All language subtitles for Makari s03e02

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

Rai Fiction presenta Claudio Joé in Macari, una produzione Palomar in

collaborazione con Rai Fiction.

Claudio Joé è Saverio Lamanna, Domenico Centamore è Giuseppe Piccionello, detto

Peppe, Esther Pantano è Suleima, Antonella Attili è Marilu, Filippo Luna

il vicequestore Giacomo Randone, Serena Iansiti è Michela Pacino.

Eugenio Franceschini è Giulio. Tuccio Musumeci è il padre di Saverio.

Francesca Turrini, Marina.

Sergio Vespertino, il maresciallo Guareschi. Regia di Monica Bullo e

Riccardo Mosca. Musiche originali di Ralph Hildenbeutel.

La canzone Macari è composta da Ignazio Boschetto e interpretata da Il Volo,

puntata dal titolo La città perfetta, tratta dal racconto omonimo di Gaetano

Sabatteri, edito in Italia da Sellerio Editore.

È giorno.

Saverio si gusta una cassatella seduto sulla terrazza sul tetto della villa di

Macari.

Buone, eh?

Con lui c'è Giulio.

Stamattina ho dormito troppo, non ho neanche fatto colazione.

Giulio si siede. Basta ricordarsi di chiedere la sveglia alla reception, sai?

Giulio sorride.

Senti, ti dispiace se ne prendo una?

Potrei uccidere per molto meno.

Dai, lo so che scherzi.

Si serve.

Il dramma della mia vita.

Non vengo mai preso sul serio.

Oh, avevi detto una!

Sono davvero contento che andiamo a Gibellina.

Ne ho letto tantissimo, non ce l'ho mai stato.

Come mai ci devi andare?

Mi hanno chiesto di fare da moderatore ad una conferenza.

Ci vado solo perché mi pagano.

Sai, sono un uomo di sani principi. Ah, ecco dove eri. Dai, andiamo che a sdrazi

sta già aspettando allo studio.

Oh, ma che è tutta sta fretta? Dov'è questo lavoro per architetti in Sicilia?

Mica siamo a Shanghai.

Dai, scusa amore, ciao, a dopo.

Suleima lo bacia.

Scusa amore, che da quando abbiamo aperto lo studio... Abbiamo? Non è solo

tuo lo studio?

Non fare il sociopatico.

Suleima si porta via una cassatella. Peppe, rimasto in disparte a osservare

tutto, si avvicina all'amico.

Ha una tazzina da caffè fra le mani che continua a mescolare lentamente.

Appoggia la schiena al parapetto della terrazza, guarda grave Saverio.

e scuote la testa con un verso di disapprovazione.

Ma ho capito, questo che è un modo carino per dirmi che io invece sono

vecchio, brutto e pezzente? Non lo so, Peppe, altro che amico, un giudescariota

sei. Ma che c'entra? L'ideale sarebbe che lui conoscesse una bella ragazza, si

staccasse sull'ema e siamo tutti più tranquilli. E ho capito che fagli la

tua... Ehi!

È arrivato lo scuola, Bus!

Eccoci, guarda, prendo un attimo le cose... Va bene.

Michela è nel vialetto con l'auto. Peppe ne ricambia preoccupato il sorriso di

saluto. Poco dopo, i tre sono in auto insieme.

E dimmi, Michela, per caso sei fidanzata?

Ah, Peppe, non pensavo di essere il tuo tipo. Chiedimi di uscire.

Oh, che c'entra? Era così, per sapere. Era una domanda senza malizia.

No, comunque no.

Nessuna storia, né stabile né passeggera. Ecco, ma ce l'hai presente

tu Giulio, l'amico di Sueima?

Sì. Ma quello è un picciotto educato, un bel ragazzo, è bravo, ha pure un lavoro

bello come artista.

Non è che ti piacerebbe conoscerlo?

Ma chi?

Michela con Giulietto? Ma dai!

Vivo è tutto per te, detective Lamanna.

Michela ride.

Arrivati a scuola, parcheggiano nel piazzale davanti all'istituto.

Ragazzi, io scappo con lezione. Ah, io comincio alle nove, per cui ripeto un

attimo con Pet.

Ok, ciao.

Dici che cosa ti salta in mente di farle quella proposta? Che siamo diventati un

'agenzia per cuori solitari.

Ma dimmi una cosa, tu vuoi a Michela o a Suleima? Ma che domande fai?

Amo Suleima, no? È Pacifico. E allora se è Pacifico, li azzittiamo a Giulio con

Michela?

Saverio sospira.

Guarda che cosa facciamo, li vediamo stasera a Gibellina.

Tutti e quattro insieme.

Vabbè, ne parliamo prima con su lei, ma va bene?

Sì. Appare infastidito.

Tanto mi ascolti. Più tardi. Mio padre e mia madre mi parlarono di questo

terribile terremoto successo qua nel 1968.

Cipellina fu quasi del tutto distrutta. Ci furono tantissime vittime.

La ricostruzione di Cipellina, a pochi chilometri dalla vecchia città, fu

concepita come un grande sogno.

Guardate, l'aratro di Arnaldo Pomodoro.

Saverio, fermati un attimo. L'aratro è una gigantesca scultura ambientale.

Giulio si allontana con una macchina fotografica.

Sulema, scusami.

Io e Saverio ti vorremmo dire una cosa, vero Saverio?

Peppe, l'idea è stata tua, parla tu.

E certo, figuriamoci se mi aiutate.

Ma insomma che mi dovete dire?

Abbiamo pensato se stasera invitiamo a Michela.

E ci andiamo a bere qualcosa tutti e quattro. Sarebbe divertente, no?

Sì, ma perché Michela?

E così ho pensato facciamo conoscere meglio Giulio e Michela.

Giulio ormai è un mese che non è più zito e Michela è da sola.

Che dici? Certo, che vi siete messi a fare i consulenti matrimoniali adesso?

Beh, dispensiamo felicità sentimentale. È un'opera meritoria, no?

Giulio con una come Michela?

Vabbè. Non lo so se potrebbe funzionare. Beh, vediamo come va.

Va bene, però vediamo solo una cosa veloce, che io giuro che domani abbiamo

un sacco di cose da fare in studio. Va bene, va bene.

Non è il caso di fare tardi.

Raggiunge l'amico.

Peppe si rivolge sottovoce a Saverio.

Peppe lo guarda sconsolato.

Raggiungono una piazza presso cui è allestita una mostra fotografica che

documenta il terremoto.

Giulio ammira un grande scatto in bianco e nero che mostra la facciata distrutta

ad un palazzo.

Potente, eh?

Meraviglioso.

Andiamo a vedere quelli? Sì.

Sì, vedrai, è molto bello. Ci sono anche le foto di Antonio Barba. Ti piacerà?

Saverio è al telefono.

D'accordo, d'accordo, Michela. Allora rimaniamo così. A dopo.

Ciao, ciao.

Chiude la chiamata. Peppe si avvicina.

Che ti ha detto?

Niente, mi ha detto che ci raggiungere dopo.

Sì, sono un genio, sono.

Un genio? Ha detto soltanto che viene a cena, non è che ha detto che si viene a

sposare Giulio.

Vabbè, le cose si fanno con calma, non è che... Ma di buona cosa, ma qua non si

mangia, sono fotografie, sto vedendo. Poco sta cominciando una conferenza, non

la sagra del caciocavallo.

Oh, il viaggio mi ha messo fame, sapete? Il viaggio? Cioè, magari G. Bellino non

è proprio viaggiare, eh? Vabbè.

Tranquilli, tranquilli, vi voglio rassicurare, ci sarà un bel buffet dopo

la conferenza.

Lo deve scusare, il mio amico è un po' così, senza filtri e... Mi chiamo Leone

Curatolo, sono il presidente del gruppo Nostos, ci siamo sentiti per telefono.

Certo, è lei che mi ha contattato. Sì, piacere. Piacere.

La nostra associazione cura l'evento di questa giornata.

Noi ci proponiamo come un ponte tra la gibellina storica e la città di oggi.

Invitiamo ogni anno quattro gibellinesi che a caso del terremoto sono stati

costretti ad emigrare all'estero. Li facciamo tornare qui con le loro

famiglie per qualche giorno per ritrovare il legame, il legame con il

loro paese, sì.

Beh, è un'attività davvero meritoria. Grazie, grazie. Ma voglio presentarvi

gli ospiti di quest'anno, eh? Certo.

Un attimo, sento, sento che arriva. È lui, Gerry Landon. Un'auto d'epoca si

ferma nella piazza.

Ma chi è ora? Non lo so.

Ehi, ti facciamo bene. Non sapete che onore averlo qui.

Ma ti saluto. Si danno un bacio. Ma sei sempre lo stesso. Insomma, va.

Vieni, vieni, che ti voglio presentare il dottor Lamanna.

Molto piacere. Piacere. Scusi, il suo nome non mi ricordo. Giuseppe

Piccionello. Piccionello?

Che bello nome siciliano, Piccionello. In Germania tutto Schmidt, Schneider,

Schultz. Ma mancava Piccionetto, molto lieto. Piacere.

Insomma, com'è ritornare qui a Gibellina? Io ho girato tutto il mondo,

ma questo è un posto veramente unico.

Scusate, scusate, mi richiedono.

Eccomi, eccomi, eccomi.

Si chiama davvero Gerry Landol? No, in realtà si chiama Gerlando Landolina.

Da noi non è molto famoso, ma in Germania è diventata una star.

Da picciotto si è mise a cantare ed è avuto un successo pazzesco.

Ecco, ci sono degli altri ospiti.

Sono i coni Gigi Ghiotta.

Biagio e Claudia furono costretti ad andarsene quando erano molto piccoli.

Poi si sono ritrovati in Belgio e si sono sposati.

La coppia arriva con un ragazzo, il figlio. Biagio ha con sé un barattolo di

biscotti.

Biagio, che succede Biagio? Niente, niente, adesso passa Leo.

Vedere Gibellino per Biaggio è stata un'emozione fortissima.

Io non ricordo quasi niente del paese, ma la Biaggio, anche se era piccolo, è

rimasto tutto impresso nella memoria.

Capisco, ma quando uno ci nasce in quel paese è difficile dimenticarlo.

Ma sono biscotti belgi, vero?

Sono buonissimi, io li conosco. Qua ce li mangiamo? No, no, no!

Viaggio stringe al petto il barattolo di biscotti e si allontana.

Perdonatelo, ma in quel barattolo ci sono le scenerie del padre di Viaggio.

Come dice, le scenerie?

Mio suocero è morto qualche mese fa e voleva che le sue scenerie fossero

sepolte qui.

E' per questo che Viaggio è così turbato.

Il ritorno a Gibellina ha fatto riaffiorare tutto il dolore.

Mi scuso per prima, ma...

Le ho messe qui dentro le ceneri perché questo barattolo me lo regalò mio padre

il primo giorno di scuola in Belgio.

Era un picciritto.

Non conoscevo nessuno, non conoscevo la lingua, ero terrorizzato.

E mio padre mi regalò sti biscotti.

E domani andiamo al cimitero a seppellire le sue ceneri, vero?

Scusatemi, ma è l'ora adesso, dobbiamo iniziare. Certo, certo.

Signori, inizia la conferenza.

Prego, accomodatevi da questa parte. Prego, signori. Una città ideale.

Città perfetta.

Questa è Gibellina Nuova.

Basti elencare i nomi degli artisti italiani di fama mondiale che si

impegnarono nella ricostruzione di Gibellina.

Schifano, Consagra, Burri. E basta, professor Cardelio, basta.

Non siamo qui per parlare di palazzi e di sculture.

Siamo qui per parlare di persone, di noi gibellinesi.

Degli uomini e delle donne che con il tenevoto hanno perduto tutto.

La vita, gli affetti, le case.

Leone, so benissimo perché siamo qui. Sempre con questa storia dell'arte, l

'importanza dell'arte. Basta!

Gibellina non è un museo.

E per questi nostri amici, che sono venuti a trovarci dopo tanti anni.

E per le persone che vogliono tornare ad essere quello che eravamo.

