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- Potrebbe interessare a tuo padre? - Comprare quella casa?
Dobbiamo essere convincenti per ottenere l'appalto.
- Non me la sento di investirci dei soldi. - Ditmar è fuori dalla società!
Me la caverò da solo!
Potreste informarvi? Scoprire di cosa si tratta?
- Perché? - Voglio investirci dei soldi.
- Il signor Madsen è vostro amico? - No.
Se troviamo la nave troveremo anche Morten.
Non ho ancora parlato con Ditmar. Sua madre mi sta addosso.
Tua moglie ha un amante.
- Ti lascio. - Non te lo permetterò.
Pensa ai tuoi genitori. Se esci da quella porta, gli tolgo tutto.
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Traduzione di Hanna Lise e Lexlex
Beh, ho incontrato una delle ragazze.
Amanda non è tornata. È andata via senza dire una parola.
Siamo i suoi genitori. A Læsø poi...
Che ci faranno Ella e quel marito tetro lì? Non voglio parlare con Ditmar.
Meno male che non siedono al nostro tavolo.
- Ci hai parlato? - No, non ho parlato con Ditmar.
Voglio una spiegazione per questo!
Stai calma.
Rivoglio i miei gioielli indietro!
Non posso, li ho impegnati.
- Non avrai osato! - Ho girato per quattro banchi dei pegni.
Ditmar ha detto di no al progetto, nonostante tutti i soldi che gli ho dato.
- Perciò devo arrangiarmi da solo. - Ma non con i miei gioielli!
Urla più forte, così ci sentono tutti.
Non me ne importa un fico secco!
Voglio subito quei soldi! Subito!
- Non posso darteli! - Dammeli!
Smettila!
Lavoro tutto il tempo! Cerco di darmi da fare mentre tu vai gironzolando
e devo sentirti parlare dei tuoi gioielli!
Sono stanco dei tuoi piagnistei e della tua condiscendenza continua!
- Mia moglie? - È uscita, signor Madsen.
Therese, dannazione.
È solo finché il progetto non parte.
È un'idea infallibile.
Infallibile? E allora perché Ditmar non ti aiuta?
Ditmar è un idiota, non capisce niente di affari.
Invece tu sì, eh?
- Sei tu che hai perso tutti i soldi. - Ma li ho guadagnati centesimo per centesimo!
E li riguadagnerò. Therese, non possiamo dipendere da Ditmar.
Possiamo farcela da soli. Ti prometto che tornerà tutto come prima.
Ti comprerai dei vestiti nuovi, e gioielli ancora più belli di quelli.
Rivoglio quelli! Non ti parlerò finché non me li avrai restituiti.
La macchina del signor Madsen è qui fuori, forse sono tornati.
Il signor Madsen è tornato, vedi se vogliono mangiare.
Se n'è andato.
- Prima la moglie, poi lui. - Fie, tuo padre al telefono.
Mio padre?
- È successo qualcosa, papà? - No, no, chiamo per la casa.
- Cosa c'è? - Il prezzo che chiede è da folli.
- Gliel'hai detto? - C'è da sostituire tutto il legno.
Lo so, papà, ma non vuole accettare la tua offerta. È così.
No, no, ma Enevoldsen ha telefonato un paio di giorni fa.
- Mi ha mandato i documenti per posta. - Documenti?
Per la casa. Ha anche firmato.
- Ha firmato? - Sì, al prezzo che ho offerto io.
Allora?
Enevoldsen ha accettato l'offerta di mio padre. Ha anche già firmato.
- È meraviglioso. - Non è da Enevoldsen.
È perché mio padre non conosceva la signora Andersen.
Ma la conosce.
Ho detto a mio padre che se glielo avesse chiesto
avrebbe dovuto dire di non conoscerci.
Era l'unica cosa che interessava a Enelvodsen, quando l'ha chiamato.
- È pazzo. - Perché è così arrabbiato con voi?
È una cosa vecchia.
Preferisce perdere soldi pur di farvi un torto.
Sembrerebbe di sì.
Sai che risate quando scoprirà che l'ha venduta al padre di Fie.
Che bell'albergo. Non ho chiamato prima.
- È possibile prenotare una stanza? - Credo si possa fare.
- Quanto tempo rimarrete? - Solo un paio di giorni.
Ma mi piacerebbe rimanere tutta l'estate.
- Avete tanti clienti che lo fanno? - Sì, la maggior parte.
