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Ma che accidenti ci fai qui? Zitta, non gridare, sei bellissima. Io non ce la
faccio più, ti desidero, ti voglio bene.
Ma come te lo devo dire? Io non mi sposo con un contadino.
Se ti azzardi ancora una volta ti prendo a calci, hai capito?
Ma chi vuoi, chi vuoi che si prenda proprio una cameriera?
Aspetta e vedrai. Il padrone ha detto che il signorino Marco ha un precettore
e che anche lui si sistemerà da noi per tutta l'estate.
Un pre, un pre che? Un precettore. E' un professore. Sei un ignorante. Magari
avrà 60 anni.
Meglio un vecchio che un ignorante. Adesso sparisci. Mi devo lavare.
Sparisci. Sei bella. Sei bellissima.
Tu per me sei come la Madonna.
Come la Madonna.
E' permesso?
Che cosa vuoi?
Due signori chiedono di parlare con lei.
Che accidenti vogliono?
Non lo so, vengono da parte di un istituto, una cosa del genere.
Notizie di mio nipote? Non ancora, ma non tarderà molto. Il treno è già
arrivato da un pezzo e da qui alla stazione, quanto vuole che ci metta.
E le stanze? Sono pronte?
Tutto a posto, il signorino si troverà benissimo.
Il signor Reininger.
Non dimenticare, ha terminato gli studi e non è più un bambino.
Il signor Reininger, c'è.
Il signorino Reininger.
Non mi sembri eccessivamente entusiasta di incontrare tuo zio?
No, affatto, signore, affatto.
Chiamami Massimo e dammi le tue. Siamo fuori dalle mura scolastiche e tu hai
già ottenuto il diploma.
Ricordati che è stato lui a pagarti gli studi ed è solo il fratello di tuo
padre.
Non è mai venuto a trovarmi, non so nemmeno che facciare. Però ha sempre
seguito i tuoi progressi e devi esservi negrato, non pensi? Non tutti l
'avrebbero fatto.
Iene sono, signore.
Massimo.
Gliene sono, Massimo.
Signori, non permetterò che si offenda in questo modo il nome dei Reiniger.
Nessuno ha intenzione di offendervi, ve lo assicuro. No, certo. Però mi
rifiutate un miserabile prestito.
Signor Reininger... La terra che possiedo non vi basta?
Signor Reininger, dimenticate le ipoteche.
Superano già di parecchio il valore della intera proprietà. E questo che
diavolo significa?
I Reininger hanno sempre fatto fronte ai loro impegni.
Ma che cos'altro pretende il vostro consiglio d'amministrazione? Ecco,
signor Reininger...
Forse vi potrei suggerire una strada. E che aspettate a farlo? Vedete, alcuni
dei nostri azionisti hanno, diciamo così, un interesse personale sui terreni
di vostra proprietà. Se voi foste disposto a cederli definitivamente a un
prezzo equo... Scordatevelo!
Ho già detto a chiare lettere che la proprietà della mia famiglia è
inalienabile. Tirai in engherano una sola parola e dite ai vostri
azionisti... Che se questa è la loro ultima proposta, possono andare al
diavolo. Insieme a quella caricatura di presidente che hanno eletto.
E adesso, fuori di qui.
Subito.
Signor Reininger. Che c'è?
Signor Reininger, stanno arrivando. La carrozza sta risalendo il viale.
Accompagne questi due avvoltoi.
Andiamo.
Prego.
Benvenuto, signore. Grazie.
E benvenuto anche a lei, signorino. E dov'è il signor Reininger? L'attende nel
salone. Molto bene.
Magari avrà 60 anni, dicevi, eh?
Ricordati che sei sempre una cameriera.
Buongiorno, signor.
Guardavi tua zia.
Era molto bella.
La donna più affascinante che io abbia mai conosciuto. Per me è come se fosse
ancora qui, fra noi, viva, come un tempo.
E così tu saresti Marco.
Bello, alto, un vero Reininger. Sei il benvenuto in questa casa.
