Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Peccato non vederci più.
Luca, dove le passi le vacanze di Pasqua? Ciao! In Giappone credo, papà
vuole che impari il karate.
E tu invece dove vai di bello? Io vado in Sardegna, come tutti gli anni, vado
da mia nonna. Ciao, buona Pasqua!
A Natale sono
stata con papà e quindi a Pasqua dovrei stare con mia madre, però mica lo so che
cosa hanno deciso loro due.
Tuo padre che macchina ha?
La Mercedes.
Adesso la vedi perché mi viene a prendere proprio lui?
Speriamo che non mi venga a prendere mio padre.
Perché? Perché lui è noioso, invece la mamma è allegra e poi cucina bene, fa
certi tortelloni con la ricotta.
Forse un giorno te li farò assaggiare.
Ah, ecco, lo sapevo, è lui, porca vacca.
Beh, vado, ci vediamo domani. Non te la prende.
Ciao, Luca.
Come va?
Papà ha detto che sarebbe venuto lui. E invece sono qui io. Lo sai, no, com'è il
lavoro di tuo padre?
Lo so, lo so.
Ha avuto un impegno improvviso.
Ti piace questa macchina? Bella, eh?
Vuoi guidarla?
Benissimo. Ma attento che fai il 200.
E anche di più.
Come va la scuola?
Come vuoi che vada, mi annoio, non è una cosa divertente la scuola.
Vorrei vedere te chiuso lì dentro per mesi senza donne.
Non mi direi che in collegio non ci sono donne.
Niente che valga la pena, eccetto... Sì, la tettona, la professoressa di letto.
Che tipo è, ci sta?
Cucinava bene mia madre?
Eh, direi proprio di no. Non le piaceva stare in cucina.
Ma era una donna come ce ne sono poche.
Era delicata, molto dolce.
Bernardo, come faccio a imparare bene il karate?
Beh, ci sono tante palestre.
Ah!
Dove vorresti andare in vacanza?
Al mare? In Sardegna, un mio compagno ci va sempre.
L'hanno rapito quattro volte. Sì, quattro volte sono tante. Se io so il
karate... Ammazzo tutti i banditi.
Bernardo, ci possiamo fermare?
Solo un momento, compro un regalo a papà.
D'accordo.
E questa?
Neanche queste vanno bene.
Vediamo fra queste.
Hanno dei colori...
Meravigliosi. Guardi.
No, vero?
Un'altra qualità, allora.
Ti piace?
Direi di sì.
Questa.
Quanto costano? 12.000 tutte e due.
E solo la cravatta? 8.000.
Allora soltanto questa.
Bene, signore.
Non mi piace, gliela riporto. Ah, no?
Per papà ci vorrebbe una cosa un po' boh. Senti, lo sai che facciamo?
Te la ricompro io.
Va bene.
Anzi no, te la regalo.
Però mi fai un prestito.
Ma dove vai?
Prendo questo.
Te
lo
incarto? Sì, però prima ci devo scrivere una cosa.
Tieni.
Verrò a trovarti all'autosalone, così mi farai trovare una Ferrari, eh? Va bene,
una Ferrari.
Te l'ha detto papà quando ritorno? No, ma penso che farà tardi. Tu è meglio che
vai a letto. No, non fa niente, lo aspetto alzato. Non è mica la prima
volta.
Pronto?
Per favore, è tornato l'avvocato.
Non ha nemmeno telefonato.
No, no, non fa niente.
Sono suo figlio, Luca.
Ciao!
Mariolina, sei alzato papà? Papà è già uscito, Luca.
Ma se n'è andato senza nemmeno salutarmi? È dovuto correre in
tribunale, l'hanno chiamato d'urgenza.
Ma io volevo vederlo, e tu lo sapevi. Beh, lo vedrai a pranzo.
Allora me ne vado da Stefanella.
Luca, finisci almeno di mangiare.
E se poi tuo padre si arrabbia, ma che ti crede?
Me l'ha detto lui di andarla a prendere in tribunale.
Dai, muoviti!
Su, corri!
Mamma mia, che culona che sei!
Non ce la faccio, va più piano!
E togliti quegli zoccoli, no?
È un assassino qui. E tu come lo sai?
Beh, lo so.
Con mio padre avvocato. E dove lo troviamo adesso?
Non ti preoccupare, sediamoci qui.
Ora verrà, vedrai.
Ma che vuole di più?
Gli ho fatto avere la condizionale, la non iscrizione, perfino la riduzione
dell'ammenda. Lo tiro fuori dai pasticci in questo modo, almeno mi vuoi pagare?
