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Nel tentativo di trovare le ragioni di un incomprensibile omicidio compiuto da
Salvatore Frolo, un uomo dimesso da un ospedale psichiatrico che ha freddato a
colpi di pistola Antonio Tindari, il proprietario di un casinò da poco aperto
in una provincia del nord, il commissario Cattani incontra sulla sua
strada Tano Cariddi, il quale, divenuto direttore della banca Antinari, si
prepara a investire in borsa per conto della mafia un enorme capitale. A questo
scopo Tano sposa con un matrimonio d'affari, la figlia del finanziere Rasi,
Esther, e dopo aver incastrato il padre con l'aiuto dell'inquietante Espinosa,
uomo dai mille poteri e dai mille misteri, lo conduce al suicidio. Esther,
che solo ora capisce la natura perversa di Tano, gli resta accanto per desiderio
di vendetta, per portarlo alla rovina.
Nel frattempo Corrado, che a poco a poco si è innamorato della giudice Silvia
Conti, a seguito di una coraggiosa denuncia non suffragata da prove, viene
temporaneamente sospeso dalla polizia e, dopo essere scampato a un terribile
attentato, parte con Silvia per la Sicilia, sulle tracce della figlia di
Salvatore Frolo e del mistero legato alla sua morte.
Qui giunto, riesce ad accertare che Paola Frolo è ancora viva ed è stata,
con ogni probabilità, adottata da Tindari, il proprietario ucciso del
Casinò, che deve averla tenuta per anni nascosta in qualche collegio presso
Milano. Mentre Tano si avvia alla stretta finale della sua losca manovra e
attende un assenso della cupola mafiosa che elimini il puparo e gli dia via
libera a uno scambio d'affari con Espinosa, Corrado rientra a Milano,
deciso a continuare da solo, senza Silvia, ormai troppo esposta, la sua
lotta senza quartiere.
Ma a Milano, Ester, nel frattempo, ha copiato da un'agenda segreta di Tano
alcuni appunti in codice che forse racchiudono i molteplici nodi degli
avvenimenti in corso.
Pronto. Hanno accettato. Ti aspettano domani. Vengo a prenderti all'aeroporto.
Sali, per favore.
Buongiorno. Sbrigati, devo parlarti.
Ma posso sapere che cosa succede?
Devo vedere subito Corrado.
Beh, purtroppo non posso aiutarla. Il commissario non è più... Lo so che non
sta più in questura, però io devo vederlo. Tu lo sai dov'è, devi dirgli
che ho bisogno di parlare con lui.
Guardi, glielo giuro, il commissario è partito, non lo sa nessuno dove sta.
Ma non capisci, io ho bisogno di lui.
Va bene, magari se lo sento... Se lo senti, digli che è una cosa che riguarda
Tano. Hai capito? Tano Cariti.
È importante, lui capirà.
D'accordo.
Porta via tutto.
Il signore non pranza? No.
Buongiorno, signora. Buongiorno.
Ciao.
Sono le tre, ho fatto portare via il pranzo.
Scusami, sono stata dal medico.
E al ritorno ho trovato un po' di traffico.
Perché dal medico?
Così ho sempre mal di testa.
Volevo fare un controllo.
E cosa ti ha detto?
Niente. Le solite cose.
Fare passeggiate, dormire di più, mangiare di più.
Forse però avrei dovuto spiegargli che in questa casa dopo una certa ora il
pranzo non è più consentito.
Ben tornata.
Il portiere mi ha detto che manchi da una settimana.
Ma che stai facendo?
Ho deciso di trasferirmi allo studio.
È un po' piccolo, ma da soli ci si sta bene.
Sono tristi gli scaffali vuoti.
Sì, è vero. Ma tra un po' porterò via anche gli scaffali.
Così avrai una stanza di più.
Non credo che vivrò qui.
Ah no?
Peccato. È una bella casa, ti piaceva?
Senza di te non posso starci.
Fa come vuoi.
Ora devo andare.
Ma che cosa farai?
Ho un sacco di progetti.
Tornerai all'università?
No.
E di che progetti parli allora?
Mi piacerebbe poter spiegare alla gente che cos'è la politica.
Come una volta spiegava agli studenti l'utilità degli insetti.
Loro mi chiedevano a che serve la mosca.
È fastidiosa, è brutta, è sporca. Io rispondevo, serve.
Serve come cibo per i rettili, gli uccelli.
Sai cosa pensa la gente della politica?
Che è un po' come la mosca, cioè una cosa sporca, brutta, inutile e costosa.
No, pensa che è un privilegio riservato ai politici.
Certo, ma... se chi fa la politica si facesse mangiare dagli elettori sarebbe
tutto diverso.
Si tratta di rispondere alle loro domande, ai loro perché.
Parlare invece di tacere.
Portare in superficie ciò che è sul fondo.