Spero che il tuo soggiorno qui sarà piacevole.
Immagino che lei sia il precettore di mio nipote. Massimo Renda.
Il presidente dell'istituto ha molta stima per le sue capacità didattiche.
Spero di poter condividere la sua opinione. Cercherò di fare del mio
meglio. Bene.
Penso che il viaggio sia stato particolarmente faticoso.
Teresa vi mostrerà le stanze. Ci rivedremo all'ora di cena.
A più tardi, signori.
Hai permesso?
Buongiorno.
Buongiorno, signore.
Posso aiutarla a disfare le valigie, se lo dite.
No, no, grazie. Me la cavo anche da solo. Tutto quello che ho è qua dentro.
Ma lei è davvero un pittore?
Mi piacerebbe esserlo, ma sono soltanto un dilettante.
Metto sulla tela quello che vedo. Ma se è così, allora potrebbe ritrarre anche
me. Tutti i pittori hanno bisogno di una modella.
Vuol vedere come sono senza niente addosso? Posso immaginarmelo.
Si vede anche così.
Ne è proprio sicuro. Sì, sì.
Comunque terrò in considerazione la tua offerta.
Ma questo non mi sembra il momento opportuno.
Sei molto gentile, ma adesso vorrei cambiarmi d'abito e rinfrescarmi.
Faccia pure, non ho problemi. Ehi, ma ce li ho io, perciò adesso vai. Su, vai.
Bene, devo proprio andarmene.
Fuori.
Presumo che vi siate resi conto dell'assenza di impianti a gas in questa
casa. Non sono un fanatico fautore del progresso.
Io preferisco l'antica semplicità alle cosiddette scoperte della tecnica
moderna. Prendete ad esempio la luce delle cannele. È andata benissimo per
secoli ai nostri avi. E io non vedo perché non possa andare bene anche per
noi.
Consideriamo se volete il treno, il telefono, i tentativi di volo.
Non fanno che affrettare la fine dell'umanità.
Lei non la pensa così, signor... Brenda.
Ah, già, Brenda.
Non ho mai avuto molta memoria per i nomi. Allora, qual è la sua opinione in
proposito? Penso che la verità sia nel mezzo.
La tecnica può aumentare la potenzialità dell'uomo, a patto che non ne soffochi i
valori.
Vieni, vieni avanti, che aspetti?
No, prego, restate seduti.
Bando alle cerimonie.
Lei è Carlotta, la sorella di mia moglie Maria.
Lui è mio nipote e lui... Massimo Renda, il precettore di... Ti accomodo, prego.
Siediti. Scusate il ritardo.
È molto timida.
E ciò accresce la sua straordinaria bellezza.
Chiede continuamente scusa, come se si sentisse sempre colpevole di qualcosa.
No, grazie, non ho appetito questa sera. Il cibo non va sprecato con quello che
costa. Ogni giorno che passa la vita diventa più cara.
Allora Marco, coraggio, raccontaci un po' della tua vita in collegio durante
tutti questi anni.
Veramente non c'è molto da raccontare. Signor Reininger, Marco è un ragazzo
fondamentalmente timido e soprattutto taciturno. È il suo punto di vista.
Per me invece il silenzio è un'ottima maschera per nascondere l'ignoranza. Non
trova?
Posso versarle da bere?
È completamente astemia.
Personalmente disprezzo le donne che amano l'alcol. L'amore per qualcosa non
significa necessariamente esserne dominati.
Non crede?
L'amore è un argomento poco noto a Carlotta.
Capisco. E ogni riferimento all'amore non farebbe altro che annoiarla.
Capisco. Mi scusi.
Lei è nuovo qui.
Ma sono certo che col tempo avremo modo di conoscerci meglio. Questo eviterà
spiacevoli equivoci in futuro.
Teresa, servi il caffè.
Mi scusi, mi sono ricordata che oggi non ho cambiato la federa del cuscino.
Posso? Certo, fai pure, fai pure.
