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Ma che succede? Stamattina mi hanno detto di prepararmi. Che cosa... La
giudice ha firmato l'ordine di scarcerazione.
Sali su.
Ti porto a casa.
Ora facciamo un giro per la casa.
Ti guarda bene tutto.
E dimmi se vedi qualcosa di strano. Va bene?
Anche il dettaglio più insignificante.
Non dobbiamo tralasciare niente.
Dimmi tutto quello che ti viene in mente. Mi raccomando.
Dov'è che teneva di solito le foto più compromettenti?
Non sarà stata la prima volta che ha cercato di vendere della roba che
scottava? Dove le teneva? Su, cerca di ricordare.
Senti, sono stanca.
Ma perché non mi lasci in pace?
No che non ti lascio in pace.
C'è tua figlia nelle mani di quelli lì.
Loro stanno cercando qualcosa.
E noi dobbiamo riuscire a trovarla prima di loro.
Hai capito?
Perciò, forza avanti, coraggio.
Andiamo, dai.
Vieni, guardiamo tutto. Cominciamo da sopra.
Mi raccomando.
Qualunque cosa, un dettaglio strano, una cosa che non ti torna.
Possibile che non c'è niente che ti fa venire in mente qualcosa.
No, non riesco a... Stammi a sentire, te lo ripeto ancora una volta. Qui, in
questa casa, da qualche parte ci sono nascoste quelle foto che loro cercavano.
Bellini non gliele ha volute dare e loro lo hanno ammazzato. Poi hanno cominciato
a ricattare te, perché sono sicuri che tu sai dove sono nascoste.
Ma io non lo so, altrimenti glielo avrei detto se... E invece lo sai!
Sono qui!
Magari le hai viste cento volte.
Tu non ci hai fatto caso, ma stanno qui. È per questo che si sono presi
Francesca, lo capisci?
Sì, ma io non riesco a vedere niente.
Ricominciamo dallo studio.
Allora, ecco, libri.
Lui ti ha mai parlato di libri?
No. Ti ha mai detto di avere nascosto qualcosa in un libro?
No.
I quadri?
Forse dei quadri.
L'hai mai visto nascondere qualcosa in una di queste stampe?
No.
Niente. È tutto com'era.
Che c'è Nina, che stai pensando?
Ma lì c'era... Lì
c'era la palla di vetro con la neve dentro.
E dov'è?
Dove sta adesso?
No Santino, lascialo!
No!
Adesso Nina, se a me bene ha sentito l'ammazzopo da lei.
Lui voleva fare il furbo, il grande.
Teneva certe fotografie che servono a noi e non ce le voleva dare. Adesso
queste fotografie ce le devi dare tu. Ma che stai dicendo? Ricordati una cosa.
Tu non mi conosci.
Io non sono mai venuto qua.
E a sto pezzo di merda ci hai sparato tu.
Tu ci hai sparato.
Ecco.
Guarda che bello.
Non piangere.
Cosa ti è venuto in mente, Nina?
Forza.
Dillo.
Nina.
Dillo.
La palla di vetro.
Quella con la neve che si raggiriscende.
Aveva una base che si svitava.
E dentro certe volte lui ci metteva dei soldi, degli assegni.
Insomma, tutta roba che non voleva far trovare a nessuno. E dov'è?
Dove sta adesso?
L'ha presa Santino.
L'ha presa Santino.
L'ha data Francesca perché... perché piangeva.
Se l'hanno in mano loro quello che cercano.
E non lo sanno.
Su.
Siamo arrivate.
Eccoci qua.
Aspetta, eh? Allora, fammi vedere.
Sistemiamo bene la camicia. Ecco qua.
Tieniamo su questo.
Ecco fatto.
Ehi, come siamo belli.
Venite.
Insomma, siete riusciti a capire alla fine chi ha fatto il servizio a Espinosa
e alla figlia?
Sì, credo di sì.
Chi ha ucciso Espinosa e la figlia voleva colpire te.
E c'è solo uno al momento che può avere questo coraggio.
Ribeira. Di quello che credi tu non mi importa niente. Io voglio che tu mi
porti qua a chi gli ha sparato, è chiaro?
E chi sarebbe questo poliziotto che ci rompe le scatole?
Chi sarebbe?
Licata. Quello che gli abbiamo sparato giù a Palermo.
Licata.
Io l'avevo detto.
Quello bisognava abbassarlo due volte.
Una per fare capire a tutti che nessuno può venire da noi a guardarci nel
piatto.
E due perché quello è bravo.
Bravo assai. Era Santino che doveva fare il lavoro.
E invece chi ci abbiamo mandato noi? Quello imbecille di fotografo. Ma
Santino è uno che... Ah, ma state zitto tu, che parla a fare.
Santino è l'unico con cui mi posso affidare. Gli dice una cosa e lui la fa.
