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♪ È primavera ♪
♪ Svegliatevi bambine ♪
♪ Alle cascine ♪ ♪ messere Aprile fa il rubacuor ♪
Quando questa storia comincia,
Beppe Agosti aveva 20 anni.
Era orfano,
garzone e fornaio, e abitava a Firenze.
♪ Fiorin di noce... ♪
♪ C'è tanta pace... ♪
Ciao, ciao. Adesso portamele qui.
♪ ... del '400. ♪
Questa macchia!
- O' bischero! - Che, ti ho spuntato la penna?
♪ Svegliatevi bambine ♪
Ecco che arriva ora.
Eccomi, signor Egisto.
Quanto ci hai messo a fare il giro stamattina?
- Ma se ho fatto un volo? - Te lo faccio fare io il volo!
E vai fuori te!
Ehi, che fai!
Guarda che massacro che m'hai combinato!
Smettila di guardare le gambe delle donne. E tu entra!
Bischeraccio.
E non ci perdiamo con le donne. Va bene!
E non fare il sordo.
Perché se non ritorni per mezzogiorno, a bottega non ti ripiglio più. Capito?
Non dubiti, principale.
Pane?
Pane. Pane!
♪ È primavera ♪
♪ Svegliatevi bambine ♪
♪ Alle cascine ♪ ♪ messere Aprile fa il rubacuor ♪
Ecco il pane.
Hanno rotto il campanello giù? Devo dare un'occhiatina?
Non si disturbi, tanto ho chiamato l'elettricista.
Dà retta a quelli... prima che arrivino.
- Elettricista! - Ha visto che è venuto.
Oh, il pane!
- Non lo vuoi il pane, morona? - Oh, via. Antipatico!
- O Beppe. - Eccolo.
Che fai? Arriva questo pane?
- Ve lo devo portar su? - E vuoi anche il cannocchiale?
- Magari. - Non fare lo scemo. Sbrigati.
È permesso?
Accosta l'uscio, che sono sola in casa.
- È permesso? - Vieni avanti, portalo qui.
Fa la pasta?
- I gnocchi. E levati che ho da fare! - Io vado pazzo per i gnocchi.
- Vuole che l'aiuti? - No!
Vuoi che ti aiuti? Oh, Dio mio!
Un momento, per carità. Un minuto solo.
- Signor Pancani, me li dà tre filoncini? - Ma insomma, ho due mani sole.
Il garzone dove l'ha messo? Al monte dei pegni?
E ora torna. Ora torna, donne.
♪ È primavera ♪
♪ Svegliatevi bambine ♪
Ti sveglio io!
- Cosa fai qui? - Sono il garzone di famiglia.
Ma che garzone! Fuori. Fuori!
Che modi son questi!
Ma guarda un po'...
Ah, villanzone che non sei altro!
Lo dirò al tuo padrone...
Permesso, donne.
- Eccolo. - Permesso, che è tardi. Su.
- Che hai fatto fino a mezzogiorno? - A Santa Croce non si passava.
- C'era una processione. - Processione... non farmi ridere!
Buongiorno. Alla signorina il solito maggiolino?
- Che sia bello duro e croccante. - Non dubiti.
- Anche a lei il solito maggiolino? - Se me lo incarta.
Se non mi apre la sporta...
O scemo, verrà anche il tuo tempo.
Ti piglieranno a fare il militare!
Ci andò davvero a fare il soldato.
A Catania. In Sicilia.
Le prime settimane furono assai dure.
Dietro... front!
Niente, fannulloni, non ce n'è.
Avanti, sotto, burba! In prigione stasera!
Sotto! Un, due. Dietro front! Dietro front!
Maledetti!
Un, due. Un due. Fianco dest!
- Stai sotto! - Ah! Agosti. È sempre quello che sbaglia.
Allineatevi qui! Sotto, anche voialtri.
Dove va quell'uomo? È l'ora dell'istruzione!
Non fare l'imboscato. Vieni a sgobbare anche tu.
- Attendente, signor caporale. - Ah, attendente. Tutti lavativi, tutti.
Senti, Marchiafà, che fa l'attendente?
L'attendente? Sta a disposizione dell'ufficiale.
Serve la signora. Porta a spasso i ragazzini.
- Dà una mano alla domestica. - La donna?
E mi pare, no.
Non passò una settimana, che una mattina...
Sotto! Fianco sinist. Sinist!
Avanti, marsch!
Un, due. Un, due. Segnate il passo. Squadra, alt!
Vieni avanti. Imbranato!
Sotto, sotto! Anche voi.
Ehi, dove va quell'uomo che è l'ora dell'istruzione?
- Attendente, signor caporale. - Attendenti... Tutti lavativi.
♪ È primavera ♪
♪ Svegliatevi bambine ♪
♪ Alle cascine ♪ ♪ messere Aprile fa il rubacuor ♪
Mi scusi, reverendo. Ho sbagliato uscio. Cercavo il capitano Lanza.
- Sono io. - Lei?
- Sono il cappellano militare. - Ah.
- Sei l'attendente nuovo? - Sissignore.
Bravo. Bravo figliolo. Entra.
Pulisciti i piedi.
È permesso? Permesso!
- C'è la donna malata? - La donna?
È il rispetto dovuto alla casa.
- Agosti! - Eccolo.
Un ricordino.
Tieni Santa Rita.
- Sai servire messa, figliolo? - No, padre.
No? Imparerai, figliolo. Imparerai.
- Grazie. - Sei un buon figliolo. Imparerai.
- Ehi, che succede? - Arance!
Arance! Venite qua, voi. Arance!
- Arance! Son qua. Arance! - Un chilo, se sono sanguigne.
- Sanguigne! - Vuole che gliele porti su?
- Non ne voglio più! - Come non ne vuole più?
Signorina? Scenda questo cestino.
Come non ne vuole più? Per colpa di questo soldato?
Visto cosa m'avete combinato? Non le vuole più! Non vuole più le arance.
Questo continentale che fa? Ci invadono, signori miei.
- Stai perdendo il tempo con le donne. - Perché?
- Siamo in Sicilia. - Aspetta un poco.
Buongiorno.
Senta, signorina. Signorina bella.
È signora!
- Vorrebbe dire a me cosa volete? - Vorrei una cartolina.
Tenga.
- Quale prenderebbe lei? - Questa!
Mi dà un francobollo?
Prenda.
- Quant'è? - A me si paga! 15 lire.
15 lire. Ecco.
Ciao.
Beppe divenne amico di Cavalluccio.
Vuoi il gelato?
- Non ho soldi? - Pago io.
Cavalluccio era siciliano e aveva una fidanzata.
Mi dà due coni gelato da 20 lire?
Lo vorrei con molta panna e anche un po' di cioccolata. A lui gli dà il limone.
Senti, Cavalluccio.
Tu che sei di questi paesi, mi devi levare una curiosità.
Come hai fatto a trovare una fidanzata a Catania?
Al paese.
Da bambino.
Casa mia e casa sua... così.
- Sta a servizio da molto tempo? - Quattro anni.
- La vedi tutti i giorni? - La domenica.
- E che fate? - Stiamo in cucina.
- Vi parlate? - Mai.
Io sono arrivato.
Non è vero che noi siciliani siamo gelosi.
- Vuoi salire? - Magari!
- È qui? - Sì.
Proprio qui?
- Di Salvo? - Sì.
- Chi è? - Cavalluccio.
- Ti saluto. - Non mi avevi detto di salire?
Sei salito.
Il gelato era buono.
Le 2:00 del pomeriggio.
Domenica.
Beppe rientrava in caserma. Stanco.
La notte...
La notte sognava il forno. Le domestiche... le cuoche.
- Signora... - Oh, ma dormi.
Agosti.
Agosti!
- Domani vieni con me. - Dove?
- All'anagrafe. - All'anagrafe?
- Faccio il compromesso per il matrimonio. - Ti sposi?
No, il compromesso. Fra un mese mi sposo e tu sei il testimone.
Io?
- Ramella, si compromette! - Cosa vuoi?
- Marchiafà, Cavalluccio si compromette. - Cosa?
È bella la fidanzata?
