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Zulu
sono qua
il
commissario
corrado cattani che per anni ha sfidato a viso aperto uno scuro intreccio di
affari, politica e mafia, cade vittima di un'imboscata.
È il 20 marzo 1989.
Silvia Conti sostituto procuratore della Repubblica che ha combattuto la stessa
battaglia al fianco di Cattani e si è legata a lui sentimentalmente giura sul
suo cadavere di trovare e far condannare gli assassini.
Ci riuscirà anni dopo.
Al termine di una lunga e pericolosa indagine durante la quale rischia a sua
volta la vita.
Ma alla fine riesce a portare in giudizio il professor Ramonte, un
influente uomo politico, a capo di una misteriosa associazione chiamata Extrema
Thule.
Dietro una facciata di rispettabilità, questa associazione nasconde proprio
quei torbidi intrecci di potere e denaro.
contro i quali si erano battuti il commissario Cattani e Silvia Conti.
Ma prima di essere condannato, Ramonte mette al sicuro quello che rappresenta
il cuore stesso del suo potere, un misterioso archivio nel quale per
decenni ha raccolto dossier, informative, documenti di Stato.
Ramonte incarica Vania, il suo giovane pupillo, di consegnare i dischetti che
contengono il suo tesoro a Tano Cariddi.
Figura misteriosa e contraddittoria che ha attraversato da protagonista quegli
anni e quelle vicende.
Mente raffinatissima, ossessionato dal potere, soggiogato dal fascino del male,
Tano ha più volte conosciuto l'ebbrezza del trionfo e l'abisso della sconfitta.
Ora, stanco e perseguitato dai suoi fantasmi, si è ritirato a vivere in un
vecchio castello di Roccato.
alle pendici dell'Etna.
È lì che lo trova Vania e gli consegna i dischetti che contengono il
velenoso tesoro di Ramonte.
L'archivio del professore.
Di tutta la sua potenza è rimasto solo questo seme.
E io lo lascerò dormire qui in questa terra inaridita.
Lo sorveglierò.
Lo nutrirò con i miei incubi, con i miei rimorsi.
Gli darò l'acqua del mio odio.
Fino a che non passerà l'inverno.
Per quel giorno forse...
le forze contenute in questo seme si saranno risvegliate e cominceranno a
scavarsi una strada verso la luce per quel giorno forse la solitudine che ho
scelto mi apparirà senza significato se sarà così
da questo seme torneranno a sbocciare terribili e meravigliosi
Tu di al professore che li raccoglierò per lui.
Il professor Ramonte è già stato condannato in prima istanza alla pena
dell'ergastolo. Contro di lui sono state prodotte prove schiaccianti, definitive.
È stato definito da suoi stessi complici la testa dell'organizzazione affaristico
-mafiosa che ha agito nel decennio passato sotto la copertura di una
sedicente associazione culturale denominata Extrema Thule.
Sulla sua coscienza pesano delitti gravissimi.
È stato lui.
a ordinare di uccidere quel fedele servitore dello Stato che si era battuto
strenuamente contro la criminalità organizzata, il commissario Corrado
Cattani.
Pertanto questa procura chiede per l'imputato la conferma della condanna
all'ergastolo per l'omicidio di Corrado Cattani e per associazione a delinquere
di stampo mafioso.
Le assicuro che l'ultima cosa che ci si augurava di trovare era il suo nome fra
quello di criminali. È una vergogna per me, per i cittadini che le hanno dato
fiducia e per il paese.
Se davvero sono un criminale, allora tutti sono stati
miei complici.
Il dibattimento ha evidenziato in modo incontrovertibile l'inconsistenza dell
'accusa nei confronti del mio assistito.
Oggi, grazie a Dio, si è dissolto quel clima persecutorio che aveva avvelenato
il processo di primo grado, durante il quale ogni fantasioso teorema dell
'accusa sembrava una realtà scolpita nel marmo.
Oggi, grazie a Dio, c'è stato risparmiato di assistere allo scandalo.
di un processo nel quale la pubblica accusa era sostenuta da una donna che
era stata legata sentimentalmente alla vittima mascherando come giustizia
quelli che erano soltanto suoi risentimenti personali.
La Corte si ritira in Camera di Consiglio. L'udienza è sospesa. Un ring
brillante, Avvocato. Sei stato bravo.
Il processo d'appello è finito. Il verdetto che la Corte dovrà emettere
sarà sicuramente sofferto.
L'accusa ha perso alcune carte importanti che aveva potuto giocare in
primo grado. E anche l'opinione pubblica, a giudicare dalla scarsa
partecipazione al processo, sembra volere solo che si chiuda il sipario su
questa pagina oscura e ormai lontana della nostra storia.
Sono andata da mio figlio, signore.
Come sta? Cosa dicono i medici? Sta meglio, signore.
Stagli vicino, compragli un regalo, tieni.
E dai questi all'ospedale.
No, no.
Anna, tesoro, ciao.
Guarda cosa ti ho portato.
Assomiglia a Book?
Quando viene a stare da noi ne compriamo uno vero, uguale a Book.
E quando?
Presto, tesoro, molto presto. No, devi avere ancora un po' di pazienza, Anna.
Non è vero, Silvia ha detto che era tutto pronto.
Sarà meglio che Anna rientri. No, io voglio stare con lei.
Anna, dobbiamo avere tutti un po' di pazienza.
Vieni, andiamo.
Allora, sta tranquilla.
Io tornerò presto, amore mio.
Te lo prometto.
Signora, devo ricordarle che il giudice per i minori non le ha ancora accordato
l'affidamento della bambina.
Essere affezionata a Anna non è certo un titolo di demerito.
Può diventarlo, se si superano certi limiti.
Anna ha visto suo padre e sua madre cadere sotto i colpi di una lupara.
Ha sofferto troppo per farle nutrire speranze che poi... Io penso che Anna
abbia bisogno di speranze. La dottoressa ti sta solo invitando ad essere un po'
più cauta per il bene di Anna.
Quella donna pensa troppo alla burocrazia.
Noi abbiamo tutti i requisiti per avere Anna in affidamento e poi per adottarla.
Sì, sì, ma proprio tu che sei un magistrato dovresti sapere che le
procedure legali hanno tempi lunghi.
No!
Grazie.
No! No!
Cosa ha, signore?
Sente male?
L'attesa per la
sentenza è cresciuta di un'ora in ora. Questa vicenda che sembrava ormai
dimenticata è tornata su tutte le prime pagine dei giornali.
Posso? Vieni, vieni.
Notizie dal CSM del mio trasferimento?
È nell'ordine del giorno della seduta di domani.
Credo proprio che ci siamo.
Sì.
Va bene, arrivo subito.
La corte sta per tornare in aula.
Non vuoi essere presente alla sentenza?
No. Il processo Lamonte è stato il tuo più grande impegno da magistrato.
Appartiene al passato.
Professore Amonte, è rimasto sorpreso da questo verdetto?
No.
Non ho mai avuto dubbi, avevo fiducia.
Sapevo che prima o poi la verità sarebbe stata ristabilita e che un giorno la
giustizia avrebbe trionfato sull'ingiustizia.
Lei, professore, era stato accusato ingiustamente.
Ci sono momenti nella storia in cui si cerca un capo espiatorio.
Intanto è stato in carcere e la sua vita è stata sconvolta.
Sconvolta, sì, ma...
Qualcuno dovrà pagare per tutto questo.
Si riferisce alla giudice Silvia Conti, la sua grande accusatrice.
