All language subtitles for Romanzo Criminale (2005) [1080P WEB-DL X265 ITA FRE] - GEGE

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Original subtitles

♪Io cammino per le strade♪

♪Ma ho in mente te♪

♪Ed ho in mente te♪

♪Ogni mattina, uò uò♪

♪Ed ogni sera, uò uò♪

♪Ed ogni notte te♪

♪Cos'ho nella testa?♪

♪Che cos'ho nelle scarpe?♪

♪No, non so cos'è♪

♪Ho voglia di andare, uò uò♪

♪Di andarmene via, uò uò♪

♪Non voglio pensar♪

♪Ma poi ti penso♪

["Io ho in mente te" in sottofondo]

[stridore di gomme]

Raga', c'è la polizia. Un posto di blocco.

[tutti] Eh, frena!

- [ragazzo] Vai! Tenetevi forte! Andiamo! - [tutti] Frena!

Raga', c'è una macchina!

Ancora!

- Lo tengo io! - Accelera!

- Ce la faccio! - [ragazzo] Andiamo al rifugio!

- [ragazzo 2] Vai a Castel Fusano! - [ragazzo 3] Accelera!

[ragazzo] Datemi una mano.

Piano.

[gemiti]

Mi fa male qua.

- Sarà sia morto, quello? - Ma che ha?

- Sarà morto, quello? - Andrea, cosa ti senti?

Vi vedo e non vi vedo.

[Andrea] Non è che arriva la polizia?

Sta' tranquillo, devi solo riposare. Questo posto non lo conosce nessuno.

Oh, la polizia ha beccato il Bavoso al Bar di Tor Marancia?

Certo. Si porta appresso un nome del cazzo. [tossisce]

Una vita del cazzo.

Per questo noi il nome ce lo dobbiamo scegliere da soli.

A me ad esempio piacerebbe Grana.

- Grana? - I soldi, il primo pensiero al mattino.

- I soldi. - A me allora chiamatemi Ursula Andress.

È il mio primo pensiero. Ha certe zinne.

Ma tu... [tossisce] ...non ti chiami già Dandi?

[Dandi] Voglio essere come Fred Astaire, col frac pure a colazione.

- Si dice così, no? Un dandi. - E io che cazzo ne so?

So solo che io mi voglio chiamare Libanese.

Come questo spinello, perché il mio sogno sarebbe fumare sempre

e non vedere lo schifo che ho intorno.

Tu che nome vorresti?

- Freddo. - [Dandi] Perché Freddo?

- Cazzi miei. - Ma che nome è?

- Pensa al tuo. - [Dandi] La polizia! Scappiamo.

Ragazzi, aspettatemi. [tossisce]

[macchine si fermano]

- Andrea! - Dai, se no ci prendono!

Freddo! [tossisce]

Libano!

Libano!

Sto morendo.

- Aiuto, Libano! - Arrivo!

Scappa!

Sto morendo.

[Libano] Dandi!

Aspetta!

Dandi!

Dandi!

[smette di respirare]

["The Ballroom Blitz" in sottofondo]

- Fiero! - Fierolocchio!

Zitti, che svegliate mia madre.

- Com'è andata, dentro? - Non passava mai, stavolta.

- Ti sei fatto crescere la barba? - Perché, mi sta male?

No, stai bene.

Sto organizzando una cosa grossa. Un sequestro.

Sequestro?

- Ma sei impazzito? - Mi sono svegliato, Freddo.

- Ma chi voi sequestrare? - Il barone Rosellini. È pieno di soldi.

So tutto. I miei hanno fatto i servi da lui. Li trattava peggio delle bestie.

- [Freddo] I ferri? - Due mitra, otto pistole, un fucile.

Dandi e Nero ci stanno, l'altra è tutta gente di strada.

Ciro, Bufalo, Ricotta, Scrocchiazeppi e Fierolocchio.

[Freddo] Quanto chiediamo?

- Cinque miliardi in contanti. - Ma chi ha tutti quei soldi?

- Quelli ne hanno pure dieci. - Allora chiediamone dieci!

- Buonasera. Nicola Scialoia. - Maresciallo Colussi.

- Che è successo qua? - Erano in sette. Tutti a volto coperto.

- Chiedono un riscatto. Dieci miliardi. - Spiritosi.

[barone Rosellini] Chi c'è?

- Si sta male al buio. - Ma chi è lei?

Ma ti conosco? Per favore.

- Guardate che soldi non ce ne sono. - Zitto.

- Sono pochi. - Devi stare zitto, barone.

[Scialoia] In meno di un mese si passa dalla prima pagina alla cronaca locale.

Eh, Colussi? Come le richieste di riscatto. Dieci miliardi, poi nove,

- sei e alla fine tre. - Scusi, ma perché dice "alla fine"?

Perché oggi la famiglia ha accettato di pagare il riscatto.

L'unica cosa che sono riuscito a ottenere è di annotare i numeri delle banconote.

- Gli danno tre miliardi? E quando? - Fra qualche giorno.

Però prima vogliono la foto che dimostri che il barone sta bene.

- Se sta bene. È un sequestro anomalo. - In che senso?

Dotto', questi sono cani sciolti.

Non è una banda.

- Alzati. - Ma che succede?

- Che volete? Che siete venuti a fare? - Tirati su e stai zitto.

Ti vogliamo fare una bella foto.

- Ma chi siete? - Vieni qua.

- Prendi questo giornale. - No, devo scrivere a mia figlia.

Che cosa devi scrivere?

Ma che cazzo hai fatto?

Hai paura, Dandi?

- Avete paura? - Come facciamo a farci dare i soldi?

- Fai la foto. Facciamo finta che è vivo. - Cosa?

Lo fai sdraiare e sembra vivo.

Dai, fagli la foto. Dammi il giornale.

Dai. Mettiamolo per terra.

Ci vuole una scala per fargli la foto.

Ti metti sopra.

- Non posso, con questa cazzo di macchina. - Oh, calmi!

Tienigli più su la testa, se no si vede che è per terra.

Mettigli la mano sul giornale. No, abbassalo. Coprigli il sangue.

Due, quattro, sei, otto, dieci, dodici. Sono 700 milioni.

Questi 700 milioni,

siamo tutti d'accordo, vanno a Libano che s'è inventato tutto. Tieni.

Siamo sistemati. Cinquecento a Freddo

- e cinquecento a me. Avanzano... - [tutti] Milletrecento milioni.

Vi siete fatti i conti, brutti bastardi.

Milletrecento milioni

da dividere...

Duecento milioni a testa. Ne rimangono cento.

Ce li andiamo a sputtanare. Bische, mignotte e cocaina.

Stavo pensando...

Per carità, è giusto. Ognuno ha i suoi sfizi.

Dandi, tu vai a farti il guardaroba nuovo, se no non sei Dandi.

Veramente la mia moto ha un po' di ruggine.

Per Fierolocchio e Ricotta donne, ristoranti, cocaina.

- Tu, Ciro? - Voglio aprire un bar con mio fratello.

- Io ho un Rolex che mi aspetta. - Io mi compro un bazooka nuovo.

- E che ci fai con un bazooka? - Tra sei mesi o un anno, la moto

si arrugginisce, il bazooka si ingrippa, la fica si secca.

- Allora? - Io ho un'altra proposta.

Stecca pari per tutti.

Cinquanta milioni a testa. Quello che avanza lo mettiamo da parte.

Invece di avere poco in tanti, abbiamo tanto insieme.

- Questa è un'ottima base. - [Scrocchia] Ma che dici?

Io prendo i soldi. Voglio i soldi!

- Voglio i soldi! - Stai buono, Scrocchia.

- E sii educato. - Ma che cazzo dite?

Libano ci sta parlando con gentilezza. Ascolta quello che ti dice.

- E poi dopo decidi. - Insomma, Libano,

- questa base a cosa ci serve? - A prenderci quello che vogliamo tutti.

- Cosa vogliamo prenderci tutti? - Roma.

- E come cazzo facciamo? - Roma è grande.

Ce la prendiamo con la droga, e poi con le puttane, il gioco...

Il gioco è di Scafa.

- Fino a ieri. - La droga è del Terribile, di Cencio.

Ma vi siete visti?

Li distruggiamo.

- Li facciamo a pezzi. - Ma sei pazzo? Lo sai chi è il Terribile?

- È un vecchio. - Avrà al massimo quarant'anni.

È passato. Ora tocca a noi.

Fuori c'è gente che fa la fila per stare con noi.

Sorcio, per esempio. Assaggiava la droga per il Terribile.

Ora vuole stare con noi.

- Ma così avremo tutti contro. - Ma tutti chi? Chi comanda a Roma?

- Se comandano tutti, non comanda nessuno. - Mi piace, noi soli contro tutti.

- Mi sta bene, Libano. - [tutti] Io ci sto.

A me di Roma non me ne frega un cazzo.

Leva la mano.

Tu parli di un gruppo, una banda, una collettività.

- A me la collettività mi fa schifo. - La strada però non ti fa schifo, eh?

Nero fa come gli pare. Erano i patti.

Fammi capire. Noi adesso compriamo due miliardi e mezzo di roba.

Li mettiamo su piazza.

- Poi lo sai che succede? - Che ci sarà una guerra.

Però durerà un attimo.

Perché gliela facciamo noi a loro, non loro a noi.

Nero, ci dai un attimo?

D'ora in poi le decisioni si prendono insieme. Nessuno agisce di testa sua.

Ormai siamo una società.

Scendi. Reggi il fianco.

Vieni qua, stronza!

- Gemito, che mi dici? - Terribile, non parla. Non sa un cazzo.

Io non so niente, sono appena tornato dal Marocco.

Che cazzo vuoi? Noi non sappiamo niente!

- Ma chi è questa? - Terribile,

- è la mia ragazza, scusa. - Stai con quella stronza?

Sei andato in Marocco? Che peccato! Avevo un po' di roba thailandese

da farti assaggiare. Roba a cinque stelle, Sorcetto.

Quanto mi sei mancato, sai?

E qua a Roma un assaggiatore bravo come te non c'è.

Gemito, ti avevo detto di picchiarlo, ma così hai esagerato.

Gira voce che ti sei messo a lavorare per la concorrenza.

Lo capirei, se ti fossi scelto un capo vero.

Cencio, il Napoletano, Bernardino, pure il Francese.

Ma ti sei messo con i quattro stracciaculi del sequestro Rosellini.

Io non so un cazzo del sequestro Rosellini.

Chi cazzo sono? Non capisco.

Dicci dove possiamo trovare quei quattro figli di puttana.

- Ma che ne so? - Sono spariti così all'improvviso?

- Non lo so. - Mi ha rotto il cazzo.

