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In una città della Sicilia viene assassinato il capo della squadra
mobile.
Sembra un delitto di mafia come tanti altri.
Lo stesso giorno si ha notizia di un altro fatto di sangue. La marchesa Pecci
-Scialoia si è tolta la vita.
Al posto del commissario assassinato viene nominato Corrado Cattani, un abile
poliziotto che si trasferisce nella cittadina siciliana con la moglie e la
figlia.
Assieme al suo vice, Leo de Maria, Corrado prende in mano l'indagine
durante la quale conosce Titti, la figlia tossicomane della nobildonna
suicida.
Ben presto, egli riesce a intravedere uno scuro legame tra l'assassinio del
suo predecessore e la morte della Marchesa.
La verità sembra stia per affiorare quando Leo de Maria, che aveva raccolto
le confidenze di un detenuto, viene ammazzato in un bar da alcuni colpi di
pistola esplosi con freddezza.
da un giovane killer.
Cosa è successo nella nostra città? Qui, dove vive tanta gente buona, che lavora
con onestà, che sopporta le avversità con pazienza e fiducia, gente che si
incontra, si saluta e si sorride, perché vede se stessa nel prossimo.
Da qualche tempo è come se una forza maligna si fosse insinuata tra noi.
Il sole splende, ma non illumina. Le strade sono oscurate dalla paura.
I senciati mostrano tracce di sangue.
Aspettavamo un giovane che venisse davanti all'altare con la sposa.
Egli è venuto invece qui in chiesa all'interno di una barra, immobile,
silenzioso.
Sperava, vivendo onestamente, di avere diritto ad un'esistenza di pace.
Ma qualcuno, deciso in disprezzo di Dio, che la sua vita doveva essere troncata.
Assassini, tu che hai sparato e voi che avete pagato chi ha sparato.
Vi siete messi dalla parte del male e chi fa questa scelta non può più
vivere come cristiani.
Basta con le lacrime, basta con le cerimonie, con le espressioni di
cordoglio, basta!
Ve lo dico in nome della Chiesa di cui tutti noi facciamo parte.
Mafia è ormai una parola vecchia, consumata.
È ora di parlare più moderna, di connessione, tra il più piccolo e il più
grande, tra il disperato che colpisce per denaro e il potente che impartisce
gli ordini.
Per questo, la speranza in questo nuovo giorno di sangue e di lutto è la
presenza... di tanti giovani in questa chiesa oggi, tanti giovani come
Leo de Maria e di donne decise come i giovani a farla finita con questi
massacri visibili, come quello che piangiamo oggi, e anche con quelli
invisibili, perché noi così non vogliamo piangere più.
Infuocato questo Don Manfredi, fa bella figura,
Sta sulla bocca di tutti come un calciatore, ma con la tonalità addosso
rischia poco.
Alla fine del povero Leo, caro dottore, i candidati noi due siamo. Lei ed io,
non lui.
Petra un po' va in pensione. Se ci arrivo, è anche lei. Chi la impedisce di
chiedere il trasferimento?
Qui non sta tirando fuori l'ago dal pagliaio, mi sembra. Anche se la colpa
non è sua.
E di chi è la colpa? Dal pagliaio.
Ma chi è stato, papà?
Non si sa.
Forse quelli che ti hanno telefonato poco prima dell'assassinio.
Non credi?
Forse.
Ma cambiamo discorso, men.
Ma perché tieni tutto dentro?
Perché non parli con noi?
C'è la casa e c'è il mio lavoro.
E io in casa vorrei stare tranquillo.
Ma non sei tranquillo. Lo saresti di più se ti sfogassi.
Tu stai bene solo.
Ma insomma, se io ogni tanto chiedo un po' di silenzio, chiedo troppo.
Dove vai?
Se vuoi stare solo.
Siediti.
Anzi, scusami.
Se hai finito, puoi andare.
Siamo tutte e due in ansia per te. Questo almeno lo capisci?
Ma è possibile che non esista più per te? Mi guardi come se non mi vedessi.
Io ho cambiato la mia vita per te.
Ma avessero detto che sposavo un poliziotto, mi sarei messa a ridere. E
invece eccomi qua.
Per te ho abbandonato il mio ambiente, i miei amici e anche le mie aspirazioni.
Pensi che non ne valeva la pena?
No. Ma è stato difficile adattarmi.
Credevo fosse più dolce essere la schiava di un uomo.
Tu la schiava?
Mia?
Ma non hai mai pensato che tu mi hai fatto perdere qualcosa che mi era
necessario per vivere?
