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Original subtitles

Nessun giudice mi aspettava a Palermo.

Femminario da quattro soldi.

No.

Basta adesso.

Quello c'è, sei nel momento del rigetto.

Ce l'hai con me?

Guarda, io non ti ho violentata.

Lo so chiaro che non mi hai violentata.

Tu pensi che io scriverò il tuo nome nel libro delle mie conquiste? Eh, puoi

farlo, a me non importa proprio niente.

Di qua, di qua, di qua.

Prezzo, è grave. Che plasma ci vuole? È pronto, è pronto. Sì, caricatelo. Ma è

vivo?

Caricatelo.

Chiamate l'ospedale per il fronte intervento.

Quanti posti? Quattro. Va bene, potete andare da qua e anche da qua. Anche l

'auto del commissario, lì, in cristallo. Che poi la portiamo via con il cadastro.

Sta arrivando.

L'ha conceduto una ferma.

Non arriva neanche all'ospedale questo.

Vediamoci avanti, forza.

Lo sa che lei è uno dei pochi che si è riuscito a scampare

a una quattro decenni?

Vedo un po' se quest'arma ha a che fare con la morte di Leo De Maria.

Prego, commissario, da questa parte. Commissario, per cortesia, commissario.

Dottor Catani. Dottor Catani qui, grazie. Dottor Catani. Da questa parte.

Io vorrei vederti sorridere. Tu invece eviti addirittura di guardarmi.

Ma che cosa c'è? Sei imbarazzata.

Ebbè, anch'io sono imbarazzato. Uno. Sì.

Ma vedrai, vedrai anche la prossima volta. No, non ci sarà una prossima

volta.

Posso telefonare?

Hai fatto il numero di casa tua?

Stupido! Mi sono dimenticato che potrei svegliare mia figlia e anche il

cameriere.

Io stavo controllando se mio marito è a casa.

Sei nervosa?

Moltissimo.

Il capo di gabinetto suo amico, e anche mio, mi dice che lei aspira a quel certo

posto chiave.

che la piazzerebbe ai vertici dell'apparato dello Stato. Lei sa cosa

voglio dire.

Io mi sono detto subito che un uomo come lei non può essere messo da parte per

tanto tempo nell'ombra.

Dio un'occhiata a questi nomi. Sì, vediamo. Fanno tutti parte dell

'associazione. Uomini onesti per cause oneste.

Vedo tutta gente di primo piano nella vita pubblica.

Politici, militari, la finanza, la televisione, la stampa.

Qui c'è uno che ho conosciuto quando ero all'università.

Insomma, c'è la crema.

E non le piacerebbe anche il suo nome tra quelli che contano. Noi tutti faremo

blocco a favore della sua nomina.

Scusi, eccellenza, dalla Sicilia, il dottor... Gli hai detto che ci sono?

Sì. Mi scusi.

Grazie.

Pronto. Buonasera.

Buonasera, Corrado.

Uno scontro un'ora fa.

Racconta, racconta, mi interessa.

Scusi. Io ho qui davanti a me il rapporto della scientifica.

L'arma con cui mi hanno sparato poco fa è la stessa che ha ammazzato Leo De

Maria. È responsabile di tutto un personaggio di qui, tale Sante Cirinà,

una mezza figura della malavita locale.

Lo abbiamo arrestato.

E adesso succederà qualche cosa, perché questo Sante Cirinà è come un albero

sradicato che si porta dietro radici lunghe e profonde, ma tanto profonde che

forse ci porteranno al caso Marineo.

Non si preoccupi. Come le accennavo prima, qui le cose cominciano a

maturare. E adesso dovrebbe cominciare a succedere qualche cosa.

Appena avrò dei dati più certi, gliele invierò.

Bravo.

Devo congratularmi.

Meriti una medaglia. Grazie, eccellenza. E ancora bravo.

Ciao.

Dunque, avete gente importante in tutti i ministeri.

E il... Il comune amico come vede la mia nomina?

Il comune amico sarà assolutamente a favore perché anche lui fa parte

della... Sia contenti di sapere che sarebbe felice se lei aderisse con le

sue doti e le conoscenze che lei ha degli uomini, delle cose, conoscenze che

non hanno prezzo.

Ho capito.

Come... Come dire che le possibilità economiche...

Le risorse finanziarie della vostra associazione sono praticamente senza

limiti. È proprio quello che volevo precisare.

Altero, venga da me.