Senti, il Napoletano è nervoso. Non so se riesco a tenerlo buono.

Dimmi qualcosa, Sorcio. Solo qualcosina.

- Ma che ti devo dire? - Stavolta voglio fidarmi.

- Eh? Mi fido? - Sì.

Voglio fidarmi. Filomena?

Riprenditelo.

E se incontri quei quattro cazzabubboli digli di inginocchiarsi o sono cazzi.

Bello, il mio cane!

[motorino si avvicina]

[russa]

Vado a vedere che succede.

- Sì. Sta' attento. Grazie. - Ciao.

Che dice Ciro?

Dice che sono tutti al Full 80.

Cencio, Bernardino Scafa, il Terribile e il Napoletano.

Mancava solo Gemito.

Gemito non si stacca mai dal Terribile.

Non si staccava. Me lo sono già comprato.

Non capiscono più un cazzo. Si chiedono cosa faremo coi soldi del barone.

- Gli stanno saltando tutti i parametri. - Per forza.

Si sono scordati da dove vengono. Sono diventati animali da cortile.

- E invece noi siamo bestie feroci. - Stanotte se ne accorgeranno.

Tanto che ci può succedere?

E che vuoi che ci succeda?

Al massimo ci ammazzano, Libano.

Non siamo già morti mille volte, noi? Al Minorile...

Tutte le volte che abbiamo dovuto dire di sì,

a chi ci trattava come merde.

Non si può ammazzare un uomo due volte.

Te l'appoggio.

E io te lo spingo.

- [uomo] Bernardino, che minchia fai? - Io passo, vado al cesso.

- Allora? - Non ti preoccupare.

È solo un attimo.

Ma che cazzo fai? Vattene!

- [uomo geme] - [spari rapidi]

[grida]

Ti sei fissato con questo cazzo di laccetto. Andiamo.

Sono Gemito, mi apri?

Cristo, quanto fai schifo.

[Terribile] Ma che c'è? Sono i cani?

[Terribile] Ma dove cazzo è la luce?

[Libanese] Non l'accendere.

Ti potrei ammazzare come abbiamo fatto con gli altri.

Invece con te vogliamo fare affari. Abbiamo tanti soldi. Ci serve un accordo.

- Gemito dice che sei una brava persona. - Levati. Ma chi è?

Belle bestie, i tuoi cani. Come si chiamavano?

- Cosa gli avete fatto? - Si può fare o no?

[piagnucola]

E vattene, t'ho detto! Vaffanculo!

[Dandi ridacchia]

Ma come, ti metti a piangere?

Mi avevano detto che eri terribile, ma non sei terribile per niente.

[tira su col naso]

Quanto avete? Quanto volete investire?

- Due miliardi e mezzo. - Io prendo il 75 per cento sull'utile.

- Niente stronzate! - Forse non mi sono spiegato bene.

Tu ci vendi la roba al dieci per cento di più di quanto ti costa.

Noi la piazziamo. E del ricavato il 30 per cento va a te e il 70 a noi.

Di' che ti sta bene.

Mi sta bene.

Bravo, Terribile.

- Però non so se sta bene a Zio Carlo. - Chi è Zio Carlo?

È uno che sta coi siciliani. I siciliani rispettano Roma.

Ma vogliono rispetto.

Se Zio Carlo ci vuole parlare, ci parliamo.

Fissaci un appuntamento.

Ti dispiace se mi faccio un giretto con la tua macchina?

[tintinnio di chiavi]

Questa gente che ammazza così, come se niente fosse...

Non si erano mai raggiunti questi livelli a Roma, eh, Carenza?

Riusciamo a saperne qualche cosa di più?

Posso provarci.

Chi si occupa della cosa in Questura?

Il commissario Scialoia.

- Che cosa sappiamo di lui? - Tutto.

D'altronde l'abbiamo aiutato noi a trasferirsi da Bologna.

- Ecco qua. - Anche se ovviamente lui non lo sa.

[telefono squilla]

Scala B, interno dieci.

No, non c'è portiere.

["La bambola" in sottofondo]

Dove vai? Da Patrizia?

Questa cos'è? Posso vedere?

Però,

il dolce con la panna. Volevi fare le porcate, eh?

Vattene. Vado prima io.

[suonano alla porta]

- Ciao, Patrizia. - Dandi, mi sta arrivando un cliente.

- Sono io il cliente. - No, non sei tu. È un giapponese.

Il giapponese ha fatto karakiri. Tu prendi quello che ti pare.

Pure quelli del giapponese.

- Aspetta. E dai... - Quanto sei bella.

- Quanto sei bagnata. - La porta. Aspetta.

[gemito]

- Ce l'hai un padrone, un protettore? - Sono fatti miei.

- Ce l'hai o no? - Uno ci ha provato e ancora piange.

- Stai con qualcuno? - Dai, levati dal mio letto.

Vieni qua. Quanto sei bella, Patrizia.

Sembri una Madonna. Quanto vali secondo te, eh?

- Non te lo puoi permettere. - Dimmi quanto ti serve.

- Tutto. - Allora prendi tutto.

- Io mi voglio mettere insieme a te. - Te l'ho detto, niente padrone.

Ma io dico mettere insieme. Una storia, insomma.

Che tipo! Viene, va, propone, dispone.

Ma chi ti credi di essere? Scopa come un animale.

[imita cigolio del letto]

- Che bello! - Insegnami tu, allora.

- Insegnami tu. - Ma che fai, ricominci?

Va bene, vai a farti una doccia, caro.

Aspetta.

[musica ricca di suspense in sottofondo]

- Ecco, sta pagando, Commissario. - Vedo, Colussi.

[scatto di obiettivo]

La vedo.

[musica ricca di suspense continua]

[clacson]

["(Shake, Shake, Shake) Shake Your Booty" all'autoradio]

[serratura scatta]

Uno dei mitra che ha sparato in questa bisca è lo stesso

che ha bucato la ruota della macchina del barone Rosellini.

Finora non c'era tanto.

Ma qualche tempo fa in un negozio di intimo del centro

questa cliente particolare ha comprato più volte con le banconote segnate.

- Particolare perché? - In una sera guadagna più di lei al mese.

- Cinzia Vallesi, in arte Patrizia. - Con foglio di via da Bari,

- Bologna Messina. Nata a Empoli... - Va bene. Grazie, Maresciallo.

Si vede spesso con un piccolo criminale, Bruno De Magistris,

detto Dandi. Ecco, io credo che lui sia uno dei rapitori del barone.

Secondo lei, cosa legherebbe questa mattanza al sequestro del barone?

I miliardi del riscatto. Chi li ha può averli usati per controllare qualcosa.

Il gioco, le scommesse, anche il giro di droga.

[inudibile]

["Tie Your Mother Down" in sottofondo]

Lei ha una gran bella fantasia, Commissario. Bravo, complimenti.

Però lei non mi fornisce una prova, un indizio.

Gliele trovo. Qua c'è materiale sufficiente. Mi serve solo del tempo.

Lei ha bisogno di tempo.

E io ho bisogno di prove.

Solo venti giorni prima di archiviare.

Non uno di più.

- È sempre così stronzo? - Sempre.

[canta "Estate"]

- Ciao! - Ciao!

[Patrizia ridacchia]

Aspetta, dove vai? Fermati.

- Sei proprio bravo, Secco. - Oh, aspetta. Sta lavorando.

Tu lo vedi così, ma è un genio delle banche.

- Ma che cazzo dici? - Che a noi uno come Secco ci serve.

- Ci serve per cosa? - Per fare più soldi. Gli dai un miliardo

- e lui ti ridà un miliardo e mezzo. - Un rabarbaro, per favore.

- [donna] Con ghiaccio? - Sì, grazie.

♪Odio l'estate♪

Bravo, Secco! Ha una bella voce.

Secco!

Vieni a sederti.

Se noi ti diamo un miliardo, tu quanto ci fai riavere indietro?

- Uno e mezzo. Pure uno e sette. - E come fai?

Li faccio girare. Li riciclo.

Un po' qui, un po' all'estero, se sono in tournée.

E poi li rinvesto. Un quarto in un giro di strozzo.

Il resto nel canale dell'eroina del Terribile.

- Non si incazzerà? - E allora? Quando ha finito d'incazzarsi,

- scende dal cazzo e va a piedi. - No, mi ha dato una dritta giusta:

il prossimo carico lo teniamo da parte, non lo mettiamo per strada subito.

Niente roba, in centro, in periferia, niente di niente.

E intanto la tagliamo, ma non al 35 per cento, al 50, al 60.

- Tanto la assaggia Sorcio. - Poi, quando hanno la lingua di fuori,

ributti il carico per strada a prezzo doppio. Che te ne pare?

- Ehi, Ciro! - Aldo!

È arrivato mio fratello! Fammi passare!

- Ma non dovevi uscire domani? - Si erano sbagliati con i conti.

Mi volevano far fare un giorno in più. Maledetti!

- Guardate chi c'è! - Ma non doveva farsi altri tre anni?

- Libano, ho saputo tutto. Bravo! - Ben tornato.

- Tenga il resto. - Guarda che ti ho preso al monte.

- La collana di mamma! Grazie. - Visto?

- Ben tornato. - Come va? Ce l'hai fatta.

Quando mi hai lasciato solo al gabbio, mi volevo ammazzare!

- Chi c'è? - Quella ragazza di via Veneto.

- La puttana, Patrizia. - Ho capito. Dandi?

Sì. C'è pure lui.

- Che facciamo, Commissario? - Andiamo.

Mi sa che questo cesso di locale me lo compro tra un po'.

Non è una cattiva idea. Rimesso a posto, ci si tirano fuori dei bei soldi.

Toni!

- Buonasera, avvoca'. - Ciao. Complimenti per la canzone.

- Grazie. - Buonasera.

Buonasera.

- Chi cazzo è quello? - L'avvocato Vasta.

Te lo volevo presentare. Conosce tutti, specialmente in Procura.

Ha una faccia proprio da Corso Trieste.

- Io odio quelli di Corso Trieste. - E invece è uno che ci può servire.

È tutta la sera che sei qua e non mi hai ancora salutato.

- Perché, che ti serve? - Sto parlando con te? Vattene.

- Vai a fare due passi. - Fatteli tu due passi, imbecille.

Basta. Ci vediamo dopo.

A Rebibbia non si parla d'altro che di te e di Libano.

- Ci voleva il coraggio vostro. - La disperazione nostra, vuoi dire.

E piantala. Allora, che fai? Ti unisci alla compagnia?

Io con te fino alla morte. Sei un fratello per me.

Bravo.

T'ho detto basta.

Beh? Parli con me o guardi lei?

- Ti piace, eh? - Sì. Sono uscito oggi di galera.