Niente, nemmeno le 50 mila di acconto.
Dovevamo vincere, ricorrerò in appello. Papà!
Luca, che cosa fai qui? Vengo fra un minuto. Ti aspettino. Volevo vederti,
perché non sei venuto a prendermi in collegio? Non te l'ha detto Bernardo che
non ho potuto.
Sentiamo, su, che c'è di tanto urgente.
Pensavo di pranzare insieme a te, così potevamo parlare un po' di questo
vacante. Bernardo, tocca a noi. Lo senti, non mi lasciano respirare. Hanno
chiamato.
Arrivo subito.
Scusa, ma una cosa importante, ci vediamo stasera dopo cena.
Va a casa.
E' come mio padre.
Cioè? E' una carogna.
Rispetto a mio padre, hai capito? Cretina.
Ma la vuoi smettere? Fa rumore.
Devi proprio leggere quella roba.
A casa non posso, papà non vuole.
Invece col mio posso fare quello che voglio.
Lo sai che forse a Natale andiamo in Africa?
A che fare? Come? A caccia di tigri? In Africa non ci sono le tigri.
Perché le donne sono sempre nude e gli uomini sempre vestiti?
In Africa?
No, qui.
Per forza, è un giornale per uomini. No, no, lo legge anche mia madre.
Gliel'ho preso l'ultima volta che sono stata a pranzo da lei.
E non se ne è accorta?
No, ce n'è tanti.
Vedi, mamma è come questa.
Solo che ce l'ha un po' più giù.
Ti piace?
Com'è tua madre?
Papà tante volte la chiama Mignotta.
Una volta gliel'ha anche scritto.
Non ce l'hai un panino?
Va a guardare di là, in frigo.
Lo sai che mia mamma ha sempre paura di ingrassare? E tu perché questa paura non
ce l'hai? Perché?
Perché io sono già grassa.
Sai che papà mi ha regalato una cravatta? Lui è elegante, ne ha
tantissime. Mi fa sempre tanti regali.
Ieri mi ha comprato anche un disco.
Senti un po', ma perché il tuo la chiama Mignotta? Non lo so, forse perché ride
sempre. Lui invece è serio.
Penso che non si capiscano. Ma lo vedi che mi hai finito tutto il tonno? Ma era
poco poco.
Uh, sono le otto e mezza, com'è tardi, ci vediamo domani.
Non puoi restare ancora, dai, aspetta. No, è ora di cena, ho fame.
Ma tu guarda questa, si è fatta fuori tutto il tonno.
Io mamma ti sposerei.
E tu chi sei?
Perché non stai un po' ferma? Non riesco a guardarti.
Per forza stamattina non hai fame, è naturale.
Ieri sera dopo cena ti sei mangiato un'intera scatola di tonno.
Adesso stai male.
Ora ti preparo una purga e te la prendi, capito Luca?
Dammelo, dammelo a me, gliela porto io papà. No, sta fermo, fai cadere tutto.
Certo, se non lasci.
Papà. Ciao.
Come va?
Bene.
Scusami, ho fatto tardi ieri sera.
Non fa niente, sono stato con Stefanella.
Papà, lo sai che puzzi di tabacco?
Davvero?
Beh.
Vedrei che tra qualche anno saprai di tabacco e di whisky.
Anche tu.
Io no.
E perché?
Da grande però soltanto vodka.
È più buona.
E poi piaceva la mamma.
E va bene, bevi vodka.
Lo sai che ho ancora sonno.
Mangi a casa oggi, papà?
Mi spiace, Roca, non posso. Devo fare una corsa a Roma per una causa molto
importante. Ma stasera sarò di nuovo qui.
Ehi, perché quella faccia?
Ti porto al mare fra qualche giorno, prometto.
E avremo tutto il tempo per stare insieme. Allora usciamo questa sera a
cena, va bene?
Dai papà, le vacanze durano poco, poi torna in collegio e non ci vediamo più.
Come non ci vediamo? Ti vengo a trovare, no?
Capirai, le ho contate le volte che sei venuto, soltanto due.
Invece Bernardo quattro, anzi cinque volte.
Guarda, guarda, guarda, guarda che unghie. Dai, usciamo.
Usciamo con papà, dai. Dai.
E va bene.
Alle otto e mezza ti passa a prendere. Sei contento? E ora, fuori. Fuori di
qui.
Via, via.
Per stasera ha vinto Luigi, ho promesso di portarlo a cena.
Povero Luca, con un padre come te.
