All language subtitles for Badehotellet S03E05

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Original subtitles

C'è qualcuno laggiù.

La ragazza di ieri. Ricordo soltanto voi.

- Sono stato sospeso. - Pensi sia stato Hjalmar?

Perché no? Magari ha scoperto che sono io il padre di Severin.

I gemelli non devono vederti conciato così.

La signorina Kitty è andata a Copenaghen.

Ditmar ha acconsentito al divorzio.

- Che ci fa mio figlio con una come te? - Dovreste chiederlo a lui.

Non vedete che questo matrimonio è una farsa? Dico la verità!

A vostro figlio piacciono gli uomini, non le donne.

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Traduzione di Hanna Lise

Sono soltanto io. Credevi fosse Amanda?

- Lo sai che non verrà. - Me lo hai già detto.

Sei tornato al lavoro, bene!

- Cos'altro dovrei fare? - Apri la posta, magari.

Sono tutte bollette. Sono al verde.

- È difficile collaborare con te. - Non sono tutti come te.

- Apro io? - No, grazie.

Fatture, fatture...

Fatture.

E cosa abbiamo qui? Dal padre di Amanda. Una lettera dal grossista Madsen.

Deve essere impazzito.

Ti vuole come architetto del progetto.

- Hai visto di che si tratta? - Farà senza di me.

Già, non credo sia saggio farsi vedere in hotel almeno per un anno.

In hotel? Non l'ha spedita da Copenaghen?

No... è in albergo.

- Sono abbastanza presentabile? - Non vorrai andarci ora.

- Non hai rovinato abbastanza Amanda? - Non vado da Amanda.

Vado dal padre.

Aspetta! Allora...

Se devi proprio andare lì a fare la figura del fesso, vengo con te.

Il macellaio non sa che i prezzi del maiale sono diminuiti.

Una corona e 60 cent al chilo? È il prezzo dell'anno scorso.

Deve essersi sbagliato.

- Sperava non lo scoprissimo. - In genere è una persona affidabile.

Come vanno le cose con tuo padre?

Era sul letto, e si era messo soltanto un calzino.

Non si era ancora alzato?

Aveva lo sguardo perso nel vuoto. Il porridge di ieri era ancora sui fornelli.

È dura quando non hai niente da fare.

- Ha l'orto. - Ma è un lavoro che ruba poco tempo.

È stata la cosa giusta farlo trasferire qui?

- Ma se suona tutte le sere... - Ma ha avuto tutto il giorno per riportarla!

Parlavamo di Jesper.

- Non torna a portarti la bicicletta? - E i vestiti di tuo padre?

- Pensa che li vada a prendere io. - Ha detto così?

Sì, la settimana scorsa. Così potrei approfittare per sentirlo suonare.

- Andrai a sentirlo? - Certo, così si è evitato il disturbo.

Non capisci niente, tu.

Non credo alla sua storia.

- Potrebbe essere stata colpa di lei. - Se lo abbiamo trovato con il culo all'aria?

Beh, scusa, ma è la verità.

Non possiamo saperlo, non eravamo presenti.

- Telefonagli. - Perché?

- Perché sei interessata a lui. - Ma non è vero!

Ho solo detto che in quella storia con la ragazza la colpa magari non è sua.

Sì, sì...

- No, non salire. - Mica posso vedere il signor Madsen qui.

- E se incontrassi Ditmar? O la madre? - Mi inventerò qualcosa.

Sì, vabbè, fai un po' come ti pare!

Non c'è. Andiamocene.

Signor Berggren e signor Dupont, siete tornati.

No, vogliamo soltanto parlare col grossista Madsen.

Non so quando tornerà.

- Chiederemo agli altri ospiti. - Sono usciti tutti.

- A parte quelli che sono partiti. - Chi è partito?

Il conte Ditmar e sua madre. Sono partiti diversi giorni fa.

- Senza la signorina Amanda? - Già.