Dimmi Teresa, la signora Carlotta che tipo è? La signora Carlotta è sempre
spaurita come un uccellino.
È la sorella della povera signora, ha sempre vissuto qui, almeno per quanto ne
so io. Credevo che il signor Reininger vivesse solo, poi d'un tratto è apparsa
come un fantasma.
È un fantasma, non la si vede quasi mai.
Sta per ore e ore chiusa nella sua stanza, a guardare fuori della finestra.
Mi fa tanta pena.
Come pena? Non ha amicizie, qualcuno?
Amicizie? No, non vede mai nessuno. Ho una mezza idea che gli uomini non le
vadano troppo a genio.
Cos'altro vuol sapere, signore?
Rivestiti e fila. Ma non vuole continuare a parlare della signora?
Sì, ma non sul letto.
Mi viene da piangere.
Non è il momento.
Ma io ho voglia di piangere adesso.
Sono tanto brutta da essere cacciata via così. Non sei affatto brutta.
e lascia di solo.
Non te l'avevo vista.
E io invece sì, è molto bene anche. Passavo di qui e... Mi stavi spiando.
Eh no, io me ne stavo qui tranquillamente a raccogliere i fiori,
quando arriva un tizio e si mette proprio di fronte a me a far... Zitta!
Che ti credi, ne ho visti altri prima del tuo e anche molto, molto più
importanti. Aspetta, ne ho visti 12.
No, 13.
Anzi, ne ho visti 14.
Non potremmo parlare di qualcos'altro?
Vai, ehi, aspettami!
T'ho fatto arrabbiare?
No. Invece sì. Io mi chiamo Lucy.
Bel nome.
Sei anche maleducato, lo sai. E tu come ti chiami? Marco.
Abiti nella Tana.
L'hai già visto in testa? Sembra un morto. E allora perché dici che è un
morto? Per farti arrabbiare.
Facciamo pace, d'accordo?
Ma lo sai che sei proprio cocciuto?
Ce l'hai con me perché te l'ho visto.
E va bene, così siamo pari.
Adesso siamo amici, vero?
Se ti fa piacere.
Sì, certo che mi fa piacere. Non ci sono molti ragazzi da queste parti e a me non
piace stare sola.
Ci rivediamo ancora?
Dai, rispondi. D'accordo, ci rivediamo.
Io abito in quella casa là, dietro la chiesa. Sai fischiare? Come fischiare?
Così.
Tu fai un fischio e io arrivo.
Adesso puoi darmi un bacio, te lo permetto. Su, dai.
Salve.
Le ho fatto paura?
Non l'avevo sentita avvicinare.
Passerò dei mesi in questa casa.
Dovrà abituarsi alla mia presenza prima o poi.
Deve scusarmi, ma non sono più abituata a vedere molta gente.
I visitatori qui sono così rari che mi sento così impacciata.
L'aiuterò a sentirsi a suo agio, vedrà. Non può vivere tutta la vita in
clausura. Conoscere i nostri simili, comunicare con loro, significa
partecipare all'esistenza, realizzare se stessi.
Lei è davvero molto simpatico, signor Renda, davvero.
Le sono molto grato, sono certo che vi verremo amici.
Carlotta, Carlotta, vieni qui.
Ho lasciato in disordine le mie carte, potresti andare a riordinarle per
cortesia.
Signor... Renda.
Ah, signor Renda, vorrei che lei cercasse di... non
alterare le abitudini di questa casa.
Beh, mi dia il tempo di ambientarmi.
Più che ragionevole.
Ma intanto si attenga ai miei consigli.
Carlotta è molto sensibile ed è sempre vissuta lontano dalla cosiddetta
mondanità. Non è abituata ad avere rapporti con chi che sia, eccetto me,
beninteso. E un improvviso mutamento di abitudini...
Potrebbe provocare in lei deplorevoli squilibri.
Capisco. E che cosa dovrei fare secondo lei?
Evitare di rivolgerle la parola per quanto le sia possibile.
Non sarà semplice vivendo sotto lo stesso tetto.