- Svegliate. Come ti chiami? Non ricordo. - Loredana.

Loredana, questo è un mio compagno d'infanzia.

Vedi di farlo stare bene, se ci riesci. Tieni.

- Lascialo in pace. - Ti spacco i denti.

- Perché non puoi stare con me? - Voglio stare da sola.

[cantano "Figli delle stelle"]

- Lasciami. - Levale queste cazzo di mani da dosso.

Tu che cazzo vuoi?

Te l'ho detto, questa cosa va risolta, ma subito.

[uomo geme]

[Patrizia geme]

Chi cazzo sei? Lasciami.

Mi fai male. Mi vuoi lasciare?

Devo andare a pisciare.

- Lascia la porta aperta. - Ti piacciono le schifezze?

- No, non mi fido. - Ti do la mia parola.

Quella di Patrizia o quella di Cinzia?

Vaffanculo.

[musica sensuale in sottofondo]

Ehi. [ridacchia]

- Allora, ti piacciono le cose violente? - No.

- Senti, sono qui per parlare. - Non ho niente da dire agli sbirri.

Ma che fai? Smettila.

Smettila. Potrei anche farti arrestare,

- lo sai? - Perché? Non ho fatto niente di male.

- Cosa sai di un certo Dandi? - Senti, sono stanca.

- Ho sonno. È stata una serata pesante. - Certo. I clienti.

Il lavoro.

- Tutti quegli uomini che vanno e vengono. - Chi sei tu?

Un sadico? Uno di quei maniaci che godono a tormentare le donne?

- Piantala, Cinzia. - Non chiamarmi Cinzia.

- Vuoi scopare? Chiamami Patrizia. - Va bene, Patrizia.

C'è uno dei tuoi clienti che ti paga con i soldi di un sequestro di persona.

L'ostaggio è morto. Roba da ergastolo.

Sono sicuro che sai di chi si tratta.

A me basta il suo nome e ti lascio tranquilla, te lo giuro.

Non so niente di questa storia. Vengono, pagano. Che ne so?

Non lo so.

E, anche se lo sapessi, non te lo direi mai.

[musica sensuale riprende]

[suonano alla porta]

- Chi è? - Libano e Freddo, facci salire.

- Non posso. - È importante.

- Ho un cliente. - Apri.

No, aspetta. Scendo io.

Chi è, Dandi?

No, è peggio.

Io vado. Appena ci vedi andare via, ti vesti e te ne vai.

Non mi hai ancora dato quel nome.

Sparisci. Perdi tempo con me.

Quello che cerchi non è a casa mia.

Allora?

[musica sensuale e ricca di suspense in sottofondo]

Hai visto quant'è bella? Ti piace, Patri'?

È in vendita, ha quattordici stanze e cinque bagni.

- Ti bastano per mettere su un bordello? - Ma vaffanculo.

Bel ringraziamento. Vuoi passare la vita a battere?

- Io non batto. - Ti piace, eh? È bella.

Domani te la intestiamo. Basta che vieni dal notaio in viale Liegi, alle undici.

- Me la regalate? - È un investimento a fondo perduto.

Il guadagno è tuo. Noi non prendiamo niente.

Ma da domani hai finito di fare i bocchini a tutti quelli che vengono a casa tua.

L'accordo è questo. Da domani alle undici diventi la donna di Dandi e basta.

Portatemi a casa.

Patri', ora mi hai rotto il cazzo. Ti abbiamo fatto una proposta. Sì o no?

Che succede se non mantengo l'accordo?

- La cosa non è prevista. - Siete gli unici che non volete scoparmi.

Come mai? Siete froci?

[Freddo] Perché sei solo una puttana.

Se non la smetti di fare la spiritosa, sei una puttana morta.

Ti ha chiesto se vuoi la palazzina. Devi rispondere:

"Sì, la voglio. Grazie". Hai capito, ora?

- Allora? - Ti ha fatto una domanda. Rispondi!

- Io vi piscio in bocca. - Questa maledetta zoccola!

- Morsica come i cani. - Mi ha staccato un dito, questa mignotta!

Patrizia.

La palazzina.

Va bene, accetto.

Ma vaffanculo.

Ci metto un minuto.

Giggio.

[fischia]

Giggio.

Giggio.

- Giggio non c'è. - Dov'è?

Non so. Ha detto che andava da un amico.

- Ma tu chi sei? - Sono Roberta.

- Sei la sua ragazza? - No, che ragazza?

Gli faccio ripetizioni. Abito qui sopra.

Io sono il fratello di Giggio.

Vuoi venire giù un attimo?

- Ti sei accorto di come stai parlando? - Perché, come sto parlando?

Tutto festivo, tutto ripulito.

Ti fanno quest'effetto, le professoresse?

- Mica è una professoressa. - Ah, scusa.

Che cos'ha poi di speciale?

Che non è una mignotta.

- Noi frequentiamo solo mignotte. - Strano. Gente come noi educata a Oxford.

- Ciao. - [Freddo] Ciao, Giggio.

Ti stiamo aspettando tutti quanti.

Mi ha appena detto che sei un somaro.

- No, non è vero. - Se ti fai bocciare un'altra volta,

- io ti stacco la testa. - Non mi faccio bocciare.

Che ti sei fatto, qua? Che cazzo ti sei fatto?

Ma cosa stai pensando? Ho donato il sangue.

Cappuccino e cornetto gratis. Buttali via.

Non ti buttare via tu, Giggio, hai capito?

- Hai il vespino nuovo. - Per me?

- Ti piace? Fatti un giretto. - Ma davvero?

- Me lo faccio sì, un giretto. - Vai, spingi la pedivella.

[Libanese] Non lo sai accendere?

[Giggio] No, ce la faccio. Aspetta.

Questo lo conosci? Cesare Rocchi, detto Libano.

- Non lo so. - Come? È amico tuo.

- Amico? Non direi proprio. - Perché, che ti ha fatto?

A me non ha fatto niente.

Lo vedi? Qua dentro c'è tutta la sua vita.

E c'è scritto che quando era piccolo viveva nella tenuta del barone Rosellini.

Guarda caso ora è diventato ricco e si vede spesso con te.

Mettiamo subito le cose in chiaro. Lei vuole una spia? Mi lasci perdere.

- Io sono una persona seria. - Non diciamo spia. Facciamo due parole.

Diciamo che mi piace parlare con un sopravvissuto.

Perché tu sei un sopravvissuto, lo sai?

Si è fermato. Me l'ha regalato un mio amico.

Che bidone! Vatti a fidare degli amici.

Dimmi perché ti hanno lasciato vivo e ti lascio andare.

Maresciallo, scusi, che ora fa lei?

Le 16:20.

Dieci parole. Mi bastano dieci parole.

E Libano finisce dentro e si becca anche l'ergastolo.

Allora?

Che mi dici?

Eh, ora funziona.

[uomo urla]

[porta della cella si chiude]

[musica drammatica in sottofondo]

- Rocchi, vieni a prendere un po' d'aria. - Mi chiamo Carenza.

Sono qui perché ho saputo che rischi un bel po' di anni.

Ma per che cosa? Io sono innocente, sono disoccupato.

Io campo con la pensione d'invalidità per la gamba.

Per il sequestro Rosellini.

- Chi? - Ho detto il barone Rosellini.

- Cosa devo fare? - C'è un commissario che vi sta addosso.

E risultano dei soldi spesi da una donna alla quale hai intestato una palazzina.

Guai grossi. Però, se vuoi, io posso aiutarti.

A nome di chi parli? Di chi sei?

Una guardia, un carabiniere, chi cazzo sei tu?

Sono uno che ogni tanto dà una mano allo Stato.

Vuoi tirarmi fuori di qua? Il resto sono chiacchiere.

Guarda, se ci diamo da fare, in due settimane sei fuori.

Quelle banconote sono una prova decisiva! Come hanno fatto a sparire?

'Fanculo la vostra indagine interna. Voi liberate un criminale come Libano!

Ma vaffanculo!

[Dandi] Mi fa ingrifare questa macchina.

Pensa che in Italia ce l'abbiamo solo io e il principe di Torlonia.

Ieri ho portato mia madre a comprare la cicoria al mercato.

Ci guardavano tutti, stava per mettersi a piangere.

Eccolo qua.

Libano!

- Devo andare a sposarmi? - Su. Ci aspetta una persona importante.

Chi?

- Zio Carlo. - Il siciliano?

- L'avete cercato voi o vi ha cercato lui? - Ha chiamato lui.

- [Libano] Grande! Roma è nostra, ormai! - [Freddo] Ce la ingroppiamo!

[Libano] La sfondiamo!

[Zio Carlo] Vogliamo fare con voi una joint venture.

So che non sapete cos'è, ma non importa.

Ve la fate spiegare da Secco.

I carichi vanno pagati in contanti all'arrivo.

Ma i ricavi sono i vostri. Per noi è un'operazione deflattiva.

Quindici chili ogni 20 giorni. Non è cosa facile da smerciare.

- Siete sicuri? - Sicuri, Zio Carlo.

Ma di questa proposta che ci sta facendo

- il Terribile sa qualcosa? - No.

È strano, perché lui sa sempre tutto.

Per esempio sapeva benissimo dov'ero la sera che mi hanno arrestato.

Una volta lui non era così, credetemi.

Ma ora è diventato un problema.

E, in questi casi, da noi

si dice

che solo i vivi creano problemi.

- Alla salute. - Salute.

Osvaldo, lascia l'auto in via del Babuino e vienimi a prendere fra mezz'ora.

[lo accoltella]

[respiro affannato]

Ti dispiace, Terribile?

- Ti teniamo un po' di compagnia. - Mi sa che non ti ha sentito.

- Mi brucia. - Cos'ha detto?

Non so. Non l'ho sentito.

Vuoi una sigaretta? Vuoi fumare?

S'è fatto tardi. Me ne vado, ci vediamo.

- [Freddo] Tu che fai, Dandi? - Vengo.

Ciao, Terribile.

- ["Lady Marmalade" in sottofondo] - [folla esulta]

A Libano, a questo locale

e a tutti noi!

[giornalista] ...in diretta dal GR2.

Interrompiamo la programmazione per darvi una notizia

appena arrivata. Il presidente della Democrazia Cristiana,

l'onorevole Aldo Moro, è stato rapito a Roma da un commando terroristico.

A quanto pare, i cinque membri della scorta sono morti.

Sono le prime edizioni straordinarie.

Si metta subito in contatto con quelle teste calde.

Come le è parso quello che abbiamo fatto uscire di galera?

Ha visto quello che è successo a Trinità dei Monti?

- Direi che è pericoloso. - È il capo?

Sì.

Fissi un appuntamento. E stia attento.

Vada.

- Buongiorno, dotto'. - Salve.