Spiegare.
Spiegare tutto.
Tutto cosa?
Quello che succede, che ci sta intorno.
E quello che non si vede.
È difficile?
È facile, lo sanno fare tutti.
Sì? Trevi? Ah, commissario, è lei. Scusa se ti chiamo a casa. Novità? No, no, no,
nessuna novità.
Però ieri l'ha cercata una persona. Esther?
Sì, Esther.
Le doveva dire una cosa molto importante a proposito di Tano Cariti. Va bene.
Ti richiamo io.
Sì, proprio a te.
Perché?
Perché sei buono.
Non è vero.
Non sono buono.
Non posso permettermela la bontà.
Troppa gente mi vorrebbe vedere rovinato.
Beh, tu sei buono con me.
Di questo solo mi importa.
Pronto? Esther, sono Corrado.
No, non abbiamo chiamato nessun taxi.
Senti, ti aspetto al bar di Porta Ticinese e a qualunque ora.
Certo che sono sicura.
Chi è?
Avevano sbagliato numero.
Ho voglia di fare l'amore.
Non vuole che l'accompagni all'aeroporto?
No, sta dietro alla signora.
Seguila, voglio sapere dove va, che cosa fa.
Voglio sapere tutto.
Buon viaggio, le chiavi.
Grazie.
Io non posso venire con te.
Devi andare da solo.
Ci sono tutti?
Tutti. Il governo è completo di cosa nostra.
La cupola.
non vi vedo tu non ci devi vedere tu devi solo parlare
Attualmente ci sono nel mondo 550 centrali nucleari.
Ogni centrale lavora per circa 25 anni, dopodiché va distrutta.
A quel punto ha accumulato un numero enorme di scorie radioattive ed è essa
stessa un'enorme scoria.
Bisogna svantellarla, immagazzinarla, custodirla, decontaminarla o forse
riutilizzarla in un altro modo, ottenendo così un duplice profitto.
In questo momento già 17 reattori nucleari sono fuori uso.
Entro tre anni se ne aggiungeranno altri 150, mentre altri se ne costruiranno. E
così via, per sempre.
Da qualche parte in Europa un treno con le prime 500 tonnellate di materiale
radioattivo è in attesa di una vostra decisione.
Avete tre giorni di tempo per dire sì o no.
Tre giorni per decidere se spostarvi nel futuro e programmare la vostra ricchezza
e il vostro potere.
oppure restare ancorati alla vecchia mentalità feudale che oggi il puparo
incarna.
Lui è il passato e poiché non vuole cedere l'isola di Tirene io sono venuto
a chiederla a voi, alla vostra onorata società per la quale sto investendo in
questi giorni migliaia di miliardi. L'ho già trattata per voi.
La controparte vi offre per sempre una partecipazione fissa valutabile attorno
ai 400 miliardi anni.
Io sono nato non molto distante da qui, in un paese con le case bianche di calce
fuori, ma nere di miseria dentro.
Il parroco diceva che ero intelligente e così convinse i miei genitori a farmi
partire per il nord, ha convinto.
Ma c'era sempre il rischio di dover tornare qui.
Avevo un unico mezzo per salvarmi, vincere ogni anno l'unica borsa di
studio che l'istituto metteva a disposizione.
E io l'ho sempre vinta.
Quando i miei genitori morirono ero in Inghilterra all'università e non vogli
tornare. Erano morti, non potevo fare più niente per loro e intanto stavo
facendo per me.
Studiavo giorno e notte.
Mai un amico, mai una compagnia.
Quando sono tornato un vecchio banchiere, Nicola Antinari, mi ha
offerto la possibilità di salire in alto.
Ero come un uccello che è nato nella cantina di una cattedrale e vola verso
la luce.
Perché sono belle le cattedrali, ma sono buie.
E bisogna bucare la cupola per vedere il sole.
Per questo oggi sono qui.
Ricordate.
Solo tre giorni.
Tieni. Li ho ricopiati dalla sua agenda.
Ci sono numeri e lettere incomprensibili in uno strano ordine.
Credo siano importanti.
Sono in codice.
Non ho idea di quello che voglia dire.
Lo porterò a Trevi.
Forse lui riuscirà a capirci qualcosa.
Io non voglio che tu rimanghi con la casa.
È pericoloso quello che stai facendo. Tu non sai nulla di quello che lui ha in
mente e nessuno sa nulla.
Soltanto io posso... Senti, tu non puoi continuare a fingere. Devi andare via,
capisci? Partire, scappare da lì. Ma non l'hai ancora capito.
Io non voglio andare via. Io voglio rimanere con lui fino al momento in cui
l'avrò distrutto.
Non ti farò uscire di qui se non me lo prometti.
No, no.
Da solo non puoi farcela.
È troppo potente, ormai troppo bravo, troppo furbo.
