All language subtitles for Orazi e Curiazi 3 - 2 - Lino Banfi 1977

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Original subtitles

Ma che c'è sta il fiume? Ma c'è stanno pure i nemici!

Frenale!

Ols!

C'è il fiume!

E lì ci sono i romani!

Guardate qua per delle manovre militari!

Con il rischio, oltretutto, di giocarci tutte le ferie!

Ha ragione, direttore. Ti faccia valere, lei che può.

Mi farò sentire.

Se mi farò sentire, carina, andrò molto in alto.

Beh, lei, cretino, chi vi ha detto di entrare?

Direttore, ma è il padrone di casa.

Ah, sì?

Carissimo! Permette, mi presento. Io sono Mezio Fupezio, capo del personale

dell'Ambrosius S.R.L.

Ave.

Usi locali. Carina, dica anche lei ave.

Ave? Ave!

No, voglio dire, le pare possibile bloccare una gita socio-culturale di un

gruppo di lavoratori in vacanza per delle manovre militari?

No,

perché di manovre militari si tratta?

Secondo lei, quanto tempo dureranno questi giochetti militari?

Oh, questi cretini!

Permette, direttore, ci penso io. Sì, cara, faccia lei, faccia lei.

No, forse io non mi sono spiegato bene.

Ma, a suo parere, quanto tempo dovremo rimanere davanti a questo fiume?

Io non ho capito bene il suo nome prima.

Tacito, appunto.

Dunque, il nemico sta di là e noi stiamo di qua.

Bisognerebbe... Scusa!

Oh! Pazzo, faccio.

Tacci tua.

Dunque, si dovrebbe fare qualche cosa.

Attaccare il nemico, non se ne parla. Gli invasori sono loro, quindi la prima

botta la devono tirare loro.

Noi, magna, avevamo magnato.

Quindi, che potremmo fare?

Fatemi un po' pensare, eh?

Fatemi un po' pensare!

Anco!

Anco! Anco!

Anco! Anco! Anco! Anco! Anco!

Anco!

Anco!

Anco!

Sì, ma il Depliano una cosa e il direttore un'altra.

Se vi foste presi la briga di leggere con attenzione anche le parti scritte

con i caratteri piccoli, avreste capito che in tempo di guerra gli accordi

decadono. Con te, Trani. Il direttore quelle cose lì le sa, perché è uno che

ha studiato.

E ma mi prende mica del mio cucchi per terra.

Sono debole di reni io.

Ma come la metti giù dura? Cos'è che gliene frega il direttore di due reni

qualsiasi? Ma no, no, cari ragazzi.

I vostri reni mi interessano moltissimo, voi lo sapete che io per voi sono come

un padre.

Senza padre io ci avrei qualcosa da dire.

Eh, dicelo papà. Beh, cos'è questa confidenza? L'affetto reciproco, eh. Va

bene, papà provvederà. Ma che papà? Provvederemo per degli alloggi di

fortuna. Ma che fortuna, ho un camping.

Un camping? Che bello, sono comodissime le bigotte.

Le bigotte?

Ma che cosa sono le bigotte? Eh, le bigarulotte, vanno tanto di moda quest

'anno. Ma le bigotte?

Ora sono tende. Tende? Sì, tende, volete le tende.

Hai capito, ci dà le tende, ma guarda io che fila di un campeggiatore.

Cosa ha detto, Curiazio?

No, dicevo le tende, che bella idea.

Ma come ne vengono queste idee, direttore?

Eh?

Caro Tacito, lei

è veramente sortito.

Beh, cosa mi fa dire?

L'azienda dell'operaio, l'azienda del lavoratore.

Residuo, guerra di Troia, prezzo, riorizzo, causa incendio. Ma chi la fa

entrare? Non sono venuti in questa pubblica piazza a vendere le bisce e le

ciabotti, ma bensì la tenda dell'operaio, la tenda del lavoratore,

che potete acquistare da qui presente sul forio, sinonimo di garanzia. Ma se

ne vada, cretino! La ringrazio, lei è veramente gentile. Tenda fornita di

bivalvola per foriocitta, puzza, fetosa, notturna, tre posti, estate, inverno.

Esca, cretino! La ringrazio, lei è veramente gentile, vedo che se ne

intende. Ah!

Ah, mi voglio... rovinare, mi voglio rovinare, che cosa ti ci vado a mettere

nelle tre tende? No!

No! No! No! No!

A Vespasiano!

Occupato! E te pareva, quando c'è il bisogno, Vespasiano è sempre occupato.

Tiburzio!

Pensaci a te, procura un po' di legna per poco.

Ok, capo.

Beh, che c'è ancora?

Mi offro per la prima azione.

Sì? Vuoi far qualche cosa?

Eh? Vabbè, porta metronia. Ah, porta metronia, dunque, a presente la

piantica, si va giù in fondo, c'è una fontanella, volta a destra.

Adonto de mamma, ho detto porta metronia, tronia la schiava, quella

colorata, quella scura, quella che sembra un cioccolatino, tronia, capito?

Vado, chiamo e torno. Che hai detto?

Chiamo. Permesso?

Entri, entri pure.

Ma mi son detto, vado a fare due passi, poi passavo di qua.

Allora ci ho portato questi.

Oh, grazie del pensiero, ma non ti doveva disturbare. No, ci volevo dire di

oggi. Io col meteo Puffezio lì ci potevo anche tirar via le mutande. Solo che mi

dispiaceva fuor nano.

Ma come si permette di chiamarlo nano?

Non dimentichi che è il nostro capo del personale. Ed è una persona degnissima.

Solo dice lei.

Lo dicono gli altri.

Ma lo sa che una sivire dal Balonga mi ha detto che il dottor Puffezio

diventerà il prossimo direttore generale?

Mi allaccia, per favore?

Sì, certo, con piacere.

Che c'è, Curiazio, è timido? No, è che non voglio approfittarmene di una donna

debole e indifesa.

Debole e indifesa?

Uè, me lo potevi dire subito.

Se è questo che vuoi, Curiazio ti fa vedere come ti stende una donna in tre

secondi netti.

Curiazio, lei non ha capito niente. Le volevo dimostrare che le sue idee sono

preconcette. Ma non ti scusare, bambino, venghi!

Ma cosa crede che sia una donna, un oggetto da usare?

Ma mi!

Ma mi cosa?

Mi sono da quei che parla e no. Appunto, parla, tocca, fa, ma cosa fa?

Faccio piangere, bambina.

E a testimoni, posso io perdere la bellezza del mio viso se non è la

verità?

Le cause dell'arresto dell'esercito sul fiume, ma lo sapete la colpa di chi è?

Lo sapete, no? È di quel cretino di mio marito, Tullo Stiglio, re di Roma.

Mi sia consentito dire, cara Simpronia, che in questo momento, tanto

doloroso per la nostra nazione, con il nemico alle porte... Ma quale

nemico? Nemico?

Siete voi che avete fatto credere, ma quando mai?

Ma quelli, gli albalongombardi che stanno dall'altra parte del fiume, che

nemico? Quelli sono dei normali villeggianti turistici che stanno

facendo una gita di piacere.

Mi ricordo una volta una gita di piacere pure io, a Mergellini, con uno schiavo.

E che è successo, mamma mia, follie, follie, mamma mia, come divertì. Ma che

stavamo dicendone, che stavamo parlando?

E proprio per questo, cara Cimpronia, dovresti convincere tuo marito Tullo a

dare l'ordine di attaccare.