Sarà più facile di quando non creda.
Non avrà molte occasioni di incontrare Carlotta.
Anzi, penso che non ne avrà affatto. Le auguro una buona giornata.
Adesso siamo amici, vero? Ci rivediamo ancora? Dai, rispondi.
Che ti credi? Ne ho visti altri prima del tuo e anche molto, molto più
importanti. Aspetta, ne ho visti 12.
No, 13.
Anzi, ne ho visti 14.
Sai che sei proprio cocciuto, ce l'hai con me perché te l'ho visto.
Adesso puoi darmi un bacio, te lo premetto.
Su, dai.
Buongiorno. Buongiorno.
Sembra proprio la povera signora Maria.
Io veramente avevo l'intenzione di ritrarre Carlotta.
No, è troppo bella per essere lei.
La signora Carlotta è, come dire, più insignificante.
Senti, mi dispiace per l'altra sera.
Oh, non se ne faccia una colpa. Una volta può succedere a tutti.
Ora me lo fa un bel ritratto?
Va bene, spogliati.
Dimmi un po', secondo te perché il signor Reininger la terebbe prigioniera
in casa?
E' così innamorato di lei? Come dici?
Innamorato? Se la tratta come una serva. Lui era pazzo di sua moglie, lo sanno
tutti. E lo è ancora.
Vedesti come guarda il quadro quando crede di essere solo?
Girati adesso.
No, no, no, non così.
Un po' su un fianco.
Se qualcuno volesse avvicinarla senza che il padrone se ne accorga, come
potrebbe fare?
Oh, è molto difficile.
Anche lui non esce quasi mai.
Se ne sta chiuso per ore dentro la sua stanza a suonare quell'accidenti di
grammofono. Vuoi dire che se il grammofono è in funzione, si può star
certi che lui non è in giro?
Sì, proprio così.
Teresa ! Teresa ! E non gridare ! Ma da dove vieni ? Ti cercano tutti, anche la
signora.
Dai, vieni, ti faccio vedere una cosa.
Vuoi dire sulla scala?
E come ci vuoi arrivare qua su, volando?
Che aspetti? Hai paura? Io non ho paura per niente. E se non ti levi di torno,
come faccio a salire?
Questo è il mio ripugio personale. Io ci passo quasi tutto il giorno. Non è
bello.
E questo che roba è?
Quello sei tu.
Beh, magari di faccia non ti somiglia tanto, ma io quando lo guardo penso a
te. Devi avere molta immaginazione e poca memoria, visto il risultato.
Forse hai ragione. Sì, adesso che ci penso qualcosa manca, ma rimedio subito.
Ecco.
Beh, forse ho esagerato, eh?
Così va meglio, che ne dici?
Guarda che quando l'ho visto io era proprio così.
Mica ti sarai offeso per caso.
Figurati, per una carota. Cos'hai contro le carote? Sono buonissime. Io le mangio
sempre, fanno bene alla pelle.
Le vuoi un po'? No, grazie, non lo fa. Io sì, invece.
Ottimamente, grazie.
Dove sono gli altri?
Il signorino Marco è uscito da mezz'ora. Il padrone ha fatto colazione alle
sette. Vuole un po' di panna? No, no, no, grazie.
E dimmi, anche Carlotta ha già fatto colazione?
No, è su, chiusa nella sua stanza.
Ah, grazie.
Beh, puoi anche andare adesso.
Serve altro?
No, vai pure, vai pure.
Chi è?
Sono Massimo, mi apre.
La prego, mi ascolti, la prego. Oggi è una bellissima giornata, potremmo fare
una piacevole passeggiata in riva al lago.
Ora non posso spiegarle le ragioni del mio comportamento, ma creda che non ho
niente di personale contro di lei.
Se desidera veramente il mio bene, la prego, se ne vada. Sarà meglio per tutti
e due.
Carlotta mi dirà tutto quando ci vedremo.
Sì, va bene, ma adesso se ne vada, la prego.