Anche per te.
Però... Però ha un punto debole.
È innamorato di me.
Ha bisogno di me.
In questi giorni sto da trevi.
Ci rivediamo presto.
Pensami.
Ogni tanto.
Buongiorno. Marzio, ma che ci fai qua?
Salga, signora.
No, grazie, ho la macchina parcheggiata. Lo so dov'è la sua macchina e so anche
dov'è quella del commissario. Salga, le conviene.
Si accomodi, venga.
Enzi.
Che vuoi da me?
Si sieda, prego.
Beve qualcosa.
Come sta il commissario Cattani? Sta bene?
Ma lo sa che non ci volevo credere.
Davvero, glielo giuro.
Il dottor Caretti aveva dei sospetti.
Mi disse di seguirla, ma io proprio non ci volevo credere.
Ti posso dare molti soldi se stai zitto, d'accordo? Io zitto sto.
Chi parla? È per questo che l'ho fatta venire qua, per fare un concertino. Ti
bastano 50 milioni?
Quasi. 100?
100 ti bastano?
Quasi. Più una piccola percentuale.
Su quella cosa che dà l'amico suo, eh?
Facciamo così.
Ogni volta che vede lui, e magari ce l'accompagno io, poi dopo vede pure me.
Qui.
Va bene.
Eh, ma che fai? Mi dici di no?
Allora mi vuoi costringere a dire tutto.
Pensa come ci arresta il dottor Caridi quando viene a sapere con chi ti
incontri, eh?
Sto lontano.
Non mi toccare.
E chi ti tocca?
Non ti avvicinare, maiale.
Va bene, ho capito, sei di gusti difficili, d'accordo.
Amici come prima, basta però... Non ti muovere. Che la metti via.
Io... Io scherzavo.
Puttana, quell'altro sì, a me no. E che c'ho io?
Allora, riesci a capirci qualcosa?
Ho già scartato circa 3500 varianti. Ma quante ce ne sono in tutto?
Un milione.
Andiamo bene. Già.
Ma lo troviamo, eh? Lo troviamo.
Sì?
Sì, è qui. Chi parla?
Io lo passo.
Il commissario è per lei, la signorina Esther.
Sì?
Non ti muovere.
No, no, non ti muovere, ti veniamo a prendere.
Mi scusi, questo è l'ultimo.
Noi dobbiamo chiudere.
Scusate, polizia.
Fuori, anche lei per favore.
Raccontami tutto.
Allora, com'è successo?
Lui voleva me.
Mi ha messo le mani addosso.
Solo un po'. Vieni.
No!
Non ho accorato!
Ma che fai?
Dove è successo? Quanto tempo fa?
Non lo so, qualche ora.
Ti ha visto qualcuno mentre entravi lì?
Sei venuto ad arrestarmi? No, non sono venuta ad arrestarti, ma io non so che
cosa fare.
Non l'ho fatto apposta.
Il colpo è partito da solo, non volevo ucciderlo.
Dove la pistola?
Dove l'hai messa?
Buonasera, signor procuratore. Buonasera.
Sono già qui.
Vai, vai.
Sono il commissario Renzi. Ah, piacere.
Venga.
Gli hanno sparato con questa.
Sul calcio ci sono parecchie impronte, però confuse.
L'uomo si chiama Marzio Alimenti.
È l'autista del banchiere Gaetano Carilli.
È vero quello di cui sono stato informato?
Sì, questa è una pistola d'ordinanza, l'abbiamo in dotazione noi.
Abbiamo fatto controllare il numero.
Appartiene al commissario Cattani.
Si tenga questa notizia per sé, commissario. Voglio che per il momento i
giornalisti non ne sappiano nulla.
Farò diramare un ordine di cattura nei confronti di Cattani.
Però nel frattempo andiamo avanti con gli accertamenti.
E ora andiamo a casa di Cattani.
Accomodatevi dove volete.
Ti prendo un po' d'acqua.
Tieni.
Mi denuncerai adesso?
Non dire sciocchezza.
Però ora stammi a sentire.
Adesso te ne tornerai subito a casa.
La polizia non deve sospettare di niente. E neanche Tano.
Ma se scoprono che la pistola è tua?
Se la prenderanno con me.
Non ha alcuna importanza.
Me ne starò qui per un po' di tempo.
Nel tempo di mettere Tano con le spalle al muro.
Poi testimonierò a tuo favore. Dirò che si è trattato di legittima difesa.
Guardate! Venite, venite a vedere!
Li ha trovati! Ha trovato cosa?
Li sta stampando, li ha trovati!
Ha decodificato quei numeri.
Ma che cos'è?
Non lo so.
Beh, questi si capiscono di più.
Sono nomi e numeri di telefono.
Canopio, Sant'Elia, Salimbe... Ma è pazzesco.