E per le persone come mio padre.

Ed è per questo che ho voluto fondare il gruppo Nostos.

Leone, ti ricordo che l'associazione non è solo tua, ma di tutti noi.

E poi...

Tutta questa rabbia verso l'arte.

Mi ricordo che anche tu volevi fare lo scultore.

E non è colpa dell'arte se ti è andata male.

Ma che cosa sta dicendo?

Ma che cosa c'entra questo, eh? Sì, sono fallite, allora?

E ci viene a parlare solo di opere d'arte.

Ma allora lo sai che le dico?

Queste opere d'arte le prendiamo tutte, pezzo per pezzo, ad una ad una.

E ce le rivendiamo.

A parziale risarcimento di quello che abbiamo perduto. Bene, di bene in

meglio. Ora siamo anche all'apologia di furto, ma non c'è nessuno che chiami i

carabinieri. Bravo, chiami i carabinieri.

Li chiami. Ecco, bene, bene.

Il dibattito è stato acceso, è molto interessante.

Però io adesso darei la parola ai nostri ospiti. A voi il celeberrimo

Jerry Landol.

Grazie, grazie, grazie.

Scusate l'emozione. Jerry prende un microfono. Durante il buffet, Suleima

chiacchiera con Giulio. Sono desolato.

Ho perso totalmente le staffe.

Mi dispiace. Noi non mangiate.

Sì, sì, chiediamo il drink e poi veniamo. Grazie. Dottor Lamanna, davvero

mi dispiace, ma quando sento parlare Cardenio mi sale il sangue alla testa.

Non ci pensi. Che vergogna, che imbarazzo.

Stavo appunto chiedendo scusa al dottor Lamanna. Ma quali scuse scuse?

Ti sei perfino messa a dire a tutti di rubare le opere d'arte. Io non posso

mettere la faccia in eventi dove si dicono certe cose.

Mamma, dai, per favore, non è successo niente. Margot, s'il te plaît.

Non ci siamo nemmeno presentati per bene.

Saverio Lamanna.

Agnese Passamonte. Tra l'altro le faccio tanti complimenti. Insomma, figlia di

poveri immigrati in Francia, diventare un'imprenditrice di tale successo è

davvero... Enzo, scusate.

Si avvicina al padre di Leone.

Si inginocchia davanti all'anziano e gli prende la mano.

Che piacere vederti.

Come stai?

Leone mi ha raccontato.

Fino a due anni fa Enzo una poercia era.

Poi gli venne l'ictus che l'ha inchiodata a questa sedia.

L'anziano piange.

Enzo, lei è Margot, mia figlia.

Enzo è una persona straordinaria, un vero eroe.

La notte del terremoto salvò tante persone dalle macerie, non si tirò

indietro di fronte a nessun pericolo.

Le presento Elena, mia moglie.

Molto piacere. Piacere.

Come avrà capito, lui è mio padre, Enzo.

Molto lieto. Come diceva Agnese, è diventato a Gibellina un eroe locale e

per me è un esempio da seguire.

Michela arriva in piazza. Da lontano vede Peppe, gli sorride e lo saluta

ricambiata con la mano.

Suleima! Ciao Michela. Come stai?

Bene tu? Bene.

Saverio, è arrivata.

Posa sto piattino che è il quarto.

Scusate, ci vediamo dopo.

Saverio e Peppe raggiungono gli altri.

Buono sto formaggio.

Noi ci siamo già conosciuti.

Ciao Michele.

Ci voglio piacere.

Si baciano sulle guance.

Ciao. Ragazzi è bellissimo qua.

Sono foto stupende. Le foto più belle sono là in fondo.

Guarda se vuoi te le faccio vedere.

Volentieri.

Sì, vai, vai.

Peppe è elettrizzato.

Saverio sorride a Suleima.

Poi?

Grazie. Del vino.

A cena.

Assolutamente no, sei completamente fuori strada. Ma perché devo essere io

fuori strada? Non ho capito. E poi si sa che la recezione dell'arte è una cosa

personale, soggettiva, varia da persona a persona.

Sono allo studio però.

Non ho capito.

Cambiamo discorso?

Parliamo di sport?

Palla a volo? Tennis?

Boba a due?

Su lei ma noi dobbiamo andare a Palermo subito.

Scusatemi, ho appena scritto un messaggio, questione di lavoro.

Che peccato.

Questione di lavoro a quest'ora? Che siete passati? Alla vigilanza notturna?

Che stiamo cercando di avere nuovi finanziamenti per i nostri progetti.

Sai, stiamo cercando di contattare critici, galleristi, sono sempre in

viaggio. Non si fermano mai. Non mi hai detto niente. Lo so, non sapevamo che si

sarebbe combinato adesso.

È importante.

Buona serata.

Grazie per la compagnia.

Ciao.

Veramente un tipo impossibile questo.

Giulio, mi spieghi?

Sì, dai, parla, parla.

Giulio si lamenta con Suleima.

Comunque io non ho capito perché Giulia abbia voluto incontrarmi.

Non avevamo niente in comune.

E poi sembrava tutto perché interessato a me.

In effetti sembra interessato a qualcun altro.

Dici... Dai, è l'ombra di Suleima, basta vedere come la guarda. Vabbè, però

adesso sono solo amici, no?

Sì, amici.

Ti dà fastidio che si vedano così tanto?

Sì, sì, mi dà fastidio.

E mi sento pure in colpa perché mi sembra di non darle fiducia.

Io capisco la tua preoccupazione.

Cioè, anche se adesso sono solo amici, è comunque un ex.

E gli ex sono sempre un po'... pericolosi.

Ah. Oh, ma che dici? Su lei è una ragazza seria.

E io ci metto la mano sul fuoco. E io sono completamente d'accordo con te,

Peppe, figuriamoci.

È solo che la vita ogni tanto ti mette in delle situazioni che possono

diventare... complicate, un po' ambigue.

Ecco. Hai ragione, a volte...

Le cose ti possono sfuggire di mano.

Soltanto che come si fa a capirlo? Cioè, ci vorrebbe la palla di vetro.

I ragazzi a scuola non fanno che parlarmi di un test online che pare sia

fantastico per capire se il tuo partner ti stia tradendo oppure

abbia intenzione di farlo.

Un test?

Davvero? E non è niente di scientifico, intendiamoci.

Però pare sia perfetto per intuire i segnali all'interno della coppia,

insomma. Vabbè, comunque lo trovi su internet, si chiama test di horns.

Ah, horns, che in inglese vuol dire corna, giustamente.

In realtà è il cognome di quello che l'ha inventato.

Però è vero, è strano.

Oh, ma di che state a parlare?

Test, corna.

E questo analisi del sangue, insomma, ma... Peppe, calma.

Peppe, io l'ho detto che non c'è niente di scientifico. Non è scientifico.

Vabbè, diciamo che è un modo per fiutare quello che accade intorno a noi. Certo.

Poi, secondo me, certi segnali... è meglio intenderli prima.

Piuttosto che dopo, o no?

Michela appare allusiva. Peppe li scruta allarmato.

Saverio riflette pensieroso.

Più tardi, Saverio parcheggia l'auto nel vialetto di casa.

Ora è da solo con Peppe. L'amico siede accanto a lui taciturno a testa china.

Saverio spegne il motore, nota l'inquietudine dell'amico e agita una

mano davanti ai suoi occhi.

Oh, ma che fai meditazione?

No, no, è che ti devo dire una cosa ma non c'ho coraggio.

Ma che c'è Peppe, dimmi?

L'amico appare nervoso. Eh, che mi sono accorto che mi piace la strana.

E allora la volevo invitare a cena, a un cinevino, un aggradito, un gelato, ah,

piccole passe.

Mi, piccionello in love, grande, grande.

Ah, va a sapere, però non babbiare, la cosa è seria. Ah sì, certo, certo.

E allora?

No, no, mi sembra una magnifica idea.

Però una cosa, forse è meglio se il film lo lasci scegliere a lei.

Sì, giusto, giusto.

Magari io scelgo il ristorante.

Ecco, fai scegliere a lei anche il ristorante?

Sì, tutte e due cose lei.

Così io sono più galanto.

Più galanto sicuramente.

Saverio si trattiene dal correggerlo.

Scendono dall'auto.

Fatta eccezione che per il giardino la casa è al buio.

Peppe se ne va.

Saverio va verso l'ingresso.

Giunto davanti alla porta a vetri del soggiorno, si ferma pensieroso e resta

appoggiato alla cornice.

Poi prende il cellulare dalla tasca della giacca e digita sulla tastiera.

Appare la schermata da cui poter iniziare il test di Orn.

Saverio guarda indeciso lo schermo. Si siede al tavolo che c'è sotto al patio.

Appoggia il gomito sul tavolo, la guancia sopra la mano e legge qualche

domanda.

Pondera incerto.

A colazione.

Non mi capire, ti sei svegliato stamattina e hai stampato questo test di

Cornes? Sì, tutto.

Tanto si chiama test di Orns, no? Di Cornes. E poi comunque sì, così è più

pratico. Che problema c'è?

Vabbè, tu sei il cretino e questo è il lampadio. Va bene.

E poi tu non la devi ascoltare a questa Michela.

Ti mette troppo grilli per la testa. Michele è un'amica. Ma poi che male c'è

a provare? Vediamo, vediamo come va la prima domanda.

Allora, se domandi alla tua partner cosa ha fatto una sera che non eravate

insieme, rispondendo distoglie lo sguardo da te.

Per esempio questa è una buona domanda. Buongiorno.

Scusami, ieri abbiamo fatto tardi da Palermo e non volevo svegliarti.

Senti, come è andato il tuo incontro di lavoro?

Suleima lo guarda, accenna un sorriso e abbassa gli occhi.

Saverio guarda allarmato Peppe. Lui lo invita alla calma. Suleima beve un sorso

di caffè. Tutto bene?

Scusate, vado un attimo in bagno.

Si allontana evasiva. Saverio è sconfortato.

Dai!

Risponde alla domanda. Ma dai, ma che stai segnando? Che segni? Ma Peppe, pure

tu, amoni, ma dici vero? Cioè, ha distolto lo sguardino un nanosecondo.

Vabbè, ma che deve essere come le bestie impagate? Deve guardare sempre fisso.

Ah,

ma non lo so, ma che c'hai stamattina?

Peppe addenta vorace un cornetto.

Poco dopo escono di casa.

Saverio risponde al cellulare.

Pronto?

Sì,

sì, sono io.

Ah, va bene, va bene.

Vengo subito.

Sì, grazie.

Ma che fu? Che c'è?

Era un appuntato dei carabinieri da Gibellina.

Dice che stanotte al museo è stato rubato un presente di Boetti.

Un presente?

E che cosa è?

È un drappo che viene portato in processione per San Rocco.

Ma davvero l'hanno rubato? Sì, vogliono che vada là.

Perché pensano che il furto sia legato alla scenata che ha fatto Curatolo ieri

alla conferenza e vogliono sentirmi come persona informata dei fatti.

Beh, in effetti dopo la sparata di Lione e Curatolo.

Cioè, tra l'altro un presidente di Boetti ha un valore enorme.

Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro.

Vabbè. Dai, andiamo subito.

Tu vieni con noi, no? No, veramente io non posso.

Come non puoi?

Ho una riunione più tardi con Giulio. Vabbè, ma sono pochi chilometri. Andiamo

e torniamo.

Solo se facciamo veramente in fretta. In frettissima, dai, dai, dai.

Peppe, Saverio e Suleima si recano in auto al museo di Gibellina.

Grazie per la sua dichiarazione. Prego.

Maresciallo Guareschi. La manna.

Buongiorno. Buongiorno.

Mi hanno trasferito qui alla caserma di Gibellina da quasi un anno.

Beh, è un posto tranquillo.

Almeno fino a che non arriva lei.

Che mi dice del furto?

Il custode si è accorto della sparizione da un paio d'ore.

Si è già fatto un'idea su chi possa essere il ladro?

La manna lei ha botta calda, chi penserebbe?

Lei intende l'uomo che qui davanti a tutti ieri ha suggerito di rubare le

opere d'arte? Bravo, pensi che ce l'è arrivato pure io.