Capisco. Si vede dalle date in cui arrivano.
Grossista Madsen... mi sa che l'ho già sentito.
La vostra camera è la 4, avvocato Kvist.
- Vi aiuto con i bagagli. - Non ci pensate nemmeno, signorina.
È qui sopra, al centro del corridoio. La cena è servita alle 18:30.
Grazie mille.
Buongiorno.
Stavo cercando proprio voi. Andate a nuotare?
Ho convinto il signor Weyse a studiare sulla spiaggia.
È una giornata magnifica.
Non avete mai visto le dune di Råbjerg Mile. Potremmo andarci domani mattina.
- Purtroppo devo studiare per il mio ruolo. - Non studiate di pomeriggio?
Sì, ma il signor Weyse non è soddisfatto. Dice che ho ancora tanto da imparare.
Debutto nel primo spettacolo della stagione.
Ah, ma sono certo andrà benissimo.
Ed ecco il nostro severo maestro.
Il signor Frigh voleva portarmi a vedere le dune di Råbjerg Mile.
- Gli ho detto che dobbiamo lavorare. - Sì, infatti, c'è molto lavoro da fare.
Ma sicuramente è portata per il ruolo.
Sì, beh... cosa ne sa un venditore di tabacco di teatro?
In effetti... buon lavoro, signorina Kitty.
- Chi siete? - Scusate, chi siete voi?
- Questa è la mia stanza. - Ma mi hanno dato la stanza 4.
Questa è la 5.
È vero... devo aver confuso i numeri.
Chiedo scusa.
Sono davvero maldestro. Mi dispiace, signor...?
- Madsen. - Avvocato Kvist.
Ho preso una brutta tosse. Il dottore dice che è bronchite.
Quindi mi ha consigliato di venire due giorni al mare
e fare gargarismi con l'acqua salata. Contiene molto iodio.
È stato un piacere conoscervi. Spero di rivederci presto.
Buongiorno, che bell'albergo. È magnifico. Sono appena arrivato.
Abbiamo un nuovo ospite nella 4.
Meglio per l'albergo, visto che vostra moglie e la signora Vetterstrøm se ne sono andate.
- Vostra moglie tornerà? - Sì, starà solo qualche giorno a Læsø.
- Læsø è bella. Ci siete stato? - Sì, quando mio padre era vivo.
- Amanda è lì con i suoi amici? - Sì, vanno molto in barca.
- Non vengono qui con la barca? - Non credo.
Meglio che il signor Frigh non veda barche.
Sì, meglio che rimangano a Læsø.
- Quanto tempo durerà questa commedia? - Devo dire dov'è realmente?
Devi riportare a casa tua moglie, e devi dirle come ci si comporta.
Se non lo capisce, saranno i suoi genitori a pagarne il prezzo.
Tornerà.
- Dalle del tempo. - Sono passati quattro giorni.
Ma cosa stai aspettando? Che qualche ospite la veda in spiaggia con l'amante?
- Quando hai detto che è a Læsø? - Me la vedo io, mamma!
- Devo rientrare. - No.
Devo parlare con Ditmar. Non voglio che ci rimettano i miei genitori.
A quest'ora lo avrebbe già fatto. Lo avrebbe già fatto, Amanda.
Non andare. Resta con me.
Non vorrei altro al mondo, lo sai.
Bene. Allora è deciso.
Adesso ci beviamo un caffè. Arrivo prima io!
Hai imbrogliato!
- Ditmar. - No, quello è Philip.
- Allora c'era qualcuno in casa. - Che ti è successo?
- Sono sceso dal treno prima che si fermasse. - Come hai fatto?
- Philip non si decide a mettere gli occhiali. - Forse dovrei farlo.
Pare di sì.
Metto su il caffè.
- Pensavo lavorassi. - È un po' difficile disegnare, così.
Perciò ho pensato di venire a disturbarti. Non sapevo avessi visite.
- Cos'è successo? - Te l'ho appena detto.
Problemi con degli attaccabrighe a Berlino... ma non ne voglio parlare.
Oh, signora Fjeldsø. Avete avuto notizie di vostra sorella?
- Notizie? - Sì... se torna.
- Non che io sappia. - Oh, che peccato per il bridge.
Sì, ma questo è tipico di mia sorella. Le piace fare drammi.
- Vi annoierete ora, voi. - E perché dovrei annoiarmi?