- Venite qua, ragazzi. Venite. - Ehi, ha la foto.
Uh, com'è brutta. Sembra nera.
Il sergente d'ispezione!
Dio buonino!
Ormai mi hai rotto tutta la branda! Come faccio ora?
Miseria infame!
- Ehi, questa è la mia branda! - C'è quella di Cavalluccio.
Che fate qui? Cos'è questa branda rotta?
Metti le scarpe, leva i lacci e vieni con me in prigione!
Hai capito? Subito!
Cavalluccio!
Sei scappato dalla prigione? Sei pazzo?
- Mi volevo sposare. - Oh, mamma mia bella!
Senti che roba.
Ma che fai qui? Vieni dentro.
Non stare qui. Se passa un ufficiale ti mette nei guai.
Su, cammina. Muoviti.
- Ma lo sai che hai fatto? - Sì, la scarpa.
Il caporale è entrato in prigione col rancio e ce l'ho data in testa.
- Al caporale di giornata? - E sei uscito così?
Salutando la sentinella.
Ma tu passi un guaio. Vai a finire sotto processo.
E io vado col bandito Giuliano.
Perché ci doveva stare lui in prigione? Tu stavi nella sua branda.
- E tu dentro la mia. - E che c'entra.
Stammi a sentire, torna in caserma!
Non capisco perché, ora che è qui, non si debba sposare?
Oh, mamma mia! Ma siete due incoscienti.
Io me ne vado. Non voglio sapere niente.
Siete due pazzi!
Vieni qui, sta con i padroni. Non dirgli che sono scappato di prigione.
- Buongiorno, avvocato. - Salute, Cavalluccio.
- Buongiorno. - Chi è?
Beppe Agosti, il testimone dello sposo.
- Ma che... - Beppe Agosti, testimone dello sposo.
Beppe Ago...
Oh, Cavalluccio! È proprio bella, sai.
- Andiamo, andiamo. - Possiamo andare, allora?
Andiamo a fare questo bel compromesso?
- Lo voglio vedere. - Dopo, il cavallo. Andiamo, dai.
Facciamo presto. L'ufficio è là.
- Senta, è mezz'ora che io... - Ma dove va?!
Troppa gente! Qui perdiamo tutta la giornata.
- Per me, io non ho fretta. - Oh, va bene!
Ma io lo conosco. Don Cittino, sono l'avvocato Di Salvo.
Aspettate il vostro turno. Avanti un altro.
Sono l'avvocato Di Salvo.
- Non è possibile. - Scusate, ma qui ci sono delle signore.
Questo affronto a me. All'avvocato Di Salvo!
- Accomodatevi. - Di sicuro non mi ha riconosciuto.
- Vieni anche tu, Cavalluccio. - Là, c'è posto per tutti.
Ecco, mettiti a sedere. Bravo.
Cose di Catania.
Vuole che le dica una cosa, signorina?
È un buon figliolo, ma Cavalluccio ha avuto anche un gran fortuna.
- E tanti auguri. - Grazie, bacio le mani.
Cammina, amore.
- Avanti un altro. - Oh, finalmente!
- Aspettate il vostro turno! - Ma è il mio turno!
Allora entrate.
Avanti, signora. Venga.
Oh, finalmente ecco una bella coppia.
- Sa, io sono soltanto il testimone. - Dove siede lei?
- Vieni avanti, tu. - Cavalluccio, vieni. Mettiti a sedere.
Procediamo.
Metti una firma qua.
In fondo al foglio.
Ora tocca a te, Maria Antonia.
- Dai, la firma. - No!
Voglio restare con vostra eccellenza!
Maria Antonia.
Non voglio lasciare i bambini!
Su, figlia mia, non piangere.
Questa è soltanto la promessa, non ancora il matrimonio.
Ci puoi ancora pensare, no?
Non voglio lasciare vostra eccellenza.
Non voglio.
Signorina, cosa crede?
- Di trovare ovunque uno come Cavalluccio? - Giusto!
Non mi vuoi, Maria Antonia?
Non mi vuoi?
Attenzione, piccolo.
- Arrivederla, signor avvocato. - Buongiorno, avvocato.
Arrivederla, signora. Arrivederci, Albertino.
Arrivederla, signorina.
- Arrivederci a tutti. - Ora accompagnami in prigione.
- Credi che ci vado? - Dove?
- Sotto processo. - E perché?
Chi è?
Sono Beppe Agosti, il testimone di Cavalluccio.
Che volete?
È lei la signorina Maria Antonia?
Signorina?
Signorina Maria Antonia?
Chi è? Che volete?
Sono io, Beppe Agosti, il testimone di Cavalluccio.
- Non si ricorda più di me, avvocato? - E che cosa vuole?
Signor avvocato, ho una gran brutta notizia da darle.
Dica, dica. Parli.
Che gente...
Avvocato, Cavalluccio l'hanno processato. L'hanno trasferito.
- Oh, Madonna! - Trasferito? E come? Come è stato?
Ma, posso dirvelo così, al confessionale? Apritemi!
Povero figlio.
- Tieni, bevi. - Grazie.
- Grazie. - Insomma, che c'entra lei?
- Perché piangi? - Quella scarpata l'ha presa lei in testa?
- No. - E allora che piange?
Lasci piangere Maria Antonia, piuttosto.
- Sia fatta la volontà di Dio. - Qui il colpevole vero è Cavalluccio.
Cavalluccio! Con quel maledetto carattere violento dei siciliani!
E io, per principio,
- sono contrario a tutte le violenze! - Oh, Madonna!
- Ecco fatto. - Bravo.
Visto? Ci ha messo anche lo spago.
Cavalluccio non sarebbe stato capace di farlo.
- Quanto sei bravo, figlio mio. - Sei un artista.
- Si fa quel che si può. - Lo sporchi. Non toccare!
Che ore sono?
- Le 9:00. - Le 9:00?
Il mio padrone mi ammazza! Il cappellano.
Scusate, eh. Buonasera a tutti.
Alberto, accendi la luce.
Mi scusi, signora. Mi scusi, avvocato. Bisogna che vada, assolutamente.
La bustina dove l'ho messa?
- Guardi, è lì. - Grazie.
- Buonasera, signor avvocato. - Buonasera.
- Buonasera, signora. - Buonasera, grazie.
- Buonasera anche a lei, signorina. - Buonasera.
E lo spago alla credenza, non levatelo prima di tre giorni.
- Aspetteremo lei. - Me, signora mia?
Non vorrei recare troppo disturbo.
Ma cosa parla di disturbo. Ci fa piacere.
E allora... va bene. Vuol dire che tornerò. Qualche volta.
- Di tanto in tanto. - Buonasera.
... Presente.
Bano Ottorino.
- Bano Ottorino! - Presente.
- Ramella Luigi. - Presente.
Agosti Giuseppe.
- Agosti Giuseppe! - Eccolo.
- Non hai ancora imparato a dir "presente"? - Presente.
- Ferrari Luigi. - Presente.
- Rossi Carlo. - Presente.
- Ehi, com'è andata? - Gli hai parlato?
È stata una cosa indimenticabile.
Si è pianto tutta la sera.
♪ È primavera ♪
♪ Svegliatevi bambine ♪
♪ È primavera ♪
- ♪ Svegliatevi bambine ♪ - Maria Antonia!
O Dio bonino!
Che c'è, il terremoto? Chi è che sbatte le porte così?
- Chi è? - Sono io, signor avvocato
- Don Peppino Agosti. - Ah, perbacco, siete voi.
- Voi siete quelli di Aci Trezza? - Siamo di Modica.
- A domani. - Domani? Ora deve andare.
Credete che con tutto il lavoro che ho,
posso stare in tribunale per voi dalla mattina alla sera?
A domani.
Ecco le carte, avvocato.
La causa sui furti di gallina è per il 23. Cioè, per il 24.
No, per il 24 c'è quella degli sfratti. Insomma, mi ha capito.
Che confusione! Mi hai ubriacato.
- Buongiorno, signora. - Buongiorno.
Vuole che l'aiuti, signorina?
Che confusione fate.
Mi hanno trattenuto fino ad ora in tribunale. Con tutte quelle cause.