Non che ci interessi.

- Torneremo un'altra volta. - Possiamo anche aspettare qui.

Sì, ma possiamo anche andarcene.

- Sono arrivati i signori Dupont e Berggren. - Davvero?

Bene. Possiamo dar loro le stanze 11 e 12.

Non rimangono a dormire. Sono venuti a parlare col signor Madsen.

Gli ho detto che era uscito, ma hanno voluto il caffè.

Ci pensi tu, Martha?

Pensa, sono stati in un villino vicino alla spiaggia tutta l'estate.

- Lo sapevi? - No.

- Quel giovanotto vuole parlare con te. - Jesper?

- Sono Fie. - Avete parlato con l'hotel Strand?

Hanno detto che eravamo nudi, quando hanno trovato me e la ragazza nella stanza.

- La ragazza nella stanza? - Io ero vestito! È stata lei ad entrare!

Vi dirò di più quando riporterò vestiti e bicicletta.

Arrivederci, signorina.

- Una ragazza in camera? - Ha detto che è stato cacciato dall'hotel.

L'hanno trovato in una stanza con una ragazza nuda.

- Non è possibile! - Di nuovo?

- Il piccolo non dorme? - No, Helene farà un'altra passeggiata.

- Avete raccolto dei fiori. - Sì. Siamo andate a raccoglierli nel prato.

Un giorno facciamo quello che decide Olga e un giorno quello che decido io.

- Già. - Domani andiamo alla Montagna del Morto.

Sapete, la grande scogliera dove sono morti i marinai.

- Non vedo l'ora... - Hanno chiamato per il pranzo?

- No, siamo appena arrivati. - Mancano ancora venti minuti.

- Sì, ma... - Eh...

- C'è una lettera per noi. - Sì.

- Quante volte devo dirvelo? - Non si corre qui.

Primo!

Questo serve solo se vuoi parlare con qualcuno dell'albergo.

- Non vogliamo parlare con nessuno. - Perché non mi date mai retta?

Bambini, andiamo a cambiarci.

- Papà ha promesso di giocare a croquet. - Non se lo meritano il croquet.

- Stanno bene così. - Come? Ma che ti prende, Otto?

- Che vuoi dire? - È tutta la settimana che sei scontroso.

- Non sono scontroso. - Beh, come dici tu.

- Di chi è? - Il mittente non c'è.

- E non la apri? - Sì, sì...

"Caro signor Frigh..."

"Mi spiace essere partita senza nemmeno salutarvi."

- Di chi è, allora? - È della fabbrica, il procuratore Berthelsen.

- Cosa vuole? - Beh, magari se mi fai leggere...

Sali pure, ti raggiungo dopo.

"Non so nemmeno perché siamo partiti così in fretta."

"Ve lo dirà il signor Weyse."

"Sono successe delle cose qui. Purtroppo ho perso il ruolo di Hedvig

a cui tenevo tanto."

"A volte mi sento davvero triste, ma poi ripenso al vostro grande cuore,

e ai bei momenti passati al Mare del Nord."

"Prego Dio che ci faccia incontrare di nuovo, un giorno."

"La vostra affezionata Kitty Hansen".

"Vesterbrogade 24B, quinto piano a sinistra, Copenaghen."

- Cosa vuole? - Chi?

- Il procuratore Berthelsen. - Ah, ci sono dei problemi con la fabbrica.

Già... devo proprio andare a Copenaghen.

- Non dirai sul serio. - Sì, purtroppo.

I gemelli sono appena arrivati.

Il problema lo risolverà Berthelsen. Chiamalo.

Se non lo fai tu, lo farò io.

Si sta per addormentare, credo.

Che carino...

- Buongiorno. - Signora Madsen...

Siete tornati?

No, no, Max vuole scambiare due parole con vostro marito.

- Con Georg? Su cosa? - Pare abbia bisogno di un architetto.

