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Original subtitles

A seguito di uno strano omicidio, in cui trova la morte Antonio Tindari,

proprietario di un casino di recente apertura, Corrado Cattani si ritrova

faccia a faccia con Tano Caritti, divenuto direttore generale della banca

Antinari e segretamente legato alla criminalità mafiosa, per conto della

quale si sta preparando a dare la scalata a una grande società

finanziaria, le assicurazioni internazionali, grazie anche all'aiuto

dell'inquietante Espinosa.

uomo dai mille poteri e dai mille misteri. Le indagini portano sulla

strada di Corrado due donne, la giudice Silvia Conti e la giovane Esther Rasi,

figlia del presidente delle assicurazioni internazionali.

Dopo i primi contrasti, Corrado scopre nella giudice una personalità

coraggiosa, decisa, profondamente onesta. Il suo contributo riesce a

evitare che la piccola Greta Antinari sia affidata a Tano.

e venga invece assegnata a una piccola comunità di bambini gestita da un

vecchio amico di Corrado, frate Bernardo.

Il rapporto con Esther è fatto invece di tenerezza quasi paterna, di un naturale

istinto protettivo, di preoccupazione e indignazione quando Corrado viene a

sapere che Esther di lì a poco sposerà Tano.

Convinto che si tratti di una manovra di Tano per mettere il padre della ragazza

con le spalle al muro, Corrado non può far niente per evitare che il matrimonio

si compia.

Altri orrori, infatti, si scatenano contro di lui.

In un terribile agguato, Salvatore Frollo, l'uomo che aveva ucciso il

proprietario del casino, viene raggiunto da numerosi colpi d'arma da fuoco, che

lo riducono in fin di vita, paralizzato, impedito nei gesti e nella parola. Pur

frustrato nella sua ricerca della verità, specialmente dal giornalista

Davide Faeti, che in Sicilia tanti anni prima si era occupato del caso ma poi

per viltà aveva abbandonato tutto, Corrado giura a Frollo, ridotto ormai

una povera cosa, che non lo abbandonerà, che andrà fino in fondo.

I capelli così?

Sì, presso a poco.

Però la faccia era un po' più squadrata.

Prova questa.

Questa qui?

Sì, questa va bene.

Proviamo a vedere gli occhi adesso.

D'accordo.

Io ci metterei degli occhi un po' più piccoli, come due fessure. Prova.

Sì, come questi.

Sì, è lui.

Proprio lui.

Guarda.

Fatelo trasmettere a tutte le questure e a tutti i posti di frontiera.

Stavo pensando come mai Frollo non risulta nel casellario giudiziario.

18 anni fa c'era stata un'istruttoria. Ho richiesto i fascicoli del giudice

Fiorani, ma ci vorrà un po' perché arrivino.

Ecco qua.

Vuole che riprendiamo con gli altri? Perché non ti riposi? Sono due notti che

non dormi. No, no.

Va tutto bene.

Ma dove?

Va bene, mi dia l'indirizzo, ci mandiamo subito una macchina.

Sì.

È per la 112.

Arrivederci a presto.

Fabio.

Portala alla 112.

Mi scusi, vorrei una stanza. Per cortesia.

È al secondo piano.

Pronto? C'è la polizia qua davanti.

Mi hanno seguito.

Forza, spicciatevi! Ce ne dobbiamo andare subito. La polizia sta

sorvegliando il negozio di Zicchitedda.

Quel grandissimo testa di minchia si è fatto mettere il sale sulla coda.

Buongiorno, non è la camera 110 questa?

Giù mi hanno detto la seconda porta a sinistra. Non è la 110?

No, no, questa è la 112.

Mi scusi, spero di non averla disturbata. Buongiorno.

Pronto?

Commissario, ho una chiamata esterna, è urgente.

Katana.

Sì, dimmi.

Arriviamo subito.

Ma tu vattene di corsa!

Hai capito?

Che succede?

Non ho tempo adesso!

Seguitemi!

Tu con loro.

Tu controlla quel tipo della 110.

Se è solo un deficiente, vattene.

Se è uno spione, levalo di mezzo.

Ma dove hai imparato a guidare così?

Ho fatto il corso alla scuola di polizia.

E quando hai preso? 20 ventesimi.

Ma non avevi preso 20 ventesimi pure nell'analisi dati?

Io ho preso 20 ventesimi in tutto.

Ti vai a ammazzare, porco!

Fermo!

Voi, bloccate le scale!

Dentro! Ma che è successo? Che c'è?

Calma signora, non si preoccupi.

Ti avevo detto di andartene.

Tanto lo sapevo che arrivavi.

Ero venuto in quest'ora perché avevo letto i giornali e ti volevo parlare.

Mi sono fermato nel garage.

C'erano i fotografi, i giornalisti, però in mezzo a loro c'era uno che non è mai

stato un giornalista. Si chiama Zecchitedda e tante anni fa in Sicilia

stava nella famiglia Bonura.