Quella donna ha perseguitato un innocente, ha svolto il suo lavoro
accecata da un problema personale. Il suo grande amore, il commissario
Cattani, era morto e lei voleva un colpevole da sacrificare sull'altare del
suo dolore.
Cosa vuol fare, professore?
Ho intenzione.
di presentare più presto un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura.
Dottoressa Conti, un commento su questa sentenza. Non ho proprio niente da dire,
non mi sono più occupata di questa vicenda. Gli assassini di Corrado
Cattani non hanno ancora un volto e lei invece ha chiesto di andare via dalla
procura. Vuol dire che vuole rinunciare, che c'è delle armi?
Te lo giuro, Corrado, te lo giuro.
un passo indietro fino a quando non li avrò trovati tutti
mai un passo indietro di sé così vero fu un momento di grande
dolore e non soltanto per me ma adesso quella storia è chiusa vuol dire che ha
dimenticato si può dimenticare un così grande dolore no non si dimentica mai
Fu un momento di grande dolore, e non soltanto per me. Ma adesso quella storia
è chiusa.
Questa Silvia Conti deve essere una donna eccezionale. E una bugiarda.
Perché dice questo?
Papà era amico di Ramonte.
Certo che ne ha passato di tempo in galera per colpa di quella donna. Lo ha
perseguitato. Non ha avuto pace finché non l'ha visto con le manette ai polsi.
Ecco il caffè.
Venite, lo prendiamo in terrazzo. Papà, io vado a studio.
Non ti dimenticare che alle 4 vengono poi gli avvocati da Roma.
Prenditi. Grazie.
A dopo.
Ciao mamma.
Ciao, ma sempre di corsa.
Questa storia me la ricordo da bambina.
Si chiamava Cattani, vero quel commissario?
Sì, ed era l'amante della Conti. Un altro bel fanatico.
Però l'hanno ammazzato.
Certe persone se la cercano la bella morte.
Adesso devo proprio andare, scusatemi.
Come sta papà Giulia?
Bene, grazie.
Deve riguardarsi perché il cuore è ancora debole, ma sta meglio.
Salutamelo. Grazie.
Lei mi ha fatto una promessa, vero? Sì, hai ragione.
Ogni promessa è un debito, vieni.
Mi sembra troppo, io volevo solo una piccola offerta.
Su, prendili.
I tuoi bambini di Chernobyl saranno contenti.
Grazie a lei.
Arrivederci. Ciao cara, salutami tanto papà.
Io lo conosco molto bene il cuore degli uomini.
Batte sempre dalla parte di chi vince.
E vi posso assicurare che noi torneremo a vincere.
Anni di emarginazione sono pesanti da sopportare. E se sei innocente, sono un
macigno.
Io posso perdonare la giustizia che, essendo umana, è per sua natura
imperfetta. Ma ci sono altri conti da regolare. Ci sono altre persone che
avevano il dovere di non essere imperfette.
I falsi amici che mi hanno abbandonato senza dire una sola parola in difesa del
mio onore.
Ciao Eddie. Buonasera signorina. Tutto a posto? Tutto a posto. Papà come sta?
Bene, c'è il dottore con lui.
Per prima cosa verrà a cercare me.
Stai fermo, non ti agitare.
Tu non sai Paolo, tu non ti rendi nemmeno conto.
Tu pensi veramente che Ramonte voglia ricominciare dopo tutto quello che è
successo? Il suo potere è indatto. Solo una vecchia cariatide.
Io devo andarmene, Paolo. Mi devo mettere in salvo. Non dire sciocchezze.
E poi sai bene che non servirebbe a niente. C'è Giulia.
Hai ragione, sì.
Ramonte è un serpente.
Giulia è in pericolo quanto meno.
La devo portare via con me, guarda. Dov'è che mi vuoi portare?
Niente, tuo padre pensava che potrete fare un viaggio quando starà meglio.
Torna la mattina, cerca di riposare.
Cos'è che ti preoccupa?
Perché parlavi di pericolo?
Dimmi una cosa.
Sei stata a casa di Rettone, vero?
Papà, io e Marco siamo fidanzati.
Ogni tanto capita che io vada a pranzo dai suoi genitori. Mi sembra normale,
no? Lo sai che non mi piace quella gente.
Me lo hai detto mille volte, anche se poi non mi hai mai spiegato perché.
Che cosa ti ha fatto, Rittone?
Cosa del passato, niente.
Venite bambini, ci sono regali per tutti.
Aspetta che ti aiuto. Ma che cos'è tutta questa roba? Ho ricevuto un'offerta, la
mia principessa.
Guarda principessina, ti ho portato una bellissima bambola.
Sei contenta?
Mi dispiace, signora, ma oggi Dimitri non è stato bene.
Da questa malattia ci si deve aspettare di tutto.
Le ultime analisi purtroppo non sono buone. I globuli bianchi sono aumentati
ancora. Cosa significa, dottore? Non parlarmi, signora. Può voler dire solo
che la terapia non ha l'effetto sperato.
La doseremo diversamente. Tenteremo altre strade. Ci saranno dei
miglioramenti, vedrà. Quando?
Questo non possiamo saperlo.
Queste forme di leucemia indotte dalla radiazione nucleare hanno degli
andamenti strani.
imprevedibili.
Un bellissimo aeroplano.
Era la madre di Dimitri, vero?
Non l'avevo mai vista.
Viene di Rado, lavora fuori città.
Scusami, ma i bambini non mi lasciavano più.
Vorrei sapere come fai a trovare tutto questo tempo.
Come stanno i tuoi piccoli amici?
Come possono stare dei bambini che vengono da Chernobyl?
È una cosa orrenda.
Sono passati 15 anni da quando quella centrale è scoppiata e ancora adesso
nascono bambini malati di leucemia.
Condannati ancora prima di venire al mondo.
Beh, stasera non mi porti neanche a cena?
Pensavo che prima... E se poi mi viene fame?
Mio padre è uno all'antica, perché devo farlo soffrire? Poi lo sai, lo conosci,
come è fatto.
Veramente non lo conosco per niente. Si è sempre rifiutato di incontrarmi. Ma
no. È solo che ha bisogno di tempo.
Si deve abituare all'idea. Ma perché ce l'ha tanto con me?
Non lo so.
Prima i nostri genitori erano amici.
E poi... E poi avranno litigato. Sì, ma perché?
È come se volesse cancellare una parte della sua vita in cui c'entra tuo padre.
E quel Ramonte?
Problemi loro, Giulia.
Io e te con loro non c'entriamo nulla.
Ciao.
A domani.
Buonanotte. Buonanotte.
Sono qui, professore.
Buongiorno, Caritti.
Grazie di essere venuto.
Perché mi ha cercato?
Che cosa vuole da me?
Voglio solo quello che è mio.
Lei possiede qualcosa che appartiene a me.
Qualche anno fa, quando la protervia dei miei nemici mi ha privato della libertà,
Ho scelto lei come custode del mio bene più prezioso.
E il suo archivio?
Spero che lo abbia conservato con cura, perché ha un enorme valore.
Che cosa vuole farmi?
Quell'archivio racchiude il lavoro di tutta la mia vita.
C'è la storia di mezzo secolo, dell'ufficiale e quella segreta, diritti
pubblici e privati.
Chi ha nelle mani quei dischetti?
Possiede un'arma straordinaria, il dominio su molti uomini di potere.
Quello che voglio proporle è di... di dividere con
me i frutti che matureranno dall'uso di quest'arma.
