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È sorto di nuovo il sole sull'eternità di questa
città.
È incredibile ogni volta.
Non mi abituo mai.
Scusate.
Scusate. Scusate.
Non mi sono presentato. Io mi chiamo Publio Ovidio Nasone.
Ma forse vi ricorderete di me solo come Ovidio.
E io abitavo lì.
Proprio lì.
Duemila anni fa.
E il tempo a volte...
Ho scritto dei libri di grande successo. L'arte di amare, gli amori, i rimedi all
'amore, la metamorfosi.
Posso dire senza falsa modestia che si tratta di veri e propri best seller.
Sono titoli che si vendono ancora oggi, si trovano facilmente nelle librerie
oppure online.
Per quello che ho scritto e anche per come ho vissuto qualcuno mi ha
addirittura chiamato Magister Amoris.
Che sarebbe maestro d'amore.
Anch'io vivevo in questa città e vi assicuro che era un vero paradiso.
In questa città c'era tutto l'amore del mondo.
Ogni pietra, ogni edificio, ogni angolo di strada.
Traspirava amore.
E certo, a guardarla oggi la città, sì, è un po' cambiata.
Ma anche se non sembra, l'amore che c'era quando c'ero io è ancora qui.
si è solo trasformato.
L'amore passa di persona in persona, va sempre avanti, sempre oltre, è sempre in
movimento, muto, è inafferrabile, non si ferma mai.
Dall'inizio dei tempi fino ad oggi ci attraversa tutti in una continua
metamorfosi.
Ad esempio, prendiamo un palazzo.
Quello è una finestra... No, no, no, no, a fianco.
Ecco, quella, lì.
Prendiamo quella finestra lì.
Eccoli, loro due, sì.
Loro due si amano, molto.
Sì, a vederli così non sembrano felici, ma a loro modo lo sono.
E che appena qualche ora fa lei, Ada, ha scoperto di essere incinta.
Ciao, Ada.
E quando lo ha detto a lui, a Filippo, non sapeva bene cosa aspettarsi.
Perché quella gravidanza, lui e Ada, l'hanno cercata per molto tempo.
Sei sicuro?
E dopo una lunga serie di esami che avevano diagnosticato Filippo di fatto
infertile... Avevano ormai rinunciato a un concepimento naturale.
Per questo la notizia oggi suona come una specie di miracolo.
Miracolo che spinge subito Filippo a rivoluzionare quello che per molto tempo
è stato il suo studio. Cosa vogliamo che provi?
Saturnina malinconia?
Gioioso stupore? Basta un gesto. Qui, è un istante. Miracolo?
Professore... Che però non sa come spiegare a Silvia.
Lui non le ha mai nascosto, che non avrebbe mai lasciato Ada per lei. E a
Silvia il loro rapporto è sempre andato bene così.
È stata lei a fare il primo passo.
Scusi, sono un po' bloccata.
Proviamo a dare un po' di movimento sul braccio.
Così?
E a dire la verità, Filippo non si è mai opposto.
Anche perché il sesso tra loro è incredibile.
Ti devo dire qualcosa.
Filippo, della gravidanza di Ada, non è riuscito a dirle nulla.
Perché? E Silvia ci è rimasta malissimo quando lui ha deciso di lasciarla.
Grazie.
E quella sera non riesce proprio a farsene una ragione.
Ed è allora che è comparsa quella sconosciuta.
Vuoi un fazzoletto?
Erano un po' di volte che andava a mangiare lì.
Ma stasera, Silvia, lei è parsa così triste.
E insieme così bella.
La notte è il momento della giornata che Arianna preferisce. Le piace stare
finalmente da sola e camminare ripassando le operazioni di quel giorno.
Sedici anni è durata la sua relazione con Esther.
E da che Esther si ricordi, lei ha sempre aspettato Arianna.
L'ha aspettata il giorno del loro matrimonio, quando è arrivata in ritardo
dopo il turno di notte.
L'ha aspettata quando ha parturito la loro figlia da sola, nello stesso
ospedale in cui Arianna stava operando.
L'ha aspettata infinite volte prima di partire per le vacanze.
E questa notte, guardandola rientrare con quell'aria svagata, Esther decide
che da questo momento smetterà di aspettarla.
Scusami, ho fatto tardi al lavoro.
E per questo, molto probabilmente, anche di amarla.
Ho capito, ho fatto un po' di ritardo. Un po' di ritardo, un po' di ritardo.
Esther avrebbe potuto prevederlo.
Lei che di coppie che si lasciano ne ha viste tante passare nel suo studio di
psicoterapeuta.
Ingenuamente pensava che la sua storia fosse diversa da tutte le altre.
Negli ultimi tempi si è pure autodiagnosticata a una depressione
neurotica. D'altra parte i sintomi ce li ha tutti.
Inappetenza.
Insonnia.
La riacutizzazione della sua vecchia fobia per i corvi.
E infine il sintomo più odioso e inaccettabile di tutti.
Avanti.
Lui.
Jacopo. Una svista passeggera, si è detta.
Come andiamo? Frutto del temporaneo sbandamento della sua vita.
Ho fatto un'altra volta.
È stato più forte di me.
Ero fermato stop.
E io dovevo andare a dritto perché lo so, ho fatto mille volte quella strada.
La so a memoria.
Invece ho messo la freccia.
Ho messo pure la freccia. Ho girato a destra.
La gente è impazzita, mi ha cominciato a strillare, a gridare, stronzo,
imbecille, fio di una mignotta.
Non so che è successo.
Sono tornato là, sotto casa di lei.
E poi che hai fatto?
E poi ho pensato a lei.
a quello che mi dice sempre, no? Che non mi devo identificare con i miei
pensieri, perché ho st'idea fissa in testa. E mi sono detto, Iacopo, respira.
Ho alzato le mani e ho detto, mo basta.
E mo basta, erotti i coglioni.
Ho sbagliato. E sti cazzi che ha sbagliato!
Ha sbagliato.
E sono ripartito, sono tornato indietro.
In effetti, il motivo per cui Jacopo ha iniziato la terapia è proprio un'idea
fissa, una sua... ossessione.
Un'ossessione che abita al primo piano di questo condominio e che si chiama...
Linda.
Linda ama da sempre i bambini. Buongiorno!
E i bambini amano lei, perché li sa prendere sul serio, li sa ascoltare.
Giovanni, le cose... Oh sì, sì, stai tranquillo, non è successo niente, ok?
Ma il tempo passava e i bimbi degli altri non le bastavano più.
Dopo una serie di relazioni deludenti...
Cominciava a chiedersi se l'amore, quello vero, si sarebbe mai affacciato
nella sua vita.
Jacopo le ha ispirato subito fiducia.
D'altronde era un tipo così premuroso.
L'ha coperta da subito
di tante piccole attenzioni.
Di piccole e continue sorprese.
Ma niente così,
passiamo.
Anche troppe sorprese.
E così una notte ha provato a farglielo notare.
Sperando che lui la prendesse nel migliore dei modi.
Che c'è?
Forse è meglio se ci prendiamo una pausa.
No.
No. Ed è stato così.
Che lui si è fissato e ha iniziato a cercarla ossessivamente.
Linda.
Che vuoi?