Ma perché?
Non credo che abbia niente da rimproverarmi.
Ha la sua vita, i suoi compagni.
Tutto quello che può avere un bambino della sua età.
Certo, se ci fosse una persona che si dedicasse più a lui.
È per questo che vuoi sposarla.
Dile sciocchezze, Veronica.
Non cominciamo con le solite polemiche. La verità è che ho troppo poco tempo per
lui. Per lui, per me, tu non hai mai tempo per nessuno.
Beh, io ti lascio qui.
Ti passa a prendere fra un paio d'ore.
Sei puntuale?
Sei incorrigibile.
Pensare che una volta l'unica complicazione che creavano le donne era
quella di volersi sposare.
Ora invece no, almeno Veronica.
Il fatto che con lei sto bene, che la voglio sposare non le basta.
Come se un uomo potesse dare di più.
Secondo lei dovrei stare lì, fermo, a guardarne negli occhi per delle ore,
mentre gli altri corrono e ti fregano.
Ma a palle, mica si può avere sempre 18 anni.
Sposarsi, come se fosse semplice diventare improvvisamente madre di un
bambino di 10 anni.
Che ne so di come la prenderebbe Luca.
Da 10 anni i bambini hanno imparato ad odiare da un pezzo.
Che stupidaggine, cercare un altro metro per misurare i rapporti tra un uomo e
una donna.
Dovrebbe guardarsi allo specchio dopo che abbiamo fatto l'amore.
per vedersi come la vedo io, disfatta, vuota, ma felice, senza tutte le storie
in cui si rifugia durante il giorno.
Quello che mi rompe da matti con lui è che so che potrebbe cambiare, e invece è
sempre uguale.
Corre.
Solo quando facciamo l'amore lo sento umano, vicino, vero.
Poi facciamo tutto un conto. Se preoccupi, dottor, va di pure.
Ah, ci vedo.
Finalmente.
Scusami, ma ho dovuto aspettare la sentenza. Eh, sì, scusami.
Sempre la solita storia. Mi hai lasciato qui impalata sotto il sole per un'ora.
Che giornata.
Ad ogni modo, ho fatto assolvere Grossetti. E ti assicuro che non è stato
mica facile.
Al diavolo, Grossetti!
Che vuoi che me ne importi? Ti vedo soltanto un'ora al giorno.
E tu che cosa fai? Mi parli di lavoro.
Accidente.
Ma che razza di compagna sei se il mio lavoro non ti interessa? Dovrei star lì
sempre a dirti ti amo, ti amo? No, non sempre.
Ma qualche volta sì!
Ma che cosa vuoi?
La luna, forse?
Io non so più che devo fare.
Tu ti lamenti.
Luca si lamenta.
Ma come diavolo dovrei comportarmi, secondo voi?
Dimmelo!
Semplicemente come fanno gli altri, Roberto.
Cercare di lavorare un pochino di meno.
Certo. E gli altri ti pregano.
Adesso poi, figurati con Luca che si è messo in testa che devo portarlo al
mare.
Portacelo.
E tu che fai?
Cosa ti va adesso?
Indovina un po'. Macedonia?
No. Un bel gelatore?
No, non ti ricordi più il discorso di questa mattina?
No, cosa? Ti ho detto che non puzzerò mai di whisky la mattina, perché
preferisco la vodka.
E quindi ora vorrei della vodka, posso?
Giovanotto, siamo su una cattiva strada.
Su, dai.
Eh, va bene, ma deve essere un bel bicchiere.
D'accordo?
E senta!
Una vodka doppia e un baby whisky. Sì, signore. Grazie.
E ora, Luca, parliamo un po' fra noi, da uomo a uomo.
Queste vacanze... Cidenti, c'è quel rompiscatole.
Aiutami, dica che non l'hai visto, che non ci sono.
Io mi nascondo, gli facciamo un bello scherzo.
Andate pure avanti, vi raggiungo.
Come va? Non eri con tuo padre? No.
Bravo, digli di no. Ha sentito? In ufficio. Non c'è. Mi trova domani in
ufficio. Fa niente, lo vedrò domani. Ciao Luca.
Scampato a pericolo? Sì.
Bene. Tu è così noioso.
Bravo papà.
Cosa stavo dicendo?
Ah sì, a proposito delle vacanze.
Io ho paura che ti annoiaresti solo con me.
Ma papà, perché mi dovrei annoiare con te?
Io, vedi, a volte... È da Natale che aspetto le vacanze di Pasqua.
Ah, già.
Grazie.