E allora, che cosa è successo? Cioè, voglio dire, immagino che avrei spiato
attraverso la fessura della porta.
Tu lo avresti fatto.
Ci puoi scommettere le mutande. Chiunque avrebbe guardato.
Beh, l'ho fatto anch'io. Su, racconta. Che cosa hai visto?
Raccontati, prego.
Te lo dico, ma tu non mi guardare. D'accordo, d'accordo. Chiudo gli occhi,
così va bene.
Era nuda.
Tutto qui. Non mi sembra niente di eccezionale, tutto sommato. No, non ho
finito. No?
Allora tu continua e io chiudo gli occhi.
Si è sdraiata sul letto e ha cominciato a toccarsi.
Dove? Un po' dappertutto, sopra e sotto.
Poi ha preso a lamentarsi come se avesse il mal di pancia.
Senti, ma secondo te chi poteva essere?
Era lei, quella del quadro.
Ci potrei giurare.
Marco, la prossima volta che succede posso venire anch'io.
Ma è pericoloso.
E poi se la porta è chiusa? Non preoccuparti, conosco un posto dal quale
si può vedere tutto molto meglio, c'è un lucernaio che dà proprio su quella
stanza. E come faccio ad avvertirmi?
Accendi una candela e mi fai dei segnali dalla finestra, da casa mia vedo proprio
la tua stanza.
Non lo so, ecco, non mi sembra molto decente.
Ma è stata decente io, non te ne eri accorto forse? Credo proprio di sì.
Bene, allora niente problemi, a stanotte.
A stanotte.
Non è possibile.
Carlotta non è così bella.
E io ti dico che è lei. Guardala.
Sei convinto adesso?
Ma perché?
Perché lo sta facendo?
Ma che te ne importa? Tu guarda.
Ehi, dove vai? Ti aspetto.
Aiutami, aiutami a togliere il tuo spirito.
Ti vedo un po' palida. Cos'hai? Ti senti bene?
Solo un po' di emicrania mi basterà. Mi basterà dormire qualche ora e sarò a un
posto come sempre, te lo prometto. Io non mi preoccupo.
Tu sei bella.
Sempre bella come lo era lei.
Sei il solo legame con Maria che mi sia rimasto.
E io non ti lascerò mai. L'ho promesso a lei prima che morisse.
Carlotta, non voglio perderti. Sarò sempre al tuo fianco.
Non è facile vivere segregati dal mondo.
Una donna ha bisogno di altre cose e io purtroppo sono in grado di offrirti ben
poco.
Quello che mi dai è il sufficiente, davvero. Sei gentile.
Sono anni che questa casa è troppo cupa e silenziosa.
Darò una festa in tuo onore.
Inviteremo qualche vicino.
E tu sarai al centro dell'ammirazione di tutti i presenti. Che cosa ne pensi?
Ma io non credo di meritare tanto.
Sì, molto di più.
Il tuo valore per me è inestimabile.
Inestimabile.
Posso venirci anch'io, se voglio.
Il signor Reininger ne ha parlato con Teresa e gli ha dato il permesso. Ti fa
piacere? A me le feste non piacciono per niente. La gente non fa altro che ridere
e dire stupidaggine.
Ehi, che ti prende adesso?
Il vestito. Ci vuole un vestito adatto per una festa.
Sei molto bella lo stesso.
Davvero? Ma sai che è la prima cosa carina che mi dici da quando ci siamo
conosciuti? Sì.
Sì.
Ehi, guarda!
È la prima volta che lo vedo uscire dalla tana.
Una cosa da non credere.
Mi è venuta un'idea.
Che idea?
Gli ci vorranno almeno un paio d'ore per arrivare in paese e tornare. E con
questo? C'è un baule nella sua stanza. Me l'ha detto Teresa.
Un baule pieno di vestiti della sua povera moglie.
Tanti vestiti.
Gli faremo una sorpresa.
E se ci scoprono? Ma chi vuoi che ci veda? Lui non c'è. Carlotta è
sicuramente chiusa nella sua stanza e Teresa non conta.