Ti posso parlare?
pur di avere un'altra possibilità.
Vattene.
Pietro. Linda, prego. Sono il papà di Valerio.
Beh, che dire, Valerio è un bambino bravissimo.
Ed è stato allora che Linda ha conosciuto Pietro.
E oggi quando Linda guarda Pietro si chiede come sia possibile averli
incontrato così tardi.
Buonanotte.
Quella sera Pietro riceve un messaggio da una persona che non
sentiva da un po'.
Cosa le posso portare? Una birra, grazie. Per sapere chi è, dobbiamo
tornare a qualche tempo prima.
Pietro suona nell'orchestra del teatro dell'opera.
Insieme ad Emilia, l'ex moglie, che però, anche se non gliel'ha mai detto,
si è messa con lui, Jeanne.
E quando la storia con lei è finita, Pietro si è sentito perso.
Ed è per questo che ha accettato di andare a quella cena.
Pietro! Ciao!
In condizioni normali non avrebbe mai partecipato a una rimpatriata di
vecchi compagni di classe.
È allora che l'ha rivista.
La sua fidanzata del liceo.
Non si vedevano da così tanto tempo.
E da quella sera hanno cominciato a risentirsi.
Lei gli ha raccontato della sua relazione, che era in un momento di
grande crisi.
Lui le ha raccontato del suo matrimonio finito.
Fino a quando una volta... Sono finiti di nuovo a letto insieme.
Ed è stato bellissimo.
Entrambi si sono resi conto molto in fretta che quella relazione non poteva
andare avanti.
E molto serenamente l'hanno chiusa sul nascere.
Da allora non l'ha più sentita.
Almeno fino a quella sera.
Fino a poco fa.
Quando lei gli ha scritto quel messaggio e gli ha chiesto di incontrarsi.
Vada.
Prendi qualcosa?
Sono incinta.
Bello.
No?
Credo sia tuo.
Scusate.
Prende qualcosa anche lei?
Ci può lasciare un momento da soli, per favore?
A volte è così difficile capire cosa stiamo provando, dare un nome ai propri
sentimenti.
Noi poeti esistiamo proprio per questo.
Avevo un grande amico, l'imperatore in persona, si chiamava Augusto,
amava i miei versi, mi voleva bene e poi un giorno mi ha cacciato, mi ha mandato
via da questa città, mi ha tenuto lontano e non mi ha fatto più tornare.
Per quello che scrivevo, storie immorali secondo lui, che non facevano bene alle
persone. Ma io scrivevo d'amore, soltanto d'amore.
Di cosa si può scrivere altrimenti?
Chissà in che mondo vai quando non ci sei.
Raccontami del vento che ti porta via.
Mostrami i tuoi sogni, seguirò la scia, ama e fatti amare
come sei.
Buongiorno professore. Buongiorno ragazze.
Potresti guardarti questo, qui ci trovi un sacco di cose. Potresti partire dagli
originali greci e confrontarli con le copie romane. Boh, hai un'idea.
Qual è il titolo prof? Non lo puoi prendere se vuoi dire.
Grazie prof.
Basta che me lo ricordi però.
Certo prof.
La settimana prossima.
Grande prof.
Grande prof.
Buongiorno.
Ciao, buongiorno. Ho aspettato, sono l'ultima. Non c'è più nessuno.
Ho una domanda da farti sulla bibliografia della tesi.
Perché?
Eh, perché non ho capito una cosa, siccome è la tua materia.
Non sono più il tuo relatore, però no?
Mi avevi promesso che lo avresti fatto.
Sì, ma non lo faccio più, non lo posso fare più, Silvia.
Perché mi stai evitando?
Ci siamo lasciati, Silvia.
Ma possiamo tornare insieme?
Filippo?
Sì?
C'è la riunione di dipartimento, che fai? Non vieni? Arrivo subito, vi
raggiungo lì, finisco il colloquio con i ragazzi e arrivo subito, grazie.
Ok. Grazie. Ci vediamo lì. A dopo.
L'ho letto questa? No, cos'è?
Qui dentro ci trovi tutto, tutto. Ci trovi pure Apollo, Daphne, la scultura
di Bernini, quella che sta alla Galleria Borghese. Ti può essere utile per la
tesi questa? Ti prego, vediamoci.
Non posso.
Ti prego. Non posso.
Per favore, dopo che hai finito qui.
C'è il colloquio con i professori. Dopo il colloquio con i professori. Ho
lezione dopo. Dopo la lezione.
Vai, muoviti, è successo un casino.
Che cosa?
Non lo so, mi hanno detto un uomo e una donna, una lite. Hanno sparato. Mi
stanno chiamando.
Che fai, vieni con me?
No, perché in realtà devo finire... Io vengo in motorino, che faccio prima, eh?
Va bene.
Ti ho mandato l'indirizzo. Sì, sì, sì. Sbrigati per me. Arrivo, arrivo.
Pronto, che c'è? Aspetta, senti.
Io, cerca di capirmi.
Per carità, io non ti voglio stare addosso.
ho bisogno di parlarti, che devo fare?
Ma dove sei?
Fuori dal teatro, ho appena finito le prove.
Un passo io.
Ada?
Senti, io ci ho pensato tanto. Se tu lo vuoi tenere questo bambino, io lo
capisco.
Figurati se io ti vengo a dire qualcosa.
Però io in questo momento, nella situazione in cui sono... Pietro,
Pietro! Cioè, proprio non so... Pietro! Cosa? Non lo tengo.
Non lo tieni?
No. Vero, non lo tieni? Certo.
Ti ha deciso tutto.
Ti ha fissato l'intervento.
Settimana prossima.
Non mi avevi detto niente.
Che ti dovevo dire, Pietro? No, niente, per carità, figurati.
Mi dispiace, Filippo che ha detto?
Ancora non lo sa, vabbè glielo dirò, glielo dirò che l'ho perso.
Adda, senti, tu lo sai vero che se hai bisogno di parlare io ci sono sempre per
te, mi chiami, ci andiamo a bere una cosa, parliamo, eh? Lo sai vero?
Senti, ti dispiace se ti lascio qui?
Cioè... La metto proprio dietro l'angolo, due minuti, eh.
Scusa. No, figura, ci mancherebbe. Vado di fretta, scusami. Il casco?
Quindi... Vabbè, nel senso, casomai... Sì, ciao.
Ma dai, andiamo, andiamo vai, vieni.
Ma dove?
Vieni, vieni con me.
Che piano?
Dieci.
A piedi? A piedi, l'ascensore l'hanno bloccato.
Dai.
Ma cosa hai fatto?
Sei così bella in questi giorni, sei così luminosa.
Sei riuscito a parlare con qualcuno?
Vicino, pare che ha sentito dei colpi.
Quanti? Due.
E chi erano questi?
Sposati, fidanzati?
Erano amanti, avevano affittato la casa per un giorno solo, era un B&B.
Ada, fermati un attimo, ferma, ferma, ferma, ferma, fammi un sorriso, un
sorriso su.
Bellissima.
Fuori di qui!
Fuori di qui!
Fuori! Fuori di qui!
Fuori di qui!
Fuori! Fuori!
Pronto? Ada, ti ho mandato gli scatti.
Hai visto?
Tu come vai? Finito?
Ancora no.
