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Original subtitles

- "Io vivo qui. Mi chiamo Ellen Jones e sono casalinga.

Quel martedì inizò come un giorno qualsiasi.

Niente lasciava intendere che sarebbe stato il più spaventoso della mia vita.

Ricordo quanto ero stanca. Anche i lavori di casa mi apparivano faticosi

e così privi di senso con George confinato nel suo letto.

Nessuno si sarebbe lamentato del disordine.

Poi mi spaventai. Perchè mi accorsi che stavo provando pena per me stessa.

Era George ad essere malato ed aveva bisogno di tutte le mie attenzioni.

E soprattutto della mia allegria.

Provai a non pensare a noi, a George, a com'era cambiato.

Mi dissi che era solo la mia immaginazione e le cose sarebbero cambiate una volta guarito.

Poi ho creduto di sentirlo chiamare."

- Hai chiamato? Va tutto bene?

- Sì, Ellen. - Vuoi qualcosa?

- Non ora, ho appena cominciato a lavorare su un rapporto assicurativo.

- Chiamami caro se hai bisogno. - Va bene.

- "Al procuratore distrettuale: Caro signore, mia moglie e un mio amico medico

hanno in progetto di uccidermi. Lui era innamorato di lei da prima che la incontrassi."

- "Avevo una strana sensazione. C'era qualcosa nella voce di George.

Mi trovai a pensare alla prima volta che ci siamo incontrati.

Com'era diverso a quei tempi.

Ricordo che ero seduta nell'ufficio del dottor Grahame, stavamo parlando.

- Ho fatto giocato a dama. Ho scritto lettere a una moglie, una madre, un'innamorata.

E ho ascoltato per mezzora un giovane guardacosta del Texas. Era così attraente.

Ora che altro posso fare per tenere alto il morale qui?

- Potrebbe venire a cena con me.

- Non arriveremmo a metà pasto che la chiamerebbero dall'ospedale.

- Ha ragione. Credo che dovrò rassegnarmi fino a dopo le ostilità.

C'è una frattura giù in sala che mi aspetta. Ho paura che mi terrà bloccato per un po'.

E' un ragazzo che si sente giù. Sua moglie sta per partorire e andrebbe incoraggiato.

- Lo consideri fatto. A più tardi.

- Mi scusi, pensavo di trovare il dottor Grahame.

- Dovrebbe arrivare tra poco. Perchè non entra?

Lei è un degente, signore? - In un ospedale della marina? No,

sono un amico del dottore. Sono arrivato ieri notte col traghetto.

L'unica cosa che non và in me sono i postumi di una doppia sbornia.

- Il dottore non è disponibile. Intanto la porterò a prendere un po' d'aria.

- Può darsi che lui non voglia andare a prendere un po' d'aria.

Non c'è niente che piaccia di più a una donna che guidare un uomo.

- Salve. - Ehi ehi! Chi é?

- Sono Ellen Brown.

- Non le sta affatto bene. E' fin troppo comune.

- Mi dispiace. Lo direi ai miei genitori ma sono a Kansas City.

Che posso fare per lei, giovanotto?

- Mi verrebbero in mente tante cose.

- Bene. Vogliamo fare un gioco con le carte?

Allora potrei scrivere una lettera per lei. Oppure leggerle il giornale.

Lo so. Mi siederò qui e mi racconterà di quel meraviglioso bebè che sta arrivando.

- Il dottore sa di questo?

- Non capisco. - Dimentichi.

- Qual è la gamba malata? - In realtà nessuna delle due funziona oggi.

Ah la mia testa.

- Le fa male la testa? - Terribilmente. Tutte e due.

- Vuole che le faccia un massaggio?

- Non potrei pensare a nulla di meglio. - Bene. Si rilassi.

Chiuda gli occhi.

Ora pensi solo a qualcosa di piacevole.

Molto presto tornerà da sua moglie. Non è meraviglioso?

Pensi intensamente a lei, a quanto è bella. - Adorabile.

Bellissimi occhi blu, naso piccolo, soffici capelli castani,

morbide labbra tutte da baciare.

- Bene. Sembra che non ci sia nulla che non vada nel suo morale.

Raccomanderò al dottore che sia mandato da sua moglie subito.

- Ma lei... è completamente vestito.

- George. - Buongiorno Ran.

- Filibustiere che ci fai qui? - Me la sto godendo immensamente.

- E non ha neanche la gamba rotta.

- Puoi spiegarmi che tipo di infermiere avete qui dentro?

- Cos'è successo Ellen? - Quando sono arrivata stava sotto le coperte.

Ha lasciato che facessi la figura dell'idiota.

Ho massaggiato la sua testa, che stupida! - Niente di meglio per un dopo sbornia.

- Lui è GeorgeJones, un mio vecchio ed inattendibile amico. Attento l'ho vista prima io.

- Il nome le si addice proprio, assolutamente comune.

- Non lo dica tesoro. Un giorno potrebbe ritrovarsi a portarlo.

E' attraente.

- Fu duro dividere la camera con uno studente di medicina.

Stava sempre a sezionare qualcosa. Incluso me.

- Devi capire cosa c'è all'interno se vuoi capire l'esterno.

- Dottore la vogliono in ospedale, c'è un'emergenza.

- Ran, mi dispiace. - Torno in miniera. Ci vediamo più tardi.

- Intendo tenerla per me l'intero pomeriggio. E le prossime due settimane.