No, professore.
Lei ha sempre amato il potere.
Ormai l'unico potere che mi interessa è quello su me stesso.
Quel tipo di potere è il più difficile da esercitare.
Quasi sempre si rivela uno sforzo inutile.
Non deve darmi una risposta subito, ci pensi su con calma.
Nel frattempo mi faccia avere quei dischetti al più presto, d'accordo?
Il potere è malattia, ma è anche la cura.
Signorina, venga. Il dottor Tripoli la sta aspettando.
Sei tranquilla, Giulia. Non è niente di grave. Dov'è papà? Sta riposando.
Ha avuto una leggera crisi cardiaca.
Per fortuna Eddie mi ha chiamato subito. Quel ragazzo è veramente prezioso.
Grazie a lui sono arrivato in tempo.
È in pericolo? È tutto sotto controllo.
Deve solo stare tranquillo.
Sembra che non ci riesca più da qualche tempo. Da quando hanno solto quell'uomo,
il professore? Ma no, è stata solo una coincidenza. Paolo, non mi trattare come
una bambina. L'ho visto sconvolto mio padre. Io ho il diritto di sapere la
verità.
Solo così posso proteggerlo, capisci?
Non c'è niente che devi sapere.
Posso andare da lui?
Sì. Ma cerca di non svegliarlo, eh?
Sta tranquillo, sono qui.
Ti aspetto venerdì alle 15 da me, Ramonte.
Extrema Thule, nostra Salus.
Gli uomini sono come gli uccelli, le gabbie non ci piacciono.
Prima o poi te ne vorrai fuggire anche tu.
E invece tu sei nostro.
inserire il disco chiave
bravo
Ramonte nessuno può leggere il tuo archivio senza il disco chiave
sei stato furbo ma adesso vedremo fino a che punto
Ecco quello che farò per voi.
Porterò il mio attacco in borsa.
Mi impadronirò di un grande impero finanziario, uno dei più grandi.
Io darò una tale spallata alla finanza italiana che niente sarà più come prima.
Sarà come passare dal Vecchio al Nuovo Testamento.
E voi non avrete più soltanto il denaro, ma il potere.
Io non ho fermato nessun giuramento e non appartengo a nessuna famiglia.
Infatti...
Tu appartieni a tutte le famiglie.
Cosa devi?
L'ultima volta che ci siamo visti eri il giovane messaggero del professor
Ramonte.
Mi hai consegnato qualcosa da parte sua.
Questo.
Tano. Tano Caribbi.
Sei molto cambiato, Vania.
Sei diventato un uomo.
Cosa vuoi da me?
Il professore Ramonte è stato assolto.
Questo lo sapevo. E non mi frega niente.
Carino lui.
Un nuovo amico.
Penso che il professore Ramonte avrebbe molto piacere di rivederti.
Acqua passata ormai.
Come vedo mia vita.
Sarebbe questa la tua vita? Questo posto? Questa gente?
Puoi avere di più.
Molto di più.
Perché? Con Ramonte sarebbe diverso? Sì, perché questa volta saresti tu a
condurre il gioco.
Che gioco?
Le regole le stabilisco io.
E anche la posta in palio.
Qui dentro ci sono 300 milioni per te.
E ne avrai il doppio quando il gioco sarà finito.
Cosa devo fare?
Devi venire con me da Ramonte.
Ti riporteremo le due cose a cui tiene di più al mondo.
Questo archivio e te.
Il gioco ricomincia dal punto in cui era stato interrotto.
Vania, mi sei mancato tanto.
Solo adesso ricomincio a vivere.
Grazie.
Questo è il più bel regalo che potesse farmi.
Questo invece glielo dovevo.
Sì, ma mi deve dare anche una risposta.
Ho deciso di provare la sua cura.
Forse, come dice lei, il potere mi guarirà.
Giusto.
È arrivato stamattina.
Il Consiglio Superiore accoglie la tua richiesta di trasferimento e tra un mese
sarai in forza al Tribunale di Sorveglianza.
Fatto. Cala il sipario su 15 anni della mia vita.
Questa procura non sarà più la stessa senza di te.
Tanti altri saranno contenti.
Comunque è la fine di un'epoca. I tempi sono davvero cambiati.
Di sicuro sono io che sono cambiata.
Questo l'ho capito quando hai chiesto di fare il giudice di sorveglianza.
Dopo tanti anni è venuto il momento di pensare un po' a me stessa.
Allora? È arrivato.
E così proprio se ne va?
Sì. Puoi cominciare a imballare.
L'estetica trascendentale contrapposta alla ragione
pura. Ma come fai a studiare qua?
Perché non te ne vai a casa?
Non ti preoccupare, papà.
Studio benissimo anche qui con te.
Ti dico che sta male.
Quest'uomo ha avuto un infarto. Non può vedere nessuno.
Non devi aver paura, Tripoli. Sarà molto meglio dopo che gli avrò parlato. E
sarai meglio anche tu, credimi.
Devi dargli qualche giorno di tempo, deve riprendersi. Mi è passato anche
troppo di tempo, non posso più aspettare.
Che cosa succede?
Giulietta. Tu devi essere Giulietta.
Come è diventata grande, sei una signorina. Che cosa vuole?
Quando eri piccola ti tenevo sulle ginocchia.
Ti ricordi Paolo?
Sembra passato un secolo, invece sono solo pochi anni.
Giulia.
Fatelo entrare.
Ma papà... Fai come ti dico.
Ci vorranno solo pochi minuti.
Perché è venuto qui?
Che cosa vuole Ramonte da mio padre?
Vieni con me.
Tu dimmi dov'è quel disco, ci penserò io a recuperarlo.
Soltanto io posso riprenderlo.
Mercuri.
Paolo, non ne posso più di questi misteri. Mio padre è terrorizzato. Quell
'uomo lo sta chiaramente minacciando e io credo che potrebbe anche fargli del
male. Forse hai ragione tu.
Bisogna fermarlo.
Ma non tocca a te, Giulia.
Tu devi restare fuori da questa storia.
Io ti avevo affidato la cosa più preziosa che avevo perché mi fidavo di
te.
Tu invece sei sparito.
Appena il vento è girato siete scappati tutti come conigli.
Ma ora sono di nuovo qui e rivoglio ciò che è mio.
Ti prego Ramon, vattene via.
Io sto male, lo vedi?
Chiama qualcuno.
Vattene via.
Adesso basta.
Arrivederci.
Anche tu hai un appuntamento con me a Tripoli.
E lo sai che non puoi mancare, vero?
Arrivederci, Giulietta.
Arrivederci.
Sono passati degli anni dall'ultima volta che ci siamo visti.
Grazie, grazie di essere di nuovo qui, amici miei.
Oggi è un giorno importante.
Insieme alla libertà mi è stato restituito l'onore e tutti insieme
possiamo riprendere a testa alta il cammino dove era stato interrotto.
Nemici potenti e spietati hanno cercato in tutti i modi di annientarmi.
Ma ancora più doloroso per me in questi anni è stato assistere al triste
spettacolo del tradimento, vedere tanti che mi avevano giurato amicizia e
fedeltà girarsi dall'altra parte, fingere di non conoscermi, addirittura
partecipare al mio linciaggio.
È importante che tutti voi ricordiate il patto che ci unisce.
Reciproca fedeltà, reciproco appoggio.
Dove va? Devo vedere il professor Ramonte.
Aspetti! Il professor ha degli ospiti, non può vedere nessuno.
Sta aspettando anche me.
