tutto premeditato.

Come sta ora il ragazzo? Mi hanno dato 20 giorni di convalescenza.

e sei punti di sutura.

Per fortuna niente di grave.

Non so cosa dire.

Signora Nicolò è sospeso e deciderò col consiglio dei suoi professori se è il

caso di espellerlo dall'istituto.

E poi bisogna che lei chiami la famiglia del ragazzo. Mi hanno detto che

potrebbero presentare una denuncia penale.

Lei è avvocato e sa.

Di che cosa sto parlando?

Non ringrazio.

Arrivederci.

Arrivederci.

Lo sai cosa?

È la delusione. La delusione che provo per te, per come sei diventato. Mio

figlio che picchia un ragazzo che lo manda dall'ospedale.

Non so cosa ho fatto.

Non c'è bisogno che me lo ricordi.

Ti prego.

Io voglio sapere che cosa nascondeva Edoardo, ma io non voglio finire in un

giro di stupefacenti.

Se arriva la finanza, con tutte le fatture false di Edo, io non credo che

si impunteranno su una modica quantità. Ma intanto apri la finestra e senta, se

alla fine respira ci va fuori di testa.

Sì. Torna subito, papà. Sì, sì.

Torna subito.

Ciao, Vittorio. Come va?

Nico, perché non mi hai chiamato?

L'ordine è arrivato.

Sei tornata a casa?

Sì, sono dovuta tornare a casa.

Certo. Ma è successo qualcosa?

Eh, poi ti racconto.

Ma che fai? Mi dai buca proprio all'ultimo.

Eh, lo so Vittorio, ti ho dato buca all'ultimo.

Quante volte l'hai fatto te?

Ti chiamo più tardi, dai.

Chiama, ma dopo le sei.

Va bene.

Chiama, eh.

Ciao.

è che mi chiedo di lasciare la moglie.

Però non voglio che mi consideri sempre, sempre, sempre a disposizione.

Eppure lui non sembra voler capire.

E tu non mi stai ascoltando?

No, scusa, stavo... Cosa succede?

Spulciano tre conti di Edo.

Ho trovato questi.

Che sono?

Bonifici.

Versati ai genitori di Gianmarco.

Gianmarco? Il tuo amico? Quello dell'incidente?

Sono di 3.000 euro ciascuno e sono stati fatti esattamente ogni mese.

E perché mi guardi così?

Non ti guardo in nessun modo, sto pensando.

Perché gli dava questi soldi? Avrà voluto aiutarli.

E gli chiedono a Edo.

La marca era un mio amico.

Era con me in macchina quando è morto.

Avrebbero dovuto chiederle a me, o no?

Senti, lascia stare i conti di Edo.

Il buco non è qui e non è di qualche migliaia di euro.

Di là stiamo cercando di capire a che fine hanno fatto dei milioni.

E se non li troviamo andiamo tutti a picco, non so se te ne rendi conto

Stefano.

Io vado di là ad assicurarmi che papà non cacci Yuri prima che riesca ad

entrare nel computer di Edo.

Faccio una telefonata e vi raggiungo.

Grazie, tello.

Prego.

Valentina, sbrigati che dobbiamo partire.

Arrivo.

Stronza. Giuro che ci resta il meno possibile.

Ma torni. Torno, lo giuro.

Questo è per resistere nell'esilio.

Grazie.

ciao ciao

Ciao, arrivederci.

Ciao ragazzi.

Alla prossima.

Sì mamma? La reggia è pronta, adesso bisogna vedere se lo sono io.

Te la calerai?

Deve ancora nascere chi mette in difficoltà la signora Rengoni.

Avessimo preso tutti da te.

Tu non cercare di defilarti con quattro smaccerie, sai?

Io la prendo in casa, però voi mi sostenete, d'accordo?

E non far finta che sia caduta la linea tua, eh?

Mamma, assicurati, soltanto che qua prende, non prende. Stai tranquilla che

non ti lasciamo da sola.

A partire da stasera.

Sì, signore.

Adesso scusa, però sto guidando.

Ci sentiamo più tardi? Va bene, ciao.