Ah, questo che è quello che volete, il solito piacere, si capisce? Come ci

stanno gli scandoli, le sfavorevole congiunture, la recessione industriale,

e noi che facciamo? Per far distrarre il popolo, lo facciamo... combattere contro

gli alberoni non combattere, ma fa molto piacere, come parlo tu, fa molto

piacere. Ah, qua il colpevole è uno solo, è mio marito, immagino sposato per

tenare, che potrebbe, che è un cretino, sarà la mattina, si avvicina ai specchi,

a così, a si guarda sempre, ma com'è possibile, io invece ai specchi, ma che

io, è schifo, i specchi.

Uffa, finito?

Ancora un cin cin, maestà.

Manicure?

Ah, ah, ah, arrivo.

Per carità di Giove, ancora quella manicure A-A-A? Dove l'avete trovata,

sul messaggero? No, no, questa qui è una gran macellara, mi ha rovinato tutte le

mani. Io da domani voglio un manicure uomo, anzi, un maschio.

Capito, frangé?

Frangé, maestà.

Stora checca, passami lo specchio, va. Finito o non finito, levami questa

maschera che non ne posso più.

Dai, eh?

Ecco, ecco.

Voilà, ecco.

Che mi dici? Perfetto, perfetto. Tu trovi?

Che spavento.

Ah, no, e me fai male tu.

Però, chiamo forte.

Come ti chiamo?

Petrus. Lo schiavissimo che fa benissimo. Bravo, ti promuovo

pretoriano. Francesca. Sì, maestà? Fiamme lo sporberino. Subito, maestà.

Come saltella oggi.

Come bello.

Ma che pelle! Ma che palle, Francesca mia!

Ma è stata oggi, chiameranno Re Sole!

Re Solo, vorrei dire! Ci fosse qualcuno della mia famiglia che mi venga a dire

come sto!

E come sto?

Come uno stronzo sto!

Fai, fai!

Fai, figli, tu! Io, maestà?

Tu?

E quando mai?

Almeno mia moglie!

Sennò uno a che si sposa a fare?

Sempronia!

A Sempronia!

Sempronia, dove sei mogliettina mia? Dove sarà finita sta sgallettata?

Claudia, ma se... Hai mica visto mamma?

Mi toccano dove il mio debole come una pipera sarà.

E no, babbo.

Che matta.

Appia. Sì.

Hai visto la mamma?

No, papà.

Terarella, hai visto la ma... La prendi, papà?

Oh, sì.

No.

Dello tu.

Mangia, mangia, mangia, bella.

Parla più piano che il retullo sta a sentì.

Che vi stavate dicendo?

E stavamo parlando della guerra. Chi ha vinto? Chi ha vinto e chi deve vincere.

Se non dai l'ordine di accadere, posso morire subito, ciò voglio perdere, va?

Donna, non ti dimenticare che io sono il tuo re.

E voi che scevede da guardare? Beh, noi andiamo.

Smammare, filare, uscire, fuori, tela!

Scusate, sono mortificato. Quello mio marito è un po' nervoso, sì.

Scusate tanto, abbiate pazienza.

Arrivederci.

Caffone. Trattare così i tuoi amici.

Perché quelli sarebbero amici?

Certo che sono amici. Loro combattono per conservarti il trono. Loro

rischiano, rischiano.

Rischiano, rischiano.

Signore e signori, buonasera e benvenuti al rischiatullo.

Allegria, allegria. Che allegria, fai una volta tanto l'uomo. Manda un

messaggero al fronte con l'ordine di attaccare. Sì, e tu cerca di fare di più

la donna. Cerca di occuparti di più della tua famiglia. La mia famiglia?

Oddio, la mia famiglia.

La mia famiglia, mi sacrifico per la mia famiglia. Perché che c'è che non va

della mia famiglia? Avanti, parla. Lo sai che cosa fa tua figlia Claudia tutto

il giorno?

Canta. Per forza, è melomane. Ma che cosa c'entrano i meluni adesso?

Ma che meluni? La cretina ama la musica. E Appia?

Antica. Ma che antica, nuova. Appia che cosa fa?

Appietta. E piromane. Ama la pira. Il fuoco.

E Perarella?

Gassata? No, ma Perarella Gassata. Ma che Perarella Gassata? Tua figlia che

cosa fa, Perarella? Ah, è ninfomano.

Ah, ama le ninfe.

No, scopa.

Pessaggero da Roma.

Pessaggero da Roma.

E' arrivata la settimana di mistica?

Ehi tu, attento!

Chi, io?

Tu, idiota!

Presto, un messaggio dal re. Dov'è il comando? Da quella parte!

Ambulanza! Ambulanza!

Ma che succede? Il messaggio! Il messaggio urgente!

Lo porto io!

Luce, messaggio urgente da Roma.

Nipote mio carissimo.

Sì, zio.

Vorrei farti notare che quelle mutande sono mie.

Me le tolgo subito, zio.

Mi cognato Duglio Stilio, terzo re di Roma.

Ordina, attaccate, attaccate, attaccate, ma attaccate a sto

ciufolo.

Qui Ruggero Sorlandos che vi parla dal campo romano lungo il fiume Aniene,

situazione di stallo fra Roma e Alba Longa.

Le ragioni vanno ricercate nel modus vivendi, nel modo di vivere delle

società sia romana che alba longobarda. Quella romana è praticamente

ridotta in maniera tale che è impossibile che nei secoli a venire si

possa raggiungere livelli così bassi. La corruzione, il

peculato, la paranoia e il...

Paraculismo, regnano sovrani.

A causa della mancanza di igiene, Roma è invasa dagli

insetti per allontanare i quali vengono accesi grossi falò da

giovani volontarie. Quanto?

Cinquem conguantum.

In quanto agli alberghi a gestione statale i clienti troppo spesso

malcontenti per il trattamento ricevuto preferiscono, come si dice,

andarsene all'inglese.

La società Alba Longobardi invece era tutta un'altra cosa.

Retta e guidata da due entità superiori, il sindacatum e il partitum, era

arrivata al suo massimo splendore.

Gente seria, come si dice lì Alba Longobardi, dedita al lavoro.

Il padrone dice che da domani dovete produrre di più.

Via in volontà sua!

Alla fine del lavoro, l'ordinato ritorna a casa con la biga pendolare.

A casa, la cena con il tipico cibo locale, il panettonem.

Grazie, Mottam.

Eh, sì, scopa, scopa, con le carte però, perché per il resto, eh...

Perché modestamente il Curiazio, la sua ideina erotica, ce l'avrei anche.

Non per niente mi chiamo nel Marte della Ghisolpa, perché io c'ho sempre la

lancia in resta. Ma dai Curiazio, come facciamo se siamo qua bloccati per le

manovre militari dei Romani, eh?

Le manovre dei Terroni ci hanno rotto a tutti i coglioni, ma mentre voi non

usate la testa arriva il Curiazio con la lancia in resta.

La lancia in resta.

E potrebbe passare la riviera portando con noi caselle e barbera Per giocare

con le donne romane che come sapete sono tutte punzelle Sono tutte punzelle Il

nostro capo che ne è un gran pipù non vuol mica darci l'autorizzazione Noi che

siamo pulvi evitiamo lo scherzo e andiamo nel culo a mezzo bupezio A mezzo

bupezio Carissimi, mi fa molto piacere constatare che il vostro morale è sempre

alto Comodi, comodi, comodi

E chi è che ha avuto, grazie, questa brillante idea di fare dei cori?

Lui! Ah, il curiazio!