Abbiamo portato in caserma Leone Curatolo, mi aspettano per interrogarlo.

Ma chi Leone?

Ma quello non ce l'ha la faccia da ladro?

Ah sì?

Ma perché secondo lei che faccia avrebbero i ladri? Oh, i ladri che

conosco io hanno la faccia da ladro. Ah sì?

Non mi chieda com'è perché non glielo so spiegare. Sì, in effetti anche a me

sembra molto improbabile che possa essere stato Leone a commettere il

furto. E perché?

Ma ieri era così felice di quell'evento, di aver fatto tornare quei quattro

gibellinesi.

Insomma, è un uomo collerico, sanguigno, ma non mi pare un ladro.

Queste discussioni sono molto interessanti, ma purtroppo devo tornare

in caserma. A presto, Lamanna.

Rilasci la sua dichiarazione all'appuntato Caruso.

Guareschi se ne va.

Saverio allarga sconfitto le braccia.

Anch'io non credo sia stato curatolo.

Che senso avrebbe fare un invito al furto così davanti a tutti e poi rubare

lui un boetti?

Saverio scuote la testa ragionando.

Per le strade di Gibellina.

L'agenda?

Peppe, tu parli francese? Sì, un po'. Ma da quando?

Quando lavoravo al porto di Marsiglia, ma ero vicino a te.

Che c'è?

Dice che è scomparso suo padre. Non è tornato più, non lo trovano più.

Claudia, ma Remy ci sta dicendo che è scomparso suo marito. Sì, stamattina

Biagio è uscito presto dall'albergo, ma...

Doveva tornare subito, perché alle 10 dovevamo andare al cimitero a seppellire

le ceneri di mio suocero.

Invece non è tornato. Ho provato a chiamarlo mille volte, ma il cellulare è

staccato.

Immagino che non sia un comportamento abituale. No, è la prima volta che

succede.

Ora vorrei andare alla gendarmerie.

Spero di riuscire a spiegarmi bene, perché non parlo molto spesso l

'italiano. Venite, vi accompagno io.

Vai, Peppe, allo sanfan della patria!

Ma sono belgi, non sono francesi. E tagli, Peppe, tu sei internazionale. E

tu sei sciamunito, nazionale e internazionale.

Saverio appare divertito.

Poco più tardi è seduto al tavolino d'un bar all'aperto con Suleima.

Saverio, io devo andare, ho quell'impegno con Giulio. Sì, sì.

Recuperiamo Peppe e andiamo.

Si alzano.

Curatolo.

Com'è andata con Guareschi?

Hanno finito per ora.

Ma mi dico una cosa, sarei sempre un lagio io.

Anch'io penso che lei non sia un ladro, però ammetterà che la coincidenza è

strana. Cioè, lei grida a tutti di rubare un'opera d'arte e l'indomani

rubano un boetti.

Eh, ma appunto per questo. Ma secondo lei, se volessi rubare un capolavoro, mi

metterai a gridarlo ai quattroventi? Ma è assurdo pensare che sia stato Leone.

Tra l'altro, per chi ruba un'opera famosa, la cosa più difficile è

piazzarla. Ci vogliono criminali veri, esperti.

Ammesso che chi l'abbia preso l'abbia fatto per i soldi. E per che cosa,

allora?

Scusate, andiamola.

Arrivederci. Curatolo era con Gerry Landol.

Gibellina è un museo a cielo aperto, con sculture e installazioni artistiche in

diversi angoli della città. Peppe esce dalla caserma.

Allora, com'è andata?

Claudia l'ha fatta la denuncia per la scomparsa di suo marito?

Il marasciallo sta prendendo la denuncia, ma ci sono pochi elementi.

Claudia è agitata, viaggio in questi giorni a pezzi.

Certo, tornare qui a Gibellina per lui sarà stato uno shock.

Per la tragedia di suo padre. Suo padre era uno di quei poveri cristi che è

partito dopo il terremoto.

A chi emigrava gli davano biglietto gratis e passaporto a vista, sapete?

Un modo per risolvere in fretta i problemi dei senza tetto.

Eh sì, però in Belgio non potevano parlare del paese, non potevano parlare

della casa distrutta.

E suo padre ci ha sofferto molto per questa cosa.

Ora viaggio, tornare qua.

È tutto cambiato.

Saperò, io devo fare qualcosa.

Li voglio aiutare.

E ho pensato, perché non andiamo al cimitero?

Oggi dovevano seppellire suo padre. E sicuramente Biagio avrà le ceneri con

sé. Giusto, sì.

Andiamo al cimitero. A questa riunione non ci può andare solo Giulio.

Va bene, sì.

Al cimitero.

Peppe percorre svelto un assolato viale cementato.

Saverio e Suleima lo attendono al cancello vicino all'auto.

Niente, viaggio qua non c'è. Dove vuoi essere finito?

Aspetta, ma i gigliotti non avevano una casa a gibelina vecchia? Ma gibelina

vecchia non esiste più.

E il cretto? Giusto, brava Suleima, andiamo. Il cretto? Che è sto cretto?

Risalgono svelti in auto.

Lungo la strada. Alberto Burri ha cementificato le macerie.

Le fenditure tra i due appi di cemento indicano le vie e i vicoli di Ciberina

Vecchia. E così ha preso una città distrutta, una città eterna.

Eccola, è lì.

Ma che cos'è? È il cretto, l'ha spiegato su lei.

Non so che cos'è il cretto, dico quella cosa.

Ferma l'auto e scende con gli altri.

Il Cretto è un labirinto di cemento bianco calce inondato di sole.

Ma quello è il presente di Boetti.

Hai ragione.

Andiamo. Una lunga striscia di stoffa colorata fa ombra su una strada del

Cretto. Le estremità appoggiano su due blocchi di macerie.

I tre si infilano fra le vie del vecchio paese e si affrettano a raggiungere il

presente. Ogni blocco è alto poco più di un metro e mezzo.

E l'opera di Burri appare immensa, grande almeno quanto una decina di campi

da calcio.

Eccolo. Sulla Eima scorge il presente.

Poi, seduto per terra, vicino all'opera trafugata, vedono Biagio. La schiena

contro un blocco di macerie stringe al petto le ceneri del padre fissando il

vuoto con sguardo assente.

Biagio.

Si rannicchia davanti all'uomo.

Sono io, Saverio.

Io non volevo.

Lo so, tu non volevi rubare.

L'ho preso solo per portarlo qua. Qui c'era il mio paese, qui c'è casa mia.

Leone parlava delle persone che hanno perso tutto.

Sono state tradite, cacciate dalla nostra terra. Io... Io pensavo a mio

padre.

Era sempre solo, papà mio.

E' triste.

Non parlava mai di Cipollino.

Andava a lavorare, tornava a casa, mangiava con noi sempre in silenzio.

Eppure stava solo e fumava, fumava, fumava.

Ogni tanto sbatteva il pugno sul tavolo. Me futtero, diceva.

Me futtero.

E quando Leone ha detto che ognuno di noi avrebbe dovuto prendere un'opera, io

non lo so, ma c'è una rabbia.

Dovevo fare qualcosa, ma io lo giuro, io non sono un ladro.

Lo so, lo so.

Si sistemerà tutto, vedrai.

Adesso però dobbiamo andare.

Dove?

Da Claudia, da Remy, dalla tua famiglia.

Ti aspettano.

Biaggio è come stordito.

Andiamo.

Lo aiutano a rialzarsi.

Lui li asseconda.

Suleima lo prende sotto al braccio e lo conduce via. Lui continua a stringere al

petto le ceneri del padre.

Saverio e Peppe lo guardano allontanarsi preoccupati.

Ora che fanno i carabinieri?

L'arrestano?

Non lo so Peppe, faremo di tutto per evitarlo.

Peppe segue Suleima.

Saverio si avvicina al presente.

Controlla la stoffa.

delle sagome di cammelli in carovana campeggiano sul drappo rosso e verde

acqua poi per terra nota qualcosa la

raccoglie è un foglietto piegato una piccola pagina bianca strappata da un

quaderno su cui qualcuno ha scritto il mio paese è là dove passano le nuvole

più belle fuori dalla caserma

Maresciallo, mi creda, Biaggio era fuori di sé, ha perso il controllo. Non ha mai

voluto rubare il presente.

E infatti era lì, lì dove tutti potevano vederlo, non è che... Tutto a posto,

ragazzi? Sì, maresciallo. Il presente è stato preso in custodia. Io capisco

tutto, la manna, ma non è stato sottratto un pacchetto di caramelle.

Vabbè, ma il presente non ha subito alcun danno, no? L'ha detto anche il

perito. Non c'è proprio modo di evitare a Biaggio un mare di guai.

Il maresciallo sospira.

Facciamo così.

Interrogo Ghiotta.

Se non salta fuori altro e se il direttore del museo accettasse di non

sporgere denuncia, forse possiamo chiudere la cosa qui e lasciare tornare

i Ghiotta in Belgio.

Affare fatto, la manna? Affare fatto.

Si salutano con una stretta di mano.

Eh sì.

Saverio e Peppe esultano.

Vai, andiamo.

No, no, Saverio. Io rimango con i Ghiotta. Li vedo un po' provati.

E come torni?

Con l'appuntato che ha la ragazza a macere.

Come farebbe l'umanità se tu non ci fossi, Peppe? E a volte lo penso pure

io.

Dai, speriamo che il viaggio non debba avere alcuna conseguenza.

Non so, anche perché Peppe l'ha presa particolarmente a cuore questa storia.

Sì.

Senti, poi non l'abbiamo più parlato di ieri sera.

Cioè? Beh, tra Giulio e Michela non è che sia andato proprio bene.

Io sapevo che per Giulio non andava bene una così.

Perché?

Semplicemente non è il suo tipo.

Quale sarebbe il suo tipo?

Dai, Savario, non fare così.

Lei sale in auto.

Semplicemente fra Giulio e Michela non è andata.

Mi guardi a casa?

Se ne vanno. È sera. Una torre di cemento troneggia sulla piazza.

Una fenditura verticale la divide a metà in due parti identiche e una grande ala

variopinta ne unisce le cime attraversandole. Nella cucina di Marilu.

Allora, i freghi sono carichi?

Buona serata e buone pulizie. Buona serata ragazzi.

Ciao Astra, che fai?

Pulisci la cucina?

Sì, oggi tocca a me. Ah, e poi che fai? Vedo dormire.

Ah, e poi?

E poi mi alzo, faccio colazione e mi riposo perché è un giorno libero.

Vuoi che ti faccia un diario scritto?

No, no, è che ho pensato.

Guarda che domani hai un giorno libero. Che fa? Andiamo a cena? Una gazzosa? Una

granita con la panna?

Senza panna?

Senti, domani ho un impegno.

E vabbè, facciamo un altro giorno.

Guarda, in questi giorni sono proprio impegnatissima.

Spiace. Eh certo, sì.

Capitano questi giorni sempre impegnata.

Manco un menuto.

Ciao.

Ciao. Ciao.

Peppe si avvia deluso, mentre Asra continua a riordinare indaffarata.

Lui la osserva per un'ultima volta e se ne va.

Rimasta sola, Asra ha come un crollo.

Porta le mani sopra la testa, china il capo e lo nasconde fra le braccia.

È giorno.

Peppe scava una buca nella sabbia in riva al mare.

Saverio, seduto su un asdraio, scrive su un quadernetto.

Sapevo, capisci?

Non mi sono fatto castellinaria.

Però un po' ci speravo. E invece?

Beh, per evire agire, superare la cosa.

Del resto se non c'è reciprocità.

Eppure mi pareva che c'era feeling, attrazione fisica, senso reale.

Vai Peppe, fatti coraggio. Tu e le tue infreddite è una vita che fate strage di

cuore, ma è la legge dei numeri. Prima o poi anche il tuo charme doveva

incontrare la sua Waterloo. Dai, non essere volgare.

Perché volgare?

Non è bello che tu ci dici a uno che sembra Watercloth.

Vabbè, non sto bene io, non sono in forma, però... Sì.

