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Campane in lontananza
* A Sua Eccellenza Illustrissima Vittorio Parascianno
Prefetto di Montelusa. Vigàta, 12 giugno 1891.
Il sottoscritto Genuardi Filippo, nato in Vigàta, provincia Montelusa
di professione commerciante di legnami
desidera conoscere gli atti occorrenti per ottenere
la concessione di una linea telefonica per uso privato.
Gratissimo per la benigna attenzione che V. E. Vorrà dedicare
alla richiesta, si professa devotissimo in fede.
Filippo Genuardi.
* A Sua Eccellenza Illustrissima Vittorio Parascianno
Prefetto di Montelusa.
Il sottoscritto Genuardi Filippo, temerariamente s'azzardò
due mesi orsono di sottoporre alla magnifica generosità
e alla paterna benevolenza di Vostra Eccellenza una supplica
onde venire informato degli adempimenti per la formulazione
di una domanda per ottenere la concessione governativa
di una linea telefonica. Grato per la benigna attenzione
che saprà dedicarmi, mi professo devotissimo in fede.
* Genuardi Filippo.
* Certamente per un banale disguido
che neanche lontanamente il sottoscritto si sogna d'imputare
alla Regia Amministrazione, non ricevuta risposta
si vide costretto a tornare a importunare l'Eccellenza Vostra
in data 30 Agosto corrente anno. - Pippuzzo, Pippuzzo !
- Taninè, non adesso. - E' pronto a tavola.
Io non ho appetito, gioia mia ! Te lo dissi, su.
C'è la parmigiana di zucchine, come piace a te.
- La mangio dopo. - Dopo si fredda, Pippù.
Taninè, me la riscaldi.
* Nemmanco questa seconda volta, gli pervenne la tesiata risposta
il sottoscritto per la terza volta impetrala Vostra Augusta Parola.
Gratissimo per la benigna attenzione e iscusandomi
per il disturbo arrecato alle vostre alte funzioni
mi professo di V. E. Devotissimo. Filippo Genuardi.
- Non mangi nemmanco oggi, Pippù ? - Ti devo parlare di una cosa.
Dimmi.
Taninè, ho necessità del tuo aiuto per mettere una linea telefonica.
Una linea telefonica ? Che diavoleria è ?
Poi te lo spiego. Tu parla solo con tuo padre.
- Che devo dire a mio padre ? - Che abbiamo necessità.
Pippù, io non voglio parlare di denaro a mio padre.
Sai che cosa mi risponde ? Se Pippo ha bisogno di soldi
vende il quadriciclo a motore a un altro stronzo.
Un altro stronzo che se l'accatta, lo trova !
Siete impazziti ? Il quadriciclo dà prestigio !
Io seppure lo vado a vendere, la gente sai che direbbe ?
Se lo sta vendendo perché sta fallendo. Aveva l'acqua al collo !
I soldi, non te li puoi far imprestare dalla banca ?
L'ho già fatto. Ora li vogliono indietro.
Vabbè, ne parliamo ora e facciamo raffreddare la pasta ?
Va bene però tu pensaci, Taninè, perché è importante.
Va bene, Pippuzzù, ma tu intanto mangia !
Sì.
* Carissimo Sasà, proprio oggi a Sira, mentre eravamo al bar in piazza
Don Lollò Longhitano ebbe pubblicamente a sparlare di te.
Pippo, vieni qua.
Don Lollò, mi dica.
Tu non eri amico di quel bravo picciotto di Sasà La Ferlita ?
- No. - Come no ?
Forse eccellenza intendeva dire
"quel gran cornuto" di Sasà La Ferlita.
* Sosteneva, che tu, dopo aver perso con lui al gioco ben duemila lire
sei sparito.
* Sappiamo che con lui non si scherza quando gli girano le scatole
e questa volta gli fumavano.
Dunque, a proposito di quel cornuto di Sasà
lo sai che mi deve duemila lire per averle perdute al gioco ?
Mi era arrivata una voce.
Ti arrivò anche la voce che poi sparì come un sorcio ?
Cosa vuole che le dica ? Quello è fatto così.
Crede che non deve pure a me soldi per debiti passati ?
- Ah sì ? - E mica pochi, eccellenza.
Si però io non sono suo amico come lei.
Amico ? Conoscente, diciamo.
Come la vuole mettere, la metta. In ogni caso ho ricevuto
l'informazione che Sasà è ricoverato in uno ospedale a Napoli.
Ma quale ospedale ?
Non è ricoverato a Napoli ?
- Ma quale Napoli ! - Vuole scherzare ?
La storia del ricovero è stata fatta uscire dallo stesso La Ferlita
per sottrarsi ai suoi doveri.
E' nascosto a Palermo.
Tu sei sicuro di quello che mi dici ?
- A Palermo. - A Palermo.
* Io mi sono permesso di intervenire in nome della nostra amicizia.
* Con garbo ma altrettanta fermezza, gli ricordai che sei conosciuto
come persona che onora gli impegni presi.
* Nonostante la sua risposta che non trascrivo per non addolorarti
soggiunsi che tu ti trovavi a Napoli da due mesi
ricoverato in ospedale per una grave polmonite.
* Tornato a casa, ho dovuto cangiarmi la camicia sudata
affrontare uno scontro col commendatore può equivalere
certe volte a un suicidio. * Speriamo che io, con saldo cuore
continui a celargli il tuo indirizzo vero a Palermo.
* P. S. Con la presente, vengo a chiederti un favore da niente.
* Dovresti pregare tuo fratello Giacomino
che lavora lì in Prefettura
di sollecitare una risposta a tre lettere da me inviate
a quello "spaccimme" di napoletano del prefetto Parascianno.
* Procura di darti da fare.
* Caro Pippo
mio fratello Giacomo mi ha prontamente che si è rivolto
al vice prefetto Parrinello per la tua concessione del telefono.
* La mattina dopo, quello lo chiamò nel suo ufficio
e gli disse che la pratica è nelle mani di Sua Eccellenza.
E' nelle mani personali di Sua Eccellenza.
Addirittura, ma come è possibile ?
Pare che ci sia qualcosa che non quadra
in questa richiesta di una linea telefonica.
Io mi pensavo fosse cosa di poco conto.
E invece di poco conto non lo è. Se posso consigliarle...
Certo che può consigliarmi !
Se ne stia alla larga
perché la questione potrebbe avere pericolose conseguenze.
Pericolose conseguenze ? E come mai ?
* Proprio così disse "pericolose conseguenze".
* Hai ottenuto solo di farmi fare un liscia e busso da mio fratello.
* Tu, qualsiasi cosa che fai, fai danno.
* Non ti basta il quadriciclo a motore ?
* Non ti basta il tacheografo Remington ?
* Ora amminchi anche con il telefono ?
Comunque, non ti preoccupare, sto cambiando casa e il nuovo indirizzo
non te lo dico per evitare che tu possa trovarti imbarazzato.
* Addio, cornuto.
Ella ha sempre voluto dimostrare d'onorarmi con atti e parole
che mi distinguono dai postulanti
che si appellano al suo grande cuore ogni giorno.
Io per questo la ringrazio
e anche di avermi voluto incontrare oggi.
Lasciamo perdere il ringrazio e andiamo al dunque.
L'altra sera, proprio qui, le dissi che la storia del ricovero a Napoli
fu fatta nascere da La Ferlita per sottrarsi ai suoi doveri.
E questa è cosa cognita.
Come vogliamo arrivare al dunque ? Arrabbiati ?
Non sia mai, don Lollò ! Infatti, mi sono ritrovato a Fela
e incontrai un amico mio e di Sasà.
Quello mi disse che La Ferlita sta cambiando casa.
Se vossia vuole mandare qualcuno a Palermo
per convincerlo a pagare il debito, bisogna che lo facciate presto.
E lei è a conoscenza di questo novo indirizzo ?
Purtroppo no.
- Bene così. - Don Lollò.
Un'ultima cosa, da più di tre mesi
rivolsi un'istanza alla Prefettura di Montelusa
per le pratiche di una linea telefonica.
Vossia che gode di amicizie devote
non è che magari può sollecitare una risposta ?
Ci penso e vedo che posso fare.
- Saluti. - Grazie.
* Non abbiamo ritenuto di dover dare risposta alle sue tre lettere
perché trattasi di manifesto errore e di fatto questa prefettura
nulla ha di che spartire con amministrazione delle Poste
e Telegrafi cui lei dovrebbe correttamente indirizzarsi.
Colgo l'occasione per precisarle che sua eccellenza, il prefetto
* di cognome nasce Marascianno e non Parascianno come lei lo chiama.
In fede, Vice Prefetto Commendatore Corrado Parrinello.
Se lei fosse napoletano come me, basterebbe dirle
"Cinquantanove, 17, 66, 37 e 89".
Lei invece non ha capito, è vero, signor Questore ?
Onestamente no.
Agostina, la mia seconda moglie
essendo più giovane di me, ben presto mi fu infedele.
Dunque, 59, con un falso amico, 17
perpetrando alle mie spalle l'odioso tradimento, 66.
Ora, essendo io stato trasferito da Salerno
la fedifraga, per non lasciare il suo drudo, prese la fuga, 37
rendendosi irreperibile e questo fa 89.
- Mi spiace. - A chi lo dice !
Colpi alla porta Avanti !
Parrinello, vieni !
Per sovraccarico, al mio arrivo qui
ho trovato questo ufficio in preda a menzogne e intrighi.
Mentre intanto agitatori anarchici e socialisti percorrono il Paese
spandendo il seme della rivolta.
Legga ad esempio queste 3 lettere di un tale Genuardi Filippo
che da qualche settimana non mi fanno chiudere occhio.
Legga, la prego, signor Questore, quanta malizia, quanto dileggio.
Lei trova ?
Innanzitutto, questo laido individuo
scambiando con la P la M del mio cognome, in realtà allude.
- Allude ? - Allude ! - A cosa ?
Forse non sa, che nel nostro vernacolo
"parascianno", o "paparascianno"
intende il barbagianni, ha capito ?
Ora non solo usa soprannomarsi così persona ritenuta vecchia e noiosa
ma nel gergo in uso alla malavita napoletana
si definisce così il membro virile.
Quindi questo individuo finisce sostanzialmente
per l'appellarmi come una "grandissima testa di culo".
Sono desolato, Eccellenza.
Perché questo accentua, di lettera in lettera
un manifesto servilismo nei miei confronti ?
