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Dopo le tragiche vicende che hanno dolorosamente segnato la sua vita,
Corrado Cattani ha ritrovato un po' di serenità nel monastero dell'Abate
Lovani.
Da questa quiete viene a distoglierlo l'agente federale Bert Di Donato, che lo
chiama a collaborare a una indagine su un colossale traffico d'armi gestito dal
faccendiere internazionale Kemal Ifter, in combutta con un vecchio nemico di
Cattani, Gianfranco Laudeo.
Corrado accetta la sfida del destino, e si reca a Milano, dove, in seguito al
rapimento della piccola Greta Antinari, che egli riesce a salvare, fa la
conoscenza del banchiere Carlo Antinari e della sua figlia maggiore Giulia, di
cui a poco a poco si innamora.
Non riesce però ad evitare che l'audeo, ormai deciso a rivelare i termini dell
'affare Ifter, venga assassinato in carcere.
L'indagine congiunta di Corrado e di Bert li porta in breve tempo sulle
tracce di Dino Alessi, il direttore generale della banca, e spinge Corrado
in una difficile contraddizione.
Da una parte infatti l'amore per Giulia lo riporta lentamente alla vita, dall
'altra egli si rende conto che con ogni probabilità la famiglia a cui Giulia
appartiene è coinvolta nell'osco traffico su cui lui e Bert stanno
indagando.
I tragici avvenimenti che si sosseguono decideranno per lui.
Infatti, mentre Carlo Antinari corre in Sicilia a chiedere aiuto al suo vecchio
padre Nicola Antinari e mentre l'avvocato Terrasini, l'antico
avversario di Corrado, esce dal carcere animato da truci propositi di rivalsa,
Bert, su ordine di Dino Alessi, viene trucidato assieme ai suoi uomini.
Corrado di nuovo solo.
Decide di abbandonare la lotta e di vivere la sua storia d'amore con Giulia.
Si recano insieme all'isola di Semio, di proprietà degli Antinari, per tenersi
lontani da tutto e da tutti. Ma nell'isola trovano il corpo senza vita
di Carlo, il padre di Giulia.
Dino Alessi celebra così il suo trionfo ottenendo dal vecchio Nicola Antinari
del consiglio d'amministrazione della banca una quota consistente di azioni e
Corrado vede profilarsi all'orizzonte un nuovo nemico nella persona del vecchio
Antinari che si avvia ad una minacciosa alleanza d'affari con l'avvocato
Terrasini.
Sì, l'autopsia ha confermato la versione del suicidio.
E il vecchio ci ha creduto?
Lui non ha fatto storie.
È un uomo troppo intelligente.
Mi ha confermato la procura.
Sì, posso firmare io l'accordo.
Ah, i documenti di cui abbiamo parlato sono in mio possesso.
Non è stato facile averli, ma... ora sono qua.
Anna.
Anna.
Posso? Che ci fai tu qui?
Ti conviene richiudere? Fa freddo qui al nord la mattina.
Prenderai una polmonita.
Devi uscire dalla banca e dall'affare.
Ferma.
Ma che significa questo pezzo di carta?
Nicola è impazzito.
Io dovrei rinunciare a tutto così.
E per che cosa poi?
Firm.
Non potete
farlo.
Senza di me la banca è condannata.
Abbiamo trovato qualcuno che potrà sostituirti.
Chi?
La cosa non ti riguarda.
No, voi non potete farlo.
Non potete concludere l'affare senza i documenti dei servizi segreti.
Quali documenti?
Quelli che ho in mano io e che servono come pagamento ai paesi che
consentiranno il passaggio del carico.
Stai mentendo Dino, ferma.
Avanti.
Non sto mentendo, è vero.
Mostrami quei documenti.
Se tu mi vuoi uccidere, perché dovrei farlo?
Perché non hai scelta.
E se io ti do quei documenti? Ti salverò la vita.
Tanto a quel punto non conterei più niente.
Non c'è niente.
Ferma.
E dopo?
Dopo che farai?
Dopo prenderò quel foglio, lo metterò in tasca e riparterò per la Sigilia.
Hai l'animo del servo.
Non sarai mai padrone.
Tieni, mettitelo in bocca e portaglielo come un cane.
Sì, però prima ci sono i saluti del signor Antenari.
Quelli di suo figlio Carlo.
E anche i miei.