È in viaggio. Mi dispiace siate venuti fin qui da Copenaghen.

Noi... siamo in un villino quaggiù. Per tutta l'estate.

Siete qui dall'inizio dell'estate? Non vi ho visti in giro.

Siamo un po' solitari. Max è molto preso dal lavoro.

Non so quando torna mio marito. È partito stamattina.

- Allora aspetteremo. - O forse andiamo.

- Ce lo salutate, magari. - Con piacere.

Sei tornato? Berggren e Dupont sono qui.

- Sono qui? - Sì, ti stanno aspettando.

Berggren è venuto fin qui da Copenaghen?

Hanno affittato un villino da queste parti.

Davvero?

- Dove sei stato? - A Hjørring.

- A fare cosa? - A scoprire chi mi ha prestato i soldi.

Pensavo fosse stato il governatore. E invece no.

Ma mi ha detto che avrebbe controllato i clienti dell'avvocato Kvist.

Voglio scoprire a chi vanno i soldi che guadagno.

Non guadagni tanto, ora.

Sì, ma ho scritto al Primo Ministro Stauning.

- Quando verrà a Skagen... - Fammi indovinare, ti contatterà?

Sì...

- Ha chiamato mio marito? - No.

Grazie.

- Ciao. - Che ci fate qui?

Tuo padre ha chiesto a Max di lavorare nel suo progetto.

Vai fuori a fare la guardia mentre bacio la principessa.

Aspetta, Amanda!

Mi hanno detto che Ditmar e sua madre se ne sono andati.

Sì, sono andati via. E non capisci come mai non sono venuta da te.

Dopo quello che hai detto alla madre, pensavi di aver sistemato tutto.

Le ho solo detto che al figlio interessano gli uomini.

Io e Ditmar avevamo un accordo.

Si sarebbe occupato dei miei genitori per un paio d'anni.

Ora non so più niente. Telefono tutti i giorni, ma mi dicono sempre

che Ditmar non ha tempo per parlare. È uscito oppure è in riunione...

Non so cosa succederà ai miei genitori.

- Risolveremo tutto. - Non lo voglio il tuo aiuto, Max.

Salve, Berggren, avete ricevuto la lettera. Signor Dupont, anche voi qui.

Se avessi saputo che eravate qui, non avrei mandato la lettera a Copenaghen.

- Sapete di cosa si tratta? - Sì. Una cooperativa edilizia.

- Vedo che avete a cuore gli operai. - L'edilizia è edilizia.

- No, in questo caso è un po' diverso. - In che senso, che ne sapete?

- Sto lavorando su una cosa simile. - Cioè?

Borups Allé. Hanno invitato cinque di noi architetti a una competizione.

Quelli sono i disegni? Posso vederli?

- Questo qui cos'è? - Questo è il bagno.

- E i balconi. - E qui, allora?

Un cortile che può essere usato come pista di pattinaggio.

- E a chi cavolo serve la pista di pattinaggio? - Ai bambini che abitano lì.

Non devono essere mica case signorili. Sono soltanto operai.

Bagni, balconi, cortile... è troppo costoso.

Se togliamo queste tre cose, possiamo lavorare insieme.

È successa la stessa cosa l'estate scorsa. Stavolta i disegni non si cambiano.

- Non vincerete la competizione con quelli. - Forse no. Addio, signor Madsen.

- È stato un piacere. - Non vi capiterà più questa occasione.

Ce ne sono a bizzeffe di architetti!

- Oh, siete voi? - Sì, ho portato altra marmellata.

- Vi è piaciuta, vero? - Scusate per questo disordine.

- Mi trattengo poco. - Eh, avete da lavorare tanto lì.

Già, gli ospiti hanno appena finito di pranzare.

- Non volete sedervi? - Sì...

- Volete un caffè? - No, grazie.

Dovevo cambiare aria. Ho avuto una discussione col macellaio.

Non mi sembrate una persona che discute.