È un mafioso.

Era lì per fare un sopralluogo.

Studiava la disposizione del tuo ufficio. Ha addirittura schizzato questa

piantina. Lo sai che significa?

Dimmelo tu.

Stavolta è te che cercano. Stavano preparando un attentato. L'ho seguito ed

eccomi qui.

Ma tu non scrivevi di donne?

Mi sono licenziato.

E da quando?

Stavattina.

E adesso per chi lavori?

Per te.

Quando stavo in Sicilia, ho visto perlomeno 300 cadaveri morti e

ammazzati. Conoscevo la scena a memoria.

Se gli sparavano in macchina, il sangue schizzava da tutte le parti.

Invece in strada stavano quasi sempre a faccia in giù. Ma quelli che faceva più

male a vederli erano quelli che avevano cercato di scappare.

La striscia di sangue arrivava davanti a una finestra ed era lì che li trovavi.

Nessun uomo ha il coraggio di saltare giù, anche se inseguito da un fucile

spianato.

Io facevo l'anagrafe dei morti.

Registravo tutto come un automa.

Anche quando hanno ammazzato mio fratello, ho avuto una specie di

riflesso condizionato.

E ho cominciato a scrivere mentalmente l'attacco del pezzo.

Il giudice Fiorani.

E lì riverso in terra, in un cortile, con la bocca sporca di sangue, in una

pozzanghera i suoi occhiali, con una lente spezzata.

Alla luce della foto elettrica si possono vedere i suoi calzini blu.

Li portava sempre a corti il giudice Fiorani, uno a cui l'eleganza non era

mai sembrata una cosa seria.

Sono tornato fra i buoni, commissario.

Sono la pecorella smarrita.

Contento.

Non è mia, io non saccio scrivere.

Quello è un disegno. E manco saccio disegnare.

Il suo garzone ha portato in albergo una torta con dentro questo pezzo di carta.

Chi c'era nella stanza 112?

E che ne so io.

Sarà stato qualcuno che ci piacciono le cassate alla siciliana.

Lei è arrivato a Milano dieci giorni fa, perché?

Gira di piacere era.

Con due pistole in tasca.

Beh, aiutante nemici.

Parliamo dei suoi amici invece.

Tutti quelli che erano con lei avevano documenti falsi.

Come il suo, del resto.

Allora, chi erano?

Era gente che faceva parte della gita turistica.

Anche loro stavano a Milano per vedere il Duomo. Io non conosco nessuno.

Nessuno.

Ah, venga, Trevi.

Era lui che sparava sull'autostrada.

Ma chi sei tu?

Chi hai visto?

Puoi riconoscerti?

Comissario, parti via e su a dire.

Calma, calma.

Adesso basta.

Non ti alzi su, te la rompo io le gambe, tutte e due.

La prego, comissario, adesso non ci si mette anche lei.

Io vi denuncio, vi faccio vedere io. Siediti.

Signor De Rita Francesco, detto Lumaca, io la incrimino formalmente di omicidio,

tentata strage, associazione a delinquere di tipo mafioso.

Ma quale omicidio? Ma lei è pazza!

Signor Marozzo Silvio, detto Zicchitedda, la incrimino formalmente di

tentato omicidio e associazione a delinquere di tipo mafioso.

Io ci giuro sull'occhiuzza di Amaro Nuzza, lei mi ha fatto parlare, non è

vero niente, le prove ci vogliono, io protesto, le prove ci vogliono!

Ora nessuna novità nelle indagini sul clamoroso attentato di cui è rimasta

vittima la scorta del commissario Cattani.

Gli inquirenti sono rimasti chiusi per tutta la mattina all'interno della

procura e non hanno rilasciato dichiarazioni. Pare comunque che nel

pomeriggio il giudice Silvia Conti abbia disposto alcuni arresti.

Passiamo ora alle notizie di politica estera con un servizio dal nostro

corrispondente di New York.

La cena è servita, signore.

Fa preparare la macchina.

Sì, sì.

Conrado!

Conrado!

Ma che ci fai tu?

Sono stata così in pena, non sapevo se eri finito. Ma tu non dovresti essere in

viaggio di nozze?

Io, Corrado... Senti, ti devo parlare.

Non ho tempo adesso.

Prego, mi dispiace, ho da fare.

Andiamo.

Chi è quella ragazza?

Una.

È molto gentile con te. Come mai la tratti così male?

Io tratto male tutti.

Quella ragazza si è sposata con Tano Caritti.

Ti basta per giustificare il fatto che io la tratto male?

No.

A me sì.

Ma non sapeva come fare a trovarla, allora andò da lontano.

Vorrei tanto avere una bambina piccina. Sai dirmi dove posso trovarne una?

È presto fatto, disse la strega.

Ecco, questo è un chicco d'orzo.

Ma non è un chicco d'orzo normale, come quello che cresce nei campi e si dà da

mangiare ai pulcini.