Se penso che lei è un funzionario di polizia, per quello che ha fatto, è

ancora più colpevole.

Se invece guardo le cose da un punto di vista umano, allora riesco a trovare

anche qualche giustificazione.

Continuo io o vuole aiutarmi lei?

Va bene, continuo io.

Cominciamo da capo.

È sera, lei è nel suo ufficio.

Arriva una telefonata di una donna e Titti Pecci scialoia in lacrime, che le

chiede aiuto.

Lei si precipita e si trova davanti due cadaveri, Eleonora, la madre di Titti,

e il commissario Marineo.

Li ho sentiti discutere e poi litigare.

Marineo era stato trasferito e partiva con la sua famiglia.

Abbandonava mia madre dopo tanti anni.

Lei non poteva accettare di essere tradita, di essere messa da parte così.

È stata una scenata con brutte parole, insulti, minacce.

E poi lei gli ha sparato.

E all'improvviso si è puntata la pistola contro e si è uccisa.

Lui... È venuto con la sua macchina?

Non lo so.

Sì, sì, la macchina c'è.

Va bene, lei cerchi di stare calma adesso.

Una soluzione la troviamo.

La troviamo.

Lei ha portato il corpo di Marineo da Palazzo Pecci-Scialoi ad una strada di

periferia. Poi è tornato in ufficio ed ha aspettato che qualcuno desse l

'allarme. E quando l'allarme è scattato si è precipitato a sirene spiegate a

fare il suo dovere.

E si è trovato davanti al quadro classico che lei aveva preparato.

No, no.

Un commissario di polizia assassinato in un agguato criminale.

La televisione via, basta, forza, forza, via, via.

Tu. Chiamate la centrale, che venga la scientifica, tutti, dai!

La messicena aveva funzionato.

Ma adesso mi dico perché ha fatto tutto questo.

Marineo era un uomo superiore.

E lei non voleva che si sapesse invischiato in una storia torbida con

una donna?

Io non volevo che se lo ricordassero come uno che era stato ammazzato da una

pazza. E poi si era suicidata per lui.

Un epilogo così non era giusto.

Dovevo salvare la sua reputazione.

Lei doveva molto a Marineo. Ha vissuto per vent'anni alla sua ombra.

L'ammiravo.

Questo è tutto.

Una volta in un conflitto a fuoco, nel 72, credo, Marineo gli salvò la vita.

Ho letto questo nelle sue note.

La riconoscenza veniva dopo.

Prima c'era il rispetto.

Era un uomo che non meritava di essere bollato per l'eternità a causa di uno

spallido finale.

E adesso sono pronto ad affrontare tutte le mie responsabilità.

Artero.

Si segue.

Per lei si trattava di un delitto privato.

E invece ha voluto che si pensasse a un delitto di mafia.

Lei ha messo in scena un inganno che, guarda caso, corrisponde invece alla

verità. Non la seguo.

Non è un delitto privato.

Cos'è?

È un delitto di mafia.

La seguo sempre meno.

Titti le ha mentito perché non le poteva dire la verità.

Quella notte a casa sua c'è stata una rissa, ma non la rissa che lei crede.

Titti dormiva e ad un tratto sentì attraverso i muri delle voci lontane.

e fu testimone di una fulminea tragedia.

Marino e De Leonora, la madre, avevano scoperto che Titti era stata resa

schiava da Cirinà con la droga e avevano reagito minacciando.

La risposta bestiale di Cirinà era stata il delitto.

Poi Titti era stato obbligato a telefonarle con una falsa versione dei

fatti.

E Titti le telefonò.

Lei credette alla sua parola.

Non c'era motivo di dubitare.

Caso chiuso.

Cambia la storia, ma è sempre un delitto per motivi passionati, privati.

No, Altero.

Lei sa quando Cirinna ha sparato.

Quando Marineo gli ha detto che avrebbe buttato tutto all'aria.

Tutto cosa?

I loro affari.

Marineo non aveva affari con Cirinna.

né con nessuno di quel genere.

Lei è andata a frugare nell'appartamento di Marineo dopo la sua morte?

Perché?

Aveva paura che ci fosse qualche prova della sua relazione con quella signora?

Non so, qualche lettera, qualche indumento? Mi dica.

Anch'io ho perquisito quell'appartamento.

E in un vestito di Marineo ho trovato questo. Un libretto di assegni intestato

ad un certo fiordaneso, nome fittizio. E che vuol dire?