E la fa bene.
Perché si è messo in testa questo legata.
Si può sapere che minchia vuole.
Oh, dormite, dica voi.
Siete diventati tutti sordi.
Lui vuole ritrovare la bambina.
Tutto qui.
Tutto qui.
Beh, allora facciamocela trovare, sta picciritta.
O se sa finisce di rompere.
Dice a Santino che quel giglio che si tiene in casa è pericoloso, per cui è
inutile che continui a innaffiarlo.
Lo capiste?
Dice di gettarlo via.
Ma la bambina ha solo due anni.
Santino dove si trova ora?
Si è spostato ai carrozzoni.
Da quelle parti è facile far sparire un corpo.
Ma che ho detto di farlo sparire?
Niente deve sparire, non capisci?
Dobbiamo farglielo ritrovare, così la finisce di giocare a guaglialate.
I morti ai vivi fanno capire tante cose.
Salutammo. Ho un messaggio di Brenno.
Ti devi occupare della bambina, Santino.
Hai capito quello che devi fare?
E dopo che hai cucinato il piatto, lo devi servire in tavola.
Gliela devi fare ritrovare. Come sarebbe a dire ritrovare?
Questo a me non lo dovete chiedere.
E poi forse è meglio aspettare.
Già mi stanno tutti dietro, polizia, carabinieri, esercito, tutti che
vogliono santinare gli occhi. È meglio che non mi muovo.
Va buono, ci penso io. No!
Se lo devo fare, lo faccio.
Però non capisco perché tutta questa fretta. Ma pure tu ti metti a chiedere
perché adesso?
Fallo e basta.
Salutammo, Stenco.
Salutammo.
E da quando è sparita?
Capisco. Avete parlato con la moglie?
Va bene, arrivo.
Come sei bella.
Devo andare in procura.
Mi ha chiamato adesso Giugni, c'è una cosa strana.
Cosa?
Sembra che un segretario della procura sia sparito.
Il maresciallo è andato a parlare con la moglie e lei gli ha detto che alla
clinica dove aveva appena partorito è andato a trovarla Giacomo Carta.
Te lo ricordi?
Carta? Sì, me lo ricordo.
Lui doveva stare al soggiorno obbligato a Como.
È strano, il giorno dopo la sua visita il segretario è scomparso.
Perché Cartan non ha chiesto un permesso per andare da quella donna in ospedale?
Perché ha lasciato di nascosto il soggiorno obbligato?
Uno come lui non rischia una cosa del genere senza una buona ragione.
Mettiamoli qualcuno dietro, controlliamo chi vede.
La persona che abbiamo convocato è già di là?
È appena arrivato. Lo faccio passare. Va bene.
dottor Ibeira venga con me prego
Sono la giudice Silvia Conti.
Si accomodi.
I giudici non sono mai stati troppo benevoli con la mia famiglia. Non è
compito dei giudici essere benevoli. Abbiamo ragione di ritenere che la
documentazione che riguarda il suo patrimonio in Italia sia uscito dall
'archivio di una persona che è stata da poco assassinata.
Sta parlando di Antonio Espinosa?
La sua morte mi lascia del tutto indifferente. Era una persona malvagia.
Lei lo conosceva?
Non personalmente, ma questo non gli ha impedito di rigattarmi. Si spieghi.
Al mio arrivo in Italia ho ricevuto una telefonata da lui nella quale mi
chiedeva del denaro.
Altrimenti avrebbe fatto ciò che poi ha fatto, prendere dei documenti falsi,
metterli in una busta e spedirli alla vostra cortese attenzione.
Si renderà conto che dichiarazioni del genere la collocano fra le persone che
avevano interesse a eliminare Spinoza?
Faccia pure, tanto ci sono abituato, da sempre.
Colpa del nome, dovunque c'è un delitto c'è qualcuno che pensa...
Deve essere stato un ribeira.
Non è così strano. Suo padre ha avuto più volte a che fare con la giustizia. È
vero, ma io non sono mio padre. Lui viveva nel passato, di ricordi.
Rimpiangeva la Sicilia. Io detesto la Sicilia e non la rimpiango. I miei
ricordi non sono che incubi.
Perché è tornato in Italia?
Sono erede di un discreto patrimonio. Devo sistemare alcuni affari. Poi mi
affretterò a lasciare l'Italia.
Sempre ovviamente che la I non decida di ritirarmi il passaporto.
Noi ritiriamo il passaporto solo a chi ha intenzione di fuggire.
Silvia, è arrivata adesso una chiamata. Forse hanno trovato la bambina.
Questo l'abbiamo trovato a qualche centineio di metri da qui. Chi vi ha
avvertito? Abbiamo ricevuto una telefonata anonima.
Hanno dato il nome della bambina e il luogo dove era il corpo.