Piantalo in un vaso da fiori e vedrai.

Grazie, disse la donna e diede alla strega dodici soldi.

Lei andò a casa.

Ride.

Perché?

Si vede che è contenta. Ma contenta di che cosa? Qui non ha niente.

A casa invece ha centinaia di giocattoli. I giocattoli i bambini se li

devono scambiare. Li devono aprire.

Per vedere dentro come sono fatti.

Se li devono dividere.

Litigare.

Lei manda avanti tutto questo da solo?

Con l'aiuto del Signore.

Tenga, questo le farà più comodo dell'amore del suo Dio.

Lo prenda, non faccia l'eroe.

Per mettere insieme una cifra del genere al convento ci volevano dieci anni di

elemosine.

Lo riprenda.

Non lo voglio il suo denaro.

È per Greta.

A Greta non serve.

L'ha vista.

È contenta lo stesso.

Molta gente ha paura di lei.

Perché?

Mi hanno fatto trovare un gatto in cella impiccato.

Sai che significa?

Che presto verranno a cercarmi, per farmi fare la stessa fine.

Chi verrà a cercarla? Quei due che avete appena messo dentro, Zicchiterda e

Lumaca.

Lei li conosce?

Quelli mi ammazzano.

Se gli dicono di farlo, lo fanno.

Forco!

Ma perché qualcuno dovrebbe volere la tua morte? Perché quelli sanno che io

qui dentro non ci resto a marcire per il resto della mia vita.

A me non me ne frega niente di loro!

Le famiglie, l'onore e i giuramenti sono tutte minchiate.

La farò mettere in isolamento, ma ora mi dica quello che sa.

Il casino di Tindari è completamente

controllato dalla mafia.

Quale mafia? Voglio i nomi.

Gli uomini del Puparo.

Al nord?

Sì, proprio qui, al nord.

Lumaca e Tichiteda sono suoi uomini?

Sì. Ma il peggiore di tutti è uno alto e grosso, una specie di bisonte.

Lo chiamano Salieri.

È lui?

Sì, è lui.

Sono loro che hanno fatto l'attentato alla scorta. Perché?

Io voglio sapere che cosa c'entra Frollo col casino e perché per loro è tanto

importante. Di Frollo non so niente, ve lo giuro.

E Canopio, l'assessore di cui mi ha parlato l'altra volta, è un uomo della

mafia anche lui?

No, ma è stato lui che ha fatto vincere l'appalto del casino a Tindere.

In che modo?

Ha corrotto mezza giunta comunale.

Un assessore che se l'ho posto l'hanno trovato affogato in un pozzo.

Continui.

Canopio forniva la copertura politica al casino.

Dietro di lui dicono che ci sia un pezzo grosso che sta a Roma.

Il nome?

Non lo so.

Davvero.

Questa miriade di piccoli azionisti rappresentano il 4% delle

internazionali. Sono interessati solo ai dividendi di fine anno. Li controllo

personalmente, può considerarli acquisiti fin da ora.

Ci vuole altro per arrivare al 31%. Ecco, dovrà acquistare queste due

società.

La Barton e la Restifil.

Ognuna di loro ha il 7% delle internazionali nel portafoglio.

Si tratta di due società enormi, perché dovrebbero cedere le loro quote?

Perché si trovano attualmente in grave crisi di liquidità e nessuno lo sa all

'infuori di me e di lei.

A quel punto avrò investito circa 5.000 miliardi.

Sì, esatto. Però ne controllerà 30.000.

Adesso lei sa tutto.

Non ho più niente da dirle. E io invece sì.

Qual è la data del prossimo consiglio d'amministrazione? Fra una settimana,

subito dopo Natale.

Bene.

In quell'occasione lei proporrà la mia elezione a vicepresidente Vicario.

Ma questo non era negli accordi.

Io non ho fatto nessun accordo. Io le ho solo detto quali erano le mie

condizioni. E non sono così ingenuo da dare la scalata alle internazionali

senza avere le spalle coperte.

Ma non posso proporla per la vicepresidenza.

Gli altri azionisti? Gli altri azionisti non si stupiranno. Io sono il marito di

sua figlia.

Penseranno che per una volta anche lei si è lasciato andare ai sentimenti.

Senta, io ho capito chi sono i suoi amici.

È la mafia.

Se lei diventa vicepresidente e a me succede qualcosa, e sa bene di che cosa

parlo, automaticamente lei sarà padrone di tutto.

Perché pensa sempre al peggio?

Perché la sua immoralità non ha limiti.

Una sola cosa è immorale, l'insuccesso, e lei lo sa meglio di me.

Io e lei siamo uguali.

No, non siamo affatto uguali.

Io lavoro per il mio paese, lei è solo un criminale.

Mi spieghi lei allora che cosa è immorale?

Produrre ricchezza per sé, quando questo significa progresso per tutti.

Giù in Sicilia, dove sono nato, ci fu un terremoto.

