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In una cittadina della Sicilia, un detenuto appena estradato dalla
Germania, Rosario Granchio, chiede di rivelare alla giudice Silvia Conti un
terribile segreto, ma prima che possa parlare viene ucciso. La Conti va a
indagare. Quella cittadina siciliana è la stessa dove anni prima il commissario
Cattani aveva iniziato la sua guerra contro la piovra.
Intanto la morte di Granchio e la guerra per il controllo del racket scatenano
una faida.
La figlia di Rosario Granchio uccide l'amante e, per un tragico errore, anche
il figlio naturale di Nuzzo Marciano, il boss assassino di suo padre e del suo
fidanzato. Sola e disperata, Sara si unisce alla banda di suo fratello
Biaggio. La loro guerra contro la cosca di Marciano sembra un'impresa suicida,
ma il boss mafioso è costretto dal suo capo, il vecchio padrino Aragonese, a
non reagire. In realtà Aragonese pilota un colossale affare di esportazione di
denaro sporco in Russia, con la contessa Olga Camastra, un tempo legata
sentimentalmente a Cattani. Ma in Russia, Saverio Bronta, un italiano
espatriato, ha scoperto l'affare di Aragonese e della Camastra e torna in
Sicilia, abbandonando la moglie Chiara.
Si allea con Nuzzo, cui lo lega un'antica amicizia, contro il suo capo.
Intanto, Daniele Rannisi, un giovane che dalla sua radio privata denuncia i mali
della città, scopre che il padre, noto industriale e marito della Camastra, ha
permesso che il boss aragonese si nasconda in un suo terreno sulle
montagne. Dopo una crisi terribile, dà alla Conti il padre, che viene
arrestato, ha un attacco di cuore e finisce in ospedale.
L'arresto di Rannisi mette in allarme i misteriosi soci della Contessa Camastra.
Corinto, un ex politico dall'ambiguo passato che li rappresenta, costringe la
Contessa a far uccidere il marito. La responsabilità della morte di Aldo
Rannisi viene attribuita alla volontà persecutoria della giudice Conti da
Lucio Panarea, un popolare conduttore televisivo legato alla Camastra.
Qui in fondo alla grotta ci sono dei resti umani.
Sì, bene così.
Prende questo.
La dottoressa Conti, sono il vice commissario Breda.
Sì, Breda, dimmi.
Avete trovato qualcosa nel cubo di Aragonese?
No, di sopra non abbiamo trovato niente.
Ma poi abbiamo scoperto una grotta sul fondo del burrone. Una grotta? Sì, e
dentro c'erano dei resti umani, anche armi.
Molto probabilmente dai primi rilevamenti fatti. È un cimitero di
mafia.
Manda tutto quello che trovate alla scientifica.
Salus nostra extrema bule.
Voglio la lista delle persone coinvolte in quest'affare. I proprietari di quei
50.000 miliardi.
Non le saprai mai.
Ecco, questi sono i resti umani trovati vicino al covo di Aragonese.
Si tratta di tre individui di sesso maschile.
Sono stati ammazzati con un colpo di pistola alla nuca.
È stata un'esecuzione.
E le armi trovate assieme ai cadaveri?
Abbiamo chiesto un'analisi all'ufficio ballestica della direzione antimafia.
A quando risale la morte, secondo lei?
A qualche anno fa, diciamo nell'88-89.
Senta, posso avere una copia del dischetto con le foto?
Certo.
Mi scusi, siamo tutti sgomenti per la tragica scomparsa del nostro indostrico
cittadino Aldo Rannisi. Ci può dare un secondo?
Ma qui siamo di fronte a un figlio che manda in galera il padre. Rannisi è
morto di infarto a causa della denuncia del figlio. Mi ascolti bene, non spetta
né a lei né a nessun altro giudicare Daniele Rannisi. Ha fatto una scelta
dolorosa. Il suo comportamento ci chiede solamente silenzio e rispetto. Ma era
proprio necessario arrestarlo. Un uomo malato di cuore.
Rannisi non è morto in carcere, è morto in ospedale e in circostanze che è mia
intenzione chiarire.
La dottoressa Conti ha ragione, ma solo in parte.
Il comportamento di Rannisi chiede rispetto, ma non silenzio.
Vero, Daniele?
Ecco qua, sono tutti, fino all'ultimo centesimo.
Ma perché fate quella faccia?
Contento dovete essere.
Certo. Con questi quattro soldi vi siete messo l'anima in pace.
State bene?
State tranquillo? Certo, come no, sì. E ridete, su, ridete.
Ecco, così, bravo.
Ci vediamo.
Ciao, Biagio. Come stai?
Ti vedo bene, ti trovo in forma.
Statti calmi.
Che mi volete fare?
Niente. Luzzo ti vuole parlare.
Qual è il ricordo più bello che ha di suo padre?
Quando ero bambino passavamo ore intere sulla spiaggia a far volare gli
aquiloni.
Era lui che li costruiva.
Oggi sono rari i padri che sanno stare con i propri figli in questo modo.
Era un buon padre, Rannisi.
Sì.
Sì, lui era un buon padre.
E cosa ha pensato allora nel momento in cui ha deciso di denunciarlo?
In quel momento Aldo Rannisi non era più l'uomo che alzava gli aquiloni sulla
spiaggia. Era un uomo che stava proteggendo un boss mafioso.
Ma quell'uomo era sempre suo padre.
Sì, certo.
Ma esistono altri padri, esistono altre famiglie.
Molte persone sono state umiliate, ricattate e anche uccise.
Proprio dal mafioso che mio padre stava nascondendo, io ho convinto uno di loro,
Mario Altofonte, a denunciare tutto questo parlando alla radio.
Ed è stato ammazzato, proprio davanti ai miei occhi. Ma contro suo padre non c
'erano prove.
Io ho riferito quello che ha sentito dalla sua stessa bocca, cioè che
Aragonese era nascosto in un terreno di sua proprietà. C'è una cosa che non mi
torna in tutto quello che lei ha detto.
Io so che fra lei e suo padre il tempo degli Aquiloni era finito da un pezzo.