- Quando un cercatore solitario trova l'oro non chiama gli amici, recinta il territorio.

- Vogliamo pranzare? - Con piacere.

- Non mi piace fare l'amore a stomaco vuoto. - Neanche a me.

Specie con un perfetto estraneo.

- Ellen come si è fatta l'idea che io sia perfetto?

Scambierebbe il cestino con me come si faceva da piccoli?

Lo adoro: Pollo fritto, insalata, pomodori, biscotti.

- Razione K: Carne in scatola, latte in polvere, gomme americane e quattro sigarette.

- Caffè!

- Non poteva fare di meglio? - No, senza tessera alimentare.

Se potessimo unire le forze, le nostre risorse, credo potremo stare molto bene insieme.

- Ciao George. In bocca al lupo. - Ciao Ran.

- Ciao, caro.

Abbi cura di te stesso. - Tornerò tesoro, lo sai che tornerò.

E non ti lascerò mai più.

- Che tipo eh? - Già, che tipo.

Io lo sposerò, non appena tornerà.

- Me lo immaginavo.

Sei sicura che vada bene per te? - Non puoi ragionarci su. E' qualcosa che senti.

Non puoi farci niente.

- Un uomo con le ali è diverso da noi ragazzi che stiamo sulla terra.

- Vengo su caro. Vuoi qualcosa?

- Che succede? - Chiama un dottore.

No quella no. Chiama un dottore. Un altro, non Grahame.

Non chiamare Grahame, chiamane un altro. - Va bene, caro.

- Non voleva la medicina ma gliel'ho data. - Bene.

- Batte ancora? - Sembra di sì. Sta meglio di quanto pensassi.

- Che ore sono? - Le nove e cinque.

- C'hai messo parecchio ad arrivare. - Caro lui ha corso appena l'ho chiamato.

- Quanto c'hai messo? - Venti minuti.

Per fortuna Ellen mi ha trovato ancora in casa. C'è dell'alcol in bagno?

- 20 minuti. Ho avuto l'attacco 45 minuti fa. Perchè ha tardato?

- Ho sprecato tempo a cercare un altro dottore. Stavi troppo male.

Ho dovuto chiamare lui.

- Tu sai sempre qual è la cosa migliore vero?

- Lui sarebbe venuto prima di chiunque altro. E' un nostro amico George.

- Mi sembra vada meglio.

- Non prendiamoci in giro. Sappiamo entrambi come sono messo.

- Siamo tutti sulla stessa barca: L'automobile che sfugge al controllo,

il vaso che cade da una finestra o un infarto fulminante.

Sono tutti pericoli ma non significa che debbano accadere.

Pensa a tutti i rischi che hai corso in guerra. Non ti preoccupavi. E ne sei uscito alla grande.

Ora devi solo lasciare che noi ti aiutiamo a guarire. Dico bene?

Una fortuna ce l'hai: Hai una moglie favolosa che è anche un'ottima infermiera.

- Non credo che impegnerò i suoi servizi ancora a lungo.

- Devi smetterla con questi pensieri. - Lo so.

- Ellen ti dispiace? Vorrei parlare con George da solo.

- Sono di là se avete bisogno.

- Non dovresti dire cose del genere davanti a tua moglie.

- Perchè, si è lamentata? - No di certo ma pensa anche a lei.

Sembra un po' sciupata. Quando ti vengono queste idee usa la psicologia.

- La prossima volta dirai che mi serve uno psichiatra.

- Potrebbe essere un'ottima idea.

- Voi dottori siete tutti uguali. Se non potete curarci dite che il problema è nella testa.

- Sto solo cercando di aiutarti. Lo capisci questo?

- Tornerò a trovarti nel pomeriggio.

Forse riusciremo a parlarci. - Sì, forse ci riusciremo.

- Ellen andiamo giù, devo parlarti.

E' successo qualcosa di particolare che ha turbato George stamattina?

- Non che io sappia. Perchè? E' peggiorato?

- Francamente non mi piace il suo stato mentale.

- Può essere il caldo, lo deprime.

- E' sempre stato un tipo attivo. E' naturale che sia depresso.

Quando un uomo è mentalmente e fisicamente in declino è preda di ogni paura.

- Mi sentirei meglio se stesse in ospedale per un po'.

Tu vuoi ciò che è meglio per lui vero? - Certamente.

Credo lo agiterebbe troppo. Non vuole avere nessun altro intorno tranne me.

Stamattina non voleva nemmeno che ti chiamassi.

Non è slealtà, o che abbia perso fiducia in te,

George ha acquisto un improvviso disprezzo per la gente.

- Voi non siete solo pazienti, siete amici.

George è lì a rimuginare e non mi piace. Potrebbe diventare qualcosa di serio.

Se non andrà in ospedale voglio che venga qualcuno ad aiutarti.

- Sono sicura che sai cos'è meglio ma non so come la prenderà.

Non vuole più neache sua zia in casa.

- Non è saggio che te ne occupi ancora da sola. Siamo arrivati a un punto cruciale.

Tornerò a dargli un'occhiata più tardi.

- E' meglio che torni di sopra. - Non ora, lascialo riposare.

Gli ho appena dato un sedativo.

Voglio che ti riposi anche tu.

Potete chiamarmi ogni volta che avete bisogno, anche se è un falso allarme.

- Non so come faremmo senza la tua amicizia.

- Te la stai cavando. - Grazie. Ciao.