Dunque, grande vodka...
Su, vedi.
Coraggio.
Sai cosa pensavo?
Peccato che non ci sia anche la mamma qui con noi stasera.
Senta, scusi, vuol portarmi il conto? Subito, signore. Grazie.
Ciao.
Mi raccomando, vai subito a letto.
Ci vediamo domani mattina. D'accordo? Ciao, papà.
Buonanotte. Buonanotte.
Non sono riuscito a parlargli.
Perché avresti dovuto farlo? Ma come perché?
Oltretutto questo non è nemmeno il momento più indicato. Veronica, ho
deciso che tu verrai con noi al mare.
Il bambino, questo non cambierà assolutamente nulla.
No, Roberto.
Sono sicura che ne soffrirebbe. Non mi conosce neanche.
Cerca di essere umano qualche volta.
Queste sono le sue vacanze. Eh, va bene, ma devono essere anche le nostre.
No. Come no? Tu non capisci. Io e Luca dobbiamo conoscerci nella maniera
giusta. Quando in me lui potrà vedere un'amica e non qualcuno che vuole
portargli via qualcosa.
Andiamo. Vieni.
Arrivederci.
Tranquilla, Luca ci penso io.
Ma come fai a dire a un bambino... Invece di essere in due, saremo in tre,
perché così papà è contento. I bambini vogliono le cose chiare, se no non le
capisco. E hanno perfettamente ragione.
Ragione o no, tu vieni con lui.
Porco diavolo.
Ho telefonato a Mancuso per l'udienza di domani.
No, eh? Per favore, per una volta non parliamo del tuo lavoro.
E cerca di non cambiare argomento. Non cambio argomento, ti ho detto che ci
parlo con Luca.
Non ti preoccupare, sarò diplomatico e lo convincerò.
D'accordo?
Ehi, svegliati dormigliona, siamo arrivati.
Ti passo a prendere domani.
Ciao.
Perché non sali?
Vieni su a bere qualcosa, puoi?
Sì.
Va piano, non vedi che metti tutto sotto sopra?
Papà, viene fra cinque minuti.
Sempre tutto di corsa. Tanto poi metti l'ordine io, che te ne importa a te.
E poi vorrei sapere a che cosa ti servono al mare tre valigie piene di
vestiti. Io con papà voglio essere sempre elegante. Ma si tratta solo di
pochi giorni. Sei pronto?
Papà! Su, dammi la tua valigia. Andiamo.
Quelle tre.
Tre valigie.
Ma sei infazzito.
Non c'è tanto spazio, poi non siamo soli. Come non siamo soli?
No, c'è una persona con molto bagaglio.
Sai, è una signora, dobbiamo essere cavalieri.
E viene anche lei insieme a noi? Sì, è una mia amica. È tutto pronto?
Sì. Metta in una sola valigia. Una donna che nemmeno conosco.
Adesso la conoscerai. Ci aspetta in macchina. Si chiama Veronica.
Ancora un paio d'ore e siamo arrivati.
Per fortuna c'è poco traffico.
Luca, ti andrebbe di prendere qualcosa?
Eh?
Ma sì, certo. Fermati al prossimo bar.
Ci prendiamo un bel gelato. Lo vuoi?
Potresti anche degnarti di rispondere.
So che sei l'amica
picca di papà.
Ecco a lei, grazie. Ne lo macchia, per favore. Buongiorno.
Andiamo.
Luca, sei sempre l'ultimo.
Buongiorno, signora. Buongiorno.
Fatto un buon viaggio? Sì, grazie.
Bella giornata, eh? Ah, sì, splendida.
Buongiorno, avvocato. Buongiorno. Ben arrivato.
Prende i bagagli. Sì.
Che bei fiori.
È carino qui.
Sei stanca? Un pochino.
Bevi qualcosa?
Sì, acqua minerale.
Tieni.
Grazie.
Io ho proprio voglia di fare una bella doccia.
Dove metto le valigie?
Quelle due nella camera qua sotto e le altre di sopra.
Va bene, avvocato. Grazie.
Per le mie aspetti un momento.
Sì, signora.
Roberto, io preferirei andare in albergo.
Ma perché?
La camera di sopra è tua.
Ma no, così tu e Luca rimanete più insieme.
Anch'io mi sento un po' più libera.
Usciamo un attimo.
Luca, scusa, ti dispiace far portare le mie valigie in giardino?
Che vuol dire questo bel gesto?
Luca ha già capito qual è la situazione.
Ah, questo è certo.