Ti sto parlando della fiducia totale, almeno fra certe persone.
Un amico, tua moglie. E tu invece mi hai fatto capire che si può sporcare tutto.
Tu mi hai tradito dopo due mesi di matrimonio. E io non so ancora come e
perché è successo. La vita con un uomo come te mi ha fatto paura.
Ho voluto scappare.
Ma dopo 13 anni mi fai tutte queste domande.
Allora non ne parliamo più.
No, non voglio solo capire. Che cosa vuoi sapere adesso veramente di me?
Sei stata tu a lasciare lui.
O lui a lasciare te.
Io l'ho lasciato quando ho capito che amavo te.
E in questi anni non mi hai tradito altre volte?
No.
Te l'avrei detto.
Non parlo per orgoglio di maschio ferito.
C'era qualcosa una volta fra di noi.
E ora non...
È come una pianta senza acqua.
Non è colpa mia, neanche colpa tua.
Non è colpa di nessuno.
La morte di Marineo sembrava un caso isolato di vendetta mafiosa, ma l
'uccisione di Leo De Maria dà una nuova dimensione a tutto.
Qui c'è gente, io non ho ancora capito bene chi è, che comincia ad avere paura
per quello che stiamo facendo ed è disposta a tutto. Per questo hanno
massacrato quel ragazzo. Ma avranno presto la mia risposta perché io lo
vendicherò. Lo vendicherò, lo vendicherò.
Aspetta, finché non hai niente di concreto in mano, non metterti in rischi
inutili.
È evidente che hai pestato i piedi a qualcuno.
Lì dove ti trovi non devi comportarti come un leone furioso, ma come un
serpente. Mi capisci?
Intelligenza e prudenza.
Anche se io sono in carcere, commissario, sono sempre il fratello di
Anna, che è sola, che è orfana.
E mi sono sentito in dovere di chiamare questo giovane che la corteggiava per
conoscere le sue intenzioni. Balle!
Balle, eh?
Perché tu hai detto qualcosa a Leo, che Leo non ha fatto tempo a riferirmi.
Che cos'era?
Scusi, commissario, ma qui c'è un equivoco.
Questo Leo deve aver parlato con qualcun altro di questo che dice lei.
Con me si parlò semplicemente dell'imminente matrimonio.
Peschino, commissario.
Le trovi gli assassini, commissario? Le castigli?
Tu credi di essere furbo, eh?
Che cosa ha detto?
Lei si occupi del killer.
Ma perché mi tratta così?
Ha dei rimproveri da farmi?
Allora scriva il ministero, scriva Roma, scriva chi vuole, ma com'è fatto lei? Io
non devo spiegare niente a nessuno, non devo spiegare niente a nessuno,
soprattutto a lei, capito?
Io voglio solo aiutarla.
Basterebbe che lei mi dicesse sinceramente tutto quello che succede,
quello che pensa.
Sincerità per sincerità.
Lei mi ha detto proprio tutto.
Ma di che cosa sta parlando?
Lo sa lei forse.
Parlo dei precedenti, dei perché, dei per come, dei sospetti, delle ipotesi.
Insomma di tutto quello che è successo prima del mio arrivo. Allora?
Che cosa dovrei dirle?
Di tutto ciò di cui sono venuto a conoscenza io ho sempre fatto rapporto.
Voglio essere sincero con lei.
Sento di non avere nessuna fiducia.
Tragga da questo tutte le conseguenze che crede.
Le conseguenze sono che io resterò al mio posto per fare il mio dovere. Le
dispiace?
Al lavoro, dunque.
Quando arrivano qui spesso è perché non sanno dove andare.
Dopo un po' alcuni non reggono e se ne vanno. Ah, io non li trattengo, non è
una prigione questa, ma molti tornano e finalmente restano con noi.
Ehi, Tommaso, cosa fai lì? Dai, tirati su, tiralo su, dai.
Forza, su!
Ah, Don Garofalo, senta, Anna Caruso? È nel suo ufficio. Grazie. Venga,
commissario, venga.
Anna? Anna, il commissario Catani deve parlarti.
La saluto, commissario. Arrivederci.
Come mai non è venuto nel mio ufficio?
Io non voglio più parlare di quello che è successo.
Suo fratello ha chiesto di incontrare Leo De Maria.
Perché?
Perché Leo mi corteggiava.
Il mio fratello ha voluto conoscerlo.
Sarebbero diventati cognati, mi sembra naturale.
Leo... A Leo è stato detto qualcosa di molto grave da parte di suo fratello,
che riguarda le nostre indagini.