Ma in questo punto la corrente è fortissima e deve essersela portata via.
La scarpetta invece l'abbiamo ritrovata più a valle, in mezzo a quelle rocce
laggiù.
Meno male che tra poco me ne vado in pensione.
Oramai sono troppo vecchio per vedere queste cose.
Assistita dagli immancabili uccelli mini, una femmina di leone marino porta
per la prima volta il suo piccolo nell'acqua.
I piccoli di leone di mare sono coperti da una morbida lanetta che cade dopo le
prime settimane di vita, senza essere rinnovata.
Viene sostituita da una folta pelliccia, che è stata la causa principale per cui
questi pennipedi, appartenenti alla famiglia delle otarie, sono stati
attivamente cacciati in passato, subendo veri... Tu sta qua, non ti muovere!
Lo so, Nina, è terribile, ma ora devi...
Devi essere forte.
Devi pensare a Nicola, Serena.
Lei ci aveva garantito che il prestito da noi erogato ai governi africani
avrebbe avuto la garanzia finanziaria di prestigiosi organismi internazionali.
La cosa ha avuto il suo peso nella decisione del nostro presidente.
Non posso più darvi quelle garanzie.
E sa perché ho dovuto cambiare idea?
Ho fatto un giro per le capitali europee, poi sono stato a New York e in
Giappone.
E ho sentito cosa pensano del progetto quelli che contano.
Quelli che davvero hanno il salvadanario in mano.
Questa operazione rimanga fra noi.
Non la vuole più nessuno.
Nessuno. E sa perché?
Perché non è più redditizia.
Aiuti umanitari a qualche decina di milioni di negri, ritorno politico zero.
L'Africa non tira più.
È all'est che bisogna guardare.
È l'est la nuova frontiera, il nuovo Eldorado.
I mille miliardi necessari noi li abbiamo già rastrellati sul mercato
bancario internazionale.
Allora mettiamole in un altro modo.
Quando lei chiese il mio intervento per coprire una sua speculazione un po'
avventata per la verità, io l'ho aiutata lo stesso.
E ho ancora dei pezzi di carta che al suo presidente piacerebbero assai poco
che l'assicuro.
Il problema è proprio Litvak.
È un uomo all'antica e si è pubblicamente impegnato ad aiutare quei
paesi africani. E lo farà. Farà esattamente ciò che aveva promesso.
La banca verserà una prima tranche simbolica e poi tanti saluti.
Per quanto riguarda i miliardi che avete rastrellato sul mercato internazionale,
io le garantisco che non ci perderete niente.
Anzi...
Se la vostra banca potesse versare quel denaro su di un piccolo istituto
austriaco, poi le dirò quale, le posso garantire che in un brevissimo giro di
tempo l'investimento vi tornerebbe indietro raddoppiato.
E garanzie?
Totali.
Venga, le presento la sua banca.
Allora, che gliene pare?
Niente male, vero?
Eccolo qua il denaro.
Più se ne ha, meno lo si vede.
È tutto qui, dentro questi schermi senza vita.
Come avete fatto a trovare questa baracca?
Questa baracca, come dice lei, è una piccola banca privata di cui siamo buoni
amici. La proprietà non ha potuto rifiutarci questo piccolo favore.
Che ne avete fatto del personale?
Sono tutti in vacanza premio.
Chi avrò a disposizione?
Quelli che già conosce.
Braccio, Fede e qualche altro.
E Licata?
Eh, Licata.
Piacerebbe tanto anche a me sapere che fine ha fatto.
Doveva essere qui già da due giorni.
Maria, ma che cosa fai qui?
Maria, perché hai lasciato l'ospedale? Via, non ci voglio mai più tornare lì.
Ma che cosa dici? Come sarebbe?
E che cosa vuoi fare?
Voglio che mi porti da Tano.
Ma io non posso fare questo, Maria.
Ti prego, portami da Tano.
Io voglio rivederlo.
Voglio parlare con lui.
Non posso stare sempre sola, sempre sola.
Non posso, ho paura, la notte ho paura. Ti porto con me.
Non ti preoccupare, stai calma. Faremo come dici tu, vieni.
Vieni con me.
Non cercarmi, Silvia. Io sto bene.
E quando ve ne siete accorti?
Stamattina presto. Fino alle tre di notte era ancora qui, sono sicura.
Grazie.
Maria.
Maria, guarda che bello.
Ti piace?
Siamo quasi arrivati.
Tanno sta laggiù.
Ho freddo, Tano.
Ho tanto freddo.
Devi dentro.
Andiamo.
Grazie.
Non dovevi farlo, Davide.
Quando verrà a saperlo, Amadei non sarà contento per niente.
Io non faccio quello che piace ad Amadei, faccio quello che mi pare
giusto.