Matrice in bianco.

Marineo metteva assegni senza paura di andare in rosso. C'erano sempre fondi

per certi affari. Non quel libretto Marineo l'avrà sequestrato qualcuno.

Materia di indagine.

In una matrice di questo c'è scritto annullato.

Eccola qui, annullato.

Sa com'è? Quando uno sbaglia, annulla.

Venga qui, venga a vedere.

Perizia calligrafica.

Questa è la mano di Marineo, non ci sono dubbi.

Questo libretto era suo.

E lei la smetta di vivere di illusioni. Se me l'avesse conosciuto... Non sarebbe

neanche testare una cosa simile. Era corrotto. No, non è vero! Si rassegni.

No!

Deve esserci un'altra spiegazione.

La troverò io. È lì.

Quella cartella, vada.

La controlli. Ci sono tutte le prove.

Può cominciare anche subito.

Io ero ferito.

Dentro una macchina che bruciava. E lui mi ha girato fuori, lo capisce?

Dai, ce l'avrei avuto questo coraggio! Forse no, ma ciò non toglie che fosse

corrotto.

Basta cominciare ad accettare un gioco pericoloso.

Una volta.

Una volta solo, e poi... Comunque qui c'è

molto lavoro da fare.

Se vuol darmi una mano... No, io...

Devo far fronte alle mie responsabilità. In seguito.

Adesso avrai ancora bisogno di lei.

Perché non ha arrestato Cirinà usando Titti Pecci-Scialoia come testimone

contro di lui?

Perché è una tossicodipendente, non le crederebbe.

E poi non voglio che qualcuno l'ammazzi.

Ecco perché ho costretto Cirinà a darsi la zappa sui piedi.

Ha corso un bel rischio.

Ma non era lui il cacciatore, ero io.

Adesso bisogna trovare il killer di Leo De Maria e obbligarlo a confessare che

Cirinà gli ha fornito l'arma.

È quasi l'alba.

Il bar qui sotto deve essere aperto.

Ci tiriamo su con un caffè?

Signor Procuratore.

Oh, commissario, venga, venga.

Grazie.

Quando sono arrivato in questa città lei mi disse, la prima cosa, che avrei

dovuto cercare una pistola.

Ecco, io gliel'ho trovata.

Questa è la pistola con la quale mi ha sparato Santi Cirinna.

Ed è la stessa pistola con la quale un giovane killer ha ammazzato Leo De

Maria.

Grazie di essere venuto a interrompere la mia volazione, dottore. Questa è

proprio una buona notizia. E il caso Marineo? Per il caso Marineo siamo sulla

buona strada.

Ma ho bisogno di qualche tempo per chiarirmi le idee.

Ha appena avuto una crisi di estinenza.

Cirinna non ti tormenterà più.

Non ti tormenterà più.

È finita.

Hai capito?

Non lo rivedrai mai più.

Adesso cerca di stare calma, cara.

Stai calma.

Ecco.

Dieci minuti fa la radio ha dato la notizia della sparatoria.

Qualche personaggio importante si sveglia a Maluccio stamattina.

Quattro macchine sono pronte per gli arresti, le altre le abbiamo

sguinzagliate in periferia, se le ne spiegate farò un po' di confusione.

Crederanno che andiamo da una parte e invece andiamo dall'altra, come voleva

lei.

Ecco, questo è l'elenco degli arresti da effettuare.

Va bene.

No, no, un momento, non facciamo scherzi.

Questo signore va via.

Per chi ha cancellato quel nome? Uno spacciatore?

Sì, ma è anche un bancario. Ma perché? Esiste anche l'immunità bancaria oltre a

quella parlamentare.

Stamattina arrestiamo gli spacciatori del giro di Cirinama, quelli del porto,

della stazione, i gestori dell'articolab, ma le banche per il

momento vanno lasciate dormire sonni tranquilli.

Vedi, Altero, noi dobbiamo far credere in alto che siamo degli incendi, che

vogliamo soltanto un po' di pubblicità ramazzando frattaglie.

Ma le banche non si toccano, perché quando si toccano le banche bisogna

avere argomenti seri, molto seri.

Perché ti hanno segnato. E preparano il tritolo.

Certo. Signor commissario, c'è la sua signora.

Elsa.

Come mai?

Vieni. Vieni avanti.

Signora.

Come mai sei qui?

Ti ho aspettato tutta notte.

Poi stamattina ho saputo quello che è successo nella radio.