Io intanto ho il finale.
È stata lei.
Chi? Come chi?
Lei.
Prima ha sparato a lui e poi a se stessa.
Andavano avanti da un po' di tempo, tutte e due sposate, le famiglie non
sapevano nulla.
Nessuno ne sapeva nulla.
E non ce l'hanno fatta più.
Perché?
Che vuoi, Ada?
Prima o poi, certi segreti.
No?
Ada, pronto?
Sì, e quale sarebbe il finale?
Che finale?
Che finale?
È più finale di questo, non ti basta?
Dai, muoviti, muoviti a chiudere e manda che aspettano. Va bene, ciao.
Ciao, ciao.
Potete usare la chiave sotto al portoombrelli.
Valeria non c'è? No.
È dal suo ragazzo si è fidanzata.
Mi fa uno squillo se torna.
Lo prendiamo fuori il caffè?
Ma tu mi hai sempre detto che tu non potevi, per te non era possibile.
Invece è successo.
Perché non me l'hai detto prima?
Perché lo so da poco.
Da quanto?
Un mese o due.
Sono stronzo.
Sei sicuro che è tuo?
No, perché... Se è tuo, anche noi... Anch'io.
Ma perché sei incinta?
Ma no.
No.
No.
Scusami.
Scusa.
Tu stai vedendo una cosa bellissima e io te la sto rovinando.
Amore! Sono qui.
Amore, ma che ci fai?
Eh?
Perché hai fatto questo?
Che cosa?
Questo.
Tutto... Pure il lettino.
Che fai?
Manca ancora un sacco di tempo, potrebbe succedere di tutto.
Ma che potrebbe succedere, scusa?
Potrei perderlo, per esempio.
Ma perché dovresti perderlo?
Perché può succedere.
Succedono anche cose brutte, può succedere.
Ok, non prendiamo più niente, non prendiamo più niente fino al giorno
prima. Guarda, via, via, ti tolgo tutto quanto adesso, via tutto.
Come è andata stasera?
La scena con i colleghi?
Bene.
Ti devo dire una cosa.
Ti ricordi quella volta, quell'estate che siamo andati giù in Sicilia?
Sì.
Perché a un certo punto ci siamo fermati con la macchina davanti a una casa e c
'erano questi due anziani che ci hanno offerto un bicchiere d'acqua.
E loro ci hanno raccontato tutta la loro vita, dei loro figli che ormai erano
grandi.
E loro erano rimasti...
Soli in quella casa enorme.
Sì.
Ecco, io pensavo che anche noi saremmo diventati così.
Come quei due vecchietti.
Forse siamo tutti parte di una coppia che combatte per stare insieme.
O se non lo siamo, anche se non siamo parte di una coppia, se non lo siamo mai
stati, e ne conserviamo il ricordo, o ne coltiviamo il desiderio,
o ne abbiamo nostalgia.
Avete presente Vulcano?
Il truce dio del fuoco. E Venere, la splendida dea della bellezza.
Ecco, loro erano una coppia davvero difficile.
Si amavano, eh? Si amavano sul serio.
Uh, loro si amavano proprio moltissimo.
E che non riuscivano a stare insieme.
Cioè, ci provavano, eh?
E poi lei, Venere, si è invadita di Marte.
Il Dio sanguinario della guerra.
Ed è proprio dalla loro unione, da questo tradimento, che nacque lui.
Il Dio dell'amore.
D'altra parte, il Dio dell'amore è sempre in guerra.
Lo sentite?
Il tempo sta cambiando ancora.
Molto velocemente.
Ma freddino.
Sono passate diverse settimane da quella sera con Filippo, ma Silvia...
Non ha ancora superato.
Quando si avvicina il Natale ci si sente sempre un po' più soli.
E Silvia cerca di distrarsi.
Come può?
Ciao. Ciao.
Piacere, Lorenzo. Silvia, piacere. Piacere.
Bevi qualcosa?
Bolleggeri.
Hai ordinato? No, non è passato ancora nessuno, non lo so.
Ehm... Ecco. Ciao.
E io ti chiedo un americano, per favore. Grazie. Un americano? Anch'io, un
americano.
Grazie.
E quindi?
E quindi?
Tu non sei romano?
No. No, no, no.
Firenze.
Neanche te.
No. Frozen.
Frozen?
Frosinone. Ah, Frosinone.
Frozen. Sono venuta per studiare. Ok.
Ti piace Roma?
Quando sono arrivata, sì, all'inizio.
E poi non più.
Tu?
Io sono qua di passaggio, per lavoro.
Faccio l'ingegnere.
Grazie.
Grazie.
Però non capisco perché non ti piace più Roma, scusa.
Voglio dire, sei nella città più bella del mondo.
Piena di posti, piena di gente. Gente interessante.
Dove lo trovavi un tipo ganso come me?
Se no.
Oh, cos'era quello?
Niente. No, no, era un sorriso.
Sai che sei il primo ingegnere che conosco?
Eh, perché sono artista.
Ma che artista?
Sono artista.
Ma va.
Ti fermi solo questa settimana?
Sì, sì, sì, poi torno su, però dopo Natale magari riscendo.
Ci sono tanti cantieri a Roma.
Un sacco di cantieri.
Cioè, tu guarda che meraviglia, guarda dove siamo. Tu sei molto fortunata a
vivere in un posto del genere.
Eh, non ci vengo mai qua.
Come non ci vedi mai? No.
Eh, ci metto troppo da casa mia.
Poi è pieno di turisti.
Ma è me.
Sì.
Senti, ma ho una domanda.
Ma tu non stai con nessuno per scelta?
No.
O perché... Puoi sapere se sono in cerca di un fidanzato?
No, non ho detto questo.
Ho detto. Diciamo che per un po' di anni pensavo di aver trovato una persona
speciale.
Ok.
E poi?
E poi non lo era più.
Aveva un'altra.
No. No?
Ero io l'altra.
Eri tu la... Ero io l'altra.
Mi hai capito.
E tu?
E io... mi sono appena divorziato.
Cosa? Eri sposato?
Sì.
E aveva un altro.
E aveva un altro.
Però non me la sono poi presa così tanto.
No? No.
Anzi, meglio.
Meglio. E io, quando mi ha lasciato, sono ripartito.
Guarda dove sono adesso.
Guarda dove sono adesso io.
Oddio.
Oddio. Che ho fatto?
Scusa, ma...
Mi è presa una cosa... Ma senti sta musica?
No.
Nemmeno io.
Ma va ben un cavalletto. Ok.
Mi si balla lo stesso.
Avrei bisogno dei vostri documenti, gentilmente.
E una carta di credito per la registrazione. Grazie.
La colazione è nella sala in fondo al corridoio dalle 7 alle 10.30.
Grazie. Per una bottiglia? Sì, menù. No? Sì.
Puoi scegliere qua.
Questo? Benissimo.
Le mando il servizio in camera.
Sai che oggi non avevo nessuna voglia di uscire.
Ho detto basta, sto a casa.
E poi?
Poi ho visto il tuo match.
E che hai pensato?
Sincera.
Sincera?
Non vado.
E invece?
Sono stata fortunata.
Vado un attimo in bagno?
No. Sì.
Torno subito.
Ma che ti sei nascosto?