Espinosa... Qua dentro c'è tutta la gente dell'inchiesta.
Espinosa... Io conosco questo nome.
Però non ricordo dove l'ho sentito.
Grazie.
Sembra che Catania abbia lasciato questa casa da parecchi giorni. Sì, sembra
anche a me. Comunque fate una perquisizione accurata.
Ma lei davvero crede che Corrado abbia ucciso quell'uomo? No, no, io non credo
niente. Mi limito soltanto a constatare.
La sua pistola era lì. Lui è scomparso dalla sua casa e nessuno sa dov'è. Anche
lei mi dice che non ha idea di dove sia finito.
D'altra parte il commissario ultimamente ha compiuto...
Molti colpi di testa, insomma, mi capisce.
Non vorrei che avesse deciso di farsi giustizia da solo.
No, io non credo.
Beh, comunque, se per qualche motivo dovesse sentirlo, lo convinca a
costituirsi.
Che succede? Una disgrazia. A marzio. L'hanno trovato morto.
C'è la polizia in casa.
Ho visto.
Scusate, ma arrivo adesso dall'aeroporto. Siamo stati costretti a
disturbare la signora, ma questa notte abbiamo trovato il corpo del sottista.
È stato ucciso con un colpo d'arma da fuoco.
Ma com'è successo?
Purtroppo non abbiamo neanche un testimone. I vicini di casa dopo lo
sparo hanno forzato la porta, ma l'assassino era già fuggito.
Lei ha idea di, non so, di qualche minaccia, di qualche nemico personale?
No.
Io non ho molta confidenza con la servitù.
Le dispiace se facciamo qualche domanda al personale?
Prego, si accomodi.
Esther, aspetta.
Chi può essere stato?
Non lo so.
Io lo conoscevo poco.
L'avevo lasciato qui apposta perché ti accompagnasse.
Se lo avesse fatto a quest'ora sarebbe ancora vivo.
Come mai sei uscita da sola?
Non mi piace andare in giro con l'autista.
Eri uscita per spese?
Sì.
E hai comprato delle belle cose?
No, no.
Poi ho deciso di non comprare niente
Scusami, devo andare
Sono l'assessore Bini.
Mi faccia entrare, le prego.
Ma lei non dovrebbe essere in prigione?
Mi hanno messo in libertà provvisoria stamattina.
Senta, senatore, quando sono uscito di casa un paio d'ore fa ce li avevo
dietro. Credo di essere riuscito a seminarli, però se così non fosse lei
farebbe bene a non lasciarmi sulla porta.
Entri.
Ma di chi sta parlando?
Di quelli che vogliono ammazzare me e la mia famiglia.
Non subito, naturalmente.
Fra un po', quando la gente si sarà scordata di me.
E la notizia farà meno rumore.
Solo che io a quel punto spero di non essere più qui.
Vuol dire che non ha intenzione di presentarsi al processo?
Ma allora lei non ha capito.
Se non vado via dall'Italia, quelli al processo non mi ci fanno arrivare vivo.
Chi la vuole uccidere?
Questa è per lei.
Qui dentro ci sono le prove di anni di corruzione nel nostro comune, qui a
Roviate e a Roma in Parlamento.
Lei immagina a chi mi riferisco?
A chi?
Al senatore Salimbeni.
Ecco.
Contratti, appalti, fatture, assegni, ricatti, malversazioni.
Qui c'è tutto quello che avrei voluto dare a quel povero commissario.
Ma... ma allora?
Tutto quello che era venuto a dirvi in commissione era vero.
Io però l'ho tradito.
Gli avevo promesso che avrei parlato.
E invece... Ma sa quando ti mettono un coltello qui?
E ti dicono che faranno la stessa cosa a tua moglie e a tua figlia.
Il coraggio ti passa.
E perché adesso è venuto qui? Perché proprio da me?
Perché lei è stata l'unica persona a votare a favore.
Ma lei mi ha detto che si sta preparando a fuggire, a lasciare l'Italia.
Io purtroppo non sono un eroe.
Sono uno qualunque, come tanti.
Spero che lei non mi assomigli.
È spaventoso.
Vorrei l'ufficio del senatore Salimbeni, per favore.
La ringrazio.
Vuoi? Guarda questo fonogramma, è appena arrivato.
Calma, eh. Io c'ho la pressione bassa. Leggilo. La mattina ho bisogno di
tranquillità. Avanti, leggilo. Ma che è? Ti ha morso la tarantola?
Ordine di cattura per cattani.
Ma sono matti.
Omicidio.
Pronto? Sono Quadri.
Era Trevi
Ecco,
adesso sapete tutto
Naturalmente, ognuno di voi ora può lasciare la stanza, andare al più vicino
commissariato e denunciare Esther.
Oppure potete arrestarmi.
Siete agenti di polizia, potete farlo.