Ciao, ciao, ciao.

Tutto quello che stiamo passando pensa a Chiara.

Guarda che Chiara c'entra fino a un certo punto.

Guarda, anche io metterei la testa su qualsiasi cosa pur di non pensare al

resto.

Che dici?

Siete nervosi?

Mettiamo un po' di musica? No, non siamo nervosi.

Però la musica la mettiamo lo stesso.

Stava in auto direttamente con la mia tena in perico.

Le cause dell'incidente non sono ancora chiarite.

Pare che al volante ci fosse la vittima Gianmarco Calbiati.

Accanto a lui Stefano Rengoni della famiglia dei Rengoni.

Edoardo Rengoni, il primo ad arrivare sul luogo dell'incidente, ha confermato

che suo fratello aveva lasciato guidare l'auto all'amico.

Come va?

A saperlo. Gliel'ho chiesto qualche minuto fa.

Ma ha guardato come se avesse interrotto un chirurgo che opera a cuore aperto. Io

ti avviso, Nicoletta, gli do ancora 20 minuti, mezz'ora massimo, poi fuori del

bale. Ok!

Sei entrato?

Per essere entrato sono entrato. Solo che... Oh, fame! No, prima finisca.

Prima finisca. Ti lavoro, eh. Ho finito. Abbiamo solo perso tempo.

Cosa significa?

Significa che qua dentro non c'è niente. Il disco ligido è nuovo, mai usato, come

sistema operativo. L'unica cosa utilizzata da quello a fare è lo

chassis. Si può per cortesia esprimere in termini più comprensibili?

Che qualcuno l'ha svuotato e ci ha messo tutto nuovo.

È in grado di dirci quanto tempo fa?

Un mese fa.

Stai bene?

Senti più grosso ortello?

Grazie mamma. E a casa di Raul come va?

Bene, perché non posso restarci più?

Ma no, ma no, certo che puoi restarci, stai tranquillo.

Sto bene con loro, sto molto bene, veramente.

Lo sai che Raul tavolta benissimo?

Certe volte mi porta con lui.

Magari noi ci facciamo un caffè così voi rimanete un pochino più soli. Sì, sì,

fate pure.

Scusate se non mi alzo, ma sono un po' stanca.

Vai dai, tu fai il caffè che qui metto un po' a posto io.

Quella di risintossicazione è un cazzo.

Ma tu dici che... Ma certo che si fa ancora.

Con un bambino così, così intelligente, così buono, ma come fai?

Come fanno a pensare a lui? Come fanno a smetterla? Mi fa venire addosso una

rabbia.

Tra i dieci minuti voglio essere fuori di qua.

Bravo, stai calmo.

Stai calco un cazzo, io voglio che tra dieci minuti il bambino sia fuori

vicino. Non è il tuo bambino. Ce l'hanno affidato.

Adesso siamo noi responsabili per lui e piuttosto che vederlo soffrire gli

ammazzo qualcuno.

Le cause dell'incidente non sono ancora chiarite.

Edoardo Rengoni, il primo ad arrivare sul luogo dell'incidente, ha confermato

che suo fratello aveva lasciato guidare la vittima Gianmarco Calbiati.

Buonasera, Serafina.

Buonasera.

Può parlare?

Sì.

Cosa pensi, papà?

Che Edo un mese fa era vivo.

Svuotava il computer.

Distruggeva dei documenti. Ha nascosto tutti i guai che ha combinato.

Certo.

Però questa cosa adesso la teniamo fra me e te.

Intesi.

E stai tranquilla.

Quei soldi io li troverò, fidati.

Io ne vengo a capo.

Quanto è vero il Dio, io ne vengo a capo.

Ciao. Come stai?

Bene. Volevo parlarti di Nicolò.

Cosa succede?

Non parla.

Povero ragazzo. Povero ragazzo. Ma ti rendi conto che ha mandato all'ospedale

un suo compagno di classe? Ma povero ragazzo collato, non lui. Senti Laura,

tu dovresti provare a spostare il vertice.

Devi guardare le cose da un altro punto di vista.