Si accomoda. Grazie, conosco la strada.
C'è Dino in casa?
No. Venga, devo parlarle.
Mi scusi, sono così confusa stamattina.
Come mai Giulia non è con lei?
Adesso le spiegherò tutto.
Non si deve preoccupare per Giulia. Non è lei ad essere in pericolo.
E allora chi?
Io lo sentivo.
Chissà, forse l'ho sempre saputo.
Ma non volevo credere che fosse stato proprio lui a uccidere Carlo, questo no.
Sì, però adesso è Dino nei guai.
Nell'affare è entrata la mafia.
Là.
Quella è la valigetta di Dino.
Gliel'ho rubata.
Deve essere molto importante per lui.
no
Grazie.
Ho paura.
È la maledizione. Ci
uccideranno tutti.
Cominceranno da me e poi ammazzeranno Giulia e poi ammazzeranno Greta.
Siano maledetti. Ma perché?
Ma perché?
Che cosa abbiamo fatto di male?
Che cosa abbiamo fatto?
Greta! Ciao!
Amore, come va?
Bene. Tutto bene?
E il tuo cane? Come sta? Bene.
Adesso ti porto con me in un posto meraviglioso. Sì.
Grazie.
Molto bene, non so davvero come ringraziarti.
Vista la situazione a Milano mi sono preso la libertà di eliminare
personalmente ogni residuo passivo.
Tu hai fatto questo per me?
Ciò che ho fatto in questi ultimi anni l'ho sempre fatto nell'interesse suo e
della sua famiglia.
Ma è qualcosa di più questa volta.
tutto quello che io sono lo devo a lei.
Tieni, puoi metterlo in archivio.
Sì, è come dici tu. Penso anch'io che si tratti del sistema di difesa
missilistico.
Questo sembra il Veneto.
Questa roba qui non può essere stata trafugata da... da un qualsiasi
impiegato corrotto.
Qui sotto c'è qualcosa di più importante.
Di spaventoso.
Bisogna portare questi documenti a un giudice.
Sì, ma prima bisogna impedire che tutta questa operazione riesca.
Forse lei mi può aiutare.
Io... io le sto chiedendo... Sì, insomma, lei una volta stava a
Roma, no?
Era un uomo politico, molto importante.
Io... non posso riprendere i contatti di una volta.
Ho lasciato tutto per sempre.
E ho scelto la città di Dio. Sì, lei è vicino a Dio, quassù.
Con i suoi orti, i suoi fraticelli, le sue preghiere, le sue... Tutto questo è
molto bello.
Per lei.
E noi?
Gli altri.
Gli uomini degli uomini, come li chiama lei, cosa dobbiamo fare?
Eh, rassegnarci, accettare tutto.
E questo, secondo lei, è cristiano.
Dio si aspetta questo da lei? Io so che qui sulla terra possono anche vincere le
forze del mare.
Ma nel regno dei cieli, no? Il regno dei cieli bisogna conquistarselo qua sulla
terra.
Lei non mi può chiedere di credere in Dio quando se ne sta lì a braccia
incrociate. E intanto c'è chi vende segreti militari, armi, morte.
Lasciami questi documenti, Corrado.
Voglio rifletterci con calma.
Domani ti darò la mia risposta.
Questo è il bue e questo è l'asinello. Sono stati i primi amici di
Gesù.
E questo è Gesù, un bambinello.
Lo sai che quando nacque c'era una neve alta così e lui poverino, tutto che
tremava dal freddo.
Però poi loro due incominciarono a riscaldarlo.
Vuoi dipingere? Eh? Li vuoi i pennelli? Guarda quanti colori ci abbiamo, tutto l
'arcobaleno.
Ma sì, hai ragione tu. E che ce ne facciamo dei pennelli se Dio ci ha dato
le mani?
Bravissima, fai così.
Ma che ci vuoi fare con il blu?
Ah, ho capito, la giacchetta del marinarello.
Il bue.
Ma il bue era bianco, no?
Era bianco. E chi l'ha detto poi che era bianco? Chissà com'erano gli animali a
quei tempi.
Sai che facciamo?
Facciamolo tutto blu.
Anzi, pure i corna facciamo blu, va bene?
La documentazione che avevo fornito a Dino Alessi era il risultato di un'opera
di persuasione eccezionale.