In quale tranello mi vuole trascinare ?
E poi perché vuole una concessione del telefono ?
Quale onesto cittadino potrebbe mai volere una linea telefonica ?
- Mi dica ! - Non saprei.
Questo è il punto !
Io da lei, signor Questore, voglio sapere
quali sono le opinioni politiche di questo figuro.
Lo faccia mettere sotto osservazione.
- Se lo ritiene opportuno. - Lo ritenga opportuno.
Io, per parte mia, farò l'istesso con la Benemerita.
E ora, se permette, avrei altre cose da fare.
- La ringrazio. - Arrivederla ! - Arrivederla, Eccellenza.
Signor Vice Prefetto, vorrei parlarle.
Anch'io, signor Questore.
Poiché il tono e lo stato d'animo agitato
di sua Eccellenza mi ha un po' allarmato.
Capisco benissimo, ma non ora e non qui.
Giusto, venga a trovarmi nel mio ufficio appena può liberarsi.
- Certamente. - La saluto, vice prefetto.
Al signor Questore di Montelusa, come da lei richiesto
le invio un rapporto sul suddetto Genuardi Filippo.
A lungo nullafacente, campando sulle spalle della madre vedova
da tre anni commercia in legnami.
* Da cinque anni, è maritato con Taninè Schilirò
figlia unica di don Nenè Schilirò
proprietario della miniera di zolfi di Tagliacozzo.
* Emanuele Schilirò è ritenuto, l'uomo più facoltoso di Vigàta
superando perfino gli eredi del marchese Peluso.
* Rimasto vedovo, si è rimaritato con Lillina Lo Re
figlia di un commerciante di zolfi di Fela.
* Fiera fu l'opposizione di Nenè Schilirò
al fidanzamento della figlia
con uno spiantato come il Genuardi
ma egli dovette piegarsi davanti all'ostinazione della figlia
e tentò anche il suicidio gettandosi in mare.
* I rapporti tra lo Schilirò e il genero si mantengono
entro limiti di doverosa frequentazione.
* Spesso la signora Genuardi è costretta a intercedere
perché se suo marito non avesse alle spalle il suocero
sarebbe fallito da un pezzo.
Inoltre il Genuardi fa acquisti perlomeno balsani
un quadriciclo a motore Panard
e un tacheografo, o macchina da scrivere Remington.
* Il Genuardi, non si è risparmiato in relazioni adulterine.
* La notte istessa delle nozze, trascorsa qualche ora con la sposa
si recò presso un albergo
per convenire in congresso carnale con una ballerina di varietà.
* Da rilevare però che il Genuardi, da almeno due anni
pare abbia messo la testa a partito
allentando pure l'amicizia col ragioniere Sasà La Ferlita
vera sentina di ogni deboscio.
* Il suocero del Genuardi lo tiene comunque sott'occhio
grazie al garzone Caluzzè Jacono che su tutto lo rapporta.
* E' in rapporti di cortesia con l'uomo d'onore Don Lollò
ma solo per chiedere favori e per non inimicarselo.
* Infatti, nulla risulta ascritto
a carico del Genuardi nel Casellario Giudiziale.
* Egli è incensurato
e le idee politiche del Genuardi sono inesistenti.
* In fede, il Delegato di Polizia, Antonio Portera.
- Perché mi ha portato qui ? - Questo è il vecchio archivio
e non ci mette piede anima viva.
Genuardi, io con lei non ci voglio avere niente a che fare.
Forse mio fratello Sasà non si spiegò bene ?
Si spiegò benissimo.
Che minchia vi prende a tutti voi della Prefettura contro di me ?
A me lo viene a domandare ? Lei conosce quello che combinò !
Io che combinai ? Io scrissi tre lettere al Prefetto
chiedendogli un'informazione e quello se la prese a male.
Non credo che sia solo così, mi è parso seriamente preoccupato.
Andasse a pigliare in culo lui e Sua Eccellenza !
- Genuardi ! - Va bene, lasciamo perdere. - Meglio.
Vengo al motivo della mia visita, sono qua per suo fratello Sasà.
Devo avvertirlo, c'è qualcheduno che lo cerca per fargli la pelle.
- E perché ? - Fa l'innocentino con me ?
Non sapeva che suo fratello deve soldi a mezzo mondo ?
Vabbè, chi sarebbe questo ?
- Don Lollo. - Minchia !
Io dico e mi domando, fratello mio benedetto
proprio dove c'è il fuoco va a posare il piede ?
Lei sa bene che il commendatore Longhitano è una persona
con la quale non si scherza.
Io di suo fratello Sà, ho solo il vecchio indirizzo di Palermo
perché quello nuovo non sono riuscito a farmelo dare.
O Madunnuzza benedetta ! Va bene, oggi stesso gli scrivo.
Gli scrive ?
- Che gli dice la testa ? - Perché ?
Una lettera da Vigàta a Palermo ci mette almeno una settimana
e suo fratello è bello che morto ammazzato.
Poi, una volta che il fatto è fatto e arrivano i Carabinieri
che trovano ? - Che trovano ? - La sua letterina d'avvertimento.
Sa che fine fa la sua carriera in prefettura ?
Allora, io che devo fare ?
Mi dia questa minchia di indirizzo, prendo un treno e lo vado a trovare.
Signor La Ferlita, sto mettendo a rischio la mia vita
per salvare quella di suo fratello !
Abita in corso Tukory, sempre a Palermo, al numero 15
presso la famiglia Bordone.
E ci voleva tanto ?
Colpi alla porta
Avanti.
Voscenza, mi deve perdonare se vengo a disturbarla.
In questo momento non ho da fare, Caluzzè.
Lillina tesoro, mi vai a preparare un poco di limonata ?
Con permesso.
Che minchiata nuova combinò mio genero Pippo ?
Di recente, minchiate non ne fece.
Siccome che Voscenza vuole sapere tutto da me
venni a comunicare
che arrivò una lettera della Prefettura di Montelusa.
- E che diceva ? - Che lui invece di rivolgersi alla prefettura
doveva scrivere alle Poste e Telegrafi.
Insomma, ha commesso un errore.
Che minchia vuole dalle Poste e Telegrafi ?
Vuole la "concezione" della linea telefonica.
E che se ne fa di un telefono ?
Con chi vuole parlare questo debosciato ?
Nella lettera questo non lo diceva.
Bisogna stare attenti, riferiscimi la qualunque.
- Certamente, Voscenza. - Grazie, puoi andare.
Grazie, la benedico, bacio le mani, Voscenza.
- Taninè, dobbiamo parlare. - Prima mangia e dopo parliamo.
Non me la sento, ho il gargarozzo attappato, il cibo non ci passa.
Ti raffreddasti di nuovo ?
Non è malattia di corpo, Taninè, ma di animo.
Non mi fare stare in pensiero.
Io mi vado a coricare che è meglio.
Non te la senti di mangiare ? Ho fatto lo spezzatino.
- No, grazie. - E' come piace a te.
No ! Te lo devo cantare in musica ?
E' sempre per quella storia della linea telefonica ?
Sì, Taninè, è una storia di estrema importanza, tu non puoi capire.
Magari non capisco i tuoi affari, ma le ragioni di mio padre, sì.
Ci parlasti, quindi ?
No, ma so già che mi direbbe e lo sai anche tu.
Vabbè, non ne parliamo più che è meglio.
Io mi vado a coricare sperando di prendere sonno.
Taninè, veni anche tu ?
Sparecchio la tavola, dico le preghiere e vengo.
E magari era buono.
Pippo, Pippuzzo, ma che hai ? Avanti, abbracciami.
- Aspetta, facciamolo così. - Come ieri.
Ansimi e gemiti
* Oddio, Pippone ! Pippone mio, così !
Ancora, Pippo !
Ma che fu ? Perché ti fermasti ?
Pippo ? Che fu ?
- Pippo, perché ti fermasti ? - Mi stufai.
No, io così muoio, avanti, per carità, Pippo.
- E tu parli con tuo padre ? - Sì, ci parlo ! - Lo giuri ?
Lo giuro, Pippo, ma tu continua.
Sì, Pippo, continua così.
Pippone mio, mi fai morire !
Pippo Genuardi, permettimi una parola.
Commendatore ! Che combinazione, proprio a lei cercavo !
E io a te stavo cercando. Parlo prima io o tu ?
Commendatore, sempre lei, rispetto dovuto.
Dunque, l'informazione che mi fornisti non risultò utile.
A Palermo, nessuno sa dove sia Sasà, quel topo di fogna.
A me dispiace, io l'avevo avvertita.
Infatti, per questo voglio ringraziarti lo stesso.
- Troppo buono. - Sappi che la partita non finisce qua.
Se tu vieni a sapere dove si è trasferito
quel grandissimo figlio di puttana è tuo obbligo informarmi.
Lei vuole offendermi ?
Lo sa perché poco fa le dissi che la stavo cercando ?
- No, raccontami. - C'è poco e niente da raccontare.
Ragionier Rosario La Ferlita, presso famiglia Bordone.
Corso Tukory, 15, Palermo.
- E' cosa certa ? - Me lo disse suo fratello.
Ascoltami bene, noi non ci siamo né visti, né abbiamo parlato.
Nel tuo stesso interesse, a buon rendere.
Commendatore, mi scusi, lei non è che conosce qualcuno a Palermo
che travaglia all'amministrazione delle Poste e Telegrafi ?
- Ci mette una buona parola ? - Si, lo posso fare. La saluto.
Eccellenza, come può leggere dal mio rapporto
Genuardi Filippo, s'incontrava col commendatore Longhitano
dopo aver ricevuto una lettera da una serva di suo suocero.
E' interessante.
E' ancora più interessante che ho ritrovato dei verbali
di una vecchia inchiesta sui sobillatori di questo paese
che spiegava come lo stesso Genuardi incontrava
nella sua abitazione in via Cavour, numero 20
il noto sobillatore e agitatore politico Rosario Garibaldi Bosco
e i due socialisti milanesi Della Valle e Casati.
Molto bene, si segga e prenda carta e penna, Tenente.
Stimatissimo collega e amico
non posso celarvi il mio disagio nel leggere la nota informativa
consegnatavi dal Delegato di Vigàta.
Sono sinceramente convinto che sia in atto una congiura ai miei danni
ordita dal noto Genuardi, in combutta col Delegato Portera.