- Me la sto cavando benissimo. - Sì, certamente.
- Eccovi. Dorme? - Sì, finalmente.
Credo di sapere perché la sorella della signora Fjeldsø se ne sia andata.
Probabilmente hanno litigato.
E conoscendo la signora Fjeldsø, chissà che parole dure avrà usato.
- Ma credo le manchi la sorella. - Le manca?
Ne sono certa.
Ma è troppo orgogliosa per ammetterlo.
Che dirà Morten quando saprà che tuo padre ha comprato la casa?
- Non credo gli importi. - Non sarà contento?
- Non lo so. - Con tutto quello che ha da fare ad Aalborg.
Chi l'avrebbe detto che sarebbe diventato un magnate del trasporto navale?
Ha fatto quei soldi con attività criminali.
Cosa c'è di criminale nel contrabbandare alcool in Norvegia e Svezia?
Edith!
O è illegale, o non lo è. Non esiste una via di mezzo.
Per me sì.
Fie è d'accordo con me. Per questo ha rotto con lui.
Porta ancora la collana che le ha regalato.
Non dovremmo dire a Morten che papà ha comprato la casa?
Pensavo giusto questo. Chiamalo, dopo cena.
- Non è meglio che lo facciate voi? - No, dovresti farlo tu.
- Non ci parliamo da mesi. - Allora è bene che tu lo faccia.
Ah, sei tornata?
Vuoi andare a nuotare? Forse vengo anch'io.
Quando sono tornato in camera, c'era un strano signore.
È un avvocato, e alloggia nella camera 4.
Come fai ad essere un avvocato se non distingui il 4 dal 5?
Un tipo noioso. Spero non si trattenga.
Non mi sorprenderebbe se lo piazzassero a tavola con noi.
Hai un didietro davvero fenomenale.
Hai detto qualcosa? Non ci sento bene, da quando mi hai tolto i gioielli.
- Therese, dannazione... - Spostati.
- Siete il nuovo ospite della 4? - Sì, sono io.
Non ci siamo presentati. Therese Madsen.
Signora Madsen, incantato. Avvocato Kvist.
- Avete già conosciuto mio marito. - Sì... infatti.
- Dove sedete in sala da pranzo? - In fondo.
Perché non sedete al nostro tavolo? C'è la vista del mare.
- Pensate che a vostro marito farebbe... - Tranquillo! L'ha suggerito lui.
Ah...
Bene, vado a fare un tuffo prima della cena. A dopo.
D'accordo.
Guarda la contessa che fa tutto da sola.
- Le piace. - A te piace.
Mi piace tutto di Amanda.
Grazie.
Cosa volete? Aringhe fritte e patate,
o... sì! Aringhe fritte e patate?
Mi piacciono entrambi. Scegli tu.
- Parlerò con Ditmar dopo mangiato. - Amanda.
Max, devo farlo. Anche Philip crede che debba parlare con lui.
Sì, deve chiudere questa storia.
Ogni volta che vai là, non torni più.
- Vado a parlargli io? - Lo faresti?
- Non ho nulla in contrario. - Non c'è niente di cui parlare!
Ha minacciato di lasciare i miei senza un soldo! Voglio che Philip gli parli.
Allora lo farò. Ti aiuto con le patate?
Con quel braccio? No... ma Max sarà felice di aiutarmi.
- Non l'ha comprata. - Cosa?
Mio padre non compra la casa. Ha chiamato, ha deciso all'improvviso.
Non credeva che gliela vendesse davvero.
E tutto ciò che prima andava bene, adesso non gli va più bene.
È troppo vicina all'acqua. Sono 40 anni che ha un mulino,
e tutto ad un tratto gli dà fastidio il vento. È senza speranza.
Quando fa così, tanto vale riagganciare.
- Ma non l'hai fatto, vero? - Sì.
Non facciamo aspettare gli ospiti.
Buonasera. Grazie per avermi invitato a sedere con voi.
Allora... non siete andato in spiaggia con vostra moglie?
- È troppo stressato per il lavoro. - Bene... di che vi occupate?
- Georg si occupa di banchi dei pegni. - Mia moglie ha uno strano senso dell'umorismo.
Che gentile il signor Madsen a invitare il nuovo ospite al suo tavolo.
Oggi abbiamo avuto una discussione interessante.
Non credo interessi molto al signor Kvist.