- Resta dove sei! Non ti muovere. - Mi hai spaventata.

Come mai sei vestito così? E dove hai preso questo bellissimo triciclo?

- Non è un triciclo. E' un cavallo e me l'ha regalato mio nonno.

- E' bellisssimo Billy. - Non sono Billy, io sono Hoppey.

- E chi è Hoppey? - Non lo sai?

Non la guardi la tv?

Vuoi vedere la mia? Guarda dentro.

Vedi c'è anche Hoppey, come la vera tv. - Certo. E' Hopalong Cassidy.

Hai salvato molta gente oggi? - Più di seicento.

Non cercare di scappare! - Non ci proverò.

- Hai dei biscotti? - Ora non ne ho ma ne avrò più tardi.

- Sai cosa faccio ai cattivi? - Che fai?

- Con la dinamite li faccio saltare in aria, gli sparo e li metto in prigione.

- Il vero Hoppey non farebbe questo neanche ai cattivi.

- In realtà ho lottato, li ho legati e poi messi in prigione.

- Questo mi sembra più giusto. E anche più pericoloso.

- Ho fatto bene? - Sicuramente.

- Posso entrare?

- Mi dispiace, mio marito non si sente molto bene oggi.

- Non farei rumore. Se mangiassi biscotti non potrei neppure parlare.

- Guarda cosa facciamo.

Dopo che viene il ragazzo del droghiere alle 12,vieni sulla porta dietro e ti darò i biscotti.

- Andrò col mio cavallo a controllare che nessun cattivo faccia rumore.

Perchè sono tuo amico giusto? - Giusto sei mio amico.

- Eri in piedi poco fa? - No.

Dev'essere il caldo, mi sembrava d'averti visto. - Perchè c'hai messo tanto?

- Mi spiace ero fuori con Billy, il bambino che si è trasferito qui davanti.

Quello con gli occhiali. E' un bambino molto dolce.

- Di cosa parlavi con Ran Grahame?

- Di te. Pensa che ti preoccupi troppo di te stesso.

- Chi dovrebbe farlo se non io?

- Te lo volevo dire già da ieri, quando ti sei alzato per camminare.

Non devi farlo se non sono in camera.

- Hai chiamato il farmacista per la medicina?

- Arriverà più tardi.

Ma ce n'è abbastanza se hai bisogno.

- Gli hai detto che mi è caduta? - No. Hai voglia di leggere il giornale?

L'editoriale? - No, la prima pagina grazie.

Hai l'aria stanca. - Non lo sono. E' il caldo.

- A cosa stai pensando?

- In passato eravamo un'unica cosa. Oggi ogni pensiero è solo per noi stessi.

Dovremo fare qualcosa per cambiare, non credi?

- Ti confondi. E' a me che Ran ha detto di cambiare il modo di pensare.

- E' stata colpa mia. Non sono stata abbastanza forte da aiutarti.

Potremmo cambiare tutto ora. Farò del mio meglio perchè avvenga.

Qual è la prima cosa che farai quando sarò fuori da questo letto?

- Sarò felice che tu stia bene.

Credo che cercherei di far qualcosa perchè la nostra vita...

- Voglio dire per te stessa.

- Vorrei dei bambini.

Vorrei un giardino come quello della vicina.

Mi occuperei dei fiori e del resto.

E' bello fare dei progetti. Ti sostengono nei momenti di crisi.

Tu hai sempre detto: Fai un progetto e portalo fino in fondo.

Il nostro progetto ora è che tu guarisca.

- Devi pensare che io sia stupido.

Credi che non sappia che sei innamorata di Grahame?

- E' la cosa più assurda che abbia sentito.

- Non sei astuta come credi. E' piuttosto ovvio.

Pensavo fosse un'infatuazione ma ora so che la cosa è più seria.

Tanto che la mia vita è in pericolo più per il tuo cuore che per il mio.

Quasi mi spiace per te. Lui ti sopravvaluta come sottovaluta me.

Non hai il coraggio e l'intelligenza che lui crede tu abbia.

Credi che non sappia di cosa parlavate stamattina. Vi ho visti.

Cercate di convincermi che sono un fallito senza speranza.

Conosco la mia malattia. So cosa succede se togli a un uomo la stima in se stesso.

E so cosa succede se mi fai agitare.

- Smettila di fare così.

- Questo ti ha detto di fare. E di non cercare altri dottori.

Come hai potuto prenderti un uomo dall'intelligenza così mediocre?

Lo sapevi in cosa ti stavi invischiando vero?

- Ti prego calmati.

Sta tranquillo. Riposati.

Tu non potresti mai pensare le cose che stavi dicendo sul dottor Grahame.

- Non voglio neanche sentire il suo nome.

Lasciala aperta a metà.

- "Ero così scossa che trattenevo a mala pena il pianto.

Ma ricordai a me stessa che era gravemente malato e non pensava quelle cose."

- "Un'ora fa ci hanno provato di nuovo. Ho rifiutato la medicina ma lei mi ha forzato.

Le ho chiesto di chiamare un dottore e non l'ha fatto.

Le ho detto che non volevo il dottor Grahame e invece lei lo ha chiamato.

Hanno parlato da soli a lungo.

Sono sicuro che lui le ha detto come fare per procurarmi un infarto."

- "Cercai di tenermi occupata per non pensare alle parole di George.

Non voleva e non poteva dirle. Era la malattia e il caldo.