Non si era accorto che i prezzi del maiale sono diminuiti.

Non possono pagare di più i clienti?

È difficile di questi tempi. Anche loro risentono della crisi.

Sarebbe più economico se allevaste per conto vostro i maiali.

Ci avevo pensato. Ma ci vuole spazio.

Non avete abbastanza spazio, signora Andersen?

Pensavo alla vostra stalla.

Se avessimo i maiali qui, potremmo allevarli noi.

- Che ha detto? - Ha accettato, era contento.

E si è offerto di allevarli lui.

Siete stata gentile a spronarlo, ma vi avverto che potrebbe deludervi.

Beh, vedremo.

Il signor Weyse vorrebbe un'aspirina. Ce l'abbiamo?

Sì?

Sì!

Sei tu? Pensavo fosse una delle ragazze con le pillole.

Ma quanto ci vuole a portarmi un'aspirina?

Ho saputo che sei malato.

Hai la faccia completamente diversa. Che fine hanno fatto i baffi?

- Non ne voglio parlare. - Non sei costretto.

Sono stato dal mio barbiere,

e chi era seduto lì? Sophus Poulsen.

Un mio collega. Di tutto avevo bisogno tranne che della sua compassione.

"Mi dispiace tanto per te, ma chi semina raccoglie."

- Non posso starmene in pace da nessuna parte. - Per questo ti sei tolto i baffi.

Non ne voglio parlare. Sono malato, mi sento un miserabile.

Non riesco a dormire la notte e penso sempre a chi possa aver mandato quella lettera,

chi dice in giro che ho delle relazioni inappropriate con le ragazze...

- E non l'hai scoperto? - Può essere stato solo tuo marito.

- Ti sbagli di grosso, Edward. - La lettera arrivava dal suo ministero.

L'avrei costretto a parlare,

se non mi fosse venuto questo maledetto mal di testa.

Hjalmar non ha fatto niente.

È sicuro di essere il padre di Severin. Se pensasse diversamente,

me ne sarei accorta. Hai sentito? Capisci cosa ho detto?

Non devi dire niente a Hjalmar.

Alla buon'ora.

Ah, ci sei tu qui?

Sì, il signor Weyse sta male. Pensavo riposassi nella 11.

- Buongiorno, Weyse. - Sì...

- Non avete un bell'aspetto. - Oh, grazie per il vostro interesse.

Ho chiesto alla signorina Otilia delle pillole.

Non le ha trovate, così le ha chieste a me.

Quelle... non sono aspirine.

- Queste sono più forti. - Tranquillo, potete prenderle.

Certo.

- Beh, riprendetevi. - Sì, riposatevi.

Silenzio, bambini. Papà sta parlando al telefono con Berthelsen.

Sì, sì, ho ricevuto la vostra lettera. Ma dovrete risolvere da solo.

D'altra parte, vi pago per questo.

Sentite, io sono in vacanza e i miei figli sono appena arrivati.

Non posso tornare a Copenaghen per un cliente insoddisfatto.

Chi dite? Lui?

Cosa ha minacciato? Ma è terribile!

Lo so che è un grosso acquirente, ma non poteva capitare in un momento peggiore.

Arrivederci.

Il nostro più grande cliente ha minacciato di passare alla Obel.

Qual è il problema?

I nostri sigari. Sostiene che le foglie esterne si accartocciano.

E non è assolutamente vero. Glielo farò presente, stanne certa.

Tu e i bambini non dovete rinunciare alla vostra vacanza per questo.

- Forse ho tempo per un po' di croquet. - No, non crearti problemi.

Allora parto subito, così torno prima possibile.

- Hai notizie di Ditmar? - Me l'hai appena chiesto.

È per la tua vacanza. Ci tenevi così tanto...

Non capisco perché sia rimasto là. Doveva solo accompagnare sua madre.

- Tornerà appena può. - Così potrete partire.