Lei è andato via di casa molto giovane e è strano che suo
padre abbia confidato proprio a lei una cosa tanto delicata.
Lui non l'ha confidata a me.
Ho detto che l'ho sentita.
E come?
Mentre mi trovavo dietro a una porta.
Orelliava?
Esatto.
Però si è trattato di un caso, ero appena arrivato. No, lei non si deve
giustificare. Lei è un giornalista e il suo mestiere è spiare dal buco della
serratura. Anch'io in questi giorni tengo le orecchie bene aperte.
E sa cosa si dice nelle famiglie che lei difende?
Che nella tragedia lei è stato molto fortunato.
Eh sì, ha perso un padre, ma ha acquistato un patrimonio immenso.
L'eredità legittima.
È Olga Camastra che dice questo, perché pensa che siano tutti come lei.
La realtà è che io non ho mai voluto una lira da mio padre.
Lei si ritiene un buon figlio.
Le voglio dire una cosa.
Io sono convinto che certe volte, anche se è difficile, si deve essere un uomo.
Prima di essere un figlio.
Non mi ha risposto.
Rannisi è stato un buon padre, ce l'ha detto lei stesso.
Lei è stato un buon figlio.
Lo sa, Panarea.
Questa è una domanda che ho fatto a me stesso per giorni.
È la domanda che non mi faceva dormire la notte.
Ed è la domanda che leggo negli occhi di chiunque.
Ma che nessuno ha il coraggio di fare.
E forse io sono qui oggi perché volevo che qualcuno come lei mi facesse questa
domanda in pubblico.
Ma la sa una cosa?
Io non ho una risposta.
O non vuole darcela.
Neanch'io voglio dare una risposta.
Ma c'è qualcun altro che ci può rispondere, Daniele.
La gente.
Quella stessa gente a cui lei ha additato tante volte le persone
pubbliche di questa città.
Lei ci ha giudicato tutti, tante volte.
Ora tocca a lei.
Barese. Eccomi, sono pronto.
Mentre la trasmissione andava in onda, la nostra redazione ha completato un
sondaggio telefonico presso un campione di un migliaio di cittadini.
Qual era la domanda a Barese?
La domanda era, Daniele Rannisi è stato un buon figlio?
Sentiamo come hanno risposto le persone che noi abbiamo raggiunto
telefonicamente.
839 hanno risposto no.
Per il sì sono state invece 123.
Gli astenuti 38.
Ha qualcosa da dire?
Sì, ce l'ho.
Sono venuto qui oggi.
Perché sentivo che era il momento di sottomettermi al giudizio della gente.
Lo stesso giudizio che ho imposto a mio padre e a tanti prima di lui.
Lo accetto quindi.
Ma non lo condivido.
Io sono ancora convinto di aver fatto la cosa più giusta.
Il prezzo che ho pagato è stato molto alto.
E dovrò portare il peso di questa mia scelta per il resto della vita.
Ma adesso, se mi permette, vorrei fare una domanda a lei.
Che razza di mondo è quello in cui un figlio, se vuole restare onesto, è
costretto a denunciare il padre?
Come si fa a vivere in un mondo così?
È questo che avrei chiesto alla gente.
Però non credo che lei possa capire.
Basta ora.
A questo verme ci facciamo troppo onore se l'ammazziamo a calci.
E allora?
Dove sta tua sorella?
Te lo giuro, non lo so.
Continua.
Grazie.
Perché mi state cercando?
Siediti.
Ma ci vivete sola qui?
Adesso sì.
Ti piace questo posto?
E perché no?
È finto. Non pare una casa.
Chissà.
Forse hai ragione.
Lo sai, quando avevo la tua età avrei fatto qualunque cosa per vivere in un
posto così.
Qualunque cosa.
Credevo che possedere un palazzo
significasse avere tutto.
Ma poi ho capito che non siamo noi a possedere i palazzi come questo, ma sono
loro che possiedono noi.
Tanti anni fa era lo studio di un principe, poi è stato comprato da un
mercante inglese e alla fine degli anni venti passò alla famiglia di mio marito.
E oggi è mio.
Magari tra dieci anni ci sarai tu al mio posto.
Io tra dieci anni sarò morta.
Sono 50 milioni.
Per il momento.
E che volete in cambio?
Soltanto quello che hai fatto fino adesso.
Tu hai fatto piangere a Nuzzo.
Per ora io voglio la guerra.
Ma la guerra vera.
Sì?
Accetto la proposta.
L'appuntamento è per domani notte alle 10 ai nuovi magazzini.
Ti darò la lista dei soci dell'affare Croce del Sud.
Così saprai finalmente i nomi dei proprietari dei 50.000 miliardi.
Io a tua sorella ci volevo bene come fosse una figlia.
A tutta la tua famiglia ci pensavo io.
E voi come mi avete ripagato?
Non l'ho ammazzato io, Andino.
Non lo so dove sarà.
Non lo so.
Non lo so. Va bene, piacere.
Non lo sai.
No, no.
No, non lo so.
Ma è stancato, Piaggio.
Stati bene.
Aspetta. In questa cosa non te ci devi immischiare?
Lui ci serve.
Aragonese è morto, ora me posso vendicare.
Questi sono animali.
Ma adesso puoi stare tranquillo, ci sono qua io.
Ti lascio andare, vivo.
E anche a tua sorella.
Ma tu ci devi fare un favore importante.
Ci devi aiutare.
Va bene.
Quando fa buio, Nuzio arriva con i suoi uomini.
Noi stiamo nascosti dentro.
Intorno c'è uno spiazzo grande, dove non si possono riparare. Basta aspettare che
scendono dalle macchine.
In cinque minuti è tutto finito.
E a cose fatte, la Contessa ce ne dà dieci volte tante.
Che ti è successo? Ma che fate?
Oh, datemi la mano.
Aiutate. Piano, piano, piano.
Facciamolo sedere.
Che è stato?
Non lo so.
Erano in quattro. Mi hanno preso i soldi del pizzo.
Erano uomini di Nuzzo?
No, era gente di fuori. Fighi puttana.
Volevano... Volevano solo i soldi.
Se continua così o Nuzzo, le altre cosche ci ammazzeranno uno a uno. La
dobbiamo fare finita.