Kunderbank, Guten Tag.
Sì.
Capisco.
Attenda un attimo, per cortesia.
Avvertitano che c'è Salimbeni in linea.
C'è Salimbeni al tele.
Sì.
No, oggi non è possibile.
Ti ho detto che non è possibile.
Perché tanta fretta? Ci sono novità?
Sì, mi rendo conto. Vieni alla banca domani, allora.
Ti aspetto nel pomeriggio, dopo la chiusura.
Un giorno solo è troppo poco. Dovevi prendere tempo.
A che punto siete con quei documenti? Se ne sta occupando Amadei.
E loro?
Quello è pronto.
Ma soltanto un paio di lingoti sono veri.
Basteranno.
Grazie
Davide ti sta aspettando.
In banca è tutto pronto.
Tutto bene?
Si.
Hai paura?
L'importante è che non si veda fuori.
sì,
credo che così vada bene pensaci tu, ok?
di qua
Amadei, mi puoi sentire?
La sento e la vedo perfettamente.
È riuscito a far preparare quei documenti che le avevo chiesto?
Sono sul suo tavolo, li abbiamo stampati stanotte.
Spero solo che l'inchiostro si sia asciugato.
Quanto manca all'appuntamento?
Due ore.
Ci sarebbe perfino il tempo per un panino. La invidio, braccio.
Io sono talmente ansioso per questa faccenda che non potrei mandare giù
neanche un biscotto. Ma forse tra un po' ci prendiamo una bella soddisfazione.
Lei che dice, Licata? Ce la può fare?
Non lo so.
Chissà se abbiamo fatto bene a fidarci di uno così.
Lei che dice?
Non lo so.
Grazie del conforto, Licata.
Prego, generale.
Prego. Quanto ci sarà qua dentro?
Non mi importa niente di quanto ci sia dentro.
Il mestiere mio non è contare Contare è l'unica cosa che distingue l'uomo dagli
altri animali
Ben arrivata.
Grazie. Puoi darmi la borsa?
Quando trato un affare non voglio vedere né sentire altro.
E parlo per primo.
Allora sbrigati, dico quello che devi dire.
Qualunque sia il gioco, la mia parte la trattengo al momento del deposito del
denaro.
No, veramente?
Questo è un po' anomalo. Di solito è la fine dell'operazione.
In casi del genere, chiedo il doppio.
Il cartello che mi preoccupa è come un bambino davanti a un gioco di prestigio.
I grandi si fanno distrarre dalle chiacchiere del prestigiatore, ma i
bambini no.
Loro guardano solo le mani.
E sono sempre i primi a scoprire il trucco.
Per la miseria, guardate là!
Occidenti! Fermatevi dentro, altrimenti qui va tutto per aria.
Appena dentro ci dividiamo. Le controlle si partono nella sala e io intanto vado
a parlare con il direttore.
Dai!
Vieni via Silvia, qui non puoi stare. Ma che fai tu qui? Dopo ti spiego. No, non
dopo, adesso! C'è un'operazione del nucleo in corso. Vieni, andiamo nell
'albergo che le marshal lo venga.
L'operazione è molto semplice.
Da un grande istituto finanziario ti arriverà un forte accredito che dovrai
tirare al momento opportuno su un conto corrente in una banca di Praga.
In un brevissimo giro di tempo il denaro rientrerà nella tua banca moltiplicato.
E tu dovrai girare di nuovo all'istituto finanziario di partenza.
Non crederei davvero che io possa entrare in un affare del genere ad occhi
bendati. Ho detto sì a tutto quello che hai chiesto.
Non ti basta?
No, io devo capire.
E se fossi invece un modo per incastrarmi?
Ti devi fidare.
Come noi ci fidiamo di te.
Io non penso affatto che vi fidate di me, semplicemente vi servo. Tu hai
sempre la risposta pronta per tutto.
Non è normale.
Se io fossi uno normale sarei già sparito da un pezzo.
Dopo la fine della vecchia cupola Cosa Nostra è in mano a un uomo solo che
controlla tutte le famiglie.
Di lui non esistono foto e nessuno ne conosce il nome.
È a lui che stiamo dando la caccia.
E perché non me l'hai detto che c'è di tanto segreto?
Perché gli abbiamo preparato una specie di trappola.
Non ti capisco.
Qual è il ruolo di Carta?
Carta probabilmente è l'emissario di un uomo nuovo.
Uno che intende dare l'assalto ai siciliani cercando di sfilare dalle loro
mani un grosso affare.
Insomma, non sapete niente.
Nemmeno chi sono gli avversari.
Questo probabilmente lo sapremo tra poco.
Chi c'è dentro quella banca?
C'è Madei.
E chi altri?
C'è anche uno che conosce.
Ettore Salimbeni.
Dove è finita la tua sfrontatezza?