Congiura nella quale, mi è gravoso il dirlo
anche voi verrete ad essere implicato
se avallerete il menzognero rapporto.
"Attento dunque al suo prossimo comportamento."
"Cinquantasei, 50, 43."
"Vittorio Marascianno, Prefetto di Montelusa". E questa è sua.
In ufficio come si comporta ?
Che le devo dire ?
Sta calmo due o tre giorni
e poi, di colpo, scatascia. - Scatascia ?
Scoppia. Si mette a dare i numeri, letteralmente.
Certe volte con me si esprime con la smorfia, solo a numeri.
E lei come fa a capirlo ?
Mi giovo di questo volume stampato a Napoli una ventina d'anni fa
del cavaliere De Cristallinis e mi arrabatto.
E a proposito di questi numeri, da cosa mi mette in guardia ?
Lo vediamo subito, 56.
Cinquantasei è guerra.
Cinquanta è nemico.
Speriamo nel 43.
Quarantatré.
Socialista.
Guerra con nemico socialista a me ?
- Signor questore. - Delegato.
Lei era al corrente della presenza sul nostro territorio
di Rosario Garibaldi Bosco, Carlo Del Avalle e Alfredo Casati ?
- Sì, ne ero al corrente. - Sapeva anche che il 14 marzo
i tre si sono dati convegno nell'abitazione del Genuardi.
Lo sapevo.
Per quale motivo non ne fa menzione nel rapporto ?
In quella data il Genuardi non si era trasferito in via Cavour.
L'appartamento era ancora abitato dalla madre del Genuardi.
Egli ne prese possesso ad agosto, dopo la morte della madre.
La casa in via Cavour si compone di due appartamenti.
* Quello al primo piano è occupato dalla signora Verderame Antonietta
nata a Catania ottantatré anni orsono
nonché nonna materna del sobillatore Rosario Garibaldi
che nutre verso di lei un tenerissimo affetto.
* Trovandosi in Vigàta il 14 marzo
Garibaldi non poté non andarla a trovare
dopo aver acquistato una dozzina di cannoli
dei quali la signora Verderame è ghiottissima.
* Pertanto, devo confermare
quanto già dichiarato nel precedente rapporto
il Genuardi non ha idee politiche
e men che meno contatti con mestatori di qualsiasi sorta.
Non ho parole.
* Egregio signor Genuardi, il suo nome ci è stato segnalato
dal commendatore Lollò Longhitano di Vigàta.
* La concessione della linea telefonica è una pratica laboriosa
ma cercherò in quanto direttore di agevolare la pratica.
* Forniamo apparecchiature telefoniche Ader-Bell
per uso privato che sono senza commutazioni.
Non è possibile la chiamata su altre linee diverse da quella richiesta.
* Non appena avremo ricevuto i documenti allegati a questa mia
verrà a Vigàta un nostro tecnico per le stime e i rilievi di rito.
* Viaggio, vitto, alloggio del tecnico sono a suo totale carico.
* La prego di salutarmi caldamente il Commendatore Longhitano.
* Mi creda, suo Direttore. Poste e Telegrafi.
Taninè, prepara la camera degli ospiti quando puoi !
Chi deve venire, Pippù ?
- Un tecnico, da Palermo. - E che veni a fare ?
Dei rilievi per la linea telefonica.
Ancora con quella diavoleria ! A che ti serve ?
- Per aumentare gli affari. - E che dirà papà ?
Il progresso non si può fermare, che lo voglia o che non voglia papà.
Colpi alla porta
Chi può essere di domenica ? Non è già il tecnico ?
Non dire fesserie, sarà sicuramente qualcheduno
che è venuto a scassarci le scatole.
Eccomi. Buong...
Genuardi Filippo di fu Giacomo e Posacane Edelmira ?
Sono io.
Nato a Vigàta il 3 settembre 1856 e quivi residente
in via Cavour, numero venti, secondo piano ? - Io sono.
Per aver cospirato ai danni dello Stato
la dichiaro in arresto. - Che sta dicendo ? Taninè.
Pippù, che succede ? Pippuzzu mio. Madre mia !
Il mio compito è quello di mantenere l'ordine pubblico !
Le ripeto che si tratta di una solenne cantonata !
Riesce ad immaginare che accadrebbe se lasciassimo liberi i farabutti ?
Liberi d'infettare ! 12, 72, 49 !
Signor Prefetto !
In linea di principio, lei ha ragione.
Noi, quali servitori dello Stato, dobbiamo attenerci alle direttive.
Su questo siamo d'accordo ?
Non ci è stata data la direttiva di arrestare i sovversivi. Giusto ?
E' giusto, è giusto.
Agendo d'arbitrio, si metterebbe contro le direttive dello Stato.
Agirebbe come i sobillatori, sarebbe dalla loro parte.
No, non mi interrompa, la prego, mi faccia finire, per cortesia.
Io le sono amico, sono qui a evitarle di fare un passo falso.
Lei è un uomo eccezionale, magnificamente lungimirante
ma proprio per questo occorre la massima cautela. Capisce ?
Io mi rendo conto che la mia vista è stata offuscata dalla collera
e per questo io devo ringraziarla.
Dovere, non deve ringraziarmi.
Ha evitato un mio passo falso e non posso che dirle grazie.
Grazie per avermi impedito che io facessi un errore
che avrebbe potuto compromettere la mia carriera.
- Grazie, mille volte grazie. - Eccellenza, ma che sta facendo ?
- Lasci che le baci le mani ! - Lo potrà fare magari domani.
Ora deve mandare l'ordine di scarcerazione di Genuardi Filippo.
- Adesso no. - Come no ? - Che figura ci faccio ?
Mi ci faccia pensare un poco su, mi ci faccia pensare.
No, va fatto subito. Mi creda.
- Che figura ci faccio ? - Nessuna figura.
Aspetti un momento che mi sovviene forse una magnifica via d'uscita.
Lei ha detto che in quella casa di via Cavour
abita la nonna di Rosario Garibaldi Bosco.
Caro collega, mi ha convinto. Lascio libero il Genuardi Filippo.
- Bravo, che Dio sia ringraziato. - Metto dentro la vecchia !
No, la vecchia no ! Perché la vecchia ?
La vecchia sì, qualcuno deve andare.
Grazie.
Voleva arrestare la nonna di ottantatré anni !
Lo so.
Non si può andare avanti così, bisogna fare qualcosa.
- E' d'accordo ? - Completamente, signor questore, certo.
Il mio consiglio è quello di attendere ancora un po'.
Attendere che cosa ? Bisogna intervenire subito.
Scriverò una lettera al Ministero perché mandino un Ispettore da Roma.
- Prego. - Grazie.
- Si sieda, dottore. - Si, grazie.
Dottore, buongiorno, grazie per essere venuto.
Buongiorno, Genuardi, allora che capitò ?
Il giorno dopo della sventurata storia che prima m'arrestarono
e poi mi m'incarcerarono, mi risvegliai con la febbre.
A proposito, quand'è che mi incarcerarono, Taninè ?
Ma come, quando è ? Ieri fu ! Oddio, non ci stai con la testa ?
Scusatemi dottore, sono un po' stralunato, ma la febbre mi passò.
Non si preoccupi, ora vediamo. Si sieda qua in mezzo letto.
Ora controlliamo subito.
Faccia un bel respiro profondo.
- Bravo. Adesso dica "trentatré". - Trentatré.
Vabbè, lasciamo perdere, tiri fuori la lingua, bene.
- E' grave, dottore ? - Signora, suo marito è sano come un pesce.
Dottore scusasse, guardi qua.
Tutte queste macchie sulla schiena, sopra e sotto, guardi.
Genuardi, ma mi dica una cosa, fu messo in cella ?
Sì, per qualche ora.
E in terra c'era un pagliericcio ?
Si, ero stanco, mi ci misi sopra.
- Fu assalito da pulci e cimici. - Maria, che schifo !
Signora, cose che capitano, queste macchie passeranno da sole.
Se torna la febbre che deve prendere ?
Niente, gli dia della camomilla solo se è agitato.
Perché non vai a preparare una tazza di caffè al dottore ?
No, la ringrazio, signora, non si disturbi.
Nessun disturbo, è già pronto.
Dottore, ne approfitto ora che mia moglie non c'è.
Da stamattina, quando mi è venuta la febbre
io non mi posso contenere.
Sono le dieci del mattino e già l'ho fatto tre volte.
- Ha frequenti erezioni. - Si, proprio così, erezioni.
Va bene, non si preoccupi, sono cose che capitano.
Sono reazioni naturali.
Te la sei cavata egregiamente, compagno.
- Dottore, perché mi dà del tu ? - Perché tra compagni si fa così.
Quali compagni ?
Lo so, Genuardi, peccato che sei dovuto venire allo scoperto.
- Quale scoperto ? - Ti confido un segreto.
In settimana arriva qui il capo della lega rossa di Agrigento.
- Ti farò sapere il giorno e l'ora. - Io non c'entro con i socialisti.
Ecco il caffè.
Grazie, mi scusi, lo consumo in piedi perché devo scappare.
- Grazie, gentilissima. - Allora l'accompagno.
Siamo intesi, per quella cosa le farò sapere, grazie.
Prego.
Arrivederci.
- Taninè ? - Che c'è, Pippuzzu ?
Veni a sdraiarti un pochino con me.
- Maria santa, ancora ? - Ancora.
- Baciamo le manu, don Lollò. - Salute, Calogerino. Novità ?
In paese, nessuno sa perché arrestarono Pippo Genuardi.
Non sanno nemmeno perché dopo mezza giornata lo rimisero fuori.
Siediti, Calogerino e ragioniamo.
Dunque, questo signore prima l'arrestano
e dopo, un attimo...
"Abbiamo sbagliato, ci scusi tanto" e tanti saluti, giusto ?
- Giusto. - Non mi quadra.
Manco a me quadra, don Lollò.
A Palermo, come sono andate le cose ?
Quando sono arrivato a Palermo alla casa di corso Tukory
Sasà La Ferlita aveva appena traslocato.
A me pare che stiano giocando come il gatto con i sorci.
Secondo me, i gatti sono due, Sasà e Pippo.
Pippo mi dice dove sta Sasà
e contemporaneamente avverte Sasà di prendere e scappare.
Allora, io a questo Pippo gli apro la panza come una triglia !
Aspetta, Calogerino, non correre.