È già stirata la cosa per il cappellano?
- Ho dovuto anche rappezzarla? - Davvero?
A che ora dovete portare il pranzo al cappellano?
- A mezzogiorno. - Allora è tardi.
Non si preoccupi, signorina. Tanto io non ho mica fretta.
Peppe... ma...
Che pazzo!
- Sì, sono pazzo. Pazzo di te. - No.
- Maria Antonia. - No.
- No. No. - No?
- No? - Sì!
Senti, Peppe, queste carte...
- Beh! - Oh, Maria Antonia!
Sciagurato! Traditore! Sacrilego!
- Oddio! - Avvocato...
- Sono rovinata. - Sì, sei rovinata. Malafemmina!
- Sono rovinata. - Maria Antonia!
Se la intendono!
- Oh, signora. - Figlia mia, che hai fatto?
È stata una magheria. Una fattura.
Una fattura d'amore.
- Una fattura che mi ha fatto lui. - Io?
Sì. Avevo un altro cristiano nel cuore. Avrei voluto lui.
Superstizioni, malìe, fatture. Ma chi vi mette in testa queste fesserie?
- Che abbiamo fatto, buon Dio? - Cos'hai fatto?
Ti ho aperto la porta della mia casa. E tu seduci una donna che è fidanzata.
Vattene via! Ti caccio!
Povero Cavalluccio. Come era stato presto dimenticato.
Mamma! Mamma!
Eccolo! Aprite il cancello!
In postazione. Il generale!
- Arriva il generale. Fuori la guardia! - Fuori la guardia, presto!
- Tromba. - Tromba. Tromba!
Vai in camerata!
Avvertite gli uomini della camerata!
Attenti! Segnate il passo!
Uno, due! Uno, due!
Avanti, marsch!
- Cosa fai lì? Vatti a vestire di corsa. - Prendi il fucile. Sveglia, sveglia!
E che c'è, la guerra?
- Su, incosciente. - Zitto, cammina.
Compagnia a destra... marsch!
Seconda compagnia, segnate il passo!
Compagnia, passo!
- Compagnia, alt! - Seconda, alt!
Terza, alt!
Primo battaglione, allineamento!
Si può sapere che c'è?
La rivista per la partenza del CAR. Le compagnie partono per reggimento.
Me lo potevate dire prima. Io col CAR non c'entro nulla. Sono attendente.
- Battaglione, presentat-arm! - Battaglione, presentat-arm!
Partono tutti, attendenti e non attendenti.
Ma...
Ma io non posso partire. Sono scemi? Io fra 10 giorni piglio moglie.
- Ma cos'ha quel ragazzo? - Sarà il sole, signor generale.
Portatelo via. Portatelo via!
Via, via. Presto!
Prego, signor generale. Da questa parte.
- Attenti! - Riposo, riposo.
- Come sta quel ragazzo? - Non so, signore.
- Gli avete dato la purga? - Dategliela.
- Attenti! - Riposo, riposo.
Ehi, guarda se c'è la purga. Via. Vai.
Agosti. Agosti!
Per evitarti di andare sotto processo, ho detto che ti erano venuti altri attacchi.
Sai, si deve sposare. Dai qua.
- Bevi. Bevi! - Ma io...
E tutta!
- Io bevo, capitano, ma resto a Catania? - Sì, al deposito.
Infermiere, portami un bidone di sale inglese.
Avanti!
Ego conjungo vos in matrimonio
in nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti. Amen.
In nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti. Amen.
Non è un gran bella cosa il matrimonio?
Ha detto il curato che vuole musica.
Ma certamente. Vai, su.
- Vuol favorire, signora. - Nel cioccolato c'è già lo zucchero.
- Prego, a lei, signora. - Grazie.
C'è già lo zucchero.
Tieni, scusa.
Scusate, avvocato.
Albertino, il vestito nuovo.
Bravo, porta qua le carte.
- Scusi. - Un momento.
- Trascrivo io. Peppe, tieni le carte. - Va bene.
Scusi, ma non si potrebbe avere un altro po' di zucchero?
La luna di miele la trascorsero nello stanzino
di Maria Antonia che stava in fondo al corridoio.
Quando aveva sbrigato le sue faccende, Maria Antonia correva da Beppe.
Ma Peppe... che fai?
Me li pigli i fiammiferi?
Tieni.
Accendi, su.
- Io... - Accendila.
- Ma... - Accendi.
- Io? Va... - Accendi, su.
L'ho accesa.
- Vieni. - Ma, Peppe!
Non sei mia moglie?
Sì, ma di giorno...
Perché? Di giorno il sacramento non vale?
Oh Dio bonino!
Albertino. Fai piano.
Ma il giorno seguente...
- Andiamo, andiamo. - Caporale, qui hanno sbagliato persona.
- Andiamo. - Ho in tasca la licenza di matrimonio.
- Con tanto di firma e controfirma. - Andiamo.
La licenza è di 20 giorni e ne sono passati soltanto due.
- Su, andiamo. - E se io fossi andato in viaggio di nozze?
Se fossi fuori dal distretto?
- Chi mi prendeva? La celere? - Andiamo.
- Permesso, maresciallo? - È permesso?
Ecco, signor maresciallo.
- Capitano... - Bustina.
- Abbia pazienza. Sono Beppe A... - E stai sull'attenti.
Maresciallo, mi dia quell'ordine.
- Sei trasferito all'ospedale di Baggio. - Eh?
Il generale si è interessato al tuo caso.
- Che generale? - Il generale che ha passato la rivista.
Liquidatelo a tutt'oggi e fategli lo scontrino.
- E dove sarebbe questo Baggio? - A Milano.
- Dammi un foglio di viaggio. - Ma...
Non potevano trovare un ospedale più sottomano?
Che ci vado a fare fino a Baggio?
Io sono sano come un pesce. Non ho nulla.
Giovanotto, vuoi andare a finire in galera per simulazione?
Non mi scordare mai.
Su, sta arrivando il treno.
Presto, vai.
Il treno, presto.
Addio, Maria Antonia.
Addio.
Il sacco. Il sacco.
Ciao. Ciao.
- Per l'ospedale di Baggio? - Là c'è il Comando Capo.
All'ospedale lo visitarono di sopra e di sotto.
Apri la bocca.
Eppure lo manda il generale Caporilli.
- Ahi! - Hai sentito?
- Che, ce l'ho di legno? - Portalo via, su.
Pezzo di mascalzone!
Fu definito simulatore
e trasferito per punizione a Milano con il massimo di consegna e di rigore.
Quei giorni scriveva lunghissime lettere a Maria Antonia.
"Maria Antonia carissima..."
- Carissima. - "... e adoratissima".
E adoratissima.
"Con questa mia vengo a dirti..."
Con questa mia vengo a dirti...
- "... che qui a Milano fa un freddo..." - che qui a Milano fa un freddo...
- "... cane." - ... cane.
E che facciamo, l'eco?
Tra queste zampe di gallina
e questo disgraziato che ogni volta ti scrive un romanzo a puntate,
non si capisce più niente!
... fa un freddo cane.
"Sono sul tavolaccio in prigione e ti penso di giorno e di notte."
Il bambino! Che hai lì?
Ne è arrivata un'altra, poco fa.
Venne il Natale.
E la vigilia di Natale ci fu l'amnistia.
Fuori.
- Avanti. - Voglio marcire in prigione.
Avanti, smettila. Fuori!
Non sapeva dove andare. Faceva freddo. Umido
Si sentiva più infelice di quando stava in prigione.
E dappertutto era Natale. Era festa.
Riprese la strada della caserma.
Facciamo presto, che alle 10:00 non c'è più il tram.
Buonasera, signor Roberto.
Buonasera, signora. Come va? Ha finito di fare le compere?
Eh sì, per i bambini. Buon Natale. Auguri.
- Buon Natale, grazie. Arrivederla. - Auguri, grazie.
Uh, cosa c'è?
- Cosa vuoi? - Io vorrei...
Via, via. È chiuso!
- Cosa c'è? È chiuso per tutti. - Ma io volevo...