- Visto che sono stato di parola? - La devo ringraziare.

No, ma se dovete risolvere le vostre cose scegliete posti più discreti.

- Che le serve, dotto'? - Lei legge i giornali, vero?

Guardo più la televisione, diciamo.

Ha visto, il Paese è in guerra. Siamo tutti in guerra.

- Purtroppo sì, ho visto. - È lui che l'ha fatto uscire dal gabbio?

Così dice. A me sembra un ragioniere.

- Arriva. - Ma cos'ha, la mortadella in testa?

[sirene spiegate]

[Freddo] Quel tipo mi fa ribrezzo.

[Libanese] Non dobbiamo sposarcelo.

- Ti ha detto che vuole da noi? - Me l'ha fatto capire.

Dice che dobbiamo trovare il posto dove tengono Aldo Moro.

- Che dobbiamo trovare? - [Dandi] Aldo Moro?

Dice che chi di dovere ce ne sarà grato.

- [Dandi] E chi sarebbe questo? - Che cazzo ne so?

- Io voglio capire chi lo manda. - Lo Stato. Cioè,

un pezzo dello Stato. Comunque sa un sacco di cose di noi.

Pure troppe. Sa tutto. Ciao, Ciro.

Venite dentro?

Ma, se troviamo questo Moro, noi che ce guadagniamo?

- Ecco. Che ce guadagniamo? - Dice che lo scopriremo dopo.

- E ora lo Stato fa queste cose? - Lo Stato fa pure peggio.

Patrizia conosce un sacco di statali.

Diamo un'occhiata al mercato delle armi.

Ma se alle Brigate Rosse le armi gliele danno i servizi segreti russi.

- I russi? Gliele danno i palestinesi. - Cosa? Ma che ne sai tu?

'Sto' cazzo! Noi abbiamo i nostri canali. Usiamo quelli. Che ne sappiamo noi?

[sirene spiegate]

- Bloccate le signore. Documenti, prego. - Polizia. In piedi.

- Tira fuori i documenti. Nome? - Restate a disposizione.

[donna trasalisce]

- Forza, rivestitevi. E fuori i documenti. - Si copra.

- Esci, stronzo. Questa è casa mia. - Complimenti, ne hai fatta di strada.

A cosa serve questo posto? A ricattare la gente?

Gli fate le foto e le mandate alle mogli?

O è per i tuoi giochi con Dandi? Tu qua a cosce aperte e lui a spiarti?

Guarda che questo posto è frequentato da gente che tu neanche immagini.

- Se provi a portarmelo via, t'avverto... - Pensi che abbia paura di Dandi?

Io parlo degli amici tuoi. Tocca questo posto e vedrai che fine fai.

Quelli non ti rispediscono a Bologna, te ne vai dritto all'altro mondo.

Che amici? Vieni qua. Avrei voglia di farti passare un brutto quarto d'ora.

Buono, Commissario. Io non lavoro più.

No, a scuola a me piacevano solo gli imperatori. Augusto,

- Tito, Adriano. - A me no. Erano tutti matti.

Sì, però era gente che pensava in grande, Freddo.

No. Finivano sempre male.

Poi mica in guerra. Sempre per le stronzate.

Che ne sai, magari succede anche a noi così.

Ti credi un imperatore?

Un po' di manie di grandezza le hai.

Le hanno avute tutti quelli che hanno cambiato la storia.

- Tipo? - Mussolini. Hitler.

- Ci metto pure Stalin. - Sì, mettici pure Mao-Tse Tung.

Mao-Tse Tung è comunista, però ha due palle così.

Dittatori, ok, ma che male c'è a essere dittatori?

- No, io con i dittatori non mi trovo. - Lo so.

Come se non ti conoscessi.

Come ti conosco io non ti conosce nessuno, Freddo.

È vero.

Salve. Il numero non risponde. Lasciate un messaggio e sarete richiamati.

Abbiamo trovato il mobile che cercava.

Dalle parti della Portuense. Quindi se

mi vuole telefonare, posso essere più preciso. Arrivederci.

[segnale messaggio registrato]

[motore si accende]

["Un'emozione da poco" alla radio]

Prima dove stavi andando?

- A Testaccio. - A fare che cosa?

- A fare lezione a un ragazzino. - Non ti fanno male tutti questi ragazzi?

Quello da cui non sei andata che fa?

Si butta di sotto?

Dove stiamo andando?

A fare due passi a Ostia.

Torniamo a Roma, invece? Ti porto io in un posto.

Tu invece che fai?

Cioè?

Cioè? Di lavoro? Insomma, di che ti occupi?

Ho un'impresa.

Un'impresa di costruzioni.

- Chi sono? - È la Madonna dei Pellegrini.

Vedi, c'è Maria che tiene in braccio il bambino.

E lo mostra ai pellegrini che sono venuti a chiedere la grazia.

Perché Gesù è proprio un simbolo di salvezza.

Poi vedi quel lenzuolino bianco? Quello ce lo mette Caravaggio

come un segno premonitore.

Come se fosse il sudario, capito? Perché ci vuole dire

che Cristo morirà giovane.

E difatti la Madonna è triste.

A me pare fiera, però.

Che cosa?

La Madonna. Mi pare fiera.

Ti piace?

È fatto bene.

Se Caravaggio ti avesse vista, avrebbe messo te nel quadro

al posto della Madonna.

[ronzio di elicottero]

Non so se l'informazione sia attendibile, ma dobbiamo battere tutte le strade.

La mia idea è che la casa dove tengono prigioniero il presidente sia tra

- Portuense e... - Lasci stare.

- Fermi tutto. - Ma perché, scusi?

Abbandoni le ricerche.

Va bene.

- Lei è il professor Franco Dritto? - Sì, ma io voglio sapere chi parla.

Brigate Rosse. Adempiamo alle ultime volontà

del presidente, comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo

- dell'onorevole Aldo Moro. - Che cosa devo fare?

- Mi sente? - Può ripetere per piacere?

No, non posso ripetere. Guardi,

- lei deve comunicare alla famiglia - Sì.

- che troveranno il corpo di Aldo Moro - Sì.

in via Caetani.

- Via? - Caetani.

La seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure.

- Ok? - Sì.

C'è una Renault 4 rossa.

- I primi numeri di targa sono N5. - N5.

- Devo telefonare... - No, ci deve andare.

- Non posso. - Non può?

Deve farlo. Sì.

Mi dispiace, se lei telefona

non adempirebbe alle richieste

- fatte espressamente da... - Parli con mio padre, la prego.

[uomo] Col rischio che queste immagini diventino ripetitive...

Dicevo, queste immagini rischiano di diventare ripetitive,

ma purtroppo le telecamere si trovano

in posizioni fisse. Vedete le auto della polizia

che presumibilmente portano via il corpo dell'onorevole Moro.

Nel frattempo, vediamo

alcuni dirigenti. Cossiga.

[suonano alla porta]

- Sì? - Freddo, sono io.

- Che vuoi? - Passo da Dandi, andiamo al Full 80. Te?

- Resto a casa. - Perché? Che cosa devi fare?

- Ho da fare, Libano. - Vabbè, sparati. Ciao.

- Beh? - Ha i cazzi suoi.

[motore si accende]

- Aspetta un attimo. - Apri. Ho un regalo per la casa nuova.

Andiamo.

- [Roberta] Questo è Michelangelo. - [Freddo] Lo so.

Questa è la mano di Dio.

Questa è la mano di Adamo ed Eva.

E questa è la mano di uno

che ti vuole bene.

Sei sicura?

Sicura, sicura, sicura?

Mmh...

Mi sacrifico, allora.

["Another One Bites the Dust" in sottofondo]

[telefono squilla]

- Chi è? - Si annoti questo nome: Novellara.

Ho capito, dotto'.

- C'è da ammazzare uno fuori Roma. - Non lo voglio sapere. Niente nomi.

Ho comprato una casa in un posto che non conosce nessuno.

Per il futuro. Se dovesse succedere qualcosa a Freddo, a Dandi

e io non ci dovessi essere, fammi il favore di portarli là.

Perché lo dico a te, poi?

Perché sei l'unico a cui non frega dei soldi,

forse perché a casa tua li hai sempre avuti.

Gli altri, con tutti i soldi che ci stanno piovendo addosso,

non capiscono più un cazzo. Hanno scordato che vengono dalla strada.

Freddo non se la scorda, la strada.

Freddo in questo periodo ha altro per la testa.

Brava!

- A chi tocca? - Brava. Tocca a me.

Chi ha autorizzato Nero a prendere due ferri dal deposito?

Libano. Per fare un favore.

Siamo proprio fortunate ad avere due così belli, eh?

A me non sembrano tanto belli. Qualche volta mi è capitato di meglio.

Che sarebbe questo favore?

Un cappotto di legno. E il falegname è Nero.

Domani deve prelevare uno alla stazione di Bologna.

Dovrebbe essere portato al nord e essere prelevato da un'altra auto.

Invece, prima di Novellara, il Nero deve farlo secco.

Per me tu sei troppo innamorata.

Dopo è peggio. Quando finisce.

Queste cose non si dovevano decidere insieme?

- Perché non mi avete detto niente? - Perché di te non si fida più.

- Di che stai parlando? - Sei troppo innamorato, dice.

Ma vaffanculo.

[motore si accende]

[esplosione]

[musica triste in sottofondo]

[uomo] ...di fronte alle decine

di uomini, donne e bambini,

vittime innocenti di coloro

che si dichiarano eredi dei massacratori di Marzabotto

e nemici mortali della nostra democrazia.

[voci indistinte]

E noi lo ripeteremo fino alla stanchezza

da tutte le piazze d'Italia.

La storia d'Europa...

La storia d'Italia

insegna che per quanto atroce

per quanto vigliacco...

Ehi.

Andiamo via da questo posto.

Andiamo a vivere in Francia, in Inghilterra.

Ti va?

Perché hai voluto incontrarmi qua?

Perché qua è incominciato tutto e qua deve finire.

Non mi sta bene quello che succede né quello che ho visto a Bologna.

Perché? Eri a Bologna? E che ci facevi?

Preparami il conto, Libano.

- Io esco dal gioco. - Non si esce da questo tipo di giochi.

- Lo dici tu? Ti sei venduto ai politici. - Io non sapevo niente di Bologna.

Ho ragione, lo vedi? Ci usano senza neanche darci spiegazioni.

Quando ci avranno spremuto come limoni, ci butteranno dentro il secchio.

Io me ne vado prima, con le mie gambe! Voglio morire

- come dico io! - Non mi prendere per culo, Freddo.

La politica non c'entra un cazzo!

- Ti sei bevuto il cervello per quella! - Te lo stai inventando.