Potrebbe essere interessante invece sentire il parere del signor Kvist. È un avvocato.
Mettiamo il caso vi abbiano regalato qualcosa... diciamo dei gioielli.
Diventano beni personali dei quali decidere per conto proprio?
- O un marito può... - Avete ordinato da bere?
Non ancora. Scusate, qual è la domanda?
Se avete ricevuto un regalo costoso, diventa un bene personale o condiviso?
- È un bene personale. - Veramente?
Quindi se un marito se ne appropria, è furto?
Non si stanca mai di queste speculazioni giuridiche.
Sì, è un argomento molto interessante.
Mi potete scusare? Ho dimenticato le mie pillole.
La mia... bronchite.
- Spero ti stia divertendo. - Oh, hai detto qualcosa?
Ho problemi d'udito.
Dovremmo fare la stessa cosa col signor Weyse.
Weyse? Cosa?
Invitarlo a sedere con noi.
Sembra non abbiano molto in comune, lui e la sua allieva.
Sta sacrificando la sua estate insieme a lei.
Probabilmente non gli dispiace.
Vi piacciono gli asparagi, signorina Hansen?
Sì, grazie.
E il vostro asparago com'è, signor Weyse?
Forse dovremmo chiederlo alla signora Fjeldsø. È da sola.
- Non credo lo voglia. - Provo a chiederglielo ugualmente.
- Andate a controllare vostro figlio? - No, volevo solo...
Io non vi capisco. Ai miei tempi non permettevo che mi interrompessero
durante i pasti.
Ma se volete viziare il bambino, fate pure, contenta voi...
ma volete un consiglio? Sedetevi, signora Aurland. E finite di mangiare.
Mi ringrazierete quando vostro figlio sarà cresciuto.
Avete ragione. Non è necessario salire, ora.
Non era una buona idea.
Potremmo telefonare alla sorella della signora Fjeldsø e dirle che sentiamo la sua mancanza.
Così le sorelle avrebbero l'occasione di riparlarsi.
- Otto? - Scusa, dicevi qualcosa?
Sei senza speranza.
Grazie. Era buono.
Ero venuta qui per tirarmi un po' su di morale dopo il funerale di tuo padre,
ma tu hai ottenuto il contrario.
Torna a Frijsenholm, allora.
E l'averci piazzato qua in fondo non aiuta di certo.
- Madsen poteva venire qui. - Quello è il suo tavolo.
Non potevamo restare lì.
Nella tua posizione, si resta, sono gli altri che devono tirarsi indietro.
Tuo padre non avrebbe fatto una piega.
- Beh, le avete trovate? - Scusate?
- Le vostre pillole. - Sì! Le ho prese di sopra.
Il vostro asparago è freddo, adesso.
Non è divertente? Sapeste quante ne inventa!
La contessa madre non ha toccato il latte.
Ops, certo, il cibo sarà diverso a Frijsenholm.
Fie?
Pensavo che dovresti comunque telefonare a Morten.
Non sa che è in vendita. Forse vorrebbe comprarla lui.
- L'avrebbe già comprata. - Prova a chiederglielo.
Penso dovresti andare lì domani e parlargli.
Ad Aalborg?
Sì, potresti passare anche da Kærhøj per parlare con tuo padre.
Non potete rovinare così i rapporti.
Starò via tutto il giorno.
Sì, ma ce la caveremo.
Sarebbe bello sapere come sta Morten.
Bravo! Bravo!
- Bella serata... - Già.
Speravo proprio di incontrare te.
- Come va? - Benissimo, e a te?
- Sei stato sfortunato, vedo. - Sì, ma ora va meglio.
Vengo da Max. Posso parlarti?
Sono tutt'orecchi.
Prima devo portarti i saluti di un amico che abbiamo in comune...
- ...a Berlino. Ernst Heide. - Non mi dice niente.
Sapevo che lo avevi frequentato. Che eravate molto... vicini.
Non lo conosco.
Il tuo nome è stata l'ultima cosa che ha detto.
- Come? - Purtroppo Ernst è morto.
Come?
Eravamo andati al cabaret, come sempre.
Quando siamo usciti, erano lì che ci aspettavano,
con le loro uniformi e i manganelli.
La maggior parte di noi è riuscita a scappare. Io... quasi. Ma...
Ernst non ce l'ha fatta. L'abbiamo portato in ospedale e...
...è morto il giorno dopo.
Berlino non è più un posto per quelli come noi.