Lei capirà, avvocato, non è roba della quale si possa entrare in possesso tanto
facilmente. In qualche modo però bisognerà farlo, altrimenti tutta l
'operazione rischia di andare a monte.
Per colpa mia, forse? Non do la colpa a lei, il suo ruolo non è affatto
cambiato. Prima trattava con il signordino Alessi, mentre ora è con me
che deve parlare.
Insomma, si può sapere che cosa vuole da me?
Lei deve procurarsi al più presto una nuova copia dei documenti.
Impossibile.
C'è troppo rischio.
Per tutti.
Tente lo stesso.
Altrimenti...
Mi capisce, saremmo costretti ad aprire noi delle trattative con le persone che
gliele hanno forniti e in questo caso, mi scusi per la franchezza, ma non vedo
quale sarebbe il suo apporto.
E se non dovessi riuscirci?
Beh, mi metterebbe in una situazione assai imbarazzante, lei capisce,
parliamo di danaro.
Dalle mie parti in Sicilia si dice, quando canta il danaro...
La musica tasce.
Greta, tesoro, che hai fatto?
Hai tutte le manine nere, guarda.
Buongiorno, frate Bernardo. Buongiorno.
Ah, senti, hai visto l'abate? Sì, è partito.
Ha detto che tornerà stasera.
Partito per dove?
Per Roma.
Grazie.
Eri son, son, son, eri son, son, eri son, eri son, eri son, eri son,
eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son,
eri son, eri son, eri son,
eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son,
eri son, eri son, eri son, eri son, eri son, eri son,
Dopo di ciò, egli vide un pubblicano di nome Matteo, seduto al banco del denaro,
e gli disse, seguimi.
Ed egli, dapprima stupito, si alzò e lo seguì.
Buongiorno padre, prego si accomodi.
So benissimo che nel grande palazzo del potere la mia voce è troppo debole per
poter essere ascoltata da chi deve e può farlo. A me nessuno darebbe ascolto,
però a te sì.
Io cercherò di fare tutto il possibile.
Ti ho considerato sempre il migliore fra tutti i miei allievi, ma non sono qui
per questo.
Tu ora sei un uomo importante.
So che puoi. Ed è per questo che devi.
Devi fare qualcosa.
C'è qualcosa di enorme qui sotto.
In questo vostro mondo c'è una sorta di oscena riservatezza.
Nessuno parla.
Nessuno denuncia. Nessuno protesta.
Ma io ho fiducia in te.
Tu devi chiedere la costituzione di una commissione d'inchiesta che indaghi per
scoprire cosa si nasconde dietro questo trafugamento di documenti segreti.
Le connivenze devono essere molto in alto.
Lei mi chiede una cosa difficile.
Solo che forse avrei bisogno di tutti i documenti.
Dovrò dimostrare che non sto inventando.
Altrimenti mi daranno del pazzo.
Nessuno vorrà credermi.
Ti basterà questa mappa.
Il resto per ora è al sicuro al monastero.
Ma ho intenzione di consegnarlo il prima possibile alla magistratura.
Sì, è meglio così.
Al monastero staranno al sicuro.
Vorrei ringraziarla per quello che ha fatto per noi.
Non serve.
Giulia è stata fortunata ad averlo incontrato.
Crede? Ma io non sono mica un uomo molto facile, sa?
Il mondo è pieno di uomini facili e stupidi.
Invece lei è un uomo che ha sofferto.
E so che non farà mai del male alla mia Giulia.
Perché non resta qua?
Sì, finché non si sentirà un po' meglio.
Con Greta.
Qui sto molto bene.
Mi sembra di ritornare bambina. Lo sa che vivevo in collegio. Le sembrerà
strano, però... Adoravo quel luogo.
Ero molto felice.
Mi piacerebbe essere seppellita in un posto così.
Non credo di essermelo meritato.
E lei che farà, Corrado?
Glielo saprò dire fra poco.
Sono andato.
Ho parlato.
Ora non resta che aspettare.
Ma cosa hanno detto? Che possibilità ci sono di... Io ho fede.
Cerca di averne anche tu.
Sono stanco, Corrado.
Vorrei ritirarmi a pregare.
Sì, ha ragione. Mi scusi.
Ieri... Ieri sono stato ingiusto con lei.
Volevo... Vai, Corrado.
E stai in pace con te stesso.
Questo vecchio abate che ti sta davanti peccava d'orgoglio.
Non capiva.