Saverio prende un foglio.

Vabbè, senti, su lei Maxi sarà già svegliata.

Ancora questo quiz dei cornuti, sai? Non è un quiz, è un test.

Mi pareva che l'avevi buttato nel cestino ed era tutto a posto.

Purtroppo non è così.

Bisogna sapere leggere i segnali.

Anche tu ci sei appena passato.

Allora, seconda domanda.

Se chiedi alla tua partner di farti usare il suo cellulare perché il tuo è

scarico, lei cerca di evitarlo?

Bene, la domanda ce l'abbiamo, manca solo la risposta.

Andiamo. No, è pazzo, è pazzo.

Tu sei pazzo.

Vanno a casa di Saverio.

Ehi. Ciao.

Se volete ho appena preparato il caffè.

Ah, senti, mi fai fare una telefonata col tuo telefono che il mio si è

scaricato?

Guarda, in realtà anche il mio è scarico, infatti sto andando ad

attaccarlo.

Chiedilo a Beppe, no?

Sì, grazie.

Due su due.

Ora che fai? Che faccio?

Segno, segno, caro mio.

Ma che segno, segno?

Può essere che ce la scarico veramente?

Che scarico?

Saverio prende il cellulare dallo zaino.

Pronto? Piccionello?

Messie Piccionello?

Ci vuoi parlare Piccionello? Sì, un momento, un momento, aspetta. R.E.M.I.,

il figlio di Biagio Gigliotta, vuole parlare con te. Allò?

Messie Leone, ti tombè! Resta là!

Ne ferriè! Non per!

Non arrivo! Sì, non arrivo!

Che succede? Questo mi ha detto che hanno ammazzato Leone Curator.

La gendarmeria e i carabinieri hanno arrestato suo padre.

Ma come l'hanno ammazzato? Che ne so, così mi ha detto.

Vabbè, mi cambia il volo e andiamo.

Poco dopo, Peppe e Saverio parcheggiano l'auto davanti a una cancellata.

Un carabiniere sorveglia l'ingresso ad un laboratorio fuori dal quale ci sono

alcuni pezzi di marmo semilavorati. I due scendono dall'auto e si avvicinano

al carabiniere.

Dovremo conferire col maresciallo Quaresma. Prego, signore. Grazie. La

gente li lascia passare.

Leone giace per terra con la faccia sul pavimento e il capo insanguinato.

Visto la manna?

Pareva fosse finita ieri. Se invece avessi trattenuto Giotta come volevo io,

non sarebbe accaduto.

Quando l'hanno uccisa?

Intorno alle 8 del mattino. Scolpito la testa con uno dei suoi attrezzi.

Una bocciarda.

Ti abbiamo trovato, ma è stata ripulita e non ci sono tracce.

Ma perché avete arrestato Biagio?

Stamattina è venuto qui un cliente. È appena arrivato, ha visto uscire,

gigliotta sconvolto.

Gridava perché c'era Leone Curatolo morto e che voleva chiamare i

carabinieri. Quindi Biaggio sostiene di averlo trovato già morto? Lo sostiene

lui, appunto. Ma intanto è l'unico sospettato. Ora, se gentilmente volete

andare, perché noi dobbiamo lavorare, finire il nostro lavoro.

Sì, queste sono alcune opere sue. Quello lì è il ritratto di suo padre.

Leone doveva volerli molto bene, che poi in fin dei conti alla fine non era poi

così male come scultore, vero?

Dai, grazie, dai, dai.

Peppe e Saverio vanno via turbati.

Poco dopo sono seduti al tavolino d'un bar con Claudia e Remy.

Il maresciallo crede che Biagio abbia aggredito Curatolo perché gli aveva

messo in testa questa storia del furto.

Biagio era pentito, era distrutto, ma non se ne sarebbe mai presa con Leone.

Giorgio voleva solo che quella storia finisse e poi ripartire prima possibile

e tornare a casa.

A casa nostra.

Io me la sentivo che non saremmo dovuto tornare a Gimelina. Mamma, mamma,

aspetta.

Papà ci se ne va così tanto.

Perché te la sentivi?

Mio padre morì durante il terremoto.

Sprofondò tra le macerie e non si trovò mai neppure il corpo.

Io immigrai insieme a mia madre in Belgio.

Ma mamma fu così segnata da quella tragedia che non voleva mai più tornare

a Gimignano.

Avrei dovuto fare come lei.

Come diceva lei.

Non ti preoccupare. Io, è vero, ti aiuteremo.

L'importante adesso è capire perché Biagio stamattina sia andato da Leone.

Ma Biagio ci è andato solo per la lapide.

Per il loculo delle ceneri di suo padre.

La lapide?

Sì.

Leone era marmista e Biagio l'aveva incaricato di realizzare le lapide di

suo padre.

Voleva far incidere sulle pietre una bella frase.

Se l'era scritto su un biglietto, ma poi l'aveva perso.

La frase poi l'ha ritrovata su internet e stamattina era andato da curandolo per

dargliela.

Scusami, ma è questa la frase?

Il mio paese è là dove passano le nuvole più belle.

Sì, è del poeta Jules Renard.

Quello è il biglietto di Biaggio? Sì, è di Biaggio, l'avrà perso al cretto, l'ho

trovato io.

Ma capite, questo biglietto potrebbe anche scagionarlo.

Che vi dicevo io, il mio amico sembra scemonito, ma poi ve lo lasciate

stupido. È un mistero, un mistero della natura.

Grazie. Claudia lo ringrazia.

Peppe e Saverio vanno in caserma, incontrano Guareschi davanti all

'ingresso e gli mostrano il biglietto.

Questo biglietto l'ha perso ieri al cretto. L'ho trovato io.

Biaggio dice la verità.

Questo biglietto sicuramente conferma la versione di Giotto, ma non è né una

prova né un alibi.

E comunque lo tengo io.

Scusi, ma questo biglietto è una prova che Biaggio è andato al laboratorio non

per uccidere Leone, ma per farsi fare l'incisione.

Certo. Ma non toglie il fatto che magari si siano messi a parlare del furto del

presente, che la cosa sia degenerata e poi è finita nel sangue. Arriva Agnese,

seguita da Margot. E comunque scusate.

Maresciallo, io non centro niente con tutta questa storia. Devo tornare a

Parigi immediatamente, ho un'azienda da mandare avanti.

Signora Pasamonte, mi dispiace per le sue difficoltà, ma io non posso

lasciarla partire.

Ma lei non può costringerci a rimanere qui, è un abuso, una violenza.

Mi rivolgerà l'ambasciatore.

Signora, ci sono in corso delle indagini e finché non saranno concluse tutti gli

ospiti invitati da curato lo dovranno restare qua a Gibelina in attesa di

essere interrogati dal PM.

Noi siamo cittadini francesi e abbiamo tutto il diritto di tornare nel nostro

paese alla nostra vita.

Un po' di pazienza.

Agnese si avvia scocciata.

Scusatelo, la sua azienda è in un momento un po' particolare. Per questo

non riesce a sopportare di essere intrappolata qui.

A volte se la prende anche con me.

Perché? Mamma non ci voleva venire che a Gibellina. Sono stata io a assistere

perché volevo vedere le nostre radici.

E alla fine l'ho convinta.

Allora, noi dobbiamo andare.

Tra un po' inizia il corso.

Peppe e Saverio tornano all'auto.

Poco dopo, Gerry parcheggia l'auto davanti al laboratorio di Leone.

Scende e si avvicina alla cancellata con dei fiori.

Scendono dall'auto. Gerry lascia i fiori ai piedi della cancellata e resta

assorto. Gli si avvicinano.

Salve. Dottor Lamanna?

Sì. Salve.

Conosceva bene Leone.

Io e Leone non ci vedevamo da una vita, ma da bambini eravamo molto amici.

Sono anni che non si dimenticano quelli.

Sicuramente era lo stesso per Leone.

Non capisco però perché Guareschi si sia fissato con Biaggio.

Non crede che il furto del presente c'entri qualcosa con l'omicidio di

Leone? No, no, no, io credo che con ogni probabilità c'entri tutto quel casino

che è successo lì alla conferenza.

Intende la lite col professor Cardenio? Sì, sì, sì.

Cardenio l'ha pure insultato e umiliato davanti a tutti, dandogli dello scultore

fallito. Povero Leone.

Lui da giovane voleva fare l'artista.

Per qualche anno ci provò.

Cardenio avrebbe potuto aiutarlo, era già un pezzo grosso nell'ambiente della

cultura, con un piccolo sforzo, una piccola recensione, una segnalazione.

Invece niente, non ha fatto niente, niente. Con lui fu come un muro di

calcestruzzo. Alla fine era assegnato a Leone, tirò i remi in barca e si è messo

a fare l'artigiano.

L'indomani fuori da liceo. Dei ragazzi ballano nel parcheggio.

Saverio è al telefono.

E uno, due, tre, ritmo, ritmo, ritmo, girare, girare. Grazie, maresciallo.

Peppe vende merende al suo chioschetto.

Che è quella pace?

Hai parlato con Goreschi?

Ora, ho aggiornato dei conflitti fra Cardenio e Leone.

Ma Cardenio sembra che ha un alibi, era all'università a fare ricevimento,

quindi... Ma non è solo per questo che stai abbacchiato, vero?

È tutta la mattina che provo a chiamare su lei, ma non mi risponde. Ma sarà

impegnata, sta lavorando, Saverio, dai!

Ma sì, ma dai, ma pure tu ogni volta trovi... Polizia!

Finita con quel coso! Ci stai sfondando i timpani! Ho capito, ti assicuro che

pure fuori ci stai sfondando i timpani!

Polizia! Polizia!

Sì, sì, spegni questa camorria, sennò ti interrogo su tutto il programma dopo.

Tanto non so niente. Tanto per cambiare. Pure tu che te la prendi con Pennisi,

che sto tre volte che ripeto il secondo anno. Eh, ma... E' che è nervoso per

questa storia del test di Cornes. Di Cornes.

Sì, ma vuole dire il test di Hornes che mi hai suggerito di fare.

Siamo a due su due.

Ma che significa? Sono tutte minchiate!

Infatti Peppa ha ragione, è un gioco. Poi non è che tutte le domande hanno lo

stesso valore. Devi fare una tara.

Ci sono delle domande, per esempio, che sono vaghissime.

Altre, tipo questa, un po' più interessante.

Allora, quando succede qualcosa, anche gli altri se ne accorgono. Prova a

parlare della tua partner a qualcuno che la frequenta. Ti sembra imbarazzato o

nervoso?

Ma questo è interessante, no? Cioè, potremmo parlare con Asdra.

Sta tutto il giorno in studio con Suleima e Giulio. È malato. Peppe,

intanto mi fai i soldi? Sì, certo.

Mi aggiungi anche quella cosina là?

Certo. Grazie.

Saverio e Peppe vanno al ristorante di Marilu. Azra è in cucina ai fornelli.

Ciao. Ciao.

Ciao. Come stai? Tutto bene?

Tutto bene. Poi? Bene, bene, sì.

Senti, volevo chiederti una cosa.

Allo studio, con Suleima e Giulio, come vanno le cose?

Come deve andare?

No, ti spiego.

Siccome ultimamente ho visto Suleima un po' preoccupata, allora mi

chiedevo, siccome tu passi un sacco di tempo insieme a loro, con lei e con

Giulio, dico, ecco...

Cosa pensi? C'è qualcosa che non va?

Qualcosa che non va? No, no, va tutto bene.

Tutto come al solito.

Come al solito? Certo.

Sicuro? Certo. Ma che è questo fungo?

Ma che comunasti?

Scusami lui, non so che dobbiamo fare. Anche tu, cioè.

Uno e due. Da quando è arrivata qua mai ha bruciato qualcosa.

Fuori. Uno e due. Fuori. Sì, sì, scusami.

Vediamo di salvare il salvabile qua.

Sì, sì, sì. Ciao.

Mari Lu si allontana.

Saverio e Peppe escono.

Fuori dal ristorante.

Eppure questa, peggio di così, non poteva andare.

Aspetta, vieni qua.