Senti Raul, con questi vertici non ho nessun altro punto di vista.

Sono la madre di un ragazzo violento.

Ma dai, Nicolò lo conosciamo tutti.

Se ha agito così vuol dire che non sta bene. Certo che sta male.

Ma sta male anche a me.

Tu non vedi come parla, come mi risponde.

Laura, io penso che noi genitori dovremmo sempre chiederci se quello che

succede ai nostri ragazzi dipende da noi e è colpa nostra.

Lo sapevo.

Alla fine è sempre colpa mia. Non è tua, è il ruolo. Tu devi riuscire a parlarci,

trovare il modo.

Questa è l'unica cosa.

Chiara? Perché lo chiede a me?

Perché sto parlando con te, Laura.

Io sto qui, tu sei lì.

Arriva questa sera.

Senti, Laura, ci sentiamo dopo, eh?

Ciao.

Volete sapere che cosa ho fatto prima di uscire?

No.

Certo, amore, che vogliamo sapere.

Ho scritto un biglietto per papà.

E questo?

Che fa adesso qua?

Oh, signore, ci manca solo il principio azzurro della Brianza.

Lasciami qui, papà.

Va bene.

Cosa ci fai qui?

Ruger? Ruger!

È vero, mi chiamavi così quando eravamo ragazzini. Mi piaceva.

A me piaceva Blade Runner.

Insomma, adesso sono qua.

E ho pensato che potremmo vederci una volta.

Per una pizza, così.

Raccontarci le nostre vite.

Dopo questa storia di Edo...

Ecco, penso che distrarti un po' ti farebbe bene, no?

Va bene.

E allora, come facciamo?

Come si fa a mangiare la pizza?

Si va in una pizzeria, suppongo.

Va beh, facciamo che quando hai tempo mi chiami.

Tua fidanzata, quella ragazza bella alta che ho visto alla messa dietro,

sta bene?

Sì, sta bene.

Adesso è a Londra.

Allora facciamo così, quando torna andiamo a mangiare la pizza tutti

insieme.

Ciao Ruggero.

Grazie.

Se lo sa la mamma.

L'erede dei gabinetti Benedetti e Valentina che lascia il bigliettino.

Ci manca solo questo.

Ma che succede?

Cosa si fa quando manca la maggioranza degli invitati a cena?

Si aspetta, si annulla, si mangia. Secondo me Chiara e i bambini stanno

girando in Lucania pensando di venire qui.

Si è rotta?

No, non si è rotta.

È finita la benzina.

Avevo la spia della benzina rotta e mi sono dimenticata di cambiarla in questi

giorni. Ci siamo anche fermati a un autogrill.

Io non mi muovo da qua.

Nessuno ti ha chiesto niente.

Aspettatemi qui. Perché non chiami qualcuno come G. Raoul?

No, non chiamo nessuno.

Li avete chiamati?

No, ma sono sicura che si sono persi. Non facciamo niente.

Voglio che mi chiami lei.

Per avere la soddisfazione che sia lei a chiedere aiuto. Mi rimproverate sempre

di maltrattarla?

Per una volta che io faccio finta di niente, così lei non si sente

maltrattata, si sente libera?

E io faccio finta che lei non abbia un'ora e mezzo di ritardo.

Spiegazione ingegnosa.

Ma falsa.

Perché non andiamo con lei?

Perché non è colpa nostra.

Si la deve cavare da sola.

Amina? Sì, signora. Grazie.

Monsignor, la chiamo io.

Hai visto?

Camminare senza bastone.

E Stefano? La quale fidanzata è? Una vale l'altra.

Io c'è, non è voglia.

Senti, ho bisogno di bere.

Se vuoi puoi anche rimanere.

È arrivata la signora Trampa, Mina?

Accorriamo che si chiamino i fotografi e si stendano i tappeti rossi, mi

raccomando, eh?

Bell'arrivata.

Ciao, Dio. Ciao, Ernestino. Ciao.

Ciao, Dio. Ciao, Abbi. Grazie.

Prego.

Pensavo non ci fossi.

Ha fatto in modo di esserci.