Anche noi abbiamo diritto di fare il Natale, no?
Ehi, lui. Lui!
- Io? - Sì.
- Cosa voleva? - Volevo...
- Volevo della carta da lettere. - Su, andiamo. Facciamo presto.
- Sa, quella con gli auguri. - Entri.
Sennò entra sempre gente.
Oh! E tu? Da dove vieni fuori?
Ma guarda un po'.
- Che cosa volevi? - Vorrei un cartoccio che fa lo scoppio.
E va bene, vieni.
Ecco, vieni qui.
Vieni.
No, di là.
Ecco, scelga.
Quale vuoi? Questa o questa?
Questo.
- Farà lo scoppio? - Sicurissima.
- Ha scelto lei? - No.
Perché ha quella faccia da funerale?
- Ehi. - Cosa vuoi?
- Farà lo scoppio? - Ma sì, sì.
- Non va a casa per Natale? - No.
- È per la fidanzata? - No, è per mia m...
È scoppiato!
- Scoppiato. - Lucia!
Scusi un momento, torno subito.
Lucia, dove sei?
- Lucia? - Cosa c'è, mamma?
- Ma come, c'è ancora gente nel negozio? - Adesso chiudo.
Vieni a prendere le chiavi, perché devo andare dal signor Gemelli.
Vieni, su.
E stai attenta che la torta non bruci. L'ho lasciata nel forno ed è quasi cotta.
Dai, non piangere che te ne do un altro.
Grazie.
Prendi questo. To'.
- Ma... ma questo scoppierà? - Ma sì che scoppierà.
Su, andiamo.
Ciao, eh.
È scoppiato.
- Ecco, questa quant'è? - 20 lire.
Grazie.
- Che c'è? - Niente, niente.
- Buonasera. - Buonasera.
- Oh! Si è fatto male? - No.
Voleva ancora qualcosa?
Volevo dirle che lei è stata...
- tanto gentile, ecco. - Ma si figuri.
Allora, buonasera.
Scusi, ma avete tutto attaccato, casa e bottega?
Di là c'è la portineria. La mamma è la portinaia del palazzo.
Io ho il mio negozietto.
C'è anche un fratellino piccolo che fa il ciclista.
- E il suo babbo? - Il papà? Non ce l'ho più.
Era vetturino. È stato investito due anni fa vicino al Cordusio.
Poveretto. Lo sa il Cordusio? Vicino al castello.
- Il castello? - Non ha mai visto il castello?
- Il Castello Sforzesco? - No.
- No? Allora cos'ha visto di Milano? - Niente.
Scommetto che non ha visto neanche il Duomo?
Non uscivo mai di caserma. Non conosco nessuno qui.
Non c'è bisogno di conoscere qualcuno per vedere il Duomo.
Non lo sa che è una delle meraviglie del mondo?
Ci andrò domani.
Ma... avete proprio tutto attaccato, casa e bottega?
Eh già.
Possibile che in una Milano così grande,
- lei non conosca proprio nessuno? - No.
E la sera di Natale... la passa in caserma?
- Solo? - Sì.
Buonasera.
- Se ne va? - Sì.
- Buonasera. - E buon Natale.
- E buon Natale. - Lucia!
Lucia, la torta!
Ti avevo detto che stava in forno. Adesso è tutta bruciata!
È da buttare via!
Oh! Si è fatto male?
- Chi è questo? Cosa vuole? - Era lui qui che stava comprando...
Si è bruciata la torta? Se la grattate e la rimettete in forno...
- Io sono pratico. - Sì, sì, lui è pratico.
Mi fate dare un'occhiatina?
Ma lui è proprio pratico per davvero?
- Lui chi? - Lui, lei.
Signora, non per dire, ma da borghese ero garzone fornaio.
- Andiamo allora. - È permesso?
Maria Antonia aveva faticosamente imparato a scrivere
per rispondere alle lettere di Beppe.
Che fai? Che stai facendo?
La luce. La luce ancora accesa a quest'ora?
Sei una cafona!
Madre di Dio.
Scusatemi.
E proprio allora, le lettere di Beppe incominciarono a farsi più rade. Più brevi.
Posta.
Sto bene.
Baci. Beppe.
Perché mi scrive così, Madonna Santa?
Devo fare qualche pazzia.
Non mi aveva mai mandato una cartolina postale.
"Sto bene" e basta.
Fate che mi scriva, Madonna!
Fate che mi scriva una lunga lettera, Madonna!
Una lunga lettera affettuosa.
Fate che mi scriva ancora le lettere dei primi giorni.
Madonna Santa, fate che mi scriva come i primi giorni!
Ve li levo se non mi scrive.
Venne il mese di marzo.
Oddio!
Oh, il mio Beppe.
Oh, Vergine Santissima.
Chi sono? Chi sono quelli? Sono i militari?
- I militari che vanno in congedo? - Sì, i congedati.
Ehi, voltati! Sono quelli del 1927?
- Sono quelli del '27? - Sì.
- Maria Antonia. Maria Antonia!
Questa serva! Mi sta facendo diventare pazzo.
Maria Antonia, dove vai? Sangue di Giuda!
Alla stazione.
Da dove vieni? Cos'hai fatto? Dove sei stata?
- Alla stazione. - Sant'Iddio! Sei ostinata. Una mula!
Dove vivi?
Cosa ti credi, che adesso lo congedano e ora arriva?
Almeno ci vorrà il tempo del viaggio, no?
- Vostra eccellenza crede che verrà domani? - No.
- E nemmeno dopodomani? - No!
Passò un mese. due mesi. Un mattino...
Maria Antonia. Oh, Maria Antonia!
Cosa fai?
Vieni qui.
Maria Antonia? Apri, Maria Antonia!
- Apri, Maria Antonia! - Peppe, figlio mio.
Signora, Maria Antonia si è chiusa dentro.
- Sei tornato? - Sì, signora. Guardi un po' lei.
Maria Antonia, apri.
Cos'è? Che succede? La rivoluzione, forse.
Che dici?
- Che è stato? - Signor avvocato, non mi vuol vedere.
Santo Dio! Così si fa?
- Si è consumata il cuore per aspettarti. - E non sono tornato?
Scusi, signora. Maria Antonia.
Apri. Sono il tuo Beppe.
Non mi vuole aprire.
- No, va'! - Maria Antonia.
Che hai? Il cuore di pietra che non lo guardi.
Non mi vuoi più bene?
Davanti a quella Madonna avevo giurato di non guardarti più.
Perché sei un traditore, un infedele!
Sì, sì, è vero.
Sono un traditore. Sono un infedele. È vero.
Ma ti voglio bene.
E tu mi vuoi bene.
Maria Antonia, non piangere.
Digli piuttosto se ha fame.
Uno spuntino non lo farei malvolentieri.
Ecco.
- Che cosa sono? - Caramelle.
- Maria Antonia, vieni a vedere anche te. - Che succede?
Che caramelle sono?
- Non toccarle, è un campionario. - Non sono buone?
Non dovrebbe, sono della miglior Casa di Milano.
Levati, ragazzino. Lasciami lavorare.
Assaggiate. Assaggiare per credere. Favoriscano. L'assaggi signora.
Tieni una anche te, Maria Antonia.
Ne vuole una anche lei, avvocato?
Che significa? Che cosa vuol dire?
Vuol dire che faccio il rappresentante di una primaria ditta di Milano.
Ho il 20% sugli affari e il biglietto pagato.
Il biglietto?
- Il biglietto per dove? - Per Milano.
Noi rappresentanti non si sta fermi. Si fa come le secchie. Si va insù e in giù.
- Ma... - Mi scusi, signora.
Le porti via?
Che cosa fai?
Tu non fai come le secchie.
Qui sei e qui resti.
Ma come, non sei contenta che lavoro?
Sì, qui a Catania.
Suvvia, un lavoro così buono. Tanta gente pagherebbe per averlo.
Glielo dica anche lei, avvocato.
Il 20% sugli affari e il biglietto pagato.
È proprio il biglietto che non va.
Che devo fare, un'altra volta la stessa vita ad aspettarti?
Noialtri si era pensato di farti avere un posto in Pretura.