E quando gli avrei portato il pranzo sarei stata amabile come se nulla fosse successo.

- Non preoccuparti. Adesso è sveglio.

Stavo preparando il pranzo. Ti prendo un biscotto?

- Mamma ha detto che non devo chiedere i biscotti agli altri.

- Ma tu non li stai chiedendo. Sono io che te li do.

Stai cercando di buscarti un raffreddore?

- Mi sembri proprio come la mia mamma.

Anch'io ti do qualcosa. - Un regalo per me?

Come sei gentile. Mi chiedo cosa sia.

E' davvero bella. Sei sicuro che vuoi darla a me?

- Ne abbiamo una vera a casa. Questa è soltanto una finta.

- Lo so ma è molto bella e ti ringrazio per averla regalata a me.

- Mamma dice che la tv fa bene quando stai male. Papà invece dice che non gli piace.

Mamma mi lascia guardare la tv anche a letto.

- Credo sia un'ottima idea. Dovrò dirlo a mio marito.

- Posso vederlo? Posso giocarci dato che non può uscire?

- E' molto carino da parte tua ma non credo lo potrà fare.

Non farò alcun rumore. Starò lì a mangiare i miei biscotti.

- Forse tra una settimana o due quando starà meglio.

- Il mio cavallo è malato. Devo andarlo a trovare.

Posso prenderne qualcuno per Clyde? - Certo, tutti quelli che vuoi.

- Vado dal mio cavallo ora.

- Sei sicuro che non vuoi tenere quella tv per te?

- Può usarla suo marito ma non deve romperla perchè dopo mi servirà.

- "Mi sentivo meglio dopo aver parlato con Hoppie.

Chissà come sarebbe stato senza gli occhiali.

Era stato un bel gesto quello che aveva fatto.

George voleva il suo pranzo. Era un buon segno."

- Hai fame?

- Sì, mi sento molto meglio.

- Hoppie ti manda questa televisione. Ha detto di non romperla perchè gli servirà.

- State diventando grandi amici.

- E' un caro bambino e così socievole.

- Tesoro non ora.

- Va bene ma almeno vorrai mani e faccia puliti per mangiare.

- E' passato il postino?

- No, è in ritardo. Sarà per via del caldo.

- Gli daresti questa quando viene?

- Credevo stessi riposando. - Non mi sono stancato anzi.

E' stato un sollievo averla scritta. Questa nuova legge mi appassiona.

- Gli andrò incontro e gliela darò di persona.

- Sembra buono. - Sì lo è.

Se finisci prima che torni non posare il vassoio a terra. Ricordati dell'ultima volta.

Hai davvero scritto una lettera?

- "Avrei voluto fermarmi con i vicini ma gli avrebbe dato fastidio.

A lui non piacevano i vicini.

Poi vidi il postino."

- Quando pensa finirà questo caldo? - Spero presto.

- Fa un gran caldo. - Specie con questo borsone.

Se sto così adesso mi chiedo come starò oggi pomeriggio. Ma sopravviverò.

Al momento devo lavorare sodo ma non per molto. Tra poco andrò in pensione.

Non voglio perdere un giorno di lavoro. Sono tutti punti.

Mia moglie questo non lo capisce. Lei dice che sono un vecchio ingordo.

- Prenderebbe questa lettera per me?

- E' più la posta che prendo che quella che consegno.

- Andrei io stessa a imbucarla ma non posso lasciare solo mio marito malato.

- Nessuno pensa a quanto è faticoso portare la posta con questo caldo terribile.

A me i piedi pulsano. Le è mai capitato?

Lo sa che devo essere giù entro mezzogiorno ma non arriverò prima dell'una?

Se tutti mi danno la loro posta da portare.

E' per me quella lettera?

- E' l'idea della pensione che mi manda avanti. - Ci scommetto. Grazie di nuovo.

- Sono contento che suo marito stia bene da potersi alzare.

- Ti sei alzato! Avevi promesso... - Come potrei farlo nelle mie condizioni?

- Il postino ha detto di averti visto in finestra.

- Deve aver avuto un colpo di sole.

- Questo vento caldo non ti aiuta. Hai finito?

- Sì. Era buono. Grazie anche per aver consegnato la lettera.

Vieni qui, siediti.

- Ti farebbe piacere ricevere tua zia Clara oggi?

- Fa troppo caldo per lei. - Le farebbe piacere se la invitassi.

Sei il suo preferito. - Lo sono da sempre.

Zia Clara mi fece un regalo quando ero bambino di cui andavo matto.

Mia madre le diceva che me ne faceva troppi ma lei insisteva.

Era una bottiglia con una barca a vela all'interno assolutamente perfetta.

Non la lasciavo toccare a nessuno neanche a mia madre.

Un giorno giocavo a fare un giardino nel cortile.

Il ragazzo dei giornali uscì dalla mia casa con la mia nave nelle mani.

In qualche modo riuscii a riprenderla senza romperla.

Non ricordo cosa gli dissi ma sembrava terribilmente spaventato.

Ebbi paura anch'io al solo pensiero che l'avrebbe potuta rompere.

Presi il rastrello con cui stavo giocando e cominciai a colpirlo

e la sua faccia bianca si riempì di sangue.

L'avrei ucciso se non fosse accorsa mia madre.

Lei lo portò in casa e gli lavò la faccia. Erano entrambi agitati.

Ma io mi sentivo tranquillo. Avevo ancora la mia nave.