Bene. Anche perché stavo giusto pensando che è tutta colpa tua.

Tu mi hai fatto entrare in questa famiglia e facevi sembrare tutto più

bello. In effetti ero entrata in un altro modo in questa famiglia.

E magari era anche il modo giusto.

Scusa, battuta infelice.

18 anni dopo si può dire.

Prego, viene arrivato.

Buonasera.

Buonasera. Adesso ti accomodi qui che tra poco mangiamo una bella pappa. Ciao.

Ciao Maria.

Ben arrivata.

Andiamo?

Aspetta, è meglio che le porto io così tua mamma non ci ricama per i prossimi

dieci anni.

Cosa è successo? Avete sbagliato strada?

No, questa volta si è superata, siamo rimasti senza benzina.

Ah, ecco.

Prego.

Buonasera. Ciao Eleonora.

Ben arrivata.

Ciao Ernesto.

Ciao, ciao.

Ciao Nicoletta. Ciao.

C'è qualcosa di qua in

cucina che ho preparato per voi.

Quella maglia lì l'ho regalata io a tuo papà.

È di cashmere, quattro fili.

No, è morbida.

E poi è talmente lunga che ti arriva le ginocchia. A me non mi importa, ma se ti

dà fastidio me la tolgo.

Perché? Perché mamma dice che siamo ospiti e dove andare, meno fastidio

possibile. Ma tu non mi dai fastidio se rovini la maglia di papà, solo che mi

dispiace un po'. Vieni qua da nonno, vieni.

Vieni qua.

Bravo, togliela.

Vieni, vieni.

Lo sai che cosa ho lasciato sotto la porta?

Un biglietto per papà, che così se torna a Milano non ci trova bene qui.

L'hai fatto bene, sai. L'hai fatto proprio bene.

Papà mi ha telefonato l'altro giorno.

Ah, sì?

E cosa ti ha detto?

Niente, il numero era sconosciuto.

Ma io lo so comunque che era lui.

Non ci credo.

Come fai a saperlo?

Lo so, nonno. Ti dico che lo so.

Fai vedere il tuo telefonino a nonno.

Grazie.

Lo fai un favore al tuo nonno?

Sì.

Questa è la tua stanza, la conosci e l'abbiamo un po' rinfrescata e... Bene,

mi faccio il letto.

Abby ha messo le tue valigie nell'armadio, quelle che entravano,

naturalmente. Ne ho portate solo due con me, le altre arrivano domani da Milano.

Mi sembravano poche.

Asciugamani per la signora Trump.

Bene, io vado.

Buonanotte. Edoardo beve un amante.

Da mesi.

Una bella donna.

Sono anche andata a parlare con lei.

Ormai non passo un giorno senza scoprire qualcosa di nuovo.

È terribile capire di aver passato tanti anni con una persona che... che non

conosci.

Senza sapere veramente chi era.

Ora tu mi dirai che è anche colpa mia che quando succedono queste cose...

In un matrimonio la responsabilità è sempre da tutte e due le parti.

E forse hai ragione.

Ma io non ce la faccio più.

Dammi tre qua.

Ti chiedo solo questo, Eleonora.

Ne parliamo domani.

Scusa, non è una parola che fa parte del tuo vocabolario, vero?

Buonanotte.

Che conosciamo secondo te?

I nostri figli?

Molto meno di quanto ci illudiamo di conoscerli. Sai cos'è che ci frega?

Che li abbiamo visti piccoli.

Quando avevano bisogno di noi, quando erano dei libri aperti.

Poi sono cresciuti.

Ma noi ce li ricordiamo piccoli e non...

Non riusciamo a capire come facciano a nasconderci delle cose, no?

Non solo noi, tutti i genitori.

È un brutto mestiere.

Eh sì, è un brutto mestiere.

Dopo il segnale acustico, può registrare il suo messaggio.

Laura, sono io.

Stefano sta facendo delle ricerche sull'incidente di Gianmarco e...

Ha dei sospetti, io cerco di tenerlo lontano ma non so come fare. Chiamami

domani, ho bisogno di parlarti.

Ciao.

Pronto.

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