Non mi risulta.
In questo modo lei sta coprendo gli assassini del suo fidanzato.
Potrei farla incriminare, per reticenza.
Faccia pure.
Posso tornare al mio lavoro adesso?
Vada.
E che documenti si era maschese? Mandi pure all'avvocato.
È stato un onore averla conosciuta, signora Marchetta.
Perché secondo lei comprare un motoscafo d'altura a metà prezzo lo chiama onore.
Io direi piuttosto che è stato un buon affare per voi due.
Anzi, più in fretta me lo portate via e meglio è.
Aveva bisogno di me?
Volevo sapere se Leo De Maria le aveva mai telefonato.
Se ha avuto contatti con lei.
Leo, chi è?
Gliel'ho presentato qui la prima volta che sono venuto.
Ah, sì? Com'è che non l'ha portato oggi?
Lei non legge i giornali?
No. Non segue neanche la TV?
No. È morto?
Ammazzato.
Sì,
io me lo ricordo, era un bel ragazzo alto.
Mi dispiace davvero.
Certe persone ti sono simpatiche la prima volta che le vedi.
Il fatto è che la morte mi mette una gran paura.
Ormai penso sempre che arrivi all'improvviso, non so.
Qualche volta tengo la luce accesa tutta la notte e non mi addormento mai prima
del sole.
Io le sto dicendo un mucchio di chiacchiere, vero?
Era per farle capire che non doveva venire qui con un'altra morte.
Non è colpa sua, ma era meglio se non veniva. Sono venuto perché pensavo che
potessi aiutarmi.
Aiutarla io?
E in che modo?
Credevo che Leo le avesse fatto qualche confidenza, ma non ha importanza. Mi
dispiace di averla turbata.
Ormai.
Forse posso aiutarla io.
Ma io non ho bisogno di aiuto. Mi pareva il contrario.
L'altra sera, quando lì al circolo, lei cercava di ballare con i suoi amici.
Però... Un certo momento ho avuto come... non so, un attimo di paura, di
angoscia.
Io la guardavo.
Se ne accorta?
Certo.
Forse perché provo per lei una... una certa confidenza, come se... Come se mi
conoscesse da anni. Già.
Le dispiace se vengo a trovarla?
Se lo deve fare, lo faccia.
Conosceva il commissario Marineo?
Soltanto di nome.
Cirina invece lo conosce bene.
Questa è una città piccola. Lui ha la passione della moto come me.
L'ho conosciuto quando ho comperato la mia prima 250.
Che altro c'è?
Ma perché si mette così sulla difensiva?
E lei perché mi tormenta?
Perché anche la mia vita è piena di contraddizioni.
Buongiorno, ma che signor mio!
La salute.
Arrivederci.
Che la sera al circolo lei aveva un abito di seta di orecchio.
Un dimenticato.
Addirittura. Ma lo sa che è più di un mese che io vengo qui senza trovarlo?
Una bella donna non ha il diritto di nascondersi. È un'attentato alla
felicità futile.
Lei di complimenti si nutre.
Li respira.
E lei li raccoglie.
Senza lasciarne nemmeno uno alle altre.
Complimenti a lei.
Un vero professionista della galanteria.
Sa, certe volte quando mi vedo sfrecciare davanti suo marito con quella
sua macchina veloce a sirene spiegate, mi viene un pensiero, sì, mi dico, forse
sta cercando di me per mettermi le manette.
Perché dovrebbe arrestarla?
Per tutti i pensieri che ho verso sua moglie, signor giudice.
Sia serio, devo chiederle un favore. Due, mille. Uno solo.
Vorrei fare un'esposizione. Moda?
Quadri, dipingo.
Mi hanno detto che lei conosce tutti.
Ho capito.
Ma di solito però aprono delle boutique.
Chi? Le giovani mogli, che sono stufe di fare soltanto le mogli.
Ma no.
Scherzi a parte, questa è una scoperta meravigliosa. Lei esce in trionfo dagli
archivi bui della mobile e diventa, posso permettermelo, una collega in
arte.
La cosa è già fatta, mancano solo i dettagli. Lei ha degli occhi pendessi.
Oh no!
Sì, ecco mi sapevo che ero qui.
Non pensavo che si sarebbe fatto vivo così presto.
Beh, avrei bisogno di parlarle subito.
Va bene, se proprio necessario, va bene.
Tra un uro.
Va bene.
Senti, senti, ascolta, io ti devo dire una cosa. Mi ha chiamato quello
scocciatore del commissario Cantani, sai, per invitarmi a cena.