- Già. - Sai già dove andrete?

No, non ancora. Non chiedermelo più.

Scusa se sono assillante.

- Posso telefonare di nuovo dall'ufficio? - Certamente.

- Nessuno disturberà. - Grazie.

Frijsenholm.

- Buongiorno di nuovo, signora contessa. - Oggi è possibile parlare con mio marito?

Purtroppo vostro marito è fuori con l'amministratore.

- Gli avete detto che ho chiamato? - Naturalmente.

È lei, vero?

Non capisco a cosa vi riferiate.

Lo sapete benissimo. Potreste lasciare a mio marito un messaggio

senza che sua madre lo veda, e dirgli di chiamarmi?

- È di vitale importanza. - Vedo cosa posso fare.

Era di nuovo lei?

Sì.

- È la quinta volta che chiama. - Sì, e falla continuare.

Quella famiglia non riceverà più un centesimo da noi, Ditmar.

Parlerò poi col parlamentare e l'editore quando verranno qui.

Posso farlo io.

- Loro adorano Amanda. - Sì, lo so.

Penseranno che è colpa mia.

- Perché dovrebbe essere colpa tua? - La colpa è sempre di entrambe le parti.

Vorresti dire che quello che ha detto il signor Berggren è vero?

Perché lo chiedi sempre? Eh, mamma? Cosa pensi di me?

- Stai parlando di tuo figlio. - Allora non hai nessuna colpa.

Amanda ha distrutto il matrimonio. E non ha diritto a niente.

- Papà! - C'è la signora Andersen?

- Sì... - Oh, eccovi.

Pensavo che potremmo andare a prendere i maiali insieme.

C'è il mercato del bestiame a Ålbæk. Oggi è l'ultimo giorno.

Potrei comprarli io, ma poiché saranno vostri, dovreste almeno vederli.

- Tra poco ci sarà la cena. - Ce la fate da sole, ragazze?

Ci pensiamo noi, signora Andersen.

C'è da preparare la zuppa di mele, il ragù e i pancake.

- Il vitello è nella dispensa. - Lo so.

Ci sono anche lo sherry... e le polpette di pesce.

- Ricordate di lessare le uova... - ...altrimenti niente ragù.

Volete che prepari la crema per i pancake?

- La prepariamo noi. - Non saranno in tanti, stasera.

- Non torneremo prima di cena, secondo voi? - State tranquilla, ce la faremo.

- Sono proprio delle brave ragazze. - Devo cambiarmi.

No, state bene così. Se posso permettermi...

Allora vado a prendere la borsa e gli occhiali.

Gli occhiali servono, sì. Altrimenti finisce che prendiamo una fregatura.

Bene, allora noi andiamo.

- Buon viaggio. - Grazie.

- Dov'è la signora Andersen? - È appena andata via.

- Santi numi. Come faremo, ora? - Cos'è successo?

Non sapete chi è arrivato? Il Primo Ministro!

- Il Primo Ministro? - Sì, c'è Stauning in persona alla ricezione.

- La signora Andersen non c'è. - Appunto...

- Andiamo a chiedergli cosa possiamo fare. - Così? Semplicemente?

Che altro potrei fare?

Buongiorno. La signora Andersen è appena uscita.

Ma... come posso aiutarvi?

- Molto carino quest'hotel. Vero, Thorvald? - Sì, e il posto è bellissimo.

Siamo arrivati tardi, ma possiamo avere un pezzo di pane e da bere?

Sì, naturalmente. Prego, accomodatevi pure.

- È venuto. - Perché bisbigli?

- Stauning è qui. - È qui?!

È seduto dentro con la moglie. Hanno ordinato il pranzo.

- Non posso entrare in questo stato! - Perché no?

- Sei in vacanza. - Ma non posso presentarmi in costume da bagno!

No...

- Ferma lì. - Perché?

Se ti chiede di me gli dici che sto arrivando.