Dopo venti anni la gente abitava ancora nelle baracche, però...

A pochi chilometri di lì, una grande impresa del nord spese miliardi per

costruire un porto turistico, dove magari anche lei qualche volta avrà

ormecciato il suo yacht.

È questa la moralità di cui parla.

Il progresso ha i suoi prezzi.

E fu in nome del progresso che lei venti anni fa attacque pur sapendo che l'aereo

dell'ingegner Valenti sarebbe esploso in volo.

Se ne vada.

Allora aspetto una risposta.

Faccia un buon Natale, dottor Rasi.

Dottor Canopio, ha nominato lei i due ispettori comunali che controllavano il

volume d'affari del casino? Sì.

È vero che questi ispettori registravano circa un miliardo di incassi per sera?

Beh, sì.

Sì, mi pare di sì.

Ma il casino incassava più del doppio, ecco.

È scritto in questi registri.

A chi andava il denaro non dichiarato?

Eh, io che ne so.

Al casino, immagino.

Da questi suoi appunti, invece, risulta che parte di questi miliardi sono andati

ad alcuni assessori comunali.

Io veramente... Si trattava di tangenti, non è vero? Avvocato, ma lei che fa?

Dica qualcosa, no? Altrimenti... L'avvocato non può dire niente. È lei

che deve rispondere. Si trattava di tangenti, le conviene ammetterlo.

Beh, diciamo provvigioni, eh?

Sa, tangente è una brutta parola.

Senta signora, se io e lei potessimo metterci d'accordo per chiamarlo fondo

speciale per ricerche di mercato, ecco, sarebbe mille volte meglio.

Perché, diciamoci la verità, cosa c'è di male a ricompensare con un 5, un 10% chi

ci aiuta a concludere un affare?

Guadagna chi vende, guadagna chi compra, perché non ci dovrebbe guadagnare anche

chi ha fatto l'intermediazione. Dottor Canopio? Sì?

Grazie. Ma che cosa... Signor Canopio Federico, conformemente a quanto...

Avvocato, che succede? Che significa?

Questi sono matti, che cosa fanno? Signor Canopio Federico, io la dichiaro

in arresto per i reati di appropriazione indebita e concussione aggravata. Ma non

è possibile!

Avvocato, per favore!

Che

succede

quando hanno preso Frollo?

Che ha detto durante il primo interrogatorio?

Ah, niente.

Non ha detto mai niente.

Poi arrivò la giudice e ci cacciò tutti quanti fuori.

E Cattani?

Andò dalla vedova.

La vedova di chi?

La moglie del morto, la signora Tindari. Ah, la moglie di Tindari.

Non ci avevo pensato.

Abbiamo arrestato due componenti del comando che ha assalito la scorta.

Stiamo cercando attivamente un uomo molto pericoloso, un uomo che era alla

testa del gruppo di criminali. Eccolo, è una belva, ma molto peggio di lui, più

ferocemente animale, più disgustosamente vile, è chi gli arma la mano.

La strage dell'altro giorno è una sfida intollerabile al nostro paese, allo

Stato, alla giustizia e anche a me stessa.

Un importante personaggio rappresenta in questa città le famiglie della mafia.

Spero che mi stia guardando dalla fogna in cui lo abbiamo costretto a

nascondere.

La giudice Buttana.

La voglio.

Qua, tra queste mani.

Tu oramai sei bruciato, te ne devi andare.

Ma prima mi devi trovare quel tizio con l'impermeabile verde.

Sei diventata matta a fare così.

Non capisci che quelli sono capaci di tutto.

Volevano addirittura saltare la questura.

Ti possono ammazzare quanto vogliono. Non gli fai paura.

E io invece voglio fargli paura.

Voglio che capiscano che gli stiamo addosso e che non gli daremo tregua.

Sì, ma non devi esporti, non ce n'è bisogno.

Certo, domani sui giornali tutti saranno lì ad applaudirti.

Diranno che sei stata coraggiosa, faranno le tue loti. Ma poi?

Poi non troverai più nessuno.

Nessuno più ti darà una mano.

Nemmeno tu?

Chissà dove sarò io domani.

Buonanotte. Ciao.

Ciao.

Hai visto come sono agitate le formiche?

Ernesto, mi hai fatto paura.

Che cosa fai al buio?

Stavo pensando.

Vuoi?

Sorpresa di vedermi.

Un po'. Dispiaciuta di vedermi.

Ti prego, non ricominciare.

T'ho visto poco fa in televisione.

Eri molto diversa, quasi non ti riconoscevo.

Sono così sconvolta dalle cose che mi succedono.

Però eri ancora più bella del solito.

Decisa, forte.

Sono molto preoccupata per la mia inchiesta.

Mi piacerebbe che una volta fossi così preoccupata per me.

Ci sono persone che rischiano la vita. Quegli agenti li hanno massacrati.

Hai ragione.

Scusami.