Lorenzo.
Oh.
Lorenzo.
Lorenzo.
Se...
Non ci posso credere.
Non ci posso credere.
Non ci credo. No, vabbè. Che figlio di puttana.
Sì? Servizio in camera.
No, no, grazie. Non ci serve.
Ah. Grazie.
Sì?
Salve, sto chiamando dalla reception.
C'è un problema con la carta di credito, quella che mi avete lasciato.
Sì, senta, ma per caso lei ha visto il ragazzo che stava con me prima?
No, perché? È successo qualcosa?
No, è che mi sa che se n'è andato.
Volete lasciare la stanza?
Sì, sì, direi di sì.
Ah, ti sarebbe il conto da pagare? No, forse non ha capito.
perché il ragazzo mi ha preso il telefono e i soldi, il portafoglio. Sì,
però sei tentati, la camera è stata usata. Sì, ho capito, ma come faccio?
Senta, puoi scendere un attimo, per favore?
Ti restituisco tutto, te lo giuro.
Assicurati, non ti preoccupare. Sì, sì. A giorno di questi. Ma non devi stare
tranquilla, non c'è nessun problema. So come ringraziarti. Ascolta, adesso tu
devi fare la denuncia. Ma no, ma che denuncia?
Certo. Ma no, ma non cambia niente, veramente. No, no, no, la devi fare
assolutamente. Ma no, ma non so neanche come si chiama per davvero. Ti rendi
conto? Dai, ti accompagno.
Non c'è nessuna denuncia.
Tanto dovrebbe essere qua vicino. Non serve veramente. Credo.
Stai tranquilla.
Eccolo qua, guarda, è vicinissimo.
Ci mettiamo poco, vieni.
Ci ho svegnata sicuramente. No,
no, stavo dormendo, ero fuori.
Ho finito il turno e stavo... Che lavoro fai?
Chirurgia.
Cardiochirurgia. Il cuore.
Sì, il cuore.
Tu invece sempre sei al ristorante?
Sì. Studio in realtà, però quasi finito.
Cosa? Arte? Bello. Sì, scultura.
Beh, bellissimo.
Negata in realtà.
Oddio, a come sei negata? Sì, sì, sì.
Credo di aver proprio sbagliato indirizzo.
Che cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Non lo so.
Fare niente, non avrei dovuto fare niente.
Scusami, eh.
Un periodo un po' così.
Ancora pensi a quello?
Quale?
Quello di quella sera quando ci siamo incontrate.
Sempre lui?
Sì.
Anch'io ero come te.
Ti piaceva uno che poi era uno stronzo? No.
No, anche io ero come te che non sapevo proprio cosa fare nella vita, non sapevo
niente, non trovavo quello che faceva per me, mi sentivo proprio sbagliata,
proprio disperata.
E poi?
E poi ho lanciato una moneta.
Cosa? La Fontana di Trevi. Dove? Scusa.
Vabbè, sai la storia del desiderio che se lanci una moneta... Eh, io sono
andata lì e l'ho lanciata.
E cosa hai chiesto?
No, questo non si dice.
Ah, giusto.
Però ha funzionato. Sì?
Sì, a volte lo faccio ancora.
Sento che c'è qualcosa che non va, che... Bluff!
E funziona sempre.
Sempre.
Non l'hai mai provato?
Ma no, no.
Guarda, dovrebbe essere là.
Sì.
Hai bisogno che, non so, se vuoi ti accompagno, eh.
No, no, no, no. No, no, vado da sola.
Va bene.
Ciao.
No.
Tieni.
È l'unica cosa che mi è rimasta.
In realtà l'ho solo iniziato.
Parla di persone che si trasformano, che diventano altro,
altre cose.
È tuo.
Ciao.
Grazie.
Quindi cosa le hai detto?
Che stai fuori per lavoro.
Quando vorresti parlarle?
Ah, io dovrei parlarle. No, quando le parliamo.
Appunto, ne parliamo insieme, quando hai il momento libero ne parliamo insieme.
Senti, ma i miei occhiali li hai visti? Sì, vanno qua sopra, sul tavolino dello
studio. Ah, eh. Tieni.
Comunque dobbiamo capire un sacco di cose ancora, Ken. Certo.
Intanto stasera io e Lea ce ne andiamo dei miei.
Ma quanto ti fermi? Non lo so, no.
Un po' di giorni, non lo so.
Quindi Natale è stato là?
Ti interessa? Ma come mi interessa? Certo che mi interessa.
Pronto?
Sì. Sì, mi ci vorrà un pochino, ma arrivo. Va bene.
Grazie di vederci. Era all'ospedale, cioè... Io ora ho colto tutta la mia
roba. Adesso questi arriveranno una mezz'oretta, prendono tutto, portano
tutto di là, a casa di là.
Ci sentiamo?
Ciao! Arrivo, eh? A dopo.
È
arrivato.
Forza, aspira.
Non fare scherzi.
Riparti.
Bello, riparti.
Riparti.
Riparti.
Dio mio, Lea, ma che ci fai qua?
Ma dove vado ad essere da nonni? Ho la febbre.
Amore, ma com'è la febbre?
Eh?
E si scotti?
Vabbè, facciamo piano perché se non fai mamma si sveglia.
Come sta?
Sta meglio. C'è ancora la febbre? No.
Caffè?
Ma dai, se c'è un pochino. No, no, Lea, dai.
Finisci prima. Che cosa devi andare a prendere?
Casa nuova, tutto bene?
Sì, adesso non so, forse si è bloccato il riscaldamento.
Poi oggi si stende.
E' il termometro, così vediamo se la febbre è così magari si può venire dai
nonni. Ah, ok.
Longo?
Eh, 38.
No. No, non può venire dai nonni. No, non può venire dai nonni la mamma, no?
Vero?
Va bene, dai, vado. Ma dove vai? Ma come dovevo andare a comprare le medicine?
Vieni, amore, tanto... Guarda che ci vediamo tra un paio di giorni, eh?
Torni. È importante che passi un bel Natale, eh?
Ti diverti.
Va bene?
Va bene?
Ho dimenticato questi qua.
Buon Natale
A volte basta così poco per lenire le nostre ferite, per riuscire almeno a
dimenticarle per un po'. Il Dio dell'amore rinnova, trasforma,
oltrepassa ogni cosa, perfino gli amori passati.
Quale giorno migliore di questo per una rinascita?
E perché no?
Per un nuovo inizio.
Eh, ma tocca ancora aspettare qualche mese, quando la natura si risveglia e il
pigro gelo lascia il posto al tepore.
E quando i cuori, ancora una volta, tumultano, si rianimano.
Esther.
Andiamo a vedere che fine ha fatto Esther.
qualche tempo dopo la sua separazione da Arianna.
Che ne dici di questo?
Questo... Non ti fa ridere? No.
Ma... Esther, non è che dobbiamo raccontare il senso della vita, sono
regalini così, per farsi due risate alla festa, no?
Vero, Esther? Solo il regalino c'è, il regalino.
Ancora così stai, eh?
Ma dormi? No.
Aumentiamo queste goccine, che dici? No. Quante ne prendiamo, mattina e sera?
No, no, 15, solo la sera. Come solo la sera? Perché solo la sera? Perché voglio
diminuire. No, 15 anche al mattino. No.