Hai rovinato tutto, anche l'amicizia.

Eravamo fratelli, io e te. Ora se ne vuole andare.

- C'era un patto. "Per sempre." - Queste regole ormai non contano più.

Questa gamba conta.

Questa gamba è per sempre.

Io me la sono giocata per difendere te e Dandi, hai capito?

Hai sentito quello che ti ho detto?

Hai capito, Giuda?

Allora, se sono Giuda,

dammi questi 30 denari che mi spettano e facciamola finita.

Tieni.

Se ti manca qualcosa, chiedi a Secco.

Levati.

[motore si accende]

Chi parla?

Questi sono cinque milioni.

Se li volete contare...

I cinque milioni tuoi più 35. Sulla parola.

Che cazzo. Passo.

Pure io. Ermanno, me ne porti un altro?

Due.

Vedo.

Due nove.

Colore.

Mi sono rotto di giocare.

Me ne vado.

- Sì, ma... - Ma che?

Non ti scordi niente?

Non mi pare.

- I soldi. - I soldi.

- Ho deciso che non ti pago. - Che novità è?

Zitto. Stai buono. Anche se neanche come cane vali granché.

Ti ho ammazzato il padrone e niente. Ti ho tirato un osso

- ed eccoti qua. - Ehi!

Lascialo perdere.

Libano, va bene tutto,

- però adesso basta. - Basta lo dico io!

Ciro Buffoni, che cosa vuoi insegnarmi?

Gli infami come lui mi fanno schifo!

E purtroppo il mondo è pieno di infami come lui.

Prenditi questi soldi.

- Prenditi questi soldi, dai. - [Ciro] E dai, prenditeli.

[musica drammatica]

Da che mondo è mondo i debiti li pagano tutti.

Gli imperatori no.

[respiro affannato]

[ansimando]

[ragazzo] Aiuto, Libano!

[Libanese] Arrivo! La gamba!

[Freddo, in inglese] Ciao, mi chiamo Joe.

[Roberta, in inglese] Ciao, Joe. Mi chiamo Julie.

Oh, Julie. Dove... Dove vivi, Julie?

Vivo a Washington.

Ma sono inglese.

[Freddo ridacchia]

[tossisce]

Passami lo spinello.

[telefono squilla]

Pronto?

[ridacchia]

Oh!

[in italiano] Che c'è? Francesco, che c'è?

[musica vivace pop in sottofondo]

Addosso gli hanno trovato questa.

Qualche appuntamento, ma neanche un nome.

L'hanno ammazzato con nove coltellate nel vespasiano vicino al ristorante.

"Novellara, a saldo debito."

Dove hanno trovato un cadavere qualche giorno fa.

I polpastrelli delle mani tutti bruciati.

E se le dico due agosto?

Stazione di Bologna.

Fabiani, vedi se riescono a metterci in contatto con la Questura di Bologna.

Ecco i libretti degli assegni.

Questi sono i libretti al portatore. Se li vuoi controllare.

Qui invece c'è tutta la contabilità. Le uscite, le entrate.

Lo so, è brutto parlare di soldi in momenti così, però è il mio ruolo.

Senti, Freddo. Libano mi aveva detto che...

- Di liquidarti la tua parte. - C'è tempo.

- Diceva che tu avevi intenzione di... - Stai zitto. Ti ho detto che c'è tempo.

Come vuoi.

- Cos'hai saputo, Aldo? - Maledetta partita.

Maledetto poker.

Che vuol dire? Chi è stato?

Ho parlato con Ricotta, con mio fratello, con Bufalo.

- Mi vuoi dire chi è stato? - È stato Gemito.

Sono passato a casa sua, è scappato. I cassetti erano tutti aperti.

Tanto prima o poi io lo trovo e, quando lo trovo,

- gli do fuoco. - No, non fai niente. Vieni e me lo dici.

Secco, vattene a casa.

Devi andare alla villa di Libano a dare una ripulita.

Leva quella roba prima che arrivi la polizia.

[Dandi tira su col naso]

Dobbiamo stare calmi. Se no qua si sfascia tutto.

- Eccola. - Come fa Gemito ad avere una moglie così?

E le mette pure le corna, poveraccia.

Dopo che facciamo? Dopo la scuola?

- Che cazzo fai? - La ragazzina.

Calmo, sta' calmo!

- Il fratello? - Non sa niente, l'ha torturato Ricotta.

Abbiamo affogato un cugino nel fiume. Agli altri due abbiamo spaccato le ossa.

Di' a Ricotta di finire il lavoro col fratello, anche se non sa niente.

[musica drammatica in crescendo]

Dov'è Gemito?

Non lo so, vi giuro. Ha mollato anche mia figlia, quel figlio di puttana!

- Oh, Dio! - Se quando ripasso

non mi sai dire niente, ti sistemo pure l'altra gamba.

C'è la possibilità di investire in Sardegna. Terreni.

Soldi volati in Svizzera in autunno

e tornati come gli uccelli a primavera. Una montagna di soldi.

- Gente di Milano. - Zio Carlo, ma quanto bisogna investire?

Almeno da nove zeri in su.

Però c'è da seguire l'affare direttamente in Sardegna.

Dobbiamo fare sentire il fiato sul collo ai milanesi.

Al momento noi non facciamo affari. Non ci possiamo muovere da Roma.

In pochi mesi c'è un guadagno del 300 per cento.

Dobbiamo prima vendicare Libano. No?

La vendetta è un sentimento nobile, ma cercate di fare tutte e due le cose.

Gemito viene prima di tutto.

Ma sono mesi che lo cerchi. Fai male a insistere.

Lui ha fatto uno sgarbo grave ma, vedrai, il tempo te lo ripagherà.

Stai spargendo troppo sangue.

Troppo. E credi a me. Il troppo è nemico del giusto.

- Io me ne sbatto del giusto. - Non parlare così a uno più anziano.

È come dirgli che le sue parole non valgono una minchia,

che non lo sta più a sentire nessuno.

Ma di che stiamo parlando?

- Dove vai? - Io mi sono rotto.

Siediti, ma dove vai?

- Gaetano. - Zio Carlo, non è mancanza di rispetto.

È che noi non abbiamo mai avuto una famiglia come la vostra che ti dice

quello che bisogna fare e quello che è giusto dire.

Noi siamo solo gente di strada, ma per l'affare ci stiamo.

Va bene. Andiamo, Gaetano!

- Da quanto sei qui? - Una mezz'ora.

Vieni qua.

[sospira]

Ti ho aspettato tanto, sai?

Ti porto via da qua, Roberta.

[in inglese] Bevi come un cammello.

Fumi come un turco.

Profumi come una rosa.

E dormi come un bambino.

["Please Don't Go" in sottofondo]

[porta si spalanca]

- [agente, in italiano] Fermo! - [Freddo] Porca...

- Fermo. - Mi stai spezzando il braccio!

Pezzo di merda!

- Di cosa sono accusato? - Ho un mandato per tentato omicidio,

sequestro di persona e incendio doloso. Garelli, Pasquini, perquisite la casa. Su!

[agente] Dai, vieni! Dai!

Va bene. Ho capito.

Il benzinaio dice che sei stato tu. La tua parola contro la sua.

A me del benzinaio m'importa poco.

Facciamo così, ti racconto una storia.

Una favola?

Una storia vera, che comincia a Bologna e finisce a Novellara.

Il giorno è il due agosto, il giorno della strage.

Hai noleggiato una macchina da Bologna a Roma.

A casa tua abbiamo trovato un vestito comprato a due passi dalla stazione.

Il commesso si ricorda d'averlo venduto a un uomo impolverato, vivo per miracolo.

Ora mi spieghi che cazzo ci facevi quel giorno a Bologna?

Stavo aspettando un cliente che doveva comprare una casa a Roma.

Ho pure dato una mano a tirare fuori la gente dalle macerie.

Con queste mani. È reato, questo?

No, questo non è reato.

- Novara, Novellara non ci sono mai stato. - A Novellara abbiamo trovato un morto.

Che non ha né un nome né una faccia. Per me sapeva qualcosa d'importante.

Io lo so che non l'hai fatto tu. Non ne avresti avuto il tempo.

Quel giorno eri a Roma nel pomeriggio presto.

Ma chi l'ha fatto ha usato una delle vostre pistole. Una Walter P38.

- Vostre? Vostre di chi? - Della vostra banda.

L'ho detto, che era una favola. Appunta', scriva che l'ho detto. Sì, ma dura tanto?

- Perché le favole mi annoiano. - Pezzo di merda!

Ottantacinque morti e 200 feriti sono una favola? Eh, pezzo di merda?

Bologna non è roba di una banda, è roba vostra!

Invece di rompere il cazzo a me, vai a controllare al Ministero

o nelle stanze qua sopra.

Magari trovi il timer con scritto sopra "Repubblica Italiana"!

Ma che cazzo dici?

E vai, parte la tarantella. Forza, accomodatevi.

La vedi questa? Questa è di Libano.

Lo conosci Libano? Te lo ricordi? Perché tu e lui eravate culo e camicia.

Allora, guarda. Dov'è?

Dove cazzo è? Guarda: due agosto. Cosa c'è scritto?

- "Novellara." Che cazzo vuol dire? - Vuol dire: "Lascia in pace i morti".

Sì, perché tu lasci in pace i morti? Non stai cercando chi ha ucciso Libano?

Non ti seguo proprio. Non ti capisco.

No, non mi capisci, perché ti faccio avere 20 anni di galera.

Con la bella donna che t'aspetta là fuori,

sarebbe un peccato.

E, se tu non parli, ti faccio perfino scordare com'è fatta.

Non mi sono mai confessato con Dio, figurati se mi confesso con te.

Sbrigatevi.

- Guarda che faccia che hai. - Lascia perdere.

- Fammi vedere il braccio. - Lascia perdere.

Devi andare da Dandi. Digli che deve trovarmi un alibi, ok?

Sì.

Ho visto Roberta. Mi ha lasciato le chiavi di casa tua e se n'è andata.

- Che ti ha detto? - Non ha detto niente.

Ha visto i giornali e le televisioni. Hanno detto di tutto su di te.

E su Libano. S'è spaventata.

- Non ti ha detto dove andava? - Non mi ha detto niente.

E ricordati di fare quella cosa. Non fare lo stronzo.

[ridacchia]

- Ci provo. - Ciao.

Ciao.

Allora? Non dici niente?

Ti rendi conto che stai aiutando la banda criminale più feroce in Italia?

Con decine e decine di morti. Rispondimi, ti rendi conto?

Non puoi tenermi per falsa testimonianza. Il mio avvocato vi sta già denunciando.

Non eri con Freddo. Sarà un criminale, ma è innamorato della sua ragazza.