Sta entrando una ragazza, dice di essere fra gli invitati.
Questo patto procura a chi lo contrae grandi benefici, ma impone al tempo
stesso alla nostra comunità un vincolo di assoluta dedizione.
che può essere resciso solo dalla morte.
Che cosa succede?
Giulia!
Anche mio padre era invitato a questa riunione.
Io sono qui al suo posto.
Ma certo Giulietta, vieni, ti puoi accomodare se vuoi, prego.
Giulia Mercuri, questa bella signorina è la figlia del nostro amico Aldo Mercuri,
che purtroppo non sta bene.
La tua presenza tra noi, mia cara, è un regalo inaspettato, credimi. La nostra
accademia avrebbe bisogno di gente giovane, ma i tuoi coetanei sono così
distratti, non hanno nessun interesse a...
Studiare le origini della nostra terra.
Perché noi è di questo che ci occupiamo. Di storia e archeologia.
Tuo padre te l'avrà detto, immagino.
No, mio padre non mi ha detto niente.
Ma è spaventato da qualcosa che riguarda lei.
Tutti noi stimiamo molto il tuo padre, non è vero?
Qui in questa sala sono riuniti i suoi amici più cari. Dovete lasciarlo stare.
Mio padre è malato. Ha avuto un infarto.
E lei è venuta a minacciarlo fino in clinica. Basta, Giulia. Vieni via.
Torna subito a casa.
Aspetta, aspetta. Lascia che le spieghi io. Giulietta deve capire. Non ti
avvicinare. Vieni, Giulia. Ti accompagno io.
Tripoli, che fai?
La nostra riunione è appena cominciata. Non puoi andartene via.
Io non voglio più avere niente a che fare con te e con le tue riunioni.
Dottor Tripoli, attenta a quello che fai.
Se esci da quella porta rimarrai solo.
Smettila, Ramonta! Tu sei un sopravvissuto! Non fai paura più a
nessuno! Andiamo, Giulia! Vieni! Andiamo via di qui!
Che cosa significa tutto questo, Paolo? Chi è questa gente?
Stai lontana da loro, Giulia. E dimentica di averli visti. Hai fatto una
pazzia a venire.
Ma perché? Devi dirmi tutto. O racconto questa storia o ho un magistrato. Ma
cosa dici?
Dobbiamo andare via. Dai.
Guarda che dico sul serio, mi dici tutto adesso.
Domattina alle sette vengo in clinica. Aspettami fuori, davanti all'ingresso.
Vai da tuo padre, vai.
Tu quest'uomo non lo controlli più, Ramonte.
E così ci metti in pericolo tutti.
Io invece vi garantisco che non avrei tempo di prendere alcuna iniziativa.
C'è qualcuno di parere diverso?
Allora siamo tutti d'accordo.
Quell'uomo aveva ragione.
Rischiamo di sembrare tutti dei sopravvissuti.
E questo chi minghè?
Chi lo ha fatto entrare? Tuo padre ha ordinato decine di omicidi, ha fatto
saltare in aria magistrati e politici, si credeva onnipotente e adesso... Ad
essere inchiusi in un carcere di massima sicurezza.
È questo che vorrei cominciare a fare, professore.
È questo il potere che mi ha offerto. Altro sangue, altri morti inutili. Ehi!
Siamo qui per parlare d'affari.
O per sentire prediche.
Aspetta. Io quest'uomo lo conosco.
È Tano Cariddi.
E dico che bisogna ascoltarlo.
Allora parli, dica quello che hai da dire.
Per troppo tempo avete sempre pensato di risolvere tutto eliminando i vostri
avversari.
E avete solo tenuto di renderli più forti.
Il commissario Catani ha fatto molto più male da morto che da vivo.
Eppure qualcuno non ha ancora imparato la lezione.
Qualcuno non ha ancora capito che il sangue non serve a cancellare il
passato.
E soprattutto che non serve a costruire il futuro.
Adesso basta.
Il nostro giovane amico ha ragione. Non siamo qui per sentire le sue nobili
prediche. Aspetta, Ramonte.
Facciamolo parlare. Ho invitato io stesso Tano Cariddi a unirsi a noi.
Quindi ascolteremo la sua opinione se e quando lo riterremo opportuno.
Intanto i nostri affari interni li sbrighiamo tra di noi e su certe
questioni decido io e soltanto io.
Perciò stia attento a quello che dice, qui lei è solo un ospite che può essere
messo alla porta in ogni momento.
Ora se ne vada, prego.
Qualcun altro ha qualcosa da dire?
Qualche obiezione?
Bene, l'unione è la nostra forza.
Il dottor Paolo Tripoli si è messo fuori dalla nostra comunità, questo avrà le
conseguenze che tutti voi conoscete. La nostra risposta deve essere immediata.
Lascio a lei i dettagli, va bene?
Giulia, sono io, dove sei?
In clinica, da mio padre.
Come sta?
Meglio, grazie. Allora vengo a prenderti. No, Marco, aspetta, è meglio
di no. Dai, ti porto a mangiare una pizza.
Dieci minuti e sono da te.
Guarda che è inutile, tanto non vengo da nessuna parte.
Una pizza.
Mezz'ora e ti riporto.
Marco, non ho fame.
E poi non mi va di lasciare mio padre da solo.
Ma si può sapere che ti ho fatto.
Marco, non mi hai fatto niente, io non ce l'ho con te.
Sono stata ad Aramonte, a casa sua.
Ad Aramonte?
A fare che? Quell'uomo ce l'ha con mio padre.
E io voglio scoprire perché.
E l'hai scoperto? No.
C'erano delle altre persone con lui.
Sembrava una riunione.
Una strana riunione.
C'era anche tuo padre, Marco.
E allora?
Te l'ha detto che sono amici con Ramonte?
Ma cosa altro vuoi scoprire, Giulia?
Ramonte è stato accusato di essere un assassino e un mafioso. Ed è stato
assolto per questo, non ti basta? No, non mi basta.
Io voglio sapere la verità, Marco.
No, tu stai inseguendo dei fantasmi.
E questo è tutto quello che hai da dirmi?
E che altro vuoi sentirti dire?
Che mio padre e tuo padre sono dei mafiosi?
Che siamo figli di due mostri? Non mi trattare come una pazza isterica. Io non
l'ho fatto.
Ma lo stai pensando?
Tu lo stai pensando?
Aspetta, Giulia! Marco, vattene che è meglio!
Giulia!
Caro Tripoli, sarei felice di averti a pranzo con me domani.
Sono certo che ogni divergenza fra di noi potrà essere chiarita.
Ciao Giulia. Ciao Paolo.
Vieni, facciamo due passi.
Io, tuo padre, Rittone, eravamo tutti molto vicini a Ramonde.
Tuo padre è stato per molti anni l'amministratore dell'Accademia. Ma cos
'è quest'Accademia? Di che cosa si occupa?
Era una copertura, una rispettabile facciata dietro la quale si nascondeva
un intreccio di potere, di interessi torpidi.
La mafia?
Giulia, la mafia da sola non esisterebbe. E mio padre faceva parte di
questo. All'inizio era all'oscuro di tutto.
Era stato scelto apposta, proprio per la sua riconosciuta onestà.
Un'altra copertura, capisci?
Doveva solo amministrare dei beni di cui non sospettava la provenienza.
Ero stato io stesso a segnalarlo a Ramonda.
E non me lo perdonerò mai.
Tu quindi sapevi tutto?
Non tutto.
Sapevo solo che entrare nel giro di ramonte era molto utile.