- Il Primo Ministro? - Sì.

C'è il Primo Ministro. Ha ordinato il pranzo.

Lo so!

Forse ho detto qualcosa che non va.

Si vergogna perché non è vestito.

Non sapevo che sua moglie fosse così giovane.

È giovane?

- È molto più giovane di lui. - Mi sembra strano.

Sono convinto che lui e Olga Stauning abbiano più o meno la stessa età.

- Forse non è sua moglie. - Ma certo che lo è.

- Non viaggerebbe con altre donne. - Mai dire mai.

- Non avete un'alta opinione di lui. - Assolutamente no!

Andrebbe rimproverato.

Ha interferito negli affari del re nel 1920.

Non è compito del re far cadere un governo eletto.

Noi due non avremo mai la stessa opinione sulla famiglia reale, signor Aurland.

- Io lo trovo molto affascinante. - Sua Maestà? Concordo.

No, intendevo il signor Stauning. C'è qualcosa di rassicurante in lui.

Perché non si fa la barba ormai da anni?

- Buona fortuna, signor Madsen. - Sì, sì.

- Sto bene? - Sì.

Non è esagerato?

- Esagerato? - È un socialdemocratico, cazzo!

Quando torneremo al Jeckels, canterai per noi.

- Allora dovrai cantare con me. - Io? No, non penso proprio.

- Se inizio a cantare... - Lo so, ma è proprio questo che mi piace.

Oh, è meraviglioso vedervi.

Avete fatto benissimo a portare anche la signora Stauning.

- Scusate, ci conosciamo? - Georg Madsen.

- Buongiorno, signori Stauning. - Mi chiamo Augusta Erichsen.

- Sono stato io a mandarvi la lettera. - Riguardo cosa?

- Per il progetto di cooperativa edilizia. - Fatemi chiarire una cosa, signor...

Madsen. Georg Madsen.

Bene, signor Madsen. Ricevo sempre tante lettere, non ho tempo per leggerle tutte.

Non ho letto la vostra.

- Non l'avete letta? - Oh, che bello.

- Vi prego di scusarci. - Naturalmente.

- Prego. - Grazie, non dimenticate il liquore.

- Arriva subito. - Grazie.

Grazie. Lasciate pure la bottiglia.

- Va bene. - Grazie.

- Che ragazze gentili. Vero, Gugge? - Sì.

- Cin cin, cara. - Cin cin, Thorvald.

Mi sento davvero strana a vederlo qui.

Avete già finito, signor Madsen?

Strano che abbia portato anche la moglie.

Non è la moglie. Si chiama Augusta Erichsen.

- Augusta Erichsen? - Ho letto di questa Erichsen.

È una cantante.

Si presenta qui con una semplice cantante? Un uomo sposato?

Il Primo Ministro del nostro Paese? Sono contenta che Otto non sia presente.

Avrebbe disapprovato di certo.

- Non ha ricevuto la tua lettera? - Non l'ha letta.

- Non è venuto per te, allora? - No, te l'ho detto.

- Cosa farai? - Che ne so? Tu che suggerisci?

- Io? - Sì, tu. Sei il direttore della società.

Li lascerei in pace. Sono venuti a pranzare.

Il Primo Ministro è seduto di là, potrebbe concedermi un progetto enorme,

ma meglio lasciarlo stare, così può passare il tempo con l'amante?

Cielo... è la sua amante?

La stanza 11... per quanto tempo l'ha usata tuo marito?

- Perché? - Perché la 11 è accanto alla 12.

- C'era Kitty lì. - E allora?

Potrebbe aver sentito dalle pareti. Forse ha sentito tutto.

- L'hai raccontato a Kitty? - No, l'ha capito da sola.

Se tuo marito era dall'altra parte...

- Dov'è Hjalmar? - Sta ascoltando la radio nella nostra stanza.

- Vieni. - Ma...

Tu entra qui. Io vado nella stanza 12.