Tu andiamo.
Certo, tu sei fortunato a vivere in una casa così bella. Lo sai che Teresa ogni
tanto mi fa entrare? Stai zitta, qualcuno potrebbe sentirci. Vieni.
Chiudi quella porta, Marco, cosa aspetti? A
me questa storia non piace affatto.
Piace a me, perciò sta zitti.
Dammi una mano, muoviti.
Speriamo che non sia chiuso al pieno.
E l'avevo detto che c'erano dei vestiti bellissimi.
Questo però non mi piace.
Questi sono bruttissimi, prendili tu. Ma che me ne faccio?
E quello lì che cos'è?
Fammi vedere.
Sono le tue per te.
Aiutami a trovare un vestito, piuttosto.
Eccolo, è bellissimo.
Guarda, è fatto proprio per me.
Vedrai, sarò la più bella della festa e farò morire tutte in invidia.
Vieni, vieni.
Ma pensare troppo può far male ad una bella donna.
Ma guardi, le dirò io, i socialisti li metterei al muro. Mi state divertendo?
Era una bellissima festa.
Come le stavo dicendo? La mattina mi alzo al canto del gallo.
Del vino a Carlotta, prego.
Come sta?
Prego, si accomodi.
Ecco, a lei. Grazie, come sei gentile.
Va pure a divertirsi. Ho permesso, se non vuole altro.
Prego, Baroni.
Sai niente di Lilli, per caso. Arriverà, stia tranquillo.
Hai visto Lily, per caso?
Non ti preoccupare, vedrai chi arriverà. Oh, come sta?
Le piace il nostro vino dolce?
Vuole ballare?
Io... non so.
Posso avere l'onore di questo ballo?
Veramente non sapevo. Dovrei chiedere.
Oh, con la zizia, di certo.
Lei non deve chiedere niente a nessuno.
La prego, si alzi.
Venga.
Venga.
Avanti. Non sia così rigida.
Si rilassi.
Chiuda gli occhi e si stringa in me. E non pensi a questa gente e tutto il
resto. E sia felice.
La prego, mi lasci andare.
La prego.
Io so che lei è una donna e che io sono un uomo e che non esiste nessuna ragione
al mondo che ci impedisca di ballare.
Sì.
Nessuna ragione al mondo che ci impedisca di conoscerci, di baciarci e
se lo desideriamo anche di fare... No!
Marco! Marco!
Ehi, Marco!
Marco! Ma è già finita la festa?
Di là non c'è più nessuno, se ne sono andati tutti!
E tu a quest'ora arrivi?
Ho fatto troppo tardi, vero?
Sì, lo zio si è arrabbiato e ha cacciato fuori tutti.
Senti!
Ti piace il mio vestito?
Eh? Sono proprio come quella del quadro!
Non è vero?
Sei molto bella. Ti piace?
Dimmi, che cosa ne pensi?
Marco, cosa fai ancora in piedi?
Zio... E tu che fai? Mi piace il mio vestito.
Ma... Questo è il vestito di Maria?
Dove l'hai preso?
Ti ho chiesto dove l'hai preso!
Come ti sei permessa di... Ma io... Ecco, non li penso, ma come hai osato?
Non credevo... Come ti sei permessa di fare una cosa simile? Tu levati di
mezzo. Ti ho chiesto come ti sei permessa di fare una cosa simile. Non ci
permetterebbe... Lilli, aspetta.
Teresa, ti prego, lasciami in pace.
Volevo parlarle.
Non pensi male di me.
Osvaldo dorme, non si accorgerà della mia assenza. Si calmi, il Dormino non ha
nulla da tenere.
Lo so ed è per questo che sono qui, per chiederle scusa.
Sono sconvolta.
Coraggio, non abbia paura.
Ecco, io sono entrata nella sua stanza in questo modo e lei lo troverà
sconveniente. Niente è fatto, lo trovo...
Meraviglioso. La prego, non mi guardi.
Ora devo andare. No, aspetti.