Significava appoggi importanti, carriera assicurata, ottima clientela. E poi?
Cos'hai scoperto?
Gli affari prosperavano e io non mi facevo troppe domande.
Finché un giorno un poliziotto testardo ci prese di mira.
Cominciò ad indagare sugli affari di alcuni di noi.
Cattani?
Sì.
Corrado Cattani.
E con lui quella giudice, Silvia Conti.
Allora Ramonte e gli altri... decisero che dovevano essere fermati.
Allora è vero.
È stato Ramonte a far uccidere Cattani.
Insomma era un fuoristrata, mi sa dire che tipo era? Io non lo so, non me ne
intendo di macchine, ha capito? Non ne ho idea.
Ho capito, ma la targa se la ricorda, almeno quella? No, glielo ho già detto
commissario, stavamo parlando e all'improvviso ci è arrivata la macchina
da dietro, non lo so!
Va bene, allora lei sostiene che questo fosse un gesto premeditato, cioè che
volessero proprio venire via... E ne ha cercato di ammazzare anche me, lo vuole
capire? Smilina si calmi, adesso andiamo in questura e mi racconta tutto quanto
con calma, va bene?
Andiamo via.
Lei lo conosceva bene, il dottor Tripoli?
Era il medico di mio padre.
Ed era anche un nostro caro amico.
E hai idea del perché qualcuno potesse volere la sua morte?
Paolo faceva... Il dottor Tripoli faceva parte di un'associazione segreta.
L'Accademia era solo una copertura.
Un'associazione segreta? Sì.
Stavamo parlando di questo quando la macchina ci è venuta addosso. E le stava
dicendo che cosa?
Paolo aveva scoperto tutto.
Questa associazione nascondeva delitti, traffici, mafia.
Lei ha seguito il processore a monte, signorina?
Non proprio, ne ho sentito parlare da mio padre, dal dottor Tripoli. E poi sì,
l'ho visto alla televisione. Ah, la televisione, signorina, è tutto quanto
un po' romanzato.
Torbi di intrecci, oscure manovre. Commissario, quell'uomo è un criminale,
è stato accusato.
Sì, ma è stato anche assolto.
Un tribunale dello Stato lo ha riconosciuto innocente. È proprio di
questo che stavamo parlando con Tripoli. Tripoli non credeva che Ramonte fosse
innocente. E guarda caso gli hanno tappato la bocca per sempre.
Lei non mi crede, vero?
Dico soltanto che in certe situazioni si è portati a trarre delle conclusioni
affrettate, a vedere un'intenzione dove in realtà c'è soltanto una tragica
fatalità. Commissario, non è stato un incidente.
Paolo Tripoli è stato ucciso, io ero lì accanto a lui, sono viva per miracolo.
Lei salta subito alle conclusioni.
Signorina, noi non sappiamo bene nemmeno che cosa è successo.
Dobbiamo effettuare riscontri.
Effettuare i rilievi.
Venga, che la faccio accompagnare a casa. No, grazie, non si disturbi. Se
pensa che sono una pazza visionaria... Signorina, aspetti un attimo, dove va?
Quella la porto con me, dici che posso?
La prenda, dottoressa, chi meglio di lei.
Lo sai, ho passato più tempo in questo ufficio che a casa.
Adesso spero proprio che le cose cambino.
Bene, vado a salutare il capo.
Hai un momento per me?
Vieni, vieni.
Andiamo all'ufficio.
No, così non è possibile.
Dobbiamo riprendere il mano. Ma la pratica è stata già... Non crede si
possa fare ancora qualcosa.
Svegliatevi.
Avanti.
Desidera?
Buongiorno, sono Giulia Mercuri. Vorrei parlare con la dottoressa Conti. La
dottoressa non c'è.
Non è più in procura. È stata trasferita.
Sa dove la posso trovare? È una cosa importante.
Per il momento non è possibile.
Se vuole dire a me... No, devo assolutamente parlare con lei.
Si tratta di una cosa molto grave.
Ho sentito che andava dal procuratore Capo, ma non credo che... Grazie.
Aspetti, ma dove va?
Cosa fa? Ricorre in cassazione?
Aspetto di leggere le motivazioni della sentenza.
È venuto l'ora di gettare la spugna. È cambiato il clima, lo vedi?
Quando Ramonte fu arrestato, avevamo con noi tutti.
E adesso non gliene importa più niente a nessuno. La gente ha voglia di
dimenticare, di voltare pagina.
Insistere potrebbe sembrare una forma di accanimento.
E finirebbe per pregiudicare tutto il nostro lavoro, e c'è ancora tanto.
Beh, ora devo andare, mio marito mi aspetta. Salutamelo tanto.
Alfredo è veramente un grand'uomo, sei fortunata, Silvia.
Ci vediamo anche domani?
Il giorno degli addi.
Aspetti, dottoressa Conti, aspetti, la prego, dottoressa! Cosa c'è, signorina?
Devo assolutamente parlare con lei, con la dottoressa Conti. Ma la dottoressa
Conti è andata via e poi non lavora più in questa procura.
Dottoressa, dottoressa Conti, dottoressa, si fermi.
Un momento, aspetti, la prego. Ah, era lei prima.
Sì, devo assolutamente parlarle. Per favore, mi ascolti. Qua non si può
stare, c'è il divieto, non la disco. Un attimo solo, sta arrivando mia moglie.
Veramente devo andare via?
Di che si tratta?
Un uomo è stato ucciso questa mattina. Io ero con lui e una macchina lo ha
investito, gli è andata addosso. E lei ha visto tutto?
Sì, stavamo parlando.
Paolo era un amico di mio padre ed era anche il suo medico.
Io, dottoressa, sono Giulia, Giulia Mercuri.
Mio padre è... È il senatore Mercuri? Sì.
Ma non è stato un incidente. Io ne sono sicura. La polizia non ci crede. Lei mi
deve aiutare. Glielo giuro, non è stato un incidente. Adesso si calmi. Io non
posso fare niente per lei. Ma stia tranquilla. La polizia farà le sue
indagini. No, io lo so perché è morto. Lui mi stava raccontando tutto.
Di Ramonte, dell'Accademia e anche dell'omicidio a Cattani.
Ma lei che cosa ne sa di queste cose?
Mio padre e Paolo Tripoli, l'uomo che è stato ucciso questa mattina.
Loro sono entrambi coinvolti in quella storia. E io credo che adesso mio padre
sia in pericolo.
Lei mi deve ascoltare. Senta, mi chiami a casa stasera. Vedrò di darle un
appuntamento.
Grazie. A stasera.
Questa mattina, proprio qui vicino al muro di Villa Bellini, il noto
cardiologo Paolo Tripoli è stato falciato da un pirata della strada.
Unica testimone Giulia Mercuri, figlia del senatore Mercuri, attualmente
ricoverato nella clinica di proprietà dello stesso dottor Tripoli. Il
presidente e gli amici dell'Accademia Extremature piangono la prematura
scomparsa dell'amatissimo dottore Paolo Tripoli.
Te ne occupi tu, vero?
Ora prenderò un po' di te. Il dolore sta tornando.
Ecco, ti farà bene.
Ti ringrazio.
È come se le mie viscere bruciassero.
Questi anni di sofferenza hanno lasciato il segno.
Il dottore ha detto che non è niente di preoccupante. I dottori non capiscono
niente.
Averti vicino mi fa sentire meglio.
Cerca di riposarti.