Che avevi ragione.
Per quale motivo Dio ci avrebbe dato questo mondo così difficile se non per
prepararci a meritare il suo regno?
Se non per metterci sempre alla prova?
Mi piacerebbe avere la sua fede.
Mi piacerebbe pregare.
Dicono che... dicono che chi prega si sente meno solo.
Ieri, quando sei entrato qui in questa cella e hai gridato contro la mia pace,
tu, se tu cercavi Dio, gli uomini come te
pregano in questo modo.
Buonanotte.
Sì, le riferisco scrupolosamente.
Non mi riferisca, qualcosa non è di mia competenza. Sì, lo so, aspettami a
prendere una decisione, ma ci sono dei momenti in cui non si può essere soli.
Non capisco di cosa sta parlando, mi scusi.
Allora, professore, ho l'impressione che stavolta dovrà decidere da solo.
Dobbiamo recuperare quei documenti, subito.
Noi siamo pronti.
Sì, ma mi raccomando, non...
Lei mi capisce?
Questo non dipende da noi.
L'abbate sa tutto.
Non vorrete mica... Beh, insomma, niente scandali. È un uomo importante.
Non si può trattarlo come... Faremo tutto il possibile.
Grazie.
Ti va di andare a difingere?
O vuoi fare qualcos'altro?
Eh?
Vediamo un po'. Ah, ecco. Scusa, Greta, aspettami qua.
Che c'è?
Non si lavora?
Per lavorare ci vuole allegria.
Io invece tengo il cuore triste.
Non riesco a dimenticare quello che ho visto.
Ti fa paura la morte?
Ne ho sempre sentito parlare, però non l'avevo mai visto così da vicino.
Quello che tu hai visto non è la verità.
Ma che stai dicendo?
Vedi, è come quando tu metti le statuine, una di qua, una di là.
La stessa cosa hanno fatto con l'abate e con Anna.
Ma allora qual è la verità?
La verità è che lo hanno ucciso per rubargli una valigetta che stava nella
sua cella.
E che adesso non c'è più.
Ma allora, se non devo credere ai miei occhi, vuol dire che il mio abate era un
uomo giusto.
Sì, era un uomo giusto.
Su, che dovevi fare oggi?
Gli acquaioli.
No!
Ma allora te le acqueviglie non ti piacciono proprio, eh?
Eh vabbè, facci il mamarò.
Che cosa abbiamo fatto di male?
Che cosa... Che cosa dobbiamo pagarti così terribile?
A chi?
Ma perché?
Perché ci prendono?
Ci stanno prendendo così?
A uno a uno?
Va bene, sono qui. Sono qui.
Sono qui, venite ad ammazzare anche me.
Avanti, sono qui, venite.
Venite, venite ad ammazzare anche me.
Vattene via.
Vattene via, sai.
Vattene via. Non ti voglio più vedere, sei stato tu. È colpa tua.
Da quando sei arrivato tu è successo tutto. Vattene via.
Tienimi stretto.
Tienimi stretto.
Io non ce la faccio più.
Non ce la faccio più.
Non ce la faccio più.
A primavera ce ne saranno tanti di fiori come questi.
Tanti, tanti.
Grazie.
Frate Bernardo, chi è quella signora?
È la signora Federica, la moglie del professor Mattinera, un uomo molto
importante.
Sarebbe quello che le sta accanto?
No, quello è il senatore Tarsoni, una brava persona.
Come mai non c'è il professor Mattinera?
E chi lo sa?
Una volta veniva spesso.
Era un allievo dell'abbate all'università.
Ma poi la politica li ha divisi e il professore ha preso una strada diversa,
che l'ha portata lontano.
In biblioteca ci abbiamo tutti i suoi libri.
Tutte le volte che ne pubblicava uno, ce lo mandava.
È tutto in questa stanza.
Il professor Mattinera veniva spesso a consultare certi vecchi libri.
perché prima di dedicarsi alla politica era uno studioso di storia romana.
E qui ci sono tutti i testi che ha pubblicato.
Ci dovrebbe essere anche la sua tesi di laurea.
Eccola.
Si era laureato con l'abate.
Agrippina, un sottopotere nella Roma imperiale del primo secolo.
Agrippina? Sì, questo è il titolo.
Ma che c'è?
Sapete di questi suoi studi?
Lei è il dottor Cattani, vero?