Cosa mi chiede lo sbirro?
Guarda che io ti... Ma no, ascoltami!
Ascolta, io ho accettato, soltanto perché se gli dico di no lui si
insospettisce. Hai capito?
L'ho fatto anche per te.
Brava.
Però la mondo c'è a casa, eh?
Senti, senti, io... ci ho dato un po' dentro, hai capito?
E sono rimasta senza.
L'ultima me la son fatta stamattina.
Penso che dopo ne avrò bisogno.
Eh, sì, ma è che... in questo momento non ne ho più, capite?
Come sarebbe a dire che non ne hai più?
Eh?
Tu te la puoi procurare in dieci minuti, eh?
Senti, tu lo dici solo per farmi soffrire così, vero?
Ma no.
Dillo che sei felice con me.
Sì.
Sono felice con te, sì.
Ti piace quando siamo insieme?
Sì, mi piace, sì.
Brava.
Senti, ti prego, non mi ricattare, ti prego.
Che cosa vuoi farmi piangere?
Che cosa vuoi? Vuoi che mi butti dalla finestra? Lo voglio, lo faccio.
Vuoi vedermi?
Sì, ti prego, vieni. Ma non mi lasciare a secco, ti prego. Ti prego, ti prego,
ti prego.
Ti aspetto dopo a portare la roba.
Portala. Ti aspetto.
Io sono in astinenza.
Lo sa, no? Che mi buco.
E allora perché ci gira attorno?
Va bene, adesso che abbiamo chiarito questo, che cosa vuole?
E' Cernina che la rifornisce.
Perché è proprio lui che si occupa di automobili.
La città è piena di spacciatori. Lo so, è il mio lavoro.
Ne prenda una, le farà bene per qualche ora.
Me ne dia due.
Noi la chiamiamo il buon Samaritano.
Però lei dovrebbe smetterla assolutamente con la droga.
Capito?
Ah sì?
Subito? O mi dà tempo fino a lunedì?
Lei conosce Don Manfredi.
Io vorrei affidarla a lui.
Lasci perdere la mia salvezza e mi faccia le domande che mi deve fare.
Certo.
Il commissario Marineo frequentava casa sua. Oh, dai, ma lei insiste, eh?
È duro su questa cosa. Ma se io le ho proprio detto che non... Il commissario
Marineo è stato ucciso in casa sua, nel salotto vicino alla sala da pranzo.
Come ha detto? Scusa.
Il commissario Marineo è stato ucciso in casa sua, nel salotto vicino alla sala
da pranzo.
che tipo un po'. Ha finito di fare la scena?
È lei che fa la scena.
Si inventa un sacco di cose per spaventarmi, non lo so perché.
Ho trovato una bustina di fiammiferi sporca del sangue di Marineo, lì vicino.
Vicino a dove?
Vicino alla vecchia poltrona alla quale poi lei ha cambiato la tappezzeria.
Il commissario Marineo è stato ammazzato la stessa notte in cui sua madre si è
suicidata.
Vede, non si tratta più di una coincidenza insignificante, perché sono
morti nello stesso posto.
Questo è tutto quello che io so.
Forse lei può dirmi di più, visto che ero presente.
Adesso mi vuole arrestare?
Dovrei farlo, o quantomeno tenerla in stato di fermo.
Che strana idea che mi sta venendo in testa.
Senta, io adesso le dirò una cosa che è assolutamente contraria ad ogni regola
del mio lavoro.
Io non la disturberò più.
Non la cercherò più.
Dovrà farlo lei.
E sono sicuro che lo farà e quando lo farà vorrà dire anche che non mi odia
più.
Bene, e adesso come due buoni amici che hanno trascorso una bella serata
insieme, diamocelo buonanotte.
Che voleva?
Che voleva?
Che ne so, mi ha fatto un mucchio di domande, voleva sapere di quel tale, il
suo aiutante, quello... Ma chi, De Maria? Sì, De Maria, voleva sapere se mi
aveva parlato, perché doveva cercarmi, gli ho detto, che ne so.
Che cos'hai? Sei nervosa?
Non hai dormito? Ma sta benissimo, mi hai portato la roba. Ma certo che te l
'ho portata. Me l'hai portata? Ma sì, te la do, sta tranquilla.
Allora? Ma non adesso. Sì, adesso, la voglio ora. E tu che me dai?
Io non ti do niente, vai via.
Che me dai?
Stasera te ne vai, eh.
Davvero? Sì.
Stasera vai via subito, va bene?