Tu non mi hai telefonato. Sì, scusa tesoro, hai ragione, ma guarda, stavo

per farlo.

E come vedi tutto bene, no?

Grazie di essere venuta.

Ti devo parlare. Dottore, io vado a dare le disposizioni. Lo segui, signore?

E allora?

Ti devo parlare.

Elsa, questo già me l'hai detto.

Guarda che io devo andare via di corso, mi stanno aspettando. Ma non è facile!

Come non è facile?

Di che si tratta? È successo qualcosa a Paola?

No, no, lei sta bene.

È qualcosa che riguarda me.

Quando tu mi hai detto che stavi fuori la notte, sai che cosa ho pensato?

Che tu avessi...

uno dei tuoi appuntamenti con quella ragazza.

Cosa?

Pensavo... lui con quella.

E io sono sola.

Non volevo più essere sola.

Sono andata da Santa Maria.

Scusi, dottore, aveva detto assolutamente alle nove e mezza. Vengo

subito.

Meglio parlarne a casa.

Ma tu vieni a casa?

Certo.

La 7 e la 9 con il maresciallo, la 3 e la 4 con Soriano e Bella.

Brigadiere Bella.

Brighiamoci.

Noi dovevamo andare le saline. Niente saline, venite con noi.

Muovetevi.

Brighiamoci.

Brigadiere Soriano, prenda la quattro, hanno detto di prendere la quattro.

Come c'è?

Qui hanno trovato qualcosa.

Commissario, hanno trovato qualcosa.

Sì, stasera arrombate la porta.

Grazie.

Ciao.

Non c'è stato niente perché non amo i tradimenti.

Te lo avrei detto prima.

Al contrario di quello che fai tu.

E ora scusami, devo dormire.

Ma tradire non è solo andare a letto.

Tu con quella ragazza mi hai tradito forse di più, con i pensieri.

Conta quello che uno fa.

Bravo, così puoi tratarmi come una puttana.

Questa parola non l'ho mai usata.

Ne è tanto meno pensata.

Non hai pensato che cos'è stata la mia vita?

Sempre in case diverse e io sola come un mobile.

E se qualcuno porta via questo mobile tu nemmeno te ne accorgi.

Non capisci che sono andata con Santa Maria per ispirazione.

Faccio tanti errori perché non so dove andare, come muovermi.

Aiutami, ti prego, non farmi solo l'autopsia.

Calmati.

Ne riparleremo.

Com'è? Eh, si possono sentire.

Pronto? Sono il commissario Cattani.

Ah, commissario.

Buongiorno. Complimenti, eh!

Stavo proprio pensando di farle una bella intervista, me l'hanno chiesta da

Roma, da Palermo.

Anch'io pensavo la stessa cosa, vorrei farle un'intervista qui alla mobile.

E un invito o una convocazione?

Va bene per lei domani pomeriggio?

Certo, certo, ci sarò, non dubiti.

Buongiorno.

Buongiorno.

Adesso vedo.

Chi è?

È per te.

Chi è?

Nani.

Sì? Senti, ma che hai raccontato tutto a tuo marito?

Sì, perché?

Una bella trovata, mi ha convocato domani nel suo ufficio.

Beh, almeno adesso so come stanno le cose.

Ciao. Ciao.

Cos'è un passo falso, Nanni?

Ma stai zitta, tu. Metti un disco e stai zitta.

Cosa vuoi di Santa Maria?

Quest'è un edificio.

Non so se lo sai, ma quell'uomo ha molti amici in ambienti equivoci della città.

Forse è meglio di non fare queste discussioni davanti alla famiglia.

Guarda che la bambina ha molto più giudizio di te di me messi assieme.

allora tanto vale dirle tutto, perché soffre senza saperne nemmeno il perché.

La vedo un po' a disagio.

Beh, sa, un ufficio di polizia è sempre un ufficio di polizia.

Ma lei non ha niente da nascondere.

Se la sente di farmi un'intervista su quanto è successo sul caso Cirinà?

Sì, sarà un onore.

Ho preparato qui una lista di domande.

E poi vorrei... Sì?

Vorrei che la platea dello studio fosse piena di gente, di gente che conta.

Il banchiere Ravanusa, l'avvocato Terasini e gli altri.

Vorrei coinvolgerli in un dibattito, far loro delle domande.

Ci posso contare?

Sì, sì, credo di sì. Io posso mandare gli inviti fin da adesso per domenica

pomeriggio.