Ma che stai dicendo?
Ho fatto un accordo con la Contessa Camastra. Noi ammazziamo Annuzzo e lei
ci mette al posto suo.
Sto male.
Voglio dormire. Mettete giù.
Israel!
Così. Piano. Vai piano.
Piano.
Sei pronta?
Si fanno aspettare, signori.
Eccoli.
Perché non viene più avanti?
Vado a vedere.
No, aspetta.
Non ti preoccupare, mi porto Shaka e Nate.
Stai attento. Nitto!
Shaka!
Dammi! Ehi!
Quattro. Anche voi altri.
Tutti fuori.
Tu te lo ricordi a Nino, vero Sara?
Aveva due occhi.
Che solo a guardarle ti facevano aprire il cuore.
Io non ho mai voluto bene a nessun altro.
Nella vita mia c'erano solamente lui e sua madre.
A te non mi basta ammazzarti, non mi basta!
Sì. L'elenco, non riusciamo a trovarlo.
Dovete trovarlo.
Cercate ancora.
Abbiamo diverse segnalazioni sulla sparatoria e ai magazzini nuovi.
Qui Olimpo 1 sono Breda, cediamo noi.
Statti calmo, ora arriva. Mi avevate promesso che la lasciavate viva. È viva,
eh. Tu non ti devi preoccupare. Che gli avete fatto?
Buono! Che gli ha fatto a mia sorella?
Sara! Ma...
Lusso, ce ne dobbiamo andare, sta arrivando la polizia.
E di questi che ne faccia?
Ammazzateli a tutte e due.
Fogo!
Sara? Sara?
Ma che è successo?
Ci sei, Sara?
Sara?
Sara è morta.
Saverio.
Lei è rimasta sola.
Mi dia quei nomi.
Rimpiangerei quello che hai fatto.
I miei soci ti distruggeranno.
Distruggeranno lei, invece.
Ha perso i loro soldi.
Stia sicura che farai in modo che lo sappiano, se non mi dirà quello che
voglio.
Quei nomi... io non li ho qui con me.
Mi devi dare tempo.
Credevo che lei fosse una persona intelligente.
Invece è soltanto ostinata.
Peccato.
Addio per sempre.
Sara.
Sara.
Hai già pagato fin troppo?
Buttalo fuori quello che hai dentro. Grida, pianci.
Non stare così.
Io dentro non c'ho più niente.
Sono morti tutti.
Io pure, cosa potevo fare?
Solo ammazzare un bambino.
Voglio morire.
Tieni.
È l'anello che ti aveva regalato Antonio.
Ti ricordi cosa mi hai detto quella volta?
Che Antonio l'aveva regalato a un'altra Sara.
A una Sara che non esisteva più.
Ma io so che esiste ancora quella Sara dentro di te.
Mettilo.
Lo vedi?
È fatto per te.
Sei tu quella Sara.
Postare procedimento interattivo.
Se tu accetti di aiutarci, ti terremo in un posto sicuro. E ti prometto che al
processo la tua pena sarà ridotta.
Non devi dirci subito di sì o di no.
Cerca di mangiare qualcosa e di riposare.
E per ora te ne stai in infermeria.
Che importanza c'ha?
Sono stata io ad ammazzare il bambino.
Portatemi al carcere, non mi serve aiuto.
D'accordo, se è questo che vuoi, tu andrai in prigione.
E Nuzzo resterà libero e continuerà ad uccidere.
Vuoi fare tu la vendetta mia?
Tanto in carcere mi ammazzano.
E magari mi fanno pure un favore.
Forse ce l'ho fatta.
Guardate qua.
Ecco.
Ho usato un programma grafico più sofisticato di quello con cui ho
disegnato l'identikit di Aragonese. Lo utilizzano pure gli archeologi.
Ecco.
Inserendo i dati della struttura morfologica del cranio di una persona,
pure se risale a migliaia di anni fa, si riesce a ottenere il volto reale.
Guardate.
Con che percentuale di approssimazione?
60-70% circa. Beh, con il 60-70% magari viene fuori una faccia che assomiglia
alla mia.
E credete che basti per mandare in galera qualcuno?
Guardate, questo è il primo dei tre uomini.
Beh, naturalmente per ciascuna morfologia del cranio analizzato il
programma ha fornito un numero limitato di risultati alternativi.
Io ho cercato di fare una media statistica di probabilità.
Che vuoi dire?
Insomma, questa è al 70% la faccia di uno dei tre.
Questo è il secondo.
Entrambi gli uomini avranno 30 anni all'incirca.
E questo è il terzo.
Ora... Non ci resta che stamparli e controllare se negli archivi troviamo
qualche faccia somigliante a queste.
Che c'è?
Ce le aveva ricci i capelli.
Petruzzo aveva i capelli ricci.
Tu li conosci?
Il primo si chiama Bannino.
Questo qua che c'è sullo schermo è Petruzzo.
E quell'altro lo chiamavano Pesce Spada perché aveva il naso a punta.
E il nome vero non lo so.
Quando ero bambina venivano spesso a casa nostra.
E stavano a parlare con mio padre dopo cena.
O giocavano a carte.
Erano i suoi amici.
Insieme a Nuzio e a Saverio.
Sì, sono loro.
Non l'ho più veste da allora.
Dio mio.
Erano gli amici di Saverio.
Saverio è quello al centro?
E questo è Nuzzo.
Ma di Saverio non avete saputo niente.
Io sono sicura che sta qua.
Se è qua, lo troveremo.
Era Aragonese che lo voleva morto e non gli può più fare del male.
Sei sicuro di voler partire?
Certo.
Tu non più bisogno di me adesso.
Tu qua, nuovi amici, casa.
Tu qua, sicura.
Tu capisci?
Io ho poche parole italiane. Per me è difficile dire quello che pensa il mio
cuore. Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me, Olek.
Io devo andare adesso.
L'autobus parte.
Addio, Olek.
Ti voglio bene.
Che ha detto?
Lei sta male, sola adesso.
Lo so.
Non ci siamo mai separati da quando c'aveva 13 anni.
Ma con me rischierebbe troppo.