Sono qui.

Riesci a sentirmi?

Allora, mi sentivi?

- No, hai detto qualcosa? - Allora non mi hai sentito?

Proprio niente. Hai visto? Hjalmar non può aver sentito.

Questo è quanto sta succedendo in Germania.

Il cancelliere Heinrich Brüning ha rassegnato le dimissioni.

Ci saranno dunque delle nuove elezioni.

Non ci sono dubbi, Hitler sta assaporando la vittoria.

Sin dai primi giorni della campagna elettorale questo piccolo partito è avanzato

con enorme agitazione e propaganda.

È opinione diffusa che il successo del partito nazista

non piaccia alla maggioranza della popolazione.

Ma come andrà a finire lo vedremo il giorno delle elezioni...

Sei così seria. È successo qualcosa, cara?

No...

Bene.

Stanno succedendo cose terribili in Germania.

Già... come facciamo a trattare così il prossimo?

- Tenete pure il resto. - Grazie. L'autista sta arrivando.

- Benissimo. - Un pranzo davvero delizioso.

- Grazie. - E un bell'hotel.

- Potremmo tornare, qualche volta. - Sicuramente!

- Arrivederci, signorina. - Arrivederci.

- Potremmo anche prendere una stanza. - Suvvia, Thorvald...

State andando via? Il cibo è ottimo, vero?

Lo dissi al vostro segretario quando ci incontrammo al Jeckels.

- Per questo siete passati di qui, vero? - Vi ringraziamo, signor Madsen.

Vorrei cogliere l'opportunità di dirvi di cosa parlava la mia lettera.

Mi sono occupato di edilizia per circa vent'anni.

Ho contribuito alla costruzione dei quartieri di Nørrebro e Vesterbro.

Allora so chi siete.

Beh, all'epoca forse non abbiamo fatto cose grandiose.

Lo ammetto. Ma si può sempre imparare dai propri errori.

Ora c'è bisogno di fare qualcosa per i lavoratori.

Due stanze e il bagno. Basta con queste toilette nel cortile!

- Mi fa piacere abbiate avuto un'idea migliore. - La società si chiama Costruzioni A/S.

Con la mia esperienza tireremo su quelle case in un lampo.

- Entro i limiti del regolamento, spero. - Naturalmente.

- C'è la macchina. - È stato un piacere, signor Madsen.

Forse non è stata un'espressione felice "tirare su in un lampo".

Intendevo dire che ho contatti con persone che possono velocizzare la questione.

Signor Madsen, dovete capire una cosa.

Non sono io a decidere chi ottiene gli appalti edilizi.

Ma sono contento che vi stiate spendendo per la nostra causa,

e che non siate uno speculatore avido.

Neanche per scherzo. È un progetto onesto. Mia madre era una lavandaia.

I lavoratori oggi hanno bisogno di più di quanto voi possiate offrirgli.

Sì, ma bisogna pur guadagnarci qualcosa.

Già, ed è proprio questo che fa così tanta gola alla cooperative.

Giusto, Madsen? La cosa che conta è costruire case decenti.

Con più di due stanze.

Balcone, bagno, cortili luminosi e spaziosi.

Arrivederci, signor Madsen.

- Quanto ha lasciato? - Otto corone di mancia.

- Sono 2 corone per uno. - Clienti così ci vorrebbero più spesso.

Ha detto che sarà lieto di tornare.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Grazie per il prestito. Mi spiace averci messo un po'. I vestiti sono nel cestino.

Sapete dove si trova... ehm... l'Hotel Panorama?

- È da quella parte. - Che dovete fare lì?

Cercano un'orchestra. Lo devo agli altri ragazzi.

- Hanno buttato fuori anche loro. - La ragazza nella stanza?

- L'avete... saputo? - Sì.

- Era la tedesca della nave. - La stessa?

La nave è arrivata a Skagen, e lei ha scoperto dov'ero.