Quando il ragazzo smise di piangere lei mi prese e disse: "Dalla a lui".

Era così strana e calma che capii che dovevo farlo.

Lui tese la mano. Realizzai che non aveva imparato la lezione.

Gli porsi la nave ma quando stava per prenderla

la lasciai cadere sul pavimento e ci salii sopra.

Non si capiva più cos'era ma in un modo o nell'altro era mia.

Ricordavo ogni piccolo perfetto particolare di quella nave

che per loro era solo un mucchio di vetri rotti e bastoncini di legno.

Lo sai a chi assomigliava quel ragazzo?

Somigliava molto a Grahame.

Il tuo dottor Graham si trova esattamente nella stessa posizione di quel ragazzino.

- Non lo avremo più qui. Ma ti sbagli lui è stato buono con te.

Ti ha dedicato molto tempo.

- Forse ne ha perchè è uno scapolo. Niente vita di casa.

- E' stato un nostro buon amico. - Il tempo è poco quindi devi ascoltarmi.

Grahame potrà anche averti ma sarà deluso da quello che otterrà.

- Non posso più lasciare che tu mi parli in questo modo.

Vado a riempire questa.

Sono di sotto se mi vuoi.

- E' meglio se aspetti.

Ho scritto al procuratore distrettuale chiedendogli di indagare

nel caso mi capiti qualcosa di brutto.

- Perchè ti torturi così? Stai immaginando cose che non esistono.

- Quella lettera esiste e ci sono le prove che puoi uccidermi.

- Ma non è vero.

Se io non posso aiutarti chiamerò qualcuno che lo possa fare.

- Non sono io che ho bisogno di aiuto. Tu stessa hai dato quella lettera al postino.

- Sì gli ho dato la lettera, quella sulle polizze d'assicurazione.

- Tutti sanno che c'è un procuratore distrettuale ma nessuno sa il suo nome.

Così anche se avessi letto a chi era intestata non avresti potuto capire di chi si trattava.

- Chiameremo un altro dottore perchè è tutto nella tua mente.

- La mia mente funziona talmente bene che nella lettera si parla davvero di assicurazioni.

Ho raccontato al procuratore a quanto ammonta quella sulle nostre vite.

Se uno morisse l'altro se la passerebbe benone per il resto della vita.

Una vita molto confortevole certo.

Gli ho anche scritto di te e del dottor Grahame

di come state lavorando insieme per aggravare le mie condizioni

di modo che non appaia come omicidio.

E di come mi volevi procurare un'overdose di farmaci in modo graduale.

- Ma chiunque capirebbe che questo non è vero.

- Come mai quella bottiglia è quasi vuota? L'abbiamo presa solo l'altro giorno.

- Mi hai detto tu stesso che l'hai versata sul vassoio.

- Ma tu non l'hai detto al farmacista.

Sarebbe un ottimo testimone contro di te.

E ce ne sarebbero molti altri se mi accadesse qualcosa.

La lettera tiene conto di tutto: Il farmacista, la medicina, il dottore.

Hai coinvolto anche lui, il tuo amico Ran Graham.

- Non ti accadrà nulla.

Cercherò subito il postino per riprendere la lettera.

- Non andrai da nessuna parte.

Perchè io ti ucciderò.

L'ho finalmente deciso stamattina.

- Tu non puoi pensare questo. Lo sai che non farei del male a nessuno.

Ragiona sono io! Tu sei geloso.

- Volevi liberarti di me, era nella tua mente. Ecco perchè ti senti in colpa.

E' arrivato il momento che mi prenda cura di te.

Risulterà legittima difesa.

Ci sono troppi elementi a tuo carico.

- Dicevi che ti sentivi solo finchè non mi hai incontrato.

Tu mi ami, io ti amo.

- No, da quando sto male, da quando lui viene in casa hai cominciato ad odiarmi.

- La chiave.

"Era come uno di quegli incubi che avevo quando George era oltremare.

L'uomo che giaceva lì era mio marito. Era morto.

Morto cercando di uccidere me.

- Pronto, signora Jones?

Sono Phillips dalla farmacia. - Che cosa desidera?

E' per il farmaco per il cuore che mi aveva chiesto.

Non posso darglielo senza un'altra ricetta.

- Lasci perdere fino a quando parlerò col dottore.

- Secondo i miei registri ne ha avuto un flacone l'altro giorno.

- Ma mio marito l'ha fatto cadere sul vassoio e l'ha rovesciato.

- Non me l'ha detto quando ha chiamato prima.

- E' questo che è successo, glielo giuro.

Non glielo avevo detto perchè non pensavo fosse necessario.

"George aveva detto che il signor Philips avrebbe testimoniato contro di me."

Provvederò a mandarle la nuova ricetta.

"Perchè non gli avevo detto di George?

Dovevo recuperare la lettera.

Non potevo dire di George a nessuno fino a quando non l'avessi ripresa.

Sentivo addosso gli occhi della vicina.

Anche lei avrebbe potuto testimoniare contro di me.

Di come sono corse fuori di casa e poi tornata indietro.

Se avessi ripreso la lettera non avrebbe avuto importanza.

Cercai di pensare da quale parte era andato."

- Servirà a qualcosa quella? - Non so ma dobbiamo potenziarla.

- Sapete dirmi se il postino è già passato di qui?

- Non sarà pericolosa? A chi importa?

- Sapete dirmi se il postino è già passato di qui?

Da che parte è andato? - Per di là.