Se invece voi credete a quello che vi ho appena raccontato, allora
forse tutti assieme.
Riusciremo ad arrivare alla fine di questa storia.
Commissà, forse potremmo parlarne con Falisci. No, alla procura c'è qualcosa
che non va.
Gli altri sanno sempre i nostri movimenti.
Sapevano di Frollo, sapevano del trasferimento alla clinica. Io sono
sicuro che in procura c'è una talpa.
Poi il procuratore è troppo, troppo cauto.
Noi questa volta faremo a modo nostro.
Ed è per questo che vi ho voluto tutti qua.
Ma come sarebbe a dire a modo nostro?
Bisogna fare tre cose. Primo, andare a casa Tinder e cercare il maggior numero
possibile di notizie sull'Orella De Pisis.
Secondo, la procura. Bisogna assolutamente mettere le mani sui
documenti che sono stati sequestrati al casino e sul conto corrente di Tinder.
Terzo, il senatore Salimbeni. Bisogna sapere cosa fa, come si muove e chi
incontra. Per esempio, un giornale dice che da stamattina è qui, vicino Milano,
per l'inaugurazione di una casa per anziani.
Bisogna che qualcuno gli si metta le costole subito.
Presente.
Bene.
Ho capito, a me tanto per cambiare mi tocca la faccenda peggior, vabbè.
Al fascicolo in procura ci penso io.
Per favore si fermi.
Un momento.
Andiamo.
E come tutto ciò che riguarda l'uomo, la vecchiaia ha una dimensione
esistenziale. Modifica il rapporto dell'individuo...
In
altre parole, se la vecchiaia biologica
è un fattore che non può essere condizionato dalla storia né dalla
società...
Il destino e la situazione individuale del vecchio sono invece fattori sui
quali si può intervenire.
Che cosa sarebbe un albero senza radici?
Niente.
Che cosa sarebbe il presente senza il nostro passato, senza coloro che ci
hanno preceduto?
Niente.
Ecco perché una società civile degna di questo nome deve proteggere, ascoltare e
difendere i propri anziani dall'ingiuria del tempo e delle coscienze.
Da quel terribile morbo delle giovani generazioni che si chiama indifferenza.
Ebbene noi non siamo indifferenti.
Noi siamo qui, accanto a voi.
E questa nuova casa albergo sta a testimoniarlo.
Godetevela, è vostra.
Addio cari, addio. Mi voglio bene.
Mi scusi, c'è il senatore Conti che insiste per parlarle.
Dov'è?
Qui fuori. E ha detto che vola? No.
Scusate, mi ho bisogno di rimanere solo.
Lo faccio passare.
Prego, sia comodi.
Lo sa, professore, lei è l'ultima persona che mi sarei aspettato di
incontrare qui.
Le dispiace se la chiamo professore o preferisce senatore?
Professore, va bene.
Così non facciamo confusione, senatore. È lei.
Mi fa piacere che sia venuto a trovarmi.
Sai, io per principio non servono ancora a nessuno.
Mi hanno detto che in commissione d'inchiesta lei ha votato contro di me.
Eh, va bene. Era un suo diritto.
Siamo un paese democratico, no?
Ma non lo vado a dire a quei vecchietti qua fuori. Loro mi adorano e la
prenderebbero piuttosto male.
Immagino che da queste parti non siano i soli a essere affezionati a lei. Non
faccio per vantarmi, ma in questo collegio ad ogni elezione arrivo quasi
al 58% delle preferenze.
E lei naturalmente contraccambia.
Non sia di cattivo gusto, professore.
Io non contraccambio un bel niente.
Questa casa albergo è un servizio pubblico, dovuto.
Allora perché viene a inaugurarlo proprio lei? Per avere il 68% alle
prossime elezioni?
Lei è venuto per provocarmi, vero? No, no.
Solo per darle un consiglio.
Per invitarla a dimettersi dalla sua carica in modo che la magistratura possa
indagare liberamente su di lei e sui suoi amici nell'affare del casino.
Faccia come le dico.
È l'ultima occasione che le resta per rendere un buon servizio allo Stato.
O sulla base di una nuova documentazione farò aprire un'indagine della
commissione su di lei.
Che documentazione?
Lo saprà al momento opportuno.
L'aspetterò fino a domani.
Se entro le venti non avrò ricevuto una sua lettera di dimissioni, la denuncerò
alla commissione.
Mi tolga una curiosità, professore.
Perché ce l'ha tanto con me?
Mi vergogno di sedere nella stessa aula parlamentare con lei.
Mi vergogno per me e per coloro che lei rappresenta indegnamente.
Si dimetta, sarà l'unica azione pulita della sua vita.
Tu vai di sopra.
Guardi qui, commissario.
Su questo libretto d'assegno.
Guardi questa matrice.
LDP.