Forse Pippo fa così non per salvare Sasà
ma per fregare me d'accordo con i Carabinieri.
I Carabinieri l'hanno messo dentro.
Mi sa di teatro.
Forse i Carabinieri volevano parlarci a quattrocchi
senza disturbo, per combinare il tranello a me.
Ma come ?
La prima vota che sei andato a Palermo, trovasti Sasà ?
- No. - E la seconda in corso Tukory ? - No, signore.
La prossima volta che Genuardi ci dice il terzo indirizzo
tu vai a Palermo... - Non lo trovo.
Lo trovi, Calogerì, lo trovi.
E allora che fai, gli spari o lo scanni ?
A seconda del contesto, lo potrei affogare pure con le mie mani.
E' là che arrivano di botto i carabinieri che t'incatenano.
Tutti sanno che lavori per me. Intesi ora ?
E' un grandissimo figlio di puttana Genuardi !
Allora io gli piglio il cuore e me lo mangio a morsi, o no ?
Calma, Calogerino, calma.
Io sono molto più esperto di qualsiasi Pippo Genuardi.
- Ma che... - Muto, Calogerino.
Fischio
Sparo
Questa partita me la gioco di persona.
Caro Pippo, come mi hai chiesto sono andato dal direttore delle Poste
e il dottore si mostrò gratissimo per le aragoste che mandasti.
* Per dare l'avvio alle pratiche inerenti la concessione della linea
oltre il lascia passare da parte di tuo suocero
che non ha ancora ricevuto
ha l'obbligo di allegare
attestazione sulla condotta morale e politica del richiedente.
* Non gli pervenne informativa dalla tenenza dei Carabinieri di Vigàta
dalla quale risultava che eri stato arrestato per attività sibillatorie.
* Fortunatamente è riuscito a non farla ancora protocollare.
* Per rischiare tanto però il direttore mi ha detto
che è indispensabile che le sue spalle siano coperte.
* Il suo consiglio è che tu ne parli al Commendatore Lollò Longhitano.
* Attende quindi risposta non scritta.
* P. S. Ho incontrato casualmente il comune amico Sasà La Ferlita.
* Venendo a discorrere del più e del meno ho fatto il tuo nome.
* Ho avvertito in Sasà una specie di irrigidimento.
* In nome dell'amicizia che ci ha legato mi sono persuaso
in mezzo a ragionamenti confusi che lui si aspetti da te un cenno
seppur minimo, per buttarsi tra le tue braccia.
* Egli mi ha fatto giurare di non rivelarti questo indirizzo.
* Se commetto uno spergiuro è perché penso che l'amicizia
sia la cosa più preziosa. Sasà abita in Palermo in Vicolo delle Croci, 5
presso famiglia Panarello.
* Mandagli almeno un augurio. Ti abbraccio, Angelo Guttadauro.
Taninè, a Pasqua andiamo da papà, giusto ?
- Come preferisci, Pippù ! - Preferisco.
In questo giorno che Gesù è risorto, mi sento pronto a una nuova vita.
Essere incarcerato da innocente è una disgrazia che ti cambia.
Il mio brindisi va a don Nenè, alla signora Lillina
che mi hanno accolto alla loro tavola
a mia moglie che mai finirò di ringraziare.
Campane in lontananza
Sentite le campane ?
Mi vengono in mente i miei cari che non ci sono più
la mia amatissima madre stroncata da un male ancora troppo giovane
zio Maurilio che mi ha accudito come un padre
mio cugino Nenè Impiduglia morto in circostanze particolari.
Siete voi, ora, la mia famiglia
e ringrazio Dio per avermela data.
Grazie, scusate se mi sono abbandonato all'onda dei ricordi.
Mi permette di abbracciarla ?
Papà.
Pippo mio avrebbe una richiesta da farti da lungo tempo.
Taninè, non mi sembra il momento questo.
Sì, lo è. Siccome lui non ti vuole recare disturbo, te la faccio io.
Devi sapere che Pippuzzo fece domanda alle Poste
per la concessione di una linea telefonica.
Loro gliela danno se tu dici di sì.
- E che c'entro io ? - Spiega tu, Pippo.
E' mia intenzione ingrandire l'attività.
Perciò, mi sono detto che pertanto può essere indispensabile
ogni vostro consiglio ed esperienza per ogni affare.
Vorrei allocare la linea telefonica dal mio magazzino alla vostra casa
dove vossia del resto possiede già una linea
che le permette di parlare con la miniera.
La cosa non ti creerebbe altro disturbo.
Orfano come sono, a chi posso rivolgermi se non a vossia
che con me sa essere sia comprensivo che severo come merito ?
Posso approfittare della vostra generosità, papà ?
Grazie, grazie !
Qual era la preghiera, quindi ?
E' venuto fuori un intoppo
che può arrestare la concessione del telefono.
Sa che sono stato arrestato per equivoco, dai Carabinieri ?
Lo seppi e assai me ne dispiacqui.
Non potevo dubitarne.
Ora, per ottenere questa benedetta concessione
è necessario che le informazioni rilasciate sul mio conto
da Carabinieri e Polizia non riportino niente di negativo.
Con i Carabinieri possiamo stare tranquilli.
Commendatore, con tutto il rispetto che io posso, ma vuole scherzare ?
I carabinieri la devono ripagare per il torto che le hanno recato.
Scrissero al direttore che stanno facendo un'indagine su di me
e che il telefono non è cosa.
Cosa mi sta dicendo ?
I Carabinieri fanno un simile sgarro
a un uomo specchiato come lei ? Cose da pazzi !
Commendatore perché mi guarda così ? Mi sta facendo sudare freddo.
Io ? E Perché ?
Non lo so, ma nella sua voce sento un tono di scherno, di "sconcico".
Pisci dentro l'orinale, signor Genuardi.
Che volete da me ?
Il direttore della Poste potrebbe far sparire quel rapporto negativo.
Potrebbe dar corso alla pratica
basandosi solo sul rapporto della Polizia che invece è positivo.
Dice che si devi sentire le spalle coperte dall'avvocato Rusotto.
Russotto ha spalle larghissime.
Può coprire mezza Palermo se vuole.
Ma il fatto è che il mio obbligo verso Russotto diventa più grande
di conseguenza, diventa ancora più grande quello tuo verso di me.
Ma io glielo pago questo obbligo.
Si ? E io mi debbo fidare della tua parola ?
Commendatore, si spiegasse meglio perché mi sta facendo preoccupare.
Va bene, ti parlo chiaro, ma non cacarti sotto.
Mi sto convincendo che tu e Sasà La Ferlita
vi siete accordati per prendermi per il culo.
Madunnuzza bella. L'aria mi manca, la testa mi gira.
Ti conviene non fare tanto teatro con me.
Con quello che mi sta dicendo mi sta facendo venire un infarto.
Un infarto ti viene se non mi dai l'indirizzo giusto di La Ferlita.
- Io questo ero venuto a portarle. - Come sai che è quello giusto ?
Mi scrisse un amico comune senza che Sasà ne sapesse niente
L'ho trascritto qua, preciso !
Commendatore, stavolta lo piglia, sicuro come la morte.
A questo proposito, se l'agguanta, che gli fa ?
Pippo, parliamoci chiaro.
Tu ti sei venduto Sasà e io me lo sono accattato, giusto ?
Giusto.
Ora, se io m'accatto una cosa, quella cosa è mia
e ne faccio quello che mi pare e piace, giusto ?
Giusto.
Ragionaci sopra, Pippo. Ti saluto.
Baciamo le mani, don Lollò.
Calogerino.
- Qua sono, don Lollò. - Sentisti ogni cosa ?
* Sì e sto partendo per Palermo subito.
Calogerino, quando lo trovi, tagliagli la faccia.
Se lei vuole, lo posso pure scannare.
Calogerino, se Genuardi viene a sapere che Sasà è stato ammazzato
potrebbe fare qualche alzata d'ingegno.
Perciò, tagliagli solamente la faccia.
Da quant'è che non ti confessi, Taninè ?
Da quando mi maritai, Padre Macaluso.
Così tanto ? Perché ? Tuo marito ti dice di non venire in chiesa ?
No, però una volta che stavo uscendo di casa per venire qua
mi disse "vieni che te li do io i sacramenti che ti servono".
Tuo marito brucerà nelle fiamme dell'inferno con tutti i vestiti.
Sono giuste dicerie che girano su di lui in paese.
- Che dicono ? - Che è d'accordo coi socialisti.
Padre, non credete alle malelingue.
Vedremo, piuttosto, assolvete al dovere coniugale ?
Non saprei. Che devo dire ?
Fate quello che fanno marito e moglie ?
Quello non manca, padre.
- Lo fate spesso ? - Tre, quattro volte.
- A settimana ? - Scherza ? Al giorno, padre.
Assatanato, impossessato dal diavolaccio. Povera Taninè.
Perché povera ? A me piace.
Ti vuoi giocare l'anima ? Non ti devi piacere.
Padre, ma se mi piace che ci posso fare ?
Fa' in modo che non ti piaccia.
Provare piacere non è da femmina onesta !
- Avete figli ? - Non vengono, ma li vorremo.
Allora, quando tu fai quella cosa
devi ripetere mentalmente
"io non lo faccio per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio".
Sarebbe una furfanteria che direi al Signore santo.
Io provo piacere, un po' meno quando Pippo mi si mette dietro.
Questo è peccato !
Anche se i figli si possono fare anche così.
Padre, ma quando mai ?
Dove lo mette lui, non possono nascere i figli.
O Madre santa !
Mi stai dicendo che lo fa nell'altro vaso ?
Quale vaso ?
Niente, è Socialista, quant'è vero Dio.
Che c'entra il socialismo con il vaso ?
C'entra eccome ! Perché farlo nell'altro vaso è contro natura !
* Anche il socialismo è contro natura.
* Tre volte al giorno davanti e dietro, no !
Questo è il rapporto settimanale sulla situazione portuale di Vigàta.
La ringrazio, delegato, può andare.
Ha altro da dirmi ?
Sì, ma se parlo, è solo per mettere le mani avanti.
Si decida.
Questa mattina in paese è nata una diceria
e se questa storia arriva alle orecchie dei Carabinieri
siamo da capo a dodici. - Un'altra storia sul Genuardi.
- Sua moglie, gliela dico ? - E sentiamola.
Alla signora Genuardi, che era andata a confessarsi
padre Macaluso negò l'assoluzione
e questo ha fatto molto rumore in paese.