Giudice Conti ha trovato i tuoi amici morti.
Sa chi sono loro.
Lei fa sempre domande di te a Chiara.
Chiara non sa niente di me.
E presto tornerà con noi.
Ehi, ciao!
Scusami, non t'avevo sentito entrare. È partito?
Era bella la musica, mi piaceva. No, dai, è una sciocchezza. Stavo provando
così senza neanche... Continua, ti prego.
Se vuoi.
Ehi, Chiara, ma che succede?
Ti fa questo effetto la mia musica?
No, la musica è bella.
È che tutte le persone a cui voglio bene vanno via.
Lo so come te senti.
È capitato pure a me.
È per questo che ho cominciato a suonare.
Se non riesco a cambiare i miei pensieri da solo, me li faccio cambiare dalla
musica. Che ne so, se piove e voglio il sole...
Però
funziona pure al contrario.
Se per esempio ho nostalgia di un amico lontano.
E se mi sento proprio come te adesso, giù.
Allora ricorra alle maniere forti.
Pronto? Allora, Contessa? È lei?
Che succede? Perché questo ritardo? Il carico doveva essere già in mare.
Sì, lo so.
Abbiamo avuto dei problemi, una varia ai motori della nave.
Ma ora è tutto a posto, stia tranquillo.
Io non sono affatto tranquillo, nemmeno i miei soci.
La situazione è sotto controllo.
Li rassicuri?
Noi le abbiamo affidato 50.000 miliardi.
Se ricordi, gli accordi erano chiari.
Lei ne risponde personalmente.
Perché non me la fai ammazzare quella bottana?
La camastra morta non ci serve a niente.
Io voglio arrivare ai suoi padroni e li costringerò ad allearsi con noi.
Lei ha sicuramente più paura di loro che di noi.
Non accetterà mai di portarti dai suoi soci. Te lo puoi scordare.
E allora farò in modo che siano costretti loro a cercare un incontro con
me.
Dalla Russia non sono venuto a mani vuote.
Qui ci sono le prove che incastrano la Contessa.
Ti sei fatto furbo, Saverio.
Bronta, Granchio, Marciano e i tre che abbiamo ritrovato facevano parte della
stessa banda.
Sì, e operavano sotto il controllo di Aragonese. Ma se appartenevano alla
stessa cosca di Aragonese, perché le hanno eliminate?
Che succedeva agli architetti delle piramidi?
Dopo aver terminato la loro opera, venivano uccisi dal faraone per non
rivelare a nessuno il segreto della piramide.
Gli avevano ordinato qualcosa di molto grave.
Un omicidio. E dopo erano diventati testimoni da eliminare.
E c'è dentro anche il maretto di Chiara. È probabile.
Sì, pronto.
Ma che succede?
Qualcuno via modem si è inserito nel nostro sistema informatico. Che faccio?
Cerco di bloccarlo? No, aspetta.
Puoi capire da dove provieni?
Ci posso provare.
La tastiera non mi risponde.
Chiunque sia, è più bravo di me.
Ha interrotto la trasmissione.
D'accordo, stampa tutto.
E fallo tradurre.
Ok.
Mi passi il commissario Breda, per favore.
All'aeroporto.
Che cosa volete?
C'è un mandato di cattura per lei.
La contessa Olga Camastra è stata arrestata per esportazione e riciclaggio
di capitali sporchi verso la Russia. Il traffico di valuta, secondo l'accusa,
avveniva con il cargo Croce del Sud.
Su richiesta della procura la nave è stata sequestrata, ma a bordo non è
stato trovato denaro.
La contessa nega ogni accusa e i suoi avvocati hanno presentato istanza di
scarcerazione immediata.
E tu pensi che dopo che hai fatto questo, i padroni della camastra
vorranno ancora parlare con te?
Se vuoi stanare gli animali, devi incendiare la foresta.
Può essere, ma è certo che ora scapperanno da tutte le parti.
Troverò chi può riunirli.
Andrò dal pastore di questo greggio di belve.
Buongiorno, il professor Amonte vi aspetta.
Tra canicchie.
Buongiorno, professore.
Non capisco, Vania. In questo modo stai esponendo la regina.
Ecco, vedi?
Il suo arrivo è stato preceduto da una grande quantità di voci e non erano
certamente lusinghiere.
Una volta non mi davate da lei.
Vi ho portato il primo libro che ho letto nella vostra biblioteca.
È lì che l'ho ritrovato.
Vieni alla luce che non ti distingo bene.
Saverio, sei tu, vero?
Eravate dimenticato di me?
L'ultima volta che ti ho visto eri appena ragazzo e ormai sei un uomo.
Scacco, ma tu?
Tu eri come lui, Vania.
Non sa né leggere né scrivere, ma negli scacchi è un genio naturale.
L'ho trovato in un villaggio sulle montagne, faceva il minatore come tutta
la sua famiglia.
Un talento sprecato.
Adesso io gli sto dando un'istruzione
Che sia degna della sua intelligenza.
Voi avete sempre avuto un grande talento per individuare le gemme nascoste nel
fango. Questa è l'arte della politica.
Non avete nostalgia?
Nostalgia?
Lo sai cosa faccio col piccolo Vania?
Gioco e rigioco sempre le grandi partite della storia degli scacchi.
Lo stesso faccio con le partite...
che ho giocato nella mia vita. Là, su quegli scaffali,
ci sono raccolti 40
anni di lavoro e di politica.
E quando riapro una di quelle agende, vi ritrovo dentro tutti i documenti
confidenziali.
I protocolli segreti che a parte me nessuno ha mai visto, le registrazioni
di tutti gli incontri riservati, i colloqui sottovoce di chi voleva
protezione e favori, battaglie vinte e perse.
Lì c'è ogni cosa.
È come se sfogliando quelle pagine ingellite dal tempo
rivivessi ogni singolo minuto della mia attività.
Perché, vedi Saverio, io ho ancora una grande passione.
Ma tutto questo appartiene al passato.
Io sono venuto a parlarvi del futuro.
Non c'è più alcun futuro per me ormai.
Il nostro paese è molto cambiato, io non mi ci riconosco più.