Lorella de Pisis.
Sì, forse questa volta ci siamo.
Non so più che fare, non so dove cercarlo.
Speravo che fosse qui.
Ma che gli sarà successo? Ma niente.
Che vuoi che gli sia successo?
Lui è fatto così.
Va sempre di corsa, sempre con qualche problema.
Però questa volta è accusato di aver ucciso un uomo disarmato.
Non ci credo.
Non lo farebbe mai.
Corrate uno che pure quando...
E' antipatico, scorbutico.
E' sempre buono dentro.
Vedi, qui ogni tanto viene gente che ci regala dei vestiti, compra qualche
statuina, accarezza i bambini.
Ma così, solo per sentirsi buona.
E' gente che per loro la vita è come un salvadanario.
Ogni tanto ci mettono qualche moneta dentro con la speranza di ritrovarsi in
paradiso.
Ma Corrado non è così.
Lui quando sta in mezzo a loro, ai piccerini, se li guarda come se fossero
tutti fratelli suoi. Ma non fratelli di latte.
Fratelli di dolore.
Eppure tu sei così.
Oh, no.
Io non sono forte come lui.
Dio è bene.
Quello, a parte me e te, solo tre amici c'ha.
Quadri, Giuni e Trevi. E sicuramente da uno di questi sta.
Ecco, questa è la cartella che Giugni ha preso in procura.
E questi sono gli estratti dei suoi conti in banca.
Prendi il libretto che abbiamo trovato a casa di Tindari.
Allora, io controllo l'estratto conto di Tindari. Tu dimmi i numeri degli assegni
con la sigla Lorella de Pisis.
Qui ce ne sono due. Il primo è 304459503.
Non entrate per un po', comincio a stampare.
Eccolo, eccolo qui.
304459503.
Sì, perfetto.
Vediamo se c'è l'altro.
Il 4579921043.
Deve essere uno degli ultimi.
Come hai detto, 457?
9921043.
9921043. Esatto. Di pochi mesi fa.
L'importo di 3 milioni. E' testato a chi? All'Overschool di Klammerburg.
Tindari ha fatto un versamento ogni mese.
Per anni.
Ecco la scuola di Lorella. E' lì che l'ha nascosta. E' lì che bisogna andarla
a cercare.
In Svizzera.
Grazie
Ti prego, apri. Lo so che sei lì.
Corrado!
Sono io, apri!
Grazie a Dio, stai bene.
Ma perché non mi hai chiamato? Perché sei sparito senza farti sentire?
Sei così pallida.
Dimmi che è successo.
Perché hanno trovato la tua pistola vicino a quell'uomo?
Chi te l'ha detto?
Falisci.
Come mai la notizia non è uscita sui giornali? Vuole trovarti senza troppo
rumore.
Perché per lui sei innocente. Non si sbaglia, vero? No, no.
Però io non posso dirti chi è stato. Perché?
Ma perché... perché l'ho promesso.
Non ti fidi più di me?
Ti avevo detto di non cercarmi. Perché l'hai fatto?
Pensavo che forse eri ferito, magari morto. E adesso?
Adesso che mi hai trovato, che cosa pensi di fare?
Devi venire da Falisci e raccontargli tutto. No, no, io non vengo da nessuna
parte. E non racconto niente a nessuno.
Non puoi farcela da solo.
Ma come pensi? Silvia, non dirmi quello che devo fare.
Ti prego, cerca di capirmi.
No, non ti capisco.
Non ti capisco più.
Proposta di riapertura di indagine sul senatore
Ettore Salimbeni.
Allora, devo andarmene?
Per favore, Silvia.
È già tutto così difficile.
Non ho mai pensato che niente fosse facile.
Corrado, quando tutto sarà finito, ti andrà di vivere con me?
Tutti i giorni, di tutti gli anni, di tutti i secoli.
Non riesco a trovare lo zucchero.
Rispondimi, non cambiare discorso.
Io non so immaginare il mio futuro.
Ma lo vorresti con me?
Sì.
Sì, mi piacerebbe.
Gli uomini non trovano mai niente. Eccolo lo zucchero.
Questo qui non è tuo marito?
Ernesto.
Questa foto è stata scattata ieri.
Che cosa ci fa da Salimbeni? Non lo so, non capisco.
Devo andare da lui.
No, aspetta.
Devo andare.
Vengo con te.
Aspettami.
Che significa?
No, aspetta! Si ti aspetta! No!
Non entrare!
Telefono! Chiamo l'ambulanza!
Fa quello che ti dico!
Silvia, io adesso devo andarmene. Lo capisci, vero? Se mi trovano qui mi
arrestano.
Che cosa volevi fare da sola?
Non lo sapevi com'è il mondo.
Corrado, che c'è?
Sei solo?
Sì.
Non ce l'ho fatta ad arrivare prima.