Chi viene da me non vuole solo fare l'amore.

- E cosa vuole? - Sporcarsi un po'.

Te l'ha chiesto Dandi di venire qui, vero? A Freddo serviva un alibi ed eccoti qui.

La prossima volta cosa farai? Ammazzerai qualcuno? Stronza.

Vaffanculo.

Puoi liberarti di Dandi. Mettimi a verbale che è stato lui a mandarti qui.

- Lui dentro e tu libera. Ti aiutiamo noi. - Io, gli uomini, li faccio sognare.

Non li faccio morire tra quattro mura.

[telefono squilla]

Sì.

Quando è successo?

Ho capito. In clinica. Va bene. Avvisa tu il giudice, per favore. Grazie.

[bussano alla porta]

- Dotto', la signorina. - Falla entrare.

Venga.

- Com'è andata la notte in cella? - Normale.

Sempre tutto normale.

Puoi andartene.

Firma.

Non mi guardare. Faccio schifo.

Tu non fai mai schifo.

[sbatte sul tavolo]

- Allora? Ti ha creduto? - Sì, mi ha creduto.

- Brava, amore. - Sono la tua mignotta, non il tuo alibi.

Non mi piace quando lo dici. Ti tratto da mignotta?

No, però mi hai comprata.

- Ti ho comprata? Ma che... - So che voglio dire.

Senti.

Non voglio sentire. Voglio farmi una doccia e basta.

Che hai da guardarmi? Sono bello?

Ne conosco tanti come te. Superficiali, ignoranti come capre, senza cuore.

Forse nella merda ci sei finito per sbaglio, non lo so.

Ma so che non ci stai bene.

- Hai finito? - Sì, ho finito.

Posso avere una sigaretta? Appuntato, hai una sigaretta?

Colussi, lascia stare.

Stanotte esci.

Una che conosci, Patrizia, ha detto che quella notte eri con lei.

Io lo so che non è vero, ma non posso dimostrarlo.

Come so che sei un assassino e un trafficante di droga.

Ma per te quella polvere è una merce come un'altra.

Fesso chi se la spara in vena, vero?

Che c'entri con quelle teste di cazzo?

Abbiamo ricominciato con le favole.

Favole. Però intanto con uno c'entri. Tuo fratello Giggio.

L'hanno trovato con la siringa ancora nel braccio dietro via delle Sette Chiese.

Firma e vattene.

È inutile che corri. Giggio non ti ha aspettato.

Che cazzo dici?

È morto tuo fratello, per colpa tua. Voleva essere come te!

Voleva essere come te!

Chiudi quella porta.

[tira su col naso]

Ti porto via da qua. Non ti lascio in mano a questa gente.

Ti porto a casa.

Mi dispiace per Giggio. E ti giuro che troverò chi gli ha dato la roba.

Però ti devo dire una cosa importante.

Zio Carlo ha trovato Gemito.

Che vuoi fare?

["Sinnò me moro" in sottofondo]

- Ci metti un po' di sambuca, per favore? - Subito, amore.

- L'hai macchiato? - Sì.

- Ma il cucchiaino? - Già girato.

Caspita.

- Carlo. Ehi! - Oh!

[clangore di oggetti]

Stefano, vai a vedere.

[uomo geme]

[grida di uomini indistinte]

[uomo urla di dolore]

[sirene in lontananza]

[spari]

Dandi!

- Dandi, dove cazzo sei? - Arrivo!

Ma dove cazzo sei, Dandi?

Dandi!

[spari]

Fermi! Faccia a terra!

[ragazzo] Dandi!

Dandi!

[ansimando]

Dandi!

[musica drammatica in sottofondo]

- Con chi veniva qua Libano? - Non so. Gli piaceva il silenzio, credo.

- Erano tutti suoi questi libri? - Non so, c'è ancora la plastica.

Li avrà comprati in stock.

Hai mai guardato negli occhi uno dopo che gli hai sparato?

Io sì, sempre. In quel momento è come se si togliessero la maschera.

Uno da niente diventa sfrontato. Un coraggioso piange. Uno senza Dio prega.

Chissà come saremo quando toccherà a noi.

Freddo. Oh, sei qua.

Come va? Non mi ha seguito nessuno.

Son stato attento. Scialoia mi sta addosso peggio che a te.

È convinto che alla villa di Gemito c'ero anch'io.

Noi che eravamo là non ci siamo accorti che c'eri.

- Devo ridere? - Fai come ti pare.

Ma spiegami perché non hai sparato alla polizia. Ti si è paralizzata la mano?

Sparare ai poliziotti porta male.

Ci stavano seccando tutti, brutta merda!

E tu te ne sei andato!

Levami queste cazzo di mani di dosso!

Quando me ne sono andato, ti avevano già caricato!

Bufalo e Ricotta erano già andati. Inutile fare l'eroe quando non serve.

Stai riscrivendo la storia come ti conviene!

No, non sto riscrivendo niente.

Levami queste cazzo di mani di dosso, t'ho detto!

La verità è che di vendicare Libano non te n'è mai fregato un cazzo.

Ancora con questa cazzo di storia?

Stai sempre a pensare al passato, invece bisogna pensare al futuro.

Se il passato non si può cancellare, pace ai morti.

Di chi è questa? Di Zio Carlo?

Ti sta ammaestrando come un barboncino.

Tra un po' gli porti il giornale tra i denti.

- Ma che dici, eh? - Te lo faccio vedere.

È tutto a puttane. Guarda qua. Ti faccio vedere io che cazzo succede.

- Leggi qua. - Che cos'è?

Sono i conti di Libano. Le cifre non tornano con quelle di Secco.

- Ma che dici? - Dico che è uno sciacallo.

- Vuoi uccidere anche lui. - No, pensaci tu.

Hai capito? A Secco ci pensi tu.

- Ti do l'occasione per rifarti. - Tu sei in paranoia.

Ti tiri indietro?

No, Secco lo ammazzo, ma il problema è un altro.

Mentre tu stai qua a decidere chi deve vivere e deve morire,

- gli altri si fanno gli affari loro. - Cioè?

L'eroina è sempre più tagliata. Vendono il resto

per conto loro. Ed è così che muore la gente per strada, come Giggio.

- Chi? Fammi i nomi! - Di Aldo Buffoni.

Che cazzo dici? No, Aldo no.

[Aldo] Bella canzone. Ieri sera siamo andati a ballare con Sonia.

Hai fatto l'alba, non hai dormito.

Sai come vanno queste cose.

Che fatica questa salita. Ultimamente ho messo su qualche chilo.

- Non ce la fai, eh? - Non si vede?

- Però a ballare ce la fai. - Perché non ci vieni? Ci divertiamo.

Come no?

Fermiamoci un attimo. Questa salita mi ha ammazzato.

Guarda che gioiellino mi sono regalato. La roba dentro è da paura.

- Diamo una botta? - Tu non ti rendi conto.

[Aldo sniffa]

Di cosa? Dai una botta. Freddo, dai una botta.

- Perché l'hai buttata? - Non ti rendi conto di ciò che hai fatto.

Cos'ho fatto?

Ti freghi la nostra roba e la rivendi per conto tuo.

Non ti rendi conto.

Freddo, guarda, ti giuro...

Freddo, guardami un attimo. Ho sbagliato, lo so.

È stato come prendere un prestito dalla cassa comune.

Ma vi ridò tutto.

Lo sapevo che andava a finire così. Lo sapevo. Porca miseria.

Lo sapevo che andava a finire così. Lo sapevo.

Porca miseria.

Di chi mi devo fidare? Degli amici come te?

Non succederà più. Vi ridò tutto fino all'ultima lira.

- Lo sanno tutti quello che hai fatto. - Ma noi in carcere avevamo diviso tutto.

Il caldo, il freddo, la fame, i pidocchi e a te ho sempre detto tutto.

Pure stavolta ti volevo dire che so chi ha dato la roba a tuo fratello.

Sorcio.

Se vuoi me ne occupo io. Che devo fare?

Prendo Sonia e me ne vado in Brasile. Sparisco? Dimmi che devo fare.

Facciamo così. Vattene in Brasile con Sonia.

Però non devi più tornare. Hai capito?

- Devi sparire per sempre, Aldo. - Per sempre, te lo giuro. Abbracciami.

- Dammi un bacio, poi vattene a 'fanculo. - Grazie.

[sparo]

[piange]

[musica malinconica]

[Dandi] Io quelli come te, Secco, li faccio a pezzi col sorriso.

Prima che con questa.

Finalmente mi si è accesa una lampadina, qua.

Non era possibile che Libano in banca fosse rimasto a secco. L'hai seccato tu.

Io non so chi ti ha detto che...

[urla]

Dimmi, da dove vuoi che comincio? Ti stacco una mano, ti stacco un piede

o ti stacco quella cosa in mezzo alle gambe che usi solo per pisciare?

Aspetta, Dandi. Uno che fa girare i soldi come me non lo trovi facilmente.

No?

- Hai ragione, ma Freddo... - Guarda che io non sono Freddo.

- È per questo stiamo parlando. - Non hai capito. Io non voglio parlare.

Le hai mai viste le teste d'abbacchio? Posso aprirti in due parti uguali, così.

Cerco il commissario Scialoia.

Patrizia. Patrizia e basta.

I soldi di Libano non li ho buttati, li ho rinvestiti in un canale cinese.

- Ah, sì? E li hai rinvestiti per te? - Se vuoi starci, fammi parlare.

Ciao. Ho bisogno di vederti.

- Anch'io. - Se ci stai,

possiamo farlo insieme, ma senza Freddo.

Quello è pazzo. Non capisce che vuol dire fare girare i soldi come faccio io.

Io non ci posso stare sotto di lui.

E tu la pensi come me.

Qua c'è solo uno che ha la testa per fare il capo.

Sei tu. L'ha detto pure Zio Carlo.

- Davvero lo ha detto Zio Carlo? - Te lo giuro, Dandi.

[musica drammatica in crescendo]

[motore al minimo]

Ehi. Ho parlato con Ciro.

Piange ancora per il fratello.

Però l'ho convinto a ritirare i soldi e a cambiare aria.

Che ti devo dire? Tutto bene.

Tutto bene.

Secco è ancora vivo?

Sì.

- Quindi vi siete messi d'accordo. - Ma che ti stai inventando?

Io sono qua a fare l'eremita in mezzo alle nuvole,

ma non sono un passerotto.

Se avessi voluto, vi avrei già fatti secchi entrambi.

Ma non me ne frega più un cazzo. Fate come vi pare.

No, mi devi credere. Io la guerra non te la farò mai.

Ho trovato Roberta. Lavora in una galleria d'arte.

Se vuoi te la porto qua. O, se no, questo è l'indirizzo.