Anche l'avvocato si era interessato per te.
- Non è vero? - Come per un figlio.
Muovendo tutte le mie vaste conoscenze.
Va bene. Vuol dire che tornando a Milano,
riporto ogni cosa e dico che non se ne fa più nulla. Sei contenta?
Come sarebbe a dire "tornando a Milano"?
- Per fare che? - Il soldato.
Non ve l'ho detto che non mi hanno ancora congedato? Sono qui in licenza.
Ma qui tutti li hanno congedati!
Forse quelli del primo scaglione.
- Ma io sono del secondo. - Del secondo...
- Scaglione. - E perché non sei in divisa?
Per poter viaggiare sui diretti.
Che confusione. Che confusione.
Licenze, congedamenti, diretti, scaglioni, caramelle!
Signora, che succede?
Perché non hai detto subito che stavi in licenza?
- Non volevo darvi questo dispiacere. - E così parti?
- Ma poi ritorno. - E quando parti?
Domani... dopodomani.
Dopodomani. Sei contenta?
- Chi è che rammenda così bene? - Mia sorella.
- Quale sorella? - Oddio, non è proprio mia sorella.
È una mezza parente.
Brava figliola, sai. Si chiama Lucia. Vive a Milano.
- È sposata? - È sposata? Eh, sì.
Ha una cartoleria a due passi dalla caserma dove facevo il soldato.
Ora non lo fai più?
- Che cosa? - Il soldato.
Oh, come no.
Grazie.
Guardami!
Guardami in faccia!
Guardami in faccia e giurami.
- Giurami! - Te lo giuro che ti voglio bene.
- Addio, addio. - Ciao, torna presto.
Caramelle... mah.
- Se partissi? - Per dove?
- Milano. - Milano, Milano. Ma che, sei pazza?
Vado e torno.
Che ti credi, che Milano è Acireale che prendi il tram e vai?
Milano è in capo al mondo.
Ma guarda dove siamo arrivati! Tu non ti muovi di qua!
- Tieni. - Grazie.
- Andate lontano? - A Milano.
Ma ci andate sola?
La Madonna mi proteggerà.
Io sono stata una volta a Milano. Gente cattiva.
- Cattiva? - Sì.
- E perché? - Mica mangiano la pasta come noi.
- E che mangiano? - Polenta!
Signorina, vuole un alloggio?
Lo vuole? Signorina, guardi...
Signorina, lo vuole un alloggio? Qui vicino, guardi.
Ciao, mora.
Dove va? Cosa vuole?
- Io vorrei... - Sergente.
- Signorsì. - Sergente, dov'è la tromba?
- Comandi. - Fai suonare il rancio.
- Tromba, suona il rancio. - Tromba, tromba!
Lei voleva?
- Mio marito, Giuseppe Agosti... - Suo marito?
- Della seconda Compagnia. - Seconda?
Guardia, accompagnala in parlatorio.
Conosce il soldato Giuseppe Agosti della seconda Compagnia?
- Conoscete il soldato Giuseppe Agosti? - Sono io.
Cosa fate lì? Andate a consumare il rancio! Via!
- Cosa voleva? - Un soldato.
- Aspetti in parlatorio. - Sono venuta da Catania per vederlo.
- Ma chi vuol vedere? - Mio marito, il soldato Giuseppe Agosti.
- Di che classe è? - Del '27.
Il '27 l'hanno congedato già da un po'.
- Anche il secondo scaglione? - Sì, tutti quanti.
- ... era proprio rosso, è sicura? - Certo.
- Era rosso quando me l'hanno venduto. - Chi gliel'ha venduto, mia figlia?
Aspetti un momento. Lei cosa vuole?
- Io... - Aspetti anche lei che chiamo mia figlia.
- Lucia! - Vengo.
- Adesso viene. - ♪ È primavera ♪
♪ Svegliatevi bamb... ♪
Lei è già servita? Eccomi, signora.
Guarda un po' te, io devo andare in portineria. Un momento.
- Me l'ha venduto suo marito ieri sera. - Adesso glielo cambio.
Quello chiacchiera, chiacchiera tanto
- che uno non capisce quel che compra. - Perché lo ascolta?
Perché lei ascolta, lui chiacchiera tanto.
Oh, Signore Mio!
Ma lei... ma tu... sei Maria Antonia?
Maria Antonia venuta da Catania.
Oh, che bello.
Scusi, signora.
Io sono Lucia.
Ma perché non avvertire, telegrafare...
Mamma. Mamma!
- Mamma, sai chi è arrivato? - Chi?
È arrivata Maria Antonia, la sorella di Peppin.
- Ma davvero? - Sì.
O Signore!
Maria Anto... Ma che cos'ha?
Si è sentita male.
Se non c'ero io, cadeva per terra.
Su, su. Maria Antonia.
Maria Anton...
Su, sono io. Lucia, la moglie di Beppe.
Ma cosa è stato?
Mamma, Maria Antonia si è sentita male. Sarà stato il viaggio.
- Portiamola via. - Portiamola via subito. Su, su.
Ma guarda un po' che pasticcio.
- Poveretta. - Io porto un bicchiere d'acqua.
Adagio.
Se ci fosse Peppin...
Mi dà subito un bicchier d'acqua.
Portinaia!
Chi è? La chiamano, signora.
- Portinaia! - Vengo.
Lucia pensaci tu, che mi chiamano.
A che piano è il Cavalier Donelli?
Mi scusi, signora.
Ah, grazie.
- Ti senti ancora male? - È una magheria.
Uffa! Come sta la ragazza?
- Come sta? - Non lo so.
Parla in modo strano.
- Ha detto "magaria... magher..." - Forse voleva dire "mangerei".
- Ha fame? - Sicuro che ha fame.
- Possibile? - Sicuro, tu non conosci i meridionali.
Ad ogni buon conto, io le do un brodo e ciao.
Scusi, signora. Adesso andiamo a cambiare il piumino.
- Buonasera. - Mi scusi tanto, signora.
Ecco qui, Maria Antonia.
- Dov'è Beppe? - Non ci pensi a Beppe. Non ci pensi.
Beva, su.
Ho messo dentro anche un rosso d'uovo.
- No, no. - Avanti, un pochino.
Solo un po'.
La rimette un po' su. Avanti, andiamo. Su.
Ma lei è tutta fredda, gelata. Poveretta.
(Come sta?)
La ragazza aveva fame. Non aveva mangiato.
Avevo ragione io.
Speriamo che si addormenti. Però che carattere strano.
Lei è la sorella del Peppin e non si assomigliano per niente.
- Povera ragazza. - Stai attenta tu. Io vado in portineria.
Ah, stai meglio, eh?
Peppin...
Abbiamo fatto una festa così bella. Peccato che tu non c'eri.
- Dov'è? - È andato fuori Milano.
In un paese qui vicino.
Alla fabbrica di caramelle. Sai, fa il rappresentante.
Ti ha parlato qualche volta di me.
Oh! Lui ha un tipo di carattere che lo chiamano Radio Marelli.
Ma se comincia a parlare di Maria Antonia, allora è come un organino dei suonatori.
Ci vuole un soldo per farlo suonare e per farlo star zitto ce ne vuole tre.
Maria Antonia è così, Maria Antonia è cosà...
È tanto bella, buona e affettuosa.
E tira il ritratto fuori dalla tasca.
Il tuo ritratto! Per quello che ti ho riconosciuta.
Anche il ritratto...
Eh sì, aveva ragione a dire tante belle cose di te.
- O Vergine Santa! - Maria Antonia.
No, no. Mi passa.
Mi è passato.
Ti si legge in faccia che sei buona.
E che belle mani che hai.
Come una signora.
- Gli vuoi bene? - Gli voglio bene sì.
- E lui? - Lui è così tenero.
È tanto affettuoso che uno gli perdona tutto.
... tutto.
Lucia! C'è gente nel negozio.
Senti, adesso dormi, che si vede che ti sei strapazzata col viaggio.
Alle 9:00 lo andiamo a prendere al tram a Porta Venezia.
Gli facciamo una bella improvvisata.
Facciamogliela.
Arriva il tram, guarda.