Ma che è successo?
Che c'hai?
L'hanno ammazzato il marito di Silvia.
Dio santo.
E io non so più cosa fare.
Non riesco più a fermarli.
Hanno vinto loro.
Non è così, Corrado.
Che cosa fa il tuo Dio?
Se ne sta lì a guardare?
Perché permette che succeda una cosa del genere?
Perché non fa niente?
Ma chi sei tu che puoi giudicare Dio?
Con quale diritto ti vuoi tirare indietro?
Silvia cara, ti scrivo per dirti che ho deciso di chiedere la riapertura del
caso Salimbeni.
So che tu non sarai d'accordo.
Mi chiederai di essere cauto, di non espormi.
Ma la vita, per uno strano scherzo della sorte, mi ha riservato una sorpresa
regale.
Qualcosa che non mi sarei aspettato e che forse non merito.
Mi ha riservato la possibilità di fare qualcosa per questo nostro paese.
per coloro che non possono, per coloro che non sanno.
Pensa a me, a un piccolo professore d'università che finora ha saputo
soltanto di formiche, questi esseri antichissimi che, unici tra gli animali,
non indietreggiano davanti a nessuno.
Io farò lo stesso, poiché sono ormai convinto che l'intera mia vita di studio
non sia stata altro che una lunga preparazione a questo momento.
Dottore Saconti, abbiamo saputo. Sono tanto dispiaciuto. Ci lascia soli.
Vuole sedersi?
No, voglio quell'inchiesta.
Che c'è? Non si fida più di me?
Me ne sto occupando personalmente. Lei in questo momento non sarebbe in grado
di... Quell'inchiesta è mia.
Me la deve dare.
E stavolta, se mi vorranno fermare, dovranno assassinarmi come Ernesto.
Sarò furba e cattiva come loro.
E anche più di loro.
Quell'inchiesta mi appartiene.
Lei sa dove è nascosto il commissario Cattani?
È accusato di omicidio. Chi lo protegge si mette fuori della legalità.
Sono qui per la mia inchiesta, non per parlare del commissario Cattani.
D'accordo.
Sì, ha ragione.
L'inchiesta è sua.
Se la riprenda.
La cupola ha detto sì.
Puoi cominciare l'operazione.
L'ultima parte di denaro liquido te l'abbiamo accreditata.
E Spinosa, puoi dire che il treno può arrivare.
Tutto è pronto.
Se parte stanotte, tra un paio di giorni lo imbarchiamo a Napoli.
Poi scarichiamo quelle 500 tonnellate di merda nell'isola ed è tutto finito.
E il pupano?
Quello è un affare di famiglia, ci penso io.
Ma ormai è fuori dalla cupola.
Lui lo sa?
Ancora no.
Parto adesso per la Sicilia.
Glielo dirò stasera.
Chi prenderà il suo posto?
Non lo indovini?
Senza di me saresti niente, è vero?
Vero.
Il mio posto qui a Milano lo prende Barbarossa e nell'altra macchina.
L'hanno deciso le famiglie. Non se la sentono di lasciarti solo.
Di qualunque cosa hai bisogno.
Lui è qua, con otto uomini.
E sorridi una volta.
Ti stai per comprare l'Italia.
Negli ultimi tempi, come potete vedere, abbiamo acquisito il 14% delle
assicurazioni internazionali.
E più di quanto nessuno abbia mai avuto.
Significa che abbiamo lavorato bene.
Significa che le indicazioni d'acquisto che vi ho suggerito erano giuste.
Quindi ora, voglio che tra due giorni voi acquistiate per me il pacchetto di
controllo dell'internazionale.
Dobbiamo arrivare al 31%.
In altre parole voglio rastrellare per quella data tutte le azioni della Barton
e della Selis.
Ma come faremo? Non credo che abbiano intenzione di vendere. La velocità e la
liquidità saranno le nostre armi.
Alle 10 voi comincerete a vendere le nostre azioni dell'internazionale.
Probabilmente i prezzi inizieranno subito a calare. Ma voi non
preoccupatevi, vendete.
Fino a che cifra? Fino a dimezzare il valore del titolo.
Fino a dare l'idea del crollo. A quel punto succederà il caos. I piccoli
azionisti saranno presi dal panico.
e la Barton e la Selis, già in crisi di liquidità, si troveranno sull'orlo del
fallimento. Come fa a sapere che sono in crisi di liquidità?
Lo so.
Come so che i soci di maggioranza non saranno in grado di reagire alla nostra
manovra senza aver prima riunito i consigli d'amministrazione.
Ma a quel punto sarà troppo tardi, perché voi ricomincerete ad acquistare
il più rapidamente possibile e i titoli riprenderanno quota.
I piccoli azionisti saranno i primi a cadere.
E venderanno in blocco.
Saranno circa le 11 e 30 del mattino.