Ed è per questo motivo che ho deciso di mettermi da parte.
Veramente vi ci hanno costretto.
Stai parlando dei miei guai giudiziari per caso?
Quelli non contano.
Non varrebbero assolutamente niente se non avessi perso la mia forza
politica. Ho vinto quasi sempre, ma ora ho perso. A volte le sconfitte possono
tramutarsi in vittorie.
I vinti vengono fatti prigionieri.
I vincitori chiedono risarcimento.
Però alla fine, quando le acque si calmano, i prigionieri tornano a casa
e anche del risarcimento non si parla più.
Io credo che quel giorno può essere molto vicino, ma delle persone un tempo
legate a voi, invece di combattere per il vostro ritorno, si sono comportate
come dei volgari ladri che scappano con l'ore furtiva.
So che lei non può approvare questo comportamento.
Tu ti stai riferendo a quel caso di esportazione di capitali in Russia?
Sì, in effetti mi ha fatto un po' di tristezza.
Sono stato io a fornire alla magistratura le prove per bloccare il
piano dei vostri amici.
Naturalmente, ho taciuto quanto poteva portare ai nomi delle persone che c
'erano dietro quell'affare.
Non condividevo la scelta di quelle persone, ma non mi piace nemmeno il tuo
modo di agire. Che cosa vuoi da me?
Quello che sono diventato lo devo a voi.
Voglio ripagarvi.
Vi voglio far tornare in patria e vi voglio restituire ciò che vi è stato
tolto.
Ho bisogno del vostro aiuto.
Voi siete l'unico che può convincere quelle persone ad ascoltare la mia
proposta.
Io dovrei mettere il mio prestigio a tua disposizione.
E perché?
Che garanzie sei in grado di offrirmi? Il mio silenzio.
Un giorno mi chiesero di fare un certo favore. In cambio mi dissero, avrai una
nuova vita.
La mia vita è cambiata, ma non come mi avevano promesso.
Sono dovuto scappare per salparmela la vita. Sei anni, professore, sono stato
nascosto.
Passavano le stagioni e io stavo lì a pensare a quello che era successo.
Ho perso quasi il senno per cercare di capire.
Ma era semplice.
bastava ricordarsi di ciò che mi avete insegnato voi.
Per trovare il senso delle cose, devi capire che ci guadagna.
E mi si è chiarito tutto.
Quel favore non l'ho fatto a chi me l'aveva chiesto, ma l'ho fatto a uno che
riceve soltanto.
Come voi, che avete ricevuto quel libro e non lo avevate chiesto. Io quel favore
l'ho fatto a voi, professore.
E oggi è arrivato il momento di ricordarvelo.
Parlami pure della tua proposta.
chiederò ai miei amici di ascoltarti affila bene le tue parole
Il vero è nei amici di ascoltarti.
Affila bene le tue parole.
Se non sarai convincente,
sarai spazzato via.
Sarai spazzato via.
Sarai spazzato via.
Se non sarai convincente.
Sarai spazzato via.
Viva.
No, mi passa.
Calmati. No.
Sono qui.
Non doveva essere così.
La mia persona.
Beh.
Ora te passo, te passo, vedrai.
L
'appuntamento
è per domani pomeriggio.
Benvenuto nell'antica sede dell'Accademia di Thule.
Il dottor Corinto presiede la società che riunisce le persone che tu volevi
vedere. A Pietroburgo ho già sentito parlare di lui.
I miei associati hanno accettato di incontrarla solo grazie alla parola del
professor Giamonte.
Le auguro di essere molto convincente.
Prego.
Certo, comprenderai che i nostri amici preferiscono non incontrarti di persona.
Una conferenza telefonica ci è sembrata la soluzione più opportuna.
Ovviamente utilizzeremo qualche piccolo accorgimento per rendere più sicura la
conferenza.
Ti stanno ascoltando.
Buongiorno, signore.
Non ho bisogno di vedervi, ma vi conosco.
Sono onorato di incontrare il peggio che il nostro paese ha espresso negli
affari, nella politica, nella finanza, nel crimine.
Mi sento a casa mia fra di voi e vi ringrazio.
ci permette di aggredirci così.
Ci restituisca quello che ha rubato.
Si può chiamare ladro uno che ha rubato ai ladri?
Ve l'avevo detto che era tempo perso. Per me la riunione è chiusa.
Lei invece resterà ad ascoltarmi perché nel suo interesse farlo.
Il vostro denaro è al sicuro nelle mie mani.
Ve lo restituirò, ma alle mie condizioni.
La vostra rete finanziaria in Russia è stata distrutta.
Anche se vi consegnassi il denaro domani, non sapreste come impiegarlo.
È carta a straccia.
Colpo di reato.
Lei ha denunciato la nostra operazione alla magistratura.
Certo.
L'ho fatto per bloccare la vostra fuga insensata.
Io vi propongo di usare quei 50.000 miliardi per conquistare le posizioni
perdute. E come pensa di fare?
Ripartendo dalla Sicilia.
Io credo che la strada del potere di oggi passi ancora per quella terra.
Chi è riuscito a controllarla, alla fine, ha controllato anche lo Stato.
La Sicilia sarà il nostro trampolino di lancio verso il paese.
E se dicono?
E che cosa dovremmo fare, secondo lei? Tornare in Italia?
Nessuno vuole più vedere le vostre facce impresentabili.
Ho pensato a un altro uso per il vostro denaro.
Sapete, in Sicilia oggigiorno c'è una realtà nuova. È l'ora della gente
onesta.
Imprenditori, giornalisti, uomini dello Stato, amministratori che si battono
duramente perché sono convinti di poter creare una società pulita.
E chi sarebbero questi campioni d'onestà?
I vostri nemici, quelli che vi hanno costretto alla fuga.
Io intendo usare i vostri miliardi per appoggiarli di nascosto, per finanziare
i loro sforzi con dei prestanomi, senza che se ne accorgono.
Ma che cosa è semplicemente assurdo? E' un agente! Ah,
io me ne vado!
E' un altrate!
Noi li dobbiamo aiutare, questi volti puliti.
Questi onesti che la gente rispetta. E poi gli presenteremo il conto.