Gliel'ha detto il prete che ha negato l'assoluzione ?
No, padre Macaluso non ha detto niente pubblicamente.
E allora ?
Vicino al confessionale, tra le donne che aspettavano
c'era anche la vedova Rizzopinna.
Cosa ha fatto di tanto grave la signora Genuardi ?
Pare che Genuardi Filippo quando assolve al debito coniugale
si tinge il membro di rosso e possiede la moglie contro natura
gridando "Viva il socialismo". - Lei crede a questa storia ?
Io no, ma la gente sì.
Se appresso al Genuardi
oltre ai Carabinieri, ci si è messa anche la Chiesa
mi perdoni, ma quello lo vedo fottuto.
Signor Genuardi, come può vedere
il Tracciato dei pali della linea telefonica passa
per quattro diverse proprietà. - Sono poche, bene.
Non proprio, 3 su 4 proprietari non vogliono darle il permesso
di piantare una beneamata. - Perché ?
La signora Mancuso dice che il marito soffre di demenza
e non si ricorda più nemmeno il suo nome.
Gli Sparapiano dicono che hanno sentito voci
sulle sue pratiche socialiste e non le vendono neppure i pali.
I fratelli Morabito dicono che qualcuno gliel'ha sconsigliato.
Non possiamo fare un altro giro con questo benedetto cavo ?
A quel punto i pali diventano trentadue anziché venti.
Tra l'altro, non andrebbero in linea retta
il che compromette la qualità della ricezione.
- Trentadue pali ? - Minimo.
* Caro Questore, mi corre l'obbligo sgradito di informarla
che sua eccellenza, il Prefetto Vittorio Marascianno
ieri mattina, sortendo dall'appartamento prefettizio
per portarsi al sottostante ufficio
malauguratamente scivolava e percorreva rotolando
un'intera rampa di scale.
* In seguito alla rovinosa caduta, Sua Eccellenza non può parlare.
* Gli si sono spezzati molari e incisivi.
* Non può scrivere, frattura del braccio destro
* Non può deambulare, rottura dei femori.
* Attualmente, Sua Eccellenza si trova ricoverato
nell'ospedale di Montelusa, dove mi reco a trovarlo.
* Colgo l'occasione per informarla di aver ricevuto un rapporto
del Tenente Lanza-Turò riguardante Genuardi Filippo
* Gli consiglierò vivamente di non occuparsi più della faccenda
anche perché sembra ovvio che si sta percorrendo una strada di equivoci
e false convinzioni. * Sempre nella giornata di ieri
un altro dispaccio ministeriale annunziava l'arrivo di un ispettore
credo per mettere in cattiva luce sua Eccellenza Marascianno
presso il Ministero dell'Interno. * Mi creda, di lei devotissimo
per sua Eccellenza il Prefetto Corrado Parrinello.
* "Ieri mattina, il Sig. Brucoleri Antonio"
"uscendo dal suo appartamento per andare al lavoro"
"notava che la porta della casa attigua era spalancata."
* "Meravigliato, risultando la casa disabitata da tre anni"
"entrava e rinveniva a terra un uomo senza sensi"
"per una vistosa ferita al capo. * Avvertiti i Reali Carabinieri"
"lo sconosciuto veniva ricoverato presso l'ospedale S. Francesco."
* "L'uomo privo di documenti e in stato confusionale"
"non ha saputo declinare le sue generalità"
"né spiegare le circostanze del ferimento"
"né i motivi per cui si trovasse nell'abitazione in via delle Croci"
"un tempo di proprietà del signor Panarello."
* "I Carabinieri indagano".
Grandissimo figlio di puttana.
Te lo brucio il quadriciclo.
* "Incendio doloso a Vigàta."
* "L'altra notte, sconosciuti penetrati nel magazzino"
"dove il Sig. Filippo Genuardi custodiva il quadriciclo Panard"
"hanno dato alle fiamme l'apparecchio."
* "Il mezzo era l'unico esemplare circolante nella nostra Isola."
* "Pubblica Sicurezza e Reali Carabinieri indagano"
"per scoprire gli autori del gesto vandalico".
Voci concitate
Colpi alla porta Genuardi !
Io conto fino a tre e se lei non è uscito di qua la prendo a mazzate.
Uno, due !
Guardi che mi presento a lei, per puro scrupolo di coscienza.
Quel grandissimo cornuto di suo fratello mi bruciò il quadriciclo !
Lei ha ragione a dire che è stato Sasà, però solo indirettamente.
Che significa ?
Metta giù quel bastone che glielo dico.
Permetta prima una domanda.
Sa ciò che è capitato a Palermo ad un certo Calogerino Laganà ?
- Perché mi fa questa domanda ? - Era un tranello.
Quale tranello ?
L'indirizzo di Sasà che le aveva scritto Guttadauro era falso.
Cosa ?
Mio fratello pensava che lei comunicasse a don Lollò
ogni suo cambio di indirizzo e così volle fare una prova.
Quando Calogerino si presentò
mio fratello, pigliandolo di sorpresa, gli spaccò la testa.
- Cosa ho fatto ? - Ha capito ora ?
Persuaso com'è che lei l'ha pigliato per il culo
Don Lollò le ha fatto bruciare il quadriciclo.
Forse, non s'accontenta.
San Giuseppe, come faccio ?
Non ha scelta, chiude bottega e sparisce.
* Caro papà, Taniné ti spiegherà la lunga e assurda sequela di eventi
ed equivoci che mi obbligano a scappare
prima che a don Lollò venga voglia di gettarmi a mare
con una mazzara al collo.
* Andrò a Palermo, ad un indirizzo che sua figlia le dirà a voce.
* Taninè, oltre a questa mia, le porterà anche la lettera
che mi mandò quel falso amico dandomi un finto indirizzo di Sasà.
* Se per caso incontra Don Lollò gliela mostri
essa grida la mia buona fede. Sono nelle sue mani.
Sua Eccellenza, il prefetto come sta ?
Sempre fasciato come una mummia.
L'ispettore è ripartito ?
Sì, proprio ieri. E' stato minuzioso, preciso.
Ha anche interrogato a lungo il Sottoprefetto di Bivona.
A mio parere, finirà male assai.
Certo, per Marascianno.
No, per il Sottoprefetto di Bivona.
La caduta di Sua Eccellenza si è risolta tutta a suo vantaggio.
Non potendo né parlare, né scrivere
non ha dato numeri, né frasi senza senso.
Agli occhi dell'ispettore
Marascianno non era che un povero infortunato.
Ha trovato la Prefettura tutta in perfetto ordine, ci ho pensato io.
Per giustificare le spese di viaggio e salvare la faccia
l'Ispettore chiederà la testa del Sottoprefetto di Bivona.
Quindi, ci dobbiamo ancora tenere questo pazzo in prefettura ?
Che vuole che le dica.
- Si sieda, prego. - Grazie.
Dunque, la volevo informare che ho ricevuto due lettere.
Una da un amico mio che lavora al Ministero.
Marascianno non ha mai avuto una prima moglie morta
né una seconda scappata con l'amante.
- Lo sospettavo. - E da cosa ?
Sono stato nell'appartamento di Sua Eccellenza
all'ultimo piano in Prefettura.
Entrando, si vede subito che è un uomo
che non è abituato ad avere una femmina al lato.
- Le ha fatto pena. - Sì, sembrava un cane bastonato.
Questa stessa mia impressione l'ha avuta anche mia moglie.
Mi ha detto "Stacci appresso a questo povero disgraziato."
"Farai un'opera di bene." E' così.
- Ha cosparso di olio le scale. - Che sta dicendo ? No !
La seconda lettera che ho ricevuto
anonima, ma sicuramente di qualcuno della Prefettura
asserisce che la caduta è stata provocata
dall'olio cosparso sul pianerottolo e sui due primi gradini.
Il suo sospetto risulta come una nota infame verso di me.
Viceprefetto, lei dimentica che sono innanzitutto uno sbirro.
Il sospetto che la caduta fosse stata provocata mi era già venuto.
Che combinazione ! La mattina viene annunciata l'ispezione
e nel pomeriggio Sua Eccellenza è messo nelle condizioni
di non poter parlare, né scrivere.
E poi lei si è tradito.
Le sue parole di pietà sono state meglio di una confessione.
Mi scusi, ma lei non ha pensato
che questo poveraccio poteva rompersi l'osso del collo ?
No, perché io ho fatto una ricca offerta a San Calogero.
Infatti è vivo, mummificato, ma è vivo.
Mi chieda ciò che devo fare e io lo faccio
dall'autodenuncia, alle dimissioni.
Non mi faccia ridere, per cortesia.
Vada in prefettura e mi informi di qualsiasi novità. Vada, vada.
Nonostante il delegato di Polizia fosse del parere
che tanto la combustione quanto l'effrazione
fossero imputabili ad ignoti, magari mossi da invidia
questa Tenenza, ha continuato sue discrete indagini.
Avendo scoperto che il quadriciclo era stato assicurato dal Genuardi
e avendo saputo che il sopraddetto viveva
in condizioni economiche assai difficili
e avendo inoltre scoperto che queste condizioni erano peggiorate
dopo la sua frequentazione con i cospiranti socialisti.
Questa Tenenza nutre il sospetto...
"Che a montare il teatrino del finto incendio"
"sia stato lo stesso Genuardi."
"In questo senso, continueremo le indagini."
"Il Tenente dei Reali Carabinieri, Lanza-Turò".
Che vuole che le dica ? Cadono le braccia.
La capisco perfettamente, Delegato.
E' una persecuzione
ciò che i carabinieri stanno facendo nei confronti del Genuardi.
A quel quadriciclo, il Genuardi ci teneva più della propria vita
tanto da aver litigato col suocero per non venderselo.
Secondo lei, com'è andata la storia ?
Penso c'entri la frequentazione del Genuardi con uno di rispetto.
Ovvero, persona che con metodi mafiosi è assurta a gran potere.
Questa mia ipotesi viene confortata da alcune voci che mi sono giunte.
Quali voci ?
Pare che questo uomo di panza e cioè Don Lollò
abbia fatto pressioni su alcuni proprietari
affinché neghino il permesso per la palificazione telefonica.
A tal proposito, se mi permette uno sfogo...
Prego.
Dopo un anno di servizio qui a Vigàta
io proposi questa persona di rispetto per il confino.
La proposta mi venne negata dal Tribunale.