La tua grinta, la tua ironia?
Tu sei solo l'ombra del Salimbeni che conoscevo.
Posso almeno sapere il nome della banca da cui arriverà l'accredito, o anche
questo è un segreto?
La Europe Overseas Bank.
La Europe Overseas Bank.
E qual è la cifra?
Per ora 1.000 miliardi di questi 10 in oro.
1.000 miliardi dalla Europe Overseas Bank di Stefan Litwack.
Sbaglio o poco tempo fa l'ITFAC ha proposto in consiglio d'amministrazione
un piano di crediti per alcuni paesi africani che ammonta più o meno a quella
cifra.
Colpite affondato, vedo.
Finiscila. Non siamo teatro.
Ma guarda cosa vi siete andati a inventare.
Comincia uno come l'ITFAC a prestare tutti quei soldi. Mi complimento.
Ma questa, caro Salimbeni, non è farina del tuo sacco.
Il tuo padrone ha una bella testa, perché è lui che ha pensato tutto, non è
vero?
Mi piacerebbe conoscerlo.
E a chi fate le scarde?
Chi è il pollo? Il pollo?
È uno con gli artigli.
Uno che se sbagliamo una mossa ci fa pezzi.
Il nome?
Tu ci devi soltanto dire se questa maledetta banca è in grado di farne l
'affare o no.
Hai detto che ha uno statuto speciale. Bene, fammi vedere questo statuto, fammi
capire di che si tratta.
Se alla centrale hanno sbagliato a fare i documenti siamo nella merda.
Non capisco, prego.
È un mercato insicuro, instabile.
E poi qual è l'affare? Cosa si vende? Cosa si compra?
Questo non ti riguarda.
Tu pensa a far arrivare il denaro là, al resto lo pensiamo noi.
Come hai fatto a ottenere tutte queste condizioni speciali per questa specie di
buco? Lo sai solo tu.
La banca su cui verserai è il credito popolare Bohemo. Il nome in codice del
conto è Occidente.
Chi c'è dietro questo conto?
Questo non lo so nemmeno io.
Se lo sapessero tutti i giudici e i polizotti che ti credono a terra, ma di
un po'. È vero tutto quell'oro?
Tu che ne dici?
Come deve andare nel voglio uno così sul mio tavolo?
Come Fremagardi.
Molto bene, signor Cariti.
Molto, molto bene.
Ora possiamo andare.
Circa un mese fa, in Africa, abbiamo trovato una buona esca e ce la siamo
portata in Italia.
Il pesce è grosso e così abbiamo dovuto dare un po' di filo, ecco perché siamo
qui. E chi sarebbe?
Una persona che lei conosce.
Chi?
Perché lui?
Cosa gli avete promesso per convincerlo a collaborare?
Avrà una riduzione della pena, come previsto dalla legge.
Tano Caridi è ricercato dalla giustizia, lei non può farlo.
Sì che posso.
Le più alte cariche dello Stato sono informate dell'operazione.
E anche il suo procuratore capo ne ha il corrente.
Sei tu che l'hai trovato in Africa?
Voglio vederlo.
Cerchi di capire, giudice. Ci troviamo in una situazione delicata. E la cosa
più delicata di tutte, la più fragile, è lui.
Ma non si preoccupi, non glielo sciupo.
Ecco.
Vengo con te. Non ho bisogno di nessuno.
Voglio andare via di qui, riportatemi da Maria.
Mi avete sentito, voglio tornare alla villa.
Immaginavo che prima o poi l'avrei rincontrata.
Io speravo di non vederti mai più.
Io... volevo ringraziarla per quello che ha fatto per Maria.
È stata molto buona con lei.
Non li voglio i tuoi ringraziamenti.
Allora, avanti.
Mi dica che cosa vuole da me.
Vuole ammanettarmi e portarmi in tribunale.
Si accomodi.
Ecco i polsi.
Non mi importa niente di te.
Io penso solamente a Maria.
Piano piano si era creato un piccolo lavoro, un po' di... di vita vera. Degli
amici. E poi sei tornato tu.
È colpa tua ciò che le hanno fatto.
Era te che volevano colpire e lei ha pagato.
Ancora una volta.
Lo so.
Tu sei come la bestia.
E' vero.
Ma questa volta mi creda, io sono la vittima.
Mi piacerebbe restarmene qui un po' di tempo, lontano da tutto, svegliarmi
presto la mattina, fare colazione là su quel terrazzo e
poi andarmene a passeggiare fra la gente, non pensare più a
niente.
Che c'è?
Ce l'hai con me per quella storia di Titano?
Tu sei come lui.
Come quelli che dici di combattere.
Se ci sono regole che ti legano le mani, le metti da parte. E continui per la tua
strada.
Conosci un altro modo per fermare gente come Salimbeni?