Forse è assurdo che io ti parli di fatti personali mentre ti occupi di cose tanto

più importanti.

Credo che le formiche siano un buon termometro.

Non le ho mai viste così frenetiche.

Se non sapessi che è un'eresia scientifica, direi che sono agitate per

me.

Sentono che... che sono stanco, che ho paura.

Di cosa?

Di perderti.

Ma perché dici così? Siamo stati bene questi anni.

Sai da quanti giorni non ci vediamo?

Dieci giorni. E sai quanti giorni sono che non mi telefoni? Dieci.

Ho avuto tantissimo da fare, stavo quasi sempre in procura.

Non ti sto chiedendo giustificazioni, mi limitavo a constatare.

Io ti voglio bene, lo sai.

Sì, lo so.

Ma l'amore...

Beh, un'altra cosa.

È quando ti senti nel terremoto e con me non ti è mai capitato.

Perché non smetti di farti del male?

Sì, hai ragione, smetto.

Domani torno a Roma. La commissione d'inchiesta ha cominciato i lavori. Ti

raggiungerò presto.

No, è meglio che non ci vediamo per un po'. Lo sai da quanto tempo non facciamo

l'amore.

Esther.

Papà.

Papà, da quanto tempo sei qui? Mi stavi spiando.

Indovinato.

Ah, hai il fazzoletto fuori posto.

Che ti succede?

Da quando non mi controlli più tu, mi capita spesso.

Ti vorrei parlare.

Sei sola?

Sì. Tano tornerà più tardi. È andato ad Ascona.

Ascona?

A Villa Pausania?

Non lo so.

Perché? Chi c'è a Villa Pausania?

Espinosa. E chi è Espinosa?

Un uomo importante, che non credevo Tano conoscesse.

Un collezionista.

E tu lo conosci?

Ricordi la bambola antica che ho nel mio studio? Sono anni che Spinosa me la

chiede.

Beh, potresti perlomeno offrirmi un caffè.

Scusami, ancora non mi sono abituata a fare la padrona di casa.

Ma cos'è che volevi dirmi?

Niente.

Niente di importante.

Ma prima dicevi che... Sì, però forse adesso ho trovato un altro modo di

risolvere tutto.

Guido? Guido, c'è della pasta per me?

No!

Aiuto! Lasciatemi!

No! Aiuto!

No!

No!

Dai, muoviti!

E ma sta buona!

Piegatela su.

Ferma. Eccomi qua.

Ho saputo che mi cercavi.

No! Zitti!

Stozzi!

Grida, mi piace quando gridi.

È arrivato un'ora fa.

Salvatore Frollo, finalmente ci siamo.

Ci sono solo fogli bianchi.

Ma non è possibile.

Hanno fatto sparire tutto.

Fallo fermare.

divertitevi, è vostro

E di là c'è il medico.

Come sta?

Era piena di lividi, di sangue. Venga.

La signora non vuole vedere nessuno e desidera che il fatto non venga reso

pubblico. Bisognerebbe avvertire il marito. Mi ha pregato di non farlo.

Comunque è ancora sotto shock, è molto scossa e impaurita.

Per alcuni giorni sarebbe meglio non lasciarla sola.

Come va, Emma?

Lei chi è? Che vuole? Non si ricorda, tanti anni fa in Sicilia. Venne da lei

per un'intervista, suo marito era latetante.

Lei mi offrì un caffè e non mi disse niente.

Non parlo con i giornalisti. Non sono più un giornalista. Lo voglio parlare di

Frollo. Non so niente di Frollo, se ne vada! Sta morendo.

Magari ci metterà dieci anni, magari.

Ma sta morendo.

Gli amici di suo marito l'hanno condannata a questa morte qui, piano

piano, a goccia a goccia. Mi lasci in pace, vado via!

Aspetti, mi stia a sentire. In procura ho saputo una cosa che la riguarda. Tra

pochi giorni, secondo la legge sulla mafia, tutti i beni di suo marito...

Saranno sequestrati. A lei, signora, non resterà un soldo. Le toglieranno tutto,

perfino la casa.

Mi lasci!

Aspetti, guardi qua.

Legga questa cifra. È tutto quello che ho. Me lo sono guadagnato in dieci anni

di disonesto lavoro.

Scriva questa cifra e io firmerò.

Però lei mi deve dire chi ha voluto che Frollo vivesse per quindici anni in

manicomio e chi ha voluto che adesso fosse ridotto così. Lei lo sa.

È una cosa che risale a tanti anni fa. È una cosa di Sicilia. Ma non è vero! A

Ceduzzo l'hanno voluto morto per vendicare la morte di mio marito. No, la

verità non è questa.

C'è un segreto che solo suo marito conosceva. E lei sa tutto, vero? È vero

che lo sa?

Se parlo mi ammazzano.

Con questa somma potrà andare all'estero. Chi si preoccuperà di

venirla a cercare deve dirmi la verità.