Segna un'altra risposta.

Dai,

Saverio, non fare così.

Anche perché...

Azzra secondo me non era nervosa per le domande che gli ha fatto. Non è perché

cosa? Panico da spigola? No, perché c'ero io con te.

Hai visto? Era imbarazzata, in disagio. Perché gli ho chiesto di uscire.

Questa mi sa tanto che ci ho fatto a scanto.

Mi dica di senso. Dai Peppe, perché sei King Kong?

Peppe è abbattuto.

Ma che ci stai ancora male per sta cosa?

È d'antica.

Oh, povero Peppe, certo che ti sei preso proprio una bella cotta col giumbo, eh,

come i picciottetti.

Saverio, l'amore non ha età. Oh, ti prego, guarda, soffri pure per l'amore,

ma luoghi comuni no, eh?

Minchia, ma sei camorroso, oh.

Pure nel momento di bisogno.

Ridono.

Certo che stiamo messi proprio bene, eh, amico mio, tutti e due.

Lo sai che facciamo?

Ce ne torniamo a Gipellina.

A Gibellina, ora.

A Gibellina.

Risalgono in auto, lasciandosi alle spalle il ristorante sul mare e i

faraglioni che lo incorniciano.

Giunti nei pressi di Gibellina, raggiungono un podere immerso nel verde

della campagna.

Lasciano l'auto in fondo a un lungo viale d'ulevi e si avviano all'interno.

L'ingresso ad arco è coronato da piccoli merli a coda di rondine. La corte,

mattonata, è ricoperta d'erbetta. Vi sono rampicanti sui muri e otri con

piante lungo il perimetro.

Buongiorno. Buongiorno.

Vorremmo parlare con la signora Curatolo.

La signora Elena non c'è, c'è solo il signor Enzo.

Potremmo parlargli?

È in chiesa che sta pregando.

Venite, ma è mischino e tanto addolorato per la morte del figlio. Non si dà pace.

Certo. Vi accompagno. Grazie.

La chiesa, una piccola cappella rurale in pietra chiara, sorge all'interno di

un lussureggiante giardino di palme e ulivi. Gli interni bianco rosato sono

delicatamente affrescati. Al loro arrivo Enzo, rivolto verso l'altare, aziona la

sedia a rotella elettrica e si volta.

Condoglianze, signor curatore?

Sì, ci dispiace moltissimo per suo figlio.

Ma che volete? Perché siete qui?

Stiamo indagando sulla morte di Leone.

Siamo convinti che non sia stato Biaggio ad ucciderlo.

Allora, secondo voi, il presente non c'entra a nulla?

No.

Magari io la penso come a voi.

Perché?

Enzo parla appoggiando alla gola un laringofono. Lo tiene appeso al collo

con un laccetto. Li conduce fuori dalla chiesa, nel giardino.

Saverio tocca la terra.

Non capite?

Lei dice che questa buca ha a che fare con quello che è successo.

Qualcuno è venuto qua e scavò per prendere qualcosa che era nascosto qua

sotto.

E qui ti ha matato la mia figlia.

Ma che succede? Che state facendo?

Enzo qui ci stava mostrando questa buca.

Ritiene che abbia a che fare con quello che è successo a suo marito.

So cosa pensano i suoceri.

Ma Leone non mi ha mai parlato di nulla che fosse nascosto qua nel campo.

Ma qui qualcuno ha scavato.

Non l'avete visto, poveretto?

Enzo è a pezzi.

E poi per la sua paralisi prende farmaci molto pesanti che lo rendono assai poco

lucido. Si è fissato con quella buca.

Dice che non ha senso. Ma no.

La buca l'avrà fatta qualche animale a caccia di talpe.

Ma forse uno dei contadini ha sdradicato una pianta per portarsela via.

Vabbè, comunque noi eravamo passati per un altro motivo. Volevamo chiederle se

possiamo dare un'occhiata dentro casa.

Poco dopo.

Leone, era estremamente ordinato. Se ci fosse qualcosa fuori posto, l'annoderei

subito.

Ecco qua.

Questa era la stanza dove passava la maggior parte del suo tempo.

Nella stanza c'è un portafucili di legno e una delle cinghiette che lega le armi

è slacciata.

Saverio nota una piccola custodia di cuoio aperta.

È appesa a un gancio, ha il dentro rosso ed è vuota.

Il binocolo?

È strano, era di Leone. Dovrebbe essere lì dentro.

Elena apre una cassapanca.

Le do una mano.

Ma qui mancano varie altre cose.

La tazzatura del birdwatching, la borraccia, la coperta.

Anche il fornelletto che usava per il caffè.

È strano.

Quindi Leone osservava il comportamento degli uccelli?

Vede, quando era giovane Enzo andava regolarmente a caccia e portava spesso

Leone con sé nei boschi.

Ma a Leone la caccia non è mai piaciuta. Le armi gli facevano paura.

Però la passione per i boschi quella gli era entrata nel sangue.

E così da grande l'ha potuta soddisfare con il birdwatching.

E... Dove potrebbero essere finite queste cose?

Non lo so, non ha senso. Leone non lasciava mai le sue cose nei boschi. Li

portava sempre tutto a casa.

E poi da un po' che non andava.

Da un po' che non andava nei boschi? Sì, non faceva escursioni da più di un mese.

Era troppo impegnato a organizzare la conferenza.

Si è addormentato.

Peppe si riferisce ad Enzo, rimasto nella stanza a fianco.

Scusate, ma ora devo proprio chiedervi di andare.

Assolutamente, grazie. Certo, scusi ancora per il disturbo.

Elena li invita ad avviarsi con un gesto della mano.

All'esterno. Peppe, domani torniamo qui a Gibellina, eh? A fare cosa?

A cercare questi oggetti che sono spariti, no?

E dove? Ma l'hai sentita la signora?

Che ne so, da qualche parte li cerchiamo.

Peppe allarga le braccia dubbioso.

Risalgono in auto e lasciano Villa Curatolo.

Tornano alla villa di Macari. Il sole è ancora alto.

Saverio lo scruta.

Ah, certo, certo, capisco.

Capisco.

Ciao Saverio.

Ci vediamo domani, eh?

Sì.

Peppe scende dall'auto e se ne va sconsolato.

Saverio lo osserva per un istante, fa un sospiro ed entra.

Tornato a casa, Peppe se ne sta disteso su un fianco, su una maca in giardino.

La testa appoggiata sul pugno chiuso, all'aria malinconica.

Marilù arriva alle sue spalle, tenendo fra le mani un cesto da picnic.

Peppe. Lui volta il capo e sorride mesto.

Peppe. Marilù.

Si siede vicino a lui.

Come va?

Tutto bene? Tutto a posto?

Tutto bene.

Sì? No, perché ultimamente ho visto un poco giù.

No, ma figurati...

Tranquillo sono, tutto a posto.

Peppe la guarda intimidito.

Ma tu pensi di fare fissa mia?

Io ti conosco, ti conosco bene.

Dai, aiuto.

Peppe si alza e prende il cesto. In giardino c'è un tavolo di legno con due

panche.

Lui vi posa sopra il cesto. Marilu si siede accanto a lui e lo guarda negli

occhi.

E io lo so perché tu sei così.

Per Asra, vero?

E io proprio di lei ti sono venuta a parlare.

Perché vedi, da quando è arrivata a Macri, a me è piaciuta subito sta

picciotta. E ci sono diventata subito amica.

Però dirti che siamo entrate in confidenza, no.

Perché è idea a stare salvata.

Mai mi ha parlato la sua famiglia, mai mi ha parlato del suo passato.

Strano perché è una picciotta sempre allegra, una che parla con tutti,

insomma espansiva, va. Vero? Da una parte.

Dall'altra è apparenza. Perché qualche volta la spiata, quando era in cucina,

all'improvviso si ammutolisce, diventa pensierosa, cupa.

E allora mi è venuto di pensare, ma magari questa ha un marito, ha un

compagno al suo paese, ma noi che ne sappiamo?

Ah, pure.

Mette il tuo cuore in pace.

Molta pagina.

Peppe è spiazzato.

C'hai ragione, Marolò.

Comunque io sono venuta qua per tirarti tanti chiasumi.

Da lì.

Apre il cesto.

Meglio di così non si poteva fare.

Stendi. Ma che fai?

Lei apre un contenitore.

Ma tu resti qua?

Che certo, io volevo mangiare tutto da solo, so ben di Dio.

La sera, Saverio scrive seduto a letto. La porta della camera si apre. Lei

appare imbarazzata.

Che fai ancora sveglio?

Lui scuote la testa e chiude il quaderno su cui scriveva.

Lo so, alza qui.

Posa la borsa.

Abbiamo dovuto fare delle modifiche, era un progetto.

Tutto di corsa, come sempre.

Toglie degli anelli ed evita lo sguardo di Saverio.

Sude, ma che sta succedendo?

Sei sempre via con Giulietto, giorno, sera.

Stiamo lavorando come matti, te l'ho detto.

Sì, non è solo questo.

È da un po' di tempo che ti trovo un po' strana, nervosa, sempre...

sempre sfuggente.

Lei lo guarda e accenna un sorriso.

Saverio, cerca di capire, ho uno studio.

Si siede vicino a lui.

I progetti, le installazioni, insomma, è un grande impegno.

Mi dici che hai?

Saverio la guarda e scuota la testa.

Suleima, è un mese che vivi in simbiosi con un tuo ex.

Sì, è vero, l'abbiamo già parlato assai. So benissimo che Giulio per te è un caro

amico, però c'è un fatto.

Gli ex sono pericolosi a prescindere.

Chi lo dice?

Beh, lo dicono le statistiche.

Quali statistiche?

Va bene, non ci sono statistiche, però sono cose che si sanno, no? È un calcolo

che si fa così, a occhio, no?

Savario. Gli prende il viso fra le mani. Lo so che la nostra vita nell'ultimo

periodo è stata stravolta.

Ma tornerà tutto come prima.

Scusami, amore.

Lui è dubbioso.

E mi devi credere.

Non c'è niente fra me e Giulio.

Non c'è niente fra me e Giulio.

Lo bacia dolcemente sulle labbra.

Gli sorride e strofina il naso contro il suo.

Lui è rassicurato.

Sei il mio potere.

Si stendono abbracciati.

Al mattino, al liceo, a fine lezione. E riflettete sul caso come ci insegna

Diuremat, mi raccomando. Grazie mille, buona giornata.

A voi ragazzi, ciao.

Saverio, in piedi alla cattedra, chiude la borsa.

Già finito per oggi?

Ebbene sì, sto andando a Gibellina.

Abbiamo una nuova pista.

Ti vedo di buon umore. Beh, sì, è una bellissima giornata. Gli uccellini

cantano nel cielo e tra me e su lei ma è tutto a posto.

Davvero? Ma sì, sì, guarda, ho anche deciso di smetterla con quel test di

horns. Ieri sera ci siamo chiariti e la vita mi sorride di nuovo.

Sono molto contenta per te.

Scusami, adesso devo davvero scappare. Vai, vai. Ci vediamo, ciao.

Buona giornata.

A te.

Ruggero? Sono il nuovo insegnante di educazione fisica. Perché si è fatto

male come un idiota a Giannetti e mi tocca mettere a disposizione dell

'istituto le mie immancabili doti atletiche, di cui un giorno ti voglio

parlare. Pensavo a un corso di approfondimento motorio per tutto il

corpo docente. Li vedo tutti un po' troppo appesantiti. Tu no, eh? Grazie.

Sei meraviglioso. Ruggero, scusami, devo fare lezione. Poi mi racconti tutto, eh?

Sì, vado anche io, la prima.

Vado.

Saveri, ho fame, ho sete.

Ho i piedi distrutti. Non ti potevi mettere un paio di scarpe?

Ma che ci siamo venuti a fare qua nel bosco? L'ha detto pure la moglie di

Leone, che era inutile.

Dove venivamo a cercare quelle cose?

Dovevamo andare in tabaccheria.

Nel bosco ci sono delle auto con dentro coppie che amoreggiano.