[sospira]

Lo so, ti avrei dovuto dire tutto subito.

- Perché potessi fare una scelta. - Sai quello che si dice in giro di te?

- Lo sai? - Sì.

- Però con Bologna non c'entro niente. - Basavi la nostra vita sulle bugie.

Perché non ti volevo perdere.

Roberta.

- Senti come mi batte il cuore. - Mi lasci stare?

Ho bisogno di te, Roberta.

Fammi vivere la mia vita. Voglio stare tranquilla. Per favore.

Lasciami vivere tranquilla.

Mi dispiace.

["I Go to Sleep" in sottofondo]

[Patrizia] Ho pensato spesso all'ultima volta che ci siamo visti.

Quando mi avevi arrestata e poi rilasciata.

Perché? Era per incastrare Dandi?

- No. - Poi quella carezza... Perché?

Che vuoi da me?

Non dire niente.

Aiutami a prendere Dandi.

Segui Sorcio.

Guarda che noi vogliamo salvarti la vita. Là fuori quelli ti aspettano.

Il buco che non ti ha fatto Freddo, te lo farà un altro, magari Dandi.

A meno che tu non ci aiuti a metterli tutti dentro.

Perché, se tu esci e loro sono fuori, tu sei un Sorcio morto.

- Non deve intimorire il mio cliente. - Non lo faccio. Sorcio, vuoi uscire? Ok.

Puoi andare subito.

Se hai delle indicazioni speciali per la sepoltura, dille a Colussi.

E noi le eseguiamo. Sei un uomo libero.

Non dire niente.

No, Commissario, io intendo... Intendo rinunciare al mio avvocato.

Riflettici, pensiamoci bene.

Io esigo la revoca del mandato scritta, per adesso l'interrogatorio è concluso.

Non è concluso niente, avvocato. E si tolga dai coglioni!

- Non dire nulla. Non fare cazzate. - Se ne vada.

Non fare cazzate.

[piange]

Calmati. Hai fatto la cosa giusta.

- Mi aiuti. - Ma certo, siamo qua per questo.

Io...

[ansimando]

Io appartengo...

- a un'organizzazione criminale. Va bene? - Sì. Colussi.

Calma, che non si capisce niente.

Adesso un respiro profondo e ci racconti tutto.

[ticchettio di macchina da scrivere]

[Sorcio] Io appartengo... Io da anni appartengo

- a questa organizzazione criminale. - "A questa organizzazione criminale."

- Molto forte, molto ramificata. - "Molto forte, molto ramificata."

Io mi sono sempre occupato della qualificazione degli stupefacenti.

"Io mi sono sempre occupato della qualificazione degli stupefacenti."

- Io li conosco tutti. - "Io li conosco tutti."

Hanno bische, terreni, negozi, palazzi.

Hanno tutto, pure una discoteca. E, a parte lei, Commissario,

nessuno gli ha mai rotto le palle, perché sono amici della mafia,

dei terroristi, anche di certi poliziotti. So solo che Freddo mi vuole morto.

E che chi comanda veramente oggi è Dandi.

[uomo] Dandi, hai pochi minuti per fuggire.

La polizia sta venendo a prenderti.

Qui dentro ci sono dei documenti falsi, per un po' bisogna che sparisci.

Attenzione, perché il casale di Libano non va bene.

Ti portiamo in una villa in Corsica. Intanto vediamo che fare con i processi.

Fermati. Se apri questa cella, te lo dico, lo ammazzo con queste mani.

Mettiti là. Questo torna a matricola.

- Mi dispiace, Scrocchia. - Pure a me.

[Dandi] Mi sono rotto di stare qui da pregiudicato. L'ho detto all'avvocato.

Voglio una sbiancata alla fedina penale.

Così, se un giorno smetto,

non avrò l'incubo della polizia per tutta la vita.

Con Scialoia l'incubo te lo tieni.

Per questo ti ho chiesto di venire.

Si è fissato con noi. Abbiamo fatto tutto noi.

Allora tanto vale che facciamo tutto noi per davvero.

- Che devo fare? - Due cose. Una è Scialoia.

Ma deve sembrare un incidente, se no Zio Carlo si incazza.

Non è facile, con un poliziotto. Sempre in compagnia.

A questi siciliani va bene solo se polizia e magistrati li ammazzano loro.

- L'altra? - Un banchiere. Dà fastidio a degli amici.

Ai tuoi amici. I massoni. Quelli che giocano con i grembiulini?

Sì, quelle teste di cazzo. Giocano con i compassi, i cappucci, le tessere.

Pensa che uno in un hotel a una riunione mi ha chiamato "fratello massone".

Se lo sapesse mio padre, che voleva davvero che diventassi muratore.

[motore si accende]

Che voleva Scialoia?

- Le solite domande dei poliziotti. - Non dire stronzate.

Sono qui per ammazzare il commissario, me l'ha chiesto Dandi.

E, dato che non mi frega un cazzo del vostro sentimento,

voglio sapere se Dandi lo vuole morto per Freddo, Libano

e per gli altri in carcere o se è solo una questione tra maschi.

Nella prima ipotesi lo uccido, nella seconda ve la vedete voi.

Vengo a vivere da te.

Ma davvero?

Sì. Ma la casa me la devi intestare.

- Devo essere la padrona là dentro. - La casa è tua.

Solo la casa non mi basta.

Che altro ti serve? Dimmi che ti serve.

Mi vuoi per sempre? Davvero per sempre? Il commissario non lo devi toccare.

Devi dire a Nero di lasciarlo in pace.

Perché? Cos'è quella merda per te?

Niente. È solo che, quando mi ha interrogata,

mi ha trattata bene. Come una signora.

- L'ha fatto perché aveva paura di me. - Può essere.

- Ma non lo devi ammazzare. - Va bene.

Me lo devi giurare. Giura sul figlio che ti darò.

Te lo giuro.

Scopami bene, adesso.

[gemito]

Dottor Pisano, posso?

- Buongiorno, dottore. - Buongiorno, dottore.

Dottore, qui c'è la posta e il giornale.

Quella è una cosa urgente dalla Corsica.

- Qualcosa che non va? - Le solite cose.

Un ricordo di...

- qualche anno fa. - Tolgo il disturbo.

- [uomo] Buongiorno, Simone. - Buongiorno. La macchina sta arrivando.

Grazie.

Il signor Danconi?

[soffoca]

["Nessun dorma" in sottofondo]

[uomo] Bergomi, Scirea, Tardelli...

Gol! È gol! Tardelli...

È finita, campioni del mondo!

Campioni del mondo! Campioni del mondo!

L'Italia ha vinto la finale, battendo la Germania col punteggio

di 3-1. Insieme al Brasile

siamo l'unico Paese ad aver vinto tre volte...

[guardia] Posta.

Freddo, è per te.

[Freddo] Io continuerò a scriverti. Un giorno forse ti deciderai

a rispondermi.

- Ricotta, state diventando famosi. - Grazie. Freddo.

Guarda, c'è il Bufalo.

"Un processo a un nuovo tipo di reato, collegato al terrorismo e alla mafia..."

[uomo] ...gli articoli 483 e 488 del codice penale,

la Corte dichiara gli imputati

Francesco "Freddo" Avolio, Carlo "Ricotta" Sopranzi, Giovanni "Fierolocchio" Moneta,

Marcello "Scrocchiazeppi" Calisi,

Ciro Buffoni, Romolo "Sorcio" Mirabelli

colpevoli dei reati ascritti e condanna ciascuno alla pena che segue:

Francesco "Freddo" Avolio alla pena di anni 30 di reclusione,

Carlo "Ricotta" Sopranzi alla pena di anni 30 di reclusione,

Giovanni "Fierolocchio" Moneta alla pena di anni sette di reclusione,

Marcello "Scrocchiazeppi" Calisi alla pena di anni cinque di reclusione,

Buffoni Ciro, alla pena di anni due e mesi quattro di reclusione,

Romolo "Sorcio" Mirabelli alla pena di anni uno e mesi tre di reclusione.

Condanna tutti in solido al pagamento delle spese processuali.

Bravo, Sorcio. Ora sono cazzi tuoi!

- Silenzio! - Ora sono cazzi tuoi!

Inoltre, visti gli articoli 88 e 222 del codice penale, dichiara

di non doversi procedere nei confronti di Settimio "Bufalo" Pascale

perché totalmente incapace di intendere e di volere

e ne ordina il ricovero per anni dieci in un ospedale psichiatrico.

Infine, visto l'articolo 479 del codice penale,

assolve Bruno "Dandi" De Magistris per insufficienza di prove.

Respinge tutte le altre richieste delle parti. L'udienza è tolta.

[folla rumoreggia]

[Secco canta "Ricordati di Chihuahua"]

♪Nei giorni vicino a me♪

♪Che illanguidivano nei tramonti♪

♪Che dedicavo a te♪

♪Ricordati di Chihuahua...♪

- Dammi questa cazzo di bottiglia, dai. - Lasciami.

- Stai bevendo troppo. - E tu parli troppo.

Stasera almeno potevi evitare di ubriacarti.

Sei tu che stasera diventi un uomo perbene, non io.

- Io resto sempre la stessa. - Ma che dici? Fermati, non bere.

Guarda che ho progetti pure per te. Ti faccio fare l'attrice.

E certo, nei film porno.

♪Dei giorni accanto a me♪

♪Esasperati dal desiderio♪

♪Di rivedere te♪

[musica cupa]

[stridore di freni]

Andiamo, signora?

Grazie.

- Ciao, buonanotte. - Ecco.

- Dandi, è troppo. - Vai.

- Dandi, me ne vado pure io. - Fai la canzone di Califano sugli amici.

[telefono squilla]

- Scialoia. - Sono il maresciallo Liguoro.

Una volante ha incrociato un incidente a Castel Sant'Angelo.

C'è una signora in stato confusionale che ha chiesto di lei.

Ha detto che se non viene lei non si muove.

[Secco canta]

[piange]

[Dandi] Ma cos'è successo?

- È meglio se la porti all'ospedale. - Non devi dirmi tu quello che devo fare.

Vai a chiamarmi il dottor Mainardi.

Stai calma, amore. Ferma.

Sono io. Calmati.

Dai, calmati. Vieni qua.

Amore, sono io.

Senti, ti ringrazio per stasera.

Ma se sei ancora vivo tu devi ringraziare me. O lei.

Perché quando hai iniziato a cacare il cazzo e hai messo tutti al gabbio,

è venuta a dirmi che l'avevi trattata da signora. E pensa che ci abbia creduto.

Mi fanno tutti più stronzo di come sono.

Adesso però vattene da casa mia.

[guardia] Sopranzi, posta.

Mi ha scritto mio cugino.