No, ma non voglio un mondo nel quale per vincere Maria deve essere violentata e
Nina deve perdere sua figlia. Se questa è l'unica alternativa, allora sì, sì, è
meglio arrendersi. Beh, io non voglio arrendermi.
Non posso.
Ma non capisci che se diventiamo come loro, loro hanno vinto. Ma di che stai
parlando? Di cosa parli? Ci sono io qui davanti a te.
Ho ancora una pallottola qui dentro.
Ho mio figlio a 6.000 km per paura che me lo ammazzino.
Sono stato 20 anni, nascosto come un topo di fogna nei posti più squallidi. E
cosa dovrei fare adesso?
Dovrei tirarmi indietro?
Per paura di sporcarmi le mani, eccole.
Eccole le mie mani.
Ogni giorno diventano un po' meno forti.
Ma se potessi avere qui, in questo momento, tra queste mani, quel male di
cui tu parli, non avrei nessuna paura di sporcarmele.
Stringere quel collo fino a spezzarlo.
Non si può vivere così.
Volersi bene così.
Perché non abbiamo anche noi il diritto di fermarci?
La vita nessuno se la sceglie.
Ognuno ha la sua, già tracciata.
Britta, piena di curva.
In discesa e in salita quella è.
posso solo scegliere se andare avanti o indietro.
Ma tu, che vita avresti voluto?
Mi piacerebbe restarmene un po' qui, svegliarmi presto la mattina, fare
colazione là su quel terrazzo, passeggiare un po' tra la gente e non
pensare a niente.
Hai ragione, Davide.
Non ci si può tirare indietro.
Dobbiamo continuare a andare avanti.
Quello che riguarda noi viene dopo.
Ma io non faccio che pensare a quello dopo.
Sono stanca.
Quando questa inchiesta sarà finita lascerò la magistratura e aspetterò il
momento in cui anche tu avrai davvero voglia di vivere la vita di tutti.
Sono stanca.
Quando questa inchiesta sarà finita lascerò la magistratura.
E aspetterò il momento in cui anche tu avrai davvero voglia di vivere la vita
di tutti.
Senza più rabbia, senza più odio, senza più dolore.
Sarà tutto bello.
Com'è stato bello questa notte.
Ti aspetterò.
Passa la villa, poi ce ne torniamo in Italia.
Tano, aiutami.
Grazie a tutti
Fermati, non farlo, non decidere per lei. Sta fermo lì, non entrare.
Un altro passo e vi ammazzo, tutti e due.
Lasciala vivere.
La senti?
La sentite?
Come posso vederla soffrire così tutta la vita?
Sei tu che non ce la fai. Che ne sai tu di lei?
sai solo che non è capace di stare al mondo come vorresti tu ma lei non è la
tua brutta coppia è solo diversa da te ed è diversa da me e soffre ed è felice
per cose che noi non possiamo neanche immaginare
Cifre, scorte, numeri. Io non ne ho bisogno.
Non mi è mai piaciuto lo matematico. Non ero capace manco di controllare il
ragioniere al mio primo mattatoio.
Pensa se mi posso mettere a controllare voi che mi investite miliardi a Milano,
a Londra e a Frankfurt.
Tanto lo so benissimo che non mi rubate.
Non è perché siete onesti, no.
Per rubate a chiunque vi capita, pure ai laureati.
Ma a me no.
Perché di me avete paura.
Anzi, più che paura, avete terrore.
E fate bene.
Ah, parlate con loro.
L'ho fatto studiare apposta, no?
Andate, andate.
Tanto sono due carte, capisci?
Ho trovato l'uomo che ha fatto il lavoro alla figlia di Espinosa.
E dove?
Sta giù alle stalle.
Allora forse stai cominciando a capirci qualcosa pure di uomini.
Non l'ho sentito molto bene.
Vuoi ripetere più forte il nome di chi l'ha pagato per stare dietro alla figlia
di Espinosa?
Cazzo!
Più forte che ha detto.
Canta, Giacomo, canta.
Attento. Sento quello che dici.
Te lo giuro. Mi ha dato 30 milioni.
Ci ha fregato.
Canta ci ha fregato a tutti.
E tu, lavora per l'impera.
E magari lavora pure per Tano. E forse pure per Salimè.
Forse pure lui ci ha fregato.
E magari si è messo d'accordo con loro, eh?
Sì, dipende.
Ecco che c'abbiamo intorno, una serpetta per la rosa.
Siamo soli.
Ma se salem bene ci pensiamo dopo, ci pensiamo quando dico io.
Ora sistemiamo a questo.
Guardalo, guardalo, ciappone l'orecchino come i film.
Ne fai schifo.
Prendimi con te.
Te l'ammazzo di Ocarta, te lo giuro.
Decare, vedete tu quello che ci vuoi fare con questo fenocchio, è tutto.