Io riuscii soltanto a fargli togliere il porto d'armi.
Dopo due mesi, gli venne restituito con tanto di scuse.
"Ai Sigg. Prefetti della Sicilia, ai Sigg. Questori della Sicilia"
"Sua Eccellenza il Ministro degli Interni comunica"
"abili informatori da noi attivati"
"ci diedero notizia affatto rassicurante"
"che tutte le organizzazioni operaie dell'isola"
"si riuniranno in un'unica organizzazione"
"denominata Fasci dei lavoratori siciliani."
* "Lascio a voi immaginare quanta capacità distruttiva"
"possa sviluppare un'organizzazione così potente"
"animata da cieco odio verso l'Ordine, la Società e lo Stato."
* "Abbiamo anche appreso"
"che i capi del Movimento sono attualmente adunati a Palermo"
"per definire lo Statuto dell'organizzazione"
"mentre l'autentica finalità sarà quella di promuovere"
"forsennati scioperi e agitazioni"
"col fine di danneggiare le colonne della nostra civile Società."
* "I nomi dei futuri capi dei Fasci sono in parte già noti"
"ma sarà opportuno rammemorarli"
"F. Maniscalco di Palermo"
"F. Cassisa di Trapani"
"F. Genuardi di Vigàta"
"L. Macchi di Catania"
G. De Felice di Catania.
* Il nostro corrispondente da Vigàta ci segnala
un singolare episodio capitato ieri notte.
* Dopo averne scassinato il portone ignoti sono penetrati
nei locali dell'Ufficio delle Regie Poste e Telegrafi.
L'indomani mattina il Ricevitore Postale, signor Tamburello
s'accorgeva dell'avvenuta effrazione
e ne informava prontamente i Reali Carabinieri.
* Il signor Tamburello dichiarava con stupore
malgrado dall'evidente disordine in cui versava l'Ufficio
che non era stato asportato niente
né dalla posta in partenza né dai numerosi colli da distribuire.
* Un cassetto nel quale erano riposte lire 300 è stato forzato
ma il denaro non è stato rubato. I Carabinieri Reali indagano.
Grazie per le informazioni, dottor Tamburello.
Si figuri, Commendatore, è stato un piacere ragguagliarla su tutto.
Mi scusi, ma scappo.
All'ufficio postale dopo il guaio che è successo
si è raddoppiato il lavoro.
- Le bacio le mani. - A presto, carissimo.
Calogerino, vieni, il signor Tamburello è uscito.
- Comandi, don Lollò. - Hai sentito dall'altra camera ?
Sì, Pippo Genuardi è a Palermo alla pensione di via Roma.
Se lei vuole, parto pure subito.
No, aspetta.
A Palermo, ci vado io.
Ma hai sentito quant'è fesso questo Tamburello ?
E' bastato portare il discorso in una certa maniera
e lui subito mi ha detto l'indirizzo di Pippo Genuardi.
Non potrà mai dire che glielo abbia espressamente chiesto.
Vossia è meglio di tutti, don Lollò.
La vuoi sapere un'altra cosa ?
Quando mi disse che aveva l'elenco della posta
per darlo al Delegato Portera che glielo aveva chiesto
ho avuto conferma che Portera è proprio uno sbirro.
E' arrivato prima lui alla mia stessa pensata.
E quale sarebbe questa pensata, don Lollò ?
Calogerino, un ladro vero se le rubava o no
le trecento lire che c'erano nell'ufficio ?
Certo che se le rubava.
Quindi, significa che non cercavano denari, ma qualche altra cosa.
Che c'è di tanto importante in un ufficio postale ?
- Non lo so, don Lollò. - C'è la posta, Calogerino.
Tamburello ha detto che non hanno rubato la posta.
Non c'era bisogno di rubarla, bastava guardare.
I finti ladri cercavano un indirizzo.
Un indirizzo segreto, sconosciuto a tutti in paese.
Quello di Pippo Genuardi !
Vedi che ci sei arrivato ? A chi interessava conoscerlo ?
Restiamo in tre. Io non c'entro e manco il delegato Portera
tant'è che ha chiesto a Tamburello l'elenco della posta.
E quindi chi è stato, don Lollò ?
Sono stati i Reali, Calogerino l'Arma dei Carabinieri.
Minchia.
Schilirò, io non le sto parlando come delegato di pubblica sicurezza
ma come Antonio Portera, privato cittadino e amico.
Lei mi sta veramente facendo preoccupare.
Filippo scrisse tre lettere al prefetto
per avere una linea telefonica.
Per una serie di eventi complicati
il prefetto si persuase che Filippo era un sovversivo.
Ma come ? Pippo non va nemmeno a votare !
Questa può apparire un'aggravante
non va a votare perché non crede nello Stato.
Giusto ?
In questi giorni, a Palermo
sono riuniti i capi del movimento operaio e contadino dell'Isola.
Persuasi che Filippo faccia parte della congrega
i Carabinieri hanno scoperto il suo indirizzo. - E come ?
Lasciamo perdere come, è meglio per lei e anche per me.
Faranno le umane e divine cose per fotterlo
dimostrando che lui fa parte della comarca dei sovversivi.
Lo devono fare per salvare la faccia, ma perché piange ?
Penso a sto povero genero preso in mezzo tra lo Stato e la mafia.
I tre quarti dei siciliani sono presi in mezzo tra Stato e mafia.
Adesso non possiamo continuare a parlare.
Filippo deve cambiare immediatamente indirizzo.
Mia moglie Lillina non sta bene.
Tra due o tre giorni andrà a Palermo
a farsi visitare da uno specialista.
Gli riferirò tutto tramite Lillina, così siamo sicuri.
Perfetto, ora mi parli di Pippo e Don Lollò.
Colpi alla porta E' aperto.
Sorpresa !
Madunnuzza santa ! Perché porta il revolver ? Mi vuole ammazzare ?
- No, zitto ! - Mio Dio, mi pento e mi dolgo dai miei peccati.
- Muto ! - Come faccio a stare muto ?
Mi viene da piangere, da parlare, da pregare.
Il revolver che le fa tanto paura lo metto qua, lontano da me.
Ma che fa ? E' svenuto. Risveglialo, il figlio di puttana.
Forza, riprenditi.
No, a botte no, mi volete ammazzare a botte.
Ora basta con questa storia.
Che freddo, mi sento tutto un tremolio.
Si copra e la finisca.
Mi scusi, perché mi dà del lei ?
Genuardi, si sieda.
Ti sei cagato sotto ?
Sì.
Apri la finestra, Calogero.
Ma malgrado io sia malandato
sono venuto a Palermo per mettere in chiaro le cose tra me e lei.
Ci sono cose da mettere in chiaro ?
Muto. Lei deve solamente ascoltare.
Dunque, l'atro giorno suo suocero è venuto da me.
Mio suocero vi ha dato il mio indirizzo ?
Ho detto di non interrompere.
Comunque, no. L'ho saputo per i fatti miei.
Suo suocero venne a dirmi che c'era stato un equivoco
che lei e Sasà La Ferlita non vi eravate accordati
per prendermi per fesso.
Lo giuro ! E basta con queste mani.
Muto !
Le parole di suo suocero e la lettera che mi mostrò
mi persuasero. A metà, però.
Ho bisogno di una prova certa che tra voi due non ci fu accordo.
Posso parlare ?
Lei mi dica quello che devo fare e io lo faccio.
Bene, ora ci arrivo.
Intanto, le ho portato due lettere.
La prima della ditta Sparapiano, le chiedono mille volte scusa
si mettono a sua completa disposizione.
La seconda è del cavalier Mancuso, dice che ci ha ripensato.
Lei può fare quel che vuole sopra i suoi terreni
per mettere i pali del telefono.
Tutto questo per farle capire
che ho creduto alle parole di suo suocero, a metà però.
E per l'altra metà ?
Prima le voglio far sapere un'altra cosa.
Si guardi le spalle dai Carabinieri.
Sono sempre più convinti che lei stia con i sovversivi.
Hanno saputo il suo indirizzo e la sorvegliano.
Il mio indirizzo lo sanno tutti ? Era questa l'altra metà ?
E' questa.
Che cos'è questo indirizzo ?
E' quello del suo amico Sasà a Palermo.
Perché lo dà a me ? Lo tenga lei e lo vada a trovare.
No, stavolta ci va lei.
- Io ? Che cosa gli devo dire ? - Assolutamente niente.
Lei semplicemente lo va a trovare
e gli spara.
Mio Dio, Don Lollò, non sono capace di fare cose del genere.
In caso contrario, sparerò a lei.
- Ci vado. - Bene.
Bene così.
Prenda carta e penna e scriva.
Signor Questore Monterchi, con la presente vengo a comunicarle
che un generale miglioramento del mio stato di salute
mi ha consentito di riprendere in mano le redini della Prefettura.
* La informo altresì che l'ex Vice prefetto Parrinello
è stato trasferito su mia richiesta alla Prefettura di Sassari
con mansioni di Archivista Capo.
* La condotta di questo spregevole individuo nei miei confronti
è stata indegna.
* Forte di un mio momentaneo smarrimento
dovuto alle dure prove della vita
egli ometteva il tenermi informato di fatti
che necessitavano un mio intervento.
* Non pago di ciò, alle giuste rimostranze dei postulanti
opponeva l'aggravarsi delle mie condizioni
qualificandomi così quale un peso per la Prefettura.
Ieri ho nominato mio Vice il dottor Giacomo La Ferlita
uomo leale che mi ha disvelato i maneggi e le trame del Parriniello.
* Informo anche che è stata accolta dai Reali Carabinieri di Palermo
la mia richiesta d'arresto del Genuardi, il quale colà trovasi.
* Purtroppo, per una evidente soffiata
egli cambiò indirizzo giusto qualche ora prima.
* Le faccio richiesta di procedere disciplinarmente contro
il sottoposto Delegato Portera la cui condotta è stata d'intralcio
alle brillanti operazioni dei Reali Carabinieri.
* Distinti saluti. Il Prefetto Marascianno.
* Tentato omicidio con incidente.
* Il ragionier Rosario La Ferlita, sortendo ieri dalla sua abitazione
sita all'angolo di piazza Pretoria, per recarsi a lavoro
si girava di scatto richiamato da qualcuno che l'aspettava.
Sasà !
* L'individuo esplodeva un colpo d'arma da fuoco
che raggiungeva la vittima alla coscia.