No.

No, quello che lei vuole sapere non glielo posso dire.

Va bene.

Lo tenga lei.

Ci pensi. C'è il mio numero di telefono qui.

Metta la cifra.

E mi chiami.

Io lo firmerò. Ci pensi?

Silvia. Sono qui, Silvia.

Sono qui vicino a te.

di caffè caldo.

Non voglio niente.

E invece sì.

Dai, ti fa bene.

Non vuoi che ti aiuti?

Per favore, voglio stare sola.

Lo sai che cosa ha detto il medico?

Che qualcuno ti deve fare compagnia e poi che devi alzarti.

Provare ad uscire.

Su.

Io vorrei scomparire in una tana.

Una volta l'anno è giusto purificarsi.

E a me piace farlo a Natale.

Ci si sente più leggeri, puliti.

È splendido qui.

Era ancora più bello prima.

C'era un'orchestrina che suonava da mattina a sera.

Vivaldi, Mozart e soprattutto Wagner, che io adoro.

Se lei avesse accettato il mio invito di alcuni anni fa...

Le avrei offerto una passeggiata più suggestiva. Ammetto il mio sbaglio, fu

per eccesso di prudenza.

Lei, se ben ricordo, aveva intenzione di acquistare il 10% delle internazionali.

E lei pose il suo veto.

Infatti.

Adesso sono qui per fare ammenda.

Sono disposto a cederle il 12.

E cosa l'ha convinta a ricredersi?

Tano Caritti.

Lui vuole tutto.

E lei, non so per quale motivo, ha deciso di aiutarlo.

Quella registrazione telefonica proviene dal suo archivio.

Non è vero?

Lei mi fa tristezza, Rasi.

E sa perché?

Perché è inaffidabile.

Lei crede ancora all'onestà.

Un concetto astratto che ormai si trova solo nelle grammatiche delle scuole

elementari.

Espinosa, non si fidi di Tano Cariddi. Non ha rispetto di niente.

Dopo che avrà spazzato via me, farà lo stesso con lei e con i suoi amici. Quell

'uomo non ha a disposizione solo le armi della finanza.

Lei mi sta sottovalutando.

Saremo noi che ci serviremo di Tano Caritti.

Come ci siamo serviti di lei?

Io non mi sono fatto mai manovrare da nessuno.

Esattamente, era quello che ci serviva in quel momento.

Noi non potevamo mettere le mani sulle internazionali, ma avendo messo lei al

vertice, neanche altri potevano.

E intanto, mentre lei giocava a fare l'incorruttibile, noi crescevamo.

Ma ora questo non ci basta più.

L'Italia è un piccolo paese. Noi guardiamo all'Europa, al mondo, ai

mercati internazionali, tecnologici e finanziari.

Mi dispiace, Rasi, però la tutelità che dimostro in questo momento è che io

apprezzo. Arriva troppo tardi.

Potrei arrivare a offrirvi il 15%. Non deve umiliarsi in questo

modo.

Il suo tempo è finito ormai.

Se ne faccia una ragione.

Si tira in disparte con signorilità. Io non accetto lezioni da nessuno.

Me le risparmi.

Ma come?

Lei ha venduto sua figlia a Tano Caritti, l'ha messa dentro il suo letto

e si permette ancora di alzare la voce.

Rasi, si tolga dai piedi, per favore.

Buongiorno, commissario. Come fai a leggere con questa luce? Oh, leggo,

leggo.

Che cos'è?

Ah, è per la tesi. Tra poco ho l'esame di laurea.

Allora, ci lasci?

Ti prendono al centro di elaborazione a Roma?

Ah, sì. Sì, forse sì.

Beh, ciao.

Ecco fatto.

Senza albero che Natale è, non ti pare?

Toglilo. No.

Senti Silvia, sono tre giorni che stai così.

Perché non chiami tuo marito, un'amica, qualcuno?

Prova, prova a reagire.

Lo so, forse io non posso esserti utile in questo momento, ma vorrei capire

quello che senti.

Non sento niente.

Perché non provi a parlare?

Prova.

Vorrei tanto aiutarti.

Non so come, però tu non devi tenerti tutto dentro, tutto quello che ti dà

pena.

Non sento niente.

No, non è vero. È che è difficile tirarlo fuori. Lasciami, ti prego.

Buttalo fuori, guarda che ti hanno fatto.

Buttalo fuori!

Parla, grida, piangi, ma non parli. Hai paura anche di me adesso?

Ecco.

No, non me ne vado.

Basta adesso.

Tu ti alzi, ti vesti e andiamo giù in strada. In mezzo alla gente.

Va meglio.

Così brava.

Sì, sì, mia cara.

Mi farà molto piacere vederti.

Ti aspetto.

Il personale stasera può ritenersi libero.

Anche la cuoca e la cameriera? Tutti.

Vado da mio padre.

Vuole vedermi.

E tu?

Starò qui.

Che cos'è questo? Un ricordo.