Corri, Maria Antonia. Facciamo presto.
Beppe! Eccolo.
Arrivederci, signorina. A presto.
Scusami, ma lo devo fare.
Maria Antonia, che fai qui?
Cosa fai?
Oh, mio Dio!
Maria Antonia, vieni qui.
Per l'amor di Dio, Maria Antonia!
È una matta! Si è buttata sotto!
- Cos'è stato? - È matta. Ho detto che si è buttata.
Maria Antonia! Fatemi passare! Maria Antonia!
- Da questa parte. - Hanno chiamato l'ambulanza?
Via, via, signori. Largo!
Largo. Lasciate libero. Largo. Largo. Indietro!
Lasciatemi passare! Lasciatemi passare!
- Ma chi è lei? - Sono il marito.
Beppe! Un momento. Un momento!
- Ma chi è lei? - Sono la moglie.
Tre mesi più tardi, in un'afosa mattinata di giugno,
l'avvocato Rossi saliva le scale del Palazzo di Giustizia
e si avviava verso la saletta degli avvocati,
allorché venne chiamato per sostenere una difesa d'ufficio.
Prego, avvocato, da questa parte. Di qua.
- Una difesa d'ufficio mi doveva capitare. - Cose che capitano.
Con permesso. Scusate, abbiate pazienza.
- Lei è il bigamo? - Sì, signore. Sono io.
Io sono il suo difensore d'ufficio.
Ma non era l'avvocato Tavella?
Ah, sì, è in ferie. Lui è l'avvocato Rossi e io il suo "giovane" d'ufficio.
Senta, non ho tempo da perdere. Mi racconti in fretta l'imbroglio.
Quale imbroglio?
- Lei ha due mogli, vero? - Sì.
- E mi domanda quale imbroglio? - Lei mi offende, avvocato!
Se crede che abbia fatto un imbroglio, mi offende.
Io non offendo nessuno. Ho altro da pensare che ai fatti suoi.
- Senta, signor avvocato... - Sta calmo.
O signor avvocato, allora il difensore d'ufficio che ci sta a fare?
Vai, vai. Venga. Venga anche lei, signora.
- Non ho bisogno del cicerone. - Dicevo per cortesia.
Venga. E venga!
Non mi rompa le balle! Vieni, Lucia.
Ma che vai cercando?
State indietro.
Stupida. Non piangere. Stupida!
Per quel delinquente!
E va'!
La Corte!
Per favore, dia una mano, subito.
Grazie.
- Giuseppe Agosti, fu Agostino. - Eccolo. Presente.
- Usciere. - Comandi.
Per favore, si può aprire quella finestra?
Grazie.
Giuseppe Agosti, fu Agostino, eccetera eccetera.
Siete imputato di avere... Uh, aspetta.
di avere contratto matrimonio il 4 settembre 1947
con la detta Maria Antonia La Rosa da Marineo.
E quindi il nuovo matrimonio il 3 marzo 1948
con la detta Lucia Travella da Milano.
- È vero? - Sì, è vero, signor Presidente.
- Venite qua. - Vai, vai.
Avanti, avanti.
Dite come è avvenuto il fatto.
È un romanzo, signor Presidente.
Mi stia a sentire. Poi mi dirà se non è un romanzo.
- Deve sapere... - No, non voglio romanzi. Una cosa breve.
- Devo raccontare in poche parole? - Poche parole e chiare.
Allora racconterò in breve.
- Deve sapere, signor Presidente... - Scusi,
signor Presidente, qui esiste un'istruttoria, un reato.
L'imputato lo ammette in questo momento. La difesa, la difesa...
La difesa ammette tutto.
Ma che ammette lei!
Dov'è la deposizione in istruttoria?
Eh? A pagina 27, signor Presidente.
Ah, riverisco! Il commendatore, avvocato!
Ecco, subito, signore.
Eccomi a lei, commendatore.
Stavo giusto studiando la sua pratica. Guardi che per quanto rig...
Ma allora non racconto più nulla? Nemmeno in breve?
- Avanti, metta a verbale. - Incomincio a raccontare?
- In breve? - In breve, in lungo, come volete.
Dunque, deve sapere, signor Pr...
Deve sapere che l'anno scorso, anzi, un anno e mezzo fa, per essere più precisi,
facevo il militare a Catania e a Catania conobbi quella ragazza.
Quella là in mezzo al pubblico, col braccio fasciato.
Ma come, i testimoni sono ancora nell'aula? Usciere!
- Dov'è l'usciere? - Son qui, Presidente, provvedo subito.
- Uscite! - Fate uscire i testimoni dall'aula!
20 anni che porto la toga, e non ho mai visto una cosa simile.
Lo so, lo so. Conosciamo la procedura.
- Facciamo presto. - Anche lei è una testarda.
Lo sa che lei mi ha stufato! Andiamo, Lucia.
Avanti, fate silenzio.
- Deve sapere, signor Presidente... - Lo so, lo so, andate avanti.
Come gli dissi, conobbi quella figliola, buona, buona, buona come la pasta.
Così buona, così affettuosa che la sposai.
Due giorni dopo mi trasferirono qui a Milano.
Pensi, Presidente, due giorni dopo che mi ero sposato.
Trasferito. All'ospedale di Baggio. Fra pazzi.
Anche come mi hanno trasferito è un romanzo, signor Presidente.
- Perché lei deve sapere... - No, come vi hanno trasferito non importa.
Su, andiamo.
E anche quell'altra, signor Presidente,
Lucia, quella che conobbi a Milano la notte di Natale.
Era buona, buona, buona come la pasta.
- Così buona, così affettuosa... - Che l'hai sposata.
Ma mica subito.
- Che hanno da ridere? - Silenzio, silenzio!
Stia tranquillo, commendatore. Ossequi alla signora.
Dopo quella sera divenni di casa, perché....
Perché io sono fatto così e resto simpatico.
E dalla portineria uno mi chiamava: "Beppe, accomoda il rubinetto."
E un altro: "Beppe, accomoda l'uscio."
E io accomodavo, accomodavo...
E fuori c'è il nebbione che c'è a Milano.
E in casa, il calduccio, il mangiare buono e una bella figliola.
Che avrebbe fatto lei, signor Presidente?
Silenzio!
Non si potrebbe fare questo processo a porte chiuse?
Sì, a porte chiuse col caldo che fa.
- Continuate, in fretta. - Andrò in fretta.
Dunque... Tutte a me devono succedere, signor Presidente?
Dunque, un giorno vedo la ragazza a cucire, cucire, cucire...
"Cosa fai?", gli domando. E lei, tutta allegra: "il corredo".
- Il corredo? - Sì.
Si immagini come rimasi, signor Presidente.
... perché non dovrebbe farlo?
E poi, da cosa nasce cosa,
la figliola si è messa a piangere che sembrava una fontana,
il fratellino con quella faccia da schiaffi.
Mia suocera poi, non le dico, si mise a sparlare in cortile.
E io allora, a Lucia, a mia suocera, al fratellino,
a tutti gli inquilini che mettevano bocca dissi:
Sentite, gente. Si chiedono le carte, e il giorno che arrivano, io mi sposo.
Tanto pensavo: o mi mandano prima in congedo,
o dalle carte si scopre che ho moglie e scoppia da sé la bomba.
Lo vuol sapere, signor Presidente? Carte e congedo arrivarono insieme.
Le carte sono finalmente arrivate.
Queste benedette carte.
Vieni qui, che dobbiamo parlare da uomini.
Aspettami lì.
Dove vai? Dove vai?
Voialtri meridionali potete dire tutto quello che volete,
ma Milano è un gran Milano.
Dove tutta la gente lavora. Capito? Dove tutta la gente lavora. Ecco.
Come puoi aver avuto il coraggio di fare arrivare le carte, eh?
Senza aver prima trovato un lavoro.
Andiamo.
Ma che lavoro e lavoro!
Qui non si tratta mica di lavoro. Sarò un mascalzone, sarò un farabut...
Ero rimasto con la bocca aperta così: ah.
Perché nelle carte, signor Presidente, c'era scritto celibe.
- Celibe? - Sissignore.