Mi ha lasciato un biglietto dove diceva che sarei dovuto andare nella stanza 4.

Non avrei dovuto dirle di Josephine Baker.

- Chi è? - Josephine Baker? Non lo sapete?

È... eccola.

È una cantante. L'ho vista due anni fa a Copenaghen.

- Non si sarà esibita in quel modo? - Sì!

Santo cielo.

È fantastica. Lo pensereste anche voi.

Ma non so dove abbia preso tutte quelle banane la tedesca.

- Si è presentata così? - Sì... quasi.

- E poi è arrivato il padre. - Davvero?

Ma almeno non mi ha buttato a mare.

Che buon profumo. Cosa c'è per pranzo?

- Il ragù, ma è per gli ospiti. - Potete averne un po'.

Vostra moglie vorrebbe essere richiamata.

- Con chi parli? - Voglio telefonare ad Amanda.

E perché?

È ora che le parli. Vai.

Mamma, vai via.

Sì, pronto? Amanda, sono io. Scusa se non mi sono fatto sentire.

- Cosa c'è di così tanto importante? - Devo parlarvi.

Non potevi farlo a cena?

- Ho parlato con Ditmar. - Ti ha chiamato lui?

- Sì. Abbiamo deciso... - Dove andate?

- Non andiamo da nessuna parte. - Ah...

- Prenderemo strade diverse. - Che diavolo significa?

- Ditmar ed io ci separiamo. - Non stai dicendo sul serio?

- Sì, mamma. - Ha trovato un'altra?

- No. - E qual è il motivo?

- Ho incontrato io un altro. - Cosa? E chi è?

- Max Berggren. - Berggren? Non era finita l'anno scorso?

- Che cazzo è successo l'anno scorso? - È iniziato tutto.

- Prima che ti sposassi con Ditmar? - Il signor Berggren era sposato.

È per questo che è andata così.

- Dove vai? - Dove vado? Meglio se non sento altro.

Resta qui! È importante anche per noi.

- Cosa? - I soldi che ci dà Ditmar.

- Perché dovrebbe darceli se divorziano? - Perché glieli ho ceduti io.

Esatto, ceduti. Sono soldi suoi.

Trasferirà la casa e l'auto a nome della madre e continuerà a pagare per un anno.

- Un anno? - Sua madre voleva smettere subito.

Un anno?!

Parla con lui e vedi se riesci a fare di meglio.

Non sono io quello che si è fatto l'amante!

No, ma sei stato tu a volere per forza un genero di origini nobili!

Ho sopportato così a lungo solo perché non volevo che ne soffriste voi.

Non sono stata io a buttare via tutti i soldi in azioni!

Non voglio sentire un'altra parola, papà!

Un anno, Georg.

E addio al progetto edile.

Peccato tu non abbia mostrato a Stauning i disegni di Berggren.

Ma per come l'hai trattato, è impossibile una collaborazione, ormai.

Cioè?

È impossibile ormai far tornare sui suoi passi Berggren.

Perché mai?

Ho appena saputo che è il mio nuovo genero.

Non puoi essere tanto sfacciato.

Non suonerete ancora per molto. La stagione sta per finire.

- Dovrei anche rientrare. - Dove?

A Copenaghen. È quello che si aspetta mio padre.

- Suonate anche lì? - No, purtroppo.

Mio padre ha uno studio dentistico. Io lo aiuto.

- E come? - Beh, sono dentista anch'io.

- Siete dentista? - Sì, diciamo che è stato inevitabile.

Ma... preferirei suonare jazz e rimanere qui.

Vicino a voi.

È laggiù. C'è un sentiero da prendere.

- Grazie. - Buona fortuna.

Potreste venire a sentirmi.

- E stavolta dovete promettermelo. - Se prima non vi cacciano.

- Abbiamo ospiti. - Amanda?

Non proprio. Ma ci sei vicino.

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