Ma ha dovuto farlo da solo, perché tu non gli hai detto niente.
Ad ogni modo è inutile discutere, ho deciso di andare in albergo.
Ma dai, adesso non fare quella faccia da cane bastonato.
Tanto ci vediamo lo stesso, no?
Sì, però non è la stessa cosa.
Lo so.
Se non c'è altra scelta.
Ma è chiaro?
Su, vieni, ti accompagno.
Papà, vuoi che ti aiuti a disfare le valigie?
No, grazie.
Ognuno disfa le sue.
Papà, ma tu sei proprio contento che io sto con te?
Ma certo, come no?
Ciao Luca, andiamo alla spiaggia? E papà?
Papà è occupato, sta aspettando una telefonata da Perugia. Appena può ci
raggiunge.
Ho trovato il tuo biglietto, Luca.
Io ti capisco, sai.
È imbarazzante anche per me.
Ma io voglio bene a tuo padre.
E vorrei che noi due fossimo amici.
Perché non ci proviamo?
Vuoi?
La mia ragazza quando vede per la prima volta passare
un aereo blu nel cielo, una giangata nel
mare, apre i bracci e è sicuro di
mangiare il giochetto nuovo che
qualcuno ha portato da fuori.
grazie a
tutti
guarda che il bambino piove
senza te il bambino è
triste non giocare non
esiste io ho bisogno
di tutti i tuoi abiti
Grazie a tutti.
Grazie a tutti.
Grazie
Tu ce l'hai un posto tuo?
Un posto come?
Un posto segreto.
Io a te qui ti ci ho portato, però a papà non glielo devi dire, eh? No, sta
tranquillo, te lo prometto.
Quando vado in un posto nuovo mi cerco subito un nascondiglio.
E perché?
Così.
Tu figli non ce n'hai?
Io? No, non ancora.
Quando sarò grande se c'ho i figli non ce li metto in collegio.
Sei molto sola, vero?
Insomma, hai visto com'è alto?
Sì, speriamo che non ci siano i pipistrelli.
E lì cosa c'è? Un'altra uscita?
Sì.
Basta, se no ci scopro. Luca, ora però torniamo indietro, eh? No, no, dobbiamo
arrivare fino laggiù.
Ancora?
Lasciami, mi farei cadere.
Non è che avrei paura a venire qui da sola. Per forza, sei una donna.
Bello qui.
Ti piace davvero il mio nascondiglio? Sì, certo.
Però magari fa un po' freddino.
Andiamo? Sì.
Vieni.
Su,
gira da questa parte. Dai.
Dai, no, così andiamo in mare.
Già, hai rotto il camion, che altro vuoi fare?
Io l'ho rotto, ma io le macchine le sopportare, chiedilo a Bernardo.
Dritto, dritto, bravo.
Basta, dai, cammina.
Guarda che ti frutto, eh.
Attento, ti fa il sapone nel naso.
Eh, che c'ho fatto?
Rivolgami.
Passi le tue vacanze al telefono.
Tutto sommato ti vedevo di più a Perugia allora.
E poi sei assente, nervoso.
Scusami, Veronica.
Ma si può sapere che cos'hai? Cosa ho?
Sto perdendo tempo.
Molto carino.
Attenzione, che arrivo!
Papà, perché non abitiamo sempre qui? Te l'ho già detto, Luca, come facciamo? Ho
il mio lavoro.
Lo so, lo so, tu hai il tuo lavoro, io ho il collegio.
Posso andare a fare un giro? No, non conosci le strade, è pericoloso. Ma
lascialo andare, non c'è tanto traffico da queste parti.
Si sta attento.
E va bene, ma non fare troppo tardi, capito? Corri, vai!
Ciao, su, vieni, vieni da me.
Ma quante rughe, sembri una vecchietta.
Sei triste? Che ti hanno fatto?
Ma che fai? Non li hai mai visti in Africa gli elefanti?
No, non aver paura, ci sono quelli.
Buone, eh?
Piano che è gelata.
Piano!
Piano!
Guarda che ti strozzi, eh?
Questa è mia!
Domani ho un'udienza.
Sì, dobbiamo tornare.
Quando?
Partiamo domani mattina.
Ma scusa, se sono appena tre giorni che siamo arrivati?
Temo che per quest'anno tu e Luca vi dovrete accontentare.
Questa è una causa grossa.
E non puoi rimandarla?
Ho provato, mamma.
Sei un egoista.
Veronica. Lasciami.
L'hai voluta tu l'udienza per domani. Oh dai, ce ne prenderemo tante di vacanze.