Bravo, complimenti!

Nella canzone io ho sentito che si ipotizzava di attraversare il fiume.

Fra le altre cose... Ha finito?

Beh, insomma, modestamente... No, no, no, l'ho sentito, me ne compiaccio, sì,

perché era ora che qualcuno attraversasse il fiume e andasse dal

comandante delle manovre per chiedergli il permesso di proseguire per Roma.

Eh sì, questo è un incarico che io voglio affidare a lei, caro

Cugliacchio.

Lei è troppo buono, è un padre, io non merito tanto.

È un ordine!

Desidero un rapporto dettagliato tra un'ora.

Divertitevi, cari.

Divertitevi, divertitevi.

caro bardo, che non è attirato dai piaceri della carne.

C'è fuori uno, dice che vuole essere ricevuto.

E proprio adesso?

E dire che c'è una riunione, no?

E non posso, mi ha visto entrare con la carne.

E beh, beh, beh, dire che c'ho una colazione del lavoro.

Ave Anco!

Riverisco, reverendo.

Proprio di lavoro sono venuto a parlare.

Tu facetta nera, portami qualcosa da bere.

Qui non ti rispettano gli ordini ricevuti da Roma, portati

espressamente con sprezzo del pericolo. L'ordine era categorico, attaccare.

Perché non ne so affatto?

E perché che... Niente scuse, si passi subito all'operazione attacco. Sì, ma

insomma... Siamo d'accordo? No, siamo d'accordo lo dico io, eh? Siamo d

'accordo lo dico io!

E vabbè, dillo tu. Siamo d'accordo!

Comunque tengo a precisare che siamo assolutamente impreparati ad un

eventuale attacco di sorpresa.

Grazie, figliolo carissimo. Devo dire che questo non è vero. Proprio mio

nipote Orazio vigila su tutti noi.

Ma come facevo a dirci di no?

Eh, per un anno mi faceva pena.

Ma va la curia, si fa minchia il bamba.

Lo sanno tutti che quando vedi il messio diventi una piccola.

Ehi, se volevi vedere la vera umana, che ne va? Non c

'è mica paura, no?

Ehi, ma io non c'ho mica paura di niente, sai?

Io c'ho un fratello che tira di box, giuro.

Uè, non fate mica così perché mollo tutto e torno a casa, eh?

Uè, la mummia, prepara il pescheretto che salpiamo.

Uè, ci sarà mica pericolo, né?

Eh?

Così detto?

C'ho come un senso di malessere generale.

Ho la febbre, eh?

Sì, senta.

Non ci andrebbe mica lei dall'altra parte, al posto mio?

Pagando, si intende.

adesso dovranno attaccare. Ma non è vero niente che ci stanno attaccando, se la

fanno sotto peggio di noi altri.

E questi mi sanno che la piantano, e così mi fanno piantare, un coccolone.

Caga sotto, vi siete nascosti, ma io ho un'altra tempra, io mi voglio battere. E

che se te lo batte, dai a capocciare contro il muro. E infiammerò gli uomini

che mi seguireanno.

L'alba al lungo bombardismo.

Sono la regina della cucina, uno specchio presto, uno specchio.

Tuo marito non ti merita proprio.

Hai ragione, ma lo sai che sei intelligente, come me non ti ho visto

mai. Mamma mia, senti, stasera... Il sugo!

Eh, non essere geloso, mamma mia, ma che a niente a niente sei diventato geloso.

C'è per tutti, c'è per te, c'è per lui, per tutti quanti.

Senti, vieni qua, senti, ti voglio dire una cosa, ma lo sai che le cose a fronte

vanno male?

Ah, sì? Eh, nemmeno De Carolinci si è riuscita a smuovere quel mio fratello

Anco, sì.

E i senatori che vanno e vengono perché vuole che si dichiara la guerra

ufficialmente. Ma che posso fare io? Che posso fare io? Come faccio a convincere

a mio marito Tullo?

Eh, in fondo sei sua moglie. Eh, hai ragione, tu hai ragione, eh?

Com'è difficile essere donna, figlio mio.

Voi siete due maschiacci, non sapete che significa.

Io l'ho sposata per denaro.

Eh, sì, se no mi sposava a chi? Che, che, che, che?

A proposito.

Mi è venuta un'idea.

E questa sarebbe la mia guardia personale.

E voi dovreste aver cura del mio... corpo.

Ma se non ci avete fiato neppure per respirare.

È il corpo di vostra figlia Appia, che ci fa sempre cantare.

Ah, è questa la maniera di aver cura della vostra uniforme? È il corpo di

vostra figlia Claglia, che ci fa fare sempre la prova del fuoco. E certo, e

poi non ce la fate a stare dritti in piedi. E tu?

E per via della nostra figlia Perarella, che ci fa sempre... No, zitto!

Ho capito tutto, ho capito tutto.

Fabia, Claudia e Perarella.

Adesso gliene dico due, ma quelle acqua, credi?

Sempronia!

Sempronia!

Ehi, pretoriano, hai tu visto mia moglie? No, maestra, vostra moglie qua

non ci sta.

Strano, non ti ho mai visto qua a palazzo. Fai parte della mia guardia?

Magari, maestra.

Oh, se ne può sempre parlare, se ne può sempre parlare.

Sai, la mia guardia del corpo è ridotta a minimi termini, causa, figlie, per cui

ho deciso un certo rinnovamento.

Il pretoriano del sud va molto di moda quest'anno. Ti piacerebbe far parte

della mia guardia del corpo?

Sì, sì.

Si frangisse?

No, sono napolitano. Ah, levete sta corazza. Sta corazza, gnerno, gnerno. E

levete sta corazza. Sta corazza, gnerno, gnerno. Se non ta vuoi levare, io non ti

assumerò. Se non ta vuoi levare, io non ti assumerò. Ah, sì, qua,

qua, a me.

Se non ti vuoi levare, io non ti assumerò. Se non ti vuoi levare, io non

ti assumerò.

Eccolo qui. Eccolo qui. Eccolo qui.

Eccolo qui.

Eccolo qui.

Porco traditore! Ma Sempronia! La maledizione degli dèi e degli uomini

cadrà su di te! No, sul rettullo non si può!

Ah, no?

Mia dolce Sempronia, non fare scambio! Ehi!

E allora filmala, la dichiarazione di guerra contro il balonco!

Queste birro non scrivono mai! E io sapevo, che c'è stavate!

E pertanto il senato al nome del re ordina di dar lettura dell'allegato

paperino.

Paperino? Paperino, mi letto figliolo, paperino, piccolo

papiro. Eccosi, dell'allegato piccolo papiro, allora pipirino.

Quale formale dichiarazione di guerra agli albalongobardi.

Benissimo, sarà fatto. Oh, ma mica posso leggere io, mica mi posso abbassare.

Arrivederci e vai tu.

Non posso, ho mal di gola e poi non potrei credere.

Mi pare giusto. Allora, chi chiamiamo?

Potremmo andare a chiamare Orazio, mio nipote, e un giovane di buona qualità.

Orazio? Ah, quel coglione, quello arte, grosso. Manniamolo a chiamare. Non c'è.

E dove sta?

È andato dalla sorella che è il vestale da pollo. E come si chiama sta sorella?

Pompilia.

Mio dolce fratello, qual buon vento. Vento di guerra, vento di eroi. Ma non

parliamo di me, tu piuttosto. Come ti trovi qui?

Benissimo. Come ti trattano?

Benissimo. Stipendio?

Ottimo. Previdenze?