Ma può sentire che deve sempre fare i capricci?
Qui c'è Milano, Roma, Napoli e Palermo. Ti piace Palermo? Non ci sono mai stata.
Non sei mai stata a Palermo?
Questo è papà.
Allora, che cosa c'è?
Tu devi sapere che cosa succede in questa casa. Guarda.
Ti avevo detto di non dirlo.
Hai ripreso a dipingere.
Brava.
Ti piace?
Certo. È bellissimo. Sì, tutto questo groviglio di colori. E poi l'idea degli
occhi al centro, è come una presenza... È bellissimo anche perché è misterioso,
contorto. Non è Picasso, non è Miró, ma se riesco a insistere, quest'autunno
faccio una mostra.
Così, in due mesi.
Mi darà una mano Santa Maria.
Ah, questo è proprio uno sbaglio, mi pare.
Sì, certo, lui potrebbe farti una bella pubblicità attraverso quella sua tv.
Ma così tutti i cittadini benestanti compreranno i tuoi quadri solo perché
sono della moglie del capo della mobbia.
O forse perché sono belli.
Eh, ma proprio perché sono belli io cercherai di fare una cosa un po' più
seria, no? Senza ricorrere alla solita raccomandazione, non ti pare?
Pensi veramente che sono belli?
Sì.
Oddio, non è che io sia un critico d'arte, ma mi pare... stai dando del tuo
meglio.
Questo, per esempio, mi pare che sia proprio riuscito.
Se lo mettiamo su questa parete...
Con una bella cornice, però una bella macchia di colore.
Che ne dici, Elsie?
Cosa stai facendo?
Ma che hai fatto?
Ma mamma!
Ma tu guarda! È più bello così, sembra un fontana.
Guarda che a me piaceva.
A me non piaceva più.
Ma sei una sciocca.
Era bello davvero.
Lo pensi veramente?
Ma certamente che lo penso veramente.
Ma tu guarda lì cos'è combinato.
Io non lo so, adesso cosa dovrei fare secondo te, eh? Dovrei prenderti a
schiaffi. Ecco, dimmi tu se non devo prenderti a schiaffi.
Domani lo ridipingo.
Domani lo ridipingi?
Sì. E poi lo tagli di nuovo?
Forse.
Certe volte voi due mi sembrate un po' svitati.
Quando sei dolce con me sono felice.
Sei proprio pazzo.
Io è da stamattina che la sto cercando.
Ma lei mi sfugge così, mi scompare proprio adesso. Perché?
Ma io non la sfugo. Ero fuori per lavoro.
Ma che cosa le succede?
Io ho bisogno di parlarle subito. Deve venire.
Sì, deve venire subito.
Lei mi ha fatto tante domande e io non ho risposto.
Tante altre non me le ha fatte.
Adesso io rispondo a tutti.
Lei non è nella condizione giusta, mi sembra un po' alterato.
Che cosa le succede, commissario? Ha paura?
Ha dei rimorsi? Che cos'ha?
Non voleva una prova?
Bene, adesso io non cambio più idea, scarico tutto su di lei.
Faccia il piacere, si mette su.
Perché mi fa girare la testa se lei cammina così.
Lei mi piace, dà sicurezza, glielo ho detto.
Io se non dico tutto muoio.
Poi sarà lei non farmi finire con me, come quel ragazzo e quel suo amico, dopo
che avrò parlato.
Com'è che si dice?
Dopo che l'avrò reso la confessione. Che buffo, come un prete in chiesa. È
buffissimo. Lo vedi che lei è alterata? Che cosa ha fatto?
Mi sono fatta, ha indovinato.
Vuol vedere le mie braccia? Vuol vedere le mie vene?
Le mie venucce?
L'ho fatto anche sul piedino una volta, sai?
E allora?
Io mi faccio quasi tutti i giorni, anche due volte al giorno se ne ho voglia. O
se sono depressa.
Certe volte lei riesce ad essere detestabile.
Che bugiardo che sei.
Io ti piaccio.
E la sera quando io sono venuta alla festa, sono venuta per te.
Soltanto per incontrare te.
Mi sono innamorata di te.
Mi sono innamorata di te.
Rischiamo.
Rischiamo.
Voglio nascondermi vicino a te, dentro di te.
Dimmi cosa è successo quella sera.
È successo come unico.
Ho sentito delle voci nel sonno.
Ma non sognavo io.
Erano voci che venivano da lontano, attraverso i muri.
Per un momento ho pensato che fosse una radio chissà dove, una tv dimenticata
accesa, magari al piano di sotto.