- Quando torna Amanda? - Non tornerà.
Mi costringe a togliere tutto a suo padre.
Parliamoci chiaro.
Sappiamo entrambi che il vostro matrimonio è una copertura.
- Puoi andartene, per favore? - I divorzi esistono in tutte le famiglie.
Ma togliere tutto all'uomo che ti ha regalato una fortuna,
credo sia ancora peggio per la tua reputazione.
È qui che ti nascondi?
Ti ricordi Philip Dupont? Alla festa di fidanzamento.
Oh, sì, l'amico del signor Berggren. Venite da casa sua?
Dove sono tutti?
Sono usciti. È una bella serata.
- Il piccolino dorme? - Sì, ma dovremmo svegliarlo.
- Altrimenti sai che succederà stanotte. - Non dovremmo goderci il momento?
- Cosa prova ad essere padre, Weyse? - Padre?
Che volete dire?
Avete una figlia ad Uppsala.
Ah, vero. Giusto.
Mio padre diceva sempre che la famiglia è il senso della vita.
Ho sempre pensato fosse una cosa ridicola, invece devo dargli atto che aveva ragione.
Ora che lo sono diventato io, alla mia età...
padre di un bambino, sento la vitalità delle generazioni.
Una parte di te vive in un altro essere umano.
Avere un figlio è qualcosa di stupendo, di magico.
- Non lo credete? - Ma... assolutamente sì.
Beh, ora devo ricordare alla mia piccola allieva che è ora di andare a dormire.
Quando vedo voi, signorina, mi viene in mente la mia gioventù.
- Ma siete ancora giovane. - Dentro sì.
Ma un po' di anni in più non sono male.
Si dice che il vino invecchiato è quello migliore.
- Lo penso anch'io. - Davvero lo pensate?
- Vi stavo cercando. - Sì, prendo un attimo il mio foulard.
Stavamo chiacchierando piacevolmente.
È rimasto qualcuno di là?
Sì, c'è qualcuno. Potete anche andare.
- Buonanotte, signorina Kitty. - Buonanotte.
Weyse.
Lo vedi? Non devi cantare.
Ogni volta che canti crei dei problemi.
- Scusa. - E di cosa parlavate?
- Parlava più lui, a dire il vero. - E che diceva?
- Come rollare i sigari? - Parlava di quando era giovane.
- Parlava della sua giovinezza? - Sì.
È peggio di quanto pensassi. Sei diventata la sua nuova barca.
Conosco Frigh da sei estati.
Ogni anno ha la pressione alta per via del lavoro.
Un paio di giorni, e va in crisi. Tutta la sua vita è un fallimento.
La sua famiglia è senza speranza e così sogna di tornare giovane.
L'estate scorsa si è fissato con una barca. Quest'anno...
- Non ho fatto niente, io, Edward. - Tu hai già fatto abbastanza.
Ricordo che suo padre era severo, ma non pensavo anche sua madre.
Ha paura che crolli tutto, se Ditmar non si dà una mossa.
Fanculo, ci mancava lei.
Stava andando tutto bene, prima che venisse lei.
Se la prenderà con i tuoi genitori, se non tornerai.
- Lascia che se la vedano loro. - Come fai a dire una cosa del genere?
Non avresti mai sposato Ditmar se tuo padre non ti avesse spinto a farlo.
Non gli devi un bel niente, Amanda.
Non c'è solo mio padre. C'è anche mamma e mia sorella.
Mia suocera odia i miei genitori.
Se sapessi come li trattava mio padre quando prestò loro il denaro l'anno scorso...
Questo è il suo ringraziamento. Non vede l'ora di togliergli tutto.
- Vai da lui, allora, se è questo che vuoi. - Non essere ridicolo.
Io e Ditmar non proviamo interesse l'uno per l'altra,
ma per lui il nostro matrimonio è fondamentale.
Ricordi cosa hai detto l'estate scorsa?
- Il matrimonio non significa niente. - Non posso condividerti con lui!
E non lo farai.
- Il nostro matrimonio è finto. - Ma non è solo quello, Amanda.
È entrato nella Camera dei Lord, vuoi essere la sua bambola da mettere in mostra?
Sì, se necessario!
Devo dirlo a Ditmar?
Sì, fallo.
Ma in cambio non devono toccare i miei genitori.
Non devono sapere del nostro accordo.