Gli spiegheremo che li abbiamo creati noi.
E che allo stesso modo possiamo distruggerli.
E allora...
Che cosa pensate che faranno?
Forse si scandalizzeranno, si indigneranno, urleranno.
E poi che cosa faranno?
Rinunceranno alle loro iniziative?
Abbandoneranno le loro cariche?
No, no, perché ormai avranno dentro le vene quel veleno che intossicò anche
voi. Un veleno che significa autorità, comando, denaro.
Lei sottovaluta i nostri avversari.
Hanno fatto dell'onestà una religione, un credo di cui si riempiono la bocca.
Non accetteranno mai di scendere a patti con noi.
Corinto, non ti ricordi come ci siamo conosciuti?
Avevi meno di trent'anni, eri un giovane onesto, pieno di fuoco e di tanti grandi
ideali, assolutamente irreprensibile.
Io poi ti ho insegnato a usare l'arte della flessibilità.
E tu hai imparato in fretta.
Erano altri tempi, altri uomini.
Le cose sono andate troppo lontano.
Io lo conosco molto bene il cuore degli uomini.
Batte sempre dalla parte di chi vince.
E vi posso assicurare che noi torneremo a vincere.
Saverio userà i nostri soldi e il gruppo Camastra come cavallo di Troia per
tornare in Sicilia. E noi l'aiuteremo con tutta la forza della nostra
associazione.
Se il professore garantisce, per noi basta.
Ma Bronta stia attento. Se fallirà, per lui non c'è salvezza. E quale sarebbe il
prezzo che dovremmo pagare a questo benefattore?
Bronta? Che cosa vuole in cambio?
Pretendo pochissimo.
Io guiderò l'associazione in questa impresa.
Voglio il suo posto.
Salus Nostra.
Extrema Thule. Questo medaglione fu coniato 200 anni fa a Napoli, quando
nacque la nostra associazione, l'Accademia di Thule. I francesi stavano
entrando in città e degli uomini liberi scelsero di unirsi per poter difendere
i valori tradizionali del nostro popolo.
Però dovettero accettare l'esilio in Sicilia aspettando che arrivasse il
momento del grande ritorno. Per questo scelsero come simbolo l'Estrema Thule,
l'isola che per gli antichi era il confine della terra da cui un giorno
sarebbe nato un mondo nuovo.
Un mondo per accedere al quale gli eletti avrebbero dovuto aprire l'arca
della saggezza e poi attingere al calice della conoscenza profonda.
Così narra la leggenda.
Anche i pretoriani che usurpavano il trono amavano inventarsi nobili origini
per nascondere le mani sporche.
Con questo medaglione, tu e la tua famiglia otterrete aiuto dagli associati
in qualsiasi momento e in ogni luogo.
Spero che sia consapevole della fiducia che le è stata accordata e della natura
degli obblighi che contrae.
Tra questi obblighi manterrò il segreto sul vostro più grande peccato.
Quella vecchia storia che ci lega tutti alla camastra.
Aiutare la Contessa sarà la mia quota di iscrizione all'Associazione.
Saverio. Contessa.
Quando è che mi tira fuori di qui, avvocato?
Quanto devo ancora aspettare?
Ho buone speranze che la cosa si possa risolvere in un tempo brevissimo.
Faccia presente ai nostri amici che se pensano di abbandonarmi... Nessuno pensa
di abbandonarla.
Già una volta sono finita dentro e... E quella volta i suoi amici non l
'abbandonarono.
Non sai quanto ho sofferto a lasciarti senza una spiegazione.
Ma dovevo venire qua per risolvere il problema che ha distrutto la nostra
vita.
E ci sto riuscendo, Chiara.
È la nostra occasione.
Non dovremo più scappare.
Non dovremo più avere paura. Sto vincendo.
Il tuo Saverio sta vincendo.
Ma di quale vittoria stai parlando?
Siamo scappati per sei anni come degli animali braccati.
Poi all'improvviso sparisci, inventando una storia.
Basta, Saverio.
Io voglio sapere.
Perché Rosario e gli altri sono morti?
Che cosa avete fatto?
Io ho fatto uno sbaglio tanto tempo fa.
E me l'hanno fatto pagare Garo.
Ma ora sono io in credito.
Ma che hai fatto? Io credevo che avessero fatto del male a te.
Invece sei stato tu, Saverio.
Pure la giudice pensa che siete stati voi a fare qualcosa di tremendo. Io sono
tuo marito.
A chi credi, a me o alla giudice?
Io vorrei credere a te, con tutte le mie forze.
Allora fallo.
Ma che importanza ha il passato?
Le cose cambiano.
Noi dobbiamo restare uniti. Devi avere fiducia in me come io ne ho in te. Senza
di te non ce la faccio.
Te lo chiedo per l'ultima volta.
Dobbiamo restare separati ancora per un po'. E mi costa.
Mi costa molto sapere che stai in quella casa con quella gente.
Se mi succede qualcosa, o se succede qualcosa a te, io ho trovato amici molto
potenti.
Porta questo all'avvocato Filosi.
Lui ti aiuterà. Ma perché? Che ti può succedere?
Ma niente.
Niente.
Ho solo bisogno di qualche settimana.
Poi non ci potranno fare più nulla.
Ma tu non devi dire a nessuno che mi hai visto.
E soprattutto non fare parola di questo.
quelle persone penserebbero che le ho tradite e sarei finito.
Saverio, questa è l'ultima volta che ti ascolto.
In Russia hanno costruito una rete finanziaria troppo complessa per
esportare solo 50 miliardi. Vuol dire che a quel carico ne sarebbero seguiti
degli altri?
Sì, è probabile.
Forse era solo una prova generale. La Kamastra comunque non è sola. Dietro di
lei c'è una potente organizzazione. Ma evidentemente qualcuno aveva interesse a
fermarli. Chi ci ha passato quei documenti russi attraverso il computer?
Ma io ho un'idea su questo, anche se spero che sia sbagliata. Il marito di
Chiara? Saverio Bronda?
Chiunque l'abbia fatto crede di usarmi, ma scherza col fuoco. La Camastra sa
molte cose ed è in mano nostra.