Tutto a posto. Marchette?

Da morire. Sono molto contento. Avere una buona posizione è molto importante.

A chi lo dici?

Ciao.

Chi è? Una tua collega? Sì. Quanto è cara.

Oh, mica tanto.

Senti, Pompilia, visto che sono qui, io vorrei, se fosse possibile,

approfittare, perché sai, noi militari ci capita così di rado quando siamo

sotto le armi.

Orazio, ma allora tu sai.

Sì, so che ingraziarsi gli dèi prima della battaglia è molto importante.

Ah, il tempio è là.

Andiamo.

Che solennità. Oh, compiglia, vieni che c'è un cliente per te.

Vengo subito, madame.

Chi è?

È la superiore.

Adesso devo proprio andare, hai sentito?

Vai, vai.

Pregherò anche per te.

Torna presto.

Apollo!

Astrono!

Vieni avanti, Orazino.

E'

buona

luce? Sì, io. Ah, ridaglie. Caro Orazio! E' arrivato il momento tuo.

Conta pure su di me, Duce.

Oh, e pianta l'agosto, Duce. Sì, Duce. Guarda che questa è una missione

pericolosa, eh? Chi farà parte è morto, vissuti assai. E tu sei coraggioso.

A dire le mie virtù basta un sorriso.

Che avevo detto?

Grande e grosso.

Ascoltami. E' giunta l'ora delle decisioni irrevocabili.

La dichiarazione di guerra deve essere letta.

Agli ambasciatori di Alba Longa.

Nipote mio carissimo, quanto sei stronzo.

E stupisci.

Ma, Curiazio. Uè, hai visto com'è lungo?

E con questo pugnale qui, mi suiciderò, se tu non cedi al mio amore.

Ma che aspetta, lo faccio.

Uè, e me lo dici così?

E va bene, ma prima di morire, uccido te.

Curiazio, no!

Ti sei presa paura, eh? Ma non vedi che è finto?

L'ho comprato alla Standam.

Retino!

Orazio, in ginocchia te.

In occasione della dichiarazione di guerra,

eccetera, eccetera, eccetera.

Per ordine di sua mestera, eccetera, eccetera.

Per fatti di eroismo, eccetera, eccetera.

Perché sei... Caporale.

Arsene.

Tronia.

Portami i pasticcini.

Non sentire. La medaglia. Ah, la medaglia. C'è pure la medaglia.

Arri in ginocchia.

Medaglia.

Medaglia.

Arri.

Un buono Eros da consumarsi prendi alle rinomate grotte da

pollo, valido per una doppia. Purtroppo nel campo dell'edilizia

non siamo riusciti a ottenere permessi non regolari, essendo risultati

i funzionari del comune di Roma del tutto incorruttibili.

Questa qui speriamo che se non la bevono perlomeno la mangino, perché se no...

Addì, eccetera, eccetera, le solite balle ed io.

Non si preoccupi, commentatore, ci penso io.

Piuttosto volevo ricordare che si sta facendo tardi e... Eh già, uslavia, te

che resi un, Gregorio!

Allora, sta ruota del mese, cosa facciamo?

Un minuto e ho finito.

Eh, un minuto, perché quell'agnello, usli, non costruisce più le bighe come

le costruiva una volta nei miei tempi.

Arrabbiato, altre bighe.

Ma... Scriviamoci una letterina che siamo dietro. È inutile, comandatore.

È in Libia per accordi. In Libia?

Ma cosa va a fare in Libia? Ma si è bevuto il cervello, si è montato la

testa. Cosa va? A trattare coi terroni?

Che più di religione. Gregorio!

Comandatore, ho finito. Quando lei che vuole possiamo partire. Subito partiamo,

che per me sta lontano dagli operai.

Come se fossero i miei figli. Andiamo. Andiamo a trovare quel pirla del meteo.

Stiamo in guerra.

Sì, direttore.

Certo, direttore. Niente direttore.

Comandante. Comandante, mi comandi.

Curiazzi. Non facciano spiritoso.

E mettetevi su, attenti!

Da questo momento siamo tutti militarizzati.

Chiaro? Sì, ma... Un soldato non dice mai, ma... D'accordo, ma un soldato ha

anche le armi.

Proveneremo. In qualche modo si farà. Ma ricordatevi che da oggi...

Bacco, tabacco e venere riducono il soldato in cenere. Sì, però... Però

cosa? Era piacevole.

Beh, fiato!

Pavis, Mezzio, Mezzio Fufezio, come va?

Abbiamo sempre il vizio di alzare un po' il gombito?

Il comandante Mezzio Fufezio non beve in tempo di guerra.

Non alza? Beh, no.

E voi, fianco sinistro, avanti !

Incredibile ! Chi l'avrebbe mai preso

? Ma bravo ! Ma bravo il meteo ! Ma lo sai che lei ha avuto un'idea

meravigliosa ? Modestamente ! Ma che cosa allude ! Ma come, non faccio il

modesto ! Alla guerra, no ? Alla guerra, si senti, si senti meglio ! Grazie,

commendatore !

E pensare che noi quando parlavamo di lei, lo chiamavamo quel coglione del

meteo.

No, no, ma tante volte anche quel pirra del meteo.

Ma lei lo sa che noi quando in consiglio d'amministrazione volevamo dare del

cretino a qualcuno come lo chiamavamo?

Dica lei, io non guardo. Come, come?

Meteo.

È vero o no, signorina?

Sì, commendatore, lei ha sempre ragione.

Grazie. Sì, caro, ha sentito, è contento adesso.

Lei è troppo buono, commendatore.

Ma non capire il mezzo, cosa gli combina?

Ti trae in piedi una guerra.

Arriviamo noi, la vinciamo proprio perché siamo abituati così.

Arriviamo a Roma e la conquistiamo.

Una volta conquistata, troviamo in piedi una speculazione edilizia che non

finisce più.

Un Colosseo lo facciamo lì, un arco di Tito dall'altra parte, la soppa di

Cecilia Vitella lì davanti. Poi facciamo l'Eur con la piscina come l'Iroscalo di

Albalonga. Guadagniamo una valanga di Sesterzi.

e li portiamo tutti in Elvezia, alla barba della Galizia e dell'Eucresia,

perché tanto per me è un'inesia.

Bravo, Messico.

Ah, guardi, le devo dire e confessare che quando è scattata l'idea di questa

guerra, idea eccezionale che lei volta sua ha voluto far notare, io ho pensato

immediatamente agli interessi della ditta.

Ho capito.

Ho capito e mi dica quanto.

Ma come dottore, non penserà che... Io penso.

Io devo pensare guai se non pensassi, sono andato per pensare. E lei che non

deve pensare mi dica quanto.

Un percentuale, ma benissimo.

Signorina, prepari un contratino per il mezzo irregolante. Sì, comandatore, lei

ha sempre ragione.

No, io veramente vorrei essere nominato direttore generale.

Mezzio lei è l'ultimo dei romantici.

E mi ha colpito nel muscolo, perché questo significa attaccamento alla

ditta. E naturalmente comandante generale sul campo in tempo di guerra.

Perché vede come... Signore, la mia moglie ha uno zio colonnello. La mia

invece no.

Me ne dispiace.

È per tradizione familiare. Io ho il comando nel sangue.

Quale comandante in capo della piazza le chiede una fornitura di armi, viveri e

sommeggiati per l'esercito?