Allora?
Leggo.
Buonasera dottore, ci penso io.
Grazie.
Che cosa fate qui?
Ma siete diventati matti?
Bene, mangialo.
L'ho appena avvelenato.
Vieni qua, vieni qua, qua a sedere.
Oh, scusami, io non mi sono neanche lavato le mani, sono appena entrato.
Lasciami perlomeno il tempo di... Ma che fai?
Dove finiste?
Perché ti ho aperto i cioccolatini?
Che ti hanno regalato?
Una donna? Ma sì, una donna, figurati.
E chi allora?
Un uomo?
Dovevamo proprio incontrarci qui, non potevamo vederci da te.
Me ne vado.
Me ne vado subito.
E volevo soltanto avvertire di una decisione che ho preso.
Una decisione quale?
Voglio che metti Marco dentro la tua società.
Come vicepresidente.
Marco, a che bisogno c'è?
Ma così solo per svegliarlo un poco.
Ma se no mi resta sempre attaccato al risvolto dei pantaloni.
Contello partì con te.
Chiede conoscere la gente giusta.
Gli spiega come si fanno gli affari.
Beh, con il tuo cognome è troppo pericoloso.
Il mio cognome non lo conosce nessuno. E poi... Marco c'è un altro cognome,
quello di sua madre.
La Zoccola non mi ha mai voluto spostare.
L'unica persona che mi ha detto di noi è chi ancora vi fa.
Sì, sì, sì, ho capito.
Sai, non è mica facile.
Eh beh, bisogna stare attenti a quello che si fa, a quello che si dice.
Guarda che marco è figlio mio.
Queste cose lui le sa, lui sta attento, non ti preoccupare.
E tu piuttosto, tu ci stai sempre attento a quello che dici e
a quello che fai.
Ti sto preparando un piattino da mille miliardi.
Te lo sei scordato?
Fammi trovare il documento fra due giorni. Adesso veniamo e fermiamo.
Bene, due giorni sono pochi.
C'è allora.
Mangia.
Che cacasutto che sei.
Giovedoso. Già ritorni.
Giuda.
Bisogna ammazzare a carta.
E poi sistemiamo pure quel vermela.
Buonasera signorina.
Questo è per lei, da parte del signor Ribeira.
Ehi!
Ehi! Ma dove va?
Non ha fatto colazione stamattina.
Come no?
Allora, hai ripensato la mia proposta?
Sì.
Quella... quella causa a cui teneva tanto... non mi pare più così urgente.
Ho letto che la giudice Conti ha... ha scarcerato la ragazza.
Sì.
Anzi, mi sono domandato...
Come mai alla fine ha deciso di rimetterla in libertà?
Nina era recatata per via di certe foto.
E che foto?
Non si sa, ma l'uomo con cui viveva è stato ucciso per questo.
E chi cercava queste foto?
La giudice non l'ha capito. Ha solamente una traccia.
Una telefonata fatta da Bellini a Praga.
Ha un misterioso signor Jacek. Un nome falso, naturalmente.
E comunque, riguardo alla sua proposta di lavoro, credo che sia meglio di no.
Sì, certo.
Capisco.
Lei è di una ricchezza esagerata.
Come ha fatto?
Tutto merito di mio padre. È lui che ha pensato a tutto.
Lo sa, una volta quando già eravamo in Canada, per il mio compleanno
papà aveva organizzato una grande festa, alla quale aveva invitato
tutta la scuola, non solo la mia classe, tutte, 400 ragazzi.
Per l'occasione aveva fatto venire una grande orchestra, aveva anche fatto
venire degli attori in maschera, vestiti da pagliacci.
Aveva fatto preparare, le ricordo ancora, dieci torte alte così.
Dieci.
Aveva comprato dei poni e aveva perfino invitato dall'Italia un calciatore
famoso perché firmasse gli autografi.
Solo che... alla festa...
non venne nessuno.
Ma perché?
Semplicemente perché il festeggiato, cioè io, era il figlio di Carmine
Ribeira, un uomo che aveva a che fare con la legge, uno di cui in Canada
parlavano tutti i giornali, tutti i giornali, tutti.
Ecco perché.
Già, i giornali.
Ogni tanto in casa trovavo dei giornali con...
Con degli articoli tagliati via, con le forbici.
Era compito della mia governante far sparire tutto ciò che parlava male di
mio padre.
Allora è vero che lui era uno della mafia?
No.
Ero venuta qui.
Anche per un motivo un po' stupido. Avevo pensato di chiamarlo Alberto.
Alberto va benissimo, Martina.
Allora, grazie dell'ottima colazione.
Sono io.
Sì, ti puoi prendere una vacanza. Io devo partire per qualche giorno.
Ma prima... C'è quella giudice, Silvia Conti.