Buongiorno. Buongiorno.
Possiamo cominciare.
Abbiamo convocato in qualità di imputata la signora Olga Camastra Arannisi, che è
presente assieme al suo avvocato, dottor Giovanni Filosi. Mi scusi, giudice,
permette? Ma di che si tratta? È una richiesta di recusazione.
Dati i suoi rapporti personali con l'imputata, la difesa chiede che l
'inchiesta sia affidata ad un altro giudice. Ma quali rapporti personali?
Che cosa sta dicendo?
Mi stupisco che non ci abbia pensato.
Sia lei che la mia cliente siete state legate sentimentalmente allo stesso
uomo.
Il commissario Cattani.
Secondo lei, una donna giudice può giudicare la sua rivale in amore?
Giudicare? Io quando sono gelosa vedo rosso. Ammazzerei!
Altro che giudicare.
Possiamo dar torto alla signora?
Il caso Conti-Camastra sta destando polemiche in tutta la città ed è attesa
per oggi una decisione del procuratore capo Orione sulla delicata faccenda.
Mi dispiace molto, ma...
Sono costretto ad avvocare l'inchiesta. Ma... No, aspetta un momento, per
favore, mi lasci finire.
Tutto questo mi contraria moltissimo, ma non posso fare altrimenti.
Io non voglio che la procura sia messa sotto i riflettori delle cronache rose e
dei rodocalchi scandalistici.
E credo che questo sia anche nei suoi desideri, no?
Dov'è Silvia?
Ve ne sta là, seduta sugli scogli.
Sì.
Aspettone, per lei.
Vabbè, vi vado.
Sì, va bene, grazie.
È un'ora che ti cerco.
Avevo bisogno di stare un po' sola.
Sono arrivati poco fa.
È la risposta dell'archivio centrale della DIA a Roma.
Le armi che abbiamo ritrovato insieme a corpi dei tre amici di Granchio sono le
stesse che hanno ucciso Cattani.
È la banda di Granchio che era stata ingaggiata per uccidere Cattani. I
testimoni dissero che erano in sei.
E Nuzzo, che era stipendiato dalla camastra, li guidò nell'attentato e dopo
tolse di mezzo i complici.
Uccidendoli oppure costringendoli alla fuga.
Sì, come Saverio, il sesto, che va in Russia, torna e noi riceviamo le
informazioni per incastrare la camastra.
Tutto porta a lei.
Proprio ora che ti hanno tolto l'inchiesta.
Io non posso indagare su Olga, ma c'è qualcuno che può farlo al posto mio.
Daniele Rannisi, è qui. È al biliardo.
Però guardate che ha una brutta giornata.
Ti devo parlare.
Parla.
Ho bisogno di una mano.
Devi guardare per me dentro i bilanci delle imprese Camastra Arannisi.
Io non lo posso fare perché mi hanno tolto l'inchiesta.
Ma se neanche mi fanno entrare negli uffici.
Daniele, tu sei l'erede legittimo della maggioranza dell'impresa.
E secondo te che cosa dovrei fare?
Mettermi in giacca e cravatta e andare alle riunioni del consiglio di
amministrazione?
Proprio così.
Dovresti fare questo.
Mi dispiace.
Ma non ti posso aiutare questa volta.
Io ho fatto quello che potevo e adesso voglio solamente dimenticare.
Dimenticare Olga, dimenticare l'esistenza di queste industrie, di
questa città, di tutto. È chiaro?
Anche di tuo padre ti vuoi dimenticare?
A che cosa è servito quello che hai fatto se molli ora?
Lasciatemi stare in pace.
Per favore. Per favore.
Chiara, non volevo che la sentissi così.
Non è ancora finita e... Scusami, è che non riuscivo a dormire e allora sono
venuta qua.
C'era scritto Chiara e così... Sì, è la prima canzone che ho scritto pensando ad
una donna.
Con la musica riesco a dire meglio quello che ho dentro.
Anche quello che non mi verrebbe mai fuori.
Non so Stefano, per me è tutto così difficile.
Io non sono preparata a tutto questo.
Chiara, voglio che tu sappia una cosa.
Insomma Chiara, io ci sono.
Nel modo che tu vuoi.
Ma io ci sono.
Scusate il ritardo.
Dottor Rannisi, bene arrivato.
Non sono dottore.
Io sono Quartullo, direttore commerciale. Ci siamo sentiti al
telefono. E questo è Ragioni Renzoni, responsabile della contabilità.
Molto piacere.
Prego.
Questa è tutta la contabilità.
Completa fino al 1993.
Mancano solamente gli ultimi mesi, ma entro pochi giorni le faremo avere anche
quelli. Queste sono le uscite. Spese generali, ammortamenti, stipendi e
interessi passivi.
E queste sono le entrate.
Non so se lei è pratico.
Gli abbiamo fatto uno specchietto esemplificativo.
Molto bene.
E il resto?
Il resto? Quale resto?
È tutto qui. Entrate, uscite.
Renzoni, svegliati.
Il nero, no?
Che razza di manager sei che non mi porti la contabilità nera? Mi perdoni,
dottor Rannesi.
Anzi, scusi, signor Rannesi.
Ma la sua posizione all'interno dell'azienda non è ancora del tutto
chiara.
D'accordo. Allora ve la chiarisco subito.
Io sono il padrone.
Fra qualche giorno l'assemblea straordinaria dei soci lo sancirà.
E la signora contessa?
L'ordine del giorno dell'assemblea sarà elezione di nuovo consiglio di
amministrazione. a causa dei gravi sospetti di natura penale che pesano
sull'amministratore delegato Olga Kamastra.
Allora, riprenderemo questa nostra riunione fra un'ora, ma questa volta
voglio i conti veri.
E... fatemi uno specchietto esemplificativo.
Mi piace.
A più tardi, signori.
al diavolo
Chi parla? Silvia, sono Daniele. Come mai mi chiami? Avevi detto che non
volevi più... Sì, lo so che ti avevo detto di no, però ho cambiato idea.
Sai, mi capita abbastanza spesso. Allora hai deciso di aiutarmi?
Ho i dischetti della contabilità segreta.