Dottore, lei avrà il suo trionfo cittadino.

Sono convinto che organizzerà tutto splendidamente.

Lei ha molto talento nel suo mestiere, anche se un miserabile.

Ho detto miserabile?

Non riga più?

Comunque avremo occasione di riparlare. Adesso vado. Vado a preparare la sua

trasmissione.

Aitina, che cravatta mi hai a mettere? Chiara o oscura?

A righe.

È più fine.

È di pomeriggio.

Lo so, lo so che mi annoierò a morte. Che camorria.

Giuseppe, che macchia di scarpe mi hai fatto mettere?

Ma lei ieri mi ha detto che con queste cammina meglio.

Ma non vedi il colore? Ma io dico... Allora sei idiota, sei!

Gli hanno rovinato la domenica.

Ora ci mancava anche questo imbecille.

Sei un imbecille!

Mancano ancora dieci minuti.

Abbia pazienza, dottore.

Adesso mi ricordo che ci deve essere un concerto belliniano da qualche parte.

Andiamo in onda.

Come, andiamo in onda così?

Sì, andiamo in onda così.

Non

le

piace? C'è di meglio.

Benvenuti cari telespettatori alla nostra opinione in diretta. Abbiamo oggi

il piacere di avere in studio il dottor Corrado Cattani, capo della squadra

mobile della nostra città, al quale io cedo immediatamente la parola.

Grazie.

Una volta, parlando con un mio diretto collaboratore, mi paragonavo il nostro

mestiere a quello di un pescatore che tira su lentamente la rete senza sapere

bene che tipo di pesci prenderà.

E gli dicevo anche che il vero pericolo di questo tipo di pesca era che i pesci,

accorgendosi della rete, scappassero prima ancora di essere catturati, magari

passandosi il segnale di pericolo l'uno con l'altro.

L'ha detto anche a me, è vero.

E ho conosciuto poi un sacerdote, il quale mi ha parlato di un nuovo tipo di

rosario. Io avrei paura di parlare di te, lui è bravo, importante, coraggioso,

è vero.

con snodi articolati, tanti livelli diversi della nostra società. E per

finire, quando io sono arrivato in questa città, un alto funzionario mi

ammonì di cercare una pistola.

Noi l'abbiamo trovata ed è la stessa pistola che uccise il vice commissario

Leo Di Maria.

Abbiamo preso anche l'assassino.

Ma resta una domanda.

Perché?

Fu ucciso Leo De Maria.

Io ho deciso di seguire un filo, forse imperfetto, magari anche parziale,

ma che secondo me attraversa tutta la nostra città con il suo veleno.

E sta dietro alla connessione che lega persone e imprese, legali ed illegali,

dall'assassinio al potere.

Il danaro. E questo filo... che forse ci permetterà di scoprire perché è stato

ucciso Leo De Maria.

Ed è questo filo che la polizia seguirà.

Avevo invitato i notabili della città per chiedere il loro aiuto, ma nessuno

si è presentato a questa trasmissione.

Ne terremo conto.

Poiché hanno offeso lo Stato, avranno una giusta risposta.

Mi è sembrato efficace.

Siamo d'accordo però.

Colleghi, colleghi, colleghi.

Quello che io vorrei riuscire ad ottenere è quello che in genere non si

riesce ad ottenere ad alto livello. Cioè una stretta collaborazione fra l'arma

dei carabinieri, la guardia di finanza e la polizia.

L'idea è quale sarebbe? In poche parole.

Uno scambio di informazioni su nomi di persone che tutta un tratto la mattina

si svegliano miliardari. E naturalmente anche i nomi delle banche alle quali si

appoggiano. Ma lei ha già comunicato le sue intenzioni alla Repubblica. Questo

non lo faremo quando sarà necessaria l'autorizzazione a procedere, per andare

oltre. Quindi lei vuole un'indagine conoscitiva su persone e su ambienti, è

così? Sì, evitando accuratamente la fuga di notizie, vero?

Certo, e quando avremo raccolto tutte queste informazioni che cosa succede?

Che chi di noi si vorrà muovere si muoverà, e chi vorrà stare a guardare,

dico... Senza impegno, invece, come presa.

Dottore, venga in macchina con me, devo parlare.

Dottore, mi scuso di non essere intervenuto alla sua trasmissione in TV.

Ero molto raffreddato. So che hai informato il ministero.

Ah, sì.