- Questo risulta dall'istruttoria? - Sì, signor Presidente.
Sono stati fatti gli accertamenti?
Sì, signore. Si è scritto a Firenze. Nel dubbio si è istruito il processo.
- Vede che ho ragione. - Non diminuisce la vostra responsabilità.
Diminuisce sì, signor Presidente. Perché non mi ero ancora ripreso...
Perché stai lì con quella faccia da stupido?
Per fortuna il lavoro te l'ho trovato io.
Perché a questo mondo le cose bisogna cercarsele.
Mica aspettare che ci piovano dal cielo.
E mi portò da un certo cavalier Gemelli.
Che fra gli inquilini di palazzo era uno di quelli che mi aveva preso più a ben volere.
Proprio per fare un piacere alla nostra cara signora Maria...
Ma cosa dice, signor cavaliere.
Sì, sì, alla nostra Lucia e anche a te.
- Siediti, siediti. - Grazie.
Perché tu ti possa sposare tranquillo, io ti offro un posto da piazzista.
Commesso viaggiatore.
- A me? - Sì, proprio a te.
Grazie, signor cavaliere.
Non è un lavoro facile come può sembrare.
Perché il piazzista non sta fermo, fa come il secchiello. Va su e giù.
Vorrà dire che ogni tanto farai il sacrificio di lasciare la tua Lucia.
Vai giù, stai fuori 15 o 20 giorni e poi ritorni.
Io ti darò il 20% sugli affari e il viaggio pagato.
Sei contento? La piazza è un po' lontana. Lo so anch'io.
Ma se sei in gamba, è una buona piazza.
È la Sicilia.
La Sicilia, signor Presidente. Mi capisce? Proprio la Sicilia.
Ha capito, signor Presidente?
Allora io ho pensato:
Se io parto da Milano con il biglietto pagato,
e ho per giunta un lavoro che posso far fare una buona vita a tutte e due.
Arrivo in Sicilia, mi combino i miei affari.
Poi torno a Milano e mi combino di nuovo i miei affari.
Poi torno in Sicilia, poi torno a Milano, poi torno in Sicilia...
Contento io, contente loro, contenti tutti.
Sono 20 anni che indosso questa toga, signor Presidente!
- 20 anni, ed è la prima volta... - Prego, prego, avvocato!
Silenzio o faccio sgombrare l'aula!
Oh! E voi tornate al vostro posto.
La difesa non ha nulla da eccepire?
- La difesa! - Avvocato, avvocato. Da eccepire.
Ah, nulla, nulla. Assolutamente nulla da eccepire.
E voi cosa avete da dire a vostra discolpa?
Dico che c'è tanta gente che ha due o tre amanti.
- E son riveriti e magari commendatori. - Silenzio!
- Ma che dice, quello là? - Silenzio!
E io, perché in un momento di confusione, mi sono preso due mogli,
e sono disposto a mantenerle per tutta la vita...
Silenzio!
Usciere. Usciere!
La seduta è sospesa.
E voi mettereste noi povere donne
in balìa di certi simili mostri?
- Ma va', che pagherebbe. - Mascalzoni!
- Vado a farmi una bella bevuta. - Beato voi, brigadiere.
Giovane! Ma il processo non continua più?
- Ehi, giovane! - Continua, continua. Sì. Uffa!
Avvocato, venga anche lei.
Cavalluccio.
Nemmeno un turco l'avrebbe fatto.
Che cosa?
E me lo domandi? A me.
- State zitto. - E che ci potevo fare?
Le circostanze. Sono state le circostanze.
Circostanze...
Circostanza è aver rubato una fidanzata all'amico?
Averla abbandonata. Tradita.
Messa in mezzo ad una strada.
Davanti alla vergogna di un tribunale. Circostanze?
- Vuoi finirla, sì o no? - Questo chiacchiera sempre.
- Lascialo stare. - E voi andate via.
E pure quell'altra poveraccia. Come resta?
Che sarà di lei?
Che sarà di loro, che per colpa tua sono in mezzo ad una strada?
Andrò in prigione! Se ho sbagliato, andrò in prigione.
Sconterò tutto in prigione.
Ci renderai forse l'onore, andando tu in prigione?
Saranno sempre due disgraziate, con un marito in due e per giunta in prigione.
- E vattene. - Cavalluccio!
Roba da pazzi.
Ma ti pare...
- Cavalluccio! - Che fai. Giù.
La corte!
Giù.
Cominciamo coi testimoni.
Maria Antonia La Rosa.
Vai, vai tranquilla.
- Come vi chiamate? - Maria Antonia La Rosa.
- Cosa avete fatto al braccio? - Un incidente.
Alzate la mano e ripetete dopo di me "lo giuro".
- Lo giuro. - Un momento, un momento.
Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Lo giuro.
Lo giuro.
Allora metta a verbale. A che pagina è la dichiarazione in istruttoria?
- Avvocato. - Che c'è?
- Guardi qua. - Ma sì.
- No, è una cosa importante. - Non posso!
- Quando avete conosciuto l'imputato? - Un anno e mezzo fa.
Come l'avete conosciuto?
- Per una magheria che mi hanno fatto. - Come?
- Per una magheria. - No, no!
Silenzio!
Volete dire una malìa?
Sei ostinata. Una mula!
Perché io avevo un altro cristiano nel cuore e mi hanno messo lui.
Superstizioni! Superstizioni, signor Presidente.
Silenzio, voi. Che dite? Chi siete?
- Sono l'avvocato Di Salvo! - Sedete!
Se non era una magheria, perché quando lo volli ammazzare mi si fermò la mano?
- Chi volevate ammazzare? - Lui.
- Il coltello gli entrò nel corpo. - Come?
- Ma non gli fece male. - A lui?
Come? Gli avete dato una coltellata?
Sissignore. E mirai bene. Diritto al cuore.
Se ce l'ha un cuore.
Scusi, signor Presidente. L'atto di matrimonio non fu trascritto.
Silenzio. Quale matrimonio?
Signor Presidente, qui sorge un fatto nuovo.
Certo, che il matrimonio non fu trascritto.
Il primo matrimonio non fu trascritto, signor Presidente.
Lei ha un tentato omicidio e questa donna deve essere arrestata.
Perché deve essere arrestata?
- Ma perché, Santo Dio!
Silenzio. Qual è il matrimonio che non fu trascritto?
Il primo, signor Presidente. Risulta...
- Non è possibile. Lui lo trascrisse. - Io?
Qui c'è la dichiarazione del parroco di San Vitale. Ma l'atto civile non c'è.
Ma che dice! Il parroco di San Vitale è amico mio.
Non ricordi quando in sacrestia ti diede le carte
e ci offrì il cioccolato per la nostra antica amicizia?
Ma io le carte le ho lasciate a lei?
- A me? E quando? - Subito. Quando m'hanno trasferito.
Presidente, il matrimonio non fu trascritto né allora, né mai.
Ecco perché Firenze rilasciò la dichiarazione di stato libero.
- Che ero celibe. - Esatto.
Il primo matrimonio con questa donna non è valido.
Qui la giustizia deve avere il suo corso.
Ma che dice?
È vero ciò che ha detto la teste?
Sì, sì, è vero. È vero tutto.
- È vero che vi ha dato una coltellata? - Sì, è vero. Sissignore, è vero.
- Brigadiere... - Ecco la dichiarazione di stato libero.
- Brigadiere, arrestate questa donna. - Arrestare? A me?
Ehi, viene fuori la sentenza.
State a posto. A posto che entra la corte.
La corte!
Maria Antonia.
La Repubblica italiana, in nome del popolo italiano,
viste le risultanze del processo, letto l'articolo 479 del codice penale,
constatata ad ogni effetto civile la nullità del primo matrimonio
avvenuto in data 4 settembre '47.
e la piena validità del secondo, celebrato il 3 marzo '48,
l'imputato Giuseppe Agosti, fu Agostino,
non è riconosciuto colpevole del reato ascrittogli
e viene assolto per non aver commesso il fatto,
ordinandone l'immediata scarcerazione.
Eh, eh, lo sapevo io.
- Hai sentito? Assolto. - Assolto.