Di quando eri piccolo?

Ha una gamba spezzata.

Fu il dispetto di un bambino più grande.

Era forte.

Era prepotente.

Lo fece apposta.

Perché sapeva che era la cosa a cui tenevo di più.

Perché?

Era il regalo più bello che avessi mai avuto.

Ogni anno di questo periodo la strada si riempiva di bancarelle.

Su quelle di sinistra c'erano i giocattoli che costavano di più.

Su quelle di destra, invece, c'erano solo dolci,

palline con l'elastico, girandole di carta.

Mia madre mi teneva per mano.

E io la tiravo verso gli orsi di stoffa.

verso le automobiline rosse, verso i trenini.

Ma lei tirava più di me.

Di qua, diceva.

Devi guardare di qua.

Finalmente lo vidi.

Era usato.

E costava talmente poco che mia madre me lo comprò.

Ero felice.

Per la prima volta avevo tra le mani qualcosa che sapeva di Borotalco.

Distanze grandi e pulite.

Eri così povero?

Ero debole.

Vuoi che andiamo via?

No, mi piace.

Ma come hai fatto a convincere il guardiano a farci salire?

Gli ho detto che era per una questione d'ufficio.

Non si fa?

Beh, veramente no.

Però sono contenta che l'hai fatto.

È così bello qui.

Io ti devo ringraziare per oggi.

Non serve.

C'è stato un momento nella mia vita in cui mi sentivo... Non lo so, tutto mi

sembrava... senza senso.

Alzarmi, vestirmi, andare per strada, incontrare la gente.

Poi... Poi invece il mondo che...

che torna a cercarti.

Adesso mi rimetto a piangere.

E piangi.

Piangi pure.

Tanto non ci vede nessuno.

Senti, ho un invito da frate Bernardo.

Ci vieni, giudice?

Corrado!

Buon Natale! Buon Natale!

Ciao! E' questa l'ora di arrivare!

Bernardo! Bernardo! Bernardo! Che dire?

Che è successo? Ci hai ripensato? Ma la messa è finita! Un camion! Un camion?

Con tante ruote, grande così, lì nel cortile!

Ma che camion?

Vieni!

Venite, bambini.

Aspettate un momento.

State fermi lì.

Fermi.

Che succede?

Non lo so.

Però vado avanti. Ma che pensi?

Aspettate.

State qua ragazzi.

Venite.

Ma chi sarà stato?

Io credo di saperlo.

Guarda.

La tartaruga. Lei porta la casa sulle spalle.

Noi invece la casa la portiamo nel cuore.

Qui.

No.

Qui.

Ci stai bene qui? Sei contenta?

A Davide Faeti, ex cronista d'assalto, ex giornalista sporcaccione, ecco su

tutto.

A te, papà.

A te, bambina.

Festeggiamo un avvenimento.

Da domani, dopo tanti anni, torno a essere un uomo libero.

Niente più guerre di corridoio, manovre, inganni, niente più lupi feroci da cui

difendersi.

Hai deciso di dimetterti dalla presidenza?

Da tutto.

Voglio che divorzi da Tano.

Me lo devi promettere.

Non c'è più ragione che tu resti con lui.

Non l'avrei mai dovuto permettere. Sono stato debole.

Ma ora non lo sono più. Ora sono forte. Papà, io... Vedi, Esther, il mondo in

cui ho vissuto finora è mostruoso.

E tanti anni fa, anch'io per una volta, mi sono piegato alle sue

regole.

È stato un errore che mi ha procurato pena e rimorsi per tutta la vita.

Se la gente potesse conoscere il vero volto...

Della grande finanza. Ma che cosa farai adesso?

Il lavoro è sempre stato tutta la tua vita.

Me ne starò qua.

Sotto quell'albero.

In riva al nostro lago.

Tano.

È Tano che ha vinto.

Sì.

Ma lui gioca con carte truccate.

Sono stanco, cara.

È meglio che tu vada.

Mi chiami domani?

Domani non so se potrò.

Vienimi a trovare ogni tanto.

E niente più lupi ferociti a cui difendersi.

Hai deciso di dimetterti dalla presidenza?

Da tutto.

Sono stato debole, ma ora non lo sono più. Ora sono forte.

Vienimi a trovare ogni tanto.

All'albero.

All'albero.

Per favore, torni indietro. Mi riporti alla villa.

Faccia in fretta, la prego.

Papà? Papà?

Dove sei?

Papà?

Papà!

Ma sì?

Meglio ti metto una letticina in C3.

Vediamo che fai.

Sì?

No, veramente ora non hai servizio. Chi parla?

Stia calma e non si muova da lì. Avverto subito il commissario, non si muova da

lì!

Allora, chi è stato a fare tutti quei regali? Me lo vuoi dire?

Se te lo dico, tu mica ci credi.

Commissario, è arrivata una telefonata in questura. Era Esther, piangeva.