- Ogni volta che torno a casa dico sempre a mia moglie Laura:

Se non fosse per la pensione io non mi alzerei nemmeno, lascerei perdere tutto.

Non mi alzerei più dal letto e tanti saluti.

Che cosa ci fa da queste parti?

- Visita ad un'amica. - Vorrei io avere il tempo per visite.

Ma quando arrivo a casa la sera non riesco neanche a fare le scale.

- Ricorda la lettera che le ho dato stamattina?

Potrà sembrarle sciocco ma non l'ho finita. L'ho spedita per errore.

- Allora la finisca e spedisca il resto domani. La riceveranno in due parti.

- Non vorrà che faccia questo. Posso averla indietro per favore?

- Prima le raccolgo e le porto per miglia e poi loro le rivogliono.

- Non vorrei che arrivasse incompleta.

- Ma tutti questi ritardi mi tengono ogni giorno in piedi più a lungo.

Non avrebbe dovuto consegnarmi questa lettera.

Consegnarmi una lettera è come imbucarla nella cassetta delle lettere.

Non proverebbe a riprenderla dalla cassetta delle lettere vero?

- Ma di certo lei può fare questa eccezzione dopotutto.

- Questo signore non è il procuratore distrettuale?

- Mio marito ha letto di una certa prevaricazione e gli ha voluto scrivere.

- Suo marito ha scritto la lettera. Credevo l'avesse scritta lei.

- Che differenza fa? Lui è mio marito.

- Fa tutta la differenza del mondo.

E' una delle nostre regole più rigide

le lettere non si restituiscono a nessuno tranne a chi le ha scritte.

- Ma mio marito è malato. E' lui che mi ha mandato a prenderla.

Non sia così ostinato. E' tutto a posto me la dia.

- Cosa pretende dopo essere stato qui con questo caldo a farla ragionare?

E' lei ostinata. Non capisce che è contrario alle regole.

Io devo rispettarle.

Non è lei che verrebbe licenziata.

- Mi scusi. Non pensavo al suo ruolo e alla sua responsabilità.

La prego. Solo io so quanto mio marito voglia riaverla.

E' stata colpa mia. L'ho spedita per errore. E' in collera con me, è molto arrabbiato.

Non potrei riavere la lettera?

- Le dico cosa farà: Deve fare tutto il mio percorso entro il pomeriggio

e se è davvero così importante come dice mi dia un passaggio in città con la macchina.

Verrò a casa sua e darò la lettera personalmente a suo marito.

- Non può farlo.

- Ma così io rispetterei le regole e suo marito riavrebbe la lettera.

- Mio marito si è addormentato prima che uscissi e non vorrei svegliarlo.

- Sto cercando di fare il giusto nell'interesse di tutti

ma a me sembra che lei non voglia cooperare.

E non rischierò di perdere il mio lavoro per nessuno.

Non ho intenzione di parlarne più. Non posso più perdere tempo.

Vuole che gli dia la lettera personalmente o no?

E allora la porterò all'ufficio postale come mio dovere.

Lei può andare là e provare dal soprintendente.

Ha più autorità di me. Può darsi che gliela dia.

Ma non perda altro tempo. Appena la porto la spediscono immediatamente.

E una volta che lascia l'ufficio postale nessuno può fermarla.

- Come ci arrivo? La via più breve?

- Lo trova dritto alla fine del viale. Non può sbagliare.

- A che ora lei starà lì?

- 14:30, forse più tardi.

- Mi scusi ha visto la signora Jones stamattina?

- E' uscita mezzora fa.

- Non sarà uscita lasciando George solo!

Suo marito è malato. - L'ho sentito.

In realtà non li conosco. Non è molto che vivo qui.

- Sono la zia del sig. Jones. Gli ho preparato del gelato

ma con questo caldo ho paura che si squagli.

Non avrei mai immaginato di non poter entrare.

- Potrei dirle dov'è la chiave.

Penserà che sono una ficcanaso ma l'ho vista mentre la nascondeva.

- E' stato un bene. La porta d'ingresso?

- Sì si trova là, al di sopra.

- Non so come possa stare sotto il sole senza un cappello.

Io mi seccherei come una prugna.

- Sopra la persiana verde alla sua sinistra.

Se posso fare qualcosa chiami pure. - E' stata molto gentile grazie.

- Ellen dov'eri finita?

- Sei già salita di sopra? - Stavo giusto andando.

Perchè sei così affannata?

- Ho fatto una corsa. - Con questo caldo. Sei impazzita?

- Come hai fatto a entrare? - Ho trovato le chiavi fuori.

Il gelato ha sporcato il mio vestito. Ora è rovinato.

Ero preoccupata che fosse successo qualcosa.

Non è da te lasciare George da solo. Come sta?

Ho suonato il campanello più volte. Ha preso i sedativi?

La gente prende troppe medicine di questi tempi.

Quando ero ragazza avevamo un dottore omeopata.

Non ce ne sono più. Ti davano poche medicine e avevano un buon sapore.

Persino il ricostituente.

Non ti ho mai vista così sofferente. Fatti dare qualcosa dal vostro dottore.

Mi sembra troppo giovane per essere bravo ma se a voi piace tanto.

Con la fiducia si è a metà battaglia.

Non ti starai lasciando andare vero?

- Lo so che ho un aspetto orribile.

Quando George s'è addormentato avevo delle commissioni.

Te li prendo io.