Te lo ordina il tuo psichiatra? No, mi intontisco, nonno. È meglio.
Prendo anche questo? No. Per te? No. Sì, lo prendo.
Lo prendo. No.
No.
No.
E quindi l'ho fatto.
Io sono arrivato lì davanti, ho fatto un bel respiro, ho preso il nostro
maculaggio, ho bussato, mi ha aperto e mi ha fatto entrare. Sono lì davanti e
allora questa donna...
forte, grande, insomma. Io fino a quel momento ero sicuro di farcela.
Però non so che è successo, mi sono bloccato totalmente, non sono riuscito
proprio a parlare. E allora pensavo che questo è sempre la stessa cosa di quando
ero bambino, no? Il rapporto con mamma. Sì. È vero, è quello, sì. E quando lei
mi guardava... Va bene così.
Come va bene così?
No, nel senso che è finito il tempo, Arturo.
E ci vediamo venerdì prossimo. Venerdì prossimo. Sì, certo.
Arturo.
Avanti. Posso? Prego, prego, prego, venga.
Ada?
Ada, sì, Ada.
Bella pancia.
Che mese è?
Quasi sesto.
Bene. Allora, Ada, prima volta in psicoterapia?
No, no, sono già stata un tempo fa, per poco, per una sindrome da stress, no,
come dite, disturbo post-traumatico. Sì.
Si dice così, sì.
E il motivo qual era?
Il mio primo omicidio.
L'omicidio? No, no, perché?
La prima volta che ho visto un omicidio, perché io sono giornalista e seguo la
cronaca. Ed è questo il motivo per cui è qui?
No, in realtà no.
Sono qui per questo.
C'è qualcosa che non va?
Me ne parli, no?
Veramente non so da dove iniziare.
Da dove vuole, si senta libera, da sé, inizi da sé. Da me.
Allora, questa gravidanza che ha cambiato tantissime cose, mio marito ha
lasciato la sua amante. Non che lui mi abbia mai detto di questa relazione, ma
io l'ho sempre saputo.
Quindi diciamo che loro hanno chiuso e noi invece siamo ripartiti.
Abbiamo persino ricominciato a fare l'amore.
Insomma, stiamo andando bene. Va bene, insomma. No, no, sì, sì, va bene.
Diciamo che la gravidanza l'ha aiutato il vostro matrimonio, no? Per lui sì.
Per me...
Perché
in realtà non è di mio marito.
Cioè, adesso per me sì, ma tecnicamente è di un altro che è una persona a cui
voglio anche bene. Lui lo sa?
Suo marito lo sa? No,
no. E l'altro sa che ho abortito perché in realtà quando gli ho detto che ero
rimasta incinta gli ho detto che l'avrei fatto, ma poi alla fine non l'ho fatto e
quindi poi, insomma, ho deciso così.
Se ha deciso così ci sarà stato un motivo, no?
No.
Sicuramente c'è un motivo.
Noide, proprio per questo che sono venuta da lei.
Per scoprirlo.
È bellissimo avervi qui questa sera, grazie di essere venuti. Non era
scontato che io arrivassi a questa veneranda età.
Sappiamo che è sempre colpa della madre, ma concedetemi.
Grazie mamma e grazie amore mio.
E un'ultima...
Siete delle grandissime merde!
Scusami! No, è finito il ghiaccio! L'avevo fatto io a prenderlo, dove sta?
Cosa succede?
Cosa succede? Si è chiusa la porta.
E che c'era un corvo.
Io ho un problema con i corvi. Ho un grosso problema con i corvi.
È passata?
Si è passata.
Ti lascio?
Prova.
Sei un'amica di Helmut? Sì, sono collega di Helmut.
Lui è psichiatra e io psicoterapeuta.
Quindi soffrite anche voi come tutti gli altri.
Soprattutto non io.
Tu invece come lo conosci? No, no, io conosco Federico. Ah.
Sì, sì, perché lavoriamo insieme ai musei e faccio la guida. Ah, vedi.
L'ho impazzito. Chi?
Lui, Apollo.
È pazzo d'amore per lei, Daphne.
Invece non ne vuole sapere.
Scappa, fugge, non si fa prendere.
E così, per salvarsi da lui, si trasforma in una pianta, una pianta di
alloro. E non potrà mai essere sua.
Poveri, eh?
Sì, è il dio dell'amore ridurli così.
Sai quello che fa battere il cuore, che fa innamorare, che scocca le frecce.
Ad Apollo ha lanciato una freccia d'oro e invece a Daphne di piombo.
È capricciosa, è il dio dell'amore.
Bisogna sempre fare quello che dice lui.
Guarda è quello lì, quel piccolino lì, quello con la faccia un po' accigliata.
Che è vicino a suo padre, Marte, e sua madre, Venere. Sembra un bambino, no?
Eh sì, fattilo, eh.
Io devo andare.
E tu continui da sola? Sì.
Ci vediamo all'uscita.
Quindi le cazzate non le fai più?
Ti prendi il bus, eh?
Noi in giro dovete fare.
Sì, non me l'ha detto così, me l'ha detto con i modi suoi, perché comunque è
il principale mio, ecco. Ha alzato la mano, c'ha una mano che è grossa così.
Mi ha dato una pizza qua dietro al collo. Mamma, è no che non le faccio
più.
Sto bene.
Sto meglio, ma non mi vedi?
E lui mi dice, sì, ti vedo, ti vedo diverso, ti vedo come cambiato.
Mi pare che ho imparato a andare dritto, allo stop vado dritto, non giro
più, perché ho cambiato qualcosa nella testa.
E sta cosa, se può dire, è successa grazie
a lei.
Voglio dire... Questo fatto di venire qua e parlare noi due, io e
te, di quello che ho dentro, di come mi sento.
Ma quando cazzo lo facevo prima? Nella vita mai, mai.
E poi sono tornato a casa e mi sono ritrovato un messaggio da questa ragazza
bionda molto, molto, molto carina.
Che mi aveva mandato una foto, aveva visto il profilo. E io gli rispondo, gli
mando un'altra foto.
Manda foto tu, manda foto lei.
Abbiamo passato così tutta la notte.
Cioè, foto... No, dalla faccia. Eh, foto quelle. No, non c'è bisogno di
specificare. Insomma, mi scrive quando ci vediamo.
Non è una bella storia?
Sì.
Bella storia, sì. Quando ci vediamo me l'ha scritto lei a me, no io a lei.
Passa avanti, tutto insieme, così.
Tutto a posto, dottoressa?
Sì, sì.
Quindi tu la vorresti conoscere, questa ragazza, insomma?
Vorresti farle sapere chi sei, conoscerla meglio?
Eh?
Dai, via.
Dillo. Sì. Sì?
Bravo. Questa ragazza vorrei che mi conoscesse meglio.
Eh?
Solo che ho paura, perché come dice lei, sempre devo imparare a stare in
equilibrio, un passo dopo l'altro, sul filo, come fai il filantropo. Un ambulo.
Quello. Sì, vorrei conoscerla meglio, vorrei farmi conoscere meglio, ma ho
paura. Bravo, bravo.
L'ho detto.
E infatti sei bravo.
Dobbiamo...