* L'esplosione imbizzarriva un cavallo
attaccato a un carro carico di frutta e verdura
che travolgeva il povero La Ferlita intanto caduto a terra.
* Prontamente fermato da una Guardia Carceraria che passava
lo sparatore è stato arrestato.
* Trattasi di Genuardi Filippo, abitante in Vigàta.
* Particolare curioso.
* Genuardi era in possesso di licenza di porto d'armi
rilasciata in data 8 corrente mese.
* Sembra che il Genuardi avesse atteso di essere in regola
prima di compiere il tentativo d'omicidio.
* Ricoverato all'Ospedale Beata Vergine
oltre alla ferita alla gamba
La Ferlita soffre di numerose fratture
e di una commozione cerebrale
che gli hanno provocato un'amnesia totale.
* La Pubblica Sicurezza indaga.
A causa di un banale scambio di persona
si è visto tramutare
in un sovversivo negatore di Dio, della patria e della Famiglia.
Allo stesso modo, qui si sta rischiando di cangiare
un generoso e altruistico gesto di Genuardi in un atto criminale.
L'errore giudiziario è un pericolo che incombe su ogni processo.
Perciò, mi atterrò strettamente ai fatti, concreti, pesanti
affinché fughino ogni minimo dubbio su quest'uomo.
Il testimone Patanè Giovanni
che ha un banco di frutta proprio affianco al portone
dove abitava di casa il ragionier La Ferlita
ha affermato sotto giuramento di avere visto il Genuardi
estrarre il revolver e sparare un colpo in aria.
E' cosi ? E' così.
Anche la testimone Cannistrello Pasqualina, venditrice ambulante
afferma di avere visto il Genuardi sparare in aria.
Vi posso annoiare ulteriormente con un elenco di altri 7 testimoni
che hanno affermato la stessa cosa ?
Voci concitate
Silenzio ! Per favore, silenzio !
Per favore, silenzio.
Avvocato Russotto, per favore, vada avanti.
Signor Presidente, signori della Corte
lasciate che vi dica la verità dei fatti
così come l'ho appresa dalle parole rotte e commosse di Genuardi
un uomo ferito nell'onore e umiliato
un uomo del quale il destino sembra volersi beffare.
Il Genuardi, trasferito da tempo a Palermo per affari
venne a sapere casualmente l'indirizzo del fraterno amico
La Ferlita di cui aveva perso completamente le tracce.
Arrivato nei pressi del portone
vide l'amico che ne usciva correndo.
Stava per chiamarlo, ma s'accorse con orrore del cavallo imbizzarrito
mentre La Ferlita di nulla si era avveduto.
Fulmineamente, per fare cambiare percorso al cavallo
Genuardi estrasse il revolver ed esplose un colpo in aria.
Malgrado questo, l'animale continuò la corsa e travolse il La Ferlita.
Questo è tutto, anzi, questa è la chiara, e inequivocabile verità.
Signor Presidente, mi è concessa una domanda all'avvocato Russotto ?
- Prego, Pubblico Ministero. - Grazie, Presidente.
Avvocato Russotto, vuole avere la compiacenza
di spiegare a codesta Corte com'è possibile
che il colpo esploso dal Genuardi
che secondo le testimonianze era rivolto in alto
abbia terminato la sua traiettoria nella gamba di La Ferlita ?
Voci concitate Silenzio !
Signori della Corte, la risposta a questa domanda sta qui.
Nella perizia da me richiesta al professore Aristide Cusumano-Vito
luminosa figura d'esperto balistico
in essa, il professore afferma
che il colpo appena esploso salì verso l'alto
ma subito nella sua traiettoria impattò con un lampione.
Cosicché, rimbalzando in un angolo pressoché acuto
la pallottola andò a colpire la gamba di La Ferlita.
Come stai, Sasà ?
Giacomino, fratello mio ! Ahi, piano, piano.
Ti trattano bene qua all'ospedale ?
Sì, mi stanno curando bene, ma mi sembra di essere in carcere.
Ma che dici, Sasà ? Mi hanno chiuso da solo
dentro questa camera, non posso vedere nessuno
e non so che cosa sta succedendo là fuori.
Stanno facendo il processo a quel cornuto di Pippo Genuardi ?
- Lo stanno facendo. - Come procede ?
Procede bene. Mi sono costituito pure parte civile.
Bravo. Che avvocato hai preso, costa caro ?
No, non costa niente, E' Rinaldo Russotto
il fratello di quello che difende Pippo Genuardi.
Il fratello del difensore di Pippo Genuardi ?
Sei scimunito ? Quelli magari s'accordano.
Chi ti ha detto il nome di questo avvocato ?
Don Lollò Longhitano.
Fu lui a dirimi di costituirmi parte civile.
Pippo Genuardi mi sparò per conto suo e ora lui ci si mette contro ?
Don Lollò mi disse che questa è tutta una finta
che però deve parere verità. - Che minchia stai dicendo ?
Che nel processo Filippo deve uscire assolto.
Allora siete tutti d'accordo !
Finalmente ci sei arrivato !
Se mi vuoi e ti vuoi bene, scrivi la lettera che ti detto.
- Non la scrivo la lettera ! - La scrivi.
Non la scrivo !
Sasà, ti si stanno incollando le ossa ?
E che c'entra ?
Don Lollò mi ha detto di dirti che se non scrivi la lettera...
Non la scrivo la lettera.
Manda qualcuno qua all'ospedale
e te le fa scollare nuovamente una ad una.
La scrivo.
La parola all'avvocato Rinaldo Russotto
in rappresentanza del ragionier La Ferlita
costituitosi parte civile.
Grazie, signor Presidente.
Devo dare lettura di questa dichiarazione del mio assistito
dettata di fronte al notaro.
"Tornatami la memoria, che avevo perso a causa dell'incidente"
"mi precipito ad affermare"
"che quella mattina essendo in ritardo"
"sortii di corsa dal portone di casa ed inciampai cadendo."
"Di quello che seguì"
"ricordo il cavallo imbizzarrito che mi veniva addosso."
"Magari avessi visto il mio amico Pippo Genuardi !"
"Sarei corso fra le sue braccia"
"e non sarebbe capitato quello che è capitato."
"In fede, Rosario La Ferlita."
E dopo queste parole, signor Presidente
è inutile dire che noi ci ritiriamo dalla costituzione di parte civile.
Allora, la seduta è tolta.
Voci concitate
- Posso, Don Lollò ? - Il caffè ! Grazie, Calogerino.
Novità ?
Il fetente di Pippo tornò al paese e tutti fanno festa grande.
Siediti, Calogerino e ascoltami bene.
Domani mattina, appena Genuardi apre il magazzino, entri e...
- E gli sparo ! - No.
Calogerì, tu a Genuardi non gli spari né domani, né mai.
Salvo occorrenza, naturalmente.
Quel grandissimo figlio di puttana mi spaccò la testa !
Calogerì, Genuardi con la rottura delle tue corna non c'entra niente.
La colpa fu di Sasà La Ferlita.
Dunque, tu domani mattina entri nel magazzino di Pippo sorridendo.
Fammi vedere come sorridi.
Vabbè, tu ti avvicini educato, magari senza sorridere e gli dici
"Buongiorno, don Lollò le comunica che è contento che lei sia libero".
Poi, gli dai queste lettere.
Dopo che gliele hai date, gli dici
"Don Lollò dice che ora siete pari e patta".
Pari e patta ? Genuardi non è stato capace di ammazzare La Ferlita.
E chi ti ha detto che lo doveva ammazzare ?
Che mattinata, Taninè ! Voglio ballare per la contentezza !
Raccontami tutto, Pippù, ma intanto mangia.
Questa mattina venne Calogerino Lagana
da parte del commendatore Longhitano e mi portò un pacco di lettere.
Erano i permessi dei proprietari dei terreni su cui devo piantare pali.
- Posso fare la linea telefonica ! - Come è possibile ?
Mi feci il carcere da innocente e provarono compassione.
Dobbiamo pensare come chiedere i soldi a mio padre per la linea.
Non ne abbiamo bisogno.
Stamattina venne il rappresentante dell'assicurazione, mi disse
che mi pagheranno il danno del quadriciclo entro un mese !
Signoruzzo, ti ringrazio !
Pippù, posso invitare stasera mio padre a mangiare qua con noi ?
Lillina partì stamattina per Fela.
- Certo, mi fa piacere. - Grazie, Pippuzzo mio !
Domani mattina, devo andare pure io a Fela per affari.
Però gioia mia, fai una cosa, non dire niente a tuo padre
perché lo sai com'è fatto, ogni volta che uno va in un posto
lui prende e ti chiede un favore - Hai ragione.
- Che c'è ? - Pippù, devi andare subito in magazzino ?
Veramente, un'oretta ce l'avrei.
Allora faccio i piatti e poi vengo.
Facciamo l'inverso, prima vieni con me e dopo fai i piatti.
- Mettimi giù ! Sei pazzo ? - Sì, sono pazzo di te !
* - Alla socialista, Taninè ! * - Maria, sì ! Alla socialista !
* Stimatissimo Don Nenè, avrei potuto scriverle in forma anonima
ma poi ho preferito metterci tanto di firma
perché lei possa farsi convinto che racconto la verità.
* Le dico che agisco per vendetta contro quel delinquente di Genuardi
che mi ha reso zoppo per tutta la vita.
* Come saprà, io e Pippo eravamo amici
ci confidavamo ogni cosa.
* Un giorno di almeno due anni fa
mi disse che si era fottuto la signora Lillina.
* Erano soli nella sua villa fuori Vigàta
e senza sapere come s'erano trovati nudi nel letto.
* Col passare del tempo
Filippo mi raccontò i particolari della loro unione carnale
spesso dilungandosi sui dettagli
dato che cominciava a conoscere meglio ciò che a Lillina piaceva.
* Non è forse vero che sua moglie
una o due volte al mese, le dice che va a Fela ?
* Bene, è là, con la complicità della sorella di Lillina
che passano interi pomeriggi in una casa di campagna.
* Lo sa perché Pippo ha voluto la linea telefonica con casa sua ?
* Per poter parlare con sua moglie e stabilire gli incontri.
* Perché lei mi possa credere la sua signora non ha forse
una voglia a forma di cuore sopra l'osso sacro ?
- Nenè ? - Vado a riposarmi un po'.
Rintocco delle campane
Nenè !