Per sentire un'opinione, una reazione.

Hanno voluto vedere la registrazione.

Naturale. Eh, deve capire.

Non è abitudine che un funzionario faccia certe dichiarazioni alla TV.

Ma a Roma è piaciuto. È piaciuto? Sì. E dopo tutto questi mezzi nuovi ci sono,

perché non usarli?

Si sono rassicurati e hanno approvato.

Approvato, approvato. Lei ha avuto stile. E anche io che sono all'antico ho

dovuto riconoscerlo.

Ah, mi hanno parlato anche di questa sua nuova iniziativa.

Le indagini sui rapidi arricchimenti. Ma che bella definizione che hanno trovato.

Rapidi arricchimenti.

Bella, ma peccato che non mi tenga al corrente. L'avrei fatto, solo che qui le

voci corrono più veloci del pensiero.

In fondo se ne infischia che siano venute a raccontarmi certe cose.

Anzi, deve essere contento.

Ha scoperto dove si nascondono i ghiacchieroni.

Non pensi però che ci sia una congiura contro di lei.

No, no, per carità, congiura è una parola troppo grossa.

Vede, dottore, io sono un uomo all'antica, come le ho detto.

Con un'educazione giuridica tradizionale. Ma molto positiva. Bonta

sua. Vedo, dottore, io credo vanitosamente di poter leggere dentro il

suo progetto. È un progetto ambizioso.

Lei non intende perseguire il crimine quando si presenta, come dovrebbe fare

un capo della squadra mobile.

Lei, come un legislatore, vuole stanarlo con le sue norme.

Adattarlo. alle sue quadrature personali, inventandolo su di esse.

Se così posso dire.

Lei non aspetta il criminale.

Lei va alla ricerca, convinto di trovarlo, perché lei è un moralista

irriducibile. Però questo è molto pericoloso.

Rischia di creare crimini e criminali anche dove non ce ne sono.

Ma anche far credere nell'onestà e negli onesti dove non ce n'è traccia può

essere altrettanto pericoloso.

Ma diciamo che forse bisognerebbe trovare una via di mezzo.

Arrivederci, caro, arrivederci.

Anna, vieni a casa mia, dai.

Lavorare ti fa bene.

Stai anche cambiando colore.

Se c'è una cosa che non mi fa impazzire è la pelle sana e bruciata.

Io mi piaccio pallida, moscia e un po' sfatta. E aggiungo che la gente sana,

bruna e robusta mi sta molto sulle scatole. Sei ringhiosa oggi.

E tu sei un'ipocrita e uno sbirro.

Trovi?

Tu non sei qui per me, vero?

Sicuramente per qualche diavoleria che ti serve per le tue indagini, o no?

Allora visto che devi arrestare tutta la città, perché non mi arruoli?

Come informatrice, come informatore, come li chiamate voi? Spia?

Perché non smetti di guardarmi così?

Come un medico che scruta il suo paziente.

Sempre con quest'aria tollerante, comprensiva.

Sicuro di essere sempre dalla parte dei vincitori e io da quella dei perdenti.

Stai esagerando in quanta sciocchezza.

Avanti, fammi le domande, no? Io non ho nessuna domanda.

Allora perché sei venuto?

Per vedere.

Non è vero.

Grazie riunione.

Non riesci a dormire?

No.

Ti vuoi sedere?

Vuoi un po' di te? No.

Ti fa piacere se ti dico che me ne vado?

Piacere?

Perché dovrebbe farmi piacere?

In questa storia c'è soltanto umiliazione per tutti e due.

Io non posso più andare avanti così.

Io non ti mando via.

Non riesco... Non riesco a superare quello che mi hai fatto, non...

La famiglia è una cosa importante, non è

un gioco.

Ma non ti mando via.

Io non voglio più stare qui.

Sembra che non sia più casa mia.

Partirò con Paola.

Stare lontani forse ci aiuterà a vedere più chiaro.

A me e a te.

Buonanotte, Corrado.

Ti telefono domani mattina.

Anzi, ti telefono tutti i giorni.

Eh?

Paola, devi partire.

No, non me ne vado via! No, no!

Su quella lontana sei salto!

Hai capito? No!

Paola, per favore.

Per favore, devi partire. Vieni qui.

Paola, guarda che tu devi partire.

Ti prego, non fare così.

No!

Paola, vieni qui!

Se mi corri ancora dietro, mi butti l'acqua!

Aspetta!