Pronto? Sono l'avvocato allo capo, mi passi il professore? No, il professore
Ramonte sta riposando, chiami più tardi. E lo svegli per favore, è una cosa molto
urgente. Ho detto che sta riposando, chiami più tardi.
Pronto?
Sì, glielo passo.
È l'avvocato allo capo, dice che è urgente.
Sì? Poco fa ho visto lo giudice Conti, parlava con quella ragazza, la figlia di
Mercuri.
Hanno fatto i nomi di Cattani e di Triboli. Che cosa si dicevano? Non ho
potuto sentire bene.
Hanno solo fatto quei nomi e poi la Conti le ha dato il suo biglietto da
visita. Ne hai parlato con Ramonte?
Ci ho provato, ma quel ragazzo, il bulgaro, ha detto che sta male.
Che gli sta succedendo?
E chi lo sa, sta ogni giorno peggio, anche con la testa. E adesso che
facciamo? Ci penso io.
Grazie, Luca.
No,
papà, aspetta. L'aiuto io.
Si appoggia a me, senatore.
Attento. Ho parlato con la dottoressa Conti.
Papà, devi stare calmo. È l'unica cosa che possiamo fare.
Paolo Tripoli prima di morire mi stava raccontando tutta la verità.
Era l'amico più sincero che io avessi, sai?
L'unico che mi era rimasto.
Adesso sei tu che devi parlare, devi dirmi tutto quello che sai.
Sì, papà, sì.
Dobbiamo farlo anche in memoria di Paolo.
Dobbiamo dire tutto al giudice, solo lei può aiutarci, capisci?
Perché l'hanno ammazzato?
Che cosa vuole Ramonte da te?
Perché è venuto a minacciarti fino in clinica?
Ramonte ha un archivio segreto.
Ha impiegato tutta la vita per completare quell'archivio.
E sai che cosa rappresenta? La fonte di tutto il suo potere. Perché dentro ci
tiene informazioni riservate, segreti di Stato. Un enorme strumento di ricatto.
Prima di essere arrestato, Ramonte...
Ha voluto mettere tutto al sicuro e ha trasferito questo suo archivio in
dischetti da computer.
Ma per poter essere letti questi dischetti hanno necessità di una chiave,
di un altro disco senza il quale sono assolutamente inservibili.
Quel disco ce l'ho io.
La Monta me l'ha dato da tenere in custodia prima di essere incriminato.
Così, separando i dischetti dal disco chiave, Ramonte aveva fatto in modo che
nessuno potesse leggere l'archivio in attesa di poterlo recuperare.
Però nel frattempo Mercuri si è fatto venire una crisi di coscienza.
E un debole, quando si è reso conto di che cosa aveva in mano, ha avuto paura.
E quella ragazza, sua figlia, sta per andare a raccontare tutto a Silvia
Conti. E sarebbe la fine.
Ramonte sa niente di tutto questo?
Ho preferito avvertire prima te.
Ramonte non è più quello d'una volta.
Dobbiamo agire subito e colpire due bersagli in un colpo solo.
Quella ragazza è un pericolo mortale, ma anche suo padre potrebbe cedere da un
momento all'altro.
Vuoi dire che dobbiamo eliminarli entrambi?
Ragioni ancora come il tuo capo?
No, Rittone.
Ci sono legami che obbligano al silenzio più della morte stessa.
È per te.
Giulia Mercuri. Grazie.
Pronto? Una sera, dottoressa. La chiamavo per il nostro appuntamento.
Le va bene domattina alle 11 nel mio ufficio?
Veramente domattina ho un esame all'università.
Non possiamo incontrarci un po' prima?
Allora facciamo alle 8 e mezzo, va bene?
Benissimo.
Senta, ho parlato con mio padre.
L'ho convinto a incontrarla.
Lui però non può venire perché è malato.
Ma ha da dirle delle cose importantissime. A proposito di Ramonte?
Sì. È sull'omicidio Cattani.
E poi mi ha parlato anche di un archivio.
Allora quest'archivio esiste veramente?
Sì. E mio padre ha la chiave per poter accedere. Aspetti.
Non dica altro al telefono. Parliamo di tutto domani. E non dica a nessuno di
questo nostro incontro. A nessuno, capito?
Va bene.
Allora domani.
Chi era?
Una ragazza che mi vuole parlare di qualcosa che ha a che fare con Ramonte.
Ancora quella storia?
No, ma... Non ti preoccupare, per me quella storia è finita.
Vieni, andiamo a dormire.
Io vado. Ciao, Eddie.
Signorina, deve fare colazione. Non ce la faccio, sono in ritardo.
Papà, sto ancora dormendo. Quando si sveglia gli dai le medicine e chiami il
dottore. Dilli di venire nel pomeriggio, dopo le tre.
Io non tornerò dall'università prima di quell'ora. Bene.
Auguri per l'esame, signorina. Eddie, non si dice così, porta malissimo.
In bocca al lupo.
Crepi, ciao. Ah, dimenticavo.
Per la tua fidanzata. Che cos'è? È una collana, apri.
Oggi è il suo compleanno, no?
Sì, grazie, ma non dovevi signorina? Ma è solo un pensiero, e poi non mi
chiamare più signorina. Com'è che si chiama? Sara?
Sì. Allora dille, tanti auguri da parte di Giulia, ciao!
Grazie.
Ah, ciao Marco, sei tu. Ma dove sei? Ti ho appena chiamato a casa.
Sto già andando, sono per strada.
Aspetta, ti vengo in conto. Ti porto io all'università.
Lascia stare, ho delle cose da fare prima.
Dai, un quarto d'ora e sono da te.
No, grazie Marco.
Ma, sei ancora arrabbiata con me? No, ho solo fretta, sono in ritardo.
Fretta per andare dove?
Ho delle cose da fare, va bene? Non posso sempre dirti tutto.
Ma cosa sono tutti questi misteri? Non c'è nessun mistero.
E allora perché mi tratti così?
Così come, Marco...
Ti prego, non fare il bambino. Giulia, se ci sono dei problemi, dimmelo,
perché... Però adesso devo andare.
Ne parliamo un'altra volta, ok?
Buongiorno. Sono Edoardo Rittone, vorrei parlare col senatore. Prego, di qua.
Ciao, senatore.
Che cosa vuoi?
Ti manda Ramonte, vero? Sono qui perché ti sono amico, Aldo.
Che cosa vuoi?
Tua figlia Giulia.
Che cosa c'entra Giulia?
Giulia in questo momento non è in casa, non so neanche dove sia. So io dov'è.
È stata trattenuta da qualcuno che vuole parlare con lei.
Nessuno vuole farle del male.
Deve soltanto dare qualche spiegazione e poi tornerà a casa.
Si è pensato innanzitutto al bene di Giulia.
Alla sua incolumità.
Già presentarsi davanti a casa di Ramonte in quel modo.
E poi andare dalla Conti.
Molti dei nostri amici si sono allarmati e in mezzo a loro, tu lo sai bene, ci
sono parecchie teste calde.
Senatore, mi scusi, al telefono c'è la dottoressa Silvia Conti. Cerca Giulia,
dice che hanno un appuntamento.
Dille che non sai nulla, che non è in casa.
Che non sappiamo neanche quando si ritira.
Che ti dicevo?
Adesso bisogna fare calmare le acque, convincere quella fanatica della Conti
che Giulia non aveva niente da dirle, che aveva preso un abbaglio. La
cercherai ancora, quella... quella non molla. E tu le dirai che Giulia è
partita, che è all'estero, in Inghilterra. E quando quella pazza si
sarà stancata di cercarla, solo allora Giulia tornerà a casa in perfetta
salute.