Poi ho riconosciuto la voce di mia madre, di Marinela, di
Cirinna.
Anche il vecchio domestico si era svegliato.
In casa mia si diceva sempre che la servitù deve essere tenuta lontana dalle
liti dei padroni.
Non ho cominciato io. Tu hai cominciato!
Perciò io l'ho rimandato subito in camera sua, piano di sotto. Io te te l
'ho conosciuta che già era in viaggio, come si dice.
Dopo che te ti è tornata dalla clinica ancora lei è stato.
Lei la riforniva a Cirinà e si presentava come un amico. Io la tirerò
fuori da quel tunnel, mi ha detto una volta. E io le ho creduto. Sono una
madre disperata e le ho creduto.
Io non mi faccio ricattare.
Io ho deciso. Io mando in galera te e tutti gli altri sopra di te.
Tanto voi provate contro di me, non ne avete.
Praticamente lei vuole che io sparisca? Sì.
Lei ha rovinato mia figlia?
Sì. Mi ha fatto una drogata? Sì, per una dose per quella cosa un paio di volte.
Non ci credo, vada via!
Fuori, subito!
Tu adesso fai esattamente quello che ti dico io, eh?
Chiami la squadra mobile, chiedi del commissario Altero e gli dici che tua
madre ha ucciso il commissario Marineo e che poi si è suicidata.
Hai capito?
Telefona!
Telefona. Suda, brava.
Telefona.
Quattro.
Tre.
Zero.
E non dire una parola di più, eh?
Qui, squadra mobile.
Pronto.
Mentre parlavo con Altero, guardavo Marineo davanti a me.
Se non fosse stato per il sangue, tutto appariva assurdamente normale.
Sei in pericolo?
Ancora no.
Mi protegge.
Hai paura di lui?
Se smetto di andarci a letto, sì.
Comunque non posso farti diventare la testimone di questa storia.
Se è necessario, perché no?
Perché sarebbe una condanna a morte.
Ma io sono un'anima persa.
Che te ne importa?
E poi magari ti faccio anche un po' schifo.
Allora ti ripeto.
Sì.
Attenta a come parli con Cirilla.
Ciao.
Ti telefono più tardi. E per qualsiasi cosa chiamami tu.
Signorina, preparo qualcosa da mangiare?
Adesso no, Ruggero, magari più tardi. Va bene.
Sì?
Senti, che ha venuto a fare il commissario a casa tua?
Ah, lo sbirro.
Ma sai, sempre, sempre le sue chiacchiere.
Uno scocciatore che si è montato la testa.
Fa sempre domande che neanche lui sa il perché. E tu?
Lo sai perché la fa?
Ma secondo me gli piace avere contatti con la nobiltà, sai, è un varitoso,
uno... Stai attenta che quello lì è un volpone.
Ti vengo a trovare? No, oggi non, Sante, non sto bene, ho un po' di febbre.
Domani?
Telefonami dopo domani, eh?
Mi vuoi bene?
Sì, ti voglio bene, sì.
Allora ciao, eh? Ciao.
Perché ridi così?
Niente, niente.
Si può sapere che cosa ti è venuto in mente?
Stavo pensando che quando siamo soli è come se ci fosse una terza
persona tra di noi.
Perché mi hai sposato?
Perché ti amavo.
E adesso?
Non lo so più.
Hai visto ancora quella ragazza?
Sì.
È implicata nell'indagine.
Stasera dobbiamo uscire insieme.
Ehi, che bello.
Dove mi porti? Al circo.
E dopo?
Niente, dopo tu te ne vai a dormire.
Senti un po', ma tu mi hai sentito bene, vero? Quando ti ho detto che sono
innamorata di te.
Certo.
Non sono sordo.
Ho capito, vuoi decidere tu dove e quando.
Ce l'hai in vestitino carino?
Una montagna.
Io sono un gentiluomo, non lo posso accettare. No, la invito io a tutti i
punti di vista.
Accetto soltanto se diventa una serata mia.
Vuol dire suo anche il conto.
Certo il conto, e anche le fiori che portano le ragazze al tavolo.
Lei è a mia spese.
E una cena da fare, parliamo della mostra, allora pago io.
Che cos'è, una lezione di civiltà femminista?
O un tesseramento da Macron?
No, no, non rida, non sto scherzando.
Senta, lei conosce già tutto della travolgente vita notturna della nostra
metropoli tentacolare.
O andiamo a Palermo?
Stasera tutti ci devono vedere insieme. Così domani la città si butterà a
capofitto per fare pettegolezzi su questa nuova coppia.