Noi due soli.
Non fare così, non ti arrabbiare.
Ma chi c'è lì fuori?
Come chi c'è? Non hai sentito un rumore?
No, sarà stato il vento.
Non ti preoccupare.
Sarà andato a giocare e non si sarà accorto che si faceva tardi. I bambini
sono così.
Ma stai scherzando?
Lo sai che ore sono?
Lo vedrà che è buio, no?
E poi senti che vento.
Sì?
Sì, sì, resto a casa.
Allora?
All'ospedale niente.
Luca! Luca?
Tanto lo so che sei qua.
Luca, perché non rispondi?
Luca!
Ma che ti è successo?
Ce l'hai con me?
Ti ho fatto qualcosa?
Che sei venuto a fare?
Torna da mio padre.
Senti, Luca, ma che ti ho fatto?
Lo sai benissimo.
E va bene, hai visto tuo padre che mi baciava.
Non è mica un delitto.
Ma cosa vuoi che faccia, che me ne vada?
Che non lo veda più?
Se è questo che vuoi, sono disposta a farlo.
Luca!
Guardami quando ti parlo, non fare così!
Se non ti volessi bene gliel'avrei detto a tuo padre dove eri, invece non gli ho
detto niente.
Pensa che ha anche telefonato la polizia.
Sta soffrendo molto per te.
Non vuoi che andiamo da lui insieme?
Vedrai che non ti sgriderà.
Su, avanti Luca.
Andiamo, su, vieni.
O devo pensare che ti sei nascosto qui per piangere?
Bernardo, Bernardo, non ce la faccio!
E allora frena!
Frena! Oh!
Senti, ma quando devi frenare, devi frenare.
È la gamba, non riuscivo a prenderla.
Prova un po', va bene.
Visto, è tutta pigrizia. Su, vai.
Piano.
Piano.
Ah, lascia stare, adesso guido io. Ha un cagoccio questa macchina. Sì, cagou.
Non avevi detto che volevi parlarmi?
Avanti, sentiamo.
No, non fa niente.
Com'è Veronica?
La conosci?
Certo che la conosco.
Beh, è simpatica.
Deve essere anche buona, penso.
Però mia madre era più bella, vero?
Certo, molto più. Ferma, ferma, il Luna Park!
Quanto è grande, che bello! Guarda i calci in culo! Mi sembra chiuso, però.
Fermati, Bernardo, domandiamo se è aperto.
Va bene.
Così funziona?
No, stiamo ancora sistemando.
L'autoscontro però è pronto.
No, non c'è corrente. Vieni fra un paio di giorni. Certo che ci vengo.
Mi ci porti?
Va bene, se vuoi io ti ci porto. Ma scusa, perché non lo chiedi a tuo padre?
No, non mi va.
Luca, ti rendi conto che gli tieni il broncio da quando sei tornato dal mare?
Chi, io?
Sì.
E non mi sembra giusto, Luca.
Non ti ha fatto niente di male.
Lui ti vuole molto bene.
Figurati. E gli dispiace quando fai così.
Ma va, non gliene importa niente. A questo lo dici tu.
Anzi, gli dispiace molto.
Senti, Luca, due uomini, quando hanno qualcosa da dirsi, se la dicono, perché
non ci parli?
E che gli racconto?
Non lo so, quello che a te non va.
Gliela devi dare una possibilità di difendersi, no?
Mi sembra giusto.
No.
Ormai non ne vale più la pena.
Fra quattro giorni devo tornare a scuola.
Ragione di più.
Cos'è, hai paura? Io ho paura? No, mi sembrava.
Va bene, domani ci parlo.
Ehi, l'ottopolante è montato.
Appena è pronto ci veniamo.
Anche mamma quando la sera la riaccompagnano in macchina c'è quasi
sempre qualcuno che la bacia. E non ti dà fastidio?
Sì, cioè no.
Insomma non me ne importa molto.
Ma che cosa fai? Metti il formaggio sulla marmellata.
Se no è troppo dolce.
Poi tuo padre è un uomo, figurati.
E questo che c'entra? Che hanno le amiche, no? Tutti.
Tutti, allora anche tuo padre.
Lui non lo so, è così noioso.
Ancora marmellata?
Certo, se no sa di formaggio.
Forse con Matilde.
Come con Matilde?
È un'amica di mamma che viene sempre a trovare papà.
È noiosa anche lei.
Ha sempre le lacrime per via delle lenti a contatto.
Mangia in bianco, parlano di musica.
Poi papà le prende la mano e lei soffia.