Puoi venire qui?
Arrivo subito. D'accordo.
A fra poco.
Qui viene fuori che la Camastra ha ripreso la sua attività nell'inverno
dell'89.
Prima c'era un buco spaventoso.
Era sotto di almeno 60 miliardi.
E invece ecco che quattro banche concedono alla Camastra un fido di
100 miliardi.
E puoi vedere se li ha mai restituiti?
Sì.
Dopo nemmeno quattro mesi.
E ci paga pure degli interessi molto alti.
Da dove gli arrivano tutti quei soldi?
Tu che dici?
Ho trovato anche qualcos'altro.
Vi faccio vedere.
Era un posto segreto dove mia madre trovava le sue cose personali.
Poi se l'era preso Olga e dentro c'erano questi fogli.
Stefano, guarda.
Sembra una lista di nomi in codice.
Devo trascriverla sul disco e poi cercare di decifrarla.
Silvia, che c'è? Ti senti male?
Tesserino, per favore.
Vessuo, passate pure.
Sono riuscito a convincerlo solo perché è un amico di Livocchi.
Ora andiamo su da Olga, ma non possiamo stare più di un'ora. Non vuole fare
prima una telefonata al procuratore? Lei può rimanere qui se non se la sente.
Che succede qui?
Lei non può interrogarmi?
L'inchiesta non le appartiene più. Il tuo avvocato ha detto che era un affare
personale, allora fa conto che io sto qui in via personale.
Alle tre di notte.
Sì, sì, alle tre di notte.
Qualche anno fa tu eri una donna rovinata. Eri appena uscita di galera.
Il tuo patrimonio era distrutto.
Il tuo nome coperto di fango.
All'improvviso però, nel marzo dell'89, ottieni crediti agevolatissimi dalle
banche e così puoi rimettere in piedi delle aziende che erano sull'orlo del
fallimento.
Mi ero risposata con un uomo ricco. Rannisi non aveva niente. Il suo nome
era solo una copertura per i tuoi affari. Io voglio tornare in cella.
Chiamate il mio avvocato. Chi è stato a darti quei soldi e perché?
Nessuno. Mi rifiuto di rispondere.
E in quello stesso mese, il marzo dell'89, un gruppo di killer della mafia
viene massacrato. Uno di loro, Granchio, riesce a fuggire.
Ma appena rimette piedi in Sicilia, finisce esattamente come gli altri.
Il loro capo.
Nuzzo Marciano comincia a lavorare per te e tu mantieni a tue spese per anni la
famiglia di Granchio per comprare il loro silenzio? Tu sei una pazza, una
fanatica. Ti farò cacciare dalla magistratura. Zitta!
Il 20 marzo 1989.
Quegli uomini erano andati a Milano.
Avevano armi sufficienti per fare una strage.
Ma volevano soltanto un uomo.
Erano sei contro uno. Volevano essere sicuri di non sbagliare. Chi li aveva
mandati voleva essere sicuro. Non voglio più sentire. E così... Basta!
Vattene!
Alle 7.22 del mattino hanno assassinato Corrado Cattani.
Perché l'hai conservato?
Come trofeo?
Io gli volevo bene a Corrado.
Gli volevi bene e li hai fatto massacrare?
Mi hanno fatto fare tante cose che non volevo nella vita.
Ma gli avevo voluto bene.
Molto.
Pure quando mi ingannava.
Quando stava con me.
Per la sua indagine.
Per levarmi.
Delle informazioni.
E vuoi sapere una cosa?
L'avevo capito che mi stava usando, ma non dissi niente.
Pure quando mi ha mandato in galera, gli volevo bene.
Per questo hanno scelto me per ucciderlo.
Così se qualcuno mi scopriva, io dovevo dire che l'avevo fatto.
Per gelosia.
Che ti avevano promesso?
Mi avevano fatto uscire di galera.
Ci sono dei favori che devono essere ricambiati.
Altrimenti avrebbero ucciso me.
Io non ho mai saputo fare altro nella vita che sopravvivere.
Chi ti chiese di organizzare l'omicidio?
Nessuno. Te l'ho detto.
L'ho fatto per gelosia.
Perché lui era venuto a Milano con te.
Nessuno mi ha chiesto di farlo.
E Spinosa?
Il barone Linori? O qualcuno sopra di loro, quelli scritti in questa lista?
Ci sono dei nomi che non si possono fare.
Io li odio quanto te.
Ma devo sopravvivere.
Saverio Bronta era nel gruppo degli esecutori. È stato lui a denunciarvi?
Perché è tornato in Sicilia?
Accontentati.
Hai trovato quello che cercavi, l'assassina.
Dovrai cambiare idea in tribunale.
No.
In tribunale dirò che fu per gelosia.
Tu potevi dire no.
Potevi fuggire all'estero e salvare Corrado.
Qualcun altro l'avrebbe fatto. Lui era condannato.
Aveva toccato interessi troppo grossi. Era arrivato al cuore dei rapporti fra
la mafia, gli affari e alcuni uomini politici.
Si è fatto ammazzare per scoprire una verità che tutti conoscono.
Anche i bambini.
Che morte inutile.
Mi devi dire una cosa, come ti hanno fatto uscire di prigione?
Sono arrivati al giudice.
Chi era il giudice?
Il tuo procuratore capo.
Orione.
Mi ricordo che stavo alla mensa della scuola di polizia.
A un certo punto si è fatto silenzio.
Qualcuno a bassa voce ha detto che era stato ucciso Gattani.
Nessuno è riuscito più a mangiare.
E io ho pensato che forse era meglio abbandonare tutto.
Io temevo che Corrado potesse finire in quel modo.
Ma se fosse stato ammazzato da un delinquente qualsiasi, forse l'avrei
accettato.
Ma la sua morte è stata decisa da qualcuno nascosto dietro una schiera di
intermediari, convinto che nessuno l'avrebbe mai toccato. Ma io la voglio
portare davanti a un tribunale.
Dovrà essere giudicato in pubblico perché si sappia la verità.
La morte di Corrado almeno non sarà stata inutile.
Pronto, sono io.
La Contessa ha cominciato a parlare.
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