Ho pensato di sbrigarle al più presto. Non mi sono cambiata.

- Sicura di star bene? Perchè non vai a riposarti ti farà bene.

- Non sono stanca.

Ho così tanto da fare oggi. - Allora siediti.

Toccherai il fondo prima di accorgertene se non stai attenta.

Voglio aiutarvi. D'ora in poi avrò più tempo.

Mi sono dimessa.

Dall'Associazione volontari. Dopo 15 anni non sono più dei loro.

- Terrò la porta aperta così possiamo parlare finchè pulisco.

- Visto che sei in piedi mi porteresti uno straccio umido?

Per 15 anni sono stata in quell'associazione, per cinque sono stata tesoriere

e da tre mi avevano indicato per la presidenza.

Martedì scorso hanno eletto Cora. Io ero furiosa. Dopo 15 anni.

Non mi ero mai accorta di quella piccoletta che si vantava sempre delle proprie mani

e si impicciava di ogni cosa. Non credi che abbia ragione?

Dopo 15 anni Zachary mi ha detto che ho bisogno di molta attività all'aperto.

E io sono d'accordo. Ne approfitterò per dedicarmi più a me stessa e alla casa.

- "Credevo che se non avesse smesso avrei urlato."

- Gli dico sempre che gioca troppo per la sua età.

E' una delle preoccupazioni di essere sposata a un uomo più grande.

Prendi un po' di quel gelato. Provalo.

E' buonissimo e pieno di vitamine.

Andrò di sopra a fare un saluto a George. Se sta dormendo gli dirai che sono passata.

Ci sono dei problemi?

- Non volevo dirtelo ma credo di dovere.

- Non farlo te ne pentiresti.

Non è da te lasciarlo solo in casa e non salire a vedere come sta.

Farò solo un saluto. - No ti prego.

George ha detto che la tua ultima visita lo ha terribilmente sconvolto

e che se fossi passata non avrebbe voluto vederti.

- L'ho sconvolto? - Devi perdonarlo è malato.

- Ho proprio voglia di andare a parlarci.

Giusto. Non ci penso nemmeno ad umiliarmi.

Gli sono stata sempre vicino. Era scortese sgarbato ed egoista prima

e rimane sgarbato scortese ed egoista.

Quando ti ho conosciuta ho pensato che l'avresti cambiato in qualche modo

ma non è successo. E' peggio di prima.

Puoi dire a George da parte mia che un uomo che si rinchiude in se stesso

è veramente un uomo piccolo.

- "Mi chiedevo quanto tempo avessi.

Clara aveva ragione avevo un aspetto orribile.

Mi dovevo cambiare prima di andare all'ufficio postale.

Dovevo entrare. Ero terrorizzata ma sentivo che dovevo.

Lui era morto. Non dovevo pensarci.

Non dovevo pensare a niente finchè non avessi riavuto quella lettera.

Lettera che mi accusava di averlo ucciso.

Forse stavo sognando.

Dovevo truccarmi, darmi un aspetto presentabile

come qualsiasi moglie che fa una semplice richiesta di una lettera spedita per errore.

La pistola era ancora nella mano di George.

Sapevo di non doverla lasciare là."

- E' successo qualcosa?

- Era la radio. Adesso l'ho spenta.

- Hai bisogno d'aiuto? - No, va tutto bene.

- "Pregai che nessun altro avesse sentito quello sparo.

Forse se non rispondevo sarebbe andato via.

Non lo fece. Suonò di nuovo e rimase lì.

Dovevo liberarmi di lui."

- Sono il signor Russell. Vorrei vedere il signor Jones, mi sta aspettando.

- Mi ha telefonato l'altro giorno.

- Ci deve essere un errore. Mio marito non sta bene

e non è in grado di alzarsi dal letto.

- Mi ha detto che era malato ma mi ha pregato lo stesso di venire.

- Non è in grado di ricevere visite.

- Dobbiamo parlare di affari.

- Mi dispiace ma il dottore gli ha proibito le visite.

- Mi aveva avvertito che avrebbe fatto resistenza.

- Mi ha spiegato che lei è preoccupata per la sua salute e che non devo prenderla sul serio.

Suo marito vuole solo che gli autentichi alcune carte. Io sono un notaio.

Ci vorrà solo un minuto. - Mi spiace ma non sta bene.

Ha avuto una ricaduta e non è in grado di vedere nessuno oggi.

- Mi dispiace averla disturbata. Le lascio il mio biglietto così potrà chiamarmi.

- "Sarebbe stato un altro testimone?

Non potevo più tornare indietro.

Dovevo stare più attenta la prossima volta.

Ricordai ciò che era successo prima.

Dovevo essere sicura che nessuno potesse entrare."

- Ciao. Ti ho battuto all'incrocio. Dove stai andando?

- Sono in ritardo. E stai attento. Non fare più una cosa del genere.

- Il mio cavallo ha finito i biscotti. - Te ne darò altri dopo.

- Dopo il pisolino? - Sì. Ora sta fermo finchè non esco.

- "La sola cosa che mi ripetevo andando in città era

'questa volta devo controllarmi'.

- L'abbiamo presa al momento giusto. E' appena arrivata. Non è neanche protocollata.

- Posso prenderla ora? - Certamente.

Sono lieto per lei che abbiamo fatto in tempo.

- Mio marito sarà così contento di riaverla.

- Le do uno dei nostri moduli di richiesta.