Eh zio, faccia lei, io ho il grano e basta, no? Compri quello che ce la

comprare e non mi faccia la cresta sulla spesa, possibilmente. Ah, se non fosse

il mio padrone io la metterei agli arresti. Ma dove vuole che trovi qua

delle armi? Dove posso trovare delle armi? L'arma del operario, l'arma del

lavoratore, freccia a tre punta, defetto, bomera incorporato, produzione

batterina. Ma cosa fa lei qui? Se ne vada! Cosa ce ne facciamo delle frecce

senza gli archi?

Cretino! La ringrazio, lei è veramente gentile.

Arco flessibile, ad effetto pilotato, budella di porcone marchigiano,

garantito, vero? Ma cosa ce ne facciamo degli archi e delle frecce contro le

legioni romane? Ci vogliono armi moderne, bis cretino! La ringrazio, lei

è veramente gentile! Ah!

C'è scottato il legionario, c'è scottato il legionario! Parli focate di pezze

greche, il miracolo di Dio, il miracolo di Dio! Ciao, ciao!

Ciao, il giorno dopo che storia? Lei vende, io compro, compro tutto, le

palle, la pezze greche, i miracoli, dammi il grano!

Io pago, pronta a casa, 3% di sconto, il resto 30, 60, 90, ciappa al grano.

Sono armati i Longobardi, sono armati i Longobardi.

Il capo del partitum, Alba Longaro.

Questa guerra non t'ha da fare, né ora, né mai. Poi Falcetti, guarda che il

capitale non molla.

Bella sta frase.

La giudicheranno i posteriori? A nome dei lavoratori che mi onoro di

rappresentare, vi invito alla riflessione.

Propongo che la cosa venga discussa al tavolo delle trattative. Ah, il tavolo

dell'operaio, il tavolo del lavoratore, toh, teo!

Oh, Giucceveglia, Esciapora, casa mia, chi stia a casa, l'allaria. Sono Lucia

Albertis e ricevo martedì e giovedì, previ appuntamento.

Prego, si accomodi, signora Alberti.

Chiamatemi pure strega. Ma prego, si accomodi da questa parte, la vieni? Ma

lei è la superiore di Pompiglia.

Pompiglia? Non c'è. La sei tutta la sera occupata col capo dei bardi, venuto

espressamente da Roma.

Per la funzione.

Ma se la vuoi chiamare funzione, parola lei. Ma si accomodi, si accomodi.

Devi aspettare un pochettino, eh? Va bene, va bene.

Sai com'è, la carne è debole, l'uomo è cacciatore.

Io ho un buono eros, ma non so che cosa farà, anche a me non viene chi per

divertirmi.

E chi è di mano?

Ma l'oroscopo, non me l'ha preparato.

Voglio sapere cosa dicono gli astri.

Ah, gli astri, già.

Finché la barca va, lasciala andare.

Però attenzione, che potrai incontrare due nemici insieme addormentati che di

te si sono innamorati.

Attenta al gracidar della cornacchia, scegli soltanto l'uomo con la macchia.

Attenta al raglio querulo del mulo, la macchia rossa trovasi sul culo. Il

possessore di si fatto segno, un giorno senatore sarà del regno.

Ma...

Cosa vuol dire?

Ehi che ne sa, c'è questo dicono gli altri e questo ti dico.

Balci c'è, banchino.

Ciao Barbetta.

Ma lei... Borzoldo Dino, ma non ti piace?

Ma che fai? Ma che fai signorina? Parliamo a sorella. Ma che cosa è paura

Romano? Non fanno mica niente, sono innocue.

Dai, vogliamo andare?

Aspetta un momento, dai che gli diamo una mano, è un amico, eh?

Dai Romano, che siamo tutti con te!

Forza Roma, forza Roma! Chi mi cercava?

Pompilia. Orazio.

E che tocco di vestana!

Come ti permetti, è mia sorella. Prega niente.

Oh, è mia sorella quella!

Ecco i soldi.

Però io voglio sapere qualcosa di più di quest'uomo con la macchia.

Noi ci proviamo. Gli spiriti capricciosi assai sono.

Tutto al più, perdiamo 10 sesterzi.

Come perdiamo? Io perdo. I guisquigli. Piuttosto a me mi servono bicchieri d

'acqua. Per l'incantesimo? No, perché tengo seta. Ah.

Attenzione, spiritone, esce fuori dal bracerone.

Signore.

Permettetemi di presentarmi, sono Roberto Gervaso, cioè Pardon.

Sono l'abate Giacomo Casanova.

Chi mi ha chiamato? Federico Fellinis?

No! Sono stata io, la sola!

L'esclusiva Sibilla Cubana!

Peccato. Addio.

Va bene, andiamo via!

Ma almeno un po' di educazione, no?

Non ce l'ho con te. Non è colpa tua.

Non prendertela, Orazio, capita a tutti prima o poi di avere una sorella

vestana.

Scusa, ho rovinato la serata.

Ma no, scusa te, è colpa mia, non sapevo che era tua sorella.

Vuoi bere?

Vino? Vino.

Grazie.

Oh, è buono, che cos'è?

Frascati. Di che annata?

264 a.C.

Piacere, Roma, curiassio.

Orazio, piacere.

Sorelline. Chi è?

Non mi puoi vedere.

Curiazio, è lei?

No, sono colui che hai visto evocato dalla Sibilla Cubana.

Mi sono concessi solo pochi minuti e voglio trasfondere in te la conoscenza.

Basta con la tristezza. Il tuo delizioso visino così è meno bello.

Tu devi essere bella per l'uomo che amerai.

E tu sotto sotto sai di essere bella.

Ma non basta essere belle.

Bisogna anche essere brave.

Sei sicura di essere brava a fare l'amore?

Conosci tutti i trucchi?

Le posizioni?

Una cinquantina.

I movimenti?

Ricordati che non basta la buona volontà.

Ah no?

Ci vuole anche la tecnica.

Pure qui.

Le mani sono fatte per toccare, e tu toccalo, toccalo, toccalo fin dal primo

momento che si sarà disteso.

Agli uomini piace molto essere toccati.

E anche lui ti tocca.

No, no, no.

Sì, sì, sì. E tu da brava, abbandonate le sue carezze. E bacialo, bacialo

dappertutto, dove ti capita.

Naso, orecchie, gola, o torino la ringoiata.

E intanto le mani corrono, carezzano, stringono, brancicano, brandiscono,

annaspano, manipolano, maneggiano, pigiano, stringono, strizzano,

stropiciano, carezzano.

E la bocca?

La bocca sorge.

nemici insieme addormentati che di te si sono innamorati attenta al gracidar

della cornacchia scegli soltanto l'uomo con la macchia la macchia rossa trovasi

sul culo

C'è una fata!

Tarpeia?

Passavo di qua per caso, volevo sapere, notizie dal fronte?

Ti presento un mio amico, è un romano, ma non è mica colpa sua.

Si chiama Orazio, la signorina Tarpeia.

Piazzetta!

Si accomodi, comandatore, si accomodi e mi dica.

Grazie, io mi accomodo, ma siccome se non vado è erroneum.

La casa è sua, mi dica lei, aspetto le sue intenzioni. Mi limiterò a leggerle

il seguente comunicato. Ti limiti, ti limiti.

Il comitato centrale dei condottieri, riunito in seduta straordinaria a

seguito della situazione bellica, decide di gestire la guerra in proprio, a

vantaggio della classe dei lavoratori per la conquista del potere a Roma.

Propone l'organizzazione di una festa popolare ad uso dei lavoratori in gita,

ora militarizzati.

con divertimento di vario genere e l'esecuzione di canti popolari. Chissà

che palle, no dico chissà che palline.