Soffia? Con il naso, come fosse raffreddata, invece è ansima di
passione. Che c'è lì?
Pasta d'acciughe.
Come ti vesti?
Cos'è, fai la prima comunione?
Devo parlare seriamente con mio padre, affrontarlo da uomo a uomo.
Ma ci voleva un po' di maionese.
Ciao papà.
Sai, ho incontrato Bernardo.
Quando? Ieri?
Dove siete stati, ribello?
E va bene.
Vuota il sacco.
Sono sicuro che con Bernardo hai parlato di Veronica.
E gli hai raccontato di quel giorno.
Te l'ha detto che sei stato uno sciocco? No, papà.
Ha fatto male, perché questa è proprio la verità.
Tu credi a Bernardo o a me?
A te.
Vieni qui.
Bravo.
Da soli non si può vivere.
Lo so.
Tu sei amico di Stefanella, no?
Sì. Bene.
E sei un po' amico di Veronica.
Certo. Ecco, per me Veronica è un po' più di un'amica.
E allora?
Questo non toglie niente a te che sei mio figlio.
Nessuno può prendere il tuo posto.
Il bene che voglio a te è una cosa speciale.
Vedi, quando sarai più grande capirai che un uomo ha sempre bisogno di una
donna che gli stia vicino.
Insomma, che lo aiuti.
E io ho Veronica.
Ma io non ho niente contro Veronica. No. Ho solo paura di non vederti più.
È qui, Luca, che sbagli. Perché mi sbaglio? Supponiamo che io sposi
Veronica.
Allora, in questo caso, tu staresti qui con noi. Sempre. Al collegio non ci
dovresti più pensare.
Dici davvero, papà? Certo che è così.
Non ti piacerebbe?
Senti un po', Luca, mi è venuta un'idea.
Quando è che devi tornare in collegio?
Lunedì.
E se ci tornassi una settimana dopo?
Perché? Beh, perché pensavo di andare qualche giorno in montagna.
Tu e io, papà? Noi due soli.
Quanto ci hai messo?
Cominci ad avere il fiatone, eh?
Io almeno non cado.
Io ti ho caduto perché ho avuto un giramento di testa. Hai visto qualche
bella bambina, forse?
Di un po', ti è successo altre volte? No, non ho fatto colazione, può essere
che... Ma che sono i vizi, troppa vodka!
Su, andiamo.
Papà. Cosa vuoi?
Ti devi alzare.
A che ora è?
Le 7 meno 10.
Oh, no.
Mi hai sfidato con lo slettino, non te lo ricordi? Sì, ma è ancora notte.
Lo sai com'è, dopo si riempie di gente.
Senti.
Perché intanto non provi la pista?
Io ti raggiungo dopo.
E va bene, ma cerca di sbrigarti.
Dormiglione.
Senta, che ore sono?
Saranno le otto e mezzo.
Funzionano gli impianti? Certo che funzionano.
A che ora apre la seggiovia?
Direi tra una mezz'oretta, perché?
Voglio provare la pista, devo fare una gara con lo slittino.
È presto. Le piste sono ancora ghiacciate, è pericoloso.
Ma dopo gli sciatori non mi fanno più scendere con lo slittino.
Aspetta ancora un po'. Qui dormono tutti, prima delle dieci non si vede mai
nessuno.
Ma cos'hai? Sangue?
Sì, mi esce dal naso.
Non è niente, non ti preoccupare, succede spesso qui, è l'altitudine. A me
mi succede anche in collegio.
Fa vedere?
Ah, te l'ho detto che non è niente. Ma che razza di sportivo sei?
Lo sta riprendendo, ma è meglio fargli fare delle analisi subito.
Qui non siamo attrezzati.
Lo porto a Perugia oggi stesso, se lei lo crede opportuno.
Ma... ma che è successo?
Niente. Sei scivolato sopra una lastra di ghiaccio.
E lo slitino si è rotto. Senti, adesso cerca di dormire un po', eh?
Hai bisogno di riposarti.
Ma io sto bene.
Papà, non mi va di stare qui.
Su, fai il bravo, Luca. Dormi ancora un po'. Io voglio sciare.
Più tardi, quando ti svegli. D'accordo?
Avvocato, io l'aspetto di là.
Forse hai ragione, mi sento un po' stanco.
Allora riposati.
Senta, avvocato, io le devo dire purtroppo la verità.
Dica.
Vede, le analisi del sangue hanno fatto riscontrare un grande numero di
leucociti immaturi di origine midollare ossea.