- Vuole dire che non posso prenderla ora?

- Deve solo portarlo a casa e farlo compilare a suo marito.

Quando lo riporterà la lettera sarà qui ad attenderla.

- Perchè è necessario? - E' il regolamento.

Inoltre questo mi darà modo di paragonare la grafia del signor Jones con quella sulla busta.

Ma io glielo posso assicurare.

- Devo avere uno di quei moduli per i miei registri.

- Mio marito è molto malato ed ogni sciocchezza lo fa agitare.

Se non gli riporto la lettera si arrabbierà tanto.

- Ho paura che abbia scritto delle cose molto forti e ora ne sia pentito.

- Può spiegargli che non sarà consegnata.

Sarà tenuta qui fino alla consegna del modulo.

- E' così difficile ragionare con le persone malate.

Loro esagerano sempre su tutto e

viste le condizioni non vorrei correre rischi.

Devo portargli quella lettera quando torno a casa.

- Credo di poterle dare una possibilità.

Lascerò compilare a lei il modulo per suo marito ma ad una condizione.

Devo assicurarmi del contenuto della lettera.

- Sarà confidenziale ma la lettera deve essere aperta e letta.

Per essere sicuri che sia per il procuratore.

- Non permetto di curiosare nella posta di mio marito.

Rivoglio indietro quella lettera e la voglio chiusa.

- Stavo per dirle se mi lasciava finire che chiamerei suo marito per lei,

gli spiegherei la situazione e gli chiederei il permesso di aprire la busta.

- Non volevo essere scortese.

Ma lei sembra non capire. - In effetti non capisco.

E non ho altra alternativa che mandare la lettera all'ufficio distribuzione.

- Non vorrei intromettermi ma oggi non ho potuto fare a meno di notarla.

Ho avuto l'impressione che qualcosa non andava.

Mi piacerebbe aiutarla. So che non siamo vicini affiatati

ma quando ci sono problemi è diverso. Posso aiutarla in qualcosa?

So che è ansiosa di andare da suo marito. Corra pure e veda se è tutto a posto.

Se ha bisogno sono qui ad aspettarla.

- "Era gentile. Avrebbe potuto essere mia amica. Avrebbe potuto aiutarmi.

Poi mi venne in mente Ran. Aveva detto che sarebbe tornato a visitare George.

Non potevo lasciare che lo facesse. Non poteva più venire in casa."

Può rintracciare il dottor Grahame per favore? E' urgente.

- Posso consultare la sua agenda.

- E' importante che il dottore non venga qui oggi.

Spero che lei capisca. - Farò il possibile.

- Ho appena chiamato il tuo studio e ho detto alla tua segretaria

- Ma che succede?

- George ha voluto consultare un altro dottore.

Se n'è appena andato. Sarebbe meglio se oggi non lo visitassi.

- Posso sapere chi avete chiamato?

- Ho dimenticato il nome.

Ho chiesto alla signora qui accanto chi era il suo dottore e così ho chiamato quello.

A George è piaciuto molto.

- E' uno specialista?

Qual è stata la sua diagnosi?

- George si sente molto meglio. Ti chiamerò domani.

- Dimmi cos'è successo.

- Ti prego non andare di sopra. E' meglio per tutti e due.

- E' morto? - Sì.

Era armato. Ha cercato di uccidermi ma prima di sparare lui...

- Stai calma.

- E allora gli ho tolto la pistola e l'ho nascosta.

Dovevo. Sembrava come se fosse morto proteggendosi da me.

- Perchè non volevi che venissi qui?

- Quella lettera dice che noi abbiamo pianificato la sua morte.

Che volevi aggravare le sue condizioni, che gli davi dosi esagerate di un farmaco.

Se qualcuno venisse e ti trovasse qui penserebbe che quella storia sia la verità.

- Non era più in se'. Non era più lucido.

- Non mi crederanno, come potrebbero? Ho sbagliato tutto.

Il farmacista, il postino, il sovrintendente. Ho mentito anche a sua zia.

Penseranno tutti che sono colpevole. - Ma non lo sei.

- La polizia potrebbe venire qui. Vattene immediatamente.

- Dove stai andando? - Non lo so.

- Non ha alcun senso scappare. Apri la porta.

- Mi hanno dato una lettera per lei questo pomeriggio.

Non l'ho messa nella cassetta perchè... dovrei sentirmi un po' ridicolo a venire qui.

- Non si preoccupi la capisco.

- Questa è la lettera che mi ha dato da spedire oggi.

Dovevo notarlo subito. Una lettera così spessa con un solo francobollo.

Il procuratore non accetterebbe mai posta con affrancatura insufficiente.

Non pagherebbe l'affrancatura e dovremmo restituirla al mittente.

Non c'è abbastanza affrancatura e noi dobbiamo consegnarla due volte.

Potrebbe pensare che sia per tirchieria

ma se non applicassimo questo per tutti capisce?

- Grazie molte.

E' così buffo.

- Continua ti farà bene.

- Ho cercato disperatamente di riprendermela.

- E' tutto risolto.

- "Allora capii cosa intendeva la gente quando diceva che il proprio cuore era spezzato.

Tutto quello che era rimasto di George e me era quel piccolo mucchio di cenere.

Sapevo che da qualche parte, in qualche modo avrei potuto ricominciare a vivere di nuovo.

Ma in quel momento tutto ciò che potevo fare era sperare di dimenticare quella giornata.

Quella terribile giornata,

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