Chi verrà denominata con un nome semplice e suggestivo, Festival dell

'Unità. Pensi che io ero in pensiero?

Scusi, no, è per... Denuncia! L'ingerenza del capitale ha puro fine di

scopo lucrativo.

Ecco.

Vedi, dottore, a prescindere dal fatto che lei deve essere estero perché si

sente nella...

Voi uomini politici quando parlate non è che poi vi spiegate molto chiaramente?

Le dispiacerebbe dirmi il tutto in maniera magari un po' più macchieronica?

Lo farò con una semplice domanda. Mi sta a dire che differenza passa fra Roma,

Alba Longa e il Partitum?

No, no, no, no.

Roma verrà conquistata, Alba Longa conquisterà.

Sì, ma è il partito. Le vanesse d'ere, comandatore, le vanesse d'ere. A me?

A tutti.

Vabbè, a tutti.

A un certo punto, quando c'è la salute, eh.

Pompilia, ma puoi restare qui al tempio? Pregate, basta, vero? Perché... Ora sei

a testa di casa.

Pompilia, vieni che ti cerca qui, vieni.

Vengo, madame. La frase te la finisco un'altra volta. Sì, ma tu...

Tua sorella fa il mestiere più rispettabile del mondo, l'avestana. Ah,

beh.

Adesso me ne vado, vado a trovare il mio amico.

Chi? Quel ragazzo tanto carino che stava con te ieri? Sì, si chiama Curiazio, sta

al campo nemico.

Tu al campo nemico? Sì, io al campo nemico perché Apollo mi protegge. Anzi,

prima di andarci vado a fargli un salutino.

Ciao, compiglia.

Appo! Astro!

Chi sono?

Eh, ciao, Razio. Ma come hai fatto a riconoscermi? Dalla barba, no? Ma sei

finta? Ma va là, Romano!

Allora me la tolgo.

Senti, quella signorina Tartaglia... Eh?

Eh?

Eh? Eh?

Eh? Eh?

Oiti, Tirla, state!

Buonasera, signorina.

Buonasera. Anche lei qui?

Buonasera. Bella festa, eh? Eh, cioè, sì.

Quanto vorrei bere qualcosa.

Potrei andare io. Anzi, vado io.

Grazie. Però che invadenti, questi romani.

Finalmente sono.

O quasi.

L'unica macchia di questo nostro incontro è che c'è sempre...

Tanta gente.

Pupa, sono qui per questo.

Dimmi dove e quando.

Ehm... Domani sera, cena nella mia tenda. D'accordo, puoi contarsi sopra,

guarda. Ssh, sta arrivando Razio. Ecco, ho portato dell'acqua.

Ah, il mio vestito, ma che fa, me l'ha macchiato tutto.

Curiazio. Mi prenda qualcosa per pulirmi, per favore. Vai, vai, vai, vai.

Se vuole potrei anche andare io a...

Prendere qualcosa per pulirle i fili del vestito. Ma che dici, scioccone? Abbiamo

sempre così poca occasione per stare insieme.

Io potrei anche disertare per stare con lei.

Ma non chiedo tanto. Mi basterebbe che lei venisse a cena domani sera nella mia

tenda. Io?

Proprio io? Sì, nella mia tenda. Ma davvero? Wow!

Que' Rogeros Orlandos che vi parla dallo studio mobile nell'anticamera dell

'Olympus. Le vicende dell'umanità sono spesso influenzate dagli dei,

in particolare nel caso delle due città in guerra, due dei tra i più

famosi, Apollo e Marte, meglio conosciuti come Joe

Apollo l'Americanus e Ivan Marte il Russus.

Hanno deciso di parteggiare il primo per Roma e il secondo per Alba

Longa.

Desiderano qualche cosa da bere, gli dèi?

Egli dèi?

Marte! Cosa vuole, Apollo?

Ma sai che questa ragazza è veri, veri, veri cutoli? Porco Giove, scusi te.

C'ha due tettole che la... Vuoi imperialisti sempre pensare sesso,

sesso, solo sesso! E ti credo, ma perché ti arrabbi, scusa, con un tocco così?

Allora tu sei passato all'altra sponda. Cosa? Cosa, sponda? Cosa vuole dire

questo? Niente, niente, mi stavo grattando l'orecchio. Ordiniamo da bere,

vai. Per me, vodka, conti separati, da? Da. Per me, un whisky.

Whisky, che gusto.

Che gusto.

Che gusto.

Che gusto. Che gusto.

Che culo.

Senti, Marte, tu non c'è bisogno che ti inghezzo ogni volta che io dico una

stronzetta. Vengono così, di gettoli. Non c'è niente di mele, no? Eh, parliamo

di cose serie.

Karashov. Caro Marte.

Karashov. Caro Marte.

Io dice Karashov. E io dice Karomarte.

Ma cosa vuole dire Karomarte? E Karashov che significa?

Karashov significa va bene. Va bene, io il russo non lo capisco, va bene?

Ah, e sembra da arrabbiarsi. Parliamo di cose serie.

Dunque a me questa guerra fra Roma e Alba Longa mi sembra un ballonga.

Quindi cerchiamo di arrivare al sodolo, al succolo.

Vogliamo noi dei consigliare stupidi mortali? Consigliamo stupidi mortali,

yes. Vogliamo noi dei fare trovare loro accordo? Facciamo trovare loro accordo,

yes.

Compromesso? Compromesso, yes.

Magari storico? Compromesso storico, ok, very nice, very good.

Carascio.

Io parlare i miei. Io parlare i miei, adesso parla Toglio, anzi no, parla la

moglie, che è quella...

Dà. Quella la dà, sì, quella la dà. Dà. La dà, sapessi come la dà. Dà, dà. La dà

a tutti. È brutta come un debito, ma la dà. Dà. Dà.

Aiuto! Ma che fai, figlia mia? Ma non si abituate a trattare con una gentildonna,

eh? Dio, come facciamo? Noi abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di

danaro. Uè, a me dei senatori non me ne frega proprio niente. Ma a me la

preoccupazione mia, sapete qual è? È Tullo, è Tullo, come glielo dico a

Tullo? Mamma mia, mamma mia che mi hai fatto così bella. Aiutami tu, aiutami

tu. Come faccio?

Un poco qua, un poco qua. Ecco qua, bravo, bravo. Senti, piglia l

'asciugamano, subito, avanti, avanti.

Ma scherzi tu, l'asciugamano.

Di nuovo, pronti?

Via! Più velocemente, un, due, tre, quattro. Un, due,

tre, quattro. Caccia tua!

Mette un'onna in cariola, ma che glieli perompe? Sta matta.

Allora, attenzione adesso.

Riverste, giù, riverste.

Che cosa c'è?

Un nuovo allievo? No, metà.

Sua moglie, la regina Simprogna, la desidera urgentemente nelle sue stanze.

Che bocca, sta sempre sul più bello. Tieni, becca.

Ma chi te chiede essere a lui?

Cacci tua.

Reppo, riposo.

Ciao, cara.

E tu

cosa stai facendo? Il piatto del giorno.

Giovanna d'Arco Flambè, alla fiamma.

Ah sì?

Buon appetito, cara.

Buono.

l'ultima moda, il doppio godo star.

Mi cercavi?

Tullo,

Tullo mio, vieni alla mogliettina tua, vieni su, non fare il bambino, andiamo,

vieni, qua vieni, gioia, gioia.

È tanto tempo che non facciamo un discorso in intimità.