Questa concentrazione... Ma insomma, mi vuol dire cosa, mio figlio?
Si tratta di leucemia acuta midollare.
Vede, io non vorrei illuderla, ma c'è un nuovo trattamento americano tenuto dalle
piante di pervinca. È chiaro, avvocato, che è soltanto un tentativo.
Questo prodotto è del tutto nuovo, ma ha dato degli ottimi risultati in America.
È un procedimento molto delicato e non sappiamo ancora quale sarà la sua vera
efficacia.
Io le consiglierei di fare questo tentativo.
Sta dormendo.
Tu non ti sei sposata, siediti.
Non lo riconosco più.
Mi chiede continuamente di raccontargli delle favole. È come se tornasse sempre
più piccolino.
Si è agitato molto oggi.
Mi ha chiesto della mamma.
Ha perso ancora sangue?
No. Bene.
Va pure a casa.
Qui rimango io.
Papà, io avrei tante cose da dirti.
Parla.
C'è il sole fuori.
Sì.
Deve essere una bella giornata.
Vorrei uscire.
Non guarisco papà, non mi sono mai sentito così male, neanche con la
varicella.
Ma cosa ti viene in mente?
Starei bene, e presto anche.
Io penso di no.
Perché dici no?
È svenuto.
Però è meglio che lo lasci riposare.
Siamo andiamo?
Sì, certo.
Luca mi chiede spesso di te.
Perché non vai a provarlo?
No.
Scusami, ma non ce la faccio.
Non posso vederla in quello stato.
Io non sono forte come te, Roberto.
Ma che ne sai tu di quello che provo?
Quello che provi adesso non lo so.
E allora che parli?
Ascolta.
Adesso ti dico una cosa che avrei dovuto dirti da tempo.
Certo, tu ora soffrirai, ma di quanto ha sofferto tuo figlio, non te ne sei mai
curato.
Ti sei creato un alibi con il tuo lavoro, per liberarti di chiunque
potesse esserti di peso.
Ora è Veronica, ma in questi anni quante donne hai cambiato.
Per loro il tempo ce l'avevi, solo per Luca no.
Quest'anno sei andata a trovarlo soltanto due volte.
E ho dovuto insistere io.
Ho speso i migliori anni della mia vita per niente.
Ciao.
Ciao.
Perché ti hanno messo quel tubo?
Per l'aria.
Come i pesci rossi di mia madre.
A proposito, lo sai che i miei si sono rimessi di nuovo insieme?
Contenta?
Io? Già non riuscivo a sopportarli così, uno per volta.
Figuriamoci adesso.
Ah, la sai una cosa? Il professore ha detto che il tuo tema era bello.
Pensa, ti ha dato nove.
Nove?
Secondo me perché stai male.
Com'è, non mangi oggi?
Beh, perché ho fatto un fioretto. Così guarisci. Però cerca di far presto, sto
morendo di fame.
Non sembra.
Spiritoso. Adesso devo andare via, devo fare ancora i compiti.
Beato te che non devi studiare.
Ciao.
Torno a trovarti lunedì.
Roberto, hai sentito il dottore?
Ci sono queste nuove analisi.
Può darsi che la cura abbia fatto qualcosa.
Ora vai a casa.
No. Rimango io qui.
Come vuoi.
Ma ti prego, cerca di stare calmo.
Dormo stasera.
Mi dispiace, il risultato è positivo.
Mi sento molto meglio.
Vedi, ho anche fame.
Papà, è da tanto che volevo chiederti una cosa.
Mi porti al Luna Park?
Per favore.
Mi ci porti, papà?
Adesso? E quando allora?
Perché non me l'hai detto prima?
Non c'è stato il tempo.
Eri così occupato col tuo lavoro.
E io ti capisco, sai?
L'altro giorno con Bernardo ti ho comprato un disco.
Ero in collera con te e l'ho nascosto nello scapuzzino.
Ora puoi prenderlo.
È tutto spento. Non ti preoccupare, a volte le giostre le spengono solo perché
non c'è gente.
Ora ci penso io.
Vedrai che papà le fa funzionare.
Scusatemi, chi è il proprietario?
È lui.
Riccardo.
Sai una cosa?
Anche se sto male in questi giorni, sono felice perché sei sempre con me.
In collegio quelli che al sabato andavano a casa ci prendevano un giro.
Dovrebbero vedermi ora con un Luna Park tutto per me.
Sono stanco papà.
Se mi addormento, tienimi la mano, così so che non mi lasci.
Peccato non vederci più.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.