Fuori legge.
Qui si usa, sai. Ciao, Tipi. Siamo in gran forma, eh? E tu sei molto elegante.
Saremo benedetti della buona società.
mai accorta che la gente possedesse un così incredibile numero di occhi.
Stiamo dando proprio scandalo, sai?
Sì, lo so, ma ormai siamo compromessi.
Conosci i misteri di questo circolo?
Ma non tutti.
Oddio, non sono straordinari, però per un colpo di scena locale va benissimo.
Ti va?
Segui.
Ecco, questo è il luogo dove si gioca d'azzaro, illegalmente. Te la senti di
fare una puntata? Sì, perché no?
Eh, che bella sorpresa, signor commissario.
Avanti, avanti, venite.
Avvicinatevi. Sia comodo, sia comodo, continui, continuate pure, tranquilli.
Sono venuto qui per divertirmi.
Accomodatevi.
Non è che dopo la prima smazzata ci fa arrestare tutti?
Sono qui un incognito, signore.
Cieco e sordo.
Congratulazioni.
Vedo che si è ambientato bene nella nostra società. Il nostro commissario
non teme le chiacchiere. Se ne infischia, fa bene.
Comunque non mi trascuri. Non mi infili in un vecchio libro come un fiore secco.
Oh, che già cominci. No, aspetto, aspetto.
Un po' rassegnata, ma aspetto.
Perché lei, cara Olga, non si decide ad accettare quello che ha sotto gli occhi?
Che non è tanto male.
La ruota gira, la ruota gira e magari avremo un colpo di timone a nostro
favore, cara Contessa. Ma che timone, timone, avvocato, qui siamo in
naufragio. Carte, carte, vediamo se al gioco mi va meglio.
Che cosa c'è?
Dai, calma, calma.
Lasciami andare.
Lasciami andare.
Che cosa posso fare?
Mi devo bucare.
No. Sì. No. Sì. Mi devo bucare. No. Sì. Mi devo bucare.
No.
Corrado! Dai,
prova a prendere questo.
Io non ci riesco, la vomito, la butto fuori, non ce la faccio. Dai, Titti,
prova, dai. Non ce la faccio. Titti!
Titti, per fare le letto.
La butto fuori.
La vomito adesso.
Io lo sapevo che la vomito adesso.
Le ragazze sanno quello che devono fare, non si preoccupi.
L'eroina era tagliata con stricnina.
Non abbiamo potuto far niente per quel ragazzo, poveretto.
Chi sono? Li conosce?
Credo che siano uomini di Cirilla.
Domani metto una pattuglia qui attorno.
Vedi quella luce al secondo piano?
È casa mia.
Vieni a bere qualcosa da me?
Sì, sì, lo so, è un po' banale.
Ma non dobbiamo giudicare quello che facciamo come una catastrofe o come una
decisione senza ritorno.
Può essere soltanto la risposta all'impulso del momento.
Qualcosa di fuggevole.
bellissimo e che aiuta ad abbruccire la vita ho detto un'altra
banalità eh sì è il mio difetto io sono banale ma vede io le confesso che il
solo pensiero che lei adesso possa rispondermi che scende da questa
macchina per salire a casa mia mi lascia senza fiato e mi emoziono
Mi scusi, mi scusi, io sono un idiota.
Mi scusi, io non avrei mai dovuto farlo, ho rovinato tutto adesso.
Forse... forse se io non avessi fatto la... Basta.
Mi dia una sigaretta.
Mi raccompagni a casa.
Il fatto è che...
Lei mi fa perdere il controllo.
Me la sento così lontana.
Non sono in vena.
Problemi seri.
Vuol farmi finire in lacrime.
Lasciamo perdere.
Fai, ma che fai? Uno vero cadaccia a polizia non farò fissa a moninne, a
moninne, ti dico.
Se sei là dentro io me lo vado a pegliare.
Amina, amina.
Lasciala perdere. Ma cosa si crede da fare quello?
Esepizionista con la mia ragazza davanti a tutta la gente.
Amina. Ma cosa vuole fare? Ma non far attaccare a tutto pare. Ha ragione.
Amina.
Santo, ma lo sai che ieri sera il circolo commissario fece un figurone con
quella bella ragazza?
La gente diceva, ma che bella cosa! Ma che dici?
Muto!
Ma che è colpa di me frate se al circolo dei nobili non ti ci fanno niente? E tu
muto, muto!
Che io a quella sangue ci faccio sputare!
Il sangue!