Guarda che se si tratta di soldi, fino alla fine del mese, Nisbach, e copriti.

No, i soldi mi avanzano pure.

Figurti, ho già fatto la spesa per tutta la settimana. Bravo.

Ti volevo dire una cosa.

Siediti, siediti.

Ecco qua, bello.

Tullo, tullo. Tullio, Tullio, Tullio. Ma che me stai a pià per Tullio?

Avanti, parla, vieni al sodo. Ti volevo dire una cosa importante.

Siccome tu non volevi fare la guerra per cause che i pretoriani tuoi si fanno

male, allora senti.

Ma l'immortal guerra è rimasto come l'armistizio. No, un compromesso.

Dopo tutto il casino che hai fatto per convincermi a fare la guerra.

Ma io sono fatto così, sono volubile.

No, no, no, no, neanche se me l'ordina un dio.

Che maschiacci!

Raccomandare a Manuel all'Olimpo.

Tieni. Buon ferragosto, Lottù. C'hai spicci? Spicci? Chi te dà? Sono sparito,

non si trova.

Noi dire compromesso, vuoi dire compromesso. A nome del comandatore

Ambrosius, rientrato in sede che io qui ufficialmente rappresento, mi appongo!

Siervo del capitalismo.

L'avverto che sono Mezio Pupezio, comandante in capo della piazza Alba

Longobarda, nominato sul campo dal commendatore Ambrosius, e che riprende

tutto al mio superiore. Allora qui farà caldo. Se farà caldo, e sottolineo,

con forte idonea. Sì, per lei invece farà molto

freddo.

Siberia!

Ciao. Ciao.

Ciao, che belle fiori, che macchia di colore.

Queste sono mie. Prego, accomodatevi, la cena è pronta.

Tesorini, dichiaro a Betta la seduta.

Ah, meno male.

Che non te potevo più.

Per quanto sia un convegno segreto, non sarebbe il caso che ci guardassimo in

faccia. Come fa? Non c'avevo le maschere. Giusto?

Togliamocene. E chi lo fa per primo, famo la conta.

Andingo, tre galline, tre capote. Ma sia serio, via, non faccia il bambino.

Ecco, appunto, siamo seri, leviamo queste maschere, anzi buttamole, va.

De Carolingis, alba lungher.

Puffezio. Dove sta?

Sono io.

Anco.

Brindiamo la nostra eterna amicizia.

Facciamo il gioco della macchia?

No, no, facciamo un giochetto più bello. Lo spogliarello.

Sì. Perché no? Vi voglio dimostrare che il femminismo esiste anche nel nudo. Mi

spoglio io.

Ma vi spogliate anche voi? Sì, sì, sì.

Chi comincia?

Tu!

Nuda, nuda, nuda, nuda, nuda. D'accordo, comincio io. Però ho un

indumento per uno.

Uno io e uno voi.

Adesso tocca a voi.

Allora, siamo d'accordo. Primo, i Alba Longobardi diventeranno cittadini romani

a tutti gli effetti, con egual numero di rappresentanti in Senato.

Sì, però... Il capo del governo è nostro.

Allora noi saremo all'opposizione. È vero, caro Alba Lungheri? Bravo, Mezzi.

All'opposizione sì, ma ci sosterrete dall'esterno. Ci sosterremo se voi

ferete gli interessi della Confindustria. E anche dei lavoratori,

naturalmente. Bravo, mio compagno, bravo. D'accordo, d'accordo. A patto che

non si parli del governo di prima.

E gli amusi? E gli scambali? La speculazione di...

Decidiamo io e mamma. Forza, tutti insieme.

Dai, curiozietto, fammi vedere la macchia che hai sul popò.

Mi mi vergogni.

Prima l'Orazio, eh.

Dai, Orazietto, fallo per torpeda tua.

Non posso, non posso, la mamma non vuole.

Allora, il buon esempio ve lo darò io.

La popò.

Beh, cosa fate?

Cosa volete fare?

Oh, non mi sento niente bene.

Ma, no, io sono una donna debole e indifesa.

Stai là lì dove è finita la femminista, uè.

Dov'è la femminista?

Oddio, così non saprò mai chi è la macchia.

Quello diventa senatore e io non me lo sposo.

Degli eserciti, che cosa ne facciamo?

Li mandiamo a casa.

Ma non si possono deludere le aspettative? Mi vuole un combattimento!

E dai!

Giusto, propongo un combattimento simbolico fra i rappresentanti dei due

eserciti. E chi sono questi rappresentanti?

Noi, i capi!

Noi? Ma noi al massimo se potevamo fare una partita a 3-7.

No, il combattimento deve essere reale, perché le masse non vadano deluse.

Basta scegliere due soldati.

Già, ma chi scegliamo?

Scegliamo i due più coglioni che ci sono e li famo scontrare. E noi salfiliamo.

E chi sono?

Orazio e Cugliazio.

Mi? Proprio mi?

Sì, sì, lei.

Su Mingabu?

Sono stato malato da piccolo?

Come faccio a rappresentare la ditta, eh? Me lo dica lei come faccio?

C'ho neanche il titolo di studio?

È un ordine!

Allora mi offro volontario.

Curiazio si è offerto volontario. E il secondo è lei.

Io? No.

È un ordine. Ah beh, allora mi offro volontario.

Curiazio e Mezzo Pufezio si sono offerti volontari.

Eliei è il terzo. Io, ma... Siberia! Mi offro volontario.

Dio, io, proprio io sono stato scelto a rappresentare l'esercito romano.

Colanco Marzio, il duce.

E' Conte Carolingis? Sì, è un ordine di Apollo.

Ah!

Proprio io?

Ah!

Apollo! Mastro!

Ho bisogno di parlarti, Dio Apollo!

Meno meno, adesso ti sei salvato.

Che bello.

Beh, insomma, piaccio, ecco.

Tu che sei un dio potente. E tu che sei un uomo impotente.

In che senso? Ma hai detto che sono bello, scusa. Vabbè, lasciamo perdere,

va. Senti, Orazio, veniamo al fetto.

Al discorso, al sodolo. Sì, sì. Insomma, tu da me che cosa vuoi? La vittoria.

Totele? Totale.

Benissimo. Allora vieni nei miei uffici così possiamo parlare.

Vengo? Vieni.

Allora vengo. Tu hai detto di venire. Allora vengo.

C'avevi appuntamento con me? No.

Benissimo, andiamo.

Ah, attenzione a sto coso.

Sei

caschetto?

No.

Scusami, non te l'ho detto prima, sto facendo delle riparazioni.

Ho ordinato le porte nuove al dio Vulcano, ma quello prima di fare una

consegna.

Fai come se fossi a casa tua, metti il tatuaggio e stai in piedi.

Allora, dimmi tutto.

Te l'ho già detto, voglio la vittoria.

Totele. Totele.

E tu in cambio che cosa mi offri a me?

Il cielo.

Il cielo te lo metti tranquillamente in cuor tuo, pensi che un dio si può

accontentare di un gelo? Fammi un'offerta più very nice. Un agnello. Un

agnello è poco. Due agnelli.

Due agnelli?

Due agnelli è un gaddafi.

Fiat volundas degni.

Però la carne dell'agnello non mi piace. Una cosa più very nice. Fammi un'altra

offerta. La faccio.

La faccio o no, mi fa più schifo di pannella.

Una cosa... una cosa di mole, di... di very nice.

Un tempio nuovo?

Senti, io non ho tempio da perdere, Orazio. Parliamoci chiaro, da Dio a

uomo, eh?