- Freddo, questa è per te. - Mettimela sul tavolo.

No, non hai capito. È indirizzata a te.

[Roberta] Amore mio, ti ho visto dietro quelle sbarre.

Sono ore che continuo a piangere.

Non riesco a pensare che dovrai passare tutti quegli anni in carcere.

Non ci voglio credere. Non ho la forza di sopportarlo.

Io non voglio perdere la speranza di rivederti.

- Beh, come va? - Eh...

Senti, Mainardi. Ti devo chiedere un favore personale. Siediti qua.

Noi ti abbiamo sempre trattato bene. A te non ti è mai mancata la cocaina.

Ma ora devi ripagarci.

Ti devi inventare qualche cosa per tirare fuori Freddo.

- E che vuoi che mi inventi? - Qualcuno si è iniettato sangue infetto.

Tu non hai un paziente con questo sangue marcio? Un malato grave?

Certo che ce l'ho. Ma non si può fare. Iniettare quel sangue significa...

- Significa che ti fanno uscire. - Sì, perché dopo un po' sei morto.

- Freddo lo sa. Ha detto che va bene. - No, non posso. Cercatevene un altro.

Credi che a me faccia piacere cercare una cosa

per fare morire uno che è come fosse mio fratello?

- Ho capito, ma... - Pensi che sia facile chiedere un veleno?

No.

Senti, pezzo di merda.

Se non mi dici di sì, ti spacco la testa. Conto fino a tre. Uno.

Sì!

Bravo, Mainardi. Vedi che ci capiamo?

- Sei sicuro, Freddo? - Vai.

Allora ti aspetto per la terapia.

- Ciao. - Vieni qua.

- Lei può venire in camera? - No.

Non ti preoccupare. Ci mettiamo due minuti quaggiù, se non vi dispiace.

Troppi anni.

- Troppi anni, amore mio. Troppi. - Sto facendo finta.

È tutto finto. Questa carrozzella, questa malattia.

È tutto per scappare dal carcere e stare con te.

Ma che dici?

- Vuoi sempre andare all'estero con me? - Come?

Ho organizzato tutto con Dandi.

Domani sarò fuori da qui. Andiamo in Francia. Mi sono venduto tutto

per comprarmi i giudici, i poliziotti, gli infermieri. Non abbiamo più una lira.

Però abbiamo una casa che ci aspetta in Francia.

[uomo] Mi dispiace. Devi rientrare.

[rombo di tuono]

Ehi, Dandi.

Ehi, Freddo.

Senti, ti ho messo i documenti falsi e tutto nel taxi del cugino di Scrocchia.

Lui sa tutto per portarti fino alla frontiera.

Ci rivedremo, sì?

- Stammi bene, fratello. - Ehi.

- Questa è tua, te la ricordi? - Non mi serve.

Stai attento a te, piuttosto. Hai capito?

Stai attento a te.

- Serafino, il pranzo è quasi pronto. - Oggi non ho fame.

Vabbè.

[piange]

Condannato a 30 anni, esce per una malattia incurabile e scappa

[uomo] Sono molto soddisfatto del mio cavallo.

E era di un arabo che non voleva venderlo.

Dandi, hai pochi minuti per fuggire.

La polizia sta venendo a prenderti.

- È la stessa voce. - Sì, è la stessa voce.

- Questa è la relazione tecnica. - Eugenio Carenza.

Imprenditore. Nato a Cremona. Due volte fallito, mai condannato.

Da giovane milita nel movimento studentesco.

Viaggia in Sud America e Cecoslovacchia.

Poi per cinque anni niente.

E poi di nuovo coinvolto in traffico d'armi con il Sudafrica.

[rombo di tuono]

- Bonjour, Corinne. - Oh, bonjour, Roberta.

[parlano in francese]

[Freddo canticchia]

[tossisce]

[soffoca e annaspa]

[Roberta] Amore, ci sei?

Sei in bagno?

[musica drammatica]

Scusi se l'ho fatta aspettare. Si accomodi. A che devo la sua visita?

Da molti anni le nostre strade si sono incrociate più di una volta.

E questo è strano, perché io mi occupo di criminali.

E lei dovrebbe occuparsi di tutt'altro. Fra voci, mezze dichiarazioni, telefonate

e alcuni riscontri oggettivi, vengono fuori su di lei cose

a dir poco inquietanti.

- È venuto per arrestarmi? - No.

Non ancora, perlomeno.

Sono venuto per dirle che presto aprirò un'indagine

per sapere chi è lei veramente.

Glielo dirò io, prima che lei raccolga stupide maldicenze.

Sono un servitore dello Stato. Per ragioni di servizio

mi misuro col Male. Come lei, d'altronde.

Vede, i segnali che raccolgo da un po' di tempo a questa parte

mi dicono che molto presto tutto finirà.

La divisione del mondo... Il Muro di Berlino,

alla cui ombra sono invecchiato,

presenta crepe sempre più evidenti e molto presto verrà giù.

Trascinando, sotto le sue macerie, la classe politica di cinquant'anni.

Io me ne andrò un minuto prima del terremoto.

Ma non s'incomodi con le sue indagini per spazzarmi via.

Ci penserà la Storia.

Ma lei, piuttosto,

come ha fatto a farsi sfuggire Freddo dalle mani?

La mia stima per lei ha vacillato, sa?

Spero che non mi dia più delusioni così. Per esempio, proprio domani

Bufalo, quello che sta al manicomio, esce con un permesso di cinque giorni.

Lei lo sa quale sarà la prima cosa

che farà quell'animale quando sarà fuori?

Cercherà di uccidere Dandi. Sono anni che lo grida ai quattro venti.

Bravo. E lei deve impedirlo.

- Io devo impedirlo? - Sì.

Io vengo qua a dirle che presto verremo a metterle le manette

e lei mi dà degli ordini?

Nessun ordine. È suo dovere impedire a un pazzo di uccidere un innocente.

- Che vuoi fare? Vuoi uscire, stasera? - No.

- Ma cos'hai? - Niente, amore mio.

Abbracciami.

Spogliami come un bambino, dai.

[Freddo] Ho fatto un sacco di cazzate nella mia vita. Ma tu...

Dalla prima volta che ti ho vista e per il tempo che mi resta,

sei stata la parte bella, il meglio che uno come me poteva sperare.

Tante cose di me le sai, ma tante non te le ho dette.

Una di queste è che sono malato.

Sono molto malato e voglio stare da solo quando sarà il momento.

Ti voglio risparmiare i dolori e le cure,

il sangue e tutto quello che se ne va prima ancora che ce ne andiamo noi.

Tu devi fare il lavoro che ti piaceva e che non hai potuto fare per colpa mia.

Mi sembra di vederti, sai, amore. Con gli occhiali

e il tuo sedere alto in mezzo alle statue, ai quadri, ai libri...

Alle cose antiche, alle cose belle. Sì.

Mi sembra di vederti. Amore mio.

- Bellissimi, questi. Sono greci? - No, Luigi XVI.

Voglio tornare ad abitare al centro.

Anni fa mio padre l'hanno cacciato via, quei bastardi.

- Vabbè, incartami anche questi Luigi. - Ok.

- Ti saluto, Mike. - Ciao, Dandi.

[musica cupa in crescendo]

TG1 RAI

[uomo] Gioia a Berlino. La frontiera tra Germania Est e Ovest è caduta.

La città simbolo della divisione europea

è scesa in piazza per festeggiare l'inarrestabile...

- A lei. - Grazie.

- Buongiorno. - Un caffè, per favore.

Ecco il caffè.

- Quant'è? - Duecento lire.

- Grazie. Ciao. - Ciao.

Passami il commissario Scialoia. Digli che è Freddo.

No, forse non hai capito cosa ti sto dicendo.

Sto tornando in Italia, vengo a consegnarmi.

Ti racconto tutto.

Chi siamo stati davvero, chi ci conosceva, chi conoscevamo, chi ci proteggeva.

Sono nomi grossi.

Ti chiedo soltanto una cosa.

Non voglio storie all'aeroporto. Ho bisogno solo di qualche ora.

Qualche ora, poi sono tutto tuo.

Questa è la mia lettera di dimissioni dal servizio.

Esco di scena in punta di piedi, senza far rumore.

Nel tempo che verrà non ci sarà bisogno di gente come me,

perché non ci sarà più nessuna democrazia da salvare.

Solo interessi privati e lotte per più potere, più denaro.

I pochi fascicoli che porto con me

riguardano gli uomini che dovranno salvarsi dal diluvio.

Persone spesso ignobili, anime nere, capitani di ventura.

Eppure, come già altre volte nella Storia, saranno loro

a governare il caos.

[Freddo] Le cose sono incominciate da queste parti.

Dietro a quel palazzo, da ragazzini, una notte rubammo una macchina.

Eravamo Libano, Dandi, io e Grana.

Il povero Andreino. Che ci lasciò quella notte stessa.

Era una notte come questa. Minacciosa, piena di nuvole.

Forse era un segnale, per farci capire che dovevamo stare al nostro posto.

Per non fare la stessa fine sua.

Invece noi abbiamo pensato che era meglio quello

che andare a timbrare un cartellino per tutta la vita.

[tossisce]

- Ci hai parlato? - Gli ho detto che la moglie lo rivuole.

Ma vuole incontrarlo davanti a un prete. Un certo don Antonio.

Nella chiesa che mi hai detto tu. Tu vai lì domattina presto.

- Il ferro dove sta? - Lì.

È vero che ti sei sposato?

È vero.

- Ma chi è questa? - Una matta.

Alta un cazzo e due barattoli. Se usciamo, sembra che sia la mia ruota di scorta.

Però mi vuole bene. Davvero.

- Sono contento per te. Lasciami qua. - Qua?

- Perché, che cosa c'è qua? - Non c'è niente.

Freddo. Onore a te.

- Ho un appuntamento con Don Antonio. C'è? - No, oggi non viene.

[respiro tremante]

Ciro.

Freddo.

[sparo]

[sparo]

[sparo]

[sirene si avvicinano]

- Buongiorno, dottore. - Buongiorno.

Un regolamento di conti, pare.

Salve, commissionario Scialoia.

È un vero peccato. Poteva spiegarci tante cose.

Sì, forse.

Posso farle i miei auguri come prossimo capo della Polizia?

Insomma, che fate lì? Lo volete coprire, questo cadavere?

[Andrea] Freddo! Ehi!

[Andrea tossisce]

Brutti bastardi! Dove siete?

Che botto! Ma cos'è successo?

- Andrea, corri che c'è la polizia! - Freddo, ma cos'è successo?

- Corri! Fammi vedere come corri! - C'è la polizia! Corri!

Corro!

[musica dolce e drammatica]

Dammi una mano!

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