No, non è soltanto l'interrogatorio dell'altro giorno. Ho saputo che stai
indagando su una vecchia telefonata che ho ricevuto a Praga. Bisogna fermarla.
Le bestie si fermano.
Le leghi dove ti pare, le metti in gabbia.
Ma i cristiani no.
Specie quelli come la giudice.
Quelli liberi sono e liberi restano.
Quelli non si fermano, si ammazzano.
E' questo che volete da me.
Sì, hai capito bene.
Devi eliminarla. Ma la giudice?
Quella fa il lavoro suo.
Io non posso rischiare. Questo per me non è un affare come gli altri. Ci ho
puntato tutto e non posso più tornare indietro.
Fa quello che devi fare.
Mi manda Santino.
Non te voltare.
Francesca non è morta.
Come? E dov'è?
Zitta.
Santino te la vuole arredare.
Ma prima si deve parlare con la giudice.
Silvia, sono io.
Devo parlarti.
Sì, ma subito, è importante.
Con le foto... le ho trovate.
Sì, ma vieni presto.
D'accordo, Nina, arrivo.
Nina ha trovato le foto.
Ma dov'è Santino?
La giudice Silvia Conti, per favore. Non è in procura in questo momento.
E dove la posso trovare?
È andata allo studio Bellini.
Come mai è andata lì? C'era una delle novità.
Non so, qualcuno ha telefonato dicendo che voleva vederla.
Perché Santino non è ancora arrivato?
Mi ha detto che me la ridava prima.
E perché allora non me l'ha ancora riportata?
Non è vero che Francesca è viva?
Dimmelo!
È viva!
Perché non rispondi?
Francesca è viva!
Falla finita, state muta!
Allora Silvia...
È aperta.
Nina?
Forse mi sono... Non entrate! Attenta!
Mi dispiace, giudice.
Carta, fermo!
Vai fermo, ti faccio saltare il cervello.
Stai tranquillo.
Adesso ti portiamo via.
Non vi preoccupate.
Va bene, un re così.
Tanto.
Tra un mese andavo in pensione.
Sai che noia.
Ma quale pensione? Ho già richiesto una proroga.
Lei mi serve, non mi può lasciare sola.
Non se ne può andare.
Pensaci tu.
Sono stati rinvenuti nella tua casa quattro caricatori con un numero
progressivo, 040506, ma anche il 7, che però abbiamo trovato nella pistola con
la quale è stato ucciso Espinosa.
Sei stato tu?
Sì.
E volevi uccidere anche me?
Perché?
Una volta tu ci hai aiutato e io allora sono stata leale con te.
Perché mi volevi ammazzare?
Chi ti ha incaricato ad accompagnare Salimbeni all'incontro con Tano?
Un amico.
Dimmi il nome.
Non si fanno i nomi degli amici.
Allora fammi i nomi dei nemici.
Contro chi si dà da fare l'uomo per cui lavori.
E non l'hai capito da sola?
Forse. È qualcuno che cerca di mettere i bastoni fra le ruote alla mafia.
Sei intelligente tu.
Sei brava.
Ma prima o poi ci sarà qualcuno più bravo di te.
E allora, addio alla bella giudice. Stai attento a quello che dice, animale.
Facciamo entrare Nina.
L'avevi mai visto prima di stamattina?
No, mai.
A casa tua, a Como, abbiamo trovato questo numero telefonico, di Praga. C'è
scritto Jacek Oter Novotnik.
È la tua scrittura.
Lo stesso numero era sull'agenda di Bellini.
Chi è questo Jacek?
Non me lo ricordo.
T'ha ordinato lui di eliminarmi?
Non mi ricordo.
Va bene, per oggi sospendiamo.
No, aspetta, aspettate, io prima devo parlare con lui.
Tu mi hai detto che la mia bambina Francesca era ancora viva, che Santino
me la voleva ridare.
Era vero, è la verità.
Francesca è viva, è ancora viva.
Non sa ciò niente di tua figlia.
Mi sono inventato tutto.
Era solo per convincerti a venire con me.
Senza fare storia.
Bestie.
Siete bestie.
Carta si è fatta arrestare prima che riuscissimo a eliminarlo.
Ma è una cosa che va fatta allo stesso.
Sta bene solamente?
Sì, ma non spedà.
Tu conosci qualcuno che gli può fare il servizio?
Ho molti amici.
Bene, date da fare.
Ti avevamo detto che dovevi far ritrovare il corpo della bambina.
E invece hanno trovato solo il vestito.
Perché non mi ero accorto che alla fine della cascata il fiume si devedeva.
Chissà la corrente dove sarà portata.
Sei proprio un animale.
Guarda, guarda le luci.
Sono belle le luci, eh?
Guarda come brillano.
Ti piacciono, eh?
Hai visto che belle?
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