Prima voglio sapere una cosa.
Che cos'è Osvaldo per lei?
È il mio cognato, lo sa.
Voglio dire, oltre ad essere suo cognato.
Niente, assolutamente niente.
Lei pensa forse che fra me e lui... Esattamente.
No, non è vero.
Non c'è mai stato niente fra noi.
Io, io non sono mai stata...
Con nessun uomo, è la verità.
E che roba è?
È una specie di diario scritto da Carlotta, dove ci sono delle storie
erotiche eccitantissime, che dicono come si fa l'amore, che cosa bisogna fare e
che cosa si prova.
Dove l'hai trovato?
L'ho trovato nel baule di tuo zio. Ti ricordi quella volta che cercavo il
vestito? E come fai a sapere che è stata lei a scrivere quelle cose?
Perché c'è il suo nome su una prima pagina.
Avanti, leggi.
Allora, lei è sola e sdraiata sul letto. Lei chi?
Lei, una ragazza qualsiasi, che te ne importi? A lui.
Se ne sta sola sul letto e s'annoia. Ed ecco che un'onda improvvisa di calore
prese a salire dalla punta dei piedi sino a confluirle nel centro del
linguine. Qui.
Tu sei lo specchio, sta lì e non ti muovere. Per qualche istante Lucille
rimase immobile. Poi le sue cosce cominciarono a divaricarsi quasi
inconsapevolmente. Le sue dita artigliarono l'orno della sottoveste e
lo costrinsero a sollevarsi, scoprendo così la folta foresta del pube voglioso.
Lucille chiuse gli occhi e affondò le dita nelle rose e labbra già umide,
agitandole poi in una crescente frenesia.
Lily, sentite... Smettila, non mi interrompere. Un turbine di piacere si
impossessò di lei e poi tutto la travolse e la spinse nel nulla.
Che hai, ti senti male?
Ma no, cretino, è la scena, per farti capire meglio.
Robert si inginocchiò davanti a lei e la fissò negli occhi. Le mani di lei si
protesero ad afferrare la protuberanza turgida. Fa lo stesso.
Dunque, Robert non poteva resistere a lungo. Con uno scatto la sua mano andò
ad affondarsi fra le cosce palpitanti di Lucille. In frenetica attesa di quel
contatto. Ma che stai facendo? Quello che dice il libro. Perché è proibito.
Giuro che è proibito, sono io che sto leggendo, mica tu.
Dove eravamo rimasti?
E
quella
sensazione agiva di riflesso sulla mano, che si era impossensata
del sesso, e lo stringeva fin quasi al trepolare.
Carlotta, dove vai? Lasciami, ti prego. No, questa volta no. Non ti permetto di
continuare a sfuggirmi e a sfuggire a te stessa. Dimmi la verità. Ti scongiuro,
Massimo, possono vederci.
E quando allora?
Domani al lago. Non ti credo.
Te lo giuro su quanto di più caro al mondo.
Carlotta! A domani.
Non ho mai significato un granché per nessuno nella mia vita.
Maria, al contrario, possedeva tutto quello che Madonna può desiderare.
Bellezza, fascino, intelligenza, amore.
Io ho vissuto la sua ombra, contentandomi della felicità degli
altri. Mi trattava come una serba, forse anche peggio.
Ma non avevo la forza di ribellarmi.
Lei era troppo al di sopra di me.
Era al di sopra di tutto.
Quando morì pensai ad essermene liberata.
Ma mi sbagliavo.
Le somigliavo. Lo svaldo se ne era accorto.
Dal giorno della sua morte si era chiuso in se stesso e aveva interrotto ogni
contatto col mondo esterno.
Poi una sera...
Mi comunicò la sua decisione.
Avrei dovuto indossare gli abiti di sua moglie e farne rivivere l'immagine per
lui.
Ancora una volta non seppi resistere.
E acconsenti forse anche per pietà.
Poi quella mascherata si trasformò in una ributtante mania.
Osvaldo non si accontentò più di vedermi muovere in quella stanza, nelle vesti di
mia sorella.