Se Paola preferisce così, cerca di stargli vicino.

Te la mando domani, la convinco.

Domani stesso.

Ti saluto.

Altero, dovrei far accomodare mia figlia fino all'ora di colazione nel suo

ufficio. Sì, certo, va bene.

Vieni avanti, tu.

Vieni, vieni, accomodati, l'ufficio è tutto tuo.

Dovremmo scambiare anche due parole, cinque minuti.

Prego, prego.

Allora, dunque, adesso noi facciamo un bel patto.

Tu parti e te ne vai dalla mamma.

Poi quando vuoi ogni tanto vieni qui, mi raggiungi e ce ne stiamo insieme per

qualche giorno.

D'accordo?

Tanto io non parto.

Guarda che io non ho affatto apprezzato la scenata che hai fatto stamattina all

'imbarco. Non era... una scenata. Non si fanno certe minacce, si parla da persone

civili. Se tu eri una persona civile mi chiedevi prima dove volevo andare, io

non sono una valigia. Ah, e il dolore che hai dato alla mamma?

Mi dispiace.

La ripartiamo a casa.

Io non me ne vado.

Senti Paola, io...

Buongiorno signorina.

Ma perché hai voluto prendere la barca a Rini?

Perché pensavo di avere ancora vent'anni.

Ti senti vecchio, papà? No, vecchio no.

Però certo, una volta la mia condizione atletica era migliore.

Povero papà. Ma che povero papà? E poi non mi guardare con quell'aria di

compassione, eh?

Certe volte mi sembra come se tu fossi mio fratello maggiore.

Io tuo fratello.

Non ti piacerebbe?

Beh, sentiamo un po'. Che tipo di sorella saresti?

Io ti terrei sempre vicino.

Ti curerei quando sei malato.

Ti parlerei sempre. E vorrei sapere tutti i tuoi consigli.

Io non ti ho mai parlato molto, vero?

Non ti ho mai chiesto dei tuoi consigli.

Fa niente.

Sentiamo allora.

Che cosa pensi?

Di che cosa?

Di me.

No.

Perché?

Un giorno te lo dirò, va bene?

Va bene, sorellina.

Ho isolato una sessantina di nomi nel mucchio degli arricchiti rapidi. Strani.

Eh, accidenti.

Ne ha pescato qualcuno veramente grosso, eh?

Crede che noi ci riusciremo?

Voglio dire che si è cominciato altre volte a frugare negli interessi della

gente, a Palermo e altrove. E poi le cose sono finite male.

Mersano. Lei va in giro troppo imprudentemente.

Notizie di Cina?

Sta radunando un collegio di difesa da Faspavento.

E il fratello di Anna Caruso?

Ah, non ha avuto l'influenza. Virus da paura.

Ha avvisato il direttore del carcere di tenerlo d'occhio.

Gli telefono tutti i giorni per ricordarglielo.

Mi tolgo una curiosità. Ma lei come fa con questo carcere? Ah, nel mio ufficio

è il ventilatore.

Documenta! Documenta!

Eccesso di velocità. Come si giustifica?

Che cosa mi rispondo?

Tu dovresti essere da Don Manfredi. Guarda che io gliel'ho detto, sai.

Io là ci sto soltanto se non è una prigione.

E poi quando voglio uscire... Ho voglia di vedere qualcuno, eh?

Beh, non ti sei fatto più vivo.

Non ti va di vedermi, non lo so.

Guarda, non ti inventare la solita scusa che non è un minuto per me.

Ma non ho mai detto questo.

Vedi, io nel mio lavoro devo affondare sempre le mani nella cosiddetta

sporcizia umana.

E allora sono costretto a usare il sotterfugio, la menzogna, il

compromesso.

Ora non vorrei arrivare a trattare anche me stesso a questo modo, specie nella

vita privata.

E allora può succedere che ti ritrovi solo.

Mi hanno detto che tua moglie è partita.

Non vuoi dirmi il perché?

È successo... qualcosa.

E io non l'ho perdonato.

Capisco.

Tu... Tu hai paura di disprezzarti?

Se adesso fai quello che ha fatto lei. No, io non voglio approfittare della mia

posizione verso di te.

Della tua debolezza, della tua solitudine.

Ho capito, tu sei uno di quelli che sente continuamente il bisogno di fare

il processo a se stesso.

È così.

Tu hai bisogno di avere sempre stima in te stesso.

Vabbè, se io ci penso, non lo so, mi viene da ridere. Io non ho mai fatto

processo a me stesso.