- Complimenti, eh. - Questa volta ti è andata bene.
Assolto?
- Oh, mio Signore! - Quella povera ragazza.
Mi felicito con lei. Complimenti, avvocato.
Allora non lo punite?
Allora non si sposò?
Allora ho sognato tutto. Tutto!
- Ho sognato tutto? - No, è il matrimonio che non è buono.
Non è buono? Il prete sull'altare non conta niente?
E il figlio mio chi me l'ha fatto? Nessuno?
- È il figlio di nessuno! - Maria Antonia, è il figlio nostro.
Un figlio mio. Maria Antonia.
Brigadiere, devo farla arrestare.
- Per cosa? - Maria Antonia!
Usciere, fate sgombrare. In silenzio, fuori tutti.
In silenzio, andate.
- Anche lei, esca! - A me?
Maledetto! Traditore!
Lasciatemi stare!
Che giustizia è questa. Che giustizia è questa!
Ci mancava anche che quell'altro la aspettasse all'uscita.
Che razza di rovina! Avete capito.
Sei qui, eh? Toscano della malora! Mascalzone! Farabutto!
- La voglio vedere. - Dannato!
- Largo, largo! - Lasciatemi stare!
La voglio vedere.
E non finirà così. Ci rivedremo!
Beppe trovò lavoro in una panetteria dietro Piazza del Duomo,
mentre Maria Antonia era sempre in prigione.
Ehi, oggi non è il tuo giorno di vacanza.
Allora io vado.
- Quello non lavora mai? - Tu stai zitto.
Tieni, Peppin.
100.000 lire, eh. Furbone.
- Mi raccomando di non combinare guai. - Io?
Cassa, 195.
- Che cos'è questo imbroglio? - E dagli, con l'imbroglio.
Vorrei sapere perché quando si tratta di me,
tutti pensano che ci sia sotto un imbroglio.
Sono un figliolo onesto, signor avvocato.
Eh, insomma... li hai rubati?
Cosa dice, signor avvocato? Sono soldi guadagnati onestamente.
Con sacrifici.
Sacrifici di che genere?
Se non ne vuole sapere, mi rivolgo ad un altro avvocato.
Se sono quattrini guadagnati onestamente,
perché vuoi che gli altri non ne sappiano niente?
Perché... perché...
Signor avvocato, io voglio fare una buona azione nella mia vita.
Lei prende queste 100.000 lire e a Cavalluccio gli dice che ne bastano 20.
Così Maria Antonia e Cavalluccio...
potranno credere che sia stato lui a pagare tutto.
E che io non c'entro per nulla.
E se ne andranno.
E io resterò.
Così Maria Antonia andrà via con Cavalluccio?
Quando esce.
Ci sono speranze che esca?
Sì, sì.
- E il bambino? - Non me ne parli, non me ne parli!
È meglio che non me ne parli.
In fondo, in fondo, non sei un cattivo ragazzo.
- No, no. - Con tua moglie come va?
Con Lucia? Non la vedo.
Finché non sarà tutto sistemato, mia suocera mi fa dormire dove lavoro,
per evitare complicazioni.
- Ma c'è proprio speranza che esca? - Lascia fare a me.
- Avverte lei Cavalluccio? - L'avverto io, sì.
- Non gli dica nulla, per carità. - No.
- Dirò che gli faccio un prezzo speciale. - Grazie.
Buonasera.
- Lo avverta subito, signor avvocato. - Sì, sì.
- Senza dirgli nulla, avvocato. - No, no. Sì.
- Soprattutto a mia suocera non dica nulla. - Ma no, no! Sì, sì.
Un mese più tardi Maria Antonia uscì di prigione.
Sono venuto a prenderla io perché...
Quel suo compaesano, Cavalluccio, si è interessata molto per lei.
Mi ha reso il bene per il male.
Senta, ma lei vuole bene a Cavalluccio?
È buono.
Fischietta.
È l'uomo più buono di tutta la Terra.
Ecco a voi.
Prego.
- Andiamo. - Sono qui.
Qui c'è il mio ufficio. Di sopra la stanno aspettando.
- Chi? - Tutti.
- Prego, signora. - Buongiorno.
Oh, son proprio contenta. Un peso che mi sono levata dallo stomaco.
- Bravo, signor avvocato. Grazie. - Sì, sì.
Si accomodino.
Oh, adesso è proprio tutto risolto.
Abbiamo ottenuto l'assoluzione in istruttoria.
Solo che...
Solo che... che c'è un guaio.
Sentite, la legge non l'ho mica fatta io.
Quello che potevo fare, l'ho fatto.
- Ma che, c'è ancora da pagare? - Ma che pagare e pagare!
Adesso ce l'avete lì, aggiustatevi voi.
- Ma che vuole dire? - Cosa c'è ancora?
C'è, c'è.
Lo sapete che in Italia c'è il Concordato, no?
Proprio per il Concordato,
il matrimonio civile, davanti a quello religioso, non vale niente.
Non è valido.
E lei... cioè lui,
prima ha fatto il matrimonio religioso e poi quello civile.
Per il tribunale valeva quello civile, non quello religioso.
Ma invece c'era quello religioso.
E poiché c'èra quello religioso prima,
e quello civile dopo, quello che è stato fatto, è stato fatto.
Ma che fatto e fatto?
Oh, che ho ancora due mogli?
Una. Quella.
Quella!
- Lei? - Io?
- Lei? - Eh, sì. Lei, lei.
- Ma non è possibile! - Eh, figlia mia, la legge è legge.
Ma avvocato, che sta bofonchiando? Che dice?
È arrivata stamani... la sentenza del tribunale di Roma.
- Ma allora io... - E io?
Io cosa faccio?
Io l'ammazzo!
- L'ammazzo! - Fermo lì! Chi ammazzi?
- Stai fermo. Stai fermo! - L'ammazzo!
Mi lasci stare, avvocato!
No!
- Assassino! - Permesso, c'è il signor Beppe Agosti?
Disgraziato!
Lei cosa vuole?
Cosa vuole? Lei chi è?
Sono la fidanzata.
100.000 lire. 100.000 lire...
Mi diceva, "vi sposo, vi sposo, è solo questione di carte."
"Con un po' di quattrini si sistema tutto."
È questione di carte, sì...
Sì, due mogli. Delinquente, farabutto!
Assassino! Delinquente!
E lei? Allora tutti quei quattrini li ha presi?
Cosa vi credevate? Che stavo qui a perdere il mio tempo per la sua bella faccia?
Sì, sì. Li ho presi! E con questo?
Mie, erano mie!
Dietro promessa formale di matrimonio. Delinquente! Farabutto!
Farabutto!
Assassino! Bigamo!
Tutto addosso a me. Sempre addosso a me.
E va bene, sarò un mascalzone, sarò un farabutto,
sarò un bigamo. Mettetemi in prigione.
Credete che non sapessi che andava a finire così?
- Traditore. - Ma almeno lei...
usciva fuori.
- Usciva fuori di prigione. - Ma guarda che razza di ragionamenti.
Commediante!
- Tutto questo con i quattrini degli altri. - Farabutto!
Se, io...
- Mi scusi. - Ma cosa vuole ancora?!
Restituirò tutto fino all'ultimo centesimo.
Ma va' all'inferno!
Povera bambina mia.
Molto meglio perderli che trovarli. Dà retta a me, tesoro.
Maria Antonia, allora?
Oh, Beppe mio!
Insieme ripartirono per Catania.
Cavalluccio rimase a Milano e ogni tanto andava a trovare Lucia.
Buonasera.
- Buonasera. - Buonasera.
Lei è l'uomo più buono di tutta la Terra.
- Macché. - Beppe mise giudizio, bottega...
Ho due mani sole, no? Ora vengo da lei.
E pagò i debiti con l'aiuto di Maria Antonia.
- 85. - 100.
State buonini, via.
Sono solo, non ho mica garzoni. Un momentino.
Il loro figliolo cresceva bello e robusto e diventò grande.
E quando ne ebbe l'età, fece il garzone in bottega.
E ogni mattina Beppe gli gridava:
Tonto! E non ci incantiamo con le donne, eh?
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