Scusate l'ora. Ho aspettato che tutti fossero andati a letto.
Mi avevate detto che lavorate fino a tardi.
- Va bene. Ditemi tutto. - Ho visto i documenti.
Ha aperto una società a nome di sua moglie.
Costruzioni residenziali a Copenaghen,
con grossi contributi dello Stato e del Comune. Il problema è che non ha...
...il capitale iniziale per partire.
- Penso potreste copiargli l'idea. - Non gli copierò l'idea.
Voglio investirci soldi. Ora vi dico cosa dovete fare...
Avreste dovuto informarmi prima del vostro piano.
Come faccio a entrare nel discorso se ufficialmente non so niente della cosa?
Usate l'immaginazione, Kvist. Buonanotte.
- Buongiorno, buongiorno! - Abbassa la voce!
Sta dormendo, finalmente.
- Sei da solo? - Sì, e tu?
Sì, abbiamo passato una nottataccia. Il piccolo ci ha tenuti svegli...
Sono uscita appena si è alzato il sole. Edward... mi sento così triste...
Non succede così con i bambini, che a volte non ne vogliono sapere di dormire?
- Mi riferivo a Hjalmar. - Ferma, ferma, Helene.
Ti senti così perché non hai dormito.
Respira profondamente. Respira profondamente, Helene.
Sì? Ti senti meglio, ora?
Non dovremmo rovinare il buonumore di Hjalmar, quando è così felice.
- No. - Bravissima.
Hai ragione. Meno male che ti ho incontrato.
Già, vero?
- Com'era l'acqua? - Strepitosa!
Vi assicuro che non sarete disturbato, signor Aurland.
Oggi non facciamo la 11. Il signor Aurland rimane a dormire.
Il bambino li ha tenuti svegli tutta la notte.
Non entriamo nemmeno nella 2. La signora Fjeldsø non si sente bene.
- Sapevi che Fie è andata ad Aalborg? - E perché?
Secondo te? Per parlare con Morten!
Per me le importa ancora qualcosa.
Il signor Enevoldsen arriva subito. Da dove venite?
Dall'albergo sulla spiaggia degli Andersen a Skælbæk.
- Volete una tazza di caffè? - No, grazie.
- Ciao, Morten. - Come facevi a sapere che ero qui?
L'abbiamo scoperto grazie al tuo amico Valter.
Non deve essere stato facile.
Infatti. È stata la signora Andersen a chiedermi di venire qui.
La signora Andersen?
Tuo padre vuole vendere la casa. Lo sapevi?
- No, non ci parliamo. - Voleva comprarla mio padre.
Tuo padre?
Sì, ha venduto il mulino e voleva avvicinarsi.
Tuo padre non ci permette di usare l'orto.
Ha bisticciato con la signora Andersen.
Come si fa a bisticciare con la signora Andersen? Cos'è successo?
Questo deve dirtelo la signora Andersen.
Pensava che saresti stato interessato alla casa, sapendo che è in vendita.
- Io vivo qui, ora. - Sì, immaginavo non volessi tornare.
- Come stai tu? - Bene.
Ti sei sistemato bene, vedo.
Ti va di fermarti a pranzo?
- Hai comprato la nave, Morten? - Non ancora.
- Ha già comprato due navi. - Mikkel, non devi venire qui.
- Su, via di qui. - Forse Fie rimane a pranzo con noi.
Benissimo, preparo in tavola.
Questa è la casa di Inger. Suo marito è morto qualche anno fa.
Te l'affitta... oppure...
Più la seconda...
- Devo andare. - Non rimani a mangiare con noi?
No, passo da mio padre.
Sì?
- Dicono che non vi sentite bene. - Ah, dicono così?
Eravamo un po' preoccupate.
Non c'è nessuna ragione.
- Non è niente di particolare. - Forse vi serve un po' di incoraggiamento?
E in cosa consisterebbe? Canterete per me?
- Vi sembro davvero così disperata? - No, no. Assolutamente.
Mi ha buttato giù un po' di raffreddore. Niente di più.
- Grazie. - Riposate, allora.
Il problema è sua sorella.
- Forse è davvero solo un raffreddore. - Ma ieri non c'era in sala.
Già, già.
- Ed è piuttosto burbera. - Quello sempre.
- Devo fare qualcosa. - Che volete fare?
Non vi allarmate, però. Dice che ha il raffreddore.
Ma sono certa che è qualcosa di peggio.