Intanto io ti porterò ogni giorno la prova che è viva e sta bene.
Posso portare via, dottoressa? Sì, è tutto pronto.
Era sotto shock, non si ricordava niente, diceva che quel poveretto l
'avano messo sotto volontariamente.
Poi ha tirato fuori una storia assurda, complotti, associazioni segrete... Il
processo Ramonte?
Sì.
Ha parlato del processo Ramonte, ma sembrava soltanto suggestionato da
quella storia. Stati indagando sulla morte di Tripoli? Dall'autopsia e dai
primi rilievi che abbiamo fatto non si può escludere l'omicidio, ma nessuno ci
dice che non sia stato il solito pirata della strada. Appena scoprirà qualcosa
la prego di farmelo sapere.
Certo, anche lei mi chiami quando vuole, a questo numero mi troverà sempre.
Grazie.
Intanto non è possibile avere il verbale dell'incidente?
Venga, l'accompagno io.
Prego, faccio una copia.
Chi è? Silvia Conti.
Apro subito.
Sua figlia sosteneva che il vostro amico, il dottor Tripoli, era stato
ucciso davanti ai suoi occhi. Mia figlia Giulia è una ragazza emotiva.
Mi era molto affezionata ed è rimasta colpita.
Giulia mi ha parlato anche d'altro.
Mi ha parlato di un certo archivio che è nelle mani del professor Ramonte, di cui
lei... Ma con che autorità lei viene a farmi della domanda in casa mia?
Io... Io non so niente di queste cose.
Posso sapere almeno dov'è sua figlia?
È partita... stamattina presto per... per Londra.
Ma come? Per Londra, così, all'improvviso?
Proprio per la brutta storia.
Era rimasta colpita, stressata. Sono stato io stesso a consigliarle di
cambiare aria.
Posso avere un recapito, un numero di telefono?
Mi dispiace, io non ho nessun recapito da darle. Mi faccia la cortesia, senta.
Io sto male.
La prego, la smetta di tormentarmi.
Mi scusi.
Non volevo mi creda.
È stato tutto un malinteso.
Lasci stare quella fotografia.
La stavo solo guardando.
Sembrate molto legati lei e sua figlia.
Mi scusi ancora per il disturbo.
Arrivederci, senatore.
A che ora è uscita la signorina Giulia?
Non lo so, io dormivo.
Sapeva che doveva andare a Londra?
Londra? No, non so. So niente.
È successo qualcosa alla signorina Giulia?
Ho paura di sì, ma nessuno mi aiuta a scoprirlo.
La signorina andava all'università per l'esame.
È questo che le ha detto?
Lei sa come potrei rintracciarla? Ha un cellulare.
E scrivo il numero.
Questo è il numero.
Grazie.
Pronto? Giulia, sono Silvia Conti. Pronto?
Giulia, mi senti? Sono Silvia Conti.
Pronto?
Chi siete?
Che cosa mi volete fare?
Occupatevi lei.
Chi sei?
Aiutami.
Aiutami, per favore.
Per favore.
Per favore.
Aiutami, per favore.
Ma io ti conosco.
Chi sei?
Ti ho già vista.
All'ospedale. Sei la madre di Dimitri. Non andarmi!
La tua tisana.
Grazie.
Che cos'è tutta questa roba?
Carte, documenti. Il mio lavoro di dieci anni non mi andava di farlo marcire in
archivio.
Ti voglio bene.
Anch'io, Silvia.
Vorrei tanto essere felice con te e con Anna.
E qualcosa lo impedisce?
È difficile liberarsi del passato. E non è neanche giusto.
Ma dobbiamo saperlo lasciare al suo posto.
Impedire che invada il presente e lo schiacci.
Sì, il mio presente è l'unica cosa che possa rendermi felice. E niente e
nessuno potrà portarmelo.
No, dammi un'altra pillola, sono così stanco, non mi sento più le forze.
extrema tule mercuri
mercuri
rittone
avvocato edoardo rittone
tripoli
Paolo Tripoli.
Tripoli.
Leonardo. Silvia Conti, l'ho svegliata?
No, non mi dica.
Le chiedo scusa, ma l'ho chiamata per quella ragazza, Giulia Mercuri.
Per me è sparita. Come è sparita?
Ho parlato con suo padre. Sostiene che è partita all'improvviso per Londra. Ma
sono sicura che ha mentito.
Può fare un controllo sui voli che sono partiti per Londra questa mattina?
Adesso? Al più presto possibile.
Va bene.
Ci provo, vedo che posso fare, le faccio sapere.
Grazie.
Ti rendi conto di quello che stai dicendo, Silvia?
Sì, e sono certa di avere ragione. Ma non hai in mano niente, hai solo le
mezze frasi di una ragazzina che tu stessa dici di aver visto se no per un
minuto. E che poi è sparita, proprio quando mi doveva parlare di queste cose.
Sei sicura che non sia partita per Londra, come dice suo padre?
Ho fatto fare un controllo all'aeroporto. Nessuna Giulia Mercuri è
partita per Londra ieri mattina.
Non possiamo ricominciare, Silvia.
Ricominciare cosa? A correre dietro ai fantasmi, hai visto com'è finita, no? Il
problema è che non è finita, Ramonte è libero.
Ed è ancora più potente di prima.
Ramonte è stato giudicato da due diverse corti di giustizia e alla fine è stato
riconosciuto innocente. Questo dicono le carte.
Giulia mi ha parlato dell'archivio di Ramonte. Con quei documenti in mano,
quell'uomo ha un potere enorme.
Cosa vuoi da me, Silvia?
Indagare ancora su Ramonte e i suoi complici e sulla sparizione di Giulia.
Tu non fai più parte di questa procura. Da oggi fai il giudice di sorveglianza.
Blocca il trasferimento.
Sospendilo per qualche giorno.
Non posso farlo.
Hai controfilmato tu stessa il provvedimento.
Allora affida il caso a qualcun altro, fa cercare quella ragazza. E su che
basi? Non c'è nessuna denuncia di scomparsa, anzi il padre giura che sta
benissimo.
Ti capisco, forse anche io al tuo posto agirei allo stesso modo, però cerca di
capire anche me.
L'aria è davvero cambiata.
Grazie allo stesso procuratore.
A Londra?
Ma quando è partita?
Ma non è possibile, non mi ha detto nulla.
Siedimo e mi faccia parlare col senatore.
Va bene, richiamerò più tardi.
Cosa c'è?
Qualcosa non va?
Giulia è partita.
Partita per Londra. Così, senza dirmi nulla. E come mai?
Ma che ne so, è matta.
Avevamo litigato e allora... Eh mio caro, comincia ad imparare come sono le
donne.
Vado a preparare la macchina.
Assicurati che mangi e che non si faccia del male.
Se è necessario, dalle un sedativo.
E se non torno entro 48 ore, liberala.
Come vuoi, signore.
Sono stato costretto a farlo. Quella ragazza era una minaccia per tutti voi.
Una mina vagante, pronta a esplodere in ogni momento.
Però adesso è nelle nostre mani e non potrà più nuocere. E così suo padre,
perché il suo silenzio è legato alla vita di sua figlia. E lui lo sa.
È l'equilibrio della paura, il più stabile.
Però noi adesso dobbiamo chiederci chi ha innescato questa bomba.
Chi con il suo comportamento irrazionale ha trasformato un'inocua ragazzina in
una minaccia mortale per tutti voi?