Dobbiamo smettere di vederci.
Chi?
Io e te.
Hai fatto un percorso bellissimo. Sì. E ora è finito. Cioè è finito nel senso...
È finito, Jacopo, finito.
Non mi aveva detto niente. Eh, te lo dico adesso.
Mettila così.
Sono io che non ti posso più seguire.
Perché? Perché...
Perché è finito pure il tempo, sono le sei e aspetto un'altra persona. Mi dica
il perché, quello vero. Il perché l'hai detto tu prima, non hai più bisogno di
me. No, io non l'ho detto. No, io non ti servo più, non so più che fare.
Hai fatto tutto quello che ti ho chiesto di fare, ora basta, è finita.
Io non so più che fare, è finita. Se vuoi ti posso dare il numero di alcuni
miei colleghi bravissimi. Ma non voglio il numero di nessun altro. E allora te
ne devi andare.
Te ne devi andare, basta.
Non lo so, io pensavo che... No, no, no. Non mi devi più cercare.
Non mi devi più mandare tutti quei messaggini che mi mandi. Non mi chiamare
più, basta.
Vattene a casa, va. Vai.
Dove vado io?
Vai.
Vai.
Fatti una bella passeggiata, conosci questa ragazza.
Scrivi, ridi, piangi, innamorati, vai via. Vivi, vivi, vattene.
Vattene.
dottoressa dottoressa
dottoressa
Jacopo? Sì. Sei Jacopo? Sono Jacopo.
Tanto che aspetti?
Un po', sì.
Ma è la prima volta che vieni da queste parti?
Sì, ma è stata.
Ehm... Ero
sbagliato.
E ho calcolato male i tempi.
Devo andare?
Dove?
A lavoro.
Ho calcolato male i tempi.
Grazie, comunque.
Di che?
Per le foto, intendo. Le foto che mi hai mandato. Vanno molto belle.
Pure le tue. Tu sei bella.
Grazie.
Cioè, il 905.
Cioè, la fermata dell'autobus dietro queste colonne passa tra 12 minuti. Sì.
Lo prendi e ti riporta a casa.
Sicuro che non vuoi restare?
Ciao, ciao amore mio. Ciao.
Devi fare matematica. Va bene, va bene, va bene. Ciao.
Vai, sei portata
tutto?
Ne quindi che classe fa? Fa
la seconda. Poi bravo, scuola.
La separazione è stata dura pure per lei, però è una bambina forte.
Tutto bene?
Sì. Guarda, rispondi, eh. Non è un problema.
No, è un paziente, non... Ma questo era qua.
Eh, sì, sì.
Lo fanno, a volte, sì.
Chiamano. Dai, rispondigli.
Asmissima.
C'è un guasto.
Scusa, ma quanto ci vuole?
Tanto. Ci vuole tanto.
Signori, signori, c'è un guasto tecnico. Il mezzo non è in sicurezza, dovete
scendere tutti quanti. Mi dispiace, mi dispiace.
E mo' ci va a casa.
Di mo' fa snattrato, bussa e ci dormi. Signore, dovete scendere pure voi.
C'è pure l'altra uscita. C'è anche l'altra uscita.
Il mezzo non è in sicurezza.
Bisogna scendere, c'è un guasto tecnico.
Vuoi scendere?
Fuori!
Grazie.
Vieni. No, scusa.
Scusa.
Non è per te.
Anzi, mi piaci tantissimo.
Ti assicuro che nel momento in cui sto nella mia vita saresti un regalo enorme,
però non posso.
Dai, non sali. Ma non salgo.
Oh, che vuoi? Che c'è?
È lui?
Sì, che vuoi? Dimmi, che vuoi?
Qualcosa non va?
Dimmi.
Dimmi, qualcosa non va? Niente, credo che voglio dirti una cosa. Cosa? Dimmi.
Voglio dirti una cosa, sì. Cosa? Dimmi, cosa?
Io non t'amo più.
Questo mi volevi dire?
Sì.
Bene, no? Sì.
Scusa, quindi sei venuto qui solo per questo?
È una cosa buona, no? Sì.
Sì? Sì.
Sì. Sì?
Sì. Allora, siccome noi dobbiamo salire, no?
Saliamo?
Dobbiamo proprio salire.
Ciao, eh?
Volevo sapere come stai.
Sto bene.
Stiamo bene.
Sono contento.
Va bene.
Buonanotte.
Buonanotte.
Che buono.
Giacomo, non mi puoi chiamare all'infinito. Non mi puoi chiamare. Lo
vuoi capire sì o no? No, no, no.
Non sono più il tuo dottore. Lo so, lo so.
Però io non ci sto a capire più un cazzo.
Sto impazzito. Dimmi che vuoi, dimmi che vuoi. C'ho bisogno di vederla adesso.
C'ho bisogno di vederla, dottoressa.
Mi manca.
Ha capito?
Mi manca quando mi ascolta.
E mi manca pure quando ride.
Mi manca quando apro la porta, la vedo e scopro se ci ho indovinato su che
camicia si è messa.
Mi manca il dottorante, il suo dottoressa.
E il profumo?
Io me lo so comprato, so pure la marca.
Eh?
Senta, mi dice dove sta la dottoressa?
Sto per strada, sto camminando. Eh, ma dove?
Ma non so fare i tuoi, Jacopo. No, facciamo così.
Vengo sotto la sua, se vede molla. No, Jacopo, tu non sai dove è casa mia.
Dottoressa, io so tutto di lei.
Allora, capito?
È questo, è questo qui il problema mio. No, Jacopo, smettila, la devi smettere
di cazzare, basta. Ma non sto a cazzare, dottore, senta. No, sì, la devi finire.
No, sta zitto, ora devi sta zitto, devi sta zitto, ora parlo io.
Va bene, va bene, sta zitto. Io stavo con una persona poco fa, una persona che
mi piace tantissimo.
È passata una bellissima serata, poi questa persona mi ha chiesto di salire
su a casa sua e ho detto di no. Perché mi dice sta cosa?
Perché, perché sono confusa, Jacopo, perché, perché sto male, perché ho
pensato che...
Che mancano a tutti le stesse cose, che siamo tutti fragili.
Io per prima, anzi io più di tutti forse.
Poi a un certo punto arrivi tu e mi stai simpatico perché mi fai ridere.
E quando te ne vai mi mandi tutti quei cazzo di messaggini e quando non me li
mandi penso perché non me li mandi.
Mi dico, no Esther, a te non ti può piacere uno così. No, non ti può piacere
quello là.
Tra l'altro sei lesbica.
Lei è lesbica, dottore? Sì, sono lesbica. Sono lesbica da quando sono
nata. Io non lo sapevo. E mo lo sai, mo lo sai. Ma dottore, è bellissimo. No,
Jacopo, io non so niente. Come cazzo faccio ad aiutarti se non so niente?
E non sappiamo che cosa si diranno Esther e Jacopo.
D'altra parte, che cosa provano l'uno per l'altra?
Non sappiamo nemmeno quello.
Soprattutto non sappiamo che cosa sono in grado di fare delle loro vite da qui
in avanti.
Il dio dell'amore da sempre confonde quello che è lecito e quello che non lo
è.
È tutto così inebriante, non vi pare?
Tutto così... promettente.