Io credo di non avere nessuna stima di me.

Io credo di far parte, diciamo, com'è che dici?

Sporcizza umana.

È così.

Io credo di essere una sporcizia umana. No, non parlavo di te.

Ma sì, ma sì, scusa, che c'entra?

Prendimi così, come un'avventuretta, eh?

Non sarebbe un'avventura. E chi lo dice?

Potrei anche stancarmi. Tra due giorni potrebbe passarmi, no?

Noi siamo qui a fare un sacco di discorsi. Il processo, la stima, la

sporcizia umana.

Io voglio stare con te, tu vuoi stare con me.

Andiamo a casa mia, dai.

Oggi, oggi non mi sono fatta, sai?

Ho avuto un momento terribile, volevo uscire a cercare un po' di roba.

E poi invece sono venuta a cercare te.

Vieni.

Allora?

Bellissimo. Anche per me.

Ehi, contegno, il nonno ci osserva.

Non sai, tra tanti titoli aveva quello di signore del cugno e di barone di

quattronze sopra la marina.

Divise il suo patrimonio in parti esattamente uguali. Una la intestò mia

madre e me, e l'altra se la sperperò, giocando e con le femmine.

Riprovevole.

Non era bello, ma elegantissimo. Pensa che si faceva venire le stoffe per i

vestiti da Londra. E il sarto da Napoli e da Roma, seconda delle stagioni.

Si trattava bene, eh?

Un mio trisavolo è stato vicere, eccolo là.

E poi ci sono due cardinali, un vescovo, un capitano di ventura e tre generali.

Quello è un mio zio morto in manicomio.

Ereditario. Oh, dai.

E quella è una zia di mia madre, la Nana, che non scendeva mai di cavallo

per non mostrarsi com'era.

E beh, si vergognava.

Campò da signora sulle quattro ditte di pompe funebri che possedeva.

Ecco, vedi, io sono nata qui.

Tra monaci e camerieri che celebravano la messa tutte le mattine nella cappella

privata, su tovaglie ricamate dalle suore del convento di Santo Spirito.

Gli anni sono passati, non me ne accorgevo, e mi sono lasciata crescere

senza troppa voglia di guardare fuori dalla finestra.

E allora la noia, l'eroina, Cirinna,

la morte di mia madre.

Ma adesso, adesso ci sei tu con me.

Quando dovremo vivere qui, io farò portare dalle scuderie nel cortile la

carrozza intarsiata, dipinta d'oro.

Scusami, sai, ma io ormai ho paura di vivere senza di te.

E un po' ti sei condannato da solo.

Ti odio per questo, sai?

E rancore perché vuoi salvarmi e non hai altro diritto che il bene che ti voglio.

Avrei dovuto morire prima di conoscerti.

Adesso non mi va più.

Come mai non sei a letto? Mi sono addormentata lì.

Ciao.

Sei arrabbiato, papà?

No, però lo sai che non mi va che mi aspetti fino a tardi. Però tu quando fai

tardi telefonami, sennò io mi angoscio. D'accordo? D'accordo.

Ha telefonato la mamma da Milano.

Come?

Era abbastanza calma.

Povera mamma. Secondo me lei è una di quelle che sbagliano le parole.

Vuol dire una cosa buona e le esce una cattiva. Vuol dire una cosa cattiva e ne

dice una buona.

Così è sempre sfasata.

Ma non è colpa sua, sarà un po' stanca.

Papà.

Dimmi.

Ce l'hai tanto con la mamma?

No.

Ma sai com'è? Lei è un po' sfasata.

E siccome anch'io sono un po' sfasato, forse anche tu sei un po' sfasata. Non

devi stare a tormentarti.

Tieni.

Te la mangi domattina. Ce l'hai con me perché sono rimasta.

Senza di te mi sentirei sperduto in questa casa.

Non esagerare papà.

Buonanotte. Ciao.

Sì? Hai rivisto la tua ragazza?

Ragazza splendida?

Els, quella ragazza non c'entra con noi. Non è stata lei la causa e tu lo sai.

Com'è adesso che la conosci più da vicino?

È insicura.

È vulnerabile.

Tu l'ami perché così?

Forse.

Sì, l'ho vista.

Avete fatto l'amore?

Sì, abbiamo fatto l'amore.

Sei felice allora?

Elsa, ti prego. Non piango.

Ti odio. Ti odio!

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