Sapete bene di chi sto parlando.
Del professor Ramonte.
E' stato lui a voler la morte di Paolo Tripoli.
E a farlo ammazzare davanti agli occhi di quella ragazza. E a indurla così a
parlare con il magistrato, con Silvia Conti.
Ramonte è vecchio.
Ha fatto il suo tempo.
La sua mente è offuscata dall'odio.
Il suo è un delirio di morte che serve solo a placare la sua sete di vendetta.
Se non sarà fermato porterà tutti alla catastrofe. Dici bene tu.
E che cosa bisogna fare per fermare quella giudice? Non bisogna fare niente.
Niente?
Silvia Conti non sa nulla più di quanto già sapesse.
E inoltre dopo l'assoluzione di Ramonte è un magistrato sconfitto.
Non ha più alcun potere. La sua sola carta era Giulia Mercuri ma io glielo ho
sottratta prima che potesse usarla.
E cosa dobbiamo fare, Corramonte?
Il professore sta male, poveretto.
E se voi lo volete, starà sempre peggio.
La sua malattia è un veleno che io gli sto facendo somministrare lentamente.
L'arsenico uccide poco alla volta, ma inesorabilmente. È un metodo antico, che
ha precedenti illustri, e che non fa rumore.
Ma se voi lo volete, io sono pronto a fermarmi.
Potete ancora salvarlo. E salvandolo, perdere voi stessi.
Se lo seguirete, finirete nel nulla.
Questa vostra congrega è un relitto del passato che deve essere cancellata,
spazzata via, insieme con i suoi ridicoli rituali.
Voi siete qui per accapararvi una poltrona, per concludere affari modesti.
Appalti truccati, estorsioni, abusivismo edilizio. Un esercito di roditori che si
agitano squittendo per una crosta di formaggio. Adesso basta!
Io non mi faccio insultare da questo sconosciuto.
Ma chi sei?
Che cosa ne sai dei nostri affari? Dicono che l'ultima cosa che un uomo
vede prima di morire resta impressa nella sua retina finché i vermi non se
la mangiano. Se adesso io premo questo grilletto, avrai tutto il tempo che vuoi
per conoscermi. Un'eternità.
Tienila tu questa.
Come vedi io non ne ho bisogno.
Io non ho mai fatto parte di tribù come la vostra.
Io ho sempre operato da solo, per me stesso, e da solo un tempo io ho
conquistato un impero. E adesso che cosa ci proponi?
Vi propongo di capire dove va il mondo, di capire quali nuove vie si sta
scavando il fiume del denaro.
Vi propongo di diventare i protagonisti di questo processo.
Noi abbiamo enormi possibilità, noi possiamo diventare il centro di questo
universo in movimento.
Come?
Non serve più fare la guerra allo Stato, basta usare le leggi che ci sono e
costringere il potere centrale a farne delle nuove, su misura per noi e per i
nostri interessi.
non più meschina velleità di separatismo intrisa di bassa politica e di modesto
affarismo ma reale autonomia da ogni potere che ci consenta di diventare il
territorio intoccabile del nuovo potere finanziario la capitale della nuova
economia quello che la Svizzera è stata per il
capitale industriale E che i paradisi fiscali sono per il capitale
finanziario. Oggi noi possiamo e dobbiamo diventarlo domani per la nuova
economia globale. Un colossale portofranco che scavalchi le leggi e le
frontiere. I grandi capitali, legali e illegali, ormai mischiati e
indistinguibili tra loro, troveranno qui il loro più sicuro rifugio. E cosa
dobbiamo fare noi per ottenere tutto ciò? Noi abbiamo in mano due armi che se
usate nel modo giusto ci daranno una forza immensa.
L'archivio di Ramonte ci consentirà di gettare una rete di veleni e di ricatti
nella quale finirà per dibattersi una parte della classe dirigente di questo
paese. È un potere enorme, diabolico. Alla fine nessuno oserà opporsi alla
nostra richiesta di nuove leggi, le nostre leggi.
La seconda arma siete voi.
Voi sarete la nostra polizia sul territorio.
E così sulle rovine della cupola...
noi costruiremo la più grande zona franca dell'economia mondiale, al riparo
dalle leggi anacronistiche degli stati e aperte invece alle nuove logiche del
mercato mondiale.
Allora che devo fare con Ramonte?
Mi fermo o vado avanti?
Io dico che ha ragione, che dobbiamo andare avanti.
Se è d'accordo lo dica.
Non puoi venire subito da noi, Anna.
Io devo partire per un lavoro importante.
Ma appena ho finito correrò a prenderti. E' solo rimandato tutto di un po'.
Vedrai quant'è bella la tua stanza.
Alfredo e io non abbiamo cambiato idea, sai?
Anna!
Anna!
Aspetta!
Mi dispiace, signora. Non capisco le sue intenzioni. A questo punto sono
costretta a rimettere tutto al giudice. Le ho chiesto soltanto un rinvio dell
'affidamento. Era lei che mi aveva fatto fretta e aveva illuso Anna. Lo sa che
aveva già fatto i bagagli?
Malgrado questo contratempo, la prego di credere che la nostra volontà di far
vivere Anna con noi è sempre la stessa. Mi dispiace.
Vedrò di parlare col giudice e cercherò di ottenere una nuova data per l
'affidamento.
Non c'è niente da spiegare, Silvia. Erano mesi che aspettavamo questo
momento, tu più di me. E invece hai mandato tutto per aria.
Devo andare a Roma, te l'ho detto. Me l'hai detto, ma non ci credo che devi.
Ho bisogno di un consiglio, di qualcuno che mi aiuti. Avevi promesso che ti
saresti messa in ferie per stare vicino alla bambina, almeno i primi tempi.
Hai cambiato lavoro apposta.
Allora io vado. Buon viaggio.
Ti prego, non farmi partire così.
Scusami, scusami, ma sono esasperato. È sempre quella storia, non finirà mai.
C'è qualcuno in pericolo. Non me la sento di chiudere gli occhi e girarmi
dall'altra parte.
Avevi detto che tutto questo non ti riguardava più.
Ti eri guarita da quell'ossessione. Io ci ho creduto, ti ho dato fiducia.
A volte la vita privata deve passare in secondo piano.
Ci sono problemi più gravi che vanno affrontati, ai quali non ci si può
sottrarre. Parli come Giovanna d'Arco.
Hai sentito le voci?
Va bene, mettila così se ti fa piacere. Tanto ci sono abituata. Nessuno mi
ascolta, anche mio marito mi prende per una visionaria.
Ma io sono solo preoccupato per te.
Non è cambiato niente.
La cosa che voglio di più al mondo è stare con te e con Anna.
Stai solo attenta, Silvia.
Se continui a inseguire il tuo passato, rischi di distruggere il nostro futuro.
Ha ragione, Alfredo.
Il mio forse è proprio un vizio.
Sì.
Sento le voci, come se fossi chiamata da qualche forza superiore.
La giustizia, il diritto, l'umanità intera.
Invece dovrei imparare ad amare gli esseri umani uno per uno.
Alfredo, Anna.
Essere moglie, essere madre.
È questo avere una vita, una vita privata.
L'umanità è troppo lontana e forse non avrà mai fino in fondo
giustizia.
E io intanto avrò perso l'ultima possibilità di amare e di essere amata.
Cosa ti è successo?
Perché piangi?
Che cosa hai?
È per Dimitri?
Sta male di nuovo?
Aiutami per favore.
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