Pretese che mi spogliassi e che indossassi la sua biancheria. E la prima
notte fu un tormento.
Fingevo di fare l'amore con la passione e l'intensità che erano
proprie di Maria.
Recitai quella farsa lasciando che mi spiasse da un faro che aveva praticato
nella parete.
Mi obbligò a leggere decine e decine di libri beccaminosi.
E io fui costretta a imparare a memoria i passi più abietti per essere in
grado di rappresentare realisticamente la mia parte.
L'ho fatto centinaia di volte per lui, senza sapere che cosa significasse
amare.
Ora sai tutto di me, non ho più niente da confessarti.
So tutto.
Ebbene, sento ad amarti.
Sei stata con lui, vero?
Non... Non negarlo. Vi ho visto rientrare insieme. Non ho più intenzione
di mentire. Né per te, né con te.
Che cosa vuoi dire?
Che lascio questa casa per sempre.
Non puoi farlo. Non puoi, te lo impedirò. È inutile.
Io lo amo.
No, ti sbagli. Il rancore e l'odio finiranno per separarvi quando ti vedrà
come la causa della sua rovina. Che cosa vuoi dire?
Di quale rovina stai parlando? Del disprezzo che riceverà quando sarà
espulso dall'ordine per comportamento immorale nella sua professione. Tu... Tu
faresti una cosa simile? Vuoi esserne certa?
No.
No, io voglio soltanto la sua felicità.
Allora... Mia cara, allora sai quello che devi fare.
Ti ucciderò, Maria.
Ucciderò te e il tuo amante.
Sei proprio sicuro di voler restare?
Per anni questa è stata la dimora dei Reininger e io sono uno di loro.
Parli come tuo zio, anche lui non avrebbe mai lasciato la sua casa.
Bene, buona fortuna.
Ti auguro tanta felicità.
Arrivederci.
Arrivederci, signore.
Non esser triste.
Vai, cocchiere!
Siamo veramente spiacenti, signor Reininger.
Ma le disposizioni del suo depunto zio ci hanno costretti a prendere
provvedimenti drastici che avremmo preferito evitare.
Al quali provvedimenti vi riferite, signore?
Intendo dire che abbiamo depositato gli atti presso l'apertura e che la legge
provvederà all'esproprio a nostro favore di queste terre.
L'udienza avrà luogo il primo lunedì del prossimo mese.
Mi dispiace, signori. Sono desolato, ma temo che non mi vedrete in aula. Le
faccio osservare, signor Reininger, che la sua presenza è... Lo so, signori, lo
so. Può essere considerata superflua, ma non è questo che intendevo dire.
Vedete, signori...
Nutro forti dubbi che l'udienza abbia mai luogo. Temo di non essermi spiegato
bene, signor Reininger. Lei è stato al contrario di una chiarezza davvero
incomiabile. Ma io so che è altrettanto cosciente delle difficoltà, diciamo,
burocratiche che si frappongono tra un'azione legale e la sua conveniente
esecuzione.
Potrei riuscire a far rinviare per anni la sentenza.
E tutti sanno che per voi banchieri il tempo è denaro. Non capisco dove voglio
arrivare, signor Reininger. Alla soluzione più conveniente per ambedue le
parti. E cioè?
Dite al vostro consiglio d'amministrazione di formulare un
'offerta decente per l'intera proprietà.
E io sarò lieto di saldare il debito di mio zio e di andarmene definitivamente
da questa casa.
Questo vuol dire che lei è disposto a vendere tutto. A un prezzo equo, si
intende. Il cui margine mi permetta di soddisfare alcune piccole e innocenti
curiosità.
Lorsignori hanno mai assistito a un vero cancan alle folies berger?
Mai.
Ne ero certo.
Per questo sono disposto a vendere. Per il cancan, per un ottimo champagne
bevuto in piacevole compagnie e per un certo spogliarello del Moulin Rouge che
mi dicono addirittura sconveniente.
Signor Heininger.
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