La borsa sarà letteralmente impazzita.
Nessuno ci capirà più niente.
Quando i titoli avranno raggiunto il doppio del loro valore, anche la Barton
e la Salis si arrenderanno.
Da quel momento in poi acquistate tutto.
Fino alla chiusura.
Costerà perlomeno 3.000 miliardi.
Esatto.
Però alle 2 del pomeriggio la banca Antinari sarà proprietaria di un
patrimonio... valutabile attorno ai 30.000 miliardi.
E i giorni successivi il capitale continuerà ad aumentare.
Io dirigerò le operazioni da qui.
Non ho bisogno di nessuno di voi. Li voglio tutti sul campo.
È tutto.
Grazie signori e buona fortuna.
E per il dopodomani, allora? Sì.
Dica che possano muoversi.
Le faccio i miei complimenti, senatore.
Prevedo che la sua carriera politica avrà presto brillanti sviluppi.
Buongiorno, la flotta è saura.
Hai preso con te l'indirizzo della scuola di Lorella?
Sì, Klammerburg, è vicino a Zurigo.
Arriveremo in mattinata.
Ma lei lo sa che suo padre, cioè insomma che quello che lei crede suo padre è
morto? Non lo so. Ma perché quando l'ha adottata non le ha messo il suo nome?
Perché non l'ha chiamata Lorella Tinder?
Perché non pensi a guidare e a stare zitto.
Quanto ci sarà da qui alla frontiera?
Poco.
Ma se ci beccano?
Direi che mi hai appena preso e mi stai portando al più vicino posto di polizia.
E se non ci credono?
E se non ci credono ti fai cinque anni di galera.
Ecco, appunto, era per saperlo.
Vede, commissario, Lorella è nel nostro istituto da anni, ma il padre, il
signore Pisis, non si è mai fatto vedere qui.
Vieni, Lorella.
Vieni. Questi signori sono della polizia italiana. Devono parlarti.
Accomodatevi nel mio studio.
Ma che è successo? Senti Lorella, noi siamo venuti qui per dirti che...
Insomma, non è facile.
È successo qualcosa a mio padre? Sta male?
Sì. Purtroppo a tuo padre tempo fa è successa una disgrazia.
Tempo fa?
Ma ieri sera l'ho sentito per telefono e stava bene.
Hai sentito tuo padre per telefono ieri sera?
Ma sì, certo, come tutte le sere.
Ma insomma, mi volete dire che cosa sta succedendo?
Scusa un attimo.
Tu hai mai sentito parlare di un certo signor Tindari?
No. Lo conosci? L'hai mai visto?
No, mai.
Devi venire con noi a Milano e lì ti spiegheremo tutto.
Sei pronto?
Hai capito tutto?
Sono 25 milioni.
Così ti ci puoi comprare tutti i maiali che vuoi.
Contento?
A forza, andiamo.
E così anche tu te ne vuoi andare in America, eh?
E va, se è questo che desideri.
Io te capisco.
Qui la vita è diventata difficile per tutti.
Apre la finestra.
Stasera nel vento c'è il profumo degli aranci.
Come farai in America senza di loro, eh?
Santuzzo.
Non voglio vederlo.
Portalo via.
Sono della polizia.
C'è anche un commissario.
Si chiama Cattani.
No, no, non mi vogliono dire niente.
Però vogliono che tu venga in un posto che si chiama Villa Celeste. Subito,
prima che puoi.
Sì.
Va bene, papà.
Ciao.
Allora?
Gli ho detto che voi volete parlargli. Che è una cosa importante.
E lui... Lui ha detto che va bene.
Ma gli hai spiegato dove deve venire? Sì, però io non ci capisco più niente.
Porta le macchine.
Arrivo subito.
Corrado.
Dove sei?
Sì sì, ho capito.
Va bene.
D'accordo.
Tieni, bevi.
Si sta bene. Non voglio niente, andatevele.
Andate via.
Avevate detto che mi avreste spiegato. Invece nessuno parla, nessuno dice
niente. Vi odio.
La ragazza l'abbiamo trovata in un collegio svizzero.
È lì da parecchi anni.
E Tinder pagava regolarmente le rette.
È questo che mi ha portato fuori strada.
Sì, sono andato lì convinto che Tinder, dopo averla adottata, si fosse finto suo
padre. E invece il padre adottiva un altro.
Chi è?
Non lo so.
Comunque lui verrà qui tra poche ore.
È l'ultima volta che ti ascolto.
Ho riavuto l'inchiesta.
Ormai non posso più seguirti.
Denuncerò la persona che arriverà da quel cancello e la porterò davanti al
tribunale.
Basta adesso.
La tua guerra personale è finita.
Arresterai anche me?
Sì.
Per il tuo bene.
Quanto?
Domani.
C'è tempo domani.
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