Chiamava da casa di suo padre. Ci vediamo dopo.

Hai visto?

Aveva deciso tutto.

E io non l'ho capito.

A lui piaceva tanto questo lago.

Devi... devi venire via da qui. No.

Io resto con lui, gli faccio compagnia.

È stato sempre così solo nella sua vita.

Lo sai, è stato Tano a ucciderlo.

Io penso che l'abbia fatto da solo.

E che altro poteva fare?

Tano voleva tutto.

Tutto cosa?

Le assicurazioni internazionali.

Senti, Esther, tu adesso devi venire via da qui.

Devi venire via con me, subito.

A Tano ormai non servi più. Non puoi più tornare da lui.

Sì che tornerò da lui.

Sono sua moglie.

Dietro Tano c'è la mafia e la mafia non fa ostaggi, non vuole testimoni, lo

capisci? No, io tornerò da lui e lo ucciderò!

Lasciami! Lasciami! Estra, tu non andrai da nessuna parte!

Devi calmarti.

Va bene, va bene.

Però tu, Pat, non la voglio la tua pietà.

Non la voglio, hai capito?

Ora sono calma.

Sono calma.

Però tu va via.

Perché della mia vita decido io.

D'accordo.

Sta tranquillo, non lo ammazzo.

Però lo distruggo.

No. Sì, lo voglio rovinare. Non sai che cosa dici, non puoi farlo. È pericoloso,

Esther. Vattene, vattene. Non voglio che ci veda insieme quando arriverà.

Sto un po' con lei.

mi hanno avvertito poco fa.

Mi dispiace, Esther.

Non te ne andare, Tano.

Non mi lasciare anche tu.

E... mi dica, come pensa di adattarsi all'inaspettato suicidio del nostro

amico Rasi? Il vicepresidente delle internazionali, quel Melandri, non è un

ostacolo da poco anche per un raffinato giocatore di scacchi come lei.

Ho già provveduto.

Fra una settimana sarà nominato presidente della Carbotex.

Un'ottima mossa.

I miei complimenti.

Mi dicono che Rasi era un gran giocatore, ma...

Io non l'ho mai incontrato.

E lei?

Una volta, molti anni fa.

L'altro giorno è stato qui.

Avrei potuto batterlo, ma non ho voluto infierire, era molto depresso.

Era venuto per farle una proposta?

Naturalmente.

E naturalmente io l'ho rifiutata.

A quale scopo servirsi di un logoro soldato quando si può disporre di un

giovane Napoleone?

Beh, a dire la verità, io ero venuto proprio per parlare del nostro giovane

Napoleone. È bravo, Tano Caridi, io non lo nego, ma mi preoccupa.

È troppo spregiudicato.

Secondo me fa male a preoccuparsi.

Quando il nostro Bonaparte avrà vinto la campagna d'Italia, invece di nominarlo

primo console, ci libereremo di lui.

E sul terreno in cui noi ci muoviamo, la mafia senza Tano...

Vale zero.

Lei ce lo vede, un vecchio padrino di cosa nostra, giocare in borsa?

Non lo so.

Quell'uomo rischia di diventare troppo forte.

Stia tranquillo.

Caro Salimbeni, la guerra moderna...

Non si vince con lo sfondamento come Fattano.

Lo sfondamento serve a sorprendere l'avversario, a disorientarlo.

Ma poi per vincere veramente bisogna avere il controllo del

cielo e del mare.

In altre parole ci vuole chi sta in alto come lei e chi sta sotto come me.

E ora mi dica la vera ragione per cui è venuto.

Beh, ero venuto per parlare del vostro progetto europeo.

Per un'operazione di quelle proporzioni credo che avrete bisogno di qualche

consulenza e probabilmente anche di un... Quanto?

Come? Non capisco. Quanto vuole per sé?

Qual è il prezzo? Quello suo o quello personale?

Che cifra dobbiamo versare sul suo conto in Svizzera?

Ah, ma guardi che io non ho nessun conto in Svizzera.

Cinque miliardi, vanno bene?

Sì, penso di sì.

Sì, pronto.

Sì, sono io.

Per quella cosa è molto importante.

Sì, sì, venga subito. È da solo, come mi ha promesso.

Insomma, niente polizia.

Mi raccomando.

Sì, l'aspetto.

Faccia presto.

Presto, ho paura.

Hanno chiamato adesso dal servizio intercettazioni. La vedova Tindari ha

chiamato Faeti, sembrava molto agitata.

Quello è il testo della telefonata.

Preparata la macchina.

Andiamoci subito.

Interpresto.

scusi desidera

Io non scappo, pezzo di merda.

Dilla.

Nella tasca dei pantaloni c'è una cosa importante.

Ce l'aveva la vedova di Tendari.

Adesso... Adesso ti portiamo all'ospedale.

Prendila.

Quella bestia, grande e grossa, credeva di farmi paura.

Ti sono piaciuto stavolta, commissario?

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