Io sono il senatore Tarzoni.
L'abate mi ha parlato molto di lei l'altro giorno.
Lei ha incontrato l'abate a Roma?
Sì, è venuto da me a Palazzo Madama.
Senta, sa se ha visto qualcun altro oltre lei?
Beh, credo che abbia incontrato il professor Mattinera.
Crede o è sicuro?
Sono sicuro.
È uscito dal mio ufficio dicendo che sarebbe andato da lui.
Ma perché mi fa tutte queste domande?
Lo ringrazio, senatore.
Eh?
Guardate che vicina!
Uno, due... Ecco, adesso, guarda adesso! Lo faccio salire!
Ecco, vedi?
Bello, eh?
Vai, vai, vai, vai, vai, vai, sì!
Impicchiata!
Adesso che mi hai raccontato tutto, mi sembra tutto ancora più assurdo.
Dino che uccide l'auteo, poi mio padre, poi qualcun altro uccide lui.
Ma per chi? Per chi?
E poi mia madre, che centrava mia madre in tutta questa faccenda.
Non lo so.
Per questo vado a Roma.
Voglio scoprirlo.
E tu che farai?
Non lo so.
Sì, vado... Torno in Sicilia dal nonno.
Mi vuole parlare, dice che si tratta di cose importanti.
Comunque a me non mi importa più di niente.
E Greta?
Che bello!
La lascio qui al monastero.
È la prima volta che la vedo ridere così.
Io non lo so chi è che ha fatto tanto male alla mia famiglia.
Però so che sono forti.
Tanto forti.
Salute.
Che infamia, che inutile crudeltà.
Chi è stato che ha organizzato tutto questo?
Credo l'avvocato Terrasini.
Quell'essere immondo.
Che bisogno c'era di tutta questa ferocia?
E la messa in scena dei due corpi abbracciati.
È orribile.
Anna è la moglie di mio figlio.
Io considero questo crimine come un affronto personale assolutamente
inqualificabile.
Vuole che comunichi all'avvocato Terrasini la sua indignazione?
No, non voglio che sappia niente.
Mi può ancora essere utile per ora.
Capisco. Presumo che adesso quei documenti siano nelle sue mani.
Infatti.
Manca solo la sua firma per la garanzia della banca all'operazione.
Poi il carico potrà partire da Istanbul.
La cifra totale sarà versata al termine dell'operazione sulla Union Luxembourg
Bank.
Ecco. Bene.
L'operazione può cominciare.
Voi dovevate solo recuperare i documenti e invece avete trasformato una questione
di carte in un'orribile storia di sangue.
Vede, professore, per costruire un palazzo ci si affida a dei carpentieri,
a dei muratori. Sì, li conosco i vostri muratori.
Sono quelli che per rafforzare un pilastro di cemento magari ci ficano
dentro un cadavere. Oh, queste sono tutte falsità, romanze, sono articoli di
giornalisti e questa è la rovina dell'Italia. E la messa in scena dei due
cadaveri, allora, anche quella è un romanzo.
Sì, certo, lo so, al senso estetico forse può dare fastidio, però è stata
molto utile. Eh già, così hanno insabbiato le indagini e sa perché?
Perché c'era il rischio di sporcarsi le mani andando avanti.
Per coprire uno scandalo bisogna provocarne uno ancora più grosso.
Il professore purtroppo non può riceverla, ha una riunione e verrà molto
tardi. Allora aspetto.
Ma le ho detto che è in riunione.
Eh, d'accordo. Vuol dire che aspetterò la fine della riunione. Guardi che è
assolutamente inutile. Ha già molti altri appuntamenti che non può spostare.
E poi partirà per Bruxelles.
Senta, dica al professore, subito, che io non mi muoverò di qui finché non mi
riceve. Senta, non voglio vedere nessuno. Lo mandi al diavolo, neanche lo
conosco.
Perché non ha portato con sé la valigetta?
Beh, glielo ho detto, professore. Pensiamo a tutto noi.
Non si vorrà mica disturbare a venire giù in Sicilia, lei ci farebbe torto.
Li daremo noi quei documenti a chi di dovere al momento dell'imbarco della
merci. Ora si può anche riposare e tra dieci giorni, quando l'operazione sarà
conclusa, potrà ritirare il suo 3%. Il 3%?