Ciao Linda, hai visto la chat?
No. Hanno cambiato di nuovo il giorno dei colloqui.
Sì? Sì, controlla che magari non ci sei.
Certo.
Cosa sono questi?
No, no, niente, disegni, disegni dei bimbi.
Hai deciso poi per quest'estate? Ma sai che ancora no? Senti, se ti puoi
aggregare, noi siamo 4 o 5, un villaggio in Cilento che sembra molto bello. Non
so, posso provare a vedere se c'è un posto in più?
A te ne ci penso, sì.
Grazie. Mi fai sapere?
Sì. Ciao, Linda. Ciao.
Ciao, ciao. Ciao, Ernesto.
Lascia la palla, Matteo.
Bimbi, piano, piano, piano, dai.
Mettetevi seduti.
Seduti, forza, dai.
Lo sapete adesso cosa facciamo?
E non lo vogliamo sapere.
Un bel dettato.
Tuffo. Il
delfino
è risalito
in superficie.
Perfetto, maestro.
Sì, Giovanni, aspetto.
Tutto bene, Valerio? Abbastanza bene, maestro.
L'acqua salata brillava.
Ciao bimbi, ciao Matteo, ciao, a domani. Ciao amore, come va? Bene.
Maestra, vogliamo?
Tutto bene, lei? Bene, grazie.
Capo, mi fa male un dento. Ma sì, allora a casa lo vediamo, ok?
Sì, si è lamentato un po', poverino.
Dai, vai a giocare con gli altri che sto venendo. Ciao maestra. Ciao, ciao
Manello. Ciao. Ciao, stasera a cena.
Eh, a cena?
Aspetta, dovevo sentire Emilia.
Ciao! Ciao!
Posso chiamarti dopo? Te lo faccio sapere.
A dopo?
A dopo.
Arrivederci. Arrivederci.
Signori, silenzio, per favore.
Professore.
Dico lei.
Io? Sì. Allora, gentilmente mi fa risentire il suo passaggio.
Da solo? Da solo, se è possibile.
Certo. Allora, con me. Uno, due.
Ecco, così proprio non va bene. È timido, è fiacco, è svogliato. Qui ci
vuole lucentezza, potenza. Siamo in una tempesta.
E poi se ce li mette i colpi sui tempi forti insieme al resto dell'orchestra,
le saremo tutti grati.
Grazie. Quattro prima del numero sei quadrato.
E cosa t'ha detto?
Ha detto che bisogna toglierlo.
Sono tanti dati.
Lo porto dal mio, senti.
Portalo dal tuo.
Mercoledì ricordati i colloqui.
Ancora. Non posso mercoledì. Come non puoi? È la terza volta che ci vado io.
Ma queste ormai che li mettono sempre quando ho lezione?
E vabbè, ma tu spostala, no?
Senti, ma a cosa servono a scuola questi colloqui che vale elementare? Me lo
spieghi? Dillo alla sua maestra.
Quale? La maestra Linda.
Quella che sembra una psicologa. Quella ci guarda e ci giudica.
No, guarda, gli psicologi proprio non giudicano. Beh, lei sì.
Senti, io stasera faccio tardi.
E allora?
Se dorme da te.
Scusa, ma che devi fare?
Gian mi ha chiesto di provare il suo solo.
Ma non fai prima a dirmi che scopate?
Sei gratino.
Vabbè, resta da me. E ci resterà male.
Comunque sbagli l'ingresso.
Entri troppo presto, devi seguire i tromboni.
Seguirò i tromboni.
Sei sempre fuori tempo.
Lo so.
Mi fai schifo.
Sono stronza.
Sì. Sono un povero stronzo del cazzo.
Ah, sì.
Sì. Tu sei un povero stronzo del cazzo. Sì. Del cazzo. Ah, sì.
Ti faccio male? Ah, sì.
Quanto? Abbastanza. Ah, non santo bene. Così? Ah, tantissimo. Di più?
Parecchio. Dimmi. Sì, tantissimo. Sì. Ahia, ahia, lina, lina. Sì. Ahia, ahia,
lina. Ahia, porca troia.
Ti ha fatto male?
No.
Eh? No. Tutto bene?
Tutto bene.
In realtà c'è una cosa.
Cosa? Sono di Valerio. Valerio chi?
Suo figlio.
Ah, Valerio è mio figlio? Sì, guarda.
E cosa sono?
Sono delle letterine d'amore, per me.
Guarda qui.
Valerio ti scrive queste lettere? Sì. A te?
Dobbiamo dirglielo.
Che cosa?
Di noi.
Di noi due.
No, Linda, è un momento complicato. Dai, ma è sempre un momento complicato. Sì,
sì. Perché?
Emilia, Emilia mi sta col freddo sul collo, capito? Mi fa i capricci, mi
cambia gli orari con Valerio tutti i giorni. Mammina ancora non ci ha capito
niente, un po' da me, un po' da lei, sballottato di qua e di là.
È troppo presto, capito che dico?
Valerio si sente solo.
Guarda, guarda come mi scrive tutti i giorni.
È vero.
Ha bisogno di attenzione. Ha bisogno di attenzione. Mi sta chiedendo una mano.
Perché non lo capisci?
No, no, io lo capisco.
No, non lo capisci. Lo capisco, lo capisco, Linda, lo capisco. Dobbiamo
parlargli con calma, no? Spiegagli come stanno le cose fra me e te.
Sì, sì, con calma, infatti. Con calma, certo. Ma per il suo bene, però. E anche
per il nostro. Anche per il nostro.
Infatti hai ragione. No, parliamoci. Sì, però non adesso.
Scusa, dove vai?
A casa.
A casa?
Sì.
Hai detto che ti fermavi?
È vero, però Emilia me l'ha detto all'ultimo momento, poteva tenerlo
soltanto fino a cena, quindi adesso devo passare a prenderlo io e... Ma io lo
direi mai, vero?
Ma io non ho detto questo, scusa, amore. Ma non glielo vuoi dire?
Io glielo voglio dire, ma non adesso, capito?
Io vorrei che io e te...
Così. No, io ti lo salvo mai niente.
Ma non è vero, mamma.
È un po' tardi. Vattene.
Scusa. Non ti preoccupare.
Senti, un po' più a tempo il Charlie, eh?
Un po' più swing. Vai.
Ah, impossibile, alla fine l'ho messa malissimo, mezza sulle strisce.
Andiamo?
Oddio, scusate, non mi ero accorto.
Filippo, lui è Pietro.
Ti ricordi? Pietro? Che eravamo in classe insieme.
Pietro.
Pietro?
Come stai? Bene.
Eh già, ci siamo quasi qui, eh?
Eh sì.
Infatti.
Pietro. Sì. E come state, tua moglie? Mia moglie è... Mi sono lasciati.
Oddio, scusami. Ma no, figurati, guarda, è successo da poco. No, infatti noi
stavamo proprio parlando di questo, no? Sì, mi stavo un po' sfogando. Avete
figli? Uno, maschio.
Più piccolino anche tu?
Non così piccoletto, all'elementare. Ma chiedetemelo a lui, no?
Che cosa?
Il trio, siamo indecisi se prendere o meno il trio.