Saverio, torniamo indietro. Shhh, fai piano, tanto nessuno ci noterà. Sono

impegnati a fare altro, perché si dovrebbero...

scompare di noi andate via ti posi mai altro? no guardi

stiamo soltanto facendo una passeggiatina ti posi i guardoni? no

quali guardoni? cerchiamo funghi, muschi, licheni ma

guarda che fattina la pigna non dovevamo venire

via via via giriamo di qua di qua di qua Se tu ti fossi portato le scarpe,

anziché queste ciabatte... Nascondiamoci qua, vieni qua, vieni qua.

Stanno arrivando, andiamo, andiamo, andiamo.

Il terreno cede.

Sono andati.

La prossima volta che ti do retta mi devi dare un pugno. Sì, dammelo tu a me

un pugno la prossima volta che mi do retta.

Questo posto che... Minchia! Sono in un capanno il cui tetto è celato dal

fogliame. Questo deve essere il binocolo di Leone.

La coperta.

Sì, sono le sue cose.

Io non capisco se tu hai intuito oppure hai fortuna.

Leone veniva qui a fare birdwatching nei boschi.

Sicuramente ci sarà venuto anche nei giorni dell'evento di Gibellina.

Ma Leone che ci veniva a fare di notte qua? A talare la gente?

Saverio guarda fuori. Eh no Peppe, non ci veniva a vedere gli uccelli.

Da qui si vede benissimo casa sua.

Casa sua?

Ma ora che c'entra casa sua?

Non lo so, forse ha a che fare con la buca che ci ha fatto vedere Enzo.

Ma una cosa è certa, Leone da qui teneva d'occhio casa sua.

Saverio punta il binocolo.

Aspettiamo un po' e vediamo se succede qualcosa.

Ma che aspettiamo? Ma che minchia deve succedere là? Non lo so, tu comincia col

primo turno che io vedo se riesco a fare un caffè.

Certo, comincia col primo turno.

Sempre io devo cominciare, non è che... Oggi non abbiamo concluso niente.

Comunque domani facciamo un salto dal maresciallo Guareschi.

Magari lui riesce a cavarne fuori qualcosa.

Vabbè, ora la partita sta cominciando.

Ma Zulema non doveva tornare.

Farà tardi anche oggi allo studio.

Va bene.

Sono alla villa di Macari ora.

Saverio risponde al cellulare.

Ciao Michela.

Ciao Saverio.

No, volevo salutarti. Che fai di bello?

Mi preparo a passare una serata ipermacio con Peppe a base di birra

aromatizzata al carburante e una partita imperdibile.

Fortitudo etnea contro Mandarò Football Club.

Peppe è tifosissimo.

E a te interessa?

No. Ma mi muovo facilmente a pietà.

E Suleima?

Suleima è allo studio, lavora. Ne avrà per un bel po'. Ah, poveretta.

Guarda che anche io quando preparavo la tesi, lavoravo giorno e notte. La sera

mio padre per tirarmi un po' su sa che faceva mi portava del gelato con panna,

buonissimo. Dai, che pensiero carino.

Poco dopo, Peppe e Saverio parcheggiano fuori dal portone d'un cortile.

Mentre entrano, Peppe passa a Saverio un pacchetto incartato. Vedrai, Saverio,

con questo gelato Suleima sarà contentissima.

Sono allo studio di Suleima.

Le luci dello studio sono spente.

Ma qua non c'è nessuno.

E vabbè, gli è venuto appetito, sono andato a mangiare.

Saverio sospira alterato. Dalla vaschetta di gelato a Peppe telefona.

Saverio, ciao.

Ciao amore, solo per un salutino.

Come va allo studio?

Tutto bene, siamo un po' stanchi ma non possiamo fermarci.

E rimarrete tutta la sera allo studio?

Certo, perché?

Ne avremo ancora per un paio d'ore, non mi aspettare sveglio.

Ok, allora salutami Giulietto.

Un bacio.

Ci sarà una spiegazione.

E abbiamo fatto anche l'ultimo quesito.

La vostra partner vi dice bugie?

Sì, questa testa proprio l'abbiamo chiusa in bellezza.

E dai, Saverio, non fare così.

Vabbè, senti, adesso concentriamoci su qualcos'altro.

Sì, sì.

Andiamo. Dove?

Al capanno, no?

Abbiamo il gelato.

Dove il gelato? Il gelato rimane qua.

Lo butta in un cestino.

Al capanno.

Ma se spuntano qualche specie di animale qua.

Saverio tiene d'occhio Villa Curatolo col binocolo.

Io ho sonno, sto sentendo freddo.

Stanno ghiacciando magari i piedi.

Strano con quelle scarpe.

Mettiti la copertina se c'hai freddo, però fai piano. Sì, sì.

Peppe si copre.

Come sempre, ha le infradito.

Qui sta arrivando una macchina.

Peppe si avvicina a Saverio. Quella è la macchina di Gerry Landol.

Gli ruba il binocolo.

Ma dove stanno andando?

Non ci avevi sonno tu?

Saverio se lo riprende.

Niente, è fermo.

Però adesso c'è... C'è Elena che è uscita di casa.

A quest'ora.

Lo sta raggiungendo, adesso è entrato in macchina.

E che stanno facendo?

Che ne so, da qua non si vede niente.

Andiamo, andiamo.

Afferrano due torce ed escono dal capanno.

L'auto di Gerry Landol è parcheggiata a una decina di metri dalla villa, fra gli

olivi della campagna.

Gerry ed Elena parlano vicini, come fossero in confidenza.

Saverio e Peppe percorrono il viale che porta alla casa.

Si nascondono dietro al tronco nodoso di un olivo. Si acquattano dietro a una

macchina agricola.

Giungono alle spalle dell'auto e si avvicinano silenziosi.

Saverio, ma se stiamo facendo?

Ho capito, non è che possiamo aspettare che finiscono.

Aspetta. Ma che fai?

Saverio raccoglie delle olive da un ramo.

Le lancia contro l'auto per attirare l'attenzione dei due, ma senza successo.

Ci penso io. Aspetta che piglio un altro.

Aspetta. Solleva una pietra.

Ma che fai col pietrono? Ah, aspetta!

Siamo noi, siamo noi.

Dobbiamo parlare. Mamma mia, mamma mia. Ma la manna, ancora lei?

Leone, si era costruito un appostamento lì nel bosco. Il binocolo e le altre

cose erano tutte lì. Un appostamento? Ma per che cosa?

Peppe in imbarazzo.

Leone aveva dei sospetti e voleva controllare se effettivamente tra voi ci

fosse qualcosa.

Io ed Elena ci volevamo bene fin da bambini, da quando eravamo a Gibellina.

Poi io emigrai con i miei, insomma, la vita ci ha diviso per tanti anni.

Ma siamo rimasti sempre legati.

Abbiamo continuato a scriverci.

E io non ho mai smesso di pensarla, mai.

E da qualche anno la consapevolezza che siamo innamorati, la voglia di stare

insieme, sono diventati più forti.

Beh, questo è commovente. Lo capite, no?

Se sbaglia la manna.

Io volevo molto bene a Leone.

Anche se non era più il bene.

che una moglie prova per il marito.

Come sarebbe, scusa?

Da anni tra me e Leone era finita.

Facevamo vite parallele, dormivamo in due camere diverse.

Io non lo so perché ora mi spiasse.

Forse il segreto mi voleva ancora.

Ma in ogni caso noi non stavamo più assieme.

E perché continuava a vivere nella stessa casa?

Per Enzo.

È già tanto malato.

Per lui io e Leone decidemmo di mantenere le apparenze.

Enzo mi vuole molto bene, gliele voglio anch'io.

Per lui il divorzio sarebbe stato un dolore enorme.

Sia a Leone decidemmo che ci saremmo separati non appena Enzo fosse morto.

In sostanza io ed Elena vogliamo ricominciare da capo. Ma vi giuro non l

'abbiamo ammazzato noi a Leone. Io ci volevo bene a Leone. Era una brava

persona. Non c'avevo niente contro di lui.

È soltanto che io ed Elena ci amiamo e vogliamo stare insieme.

Credeteci per favore.

In ogni caso dovete parlare col maresciallo Guareschi.

Mi andrà bene.

Elena rassicura Gerry carezzandogli il viso.

È mattina. Saverio, ancora a letto, viene svegliato da un clacson.

Ma che ti suoni che sta dormendo?

Lui si mette seduto. La voce di Suleima veniva dall'ingresso.

Saverio esce dalla camera.

Giulio e Suleima parlano nel vialetto, poi salgono in auto.

Saverio li sente parlare e li osserva incupito da dietro la porta finestra del

soggiorno. L'auto si allontana.

Saverio rimugina preoccupato con un velo di tristezza negli occhi.

Peppe è per le stradine di Macari con due buste della spesa. Azra scrive sul

cellulare camminando veloce a testa bassa.

Azra, come stai? Bene, bene, bene.

Scusa, ho molta fretta.

Azra tira dritto senza degnarlo di uno sguardo e per un istante nasconde il

telefono nella tasca dei jeans.

Peppe se ne va con il volto pieno di tristezza.

Saverio arriva a scuola.

educativo. Ma non faccia lo spiritoso.

Poi chi le ha detto di portare questi giocattoli a scuola? Io non me l

'aspettavo da lei. Ma non è un comportamento. Ma guardi che la... Che

succede? E Michela, ma non vedi che la manna mi sobbilla ai ragazzi?

Eh ma tu hai ragione Ruggero, soltanto che noi due abbiamo la scorsa, se avrei

ancora no.

Soltanto noi due sappiamo quanto può essere difficile, quanto possono essere

irritanti questi ragazzi.

Effettivamente hai ragione, hai ragione.

Senti, Michela, ma non è che ti andrebbe di prendere un caffettino con

cioccolatino in un locale qui vicino con un meraviglioso sottofondo musicale? Era

proprio quello che volevo, guarda. Veramente?

Sì. Allora offro io.

Sempre così gentile. Bene.

La mano un po' più di rigore, non un po' più.

Sì, sì.

Ma tu ti rendi conto che mi sei costato un caffè con quel casomano là?

Preferirei essere azzannata da un branco di foretti arrabbiati. Lo so, scusami,

mi pento e mi dolgo con tutto il cuore.

Ma scusa, ma perché ti fai provocare da un picciotto così? Ma c'è... Ma che hai?

Ieri eri così felice.

Io invece sbagliavo ad essere felice.

Su lei, ma... Sì.

Senti, perché non vieni a prenderti una birra da me stasera, così mi dici quello

che succede?

Da te stasera? Ma è stasera.

Parlare fa sempre bene, no?

Ma sì, dai, hai ragione, è una buona idea.

Del resto in queste sere sono sempre da solo, per cui... Dai, allora, ci vediamo

dopo. Lei annuisce.

Ciao. Buona lezione.

Michela sorride tra sé, fuori dalla caserma di Gibellina.

Ho appena dovuto rilasciare Biagio Giotta per scadenza del fermo.

Però per me rimane sempre lui il sospettato principale.

Però non voglio neppure tralasciare l'altra pista.

Ossia pensa che Gerry e Elena... Il fatto è che Elena ha un alibi.

Era al lavoro.

Mentre Gerry Landol non ha nessun alibi. E quindi dobbiamo indagare. Per ora li

stiamo interrogando.

Dico, anche ammettendo che Gerry ed Elena c'entrano qualcosa, quale sarebbe

il movente?

Elena poteva lasciare suo marito quando voleva. Il movente c'è, la manna. E

anche bello grosso.

Non lo indovina.

La prego, niente indovinelli. Già subisco Piccionello che è un enigma

vivente.

Dopo che era rimasto invalido per via dell'ictus, Enzo curatolo, aveva

intestato al figlio Leone l'intero patrimonio di famiglia. Si tratta di un

bel po' di terreni e varie case.

Alla morte di Leone, Elena avrebbe ereditato tutto.

E lei e l'amante avrebbero potuto godersi dell'intero patrimonio

tranquilli e beati.

Ecco.

Per strada.

Non so davvero come ringraziarvi per tutto quello che state facendo. Non lo

devi nemmeno dire, Claudia.