Dunque, se tu non mi fai un'offerta, diciamo, più concreto, io ti mando a

morire a mazzetto.

Allora?

Mille metri di terreno.

Edificabile? A ostia. A ostia? Mi sta bene così. Ok.

Adesso, siccome il Dio Apollo deve continuare le riparazioni, tu te ne vai

fuori, dai.

Ok? Ok.

Apollo, sei un dio!

Grazie, Archezzo.

Oh, insomma, basta.

E lei che cosa ci fa qui? E a lei che gliene importa?

Sono la Vestella di turno e ho il dovere di controllare chi entra. Sono venuta a

chiedere un oracolo ad Apollo.

È lecito?

Naturalmente. Il tempio è in fondo a sinistra.

Vieni, curiozzetto, vieni.

La tua immagine mi abbaglia, mi acceca, non

ti vedo. E per forza, tu non mi guardi.

Tarpegola, io sono qua, questa è la lambada, spegniamola, vai.

Sai, stavo prendendo un po' di abbronzetta, diciamo, perché non c'ho

mai il tempo di andare al mare.

Poi bisogna stare attenti con queste lambade solari perché ti fanno certe

macchie. Ieri mi ha fatto una macchia sul collo e una macchia sul culo.

Ma allora tu avresti la macchia sul... Sul culo, sul culo.

D'altro che Orazio Curiazio, era di te che mi parlava la Sibilla. Ma che

simbetica che sei, che ingenua. Ma la Sibilla Cubè non l'ho ispirata io, è una

mia dipendente, no? È stato tutto un truccolo, perché Tarpeiola, diciamolo

papele papele, tu sei buona, io ti amo, in quanti modi si può dire che ti amo.

Bella, bella, vieni qui che ti ammollo le lebre sul collo e il becio da pollo e

poi non ti morlo.

Dio, come ti amo.

Dio, quando sei buona, Tarpeiola.

Vuoi convolere con me?

Sì. Apollo, vuoi convolere con lei? Sì. Da questo momento ci dichiaro marito e

moglie.

Ecco perché entrano in campo le squadre. Gli Alba Longomberli hanno preso il nome

da loro caposquadra, il Reazio. I romani verranno chiamati Orazio.

Le squadre si schierano al centro del campo.

Hai fatto?

Sì. Quanto ha voluto? Mille sesterzi.

Arbitro venduto.

Tutto fatto, eh?

Fatto cosa?

L'arbitro... Venduto? No, comprato.

Ah, arbitra il signor Tacito da Silentum.

Ecco, vengono scambiati in campo i tradizionali galliardetti, mentre la

fanfara del fanfarone si appresta a suonare gli inni nazionali.

Ecco, molto bene, partiti, grazie.

Io me son stufato, me ne vado perché c'ho fame.

Eh no, non vale!

No? Eh no!

Arbitro cornuto!

Ecco, mai sculso.

Il condottiero, Anco Marzio, è il primo a lasciare il campo.

Molto bene, 1-0 per Arbalunga.

Arbitro, sono ferito, arbitro!

Anche De Carolinces lascia il campo, molto bene, 2 a 0 per Alba Longa.

Ora alzi, ma tu ci vuoi fare del male?

Sul serio?

Beh, tirati sull'elmo.

Mi sembra così assurdo.

Mezzo Fufezio e Alba Longuer abbandonano, le squadre sono ritornate

in parità.

Continuiamo la pugna.

Ma va la p***a che siamo restati in due che pugnavo il faro, al massimo una

pugnetta, no? Sì, ma la battaglia, che risultato ha dato?

X, 1-1, pareggio. Ma chi ha vinto?

Ma te cosa, te ne frega, eh?

Andiamo con gli altri a tavola calda, la troviamo in supplì, va vera? Magari

anche due puttane. A proposito, come è stata la sorella?

A proposito di cosa?

A proposito dei supplì.

Tenti, non fare il cretino, sennò ti do una spadata.

Dai, ma che spadata vuoi dare?

Dai, fammi vedere.

Ma me l'hai data davvero?

Sono capace anch'io, sai? Guarda.

Mi hai fatto male.

Ma cosa vuoi che ti abbia fatto male, Romano? Solo volevo darti una

dimostrazione, no?

Mi hai fatto male, Alba Longobardo.

Uè, Romano!

Le brave ragazze, come mia sorella Pompiglia, lasciali in pace.

Alba Longobardo di merda.

Cosa vuoi che me ne streghi più a me di tua sorella Pompiglia?

Tanto oramai.

Ah,

è così, è così.

Bell'amico che sei, bell'amico. Beccati questo.

Mi sei fatto male? No.

Che culo.

C'è una ferita lacero contusa qui sull'arcata soffacigliare sinistra, un

male della Madonna.

Scusa se ho esagerato.

Comunque adesso ti arrendi? No.

E no, eh?

E no! Io ti arrendi!

Ma non te lo...

Senti, io voglio vincere.

Fammi vincere. Ti prego, fammi vincere. E tu cosa mi dai, eh? Una spada quasi

nuova. Una spada.

Ti potrei dare mia sorella Pompidia.

Eh, è un buono erosomaggio. Eh, zoso.

Va bene, d'accordo.

Affare fatto. Fatto.

Allora ho vinto.

Hai vinto. Grazie, Apollo.

Grazie, curiato. Hai vinto. Vado a dirlo che ho vinto. Vai a dirlo. Vado a dirlo

che ho vinto.

Ho visto, ho visto, ho visto.

Anche se non pare sveglio, io so cagliare i sacerdoti, so coglione i miei

nipoti. Sono razio, sono fico. Sono curiazio, razio nemico. Lì capoccia, già

un fregato, io ho menato, io ho peccato.

Se questa non vi basta...

Mi piace il bel Curiazio, di mestiere son Vestana, ma chiamatemi Pompiglia.

Sono un tipo battagliero, ho la daga ed il cibiero, se qualcuno mi fa il mazzo,

io mi squaglio come un razzo. Scaccio gli occhi e gli aiutatura, piglio i

soldi e ho fattura, sono Sibilla, sono cubana, sono figlia della famiglia.

del partito, sono il bello, ho la faccia e ho il martello, l'industriale è mio

nemico, sono del popolo l'amico.

Sono Ambrosio l'industriale, sono il re della campiale, se c'è un pirla che l

'accetta compro un'altra fabbrichetta.

Mi presento, sono Anco, troni e nera, io sono bianco, sono il duce dei cialtroni,

non rompete me.

Sono Mezio il condottiere, sono il servo del potere. Di chi vince sono amico,

solo chi perde contraddico. Re di Roma, sono Tullo, coi soldati mi trastullo. Le

mie figlie sono Baltane, un po' madde, un po' bruttane.

Sono Sembrone, la regina, sono grata Mercellina. Dire Tullo, sono la stella

perché sono la più bella.

Se questo non mi basta, cantate a me lo voi.

Perché di questa storia, un, due e tre, ci siamo di noi.

Fine. La fine degli orazzi, la fine dei...

Curiazzi, la fine degli strazi. E che cosa ti ci vado a mettere adesso?

Un documentario sull'arte gotica e un cinegiornale con otto ministri in carica

che taglio in nastrino. Toh! E mi voglio rovinare. Ti ci vado a mettere una

supposta a tre punte rinfrescante.

Toh! Toh!

Orazio, Orazio, il popolo ti acclama. A me? È giunta la tua fama fino a noi.

Grazie a tutti.

Grazie.

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