Non lascerò stare, piccolino, dai. Il passeggino. Ah, quello che cambia quando
cresce il bambino.
Comodo. Lo vedi?
Ada non è ancora convinta, mentre io invece penso che sia... Ma io ho detto
così per dire, non mi ricordo, è passato tanto tempo.
Infatti lui non lo sa, dai.
Vieni con noi, ci dai un consiglio, ci aiuti a scegliere, così intanto facciamo
due chiacchiere, ho messo la macchina sulle strisce, dai.
Ok? Ma come?
Se ne vuoi andare, per favore? Perché non mi hai detto niente?
Cosa ti dovevo dire?
Cosa mi dovevi dire, Adam? Sì, hai ragione. Scusami.
Dobbiamo parlarne adesso?
Ti sembra questo il momento?
No.
Andiamo? Dai.
Andiamo.
Cosa, non avevi detto che non l'avresti tenuto?
Ti ho già detto che mi dispiace.
Che vuol dire mi dispiace? Non vuol dire niente mi dispiace.
Infatti non mi dispiace che c'entra.
Allora, ti dispiace o poi non ti dispiace? Tutto tu dici. Amore, vieni
così la vedi bene? Arrivo.
Che poi non è che ti sto chiedendo niente, mi sembra, no? No.
Scusa, mi sento coinvolto, ma se devi andare lo capisco. No, ma figurati, mi
fa piacere. E mi dispiace anche per prima, non sapevo che voi foste
lasciati. Chi?
Tu e tua moglie. Ah, i miei, no, ma figurati.
Anche io e Ata ci stavamo lasciando. Ci siamo andati veramente tanto vicino, poi
è successo questo miracolo.
Non sai quanto lo stavamo cercando.
Non lo sapevamo fare.
Tanto.
Tanto.
Tanto, davvero tanto.
E poi è arrivata.
Per questo trimestre sono stato un po' troppo emotivo, scusa. No, ma dai,
ormoni. Oh, che fate, venite?
Ecco, come diceva la signora, questa è la navicella semplice.
Struttura in titanio, naturalmente. La togliete e mettete il passeggino.
Eccolo qua.
Voilà. Ma mi sembra perfetto, no? Eh beh, sì, diciamo che questo è un po' il
nostro top di gamma.
Ah.
No.
Però...
Salve, ciao.
Senti Valerio, chi doveva venire oggi? Mamma o papà?
Non lo sai?
È staccato.
Provo col padre.
Piero.
Pietro. Ah, Pietro, sì.
Scatta la segreteria.
Va bene, dai, io sto un po' con lui, tu ogni tanto riprovi?
Sì, sì, tranquilli. Grazie.
Allora grazie di tutto.
E di che?
Di tutto.
È da un po' che mi suona il telefono, da un numero che non conosco.
Pronto?
Sì, sono io.
Senti Valerio, io non sono arrabbiata assolutamente.
Puoi dirmelo, lo sai questo, vero?
Perché mi scrivi quelle lettere?
Quale lettere?
Delle lettere molto belle, piene di parole affettose, di disegni, di
stelline, di pulicini.
Io non ho mai scritto lettere con i pulicini.
Non ho? Non ho mai scritto una lettere in vita mia.
Da sera?
Non hai mai scritto una lettera? Mai. A nessuno? Sì. Nemmeno a Papà Natale? Sì,
abbastanza. Ah, vedi. Però no con i cuoricini e le stelline.
No? No.
Ah.
Tu sei sicuro di questa cosa, vero?
Sicuro, sicuro, sicuro? Sicuro sono.
Perché io ti volevo chiedere di queste lettere.
Guarda.
Ma queste?
Queste le scrive Giovanni.
Giovanni? Sì.
Sì, è innamorato di te.
Giovanni è innamorato di me?
Lo sa tutta la scuola.
Certo. Ma non è neanche la mia scrittura.
No, infatti. L'ho sbagliato lì. No.
Perché mi ero fatta tutto un pensiero.
Vorricini proprio no. No.
No. L'ha scritta Giovanni.
Ma questa è la maestra che un po'...
Ho scemo a volte ancora.
Che c'è?
Mi senti male? No, no, no, no.
Guarda che anche a me piaci.
Tanto. Ma solo come amica.
Che c'è?
Mi fa male il dente. Ti fa male il dente? Ma posso vedere piano piano?
Non mi fa male.
No, non ti faccio male. Sai che si sta staccando?
Posso vedere?
Piano piano.
Vuoi vedere?
Non mi fa male.
Manca pochissimo. Apri solamente un po'. Non mi fa male.
Manca poco, poco, poco.
Guarda un po'. Hai visto che era cariato?
Adesso questo lo mettiamo. Così domani il topolino ti porta un bel regalo. Vai,
via, via, via, via.
Papo, guarda.
Mamma mia, mio dente.
Scusate.
Io pensavo che venisse sua madre, che... Perché è un periodo che... Che sono
confuso, molto confuso.
E poi... Mi è successa una cosa incredibile.
E questa cosa che mi è successa... Io ho capito una cosa.
Io mi sa che ti amo.
Anche tu, papà?
Come anche io? Che senso? Che vuol dire?
Rispi.
Hai già fatto merenda?
No, non ho fatto merenda.
Eh sì, per Linda e Pietro è tempo di dare spazio all'amore finalmente.
e di farlo entrare nelle loro vite.
E da questo momento Pietro, nonostante sia rimasto molto legato a lei, non
cercherà Ada mai più.
E Ada, da parte sua, non parlerà mai più di Pietro a Filippo.
Mai più.
Ma c'è una cosa che forse vi farà piacere sapere.
Una cosa che ha fatto proprio Filippo alcuni mesi fa.
Dopo aver saputo della gravidanza di Ada, ha voluto fare un controllo.
Vanno bene i miracoli, sì, però... voleva capire se quello che gli era
successo... Era veramente possibile.
Devo essere franco con lei, non ho buone notizie.
E la risposta a quell'esame è stata una conferma definitiva.
Non c'era nessun dubbio. Nelle sue condizioni non ci sono le possibilità né
per un concepimento spontaneo né per un assistito. La gravidanza di Ada nella
sua situazione era assolutamente impossibile.
Ma in quel momento Filippo ha deciso.
Ha deciso che quello che stava per accadere era per lui più importante di
qualunque verità avrebbe mai potuto scoprire.
E oggi Filippo è felice più che mai.
E a quel giorno non ci pensa nemmeno più.
La loro figlia si chiamerà Eva e non saprà mai nulla di tutte le storie,
di tutte le persone che sono state necessarie per portarla al mondo.
Di tutto l'amore che è servito per farla arrivare fino a qui.
Il dio dell'amore.
fa dei giri lunghi, tortuosi, a volte incomprensibili,
ma alla fine fa anche cose molto belle.
È incredibile, ogni volta che succede.
Non mi abbenzo mai.
quando sei insieme a me le ore si allungano piano e si
fanno canzone quando sei insieme a me
la voce del mondo si spegne
non ci sei quando non sei con me
la gente mi parla io sento la nostra canzone
quando dormi da me
ogni minuto è baciato
Chissà in che mondo vai quando non ci sei.
Raccontami del vento che ti porta via, mostrami i tuoi
sogni, seguirò la scia.
A me fatti amare come sei.
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