Viaggio, come ti senti tu?

Durante il fermo praticamente non ho mai dormito per la paura. Papà Nefi, cosa?

È un incubo, un incubo. E me lo sono tirato addosso io, perché dovevo

prendere il presente.

Ma perché l'ho fatto?

Voglio tornare a Liege, a casa nostra.

Stai tranquillo, amore. Ci torneremo presto a casa.

Si risolverà tutto, ci verrà.

È meglio se andiamo in albergo.

Devi reposare. Sì, Viaggio, voglio dormire un poco.

Ci vediamo.

A bientot, Remy. A bientot.

Viaggio e la sua famiglia si allontanano e il professor Cardenio legge seduto in

un bar.

Guarda un po' chi c'è.

Lo raggiungono.

Buongiorno, professor.

Salve, possiamo disturbarla un attimo? Nessun disturbo, prego. Si siedono.

Volevamo chiederle dei suoi contrasti con Leone Curato.

Ah, argomento non proprio allegro.

Beh, si è giunta voce che Leone attribuiva a lei alcune responsabilità

per il suo insuccesso come artista.

Leone era un artigiano molto bravo, ma un artigiano, non un artista.

Io non c'entro niente con il suo insuccesso.

Leone se la prendeva con me perché io vivo qui, ma anche fuori dal paese.

Nessuno ha mai mostrato interesse per le sue sculture.

E comunque, Leone mi mancherà.

Le mancherà?

Sì, mi mancherà.

Vede la manna, nessuno come noi due ha amato questo paese.

Anche se in maniera diversa, da punti di vista diversi.

Io sono un cultore del sogno di Gebellina Nuova, l'utopia dell'arte che

rida vita a una città polverizzata.

Leone invece viveva nel rimpianto di Gebellina Vecchia.

Senta, lei... Cioè, che idea si è fatta dell'omicidio?

L'odio può farti fare cose inimmaginabili.

Può darti una forza che non avevi mai avuto.

Che cosa intende?

Dicono che chi ha colpito Leone gli abbia letteralmente sfondato il cranio.

Ci vuole una grande forza.

E non solo forza di muscoli, ma forza di spirito.

Per fare una cosa del genere ci vuole odio. Un grande odio.

Secondo me, Piaggio e Gigliotta non potevano avere tanto odio.

Non ne aveva motivo.

E quindi pure lei pensa che sia innocente?

Evidentemente.

Ho sentito che il maresciallo sta dietro a Elena e a quel cantante, un giravoce

che avevano una relazione.

Anche loro mi sembrerebbe strano.

Perché?

Erano loro che lo cornificavano.

Che ragione avrebbero avuto di odiarlo?

Ora scusatemi, devo proprio lasciarvi. Grazie molto, arrivederci.

Arrivederci.

Che hai?

Il professore ha ragione.

Non posso essere stati Gerry ed Elena, dai.

È quello che disse Guareschi. Ma dai, Gerry ed Elena non sono assetati di

soldi, sono assetati d'amore, vogliono solo stare insieme.

Andiamo.

Piano, piano, ok.

Scavalcano un muretto.

Si sono intrufolati nella proprietà dei Curatolo.

Saverio scruta la campagna che circonda la villa per individuare qualcosa.

Raggiungono la buca.

Ma questa buca, capace che è stato davvero un cane, un lupo, una volta? Sì,

un coyote, il diavolo della Tasmania.

Invece magari qualcuno ha disotterrato qualcosa di importante.

E il leone è morto proprio per questo.

Saverio scava con una mano.

Ecco qua.

Deve essere qualcosa di metallico. E a giudicare dalla corrosione, deve essere

sepolta da un bel po'. Già, ma cosa?

Non lo so.

Non lo so, ma qualunque cosa sia...

Chi l'ha preso ce l'ha ancora con sé.

Tieni Mattia.

Feppe soffia sul pezzetto di metallo trovato da Saverio, che si allontana di

qualche passo e fa una telefonata.

Pronto?

Guareschi? Sì?

Ho una proposta da farle.

Sentiamo. Deve perquisire tutti gli alloggi delle persone vicine al Leone

Curatolo e anche di tutti gli ospiti dell'evento del gruppo Nostos.

La manna sento un po'. Ha bevuto?

No, niente affatto. Adesso le spiego.

Siamo entrati di nascosto nella proprietà di curato. Più tardi, fuori

dalla caserma.

Niente abbiamo trovato. Un bellissimo buco nell'acqua. La manna. Ecco quello

che è stato il suo geniale consiglio di scrittore di gialli. Mi dispiace, ero

convinto che sarebbe saltato fuori qualcosa.

No, ma la colpa è mia, che le do retta. Ora, se mi permettete, devo andare a

lavorare.

Guareschi sospira spazientito e sale su una gazzella.

Saverio appare deluso.

E va bene Saverio, dai, non ti deprimere.

Ma sai che ho pensato?

Ce ne andiamo in quel chioschetto che fanno quelle cose romane?

Ce ne andiamo a mangiare qualcosa? Tu hai sempre una soluzione ad ogni

problema. Peccato che è sempre la stessa. A mangiare.

Signor Piccionello, faccio io?

Faccia lei, faccia lei.

Sono al chioschetto.

Dottore Lamanna, assaggiasse pure chi sta. Che abbiamo oggi?

Arancina, cacio e pepe. No, chef, la prego, non si offenda, ma io da

palermitano, arancina, cacio e pepe, proprio non lo posso sentire. Come se

avessi accettato. Grazie, grazie.

Scusi. In strada passa un motorino.

Saverio, intento a osservare il pezzetto di metallo trovato a Villa Curatolo,

nota qualcosa legato alla sella.

Pepe, quella era Margò. La figlia di Pasamontello.

Hai visto che dietro aveva... che cos'era?

Una sorta di scatola arrugginita.

Saverio guarda il pezzetto di metallo che ha ancora fra le mani.

Peppe, una scatola arrugginita.

È quello che stavamo cercando. Guareschi non l'ha trovata nell'albergo perché

sicuramente l'avrà presa lei e adesso sta andando a disfarsene chissà dove.

Certo. Ma dov'è?

E come la troviamo adesso?

Picciotto, conoscete la zona?

Ci aiutate a ritrovare quella ragazza che è passata con lo scooter blu.

Amoni, però veloce.

Quindi andiamo con le moto, facciamo prima.

Però veloce. No, no, andiamo piano. Cioè, voglio dire, veloce però... No,

no, veloce dobbiamo essere.

Tre ragazzi, clienti del chioschetto, prendono le moto e li accompagnano.

Il ragazzo con cui viaggia Saverio impenna la moto.

La strada serpeggia fra le colline e passa in mezzo alla campagna.

Giungono a un'area boschiva.

Accostano.

Saverio scende come nauseato, toglie il casco e fulmina con lo sguardo il

ragazzo con cui era in moto.

Vabbè, ho capito, mi sacrifico io.

Almeno dammi una mano, no?

Aspetta che... Piano, piano.

Piano.

Aspetta, piano.

Non spingere. Non spingere!

Cade dentro al cassonetto.

Mamma mia, che schifo!

Fermo, aspetta.

Sto morendo.

Aspetta, aspetta.

No, vabbè, è organico.

Vieni qua.

Che schifo, se rinasco mi apro una profumeria.

Esce dal cassonetto e guarda la scatola appena recuperata.

La scatola ha dei buchi e il pezzetto di metallo combacia con uno di questi.

Al

suo

interno ci sono un vinile, bambole, una conchiglia e altri oggetti.

È il tesoro di una negretta, di una bambina, sapete?

Ovviamente non può essere di Margot, è troppo piccola.

Sarà sicuramente di Agnese, sua madre. E Margot ha cercato di farla sparire per

proteggere sua madre.

E da chi la portiamo per capirci qualche cosa?

C'è anche la foto in bianco e nero di un uomo sulla Trentina.

Beh, andiamo dal più grosso esperto di Gibellina che conosciamo.

Chiudono la scatola.

Andiamo. Andiamo ragazzi. Ci date un passaggio molto lentamente, con calma.

Adesso non ci insegue nessuno, per cui... Aiuto!

Le moto tornano verso il fioschetto. Peppe e Saverio vanno al museo di

Gibellina. Il professor Cardenio esamina la foto.

No, no, non riesco a riconoscere questo.

C'è qualcosa che mi sfugge.

Mamma, senta, mi lasci qua tutto?

Ho bisogno di lavorarci un po'.

La chiamerò non appena ci avrò capito qualche cosa.

La scatola contiene... Prende appunti.

Va bene, va bene, le lascio tutto, però mi raccomando, se scopri qualcosa mi

chiami immediatamente.

Ovviamente, ci mancherebbe.

La saluto, professore, conto su di lei, eh? Tranquillo, la mano è... Peppe si

avvia incerto.

Tutto sotto controllo.

Peppe raggiunge fuori Saverio.

Cardenio riprende in mano la foto.

Ma tu così?

Il professore ha disposto il contenuto della scatola sopra un tavolino, fuori

dal museo.

Saverio, sei sicuro che hai fatto bene a lasciare queste cose a Cardenio?

Ci possiamo fidare?

Non lo so, Peppe.

Però se vogliamo delle risposte... E se invece hai fatto una grandissima

minchia... Ho capito, Peppe, però ci sono momenti nella vita in cui uno deve

risolversi e rompere gli indugi. Anzi, lo sai che ti dico?

Voglio rompere gli indugi pure con su lei.

Mi sono rotto di tutti sti test e dubbi. Voglio vederci chiaro.

Manda un messaggio vocale.

Michela, scusami, ma stasera non ce la faccio proprio a passare a casa tua. Ho

avuto un imprevisto.

Ciao, ciao.

Ma che cosa vuoi fare?

Vamo lì.

Saverio sale alla guida della sua auto. Peppe lo segue, ma continua a

bofonchiare perplesso.

Peppe e Saverio tornano a Macari. È sera.

Appostati a un angolo di strada, tengono d'occhio lo studio di Suleima finché l

'arrivo di una donna col suo cane, che li scruta, non li induce a guardarsi fra

loro con imbarazzo.

Suleima e Giulio escono dallo studio parlando. Peppe e Saverio si nascondono

dietro al palazzo e sporgono le teste.

Ma che stanno dicendo? Che ne so.

Vabbè, oh, eh.

Senti, adesso li seguiamo con i fari spenti, così non ci vedono.

Ma tu ce la fai, non è che sei sviluppato. Eh, vabbè, c'è sempre la

prima volta nella vita.

Risalgono in auto e, tenendosi a distanza, li seguono per le strade di

Macari.

Le vie della cittadina lastricate e antiche sono silenziose.

Suleima e Giulio arrivano a uno scalo merci portuale.

Prostitute in calze a rete e miss tempestate di strass passeggiano

sensuali sulla banchina. Una di loro, una ragazza dai capelli ricci di una

ventina d'anni, tiene d'occhio un uomo appoggiato a un SUV.

Non lo so, Peppe, ma qualcosa mi dice che sarebbe meglio non saperlo mai.

Guarda, sono fermato.

Giulio fa salire a bordo la prostituta dai capelli ricci.

Un

paio

di prostitute si chinano sull'auto e gli carezzano il viso per sedurli.

Non la perderete vista, Saverio.

Nascosti dall'imbarcazione, i due scendono dall'auto, si accovacciano

dietro la nave e li spiano protetti dall'oscurità. Giulio e la prostituta

scendono dall'auto.

Ma che fanno?

Azra arriva correndo e abbraccia la prostituta.

Ma è Azra!

Azra!

Il pianto delle due donne è un misto di disperazione e sollievo.

Che c'è?

Sono i papponi di prima!

Il SUV arriva a tutta velocità.

Saverio, dobbiamo fare qualcosa, Saverio! In gialla!

Ho un'idea, Peppa, aspetta! Sì, tieni!

Saverio! Tieni!

Usando il megafono del suo studente, Saverio li mette in fuga.

Risalgono in auto. Peppe continua a parlare per spaventarli.

Li raggiungono.

Suleima, Giulio, Azra e la prostituta risalgono in auto e scappano seguendo

Peppe e Saverio.