Stavo appunto chiedendomi come stesse.
Non si è fatta proprio sentire.
Abbiamo avuto un piccolo litigio, quando sono partita.
Ma se Olga ha bisogno di aiuto perché è malata, vengo subito lì.
- Ho pensato di dovervi avvisare. - Arriverò il prima possibile.
- Grazie per aver chiamato. - Di niente.
- Viene qui. - Cosa pensate dirà la signora Fjeldsø?
Appena vedrà sua sorella, si sentirà meglio.
- Cosa ha detto? - Ha accettato.
- Bene. - Ma anche lui ha una richiesta.
Ora la deve smettere.
Dovrai stare in albergo finché non andrà via sua madre.
- Non farlo, Amanda. - Ma sì, tanto resta solo un paio di giorni.
- Ti giuro che lo picchio! - Posso farlo io per te.
Ma posso usare soltanto una mano.
- Posso disturbarvi, signor Madsen? - Di che si tratta?
Ho una proposta da farvi. Se mi fate entrare...
Se ho compreso bene, state avviando un bel progetto di edilizia.
- Chi ve l'ha detto? - Vostra moglie.
- E quando ve l'ha detto? - Ieri sera.
Avete aperto la società Byggevirke A/S a nome di vostra moglie.
- Ma forse mi sbaglio? - Di che si tratta?
Io rappresento diverse persone che investono in progetti edilizi.
Disposte a rischiare del capitale, diciamo.
Gente solvibile, del posto, che ha fiducia in voi.
Mi sono permesso di citar loro la vostra idea, stamane.
- E chi sarebbero queste persone? - Preferiscono restare anonimi.
Non mi interessa. I fondi ce li ho.
Pensateci su. Lascio i documenti qui, signor Madsen.
A cosa non sei interessato?
Come cavolo ti è venuto in mente di raccontargli della mia idea?
- Non sono stata io. - Tu non sai di cosa parli!
- Offerta di finanziamento... - Sì, ma non con me, Therese.
- Io non divido con nessuno. - Ora mi ascolti.
Se non accetti, e se non mi restituirai i miei gioielli,
io e te non condivideremo più né il tavolo, né il letto!
Offerta davvero allettante!
- Signor Frigh. - Signorina.
Ho visto il vostro insegnante andare a farsi il bagno,
perciò volevo sapere come stavate.
- Sono stata molto impegnata con le prove. - Sì, sì, naturalmente.
- Avete pensato alla mia proposta? - Quale proposta?
- Oh! Siete già qui, signor Weyse? - Sì, sono qui.
- Di che proposta stavate parlando? - Oh, niente di importante.
- Di che si tratta, signorina? - Il signor Frigh si è offerto di...
Mi sono offerto di aiutare la signorina economicamente
vista la situazione del padre.
Era pieno di debiti e l'ha lasciata in condizioni precarie.
Quindi aveva dei debiti e l'ha lasciata in condizioni precarie?
- Non lo sapevate? - No, no...
Ecco... diciamo che con me non si confida.
Ma sono sicuro che la signorina Hansen non abbia bisogno del vostro aiuto.
Ed ora vogliate scusarci, dobbiamo tornare al lavoro.
Certamente. Signorina, pensateci su, comunque.
D'accordo.
Non l'ho fatto venire io qui, e non gli ho chiesto soldi!
Mi aveva chiesto di mio padre... non so come sia successo.
Sarebbe morto e ti avrebbe lasciato dei debiti? Quanto sai essere sfacciata?
-Tu non sei meglio di me. - Come, prego?
Non puoi mentire alle persone!
- E tu e la signora Aurland, allora? - Non ne sai niente!
- Non sei tu il padre del bambino? - Vuoi chiudere quella bocca?!
Te lo stai immaginando. L'immaginazione ti gioca brutti scherzi.
- Oh, bene, Martha. - Fie è nella casa con suo padre.
- Alla fine l'ha comprata. - Sul serio?
Ha venduto il mulino.
Allora con Morten è andata male.
- È più piccola di quanto ricordassi. - Ma ci vivrai tu solo, papà.
- Ti avanzeranno anche dei soldi. - Enevoldsen ha dimenticato il cappello.
Non è suo. È di un certo Morten.
Possiamo buttarlo.
Vuoi vedere l'orto? Vieni.
Oh, siete tornata? È andato tutto bene a Læsø?
Sì, benissimo.
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