Che nottata che ho passato ! Che paura !
Perché ti spaventasti ?
- Per tuo padre, Taninè ! - Si è sentito male ?
No, non è cosa di malattia.
Ieri sera eravamo in salotto.
A un certo punto s'alzò dritto con una faccia che pareva
che gli stesse venendo un infarto.
Se n'è andato nello studio e si è chiuso a chiave.
- Perché ? - Io non sapevo che fare.
Dopo un po' mi feci coraggio e andai a bussare.
Lui non mi rispondeva.
Un'ora dopo, bussai ancora una volta e lo sai che mi disse ?
Che ti disse ?
Non mi scassare la minchia.
- Papà ? - Sissignore.
Poi, mentre stavo andando a letto
dentro a quello studio, si scatenò l'iradiddio !
Tuo padre bestemmiava, rompeva cose, gridava.
- Papà ? - Ero morta di paura, poi silenzio.
Tuo padre non è più uscito dallo studio.
Stamattina la cameriera mi disse che lui era uscito alla solita ora
e che pareva calmo. - Per caso, ce l'aveva con te ?
Con me ? No, Taninè, perché ?
Lillina, che ti devo dire ?
Se la cameriera ha detto che stamattina era calmo
vuol dire che gli è passata. Sarà stato un dispiacere d'affari.
Lo sai com'è fatto, no ?
Vedrai che stasera, quando torna, ti chiede scusa.
- Tu dici, Taninè ? - Dico, Lillina.
Ma come sei buona ? Sei troppo buona.
- Signor Genuardi, ci siamo ! - Davvero ? - Venga.
Signor Genuardi, questa volta, ci siamo superati.
Abbiamo impiantato la linea telefonica in meno di venti giorni.
- Funziona già ? - Certo ! Facciamo il collaudo ?
No, perché purtroppo devo sbrigare delle cose di lavoro.
Ci vuole un minuto. C'è qualcuno a casa di suo suocero ?
Non lo so, a quest'ora non credo. Faremo più tardi.
Io e il tecnico dobbiamo prendere il treno per Palermo
perché domani ho un'altra incombenza da sbrigare.
Le posso spiegare come funziona e il collaudo lo fa lei. - Grazie.
Bisogna prima sollevare il ricevitore
poi con l'altra mano, io ora lo faccio solo per finta
bisogna girare tre, quattro volte la manovella.
Ho capito, poi ?
Basta, dall'altra parte squilla e rispondono.
Deve ricordare di parlare con la bocca vicino alla cornetta.
- Siamo intesi ? - Perfettamente.
La ringrazio per tutte le cortesie e non rubo altro tempo.
Sono io che ringrazio lei, geometra. Vi accompagno alla stazione.
No, ci mancherebbe, non si disturbi.
Seguitemi. Caluzzè ! Accompagna i signori alla stazione.
Signor Genuardi, saluti a lei e alla signora. Arrivederci.
Arrivederci.
Di nuovo. Grazie infinite, arrivederci.
Squilli del telefono
Pronto ? Perché non risponde nessuno ?
E che fa, non funziona ? Pronto ? Pronto ?
Squilli del telefono
Pronto ?
Lillina, sei tu ? Sono Pippo.
Sei tu, Pippo mio ?
Sì, Lillinuzza bella !
Che fantastica invenzione questo telefono.
Bellissima, cuore del mio cuore.
Dimmi così, dimmi così "Pippo mio, ti amo".
Pippo, ti amo, però ti devo dire una...
Anche io, non vedo l'ora di abbracciarti, spogliarti tutta nuda
per poterti baciare sopra la bocca, i seni, in mezzo alle cosce.
Ti prego, così mi fai morire.
Vedrai quando ti vedo che ti faccio. Nenè è uscito ?
Da un'oretta. Però ti volevo dire una cosa.
- E la cameriera ? - La cameriera è qua.
- Allora per oggi non si può fare. - Però, ascoltami, Pippù !
Domattina, quando Nenè esce, manda la cameriera a fare la spesa.
Poi mi chiami al telefono e mi dici "Pippuzzo mio, via libera".
* Io prendo il cavallo e in dieci minuti sono da te.
No, ascoltami, Pippo.
Chi è ? Lillinè, un secondo che c'è qualcheduno che bussa.
No, Pippo, ascoltami !
Arrivo !
Infame figlio di puttana.
Sparo
Appuntato Licalzi ! Si entra senza bussare ?
Mi perdoni, signor Tenente, è successa una cosa incredibile !
Mi dica.
Mi aveva ordinato di passare tutte le volte che potevo
davanti al magazzino del Genuardi per vedere il via vai di gente.
- Ebbene ? - Cinque minuti fa mi trovavo là e ho sentito due spari.
- Che è successo ? - Il suocero del Genuardi ha sparato al genero
e si è sparato con la stessa arma.
- Che dice ? - I corpi sono ancora lì.
Qualcuno potrebbe entrare e manomettere i cadaveri.
No, non c'era anima viva. Ho chiuso a chiave.
- Andiamo, dai. - Mi perdoni, signor Tenente.
Possiamo fare le cose con comodo, non c'è fretta.
Questa è un'occasione d'oro.
Devo dettare un pezzo per l'edizione di stasera.
- Chi è libera ? - Marta, pensaci tu.
Marta, titolo "Due persone dilaniate da una bomba".
Testo "Ieri mattina, all'incirca alle dieci"
"una forte esplosione è stata avvertita in Vigàta"
"all'interno del magazzino di legnami di Genuardi Filippo".
"Il tenente degli RR CC Gesualdo Lanza-Turò"
"che trovavasi a passare nei pressi col graduato Licalzi"
"prontamente accorreva sul posto."
* "Il tenente si è trovato davanti uno spettacolo terribile."
* "Tra le macerie giacevano i corpi del Genuardi"
"e del suocero Schilirò Emanuele, noto commerciante."
"Non può sussistere dubbio che si tratta di una bomba"
"che lo stesso Genuardi stava confezionando."
"Nel magazzino, è stato rinvenuto materiale"
"per la confezione di altri ordigni."
"D'altronde, il Genuardi era da tempo sospettato di essere"
"un pericoloso sovversivo."
"La signora Lillina Lo Re, moglie del signor Schilirò"
"interrogata nella caserma dei carabinieri di Montelusa"
"ha dichiarato..."
Ieri mattina, erano da poco passate le otto e mezza
e squillò il telefono.
Era Filippo che mi domandava di mio marito.
Allora, io gli risposi
che era andato al lavoro come faceva sempre.
Poi, all'improvviso lui disse
che era arrivato qualcuno e sentii quei due spari.
* "La signora si è dovuta interrompere"
"perché i singhiozzi le impedivano di parlare."
"In seguito, Sua eccellenza Vittorio Marascianno"
"Prefetto di Montelusa, ha avuto la compiacenza"
"di indire un incontro con la stampa"
"nel corso del quale"
"ha brillantemente esposto i fatti occorsi."
Cittadino esemplare, lo Schilirò dovette soffrire
il fatto che un sovversivo come il Genuardi si fosse infilato
fra le sue mura domestiche.
Si mise a sorvegliarlo.
E così, ieri mattina, lo sorprese mentre preparava una bomba.
Lo Schilirò minacciò il Genuardi con un revolver
ma il bieco individuo lo assalì.
Lo Schilirò fu costretto, suo malgrado, a fare fuoco.
Infine, reso folle dalla vergogna, rivolse l'arma contro sé stesso.
- Mi perdoni. - Il signore in fondo, prego.
In tal caso, come si spiega che l'esplosione sia avvenuta
una decina di minuti dopo gli spari ?
Come si spiega che l'esplosione...
- Signore, con il suo permesso. - Prego.
Lo Schilirò si suicidò convinto di aver ammazzato il Genuardi.
Questi però non era morto
e cercò disperatamente l'occultamento dell'ordigno.
Essendo ferito, maneggiò malamente la bomba, facendola esplodere.
Questo è tutto.
Signora, noi ce ne andiamo. Ci vediamo domani alle nove.
- Benissimo. - Viene il commendatore Longhitano.
Ci deve fare l'offerta per accattarsi il magazzino.
- Sì, certo, Caluzzè. Grazie. - Dovere, signora.
Squilli del telefono
Lillina, sei tu ? Mi senti ?
Taninè, sì, ti sento.
* Sono nell'ufficio di Pippo.
Ho visto il telefono e siccome mi sento sola...
Hai fatto bene, Taninè. Anche io mi sento tanto sola.
- Mi manca tanto il mio Pippuzzo. - Sapessi a me.
- Ti manca mio padre ? - Certo, mi manca moltissimo.
Posso chiamarti quando mi prende lo sconforto ?
Tutte le volte che vuoi, Taninè.
Che bella invenzione questo telefono.
Bellissima.
- Signor Questore. - Delegato, si accomodi.
Mi scusi se la disturbo. La saluto, dopo pranzo parto.
Come vede, anch'io sono in partenza.
Guardi, questa è la lettera di trasferimento del Ministero
dove mi si accusa di aver denigrato
un brillante ufficiale dei Carabinieri
e di aver offerto protezione alle poco chiare manovre
del Delegato di Polizia di Stato Antonio Portera, suo sottoposto.
Mi dispiace.
Che cosa vuole farci, hanno vinto loro.
Ha saputo del Prefetto Marascianno ?
Come no, è stato trasferito a Palermo.
Promosso a coordinatore di tutti i prefetti dell'isola.
- Cosa fa, non ride ? - Non ci riesco. Che farà adesso ?
Me ne vado a Sondrio a trascorrere qualche giorno da mia figlia.
Posso darle una mano ?
- Se non le dispiace, li devo portare nella carrozza. - Certo.
- Quanti libri ha ? - Non sono neanche tutti, Portera.
Come farà a portarseli ?
Un amico di qua provvederà a spedirmeli con una nave a Nuoro.
- A Nuoro ? - Sì, sono stato trasferito là. Non lo sapeva ?
- La vuole sapere una cosa divertente ? - Volentieri.
- Al Ministero, non sanno la geografia. - In che senso ?
Io sono stato assegnato a Nugheddu, che è a pochi chilometri da lì.
In pratica, sarà ancora lei a comandarmi.
E questa per me è una bella consolazione.
Anche per me, delegato.
La saluto, signor Questore.
Allora addio. Anzi, arrivederci, Portera.
- Mi raccomando. - Non si preoccupi.
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