Guarda, guarda, fate del diavolo, che già spuntano le gomme. E' arrivato il
commissario.
Bella macchina, ci interessa?
Sì, ma per adesso non me la posso permettere. Se vuole la faccio della
condizione particolare.
Sono condizioni che devo offrire ad amici suoi.
Mi hanno riferito che lei un'ora fa è stato visto che si aggirava attorno al
centro antidroga.
Ma allora di questo che dobbiamo parlare?
Dentro quel centro ci sono ragazzi vittime di gente come lei. Che cosa vuol
fare?
Rifornirli anche lì dentro? Ma che dice, come sai? Io sono stato lì per avere
notizie di una persona che conosco.
E allora lo poteva dire, entrava, buongiorno, vorrei parlare con Titti
Pecci-Scialoia, mia ultima e affezionata cliente. Cliente?
Ma gliel'ha detto Titti questo?
No, no, Titti non parla, sono così, fantasie mie.
Lei ha avuto due incriminazioni passate per cose del genere e due
proscioglimenti. Ho letto attentamente quei fascicoli, roba da ridere.
Non c'è una prova di scarico che regga.
No, non è una cosa seria, è tutta una follia.
Se la prenda con il giudice? È quello che farò. Io riaprirò il caso e farò
riaprire il procedimento nei suoi confronti.
Lei è stato giudicato a Palermo, vero? Ma perché me lo chiede? Lo sa già.
Io stasera vado a cena a Palermo. Un'altra cena, commissario? Sì, ma con
un giudice istruttore.
Insufficienza di prove.
Le viene da ridere anche a Leti, che è la verità.
Non se ne può più di questo termine. Se ne è fatto troppo abuso nei nostri
tribunali. Lei deve chiedere una sentenza definitiva. Lei deve battersi
per una sentenza definitiva.
O il proscioglimento con formula piena, o la galera.
Bellissima macchina da solo.
Ho capito, commissario. Stiamo perdendo tempo.
Io troverò le prove per schiaffarle in galera.
A costo di inventarmele. Ah, sì? Bene.
Io ce le smonterò tutte.
Una per una. E io provvederò diversamente.
Ma che cosa mi combina, Cirinna? Lei vende macchine di ruina, tutto compreso.
Eh no!
Adesso devo arrestarla.
Lo sa perché non lo faccio?
Ma perché ce l'ha messa lei adesso, commissario.
Sì, ma la prossima volta vado a dimostrarlo.
Ma come serio?
Ma che cos'ha come un fatto personale? Stanotte al centro di Manfredi è morto
un ragazzo per droga e lei me lo chiama un fatto personale?
Pornuto, ti farei frisciare sangue a te.
Ma che vi guardate?
Antonio, mi devi organizzare qualcosa per questa sera.
Sì, ma mio fratello da solo non ci va. Ci devi andare anche tu.
Sì, lo sai, se vuoi ho il telefono, me lo passo.
Ciao Elsa.
Vorrei fare colazione con te oggi, ho bisogno di parlarti.
Oggi non posso, resto in ufficio fino a tardi.
Stasera? Neanche stasera, ho molto da fare, scusa.
No, guarda Corrado, stasera tu devi trovare il tempo di vedermi, io ti devo
parlare. Tu hai bisogno di parlarmi, ma io non ho il tempo di farlo, lo farò
quando avrò tempo.
Stai attento, Corrado.
Mi stai esasperando, stai rovinando tutto.
Dipende solo da te.
Erse, tu sei nervosa e io non sono in condizioni di fare una conversazione del
genere. E poi sono stanco di sentirmi ripetere che tutto dipende da me e che
io sono la rovina di tutto. È una favola, è anche un po' sleale. E tu sei
abbastanza grande per fare tutto quello che ti pare.
Dio, scusi me.
Cerca di distenderti.
Vai di là in camera, ti piggio, no?
Io sono tardi stasera, poi rimanerei con la bambina. Sì, vada a casa quando torna
lei. Grazie Irina. Ciao Paola.
Mamma, come sei elegante stasera.
Buonasera.
Hanno preso una motocicletta, lui e uno dei suoi, si sono fermati in un vicolo
vicino a via Palermo, dopo il ponte.
Che fanno?
Niente, stanno lì.
Dottore, dottor Gattari, scusi, vorrei discutere un momento con lei.
Due agenti fissi da Don Manfredi con una scarsità di uomini, capiamo, io non sono
per niente d'accordo. Non è d'accordo, pazienza, sono d'accordo io.
Ora è passato, con una macchina marrone.
Grazie.
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