Più tardi, allo studio, Suleima porta dell'acqua alla ragazza seduta dentro

con Asra.

Ma quindi era la sorella di Asra? Eh sì.

I due sono fuori nel cortile.

Posso conoscerli? Ma certo.

Asra e la sorella si alzano e vanno verso di loro, tenendosi per mano.

Suleima le accompagna. Asra gli sorride riconoscente.

Io sono Lima.

Di mia sorella.

Un anno fa è stata rapita da gente della racca e della prostituzione. Io sono

venuta in Italia per cercarla.

Poi finalmente scoprì che era qui nel Trapanese, ma non riuscivo a trovarla.

Sì, un giorno a trae è venuta da noi in studio e è scoppiata a piangere.

Ci ha raccontato tutto e allora io e Giulio ci siamo offerti di aiutarla a

trovare sua sorella.

A liberarla.

Ma... ma perché non mi hai detto niente?

Perché Azra ci ha fatto giurare di non farne parola con nessuno, era troppo

rischioso.

Dovevamo mettere in pericolo Alima.

Ora capisci che non stava succedendo nulla.

Io e Giulio ci vedevamo qui tutte le sere per aiutare Azra a organizzare la

liberazione di Alima.

Ora però dobbiamo trovarle una sistemazione sicura dove stare, perché

quelli torneranno sicuramente a cercarla. Che cosa possiamo fare?

Prova a sentire qualche vecchio contatto al ministero, magari loro ci possono

dare una mano.

Però per stanotte è molto più sicuro se Alima rimane a dormire qui. Sì. Va bene,

ti preparo il divano. Vuoi mangiare qualcosa?

Dai. Grazie ancora.

Mi dà una mano?

Sì. Rientrano con Alima.

Non vi ringrazierò mai abbastanza.

Figurati.

Azra si avvicina a Peppe. Grazie.

Eddi, quando uno può aiutare...

Gli sorride commossa e raggiunge Alima.

Saverio, sono contento. Sono stracontento che abbiamo aiutato a Sdra.

Ma ti rendi conto che cosa ha fatto per liberare sua sorella?

Sono strafelice che gli abbiamo dato una mano d'aiuto.

E non soffri più?

Peppe lo bacia. Oh, piano.

E ti voglio bene.

Al mattino, Saverio è al telefono sulla spiaggia.

La ringrazio infinitamente.

La saluto, la saluto.

Arrivederci. Con lui ci sono Alima, Asra, Peppe e Suleima.

Alima!

Hanno trovato un posto in una casa famiglia a Genova.

Alima è sollevata.

Puoi stare lì tutto il tempo che vuoi e poi quando le cose si saranno calmate

puoi tornare qui da Asra.

Puoi partire già domani mattina.

Io non so come ringraziarvi.

Alima lo abbraccia.

Grazie.

Con Randone ci hai già parlato?

Sì, sì. Farà di tutto per arrestare i criminali che l'avevano sequestrata.

Grazie, Saverio.

Bravissimo.

È il professor Cardenio.

Scusate. Si allontana con Peppe.

Professore, buongiorno.

La manna.

Ma come ho fatto a non ricordare?

Ha capito chi era l'uomo della foto?

Certo che lo so.

E lei non se lo può nemmeno immaginare.

È il padre.

Il padre di Agnese Pasamonte? Ma no, che Pasamonte?

L'uomo della foto è Gaetano D'Arinello.

E chi è?

Come chi è? Il padre di Claudia D'Arinello, la moglie di Biagio

Gigliotta. Ma quindi la scatola è di Claudia?

Certo, la manna è del naturale.

La terra dove era sotterrata prima era dei D'Arinello.

Solo dopo i curato lo hanno comprato. Ma il padre di Claudia era morto nel

terremoto? Sì, il corpo non fu mai trovato.

Ricordo che la moglie non si dava pace.

Diceva che il marito, quando venne la scossa, era in un posto dove i danni

furono assai pochi e che non poteva essere morto lì.

Ma chissà se era lucida o paneggiava per il dolore.

La ringrazio.

Saverio chiude confuso la telefonata.

Peppe è perplesso. Saverio scruta Suleima.

Lo sguardo al mare e le braccia attorno alla vita delle due sorelle la vede

sorridere felice. Lui resta cupo in volto. A Gibellina con Margot e Remy.

Claudia aveva recuperato la scatola dal podere dei Curatolo. Quando Remy ha

capito che i carabinieri la stavano cercando, ha deciso di disparsene per

proteggere sua madre.

Ma ha pensato che se lo faceva lui, destava troppi sospetti. Allora l'ha

chiesto a te.

Io e Remy siamo diventati amici.

Ma che volete da noi?

Remy, dov'è tua madre?

Remy, tu dobbiamo dire.

Sei importante. Io non so dov'è.

Lei ha preso l'auto.

Era come un passaportabile.

Remy, devi dirmi dov'è tua madre. È importante.

Io l'ho vista.

Poco fa.

Era sulla strada che portava la proprietà di curatolo.

Penso molto. Andiamo.

Peppe e Saverio corrono via.

Poco più tardi, l'auto di Saverio sfreccia per il viale sterrato che porta

al podere dei Curatolo.

Giunto davanti alla proprietà, lui tira svelto il freno a mano, si precipita

verso l'ingresso della villa e, seguito da Peppe, entra nel cortile.

Claudia, Claudia, Claudia, Claudia, ascoltami, ascoltami, non fare follie.

Siamo qui per aiutarti. Non mi avvicinate o sparo!

No, eccoci. Deve dirmi la verità.

Voglio sentire la verità dalle sue labbra. Tu intendi la verità sulla morte

di tuo padre, vero?

Claudio, ti prego, spiegami, fammi capire, solo questo.

Mio padre, da tempo, era ai fericotti con Enzo.

Questioni di confini dei loro terreni.

Erano pure volate denunce.

Che cosa successe quella notte, la notte del terremoto?

Mia madre mi raccontava che papà, quella sera, aveva un appuntamento con

qualcuno, a Contrada Bisacane.

Era nervoso, sembrava preoccupato.

Papà uscì e non tornò più.

E ci fu il terremoto.

Anche se non fu trovato il corpo, tuo padre fu registrato fra le vittime del

sisma. Mamma non ci credeva.

Perché contro la Pisacane era uno dei posti in cui i danni furono pochi.

Papà non poteva essere morto là.

Ma nessuno le deterretta.

Era una tragedia enorme.

Centinaia di morti.

E neppure io per tanto tempo le ho creduto.

Sì, però poi...

Hai cambiato idea?

Claudia ha con sé un fucile.

Enzo è un eroe locale.

Ha fatto molte interviste, ma non ha mai detto di quell'incontro con mio padre.

Ha sempre sostenuto che quella sera era a casa sua, con la sua famiglia, ma era

una bugia!

Ascoltami, quindi ti sei convinta che è stato lui a uccidere tuo padre e a

occultare il cadavere? Per te il terremoto fu una benedizione!

Non ci fu neppure un'indagine!

A nessuno interessava di mio padre!

Claudia, ascoltami.

Raccontami di Leone. Che cos'è successo a Leone? Dimmi di Leone.

L'altra mattina andai nel suo laboratorio e gli ho sbattuto in faccia

quello che avevo scoperto.

Ma che stai dicendo? Io non ti voglio nemmeno sentire. Dici solo pazzie. Il

grande eroe, l'uomo coraggioso che salvò otto vite. Sì, tuo padre ha salvato

delle vite, ma prima aveva ammazzato mio padre.

Ma tu sei pazza?

Dove ci sono follie?

Tutti hanno sempre chieduto che tuo padre era un eroe.

Invece ora scopriranno che è solo un assassino.

Ma tu non puoi dire queste cose in giro. Mio padre è l'uomo migliore del mondo.

Ma tu non sai cosa rappresenta per questa terra, per me, per noi.

E invece contatelo ai giornali. Farò fare indagini. La verità verrà fuori e

mio padre farà giustizia. No, non lo farai.

Leone la spinge via.

Claudia afferra un martello e lo colpisce.

Del sangue schizza su delle lastre di marmo.

Ora devi dirmi la verità.

Confessa che hai ucciso mio padre.

Voglio sapere che fine gli hai fatto fare.

Devi dirmi la verità.

Voglio sentire la verità dalle sue labbra.

Dove il suo corpo? L'hai gettato nel fiume? Dove mio padre?

Parla bastardo, parla.

Devi dirmi tutto.

Devi dirmi la verità.

Non parlerà più, Claudia.

Il silenzio sarà la sua vendetta.

Enzo getta per terra il laringofono. Piange.

È un nuovo giorno. I gabbiani volteggiano sul mare.

Saverio è per strada con Alima.

Grazie.

Lui accenna un sorriso e raggiunge la sua auto. Una macchina attende la

ragazza.

Alima saluta Azra. Si abbracciano. Suleima va da Saverio.

Che hai?

Da ieri che sei strano.

Ma niente, sono... Appare schibo.

Sono solo deluso.

Deluso? Sì, sono deluso.

Del fatto che non mi hai detto niente di quello che stavi facendo per aiutare a

Zra.

Me l'hai nascosto.

E hai fatto tutto con Giulio.

Non te l'ho detto perché sapevo che ti saresti messo in mezzo.

Che mi avresti impedito di aiutare a Zra perché era troppo pericoloso. E

soprattutto perché avresti chiamato Randone.

Certo che te l'avrei impedito.

E certo che avrei chiamato Randone, era la cosa da fare.

Cioè, ma non ti rendi conto? Che cosa sarebbe successo se non fossimo arrivati

io e Peppe? Te lo sei chiesto?

Hai ragione, Saverio, poteva finire male per tutti noi.

Ma Sulema voleva solo aiutare Azra, non ce la faceva più a vederla così

disperata. Io ero d'accordo con lei, è stata una nostra scelta. Senti, Saverio

è furioso.

Tu non dire niente.

Che qui nessuno ha chiamato rinforzi, mi pare.

D'accordo, scusami, non parlo più.

Stanno partendo, se vuoi salutarle.

Giulio le sorride. Suleima lascia Saverio all'auto e va da Alima con l

'amico. Alima la abbraccia.

Grazie.

Azra ha le lacrime agli occhi.

Alima sale sull'auto che la attende. Azra posa il palmo sul vetro. La sorella

le sorride triste e ricambia il gesto. L'auto si allontana.

Suleima e Saverio scambiano uno sguardo cupo, pieno di incomprensione.

Peppe cinge a Sra per le spalle per consolarla.

È mattina.

Saverio è nel vialetto della casa, davanti l'auto.

Saverio! Andiamo!

Ehi, ma che ci fai in bicicletta? Come che ci faccio? La giornata ecologica

oggi a scuola.

Tu scordasti?

Ah... Vabbè, dico...

La cariciamo in macchina, posteggiamo lì vicino e poi facciamo due pedalate

arrivando, no?

Che facciamo, bariamo?

Non si bara su queste cose, sulle cose ecologiche non si scherza.

Dai, è proprio divertente così.

Cos'è questa faccia?

Ah, no, niente, niente.

Niente di nuovo.

Ah, Muni, forza. Ho capito, ma dove mi metto? Su porta pacchi. Qui così?

No, ma che seduto, in piedi, sapete? Ah, giustamente. Sì, come quando eravamo

piccoli, dai. Ho capito, ma non è che è pericoloso, no?

Che è pericoloso? Ti aspetta soltanto un viaggio lungo e avventuroso. Ok, 3, 2,

1, vado. Pronto?

3. 3, oddio.

Oddio, vai piano.

Mi stai tirando i capelli. Oh, scusami, scusami.

Tutta dritta capitano!

Sì!

Oddio!

Cercavo, cercavo, non ho trovato

l'uomo che ascoltavo.

Cercavo davvero qualcosa che facesse al caso mio.

Non ho trovato nessuno che parlasse qui con me.

Non ho trovato nessuno che parlasse qui con me.

Cercavo, cercavo, cercavo, cercavo.

Non ho trovato l'uomo che

ascoltava.

Grazie.

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.