Ma con Ifter avevamo concordato il 10%. Questa è una prevaricazione che non
accetto. Purtroppo, professore, avendo attentamente esaminato la cosa...
considerando le ingenti spese da noi sostenute per recuperare i documenti,
abbiamo valutato il 10% un po' troppo caro. Voi siete pazzi!
Senza di me quest'affare non sarebbe mai partito!
Ma senza di noi non arriverà mai!
Ma questo è... ma... ma questa è una congiura!
Mi avete messo in mezzo!
In sostanza lei mi sta dicendo che mi volete far fuori dall'affare!
Insomma, io avrei rischiato quello che ho rischiato per un misero 3%!
Si tratta di miliardi, professore. Ma quanti ve ne mettete in tasca, voi?
La decisione è presa, faccia come preferisce.
Io non ci sto.
Il pazzo è lei in questo caso.
Da affare del genere non si può uscire dicendo no, grazie.
Mi sta minacciando?
No, non mi pare affatto.
È strano, ma provo simpatia per lei.
Avverte i suoi amici che io preferisco ritirarmi a testa alta piuttosto che
accettare la vostra offerta umiliante.
Non è un buon giocatore.
Quando si bleffa bisogna restare calmi.
Vada via, per favore.
Se ne vada.
Faccia venire la macchina all'altra uscita.
Senta, dica al professor Mattinera che se c'era per l'avvocato Terasini c'è
anche per me. Sì, il professore c'era, ma è dovuto andare via. Ah sì, eh?
Beh, vediamo un po'. Ma dove va?
Dove va?
Ma... Chi c'è?
È impazzito!
Lei non può!
Mi scusi.
Vediamo se sta qui.
Lei non può.
Io non permetto. Si tolta.
Ha visto? È come le ho detto. Perché non voleva credermi?
Non lo so, ma penso che il vero problema sia quel tizio lì.
Un uomo che Carlo può compromettere solo per salvare la famiglia e dopo aver
scelto di morire.
Lei sta facendo delle accuse gravissime, se ne rende conto?
Però, dottor Cattani, bisognerebbe avere delle prove.
Prove, certo.
Per questo sono venuto da lei, perché lei mi aiuti a trovarle. Una foto
rubata, un braccialetto, un nome di comodo, agrippina. Lei mi chiede di
sventare qualcosa di cui non conosce niente. Sì, però c'è qualcosa che lei
forse conosce meglio di me.
Le sto parlando del traffico delle armi.
Sì, certo.
Beh, saprà pure allora che per mettere su un traffico di questo genere c'è
bisogno dell'appoggio di grosse banche, di organizzazioni criminali. È possibile
che in tanti anni di vita politica lei non si sia mai accorto di niente? È
possibile che non le sia mai capitata tra le mani uno straccio di prova?
Ecco perché le prove lei le deve chiedere a se stesso e non a me.
Vede, dottor Cattani, io da qualche anno sono stato messo a riposo.
Davo fastidio, parlavo troppo e volevo sapere troppo.
E allora mi hanno spostato, mi hanno messo a occuparmi dei problemi del
sottosviluppo, la fame, la miseria, le malattie.
Io per il suo tipo di problemi non conto più niente.
Però lei era amico dell'abate.
Questo vuol dire che lei è un uomo di fede, che crede in qualcosa.
Mi aiuti. Sì, vero, io sono un uomo di fede.
E penso spesso al momento in cui il buon Dio mi chiamerà per rendergli conto.
Mi mostrerà le povere anime di tanti bambini morti di fame e di sete, le loro
pance gonfie, i loro occhi vuoti.
E mi chiederà, beh, sappiamo che durante la vostra vita voi per le armi avete
speso cifre enormi, ma per questi bambini cosa avete fatto?
Li avete nutriti, li avete vestiti, avete dato loro un rifugio.
E io allora dirò, beh, per loro abbiamo stanziato
lo 0,8% del nostro prodotto nazionale lordo.
Io credo che il buon Dio si arrabbierà molto per questa.
Ho capito.
Dottor Cattani.
Mi dica quello che devo fare e lo farò.
Che piacere, Tarsoni.
Da quanto tempo?
Sì, quel Cattani ha cercato anche me.
Già, deve essere pazzo.
Sì, lo penso anch'io.
Anzi, mi piacerebbe tanto riuscire a sapere cosa va cercando.
Va bene, d'accordo. Ci vediamo stasera da lei.
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